Data ultima modifica: 11 Luglio 2020

E’ arrivata nel tardo pomeriggio la proposta di accordo messa a punto da Autostrade per l’Italia per chiudere una partita con il governo che, al momento, appare tutta in salita. La mano tesa di Aspi per chiudere un braccio di ferro iniziato con la tragedia del crollo Morandi passa, intanto, da un risarcimento di 3,4 miliardi per chiudere il procedimento. A questi, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti di primo livello, si aggiungerebbero 13,2 miliardi di investimenti e 7 di manutenzioni. Nonché un taglio dei pedaggi che passa da una revisione del Piano Economico e Finanziario, acronimo Pef, in base alle modifiche del sistema tariffario introdotte dall’l’Autorità di regolazione dei Trasporti.  E’ messa inoltre nera su bianco la disponibilità dell’azienda di aprire il capitale a nuovi investitori, una strada che passa dall’aumento di capitale, viene indicato nella proposta. Altra nota interessante, elemento di assoluta novità, è che nell’offerta targata Aspi, viene assicurato all’Adnkronos, non figurerebbe la richiesta di modifica del decreto Milleproroghe. Si tratta, in altre parole, dell’articolo che riduceva l’indennizzo, in caso di revoca, a 7 miliardi, cifra di gran lunga più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008. Nessuna richiesta di modifica, dunque, nella speranza di chiudere la partita con un accordo che eviti la revoca su cui spinge soprattutto il M5S. il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia. è terminato in tarda mattinata. La proposta sul nodo delle concessioni è stata quindi recapitata in serata ai due ministeri competenti, Trasporti ed Economia, nonché a Palazzo Chigi. Rixi all’Adnkronos: “Revoca? Governo fa scendere azioni per entrare in società” Mentre l’azienda era al lavoro sulla proposta da presentare all’esecutivo, i riflettori si sono accesi anche su Cdp e sul ruolo che potrebbe svolgere nell’operazione Aspi. Cdp, infatti, spiegava all’Adnkronos una fonte vicina al dossier, “guarda all’operazione con attenzione ma parlare di un interesse vero e proprio è ancora prematuro”. Sono infatti ancora molti i nodi da sciogliere, dal punto di vista politico ma non solo. Per l’eventuale ingresso di nuovi investitori è necessario che vengano chiariti diversi punti. Tra i potenziali nuovi soci graditi all’esecutivo, appunto, ci sarebbero Cdp ma anche il fondo infrastrutturale F2i, la società che conta tra i suoi azionisti le principali fondazioni italiane di origine bancaria (con una quota del 25%), primari istituti di credito (con una quota del 20%), Cdp con il 14%, Casse di previdenza, Fondi pensione, Asset manager e Fondi sovrani. Ma prima di qualsiasi altra valutazione, da parte dei potenziali nuovi investitori, resta da capire che cosa sarà l’Aspi del futuro e se resterà una società redditizia o meno. E c’è anche la spada di Damocle del contenzioso legale che rischia di scoraggiare eventuali investimenti. “Deve essere un investimento che dia delle prospettive e una visibilità. Un eventuale taglio alle tariffe rischierebbe di scoraggiare gli investimenti”, spiega una fonte finanziaria.  

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