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Assessorato alla Cultura

Centro Culturale Comunale
per le Arti
Applicate e il Territorio "Casale dei Monaci"
Via
Melvin Jones, Ciampino (Roma)
Sindaco: Walter Enrico Perandini
Assessore alla Cultura: Andrea Acciari
la storia

La costruzione della Via
Appia nel 312 A.C. costituisce l’atto conclusivo di un processo storico che
aveva visto Roma dilatare la sua “fascia di sicurezza”,all’indomani della
catastrofe gallica nel 390, conquistando innanzitutto il controllo della
regione fortificata dei Colli Albani. Lo scioglimento della gloriosa Lega
Latina nel 338
aveva
significato per i latini la completa integrazione alla compagine politica
romana… All’altezza dell’attuale Frattocchie, l’Appia incrociava
un’antichissimo percorso delle transumanze e il vitale crocevia esistente
fin da quando la futura “Regina Varium” non era che una protostorica pista
di arroccamento verso le alture albane, aveva generato l’abitato di Bovillae,
culla della Gens Julia. La via, che corrispondeva alle attuali Nettunense e
Cavona, collegava la pianura costiera con i pascoli appenninici…La funzione
svolta dall’Appia fu ereditata nel Medio Evo dalla via Castrimeniense, da
Roma a Marino…L’importanza strategica della strada è attestata da
significativi fatti d’arme ricordati da toponimi da cui prendono il nome due
vetusti casali: Marcandreola e Muro Dei Francesi. Il primo si riferisce alla
guerra intrapresa nel 1347 dal Tribuno di Roma Cola Di Rienzo contro gli
Orsini di Marino: “Era allhoraa lo tempo delle vennegne…lo tribuno addunao
tutto lo puopolo armato, e trasse fora l’hoste de Roma, e lessio fora sopra
lo Castiello de Marini e locao sio exercito in uno loco che se dice
Maccantrevola…” L’impresa però falli miseramente! Nel 1379, spezzata in due
la Cristianità del Grande Scisma, si
affrontarono
presso Marino la Compagnia di San Giorgio, che sosteneva il Papa italiano
Urbano VI, nella famigerata Compagnia bretone al soldo dell’antipapa
Clemente VII: il nome “Muro Dei Francesi” si riferisce all’accampamento dei
“bretoni”, come la località vicina, “Valle Dei Morti”, dove vennero sepolti
i loro numerosi caduti, ricorda la pesante sconfitta subita delle armi
straniere. Due episodi entrambi collegati, in diversa maniera, ad un grande
sogno che si sarebbe avverato solo mezzo millennio più tardi: l’unità
d’Italia…I grandi casali ricordati, nonché l’altro detto “Dei Monaci”, che
un tempo si stagliavano arcigni e solitari sull’ondulata pianura, rimandano
la memoria al ‘600, secolo per l’Italia sfavillante di genio artistico, ma
funesto dal punto di vista politico ed economico e che per il Lazio
significò degrado delle strutturazioni territoriali e disfacimento del
panorama agrario, fatto, salvo poche isole fortunate soprattutto collinare,
di malconci latifondi spopolati ed infestati dalla malaria e di terre
lasciate in massima parte a pascolo brado ovino. Un lontano ricordo,
felicemente esorcizzato dalla vita che oggi pulsa forse anche troppo
frenetica, intorno ad essi!
Tratti da: La Via Appia e La
Via Cavona di: Raimondo Del Nero
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