|
Il territorio in gran parte coincidente
con l’attuale comune di Ciampino, da sempre attraversato da grandi vie
di comunicazioni, non ha mai avuto una storia rilevante, ma si è sempre
trovato al centro di altre aree, più importanti, protagoniste di storia.
Sono innumerevoli le città sorte
completamente dal nulla nel secolo scorso. Ciampino è una di queste :
nella zona dove Ciampino è sorta, non v’era traccia nemmeno del più
minuscolo borgo, né di rare case sparse, fino alla fine della prima
decade del Novecento.
Ciò è accaduto anche con il centinaio di
“città di fondazione”(centri urbani realizzati con progetto unitario)
concepite dal regime fascista in Italia negli anni trenta (tra cui
Sabaudia, Aprilia, Pontinia, Littoria - l’attuale Latina-); ma la
nascita di Ciampino non ha alcun legame con queste. È precedente allo
stesso regime e fuori da quel piano di fondazione.
Oggi la troviamo in una posizione
baricentrica di un’area del quadrante sud-est della provincia di Roma
che parte dopo Tor Vergata ed arriva ai confini della provincia, prima
di Aprilia.
Un’area, individuabile come una vera e
propria faglia di sutura tra Roma e l’area socioeconomica
omogenea dei Castelli Romani, che si snoda lungo assi trasversali
rispetto alla tessitura radiale romana; un’area priva di unità ed
autorità amministrativa, ma con storie simili: storie di immigrazioni,
concentrate e consolidate nella seconda metà del Novecento, di
popolazioni che si insediano su territori periferici e quasi di risulta
rispetto alle unità amministrative originali (Roma, Marino, Castel
Gandolfo, Albano, Lanuvio). Popolazioni che hanno problemi comuni, che
spesso si servono di servizi comuni (ferrovia, strade, centri
commerciali), ma che mai riescono a condurre azioni comuni perché
diversi sono i loro referenti istituzionali.
Diversamente dalle altre zone di quest’area,
Ciampino acquisisce la sua autonomia amministrativa dal comune di Marino
a cui il suo territorio apparteneva, a 65 anni dall’inizio della sua
formazione; dopo altri 30 anni assume anche formalmente il “titolo”
di Città. Perdente e lacerante invece la battaglia intrapresa da
Frattocchie, Santa Maria delle Mole, Cava dei Selci che riusciti a
trovare almeno un nome in comune (Boville), han visto svanire la loro
autonomia amministrativa da Marino a colpi di sentenze di Tar. Morena,
Sette metri, Centroni, con la costituzione del X° Municipio di Roma
vedono avvicinato il loro referente. Pavona rimane addirittura divisa
tra tre referenti amministrativi: Roma, Albano, Castel Gandolfo. Il
borgo di Tor Vergata si è letteralmente dissolto tra i nuovi interventi
direzionali ed i conseguenti milioni di metri cubi degli ultimi anni.
Ciampino deve il
suo nome, le basi del suo sviluppo, ed in parte la sua forma a tre
innovazioni:
·
La
prima è tutta ottocentesca: la ferrovia;
·
La
seconda è la più impetuosa tra le innovazioni dei primi
ottantanni
del novecento:quella
(quelle) per volare;
· La
terza è tutta culturale: l’antico ed ennesimo sogno infranto di
costruire la città ideale.
Alla ferrovia,
ed in particolare alla sua stazione, la Città deve il suo nome,
il luogo
e la condizione sine qua non della sua nascita, ma ancor più il
raggiungimento del suo attuale sviluppo ed il ruolo che svolge nell’area
dove è oggi inserita.
Nella seconda
decade del Novecento, con la forza dirompente di quel periodo impetuoso
si concretizzano su questo lembo di terra, due accadimenti:
l’Aeroscalo di Ciampino e la Città Giardino di Ciampino.
Entrambi si
concretizzano sessant’anni dopo che un altro grande evento aveva
investito questo stesso territorio: la costruzione della prima ferrovia
dello Stato Pontificio: la Roma-Frascati i cui lavori, dopo un lento
avvio entrano a regime nel 1853 e la ferrovia si inaugura nel 1856.
Quattordici anni dopo, a quattordici chilometri di distanza, la capitale
dello Stato Pontificio diviene la capitale del Regno d’Italia e
la popolazione di Roma (città, suburbio e agro, l'attuale territorio
comunale) in cinquantotto anni triplica passando da 176.002 abitanti nel
1853 (Censimento dello Stato Pontificio) a 542.123 nel 1911(Censimento
Istat).
A cavallo tra il
XIX e XX secolo, il mutamento indotto dal passaggio della ferrovia e dal
nuovo uso del territorio, richiesto dall’aumento della popolazione della
capitale del nuovo Regno d’Italia, è nel pieno del suo sviluppo:
territori fino alla metà dell’Ottocento abbandonati o utilizzati per la
pastorizia cominciavano ad essere utilizzati per produzioni agricole.
Non è un caso che proprio in questo periodo, durante lo scasso dei
terreni per l’impianto di vigne nuove, vengono alla luce (e molto spesso
velocemente ricoperti o peggio dispersi) i più importanti reperti
archeologici della zona: si ricordi per tutti la villa di Voconio
Pollione.
Cambiano
anche i decisori di quest’utilizzo: si fanno avanti fattori,
amministratori, curatori vari che fanno da snodo tra la proprietà
fondiaria e le braccia che sono in grado di lavorarla; cominciano a
chiedere di esser ricompensati per i loro servigi con le proprietà di
parte dei terreni che curano e, contestualmente, si registra un
progressivo arretramento delle proprietà nobiliari (tutta l’area era,
ancora alla fine dell’800, feudo dei Colonna).
Il nuovo
uso del territorio, unito all’opportunità offerta dalla ferrovia e dalla
stazione ferroviaria, determina un forte afflusso di manodopera,
braccianti agricoli stagionali. Arrivano non solo dai territori più
vicini dell’Agro e dei Castelli, bensì da tutta l’Italia Centrale:
umbri, marchigiani, ciociari, come se i confini del vecchio Stato
Pontificio contribuissero a definire queste prime correnti migratorie.
Ma fino
alla fine del primo decennio del Novecento non si riscontra nessun tipo
di nucleo abitativo. Fino a tale data è senz’altro più corretto parlare
di punti di riferimento per i contadini
marinesi, e per
i braccianti stagionali che finiti i lavori se ne ritornano nelle
regioni di provenienza, capanne di rimessaggio degli attrezzi agricoli
che non si trasformano in case e tantomeno in case stabili
I
presupposti per la nascita di un insediamento si ritrovano nel secondo
decennio, per esigenze tutte interne al territorio, quella di evitare il
ritorno periodico ai paesi di origine da parte degli stagionali.
Esigenze che trovano un
primo piccolo sbocco
nelle lottizzazioni del 1910 all'Acqua
Acetosa e dopo qualche anno, a guerra terminata, con l'assegnazione di
"quarte"
agli ex combattenti a Casabianca, Mura dei Francesi,allora detta
Frattocchiette e Morena anche detta Ciampino Vecchio
Ma ciò
avviene secondo una dinamica in atto in tutte le campagne vicine alla
capitale.
La
diversità di Ciampino si ritrova nella sinergia che i due accadimenti
sopra accennati, l’Aeroscalo e la Città Giardino,
determinano, sia pure per soli vent’anni per poi perdersi nel mutare nel
tempo, ma lasciando segni evidenti.
Entrambi
gli accadimenti sono determinati da forze istituzionali ed economiche,
del tutto estranee alle logiche interne al territorio su cui si
concretizzano.
L’Aeroscalo
di Ciampino
era la più grande struttura aeronautica italiana del tempo,
pensata esclusivamente per i Dirigibili: cantiere aeronavale, scuola di
volo per dirigibilisti, scalo. La decisione di impegnarsi per la sua
realizzazione fu presa dopo un aspro scontro politico istituzionale tra
chi vedeva nelle tecnologie per volare la forza del futuro e chi si
attardava a difendersi dall’irruenza disordinata del nuovo. Le
motivazioni della scelta del sito la troviamo tra i documenti firmati da
colui che per primo lo indicò su una carta militare:
“…
si dispersero le più attive e diligenti ricerche per la scelta della
località, scelta che cadde su una spianata allato alla stazione di
Ciampino, la quale, per essere poco esposta ai grandi venti,
per essere sulla grande linea ferroviaria Roma-Napoli ed unita alla
capitale anche per via ordinaria (via Appia Nuova) si è dimostrata la
località tecnicamente più adatta nei dintorni di Roma…”.
Sono
molto simili alle motivazioni che hanno spinto nei novanta anni
successivi migliaia e migliaia di famiglie a scegliere quel luogo per
organizzarvi la propria vita: ma Maurizio
Valentino Mario Moris il colonnello che firmò quel documento, conosciuto
dagli addetti ai lavori come il “padre dell’aeronautica italiana”,
non poteva nemmeno immaginarlo, lui che per tutta la vita si lasciò
guidare dalle sue “visioni”.
I
terreni vengono espropriati dal Ministero della Guerra il 15-1-1916 e la
struttura militare viene assegnata al comando della Marina Militare il
1° novembre 1917 con il nome di un dirigibilista caduto con il suo M3
nel 1916 di ritorno da una riuscita azione di guerra notturna:
Giovan
Battista Pastine medaglia d’Argento alla memoria.
Nel 1928,
prendendo spunto dalla tragedia sul Pack artico, dopo un violento
scontro tra Nobile e l’allora Ministro della Guerra Italo Balbo, “il
Dirigibile fu radiato dalle armi in dotazione dell’aeronautica” e
smantellate le strutture in tutto il territorio nazionale: una
tecnologia che in Italia era all’avanguardia nel mondo fu distrutta per
decreto, ma anche condannata ad una vera e propria “damnatio memoriae”.
Il Pastine divenne l’aeroporto Ciampino Nord, rimanendo, come lo era
stato l’Aeroscalo, ben distinto e diviso da una strada
dall’Aeroporto Ciampino Sud che aveva iniziato ad operare solo nel 1923.
Le due strutture verranno riunificate solo dopo la seconda guerra
mondiale, con la restituzione nel ’47 da parte degli Alleati. Dopo i
lavori di ammodernamento, fatti in occasione del Giubileo del 1950,
l’intera nuova struttura riprese nel 1952 l’intestazione a G.B. Pastine
e rimase l’aeroporto internazionale della capitale fino al 1960; oggi
rimane tra i più importanti d’Italia.
Non può
sfuggire l’evidente relazione tra la struttura aeronautica e l’idea di
costruire la Città Giardino di Ciampino nei terreni non espropriati dal
Ministero della Guerra che rimanevano tra l’Aeroscalo e la stazione
ferroviaria.
La
evidenzia
la contemporaneità degli avvenimenti,
la particolarità dei titolari dell’impresa economica (una
Cooperativa romana, estranea all’economia locale, con sede anch’essa nel
cuore di Roma come il Ministero della Guerra),
la complementarietà delle due iniziative:
lo sviluppo
dell'Aeroscalo e la conseguente necessità di abitare nelle vicinanze
immediate del luogo di lavoro erano le condizioni che i progettisti
avevano messo insieme. In particolare gli ufficiali e sottoufficiali
dell'aereonautica che erano di stanza, ma anche gli ingegneri
progettisti, i tecnici che erano l’anima della più grande struttura
aeronautica italiana del tempo, costituivano quel ceto medio borghese a
cui offrire una cittadina ordinata con la sua struttura urbanistica a
raggiera con una piazza centrale con case a due piani tutte con orto e
giardino, una via di mezzo tra la tipologia dei "villini" e dei
"giardini" delle norme edilizie del piano di Roma del Sanjust.
Il
tentativo, (forse il più vicino all’idea di
Howard,
mai iniziato in Italia) di costruire una Città Giardino, dura
anche meno dello spazio di un ventennio:
tra il 29
novembre 1916 ed il 24 dicembre 1918 la cooperativa
·
approva specifiche Norme Tecniche di costruzione vincolanti per
chi avrebbe riacquistato il singolo lotto;
· acquista dagli eredi Colonna l’area tra l’Aeroscalo e la ferrovia;
·
definisce un preciso Piano Regolatore Generale per un’area
ancora più vasta di quella acquistata, per la
quale firma un
compromesso d’acquisto da onorare in 10 anni
· tenta
di inserire la città all’interno di una grande azienda
agricola di 210 ettari (199 a seminativi, 6 a
vigne e orti, 4 a presidi
e fabbricati, 3 a bosco) progettata da un dottore in agraria;
· lottizza
la struttura a raggiera dell’attuale zona centrale
costruendo strade, portando l’elettricità.
Nei suoi depliant pubblicitari la Colli
Parioli decantava: aria saluberrima, posizione incantevole, sviluppo
immediato, massima economia, ed i…125 metri sul livello del mare
della Città Giardino di Ciampino!
Ma il
progetto, bene orchestrato, di un insediamento di ceto alto e medio
borghese immerso nel verde e con una forte autonomia economica, non
decolla.
Si tenta di dare un immediato impulso all'urbanizzazione
con la costruzione di un collegio religioso per le figlie
dell'aristocrazia romana (1922) primo grande edificio capace almeno di
80 convittrici, munito di ogni conforto, adiacente la Chiesa i cui
lavori terminarono nel 1927. Nel 1923 nascono le prime belle ville
(Caprioli, Ortolani, Melsa). Sicuramente il programma fascista per fare
di Roma la "Nuova Urbe" e di favorire l'espansione edilizia nel
territorio romano, contribuisce a bloccare il progetto della Città
Giardino.
In merito,
più eloquente di qualsiasi parola, è la
foto del 1929 pubblicata da Anni Nuovi
che mostra lottizzazione, strade, alberature del centro completate, ma
sono rare le ville della
Città Giardino. Sui lotti, pur venduti in gran parte intorno al 1918,
ancora non si costruiva.
In verità l’inurbamento inizia (Censimento
Istat anno 1921: 154 abitanti -
Censimento Istat anno 1936: 1.940 ab.), ma nelle zone periferiche
(Morena, Mura dei Francesi, Cipollaro), dove crescono casette fatte
mattone su mattone dagli stessi abitanti. È
determinato dalla possibilità di lavoro dato dall'aereoporto, dalla
stazione ferroviaria, dalla domanda di manodopera degli agrari marinesi,
più in generale dagli indirizzi a livello nazionale della politica
agraria fascista, che si concretizza localmente con la costruzione nel
‘37 e '38 di una distilleria che diventa punto di riferimento
dell’economia agricola dei Castelli. La sua costruzione nel pieno centro
di Ciampino, destinato nel PRG della Colli Parioli a zona residenziale,
avvalora l'ipotesi che il progetto della Città Giardino è stato
abbandonato, e che Ciampino viene considerata per quello che realmente
è:
un'ottima concentrazione di sottoproletariato disposto a lavori precari
e saltuari, che sia di sostegno ad una agricoltura padronale castellana,
e all'economia terziaria locale e romana.
Ben poco rimane oggi di quell’idea della
Colli Parioli oltre alla topografia del centro
e a qualche modesta villetta a due piani con orto e giardino.
Venendo a Ciampino, ben pochi possono
accorgersi di arrivare in uno dei pochissimi centri urbani della cintura
romana “pensati” prima di essere stati costruiti. Certo nulla aiuta a
capire che quelle vie, ora circondate, anziché da villette, dai
palazzoni nati con la ricostruzione del dopo guerra e con il caotico
boom edilizio degli anni sessanta,
in fondo avevano una loro logica, una loro organicità.
E così Ciampino,
invece di essere conosciuta come il centro che poteva diventare la
Letchwork italiana, lega il suo nome da sempre, nel bene e nel male a
quello del più famoso aeroporto: e non si può negare che la storia
dell’aeroporto, da Nobile ai divi degli anni ’50, allo Shuttle atterrato
nei primi anni ’80, è nell’immaginario collettivo dei Ciampinesi, storia
della loro città. Una storia che cerca di dar lustro a quella meno
luccicante fatta di immigrazione, di case tirate su la domenica con le
proprie mani, di pendolarismo tra la metropoli e quei palazzi che a
prima vista fanno sembrare questo posto niente di diverso da un pezzo di
periferia romana.
Le frecce argentate
rappresentanti gli aerei del suo aeroporto brillano anche nello stemma
Comunale di questa che non è e non vuole essere periferia di Roma e
faticosamente, anche per la sua giovane vita ha già fatto grandi passi
per divenire “Città compiuta”.
Ma questa
difficoltà a diventare città compiuta la si deve anche al fatto che ogni
medaglia ha il suo rovescio: da una parte l’aeroporto, oltre a creare
indiscutibili problemi ecologici, ferisce con la sua presenza la
struttura urbana; dall’altra le FS con le cinque linee locali e
nazionali fanno di Ciampino uno dei più importanti nodi ferroviari del
Sud del Lazio, ma da sempre rendono difficili e congestionati i normali
flussi da quartiere a quartiere.
Nel fare i
conti con queste due Servitù Nazionali, Ciampino sta giocando il suo
futuro: i conti di un rapporto che non può far pagare la necessaria
convivenza solo sulla popolazione locale.
E’ nel ruolo
baricentrico che svolge nell’area che abbiamo individuato all’inizio di
queste nostre brevi righe che Ciampino ha il suo principale punto di
forza e da questo deve partire per superare quello che oggi è il suo
vero punto di debolezza, ovvero il rapporto da sempre perdente con le
Servitù Nazionali a cui è sottoposto: deve creare alleanze con chi (popolazioni
ed Istituzioni), pur risiedendo fuori dai suoi confini
amministrativi, utilizza i suoi servizi. Alleanze che debbono portare
alla realizzazione di infrastrutture che possano non solo armonizzare la
vita di chi risiede nel suo territorio, ma anche meglio utilizzare, da
parte dell’intera area quello che fin d’ora già Ciampino offre come
“Città dei Servizi”.
Luigi
Zuzzi
zuzzi@comune.ciampino.roma.it
|