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Autore: admin

Corte Suprema: “Procura può avere dichiarazioni fiscali di Trump”  

La Corte suprema americana ha stabilito che il procuratore federale di New York ha il diritto di accedere ai documenti finanziari di Donald Trump, inclusa la sua dichiarazione dei redditi, ma il Congresso non potrà riceverli sulla base della separazione dei poteri. I due diversi pronunciamenti sono stati approvati con sette giudici favorevoli e due contrari. La Corte ha chiesto alle diverse commissioni della Camera dei rappresentanti che avevano fatto richiesta della dichiarazione dei redditi del Presidente ragioni più specifiche per giustificarla.  

Donald Trump parla di “persecuzione politica”. “La Corte suprema ha rinviato il caso ad una Corte di grado inferiore, la lite giudiziaria continua – ha scritto Trump su Twitter – Questa è tutta una persecuzione politica. Ho sconfitto la caccia alle streghe di Mueller e di altri e adesso continuerò a combattere nella New York politicamente corrotta. Nessuna equità verso questa presidenza o amministrazione!”. 

Per il procuratore di New York, Cyrus Vance, citato dai media locali, si tratta invece di “un’enorme vittoria per il sistema di giustizia della nostra nazione e per il suo principio fondante secondo cui nessuno – nemmeno il presidente – è al di sopra della legge”.  

 

Bper, finanziamento a Gustibus Alimentari con Garanzia Italia di Sace 

Gustibus Alimentari ha definito con Bper Banca un’operazione di lungo termine da 800mila euro, assistita dalle garanzie di Sace nell’ambito del programma Garanzia Italia. Lo rende noto Bper Banca in un comunicato. Gustibus, attiva dal 2009 nella zona industriale di Dittaino (Enna), opera nel settore agroalimentare, beneficiando sul territorio della stretta connessione tra il mondo della produzione agricola e quello della trasformazione industriale. Essa punta infatti sulla valorizzazione delle materie prime delle colture mediterranee e sull’utilizzo di pratiche agronomiche moderne e sicure. 

Il supporto finanziario di Bper Banca, abbinato e coordinato ad un’ulteriore agevolazione concessa da Alba Leasing – società partecipata dal Gruppo Bper – consentirà a Gustibus di effettuare investimenti e riqualificare le proprie fonti di finanziamento per circa 2,6 milioni di euro, con importanti ricadute sulla sua capacità produttiva e sul tessuto economico ad essa collegato. Nello specifico, il mix di strumenti messi a disposizione da Bper e dagli enti partner, darà la possibilità all’azienda agricola di realizzare un nuovo impianto per la creazione di prodotti che necessitano di un processo di sterilizzazione e introdurre un nuovo sistema di imballaggio del prodotto finito. 

“Con questa operazione abbiamo sostenuto l’azienda in un momento particolarmente delicato per il contesto sociale ed economico sia nazionale sia locale – afferma Luigi Zanti, responsabile della Direzione Regionale Calabria e Sicilia di Bper Banca – sfruttando al meglio le opportunità offerte dal Decreto Legge Liquidità, in particolare la garanzia Sace. Inoltre, il nostro supporto ha contribuito a non interrompere il legame tra l’azienda e i propri fornitori della filiera agroindustriale, settore che costituisce una delle ricchezze più importanti dell’economia siciliana”. 

Coronavirus, altri 12 morti e 214 nuovi casi  

Sale a 34.926 il numero dei morti con coronavirus in Italia, per effetto dei 12 decessi registrati nelle ultime 24 ore, mentre si registrano 214 nuovi casi. Sono 13.459 i pazienti attualmente positivi al virus, scende il numero degli attualmente ricoverati con sintomi e delle persone in terapia intensiva, rispettivamente 871 (-28 da ieri) e 69 (-2). I guariti sono 193.978, mentre sono 7 (Puglia, Umbria, Sardegna, Val d’Aosta, Calabria, Molise e Basilicata) le regioni che registrano zero contagi nelle ultime 24 ore (insieme alla provincia di Trento). In tutto sono stati effettuati 5.806.668 tamponi, +52.552 da ieri. 

 

Conte: “Non vedo un rimpasto all’orizzonte” 

Un rimpasto nella squadra di governo dopo le regionali fissate a settembre? “No, non vedo all’orizzonte un rimpasto di governo, sono soddisfatto della squadra dei ministri”. Lo assicura il premier Giuseppe Conte, in un’intervista all’emittente spagnola Nius. “Abbiamo appena approvato un decreto molto importante per l’Italia, il Dl semplificazioni – prosegue il presidente del Consiglio – che taglia la burocrazia, che consente di accelerare la spesa per gli investimenti, sblocchiamo tantissimi cantieri. Abbiamo individuato circa 130 opere strategiche per le quali vogliamo correre molto speditamente, abbiamo un piano di rilancio condiviso con tutta la società italiana, stiamo lavorando a questo, siamo molto concentrati, non vedo rimpasti all’orizzonte”. 

Farà parte di una lista politica futura? “No. Io non lavoro per me, sto lavorando con grande impegno. Sono onorato di svolgere questo incarico di presidente del Consiglio, come recita la Costituzione italiana, con ‘disciplina e onore’. Fino all’ultim’ora, all’ultimo minuto, lavorerò sempre per il bene comune, con grande spirito di servizio”, ma “non sto lavorando per fare un mio partito”.  

Berlusconi: “Forza Italia non è disponibile a sostenere il governo”  

CORONAVIRUS – Una nuova ondata Covid post estate? “Alcuni esperti ragionano, è un dibattito pubblico, ragionano di una seconda ondata. Io non so se arriverà, anche perché non sono uno scienziato, e mi pare capire che essendo questa pandemia un nuovo virus le previsioni son difficili. Dico solamente che se ci dovesse essere una nuova ondata l’Italia è attrezzata per mantenerla sotto controllo”. A chi gli domanda se gli italiani abbiano ormai abbassato la guardia sulle misure di contenimento, “ho un atteggiamento di fiducia – risponde il presidente del Consiglio – occorre attenzione ma anche fiducia. In questo momento i cittadini italiani devono affrontare la ripresa delle attività economiche sociali e culturali con tranquillità. Devono rispettare le poche regole di distanziamento, l’utilizzo della mascherina se non c’è distanziamento ma la vita in Italia deve riprendere, tutte le attività devono riprendere. Abbiamo potenziato la risposta del sistema sanitario, fatti milioni di test, abbiamo anche elaborato un piano di monitoraggio molto dettagliato che ci consente di controllare tutte le aree territoriali: sono fiducioso, abbiamo tutte le condizioni per affrontare l’estate e anche l’autunno”. 

OLANDA – Al presidente olandese Mark Rutte “spiegherò che abbiamo fretta nell’interesse di tutti, non solo nostro ma anche dell’Olanda. Più rischiamo di ritardare più rischiamo di elaborare una risposta inefficace. Se noi lasciamo che si distrugga il mercato unico i danni saranno anche per l’Olanda non solo per Italia, Spagna, Portogallo e Francia. Anche l’Olanda beneficia dal mercato unico, si avvale dell’economia europea. Quindi anche nel loro interesse è una reazione chiara e immediata”.  

Per il Consiglio europeo di Bruxelles “non parliamo di compromesso, perché tra 27 Paesi finirà che per trovare un comune denominatore abbasseremo sempre di più il livello della risposta europea, che deve essere invece forte, solida, adeguata alle circostanze eccezionali che stiamo vivendo. Deve essere ambiziosa a livello politico. Quindi non un compromesso al ribasso o di basso profilo, ma una decisione politica ambiziosa”.  

SPAGNA – Con il premier spagnolo Pedro Sanchez c’è “un’ottima relazione, un rapporto di amicizia. Abbiamo imparato a conoscerci meglio in questi anni, sicuramente i nostri paesi ne beneficeranno: stiamo rafforzando intesa politica”. Durante la pandemia “ci siamo sentiti molte volte, l’ho chiamato io, mi ha chiamato lui, aggiornandoci sulla situazioni dei rispettivi paesi” esprimendo “rammarico per le vittime, cresciute progressivamente, abbiamo espresso un reciproco sentimento di solidarietà. I nostri popoli si sono ancor più avvicinati, avendo condiviso questo destino a tratti anche tragico”. “Con grande piacere ho raccolto invito del presidente Sanchez – prosegue il presidente del Consiglio – erano alcuni anni che non c’era un incontro a livello di capi di governo. Sicuramente abbiamo rafforzato l’amicizia e posto le basi per incrementare i nostri rapporti. Ci siamo detto che entro fine anno sarebbe bello poter celebrare un vertice intergovernativo” proprio “al fine di una più stretta collaborazione”. 

UN TIRAMISU’ PER I PAESI FRUGALI – Quale piatto della cucina italiana il premier Giuseppe Conte offrirebbe ai cosiddetti Paesi frugali per convincerli a sposare la causa del Recovery Fund? “Ci sono tanti piatti che potrebbero piacere ai miei amici dei Paesi frugali. Gli suggerirei di condividere un bel tiramisù, così ci tiriamo su noi e l’Europa”. 

RECOVERY FUND – Il Recovery Fund “sicuramente ha qualche assonanza, qualche tratto di similitudine con il piano Marshall: anche qui interveniamo con un piano ambizioso di ricostruzione dopo un evento tragico che ha creato grandissima sofferenza in termine di vittime e conseguenze sul piano economico sociale. Però è evidente che il contesto storico e politico è completamente diverso”. “Noi stiamo elaborando una risposta che viene da noi stessi, europea, non è più un piano che ci viene proposto dall’esterno. Lo stiamo elaborando noi perché dobbiamo essere consapevoli del momento che stiamo vivendo e dobbiamo coordinare gli sforzi, tutti insieme, per poterci riprendere e dare una prospettiva ancora più rafforzata alla stessa Unione europea, alla nostra casa comune”. “Credo che i tempi siano determinanti – torna a ribadire il presidente del Consiglio – io, con il presidente Sanchez siamo d’accordo, ci batteremo perché si possa formalizzare questo negoziato già al prossimo vertice o comunque nel mese di luglio. Perché, attenzione: una risposta può essere adeguata ma se tardiamo diventa inadeguata, rischiamo di dover moltiplicare gli sforzi economici, con maggiori rischi di andare incontro a un insuccesso”. 

MES – Il ricorso al Mes “non è mai stato un tabù: ho semplicemente detto che non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi. Noi abbiamo bisogno del Recovery Fund, dopo valuteremo se nell’interesse dell’Italia usare anche il Mes. E valuteremo in modo trasparente la regolamentazione della linea di credito del Mes”.  

“Ogni Stato deve misurarsi con la propria opinione pubblica e il proprio Parlamento. Non è che non voglio parlare di Mes per non affrontare il problema e fuggire alle mie responsabilità – assicura il presidente del Consiglio – è che affrontarlo adesso significa fare una battaglia astratta, che addirittura può diventare ideologica. In Italia c’è chi dice sì al Mes per principio e chi dice no al Mes per principio. A me interessa un approccio pragmatico e quel che serve alla comunità nazionale”. 

“Una volta finito il negoziato avremo gli strumenti, li studieremo uno per uno, aggiorneremo la valutazione anche con i flussi di cassa e io andrò in Parlamento a fare una proposta. Alla luce della situazione attuale, credo che queste sono le proposte e se ci sono delle alternative le proporrò e ne discuterò con il Parlamento in modo molto trasparente. Mi assumerò la responsabilità di fare anche una proposta”, assicura. 

BERGAMO – Sul lockdown a Bergamo, finito al centro di un’inchiesta giudiziaria, “non ho avuto richieste dalla Confindustria. L’ho letto sui giornali, non è una cosa che mi riguarda, le valutazioni sono state fatte senza ascoltare Confindustria, assolutamente no”. Sull’inchiesta della Procura di Bergamo sulla mancata istituzione della zona a rossa a Nembro e Alzano “non mi preoccupo perché appena c’è stata l’eventualità di riferire sull’inchiesta di Bergamo mi sono subito reso disponibile. Un presidente del Consiglio deve rispondere alla propria coscienza, essere sereno, e rispondere all’opinione pubblica e anche ai pubblici ministeri”. “Non credo di essere infallibile – prosegue – non credo di prendere sempre la decisione giusta nel momento giusto ma anche per inclinazione caratteriale cerco sempre di valutare tutte le implicazioni. Non prendo mai decisioni senza ponderazione: è difficile dire, oddio abbiamo sbagliato. Qualche volta può accadere col sennò del poi ma in genere le decisioni sono molto ponderate e non ha senso tornare indietro perché non c’è motivo”.  

EFFETTO LOCKDOWN – “Sicuramente la popolarità è cresciuta rispetto al fatto che, di fronte al lockdown, le persone sono state in casa, hanno rispettato le indicazioni che il presidente del Consiglio dava, hanno aspettato, si sono collegate spesso a questi appuntamenti in cui il capo del governo, di volta in volta, spiegava con piena trasparenza alla popolazione quale era l’evoluzione della situazione epidemiologica e quali misure venivano adottate”. “Devo dire la verità – prosegue il presidente del Consiglio – quei sondaggi a cui lei fa riferimento segnalano un rapporto di fiducia tra il governo e i cittadini, ma la fiducia, al di là dei sondaggi che lasciano il tempo che trovano, è anche nel fatto che i cittadini hanno rispettato le regole, la comunità nazionale italiana ha offerto una reazione di grande responsabilità, coraggio, determinazione. Si è sviluppato ancora di più -esisteva ma era un po’ latente- quel senso di appartenenza a una medesima comunità. Sono stato e sono orgogliosissimo di essere il presidente del Consiglio del popolo italiano”. 

TAGLIO IVA – “In Italia abbiamo un problema: la riforma più organica del fisco risale a 50 anni fa, oggi la disciplina fiscale è iniqua e inefficace. Dobbiamo intervenire per riformarla, digitalizzare tutto e riordinare tutto perché abbiamo tante contribuzioni, agevolazioni, deduzioni. Alla fine, quando andremo a intervenire razionalizzando, potremo anche alleggerire, per quanto di ragione, la pressione fiscale”. “In Italia c’è dibattito sull’ipotesi di abbassare l’Iva per far ripartire l’economia. La situazione è di tale incertezza che non c’è un’unica misura su cui puntare. Anche l’Iva può essere una soluzione: abbassare l’Iva è molto dispendioso – ammette il presidente del Consiglio – farlo come ha fatto temporaneamente la Germania richiede uno sforzo economico notevole. Può servire a far ripartire i consumi. Ma l’ipotesi cui stiamo lavorando è collegare un lieve abbassamento dell’Iva, semmai temporaneo, a pagamenti digitali, per cui chi paga con moneta elettronica può beneficiare di un piccolo sconto. Questo incentiverebbe molto i pagamenti digitali con la conseguenza che potremo recuperare un’economia in parte sommersa, per cui tutti pagano le tasse, tutti pagano meno”. Un rimpasto nella squadra di governo dopo le regionali fissate a settembre? “No, non vedo all’orizzonte un rimpasto di Governo, sono soddisfatto della squadra dei ministri”, assicura poi. “Abbiamo appena approvato un decreto molto importante per l’Italia, il Dl semplificazioni – prosegue il presidente del Consiglio – che taglia la burocrazia, che consente di accelerare la spesa per gli investimenti, sblocchiamo tantissimi cantieri. Abbiamo individuato circa 130 opere strategiche per le quali vogliamo correre molto speditamente, abbiamo un piano di rilancio condiviso con tutta la società italiana, stiamo lavorando a questo, siamo molto concentrati, non vedo rimpasti all’orizzonte”. 

Ragazzi morti a Terni, “fermato ha dato metadone per 15 euro” 

“E’ profondamente provato e fortemente depresso per quanto accaduto e lo ha notato anche il giudice. E’ un tossicodipendente e l’accaduto lo ha provato moltissimo”. Così all’Adnkronos l’avvocato Massimo Carignani descrive le condizioni del suo assistito Aldo Maria Romboli, 41 anni sottoposto a fermo dalla procura di Terni per la morte dei due ragazzi di 16 e 15 anni, trovati senza vita nei propri letti dai familiari martedì mattina. Romboli è stato interrogato per circa un’ora dal Gip di Terni per l’udienza di convalida e l’accusa nei suoi confronti è di morte come conseguenza di altro reato.  

“Il mio assistito ha sostanzialmente confermato quanto detto durante l’interrogatorio sostenuto in sede di indagini davanti ai carabinieri di Terni, – ha proseguito avvocato – ammettendo quindi di aver ceduto il metadone per 15 euro ai due ragazzi morti poi nel sonno. Le sue dichiarazioni davanti al giudice non sono cambiate”.  

“Mi aspetto la convalida tra stasera o al massimo domani mattina – ha detto ancora Carignani – al momento non ho presentato alcuna istanza, alcuna richiesta di misure alternative. Siamo in attesa dei risultati dei test tossicologici e dell’autopsia sulla salme dei ragazzi che dovrebbe essere effettuata domani”.  

Estorsione e minacce a Gianni Mura, arrestato 47enne 

E’ stato arrestato con l’accusa di estorsione e minacce. Si tratta di un uomo del ’73, F.G. residente a Verona, ora ai domiciliari, che secondo le indagini dei carabinieri di Milano avrebbe più volte minacciato per anni il giornalista Gianni Mura, scomparso lo scorso marzo, riuscendo a farsi versare, secondo quanto appurato, almeno 61.500 euro. Tentativi di estorsione sarebbero continuati anche dopo la morte del giornalista, nei confronti della moglie. E’ stata lei stessa a presentarsi ai carabinieri per denunciare quanto accaduto. Si ritiene però che il denaro estorto sia molto di più. Accertamenti sono in corso.  

I pagamenti sarebbero iniziati dopo che lo stesso Mura aveva accettato di aiutare questa persona non solo versandogli dei soldi, ma anche aiutandolo a trovare un lavoro. Uno stipendio che non soddisfaceva il veronese e che avrebbe dato il via all’escalation di minacce e richieste di denaro in tranche da 2mila a 5000 euro per volta. 

”O mi dai 5mila euro – scrive in uno dei messaggi inviati a Mura – o verrò a Milano e farò fuori te o Paola”. E ancora ”mi dai 5mila euro domani o o ti getto per sempre con uno sputo in faccia nella fossa comune dei morti maledetti o ti scateno addosso un tale esercito di violenza quale non ha mai veduto”. Minacce che sono proseguite nel corso del tempo fino a marzo 2020, quanto la persona ha deciso di alzare il tiro e scrivere: ”30mila euro subito sul mio conto entro lunedì 9 marzo 2020. Sarò buono, sei fortunato anche qui Gianni, e non cattivo. Sei disposto a rinunciare a P. in cambio della somma sopracitata?”. 

 

 

 

Pd: “Salvini si paragona a Berlinguer, orrore e pietà” 

“Devono proprio andare male a Salvini i sondaggi per cercare di paragonarsi a Berlinguer. Quel paragone che ha fatto oggi, per via delle sede in Botteghe Oscure, fa veramente orrore e pietà”. Lo scrive su Facebook il deputato e membro della segreteria Pd Emanuele Fiano. 

“Non sono mai stato un militante del #Pci ma pensare che #Salvini paragoni la Lega al partito di Berlinguer mi fa indignare”, le parole del presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci. 

“I valori di una certa sinistra che fu, quella di Berlinguer” i valori del “lavoro, degli artigiani, sono stati raccolti dalla Lega, se il Pd chiude Botteghe oscure, e la Lega riapre io sono contento, è un bel segnale”, le parole di Salvini che all”Aria che tira’ su La7, si sofferma sulla nuova sede della Lega a Roma in apertura in via delle Botteghe Oscure, di fronte alla ex sede del Pci. “Stiamo per aprire a Roma, a Bologna, a Reggio Calabria”, aggiunge il leader della Lega. 

 

Trivulzio, “assenteismo anomalo nei giorni del Covid” 

Il Pio Albergo Trivulzio “metteva già in isolamento a fine febbraio alcuni casi con sintomatologia simil influenzale che, col senno di poi, riconosciamo probabilmente essere stati casi di coronavirus. Quindi erano presenti già allora. L’ipotesi è di un ingresso precoce dell’infezione dall’esterno, probabilmente attraverso gli operatori di assistenza o gli educatori, con poi una propagazione interna che ha raggiunto il suo massimo nella seconda metà del mese di marzo. Questa ipotesi è incompatibile rispetto a quella di un innesco partito da pazienti trasferiti durante l’emergenza Covid-19”. A farlo notare è Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’Ats Città Metropolitana di Milano, durante la presentazione a Palazzo Lombardia dell’esito dei lavori della Commissione di verifica sulla gestione dell’emergenza al Pat. “Il numero pazienti della seconda metà di marzo è incompatibile con questa ipotesi. C’era per forza già prima un contagio. E si capisce abbastanza bene”, ribadisce Demicheli, ricordando anche che il rapporto fra decessi osservati e attesi nella fase della pandemia, che ha mostrato un aumento di mortalità rispetto agli anni precedenti, “è risultato lievemente inferiore al Pat rispetto alla media rilevata nelle Rsa”.  

“Un elemento grave, importante, che emerge è l’assenteismo che si è verificato” tra il personale del Pio Albergo Trivulzio di Milano, che appare anomalo rispetto alla media delle altre strutture e spiegabile solo in piccola parte con ragioni di malattia. “Il dato che emerge dalla relazione è distonico e pone il problema di chi è il Pat, dell’identità”, ha quindi sottolineato il direttore generale Welfare della Regione Lombardia, Marco Trivelli. “E’ la partecipazione di chi lavora che fa la qualità e la differenza nella risposta a un’emergenza. Non bastano le regole. Se c’è stato un assenteismo del 60% è molto difficile che si potesse dare una risposta sostanziale a bisogni di assistenza così grandi” come quelli degli ospiti fragili di una Rsa, ragiona Trivelli facendo riferimento a un passaggio della relazione trasmessa dalla Commissione alla procura di Milano. 

Passaggio in cui si fa presente che “particolare criticità nella gestione dell’emergenza è stata apportata dal marcato assenteismo del personale di assistenza che ha assunto dimensioni molto superiori all’atteso e che, sommato alla contestuale momentanea difficoltà di reperire risorse suppletive, ha ridotto le presenze in servizio e limitato la possibilità di organizzare turni di personale dedicato in modo esclusivo ai vari nuclei”, si legge nella sintesi.  

Secondo i dati rilevati nella relazione, che parla di “livelli straordinari” di assenteismo su 900 operatori del Pat, la media delle assenze in tempi normali è del 30%. In emergenza Covid-19 è arrivata “al 57%, con picchi fino al 65% in alcune figure professionali (in particolare gli operatori sociosanitari che sono la parte più numerosa del personale)”, ha elencato Demicheli. “Solo una parte piccola di queste assenze può essere giustificata con la malattia, visto che solo il 9% erano le assenze per infortunio Covid segnalate all’Inail”.  

A chi fa presente che anche il grosso problema della carenza di protezioni, rilevato anche nella relazione, può aver avuto un peso, Demicheli non esclude questa possibilità. “Sicuramente la differenza di tutela spiega una parte del problema. La paura di prendere la malattia è una cosa che in quel momento avevamo tutti. Ci saranno molte giustificazioni. Ma la media dei comportamenti”, dell’assenteismo “del Pat è anomala rispetto alla media delle altre strutture”. L’esperto fa notare che in generale, indipendentemente dalla fase della pandemia, il Pat ha una media più alta di assenze.  

“Quando ero a Brescia”, nelle vesti di Dg, ha ricordato Trivelli, “qualche persona” nell’Asst “si è ritirata chiedendomi di poterlo fare. Non possiamo a tutti chiedere l’abnegazione di dedicarsi in modo diretto ai pazienti Covid e io avevo concesso questa possibilità di non essere in prima linea. Ma il dato di fondo è che gli operatori sanitari hanno risposto in modo generoso, deciso, creativo e il dato contenuto in questa relazione è distonico e pone problema di chi è il Pat, una struttura di tutti e di nessuno”. In quel momento, ha concluso Demicheli, al Pat “ci si è trovati davanti a muro molto alto di assenze e alla difficoltà di sostituirle”. 

Un “supporto sanitario” per le strutture come le Rsa “nell’ipotesi di un’eventuale ripresa di Covid-19” e un “welfare per gli operatori”, questi i due aspetti a cui serve dare risposta secondo il direttore generale Welfare della Regione Lombardia.  

“Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi – spiega Trivelli – alla luce dell’esperienza di queste settimane bisogna proseguire il percorso di revisione dell’assetto delle cure intermedie nel loro complesso, così come dobbiamo nelle prossime settimane rispondere al fatto che le Rsa, così come anche le strutture per disabili e altre tipologie, necessitano di un supporto sanitario che non è possibile affidare interamente come compito ad esse, ma in qualche modo devono essere supplite dalla rete sanitaria. Quindi dobbiamo in qualche modo riflettere, nell’ipotesi di una eventuale ripresa del Covid, su come organizzare questo supporto sanitario. Questo è il tema secondo me importante sul quale ci miglioreremo”. 

“Le Rsa – ragiona il Dg – non hanno una missione sanitaria, invece l’evoluzione dell’anzianità e della cronicità sono dei fattori che rendono necessaria l’evoluzione dell’organizzazione di fondo del tessuto della Rsa. Il personale prevalentemente non appartiene alle professioni sanitarie”, mentre “oggi i pazienti che ospitiamo hanno un fabbisogno sanitario importante”, fabbisogno che si è evoluto nel tempo in questo senso. Quindi “la caratterizzazione sanitaria di queste strutture, o quantomeno la necessità di un supporto sanitario, è un tema non di oggi, che deve essere assecondato sia a livello nazionale sia regionale”. 

Altro tema da affrontare per Trivelli è quello di un “welfare degli operatori”. E’ “importante pensare a un welfare degli operatori sanitari – sostiene il Dg Lombardia – Nella delibera della Regole 2020, documento che la Regione ogni anno propone, era previsto un percorso di formazione per il personale della Rsa. Il tipo di bisogno che hanno gli ospiti delle Rsa sta evolvendo e bisogna che il personale in qualche modo sia sempre più adeguato e possa crescere al pari dei bisogni espressi dagli ospiti”.  

“Occorre fare più che formazione però – precisa – Occorre fare un programma di welfare, perché la più grande risorsa del sistema sanitario sono i lavoratori e devono essere consapevoli della loro responsabilità nell’erogazione dei servizi e messi in condizione di potere operare”. 

“Ultimo dato – conclude – riguarda le risorse. E’ da tempo che il sociosanitario fa fatica a essere finanziato”.  

Sul presunto divieto di indossare mascherine, Demicheli spiega: “Noi abbiamo cercato di trovare un riscontro, qualora esistesse, delle affermazioni che via via ci venivano proposte” riguardo a quanto accaduto al Pio Albergo Trivulzio di Milano in fase di emergenza Covid-19. “Sul supposto divieto di trasferire le persone in pronto soccorso e il divieto per gli operatori di indossare mascherine, non abbiamo trovato riscontro documentale o nei numeri che abbiamo raccolto”. 

“Non è compito però di questa Commissione formulare alcun giudizio di responsabilità – precisa Demicheli – Copia di tutta la documentazione è già stata trasmessa alla procura della Repubblica che, se ravviserà elementi di responsabilità, deciderà di procedere. Io invito tutti ad aspettare e a respirare profondamente prima di sparare dei giudizi, ci mancherebbe altro che ci esponessimo noi per primi”.  

In particolare, continua Demicheli, “sull’ipotesi che vigesse un divieto di trasferire malati in pronto soccorso, troverete 14 trasferimenti a dimostrazione che durante l’emergenza le persone che si aggravavano e che potevano essere trasferite in pronto soccorso sono state trasferite”. Nella stessa sintesi della relazione della Commissione di verifica si legge che: “Per quanto riguarda il trasferimento di pazienti dal Pat verso il pronto soccorso è stata data indicazione ai medici di contattare preventivamente il pronto soccorso per verificare la disponibilità al ricovero”.  

E a chi gli chiede conto di mail e ordini di servizio che ci sarebbero stati, Demicheli risponde che, “nelle audizioni” fatte dalla Commissione, “molte persone hanno poi reinterpretato queste segnalazioni come delle incomprensioni. Sicuramente qualche tensione nei rapporti tra i vertici e la dirigenza si è verificata ed è abbastanza logico che succedesse in una situazione di emergenza. E’ stato scritto sicuramente di verificare che in ospedale lo prendano un malato prima di mandarlo, perché allora il rischio era di morire in una lettiga”.  

Quanto alla mancanza di trasparenza nelle comunicazioni, che è stato un altro dei punti rimproverati dai parenti al Pat, il direttore sanitario dell’Ats di Milano osserva che “non c’è dubbio che sia stato un aspetto critico, che ascriviamo però al difficile bilanciamento che durante un’emergenza di questo tipo bisogna fare. La modalità principale di comunicazione è stata affidata ai bollettini che sicuramente avevano il pregio di essere diffusi rapidamente e il difetto di essere molto sintetici. E chi cercava informazioni personalizzate sul singolo parente è incappato nelle difficoltà che abbiamo osservato. Essendo stati costretti a impedire l’accesso e le visite, è stata adottata la formula delle chiamate e videoconferenze, che però hanno avuto una disponibilità limitata in una struttura grande e con poco personale che poteva staccare per dedicarsi a questo”.  

 

Scienza: studio Yakult Italia, incuriosisce 84% italiani ma per 2 su 5 è difficile  

Quello tra gli italiani e la scienza è “un rapporto consolidato”, che ha attraversato il recente periodo di incertezze mantenendo “costanti i tratti principali fatti di curiosità, rispetto e riconoscimento di un ruolo nel progresso sociale”. È cambiata tuttavia “la sfera delle aspettative”, sia sul sapere scientifico in sé, sia sulle sue applicazioni pratiche immediate. Stando alla ricerca sociale che Yakult Italia ha commissionato ad AstraRicerche, la scienza incuriosisce la maggioranza degli italiani (84%), molti dei quali (69%) cercano di tenersi aggiornati sulle ultime scoperte scientifiche soprattutto seguendo documentari o programmi di divulgazione scientifica o, in seconda battuta, attraverso riviste cartacee oppure on line. 

“I dati del 2020 sono di poco inferiori a quelli del 2019” afferma Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche. “Un lieve allontanamento dalla scienza e dall’informazione scientifica dovuto anche alla massiva infodemia dell’ultimo periodo, che -spiega- può avere da una parte allontanato la popolazione per reazione, dall’altra monopolizzato l’attenzione a discapito di saperi scientifici più ampi e differenziati”. 

Condotta a fine maggio 2020 – su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 65 anni (1.019 interviste) e confrontata con l’analoga rilevazione del 2019 – la ricerca mette in evidenza che riguardo il grado di comprensione, anche nel 2020 restano 2 su 5 gli italiani che – nonostante la massiccia presenza mediatica di scienziati e medici negli ultimi mesi – considerano le informazioni scientifiche troppo difficili da capire. Aumenta inoltre, di oltre il 10%, la quota di chi dichiara di non sapere quali scoperte scientifiche ritenere valide, date le frequenti contraddizioni.  

“Scontiamo il fatto che sottolinea Barbara Gallavotti, divulgatrice scientifica e consigliere per il coordinamento scientifico del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, che ha patrocinato la ricerca. Gallavotti rimarca che “raccontare in modo chiaro un risultato scientifico è fondamentale, ma è forse ancora più fondamentale far comprendere a monte che il dibattito è parte integrante del processo di scoperta, a patto che parta da una base di conoscenze condivise (dunque ricordando che le posizioni che la comunità scientifica reputa infondate non possono essere considerate una parte credibile del dibattito)”.  

Nell’emergenza coronavirus la voce della scienza si fa più forte. Il periodo trascorso, sottolinea la ricerca, ha avvalorato negli italiani la convinzione che “si dovrebbero ascoltare maggiormente gli scienziati prima di prendere decisioni sul futuro dei Paesi e del Pianeta”, una opinione su cui concorda, molto o abbastanza, circa l’83% degli intervistati. D’altra parte, il continuo confronto del Governo con il mondo scientifico durante questi ultimi mesi ha fatto sì che diminuisse la quota di chi teme che in futuro la politica dia poco ascolto alla comunità scientifica (-10% circa rispetto al 2019). 

Ma a chi e a cosa crediamo quando si parla di scienza? Nonostante il 73% degli intervistati affermi che la credibilità di una notizia scientifica sia strettamente legata a pubblicazioni approvate dalla comunità scientifica, dallo studio di Yakult Italia realizzato da AstraRicerche emerge però che il fattore che nel concreto sembra dare maggiore credibilità a una notizia è quello della vicinanza. Si tende infatti, sottolinea l’analisi, “a credere a scienziati, istituzioni e notizie con cui sentiamo di avere qualcosa in comune: la voce di un’università nota pesa quindi di più di quella di organismi internazionali lontani come l’Oms”. E circa metà degli intervistati dichiara di credere a una notizia se essa conferma qualcosa che già sa o se la sente da uno scienziato molto visto sui media. Solo 1 italiano su 2 effettua inoltre una qualche forma di fact-checking, e solo 1 su 3 controlla se la notizia riporta una fonte.  

Ma la fake news resta dietro l’angolo ed i più a rischio sembrano essere i giovani. Per indagare la capacità “attrattiva” dei diversi elementi che compongono una notizia scientifica, all’interno della ricerca è stata, infatti, inserita una fake news, creata ad arte nel layout di una nota app di messaggistica, che correlava la diffusione geografica del Coronavirus alla coltivazione di grandi quantità di riso. La notizia è stata ritenuta vera o credibile da ben 1 intervistato su 4, e ne ha lasciata nell’indecisione una quota paragonabile. La ricerca segnala quindi che “purtroppo, la notizia viene considerata ‘veritiera’ soprattutto dai più giovani: ci ha creduto infatti circa 1/3 dei 18-34enni, contro il 17% dei 55-65enni”.  

Gli analisti commentano che “sorprende anche che gli appartenenti alla classe sociale con maggiori risorse – per i quali ci si aspetta una maggiore facilità nell’accedere alle informazioni e nel coglierne la ‘qualità’ – nel 30% dei casi non abbiano ritenuto la notizia un falso”. “La facilità di diffusione delle fake news è un problema molto ampio, che trova particolare spazio in tutti i settori collegati alla salute” osserva Arianna Rolandi, direttore scientifico e relazioni esterne di Yakult Italia.  

“Quello dell’alimentazione -avverte Rolandi- non fa eccezione, il che mette sempre più a dura prova la credibilità del settore stesso. Per questo sosteniamo da anni iniziative educazionali, rivolte sia alla cittadinanza sia ai professionisti della comunicazione, in stretta collaborazione con le Istituzioni Scientifiche più accreditate, tra cui spicca il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano”.  

Un altro aspetto indagato dalla ricerca voluta da Yakult Italia è quello dei ‘tempi della scienza’. Ma quanto tempo serve, secondo gli italiani, perché la scienza dia risposte chiare davanti a un nuovo fenomeno? Meno di un anno per quasi 1 italiano su 2 (in particolare gli uomini, i 25-34enni e gli appartenenti alla classe con maggiori risorse), e addirittura meno di 6 mesi per 1 intervistato su 5. “Probabilmente – conclude Cosimo Finzi – l’attesa pressante di un vaccino contro il Coronavirus è una ‘molla’ che spinge molto in alto le aspettative sulla rapidità dei tempi, nonostante lo stesso mondo scientifico abbia più volte avvisato della necessità di tempi ben maggiori”.  

Cancelleri: “Commissariare Aspi, governo metta parola fine” 

“Il governo deve intervenire immediatamente, scrivendo la parola fine a questa vicenda che è davvero arrivata a battute finali. Non possiamo più aspettare”. Così il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Giovanni Cancelleri ai microfoni di Radio Anch’io su Rai Radio 1, sulla questione di Aspi e la gestione del nuovo ponte di Genova. “Sono più di 4 mesi – ha ricordato – che diciamo che saremmo arrivati all’inaugurazione e che senza sapere a chi darlo sarebbe diventato un grande problema per il governo. Il grido di allarme lanciato in questi mesi è stato poco ascoltato, adesso siamo arrivati alle battute finali e si deve prendere una decisione”, ha detto ancora.  

“Commissariamento di governo di Aspi e la gestione di Anas solo per i controlli di sicurezza” delle strade, la soluzione che propone il viceministro. “Ovviamente non si perde un posto di lavoro”, chiarisce, aggiungendo come poi si debba procedere con “la messa al bando delle concessioni che in due o tre anni devono essere riassegnate”, aggiunge. 

“E’ chiaro che in questo momento la presenza dei Benetton è un grande problema. Hanno dimostrato di non saper gestire la cosa pubblica, i beni dello Stato, i beni dei cittadini e quindi non possiamo ancora lasciarglieli nelle mani. Noi – aggiunge – stiamo proponendo una revoca, attraverso il commissariamento e attraverso l’estromissione di Spea, con l’affidamento dei controlli di sicurezza ad Anas perché Spea li taroccava”. 

FdI contro Travaglio: “Su Meloni linguaggio da Br” 

Fratelli d’Italia si schiera in difesa della leader Giorgia Meloni, dopo l’articolo apparso sul Fatto Quotidiano di Marco Travaglio.  

Se la diretta interessata aveva parlato già ieri di “istigazione all’odio”, a rincarare la dose ci pensa oggi il senatore FdI e vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso: “Indicare gli obiettivi da colpire nei capi della opposizione con lo stesso linguaggio che utilizzavano le prime Brigate Rosse è gravissimo, tanto più a fronte degli allarmi sulla possibile recrudescenza del terrorismo. Così facevano allora proprio quelli che furono chiamati i ‘cattivi maestri’. Mai più!”. “Credo che la questione debba essere affrontata dagli organi preposti alla sicurezza nazionale tanto più a fronte delle dichiarazioni fatte proprio stamane dal ministro dell’Interno che ha paventato un ‘autunno caldo’ su cui purtroppo sì possono innescare le azioni di gruppi eversivi o terroristici. Su questo massima attenzione e nessuna tolleranza verso chi invoca la violenza criminale”, conclude il senatore Urso. 

A fargli eco, la deputata FdI Wanda Ferro intervenendo alla Camera. Secondo il “contenuto preoccupante di un articolo apparso ieri su Il Fatto Quotidiano”, Fratelli d’Italia “altro non è che una bieca riproposizione del dissolto partito fascista – ha detto Ferro -. Più cresce la fiducia in Giorgia Meloni più i menestrelli di ‘Giuseppi’ si esibiscono nel racconto di una pericolosa estremista” in cui “ci sono frasi gravissime: dopo cento indizi di fascismo – scrive il giornalista – dovrebbero intervenire i partigiani del Cln con lo schioppo”. “Non potete far finta di non aver letto – ha continuato la deputata – e chiediamo al presidente Fico, alla presidente Casellati, al presidente Conte quale sia la loro reale posizione e e pensano che Fdi vada abbattuto con la violenza e chiediamo al presidente Mattarella la ferma condanna di un messaggio intimidatorio senza precedenti nei confronto di un partito dell’opposizione”.  

“Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio invoca contro Fratelli d’Italia il ritorno dei ‘partigiani del Cln con lo schioppo’ e incita gli italiani contro Fratelli d’Italia ‘proprio come l’altra volta, 75 anni fa alludendo alla guerra civile terminata nel 1945. Mi domando – ha tuonato il deputato FdI Alessio Butti – se il prossimo passo di Travaglio sia la pubblicazione delle fotografie di deputati, senatori, amministratori, elettori e simpatizzanti di Fdi con tanto di indirizzi e abitudini per facilitare ‘il compito ai partigiani’ evocati dall’istigatore all’odio Robecchi”. 

“Si può essere così malvagi per vendere quattro copie in più? Può la popolarità di Giorgia Meloni e l’ascesa nei sondaggi di Fratelli d’Italia determinare reazioni così farneticanti e scomposte? – aggiunge l’esponente di Fdi – Può la coerenza di un partito orgogliosamente di destra, ma senza legami con le liturgie di inizio secolo scorso, infastidire le ‘penne democratiche’ di ‘epuratori’ come Travaglio? Il Fatto quotidiano è un ‘giornale’ noto per il sostegno militante a certe procure solite ad eliminare competitori politici con metodi ormai scoperti. Mi domando a cosa condurrà questo salto di qualità portatore di un odio politico che speravamo fosse definitivamente scomparso”. 

 

Covid, Tokyo teme una nuova ondata 

A Tokyo sono stati confermati 224 nuovi casi di coronavirus, il più alto incremento giornaliero dall’inizio della pandemia. Lo riporta l’emittente Nhk. Nel Paese si teme una nuova ondata di contagi, dopo che il governo a fine maggio ha decretato la fine dello stato di emergenza. Ieri, in tutto il Giappone erano stati confermati 207 nuovi casi, compresi 75 contagi a Tokyo e 48 nella vicina prefettura di Saitama. Secondo i dati riportati dall’emittente Nhk, dall’inizio della pandemia sono stati confermati in Giappone 21.125 contagi, con 995 decessi.  

Covid, in Messico quasi 7mila casi in 24 ore 

Il Messico ha toccato un nuovo record di contagi giornalieri, con 6.995 nuovi casi di covid-19 nelle ultime 24 ore. I nuovi decessi confermati per coronavirus sono 782, ma vi sono altre 2.289 morti sospette per le quali deve essere ancora confermato il contagio.  

Al momento, secondo i dati delle autorità sanitarie, nel paese i contagi sono in totale 275.003, mentre i morti sono 32.796. I casi attivi sono 26.557, a cui si aggiungono 80.893 casi sospetti. Le persone guarite sono 163.646. 

Emanuele Filiberto: “Basta con la politica dei selfie” 

“Basta con la politica dei selfie con la bandiera. Servono piani concreti per l’Italia che così, a ripartire non ce la fa. E cosa han fatto i politici, mentre tutti gli altri in Europa hanno prodotto soluzioni vere?”. Lo dice intervistato dal Corriere della Sera, Emanuele Filiberto di Savoia, a proposito del suo nuovo movimento che si chiama Realtà Italia. “Se Realtà Italia, il nome della mia nuova associazione, sarà in futuro un movimento politico o se resterà un movimento di idee per l’Italia non lo so. Ma se – spiega – deve finire in politica, che sia”. E osserva: “Dico quel che penso: non è questa l’Italia che sognavo in esilio. I giovani senza futuro”. 

Sul fatto che il ministro dell’Economia Gualtieri prometta meno tasse e più risorse alla scuola dichiara: “Non mi convince il governo e neppure l’opposizione che riempie le piazze. Negli Usa ho un’attività di ristorazione on the road con i truck Prince of Venice. Con il Covid ho dovuto chiudere due mesi, mettere i dipendenti in cassa integrazione… bene tutti hanno subito ricevuto un bonus di lavoro. Quanto agli affari, in tempo di crisi è l’ora di cogliere opportunità: sto rilevando nuovi locali per ampliare poi il business. E intanto con Realtà Italia porterò a un tavolo virtuale, con il webinar Meraviglia Italia, questa sera alle ore 18, imprenditori del turismo e della bellezza”. 

“Questa sarà un’estate di idee per il Paese che amo. Ma non c’è – riferisce – visione di lungo termine, sanità e scuola da ricostruire, disoccupazione”. E conclude: “Non mi serve la politica per vivere. E non dico di avere la soluzione ma i giusti contatti per mettere attorno a un tavolo persone che saprebbero cosa fare: sono solo un aggregatore, un incubatore o un incanalatore di idee”. 

Omicidio Cerciello, Elder in carcere: “Dopo l’arresto mi hanno menato di brutto”  

“Mi hanno menato di brutto […] alla stazione e mi hanno detto che mi avrebbero dato quarant’anni se non gli davo la password del mio telefono, e quindi, non so se (in qualche modo hanno trovato/hanno fatto in modo di trovare) foto qualcosa contro di me lì dentro”. E’ quanto dice Finnegan Elder Lee in un dialogo intercettato il 2 agosto scorso nel carcere di Regina Coeli mentre parla con uno dei suoi difensori e il padre a pochi giorni dall’arresto. I dialoghi di Elder, a processo con Gabriel Natale Hjort per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega ucciso con undici coltellate lo scorso 26 luglio, tradotti in italiano sono stati oggetto di una perizia disposta dalla Corte d’Assise.  

“Mi hanno buttato a terra, mi hanno dato calci pugni, mi sono saliti sopra, mi hanno sputato addosso”, aggiunge nell’intercettazione. 

“Vediamo due poliziotti che si avvicinano di nascosto da dietro e il tizio grosso mi placca, quello più piccolo raggiunge il mio amico” dice ancora Finnegan Elder Lee nel dialogo intercettato il 2 agosto.  

“Noi eravamo rivolti verso l’altra direzione e loro stavano, avvicinandosi di soppiatto per arrivare dietro di noi e poi mi sono girato e l’ho visto tipo a un metro da me e poi mi ha placcato”, dice il californiano. “Siamo andati giù e lui mi è salito sopra e mi ha dato qualche pugno e poi ha iniziato a strangolarmi ed ecco perché ho tirato fuori il mio coltello. L’ho accoltellato tipo, due volte nella pancia e quello – dice ancora l’americano – non ha aiutato molto perché sembrava solo restare qui e quindi ho semplicemente continuato a pugnalare e poi una volta che ha smesso una volta che mi ha lasciato il collo me lo sono buttato via di dosso e son scappato”. 

A un certo punto del dialogo con il suo difensore, l’avvocato dice “(quasi del tutto inudibile): hai mai – tu e Gabe mai – durante la lotta avete mai visto”. Ed Elder replica: “No. Non hanno mostrato nulla, non hanno detto nulla – non hanno mostrato nulla”. 

Non voglio imparare l’italiano, sono così stanco di sentire l’italiano, lo odio, se mai tornerò negli Stati Uniti, e la gente mi fa ‘ooh la cultura italiana, la lingua italiana, che bellezza’ io dirò [quella merda?] è disgustoso fa schifo non voglio mai più sentire l’italiano, mai più. Ok [inudibile] È tutto quello che sento, tutto il giorno. Cazzate”.  

La Roma vince in rimonta col Parma, all’Olimpico finisce 2-1 

Dopo 3 sconfitte consecutive la Roma torna a sorridere battendo 2-1 il Parma in rimonta. All’Olimpico ducali in vantaggio al 9’ grazie a un rigore realizzato da Kucka. I giallorossi cercano subito il pari e dopo un palo di Pellegrini trovano l’1-1 al 42’ con Mkhitaryan, al 57’ il gol del vantaggio di Veretout. In classifica la squadra di Fonseca raggiunge il Napoli in quinta posizione con 51 punti. Serata da dimenticare per gli emiliani che subiscono il quarto ko consecutivo e in classifica restano fermi a 39 punti. 

La partita si mette subito in salita per i giallorossi. Al 5’ minuto contropiede di Cornelius che entra in area e viene steso da Cristante, dopo aver consultato il Var l’arbitro Fabbri decreta il penalty. Al dischetto va Kucka che spiazza Pau Lopez. Reazione dei giallorossi, rasoterra di Bruno Peres con Sepe che smanaccia in angolo. Un minuto più tardi tracciante di Pellegrini e palla che si stampa sulla base del palo. Ci prova dal limite Veretout ma la coordinazione non è delle migliori.  

Al 26’ cross dalla sinistra per la testa di Bruno Peres, il brasiliano non trova la porta. Break dei ducali con Gervinho che entra in area ma al momento del tiro viene murato. Al 33’ azione manovrata della Roma con Dzeko che fa sponda di petto per Mkhitaryan, la conclusione al volo dell’armeno è fuori misura. Partita a senso unico con la squadra capitolina stabilmente nella metà campo avversaria.  

Al 40’ Pellegrini in mezzo per Mkhitaryan che svirgola al momento di concludere a rete. Occasione per il Parma, Kulusewski vede Kucka in mezzo all’area e lo serve, lo slovacco arriva con poca coordinazione al tiro e spara alto. Al 42’ il pareggio giallorosso: va sulla destra Bruno Peres che pesca nell’area piccola Mkhitaryan, Sepe tocca ma non riesce ad evitare la rete. Allo scadere Ibanez di testa da posizione ottimale chiude sul palo sprecando una ghiotta occasione per i giallorossi. 

 

(Int/Adnkronos) 

Non cambia il copione nella ripresa con la Roma che spinge sull’acceleratore alla ricerca del gol. Al 50’ tiro a giro di Mkhitaryan, Sepe fa buona guardia. Al 57’ la Roma ribalta il Parma, Veretout prende palla sulla trequarti, avanza e lascia partire un tiro chirurgico che si infila a fil di palo lì dove Sepe non può arrivare. D’Aversa rimescola le carte, dentro Karamoh e Barillà. Al 75’ lavoro per il Var dopo un tocco dubbio di Mancini in area ma Fabbri non concede il penalty.  

All’84’ il neo entrato Villar si trova tutto solo in area un pallone che deve solo essere spinto in rete ma Sepe si oppone da campione negandogli la gioia del gol. Nel finale tiro da fuori di Kucka che termina alto sopra la traversa. Nel recupero occasionissima ancora per Villar che solo davanti al portiere cerca di dribblare il portiere che riesce invece a ipnotizzare il talento giallorosso.  

2-0 alla Samp, nona vittoria di fila per l’Atalanta  

L’Atalanta non ferma la sua marcia inarrestabile, batte 2-0 la Sampdoria conquistando la nona vittoria consecutiva in campionato. Al Gewiss Stadium di Bergamo decidono i gol di Toloi al 75’ e Muriel all’84 che proiettano la ‘Dea’ al terzo posto con 66 punti, due in più dell’Inter in campo domani a Verona e due in meno della Lazio seconda. Resta ferma a 32 la Samp che ora ha 5 punti di vantaggio sul Genoa terzultimo.  

Partenza a ritmi bassi ma alla mezz’ora si accende la partita, Gabbiadini scocca un tiro dai 25 metri che Gollini vola a deviare sopra la traversa. Al 38’ Gomez dalla trequarti serve in verticale Zapata che entra in area ma Audero in uscita bassa salva . Al 40’ un buco di Caldara innesca Depaoli , il destro del giocatore della Samp colpisce l’esterno della rete. L’ultima occasione del primo tempo è un tiro potente di Hateboer che il portiere blucerchiato contiene. 

La prima occasione della ripresa è sui piedi di Hateboer che da posizione interessante spara alto. Al 63’ passaggio col contagiri del Papu Gomez per Hateboer, il n.33 tenta la deviazione aerea in spaccata ma non trova la porta. Al 75’ la ‘Dea’ passa: su corner è bravo Toloi a farsi trovare pronto per il colpo di testa vincente che porta in vantaggio i padroni di casa. All’85’ il raddoppio, ci pensa Muriel con un tiro preciso e potente da fuori area su cui Audero non può nulla. 

Meloni a Travaglio: “Istigazione all’odio contro di me” /Video 

“Non mi stupisce l’ennesimo articolo della stampa di sinistra che tenta come al solito di demonizzare l’avversario con lo spettro del fascismo, ma reputo inaccettabile che un quotidiano nazionale, come ‘Il Fatto Quotidiano’, pubblichi un articolo che invoca di fatto alla lotta armata contro un partito politico. È o non è questa istigazione all’odio e alla violenza? Vediamo se per questo articolo ripugnante ci saranno parole di condanna chiare!”. Così la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni postando su Facebook un video di risposta a Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano dove oggi era presente un articolo contro Fdi.  

“Un articolo che non mi colpisce – aggiunge Meloni – gli italiani conoscono le nostre battaglie e sanno che siamo noi ogni giorno a batterci per libere elezioni, per chiedere il rispetto della Costituzione italiana. Non mi stupisce l’articolo ma mi colpiscono due frasi che sono scritte dentro sulle quali non posso tacere. La prima frase dice che noi cerchiamo di allontanare questi sospetti di fascismo ma che è una preoccupazione inutile visto che tre indizi fanno una prova, dieci indizi fanno una certezza e dopo 100 indizi dovrebbero intervenire i partigiani del Cln con lo schioppo. La seconda frase dice che quella retorica fascista e l’acqua in cui nuota Fratelli d’Italia, e non si è mai visto un pesce che si svuota l’acquario da solo, e quindi bisognerebbe aiutarlo come l’altra volta 75 anni fa”.  

“Allora voglio chiedere a Marco Travaglio se consideri normale che su un quotidiano nazionale si scriva di fatto che bisognerebbe sparare addosso agli esponenti di Fdi e che bisognerebbe fare con loro quello che fu fatto 75 anni fa, che ne so magari appendendo la Meloni a testa in giù a piazzale Loreto. E’ o non è questa istigazione all’odio e alla violenza? E se domani accade qualcosa a un militante , a un iscritto o a un simpatizzante di Fdi o alla sottoscritta chi se ne assume la responsabilità? Pretendo su questo una parola chiara perché c’è un limite che non si può superare e voi l’avete superato”, conclude il video della leader di Fratelli d’Italia.