Municipio: Largo Felice Armati, 1 00043 Ciampino (RM) (+39) 06.79097.1 protocollo@pec.comune.ciampino.roma.it

Categoria: cronaca

Covid oggi Italia, Rt sale a 1,56: aumenta ancora l’incidenza

Covid in Italia, in aumento l’Rt nazionale – che sale a 1,56 – e l’incidenza, che oggi si attesta a 1.988 contagi su 100mila abitanti. 13 inoltre le Regioni e province autonome a rischio alto, 8 quelle a rischio moderato. E sale anche il tasso di occupazione delle terapie intensive e in area medica. Questi i principali dati del report settimanale dell’Istituto superiore di Sanità sul coronavirus nel Paese. In forte diminuzione, invece, i casi rilevati con tracciamento dei contatti. 

Caldo in arrivo, poi torna il gelo artico: il meteo in Italia

L’afflusso di aria artica che sta interessando il nostro Paese durerà fino a venerdì 14, dopo di che l’alta pressione delle Azzorre, sempre più forte e gigantesca, conquisterà l’Italia proprio in concomitanza con il weekend. Andrea Garbinato, responsabile redazione del sito www.iLMeteo.it informa che le temperature continueranno ad essere molto fredde sia di giorno sia specialmente di notte e al primo mattino. Basti pensare che al Nord, in pianura, si potranno toccare -6°C e fino a -14°C a circa 1200m mentre di giorno a stento si salirà oltre i 5-6°C. Al Centro valori notturni quasi ovunque sottozero in Toscana e Umbria, vicinissimi allo zero nel Lazio come a Roma, di giorno invece non di più di 10°C. Valori un po’ più alti al Sud. Con l’avvento del mega anticiclone l’afflusso di aria fredda cesserà così ne gioveranno anche le temperature che di giorno saliranno fino a 12-14°C su molte città, mentre di notte le intense gelate saranno un ricordo. Questa situazione proseguirà anche con l’inizio della prossima settimana, dopo di che potrebbe arrivare una nuova irruzione di aria artica con l’ennesimo abbassamento delle temperature (grossomodo attorno al 21 gennaio). Un’irruzione che potrebbe fare da apripista a un altro e più intenso afflusso di aria gelida che potrebbe interessare l’Italia proprio nei giorni della merla (29-30-31 gennaio) considerati popolarmente i più freddi dell’anno. 

NEL DETTAGLIO 

Venerdì 14. Al nord: bel tempo. Al centro: sole prevalente. Al sud: soleggiato. 

Sabato 15. Al nord: cielo poco nuvoloso. Al centro: bel tempo. Al sud: più nubi su Calabria interna e Sicilia settentrionale. 

Domenica 16. Al nord: cielo spesso coperto in Liguria, soleggiato altrove. Al centro: molte nubi sulla Toscana settentrionale, cielo sereno altrove. Al sud: soleggiato. 

Da lunedì tornano le nebbie al Nord, prosegue il bel tempo su tutta l’Italia. 

Bollettino covid Italia, Zaia: “Non si considerino ‘casi’ gli asintomatici”

Il bollettino quotidiano del covid in Italia? “Oggi, perché un soggetto sia classificato come caso covid, è sufficiente che risulti positivo ad un tampone. Dall’Ecdc, che è il punto di riferimento europeo in questa materia, ci viene proposta un’altra soluzione. Le condizioni devono essere due. Avere una malattia respiratoria o una sindrome influenzale e, sottolineo e, essere positivo ad un tampone. Si ha un caso Covid solo se ci sono entrambe le condizioni. Ciò significa che non dobbiamo più considerare gli asintomatici e concentrarci su chi sta davvero male”. Lo dice il governatore del Veneto Luca Zaia intervistato sul Corriere della Sera ed aggiunge: “Chiedo al Comitato tecnico scientifico di valutare se sia possibile introdurre anche in Italia questa classificazione” ed al fatto che l’Ecdc “da tempo sostiene che di fronte alla forte circolazione del virus bisogna far ricorso ai tamponi fai da te”, utilizzati già in Germania, Inghilterra e Francia dove sono consegnati addirittura ai ragazzi che vanno a scuola.  

Iss: “Asintomatici vanno conteggiati tra casi covid”

I positivi asintomatici vanno conteggiati tra i casi covid. Lo chiarisce l’Iss mentre il tema è al centro del dibattito, soprattutto per iniziativa delle regioni. “La definizione di caso di sorveglianza deve contenere i positivi, e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto eccetera)”, spiega l’Istituto superiore di sanità in un ‘primo piano’ sul proprio sito. 

“L’esperienza ha dimostrato – si legge – che la maggior parte delle infezioni, in particolare nei soggetti vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomatologia molto sfumata. Non sorvegliare questi casi limiterebbe la nostra capacità di identificare le varianti emergenti, le loro caratteristiche, e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione nelle diverse popolazioni (ad esempio per età, stato vaccinale, comorbidità)”. 

“Inoltre, non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza sanitaria anche per patologie diverse da Covid-19”, prosegue l’Iss. 

“L’importanza di monitorare i casi attraverso la sorveglianza non va confusa con i criteri con cui si decidono le indicazioni per casi e contatti”, precisa l’Istituto superiore di sanità che in alcune Faq alcuni elementi al centro del dibattito di queste ore. 

E’ vero che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha cambiato di recente la definizione di caso utilizzata per la sorveglianza delle infezioni da Sars-CoV-2 e/o dei casi di malattia Covid-19? “No – risponde l’Iss – La definizione di caso utilizzata per la sorveglianza è la stessa dal dicembre 2020 ed è disponibile online sul sito del centro. In un’ottica di ritorno alla normalità dopo la fine dell’emergenza pandemica, l’Ecdc ha suggerito in un documento del 18 ottobre 2021 una futura transizione a un sistema di sorveglianza sindromico, simile a quello che si usa attualmente per l’influenza”. 

Ma la definizione di caso utilizzata nella sorveglianza epidemiologica definisce le misure di auto-sorveglianza e quarantena? “No. La definizione di caso utilizzata per la sorveglianza epidemiologica nazionale – continua l’Iss – non comprende i contatti dei casi confermati e la stessa sorveglianza non ne monitora l’andamento nel tempo. Pertanto, la definizione di caso usata in sorveglianza non riveste alcun ruolo nel definire le misure di auto-sorveglianza e quarantena. A riprova di questo, l’Ecdc il 7 gennaio 2022 ha aggiornato le proprie indicazioni relative a quarantena e isolamento, senza modificare la definizione di caso usata per la sorveglianza epidemiologica”. 

Infine, la definizione di caso utilizzata nella sorveglianza epidemiologica definisce le misure di isolamento? “No. Sebbene esse abbiano in comune una esigenza di conferma diagnostica che si avvale di test antigenici e molecolari – conclude l’Iss – un caso positivo secondo la definizione della sorveglianza viene valutato in base ad una serie di criteri, riportati nella circolare del ministero della Salute del 30 dicembre 2021, per definire le diverse modalità di isolamento”. 

 

Zona gialla e arancione, regole e regioni a rischio: cosa cambia oggi

La mappa delle regioni, nell’Italia del covid, oggi tra zona gialla e zona arancione può cambiare. Il monitoraggio dell’Iss e la cabina di regia con i nuovi dati definiranno il colore, le regole e le misure per contrastare l’aumento dei contagi, trainati dalla variante Omicron. La zona gialla comprende gran parte del paese. L’elenco giallo è lunghissimo: Lombardia, Lazio, Abruzzo, Toscana, Valle d’Aosta. Emilia Romagna, Piemonte. Sicilia, Liguria, Marche, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, province autonome di Trento e Bolzano.
 

Indicazioni possono arrivare dagli ultimi dati Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che fotografano la situazione negli ospedali. I ricoveri in area non critica arrivano nel complesso al 27%. La soglia regionale per il passaggio dalla zona gialla alla zona arancione è al 30% di occupazione. Le terapie intensive sono occupate al 18%. A livello regionale, si diventa arancioni quando le rianimazioni arrivano al 20%. Il quadro è completato da un’incidenza che non dovrebbe superare i 150 casi per 100.000 abitanti: il limite, con Omicron, viene ampiamente superato. 

Se a fine mese almeno un terzo dell’Italia potrebbe diventare arancione, nell’immediato spicca la situazione della Valle d’Aosta, che arriva al 54% dei ricoveri nei reparti e al 21% in terapia intensiva: parametri, quindi, arancioni. Rischia la Calabria, che sale al 39% in area non critica ma scende al 17% nelle rianimazioni e potrebbe quindi evitare la retrocessione. In bilico la Sicilia, il cui destino potrebbe decidersi al fotofinish. Il Friuli Venezia Giulia sfonda il tetto nei reparti, ma dovrebbe rimanere in zona gialla per le terapie intensive. Stesso discorso per la Lombardia e la Liguria. Salvo anche il Lazio, nonostante le terapie intensive oltre il limite. I dati lasciano respirare il Veneto, per ora. “I dati ci dicono che non saremmo arancioni. L’indice Rt è 1,34. Il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 20%, quindi siamo arrivati” alla soglia per il passaggio in zona arancione, dice il governatore Luca Zaia. 

“Se il tasso di occupazione cala, ci fa respirare. Al 20% siamo da zona arancione”, spiega. “In area medica, il tasso di occupazione è 25% (24% per Agenas, ndr): ci mancano 5 punti, se il trend è questo” si arriva al 30% “in una settimana. L’incidenza è 2238,8 casi su 100mila abitanti. La variante Omicron è al 65,9% in Veneto. Questo vuol dire che tra 10 giorni siamo tutti Omicron”, aggiunge. Un modello “ci dà il picco dei contagi il 23 gennaio. Quello dei ricoveri, il 12 febbraio. Potrebbero essere anche solo 10 persone in più ricoverate, ma la situazione non va sottovalutata. Non ci venissero a dire che l’ospedale non serve con il covid: tra un mese sono 2 anni in questa situazione…”. 

Il cambio di colore è legato a doppio filo al numero delle ospedalizzazioni. “Le Regioni chiederanno di adottare le linee guida dell’Ecdc” per la definizione di ‘caso covid, dice Zaia, accendendo i riflettori sul dibattito. “L’Ecdc, organo ufficiale europeo, chiarisce che devono essere soddisfatti due criteri: il soggetto deve avere malattie respiratorie o sintomi influenzali e deve risultare positivo ad un tampone, antigenico o molecolare. Il paziente positivo ma senza sintomi non è un caso, lo dice l’Ecdc”.  

La definizione di ‘caso covid’ ha un impatto anche sul numero dei ricoveri. “La partoriente che entra in ospedale e risulta positiva nello screening viene inserita tra i pazienti positivi. Si tratta di persone che sono in ospedale per altri motivi, non per il covid. Il caso tipico, più frequente, è proprio quello della partoriente. Noi chiediamo che questa quota di pazienti, non è vastissima ma pesa sul passaggio da zona a zona, venga depennata dalle statistiche. Una signora che va in ospedale per partorire, risulta positiva ma non ha sintomi non è un caso per le linee Ecdc. Voglio essere chiaro, non si sta banalizzando nulla”, evidenzia. 

Per l’Istituto superiore di sanità, d’altra parte, i positivi asintomatici vanno conteggiati tra i casi covid. “La definizione di caso di sorveglianza deve contenere i positivi, e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto eccetera)”, spiega l’Istituto superiore di sanità in un ‘primo piano’ sul proprio sito. 

Abruzzo: 26% (area non critica), 20% (terapie intensive); 

Basilicata: 21% (area non critica), 1% (terapie intensive); 

Calabria: 39% (area non critica), 17% (terapie intensive); 

Campania: 25% (area non critica), 12% (terapie intensive); 

Emilia-Romagna: 25% (area non critica), 17% (terapie intensive); 

Friuli Venezia Giulia: 29% (area non critica), 23% (terapie intensive); 

Lazio: 25% (area non critica), 22% (terapie intensive);  

Liguria: 37% (area non critica), 18% (terapie intensive); 

Lombardia: 33% (area non critica), 17% (terapie intensive); 

Marche: 26% (area non critica), 23% (terapie intensive); 

Molise: 10% (area non critica), 5% (terapie intensive);  

P.A. Bolzano: 15% (area non critica), 16% (terapie intensive);  

P.A. Trento: 25% (area non critica), 28% (terapie intensive); 

Piemonte: 28% (area non critica), 23% (terapie intensive); 

Puglia: 18% (area non critica), 11% (terapie intensive); 

Sardegna: 14% (area non critica), 14% (terapie intensive); 

Sicilia: 34% (area non critica), 20% (terapie intensive);  

Toscana: 23% (area non critica), 22% (terapie intensive); 

Umbria: 32% (area non critica), 14% (terapie intensive); 

Valle d’Aosta: 54% (area non critica), 21% (terapie intensive); 

Veneto: 24% (area non critica), 19% (terapie intensive). 

Violenze Capodanno Milano, autrice filmato: “Non temo ritorsioni”

“Non temo ritorsioni, ho fatto la cosa giusta e la rifarei. Preferivo non essere indifferente, non volevo tornare a casa sapendo che potevo fare qualcosa e non l’avevo fatta”. Più che una testimone chiave, Chiara, giovane di Cesenatico, è stata decisiva la notte di Capodanno quando, durante le violenze di piazza Duomo, non ha esitato ad aiutare una ragazza di 19enne, che quella notte, assieme ad altre giovani, è stata aggredita da un gruppo di 30-40 uomini. “Ero a Milano per trascorrere qualche giorno – racconta all’Adnkronos – e mi sono data appuntamento in piazza con degli amici quando ho visto questo gruppo di ragazzi. Ho pensato che stessero facendo una rissa, così ho preso il telefono in mano e ho fatto partire il video, come faccio spesso. Solo che quando ho stoppato mi sono resa conto di quello che stava accadendo”. 

Chiara racconta vede una giovane per terra, seminuda, circondata da una trentina di uomini. “Non la conoscevo – spiega – mi sono subito fiondata nella mischia, ho aperto le braccia verso di lei e ho spinto i ragazzi via. Era per terra nuda, senza reggiseno, senza maglia, con i pantaloni rovesciati alle caviglie. Dopo 15 secondi sono intervenuti i poliziotti che sono riusciti a portarla poco più in là. Poi è arrivata una poliziotta, è stata con me, con questa ragazza e con una sua amica, che per fortuna era riuscita a sfuggire all’aggressione. Era molto impaurita, l’hanno portata in ospedale per fare i controlli. Sono andata con loro e ho fatto il verbale”.  

Di quello che diceva il gruppo, Chiara non è riuscita ad afferrare molto: “Parlavano in una lingua straniera – sottolinea – nel video si sente un ragazzo che dice ‘guardate, c’è la polizia’. Per capirlo mi sono fatta aiutare da una mia amica marocchina che ha tradotto”. Chiara ha avuto molto coraggio quella sera: “Non ci ho pensato minimamente, i miei genitori mi hanno fatto notare che ho rischiato davvero tanto ma non ho temuto di subire stesse violenze – rimarca -. Dall’aspetto sembro un maschio, indossavo il giubbotto e la felpa con il cappuccio, credo abbiano pensato che volessi fare la stessa cosa che stavano facendo loro. Io non ho mai visto una scena del genere, abito a Cesenatico e le cose più grosse cui ho assistito sono delle risse”. Ora spera che venga fatta giustizia. “Vorrei che quello che ho fatto non fosse stato invano” ammette la giovane, che è restata in contatto con la 19enne. “A volte parliamo, le chiedo come sta – dice -. Ora si sta riprendendo, pian piano”. 

 

 

Caso David Rossi, avv. Miceli: “E-mail suicidio creata dopo morte”

“La Polizia Postale di Genova documenta come le e-mail siano due e la data di creazione di queste e-mail è tale da farle risalire alla mattina del 7 marzo, all’indomani della morte di David, nonostante il delivery time sia del 4 marzo. Una circostanza anomala”. Lo afferma all’Adnkronos l’avvocato Carmelo Miceli, legale di Antonella Tognazzi, moglie di David Rossi, e della figlia Carolina Orlandi, ricordando quanto emerso nel corso dell’inchiesta a Genova sulle indagine svolte sul caso di David Rossi, l’ex capo della Comunicazione di Mps morto il 6 marzo 2013, che portò poi all’archiviazione, riguardo agli accertamenti sulle email che Rossi avrebbe scritto all’allora ad di Mps Fabrizio Viola, tra cui quella in cui avrebbe parlato del suicidio.  

“La Polizia Postale segnalò l’anomalia, l’impossibilità di approfondire ulteriormente in forza del possesso del solo file copia, ma anche l’opportunità di approfondire pur dicendo di non essere in condizione di farlo non avendo delega in tal senso”, osserva l’avvocato Miceli sottolineando però che accertamenti in tal senso non sono mai stati disposti né svolti.  

Il prof no vax Tutino: “Mio esonero per sciopero fame ha aperto varco, stanno aderendo in tanti”

“Ho perso quasi sei chili, secondo il medico devo smettere al più presto perché rischio una serie di complicazioni che si verificano a catena e sarebbe difficile arrestare. Ho momenti di debolezza, ma continuerò: per citare Draghi, ‘whatever it takes’ (costi quel che costi, ndr)”. Ad affermarlo all’Adnkronos è Davide Tutino, il professore di filosofia in sciopero della fame contro il’obbligo di green pass e vaccino imposti dal governo. Il professore, che da 15 giorni attua il digiuno come forma di protesta e manifesta di fronte a Palazzo Chigi, è stato momentaneamente esonerato dal medico ottenendo un differimento a causa delle sue condizioni di salute. 

“Io ero andato all’hub vaccinale per sondare se fosse possibile o meno vaccinarsi secondo legge, ovvero con l’esistenza di una prescrizione medica, che non esiste, e nella possibilità di avere una reale informazione su quello che ci viene inoculato, sul suo reale obiettivo e i suoi reali pericoli. Il mio sciopero della fame ha costretto il medico, al momento dell’anamnesi, a valutarne i pericoli e a decidere per il differimento”. Il dottore, spiega Tutino, “si è visto così liberato dalla sua funzione burocratica ed è tornato alla sua funzione di medico. Si è ripristinato il rapporto medico paziente, che si era interrotto mettendo fine a millenni di storia della medicina, perché lo Stato si è sostituito al medico”. 

Tutto questo ha fatto “il piccolo miracolo di aprire un varco in mezzo all’obbligo per coloro che non si vogliono vaccinare -spiega il docente- Cominciano ad essere tanti quelli che ci seguono, e stiamo cercando di organizzarli, basta scrivere alla mail famedigiustizia@resistenzaradicale.org”. Tutino ci tiene a precisare: “Fermo restando che questa non è una soluzione ma uno strumento di lotta. Ha dato a moltissimi la possibilità di arrivare lì di ricevere un’esenzione o un differimento, e comunque li mantiene nei loro diritti costituzionali”, puntualizza. E cita Marco Pannella: “‘Se il futuro avrà memoria’ forse nei libri di storia lo descriveranno come una forma di boicottaggio non violento, in realtà è una forma di affermazione di coscienza”. 

Tutino ammette di voler andare avanti nonostante il fatto che la sua situazione sanitaria potrebbe avere conseguenze a causa del digiuno: “Quello che importa adesso è che questa fame non è mia, è la fame sia di quei 40mila che vengono allontanati dal lavoro per ragioni politiche, sia dei 50 milioni di italiani che sono condannati al totalitarismo che si afferma di giorno in giorno”, dice.  

E racconta la situazione nel liceo dove lavora dopo la riammissione: “Al momento, da esente, loro devono verificare se io sia nelle condizioni tali da restare in classe e quindi bisognerà attendere che il medico del lavoro mi dichiari idoneo a stare in classe. Quando tornerò ricomincerò dove eravamo rimasti, alla disobbedienza di Socrate”. 

Per quanto tempo è disposto ad esporsi anche fisicamente ad una prova così dura? “Andrò avanti fino a che ce n’è bisogno, fino al momento in cui questo digiuno non avrà creato le condizioni per cui la disobbedienza e la non violenza si affermino come lo strumento che può salvare sia i perseguitati da questo regime, sia i persecutori, liberando questi ultimi dall’odioso ruolo di carnefici che li imprigiona”.  

 

 

Genitori contro chiusura scuola, ricorso al Tar

La Regione annuncia il ritorno a scuola da oggi ma alcuni sindaci, tra cui quello di Palermo, emana nella tarda serata di ieri un’ordinanza con la quale annuncia la sospensione delle lezioni “almeno fino a sabato” e un gruppo di genitori, tra cui alcuni avvocati e magistrati, fa ricorso e impugna la sospensione davanti al Tar di Palermo. “Dopo avere finalmente accolto ieri con soddisfazione, la notizia per la quale in Sicilia da oggi, finalmente gli studenti sarebbero tornati a scuola “in presenza”, in ossequio alle perentorie e chiare indicazioni del Governo “Draghi”, ed a seguito della riunione della task force regionale, apprendiamo con sgomento e nuovo stupore dalla stampa, che l’Assemblea dell’Anci ha stabilito che i Sindaci dell’isola adottino singole ordinanze per “pericolo” con le quali si stabilisce che le scuole rimangano ancora chiuse”, dicono i genitori rappresentati dall’avvocato Fabrizio Dioguardi. 

“Non possiamo ancora subire le irragionevoli decisioni adottate a livello prima regionale ed ora anche da parte dei Sindaci di Palermo e Agrigento, provvedimenti cha appaiono, inoltre, palesemente contrari alle legge, alle decisioni della Corte Costituzionale che hanno già chiarito che le misure di contenimento dei contagi dovuti a Covid 19 rientrino nella materia della profilassi internazionale e pertanto alla competenza esclusiva dello Stato, e che deroghe alla “scuola in presenza” siano ammesse solo nel caso in cui si tratti di “zona rossa”, e sulla base di presupposti che non appaiono ricorrere nel caso in esame, sia in fatto che in diritto”, dicono i genitori. 

“Per queste ragioni siamo decisi da genitori e da cittadini, magistrati, professionisti, dipendenti pubblici e privati, ad impugnare i provvedimenti emessi in violazione di legge, e dell’interpretazione resa dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità a tutela del diritto allo studio garantito dalla Costituzione, messo fortemente ed irragionevolmente alla prova e sacrificato, da ordinanze non sorrette da alcun supporto normativo”, aggiungono. 

Covid oggi Piemonte, 14.471 contagi: bollettino 13 gennaio

Sono 14.471 i contagi da coronavirus in Piemonte oggi, 13 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 18 morti. I nuovi casi (di cui 13.045 dopo test antigenico) sono pari al 14,8% di 99.791 tamponi eseguiti, di cui 85.158 antigenici. Dei 14.741 nuovi casi gli asintomatici sono 10.118 (68,6%). 

I ricoverati in terapia intensiva sono 146 (-1 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 1.930 (- 4 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 158.518. 

Sono 18 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, uno di oggi, (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid). 

I pazienti guariti diventano complessivamente 487.301 (+10.943 rispetto a ieri). 

Covid oggi Italia, 184.615 contagi e 316 morti: bollettino 13 gennaio

Sono 184.615 i nuovi contagi da Coronavirus in Italia oggi, 13 gennaio 2022, secondo i dati e i numeri Covid – regione per regione – del bollettino della Protezione Civile e del ministero della Salute. Si registrano inoltre altri 316 morti. Sono stati 1.181.179 in più i tamponi processati da ieri, tra molecolari e antigenici, con un tasso di positività al 15,6%. In totale gli attualmente positivi sono 2.323.518 in Italia. 

Il totale dei ricoverati con sintomi è di 17.648 persone, 339 in più rispetto a ieri, mentre le terapie intensive occupate sono 1.668, una in meno da ieri. Da inizio pandemia sono state oltre 140mila le vittime del Covid nel nostro Paese.  

 

PIEMONTE – Sono 14.471 i contagi da coronavirus in Piemonte oggi, 13 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 18 morti. I nuovi casi (di cui 13.045 dopo test antigenico) sono pari al 14,8% di 99.791 tamponi eseguiti, di cui 85.158 antigenici. Dei 14.741 nuovi casi gli asintomatici sono 10.118 (68,6%). I ricoverati in terapia intensiva sono 146, uno in meno rispetto a ieri. I ricoverati nei reparti ordinari Covid sono 1.930, 4 in meno rispetto a ieri. Le persone in isolamento domiciliare sono 158.518. Da ieri sono guarite 10.943 persone. 

LAZIO – Sono 10.272 i contagi da coronavirus nel Lazio oggi, 13 gennaio 2022, secondo i dati del bollettino Covid della Regione. Registrati 32 morti. I casi a Roma città sono a quota 5.061. Nello specifico “su 25.567 tamponi molecolari e 69.001 tamponi antigenici per un totale di 94.568 tamponi, si registrano 10.272 nuovi casi positivi (-1.755); sono 34 i decessi (+19, il dato comprende recuperi di notifiche), 1.620 i ricoverati (-9), 204 le terapie intensive (+2) e +4.207 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 10,8%. I casi a Roma città sono a quota 5.061”, riferisce l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. “Per la prima volta nelle ultime settimane c’è un lieve calo nel numero dei ricoveri giornalieri”, sottolinea l’assessore che aggiunge: “Incidenza in aumento e valore Rt stabile” nel Lazio, con casi di infezione “in diminuzione rispetto a giovedì della scorsa settimana, 2 giorni di seguito in calo”. 

CAMPANIA – Sono 24.451 i nuovi contagi da coronavirus registrati oggi, 13 gennaio 2022, in Campania secondo il bollettino odierno diffuso dall’unità di crisi della Regione. Dei 24.451 nuovi casi, 12.607 sono risultati positivi al tampone antigenico e 11.844 al molecolare. I test analizzati sono 105.077, di cui 59.369 antigenici e 45.708 molecolari. La percentuale di test positivi sul totale dei test analizzati è pari al 23,26%. Si registrano 29 nuovi decessi, 19 dei quali avvenuti nelle ultime 48 ore e 10 avvenuti in precedenza, ma registrati ieri. In Campania sono 79 i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva, dato stabile rispetto a ieri, e 1.154 i pazienti Covid ricoverati in reparti di degenza, 28 in più rispetto al dato diffuso ieri. 

EMILIA ROMAGNA – Sono 20.648 i contagi da coronavirus in Emilia Romagna oggi, 13 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Si registrano 38 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 72.547 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è quindi del 28,5%. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 38 anni. 

I pazienti attualmente ricoverati nelle terapie intensive dell’Emilia-Romagna sono 151 (+3 rispetto a ieri); l’età media è di 62,3 anni. Sul totale, 100 non sono vaccinati (zero dosi di vaccino ricevute, età media 61,2 anni), il 66,2%, mentre 51 sono vaccinati con ciclo completo (età media 64,4 anni). Per quanto riguarda i pazienti ricoverati negli altri reparti Covid, sono 2.258 (+71 rispetto a ieri), età media 69,2 anni. 

Rispetto ai 18.631 nuovi casi registrati ieri, i contagi oggi registrano un +10,8%. I ricoverati nei reparti Covid aumentano del 3,2%, quelli delle terapie intensive crescono del 2%. 

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 3.824 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 477.021. I casi attivi, cioè i malati effettivi, oggi sono 259.464 (+16.786). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 257.055 (+16.712), il 99% del totale dei casi attivi. 

SARDEGNA 

Sono 1.296 i nuovi casi registrati oggi 13 gennaio 2022, in Sardegna secondo i dati del bollettino covid della Regione. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 20997 tamponi. I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 28 ( 1 in più di ieri). I pazienti ricoverati in area medica sono 231 ( 16 in più di ieri). 18169 sono i casi di isolamento domiciliare ( 563 in più di ieri). Si registra il decesso di una donna di 88 anni, residente nella Città Metropolitana di Cagliari. 

TOSCANA – Sono 13.151 i nuovi contagi da coronavirus registrati in Toscana oggi, 13 gennaio 2022, secondo numeri e dati del bollettino covid anticipato dal governatore Eugenio Giani. Venti i morti: 10 uomini e 10 donne con un’età media di 75,6 anni. I nuovi casi sono stati rilevati su 77.388 test di cui 24.353 tamponi molecolari e 53.035 test rapidi. 

Il tasso dei nuovi positivi è 16,99% (69,3% sulle prime diagnosi). I ricoverati sono 1.296 (20 in più rispetto a ieri), di cui 123 in terapia intensiva (stabili). I guariti crescono del 3,1% e raggiungono quota 358.819 (65,5% dei casi totali). Gli attualmente positivi sono oggi 180.914, +1,2% rispetto a ieri. 

ABRUZZO – Sono 3.610 i contagi da coronavirus in Abruzzo oggi, 13 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrato un morti. I nuovi casi, di età compresa tra 2 mesi e 105 anni, portano il totale dall’inizio dell’emergenza a 155.432. Dei positivi odierni, 2.565 sono stati identificati attraverso test antigenico rapido. Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 60.747 (+3.127 rispetto a ieri) nel totale sono ricompresi anche 49.132 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall’inizio dell’emergenza, sui quali sono in corso verifiche. 

Sono 349 pazienti (+11 rispetto a ieri) ricoverati in ospedale in area medica; 37 (+2 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 60.361 (+3.114 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 5.360 tamponi molecolari e 24.057 test antigenici. Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari a 12,28%. 

PUGLIA – Sono 3.218 i nuovi contagi da coronavirus oggi 13 gennaio in Puglia, secondo i dati dell’ultimo bollettino covid-19. Si registrano altri 7 morti. I nuovi casi, individuati attraverso 74.753 tamponi, sono così suddivisi per provincia: Bari: 1.224; Bat: 288; Brindisi: 312; Foggia: 486; Lecce: 614; Taranto: 226; Residenti fuori regione: 54; Provincia in definizione: 14. Sono 62.901 le persone attualmente positive, 495 le ricoverate in area non critica, 53 in terapia intensiva. Dati complessivi: 370.694 casi totali, 6.589.994 tamponi eseguiti, 300.754 persone guarite e 7.039 decessi. 

BASILICATA – Sono 985 i nuovi contagi da coronavirus rilevati oggi, 13 gennaio 2022, in Basilicata su un totale di 2.609 tamponi molecolari. Si registra 1 decesso per Covid-19. Sono i dati del bollettino regionale della task force riferito alle ultime 24 ore. La persona deceduta risiedeva a Ruoti, in provincia di Potenza. I lucani guariti o negativizzati sono 220. I ricoverati per Covid-19 sono 81 (+7) di cui 2 (+1) in terapia intensiva: 44 (di cui 2 in TI) nell’ospedale di Potenza; 37 in quello di Matera. Nel complesso gli attuali positivi residenti in Basilicata sono 12.478. 

Per la vaccinazione, ieri sono state effettuate 6.511 somministrazioni. Finora 451.989 lucani hanno ricevuto la prima dose del vaccino (81,7 per cento della popolazione che ammonta a 553.254 residenti), 416.806 hanno ricevuto la seconda (75,3 per cento) e 215.898 sono le terze dosi (39 per cento), per un totale di 1.084.693 somministrazioni effettuate. 

CALABRIA – Sono 3.207 i nuovi contagi da Coronavirus in Calabria secondo il bollettino di oggi, 13 febbraio 2022 con i dati della Regione. Nella tabella si fa riferimento ad altri 13 morti per un totale di 1.700 decessi. Da ieri sono guarite 1.562 persone. Crescono di 5 unità i ricoveri, che sono pari a 399, mentre scendono i ricoveri, sempre di 5 unità, in terapia intensiva per un totale di 33. Nella Regione al momento ci sono 1.632 positivi. 

VENETO – Sono 17.956 contagi da coronavirus in Veneto oggi, 13 gennaio 2022, secondo i numeri covid del bollettino della regione. Registrati altri 38 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 153.357 tamponi, l’incidenza è all’11,71%. I positivi attuali in Veneto sono 224.145. I pazienti covid ricoverati in ospedale sono 1.808 (+32). In area non critica i pazienti sono 1.602 (+36). In terapia intensiva, invece, 206 persone (- 4). 

FRIULI VENEZIA GIULIA – Sono 4.039 i nuovi contagi da coronavirus oggi 13 gennaio 2022 in Friuli Venezia Giulia, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 11 morti. Nel dettaglio, oggi in Friuli Venezia Giulia su 11.295 tamponi molecolari sono stati rilevati 1.357 nuovi contagi, con una percentuale di positività del 12,01%. Sono inoltre 20.752 i test rapidi antigenici realizzati, dai quali sono stati rilevati 2.682 casi (12,92%). Le persone ricoverate in terapia intensiva sono 41 delle quali 37 non vaccinate, mentre i pazienti ospedalizzati in altri reparti sono 369. Lo ha comunicato il vicegovernatore della Regione con delega alla Salute, Riccardo Riccardi. 

I decessi complessivamente ammontano a 4.312, con la seguente suddivisione territoriale: 1.047 a Trieste, 2.108 a Udine, 800 a Pordenone e 357 a Gorizia. I totalmente guariti sono 148.271, i clinicamente guariti 569, mentre le persone in isolamento sono 42.424. Dall’inizio della pandemia in Friuli Venezia Giulia sono risultate positive complessivamente 195.986 persone con la seguente suddivisione territoriale: 45.824 a Trieste, 81.447 a Udine, 43.380 a Pordenone, 22.346 a Gorizia e 2.989 da fuori regione. 

 

Covid oggi Emilia, 20.648 contagi e 38 morti: bollettino 13 gennaio

Sono 20.648 i contagi da coronavirus in Emilia Romagna oggi, 13 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Si registrano 38 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 72.547 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è quindi del 28,5%. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 38 anni. 

I pazienti attualmente ricoverati nelle terapie intensive dell’Emilia-Romagna sono 151 (+3 rispetto a ieri); l’età media è di 62,3 anni. Sul totale, 100 non sono vaccinati (zero dosi di vaccino ricevute, età media 61,2 anni), il 66,2%, mentre 51 sono vaccinati con ciclo completo (età media 64,4 anni). Per quanto riguarda i pazienti ricoverati negli altri reparti Covid, sono 2.258 (+71 rispetto a ieri), età media 69,2 anni. 

Rispetto ai 18.631 nuovi casi registrati ieri, i contagi oggi registrano un +10,8%. I ricoverati nei reparti Covid aumentano del 3,2%, quelli delle terapie intensive crescono del 2%. 

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 3.824 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 477.021. I casi attivi, cioè i malati effettivi, oggi sono 259.464 (+16.786). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 257.055 (+16.712), il 99% del totale dei casi attivi. 

Covid Italia, richiesta Regioni: asintomatici fuori da calcolo casi

“Le Regioni chiederanno di adottare le linee guida dell’Ecdc” per la definizione di ‘caso covid’. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, accende i riflettori sul dibattito che diventa centrale mentre la variante Omicron trascina la curva dei contagi covid e può determinare il passaggio di una regione dalla zona bianca a quella gialla, arancione o rossa. “L’Ecdc, organo ufficiale europeo, chiarisce che devono essere soddisfatti due criteri: il soggetto deve avere malattie respiratorie o sintomi influenzali e deve risultare positivo ad un tampone, antigenico o molecolare. Il paziente positivo ma senza sintomi non è un caso, lo dice l’Ecdc. Questo cambia la storia del covid, alcuni paesi hanno già iniziato ad affrontare il dibattito. Qual è la perplessità? Se ci sono tanti positivi asintomatici, c’è il rischio che l’asintomatico infetti comunque. A noi sembra, in base ai dati, che si stia abbassando la quota dei sintomatici o almeno di coloro che hanno evidenti segni clinici. Le Regioni chiederanno di adottare le linee guida dell’Ecdc”, dice Zaia nel tradizionale punto stampa. 

La definizione di ‘caso covid’ ha un impatto anche sul numero dei ricoveri, altro parametro che può spostare una regione da una zona all’altra. “La partoriente che entra in ospedale e risulta positiva nello screening viene inserita tra i pazienti positivi. Si tratta di persone che sono in ospedale per altri motivi, non per il covid. Il caso tipico, più frequente, è proprio quello della partoriente. Noi chiediamo che questa quota di pazienti, non è vastissima ma pesa sul passaggio da zona a zona, venga depennata dalle statistiche. Una signora che va in ospedale per partorire, risulta positiva ma non ha sintomi non è un caso per le linee Ecdc. Voglio essere chiaro, non si sta banalizzando nulla”, evidenzia. 

Il tema viene sollevato già da altre regioni. La Lombardia ha annunciato che da domani, venerdì 14 gennaio, sarà pronta a distinguere i ricoveri covid da quelli di pazienti positivi che sono in ospedale per altre patologie. Per il momento, in attesa di indicazioni chieste al ministero della Salute, il flusso dei dati sarà unico. I tassi di occupazione dei reparti di area non critica e delle terapie intensive -sottolinea la direzione Welfare – costituiscono, con l’incidenza dei casi, parametri per definire l’eventuale passaggio di una regione dalla zona bianca alla zona gialla (attualmente occupata dalla Lombardia), arancione o rossa. 

“Da venerdì 14 gennaio, Regione Lombardia sarà in grado di distinguere, all’interno dei ‘ricoveri Covid positivi’ dei propri ospedali, quali ricoveri afferiscono direttamente a una patologia ‘Covid-dipendente’ (polmoniti e gravi insufficienze respiratorie) e quali invece si riferiscono a pazienti ospedalizzati per altre patologie e poi riscontrati positivi al tampone pre-ricovero”, spiega la Regione. 

“Questo – si legge nella nota – è finalizzato a dare una rappresentazione più realistica e oggettiva della pressione sugli ospedali causata dal Covid. Per ora, non avendo ancora ricevuto nuove indicazioni in tal senso dal ministero come da nostra richiesta, il flusso trasferito sarà ancora ‘unico’, privo quindi della distinzione sopra specificata”. 

Covid oggi Basilicata, 985 contagi e 1 morto: bollettino 13 gennaio

Sono 985 i nuovi contagi da coronavirus rilevati oggi, 13 gennaio 2022, in Basilicata su un totale di 2.609 tamponi molecolari. Si registra 1 decesso per Covid-19. Sono i dati del bollettino regionale della task force riferito alle ultime 24 ore. La persona deceduta risiedeva a Ruoti, in provincia di Potenza. I lucani guariti o negativizzati sono 220. I ricoverati per Covid-19 sono 81 (+7) di cui 2 (+1) in terapia intensiva: 44 (di cui 2 in TI) nell’ospedale di Potenza; 37 in quello di Matera. Nel complesso gli attuali positivi residenti in Basilicata sono 12.478. Per la vaccinazione, ieri sono state effettuate 6.511 somministrazioni. Finora 451.989 lucani hanno ricevuto la prima dose del vaccino (81,7 per cento della popolazione che ammonta a 553.254 residenti), 416.806 hanno ricevuto la seconda (75,3 per cento) e 215.898 sono le terze dosi (39 per cento), per un totale di 1.084.693 somministrazioni effettuate. 

Spondilite anchilosante, in 40mila con colonna a ‘canna di bambù’

Oltre 40.000 persone, secondo l’Associazione nazionale malati reumatici, in Italia fanno i conti con la spondilite anchilosante, malattia infiammatoria cronica che, se non trattata adeguatamente, potrebbe portare a una progressiva riduzione della capacità di movimento della colonna vertebrale, fino ad arrivare alla conformazione della cosiddetta “canna di bambù”.  

Fa la sua comparsa con un dolore che si concentra nella zona lombare, fino a irradiare bacino e glutei, persistente per almeno tre mesi. Un dolore non acuto che insorge e peggiora stando a riposo, anche di notte, mentre migliora con il movimento e l’esercizio fisico. Dunque, non il classico mal di schiena meccanico, con il quale ha poco in comune. È quanto riporta un articolo pubblicato da Alleati per la Salute (www.alleatiperlasalute.it ), il portale dedicato all’informazione medico-scientifica realizzato da Novartis.  

A differenza del mal di schiena, che fa la sua comparsa a qualunque età e il cui dolore il più delle volte è associato a lesioni o a strappi che migliora a riposo, la spondilite anchilosante esordisce in giovane età, in particolare nei soggetti di sesso maschile, e tende ad avere una evoluzione molto lenta. Non è una patologia frequente (coinvolge meno dell’1% della popolazione) ma la sua sintomatologia è invalidante.  

Nelle fasi più avanzate il processo infiammatorio può risalire lungo la colonna vertebrale e interessare anche la regione dorsale e cervicale, con tendenza nelle fasi più avanzate alla anchilosi vertebrale. In questo caso si assiste a una compromissione della normale curvatura della colonna vertebrale con tendenza alla gibbosità. Questa conformazione, frequentemente osservata negli anziani, deve immediatamente portare il medico al sospetto diagnostico di spondilite anchilosante quando dovesse essere riscontrata in giovane età. È chiaro che in tali condizioni il paziente può avere difficoltà nello svolgimento di molteplici attività della vita quotidiana, come guidare l’autovettura o restare seduto a lungo.  

Come se non bastasse, talvolta il paziente è costretto a fare i conti anche con altri disturbi: episodi di infiammazione al tendine di Achille, dolori a carico del calcagno e/o della regione plantare, infiammazioni agli occhi con dolore, arrossamento e ipersensibilità alla luce (uveite).  

Nonostante esistano trattamenti efficaci – si legge nell’articolo – il problema della patologia è il ritardo con cui viene diagnostica. Secondo un sondaggio condotto da Anmar Onlus (Associazione nazionale malati reumatici), il 60% dei malati ha dovuto aspettare più di tre anni dalla comparsa dei primi sintomi evidenti prima di avere una diagnosi, solo il 29% sostiene di aver una buona qualità di vita e otto su dieci affermano di provare un senso di smarrimento e la necessità di parlare con qualcuno del proprio disagio anche attraverso il web. “Ma per una diagnosi di spondilite anchilosante – afferma Silvia Tonolo, presidente di Anmar – ci sono pazienti che aspettano anche 7-8 anni. E senza una diagnosi precoce è impossibile mettere in stand-by la malattia”.  

Ad oggi vi sono ottimi trattamenti per arrestare la progressione della patologia e controllarne i sintomi. Gli obiettivi prioritari nella gestione terapeutica della malattia sono l’attenuazione del dolore e della rigidità per ripristinare e mantenere la corretta postura e un’ottima mobilità articolare. Ma per garantire migliori condizioni di vita ai pazienti bisogna favorire interventi terapeutici tempestivi. Fondamentale diventa quindi il ruolo del medico di medicina generale, interpellato alla comparsa dei sintomi iniziali nel 45% dei casi, nell’indirizzare il paziente verso lo specialista più appropriato per la patologia ovvero: il reumatologo.  

Anche le abitudini di vita rivestono un ruolo centrale nella patologia, potenzialmente in grado di influenzare positivamente lo stato di salute, come ad esempio una dieta equilibrata, un sonno ristoratore e il supporto psicologico da parte della famiglia e degli amici. Altrettanto fondamentale è l’importanza dell’attività fisica mirata nella spondilite anchilosante, che se svolta quotidianamente, aiuta a mantenere una postura corretta, contribuisce a migliorare l’escursione articolare e svolge un’azione antalgica. Tuttavia, è necessario farsi guidare, soprattutto all’inizio, dal fisiatra e fisioterapista al fine di ottenere il massimo beneficio.  

L’articolo completo è disponibile su: https://www.alleatiperlasalute.it/diagnosi/spondilite-anchilosante-non-un-semplice-mal-di-schiena.  

Covid, Abrignani: “Per vaccinati diventerà come influenza”

E’ probabile che il Covid diventerà un’infezione simile all’influenza “però dobbiamo distinguere tra vaccinati e non vaccinati. Solo per i primi essere contagiati dal Sars-CoV-2 potrebbe essere come prendere l’influenza che infetta ogni inverno milioni di persone, è letale in circa lo 0,1% (1 per 1000) dei casi ed è pericolosa soprattutto per gli ultra 70enni con patologie croniche importanti”. Lo dice al Corriere della Sera Sergio Abrignani, immunologo dell’università Statale di Milano, sostenuto nella sua tesi dai numeri: “Fino alla primavera del 2021 – sottolinea – prima dell’uso estensivo dei vaccini, il Covid in Italia era letale nel 2-3% dei casi, avevamo al picco ogni giorno 30-40 mila infezioni e 700-900 morti. Il 12 gennaio, con circa il 94% della popolazione ultra 60enne vaccinata con almeno due dosi e molti con tre, e con la variante Omicron che ha preso il sopravvento, la media settimanale è di 172.500 casi e 216 morti al giorno, quindi una letalità dello 0,12%”. 

Abrignani si sofferma sul ripensamento tra gli scienziati occidentali sulle politiche di contenimento, come sulla nuova strategia negli Usa orientata a condurre una vita normale col virus anziché tentare di spazzarlo via: “Anche Spagna, Portogallo e Gran Bretagna – precisa – stanno andando verso questa direzione. Molti Paesi, chi più chi meno, stanno razionalizzando la possibilità di un ritorno a una nuova normalità di vita con meno restrizioni e un certo numero ‘accettabile’ di morti. Siamo pronti in Italia, dopo il picco atteso per fine gennaio (quando la curva dei contagi dovrebbe scendere) a tollerare 3-4 mila decessi per Covid al mese per 4-5 mesi l’anno in cambio di una vita di nuovo ‘normale?”. 

Quanto al richiamo vaccinale ripetuto ogni pochi mesi, come sta avvenendo in Israele, l’immunologo sostiene che “sulla base delle conoscenze immunologiche scaturite dallo studio in 50 anni dei moderni vaccini, non ha molto senso ripetere una quarta dose a 2-3 mesi dalla terza con un preparato non aggiornato. Anzi, le immunizzazioni ripetute in tempi ravvicinati a volte producono lo spegnimento della risposta immunitaria. Vediamo i dati di Israele, quando arriveranno, e poi decidiamo. Diverso sarebbe fare una quarta dose di vaccino disegnato contro la variante Omicron. Sarebbe agire come per l’antinfluenzale: lo cambiamo ogni inverno e non si parla di terze o quarte dosi ma di nuovo vaccino”. Quanto al virologo Fauci che dice che negli ultimi 100 anni non si era mai visto un virus così contagioso, “crediamogli. Guardiamo i numeri italiani. Omicron è esplosa a partire dall’ultima decade di dicembre e da allora la curva si è impennata molto rapidamente, giorno dopo giorno. Gli esperti di modelli di crescita di un’epidemia ci dicono che salirà fino a raggiungere il picco alla fine di gennaio”. 

Super green pass, dal medico o nei negozi: dove non serve

Super green pass sempre più indispensabile in Italia. Ci sono però delle realtà dove non è necessario e non lo sarà. A stabilirlo sarà il Dpcm in stesura, legato all’ultimo decreto che ha introdotto l’obbligo vaccinale per gli over 50. Dai negozi alimentari ai tabacchi passando per i supermercati – esclusi i centri commerciali -, le edicole, lo studio del medico ma anche quello del veterinario, le caserme dove poter sporgere denuncia se si è vittime di un reato. In questi casi non sarà richiesto il Green pass rafforzato, quello che possono esibire solo i vaccinati o guariti da Covid, ma basterà quello base, che si ottiene anche con un tampone, dunque il passaporto vaccinale di base, per poter accedervi. Tra queste, negozi alimentari, tabacchi, supermercati – esclusi naturalmente i centri commerciali – le edicole. E ancora lo studio del medico, ma anche quello del veterinario, le caserme dove poter sporgere denuncia se si è vittime di un reato. 

Super green pass, dove serve
 

Dal 10 gennaio si è allungata la lista dei luoghi dove non basta più il certificato verde base (che si ottiene anche con tampone) ma serve quello rafforzato, rilasciato solo a chi è vaccinato o guarito dal covid. Trasporti e mezzi pubblici, ma anche alberghi, piscine, piste da sci, stadi e nella ristorazione al banco, nei locali al chiuso. In zona bianca così come nella gialla e nella arancione per accedere ad alcune attività e servizi – fino al 31 marzo 2022 (fine dello stato d’emergenza) – è necessario l’uso della certificazione rafforzata è esteso anche alla ristorazione al banco nei locali al chiuso. Ecco dove serve il Super green pass: 

– al chiuso per piscine, palestre e sport di squadra; 

– musei e mostre (a oggi, l’accesso a questi luoghi è consentito con il Green Pass base in zona bianca e gialla); 

– al chiuso per i centri benessere; centri termali (salvo che per livelli essenziali di assistenza e attività riabilitative o terapeutiche); 

– parchi tematici e di divertimento; 

– al chiuso per centri culturali, centri sociali e ricreativi (esclusi i centri educativi per l’infanzia); 

– sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò. 

Fino al 31 marzo 2022 i visitatori potranno accedere alle strutture residenziali, socio-assistenziali, socio-sanitarie e hospice soltanto muniti di Green pass rafforzato e test antigenico rapido o molecolare eseguito nelle 48 ore precedenti l’accesso, con esito negativo, oppure vaccinazione con terza dose.  

Dal 20 gennaio nuove misure
 

L’uso del Green pass base verrà allargato a coloro che accedono ai servizi alla persona e inoltre a pubblici uffici, servizi postali, bancari e finanziari, attività commerciali fatte salve eccezioni che saranno individuate con atto secondario per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie della persona, si legge sul sito del governo. Quindi per andare in banca, dal parrucchiere o dall’estetista o nei centri commerciali sarà comunque necessario il Green pass semplice, ovvero l’obbligo – finora non previsto – di essere vaccinati, guariti o in possesso dell’esito di un tampone negativo. 

Super green pass e lavoro, cosa cambia dal 15 febbraio
 

Il nuovo decreto introduce inoltre l’obbligo vaccinale per tutti coloro che hanno compiuto i 50 anni. Per i lavoratori pubblici e privati con 50 anni di età sarà necessario il Green pass rafforzato per l’accesso ai luoghi di lavoro a partire dal 15 febbraio prossimo fino al 15 giugno 2022. Senza limiti di età, l’obbligo vaccinale è esteso al personale universitario così equiparato a quello scolastico. “L’obbligo non sussiste in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal medico vaccinatore, nel rispetto delle circolari del Ministero della salute in materia di esenzione dalla vaccinazione anti SARS-CoV-2; in tali casi la vaccinazione può essere omessa o differita. L’avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante, determina il differimento della vaccinazione”. Chi non è ancora vaccinato dovrà effettuare la prima dose del vaccino entro il 31 gennaio per ottenere un Green Pass rafforzato valido a partire dal 15 febbraio. 

Covid Italia, più di 1 milione di contagi in 7 giorni: bollettino fa discutere

Con l’ondata di variante Omicron in corso, sono oltre un milione i nuovi contagi da covid in Italia in soli 7 giorni. A diffondere il dato record – nel giorno in cui il bollettino ha segnato altri 196.224 casi e 313 morti – è stata ieri l’Organizzazione mondiale della sanità nel suo ultimo aggiornamento settimanale sulla situazione pandemica globale. La penisola è il quarto Paese per contagi settimanali nel report con 1,01 milioni di contagi, in aumento del 57% (poco sopra la media globale del +55%) rispetto alla settimana precedente. Sopra il Belpaese solo Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Dietro, al quinto posto, l’India. E mentre i dati spaventano, c’è chi lancia la proposta: basta bollettino quotidiano. A farlo è il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, ospite ieri di Adnkronos Live, parlando del report giornaliero sui contagi da coronavirus. Una proposta che nel corso della giornata ha fatto discutere, scatenando reazioni differenti tra scienziati ed esperti. 

“E’ opportuno arrivare a un bollettino anche con un approfondimento dei dati”, ha spiegato Costa, sottolineando come bisognerebbe “dire con chiarezza quanti sono i positivi vaccinati, quanti i non vaccinati e quante dosi hanno ricevuto”. “Così – ha spiegato – si fa operazione di trasparenza, penso che ci siano le condizioni per arrivare a due bollettini Covid a settimana”. 

“In questa fase ancora espansiva dell’epidemia, eliminare il bollettino quotidiano sarebbe un segnale di liberi tutti mentre la comunicazione quotidiana ha l’effetto di ricordare la situazione in cui siamo”, commenta all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano. Basta con il bollettino dei contagi tutti i giorni? “Quando uno va in autostrada, guarda il contachilometri per vedere a che velocità va…qui abbiamo un cruscotto della pandemia, uno degli indicatori è il numero dei casi, l’incidenza, l’Rt, il numero delle persone che vanno negli ospedali”, dice quindi Andrea Crisanti, docente di microbiologia all’Università di Padova, a Non è l’arena su La7. “E’ sbagliato non controllare i dati”, insiste. Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, ospite di ‘Porta a Porta si dice invece “favorevole ad una comunicazione settimanale o più istituzionale e forse anche più diluita” dei dati sull’emergenza Covid. “È come rompere il termometro quando abbiamo la febbre. Il monitoraggio dei contagi giornaliero è una guida” per Lucia Bisceglia, presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia Aie.
 

Intanto, mentre in Italia si discute di dati e bollettini quotidiani, l’Oms lancia un nuovo monito sulla variante Omicron. La nuova mutazione del covid provoca infatti “una malattia meno grave rispetto a Delta, ma rimane un virus pericoloso in particolare per coloro che non sono vaccinati”. A ricordarlo è stato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus in conferenza stampa a Ginevra. Per Ghebreyesus, “imparare a convivere con questo virus non significa che possiamo, o dobbiamo, accettare quasi 50mila decessi a settimana”, ha aggiunto parlando alla stampa all’indomani della stima resa pubblica dall’Oms Europa: oltre il 50% della popolazione della Regione europea “sarà contagiata” dalla nuova variante “nelle prossime 6-8 settimane”. 

Variante Omicron, Palù: “Ormai c’è isteria”

Variante Omicron? “Ormai c’è l’isteria”. Lo ha detto Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, ospite stasera di ‘Porta a Porta. “E’ ora di cominciare a parlare della differenza tra infezione e malattia. Esistono vari gradi malattia, essere positivo – spiega Palù – non vuol dire essere malato. Con questa ondata ci dobbiamo aspettare una continua crescita del virus, poi quando il picco sarà raggiunto ci sarà la decrescita come sta incominciando nel Regno Unito e in Olanda, come già avvenuto in Sud Africa. Dobbiamo guardare i numeri dal punto di vista del vero impatto sanitario, quanti vanno in rianimazione, quanti sono ospedalizzati. C’è ormai l’isteria di Omicron. Facciamo come nel Regno Unito dove hanno deciso che si facciano pure i tamponi a casa e poi li mettono on line su un fascicolo elettronico. Questo semplifica molte di quelle code che vediamo nelle farmacie”.  

”Se pensiamo ai casi positivi, a chi è guarito, alle immunizzazioni che stanno raggiungendo il 90% della popolazione sopra i 12 anni io mi aspetto che la curva vada a decrescere”, continua Palù, che aggiunge: ”Sarei favorevole ad una comunicazione settimanale o più istituzionale e forse anche più diluita” dei dati sull’emergenza Covid.