Data ultima modifica: 9 Giugno 2020

E’ terminato l’incontro convocato al Mise per presentare ai sindacati il nuovo piano industriale 2020-2025 che ArcelorMittal ha inviato venerdì scorso al governo per tutti gli stabilimenti dell’ex gruppo Ilva. Al tavolo assieme al ministro dello sviluppo, Stefano Patuanelli, anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Per i sindacati, i segretari generali dei metalmeccanici di Fim Fiom Uilm e Ugl e i rispettivi segretari confederali. Una riunione attesa, preceduta da una grande tensione nei territori, soprattutto a Genova e Taranto, che sarà scandita per tutto il giorno dallo sciopero proclamato da tutti i siti della multinazionale dell’acciaio per protestare contro un piano che sembra annunciare una dura riduzione del perimetro occupazionale e della capacità produttiva del gruppo al contrario di quanto pattuito nell’ultimo accordo siglato dai sindacati nel 2018. L’incontro con l’azienda è fissato invece per la prossima settimana. PATUANELLI – “Con il trascorrere tempo abbiamo capito che l’abolizione dello scudo penale era una scusa per restituire impianti. La proposta del piano presentata da ArcelorMittal è inaccettabile per due ragioni: mette in discussione i livelli occupazionali e il piano di investimenti allungandone a dismisura il tempo”. Così il ministro dello Sviluppo Patuanelli, secondo quanto riferiscono i sindacati, apre la riunione sul nuovo piano industriale. “Di sicuro il Covid ha inciso sull’economia globale ma l’accordo del 4 marzo era un punto di partenza, esiste un contratto e anche un accordo sindacale.”, prosegue. “La proposta del piano presentata da A.Mittal è inaccettabile per due ragioni: mette in discussione i livelli occupazionali e il piano di investimenti allungandone a dismisura il tempo”, prosegue Patuanelli sempre secondo quanto si apprende da fonti sindacali. Il piano infatti “si allontana radicalmente dall’accordo del 4 marzo ed è nostra intenzione ribaltare questo piano, ribadendo gli obiettivi del Governo come la piena occupazione, investimenti sugli impianti come Afo 5, una newco per una produzione green”, dice. E ribadisce: “Il piano che ci è stato presentato si allontana da quello del 4 marzo. Il nostro obiettivo è l’intera occupazione compresi i lavoratori in amministrazione straordinaria”. “L’accordo del 4 marzo è un accordo di investimento e coinvestimento con lo Stato che vogliamo portare avanti perché per noi la siderurgia è un asset strategico, vogliamo tutelare livelli occupazionali, e una produzione che non inquina”, continua Patuanelli che richiama l’importanza dell’accordo del 4 marzo scorso con cui le parti posero fine alla battaglia legale e concordarono modifiche al contratto di affitto e acquisto.  “Non possiamo – avrebbe detto ancora il ministro secondo fonti sindacali – retrocedere rispetto alla produzione siderurgica italiana: lo Stato farà la sua parte”. “Non abbiamo la bacchetta magica ma abbiamo idee chiare sul fatto che non possiamo rinunciare alla siderurgia italiana, a prescindere dai partner industriali”, ribadisce quindi Patuanelli confermando come “l’accordo sindacale è parte integrante e non c’è da parte del governo nessuna intenzione di portare avanti proposta di Mittal”. E ribadisce gli obiettivi da perseguire sul settore siderurgico a cominciare “dal sostegno alla domanda di acciaio partendo da automotive e dal sisma bonus”. GUALTIERI – “Questo piano per noi è inadeguato. Va ben oltre l’adattamento agli effetti del Covid-19 e si distacca sostanzialmente dall’accordo del 4 marzo. Non è una base accettabile”. Così a quanto si apprende da fonti sindacali, il ministro dell’Economia Gualtieri, boccia il piano industriale per gli stabilimenti dell’ex gruppo Ilva. “Il piano è inadeguato perché va ben oltre il piano concordato il 4 marzo, non può essere una base accettabile dobbiamo pensare alla decarbonizzazione. Ami deve assumersi tutte le responsabilità, c’è un contratto, stiamo lavorando anche per l’automotive che può dare respiro alle produzioni”, prosegue, sempre secondo fonti sindacali, Gualtieri. “Comprendo la posizione dei sindacati e lavoratori. Abbiamo sfidato Mittal per un piano ambizioso, poi dopo la pandemia Mittal cambia le carte. Il governo deve impegnarsi per tenere fermi gli impegni di marzo. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, ci sono impegni scritti. Se la controparte ha modificato posizione, ne trarremo debite conseguenze”, ha sottolineato ancora. “Se il nuovo piano significa che la controparte ha modificato le proprie intenzioni – avrebbe aggiunto il ministro – ne trarremo le debite conseguenze ma ora i passaggi devono essere fatti tutti e devono essere fatti bene: e il primo passaggio da parte nostra sarà quello di assumere una valutazione approfondita di quale sia stato l’impatto Covid e chiamare tutti alle proprie responsabiltà e pretendere un impegno adeguato a quanto sottoscritto”. “Vedremo dunque come affrontare gli effetti Covid ma senza mettere in discussione gli obiettivi ambiziosi di marzo scorso. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità”, ribadisce sottolineando, riferiscono sempre fonti sindacali, come “il governo da tempo è impegnato per rilanciare l’ex Ilva in una prospettiva che si inserisca nel green new deal europeo”, ha continuato il ministro. “E’ una sfida, non tatticismo. Una prospettiva strategica che apre la strada a risorse europee per arrivare a importanti obiettivi. Non ci sono soluzioni semplici e non conosco Paesi in cui lo Stato abbia risolto tutti i problemi”, prosegue Gualtieri ricordando e ribadendo per questo “l’impegno di coinvestimento” previsto con un “progetto che tenga dentro occupazione ambiente e produzione” per concorrere ad obiettivi green.  “Il piano ArcelorMittal su Taranto non è accettabile. Il governo continua a lavorare al progetto strategico che attinga alle risorse del Green Deal europeo. Disponibili a intervento pubblico a condizione di un rilancio rapido, investimenti certi e tutela dell’occupazione”, ha poi sottolineato in un tweet il ministro. CATALFO – Il nuovo piano industriale per l’ex Ilva “è insoddisfacente” e la riduzione occupazionale prospettata “è inaccettabile”. Lo ha detto, secondo quanto si appende, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. COMMISSARI – “Il piano presentato non va verso la direzione del 4 marzo”. Così Alessandro Danovi , commissario straordinario dell’Ilva in As boccia il piano. “Il piano di Ami prende spunto dalla pandemia ma sono inaccettabili gli esuberi”, prosegue secondo quanto ricostruito da fonti sindacali. “Quello che è stato proposto per gli investimenti per le emissioni ambientali sarebbero posticipate ad un futuro non chiaro nei tempi”.  Né maggiore luce c’è, aggiunge, “sui numeri finanziari, eccessivamente sintetici. A preoccupare, prosegue, è che “ci sono condizioni verso i soggetti terzi che dovrebbero finanziare anche le perdite. Il piano presentato non può essere realizzato, abbiamo un contratto e cercheremo di farlo rispettare”, conclude prima di annotare che “il rinvio degli investimenti non incide solo sulla competitività ma anche per l’ambientalizzazione”. Tra una decina di giorni infine, come riportato sempre secondo fonti sindacali, sarà rendicontata l’attività di ispezione nel sito di Taranto avviata oggi, ha aggiunto . FIOM – “Incontro insoddisfacente”. Così il leader Fiom, Francesca Re David commenta il round di oggi tra governo e sindacati alla fine delle circa 3 ore di confronto di conference call sul piano industriale di A.Mittal per gli stabilimenti dell’ex gruppo Ilva scandito dalle 24 ore di sciopero proclamato in tutti i siti industriali della multinazionale dell’acciaio. “Il Governo si è limitato a rappresentare il mancato rispetto degli accordi da parte di ArcelorMittal e a ribadire il giudizio negativo già anticipato sull’ultimo piano presentato. Ma dal Governo non è arrivata nessuna risposta su come intende procedere in questa grave situazione di abbandono degli stabilimenti e di crisi occupazionale. Nessuna risposta su quale progetto anche alternativo di ingresso dello Stato, con quante e quali risorse, tendendo anche conto di quelle che possono essere messe a disposizione dal Green New Deal. Come pure nessuna risposta alla richiesta del tavolo sulla siderurgia”, commenta. “Il Ministro dello Sviluppo economico ha dichiarato che convocherà un incontro anche con l’azienda la prossima settimana, ma è chiaro che gli incontri non possono continuare ad essere puramente informativi ma è necessaria una svolta radicale nel metodo e nel merito. Deve essere chiaro che per noi resta valido l’accordo sindacale del 6 settembre 2018 che prevede la piena occupazione. Siamo complessivamente insoddisfatti e valuteremo nelle prossime ore le iniziative da intraprendere”, conclude. UILM – “E’ stato un incontro inconcludente e insoddisfacente che non ha dato nessuna risposta ai lavoratori che si trovano in condizioni di disperazione e ai migliaia in cassa integrazione a 900 euro al mese. A.Mittal ha presentato un piano di liquidazione e non di rilancio degli stabilimenti, che comporta un disastro occupazionale e uno scempio ambientale ed il governo pur considerandolo ‘inaccettabile, inadeguato, insoddisfacente e irrealizzabile’ non è arrivato a nessuna determinazione su quali saranno i prossimi passi da compiere”. E’ il leader Uilm, Rocco Palombella, a tirare le conclusioni delle 3 ore di confronto. “Il progetto presentato – dichiara il leader Uilm – è un piano per guadagnare tempo, per arrivare a fine anno quando con soli 500 milioni di euro potranno andarsene e lasciarci le macerie. Il Governo ne prenda atto e metta in campo ogni soluzione a sua disposizione per tutelare tutti i lavoratori, diretti e dell’indotto, e il risanamento ambientale. ArcelorMittal non è un gruppo credibile e non può essergli permesso di annientare la siderurgia italiana”.  FIM – “L’azienda ha stracciato l’intesa del 6 settembre 2018 fatto col sindacato e quello del 4 marzo fatto col Governo e altrettanto farà con quello inviato il 5 giugno”. A mettere in fila tutti gli accordi disattesi da ArcelorMittal per gli stabilimenti dell’ex gruppo Ilva è il leader Fim, Marco Bentivogli, che boccia i numeri del nuovo piano industriale. “Il nuovo piano prevede 3200 in Cigs già nel 2020 a cui aggiungere quelli in amministrazione straordinaria. Far slittare dal 2023 al 2025 come traguardo per ambientalizzazione e piena occupazione non solo inaccettabile ma è anche solo teorico, perché inconsistente sul piano degli investimenti e discutibile dal punto di vista dell’efficacia per il rilancio produttivo”, commenta. Per Bentivogli a innescare la discesa nei rapporti tra la multinazionale e il governo e conseguentemente con i sindacati, la decisione di cancellare lo scudo penale nei confronti della nuova proprietà franco indiana. “Nella ricostruzione del Ministro Patuanelli si insiste a ritenere la rimozione dello Scudo penale come pretesto per restituire gli impianti. Ma lo stabilimento di Taranto non si può usare a fisarmonica a seconda dei volumi. La realtà ha evidenziato che con l’introduzione dell’emendamento, con cui si è cancellato lo scudo penale, è iniziato il disimpegno. L’azienda pagava 1,8 miliardi per acquisire Ilva e ora metterà 500 milioni per una partecipazione di minoranza, magari con il Prestito previsto dal Dl Liquidità. E tutto il resto lo metteranno i contribuenti. Un capolavoro”, prosegue Bentivogli. E forti dubbi la Fim li nutre anche sulla disponibilità dello Stato al co-investimento: “in questo contesto bisogna assolutamente riverificare se esiste ancora un soggetto industriale che si senta ancora impegnato nel rilancio e ambientalizzazione del Gruppo ex-Ilva”, conclude. CISL – “La Cisl condivide e sostiene le ragioni della mobilitazione dei lavoratori dell’ex-Ilva, in sciopero per difendere il sacrosanto diritto al lavoro attraverso la continuità produttiva degli stabilimenti Arcelor Mittal. In queste settimane e in questi mesi l’azienda si è dimostrata interlocutore inaffidabile e si è caratterizzata per una gestione cinica e predatoria. Il piano presentato dal gruppo è del tutto irricevibile, frutto di un metodo inaccettabile e unilaterale, in cui le relazioni industriali sono state gravemente mortificate. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti. Siamo di fronte a richieste e pretese che rasentano la provocazione”. Lo afferma Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl, dopo l’incontro odierno.  “Al governo – spiega – abbiamo chiesto di uscire dal torpore e di mettere in campo azioni e decisioni per far valere gli impegni presi dal gruppo nell’accordo del settembre 2018. Non è più accettabile lo scaricabarile ed il rinvio delle iniziative che riguardano il futuro della produzione di acciaio nel nostro paese. Le responsabilità del governo e della proprietà non possono sempre ricadere sulle spalle dei lavoratori”. “Ci sono relazioni da ricucire – sottolinea il sindacalista – ma anche clausole contrattuali da far pesare nel caso malaugurato in cui si dovesse continuare secondo una logica di rapporto di forza. Se l’azienda vuole sfilarsi lo dica e si prepari a pagare penali salate. Noi restiamo all’accordo che impegna la proprietà a esuberi zero, al recupero dei lavoratori in cassa integrazione e in amministrazione straordinaria, alla tutela piena dei dipendenti dell’indotto e dell’appalto”.  “Chiediamo all’esecutivo – afferma Sbarra – il massimo impegno per stringere la proprietà alle proprie responsabilità rispetto agli investimenti in materia di sicurezza, sul pieno rispetto della capacità produttiva , sull’aggiornamento e la riqualificazione degli impianti a caldo, sul piano ambientale e il risanamento ecologico”. “La vertenza sull’ex-Ilva – fa notare – è diventata l’emblema di un Paese che non riesce a trovare la propria bussola industriale. Da un lato, la leggerezza di un governo che ha fatto l’errore clamoroso di negare lo scudo penale, dall’altro la grave irresponsabilità mostrata fin qui da un’azienda che nonostante intese sottoscritte rallenta gli investimenti , rinvia gli interventi sull’ambientalizzazione , annuncia tagli alla produzione e all’occupazione”. “E’ tempo – auspica Luigi Sbarra – di invertire la rotta: governo e azienda assicurino continuità occupazionale e produttiva in tutti gli impianti presenti nel paese per un effettivo rilancio della siderurgia italiana”. UIL – “Al di là di ogni considerazione di tipo ideologico noi crediamo che, in questa vicenda, anche lo Stato debba giocare un ruolo attivo. E bisogna intervenire con urgenza, per dare risposte ai lavoratori, che oggi stanno scioperando e che lottano da anni per il loro lavoro, ai cittadini di Taranto e al Paese. Perché la pazienza ha un limite e la nostra è finita”. Così il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, e il segretario generale aggiunto, Pierpaolo Bombardieri, commentano l’esito dell’incontro tra governo e sindacati sulla vicenda ex Ilva. 

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