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Categoria: cronaca

Vaccino AstraZeneca, “seconda dose anche dopo 3 mesi”

“Con il vaccino” anti coronavirus “AstraZeneca è possibile andare avanti con una sola dose inizialmente e aspettare a dare la seconda anche dopo 3 mesi. Anzi i dati che abbiamo – perché abbiamo dati clinici al riguardo – dimostrano che questa strategia può essere anche vincente”. Lo ha spiegato Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Agenzia europea del farmaco Ema, intervenuto a ‘Caffè Europa’ su Rai Radio1.  

Su questo fronte, diverso è il discorso per i vaccini a mRna, ha evidenziato l’esperto. Per questi “invece non ci sono dati a sufficienza per avere una strategia simile, ma anche lì si può comunque ritardare la seconda dose fino a 6 settimane e non dovrebbero esserci problemi, ma andare oltre le 6 settimane comporta qualche rischio che gli inglesi si stanno prendendo. E’ bene aspettare di avere qualche evidenza al riguardo prima di andare in quella direzione”.  

Mentre in alcune aree d’Europa i contagi mostrano nuovamente una tendenza all’aumento, Cavaleri ha sottolineato come bisogna “cercare di vaccinare, con tutto quel che abbiamo a disposizione di approvato, soprattutto i più fragili. Deve essere la priorità numero uno. Perché sono loro che poi vanno in ospedale e rischiano la vita”.  

Lo stesso Cavaleri racconta di non essere ancora stato vaccinato. “Sto aspettando pazientemente il mio turno”. In Olanda, dove ha sede l’Ema, “non stanno andando in modo particolarmente veloce e ho fatto presente anche al nostro direttore che sarebbe bene che venissimo considerati quanto prima. Io – ribadisce – aspetterò il mio turno e prenderò il vaccino che sarà disponibile”. 

Basilicata zona rossa, regole: cosa si può fare dal 1 marzo

Basilicata zona rossa dal 1° marzo dopo la firma dell’ordinanza del ministro Speranza di oggi. L’ingresso in zona rossa comporta quindi stretta con misure e divieti più rigidi per contrastare la diffusione del coronavirus. Ecco quali sono: 

– Chiusura di bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L’asporto è consentito fino alle ore 22. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. Chiusura dei negozi, fatta eccezione per supermercati, beni alimentari e di necessità. Restano aperte edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. 

– A scuola, didattica a distanza per la secondaria di secondo grado, per le classi di seconda e terza media. Restano aperte, quindi, solo le scuole dell’infanzia, le scuole elementari e la prima media. Chiuse le università, salvo specifiche eccezioni. 

– Stop allo sport, ad eccezione di quello di interesse nazionale dal CONI e CIP. Sospese le attività nei centri sportivi. Rimane consentito svolgere attività motoria nei pressi della propria abitazione e attività sportiva solo all’aperto in forma individuale. Sono chiusi musei e mostre; chiusi anche teatri, cinema, palestre, attività di sale giochi, sale scommesse, bingo, anche nei bar e nelle tabaccherie. Per i mezzi di trasporto pubblico è consentito il riempimento solo fino al 50%, fatta eccezione per i mezzi di trasporto scolastico. 

Marche zona arancione, regole dal 1 marzo: cosa non si può fare

Marche zona arancione a partire dal 1° marzo, con nuove regole più stringenti, dopo la firma di Speranza all’ordinanza per contrastare la diffusione del coronavirus nella regione. Ecco l’elenco dei divieti e delle misure: 

– Vietato circolare dalle ore 22 alle ore 5 del mattino, salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute. Vietati gli spostamenti in entrata e in uscita da una Regione all’altra e da un Comune all’altro, salvo comprovati motivi di lavoro, studio, salute, necessità. Raccomandazione di evitare spostamenti non necessari nel corso della giornata all’interno del proprio Comune. Saranno comunque consentiti gli spostamenti dai Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, entro 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia 

– Chiusura di bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L’asporto per i bar è consentito fino alle ore 18. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno. Chiusura di musei e mostre. 

– Didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso di laboratori; didattica in presenza per scuole dell’infanzia, scuole elementari e scuole medie. Chiuse le università, salvo alcune attività per le matricole e per i laboratori. 

– Riduzione fino al 50% per il trasporto pubblico, ad eccezione dei mezzi di trasporto scolastico. Sospensione di attività di sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine anche nei bar e tabaccherie. 

Covid Toscana, 1.126 nuovi contagi: bollettino

Sono 1.126 i nuovi contagi da coronavirus in Toscana secondo il bollettino di oggi. Ad anticipare i dati su Facebook, è il governatore della Regione Eugenio Giani. 

“I nuovi casi registrati in Toscana sono 1.126 su 23.360 test di cui 14.562 tamponi molecolari e 8.798 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 4,82% (9,1% sulle prime diagnosi)”, annuncia Giani. 

“Viva l’Italia”, il messaggio vocale di Luca Attanasio ai funerali

La voce di Luca Attanasio, l’ambasciatore nella Repubblica democratica del Congo ucciso lunedì scorso, ha risuonato nel campo sportivo di Limbiate, paese in provincia di Monza e Brianza in cui era cresciuto. Nel corso della cerimonia funebre è stato fatto ascoltare un messaggio vocale di Attanasio, in cui esultava per essere riuscito a organizzare due voli dal Congo con a bordo 300 persone che volevano fuggire dall’insicurezza e dalle violenze del Paese africano.  

“Siamo siamo riusciti a far partire 300 persone dal Congo con due voli, fra cui un centinaio di italiani. Viva l’Italia, sempre un passo avanti”, diceva Attanasio, felice. Le sue parole sono state salutate con un lungo applauso da parte delle centinaia di persone presenti alle esequie. 

Pompei, nuova scoperta: ritrovato grande carro cerimoniale

Nuova grande scoperta negli scavi archeologici di Pompei. Si tratta di un grande carro cerimoniale. Ad annunciarlo il Parco archeologico di Pompei e la Procura di Torre Annunziata. Il reperto è emerso integro dallo scavo della villa suburbana in località Civita Giuliana, a nord di Pompei, oltre le mura della città antica, nell’ambito dell’attività congiunta, avviata nel 2017 e alla luce del protocollo d’intesa sottoscritto nel 2019, finalizzati al contrasto delle attività illecite ad opera di clandestini nell’area. 

Si tratta di un grande carro cerimoniale a quattro ruote, con elementi in ferro, bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), trovato quasi integro nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 equidi, tra cui un cavallo bardato. Un ritrovamento definito “eccezionale, non solo perché aggiunge un elemento in più alla storia di questa dimora, al racconto degli ultimi istanti di vita di chi abitava la villa, e più in generale alla conoscenza del mondo antico, ma soprattutto perché restituisce un reperto unico, mai finora rinvenuto in Italia, in ottimo stato di conservazione”. 

Il progetto di scavo in corso, ricorda il Parco archeologico di Pompei, “ha una duplice finalità: da un lato cooperare nelle indagini con la Procura di Torre Annunziata, per arrestare il depredamento del patrimonio culturale ad opera di clandestini che nella zona avevano praticato diversi cunicoli per intercettare tesori archeologici; dall’altro portare alla luce e salvare dall’azione di saccheggio una delle ville più significative del territorio vesuviano”. 

li scavi, che hanno permesso di verificare anche l’estensione dei cunicoli dei clandestini e i danni perpetrati al patrimonio, sono stati accompagnati costantemente da attività di messa in sicurezza e restauro di quanto emerso via via. Lo scavo, infatti, ha mostrato fin dall’inizio una notevole complessità tecnica-operativa in quanto gli ambienti da indagare sono in parte al di sotto e a ridosso delle abitazioni moderne, con conseguenti difficoltà sia di tipo strutturale che logistico. 

“Pompei continua a stupire con le sue scoperte, e sarà così ancora per molti anni con venti ettari ancora da scavare. Ma soprattutto dimostra che si può fare valorizzazione, si possono attrarre turisti da tutto il mondo e contemporaneamente si può fare ricerca, formazione e studi, e un giovane direttore come Zuchtriegel valorizzerà questo impegno”. Così il ministro della Cultura Dario Franceschini. 

“Quella che viene annunciata oggi – aggiunge Franceschini – è una scoperta di grande valore scientifico. Un plauso e un ringraziamento al Parco Archeologico di Pompei, alla Procura di Torre Annunziata e ai Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale per la collaborazione che ha scongiurato che reperti così straordinari fossero trafugati e illecitamente immessi sul mercato”. 

Il grande carro “è miracolosamente scampato all’azione di saccheggio dei tombaroli, essendo stato letteralmente sfiorato da due cunicoli scavati da questi ultimi ad oltre 5 metri di profondità”, spiega Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata. “Costante è stata in questi anni – aggiunge – l’attenzione della Procura di Torre Annunziata alla tutela dell’immenso patrimonio archeologico presente nel territorio di competenza. Il contrasto alla spoliazione dei siti archeologici, all’interno e fuori l’area urbana dell’antica Pompei, è sicuramente uno degli obiettivi prioritari dell’azione dell’Ufficio. In questo contesto si colloca il protocollo sottoscritto nel 2019 da questa Procura con il Parco Archeologico di Pompei, che rappresenta a pieno titolo un ‘accordo pilota’ nel campo della sinergia tra le istituzioni per la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale” 

 

Zona rossa, arancione, gialla: le regioni che cambiano colore da lunedì 1 marzo

Tre regioni in zona arancione (Lombardia, Marche e Piemonte) e due in zona rossa (Basilicata e Molise). Torna in fascia gialla la Liguria. Sono dunque 6 le regioni interessate dal cambio colore da lunedì 1 marzo in base all’ultimo monitoraggio della Cabina di regia relativo all’epidemia di coronavirus.  

In Basilicata la decisione è stata presa a fronte dell’aumento dell’indice di contagiosità Rt, passato in una settimana da 1,03 a 1,51. Un parametro decisivo, considerando che invece i posti letto occupati in terapia intensiva sono 7, numero relativamente basso ma in aumento negli ultimi sette giorni presi in esame. “Anche se al momento la pressione sulle nostre strutture sanitarie rimane entro limiti contenuti, con 7 posti occupati nelle terapie intensive, e sul territorio registriamo meno focolai di infezione, nell’ultimo periodo abbiamo assistito a un aumento significativo dell’indice di contagiosità. E questa la ragione alla base della decisione del Ministero della Salute di portare la Basilicata tra le aree del Paese dove applicare le misure più restrittive”, dichiara il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. “Un sacrificio in qualche modo inaspettato, per tanti cittadini e operatori economici lucani, che abbiamo il dovere di onorare – dice Bardi – per piegare una volta per tutte la curva dei contagi e uscire dall’incubo della pandemia. Lo dobbiamo fare per i nostri cari, per la nostra comunità e per i medici e gli infermieri, a cui va la nostra infinita riconoscenza, impegnati in prima linea nella lotta al Covid-19. La mia speranza, condivisa ne sono certo da tutti i lucani, è che questa sia l’ultima grande prova da affrontare tutti insieme prima di vedere finalmente la luce”. 

Anche il Molise ha chiesto e ottenuto la zona rossa. “Ho richiesto di rendere tutta la regione Molise zona rossa da lunedì 1 Marzo. Il Governo ha accolto la mia istanza. È un momento delicato per il nostro territorio e chiedo al Governo – che gestisce la Sanità in Molise attraverso un Commissario nominato da Roma – di cambiare strategia e attivare tutte le misure necessarie. Da parte della Regione, per le residue competenze che ci rimangono, siamo a disposizione”, scrive invece il presidente della Regione Molise Donato Toma su Facebook. 

L’ingresso in zona rossa comporta una, stretta con misure e divieti più rigidi: chiusura di bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L’asporto è consentito fino alle 22. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. Chiusura dei negozi, fatta eccezione per supermercati, beni alimentari e di necessità. Restano aperte edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. 

A scuola, didattica a distanza per la secondaria di secondo grado, per le classi di seconda e terza media. Restano aperte, quindi, solo le scuole dell’infanzia, le scuole elementari e la prima media. Chiuse le università, salvo specifiche eccezioni. 

Stop allo sport, ad eccezione di quello di interesse nazionale dal CONI e CIP. Sospese le attività nei centri sportivi. Rimane consentito svolgere attività motoria nei pressi della propria abitazione e attività sportiva solo all’aperto in forma individuale. Sono chiusi musei e mostre; chiusi anche teatri, cinema, palestre, attività di sale giochi, sale scommesse, bingo, anche nei bar e nelle tabaccherie. Per i mezzi di trasporto pubblico è consentito il riempimento solo fino al 50%, fatta eccezione per i mezzi di trasporto scolastico. 

“Mi ha appena chiamato il ministro della Salute, Roberto Speranza, per comunicarmelo” ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana. “Prendiamo atto della decisione, ma è arrivato il momento che i tecnici e gli scienziati studino e poi ci dicano in modo chiaro e definito come superare questo stillicidio settimanale attraverso regole stabili e sicure”. “Le informazioni scientifiche ormai ci sono. I cittadini e le imprese devono essere garantiti nella vita quotidiana con un orizzonte più lungo della verifica settimanale. Hanno necessità di programmare e avere maggiori certezze. Il nuovo Governo può dare un importante segnale di discontinuità su questo tema e – sono certo – avrà al suo fianco le regioni”. 

Su Facebook è il presidente del Piemonte Alberto Cirio ad annunciare il passaggio della regione in zona arancione. “Il ministro Speranza mi ha appena comunicato che in base ai dati del report settimanale validato oggi (ieri, ndr) dal Cts e dal ministero della Salute, il Piemonte da lunedì sarà in zona arancione. L’Rt è cresciuto e si attesta sopra l’1 e la pressione ospedaliera sta aumentando”. “Ci viene chiesto purtroppo un nuovo sforzo e so che è un sacrificio grande – aggiunge Cirio – al nuovo governo abbiamo sollecitato che i ristori per le attività costrette a fermarsi siano immediati. E’ fondamentale”, conclude. 

“Mi dispiace moltissimo per le restrizioni che condizioneranno la nostra quotidianità e tutte le attività, ma mi preme raccomandarvi la massima attenzione”, ha scritto su Facebook il governatore delle Marche Francesco Acquaroli annunciando il cambio di colore. “Sapete quanto in altre occasioni mi sono battuto per chiedere di consentire lo svolgimento di attività personali ed economiche, ma in questo momento abbiamo il dovere di fermare il prima possibile questa fase di recrudescenza del virus a tutela della salute e della sicurezza di tutti i cittadini marchigiani”, ha aggiunto.  

– Vietato circolare dalle ore 22 alle ore 5 del mattino, salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute. Vietati gli spostamenti in entrata e in uscita da una Regione all’altra e da un Comune all’altro, salvo comprovati motivi di lavoro, studio, salute, necessità. Raccomandazione di evitare spostamenti non necessari nel corso della giornata all’interno del proprio Comune. Saranno comunque consentiti gli spostamenti dai Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, entro 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia 

– Chiusura di bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L’asporto per i bar è consentito fino alle ore 18. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno. Chiusura di musei e mostre. 

– Didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso di laboratori; didattica in presenza per scuole dell’infanzia, scuole elementari e scuole medie. Chiuse le università, salvo alcune attività per le matricole e per i laboratori. 

– Riduzione fino al 50% per il trasporto pubblico, ad eccezione dei mezzi di trasporto scolastico. Sospensione di attività di sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine anche nei bar e tabaccherie. 

Da lunedì 1 marzo la Liguria entra in zona gialla. “Io credo che si debba cambiare passo e dare un minimo di prospettiva al Paese. Parlare solamente di chiusure generalizzate fino a oltre Pasqua senza ragionare su tutto quello che le Regioni hanno messo in campo per modificare il sistema non mi sembra francamente un cambio di passo”, ha detto all’Adnkronos il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, commentando le ipotesi sulle nuove misure previste in un Dpcm per marzo in arrivo dal governo Draghi e la nuova possibile stretta che non si allenterà con ogni probabilità fino ad aprile. 

In zona gialla il coprifuoco è fissato dalle 22 fino alle 5. Dopo quell’ora ci si può muovere solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute. Per spostarsi in quegli orari bisognerà fare un’autocertificazione. Resta l’obbligo di mascherina anche all’aperto, a eccezione dei bambini sotto ai sei anni, di chi svolge attività sportiva e di chi ha patologie.  

Le scuole superiori adottano la didattica in presenza almeno al 50 per cento ed entro il limite del 75 per cento. Per medie ed elementari resta la didattica in presenza, ma con l’obbligo di mascherina per i bambini con più di sei anni. Le università organizzano la didattica con le autorità regionali. 

Per bar e ristoranti restano le regole di apertura dalle 5 alle 18, consegna a domicilio consentita, asporto possibile con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. I musei possono rimanere aperti dal lunedì al venerdì tranne nei giorni festivi. 

Rimangono chiusi i cinema, i teatri, le sale scommesse, le sale da gioco, le discoteche, le sale da ballo, le sale da concerto, le palestre, le piscine, i parchi tematici, le terme, i centri benessere. I negozi sono aperti ma i centri commerciali sono chiusi nel weekend. 

Nuovo Dpcm Draghi, stretta fino a Pasqua: chi apre e chi chiude dal 6 marzo

Si delinea il nuovo Dpcm, il primo del premier Mario Draghi, con le misure anti-Covid che saranno in vigore dal 6 marzo al 6 aprile (Pasqua compresa quindi). Scuola superiore aperta, ristoranti e bar chiusi dopo le 18, palestre e piscine chiuse. Impianti di sci chiusi fino al 6 aprile. E ancora: barbieri e parrucchieri in zona rossa chiudono. Le discoteche chiudono anche in zona bianca.  

Secondo quanto riporta la bozza del provvedimento, le scuole superiori potrebbero rimanere aperte, con almeno il 50% degli alunni in presenza. La decisione non è definitiva, il governo aspetta infatti il parere del Cts sulle nuove varianti. Ma nella bozza del Dpcm che il governo ha inviato alle Regioni e visionata dall’Adnkronos, “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado – si legge – adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, almeno al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento della popolazione studentesca delle predette istituzioni sia garantita l’attività didattica in presenza. La restante parte dell’attività didattica è svolta tramite il ricorso alla didattica a distanza”. Nel testo, di differente rispetto al precedente Dpcm, è inoltre riportato che “al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa”. 

Riaprono i musei e le attività culturali a partire dal 27 marzo, messa nero su bianco nella bozza. “A far data dal 27 marzo 2021 – si legge nel testo -, il sabato e i giorni festivi il servizio è assicurato a condizione che l’ingresso sia stato prenotato on line o telefonicamente con almeno un giorno di anticipo”. Riaprono anche cinema e teatri. “A decorrere dal 27 marzo 2021 – si legge nel testo – gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto sono svolti con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi. Le attività potranno svolgersi a condizione che siano approvati nuovi protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento, approvati dal Ministero dei beni e delle attività culturali e validati dal Comitato tecnico-scientifico, che indichino anche il numero massimo di spettatori per spettacoli all’aperto e di spettatori per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni” stabilite dal Dpcm. 

Bar e ristoranti resteranno chiusi dopo le 18. “Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 fino alle ore 18,00. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi”, si legge nella bozza. “Dopo le ore 18,00 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati”, si legge ancora. “Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 22,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze -specifica tra l’altro il Dpcm-. Per i soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle identificate dai codici Ateco 56.3 e 47.25 l’asporto è consentito esclusivamente fino alle ore 18,00”. 

“Sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali. Ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento”. E’ quanto si legge nella bozza del nuovo Dpcm con le regole anti Covid. 

Fiere e discoteche chiuse anche in zona bianca, prevede la bozza e visionata dall’Adnkronos. “Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto” in zona bianca, “comprese le manifestazioni fieristiche e i congressi nonché le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso”. 

Salta la stagione sciistica perché, secondo quanto riporta la bozza, le piste resteranno chiuse fino al 6 aprile. I musei resteranno aperti dal 27 marzo anche se servirà la prenotazione online. Restano chiuse palestre e piscine, sì invece allo sport all’aperto. Chiuse anche le scuole superiori, solo la metà in presenza. Stop alle sale giochi, scommesse e parchi divertimento. 

Chiudono barbieri e parrucchieri in zona rossa. E’ una delle novità nella bozza. “Sono sospese le attività inerenti servizi alla persona, diverse da quelle individuate nell’allegato 24″, tra parentesi però è riportato che dall’”allegato 24 vengono eliminati i servizi dei saloni di barbiere e di parrucchiere”. 

“Sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”, specifica la bozza. 

“Sono sospese le attività dei parchi tematici e di divertimento. È consentito l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all’aria aperta, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia di cui all’allegato 8”, si legge ancora. 

Nuovo Dpcm Draghi, bozza: musei aperti da 27 marzo con prenotazione online

Riaprono i musei e le attività culturali a partire dal 27 marzo, messa nero su bianco nella bozza del Dpcm che il governo si appresta a inviare alle Regioni, visionata dall’Adnkronos. “A far data dal 27 marzo 2021 – si legge nel testo -, il sabato e i giorni festivi il servizio è assicurato a condizione che l’ingresso sia stato prenotato on line o telefonicamente con almeno un giorno di anticipo”. 

Covid Italia oggi, 20.499 nuovi casi e 253 morti: bollettino 26 febbraio

Sono 20.499 i contagi da coronavirus in Italia oggi, 26 febbraio, secondo il bollettino della Protezione Civile pubblicato dal ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 253 morti, un dato che porta a 97.227 il totale delle vittime dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid-19. I tamponi effettuati sono stati 325.404 tamponi, con un indice di positività che sale al 6,3%.Risalgono anche i ricoveri in terapia intensiva, dove attualmente ci sono 2.194 persone (+26). I guariti sono in totale 2.387.032 (+11.714), gli attualmente positivi 404.664 (+8.521). 

Lombardia 

Sono 4.557 i contagi da coronavirus in Lombardia oggi, 26 febbraio, secondo i dati del bollettino della Protezione Civile pubblicati dal ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 47 morti, che portano a 28.275 il totale delle vittime dell’epidemia nella regione. 

Piemonte 

Sono 1.526 i nuovi contagi da Coronavirus in Piemonte secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 5 morti. La percentuale di positività è pari al 5,9% sui 25.724 tamponi fatti, di cui 16.963 antigenici. Da ieri i pazienti guariti sono stati 721 che portano il numero totale a 224.611. 

Toscana 

Sono 1.254 i nuovi contagi da Coronavirus in Toscana secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 22 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 14.130 tamponi molecolari e 8.898 antigenici rapidi. La percentuale di positività è del 5,4%. L’età media dei nuovi casi è di circa 41 anni. Le persone guarite sono 132.523, da ieri 479. 

Marche 

Sono 686 i contagi registrati nelle Marche oggi, 26 febbraio, su 5563 tamponi effettuati. Lo rende noto il bollettino del Servizio Sanità della Regione. I nuovi contagi sono così distribuiti: 84 in provincia di Macerata, 323 in provincia di Ancona, 144 in provincia di Pesaro-Urbino, 37 in provincia di Fermo, 66 in provincia di Ascoli Piceno e 32 fuori regione. 

Basilicata 

Sono 90 i contagi da coronavirus in Basilicata oggi, 26 febbraio, secondo i dati del bollettino dopo 1.085 tamponi molecolari. Nelle scorse 24 ore non risultano decessi. I lucani guariti o negativizzati sono 87. 

Valle d’Aosta 

Sono 13 i nuovi contagi da coronavirus in Valle d’Aosta secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri nessun morto. Da inizio pandemia i contagi salgono a 8011 nella Regione. I positivi attuali sono oggi 141, uno in meno rispetto a ieri, di cui otto ricoverati in ospedale, uno in terapia intensiva, e 132 in isolamento domiciliare. I guariti sono 7455, 14 in più rispetto a ieri. I tamponi fino fatti sono stati oltre 77mila, 266 nelle ultime 24 ore. Da inizio emergenza i decessi sono stati 415 in Valle d’Aosta. 

Calabria 

Sono 241 i nuovi casi di coronavirus in Calabria secondo il bollettino del 26 febbraio. Da ieri nella regione vengono segnalati altri 3 morti. I guariti aumentano di 133 unità. Altri 2 pazienti in terapia intensiva. 

Friuli Venezia Giulia 

Sono 294 i contagi da coronavirus in Friuli Venezia Giulia oggi, 26 febbraio, secondo il bollettino della regione. Da ieri sono stati registrati altri 6 morti. I nuovi casi sono stati rilevati su 5.873 tamponi molecolari, con una percentuale di positività del 5,01%. 

Emilia Romagna 

Sono 2.575 i contagi da coronavirus in Emilia Romagna oggi, 26 febbraio, secondo il bollettino che registra un ulteriore aumento dei casi covid. Da ieri, registrati altri 31 morti. I nuovi casi sono stati rilevati su un totale di 40.148 tamponi. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 6,4%. 

Puglia 

In Puglia 1.104 nuovi casi di coronavirus secondo il bollettino di oggi, 26 febbraio. Da ieri vengono segnalati altri 24 morti, che portano a 3.887 il totale delle vittime nella regione dall’inizio dell’epidemia. 

Campania 

Sono 2.519 i nuovi casi di coronavirus emersi nelle ultime 24 ore in Campania, 467 dei quali identificati da test antigenici rapidi. Dei 2.519 nuovi positivi, 171 sono risultati sintomatici. I tamponi analizzati sono 22.416, di cui 4.150 antigenici. 

Sardegna 

In Sardegna sono 70 i nuovi casi di coronavirus oggi secondo il bollettino della regione. Da ieri vengono registrati altri 5 morti. Il rapporto casi positivi-tamponi eseguiti segna per l’Isola un tasso di positività dello 1,7%. 

 

 

Studio, Covid ha ridotto diagnosi e cure malattie rare

L’emergenza sanitaria Covid-19 ha avuto un impatto significativo sui pazienti affetti da malattie rare in Italia, con una riduzione delle diagnosi e delle terapie. Lo conferma lo studio di Iqvia realizzato in occasione della Giornata mondiale per le malattie rare, con il contributo non condizionante di Farmindustria e illustrato oggi nel corso del webinar “Malattie rare, ultrarare e non diagnosticate”, webinar promosso dall’Istituto superiore di Sanità, Cnmr (Centro nazionale malattie rare) Uniamo (Federazione italiana malattie rare) in collaborazione con Farmindustria,  

Per realizzare lo studio sono state selezionate alcune patologie rappresentative delle principali aree (oncologica, metabolica, neurologica, oftalmica ed ematologica): leucemia mieloide acuta, atrofia muscolare spinale, malattia di Fabry, neuropatia ottica di Leber, morbo di Gaucher, glicogenosi, mucopolisaccaridosi e, infine, emofilia A e B. Lo studio si basa sull’analisi delle tendenze dei volumi dei trattamenti e dell’analisi dei dati estratti dai panel Iqvia di medici di medicina generale e specialisti. Per quanto riguarda la leucemia mieloide acuta, nel 2020 si è osservato un calo significativo rispetto all’anno precedente delle nuove diagnosi (-9%) dei nuovi trattamenti (-6%) e dei trapianti (-16%): la forte contrazione di diagnosi e cure osservata durante i primi mesi dell’anno non è stata recuperata nella seconda parte dell’anno. 

Anche nell’area delle malattie rare di natura metabolica, neurologica e oftalmica si è rilevata una contrazione delle cure particolarmente significativa nei mesi del lockdown primaverile (-12%), in assoluta controtendenza rispetto ai trend di crescita osservati nei mesi precedenti. Il parziale recupero nel secondo semestre dell’anno (+ 6%) non ha compensato le perdite dell’anno. Ancora più significativa la contrazione dei trattamenti in area emofilia, dove si registra una contrazione dei trattamenti del 14% rispetto all’anno precedente. 

Complessivamente le analisi mostrano come il timore dei pazienti di accedere ai centri ospedalieri, la chiusura temporanea di ambulatori e laboratori per le analisi genetiche, la sospensione temporanea delle campagne di screening abbiano determinato, nei primi mesi della pandemia, un ritardo delle diagnosi e dell’accesso dei pazienti alle visite. Nella seconda parte dell’anno questi ritardi sono stati parzialmente recuperati. Infatti, i centri per le malattie rare hanno ripreso il contatto con i pazienti soprattutto a distanza e, in molti casi, trasferito i trattamenti dall’ospedale al domicilio del paziente.  

Questo è stato possibile – spiega Iqvia in una nota – grazie anche all’impegno delle istituzioni (ministero della Salute, Istituto superiore di Sanità e Aifa) che hanno permesso questa nuova modalità. Anche le aziende farmaceutiche si sono adoperate per supportare i Centri con servizi e iniziative per garantire la continuità della cura attraverso le terapie a domicilio e il follow-up a distanza. 

“Il Covid-19 ha avuto un impatto drammatico – spiega Sergio Liberatore, Amministratore delegato di Iqvia – sull’accesso alle cure per i pazienti, anche quelli affetti da malattie rare. E’ fondamentale evitare il ritardo diagnostico e favorire la continuità di cura a tutti i pazienti, con particolare attenzione ai pazienti più fragili. La speranza è che si possa continuare sulla strada intrapresa della telemedicina e dell’assistenza domiciliare, anche con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di pazienti con patologie così gravi e complesse”.  

Per Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria “la collaborazione durante la pandemia tra imprese del farmaco, istituzioni e altri attori della salute ha permesso alle aziende di mettere in campo alcune misure, come il Patient Support Program e l’home therapy. Misure rivolte ai pazienti con malattie rare per favorire l’aderenza alla terapia e l’accesso al farmaco. E rendendo anche più semplice, con un supporto concreto, le attività dei caregiver. Una partnership che rappresenta un modello virtuoso e che ci auguriamo possa diventare strutturale”. 

Coronavirus Piemonte, 1.526 nuovi casi e 5 morti: bollettino 26 febbraio

Sono 1.526 i nuovi contagi da Coronavirus in Piemonte secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 5 morti. La percentuale di positività è pari al 5,9% sui 25.724 tamponi fatti, di cui 16.963 antigenici. Da ieri i pazienti guariti sono stati 721 che portano il numero totale a 224.611.
 

I ricoverati in terapia intensiva sono 163, uno in più rispetto a ieri, mentre quelli in reparto sono 1.938, 29 in più rispetto a ieri. Le persone in isolamento domiciliare sono 13.009. Da inizio pandemia ci sono state 9.351 vittime. 

Carrolo (Vigili del Fuoco): “A Palermo anni intensi, 18 mila interventi l’anno”

“Sono stati quasi due anni molto intensi con un lavoro su tutti fronti. Con 18 mila interventi ogni anno caratterizzati da una emergenza pandemica che ha aggravato le condizioni del soccorso, ma nonostante ciò abbiamo preso le contromisure”. Lo ha detto Agatino Carrolo, Comandante dei Vigili del fuoco di Palermo che oggi ha salutato la città per raggiungere il Comando provinciale di Torino. “Abbiamo implementato l’attività di soccorso con delle procedure specifiche Covid che avessero la funzione di tutelare il personale durante l’attività di soccorso”.  

Alla domanda su quale sia stato il momento professionale più intenso a Palermo, Carrolo dice: “La campagna antincendio boschivo”. “Abbiamo lavorato giorno e notte potenziando il dispositivo di soccorso”, dice. In particolare “ricordo l’incendio di Altofonte e anche l’alluvione”, oltre all’esperienza “pandemica che mi ha permesso di crescere professionalmente e mi ha dato la possibilità di stare vicino a chi soffre”. I vigili del fuoco hanno infatti distribuito “500 pacchi alimentari alla gente” da Brancaccio allo Zen, allo Sperone. “Gente – spiega Carrolo – che aveva la umiltà di chiedere. Certo non era esaustiva ma è stato un segnale”. “Un altro particolare importante è stato quelle delle sassaiole contro i Vigili del fuoco, a luglio e novembre 2019 – aggiunge il comandante – alla luce di questi due eventi siamo riusciti a intervenire sul territorio sensibilizzando la gente perché i vigili del fuoco”. 

“Porto con me il calore di questa terra l’entusiasmo per cercare di sensibilizzare e lavorare in una terra con altre caratteristiche – dice ancora -Nel lasciare l’incarico di Comandante dei Vigili del Fuoco di questa bellissima e affascinate città metropolitana, ricca di millenarie tradizioni storiche e culturali, desidero rivolgere un sentito e cordiale saluto ed un doveroso ringraziamento alle autorità civili, militari e religiose, alle forze politiche, economiche e sociali, agli ordini professionali, a tutte le associazioni, agli organi di informazione. Un saluto particolare invio alla popolazione di questa città al cui servizio ho operato per il periodo di Comando. A tutti ho cercato di assicurare il mio impegno e la disponibilità più completa nel pieno rispetto del ruolo istituzionale. Anche se breve, il periodo trascorso a Palermo è stato da me vissuto in maniera intensa; esco da questa esperienza con la consapevolezza di aver appreso importanti insegnamenti preziosi per il nuovo prestigioso incarico che andrò ad assumere”. E conclude: “Attraverso il coordinamento del sig. Prefetto e l’impegno congiunto con le Forze di Polizia, con tutte le componenti del sistema di Protezione Civile sono state affrontate le calamità naturali o altri eventi individuando al momento le soluzioni più efficaci. Grazie a questa collaborazione è stato possibile perseguire standard di sicurezza sempre più elevati per la città di Palermo e dei suoi abitanti”. 

Camogli: crollo cimitero, Codacons avvia class action cittadini danneggiati

Il Codacons lancia oggi una azione risarcitoria collettiva in favore delle famiglie che, a causa della frana che ha investito il cimitero di Camogli, hanno visto le tombe dei propri cari andare distrutte. “Moltissime famiglie hanno visto sgretolarsi sotto i loro occhi il luogo di sepoltura dei propri parenti defunti le cui salme, ora, rischiano di non essere più ritrovate -spiega il Codacons- Molte le ombre che tutt’oggi rimangono sulla vicenda e sulle eventuali responsabilità di chi avrebbe dovuto tutelare il territorio e la zona, al punto che la Procura della Repubblica di Genova ha aperto un fascicolo a carico di ignoti”. 

“Abbiamo deciso di scendere in campo al fianco di tutte le famiglie coinvolte nella vicenda con due distinte iniziative -prosegue l’Associazione- Un esposto/denuncia alla Procura di Genova, con cui si chiede agli inquirenti di indagare ed accertare le eventuali omissioni e responsabilità da parte dei soggetti preposti a tutelare il territorio e la zona interessata dalla frana, e mettendo gratuitamente a disposizione di tutti i familiari dei defunti coinvolti nel crollo del Cimitero di Camogli la nomina di persona offesa”. 

“Si può scaricare alla pagina https://codacons.it/frana-al-cimitero-di-camogli/ e inviare direttamente alla Procura della Repubblica di Genova -aggiunge il Codacons- Si tratta del primo atto che permette di segnalare la propria posizione come soggetto danneggiato; successivamente, in caso di rinvio a giudizio, si potrà effettuare la costituzione di parte civile allo scopo di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti”. 

Vaccino Covid, Viola: “Dose unica sarebbe un errore”

“Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone. Abbiamo vaccini (anti Covid, ndr) con un’efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo, però devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti”. Così a Buongiorno, su Sky TG24, Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova. 

“Ci dobbiamo basare sui fatti – ha aggiunto -. Adesso abbiamo il vaccino J&J. Il vaccino J&J dice che una dose è sufficiente per avere la protezione. Allora usiamo quello con una dose, ma non cambiamo il metodo che è stato importante per ottenere risultati con Pfizer e Moderna, questo sarebbe un errore”.  

Variante inglese covid, zona rossa e arancione: regioni a rischio

L’indice Rt si avvia a superare 1 in Italia a livello nazionale. La zona rossa potrebbe accogliere qualche regione e la zona arancione è destinata ad allargarsi sotto la spinta della variante inglese del covid con regole e misure più severe per le nuove aree. L’analisi dei dati sul monitoraggio settimanale dell’epidemia di coronavirus in programma oggi produrrà, con ogni probabilità, nuove ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza.  

“E’ chiaro che i contagi stanno salendo ed è verosimile, se continuano a salire, che ritorneremo, mi auguro per un periodo limitato, in una zona rossa”, dice Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, illustrando la situazione della Campania a Radio Crc. La regione, reduce da una giornata con 2.385 nuovi casi, è entrata una settimana con Emilia Romagna e Molise in zona arancione, dove sono attesi nuovi ingressi. Riflettori accesi sul Piemonte, che registra un indice Rt superiore a 1. A quanto si apprende, in attesa dei verdetti ufficiali, i dati del pre-report settimanale segnano un andamento dei contagi di coronavirus nuovamente in crescita. Nelle ultime 24 ore, la regione ha archiviato 1.454 nuovi casi con un indice di positività al 6.8% sui 21.391 tamponi fatti. 

Numeri rilevanti anche in Lombardia: 4.243 i nuovi contagi, il tasso di positività sale all’8,2%. I pazienti Covid in terapia intensiva sono 407, uno in più, mentre i ricoverati nei reparti Covid sono 4.024, 78 in più rispetto a mercoledì. Nella Regione in totale ci sono stati 28.228 decessi. 

La situazione di Milano, in particolare, “desta un po’ di preoccupazioni”, come ha detto a SkyTg24 il direttore generale dell’Ats Milano, Walter Bergamaschi. “Di fatto – ha detto – abbiamo un indice Rt che è passato a 1.16, in costante crescita ormai da diversi giorni, con una situazione soprattutto all’interno delle scuole preoccupante. Nelle scuole abbiamo il 33% di casi in aumento in una settimana”. Le scuole, ha aggiunto, “hanno sempre un po’ anticipato l’epidemia all’interno della popolazione generale, oggi il 13% dei casi sono casi scolastici e quindi stiamo intervenendo per monitorare questa situazione e tenerla sotto controllo. Certamente serve uno sforzo ancora importante di responsabilizzazione di tutti i cittadini”. 

In Lombardia, già da due giorni, è scattata la zona arancione rafforzata nella provincia di Brescia e in una serie di comuni. Situazione simile per certi versi in Emilia Romagna. La regione è già in zona arancione, ma a Bologna verrà adottata la ‘zona arancione scuro’ dal 27 febbraio con restrizioni e chiusure che vanno dalla scuola agli spostamenti, dai bar e ristoranti fino allo sport. 

Sale l’allerta anche in Toscana, con il varo della zona rossa a Pistoia e Siena dopo l’impennata dei casi (1.374) con altri 14 morti. Il giro di vite, annuncia il presidente della Regione Eugenio Giani, entra in vigore domani, sabato 27 febbraio. “La Toscana resta in zona arancione con eccezione di alcuni Comuni, ma il campanello d’allarme è molto forte” avverte Giani, parlando di un numero di casi che “non si verificava da mesi”. 

Variante inglese covid, Crisanti: “Italia rischia 40.000 casi al giorno”

“Nel giro di una settimana rischiamo 30.000 o 40.000 contagi” al giorno “con la diffusione della variante inglese del covid”. Andrea Crisanti si esprime così sull’emergenza coronavirus in Italia. Il 25 febbraio va in archivio con un bollettino che fa riferimento a quasi 20.000 nuovi casi su oltre 400.000 tamponi. “I dati ci raccontano l’attività della variante inglese, che ha una diffusibilità non paragonabile a quella del ceppo originario. Ancora sento parlare di aperture, sono proposte assolutamente non realistiche. Quando abbiamo misure restrittive, come zona rossa o zona arancione, i contagi calano e riparte il dibattito su come riaprire”, dice il virologo a Piazzapulita. 

“Ci troviamo all’incremento dello stesso virus che ha creato un disastro in Gran Bretagna. Non è che tutto valga in ogni paese, ma ci troviamo di fronte ad una variante del covid che ha un’enorme capacità di diffusione”, aggiunge. “L’Inghilterra da 8 settimane è in una sorta di zona rossa rafforzata: quasi tutti i negozi chiusi, bar e pub chiusi e solo attività di asporto. Noi siamo passati da 10.000 a 20.000 casi in 5 giorni. In Inghilterra hanno impiegato 3-4 settimane per passare da 10.000 a 70.000, è una cosa seria. Le zone gialle non funzionano, è acclarato. I ristoranti? Non sono pericolosi i ristoranti, è pericoloso quello che facciamo al ristorante: ci togliamo la mascherina e parliamo. Una soluzione potrebbe essere stabilire regole per l’accesso e non chiudere i ristoranti”, aggiunge il virologo. 

Covid, Galli: “C’è preoccupazione, serve sistema ‘cinese'”

“In questo momento al Sacco siamo in una situazione che regge. Non abbiamo avuto un aumento della richiesta di ricoveri tale, nelle ultime ore almeno, da dire ‘aiuto, sta riesplodendo tutto’. Certamente c’è preoccupazione perché i segnali che ci sono, come l’aumento del numero delle infezioni, sono tali da far pensare di dover reggere, nei prossimi giorni, l’eventuale impatto delle nuove infezioni che arriveranno a ricorrere all’ospedale”. Lo ha detto a ‘I numeri della pandemia’, su Sky Tg24 Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. 

“Il sistema a colori -ha aggiunto- evidentemente non ce l’ha fatta. In questo momento io sarei per identificare i luoghi maggiormente colpiti soprattutto da varianti, chiudere per un periodo più o meno breve quei luoghi e vaccinare a tappeto in quei luoghi, dopo aver fatto, sempre a tappeto, test per vedere in che condizioni sono i cittadini”.  

“Possibilmente farei qualcosa di simile anche nei luoghi geograficamente vicini a quelli colpiti – ha spiegato Galli -. Non è facile, è un sistema un po’ cinese, più o meno è stato fatto così in Cina, però funziona e funziona di più delle chiusure indifferenziate, anche parziali, che a quanto pare non risolvono il problema. Poi è evidente che tutti devono essere prudenti: se viene detto in un dpcm che una cosa può essere fatta, non bisogna fiondarsi a farla tutti insieme”. 

Piemonte verso zona arancione, indice Rt sopra 1

Piemonte con l’indice Rt superiore a 1 e verso la zona arancione. La conferma ufficiale è attesa per domani pomeriggio da Cts e ministero della Salute, ma la regione dalla prossima settimana potrebbe tornare nella fascia intermedia di rischio, che comporta nuove misure e restrizioni. A quanto si apprende, infatti, i dati del pre-report settimanale segnano un andamento dei contagi di Coronavirus nuovamente in crescita. 

In particolare l’Rt è cresciuto e si attesta anche se di poco sopra l’1, sia nel caso dell’Rt puntale (1.02) sia nel caso dell’Rt medio (1.03). La pressione ospedaliera resta stabile, con un lieve incremento nell’occupazione delle terapie intensive passata dal 22% al 23% mentre resta al 33% quella dei posti ordinari. 

Sono 1.454 i nuovi contagi da Coronavirus in Piemonte secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 20 morti. La percentuale di positività è al 6.8% sui 21.391 tamponi fatti.