Data ultima modifica: 29 Giugno 2021

Andrea Scanzi, 47 anni, non aveva diritto ad anticipare la vaccinazione anti Covid, ma il giornalista aretino non ha commesso reati. Per questo la Procura di Arezzo ha chiesto l’archiviazione per la vicenda della dose di AstraZeneca che gli è somministrata nel tardo pomeriggio del 19 marzo scorso all’hub vaccinale allestito al Centro Affari e Fiere della città toscana. Il caso fu reso noto dallo stesso Scanzi: “Ho fatto il panchinaro del vaccino”, scrisse sui social, suscitando immediate polemiche e critiche con l’accusa al giornalista aretino di aver saltato la fila. Non aveva prenotazione ed aveva chiesto, dopo essersi consultato con il suo medico di famiglia, di essere chiamato come riserva in quanto care giver della madre. Dopo le verifiche interne alla Asl, il successivo 22 marzo la Procura aprì le indagini. Il sostituto procuratore Marco Dioni ha scritto nella richiesta di archiviazione che all’epoca in cui avvenne la somministrazione, Scanzi non rientrava in alcuna categoria vaccinale e dunque non aveva diritto ad anticipare la dose. Tuttavia, dal punto di vista giuridico-legale, per la Procura non si configura alcun reato nella condotta di Scanzi. Pertanto il fascicolo è stato inviato al giudice per le indagini preliminari affinché la pratica venga archiviata. Analoga conclusione del pm per i medici che hanno deciso la somministrazione del vaccino a Scanzi: anche per loro non sono stati ravvisati illeciti penali. Dalle indagini condotte dai carabinieri del comando provinciale aretino, svolte in modo particolarmente approfondito, si spiega dalla Procura, è emerso che all’epoca in cui è avvenuta la somministrazione a Scanzi, il giornalista non aveva alcun diritto alla vaccinazione perché non rientrava nelle categorie per cui era aperta la campagna regionale, non essendoci ancora la possibilità di prenotare come ‘riserva’. Il pubblico ministero Dioni aveva aperto un fascicolo conoscitivo senza ipotesi di reato a carico di Scanzi e dei sanitari. Non è stata ravvisata alcuna fattispecie penale, né in particolare l’abuso d’ufficio: perché vi fosse questo il reato nella condotta di Scanzi o dei medici, si spiega sempre dalla Procura, occorreva che vi fosse la violazione di una precisa norma di legge; cosa che per il pm non è però accaduta in questo caso. La violazione di regolamenti amministrativi, in quel frangente particolarmente concitato, non avrebbe pertanto indotto Scanzi a scommettere un reato. Seppur la condotta di Scanzi e dei medici è apparsa eticamente discutibile, dal punto di vista giuridico non è penalmente perseguibile. Subito dopo aver fatto il vaccino AstraZeneca, Andrea Scanzi aveva raccontato sui social di averlo fatto come caregiver, ovvero come assistente designato della madre malata e bisognosa di cure in base alla legge 104. Con il montare delle polemiche con l’accusa di aver saltato la fila, Scanzi spiegò tra l’altro sui social: “Dopo l’ordinanza del generale Figliuolo, che ribadiva di dover usare a fine giornata tutte le dosi a qualsiasi costo e di non sprecarne neanche mezza, ho detto al mio medico di base la frase: ‘Se avanza una dose a fine giornata, non la vuole nessuno e la buttate via, io ci sono. Nel rispetto della legge e senza scavalcare nessuno (ci mancherebbe!)'”. In seguito all’ondata di polemiche, la Asl Toscana Sud Est, tramite il direttore generale Antonio D’Urso, consegnò alla Procura i risultati dell’ispezione interna relativa alla vicenda, condotta dal dottore Evaristo Giglio, direttore del distretto sanitario e responsabile del centro vaccinale. Dopo l’apertura del fascicolo, il pm Dioni ha fatto condurre una serie di accertamenti alla polizia giudiziaria che hanno interessato anche le leggi e i regolamenti relativi alle vaccinazioni anti Covid.
  

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