Data ultima modifica: 19 Agosto 2021

Scoppia la polemica per le parole di Giuseppe Conte sull’apertura al dialogo con i Talebani. Durante il suo breve tour campano l’ex premier ha detto che occorre “coltivare un serrato dialogo con il nuovo regime in Afghanistan che appare, almeno a parole, su un atteggiamento abbastanza distensivo”.  Dai partiti (da Iv alla Lega, passando per il Pd) piovono critiche. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio prova a correggere il tiro: i talebani, dice il titolare della Farnesina, vanno giudicati “dalle loro azioni, non dalle loro parole”. E sempre tramite i social si fa sentire anche il garante Beppe Grillo, che twitta: “La fuga disonorevole da Kabul resterà una macchia indelebile nei libri di storia sui quali studieranno i nostri posteri”. Lo stesso Conte è costretto a intervenire in serata per precisare il senso delle sue affermazioni: “La polemica proviene dagli esponenti di quella stessa forza politica che ha inneggiato al ‘rinascimento arabo’ e che ha sostenuto fideisticamente che il percorso che si stava compiendo in Afghanistan fosse risolutivo e privo di errori”, afferma l’ex premier replicando a Italia Viva. Poi aggiunge: “E’ assolutamente necessario che tutta la comunità internazionale esprima una compatta pressione (ho inteso questo, quando nell’ambito di un più articolato ragionamento politico, ho parlato di ‘serrato dialogo’) sui talebani affinché siano costretti ad accettare condizioni e garanzie per il riconoscimento e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali della popolazione”.  Una passeggiata tra le strade della città, con tanto di bagno di folla, e un incontro con attivisti e candidati M5S alle prossime amministrative. Giuseppe Conte, assieme alla compagna Olivia Paladino (omaggiata dagli aficionados grillini con un ventaglio), è arrivato a Salerno per dare manforte alla campagna elettorale di Elisabetta Barone, la preside che guida la coalizione civica costruita dal Movimento 5 Stelle. Un test importante per le ambizioni del ‘nuovo’ M5S plasmato dall’ex premier: “Ci sono tutte le premesse per avere un’ottima performance”, si sbilancia Conte, insistendo sulla necessità del dialogo con la società civile per rilanciare la creatura ereditata da Beppe Grillo.  “Bisogna essere inclusivi – rimarca il presidente del Movimento – non dobbiamo aver paura a lasciarci contaminare”. Con i nuovi forum territoriali, spiega durante un incontro con gli attivisti, si potrà lavorare ai progetti grazie “anche al contributo di persone non iscritte al Movimento o iscritte ad altri partiti”. All’interno del M5S, nel frattempo, si guarda con apprensione alla prossima tornata delle amministrative. “Ci aspettiamo un bottino magro un po’ ovunque”, sintetizza un deputato a Montecitorio. A Milano, tra l’altro, non è ancora stato sciolto il nodo del candidato da presentare alle comunali. Negli ultimi giorni si sono susseguiti incontri in video-call tra eletti e attivisti locali ma è ancora fumata nera.  L’ipotesi più probabile vede una candidatura a sindaco della manager Layla Pavone, membro del Cda di Seif, con Elena Sironi (fortemente voluta dalla base grillina) nel ruolo di capolista. La partita dovrebbe essere chiusa entro i prossimi due giorni, anche per scongiurare lo spettro di una mancata partecipazione del M5S alla competizione elettorale.  Ai microfoni del Tg4 Davide Casaleggio coglie l’occasione per pungere i suoi ex compagni di viaggio: “Il Movimento – afferma il fondatore di Rousseau – fatica a trovare persone per le liste. La scorsa volta con il M5S candidammo 7mila persone e vincemmo anche Roma e Torino. Oggi con il modello partito 2050 si fanno le telefonate per chiedere disponibilità tra amici e parenti”.  Dopo l’incoronazione come leader 5 Stelle, Conte è chiamato a completare il puzzle della squadra che lo affiancherà alla guida del Movimento. Potrebbero essere tre i vice scelti da Conte: i nomi in pole sono quelli di Lucia Azzolina, Chiara Appendino, Paola Taverna, Mario Turco e Stefano Buffagni. Nel nuovo organigramma potrebbero occupare una casella di peso anche Luigi Di Maio e Roberto Fico, che Grillo vorrebbe nell’organo di garanzia. Con la ripresa delle attività ai vertici grillini toccherà anche rimettere mano al dossier restituzioni. Stando all’ultimo rendiconto del Comitato rimborsi, la ‘cassaforte’ grillina alimentata con una parte degli stipendi dei parlamentari ha chiuso il bilancio del 2020 con un avanzo di gestione pari a 275mila euro e un patrimonio netto positivo di oltre 6 milioni. Soldi a cui presto bisognerà trovare una collocazione.  La prima idea è arrivata proprio da Conte, con la proposta di utilizzare i soldi delle restituzioni per finanziare l’accoglienza dei profughi afghani in fuga dal regime talebano. Nelle chat interne, apprende l’Adnkronos, diversi eletti però si chiedono in che modo saranno impiegati questi fondi, esattamente. “Chiederemo un incontro molto presto per affrontare questo tema”, spiega una senatrice. (di Antonio Atte) 

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