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Categoria: Adnkronos

Coronavirus, Parigi diventa ‘zona super rossa’ 

Il governo francese ha inserito diverse metropoli, tra cui Parigi, nella cosiddetta lista delle ”super rosse” o ”scarlatte” per la diffusione del coronavirus e i rischi di contagio. Lo ha detto una fonte del governo francese citata da France 24. Nella capitale francese l’incidenza del Covid-19 riguarda 204 abitanti ogni centomila. Questa nuova mappatura sulla circolazione del coronavirus, in particolare nelle grandi città della Francia, sarà presentata nei dettagli nel pomeriggio dal ministro della Salute Olivier Veran. Sarà lui ad annunciare le diverse misure da applicare a seconda delle categorie in cui sono state collocate le città, e che vanno dalla ”rossa” a ”super rossa” e ”scarlatta”. Tra le misure ci potrebbe essere il divieto di vendere alcolici dopo le 20, un numero massimo di dieci persone per le riunioni e la riduzione da cinquemila a mille partecipanti ai grandi raduni. Possibile anche l’entrata in vigore di un divieto di affittare sale per eventi, compresi i matrimoni, come anticipa Le Figaro. Non dovrebbero invece essere prese in considerazioni ulteriori restrizioni per le case di riposo nella regione di Parigi, i trasporti o gli orari di bar e ristoranti. 

Intanto, l’epidemia di coronavirus continua a diffondersi in Francia: soltanto ieri, nelle ultime 24 ore sono stati registrati 10.008 nuovi casi e 68 persone sono decedute. Lo ha reso noto la sanità francese. “Questa crisi impone la cooperazione, impone di inventare nuove soluzioni internazionali, credo nella scienza e la conoscenza, l’umanità vincerà questa pandemia un rimedio sarà trovato”, aveva detto il presidente francese Emmanuel Macron nel suo discorso all’assemblea generale Onu, parlando della pandemia di coronavirus. 

Coronavirus, Rasi (Ema): “Vaccino entro 2020? Forse qualche dose simbolica”  

L’anno del vaccino anti Covid-19 sarà il 2021. Che arrivi prima ad ampie fasce di cittadinanza è “teoricamente possibile, ma realisticamente poco probabile”. Mentre “entro fine anno si potrà avere qualche dose simbolica se tutto fila liscio, cosa sulla quale personalmente sono molto poco ottimista”. Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, mostra la pazienza serena dello scienziato e la lucidità di chi vede le cose dalla ‘stanza dei bottoni’: “Di fatto, nonostante tanti annunci – dichiara in un’intervista all’Adnkronos Salute – nessuna azienda ci ha ancora fornito una previsione sulla data in cui ci sottoporrà i primi dati” in base ai quali poter decidere un via libera. Da qui la stima: “L’anno giusto è il 2021 – prevede l’esperto – specie se si parla di iniziare a vaccinare fette significative di popolazione”.  

“In tutto – fa il punto Rasi – sotto la nostra osservazione ci sono ormai circa 200 candidati vaccini e abbiamo avuto contatto con 38 sviluppatori a diversi livelli di sperimentazione”. Aspiranti ‘scudi’ che sfruttano tecnologie differenti, coprendo in pratica “tutto lo spettro delle opzioni messe a punto in questi anni”. Si va “dai vaccini che utilizzano i classici virus inattivati o indeboliti” fino a “quelli più nuovi cosiddetti a Rna, con tutte le promesse e dubbi delle cose innovative su cui c’è meno esperienza”.  

Sopra la scacchiera in cui si gioca la partita cruciale contro Sars-CoV-2, la ‘finalissima’ scienza-coronavirus, “non ci sono strategie più promettenti di altre – dice il numero uno dell’Ema – Fra i prodotti giunti alla nostra attenzione ce ne sono almeno 7 in fase di sperimentazione piuttosto avanzata, e il nostro compito è quello di interagire con le imprese per cercare di guidarle verso un piano di sviluppo in grado di fornire i dati più robusti e interpretabili possibili, nei tempi più rapidi”. Tempi stretti ed efficienza non sono incompatibili, chiarisce infatti Rasi: “Possono essere combinati scegliendo bene i piani di sviluppo”. 

“I tempi di reclutamento dei soggetti da arruolare nelle varie fasi sperimentazione, e quelli necessari a valutare l’efficacia protettiva”, sono solo alcuni dei tanti fattori che condizionano l’arrivo di un nuovo vaccino sul mercato. Ma non solo, precisa Rasi. Da considerare c’è anche “la velocità con cui l’epidemia si muove”, senza contare “l’eventuale comparsa di eventi avversi che può rallentare la marcia”. Un imprevisto nel ‘monopoli’ dei test clinici che “è del tutto normale possa presentarsi”, assicura il direttore esecutivo dell’Ema che torna sul breve stop agli studi sul candidato AstraZeneca-Oxford, imposto nelle scorse settimane da effetti collaterali seri osservati in due volontari: “Va letto – dice Rasi – come la prova che il sistema dei controlli funziona bene”.  

A impattare sui tempi che servono per lanciare un vaccino in commercio ci sono poi elementi tecnici come appunto “la presentazione dei piani migliori di sviluppo”, e “soprattutto di un credibile programma di monitoraggio post-autorizzazione su efficacia e sicurezza”. Ancora: “Conta anche comunicare una data in cui si pensa di sottoporre alle agenzie regolatorie i primi dati. Finora nessuna ditta lo ha fatto”, ripete l’esperto. Invece, anche ‘prenotarsi’ significa poter sperare in un esame più veloce.  

“Intendiamoci”, tiene a puntualizzare Rasi. “Le stime fatte da diverse aziende hanno una base teorica realistica, che però per l’appunto è teorica e dipende da troppe cose. Basta ad esempio che un arruolato si ammali di influenza o sviluppi un altro disturbo, per dover magari rimandare la seconda dose. E’ sufficiente un qualsiasi fattore ‘perturbante'” e la corsa frena giocoforza. 

Rasi, che il 16 novembre lascerà il timone dell’Ema dopo due esperienze come direttore esecutivo, l’ultima iniziata nel 2015, tranquillizza riguardo ai timori che l’iter sperimentale di un vaccino anti-Covid possa subire accelerazioni improprie dettate da pressioni politiche. Paure espresse da più parti fra la comunità scientifica internazionale, specie di fronte agli annunci di Usa, Russia e Cina.  

“Concentriamoci un attimo sull’Europa”, invita l’esperto confermando “fiducia assoluta nel sistema”. Perché “da noi funziona così: l’approvazione di un vaccino viene fatta da un comitato dove ci sono 27 Stati membri più altri esperti, con due valutazioni indipendenti da parte di due squadre diverse, e un terzo osservatore per la peer review. Arrivare a mettersi d’accordo tutti vuole dire essere proprio convinti”, garantisce Rasi. “Non è facile che questo macchinario agisca sull’onda della pressione politica di uno o dell’altro Stato, men che meno se si tratta di Stati extra Europa”.  

Premesso che “non esiste un vaccino, o un farmaco o un altro presidio terapeutico completamente privo del rischio di effetti collaterali”, cosa “importante da comunicare e da far capire bene anche al grande pubblico”, il numero uno dell’ente regolatorio Ue fa una promessa solenne: “Quando noi approveremo un vaccino per Covid, lo faremo come per ogni altro prodotto perché saremo arcisicuri che il suo beneficio sarà superiore al rischio. Che l’efficacia sarà tale da produrre un beneficio globale. L’importante non è arrivare presto, ma arrivare bene”, chiosa Rasi che sulla diffusione dei protocolli da parte di vari ‘big’ del farmaco impegnati nella sfida vaccino commenta: “La trasparenza non è mai troppa. Anche noi, quando il processo valutativo sarà completato, pubblicheremo tutti i dati utilizzati per prendere decisioni. Siano esse positive oppure negative”.  

“LA PANDEMIA NON FINIRÀ UN GIORNO DOPO IL VACCINO” – “La pandemia di Covid-19 non finirà il giorno dopo l’arrivo di un vaccino, ma con l’arrivo di un vaccino comincerà la sua fine” che dipenderà molto anche da noi e dalla responsabilità dei nostri comportamenti, dice Guido Rasi. “Quando avremo un vaccino” contro Sars-CoV-2, “la pandemia dovrà iniziare a preoccuparsi perché la sua fine è vicina – spiega l’esperto nell’intervista all’Adnkronos Salute – Sarà una guerra che durerà ancora un po’, ma se la combatteremo bene sarà più facile vincerla”.  

“Quando avremo a disposizione un vaccino, l’elemento cruciale sarà una comunicazione adeguata” alla popolazione, ammonisce Rasi. “A un’efficacia più bassa, in particolare, dovrà corrispondere un’azione informativa e di supporto da parte delle autorità pubbliche per dire esattamente che cosa significa quel preciso vaccino in quel dato momento. Mi spiego meglio: se l’efficacia sarà al 50%, e va benissimo – chiarisce il numero uno dell’Ema, riferendosi alla soglia minima che l’americana Fda ha deciso di ritenere accettabile – significa che il 50% dei vaccinati inizierà a far rallentare la marcia dell’epidemia, mentre l’altro 50% no. Ma siccome non sapremo quali saranno i vaccinati che rispondono e quelli che non lo fanno, bisognerà attuare una comunicazione molto puntuale: un messaggio tipo ‘adesso facciamo il vaccino, poi faremo il richiamo, e tra 5-6 settimane inizieremo a vedere quanto diminuisce il diffondersi dell’epidemia. Però voi comportatevi ancora con cautela'”, nel rispetto prudente delle misure anti-contagio. 

Ma il vaccino anti-Covid funzionerà? Cioè il nuovo coronavirus potrà essere contrastato con quest’arma, oppure sotto il suo ‘fuoco’ resterà invulnerabile? “E’ una domanda legittima – risponde Rasi – che dobbiamo continuare a farci soprattutto nella fase post-lancio. Che ci sia una qualche protezione” attesa da una futura profilassi contro Sars-CoV-2 “ormai sembrerebbe abbastanza documentato, i dati sembrano buoni. Il quesito ancora senza risposta è invece quanto sarà forte la protezione conferita dal vaccino e quanto durerà”. Più semplicemente: “Se con un ottimismo personale, anche da ex immunologo, mi sento di dire che il vaccino potrà funzionare, rimane da capire quanto funzionerà e per quanto tempo”. 

Ebbene, secondo il direttore esecutivo dell’Ema, per scoprirlo “servirà un programma di monitoraggio che dovrà necessariamente essere europeo. Sarà bene che i media tengano alta l’attenzione sul piano che la Commissione europea sta già elaborando. Serve un programma di monitoraggio post-lancio su efficacia e sicurezza che abbia una forte regia Ue”, chiede Rasi. “Un piano simile – conclude – ci potrà dirà quanto la campagna vaccinale dovrà andare avanti e quando veloce sarà la scomparsa del virus” e quindi l’estinzione della pandemia. 

“TEST SU 160 FARMACI, PROMESSA ANTICORPI MONOCLONALI” – Non di solo vaccino morirà Sars-CoV-2. Se la partita su cui si concentrano i riflettori dei media è quella di un’iniezione-scudo, preventiva contro il nuovo coronavirus, per contrastarlo a contagio già avvenuto sono allo studio anche dei farmaci: “Sono circa 160 gli sviluppatori di terapie potenziali, tra riposizionamenti” – ossia medicinali già approvati con altre indicazioni – “e nuove molecole”. Fra queste spiccano “gli anticorpi monoclonali, la promessa più concreta” secondo Guido Rasi.  

“Per capire appieno la malattia ci mancano ancora tanti elementi – spiega nell’intervista all’Adnkronos Salute – ma su Covid-19 iniziamo a conoscere qualcosa di più. In particolare, sappiamo che una terapia farmacologica funziona nella fase iniziale, per bloccare la replicazione virale che poi porta alla fase più avanzata. Quando subentrano complicazioni è un po’ tardi, ed è lo stesso problema del plasma convalescente”, osserva l’esperto che sul fronte farmaci punta sul ‘cavallo’ anticorpi monoclonali: “Con tutti i loro pregi e i loro limiti, non conferendo immunità e avendo una finestra di utilizzo abbastanza precisa”, per Rasi “procedono bene e saranno sicuramente un’arma in più” contro il nuovo patogeno. “Sui monoclonali ci sono già contatti fra gli sviluppatori e le nostre task force”, e come per il vaccino anche per queste terapie l’Italia è in prima linea.  

(di Paola Olgiati) 

Covid, Ricciardi: “Rigore per evitare Italia come Parigi”  

“Dobbiamo continuare sulla nostra strada di attenzione e rigore per evitare quello che sta succedendo in Francia, Spagna e Gran Bretagna”. Così all’Adnkronos Salute Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica e consulente del ministro della Salute Roberto Speranza per il coronavirus, dopo la notizia che il governo francese ha inserito diverse metropoli, tra cui Parigi, nella cosiddetta lista delle aree ‘super rosse’ o ‘scarlatte’ per la diffusione del coronavirus e i rischi di contagio. 

Nella capitale francese l’incidenza del Covid-19 riguarda 204 abitanti ogni centomila. Nelle ultime 24 ore, in tutta la Francia sono stati registrati 10.008 nuovi casi e 68 persone sono decedute. 

Covid, Sileri: “Rischio chiusura frontiere se numeri salgono” 

Se si arriverà di nuovo a una chiusura delle frontiere “è una domanda alla quale non so rispondere oggi. Con i numeri attuali direi proprio di no. Il rischio però è che, se i numeri dovessero salire e divenire fuori controllo, potrà essere necessaria”. E’ la riflessione del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto a ‘Timeline’ su SkyTg24. In Europa, osserva, “si stanno attuando misure diverse e forse questa è un po’ particolare. Servirebbero misure similari. L’uso della mascherina, la distanza, ormai sono misure assodate”.  

Il ragionamento di Sileri parte da un’analisi della situazione a Ventimiglia, in particolare in riferimento al fatto che non verrebbero fatti controlli al confine con la Francia. “Stiamo già verificando – assicura – E’ chiaro che i controlli devono essere fatti e devono essere sicuramente più rigidi, perché non possiamo permetterci fughe o entrate del virus e quindi la creazione di nuovi focolai che potrebbero partire soprattutto da chi proviene da quelle aree dove la situazione sembra un po’ più fuori controllo, dove cioè aumenta il numero di casi di settimana in settimana senza una stabilizzazione o troppo in fretta”.  

Su Ventimiglia, prosegue, “stiamo già verificando, con l’idea di rafforzare i controlli. Perché un conto è il controllo di chi arriva mediante aereo, più difficile è farlo sulle vie di scorrimento come autostrade o stazioni. Bisogna vedere se il tampone è stato fatto o indirizzare le persone a farlo nel momento del loro arrivo. Almeno ai confini con Paesi dove è maggiore il rischio”. Ma, ribadisce, “come ho detto più volte nei giorni scorsi è necessaria una strategia europea”.  

“Questa tattica che stiamo usando oggi – puntualizza Sileri – consente di controllare il Paese più vicino con alti contagi, ma è necessaria una strategia europea in cui i controlli vengano fatti ovunque. Perché i numeri che osserviamo sono in crescita un po’ ovunque, come era anche atteso visto l’arrivo di aria più fredda che raggiungerà anche l’Italia e fa sì che il virus rialzi anche la testa”.  

E’ evidente, conclude, “che i casi salgono, e non si può fare solo una strategia Italia-Francia o Italia-Spagna, ma serve una strategia comunitaria che consenta la possibilità di movimento in sicurezza con l’uso del test sierologico, di un tampone o test salivare”. 

“Posso anche dire che in Italia siamo più bravi e sicuramente i numeri ci confortano su questo, ma i conti si fanno alla fine. Sento molti amici e colleghi che sono nel Regno Unito e mi dicono che la mascherina non viene usata. Anzi ho amici italiani che sono stati anche presi in giro in maniera confidenziale perché portavano la mascherine. Quindi, sono state usate sicuramente strategie diverse”, ha sottolineato Sileri in merito alle dichiarazioni del primo ministro britannico Boris Johnson il quale, rispondendo a una domanda sull’Italia e sulla sua capacità di contenimento del coronavirus Sars-CoV-2, ha obiettato che il Regno Unito è un Paese che ama la libertà. 

“La bravura – frena Sileri – si vedrà alla fine, quando l’epidemia sarà terminata. Sicuramente i vari Paesi europei hanno usato strategie diverse. E in questo momento c’è, secondo me, il fattore abbassamento delle temperature che sicuramente” sta incidendo sulle differenze numeriche fra le diverse aree d’Europa. “La stagione autunnale-invernale inizia prima nel Nord Europa. E’ chiaro che, se poi non usi la mascherina e hai allentato le misure della distanza di sicurezza e del lavaggio mani, il virus circola di più. Anche noi però arriveremo a numeri del genere, credo sia inevitabile”, conclude il viceministro italiano.  

 

 

Coronavirus, ad Rbm Salute: “50mila prestazioni erogate”  

La pandemia ha “imposto un cambio di paradigma e ha messo in evidenza ancora di più come la salute sia un bene primario e come la sanità integrativa, volta a realizzare questo obiettivo, punti ad intercettare bisogni e necessità dei lavoratori anche in situazioni contingenti come l’emergenza Covid. Negli ultimi 3 mesi la produzione della compagnia si è concentrata su una linea di polizze dedicata alla copertura delle situazioni correlate alla pandemia: su 40 fondi istituti dalla contrattazione nazionale, 26 hanno attivato delle risposte specifiche sempre in via integrativa al Ssn. Sono state oltre 50mila le prestazioni erogate per Covid-19”. A fare il punto all’Adnkronos Salute è Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Rbm Salute. 

“Gli interventi si sono concentrati prevalentemente sulle esigenze della fase 1 dell’emergenza ovvero sui bisogni di cura: ricoveri ordinari e in terapia intensiva ed isolamento domiciliare – ha aggiunto Vecchietti – Piuttosto che la messa a disposizione delle aziende dei tamponi e dei test. L’emergenza Covid-19 ha imposto alle imprese un contributo aggiuntivo ai normali controlli con dei costi in più in un momento di riduzioni del fatturato, ecco allora che nostri clienti ci hanno chiesto di occuparci di formule per il rientro sicuro dei lavoratori o della loro tutela una volta rientrati. Indice – osserva l’amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Rbm Salute – di un riposizionamento che, di fronte ad un pericolo che prima era considerato solo teorico, di fatto si è evidenzia nella necessità di aver risposte alternative e molto ha fatto la capacità di offrire canali paralleli nel momento più severo. Ad esempio, test sierologici e tamponi in azienda o domicilio. Questa possibilità per una azienda, che ha necessità di tempi di attesa più ridotti, è fondamentale. E i nostri clienti hanno capito il valore aggiunto e hanno molto apprezzato”.  

Le soluzioni offerte, in questi mesi di emergenza, da Intesa Sanpaolo Rbm Salute vanno dalla protezione pandemica al rientro sicuro. “Nel nostro portafoglio, i dati sono aggiornati a questi giorni, circa il 40% degli interventi ha garantito l’indennità da ricovero, il 39% da test sierologici, il 15% ha riguardato tematiche assistenziali e riabilitative (compresa l’assistenza infermieristica), ma c’è stata anche il teleconsulto specialistico”.  

“La ripresa dell’attività produttiva ci ha poi messo davanti una nuova sfida quella della prevenzione in attesa dell’arrivo del vaccino Covid-19. Una sfida che comprende anche la vaccinazione antinfluenzale per i lavoratori e le loro famiglie – conclude – Vecchietti – Abbiamo fornito soluzioni assicurative mirate alla gestione delle sindromi influenzali ad oltre 20 fondi sanitari attivando un insieme di coperture finalizzato a garantire un contributo economico alle famiglie, a mettere a disposizione una capacità produttiva aggiuntiva per test sierologici e tamponi, fino ad arrivare a percorsi assistenziali e riabilitativi mirati”.  

Ad Rbm Salute: “Sanità integrativa in aiuto lavoratori più colpiti” 

Renato Zero, 3 album per i 70 anni: “Covid? Figlio del consumismo” 

“Non è il mio funerale ma credo che sia la mia rinascita per molti versi. Questi tre album sono la prova generale dei miei 70 anni. E sono contento di esserci arrivato incolume”. Renato Zero prensenta così ‘Zerosettanta – Volume Tre’, il primo dei tre dischi che ha deciso di regalare al suo pubblico e regalarsi per il suo compleanno e che infatti uscirà il giorno in cui spegnerà 70 candeline, il 30 settembre. Ma i dischi del progetto ‘Zerosettante’ sono tre, per un totale di oltre 40 brani inediti, ed usciranno il 30 di ogni mese, a settembre, a ottobre e a novembre. 

Ispirato dal delicato momento storico che tutti stiamo vivendo, Renato Zero firma tre album che sono allo stesso tempo estremamente personali ed estremamente trasparenti, immediati, accoglienti. Coraggiosi. “Renato ha costretto Zero a raccontare tutta la verità per i 70 anni, come davanti ad un confessionale. Quindi nel disco c’è tutta la verità”, ha detto il cantautore romano che si è espresso duramente contro le scelte delle radio: “Dovrebbe essere il pubblico a decidere se Zero ha fatto una cazzata o un bel lavoro. E invece questo accesso a me come ad altri è negato in nome del target”, ha tuonato.  

Il grande festeggiamento live è solo rimandato a causa del Covid: “Ho pronto un compleanno che non sarà più il 30 settembre del 2020 ma non me lo voglio perdere perché voglio festeggiare con i miei colleghi e vedere se anche loro hanno le stesse rughe e con il mio pubblico che si merita un grande show”, ha detto Renato che ha parlato del Covid come “figlio del consumismo, della spesa gigantesca spesso infruttuosa e inutile”. L’artista ha anche ammesso di essere contrario ai concerti in streaming: “è come il sesso senza preliminari, io ho bisogno dei miei preparativi in camerino, della gente, degli sguardi, del calore”, ha detto.  

Per questa occasione inoltre Canale 5 dedicherà, martedì 29 settembre, una prima serata evento con il concerto Zero Il Folle: le immagini dei due incredibili concerti sold out tenuti da Renato Zero al Forum di Assago di Milano l’11 e il 12 gennaio del 2020 poco prima “della chiusura del mondo”. Un viaggio nel mondo di un artista unico e poliedrico, tra i più amati dal pubblico, raccontato dalle sue canzoni e dalla presenza di alcuni ospiti speciali: Sabrina Ferilli, Giancarlo Giannini, Alessandro Haber, Monica Guerritore, Serena Autieri, Gabriele Lavia, Anna Foglietta, Giuliana Lojodice e Vittorio Grigolo.  

Fca, da ottobre rientro al lavoro per tutti dipendenti polo Torino 

Grazie ai molteplici investimenti sull’elettrificazione, si chiudono gli ammortizzatori sociali nel Polo produttivo torinese rappresentato dagli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco. A fine settembre, infatti, i due Plant cesseranno di utilizzare il contratto di solidarietà con il conseguente rientro al lavoro di tutti i dipendenti del Polo. E’ quanto si apprende negli ambienti industriali vicini all’azienda. 

Inoltre, per far fronte alle necessità legate al lancio dei nuovi modelli full electric (500 e Ducato) e Maserati, a partire dalla Ghibli Hybrid attualmente in fase di lancio, saranno assunti altri 20 apprendisti per profili specializzati (team leader, conduttore impianti automatici e manutentore) che andranno ad aggiungersi ai 50 già in fase di inserimento. Saranno assunti inoltre 8 giovani ingegneri per ruoli tecnico specialistici legati al lancio dei prodotti elettrici. 

Nello stesso tempo, prosegue, nel complesso di Mirafiori, la messa a regime dei macchinari e l’inserimento di personale necessario per la produzione di mascherine chirurgiche. Si tratta di una attività realizzata nell’ambito delle iniziative promosse dalle autorità governative nella lotta contro il coronavirus e per la quale è previsto l’utilizzo degli impianti per tre turni di lavoro al giorno. 

Mafia Capitale, Venafro assolto: “Felicissimo, è stato un periodo difficile” 

“Sono felicissimo. E’ stato un periodo difficile e sono stati anni molto complicati, di fatica e passione. Ho sempre lottato per difendere le regole e presidiarle”. Così l’ex capo di Gabinetto della Regione Lazio Maurizio Venafro commenta all’Adnkronos l’assoluzione di ieri da parte della Corte di Cassazione dall’accusa di turbativa d’asta nell’ambito di uno dei filoni del processo Mafia Capitale. In favore di Venafro sono arrivati commenti da parte di diversi schieramenti politici: “Non li ho letti tutti. Ringrazio in particolare Goffredo Bettini che è un maestro e una persona che ho nel cuore”. 

difensore rettore: “Valutiamo Riesame contro sequestro” 

dalle inviate Assunta Cassiano e Silvia Mancinelli 

“La mia assistita è molto turbata ma fiduciosa che la sua posizione possa essere chiarita. Stiamo valutando l’opportunità di proporre richiesta di Riesame avverso il decreto di sequestro probatorio”. A dirlo all’Adnkronos l’avvocato David Brunelli, difensore del rettore dell’Universita’ per Stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli indagata nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana, svolta il 17 settembre scorso, dal calciatore Luis Suarez per ottenere la cittadinanza. Al momento, a quanto si apprende, Grego Bolli non è stata convocata dai pm. Tra i reati ipotizzati nei confronti del rettore, c’è anche il concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. L’ipotesi di reato è contenuta nell’avviso di garanzia che le è stato inviato. Al rettore vengono contestati anche la rivelazione di segreti d’ufficio e falsità ideologica. 

Con lei sono finiti sotto inchiesta Simone Olivieri, direttore generale università per stranieri di Perugia, la direttrice per la certificazione linguistica Stefania Spina, l’esaminatore Lorenzo Rocca e l’impiegata Cinzia Camagna. I reati contestati dai pm guidati dal procuratore Raffaele Cantone sono rivelazione di segreti d’ufficio e falsità ideologica. “Per quello che mi ha accennato la mia assistita – ha spiegato il difensore – il riferimento riportato nelle intercettazioni al ‘binario’ e’ a un binario culturale e niente altro”. 

AVVOCATO DG UNIVERSITA’ – “Il mio assistito Simone Olivieri non è stato ancora sentito e non ha avuto ancora alcuna citazione a comparire ma siamo in una fase fluida e in ogni momento può mutare lo scenario. E’ sereno e fiducioso di poter chiarire quanto prima la sua posizione”. Lo dice all’Adnkronos l’avvocato Francesco Falcinelli, difensore del direttore generale dell’Università per stranieri di Perugia, Olivieri. Al dg ieri sono stati sequestrati l’iPhone, e duplicati software e dati informatici. 

Navalny dimesso da ospedale Berlino 

L’oppositore russo Alexei Navalny è stato dimesso ieri dall’ospedale di Berlino dove era ricoverato. Lo ha reso noto oggi lo stesso ospedale Charite, spiegando in un comunicato postato su Twitter che ”le condizioni del paziente sono migliorate a sufficienza per poter essere dimesso dalle cure ospedaliere”. Navalny è stato ricoverato per 32 giorni a Berlino, di cui 24 in terapia intensiva. 

”Sulla base dei progressi del paziente e delle sue condizioni attuali, i medici curanti ritengono che sia possibile un recupero completo. Tuttavia, è ancora troppo presto per valutare i potenziali effetti a lungo termine del suo grave avvelenamento”, si legge in un comunicato diffuso dall’ospedale Charité. 

”La decisione di rendere pubblici i dettagli delle condizioni del signor Navalny è stata presa dopo aver consultato il paziente e sua moglie”, prosegue la nota firmata dalla portavoce dell’ospedale tedesco, Manuela Zingl. 

 

Financial Times: “Italia sa cosa fare per controllare il Covid” 

La “dura lezione” imparata dall’Italia durante l’esplosione della pandemia, ha consentito al Paese di “tenere sotto controllo la seconda ondata” del virus. E’ quanto scrive il Financial Times in un articolo pubblicato sull’edizione online, nel quale vengono elogiate sia la gestione del governo Conte che il comportamento disciplinato degli italiani. “Mentre la Spagna, la Francia e il Regno Unito soffrono una ripresa del Covid-19, il Paese ha saputo adattarsi dopo la prima e brutale fase” della pandemia, scrive il quotidiano finanziario della City.  

Gli esperti interpellati dal Financial Times indicano “tre ragioni principali” alla base della “resilienza” italiana. La prima ragione, ha a che fare col fatto che l’Italia è stato il primo Paese in Europa ad affrontare l’emergenza e,”il sistema sanitario e il governo hanno avuto più tempo per pianificare la fase post-lockdown e l’allentamento delle misure restrittive è stato più graduale” rispetto ad altri Paesi, “consentendo al governo maggiore agilità nel reintrodurre le restrizioni, laddove necessario”. Altra ragione del ‘successo’ italiano, scrive ancora il Financial Times, “l’alta adesione dei cittadini” alle regole imposte con la pandemia e “severi controlli” da parte delle autorità. Infine, in Italia è stato realizzato un “efficace” sistema di test e monitoraggio e per questo “c’è fiducia sul fatto che gli sforzi dell’Italia possano continuare a tenere il virus sotto controllo”.  

Covid, in Russia altri 6431 casi: mai così tanti da metà luglio 

La Russia conferma 6.431 nuovi casi di Covid-19, e i contagi non erano mai stati così tanti in 24 ore dallo scorso 13 luglio. Lo riporta l’agenzia Tass, precisando che la maggior parte dei nuovi casi si registra a Mosca (970) e San Pietroburgo (208). I dati ufficiali parlano di un totale di 1.122.241 casi e anche di 923.699 pazienti guariti dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Il bilancio delle vittime è di 19.799 morti, 150 decessi in più rispetto al bollettino di ieri. 

Suarez, Figc apre inchiesta  

La Procura Federale della Figc ha aperto un’inchiesta sul caso legato a Luis Suarez e all’esame d’italiano sostenuto dal calciatore uruguayano per ottenere la cittadinanza italiana. Il numero uno della procura, Giuseppe Chiné, ha chiesto anche gli atti dell’indagine alla magistratura ordinaria di Perugia dove si è svolto l’esame. 

Suarez, lo studente: “Esame dura due ore, impossibile passarlo online” 

“L’esame che ha fatto Suarez dura solitamente non meno di due ore e lui lo ha fatto in 30 minuti, impossibile soprattutto con un corso online di poche ore”. E’ il commento all’Adnkronos di Henok, studente etiope dell’Università per stranieri di Perugia. “Quando è venuto qui molti ci si sono fatti la foto ma si è visto solo in quell’occasione” aggiunge.  

Più cauto Aladin, che qui studia da un anno, arrivato dalla Libia. “Da quello che ho visto io mi è sempre sembrato tutto regolare – spiega – ma alla fine chi lo sa, lui si chiama Suarez – allega le braccia sorridendo -. Oggi nei corridoi c‘è pochissima gente, le lezioni riprenderanno a ottobre, nel frattempo si studia solo online”. 

Roma, racket commercio ambulante: 18 arresti 

Diciotto misure cautelari (otto in carcere e dieci ai domiciliari) sono state eseguite questa mattina, su delega della procura, dai militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e dal personale della Polizia Locale di Roma Capitale nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto Racket delle autorizzazioni per il commercio su strada con il coinvolgimento di pubblici ufficiali, imprenditori e sindacalisti.  

Le accuse, a vario titolo, sono associazione per delinquere, corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, rivelazione del segreto d’ufficio, estorsione, abusiva attività finanziaria, usura e autoriciclaggio. Contestualmente, è stato eseguito un sequestro preventivo di disponibilità finanziarie per 1 milione di euro, pari ai profitti illeciti conseguiti da alcuni indagati. 

L’indagine ha consentito di ricostruire un collaudato sistema corruttivo ed estorsivo posto in essere da un sodalizio criminale di tredici persone: due pubblici ufficiali (l’allora responsabile degli Uffici “Disciplina” e “Rotazioni” del Dipartimento Attività Produttive del Comune di Roma e un suo diretto collaboratore), quattro esponenti di un’associazione sindacale di categoria ed un gruppo di sette imprenditori/commercianti (tre dei quali di nazionalità bangladese, siriana e israeliana) che hanno gestito, a scopo di illecito arricchimento, le autorizzazioni amministrative per l’esercizio di attività commerciali su aree pubbliche e le numerose postazioni presenti nella Capitale nel settore del commercio ambulante, avvalendosi (qualora necessario) di condotte intimidatorie, minacce e violenze per ottenere indebite somme di denaro. 

Denaro contante, ripetuti pranzi o cene, capi di abbigliamento griffati e abbonamenti annuali per assistere a partite del campionato di calcio di Serie A erano le ‘utilità’ ricevute dai pubblici ufficiali e dagli incaricati di pubblico servizio coinvolti, secondo la Guardia di finanza e la Polizia locale, nel sistema estorsivo. Contestate anche ipotesi di usura con prestiti tra i 2 e i 5 mila euro e l’applicazione di tassi d’interesse annui superiori anche al 500%. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in un incontro con la stampa in programma alle ore 12.00 presso la sala riunioni della procura di Roma. 

 

Roma, Meloni: “Città devastata da anni di gestione Raggi” 

“Sono passate poche ore. Nelle prossime ore cominceremo a ragionarne, abbiamo tempo e vogliamo utilizzarlo per scegliere il profilo migliore e costruire il programma anche ascoltando i romani. Serve un sindaco all’altezza della Capitale”. Lo dice, intervistata da Il Messaggero, Giorgia Meloni, leader di FdI a proposito della scelta per il candidato sindaco di Roma.  

E alla domanda: alla Lega la Regione e a voi il Campidoglio? Meloni risponde: “FdI non ha mai ragionato con la logica delle bandierine. Roma è stata devastata da questi anni di gestione Raggi e merita un sindaco capace. Idem la Regione Lazio sotto Zingaretti. Cercheremo le figure migliori senza badare alle tessere di partito ma certamente FdI farà valere il peso dei suoi consensi e le capacità della sua classe dirigente”. 

Paura sull’Air Force Two, atterraggio d’emergenza per Pence 

Attimi di paura a bordo dell’Air Force Two con cui Mike Pence tornava dal New Hampshire a Washington. E’ stato costretto – “per estrema precauzione” – a invertire la rotta e a tornare al Manchester Airport da cui era partito a causa dell’impatto con un volatile dopo il decollo, come ha confermato alla Cnn un portavoce di Pence, che era stato a Gilford per la campagna elettorale. Poi, secondo l’emittente, il vice presidente e il suo staff hanno usato un cargo per rientrare a Washington. 

Nell’ottobre del 2016 all’aeroporto La Guardia di New York finì fuori pista l’aereo su cui viaggiava Pence, all’epoca candidato repubblicano alla vice presidenza. 

 

Covid, Trump sui 200mila morti negli Usa: “Una vergogna” 

“Penso che sia una vergogna”. Così il presidente americano Donald Trump ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare gli ultimi dati sul numero dei decessi da Covid-19 nel paese, dove è stata superata la soglia dei 200mila morti. “Credo che se non avessimo fatto bene e nel modo giusto, avresti 2,5 milioni di morti. Se guardi alle possibili alternative, avresti 2,5 milioni di morti o qualcosa del genere. Potresti avere un numero sostanzialmente più alto”.   

“Detto questo – ha proseguito Trump – non avremmo dovuto averne nessuno. E avete visto il mio discorso alle Nazioni Unite. La Cina avrebbe dovuto fermarlo al confine. Non avrebbe mai dovuto lasciarlo diffondersi in tutto il mondo, ed è una cosa terribile. Ma se non avessimo chiuso il nostro paese e quindi riaperto”, ha proseguito alludendo a possibili, più gravi conseguenze, prima di concentrarsi sul modo in cui è stata gestita la riapertura: “Ora stiamo andando bene, il mercato azionario è in crescita, e tutto il resto. Ma penso che sia una cosa terribile”. “Ma se non avessimo fatto bene, avremmo due milioni, due milioni e mezzo, o tre milioni. Ma è orribile. Non sarebbe mai, mai dovuto accadere. La Cina lo ha permesso. Ricordiamoci di questo”.  

 

Cencelli: “Ho detto no alla Lega che voleva candidarmi” 

”Le racconto una cosa: mi aveva chiamato la Lega, che mi voleva candidare alle regionali nelle Marche…”. Massimiliano Cencelli, 84 anni, ex Dc, padre del manuale con il quale i democristiani dei tempi d’oro distribuivano il potere dentro e fuori la Balena Bianca, rivela all’Adnkronos che la Lega di Matteo Salvini lo aveva ‘corteggiato’ per candidarlo nelle Marche, dove lui già è stato sindaco, nel Comune di Caldarola, un paesino agricolo di 1500 abitanti in provincia di Macerata. 

”Mesi fa due deputati della Lega mi hanno chiamato -dice Cencelli- e mi hanno fatto un’avance e io ho risposto di no, perchè stavo male con il femore rotto. Comunque, non avrei accettato, così come non avrei accettato neanche se me lo avesse proposto Zingaretti. E poi Zingaretti -sottolinea- non mi piace, ha visto la sanità nel Lazio come è ridotta?”.