Data ultima modifica: 23 Agosto 2021

Una decina di postazioni per il rilascio dei visti da parte della polizia di frontiera e altrettante per i rilievi dattiloscopici svolti dalla Scientifica. Il terminal 5 dell’aeroporto di Fiumicino, normalmente utilizzato per i grandi eventi e chiuso fino a qualche giorno fa, ha ripreso a funzionare in 24 ore per accogliere gli afghani in fuga da Kabul. Dal 16 agosto sono arrivate nello scalo romano circa 1.800 persone, compresa la giornata di oggi. E con un grande sforzo la polizia di frontiera di Fiumicino è arrivata a ridurre i tempi di attesa: 15-20 minuti per il rilascio del visto.  ”Cerchiamo di garantire una sosta più breve possibile anche se non è facile perché la programmazione dei voli risente dell’emergenza e i voli vengono programmati di giorno in giorno – spiega all’Adnkronos Antonella Mari, dirigente dell’ufficio di polizia di Frontiera dell’aeroporto di Fiumicino – Solo oggi erano previsti 400 afghani in arrivo poi invece ne sono arrivati 600. Si parla di un’implementazione nei prossimi giorni. La Società di gestione sta creando insieme alla Croce rossa delle tensostrutture all’esterno per poter accogliere le persone che arrivano, perché i numeri sono in aumento”.  ”Dal 16 agosto, quando è iniziata l’emergenza, il terminal è stato messo a punto con grande velocità – racconta – Sono state mano a mano aumentate le postazioni e incrementate le persone impiegate con grande impegno perché l’attività non era né pianificata né pianificabile. Lo sforzo è stato importante ma soprattutto c’è stata la consapevolezza a tutti i livelli degli operatori e di tutti sull’importanza di riuscire a svolgere le nostre pratiche in maniera corretta però veloce”. Sulle procedure che vengono seguite, la dirigente spiega che ”appena le persone scendono dall’aereo c’è un primo screening sanitario: la Croce rossa fa alcune domande e sottopone tutti al tampone”. ”Solo dopo il risultato del tampone negativo – precisa – vengono iniziate la pratiche che riguardano il rilascio del visto e l’identificazione. Le persone vengono accompagnate nelle postazioni che noi abbiamo allestito. Nel momento in cui si conclude la pratica del rilascio del visto, l’identificazione e i riscontri dattiloscopici della polizia scientifica, il fascicolo che segue il nucleo familiare si dà per concluso. I cittadini afghani vengono fatti accomodare in un’altra area dove poi sono posti a disposizione dell’Esercito, che si occupa materialmente dell’accompagnamento nelle strutture individuate sul territorio per l’isolamento fiduciario di 10 giorni”. ”Questo è il primo anello affinché una volta arrivati sul territorio i cittadini afghani proseguano l’iter per la protezione internazionale e quindi per avere lo status di rifugiati – dice – Così potranno avere una vita legale nel nostro Paese e l’opportunità di una vita diversa”. Durante l’iter nello scalo Leonardo da Vinci non sono stati comunque riscontrati particolari problemi né di tipo sanitario (una sola persona su circa 1.800 è risultata positiva al tampone) né dal punto di vista dei documenti. ”Non abbiamo avuto problemi con lo screening sanitario per il covid, abbiamo accolto alcune donne incinte, tanti minori e diversi anziani – conclude – La maggior parte delle persone aveva con sé i documenti, pochi nuclei familiari sono arrivati senza passaporto e senza carta d’identità. A quel punto noi li identifichiamo, gli rilasciamo un lascia passare con un visto”. (di Giorgia Sodaro) 

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