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Recovery plan, a metà luglio prossimo vertice Ue 

Nel Consiglio europeo i 27 capi di Stato e di governo hanno terminato poco fa la discussione sullo stato di attuazione degli accordi di Minsk e l’incontro “si sta avvicinando alla conclusione”. Ne dà notizia su un social network il portavoce di Charles Michel. A quanto si apprende da più fonti, Michel ha dato appuntamento ai leader per un altro Consiglio europeo, questa volta fisicamente a Bruxelles, intorno alla metà di luglio. 

E’ iniziato poco dopo le 10 il Consiglio europeo in videoconferenza sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan, con l’intervento del presidente Charles Michel.  

Il vertice è stata la prima occasione per un confronto sulla proposta avanzata dalla Commissione Europea sul Recovery Plan, o Next Generation Eu, che prevede 500 mld di trasferimenti e 250 mld di prestiti, in collegamento con un Mff 2021-27, il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, da 1.100 mld. Il negoziato è su entrambi, un “pacchetto” da 1.850 mld.  

“Abbiamo una responsabilità collettiva, quella di produrre risultati. Ora è il momento di impegnarsi”, hai scritto sui social network Michel. 

Next Generation Ue, il nome dato dalla Commissione europea al Recovery Plan, “aiuterà l’Europa a modernizzarsi” ed è “un’occasione che l’Ue non può permettersi di perdere. Dobbiamo essere uniti, non possiamo permetterci alcun ritardo”. Lo dice la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in un videomessaggio registrato prima del Consiglio europeo in videoconferenza. 

“Oggi – continua – facciamo un passo avanti decisivo per uscire dalla crisi. Sono molto lieta di presentare ai leader dell’Ue il nostro pacchetto per la ripresa, Next Generation Eu. E’ una proposta ambiziosa ed equilibrata. Insieme al nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, rappresenta un’iniezione di 1.850 mld di euro e non aiuta solo le economie dei Paesi più colpiti dal virus, ma anche i Paesi le cui economie hanno sofferto molto indirettamente, a causa del lockdown”. “L’Europa deve investire e riformarsi per uscire dalla crisi – prosegue – Next Generation Eu è concepito per aiutare la ripresa europea ad essere resiliente, durevole e digitale. Voglio un’Europa più capace di resistere alle grandi tempeste globali, che sia un posto sicuro per le prossime generazioni. Mi rallegro dunque per le discussioni previste oggi nel Consiglio Europeo: sono convinta che, per riuscire, dovremo restare concentrati sull’essenziale”, conclude. 

“Il tempo è un lusso che non possiamo permetterci: dobbiamo agire con urgenza e coraggio, perché i cittadini, le imprese e le economie dell’Unione hanno bisogno di una risposta immediata. I cittadini si aspettano un’azione coraggiosa”, ha detto dal canto suo il presidente del Parlamento europeo David Sassoli aggiungendo: la Commissione Europea ha presentato “una proposta ambiziosa” sul Recovery Plan , “che per noi rappresenta la base minima di partenza e non accetteremo nessun passo indietro”. “Riteniamo che sia ancora possibile apportare alcuni miglioramenti, in modo da garantire che le decisioni fondamentali che adotteremo vadano a beneficio dei cittadini. Nessuno deve rimanere indietro”, conclude. 

 

Addio a Ian Holm, interpretò Bilbo nel Signore degli Anelli 

Lutto nel mondo del cinema. E’ morto Iam Holm, l’attore inglese noto per essere stato uno dei protagonisti – nel ruolo di Bilbo Baggins – nelle trilogie de ‘Il Signore degli Anelli’ e ‘Lo Hobbit’. Ne dà notizia il Guardian. L’attore inglese, che aveva 88 anni, si è spento in ospedale a causa di una malattia, legata al morbo di Parkinson. 

Diventato popolarissimo con la saga di J. R. R. Tolkien, in realtà l’attore britannico aveva alle spalle uno stuolo di ruoli importanti. Tra essi, si ricorda quello di Sam Mussabini in ‘Momenti di Gloria’ (1981) di Hugh Hudson, che gli valse una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista. 

Ex Embraco, perquisizioni e sequestri 

Sono iniziati questa mattina da parte della Guardia di Finanza di Torino, coordinata dalla Procura del capoluogo piemontese, perquisizioni e sequestri in Piemonte e Lombardia, nei confronti della Ventures, società che ha acquisito il ramo d’azienda della ex Embraco con la cessione del sito industriale di Riva presso Chieri.  

A fronte della sostanziale inattività produttiva dello stabilimento, le indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino avrebbero accertato cospicui e articolati flussi di denaro, diretti anche all’estero, che avrebbero portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento di risorse aziendali. Alla luce degli accertamenti degli investigatori, il procuratore aggiunto di Torino titolare delle indagini, Marco Gianoglio, ha depositato lo scorso 17 giugno istanza di fallimento della Ventures e ha conseguentemente ipotizzato reati di bancarotta distrattiva. 

Perquisizioni e sequestri sono stati eseguiti nei confronti di cinque persone, tra amministratori di Ventures e un consulente, quattro italiani e un israeliano, chiamati a rispondere, a vario titolo, di bancarotta distrattiva.  

Le perquisizioni sono in corso nello stabilimento di Riva presso Chieri, nonché in provincia di Como e Monza, nei confronti di 4 titolari di cariche societarie e di 1 consulente. Contestualmente le Fiamme Gialle torinesi stanno procedendo al sequestro di conti correnti, titoli e di autovetture di lusso frattanto acquistate dall’azienda. La documentazione sequestrata sarà oggetto di mirati approfondimenti investigativi. 

C’è anche l’aumento di capitale da due milioni previsto dall’accordo di cessione del ramo d’azienda da parte di Embraco a Ventures sotto la lente degli investigatori della Guardia di Finanza. 

Secondo l’ipotesi investigativa, dei tredici milioni ricevuti dal luglio 2018 a dicembre 2019 in più tranche da ex Embraco per la reindustrializzazione del sito torinese, Ventures ne avrebbe usati due per finanziare un proprio socio che li avrebbe, quindi, reinvestiti nella società per l’aumento di capitale. Altri otto milioni circa sarebbero stati impiegati per pagare gli stipendi degli oltre 400 e utenze del sito, tuttora improduttivo, mentre 3 mln sarebbero stati distratti e finiti in conti correnti in Italia e all’estero e in alcuni casi impiegati per l’acquisto di beni di lusso, tra cui cinque auto. 

“Le indagini sono partite a seguito di un esposto presentato dai lavoratori e da alcuni accertamenti avviati un anno fa da noi per verificare il rispetto e il corretto utilizzo del contratto di cessione ha spiegato il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Torino, Guido Mario Geremia che ha aggiunto: “Dagli accertamenti è emerso che la distrazione di circa 3 mln di euro avveniva attraverso false fatture o false consulenza”  

 

Coronavirus, oltre 118mila morti negli Usa 

Sono oltre 118mila, per la precisione 118.434, i decessi legati alla pandemia di Covid-19 registrati negli Stati Uniti dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Lo riferisce il database della Johns Hopkins University, secondo il quale negli Usa si contano anche 2.191.052 casi confermati di coronavirus. 

Intanto è diventato obbligatorio in California indossare la mascherina nei luoghi pubblici. Lo ha stabilito un decreto del governatore Gavin Newsom, secondo il quale gli abitanti del ‘Golden State’ dovranno utilizzarla in pubblico o nelle situazioni a rischio contagio, come sui mezzi pubblici, durante lo shopping o nelle strutture sanitarie. Sono esentati dall’obbligo i bambini sotto i due anni e le persone mentre mangiano al ristorante. 

“I nostri numeri stanno salendo, non scendono. I numeri dei ricoveri stanno iniziando a peggiorare e sono molto preoccupato per quello che stiamo vedendo”, ha dichiarato Newson ad ‘Abc7’. 

 

Dl Elezioni, si rivota oggi 

Mancava il numero legale nella votazione di ieri al Senato sulla fiducia al dl elezioni e per questo motivo la votazione si ripeterà oggi, alle 9.30. A riferirlo fonti parlamentari che sottolineano come si sia trattato di un errore tecnico, ovvero nel computo dei congedi. Sono stati allertati tutti i senatori. In particolare, quelli che hanno lasciato Roma e sono tornati a casa sono stati richiamati. 

“Dai conteggi che abbiamo fatto e verificato – spiegava in serata il vicepresidente del senato Roberto Calderoli – il numero legale era 150. Invece i votanti sono stati 149 e quindi non c’era il numero legale e la votazione va annullata e ripetuta. Fermo restando che se non c’è una maggioranza parlamentare a sostegno del governo vuol dire che il governo non c’è. Domani (oggi, ndr) sono pronto a votare a qualsiasi ora”. Poi la conferma e l’annullamento. 

Il via libera del Senato con voto di fiducia era arrivato al termine di una giornata particolarmente convulsa. Il voto al provvedimento – che era passato con 145 sì, 2 contrari (Emma Bonino e Matteo Richetti) – aveva provocato le assenze per protesta del centrodestra, mentre il senatore Riccardo Nencini, pur presente, non aveva partecipato al voto. Se non convertito in legge, il provvedimento decadrà oggi. 

SUPPLETIVE – In riferimento alle suppletive, il decreto ne fissa il termine per lo svolgimento per i seggi dichiarati vacanti alla Camera e al Senato entro il prossimo 31 luglio, in 240 giorni dalla dichiarazione della vacanza, rispetto ai 90 previsti dalla legge elettorale. Attualmente è stato dichiarato vacante il 18 marzo scorso il seggio del Senato del collegio 3 della Sardegna. Senza l’emanazione del decreto legge si sarebbe quindi dovuto votare entro domenica scorsa. A questa vacanza potrebbe aggiungersi, sempre a palazzo Madama, quella del collegio 9 del Veneto, dopo la morte ieri del senatore di Fdi Stefano Bertacco. 

REGIONALI – Per quanto riguarda le elezioni regionali, viene prolungata di tre mesi la durata in carica dei consigli regionali, il cui rinnovo era previsto entro il prossimo 2 agosto 2020 e si stabilisce che le elezioni si svolgano nel periodo tra 15 e 60 giorni successivi al termine della nuova scadenza del mandato o nella domenica-lunedì compresi nei 6 giorni ulteriori. Le elezioni potranno perciò svolgersi nel periodo dal 15 settembre al 5 novembre, con la prima data utile il 20-21 settembre e l’ultima il primo-2 novembre. In pratica la legislatura che in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia scadeva lo scorso 31 maggio è stata prolungata al 31 agosto. 

COMUNALI – Passando alle Comunali, il turno annuale ordinario del 2020 viene spostato ad una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre, anziché tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nello stesso periodo si voterà anche per l’elezione dei consigli comunali e circoscrizionali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato, se le condizioni che rendono necessarie le elezioni si sono verificate entro il 27 luglio 2020. Si stabilisce tuttavia che quest’ultima disposizione non si applica alle elezioni degli organi circoscrizionali nei Comuni, come ad esempio Roma, dove il Consiglio comunale rimarrà in carica fino alla scadenza naturale prevista nel 2021. 

PROVINCIALI – Previsto infine che le elezioni dei presidenti di Provincia e dei Consigli provinciali in scadenza nel 2020 si svolgano entro 90 giorni dalle elezioni dei Consigli comunali, con la conseguente proroga della durata del mandato fino al rinnovo degli organi. 

RIDUZIONE FIRME E PAR CONDICIO – Per l’emergenza sanitaria è stato ridotto ad un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e candidature per le elezioni comunali e regionali, salvo diversa disposizione adottata, per queste ultime, dalle Regioni. Viene poi stabilita l’applicazione delle norme sulla par condicio. 

REFERENDUM ED ELECTION DAY – Il nodo che ha suscitato maggiori polemiche nell’esame del decreto legge è quello relativo all’election day e conseguentemente alla data in cui si svolgeranno le elezioni, considerando che in alcuni Comuni potrebbe essere necessario il ballottaggio. 

Già a marzo il cosiddetto decreto ‘Cura Italia’ aveva prorogato il termine di indizione del referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari portandolo da 60 a 240 giorni dalla comunicazione di ammissibilità. Quindi il governo avrà tempo fino al 19 settembre, ma la consultazione dovrà svolgersi in una data compresa tra i 50 e i 70 giorni successivi. Per votare il 20 settembre occorrerebbe perciò indire il referendum tra il 12 luglio e il 2 agosto. 

Il decreto legge prevede infatti l’applicazione del principio dell’election day anche per lo svolgimento del referendum e l’orientamento del governo sarebbe appunto quello di votare per regionali e amministrative il 20 e 21 settembre. Due questioni che come detto sono oggetto di polemica, con componenti del comitato referendario che contestano l’accorpamento, mentre in generale sulla data del voto le opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia, hanno manifestato contrarietà, unitamente ad alcune Regioni. 

Tuttavia durante il dibattito parlamentare sono arrivate aperture da parte del governo. “Appare auspicabile -ha affermato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese- che nella prosecuzione del dialogo si individui una data da parte di tutti i soggetti deputati a farlo, dal governo come dalle Regioni, che rappresenti un punto di equilibrio per lo svolgimento delle elezioni nelle migliori condizioni. Una data che ritengo auspicabilmente unitaria, al fine di conciliare, con modalità uniformi, le esigenze di tutela della salute con quella della ripresa economica”. 

Inoltre alla Camera con il parere favorevole del governo, è stato approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno, presentato da Simone Baldelli, di Forza Italia, che nello stabilire la data del referendum impegna il governo a “valutare la volontà del comitato promotore”. 

 

Twitter censura di nuovo Trump  

Nuova censura di Twitter a un ‘cinguettio’ del presidente Donald Trump. A provocarla un video pubblicato dal capo della Casa Bianca che la piattaforma di microblogging ha definito una “manipolazione dei media”.  

Il presidente ha infatti rilanciato sul suo account un video diventato virale nel 2019 che nella versione originale mostra due bambini, uno bianco e uno nero, che si corrono incontro e si abbracciano per strada. Nella versione pubblicata da Trump sembra che il bambino bianco insegua il nero: contemporaneamente nel video compare la scritta “bambino terrorizzato scappa da un bambino razzista” e “il bambino razzista è probabilmente un elettore di Trump”.  

Il video diffuso da Trump prosegue con le immagini originali che mostrano l’abbraccio tra i due bambini e il messaggio: “Non è l’America il problema. Lo è la notizia falsa”.  

Coronavirus, 25 nuovi casi a Pechino 

La Cina conferma 25 nuovi casi di trasmissione locale di coronavirus a Pechino, dove resta alta l’allerta per il nuovo focolaio, e altri sette in tutto il gigante asiatico. Oltre ai nuovi contagi accertati nella capitale, due casi di trasmissione locale vengono segnalati nella provincia di Hebei e un altro in quella di Liaoning, entrambe nel nordest della Repubblica Popolare. Gli altri quattro casi di cui ha dato notizia stamani la Commissione sanitaria nazionale sono invece ‘importati’: tre si registrano nella provincia di Guangdong e una in quella di Gansu. 

La Commissione sanitaria di Pechino ha anche confermato altri due casi relativi a soggetti asintomatici. La Cina, primo Paese al mondo a fare i conti con il coronavirus, ha sinora segnalato 83.325 casi con 4.634 e 78.398 guarigioni. I dati ufficiali parlano di un totale di 1.864 casi ‘importati’ con 91 persone tuttora ricoverate in ospedale.  

 

Ex Embraco, in corso perquisizioni e sequestri 

Sono in corso da questa mattina da parte della Guardia di Finanza di Torino, coordinata dalla Procura del capoluogo piemontese, perquisizioni e sequestri in Piemonte e Lombardia, nei confronti della Ventures, società che ha acquisito il ramo d’azienda della ex Embraco con la cessione del sito industriale di Riva presso Chieri.  

A fronte della sostanziale inattività produttiva dello stabilimento, le indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino avrebbero accertato cospicui e articolati flussi di denaro, diretti anche all’estero, che avrebbero portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento di risorse aziendali. Alla luce degli accertamenti degli investigatori, il procuratore aggiunto di Torino titolare delle indagini, Marco Gianoglio, ha depositato lo scorso 17 giugno istanza di fallimento della Ventures e ha conseguentemente ipotizzato reati di bancarotta distrattiva. 

Le perquisizioni sono in corso nello stabilimento di Riva presso Chieri, nonché in provincia di Como e Monza, nei confronti di 4 titolari di cariche societarie e di 1 consulente. Contestualmente le Fiamme Gialle torinesi stanno procedendo al sequestro di conti correnti, titoli e di autovetture di lusso frattanto acquistate dall’azienda. La documentazione sequestrata sarà oggetto di mirati approfondimenti investigativi. 

 

Caso Regeni, Conte: “Ricerca verità è priorità Italia” 

“Un orario inconsueto è stato determinato dalla mia premura di essere disponibile il prima possibile. Grazie per aver accettato la mia prima finestra utile”. Così il premier Giuseppe Conte iniziando il suo discorso per l’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Regeni. Iniziata intorno alle 22, l’audizione è terminata quasi due ore e mezzo più tardi, con una seconda parte svolta in forma secretata.  

“L’Italia tutta continua ad attribuire incessante priorità alla ricerca della verità sulla morte di Regeni”, ha detto il premier parlando del caso e spiegando come il Paese “si aspetta progressi rapidi nelle indagini” mentre, ha assicurato, ”ho posto la vicenda Regeni sempre in cima ai miei impegni e anche nelle relazioni con il presidente egiziano Al Sisi”. La “barbara uccisione di Giulio è rimasta e rimarrà sempre al centro dell’attenzione del governo italiano fin quando lo presiederò”, ha promesso quindi Conte. 

”I nostri rapporti bilaterali con l’Egitto – ha continuato il presidente del Consiglio – non potranno pienamente svilupparsi finché non sarà fatta piena luce sul barbaro assassinio di Regeni. Ogni mia interlocuzione con Al Sisi – ha quindi assicurato – è partita da un semplice quanto inevitabile assunto: i nostri rapporti bilaterali non potranno sviluppare appieno il loro potenziale, finché non sarà fatta piena luce e non verranno assicurati alla giustizia i colpevoli”.  

“Fino a quando lo presiederò io il governo, la questione Regeni resterà al centro dell’attenzione”. Una ”postura” che ”spero ci dia la speranza di raggiungere la verità. Un obiettivo verso il quale rimarremo inflessibili fino a quando non lo otterremo”, la promessa fatta dal premier. 

“Tutta l’Italia – ha spiegato ancora Conte -, le sue istituzioni e la pubblica opinione, continuano, a poco più di 4 anni dalla tragica scomparsa di Regeni”, a dare priorità all’accertamento della verità sulla sua morte. Le “autorità politiche, io personalmente, e tutte le altre, le autorità diplomatiche, e nessuno deve dubitarne, non hanno mai smesso di sollecitare con forza alle controparti egiziani, a vari livelli, progressi tangibili, significativi, nell’identificazione dei responsabili del barbaro assassinio”. “Ho un solo obiettivo – ha aggiunto il premier -: l’accertamento della verità” nei confronti dell’Egitto.  

“La preoccupazione per la lentezza la condivido anche io e l’ho anche rappresentata. Sono stato a gennaio a Il Cairo. E’ stata una visita rapida – ha spiegato il presidente del Consiglio – e compiuta insieme ad altri in vista della preparazione della Conferenza di Berlino. Anche in quella occasione, ho sempre ribadito come questa vicenda sia un vulnus, una ferita che non può essere rimarginata e richiede quanto meno l’accertamento della verità giudiziaria”. 

“Ho detto – ha continuato Conte – che non sarà mai possibile una visita di Stato, con tutti gli onori, in Egitto, fino a quando non riusciremo a compiere significativi passi avanti in questa direzione. Mi è stata prospettata l’inagurazione dell’università del Cairo. Ho sempre prospettato remore, dicendo, che fino a quando non ci sarà accertamento della verità, non potremo pretermettere questo aspetto”. 

“Il presidente Al Sisi ha sempre manifestato nei nostri colloqui, anche in quello di domenica 7 giugno, piena comprensione per le richieste italiane” sul caso Regeni e “disponibilità sua e delle autorità egiziane a collaborare per il perseguimento di un obiettivo riconosciuto essenziale per rilanciare le nostre relazioni. Attendiamo ancora una manifestazione tangibile di tale volontà”. Il presidente del Consiglio assicura di aver avuto disponibilità dal presidente egiziano ma il governo italiano si attende ora degli atti tangibili della collaborazione offerta per fare luce sulla vicenda. ”Ho sollecitato il mio interlocutore – ha assicurato – a favorire un concreto segnale di tale collaborazione. Attendiamo ancora una manifestazione tangibile di tale volontà”. 

“Ho incontrato Al Sisi 6-7 volte. Il fatto di parlargli di persona, guardarlo negli occhi ed esprimere tutto il rammarico per poter influenzare con un’influenza diretta, vis a vis, forse non ha portato risultati, non sono stato capace. E’ quello che ho detto alla famiglia Regeni l’ultima volta. Erano un poco dispiaciuti che la nostra presenza diplomatica non ottenesse risultati. Ho detto che se la dovevano prendere con il premier che avevano di fronte, visto che è il premier che incontra Al Sisi vis a vis. Il nostro diplomatico non incontra il capo di Stato. Se c’è un’incapacità – ha sottolineato Conte – la potete imputare a me direttamente”, la risposta di Conte a Lia Quartapelle del Pd, membro della Commissione di inchiesta. ”Non abbiamo ottenuto molto, ma non significa che in questo momento una diversa postura verso l’Egitto – ha sottolineato Conte – non ci porti a una più intensa cooperazione”.  

”Se otterremo qualche risultato, sarà insistendo, perseverando, continuano a battere il pugno sul tavolo… Sviluppi – assicura però Conte – ci sono stati, non è stata una completa stasi. C’è stata l’alternarsi delle autorità giudiziarie al Cairo. L’autorità italiana sta dispiegando una grandissima attività. Allo stato, è meglio un dialogo franco e a tratti frustrante, piuttosto che l’interruzione dei rapporti” perché, spiega, ‘c’è stato qualche momento in cui la reazione istintiva sarebbe stata un moto di orgoglio… Ma poi bisogna superare la reazione che ti porterebbe a un irrigidimento e all’interruzione del confronto”.  

I ”risultati” per l’accertamento della verità sulla morte di Giulio Regeni, si ottengono con il ”dialogo e l’interlocuzione continua” e questo non significa ”sottovalutare” la vicenda, ha continuato Conte, che ha aggiunto: ”Il governo continuerà a insistere ed esercitare una pressione. Meglio un dialogo per quanto franco, che l’interruzione dei rapporti. La nostra azione politica e diplomatica si fonda su un presupposto che è il pilastro della nostra politica estera: il superamento anche delle questioni più gravi tra Stati e la cooperazione internazionale possono essere perseguiti con maggior efficacia attraverso un’intensificazione e non certo con un irrigidimento del dialogo”. 

”Un dialogo costante – ha assicurato -, intrattenere rapporti in diversi settori del partenariato bilaterale con l’Egitto e il confrontarsi su tematiche di convergente interesse nazionale non rappresentano in alcun modo una sottovalutazione del crimine commesso ai danni di Regeni”.  

LA COMMISSIONE – “Non si può ignorare il livello drammatico di violazione di diritti umani” in Egitto”. Anche per questo “suscita sconcerto che, dopo l’iniziale sollecitudine alla massima cautela nell’esportare armi verso l’Egitto, l’Italia abbia ripreso le esportazioni”. Così il presidente della Commissione Parlamentare sulla morte di Giulio Regeni, Erasmo Palazzotto, in apertura dell’audizione del presidente del Consiglio. Al termine della lunga seduta, Palazzotto ha spiegato come il premier “ci ha dato informazioni su quello che è lo stato dei fatti, faremo una valutazione. Questa – ha aggiunto – è un audizione che inaugura un ciclo di indagine che approfondirà le responsabilità anche della politica rispetto alla ricerca della verità”. 

“E’ doveroso, nonostante la sua esaustiva e dettagliata relazione, esprimerle la mia, personale e del gruppo Fi, preoccupazione per la lentezza nella ricerca della verità sulla tragica morte di Giulio Regeni”, ha spiegato Maria Tripodi, deputata di Fi e componente della Commissione, parlando al presidente del Consiglio. “Scopo di questa commissione è fare luce su una pagina oscura che ha inghiottito la vita di un figlio d’Italia”, ha proseguito Tripodi sottolineando che va restituito “il dovere della memoria assicurando, senza se e senza ma, la giustizia ai responsabili della sua morte”. “L’Italia dall’Egitto deve con chiarezza pretendere la verità, una condizione non negoziabile”, ha concluso.  

“Sono d’accordo sul fatto che non potremmo più chiamare l’Egitto alleato finché non sarà chiarita questa vicenda, ma vorrei capire in concreto in cosa non stiamo sviluppando i rapporti nel pieno potenziale”, ha detto Lia Quartapelle (Pd), componente della Commissione di inchiesta rispondendo all’intervento del presidente Conte. Quartapelle ha fatto riferimento alle relazioni politiche, alla ripresa della cooperazione nel campo della cultura, alle relazioni in campo energetico e nel turismo: “Vorrei capire – ha detto Quartapelle – in cosa non si sta sviluppando il pieno potenziale delle relazioni con l’Egitto”. Quartapelle ha anche chiesto “se l’incontro dell’1 luglio non andasse come auspichiamo, in quali ambiti, e se, abbiamo intenzione di ridurre la cooperazione”. 

“Se ci dice che il rapporto non è nel pieno delle potenzialità”, “voglio capire quale azione è stata frenata, quale rapporto è stato compromesso e quale affare non è stato completato” con l’Egitto, ha detto Paolo Trancassini (Fdi), vicepresidente della Commissione rivolgendosi al premier. Trancassini ha anche chiesto al presidente del Consiglio “se ha da dirci qualcosa sullo scenario inglese, per noi buio visto che né noi né la procura di Roma ha avuto grandi risposte in merito”. 

“Quale attività è stata svolta dai due governi, da lei presieduti, per tentare di rendere il caso Regeni e il caso Egitto un caso europeo, quale azione diplomatica è stata svolta, perché non abbiamo visto risultati da questo punto di vista, per fare in modo che non fosse tutto affidato al rapporto bilaterale con l’Egitto”. E’ quanto ha chiesto al premier Riccardo Magi, deputato di Radicali italiani +Europa, componente della Commissione.  

“Io penso che una richiesta molto esplicita che va fatta al presidente Al Sisi è avere il domicilio legale di questi soggetti che possono essere processati, anche in contumacia, qualora siano residenti all’estero”, ha detto la deputata del Pd, Deborah Serracchiani, riguardo alle cinque persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. 

Trump: “Cina potrebbe aver diffuso virus di proposito” 

Donald Trump ancora all’attacco della Cina sul coronavirus. In un’intervista al Wall Street Journal, il presidente americano ha detto che Pechino potrebbe aver diffuso intenzionalmente il Covid19 per destabilizzare l’economia globale. “C’è la possibilità che sia stato intenzionale. Ma non si può mai sapere”, ha detto, aggiungendo di non avere elementi di intelligence a supporto e di privilegiare, in ogni caso, l’ipotesi di una diffusione accidentale. “Dicono ‘siamo nei guai. Gli Stati Uniti ci stanno massacrando’. Non dimenticate che la mia economia nell’ultimo anno e mezzo li ha spazzati via. Grazie ai dazi”, le parole di Trump che tratteggia un quadro nel quale la Cina avrebbe un ‘movente’. Negli ultimi mesi il presidente degli Stati Uniti ha accusato più volte Pechino di mancanza di trasparenza. 

 

Iss: a Milano e Torino Covid già a dicembre nelle acque di scarico 

Nelle acque di scarico di Milano e Torino c’erano già tracce del virus Sars-Cov-2 a dicembre 2019. Lo ha scoperto uno studio, in via di pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità, realizzato attraverso l’analisi di acque di scarico raccolte in tempi antecedenti al manifestarsi della Covid-19 in Italia. I campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del nord Italia, sono stati utilizzati come ‘spia’ della circolazione del virus nella popolazione. 

“Dal 2007 con il mio gruppo portiamo avanti attività di ricerca in virologia ambientale e raccogliamo e analizziamo campioni di acque reflue prelevati all’ingresso di impianti di depurazione”, spiega Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha condotto lo studio in collaborazione con Elisabetta Suffredini del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria. “Lo studio – prosegue La Rosa – ha preso in esame 40 campioni di acqua reflua raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020, e 24 campioni di controllo per i quali la data di prelievo (settembre 2018 – giugno 2019) consentiva di escludere con certezza la presenza del virus. I risultati, confermati nei due diversi laboratori con due differenti metodiche, hanno evidenziato presenza di Rna di Sars-Cov-2 nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18 dicembre 2019 e a Bologna il 29 gennaio 2020. Nelle stesse città sono stati trovati campioni positivi anche nei mesi successivi di gennaio e febbraio 2020, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019, come pure tutti i campioni di controllo, hanno dato esiti negativi”.  

Questa ricerca può contribuire a comprendere l’inizio della circolazione del virus in Italia e fornisce informazioni coerenti rispetto ad altri risultati ottenuti dall’analisi retrospettiva su campioni di pazienti ospedalizzati in Francia, che identificavano un positivo al Sars-Cov-2 in un campione respiratorio, quindi clinico, risalente alla fine di dicembre 2019, e ad un recente lavoro spagnolo che ha rinvenuto Rna di Sars-Cov-2 in campioni di acque reflue raccolte nella metà di gennaio a Barcellona, circa 40 giorni prima della notifica del primo caso autoctono. 

“I nostri risultati – sottolinea Luca Lucentini, direttore del Reparto Qualità dell’Acqua e Salute – confermano le evidenze consolidate ormai a livello internazionale sulla funzione strategica del monitoraggio del virus in campioni prelevati regolarmente nelle fognature e in ingresso agli impianti di depurazione, come strumento in grado di individuare precocemente e monitorare la circolazione del virus nei diversi territori, supportando le fondamentali informazioni della sorveglianza integrata, microbiologica ed epidemiologica”.  

“Bisogna evidenziare – prosegue – che il ritrovamento del virus non implica automaticamente che le catene di trasmissione principali che hanno portato poi allo sviluppo dell’epidemia nel nostro paese si siano originate proprio da questi primi casi, ma, in prospettiva, una rete di sorveglianza sul territorio può rivelarsi preziosa per controllare l’epidemia”.  

“Attraverso l’attività condotta nei nostri laboratori, si sta sviluppando una rete di sorveglianza ambientale che può già contare sulla disponibilità e affidabilità di strutture sanitarie e ambientali di eccellenza a livello regionale e sull’apporto fondamentale e la collaborazione dei gestori idrici che possono ancor più contribuirne ad uno sviluppo capillare e tempestivo”, aggiunge il direttore del Reparto Qualità dell’Acqua e Salute. 

“Passando dalla ricerca alla sorveglianza – va avanti Lucentini – sarà indispensabile arrivare ad una standardizzazione dei metodi e dei campionamenti poiché sulla positività dei campioni incidono molte variabili quali per esempio il periodo di campionamento, eventuali precipitazioni metereologiche, l’emissione di reflui da attività industriali che possono influire sui risultati di attività ad oggi condotte da diversi gruppi. Lavoriamo per dare al paese una rete di sorveglianza insieme ad Arpa e ad Ispra”. 

“In questo senso – conclude Lucia Bonadonna, direttrice del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità – abbiamo presentato una proposta di azione al Ministero della Salute per l’avvio di una rete di sorveglianza su Sars CoV-2 in reflui, e già nel luglio prossimo avvieremo uno studio pilota su siti prioritari individuati in località turistiche. Sulla base dei risultati dello studio pilota, contiamo di essere pronti per la sorveglianza sull’intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno”. 

 

Election Day a settembre, il decreto è legge 

Via libera definitivo del Senato con voto di fiducia, al termine di una giornata particolarmente convulsa, al decreto legge sulle elezioni suppletive, regionali e comunali, con l’election day anche per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il provvedimento è passato con 145 sì, 2 contrari (Emma Bonino e Matteo Richetti), con le assenze per protesta del centrodestra, mentre il senatore Riccardo Nencini, pur presente, non ha partecipato al voto. A breve è attesa la firma e la promulgazione da parte del Capo dello Stato, visto che il provvedimento sarebbe decaduto domani se non convertito in legge. 

Ora si attende che il governo, d’intesa con le Regioni, fissi la data per l’apertura delle urne, su due giorni per le esigenze sanitarie legate al coronavirus, cosa che avverrà “in tempi brevissimi”, come ha assicurato il sottosegretario all’Interno Achille Variati. Il 20 e il 21 settembre sembra essere quella più probabile. Questi i contenuti principali del testo.  

SUPPLETIVE – In riferimento alle suppletive, il decreto ne fissa il termine per lo svolgimento per i seggi dichiarati vacanti alla Camera e al Senato entro il prossimo 31 luglio, in 240 giorni dalla dichiarazione della vacanza, rispetto ai 90 previsti dalla legge elettorale. Attualmente è stato dichiarato vacante il 18 marzo scorso il seggio del Senato del collegio 3 della Sardegna. Senza l’emanazione del decreto legge si sarebbe quindi dovuto votare entro domenica scorsa. A questa vacanza potrebbe aggiungersi, sempre a palazzo Madama, quella del collegio 9 del Veneto, dopo la morte ieri del senatore di Fdi Stefano Bertacco. 

REGIONALI – Per quanto riguarda le elezioni regionali, viene prolungata di tre mesi la durata in carica dei consigli regionali, il cui rinnovo era previsto entro il prossimo 2 agosto 2020 e si stabilisce che le elezioni si svolgano nel periodo tra 15 e 60 giorni successivi al termine della nuova scadenza del mandato o nella domenica-lunedì compresi nei 6 giorni ulteriori. Le elezioni potranno perciò svolgersi nel periodo dal 15 settembre al 5 novembre, con la prima data utile il 20-21 settembre e l’ultima il primo-2 novembre. In pratica la legislatura che in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia scadeva lo scorso 31 maggio è stata prolungata al 31 agosto.  

COMUNALI – Passando alle Comunali, il turno annuale ordinario del 2020 viene spostato ad una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre, anziché tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nello stesso periodo si voterà anche per l’elezione dei consigli comunali e circoscrizionali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato, se le condizioni che rendono necessarie le elezioni si sono verificate entro il 27 luglio 2020. Si stabilisce tuttavia che quest’ultima disposizione non si applica alle elezioni degli organi circoscrizionali nei Comuni, come ad esempio Roma, dove il Consiglio comunale rimarrà in carica fino alla scadenza naturale prevista nel 2021.  

PROVINCIALI – Previsto infine che le elezioni dei presidenti di Provincia e dei Consigli provinciali in scadenza nel 2020 si svolgano entro 90 giorni dalle elezioni dei Consigli comunali, con la conseguente proroga della durata del mandato fino al rinnovo degli organi.  

RIDUZIONE FIRME E PAR CONDICIO – Per l’emergenza sanitaria è stato ridotto ad un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e candidature per le elezioni comunali e regionali, salvo diversa disposizione adottata, per queste ultime, dalle Regioni. Viene poi stabilita l’applicazione delle norme sulla par condicio.  

REFERENDUM ED ELECTION DAY – Il nodo che ha suscitato maggiori polemiche nell’esame del decreto legge è quello relativo all’election day e conseguentemente alla data in cui si svolgeranno le elezioni, considerando che in alcuni Comuni potrebbe essere necessario il ballottaggio.  

Già a marzo il cosiddetto decreto ‘Cura Italia’ aveva prorogato il termine di indizione del referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari portandolo da 60 a 240 giorni dalla comunicazione di ammissibilità. Quindi il governo avrà tempo fino al 19 settembre, ma la consultazione dovrà svolgersi in una data compresa tra i 50 e i 70 giorni successivi. Per votare il 20 settembre occorrerebbe perciò indire il referendum tra il 12 luglio e il 2 agosto. 

Il decreto legge prevede infatti l’applicazione del principio dell’election day anche per lo svolgimento del referendum e l’orientamento del governo sarebbe appunto quello di votare per regionali e amministrative il 20 e 21 settembre. Due questioni che come detto sono oggetto di polemica, con componenti del comitato referendario che contestano l’accorpamento, mentre in generale sulla data del voto le opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia, hanno manifestato contrarietà, unitamente ad alcune Regioni.  

Tuttavia durante il dibattito parlamentare sono arrivate aperture da parte del governo. “Appare auspicabile -ha affermato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese- che nella prosecuzione del dialogo si individui una data da parte di tutti i soggetti deputati a farlo, dal governo come dalle Regioni, che rappresenti un punto di equilibrio per lo svolgimento delle elezioni nelle migliori condizioni. Una data che ritengo auspicabilmente unitaria, al fine di conciliare, con modalità uniformi, le esigenze di tutela della salute con quella della ripresa economica”.  

Inoltre alla Camera con il parere favorevole del governo, è stato approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno, presentato da Simone Baldelli, di Forza Italia, che nello stabilire la data del referendum impegna il governo a “valutare la volontà del comitato promotore”.  

 

Incendio sul traghetto, paura a bordo 

Paura sul traghetto Grimaldi in arrivo al porto di Olbia da Livorno. Secondo quanto riporta La Nuova Sardegna, infatti, sulla nave con 300 passeggeri a bordo si è sviluppato un incendio, partito dal garage. Alta la colonna di fumo visibile anche dal porto.  

Secondo quanto riporta l’Unione Sarda, inoltre, dopo l’allarme lanciato dalla nave, al porto dell’Isola Bianca sono intervenute le squadre dei Vigili del Fuoco per domare le fiamme, scaturite nel ventre dell’imbarcazione dal semi-rimorchio di un camion posteggiato nel garage. 

Tifosi Napoli in piazza, Pregliasco: “Questo non aiuta” 

Nel trend in calo dell’epidemia di Covid-19 oggi “è arrivata qualche onda, legata all’emersione dei casi. Si rimesta sul fondo, e dunque abbiamo qualche colpo di coda”. A leggere così i dati diffusi oggi dalla Protezione civile è il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che all’Adnkronos Salute spiega: “Grazie ai tamponi e ai test sierologici stanno emergendo casi che un tempo non si sarebbero individuati. I dati dei ricoveri in terapia intensiva restano comunque bassi e dunque quello che dobbiamo ricordare è che il virus circola ancora: non dobbiamo abbassare la guardia”, spiega.  

I numeri di oggi, secondo Pregliasco, non sono legati all’effetto delle riaperture di due settimane fa. “Anche se quello che abbiamo visto ieri non aiuta”, conclude l’esperto alludendo all’esultanza dei tifosi del Napoli per le vie del capoluogo campano di ieri notte dopo la conquista della Coppa Italia. 

Coronavirus: a Bergamo 30-40% pazienti cirrotici ha visto peggiorare malattia  

“I nostri pazienti cirrotici, tra il 30 e il 40%, durante l’emergenza Covid hanno mostrato una progressione della malattia e adesso dobbiamo farci carico di tutte queste persone e gestire la situazione”. Lo sottolinea Stefano Fagiuoli, direttore Usc Gastroenterologia ed Epatologia e Trapiantologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei relatori del corso in streaming ‘Covid 19 e malattie epatiche: Cosa è cambiato con la pandemia?’, un evento organizzato con il contributo di Gilead Sciences.  

“Nel corso della pandemia l’impatto sui pazienti con malattie epatiche è stato sicuramente rilevante – aggiunge – Tutte le attività ambulatoriali non urgenti sono state sospese e ci siamo dedicati solo ai pazienti urgenti, con scompenso di malattia o con situazioni neoplastiche. L’impatto quindi è stato importante e ha riguardato anche i pazienti in lista d’attesa perché ne abbiamo sospesi 21 su 87, e in dieci casi le sospensioni erano direttamente legate al problema Covid. Ci sono stati un paio di pazienti che hanno avuto paura di venire in ospedale e sono stati sospesi, abbiamo avuto purtroppo tre pazienti con progressione della malattia neoplastica durante la pandemia. Abbiamo interrotto – prosegue il direttore – tutte le attività di inizio trattamento per epatite B e C e abbiamo continuato l’erogazione dei farmaci ai pazienti già in trattamento”.  

Ora la sfida dei medici a Bergamo, una delle zone più colpite dal coronavirus, è la fase 3. “Si tratta di riorganizzare i processi, quello che abbiamo fatto è stato individuare i pazienti le cui prenotazioni e appuntamenti erano saltati e inquadrare chi avesse più necessità. A loro abbiamo dato altri slot e appuntamenti per la ripresa dell’attività – evidenzia Fagiuoli – Stiamo spostando visite ed esami per liberare lo spazio per i pazienti più urgenti e poi abbiamo messo in campo la telemedicina, una più grezza ovvero usiamo il telefono e le mail per ricontattare, ma anche una più evoluta con le visite da remoto degli specialisti”.  

Coronavirus: rischio Covid fino a 4 volte più alto per pazienti con cirrosi epatica  

Il coronavirus ha messo a dura prova i pazienti con malattie epatiche. “In Italia c’è una stima di circa 200-250mila persone con patologie del fegato avanzate come le cirrosi. Sono persone in cui una infezione da Covid ha conseguenze più gravi, soggetti che aggravandosi possono andare incontro a serie complicanze e anche al decesso. In un recente studio inglese, che ha analizzato 17 mln di pazienti, si è scoperto che la probabilità che un paziente con cirrosi si ammali di Covid-19 è doppia rispetto a chi non ha la malattia. Uno studio americano ha calcolato in 4 volte questa probabilità”. A fare il punto è Antonio Craxì, epatologo ordinario di Gastroenterologia dell’Università degli Studi di Palermo, direttore scientifico del corso in streaming ‘Covid 19 e malattie epatiche: Cosa è cambiato con la pandemia?’, un evento organizzato con il contributo di Gilead Sciences.  

“Un importante studio multicentrico italiano, portato avanti nei centri di Pavia, Roma e Milano, ha evidenziato un rischio molto alto per le persone con cirrosi. Estrapolando i dati dei decessi totali Covid registrati fino ad oggi dalla Protezione civile, possiamo stimare in Italia in 6-700 i pazienti con patologie epatiche deceduti nei mesi più caldi della pandemia”, aggiunge Craxì all’Adnkronos Salute. 

“C’è dunque un rischio importante per queste persone – osserva Craxì – spero che in autunno, e lancio un appello al ministro Speranza, se ci sarà il vaccino i malati epatici lo possano avere per primi. Inoltre, in Italia c’è un situazione particolare, oltre il 60% dei pazienti con cirrosi ha avuto l’epatiite C e tutti sono stati curati con la terapia introdotta da Aifa. Quindi – conclude l’epatologo – tutti i nominativi sono in una database dell’Aifa e queste persone possono essere convocate dall’oggi al domani per fare il vaccino. Spero non si faccia una guerra tra ‘poveri’, ovvero tra i malati, per averlo. Ma anche che si pensi prima alle persone che corrono più rischi per le loro condizioni cliniche”.  

Coronavirus, epatologo Craxì: “80% ricoveri rimandati, pazienti a rischio”  

In questi mesi di pandemia “tutti, medici e pazienti, siamo stati variamente terrorizzati e bloccati. E se guardo i dati nazionali per le malattie del fegato l’80% dei ricoveri, non solo quelli programmati ma anche quelli in emergenza, è saltato. I trapianti di fegato si sono ridotti del 30% e i trattamenti per tumori epatici sono scesi del 50%. Le liste d’attesa si stanno allungando perché ci vuole più tempo per recuperare questi mesi di lockdown, ma c’è anche altro: ci mettiamo più tempo per fare le visite perché occorre sanificare, e i posti letto vanno ridotti per limitare al minimo l’affollamento”. A fare il punto con l’Adnkronos Salute è Antonio Craxì, epatologo ordinario di Gastroenterologia dell’Università degli Studi di Palermo, direttore scientifico del corso in streaming ‘Covid 19 e malattie epatiche: Cosa è cambiato con la pandemia?’, un evento organizzato con il contributo di Gilead Sciences.  

“Se perdiamo altro tempo – avverte l’esperto – rischiamo tra 5 anni 6 mila morti”. Uno degli argomenti del corso sono state le raccomandazione dell’Associazione europea per lo studio del fegato (Easl) e dell’Aasld (American Association for the Study of Liver Diseases) per la gestione dei pazienti Covid. “Dobbiamo avere il massimo delle precauzioni applicabili – ricorda Craxì – ad esempio essere in grado di ridurre al minimo, nel momento di una nuova ondata, le procedure endoscopiche e gli accessi negli ospedali. In Italia abbiamo fatto un capolavoro di stupidità appoggiando tutto il ‘follow up’ alla gestione in ospedale”.  

“Tutti i centri specialistici ambulatoriali sono in ospedale e questo – rimarca l’epatologo – durante una pandemia mette a serio rischio i pazienti che devono recarsi magari per un semplice certificazione”.  

Le soluzioni? “Occorrerebbe tagliare un po’ di burocrazia, non possiamo pensare di far venire le persone, magari da fuori Regione, 1-2 giorni prima perché devono fare il tampone o il test sierologico – risponde Crazxì – Occorre deospedalizzare le certificazioni e riportare sul territorio alcuni servizi che sono stati accentrati in ospedale. Ripensare il sistema, dunque. Ma per farlo – conclude – occorre una grande alleanza tra medici, pazienti e istituzioni”.  

Pernigotti è salva, al via piano con 5 mln di investimenti 

“Dalla situazione attuale emerge un quadro più che positivo in quanto l’azienda ha riconosciuto il valore dello storico marchio e ha confermato il proprio impegno a rilanciare il sito di Novi Ligure. Il Mise continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione, confermando la determinazione del Governo nel sostenere il Made in Italy, tutelando patrimonio produttivo e lavoratori”. Così la sottosegretaria allo Sviluppo economico, Alessandra Todde al termine dell’incontro con il Cfo della Pernigotti, Piero Colombi sottolineando che la crisi dell’azienda “è risolta”.  

Nel corso dell’incontro è stato illustrato il piano industriale che prevede investimenti fino a 5 milioni di euro nel periodo che va da luglio 2020 a luglio 2021, in modo da poter ammodernare gli impianti e fare interventi sullo stabilimento per passare da una produzione stagionale ad una continuativa. Inoltre, la proprietà turca porterà a Novi Ligure – nello storico stabilimento dell’azienda dolciaria – la produzione di crema spalmabile e di tavolette di cioccolato con due nuove linee da affiancare a quelle di torrone e cioccolatini.  

Il 3 agosto, data in cui terminerà il periodo di cassa integrazione per Covid, partirà un anno di Cig straordinaria per la riorganizzazione che riguarderà i dipendenti delle sedi di Milano e Novi Ligure. 

“Sono tre gli interventi strategici previsti dal piano industriale presentato dall’azienda”, commenta Todde. “L’obiettivo è il consolidamento e lo sviluppo nel settore confectionary e del progetto di rilancio produttivo. Infatti, il piano prevede il trasferimento dalla Turchia al Piemonte della produzione delle creme spalmabili. Le funzioni amministrative saranno riunite presso una sede unica a Milano, in modo da garantire una maggiore sinergia ed efficienza professionale, mentre le attività commerciali verranno riorganizzate in basi agli sviluppi di mercato”, sottolinea la sottosegretaria. 

“Abbiamo parlato non soltanto della risoluzione della crisi ma anche dei prossimi passi di sviluppo. In particolare, abbiamo affrontato il tema della costruzione di un distretto di eccellenza per il cioccolato a Novi Ligure, e delle iniziative possibili per poter rendere la catena produttiva più resiliente”, aggiunge Todde. 

 

Coronavirus, Oms: “Possibile seconda ondata in autunno” 

“Non siamo fuori dall’oscurità. I lockdown ci hanno permesso di guadagnare tempo. Laddove ne abbiamo l’opportunità, dobbiamo coglierla per rafforzare la nostra preparazione. Ciò significa sperare nel meglio, ma prepararsi al peggio: un probabile ritorno di Covid-19, attraverso Paesi, regioni, città e comunità. La nostra priorità è prepararci per l’autunno”. A sottolinearlo in un briefing con la stampa russa è Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). 

“Covid-19 – ribadisce – è ancora in una fase attiva in molti Paesi. E’ fondamentale che continuiamo a recuperare e ricostruire la vita normale dopo il lockdown, ma è anche molto importante che le autorità investano nell’avere un sistema aggressivo di monitoraggio, test e tracciabilità per evitare misure aggiuntivi nelle settimane e nei mesi a venire in caso di ritorno del virus”.  

“Nell’ultimo mese il numero di Paesi europei che hanno mostrato aumenti significativi nell’incidenza cumulativa è più che triplicato, da 6 a 21. Covid-19 è ancora in una fase attiva in molti Paesi”. “Il virus – ricorda – ha causato la morte di quasi mezzo milione di persone in tutto il mondo, e ognuna è una tragedia. Il numero di casi confermati in tutto il mondo ha superato gli 8 milioni. La Regione europea rappresenta il 31% dei casi e il 43% dei decessi a livello globale. Dopo alcune settimane di casi in calo in alcuni Paesi, il numero di nuovi casi si è ora stabilizzato in media tra i 17.000 e i 20.000 casi al giorno in tutta la Regione europea”. 

“E’ stato sparato una sorta di colpo di avvertimento: la riapertura della scuola in alcuni Paesi ha provocato aumenti locali nel numero di casi – conclude -. Dobbiamo essere diligenti e allentare le restrizioni con cura”.  

Atlantia scrive lettera a Ue: “Governo italiano viola norme” 

Atlantia ha inviato una lettera alla Commissione europea nella quale “accusa il governo italiano di violare le norme europee e chiede a Bruxelles di intervenire nella disputa” che si è aperta dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova nel 2018.  

“E’ della massima importanza che la Commissione europea valuti la situazione e contribuisca a fornire certezza giuridica su una questione che, se non risolta con urgenza, potrebbe seriamente compromettere i piani di investimento di Aspi attuali e futuri e, soprattutto, la sopravvivenza dell’azienda stessa”, è la richiesta contenuta nella lettera, che l’Adnkronos ha potuto visionare, inviata dai vertici di Atlantia, dal presidente Fabio Cerchiai e dall’amministratore delegato Carlo Bertazzo, al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, il 9 giugno scorso. Una richiesta che prende le mosse dalla situazione creata dalle norme introdotte dal decreto Milleproroghe e che, conseguentemente alla sua entrata in vigore, ha determinato la perdita per Aspi e Atlantia del loro investment grade status. 

“I loro rating – evidenziano Cerchiai e Bertazzo – sono stati declassati a ‘spazzatura’ dalle tre principali agenzie di rating Moody’s, Standad & Poor’s, Fitch. Tutte queste agenzie hanno chiaramente indicato nelle loro comunicazioni al mercato che la causa del downgrade sono stati precisamente i cambiamenti regolatori introdotti dal governo italiano, con la modifica unilaterale e retroattiva dell’accordo di concessione vigente approvato nel 2008 (secondo la procedura europea n. 2006/2419).