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Categoria: cronaca

Rosa (DiaSorin): “Mi auguro che sempre più licei aderiscano al progetto Mad for Science”

“Come azienda leader nella ricerca avanzata in campo biomedico, abbiamo deciso di investire nel talento degli insegnanti e delle giovani generazioni, ideando e promuovendo per quattro anni Mad for Science, che ora, alla sua quinta edizione, da progetto di Responsabilità Sociale d’Impresa, è diventato la mission della Fondazione DiaSorin. Mi auguro che, anche grazie all’interlocuzione creatasi con il Ministero dell’Istruzione, sempre più scuole conoscano il progetto e possano coglierne le opportunità didattiche e di orientamento alle carriere scientifiche. La partecipazione a Mad for Science condivide con i docenti una metodologia di progettazione e di lavoro che è potenzialmente replicabile anche per i numerosi altri bandi disponibili oggi per le nostre scuole”. Lo ha detto Carlo Rosa, amministratore delegato del Gruppo DiaSorin, nel corso della presentazione del progetto “Mad for Science” che si è svolta questa mattina. 

“Abbiamo capito – ha aggiunto – che per imparare ad amare la scienza bisogna vederla, una cosa è vederla sui libri e un’altra è sperimentarla fisicamente. Abbiamo compreso che era necessario finanziare le scuole attraverso un contest che premiasse il merito degli studenti e cosi è nato questo programma che poi è arrivato al livello nazionale”.  

“Nel nostro Paese – ha sottolineato Rosa – non abbiamo una tradizione Biotech, anche perché qui in Italia non è mai nata una grande azienda farmaceutica. Ogni volta che abbiamo bisogno di un ricercatore o di un ingegnere andiamo a prendere un fenomeno, perché andiamo a prendere l’1% dei ricercatori del Politecnico. Noi produciamo eccellenze al livello mondiale, le migliori menti al mondo nascono nel nostro Paese. Il problema è che le impieghiamo troppo poco, e quindi molti sono costretti ad andare via”. 

 

 

 

 

 

Fondazione DiaSorin presenta il progetto ‘Mad for Science’ rivolto ai licei

Questa mattina la Fondazione DiaSorin ha presentato nel corso della tavola rotonda “Scienza: una passione sui banchi di scuola” i propri progetti e, in particolare, il progetto “Mad for Science”. Hanno preso parte alla presentazione la presidente della Fondazione, Francesca Pasinelli, Anna Brancaccio, dirigente Ministero dell’Istruzione, Carlo Rosa, amministratore delegato del Gruppo DiaSorin, e Giorgio de Rita, segretario generale della Fondazione Censis.  

Nato nell’anno scolastico 2016/2017, Mad for Science è un concorso nazionale rivolto ai Licei scientifici e ai Licei classici con percorso a curvatura biomedica, che mette al centro il laboratorio della scuola, strumento concreto ed efficace per far capire agli studenti come funziona il metodo scientifico. Obiettivo del concorso è la progettazione di 5 esperienze didattiche laboratoriali su temi specifici, che nell’edizione di quest’anno riguardano gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Ogni Liceo con un team, composto da 5 studenti e da un docente di scienze, elabora un progetto in collaborazione con un ente scientifico del proprio territorio. Gli otto migliori accedono alla Challenge finale, che quest’anno si terrà a Torino il prossimo 7 ottobre, dove una giuria indipendente composta da autorevoli rappresentanti del mondo accademico scientifico e della società civile, individuerà i vincitori. 

“Viviamo nel Paese dei paradossi: siamo agli ultimi posti per numero di ricercatori rispetto ai nostri partner europei, eppure negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita nelle iscrizioni alle facoltà Stem . Il grado di educazione scientifica delle ragazze e dei ragazzi italiani è, da tanti anni, inadeguato alla complessità del mondo in cui viviamo e inferiore a quello registrato nei Paesi più avanzati. Allo stesso tempo tanti giovani ricercatori italiani sono riconosciuti tra i migliori in campo internazionale, come confermano i dati dell’ultimo Erc Consolidator Grant con i nostri scienziati al primo posto della classifica. Per questo occorre recuperare il terreno perduto e sostenere di più le tante eccellenze della ricerca italiana investendo soprattutto sulla scuola dove i ragazzi incontrano per la prima volta la scienza”, ha sottolineato Giorgio De Rita. 

“Purtroppo – ha aggiunto – sono sempre di più i ragazzi che vanno all’estero rispetto a quelli che tornano nel nostro Paese. Per trattenere i nostri ricercatori bisogna dare loro le condizioni giuste, e bisogna dire che l’incertezza di fondo italiana rappresenta un grandissimo freno. Dobbiamo aggregare i fondi e dare la certezza ai ragazzi che questi fondi saranno stabili e permetteranno loro di lavorare al meglio”.  

 

 

Covid Basilicata oggi, 52 contagi: bollettino 11 giugno

Sono 52 i nuovi contagi da coronavirus registrati oggi, 11 giugno, in Basilicata, su un totale di 688 tamponi molecolari secondo il bollettino della regione. Nessun decesso nelle ultime 24 ore. I lucani guariti o negativizzati sono 55. Con questo aggiornamento, i casi attualmente positivi sono 2.970 (-3). I ricoverati negli ospedali di Potenza e di Matera sono 42 (dato invariato) di cui nessuno in terapia intensiva. Per la vaccinazione, ieri sono state effettuate 4.335 somministrazioni. 

Finora sono 247.250 i lucani che hanno ricevuto la prima dose del vaccino (44,7 per cento) e 129.083 quelli che hanno ricevuto anche la seconda dose (23,3 per cento) per un totale di somministrazioni effettuate pari a 376.333. I residenti in Basilicata sono 553.254. 

AstraZeneca, seconda dose e rischi trombosi: le news

Sul vaccino anti Covid di AstraZeneca, la seconda dose e i rischi di trombosi si riaccende il dibattito in Italia. Il vaccino, raccomandato in Italia per soggetti over 60, nei numerosi open day è stato somministrato anche a soggetti di età inferiore ai 60 anni ed è tornato sotto i riflettori dopo due casi di trombosi. Camilla Canepa, 18 anni, è morta ieri a Genova dopo essersi vaccinata con AstraZeneca lo scorso 25 maggio. Stando alle news di queste ore, il Cts sarebbe orientato a rinnovare la raccomandazione sull’uso di questo vaccino solo per gli over 60, ma non è da escludere che venga fissato un vero e proprio limite di età.  

Intanto, la Sicilia ha già deciso di sospendere in via cautelativa la somministrazione di AstraZeneca ai minori di 60 anni e in Umbria il commissario per l’emergenza Covid Massimo D’Angelo ha disposto lo stop precauzionale per la giornata odierna delle somministrazioni di seconde dosi di AstraZeneca a tutti i soggetti di età inferiore a 60 anni.  

“La possibilità di utilizzare AstraZeneca per tutti su base volontaria non è un’invenzione delle Regioni o di qualche dottor Stranamore: è un suggerimento che arriva dai massimi organi tecnico-scientifici per aumentare il volume di vaccinazioni, e quindi evitare più morti. Perché più corrono veloci i vaccini, più cittadini ricevono in fretta la prima dose, meno persone muoiono”, ha scritto sulla sua pagina Facebook il governatore della Liguria Giovanni Toti. “Spero davvero che nessuno voglia usare questo momento terribilmente drammatico per sciacallare su emozioni, dolore e paura – ha aggiunto – È il momento della responsabilità: ai medici e agli scienziati spetta stabilire l’eventuale nesso tra il vaccino, altri farmaci assunti e tutte le circostanze che hanno portato a questo terribile evento”. 

“Ora da Roma si esprimano senza ambiguità: ritengono che aumentare le vaccinazioni, e dunque usare anche AstraZeneca di cui abbiamo milioni di dosi, sia necessario per salvare vite umane? E allora si assumano la responsabilità di dirlo chiaramente, senza mettere sotto accusa chi segue le indicazioni in tal senso. Oppure, si ritiene di fare a meno di AstraZeneca, pur rallentando le vaccinazioni, perché è considerato troppo rischioso? Lo devono dire gli scienziati a Roma, una volta per sempre. Responsabilità e chiarezza. Per fare in modo almeno che questa drammatica morte non sia stata vana”, ha evidenziato Toti. “Al ministero della Salute, all’Agenzia del Farmaco, all’Istituto di Sanità, al Comitato tecnico scientifico la responsabilità di dire una parola chiara, definitiva e irreversibile sull‘uso di AstraZeneca – ha concluso il presidente della Regione Liguria – Un siero che ha cambiato almeno cinque volte in tre mesi la sua destinazione: solo sotto i 50 anni, poi sospeso, poi solo sopra i 60, poi per tutti”. 

“Ritengo importantissima e necessaria una vaccinazione complessiva” contro Covid-19, “anche per i giovani. Per loro a questo punto, anche per garantire e rasserenare i genitori e soprattutto i ragazzi” stessi, “che hanno dimostrato una grande voglia di vaccinarsi, sarà importante” usare “in modo preferenziale i vaccini che hanno un maggior profilo di sicurezza” nelle fasce d’età giovanili, “quindi i vaccini a mRna”. Così Fabrizio Pregliasco, virologo dell’univeristà Statale di Milano, intervenendo ad ‘Agorà’ su Rai3 all’indomani della morte di Camilla.  

“Io spero che questo secondo momento di angoscia su AstraZeneca non infici la campagna vaccinale complessivamente – auspica l’esperto – perché il virus sta circolando e come vediamo in Gb, ma anche in altre nazioni, dà dei colpi di coda”. “Solo grazie alla vaccinazione riusciremo a evitare in futuro quella proporzione di casi gravi che si è evidenziata nelle ondate” epidemiche vissute finora, ammonisce Pregliasco, ribadendo l’efficacia e la sicurezza dei vaccini anti-Covid.  

Il caso della giovane di Sestri Levante, anche se naturalmente “sarà necessaria un’indagine” per dimostrarlo, “di fatto ad oggi diventa il quinto decesso potenzialmente attribuibile in modo un po’ più strutturato ai vaccini Covid-19 – ricorda Pregliasco – di cui uno con vaccino a mRna e 4 con AstraZeneca”, su decine di milioni di somministrazioni. Il virologo esprime “grande dolore” per la perdite di una nuova vita umana, ma comprende le ragioni per le quali si sia premuto sull’acceleratore della campagna vaccinale: “In termini statistici – evidenzia – si calcola che le vaccinazioni e la velocità con cui sono state attuate abbiano salvato almeno 10mila vite umane”.  

Quanto alla possibilità, per chi ha già ricevuto una prima dose di Vaxzevria, di fare la seconda, l’esperto rassicura: “Ricevo messaggi angosciati, ma ad oggi nessun caso di trombosi si è registrato dopo la seconda dose di AstraZeneca. Le indicazioni attuali dicono che può essere fatta”, anche se “è probabile che nel futuro si definisca la possibilità di un mix” tra vaccini diversi in prima e seconda dose. 

“Teoricamente sappiamo che si può fare” il richiamo con un vaccino anti-Covid diverso dal primo utilizzato, “e addirittura potrebbe anche essere più vantaggioso fare questa vaccinazione con due prodotti diversi. Quindi, perché no? Dal punto di vista scientifico è stato prospettato da tempo, speriamo adesso di poterlo mettere in pratica anche noi in virtù di queste evidenze di casi di trombosi rare importanti con vaccino a vettore virale. Quindi poter richiamare una prima dose di AstraZeneca, o di J&J ammesso che vogliamo richiamarlo”, con un vaccino diverso, a Rna messaggero, “potrebbe essere la soluzione migliore”. A evidenziarlo è Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), intervenuto a ‘Radio anch’io’ su Rai Radio 1. 

Caruso evidenzia l’importanza di vaccinarsi, anche per i più giovani. “Questo perché in una popolazione si ha la responsabilità di tutti. Immunità di gregge significa che chi non si può vaccinare per motivi importanti o chi non ha immunità sarebbe destinato a morire se prendesse l’infezione. Circa un 2-3% della popolazione corre questo rischio. Noi ci vacciniamo per salvare la vita a queste persone”, conclude. 

“Quello che noi sappiamo, anche se io non l’ho ancora letto su un documento ufficiale, è che gli eventi avversi si sono verificati sempre dopo la prima dose, ecco perché il ministero della Salute aveva comunicato che le seconde dosi andavano fatto con il vaccino AstraZeneca a prescindere dall’età”, dice l’assessore alla Salute della Regione Puglia, l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, a ’24 Mattino’ su Radio 24. “E’ ovvio -osserva- che se dobbiamo abbandonare del tutto questo vaccino la campagna vaccinale rallenterà e qui si apre un altro elemento di valutazione: rallentare la campagna significa porre a rischio un po’ tutta la popolazione, quindi serve una bella valutazione tra i rischi e i benefici di una scelta”.
 

Milano, donna trovata morta a Rho: arrestato ex fidanzato

I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno arrestato un uomo di 34 anni, cittadino ghanese, ritenuto responsabile di omicidio volontario e furto nei confronti di una 25enne nigeriana, trovata morta il 12 maggio scorso in una zona boschiva di Rho, in provincia di Milano.  

L’uomo, che non si rassegnava alla fine della relazione sentimentale con la vittima, durata tre mesi e interrotta il mese precedente, aveva raggiunto la donna, per poi aggredirla e abbandonarla ai margini di una radura dopo averle rubato denaro e cellulari.  

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Milano, su richiesta della Procura di Milano, al termine delle attività tecniche di intercettazione e di analisi dei sistemi di videosorveglianza della zona, che hanno consentito di ricostruire l’omicidio e di stabilire come la morte della donna sia avvenuta nel primo pomeriggio del 3 maggio, nel luogo in cui la vittima è stata successivamente rinvenuta. 

Terrorismo, documenti falsi a foreign fighters: 7 arresti in Lombardia

La polizia ha arrestato a Milano e in altre città della Lombardia sette persone gravemente indiziate di far parte di una organizzazione transnazionale attiva nel traffico di documenti falsi, forniti anche a foreign fighters. L’operazione, denominata The Caucasian Job, nasce dagli approfondimenti avviati a seguito di un’operazione antiterrorismo condotta nel dicembre 2019 dalle autorità austriache su una possibile pianificazione di attentati in Europa e ha permesso di evidenziare collegamenti con circuiti del terrorismo internazionale di matrice religiosa e, in particolare, con l’autore dell’attentato di Vienna del 2 novembre scorso. 

Gli arrestati sono cittadini dell’Europa dell’Est. L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura di Milano e condotta dalla Digos in sinergia con la Direzione centrale Polizia di Prevenzione, con il supporto dell’Ectc – European Counter Terrorism Centre di Europol e la collaborazione della Guardia di Finanza. 

Vercelli, uomo cade da 12 metri: gravissimo. Ferita donna in casa con lui

Un uomo di 45 anni, di origine straniera, è volato da un’altezza di 12 metri e ora è ricoverato in gravissime condizioni in ospedale per le lesioni riportate nella caduta. E’ accaduto a Vercelli. La donna che era in casa con lui, un’italiana di 26 anni, presenta, invece, ferite da codice verde. Sul posto oltre ai sanitari del 118, le forze dell’ordine per ricostruire la dinamica dell’accaduto.  

AstraZeneca, Viola: “Seconda dose non va fatta, usare vaccini mRna”

“Questa volta non mi tengo dentro, la seconda dose” di AstraZeneca “non va fatta”. L’immunologa Antonella Viola è categorica dopo la morte di una 18enne, Camilla Canepa, per una trombosi che si è verificata dopo la somministrazione della prima dose di AstraZeneca. “Si dice che abbiamo un numero di casi” di trombosi “inferiori nelle seconde dosi ma questo dipende dal fatto che abbiamo fatto poche seconde dosi, non abbiamo dati a sufficienza per escludere che ci sia un rischio. Si sono verificati eventi trombotici anche a seguito delle seconde dosi. Quindi, per favore, non ripetiamo l’errore e muoviamoci verso una seconda dose diversa per i giovani, soprattutto per le donne giovani”, dice Viola a Otto e mezzo. 

“Sono contraria al richiamo con AstraZeneca, ci vuole un’azione di coraggio: decidiamo una fascia di età, i 50 anni potrebbero essere corretti. Sotto questa soglia, si fa il richiamo con un vaccino a mRna. Non sottoponiamo a rischi inutili le persone, ci vuole un atto di forza per dire che la seconda dose va fatta con vaccini a mRna”, aggiunge. “Da mesi -ricorda- dico e scrivo che questo vaccino non è adatto alle donne giovani. E’ stato commesso un errore, l’Ema non avrebbe dovuto dire che è consigliabile” l’uso del vaccino per gli over 60. “Avrebbe dovuto dire che andava usato solo sopra i 60 anni e l’Aifa avrebbe dovuto fare la stessa cosa. C’è stata una linea troppo morbida, c’era fretta di vaccinare un gran numero di persone e di dire ‘stiamo correndo’. Si è trascurato un fattore determinante: non siamo tutti uguali e i vaccini non sono tutti uguali, questo dato lo avevamo e sapevamo che il rischio nelle donne giovani supera i benefici. Nonostante ciò le regioni hanno deciso di fare questi Open Day ignorando la raccomandazione dell’Aifa e qualcuno ne ha pagato le conseguenze”. 

I vaccini a mRna vanno utilizzati come seconda dose per chi ha ricevuto la prima somministrazione di AstraZeneca e non vanno associati alla necessità di una terza dose. “Dobbiamo anche stare molto attenti ad una campagna commerciale. Non c’è nessuna ragione in questo momento per ritenere che avremo bisogno di una terza dose. Le prime persone vaccinate, sono vaccinate da 9 mesi e sono ancora tutte protette. Non significa che dal decimo mese non saremo protetti, non abbiamo dati dal decimo mese. E’ molto probabile che vedremo che la protezione un anno, due anni o forse di più. Se il virus dovesse cambiare tanto e dovessimo vedere che le persone vaccinate si contagiano e si ammalano, a quel punto dovremmo pensare ad una terza dose ma con un vaccino diverso. Al momento non c’è nessun motivo per dire che serve una terza dose”, conclude. 

Spara alla moglie e si toglie la vita, omicidio-suicidio nel torinese

Omicidio suicidio nel torinese. A Castiglione Torinese, nell’hinterland del capoluogo piemontese, intorno alle 21.50 all’interno di un’abitazione, i carabinieri hanno rinvenuto il cadavere di un italiano 70enne e della moglie 72enne. Dai primi accertamenti il pensionato, dopo aver sparato alla moglie ed al cane, si sarebbe tolto la vita con una pistola regolarmente denunciata. Sul luogo stanno operando per ricostruire l’accaduto i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Torino e della Compagnia di Chivasso. 

A dare l’allarme è stato il figlio della coppia che era preoccupato perché non riusciva a mettersi in contatto con i genitori. 

 

Green Pass, “App Io sicura: presto operativa”

“L’App IO è sicura e presto sarà operativa per il Green Pass”. A sottolinearlo è la società PagoPa. “In relazione al comunicato odierno del Garante per la protezione dei dati personali sulle Certificazioni verdi Covid-19, in cui si afferma che il funzionamento dell’App IO prevede ‘un trasferimento verso Paesi terzi (es. Usa, India, Australia) di dati particolarmente delicati (es. transazioni cashback, strumenti di pagamento, bonus vacanze)’, la società PagoPA smentisce l’affermazione del comunicato sopra riportata” si legge nella nota diffusa da PagoPa e Mitd. 

“A riprova, lo stesso Garante ha dato parere favorevole a tutti i servizi esposti sull’App IO fra cui il Cashback e il Bonus Vacanze, che restano attivi per milioni di cittadini, proprio perché essa opera nel pieno rispetto del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (Gdpr)” continua la nota. 

“La società PagoPA, insieme al Dipartimento per la trasformazione digitale, sta esaminando i dettagli tecnici e giuridici del provvedimento per ogni opportuna iniziativa e, con spirito collaborativo e determinato, ha avviato un tavolo con le strutture del Garante per portare celermente il Green Pass su App IO, nell’interesse dei milioni di cittadini italiani utilizzatori della stessa app” chiarisce la nota. 

“L’App IO – si legge ancora- è un’applicazione sicura e affidabile nonché uno dei pilastri della strategia di trasformazione digitale dei servizi della Pubblica Amministrazione inseriti nel Pnrr ed è già stata installata da oltre 11,5 milioni di cittadini. La piattaforma pagoPA, integrata sull’App IO, è il moderno sistema di pagamenti per le Pubbliche Amministrazioni e ha registrato nel solo mese di maggio oltre 12 milioni di transazioni per un controvalore economico di circa 2,5 miliardi di euro e rappresenta una best practice italiana a livello europeo”.
 

AstraZeneca, Rasi: “No vaccino a donne under 40”

“Le donne, e soprattutto le donne dai 40 anni in giù, veramente non devono fare AstraZeneca, neanche la seconda dose, perché non ce n’è proprio bisogno”. Così ai microfoni di ‘In Vivavoce’ su Rai Radio 1 Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema e consulente del commissario straordinario all’emergenza coronavirus, generale Francesco Paolo Figliuolo. 

L’esperto, microbiologo all’università di Roma Tor Vergata, auspica dunque per il vaccino anti-Covid dell’azienda anglo-svedese – già oggi raccomandato dall’Agenzia europea del farmaco Aifa per l’uso preferenziale negli over 60 – non solo un ‘paletto’ relativo all’età, ma anche al genere. La stragrande maggioranza dei rarissimi casi di trombosi anomale registrate a seguito della vaccinazione, infatti, riguarda donne giovani. Dunque per loro doppia cautela con AstraZeneca? “Assolutamente sì – risponde Rasi – La cautela è soprattutto per le donne”, specie under 40. “I casi negli uomini sono ancora più eccezionali”. 

Nelle giovani donne, l’ex numero uno dell’Ema sconsiglia AstraZeneca anche come richiamo post prima dose: “Si sta andando verso una seconda dose anche eterologa – sottolinea – Mi auguro che la Cts”, la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, “arrivi a questa conclusione perché tutte le evidenze sono a favore. Anzi, probabilmente” il mix tra vaccini “è ancora più efficace”. 

AstraZeneca, Sicilia sospende vaccino per under 60

La Sicilia sospende in via cautelativa il ricorso al vaccino AstraZeneca per gli under 60 anni. Il provvedimento è stato adottato con una circolare del dirigente generale del Dipartimento regionale per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico ad interim della Regione Siciliana Mario La Rocca. “E’ una decisione presa in via cautelativa, così come fatto da altre Regioni – spiega La Rocca all’Adnkronos – in attesa che il Cts decida al riguardo”. 

Covid oggi Sicilia, 284 contagi e 3 morti: bollettino 10 giugno

Sono 284 i nuovi contagi da Coronavirus in Sicilia secondo il bollettino di oggi, 10 giugno. Nella tabella si fa riferimento ad altri 3 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati 13.803 i tamponi esaminati nell’isola. Da ieri i guariti sono stati 242. In tutto in Sicilia sono 7.361 gli attuali positivi – 39 in meno rispetto a ieri – e di questi 362 sono ricoverati in regime ordinario, 38 in terapia intensiva e 6.961 in isolamento domiciliare. 

Lazio verso zona bianca, regole e novità da lunedì 14 giugno

Lazio verso la zona bianca. Da lunedì 14 giugno, dopo il monitoraggio Iss di domani, la mappa dei colori dell’Italia cambierà e sempre più regioni entreranno nella fascia con regole e misure più leggere. Dopo Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto, anche Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte, Puglia e provincia di Trento dovrebbero diventare bianche.  

Nel Lazio “prosegue il trend da zona bianca, l’incidenza è in calo a 23 per 100mila abitanti, in calo anche Rt a 0,62”, comunica l’assessore alla Sanità e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato, nel bollettino su Covid-19 a Roma e nelle province. Nella regione, “oggi, su oltre 10mila tamponi (+655) e oltre 6mila antigenici per un totale di oltre 16mila test, si registrano 194 nuovi casi positivi (+15), i decessi sono 6 (-1), i ricoverati sono 543 (-44). I guariti 936, le terapie intensive sono 108 (+1). Il rapporto tra positivi e tamponi è all’1,8%, ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale scende all’1,1%. I casi a Roma città sono a quota 126”, riferisce ancora D’Amato. 

Se nella zona gialla c’è ancora il coprifuoco dalle 24 alle 5, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente. Ciò vuol dire che non è più necessario rientrare a casa entro una certa ora: ci si può insomma spostare spostare senza limiti di orario. Orari liberi anche per i locali pubblici. Le nuove regole prevedono che in zona bianca all’aperto non ci sono limiti di persone ai tavoli (tra i quali deve esserci comunque il distanziamento di un metro, mentre nei bar e nei ristoranti al chiuso potranno sedere allo stesso tavolo massimo sei persone salvo che siano tutti conviventi. 

Covid oggi Basilicata, 37 nuovi contagi: bollettino 10 giugno

Sono 37 i nuovi contagi da Coronavirus in Basilicata secondo il bollettino di oggi, 10 giugno. Da tabella non risulta alcun morto. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 845 tamponi. I lucani guariti o negativizzati sono 129. I ricoverati negli ospedali di Potenza e di Matera sono 42, uno in meno, di cui nessuno in terapia intensiva.  

Finora sono 243.333 i lucani che hanno ricevuto la prima dose del vaccino, pari al 44 per cento, e 128.640 quelli che hanno ricevuto anche la seconda dose, pari a poco più del 23 per cento, per un totale di somministrazioni effettuate pari a 371.973.  

Covid, Ecdc: solo Calabria rossa, una regione verde e resto Italia arancione

Resta la Calabria l’unica Regione ancora colorata di rosso nella mappa dell’Europa aggiornata oggi dall’Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in base alla stratificazione del rischio Covid. A parte il Molise che è stata la prima Regione a diventare verde 7 giorni fa – colore indicativo della fascia di minor rischio – in questa settimana il resto dell’Italia è tutto in arancione, con l’aggiunta di Valle D’Aosta e Basilicata che passano a questo colore abbandonando il rosso. 

Istat: in Italia 100mila morti in più per covid

Nel 2020 in Italia è stato registrato il numero più alto di morti dal Dopoguerra: nell’anno condizionato dal covid, ci sono stati oltre 100mila decessi in più rispetto alla media 2015-2019, come evidenzia il rapporto Istat-Iss sull’impatto dell’epidemia Covid 19 sulla mortalità della popolazione residente nel 2020 e nel primo quadrimestre 2021. ”Come già nei precedenti Rapporti congiunti Istat-Iss, l’evoluzione della mortalità totale del 2020 e del 2021 è stata confrontata, a parità di periodo, con la media dei decessi del quinquennio 2015-2019. Nel 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso)”, si legge. 

”Considerando le variazioni nei tassi standardizzati di mortalità, ottenuti rapportando i decessi alla popolazione a parità di struttura per età, la mortalità ha registrato nel 2020 un aumento del 9%, a livello nazionale rispetto alla media del quinquennio 2015-2019; le regioni che riportano aumenti significativamente più alti della media nazionale sono il Piemonte, la Valle D’Aosta, la Lombardia e la Provincia autonoma di Trento. Le Regioni del Centro e del Mezzogiorno non mostrano variazioni rilevanti”, sottolinea il rapporto. In base ai dati, ” l’Italia ha condiviso con la Spagna il primo drammatico incremento dei decessi a partire dal mese di marzo 2020. Tale incremento è comunque diminuito a partire dal mese di maggio 2020 fino al mese di ottobre quando si è verificata una nuova fase di rapida crescita dei decessi. Nel mese di dicembre e nei primi mesi del 2021 l’eccesso di mortalità in Italia è stato al di sotto della media europea per poi risalire leggermente nel mese di marzo 2021”.  

”I confronti Internazionali basati sul solo dato dell’eccesso hanno di sé dei forti limiti in quanto non tengono conto della diversa struttura per età delle popolazioni. È solo attraverso la standardizzazione per fasce di età che si evidenziano le vere differenze in termini di mortalità fra paesi. Uno studio recente pubblicato sulla rivista British Medical Journal che ha mostrato gli eccessi in diversi paesi standardizzando per età, ha evidenziato che l’eccesso di mortalità nel nostro Paese è risultato inferiore a quello registrato in altri paesi Europei, tra i quali Spagna, Belgio e Regno Unito, e negli Stati Uniti”, precisa il rapporto. 

”Analizzando la diffusione del virus nei primi mesi del 2021 le Province con il maggior tasso di incidenza sono state quelle del versante Nord-orientale: Bologna, Gorizia, Forlì-Cesena, Udine, Rimini, Bolzano/Bozen. Molto bassa appare l’incidenza in alcune province della Sardegna (Sud Sardegna, Oristano, Sassari), in alcune Province della Calabria (Catanzaro, Cosenza, Crotone) e della Sicilia (Ragusa, Enna, Agrigento)”. 

Maturità, ministro Bianchi: “Mio voto? Ho preso 56/60”

“Io alla maturità ho preso 56 su 60, non fu male”. E’ quanto ha detto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi intervenendo a Skuola.net nel ricordare il suo esame di Stato. “Io ho fatto li liceo scientifico, l’ho fatto volentieri e mi è piaciuto. Poi ho fatto Scienze politiche e, poi, Economia”, ha aggiunto.  

” I ragazzi hanno diritto di essere valutati. Perché sei un soggetto attivo nella tua comunità, che non vuoi sconti, che non vuoi far la parte di quello che ha il bollino di quello che è stato nell’età della peste. Hai il diritto di essere valutato”. “La valutazione sarà una valutazione, seria, onesta e di accompagnamento. Perché devi sapere dove sei e devi essere accompagnato. Quest’anno c’è molta più enfasi sull’elaborato, c’è molta più maturità nella capacità di costruire un pensiero articolato”. 

“L’esame di Stato è un esame che ti fa concludere un percorso, un percorso iniziato moltissimi anni fa . E’ cominciato che eri un bambino, poi sei diventato un ragazzo , poi un adolescente e poi poi alla fine di questo pezzo della tua vita fai una verifica con te stesso, con i tuoi amici, con i tuoi professori, con lo stato e quindi poni fine ad un lunghissimo percorso. E’ giusto quindi avere questo elemento, questo paletto che dice: ho concluso una tappa della mia vita e ne comincio un’altra. Per questo l’esame di maturità è così importante, è un rito di passaggio, ma è anche un rito di iniziazione. In cui tu finisci la scuola e cominci una fase che sarà, l’università, un lavoro, un periodo di volontariato”.  

Per quanto riguarda la possibilità di mantenere anche in futuro l’attuale formula dell’esame, secondo Binachi occorre vedere come va. “Vediamo quella attuale e ci ragioniamo su. Abbiamo vissuto un anno pericolosamente, in cui sembrava che tutto fosse sospeso e invece tutti abbiamo continuato a vivere”. 

Come tema per la maturità, dice il ministro dell’Istruzione Bianchi, “avrei dato i primi tre articoli della Costituzione”. “Avrei chiesto ai ragazzi di sviluppare una tema o su uno dei tre o su tutti e tre: cosa vuol dire una Repubblica fondata su lavoro, cosa vuol dire una Repubblica che riconosce e tutela i diritti ma solo assieme al dovere inderogabile della solidarietà. Il terzo è quello che parla di uguaglianza , uguaglianza che non è omologazione ad uno standard ma è l’eguale diritto di essere diversi. Avrei dato questo come traccia”. 

 

“La tutela sanitaria è fondamentale, ho visto grande entusiasmo” da parte dei ragazzi verso “le vaccinazioni”. “I ragazzi hanno capito quello che probabilmente gli adulti non avevano capito, hanno capito che è uno strumento per poter tornare ad abbracciarsi. Abbiamo fiducia nella scienza e nel Cts, abbiamo fiducia in tutti, però cerchiamo di avere fiducia anche in noi stessi”. 

 

Terrorismo: stragi e Servizi, incardinata commissione inchiesta su guerra fredda italiana

E’ stata incardinata in Commissione Affari costituzionali alla Camera la proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle connessioni del terrorismo interno e internazionale con le stragi avvenute in Italia dal 1953 al 1989 e sulle attività svolte dai servizi segreti nazionali e stranieri, primo firmatario il deputato Federico Mollicone, presidente dell’intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto”.  

La Commissione – si legge nella relazione di Mollicone – dovrà approfondire il contesto interno e internazionale delle stragi avvenute in Italia dal 1953 al 1989 “attraverso l’acquisizione di documenti e di testimonianze, inserendosi nel novero delle attività istituzionali svolte nel comune sforzo per il contrasto del terrorismo e per concorrere alla conoscenza dei fenomeni del terrorismo internazionale che hanno coinvolto l’Italia in una vera e propria ‘guerra di prossimità’ durante gli anni della guerra fredda”. 

La Commissione, composta da 20 deputati, dovrà concludere i lavori entro dodici mesi dalla data della sua costituzione, presentando alla Camera dei deputati una relazione sull’attività svolta e sui risultati dell’inchiesta. Possono essere presentate relazioni di minoranza. 

“La commissione da noi proposta come Intergruppo trasversale ‘La Verità oltre il segreto’ – spiega Mollicone – è volta alla prosecuzione del lavoro investigativo e d’inchiesta già svolto dalla commissione Moro2, con una visione più storica oltre che giudiziaria. La sinistra non abbia timore della verità: lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari. Vogliamo costituire una commissione d’inchiesta proprio per ricostruire una lettura unitaria dei fatti del dopoguerra, così da mettere assieme il mosaico della Guerra Fredda, anche attraverso la desecretazione dei documenti, chiesta a più voci, anche all’epoca dal presidente Fioroni, e degli immensi archivi documentali delle commissioni, ora secretati nonostante il meritorio lavoro del senatore Pd Marilotti”. 

“Lancio un appello al Partito Democratico e alla sinistra – aggiunge – affinché sia ricostituita una commissione di inchiesta non contro qualcuno, ma con cui il potere legislativo e il Parlamento si riprendano i poteri previsti dalla Costituzione, ispirata alla commissione Stragi del presidente Pellegrino, dei Ds, e del compianto Enzo Fragalà, di An. Lavoriamo, partendo dal nostro testo base, che sottolineiamo è stato presentato da un Intergruppo parlamentare trasversale, a un testo condiviso”. 

Nella relazione alla pdl, Mollicone spiega che la commissione avrà il compito di accertare:  

a) l’eventuale esecuzione di attività di depistaggio volte ad occultare le cause delle stragi e, in caso affermativo, i motivi e i responsabili delle medesime, anche in relazione a eventuali trattative intercorse tra esponenti governativi del tempo e organizzazioni terroristiche internazionali o ad accordi volti ad assecondare interessi stranieri in modo prioritario rispetto all’interesse nazionale; 

b) le eventuali attività di cellule del terrorismo interno e internazionale nel territorio italiano che possano assumere rilievo per la ricostruzione del contesto in cui furono commesse le stragi; 

c) i rapporti internazionali dell’Italia, ufficiali o informali, secondo le risultanze dei documenti dei servizi di informazione nazionali ed esteri e le testimonianze rese dai protagonisti dei fatti. 

La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le medesime limitazioni dell’autorità giudiziaria, ma non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, nonché alla libertà personale, fatto salvo l’accompagnamento coattivo. La pdl prevede poi che alla Commissione, limitatamente all’oggetto delle indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto d’ufficio. Per i segreti professionale e bancario trovano applicazione le norme vigenti.  

L’articolo 4, al comma 1, della pdl stabilisce che la Commissione acquisisce tutta la documentazione raccolta o prodotta sulle stragi di cui all’articolo 1, comma 1: dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, di cui alla legge 17 maggio 1988, n. 172; dalla Commissione parlamentare d’inchiesta concernente il ‘dossier Mitrokhin’ e l’attività d’intelligence italiana, di cui alla legge 7 maggio 2002, n. 90; dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, di cui alla legge 30 maggio 2014, n. 82. 

Secondo il comma 2, quando atti o documenti siano stati assoggettati al vincolo del segreto funzionale da parte delle competenti Commissioni parlamentari di inchiesta, detto segreto non può essere opposto alla Commissione.  

Il comma 3 prevede poi che la Commissione può ottenere, anche in deroga a quanto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale (relativo all’obbligo di segreto per gli atti d’indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria), copie di atti o documenti relativi a procedimenti o inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti. L’autorità giudiziaria provvede tempestivamente e può ritardare, con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria, la trasmissione di copie degli atti e documenti richiesti. Il decreto ha efficacia per trenta giorni e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l’autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto.  

La Commissione, ai sensi del comma 4, stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati. Devono comunque essere coperti da segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari. L’articolo 5, al comma 1, impone l’obbligo del segreto ai componenti la Commissione, ai funzionari e al personale addetti, a ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni d’ufficio o di servizio, anche dopo la cessazione dell’incarico, per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui all’articolo 4, comma 4. Ai sensi dei commi 2 e 3, la violazione dell’obbligo del segreto, nonché la diffusione, in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, di atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali è stata vietata la divulgazione sono punite, salvo che il fatto costituisca più grave reato, ai sensi dell’articolo 326 del codice penale (relativo alla rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio).  

La Commissione può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno e può avvalersi dell’opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e delle collaborazioni che ritenga necessarie, nel limite massimo di trenta soggetti in qualità di consulenti a titolo gratuito. Le spese per il funzionamento della Commissione, poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati, sono stabilite nel limite annuo massimo di 50.000 euro.  

Alle convocazioni di testimoni davanti alla Commissione si applicano gli articoli 366 – rifiuto di uffici legalmente dovuti da parte di periti, interpreti o testimoni – e 372 – falsa testimonianza – del codice penale, ferme restando le competenze dell’autorità giudiziaria. 

La Commissione deve comunque assicurare il rispetto dei diritti fondamentali di difesa discendenti dal disposto dell’articolo 24 Costituzione, riconoscendo, ad esempio, il diritto all’assistenza del difensore ogni volta che il suo mancato esercizio possa pregiudicare la posizione della persona interrogata. 

Il parallelismo con i poteri della magistratura disposto dal secondo comma dell’articolo 82 della Costituzione, conclude la relazione di Mollicone, si estende anche agli aspetti relativi alle limitazioni dei poteri della Commissione stessa. In via generale si può affermare che lo svolgimento dell’inchiesta trova gli stessi limiti che la vigente legislazione pone alle indagini dell’autorità giudiziaria, fermo restando che l’atto istitutivo della Commissione può disporne di ulteriori, ovvero prevedere l’inapplicabilità nei confronti della Commissione stessa di disposizioni limitative dell’attività d’indagine dell’autorità giudiziaria.