Data ultima modifica: 17 Ottobre 2020

“Nessuno era preparato al Coronavirus e riconosco al governo che era difficile fronteggiare ad affrontare quella fase. Ma bisognava guardare al futuro e invece siamo ancora nell’emergenza. Stiamo fronteggiando una seconda ondata: che abbiamo fatto nel frattempo?” Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, chiudendo la due giorni di lavoro dei giovani imprenditori di Confindustria. “La curva è ripartita e non siamo in grado di monitorarla. Immuni, la gente non la scarica, non ci sono tamponi. Non è possibile. Serve ricreare fiducia”, incalza, sottolineando come le aziende siano “sicure”. “Non siamo untori” dice.  BLOCCO DEI LICENZIAMENTI – “Il blocco dei licenziamenti è il blocco delle assunzioni e capisco che su questo oggi il governo è in difficoltà ma bisogna uscire da queste logiche politiche. Abbiamo esigenze economiche, qualcosa va fatto: sediamoci e confrontiamoci, guardiamo al futuro e cerchiamo di realizzarlo”. E invita ancora il governo: “Usciamo da queste logiche politiche perché anche il Sure non è come annunciato un intervento sulla cassa integrazione ma sulle politiche attive e quei soldi stanziati dalla Ue sono andati invece a finanziare la Cig per il blocco dei licenziamenti”. Un blocco, ribadisce, “che era giusto quando si era in emergenza ma ora dobbiamo guardare al futuro, questo è il nostro difetto, guardiamo al futuro”.  REDDITO DI CITTADINANZA – “Le politiche attive non si fanno con i Navigator… Ho sentito la sua affermazione che dovete assumere ancora 11.200 Navigator e mi è corso un brivido lungo la schiena” sottolinea di fronte alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, seduta in sala. “Il reddito di cittadinanza non funziona” e, aggiunge, “non è un problema politico, troviamo semplicemente un’altra strada. Il governo esca dalle logiche politiche, il Pil perde il 10%, stiamo parlando di 180 miliardi di euro: sediamoci e confrontiamoci ma usciamo da logiche politiche”. Per quanto riguarda quota 100, rdc e industria 4.0… dopo mesi si torna a pensare che Confindustria ha avuto ragione”. 

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