Data ultima modifica: 4 Febbraio 2021

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voltato pagina “nel libro della storia costituzionale italiana” tratteggiando, a partire dal discorso precedente all’annuncio della convocazione di Mario Draghi al Quirinale, “un punto di svolta decisivo nel sistema dei partiti, paralizzato da contraddizioni irrisolvibili”; un rivoluzionario cambio di passo. Secondo l’ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, intervistato dall’Adnkronos, “Mattarella per la prima volta nella storia della nostra Repubblica ha detto ‘questo è l’unico uomo che può salvare il Paese’ in una situazione di grave emergenza economica politica e sociale. Ed ai partiti ha lanciato il messaggio: ‘o collaborate o vi auto-escludete’ dalla politica”.  Ma i partiti non rappresentano un asset fondamentale nella congiunzione tra le istituzioni e i cittadini? “Lo sarebbero – risponde – se fossero partiti. Tuttavia sono ridotti in uno stato di fatiscenza e d’inazione prossimo alla morte. Quindi il Capo dello Stato ha scelto di comportarsi come facevano i romani quando nominavano il ‘dictator’, ben altro che un dittatore, e ha messo i partiti di fronte alle loro responsabilità: ‘state distruggendo il Paese con il vostro immobilismo e le vostre contraddizioni’. Così li ha richiamati alle loro responsabilità istituzionali alle quali è oggettivamente difficile sottrarsi”.
 Secondo Baldassarre, il Capo dello Stato ha tratteggiato un quadro in cui “la parte politica che consegna Draghi alla controparte si suicida. Rischia la spaccatura all’interno o l’autoemarginazione”. Lo ha fatto indicando nell’ex presidente della Bce “il salvatore della Patria ed anche del sistema politico italiano. Rivolgendosi ai partiti ha invitato alla collaborazione per il bene dell’Italia, che è sull’orlo dell’abisso. E’ la prima volta – ricorda l’ex presidente della Consulta – che affrontiamo una crisi di sistema, che può portare alla caduta dell’intera compagine politica. Draghi deve tentare di salvare l’Italia da questo rischio, tirar fuori il Paese da una crisi complessiva. Non solo di congiuntura, come fu per Monti”.  Si è delineata una scacchiera in cui dunque è suicidio politico consegnare il premier incaricato alla parte avversaria? “Se il centrodestra segue la Meloni, consegna Draghi alla sinistra, rischiando la spaccatura e l’automarginazione. Così anche per il viceversa”, risponde Baldassarre asserendo con certezza che non c’è spazio di gioco istituzionale per un ‘esecutivo a termine’. “Ormai è chiaro: chi non collabora con Draghi rischia di perdere la partita del Quirinale, nonché le prossime elezioni politiche. Ormai è sicuro: o voto a fine legislatura, o subito. Quest’ultima richiesta fatta da alcuni partiti – conclude il costituzionalista – non tiene però conto che l’emergenza sociale che ci sarà a fine marzo con lo sblocco dei licenziamenti necessita di un governo con pieni poteri, che non ha un esecutivo elettorale”.  (di Roberta Lanzara) 

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