Data ultima modifica: 29 Gennaio 2018

La Barbuta

Ciampino, 10 febbraio 2011
A due giorni dall'ennesima tragedia e all'indomani dei funerali di Raul, Fernando, Patrizia e Sebastian, i bambini rom rimasti uccisi dal rogo sviluppatosi in uno dei numerosi micro campi abusivi di Roma, il Comune di Ciampino vuole aprire una riflessione in merito al raddoppio del campo Nomadi “La Barbuta” che, a detta del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, “si sarebbe potuto realizzare velocemente per evitare tragedie come queste”.

Evitando di ripetere lo sgomento e l'incredulità per affermazioni di questo genere, davvero ben lontane da quelle che dovrebbe avere una carica come quella del Sindaco di una capitale europea, riteniamo opportuno rendere di nuovo nota la reale situazione del campo “La Barbuta”.

Come è possibile verificare dalla documentazione fotografica, l'area in cui insiste il campo abusivo sorto nel 1995, è delimitata da un perimetro i cui lati sono composti dal Grande Raccordo Anulare, dalla Ferrovia Roma-Ciampino, dalla pista dell'aeroporto Pastine e dalla via Appia Nuova, e posta a pochi metri dall'ingresso al territorio comunale di Ciampino in una via ad alto scorrimento. Oltre a ciò, il campo è collocato in un'area sovrastante una falda acquifera, in un'area archeologica e, come ribadito dal Sottosegretario Giro, all'interno del quale vi è una discarica abusiva di eternit dove si continuano a verificare copiosi incendi.

Pensare di raddoppiare il numero di abitanti, dagli attuali 350 ai previsti 700, è pura follia; abitare in quell'area insalubre, insicura e pericolosa, fossero anche abitazioni residenziali, non sarebbe giusto. Non riusciamo ad immaginare come il Prefetto Pecoraro ed il Sindaco di Roma possano spendere 12 milioni di euro dei contribuenti (nonostante il parere contrario del Ministro degli Interni) per far vivere degli esseri umani sotto un tale eccessivo inquinamento acustico ed atmosferico.

Aver insediato un campo in quell'area è stato un errore già nel 1995; non averlo poi chiuso negli anni 2000, sebbene fosse stato dichiarato abusivo, è stato un ulteriore sbaglio; pensare ora di farne un “villaggio di solidarietà” è assurdo ed inaccettabile. Vale la pena sottolineare come il luogo, oltremodo isolato dai centri abitati, esclude a priori ogni forma di socialità e di integrazione per chi vi risieda, realizzando a tutti gli effetti un maxi ghetto concentrazionario.

Non vorremmo che qualcuno, sull'onda dell'emozione, volesse strumentalizzare questa tragedia addossandoci colpe non nostre: l'unica colpa che abbiamo è quella di aver chiesto accesso agli atti amministrativi al Comune di Roma, al Prefetto ed al Ministro degli Interni e, dunque, di esserci rivolti al Tar dopo i loro tre dinieghi di fronte alla nostra volontà di conoscere lo stato dei lavori.

E' doveroso ristabilire il confronto civile tra le istituzioni al fine di contribuire alla vera risoluzione dell'emergenza nomadi, per la quale noi siamo disponibili da sempre.

La Barbuta

Link utili: Ricostruzione della vicenda Campo Nomadi "La Barbuta".

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    10.02.2011

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