Data ultima modifica: 27 Marzo 2022

(Adnkronos) – Carta prepagata clonata, si tratta purtroppo di una truffa molto diffusa. Ma cosa bisogna fare? È possibile ottenere il rimborso dall’istituto di credito?  La prepagata è una carta di pagamento che consente di effettuare acquisti (anche online) attingendo dal credito che è stato caricato sulla carta stessa ricorda laleggepertutti.it. La differenza con la classica carta di credito è piuttosto evidente: mentre quest’ultima preleva i soldi necessari dal conto corrente cui essa si riferisce, la carta prepagata è “autonoma”, nel senso che può essere utilizzata nei limiti del credito che il suo titolare ci ha messo sopra. Insomma, possiamo dire che la prepagata funziona un po’ come una sim telefonica: il credito si esaurisce se non viene ricaricato. 
Clonazione carta prepagata: cos’è?
 La clonazione è un modo per truffare il titolare della carta prepagata. La clonazione è la riproduzione di una carta falsa con le stesse funzionalità di quella originale, attraverso la quale sottrarre denaro dalla carta gemella. Ci sono tanti modi per clonare una prepagata: la truffa può avvenire al bancomat, manomettendo lo sportello così da duplicare i codici di accesso personali e quelli della carta al momento del suo inserimento, oppure tramite Internet, hackerando la carta nel momento in cui si inseriscono i dati su un sito per e-commerce. Con la clonazione, il truffatore ha accesso alla carta, dalla quale potrà prelevare il denaro oppure utilizzarla per fare degli acquisti personali. 
Clonazione carta prepagata: cosa fare?
 Non appena ci si è resi conto della clonazione della propria carta prepagata, occorre immediatamente: sporgere denuncia presso una stazione dei carabinieri o un comando di polizia; contattare (normalmente c’è un numero verde) l’istituto emittente per far bloccare la carta. Fatto ciò, bisognerà inoltrare alla banca (o alle Poste, se si tratta di prepagata Postepay) copia della denuncia sporta, di modo che si potrà chiedere il rimborso delle somme illegittimamente prelevate. 
Carta prepagata clonata: come ottenere il rimborso?
 Perché si possa ottenere il rimborso nel caso di carta prepagata clonata è necessario che il truffato dimostri che: l’ammanco non sia dipeso da propria colpa; la segnalazione all’istituto di credito sia stata tempestiva. Il primo requisito fa riferimento alla diligenza tenuta dal cliente dell’istituto di credito nel conservare la sua carta ed evitare che la stessa sia fatta oggetto di furto o clonazione. Il secondo presupposto, invece, si riferisce all’immediatezza della segnalazione dopo la scoperta della truffa. In altre parole, non appena il cliente si rende conto di essere stato derubato, deve segnalare l’accaduto alla banca perché proceda al blocco della carta. La legge sul punto è chiara: “Salvo il caso in cui abbia agito in modo fraudolento, l’utilizzatore non sopporta alcuna perdita derivante dall’utilizzo di uno strumento di pagamento smarrito, sottratto o utilizzato indebitamente intervenuto dopo la comunicazione”. Tutte le somme indebitamente sottratte durante il periodo che va dalla scoperta della clonazione alla segnalazione non sono rimborsate se l’inerzia del cliente è ingiustificata. Si pensi a chi, scoperto il fatto, provveda a denunciarlo solo dopo un mese: tutto ciò che gli verrà sottratto nel corso dei trenta giorni non gli verrà rimborsato perché la perdita è dovuta alla sua negligenza. Rispettate queste basilari regole, l’istituto di credito è tenuto a provvedere immediatamente al rimborso. Di solito, però, difficilmente la restituzione verrà accordata prima di un mese circa. In caso di diniego, il cliente potrà fare ricorso all’Arbitro bancario finanziario. 
Carta clonata: spetta un indennizzo?
 L’istituto di credito, come detto, è obbligato a rimborsare i prelievi non autorizzati, ad esempio quelli dovuti alla clonazione della carta prepagata. La giurisprudenza è andata oltre e ha riconosciuto al truffato perfino il diritto ad ottenere un indennizzo da parte della banca se l’ammanco ha causato un danno al cliente. Nel caso analizzato dai giudici, la banca aveva provveduto a segnalare il proprio cliente alla Centrale Rischi a causa del debito che aveva contratto, debito che derivava proprio dal fatto di aver subito il furto a causa della clonazione della carta. Riconosciuta l’estraneità del correntista, la banca è stata condannata non solo al rimborso, ma anche al pagamento di un (modesto) indennizzo per le conseguenze negative derivanti dall’iscrizione alla Centrale Rischi. Secondo i giudici, anche la banca deve prestare attenzione alle operazione effettuate mediante carta di pagamento: essa è tenuta ad adottare tutte le misure idonee ad evitare questi illeciti, come, ad esempio, la segnalazione via sms di ogni operazione effettuata al titolare della carta stessa. 

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]