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Autore: admin

Governo, Cacciari: “O fa conti giusti o rischiamo catastrofe”

“Presto saremo di fronti ad un bivio. O cominciamo a fare i conti come si deve, a cominciare da questo governo, o andiamo verso la catastrofe”. Massimo Cacciari si esprime così sulla crisi di governo. “Il recovery plan al momento è poco più di speranze e desideri, se riescono a dare corpo e a dare assistenza e se esprimono idee rapidamente, vale la pena che il governo duri e vale la pena cercare salvagenti, volenterosi, responsabili, costruttori. Se il governo deve vivacchiare, altrimenti no”, dice a Otto e mezzo su La7. 

“Presto saremo di fronti ad un bivio. O cominciamo a fare i conti come si deve, a cominciare da questo governo, o andiamo verso la catastrofe. Bisogna capire che le operazioni di assistenza devono essere caricate su tutta la cittadinanza e non solo su una parte. C’è bisogno di politiche fiscali e patrimoniali all’insegna dell’equità. Se questo governo è in grado di operare in questo senso, bene. Altrimenti, a casa. Nel prossimo mese, verificheremo se la palla è sgonfia o può rimbalzare. Alle eventuali elezioni non è detto che vinca il centrodestra”, aggiunge. 

E Matteo Renzi? “Ha giocato una partita strana e autolesionistica, non c’è alcuna possibilità che la legislatura vada avanti con un governo Pd-M5S senza Conte. Può esserci un governo istituzionale, ma è impossibile un governo 5 Stelle-Pd senza Conte 

Morte Martina Rossi, Cassazione annulla assoluzioni imputati

Caso Martina Rossi, nuovo processo d’Appello per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, condannati in primo grado per tentata violenza sessuale e per aver causato la morte della giovane in conseguenza di un altro delitto: quest’ultimo reato si è poi estinto per intervenuta prescrizione. In appello è arrivata l’assoluzione e la sentenza è stata ribaltata.  

Ora la decisione dei giudici della III sezione penale della Cassazione nel processo sulla morte della ragazza: la ventenne ligure ha perso la vita precipitando dal balcone di una camera di albergo a Palma di Maiorca, in Spagna, il 3 agosto 2011. 

I supremi giudici, con la decisione arrivata in serata, hanno annullato la sentenza di assoluzione disponendo un nuovo processo per i due imputati come sollecitato, nel corso della requisitoria, dal sostituto procuratore generale Domenico Seccia e accogliendo dunque i ricorsi presentati dalla procura generale di Firenze e della parti civili. Ad assistere alla lettura del dispositivo erano presenti i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo. 

I due imputati il 9 giugno 2020 erano stati assolti dalla Corte d’Appello di Firenze “perché il fatto non sussiste” ribaltando di fatto il verdetto del Tribunale di Arezzo. In primo grado, il 14 dicembre 2018, i due erano stati condannati dai giudici aretino a 6 anni di reclusione per tentata violenza sessuale e per aver causato la morte della giovane in conseguenza di un altro delitto: quest’ultimo reato si è poi estinto per intervenuta prescrizione.  

Una sentenza che arriva a dieci anni dai fatti quando Martina Rossi era in vacanza nell’isola delle Baleari con delle amiche e all’alba del 3 agosto del 2011 di ritorno da una serata in discoteca la ragazza precipitò dal balcone della stanza 609, quella dei due giovani di Castiglion Fibocchi. 

Dopo le indagini in Spagna, dove la morte fu archiviata come suicidio, i genitori di Martina hanno lottato facendo riaprire il caso. L’inchiesta italiana, avviata a Genova, è passata per competenza territoriale ad Arezzo dove si è celebrato il primo grado di giudizio con la condanna dei due imputati. Sentenza poi ribaltata a Firenze dai giudici della Corte d’Appello. 

“E’ un passo verso la giustizia”. A dirlo Bruno Rossi e Franca Murialdo, i genitori di Martina. “Abbiamo fatto un primo pezzo di strada, ora speriamo di fare anche l’altro. Speriamo di correre veloci – hanno detto i genitori di Martina commossi dopo aver assistito alla lettura del dispositivo dei giudici della III sezione penale – evitando ostacoli come la prescrizione affinché si riescano ad affermare le responsabilità per la morte di nostra figlia”. 

“A questo punto occorre uno sforzo finale per riuscire a fare quel che non è facile per ricelebrare almeno l’appello prima della prescrizione. Se si prescrive la tentata violenza sessuale si prescrive tutto, il termine è agosto circa più le sospensioni. Occorre una tempistica ai limiti del possibile ma ci proveremo fino in fondo, come abbiamo fatto in tutti questi anni”. Così all’Adnkronos l’avvocato Stefano Savi, legale della famiglia di Martina Rossi. La sentenza di secondo grado del giugno 2020 aveva ribaltato la condanna di primo grado emessa nel 2018 a 6 anni per tentata violenza sessuale e per aver causato la morte di Martina in conseguenza di un altro delitto. 

“E’ una grande soddisfazione – ha concluso Savi – perché finalmente la procura ritorna su quel binario che era stato impostato ad Arezzo. La Cassazione ci ha dimostrato quello che abbiamo sempre creduto, cioè che la sentenza di Firenze fosse infondata e insostenibile”. 

No Tav, pene ridotte in appello bis per scontri 2011 in Valsusa

Pene ridotte per i 33 attivisti No Tav imputati nel processo di appello bis per gli scontri avvenuti in Valsusa nel giugno e luglio 2011. Lo ha deciso la Corte d’appello di Torino. La decisione è giunta al termine di una camera di consiglio durata 12 ore. La pena più alta comminata è di 2 anni la più bassa di sei mesi. 

“L’impianto accusatorio che ci trasciniamo fin dal primo grado ha retto perfettamente, certamente pronunciamo una sentenza a dieci anni dai fatto quindi siano stati falcidiati dalle prescrizioni”. Così il procuratore generale Francesco Saluzzo che in aula ha assistito alla lettura della sentenza del processo d’appello bis. “Gli imputati, però, sono stati tutti, con varie sfumature, riconosciuti colpevoli dei reati di resistenza e violenza ai pubblici ufficiali”, ha detto ancora Saluzzo che ha osservato come “questa sentenza fa anche passare il messaggio che questo tipo di manifestazione e sue le modalità continuano a costituire reato e vengono sanzionate”.’ 

“Le pene sono state in alcuni casi dimezzate in altri ridotte e non per effetto della prescrizione ma per molteplici assoluzioni nel merito. Credo che questo sia anche fondamentale nel ripristinare una correttezza e laicità di giudizio nelle questioni No Tav”, ha commentato Gianluca Vitale, uno dei legali difensori degli attivisti No Tav . 

“L’elemento di soddisfazione è che non di tutte le lesioni debbano rispondere tutti, resta il problema di capire perché tutte quelle evidenti arbitrarietà, lanci di pietre, tiri di lacrimogeni ad altezza d’uomo, pestaggi delle persone che vengono arrestare non sono state ritenute tali da giustificare la reazione dei manifestanti. Su questo il terreno di discussione resta aperto”, ha aggiunto ancora il legale osservando che “non ha retto l’impianto accusatorio nella misura in cui faceva un po’ un minestrone, dicendo tutti sono responsabili di tutto, questo era stato smentito dalla Cassazione e ora dalla Corte d’appello” 

“Resta un problema sull’accusa di resistenza, la Cassazione aveva chiesto di approfondire del perché non si debba tenere conto dell’arbitrarietà degli atti che con tutta evidenza sono stati commessi durante quei giorni, anche dalle forze dell’ordine. Su questo aspetteremo le motivazioni per predisporre un ricorso in Cassazione”, ha proseguito e concluso: “Le pene ora rientrano in dei parametri normali di un normale processo e non su quei parametri di accanimento repressivo delle sentenze precedenti”. “Una sentenza di buonsenso”, ha aggiunto un altro avvocato difensore Frediano Sanneris, “le pene sono state rideterminate rispetto all’effettiva gravità dei fatti accaduti”. 

Coppa Italia, la Lazio segna al 90′ e va ai quarti

Vittoria in extremis per la Lazio contro il Parma negli ottavi di Coppa Italia. All’Olimpico finisce 2-1: padroni di casa in vantaggio con Parolo al 23mo, nella ripresa pareggio di Mihaila all’83mo prima dell’acuto di Muriqi, che proprio al 90mo sigla la sua prima rete con la maglia della Lazio. Ai quarti i biancocelesti affronteranno l’Atalanta. 

Governo, Orlando: “Elezioni più vicine? Purtroppo sì”

“Oggi elezioni più vicine? Purtroppo sì”, risponde Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, a ‘Piazzapulita’ su La7. Quanto tempo ha il governo per risolvere la crisi? “Qualche giorno”, sottolinea e aggiunge: “Noi crediamo che se si toglie Conte questa maggioranza implode”. 

“Sta succedendo quello che purtroppo noi temevamo. Pensavamo che oltre questo governo tutte le altre ipotesi fossero di molto difficile percorribilità. Purtroppo – ha proseguito Orlando – le cose ci stanno dando ragione. Noi non vogliamo mischiare i nostri voti con quelli di Salvini e Meloni, quindi un’ipotesi di unità nazionale non esiste. Mi pare che il M5S non rinunci ad avere Conte come riferimento. In politica se si escludono le vie che non sono percorribili restano quelle percorribili. Se c’è una crescita dei numeri attorno questo governo è evidente che si può andare avanti, ma non è che noi vogliamo andare avanti a dispetto dell’aritmetica”.  

“Vedo le elezioni più vicine? Sì, perché è stata buttata all’aria una strada senza che ne venisse costruita un’altra – ha sottolineato Orlando – Noi avevamo già in precedenza posto la questione dell’allargamento dei numeri e avevamo chiesto i tavoli sulle riforme”.  

“La crisi è stata innescata dalle dimissioni delle ministre di Italia Viva – ha continuato – Conte non è andato al Quirinale, il giorno delle dimissioni delle ministre, per fare una passeggiata. Conte ha detto ‘sono disponibile, mettiamoci al tavolo per un patto di maggioranza’. Dopo un’ora è arrivata la conferenza stampa” di Matteo Renzi, che ha annunciato le dimissioni di Teresa Bellanova e Elena Bonetti dal governo. “Tutte le cose che Renzi ha chiesto progressivamente sono state ottenute”, ha affermato. 

“Io non sono un ‘bimbo di Conte’, ma è difficile spiegare perché vada bene” ad agosto 2019 ”e non vada bene dopo che ha preso 209 miliardi. Conte ha un merito: sui rapporti con l’Europa, ha tenuto il punto anche quando era nell’altro governo. Gli va dato atto”, ha sottolineato ancora escludendo “che sarà dato un Ministero ai responsabili che hanno votato la fiducia al Governo”. 

 

Covid Gb, 37.892 casi e 1290 morti nelle ultime 24 ore

Nelle ultime 24 ore la Gran Bretagna ha registrato 1.290 morti per covid-19 e 37.892 nuovi contagi. Il dato dei decessi rimane molto alto, ma inferiore al triste record assoluto di ieri (1.820) e ai morti di martedì (1.610). Prima di martedì, dall’inizio della pandemia vi erano stati solo due bollettini giornalieri con più di 1200 decessi, nota il Guardian. Ora la media degli ultimi sette giorni è di 1.224 morti ogni 24 ore. 

Per quanto riguarda i contagi, il dato di oggi è leggermente inferiore a quello di ieri (38.905). Negli ultimi sette giorni vi è stato un calo del 24% rispetto alla settimana precedente. 

Intanto procede rapidamente la vaccinazione. Entro ieri quasi cinque milioni di britannici – per la precisione 4.973. 248 – avevano ricevuto la prima dose. 

Governo, Conte verso delega servizi: tam tam su Benassi

Tam Tam sull’uomo di fiducia del premier Giuseppe Conte a cui verrà affidata la delega ai servizi, in un Cdm che si terrà stasera alle 21.45, convocato all’ultimo minuto utile. Il super favorito nelle ultime ore sembrerebbe essere Pietro Benassi, consigliere diplomatico del presidente del Consiglio, ex ambasciatore e Berlino e molto legato a Conte.  

Con la delega ai servizi segreti ad un uomo vicino al premier si sbloccherebbe anche l’impasse per altre nomine, legate ai “vice direttori” dell’intelligence interna, esterna e del Dis. Ma al momento l’unica certezza è che la delega non verrà affidata a un profilo politico, a un membro di governo, anche per evitare divisioni in un momento così complesso per la vita del governo. “Il nome lo sapremo all’ultimo minuto, al momento lo sa solo Conte e pochissimi uomini a lui vicini”, assicura all’Adnkronos un ministro M5S. 

Governo, Salvini: “Meglio ridare la parola agli italiani”

“Ci fidiamo solo degli italiani, meglio investire due mesi di tempo dando la parola agli italiani e poi lavorare tranquilli per i prossimi 5 anni, non si possono rivedere le scene che hanno visto gli italiani al Senato questa settimana”. Così Matteo Salvini, in un video messaggio al termine dell’incontro del centrodestra al Colle, ribadendo la necessità di andare al voto. 

“Con tre milioni di italiani che rischiano di perdere il lavoro, 500mila negozi e imprese che hanno già chiuso, otto milioni di studenti e un milione di insegnanti in difficoltà, non si può continuare ad assistere alla compravendita dei senatori, a un governo senza idee, senza una visione, senza maggioranza, l’abbiamo detto al presidente della Repubblica”, conclude il leader della Lega. 

Vaccino covid Pfizer, Arcuri: “20% dosi in meno”

 

“La prossima settimana avremo ancora il 20% di dosi in meno” del vaccino Pfizer. Lo ha detto il commissario straordinario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri. “Il ritardo nelle consegne – ha sottolineato Arcuri – hanno ritardato la campagna fino ad arrivare alla somministrazione di 28mila dosi al giorno. Le dosi iniettate si sono ridotte dei 2/3 al giorno. Questa settimana abbiamo ricevuto il 29% di dosi in meno”.  

Ma per accelerare una speranza arriva dal vaccino di AstraZeneca se, come preventivato, sarà approvato da Ema e Aifa. “Al momento, e sottolineo al momento – ha scandito Arcuri – prevediamo una consegna di 8 milioni di dosi nel primo trimestre di quest’anno, speriamo che sia confermato”. 

“Da qualche giorno- ha però sottolineato il commissario – la pressione sugli ospedali inizia lievemente ad alleggerirsi”.  E “negli ultimi giorni – ha riferito Arcuri – sono stati inviati alle regioni ulteriori 167 ventilatori per le terapie intensive”. 

Guardando al di furori dei confini nazionali Arcuri ha poi sottolineato come “la pandemia continua a produrre i suoi effetti nefasti nel mondo. Negli Stati Uniti ci sono stati più morti per il covid delle vittime della seconda guerra mondiale”. 

 

 

Governo, convocato Cdm per questa sera

E’ stato convocato per questa sera, alle 21.45 a palazzo Chigi, Il Consiglio dei ministri, per l’esame del seguente ordine del giorno: leggi regionali; varie ed eventuali. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi. 

A quanto apprende l’Adnkronos, sul tavolo – riferiscono autorevoli fonti – dovrebbe esserci la delega ai servizi, il che spiegherebbe l’assenza del pre-consiglio, la riunione preparatoria del Cdm.
 

Covid e gel disinfettante, attenzione agli occhi dei bimbi

Covid e gel disinfettante, attenzione agli occhi dei bimbi. Nei negozi e negli uffici pubblici, fra le mura di casa e a scuola, una nuova minaccia per i più piccoli si nasconde infatti in ogni angolo del mondo: è il boom di incidenti agli occhi, lesioni chimiche provocate dall’accidentale contatto con il gel disinfettante per le mani, nuovo compagno di vita in tempi di pandemia, pilastro di una delle misure anti-contagio. A sollevare il problema sono due studi pubblicati su ‘Jama Ophthalmology’ e condotti in due diversi Paesi. Il primo è un lavoro francese che segnala un aumento di 7 volte di queste lesioni oculari fra i bambini. L’altro, uno studio indiano, riporta due casi specifici di una bambina di 4 anni e un bambino di 5 entrambi con cheratopatia tossica provocata da un incidente col gel disinfettante a base alcolica.  

La piccola stava tentando di utilizzare un erogatore installato su un piedistallo in un negozio; per l’altro paziente non ci sono dettagli sulle dinamiche dell’incidente, ma in entrambi i casi sono state necessarie cure e farmaci. Per la bambina sono state necessarie 2 settimane per guarire completamente dai danni riportati all’occhio destro. Tanto che gli autori, Sonam Yangzes e colleghi, avvertono: “I bambini sono a rischio di gravi lesioni oculari e forse anche di cecità dovuta all’esposizione involontaria” a questi prodotti. “E’ necessaria una maggiore consapevolezza di questo potenziale pericolo”.  

L’obiettivo dei ricercatori francesi, Gilles C. Martin e colleghi, era quello di inquadrare il fenomeno da un punto di vista epidemiologico e segnalare la gravità delle lesioni oculari. Gli autori sono andati a recuperare i casi dal database nazionale dei centri antiveleni del Paese e da un ospedale pediatrico di riferimento per l’oftalmologia a Parigi. Il periodo preso in considerazione va da inizio aprile a fine agosto 2020, prima ondata di Covid-19. I dati sono stati confrontati con quelli dello stesso periodo del 2019. Risultato: nel 2020 gli incidenti oculari legati al gel disinfettante per le mani erano 7 volte di più (9,9% del totale delle esposizioni oculari pediatriche contro 1,3% registrate nel 2019).  

Il numero di casi che si sono verificati in luoghi pubblici è aumentato, e anche i ricoveri in ospedale (età media 3 anni e mezzo), riferiscono gli autori. In 8 casi i baby pazienti presentavano ulcere corneali e congiuntivali, che per 6 di loro interessavano più del 50% della superficie corneale. Due casi hanno richiesto un trapianto di membrana amniotica. “Questi risultati indicano che le autorità sanitarie dovrebbero garantire l’uso sicuro dei dispositivi per l’igiene delle mani e avvertire i genitori e gli operatori sanitari del potenziale pericolo per i bambini”, ammoniscono gli autori. Alle stesse conclusioni arrivano anche i ricercatori che hanno descritto i casi dei due bambini.  

“In entrambi – precisano – non ci sono state sequele a lungo termine”, né la necessità di un passaggio in sala operatoria come accaduto in altri casi clinici, “ma non è difficile immaginare una situazione in cui un intervento ritardato aumenta il rischio di complicazioni. I bambini dovrebbero essere sempre assistiti da un adulto durante l’utilizzo del gel per le mani. Anche se i classici acqua e sapone dovrebbero essere promossi come misura preventiva più sicura. Aprendo scuole e luoghi pubblici, è necessario considerare questi rischi e adottare misure appropriate come sensibilizzare tutti, addestrare i più piccoli a un uso corretto di questi prodotti, predisporre erogatori a misure di più piccoli e segnali di allerta accanto che invitino a fare attenzione”.  

I bambini “sono curiosi per natura e ottimi imitatori”, scrive in un commento separato Kathryn Colby, del Dipartimento di oftalmologia della Grossman School of Medicine – New York University. “Abbiamo visto nel recente passato conseguenze negative impreviste legate all’interesse dei più piccoli per nuovi prodotti come le pasticche per il bucato”, per esempio. “Non è inaspettato dunque che siano attratti anche dai dispenser. Dobbiamo intraprendere misure per proteggerli”, conclude l’esperta ringraziando i ricercatori per aver allertato la comunità degli oftalmologi sul problema e analizzando possibili vie per consentire un intervento immediato in caso di incidenti simili (una ‘stazione’ per il lavaggio oculare accanto al distributore di gel disinfettante, fra le altre cose), oltre all’importanza di istruire i genitori sul da farsi.  

“E’ un momento difficile per il mondo – conclude – Mentre rimaniamo fiduciosi del fatto che la vaccinazione e un migliore trattamento della malattia Covid ci consentiranno di tornare a uno stato più normale in un futuro non troppo lontano, dobbiamo affrontare questa conseguenza non intenzionale della pandemia per ridurne gli effetti sui bambini”. 

Covid Campania, 1.215 nuovi contagi e 40 morti: bollettino

Sono 1.215 i nuovi casi di coronavirus in Campania secondo il bollettino di oggi. Segnalati anche altri 40 morti, 20 dei quali avvenuti nelle ultime 48 ore e 20 in precedenza, ma registrati ieri. 

I tamponi processati sono 15.473, di cui 1.300 antigenici (di questi, 48 sono risultati positivi). Il totale dei positivi in Campania dall’inizio dell’emergenza sale a 210.697 (di cui 354 antigenici), il totale dei tamponi eseguiti è 2.285.816 (di cui 6.899 antigenici). Il totale dei morti in Campania dall’inizio della pandemia da Covid-19 è 3.511. Sono 863 i guariti del giorno: i guariti totali sono 136.008. In Campania sono 100 i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva, dato stabile rispetto a ieri, e 1.440 i pazienti Covid ricoverati in degenza, 8 in meno rispetto al dato di ieri. 

Vaccino Pfizer, “da settimana prossima consegne regolari”

Le consegne delle dosi di vaccino anti-Covid da parte di Pfizer e BionTech agli Stati membri dell’Ue, Italia inclusa, subiscono “interruzioni” e ritardi in questa settimana, ma dalla prossima le consegne dovrebbero riprendere regolarmente. Lo ha spiegato durante il briefing con la stampa il portavoce della Commissione per la Salute, Stefan de Keersmaecker. “La settimana scorsa – ha detto – siamo stati informati dalla compagnia che ci sarebbero stati ritardi nelle consegne” dei vaccini, a causa di lavori nello stabilimento di Puurs, nelle Fiandre, necessari ad aumentare la capacità produttiva. La presidente Ursula von der Leyen “ha contattato il Ceo di Pfizer Albert Bourla immediatamente: sono arrivate subito rassicurazioni che le consegne del primo trimestre arriveranno nel primo trimestre e che nei trimestri successivi la produzione sarebbe aumentata”. 

“Venerdì scorso – continua il portavoce – ci sono state discussioni con la compagnia e con gli Stati membri, per seguire la situazione: dopo questa discussione Pfizer ha annunciato che ci sarebbe stato un ritardo di una settimana”. “Il che significa – aggiunge – che nella settimana in cui siamo ora ci sono interruzioni nelle consegne, ma poi dalla prossima le consegne dovrebbero procedere secondo i piani. Continuiamo a seguire la situazione con la compagnia , insieme agli Stati membri”. “Le consegne – sottolinea – sono competenza della compagnia e dello Stato membro: la Commissione ha siglato il contratto quadro, ma gli accordi di consegna sono presi tra il Paese e la compagnia, cosa che è assolutamente normale, perché gli Stati membri sono meglio informati sulle rispettive campagne vaccinali”. 

“La discussione – aggiunge de Keersmaecker – avviene nel comitato direttivo e, per quanto ci riguarda, è importante che continuiamo ad assicurare la consegna puntuale di quello che è stato concordato”. Quanto all’intenzione delle autorità italiane di portare Pfizer in Tribunale, “non sta a noi – osserva il portavoce capo Eric Mamer – tentare di indovinare quali sono le intenzioni del governo italiano. Ogni Stato reagisce come crede opportuno. Il nostro obiettivo è aumentare rapidamente la consegna dei vaccini, che è quello che tentiamo di fare con Pfizer e Biontech”. 

Gli accordi tra l’Ue e le case farmaceutiche, osserva poi de Keersmaecker, sono basati non sul numero di fiale, ma su quello delle dosi. Ora, le fiale del vaccino di Pfizer-BionTech, come si era già verificato negli Usa, contengono sei, persino sette dosi ciascuna, se prelevate con siringhe di precisione, invece delle cinque inizialmente previste. Non è un dettaglio da poco, perché aumentano le dosi a disposizione, a patto che si disponga delle siringhe appropriate. “Nei contratti – afferma ancora de Keersmaecker – ci siamo accordati per la consegna di un certo numero di dosi in un certo periodo di tempo, in tutti i contratti e anche nel contratto con Pfizer e Biontech”. “Il fatto che sei dosi possono essere estratte” dalle fiale, invece di cinque, “usando naturalmente le siringhe appropriate, è un fatto benvenuto, che aumenta le dosi a disposizione”, sottolinea. 

“Per quanto riguarda il rispetto dei contratti – dice poi – è essenziale che ne discutiamo tra Commissione e Stati membri nel comitato direttivo, prima di adottare decisioni sul cambiamento delle consegne. E’ importante – rimarca – che l’accordo venga rispettato e seguito alla lettera. Nel frattempo continuiamo a sostenere gli Stati membri, per fare in modo che le consegne continuino come concordato, senza interruzioni”. 

Il portavoce conferma infine che i contratti siglati tra l’Ue e le case farmaceutiche prevedono sì che la responsabilità giuridica sia in capo al produttore, ma con delle eccezioni. In alcuni casi c’è una manleva, che gli Stati hanno accordato anche perché i vaccini andavano sviluppati in tempi ridotti, per evidenti ragioni di costi-benefici (in genere occorrono dai 10 ai 15 anni, per quelli contro la Covid-19 si è fatto tutto in meno di un anno). “Il principio principale – conferma De Keersmaecker – è che i produttori dei vaccini sono responsabili. In certi casi gli Stati membri potrebbero indennizzare le società”. 

In ogni caso, “i diritti dei cittadini sono protetti, perché la compensazione” dei danni derivanti da eventuali effetti collaterali è prevista, o da parte della compagnia oppure da parte dello Stato. Il nodo della ‘liability’, la responsabilità giuridica, è stato il principale ostacolo nei negoziati tra la Commissione Europea e Pfizer-BionTech, dato che la multinazionale Usa rifiutava di assumersi la responsabilità anche in caso di errore nello sviluppo del vaccino. Per questo il contratto con Pfizer e Biontech è stato siglato dalla Ue tardi, solo l’11 novembre, molto dopo quelli con AstraZeneca e Sanofi-Gsk. 

Covid Italia, oggi 14.078 contagi e 521 morti: il bollettino

Sono 14.078 i contagi da coronavirus in Italia oggi, 21 gennaio, resi noti secondi i dati del bollettino della Protezione Civile pubblicato sul sito del ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 521 morti che portano il totale a 84.202 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid-19. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 267.567 tamponi. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 2.418 (-43).  

I dati delle regioni: 

VENETO – Sono 1.003 i nuovi contagi da coronavirus in Veneto secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 104 morti. Poco meno di 36 mila i tamponi in 24 ore, pari ad una incidenza 2,78%. Il totale dei decessi da inizio pandemia è di 8.364 vittime. Continua il trend di calo dei ricoveri sia in area non critica che nelle terapie intensive sceso ad un totale di 2798 in totale di pazienti Covid ricoverati negli ospedali della regione, da ieri sono stati così liberati 600 letti. 

TOSCANA – Sono 503 i nuovi contagi di Coronavirus in Toscana secondo il bollettino di oggi, 21 gennaio. Si registrano altri 14 morti. Nella Regione sono complessivamente 129.384 i casi di positività al Coronavirus. I nuovi casi sono lo 0,4% in più rispetto al totale del giorno precedente. I guariti crescono dello 0,4% e raggiungono quota 117.029 (90,5% dei casi totali). 

MARCHE – Sono 500 i nuovi casi di persone positive al coronavirus nelle Marche da ieri, su 6.998 tamponi effettuati, e 16 i decessi. Lo rende noto il bollettino dell’Osservatorio epidemiologico del Servizio sanitario regionale. Si registra un ricovero in meno nelle terapie intensive e il totale dei ricoveri è a -19. I guariti sono 43. 

LAZIO – “Oggi, su oltre 12mila tamponi nel Lazio (-47) e quasi 14mila antigenici per un totale di oltre 26mila test, si registrano 1.303 casi positivi (+22), 36 sono i decessi (-25) e 1.771 i guariti. Aumentano i casi, mentre diminuiscono i morti, i ricoveri e le terapie intensive. Il rapporto tra positivi e tamponi è a 10%, ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale scende al 4%. I casi a Roma città tornano a quota 600”. Questo il quadro tracciato dall’assessore alla Sanità e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato. 

PUGLIA – Sono 1.275 i nuovi contagi da coronavirus in Puglia secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 26 morti. 

ABRUZZO – Sono complessivamente 40.025 i casi positivi al Covid 19 registrati in Abruzzo dall’inizio dell’emergenza. Rispetto a ieri si registrano 212 nuovi casi (di età compresa tra 2 e 97 anni). I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 34, di cui 12 in provincia dell’Aquila, 7 in provincia di Pescara, 8 in provincia di Chieti e 7 in provincia di Teramo. Il bilancio dei pazienti deceduti registra 9 nuovi casi e sale a 1358 (di età compresa tra 71 e 94 anni, 3 in provincia di Chieti, 1 in provincia dell’Aquila e 5 in provincia di Pescara). Del totale odierno, 4 casi sono riferiti ai giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl. Lo comunica l’Assessorato regionale alla Sanità. 

CAMPANIA – Sono 1.215 i nuovi casi di coronavirus emersi nelle ultime 24 ore in Campania, 95 dei quali sintomatici e 1.072 asintomatici. Sono 40 i decessi inseriti nel bollettino odierno dell’Unità di crisi della Regione Campania, 20 dei quali avvenuti nelle ultime 48 ore e 20 in precedenza, ma registrati ieri.
 

EMILIA ROMAGNA – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 206.578 casi di positività, 1.320 in più rispetto a ieri, su un totale di 21.949 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 6%. Secondo il bollettino di oggi ci sono 73 nuovi decessi. 

LOMBARDIA – Sono 55 le persone decedute in Lombardia nelle ultime 24 ore a causa del coronavirus, portando così a 26.460 il numero totale dei decessi dall’inizio della pandemia. Lo rende noto la Regione. I tamponi effettuati sono 37.713 (di cui 28.008 molecolari e 9.705 antigenici) per un totale di 5.348.951. I nuovi casi positivi sono invece 2.234 (di cui 119 ‘debolmente positivi’) mentre il rapporto positivi/tamponi sale a 5,9%. 

SARDEGNA – Si registrano 7 nuovi decessi per Covid – 19 in Sardegna e 238 casi di positività in più. Nell’aggiornamento dell’Unità di crisi regionale risulta un incremento complessivo di quasi 6mila test rapidi (5.991) rispetto al dato di ieri e un rapporto casi positivi-numero di tamponi eseguiti che porta l’Isola ad un tasso di positività del 3,97%. 

VALLE D’AOSTA – Nessuno decesso nelle ultime ore ma da inizio emergenza Coronavirus il numero ha toccato 400, e 341 casi positivi attuali, – 18, di cui 43 ricoverati in ospedale, 2 in terapia intensiva e 297 in isolamento domiciliare. Sono i numeri dell’epidemia da Covid 19 in Valle D’Aosta. 

Menarini, ok Ue a terapia contro neoplasia ematologica rara

La Commissione europea ha approvato Elzonris* (tagraxofusp) come monoterapia per il trattamento in prima linea di pazienti adulti affetti da neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche (Bpdcn), una neoplasia ematologica rara e aggressiva con prognosi severa. Lo annuncia Menarini, sottolineando che la decisione fa seguito al parere positivo adottato dal comitato tecnico Chmp dell’Agenzia europea del farmaco Ema a novembre 2020, e si basa sul più ampio studio prospettico mai condotto in pazienti con Bpdcn, naïve al trattamento o precedentemente trattati. Elzonris ha ricevuto la designazione di farmaco orfano in Europa. Ora è il primo trattamento approvato per i pazienti con Bpdcn e la prima terapia mirata anti-Cd123 disponibile in Europa, in risposta a un importante bisogno terapeutico. 

“Questo risultato conferma l’impegno di Menarini in oncologia che si affianca, tra gli altri, a quello contro l’antibiotico-resistenza e allo sviluppo di un anticorpo monoclonale contro il Covid-19 – affermano Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del board di Menarini – La ricerca e lo sviluppo di nuove terapie, come nel caso di Elzonris, rappresentano spesso l’unica soluzione di cura per moltissimi pazienti”.  

“Per la prima volta – commenta Elcin Barker Ergun, Ceo del gruppo – i pazienti affetti da Bpdcn in Europa avranno la possibilità di beneficiare di un trattamento diretto in modo specifico contro questo tumore raro e aggressivo. L’approvazione di Elzonris rende possibile un cambiamento significativo nell’approccio terapeutico per la Bpdcn, poiché fornisce ai medici una terapia mirata per aiutare i pazienti affetti da questa terribile malattia. Ora stiamo lavorando per rendere Elzonris disponibile in Europa nel più breve tempo possibile, come parte del nostro impegno a fornire farmaci efficaci e innovativi per le persone affette da gravi malattie”. 

Elzonris – ricorda una nota – è una terapia mirata che agisce in maniera selettiva sul recettore Cd123, già approvata dalla Food and Drug Administration (Fda) americana e distribuita dal 2019 negli Stati Uniti da Stemline Therapeutics, ora parte del gruppo Menarini.  

Il farmaco, che deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell’uso di agenti antitumorali, è stato autorizzato nel 2018 dalla Fda dove è attualmente disponibile per il trattamento di pazienti adulti e pazienti pediatrici, di età pari o superiore a 2 anni, affetti da Bpdcn. 

Covid, Zaia: “In Veneto terza ondata è arrivata”

“Io credo che in Veneto la terza ondata sia arrivata. Ci siamo presi una bella ‘sventolata’ e lo dimostra il numero di ricoveri e di mortalità eccezionale solo in un mese e mezzo”. Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia oggi nel corso del punto stampa, parlando dell’emergenza coronavirus. Il governatore del Veneto ha anche però spiegato che “le curve continuano a scendere sia per numero di nuovi contagi che di ricoveri negli ospedali”, e ha annunciato che “in Veneto oggi l’Rt è 0,82”.  

Sulle nuove fasce di rischio che verranno decise domani Zaia ha invece sottolineato: “Non vi so dire se sarà ancora in zona arancione o meno. Ad oggi siamo in arancione per un fattore ‘prudenziale’, ma non avente titolo dato che i nostri parametri sono sempre stati da giallo”. Così secondo il governatore del Veneto “l’algoritmo darà il giallo per il Veneto, ma occorre valutare se sarà opportuno o meno mantenere l’arancione perché il colore della fascia cambia i nostri comportamenti”. Così Zaia ha ribadito l’importanza di rispettare le misure di sicurezza. “Tutto dipende da noi, a prescindere dal colore della fascia”. 

Il governatore in conferenza stampa ha riferito che “ci sono imprenditori veneti che sono disponibili alla produzione di vaccini, tramite accordi con Pfizer o altre aziende produttrici. So che c’è chi si è detto disponibile, non so quanti siano ma sono a conoscenza che c’è un avvio di interlocuzione, appena iniziata. E la Regione Veneto è pronta con la sua finanziaria regionale ad affiancare i nostri imprenditori”. 

Quanto al ritardo sulle nuove forniture dei vaccini Pfizer, Zaia ha spiegato: “Noi riusciremo a concludere la fase dei richiami, ma non di avviare le nuove vaccinazioni. La prossima settimana verrà riequilibrata la fornitura delle dosi e poi spero che da quella successiva si torni a regime”.  

Covid Veneto, 1.003 nuovi contagi e 104 morti: bollettino

Sono 1.003 i nuovi contagi da coronavirus in Veneto secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 104 morti. Poco meno di 36 mila i tamponi in 24 ore, pari ad una incidenza 2,78%. Il totale dei decessi da inizio pandemia è di 8.364 vittime. Continua il trend di calo dei ricoveri sia in area non critica che nelle terapie intensive sceso ad un totale di 2798 in totale di pazienti Covid ricoverati negli ospedali della regione, da ieri sono stati così liberati 600 letti. 

Sfida estrema su Tik Tok, bimba di 10 anni gravissima

Si trova in gravissime condizione la bimba di 10 anni arrivata ieri sera, in arresto cardio circolatorio, al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cristina di Palermo. La piccola avrebbe partecipato a una sfida su Tik tok stringendosi una cintura al collo. A trovarla nel bagno di casa è stata la sorella.  

“Le sue condizioni sono da considerare critiche – spiega in una nota il direttore sanitario aziendale Salavatore Requirez – La bambina è arrivata in arresto cardiorespiratorio di non precisabile durata temporale in quanto l’inizio è ricostruibile, con anamnesi indiretta, solo approssimativamente attraverso il racconto dei genitori che l’hanno accompagnata. Immediatamente accolta in codice rosso ha usufruito delle manovre di rianimazione cardiopolmonare e il cuore ha ripreso il battito. Ha quindi subito eseguito una tac encefalo che ha evidenziato una situazione di coma profondo da encefalopatia post anossica prolungata”. La bimba è ricoverata in terapia intensiva pediatrica. 

Friedman su Melania, Maglie: “Vergognoso doppiopesismo italiano”

“La frase di Alan Friedman e le reazioni ilari dei presenti si iscrivono nel metodo abituale del doppiopesismo italiano, che vale anche e soprattutto nello scandalizzarsi e e nel denunciare. E’ il frutto di un politically correct che viene applicato un tanto al chilo ad alcuni soggetti che devono essere le vittime. Gli altri ne sono esenti”. E’ l’opinione di Maria Giovanna Maglie che, conversando con l’Adnkronos, interviene nella rovente polemica suscitata dalle parole del giornalista Alan Friedman che, in tv, ha definito ‘escort’ Melania Trump per poi correggersi subito dopo con l’appellativo ‘moglie’. 

“Ci sono alcune donne -è l’affondo della giornalista- che possono essere lapidate come l’adultera e ci sono le madonne. Anche qui in Italia, l’altro giorno cosa abbiamo visto? Insulti furibondi a Teresa Bellanova da parte della sinistra varia e Cinque Stelle. Poco più di un anno fa, quando Teresa Bellanova giurò da ministro, sui commenti che qualcuno osò fare al suo vestito si scatenò il mondo indignato delle femministe politically correct: Oggi tutti zitti”. 

“Questo -spiega la Maglie- riguarda anche Melania Trump, che in questi anni è stata sempre oggetto di una campagna di denigrazione oscena, culminata, dopo la mancata rielezione di Trump, con le chiacchiere che la volevano in procinto di divorziare, e che non vedeva l’ora di andarsene. Una serie di cose atte a denigrare una signora che con il suo ruolo e la sua storia è stata a dir poco impeccabile”, sottolinea. “Vorrò vedere ora se parleranno della first lady di Biden, che si è riconciliata dal marito dopo anni di separazione, dopo che lui ha finito di toccare il c… alle stagiste, e solo ai fini della campagna elettorale”.  

E sul giornalista che ha pronunciato le parole sessiste sull’ex first lady americana, osserva: “Alan Friedman è quello del quale il New York Times scrisse: famoso in Italia per essere americano. Campeggiano sul web le foto di lui che stringe sorridente la mano a Trump. Poi ha deciso di sposare, perché ha visto che era più popolare, la parte di denigratore, non si capisce in nome di quale democrazia visto che Trump è stato un presidente eletto e popolare. Ora festeggia come un avvoltoio, e come tutti gli avvoltoi ha bisogno di carne fresca e la carne fresca è la frase su Melania Trump”. 

“Ce l’ho più con gli astanti che non con lui: perché lui è sempre stato quello che è e si è confermato tale, gli altri però, un minimo di vergogna, genere che non si porta più, lo dovrebbero esercitare”, conclude la giornalista. (di Ilaria Floris) 

Governo, Apicella: “Berlusconi? Mai con la sinistra”

”Spero che questa pandemia finisca presto, non se ne può più. La gente è allo stremo, dobbiamo tornare alla normalità. Questo non era proprio il momento di fare una crisi di governo…”. Mariano Apicella, il ‘menestrello’ di casa Berlusconi, non capisce le ragioni che hanno spinto Matteo Renzi ad aprire una crisi in piena emergenza Coronavirus. Non cita direttamente il leader di Iv ma insiste e dice all’Adnkronos: ”Io non sono certo un amante di Conte, ma non capisco, non c’era affatto bisogno di una crisi adesso”. Il musicista napoletano si tira fuori dalle polemiche di questi giorni sui ‘responsabili’, che toccano da vicino anche Forza Italia con varie ‘defezioni’ pro Conte e sorride: ”Se la politica va ovest, io vado ad est…”. 

Un pronostico sul governo? Ci sarà il Conte ter o si farà un esecutivo di unità nazionale con Silvio Berlusconi dentro? ”Se non si va alle elezioni, non vedo soluzioni”, replica Apicella, che aggiunge: ”Non credo proprio che Berlusconi farà mai accordi con la sinistra. La situazione è molto complicata”.  

Il musicista napoletano, che ha scritto a quattro mani varie canzoni con il Cav, cita le note di un famoso brano di Luigi Tenco per fotografare il momento delicato in cui versa il Paese e lanciare un messaggio di speranza: ”Vedrai, vedrai, vedrai che cambierà, forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà…”.