Data ultima modifica: 24 Gennaio 2022

(Adnkronos) – “Oggi siamo talmente a ridosso dalla scadenza elettorale del Csm di luglio, ma anche quella di settembre, da essere estremamente preoccupati circa la possibilità di avere per tempo un sistema elettorale diverso. E sarebbe una sciagura non averlo”. E’ l’allarme lanciato, in una intervista all’Adnkronos, da Eugenio Albamonte, segretario nazionale di Area Democratica per la Giustizia, in vista dell’elezione del nuovo Consiglio superiore della magistratura, a luglio. Per l’ex Presidente dell’Anm “servirebbe che i tempi per l’elezione del nuovo Capo dello Stato fossero assolutamente concentrati, cosa che mi sembra difficilmente possibile, visto che hanno previsto una votazione al giorno, e non mi sembra che ci sia un’idea chiara su quello che dovrebbe accadere. Quindi ci vorrebbe che si chiudesse a breve l’elezione del Capo dello Stato perché subito dopo venga licenziata dal Consiglio dei ministri il testo da tradurre in emendamenti. Dopo di che assicurare in Commissione Giustizia di Camera e Senato e in aula un percorso assolutamente celere e privilegiato per la definizione di questa procedura di riforma normativa. Sono molti passaggi, quelli da mettere in fila, non so se si riuscirebbe a farlo”.  Per Albamonte “c’è il rischio molto alto che si vada al voto per il Csm con lo stesso sistema elettorale della scorsa volta”. “E questo sarà un risultato che non verrà accettato dalla magistratura – annuncia – equivarrebbe a una scarsa considerazione da parte della politica di quella che è l’assunzione dei propri compiti per agevolare il recupero di credibilità del Csm che passa anche attraverso la riforma del sistema elettorale”. “In questo paese abbiamo una strana abitudine -prosegue Albamonte – mentre negli altri paesi europei, diciamo di democrazia avanzata, quando una istituzione va in crisi di credibilità le altre cercano di collaborare al fine di ritrovare il primo possibile una immagine di pieno apprezzamento, nel nostro pese sembra che succeda il contrario. Quando un’istituzione va in crisi di credibilità le altre non fanno che cercare di aggravarla questa crisi. E non arrivare a un nuovo sistema elettorale per tempo, equivarrebbe di fatto a mantenere la magistratura e il Csm in questa situazione di scarsa credibilità”. “Io spero che dietro tutto ciò non ci sia un calcolo di convenienza da parte di qualche forza politica”. E ricorda gli appelli lanciati alle forze politiche e, in particolare, alla ministra della Giustizia Marta Cartabia. “Adesso vedremo – dice – certo, per quanto riguarda sia l’Anm che il nostro gruppo di Area Democratica per la giustizia, non abbiamo perso una sola occasione per fare appelli al Governo e al Parlamento circa l’importanza del passaggio e la necessitò di approcciarlo il più velocemente possibile. Che cosa verrà fatto subito dopo l’elezione del Capo dello Stato non lo so dirlo ora, sicuramente continueremo a rappresentare questa esigenza”. Poi parlando dell’ipotesi del sorteggio per eleggere il nuovo Csm, Albamonte spiega: “Allo stato, il sorteggio non sembrerebbe essere nell’agenda della ministra, che ha annunciato a un sistema elettorale diverso. Almeno non accede a questa soluzione che per noi è particolarmente sbagliata, per diverse ordini di ragioni”. “Innanzitutto perché mai si è pensato a sorteggi, persino quando si è trattato di nominare nuovi amministratori dopo lo scioglimento di amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose; neppure in questi casi così gravi si è mai pensato di sostituire le elezioni dei cittadini con un sorteggio – dice – Peraltro un sorteggio avrebbe un effetto ulteriore di ridurre enormemente il ruolo istituzionale del Csm. Lo stesso varrebbe per qualsiasi altro organismo. Che credibilità verrebbe data a una Corte costituzionale formata da insigni giuristi sorteggiati? La stessa cosa varrebbe per il Consiglio superiore della magistratura, noi invece vogliamo un Csm autorevole e, soprattutto, per quanto riguarda la prossima consiliatura in cui bisognerà completare un lavoro faticoso, avviato da questo Csm, di riedificazione etica, passando anche da riforme di regole interne”. “Del resto, le forze politiche che nelle dichiarazioni pubbliche sostengono il sorteggio temperato, sono tutte forze politiche che non si caratterizzano per la profonda affezione nei confronti dell’autonomia e l’indipendenza della magistratura ne sembrano voler spingere verso un recupero di autorevolezza del Csm”. Per Albamonte sono invece forze politiche che tentano di “esaltare la crisi in cui è caduta il nostro organo di autogoverno” e “tardano a riconoscere anche i passi avanti fatti da questo consiglio per uscire dal guado”. E cita “le ultime dichiarazioni di Matteo Renzi a proposito di Ermini sono particolarmente ingenerose, sia nei confronti della persona che nei confronti dell’attività svolta dal consiglio sulla vicenda dell’Hotel Champagne in poi per recuperare con fatica una credibilità istituzionale. E non a caso Renzi e Italia Viva sostengono la logica del sorteggio come sistema di elezioni del Csm”. Poi Albamonte ha commentato le parole, molto forti, pronunciate dal consigliere del Csm Antonino Di Matteo sabato mattina all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Palermo. DI Matteo ha detto: “Stiamo vivendo una profonda crisi di credibilità della quale parte significativa del potere – politico, economico, finanziario – vuole oggi approfittare per avviare un vero e proprio regolamento di conti contro quella parte della magistratura che ha preteso di esercitare veramente a 360 gradi il controllo di legalità. Un regolamento di conti con chiare finalità di vendetta e di prevenzione con il malcelato scopo di rendere, anche attraverso progetti di riforma ed iniziative referendarie assai discutibili, l’ordine giudiziario collaterale e servente rispetto agli altri poteri”. “Non ho avuto la possibilità di ascoltare l’intervento del consigliere Di Matteo, ma dico che sicuramente la magistratura tutta è stata coinvolta in uno scandalo che ne ha colpito la credibilità istituzionale, ma a me sembra che questo scandalo venga poi preso a pretesto, soprattutto da alcune forze politiche per ridimensionare il ruolo della magistratura”. “E se Di Matteo ha a cuore la tutela dei magistrati più esposti, come è giusto che sia, che vengano tutelati , soprattutto quando le loro indagini toccano piccoli santuari della politica o dell’economia, lui dovrebbe volere un Consiglio autorevole e non si può avere per sorteggio. Quindi, vedo una contraddizione in questo ragionamento. Anche noi vogliamo un consiglio che recuperi autorevolezza ma non vediamo spazio se sarà un consiglio di sorteggiati”. Per avere un Csm autorevole, Albamonte propone: “Abbiamo avuto una legge elettorale che ha rafforzato il potere delle correnti e ha messo nelle mani di pochi leader di correnti la designazione degli eletti. E questo è stato possibile perché la legge elettorale vigente ha fatto coincidere la candidatura con il risultato delle elezioni, quindi la scelta non era più in mano ai colleghi che votano ma alle correnti che designano i candidati che quasi certamente vengono eletti. E questo è l’effetto del sistema elettorale che abbiamo avuto. Per invertire la tendenza, noi dobbiamo restituire il potere agli elettori, perché solo quando gli elettori hanno un potere forte di scelta si riduce il potere di designazione degli eletti da parte delle correnti, quindi il sistema attuale non va bene”. Per l’ex Presidente dell’Anm “non va bene nemmeno il sistema proposto dalla ministra Cartabia che realizza un piccolo aggiustamento rispetto al sistema vigente semplicemente mantenendo il maggioritario e trasformando i collegi da uninominali a binominali ma di fatto non determinando l’effetto che noi vogliamo, cioè ridurre la possibilità che i leader dei gruppi associativi designino in vitro quelli che saranno componenti del Csm. Riteniamo che ciò possa avvenire solo con un sistema che incentivi le plurime candidature e consenta di mettere in campo tanti candidati e attribuisca agli elettori una ampia possibilità di scelta, per esempio un sistema proporzionale”. “Per esempio il sistema elettorale proposto da Luciani, o dall’emerito Presidente della Consulta Silvestri, che ha le stesse caratteristiche. Ci sono più opzioni sul campo che potrebbero essere valide”. Per Albamonte “siamo entrati in una specie di corto circuito istituzionale, perché la ministra Cartabia è partita con apprezzabile tempestività per la riforma del processo civile e con adeguata tempestività per la riforma del processo penale. Per il Csm per il quale non ci sono scadenze di finanziamento europeo langue l’attività di proposta, probabilmente questo è determinato dal fatto che siamo andati a finire a ridosso dell’elezione del Capo dello Stato e non si voleva aprire un dibattito”. “E questa è la ragione per cui, secondo me, si sta ritardando oltremisura, dopo di che io ho sempre creduto che le riforma della giustizia non debbano essere argomento di prese di posizione politica, da parte di questa o quella forza secondo opzioni ideologiche, bisognerebbe che tutte le forze politiche si assumessero la responsabilità a prescindere dai loro tornaconti elettorali”. (di Elvira Terranova) 

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