Data ultima modifica: 7 Aprile 2021

”Il codice degli appalti non si può semplicemente sospendere, ma si può sfruttare il recovery plan per costruire, a partire dalle norme esistenti, un modello sperimentale di regole snelle da far diventare successivamente permanente”. Non ha dubbi Barbara Boschetti promotrice del Recovery lab, il gruppo interdisciplinare dell’Università cattolica che ha l’obiettivo di mettere a sistema le competenze e le conoscenze per riformare la complessa macchina dell’apparato pubblico nazionale. Secondo la docente la strada da percorrere deve andare in direzione opposta alle solite ”soluzioni di emergenza o di commissariamento. ”La sospensione del codice degli appalti -dice all’Adnkronos- è più una proposta di bandiera perchè il codice ha dentro di sé moltissimi contenuti che non appartengono alle direttive comunitarie e quindi, in sostanza, le direttive comunitarie non possono sostituire il codice”. Secondo l’esperta rimarrebbero scoperte e prive di norme giuridiche moltissime questioni, tra cui programmazione, progettazione, accreditamento di operatori economici, esecuzione, nonché la disciplina relativa al ruolo e ai poteri dell’Autorita’ nazionale Anticorruzione. Non solo, le direttive europee lasciano alle amministrazioni molta discrezionalità, laddove proprio il desiderio di avere norme vincolanti è stato alla base della richiesta di “ritorno al regolamento” dopo l’esperienza delle linee guida Anac. Il vero problema per la docente è che se il codice non funziona è perchè in larga parte il testo è rimasto solo sulla carta: mancano numerosi atti attuativi, ne servono circa 50. ” Il codice c’e’ -spiega- ma le norme non bastano mai a se stesse. Così per accreditamento delle stazioni appaltanti e rating d’impresa, ma anche per le banche dati sui contratti pubblici: la norma c’e, ma manca l’interconnessione e così via. Purtroppo tra norma e realtà c’e’ una grossa differenza”. Peraltro, paradossalmente, si potrebbe dire che il codice è già sospeso: ”Si pensi al decreto sblocca cantieri: a partire da quel momento in poi il codice è stato veramente trasformato e norme importanti sono state sospese. E il decreto semplificazioni sospende anch’esso una parte delle norme del codice appalti. Quindi questo codice di cui tanto si parla è già sospeso”.  Eppure il codice contiene un impianto innovativo non da poco: ”ci sono alcune novità che però sono proprio quella parte del codice dei contratti pubblici che non è mai stata attuata. Il testo si occupa dell’intero processo legato agli acquisti, potenzia gli appalti attraverso piattaforme digitali, l’accreditamento delle stazioni appaltanti, il rating d’impresa. Tutti questi pezzetti di novità che avrebbero veramente trasformato il sistema non sono stati minimamente portati avanti e quindi si può dire che quella parte di buono e di novità contenuta nel Codice non ha mai visto la luce”.  E per quanto riguarda invece la parte relativa all’accreditamento delle stazioni appaltanti, che avrebbe portato a un processo di significativa semplificazione sul fronte dei committenti pubblici che in Italia sono decine di migliaia, “resistenze sono venute anche da parte degli enti locali, sul presupposto che avrebbero perso da questa trasformazione, vero motore per riformare l’amministrazione partendo dagli appalti”.  Secondo Boschetti curare il codice richiede ”tempo che il recovery plan non ci consente. Se rimettiamo mano al codice semplificando il suo testo, la sua struttura, rendendo veramente più snello il tutto, dobbiamo prenderci il tempo che serve e credo che questo sia un obiettivo di riforma di buona amministrazione da inserire dentro il recovery plan”. Nell’immediato ”possiamo pensare di sfruttare il recovery non per una nuova norma eccezionale, ma per quella che io chiamerei una regola modello, di carattere sperimentale: cerchiamo di costruire, attraverso e se vogliamo anche al fine del recovery, delle norme sull’affidamento dei contratti che sono necessari a realizzare quanto c’è dentro il recovery, che servano per sperimentare un modello di buona amministrazione che possa diventare ordinario”. Ma lasciamo stare ”l’ennesimo modello commissariale o emergenziale altrimenti non ne usciamo. Peraltro nel decreto semplificazioni ci sono norme inutili che riproducono norme del codice dei contratti pubblici, vuol dire che la norma che sospende il codice lo riproduce al suo interno. Con questo tipo di semplificazione non si può andare molto distanti. Spero che il governo abbia orizzonti più ampi”.     

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