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Categoria: cronaca

Covid Italia oggi, 18.938 contagi e 718 morti: bollettino 9 aprile

Sono 18.938 i contagi da coronavirus in Italia oggi, 9 aprile, secondo i dati Regione per Regione nel bollettino della Protezione Civile. Da ieri, registrati altri 718 morti. Da ieri eseguiti 362.973 tamponi, l’indice positività è al 5,2%. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 3.603 (-60 da ieri), 192 nuovi ingressi oggi. 

I DATI DELLE REGIONI
 

LOMBARDIA – Sono 3.289 i nuovi casi nella regione. Registrati 92 morti nelle ultime 24 ore 

LAZIO – Sono 1.363 i contagi da coronavirus nel Lazio oggi, 9 aprile, secondo il bollettino della regione. Da ieri, altri 47 morti. A Roma segnalati 600 casi. I nuovi positivi sono stati individuati su oltre 18 mila tamponi e oltre 19 mila antigenici per un totale di oltre 37 mila test. “Aumentano i casi e i decessi, mentre diminuiscono i ricoveri e le terapie intensive. Il rapporto tra positivi e tamponi è a 7%, ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale è al 3%. I casi a Roma città sono a quota 600”, dice l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, segnalando il “trend in calo dei casi” di Covid-19: “Rispetto a venerdì della settimana precedente, sono 555 in meno. In questa settimana vi è stata complessivamente una riduzione dei casi rispetto alla scorsa pari all’8,4%”. 

PIEMONTE – Sono 1.798 i nuovi casi. Nella tabella si fa riferimento ad altri 37 morti. La percentuale di positività è del 6,2%. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 29.218 tamponi di cui 15.753 antigenici. I pazienti guariti sono stati 2.471 nelle ultime 24 ore. 

BASILICATA – Sono 212 i nuovi contagi da coronavirus in Basilicata, secondo la tabella del bollettino di oggi 9 aprile. Registrati inoltre altri 4 morti. Nella Regione i nuovi casi di positivi al Sars Cov-2 (201 sono residenti) sono stati registrati su un totale di 1.773 tamponi molecolari, rende noto la task force regionale con il consueto bollettino. Le persone decedute sono cittadini di Matera. I lucani guariti o negativizzati sono 158. Aggiornando i dati complessivi, i lucani attualmente positivi salgono a 4.781 (+39), di cui 4.602 in isolamento domiciliare. 

ABRUZZO – Sono 351 i nuovi casi secondo i dati del bollettino della regione. Da ieri, registrati altri 15 morti. Del totale odierno, 6 casi sono riferiti a decessi avvenuti nei giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl. Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari al 5 per cento. Sono 571 i pazienti (- 14 rispetto a ieri) ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 68 (-3 rispetto a ieri con 3 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 9564 (-67 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. 

Del totale dei casi positivi, 16611 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+136 rispetto a ieri), 17293 in provincia di Chieti (+87), 17382 in provincia di Pescara (+64), 15501 in provincia di Teramo (+55), 538 fuori regione (+7) e 181 (+2) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza. 

VENETO – Sono 988 i contagi da coronavirus in Veneto resi noti oggi, 9 aprile, secondo il bollettino della regione. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 38 morti. Da ieri, effettuati 36.098 tamponi: l’incidenza è al 2,74%. I ricoverati in totale sono 2.194, con un calo di 74 unità. I pazienti in area non critica sono 1.886 (-61), quelli in terapia intensiva sono 308 (-13). 

TOSCANA – Sono 1.309 i contagi da coronavirus in Toscana oggi, 9 aprile, secondo i dati del bollettino anticipato dal governatore Eugenio Giani. Ci sono inoltre 33 decessi, 20 uomini e 13 donne con un’età media di 79 anni. Di questi nuovi casi, che sono lo 0,6% in più rispetto al totale del giorno precedente, 1.277 sono stati confermati con tampone molecolare e 32 da test rapido antigenico. I guariti crescono dello 0,8% e raggiungono quota 173.045 (83,7% dei casi totali). 

MARCHE – Sono 452 i contagi da coronavirus nella Marche oggi, 9 aprile, secondo i dati del bollettino della regione. Secondo la tabella, nelle ultime 24 ore sono stati testati 5122 tamponi: 2661 nel percorso nuove diagnosi (di cui 721 nello screening con percorso Antigenico) e 2461 nel percorso guariti (con un rapporto positivi/testati pari al 17%). I positivi nel percorso nuove diagnosi sono 452 (75 in provincia di Macerata, 124 in provincia di Ancona, 96 in provincia di Pesaro-Urbino, 36 in provincia di Fermo, 93 in provincia di Ascoli Piceno e 28 fuori regione). 

Questi casi comprendono soggetti sintomatici (65 casi rilevati), contatti in setting domestico (115 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (124 casi rilevati), contatti in setting lavorativo (7 casi rilevati), contatti in ambiente di vita/socialità (3 casi rilevati), contatti rilevati in setting assistenziale (2 casi rilevati), screening percorso sanitario (1 caso rilevato). Per altri 135 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche. Nel Percorso Screening Antigenico sono stati effettuati 721 test e sono stati riscontrati 31 casi positivi (da sottoporre al tampone molecolare). Il rapporto positivi/testati è pari al 4%. 

VALLE D’AOSTA – Sono 65 i nuovi contagi da Coronavirus in Valle d’Aosta secondo il bollettino di oggi, 9 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri due morti. Nelle ultime 24 ore sono state sottoposte a tampone 241 persone. In crescita i pazienti ricoverati all’ospedale Parini: sono ora 78, di cui 12 in terapia intensiva. Il totale dei contagiati sale a 1.127 nella Regione. I guariti sono 48. 

PUGLIA – Sono 1.791 i nuovi contagi da coronavirus in Puglia secondo il bollettino di oggi, 9 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 48 decessi. Nel dettaglio, su 14.281 tamponi per rilevare l’infezione da coronavirus sono emersi 1.791 contagi: 625 in provincia di Bari, 177 in provincia di Brindisi, 176 nella provincia Bat, 296 in provincia di Foggia, 176 in provincia di Lecce, 327 in provincia di Taranto, 5 casi di residenti fuori regione, 9 casi di provincia di residenza non nota. Ieri i casi erano 1.974 su 14.895 test. 

CALABRIA – Sono 512 i nuovi contagi da Coronavirus in Calabria secondo il bollettino di oggi, 9 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 7 morti. Cresce nella Regione l’occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti affetti da Coronavirus, una in più. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 247 guariti o dimessi. 

SARDEGNA – Sono 380 i nuovi contagi da Coronavirus in Sardegna secondo il bollettino di oggi, 9 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 4 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 7.955 i test in più. Il tasso di positività è del 4,7%. I pazienti attualmente ricoverati in ospedale sono 321 (+19), 50 (+1) quelli in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 16.078, 138 quelle in più guarite. Dei 48.315 casi positivi complessivamente accertati, 12.284 (+87) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 7.415 (+84) nel Sud Sardegna, 4.147 (+21) a Oristano, 9.562 (+104) a Nuoro, 14.907 (+84) a Sassari. 

CAMPANIA – Sono 2.225 i nuovi casi di coronavirus emersi oggi, 9 aprile, in Campania dall’analisi di 21.149 tamponi molecolari. I sintomatici sono 763. Sono 31 i nuovi decessi inseriti nel bollettino odierno dall’Unità di crisi della Regione Campania, 21 dei quali avvenuti nelle ultime 48 ore e 10 avvenuti in precedenza, ma registrati ieri. Il totale dei decessi in Campania è 5.734. I nuovi guariti sono 1.967, il totale dei guariti sale a 256.145. In Campania sono 148 i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva, 1.558 i pazienti Covid ricoverati nei reparti di degenza. 

EMILIA-ROMAGNA – Sono 1.488 i nuovi contagi da Coronavirus in Emilia Romagna secondo il bollettino di oggi, 9 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 36 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 26.970 tamponi. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 5,5%. Da inizio pandemia sono morte 12.307 persone nella Regione. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 42,7 anni. 

La situazione dei contagi nelle province vede in testa Modena con 297 nuovi casi, seguita da Bologna con 203,poi Reggio Emilia (202), Rimini (157), Ferrara (154) e Ravenna (125). Seguono Parma (101), Forlì (98), Cesena (79) e, infine, Piacenza (37) e il Circondario imolese (35). I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 343 (-9 rispetto a ieri), 2.917 quelli negli altri reparti Covid (-134). 

 

Zona arancione per Lombardia e altre 5 regioni

Zona arancione per Lombardia, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana. Zona rossa con regole e divieti più rigidi per la Sardegna. Lo prevede l’ordinanza che il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà in giornata sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia. I cambi ‘di colore’ andranno in vigore a partire dal 12 aprile. 

In zona rossa, quindi, Campania, Valle d’Aosta, Puglia e Sardegna. 

In zona arancione Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, , Piemonte, Toscana , Calabria, Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria, Veneto, le province autonome di Bolzano e Trento. 

Sardegna zona rossa dalla prossima settimana con regole e misure restrittive per arginare la diffusione del Coronavirus, come anticipato dall’assessore alla Sanità dell’Isola, Mario Nieddu, in diretta su Rai News24. Il passaggio è dovuto all’indice Rt della Regione che è cresciuto, “anche se gli altri parametri sono buoni”. Poche settimane fa, la regione è stata per un breve periodo zona bianca. 

“Ho appena finito di parlare col Ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale mi ha informato, come da prassi, che a partire da lunedì 12 pv la Calabria torna in Zona Arancione”, annuncia via Facebook il presidente della Regione Calabria Nino Spirlì.  

Ma, aggiunge Spirlì, “non dobbiamo abbassare la guardia. E non dobbiamo sentirci completamente al sicuro: lo saremo solo se continueremo a tutelarci l’un l’altro solidalmente. La nostra Regione ha delle difficoltà ultratrentennali, note e mai risolte, nel campo della sanità. Chi oggi dà lezione, ieri ha taciuto. Un silenzio assordante, mentre i ladri rubavano e mentre i conti non tornavano”.  

Infine, Spirlì conclude: “Tanti chiedono conto a chi è al timone in questo tempo nemico, sapendo che il timone, loro, lo avevano consegnato ai pirati. Ma, tant’è! Questo è il gioco delle parti. La cosa importante, al di là delle volgarità e delle nequizie di puro carattere pre elettorale, è arrivare insieme ad un porto sicuro. E lo faremo”. 

Da lunedì tutta la Liguria sarà in zona arancione. Non sarà emanata nessuna nuova ordinanza specifica riguardante le province di Imperia e di Savona, che abbandoneranno quindi la zona rossa alla mezzanotte di domenica 11 aprile. Lo ha annunciato Regione oggi dopo l’arrivo dei dati sull’andamento della pandemia concordando la misura d’intesa con i sindaci e Anci Liguria, al termine della riunione in videoconferenza con il governatore.  

Sarà invece firmata un’ordinanza riguardante la scuola, che dispone il ritorno in classe del 50% degli studenti delle scuole superiori (secondarie di secondo grado) statali e paritarie, oltre che per la formazione professionale (IeFP), gli istituti tecnici superiori (Its) e i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts) in tutta la regione. Alla mezzanotte di domenica 11 terminerà la sua validità anche l’ordinanza che riguarda il divieto di raggiungere le seconde case e le imbarcazioni. 

“I dati degli ultimi 3 giorni – spiega il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – ci dicono che in entrambe le province si sia scesi sotto la soglia critica dei 250 contagi ogni 100mila abitanti. E giusto applicare le misure, anche le più stringenti, quando la situazione lo rende necessario, ma è anche altrettanto corretto alleggerire quando la curva del contagio lo consente. Tutta la Liguria torna in zona arancione, è una boccata di ossigeno, anche se purtroppo ancora relativa. Voglio ribadire quanto sia necessario tenere alta l’attenzione: intorno a noi la situazione è ancora complessa”. 

 

 

Covid Valle d’Aosta, oggi 65 contagi e due morti: bollettino 9 aprile

Sono 65 i nuovi contagi da Coronavirus in Valle d’Aosta secondo il bollettino di oggi, 9 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri due morti. Nelle ultime 24 ore sono state sottoposte a tampone 241 persone. In crescita i pazienti ricoverati all’ospedale Parini: sono ora 78, di cui 12 in terapia intensiva. Il totale dei contagiati sale a 1.127 nella Regione. I guariti sono 48. 

Covid Basilicata, oggi 212 contagi e 4 morti: bollettino 9 aprile

Sono 212 i nuovi contagi da coronavirus in Basilicata, secondo la tabella del bollettino di oggi 9 aprile. Registrati inoltre altri 4 morti. Nella Regione i nuovi casi di positivi al Sars Cov-2 (201 sono residenti) sono stati registrati su un totale di 1.773 tamponi molecolari, rende noto la task force regionale con il consueto bollettino. Le persone decedute sono cittadini di Matera. I lucani guariti o negativizzati sono 158. Aggiornando i dati complessivi, i lucani attualmente positivi salgono a 4.781 (+39), di cui 4.602 in isolamento domiciliare. 

Sono 14.802 le persone residenti in Basilicata guarite dall’inizio dell’emergenza sanitaria e 462 quelle decedute. Invariato il numero dei ricoverati nelle strutture ospedaliere lucane, sono 179. Invariato il numero dei posti letto occupati in terapia intensiva (10). Dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono stati analizzati 292.205 tamponi molecolari, di cui 269.101 sono risultati negativi, e sono state testate 172.967 persone. 

Covid Italia, Iss: “8 Regioni con Rt sopra 1”

“Otto Regioni e province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di uno: Basilicata, Campania, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta. Tra queste, due Regioni (Sardegna e Valle d’Aosta) hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 3”. Lo evidenzia la bozza del monitoraggio del report settimanale Iss-ministero della Salute sull’epidemia di Covid in Italia nella settimana 29 marzo-4 aprile. 

“Si osserva una diminuzione del livello generale del rischio, con quattro Regioni, Liguria, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta, che hanno un livello di rischio alto” si sottolinea. Mentre “il Veneto e la provincia autonoma di Bolzano hanno una classificazione di rischio basso”. Sono quindici invece le Regioni/province autonome che hanno “una classificazione di rischio moderato”: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Pa Trento, Sardegna, Sicilia, Umbria. Di queste, quattro sono classificate “ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane”: Lombardia, Pa Trento, Sardegna, Sicilia.  

“Per la terza settimana consecutiva l’incidenza scende lentamente, passando a 210,8 per 100.000 abitanti (29 marzo-4 aprile) da 232,74 per 100.000 abitanti (22-28 marzo), restando quindi elevata e ancora ben lontana dai livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti” emerge dalla bozza del report. 

Per quanto riguarda ricoveri e terapie intensive, “rimane alto il numero di Regioni e province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e in aree mediche sopra la soglia critica, 15 Regioni contro le 14 della settimana precedente. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica (41%)”.  

“Il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri, l’incidenza ancora troppo elevata e l’ampia diffusione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità richiedono l’applicazione di ogni misura utile al contenimento del contagio” è l’indicazione. “È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie”, si raccomanda. “Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi”. 

 

Zona rossa, Speranza: “Oggi ordinanze per regioni in zona arancione”

Diverse regioni passeranno dalla zona rossa alla zona arancione, con regole e divieti meno restrittivi. E’ il quadro che delinea Roberto Speranza, ministro della Salute, pronto a sancire i passaggi con le sue ordinanze. “L’Italia ha numeri di contagio ancora molto significativi che non possono essere sottovalutati. Ma le notizie delle ultime ore hanno qualche elemento che va nella direzione giusta. Da qui a qualche ora firmerò delle ordinanze. Dai numeri e dati che vedo, penso che una parte significativa di queste ordinanze porterà territori importanti del nostro Paese dal rosso all’arancione”, dice Speranza intervenendo al convegno ‘Riapri Italia. La sfida è oggi’, organizzato da Fratelli d’Italia. 

“Abbiamo un contesto ancora complicato in cui abbiamo oltre 3.600 posti letto occupati in terapia intensiva. Fino a quando non avremo una tenuta molto larga dell’impatto delle vaccinazioni è chiaro che una parte delle misure restrittive bisognerà immaginare che continuino ad accompagnare questo periodo di transizione”, aggiunge. 

In generale, dice, “siamo all’incrocio di due sfide che vorrei provare a tenere insieme: la gestione di un’emergenza dentro cui siamo ancora e con cui dobbiamo fare i conti con la massima lucidità, fermezza e determinazione, e la sfida del sistema sanitario nazionale del futuro. Non sprecare la crisi” Covid “significa imparare le lezioni di questi 12 mesi e costruire un Ssn capace di superare i limiti incrociati negli ultimi mesi”.
 

Pfizer, Locatelli: “Seconda dose? Possibile spostare richiamo”

“Ci sono dati che indicano che è possibile allungare l’intervallo da 21 a 42 giorni senza perdere l’efficacia della copertura vaccinale. Questo consente di incrementare il numero delle persone che possono ricevere la prima dose”. Lo ha detto a Buongiorno, su Sky TG24, il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli. “C’è questo tipo di indicazione – ha aggiunto – , poi l’attuazione pratica spetta al ministero della Salute, però i presupposti immunologici e biologici ci sono tutti”. 

Roma, travolta e uccisa su strisce pedonali: si costituisce pirata strada

Una 40enne si è presentata in un ufficio di polizia della Capitale per aver investito e ucciso una 46enne di Marino che attraversava la strada a Santa Maria delle Mole insieme a un uomo, ferito gravemente ma non in pericolo di vita. La donna, che si era allontanata subito dopo l’incidente senza prestare soccorso, avrebbe ammesso di essere alla guida dell’auto pirata. 

Covid, Gelmini: “Da 20 aprile speriamo qualcosa si possa aprire”

“Abbiamo la convinzione, la certezza, che il piano vaccinazioni sta andando avanti. Oggi di fronte a questo virus abbiamo un antidoto: il piano vaccinazioni, pur con delle criticità, sta andando avanti, c’é una leale collaborazione tra le Regioni, il generale Figliuolo, la Protezione Civile, il Ministero della Salute. Vogliamo riaprire il Paese in sicurezza, in questo mese abbiamo riaperto le scuole, fatto ripartire i concorsi, maggio deve essere il mese della riapertura delle attività economiche e ci auguriamo, ovviamente sulla base dell’andamento dei contagi e delle vaccinazioni, che si possa aprire qualcosa già dal 20 aprile”. Così, a Radio anch’io, Mariastella Gelmini, ministro degli Affari regionali. 

“Il Paese è chiuso da un anno, ormai anche i provvedimenti di chiusura hanno un impatto sempre più debole – spiega – il Governo è perfettamente consapevole non solo dei grandi sacrifici che il Paese ha fatto ma anche che dobbiamo cercare di andare verso un metodo diverso, che contempli l’attenzione al numero di persone che vengono vaccinate, all’utilizzo dei tamponi e del tracciamento e soprattutto al fatto che le attività economiche hanno la necessità di ripartire. I ministri delle attività economiche stanno già lavorando ai protocolli per poter riaprire nel più breve tempo possibile”.  

Sulle disdette alla somministrazioni delle dosi per paura, il ministro dice: La vicenda di AstraZeneca dimostra che la sorveglianza è alta e che anche con casi limitatissimi si interviene per azzerare i rischi. Sono certa che siamo ormai in grado di riprogrammare la campagna vaccinale in pochissimo tempo, senza interruzioni né ritardi. Alle persone dobbiamo dire di avere fiducia sulla scienza, massimo della trasparenza e precauzione, il vero rischio è non vaccinarsi, che su questo tema si è usato il massimo della trasparenza nella lettura dei dati ma anche il massimo della precauzione: il vero rischio è non vaccinarsi. Se le case farmaceutiche rispetteranno per una volta gli impegni presi, attraverso la vaccinazione il Paese tornerà a vivere”. 

Mafia, maxi blitz a Messina: 33 arresti

Mafia, maxi blitz a Messina. Nel corso della notte, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno eseguito un’operazione antimafia congiunta che ha portato all’arresto di 33 persone e al sequestro di beni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Messina, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Messina, per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, sequestro di persona, scambio elettorale politico-mafioso, lesioni aggravate, detenzione e porto illegale di armi, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso.  

L’operazione, tuttora in corso, ” è il risultato di autonome e convergenti indagini del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, del Gico del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina e della Squadra Mobile della Questura di Messina che hanno consentito di documentare l’attuale operatività dei sodalizi mafiosi operanti nella zona centro della città dello Stretto, nel settore delle estorsioni in danno di esercizi commerciali, del traffico di stupefacenti e del controllo di attività economiche nel campo della ristorazione, del gioco e delle scommesse su eventi sportivi”, dicono gli inquirenti.  

In particolare, le indagini dei Carabinieri di Messina hanno riguardato la consorteria mafiosa egemone nel rione messinese di “Provinciale” capeggiata “dal noto esponente mafioso Giovanni Lo Duca”, attiva, fra l’altro, nelle estorsioni in danno di esercizi commerciali e nel traffico di sostanze stupefacenti e hanno portato al sequestro di un bar utilizzato come base logistica dell’associazione mafiosa. Le indagini della Guardia di Finanza di Messina hanno riguardato le attività del gruppo criminale capeggiato da Salvatore Sparacio, operante nel rione “Fondo Pugliatti”, documentando il controllo di attività economiche e portando al sequestro di una impresa operante nel settore del gioco e delle scommesse. Le indagini della Questura di Messina hanno riguardato il sodalizio mafioso capeggiato da Giovanni De Luca, attivo nel rione di “Maregrosso” nel controllo della sicurezza ai locali notturni e nel traffico di sostanze stupefacenti, sodalizio già oggetto dell’indagine “Flower” conclusa nell’ottobre 2019. 

Il provvedimento cautelare del gip del Tribunale di Messina ha disposto la custodia cautelare in carcere per 21 persone, gli arresti domiciliari per 10 persone e l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria per 2 persone, nonché il sequestro di 2 imprese, operanti nel settore del gioco e delle scommesse e della ristorazione. 

Il clan mafioso di Messina “esercitava un controllo capillare del territorio”, “tanto che qualsiasi iniziativa assunta nel rione era assoggettata al preventivo “placet” di Giovanni Lo Duca che si proponeva quale soggetto in grado di sostituirsi allo Stato nella gestione delle “vertenze” sul territorio”. E’ quanto emerge dall’operazione antimafia. In una circostanza, per esempio, è emerso come una donna del quartiere si fosse rivolta a Lo Duca “per ottenere la liberazione del proprio figlio minorenne che era stato trattenuto contro la sua volontà da un pregiudicato del posto che lo voleva punire per delle offese pubblicate dal ragazzo su Facebook”. Lo Duca “intervenne nei confronti dell’uomo, ottenendo l’immediata cessazione di ogni iniziativa ostile nei confronti del minore”. Non fu mai sporta alcuna denuncia. 

C’è anche un candidato al Consiglio comunale di Messina, non eletto nel 2018, tra gli arrestati della maxi operazione. In manette è finito N. S., 52 anni, che nella primavera del 2018 si era candidato al consiglio comunale nella città dello Stretto. Ma il 10 giugno 2018 non fu eletto. L’uomo è accusato di voto di scambio.  

Secondo l’accusa S., sottoposto agli arresti domiciliari, avrebbe pagato diecimila euro per il sostegno elettorale del clan Sparacio. Le indagini tecniche degli investigatori peloritani hanno consentito “di captare alcune inequivoche conversazioni”, inerenti proprio la prova dell’offerta di denaro, per una somma pari a 10.000 euro, effettuata “al boss dal candidato politico, affinché procurasse un congruo numero di voti per la propria scalata elettorale”, spiegano gli inquirenti. 

Questa attività di procacciamento “vedeva in F. S., 52 anni, ritenuto trade union tra il politico N. S. ed il boss Salvatore Sparacio, che l’aspirante consigliere comunale incontrava con il padre A. S., 81 anni”. “I riscontri eseguiti hanno consentito di documentare come l’accordo illecito raggiunto consentisse di raccogliere, nei quartieri di operatività del gruppo mafioso, ed altri a questo collegati, in totale, ben 350 voti”, spiegano gli investigatori. 

Dopo avere trascorso tredici anni in carcere, al 41 bis, Giovanni Lo Duca è tornato in libertà e avrebbe ripreso il comando nella zona di Messina, emerge ancora. “In particolare, le indagini avviate dopo la scarcerazione di Giovanni Lo Duca – dicono gli inquirenti – hanno documentato che questi aveva riassunto le redini dell’organizzazione, proponendosi quale riconosciuto punto di riferimento criminale sul territorio, capace di intervenire autorevolmente nella risoluzione di controversie fra esponenti della locale criminalità”. 

Dopo quasi due anni di intercettazioni e servizi di osservazione, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Messina hanno documentato come “il sodalizio capeggiato da Giovanni Lo Duca operava mediante il sistematico ricorso all’intimidazione e alla violenza, con pestaggi e spedizioni punitive, per affermare la propria egemonia sul territorio e controllare le attività economiche della zona”. Lo Duca si sarebbe impegnato anche “per recuperare i crediti derivanti sia dal traffico di sostanze stupefacenti che dalla gestione delle scommesse su competizioni sportive”. 

La base operativa del clan mafioso di Messina sgominato dalla Dda guidata dal Procuratore Maurizio de Lucia, “era il Bar “Pino” gestito dalla sorella di Giovanni Lo Duca, il quale trascorreva le sue giornate presso l’esercizio commerciale, dove incontrava gli associati per pianificare le varie attività criminose della consorteria e dove veniva eseguita l’attività di raccolta di scommesse sportive in assenza di licenza e per conto di allibratore straniero privo di concessione”. Secondo l’accusa l’esercizio commerciale, che era “funzionale allo svolgimento delle attività criminali del clan”, è stato sequestrato dai Carabinieri.
 

Vaccini, psicologi a Draghi: “Su di noi battuta infelice”

“Caro Presidente Draghi, le confesso che ho trovato la sua battuta, in occasione della conferenza stampa di ieri, sugli psicologi di 35 anni che bisognerebbe smettere di vaccinare un inciampo infelice e irrispettoso di una categoria che sta offrendo supporto psicologico a centinaia di migliaia di persone. Persone angosciate, ansiose, alcune disperate perché hanno perso familiari, lavoro e identità”. Lo ha dichiarato Federico Conte, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, in una nota.  

“I colloqui di supporto psicologico – ha spiegato Conte – si svolgono a distanza, ma anche in presenza, perché curare le relazioni attraverso una videocamera non sempre è possibile, né rappresenta la scelta migliore. Gli psicologi lavorano in studi, mediamente piccoli, dove respirano per un’ora la stessa aria, per poi far uscire un paziente e, subito dopo, farne entrare un altro. Un collega proprio ieri mi diceva che la scorsa settimana ne ha ricevuti 58 in cinque giorni. Ci sono poi gli psicologi che lavorano dando supporto ai medici e agli infermieri che curano i malati Covid, e che non ne possono più di questa situazione. Ma ci sono anche gli sono psicologi che lavorano nelle Rsa, o nelle scuole, e quelli che lavorano con le persone con disabilità, o con i malati oncologici. Il vaccino, credo sia evidente, non serve allo ‘psicologo di 35 anni’, ma ai suoi pazienti, che spesso sono pazienti fragili”.  

“Non abbiamo ancora i dati – ha proseguito il presidente dell’Ordine – ma la percezione è che la domanda di intervento psicologico sia esplosa negli ultimi mesi, in una condizione di assoluta inadeguatezza del sistema sanitario nazionale. Ciò nonostante, ognuno di noi sta cercando di fare il meglio che può in una situazione oggettivamente complessa. Tra l’altro, l’obbligo di vaccinazione agli psicologi lo ha imposto il governo con il Dl 44/2021 della scorsa settimana, in cui ha stabilito che ‘la vaccinazione costituisce requisito essenziale all’esercizio della professione’ e che il rifiuto della vaccinazione ‘determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni’. Nessuno vuole una medaglia, ma un minimo di rispetto credo sia dovuto”. 

La nota di Federico Conte arriva all’indomani di quella del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi che invitava il governo a informare sé stesso. “Può capitare – si leggeva nella nota a firma del presidente David Lazzari – di essere ottimi tecnici ma non brillare come comunicatori. Sorprendono infatti le affermazioni del presidente Draghi che nella sua conferenza stampa ha parlato di giovani psicologi che si fanno vaccinare scavalcando le persone anziane. Sorprendente da molti punti di vista: perché nessuno di noi ha chiesto di avere priorità, è stato il Governo a decidere le priorità vaccinali, ed in queste sono state incluse tutte le professioni sanitarie. Perché addirittura l’ultimo Decreto trasforma la facoltà in obbligo, esteso a tutti gli iscritti agli Ordini sanitari. Perché queste priorità e questi obblighi non sono determinati dal fine di proteggere i sanitari ma le persone, bambini e adulti, da loro seguiti”. 

“E allora, signor Presidente – continuava Lazzari -, le dico che non ci sono solo gli Psicologi del SSN, ma ci sono le migliaia di psicologhe e psicologi che lavorano nella scuola per sostenere il disagio determinato da un anno di scuole chiuse; ci sono, signor Presidente, le migliaia di di psicologhe e psicologi che lavorano con soggetti fragili, bambini diversamente abili, con problemi di sviluppo e con le loro famiglie; ci sono, signor Presidente, le migliaia di psicologhe e psicologi che lavorano con gli anziani, RSA, malati oncologici, persone con patologie croniche, nel fine vita; ci sono, signor Presidente, le migliaia di psicologhe e psicologi che sono a fianco delle tante, troppe persone, che non ricevendo risposte dal pubblico per la mancanza scandalosa di psicologi, si rivolgono al privato”. 

“Come li vogliamo considerare, signor Presidente, queste decine di migliaia di professionisti della salute psicologica? Ma soprattutto, come vogliamo considerare – recitava la nota – i bambini, i giovani, le donne, gli uomini, gli anziani, che stanno aiutando e che non sono vaccinati o non possono esserlo? Persone che non meritano nessuna protezione? Le persone che in Italia, ogni giorno, hanno bisogno di un aiuto psicologico sono un popolo. Un popolo al quale sinora il Governo non ha dato risposte. Ora vogliamo dire che tutti quelli che chiedono aiuto ad uno psicologo non sono meritevoli di protezione?”, la domanda a conclusione della lettera a Draghi. 

Zona rossa e arancione, regole e colori: regioni, cosa cambia oggi

Zona rossa e zona arancione, oggi nuovo round di colori e regole per arginare la diffusione del coronavirus. I dati del monitoraggio della cabina di regia, come ogni venerdì, delineano la mappa dell’Italia, divisa in due colori fino alla fine del mese tra un’ordinanza e l’altra del ministro Roberto Speranza.  

Nella fascia rossa -con regole e divieti più restrittivi per scuola, spostamenti e categorie di negozi- attualmente sono collocate Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Val d’Aosta. Il resto d’Italia è in zona arancione.  

Venerdì scorso l’indice Rt medio nazionale si è attestato a 0.98, in calo rispetto a 1.08 della settimana precedente. Attenzione al tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale, sette giorni fa definito “complessivamente in aumento e sopra la soglia critica”: al 41% contro il 39% della settimana precedente, con 14 regioni e province da bollino rosso. 

Tra le regioni che sperano nella ‘promozione’ spicca la Lombardia. “I numeri che stiamo valutando ed elaborando da mandare alla cabina di regia a Roma vanno in questa direzione – ha detto il governatore Attilio Fontana – l’indice di incidenza, l’Rt e la pressione sugli ospedali sono in lento ma graduale miglioramento. Quindi potremmo essere inseriti nella zona arancione”. La Lombardia ha archiviato una giornata caratterizzata da 2.537 nuovi casi positivi e 130 morti. 

Punta all’arancione anche il Piemonte. “Siamo fiduciosi”, ha detto il governatore Alberto Cirio, sottolineando che la stima dell’indice Rt è sotto 1 e che i contagi sono in calo, secondo i dati del pre report settimanale sull’andamento dell’epidemia da Covid 19. I dati preliminari trasmessi definiscono un’incidenza inferiore 250 casi ogni 100.000 abitanti. 

Emilia Romagna e Friuli auspicano che la parentesi in zona rossa possa concludersi grazie all’effetto delle misure nelle ultime settimane. In zona arancione punta a rimanere il Lazio, forte di un indice Rt a 0.9 -in calo rispetto al precedente livello di 1.3- come ha evidenziato l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. La pressione ospedaliera a quanto pare non è cambiata granché, ma il calo prospettato dell’incidenza dovrebbe giocare a favore della regione. E’ articolato il quadro del Veneto illustrato dal governatore Luca Zaia: indice Rt a 0.96, incidenza a 160,3 casi ogni 100mila abitanti. Da monitorare il dato delle terapie intensive, vicine alla soglia del 30%. 

SCUOLA – Dal 7 aprile, sulla base del nuovo decreto, scuola aperta fino alla prima media anche in zona rossa. Il decreto prevede che dal 7 al 30 aprile 2021 sia assicurato inderogabilmente, sull’intero territorio nazionale, lo svolgimento in presenza dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, nonché dell’attività didattica del primo ciclo di istruzione e del primo anno della scuola secondaria di primo grado. Per i successivi gradi di istruzione è confermato lo svolgimento delle attività in presenza dal 50% al 75% della popolazione studentesca in zona arancione mentre in zona rossa le relative attività si svolgono a distanza, garantendo comunque la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. 

Il quadro può cambiare a livello locale per provvedimenti più restrittivi ad hoc. 

SPOSTAMENTI – Nella zona arancione è consentito uno spostamento giornaliero verso una sola abitazione privata abitata in ambito comunale, in non più di due persone. Visite a parenti e amici fino al 30 aprile banditi in zona rossa dopo l’eccezione a Pasqua. 

COPRIFUOCO – Confermato il divieto di uscire di casa dalle 22 alle 5. Il divieto non vale in caso di lavoro, salute o necessità. 

BAR E RISTORANTI – Sono sospese le attività di servizi di ristorazione all’interno dei locali (tra cui pub, bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie). Fino alle 22 è consentita la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. Nessuna restrizione per la ristorazione con consegna a domicilio. Per i soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle identificate dai codici ATECO 56.3 (bar e altri esercizi simili senza cucina) l’asporto è consentito fino alle ore 18. 

NEGOZI, PARRUCCHIERI E CENTRI COMMERCIALI – Esercizi commerciali tutti aperti in zona arancione con i consueti orari, compresi i servizi alla persona (parrucchieri, estetisti ecc.). Restano invece chiusi in zona rossa. Nei giorni festivi e prefestivi, nei centri commerciali restano aperti farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie. 

SPORT, PISCINE E PALESTRE – Restano chiuse fino al 30 aprile palestre e piscine. In zona arancione è consentito svolgere attività sportiva o attività motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno 2 metri per l’attività sportiva, salvo che sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o per le persone non completamente autosufficienti. E’ consentito recarsi presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, del proprio comune o, in assenza di tali strutture, in comuni limitrofi, per svolgere esclusivamente all’aperto attività sportiva di base. E’ interdetto l’uso di spogliatoi interni nei circoli. In zona rossa sono sospese l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sia all’aperto che al chiuso. Vietato lo svolgimento degli sport di contatto. 

Da Rigopiano a Ponte Morandi, evento Fb associazioni vittime

In occasione del sesto anniversario della strage del Tribunale di Milano, l’Unavi, Unione Nazionale Vittime, promuove un incontro con altre associazioni di vittime di eventi catastrofici “che hanno toccato con mano le responsabilità e l’assenza dello Stato”: Strage tribunale di Milano, Comitato vittime Ponte Morandi, Comitato vittime di Rigopiano, Il Mondo che Vorrei onlus. L’evento, dal titolo “Stato di abbandono”, si terrà domani, venerdì 9 aprile, alle ore 20 sulla pagina Facebook dell’Unavi. 

Al confronto in diretta, al quale parteciperanno anche il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, l’assessore alla sicurezza della Regione Lombardia Riccardo De Corato e la deputata di Fdi Paola Frassinetti, interverranno tra gli altri Alberta Brambilla Pisoni – Strage tribunale di Milano; Gianluca Tanda – Presidente Comitato vittime Rigopiano, Strage Rigopiano; Marco Piagentini – Presidente Il mondo che vorrei onlus, Strage Viareggio; Egle Possetti – Comitato parenti vittime ponte Morandi, Strage ponte Morandi. Presenti anche presidente e vicepresidente Unavi Paola Radaelli e Alessandro Continiello. 

 

Estorsione, assolto il direttore di Telejato Pino Maniaci

Pino Maniaci, giornalista dell’emittente televisiva locale Telejato di Partinico ed ex icona antimafia non è un estorsore. A distanza di cinque anni dall’inchiesta che lo ha investito, questa sera, è arrivata l’assoluzione piena dall’accusa di estorsione. Mentre è arrivata la condanna a un anno e 5 mesi per diffamazione. Si è concluso così, poco prima delle 18.30, dopo più di sette ore di camera di consiglio, il processo al giornalista che, senza sapere di essere intercettato, si prendeva gioco dei premi antimafia che gli venivano assegnati. Come quella volta che disse alla sua amica del cuore: “Mi hanno invitato dall’altra parte del mondo per andare a prendere il premio internazionale del cazzo di eroe dei nostri tempi”. E uno di quei premi era intitolato a Mario Francese, giornalista palermitano ammazzato dalla mafia. “Io ho un linguaggio molto scurrile – dice aoll’Adnkronos lasciando il Palazzo di giustizia – ma le assicuro che per un giornalista essere accusato di estorsione è veramente terribile”. 

Al termine della requisitoria il sostituto procuratore Amelia Luise, che oggi era presente in aula. aveva chiesto per il giornalista dell’emittente partinicese la condanna a undici anni e mezzo di carcere. Ma il giudice monocratico Mauro Terranova non ha accolto la richiesta. Maniaci, attraverso i suoi difensori, gli avvocati Antonio Ingroia, ex Procuratore aggiunto di Palermo, e Bartolomeo Parrino, ha sempre respinto ogni accusa. Secondo la Procura, Maniaci avrebbe chiesto delle somme di denaro ai sindaci dei Comuni di Partinico e Borgetto, rispettivamente Salvo Lo Biundo e Gioacchino De Luca, in cambio di una linea più “morbida” della sua emittente. E sempre secondo l’accusa avrebbe imposto a un assessore di Borgetto, Gioacchino Polizzi, l’acquisto di duemila magliette col logo della sua emittente. Nel corso dell’arringa difensiva l’avvocato Antonio Ingroia aveva puntato il dito contro il sistema che “impunemente macchia la vita e l’onore di una persona”. Oggi è arrivata la sentenza. Per il giudice non ci fu quell’estorsione.  

E oggi Maniaci torna al suo linguaggio scurrile e sbotta: “La Procura di Palermo ci fa una figura di m… Io in questi anni sono stato distrutto, volevano distruggere la mia televisione ma non ci sono riusciti. E continuerò a fare il giornalista”. Mentre l’avvocato Parrino gli raccomanda di stare “attento alle parole”. “Sono stati cinque anni difficili ma ora o castello di accuse si è disgregato – dice Maniaci- L’accusa di estorsione per un giornalista è molto pesante. La richiesta a 11 anni e mezzo come un Marcello Dell’Utri era assurda”. “Per uno che ha la coscienza a posto e sa di non avere mai fatto alcuna estorsione – aggiunge – è stato pesante, ha macchiato l’immagine di una tv”. Maniaci era considerato un simbolo dell’antimafia. “Ma io non mi ci sono mai sentito, era una etichetta che mi avevano appioppato- dice – credo che tutti i giornalisti siano contro la mafia. Certo, quella immagine perduta non la riprenderemo più. Noi facevamo venire giovani a fare esperienza nella Nostra tv, una cosa meravigliosa”. 

L’avvocato Bartolomeo Parrino lasciando il Tribunale spiega: “Questa sentenza è una grande vittoria. Lo stralcio della posizione di Maniaci la otteniamo dopo una dura battaglia. Le diffamazioni vengono aggregate in maniera stranissima e sono delle meteore in questo processo. Si è voluto distruggere una immagine, che era quella di Telejato, che nel bene e nel male, è stato un punto di riferimento per chiunque cercava giustizia”. 

E Antonio Ingroia non ha dubbi: “I guai di Pino Maniaci sono iniziati con le sue inchieste su Silvana Saguto. Ora la Saguto è stata condannata a una pena pesante e Maniaci è stato assolto. Maniaci 2-Saguto 0”. E aggiunge: “L’accusa era campata in aria, io ho fatto pure il pm e una cosa del genere non l’avrei mai fatta. Inoltre quella richiesta della procura a undici anni e mezzo di carcere era indecente”. “Adesso si ristabilisce la fiducia nella giustizia del tribunale di Palermo”, ha aggiunto Ingroia. “A me la parola persecuzione giudiziaria non piace ma sicuramente c’è stata una esagerazione è una enfatizzazione dell’accusa”, ha aggiunto. Poi, in serata, Ingroia dice: “Giustizia è fatta. Dopo sei anni di un indecente linciaggio mediatico finalmente è arrivata la sentenza che ha assolto Pino Maniaci da tutte le accuse di estorsione che lo avevano ingiustamente inchiodato e distrutto in questi sei anni”. “Dopo una inaudita richiesta di pena per undici anni e mezzo, richiesta che solitamente si riserva ai delinquenti più spregevoli, finalmente giustizia è fatta- dice – Ma Pino Maniaci ha diritto non solo a che gli venga risarcito il danno subito, ma che gli vengano restituiti sei anni di vita distrutta, l’onore e la reputazione professionale indegnamente cancellata”.  

“Quella di oggi è una sentenza che riconcilia i Cittadini con la Giustizia del Tribunale di Palermo, ma sei anni di gogna mediatica restano e sono troppi e costituiscono un atto di accusa contro chi lo ha accusato, alcuni con leggerezza, altri con strumentalità, altri ancora in malafede – dice – Ne è una dimostrazione il fatto che il Tribunale, assolvendo oggi Pino Maniaci, ha anche ordinato la trasmissione alla Procura di un verbale dibattimentale di uno dei suoi accusatori che si era costituto parte civile contro di lui- spiega -Una cosa è certa, i guai di Pino Maniaci sono iniziati dal momento in cui ha cominciato ad indagare sulle distorsioni del Tribunale Misure di Prevenzione di Palermo, quando questo era presieduto dalla Dottoressa Silvana Saguto”. 

Poi, dice all’Adnkronos, “il ruolo del pubblico ministero è molto delicato, con tempi della giustizia molto lunghi. Il pm ha una responsabilità molto imponente, ha un dovere nei confronti dei cittadini per usare tutto il rigore. E questo non è accaduto a Palermo. E’ stata un’accusa poco rigorosa e poco attinente ai fatti”. E da pm lo pensava pure? “Sì, a mentre noi venivamo accusati di essere giustizialista noi eravamo molto più garantisti della Procura di Palermo di oggi”. (di Elvira Terranova) 

Vaccino AstraZeneca, Remuzzi: “Più sicuro dell’aspirina”

Vaccino AstraZeneca? “Più sicuro di molti altri farmaci” dice all’Adnkronos Salute Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, facendo notare come da parte delle persone ci sia “la tendenza ad associare al vaccino ogni decesso avvenuto nei giorni seguenti la vaccinazione”. “Pensiamo sempre ai dati: in Italia ogni giorno muoiono all’incirca 1.800 persone. Se anche vaccinassimo di colpo tutti gli italiani morirebbero 1.800 persone, i cui decessi non sono attribuibili al vaccino. In questo momento non c’è nessuna evidenza che i vaccini causino più morti di quelle aspettate per qualunque causa, incluse le trombosi”. 

“Guardiamo ai dati: in Gran Bretagna l’8 gennaio viaggiavano al ritmo di 59mila contagi da coronavirus Sars-CoV-2 e 1.241 decessi, il 7 aprile sono a una media settimanale di 3.072 contagi e 31 decessi. In Italia l’8 gennaio eravamo a 16.666 contagi con 760 decessi e al 7 aprile siamo a 16.499 contagi e 433 decessi. Questo dà l’idea di quanto è importante aver avuto i vaccini, di quanto salvano migliaia di vite. E poi ci sono gli effetti collaterali dei vaccini: in generale non c’è un aumento né di morti né di trombosi, né di altro legato alla vaccinazione. Le morti sospette legate al vaccino AstraZeneca in Italia sono 10 su 2 milioni, è questo il valore medio. Sono dunque lo 0,0005% del totale”.  

Per Remuzzi “è giusto che la gente sappia delle rare forme di trombosi osservate. Ma anche che sia consapevole del fatto che la frequenza di eventi di questo tipo legati al vaccino è più rara di qualunque altra complicazione legata a qualunque farmaco. Il vaccino è più sicuro dell’aspirina, di qualunque antibiotico, di antiaritmici, antipertensivi. Per i farmaci di tutte queste categorie c’è un rischio di morte più alto di quanto non ci sia con il vaccino AstraZeneca. Però nessuno di coloro che prendono un antiaritmico smette perché può morire a causa del farmaco perché la morte per aritmia è così frequente che è meglio usare le terapie disponibili per contrastarla”. 

Ci sono dunque alcune cose che, osserva Remuzzi, dobbiamo tenere in mente e la prima è “il fatto quasi miracoloso che in pochissimo tempo abbiamo 4 vaccini già pronti per essere somministrati e poi che la campagna vaccinale è già cominciata in tutto il mondo. Sono vaccini che proteggono al 100% dalla malattia grave e la Gran Bretagna ha mostrato che con una sola dose si riesce a immunizzare rapidamente una parte sostanziale della popolazione e questo porta a una riduzione drammatica della necessità di occupare posti in ospedale e riduce il numero dei morti a poche decine, anche a zero in alcuni giorni”. 

“In Italia, dove siamo riusciti a immunizzare solo una piccola parte della popolazione, siamo ancora al numero di morti che avevamo prima. Quindi dobbiamo usarli i vaccini e nella vita reale sono estremamente efficaci nel combattere la malattia. Non dimentichiamoci che ancora oggi il migliore vaccino è quello che riesci ad avere, perché i vantaggi sono così grandi e gli eventi avversi così rari che il beneficio supera i rischi”, prosegue. “Oggi si parla di questo problema con AstraZeneca che non sappiamo se ci potrà essere anche con altri vaccini a vettore virale e che non è emerso al momento con certezza negli altri vaccini. E’ una condizione estremamente rara che in Germania è stata definita piastrinopenia immune indotta da vaccino: si abbassa il numero di piastrine nel sangue e si verificano trombosi del seno venoso cerebrale e trombosi della circolazione venosa splancnica, dell’intestino”. 

In Europa “si parla di 169 casi della prima manifestazione e 53 della seconda su 34 milioni di persone vaccinate: è un evento rarissimo e si è verificato con la prima dose. Per adesso non ci sono evidenze che si possa manifestare con la seconda dose. Quindi tutti quelli che hanno ricevuto senza problemi la prima dose con AstraZeneca devono prendere anche la seconda con questo vaccino, indipendentemente dall’età”. 

Questi eventi, incalza Remuzzi, “si sono visti soprattutto nei giovani e vari Paesi del mondo hanno deciso di vaccinare preferenzialmente i giovani con Pfizer e Moderna e le persone più anziane con AstraZeneca. Il problema in realtà in Italia non si pone, perché ora dobbiamo vaccinare gli over 70 con tutto quello che abbiamo a disposizione. Dobbiamo completare al più presto questa vaccinazione come in Gb e va benissimo decidere di offrire AstraZeneca agli over 70. Farlo ci porterà fuori da questo disastro”. 

Perché parlare di casi così rari di eventi avversi del vaccino? “In primo luogo – risponde Remuzzi – perché alla gente va detta sempre la verità. La fiducia nei vaccini si costruisce dicendo le cose come stanno sempre. In secondo luogo perché abbiamo capito cosa succede. E’ qualcosa che somiglia ad un’altra malattia rara, ma molto più frequente, indotta da eparina: si formano anticorpi che si legano anche alle piastrine e causano un fenomeno rarissimo. E’ importante che la gente sappia che se ha determinati sintomi fra 4 e 10 giorni dopo la vaccinazione – sintomi come lividi, ematomi, mal di testa forte, dolori addominali inspiegabili – si può fare questa diagnosi in modo facile”. 

E, aggiunge l’esperto, “c’è una cura, probabilmente basata su immunoglobuline ad alte dosi come si fa per il rigetto del trapianto. Una cura disponibile in tutti gli ospedali. Quindi è giusto che la gente sappia. C’è un lavoro della Johns Hopkins University che ha mostrato come le trombosi del seno venoso cerebrale succedono normalmente in una persona su 200mila di tutte le età, non è che non accadano a chi non fa il vaccino e sono più frequenti. Ma quelle da vaccino sembrava fossero in una particolare classe d’età, soprattutto donne giovani. Oggi questo dato si mette un po’ in discussione. Ed ecco quindi di nuovo perché è bene che la comunità scientifica se ne occupi: perché se sapessimo anche i fattori che predispongono a questi eventi rari potremmo evitare di somministrare quel vaccino selettivamente a quelle persone con una rarissima predisposizione”. 

 

 

Cicloturismo, Italian green road award 2021 ai nastri di partenza

Si aprono oggi le candidature per Italian Green Road Award 2021, sesta edizione dell’Oscar italiano del cicloturismo che viene assegnato alle “vie verdi” di quelle regioni italiane che si sono distinte nell’attenzione al turismo “lento” e che hanno saputo valorizzare i percorsi ciclabili completandoli con servizi idonei allo sviluppo del turismo slow. 

Il premio si svolge in un momento d’oro per la bicicletta, sia in termini di vendite (2.010.000 bici vendute nel 2020, + 17% vs il 2019, dati Ancma), sia per l’andamento in crescita del cicloturismo (circa 5 milioni di italiani hanno utilizzato la bicicletta nel corso delle vacanze estive 2020, con una spesa di circa 4 miliardi di Euro sui 23 totali, Rapporto sul Cicloturismo Isnart-Unioncamere e Legambiente) che, come succede all’estero da anni, può diventare una risorsa importante per la nostra economia e lo sviluppo dei territori.  

Proprio in questa ottica, l’invito spedito nei prossimi giorni alle Regioni – che possono candidare fino a due vie verdi – si pone un duplice obiettivo: da una parte stimolare le amministrazioni a valorizzare i propri percorsi eccellenti, dall’altra promuovere gli investimenti nel cicloturismo come volano per una ripartenza in linea con le direttive del Green Deal europeo. 

Per i territori e, in particolare, i piccoli borghi, quello in bicicletta è infatti un turista ad alto valore aggiunto e a impatto zero: rispetta l’ambiente, si sposta frequentemente non concentrando la spesa su un’unica area, usufruisce dei servizi turistici, visita musei, acquista tour tematici, prodotti enogastronomici, ecc 

Lungo le direttrici ciclabili, se efficacemente consolidate e promosse, possono svilupparsi nuove forme imprenditoriali e nascere nuove opportunità di lavoro: guide cicloturistiche servizi che spaziano dalla ciclofficina al bike cafè, strutture bike friendly, agribike… Ed è proprio per questo che è nato l’Italian Green Road Award, con l’idea di valorizzare i territori e i loro investimenti in infrastrutture verdi. 

L’edizione 2021 di Italian Green Road Award vede Peugeot in qualità di title Sponsor, Legambiente e Istituto di Credito Sportivo quali sponsor istituzionali e la partecipazione di Ferrovie dello Stato Italiane.  

La giuria è composta da personalità di spicco nel campo del giornalismo, opinion leader, sponsor, esperti e personalità dei settori bike, ambiente e turismo. 

I finalisti verranno resi noti all’inizio di giugno e la cerimonia di premiazione si terrà sabato 19 giugno a Pescara, capoluogo della Regione Abruzzo, Oscar del Cicloturismo 2020 con la ciclovia Bike to Coast. Nella stessa occasione verranno presentate le anticipazioni dell’Osservatorio sul cicloturismo di Isnart-Legambiente in vista del Bike Summit 2021, che farà il punto sull’economia del cicloturismo in autunno. 

Dal 2015 al 2020 l’Italian Green Road Award ha fatto un vero e proprio giro d’Italia su due ruote: ben 15 regioni sono state premiate nel corso degli anni, alcune con il massimo riconoscimento, come Umbria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Abruzzo, altre con premi diversi. Toscana e Trentino Alto Adige sono state in assoluto le regioni più premiate in questi cinque anni, con 4 riconoscimenti a testa, seguite da Lombardia e Liguria con 3.  

Tra le regioni del sud Italia che hanno ricevuto almeno una menzione speciale si sono distinte Campania, Puglia e Basilicata. 

Tra i premiati, negli anni, anche un esempio di ciclovia sostenibile urbana, la Bicipolitana di Pesaro nelle Marche, una interregionale tra Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna – da Peschiera del Garda al Delta del Po – e un esempio di scoperta di territori meno noti come la Cicloturistica dei Borghi Sabini, nel Lazio. 

Alcune ciclovie non sono state mai candidate, mentre ogni ciclovia può essere ricandidata più volte: ad esempio, proprio la Bike to Coast abruzzese Oscar 2020 aveva già ricevuto una menzione speciale in passato, ma ha vinto lo scorso anno l’Italian Green Road Award, in virtù dei lavori di miglioramento effettuati. 

Covid Fvg, oggi 297 contagi e 29 morti: bollettino 8 aprile

Sono 297 i contagi da Coronavirus in Friuli Venezia Giulia secondo il bollettino di oggi, 8 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 29 morti di cui 7 dei giorni precedenti, ma registrati solo oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 8.193 tamponi molecolari con una percentuale di positività al 3,63% e 4.871 antigenici con una percentuale di positività al 3,28%. I ricoveri nelle terapie intensive scendono a 77 così come quelli in altri reparti che risultano essere 554. 

I decessi complessivamente ammontano a 3.453 così suddivisi: 733 a Trieste, 1.822 a Udine, 643 a Pordenone e 255 a Gorizia. I totalmente guariti sono 80.332, i clinicamente guariti 4.448, mentre quelli in isolamento oggi scendono a 11.609. 

Covid Italia, oggi 17.221 contagi e 487 morti: bollettino 8 aprile

Sono 17.221 i contagi da coronavirus in Italia oggi, 8 aprile, secondo i dati regione per regione nel bollettino della Protezione Civile. Da ieri, nella tabella del ministero della Salute, altri 487 morti che portano il totale a 112.861 dall’inizio dell’epidemia di covid-19. Nelle ultime 24 ore eseguiti 362.162 tamponi, l’indice di positività è al 4,75%. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 3.663. 

LOMBARDIA – Sono 2.537 i nuovi casi positivi al coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Lombardia, di cui 145 ‘debolmente positivi’. I tamponi eseguiti, secondo i dati della Regione Lombardia, sono stati 54.280, con un tasso di positività del 4,6%. I morti sono stati 130, per un totale da inizio pandemia di 31.503. 

EMILIA ROMAGNA – Sono 1.075 i nuovi contagi da coronavirus in Emilia Romagna secondo il bollettino di oggi, 8 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 25 morti. Nel dettaglio, dall’inizio dell’epidemia, in regione si sono registrati 346.820 casi di positività, quindi 1.075 casi in più nelle ultime 24 ore (dato in rialzo rispetto ai +576 di ieri), su un totale di 30.262 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 3,6%. Continuano a calare, invece, i ricoveri: i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 352 (-4 rispetto a ieri), 3.051 quelli negli altri reparti Covid (-109). 

VENETO – Sono 1.241 i contagi da coronavirus in Veneto oggi, 8 aprile, secondo i dati del bollettino anticipati dal governatore Luca Zaia. Da ieri, registrati altri 24 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 44.878 tamponi. Il tasso di positività è al 2,76%. Negli ospedali della regione sono ricoverate 2.268 persone, con un calo di 30 unità. Sono 1.947 i pazienti in area critica e 321 (-2) in terapia intensiva. 

TOSCANA – Sono 1.153 i nuovi contagi di Coronavirus in Toscana secondo i dati del bollettino di oggi, 8 aprile, anticipati dal presidente della regione Eugenio Giani su Facebook. “I nuovi casi registrati in Toscana sono 1.153 su 28.229 test di cui 16.513 tamponi molecolari e 11.716 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 4,08% (12,1% sulle prime diagnosi)”, scrive Giani nel suo post. Il governatore toscano fa anche il punto sulla campagna vaccinale: “Oltre 32mila dosi somministrate ieri in Toscana. Da oggi però saremo costretti a rallentare a causa delle scarse forniture. Niente discorsi, servono più vaccini!”, è il messaggio di Giani. 

CAMPANIA – Sono 1.933 i nuovi contagi di coronavirus in Campania secondo i dati del bollettino di oggi, 8 aprile. Si registrano altri 50 morti: di questi, 32 sono avvenuti nelle ultime 48 ore e 18 in precedenza, ma registrati ieri. Il totale dei decessi in Campania è 5.703. Da ieri sono stati processati 21.180 tamponi molecolari. I nuovi guariti sono 1.979, il totale dei guariti sale a 254.178. In Campania sono 148 i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva e 1.605 i pazienti Covid ricoverati in reparti di degenza. 

SARDEGNA – Sono 305 i nuovi positivi. Da ieri registrati altri 5 morti. In base alla tabella, sale al 4,6% il tasso di positività. Sono 6.598 i test in più eseguiti. I pazienti ricoverati sono 302 (+8), 49 (+2) quelli pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 15.848, 103 quelle in più guarite. Dei 47.935 casi positivi complessivamente accertati, 12.197 (+76) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 7.331 (+22) nel Sud Sardegna, 4.126 (+45) a Oristano, 9.458 (+83) a Nuoro, 14.823 (+79) a Sassari. 

PIEMONTE – Sono 1.661 i nuovi contagi di Coronavirus in Piemonte secondo i dati del bollettino di oggi, 8 aprile. Si registrano altri 23 morti. Da ieri sono stati processati 24.811 tamponi, l’indice di positività è al 6,7%. Il totale dei casi positivi diventa quindi 326.167, di cui 26.370 ad Alessandria, 15.724 ad Asti, 10.060 a Biella, 46.355 a Cuneo, 25.238 a Novara, 174.607 a Torino, 12.278 a Vercelli, 11.741 a Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.397 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.397 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale. 

I ricoverati in terapia intensiva sono 346 (- 11 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 3.800 (- 89). Le persone in isolamento domiciliare sono 26.247. Il totale dei decessi è ora di 10.588, mentre i pazienti guariti sono complessivamente 285.186 (+ 2.762. 

LAZIO – Sono 1.240 i nuovi contagi da coronavirus nel Lazio secondo il bollettino di oggi, 8 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 37 morti. Oggi nel Lazio “su oltre 17 mila tamponi (+3.681) e oltre 21 mila antigenici per un totale di oltre 38 mila test, si registrano 1.240 casi positivi (+159), 37 i decessi (-10) e +1.834 i guariti. Aumentano i casi mentre diminuiscono i decessi e i ricoveri e sono stabili le terapie intensive. Il rapporto tra positivi e tamponi è a 7%, ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale è al 3%. I casi a Roma città sono a quota 500” sottolinea l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato. 

“Nelle province si registrano 404 casi e sono otto i decessi nelle ultime 24 ore. Nella Asl di Latina sono 131 i nuovi casi e si tratta di casi isolati a domicilio o con link familiare o contatto di un caso già noto. Si registrano due decessi di 82 e 85 anni con patologie. Nella Asl di Frosinone si registrano 159 nuovi casi e si tratta di casi isolati a domicilio, contatti di un caso già noto o con link familiare. Si registrano tre decessi di 55, 78 e 78 anni con patologie”, avverte D’Amato. 

“Nella Asl di Viterbo si registrano 56 nuovi casi e si tratta di casi isolati a domicilio o con link familiare o contatto di un caso già noto. Nella Asl di Rieti si registrano 58 nuovi casi e si tratta di casi isolati a domicilio o con link familiare o contatto di un caso già noto. Si registrano tre decessi di 73, 87 e 92 anni con patologie”, conclude l’assessore alla Sanità della Regione Lazio. 

Sono 52.180 i casi attualmente positivi a Covid-19 nel Lazio, di cui 3.228 ricoverati, 382 in terapia intensiva e 48.570 in isolamento domiciliare. Dall’inizio dell’epidemia i guariti sono in totale 238.105, i decessi 6.932 e il totale dei casi esaminati è pari a 297.217, secondo il bollettino aggiornato della Regione Lazio. 

CALABRIA – Sono 503 i nuovi contagi da coronavirus in Calabria secondo il bollettino di oggi, 8 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 11 decessi. 

Nel dettaglio, in Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 648.897 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 691.819 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test). Le persone risultate positive al coronavirus sono 50.099 (+503 rispetto a ieri), quelle negative 598.798. Sono questi i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dal dipartimento Tutela della Salute, che fanno registrare -1 terapie intensive, +146 guariti/dimessi e 11 morti. 

PUGLIA – Sono 1.974 i contagi da coronavirus in Puglia oggi, 8 aprile, secondo i dati del bollettino della regione. Da ieri registrati altri 51 morti. I nuovi casi, nella tabella, sono stati individuati su 14.895 tamponi: 809 in provincia di Bari, 194 in provincia di Brindisi, 249 nella provincia Bat, 198 in provincia di Foggia, 197 in provincia di Lecce, 323 in provincia di Taranto, 4 casi di provincia di residenza non nota.  

Si sono verificati 51 decessi: 14 in provincia di Bari, 4 in provincia di Brindisi, 3 in provincia Bat, 5 in provincia di Foggia, 13 in provincia di Lecce, 12 in provincia di Taranto. In tutto in Puglia hanno perso la vita 5.095 persone.  

I pazienti ricoverati sono 2.276 mentre ieri erano 2.297 (-21). Il totale dei casi positivi Covid in Puglia dall’inizio dell’emergenza è di 205.576. 

ABRUZZO – Sono 277 i contagi da coronavirus in Abruzzo oggi, 8 aprile, secondo i dati del bollettino della regione. Da ieri, registrati altri 12 morti. Secondo la tabella, i nuovi positivi con età inferiore ai 19 anni sono 42. Il bilancio dei pazienti deceduti registra 12 nuovi casi e sale a 2212 (di età compresa tra 43 e 91 anni, 3 in provincia di Chieti, 1 in provincia di Teramo, 5 in provincia di Pescara, 2 in provincia dell’Aquila e 1 residente fuori regione). Del totale odierno, 3 casi sono riferiti a decessi avvenuti nei giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl. Sono 585 i pazienti (-7 rispetto a ieri) ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 71 (-1 rispetto a ieri con 3 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 9631 (-102 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. 

MARCHE – Sono 490 i nuovi contagi da coronavirus nelle Marche secondo il bollettino con la tabella dei dati di oggi, 8 aprile. Il Servizio Sanità della Regione ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono stati testati 5589 tamponi: 2828 nel percorso nuove diagnosi (di cui 804 nello screening con percorso Antigenico) e 2761 nel percorso guariti (con un rapporto positivi/testati pari al 17,3%). I positivi nel percorso nuove diagnosi sono 490 (91 in provincia di Macerata, 149 in provincia di Ancona, 152 in provincia di Pesaro-Urbino, 20 in provincia di Fermo, 63 in provincia di Ascoli Piceno e 15 fuori regione). Questi casi comprendono soggetti sintomatici (65 casi rilevati), contatti in setting domestico (155 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (153 casi rilevati), contatti in setting lavorativo (9 casi rilevati), contatti in ambiente di vita/socialità (2 casi rilevati), contatti rilevati in setting assistenziale (6 casi rilevati), screening percorso sanitario (1 caso rilevato). Per altri 99 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche. Nel Percorso Screening Antigenico sono stati effettuati 804 test e sono stati riscontrati 50 casi positivi (da sottoporre al tampone molecolare). Il rapporto positivi/testati è pari al 6%. 

BASILICATA – Sono 169 i nuovi contagi da Coronavirus in Basilicata secondo il bollettino di oggi, 8 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 5 morti. Sono stati fatti 1.440 tamponi molecolari nelle ultime 24 ore. Le vittime sono di Avigliano, Pietragalla, due di Potenza e uno residente in Puglia. I lucani guariti o negativizzati sono 88. Da inizio pandemia sono 14.664 i residenti guariti e 458 quelli morti. In calo di nove unità i ricoverati nelle strutture ospedaliere lucane, ora sono 179. Diminuisce anche il numero dei posti letto occupati in terapia intensiva, passato da 12 a 10. 

VALLE D’AOSTA – Sono 54 i nuovi contagi da Coronavirus in Valle d’Aosta secondo il bollettino di oggi, 8 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri tre morti. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 958 tamponi. I casi positivi attuali sono 1112, in flessione di 61 unità rispetto a ieri, di cui 59 ricoverati in ospedale, 12 in terapia intensiva e 1.041 in isolamento domiciliare. Da ieri i guariti sono stati 112. Da inizio emergenza i morti nella Regione sono stati 434. 

Covid Lombardia, oggi 2.537 contagi e 130 morti: bollettino 8 aprile

Sono 2.537 i nuovi contagi di Coronavirus in Lombardia secondo i dati del bollettino di oggi, 8 aprile. Si registrano altri 130 morti, che portano a 31.503 il totale dei decessi nella regione dall’inizio della pandemia di Covid-19. Da ieri sono stati processati 54.280 tamponi, l’indice di positività è al 4,6%. In calo i pazienti in ospedale: sono 6.501 i ricoverati in area non critica (-94 da ieri) e 830 quelli in terapia intensiva (-4). I guariti/dimessi sono in tutto 644.850 (+2.705). I nuovi casi per provincia: Milano: 675 (di cui 256 a Milano città); Bergamo: 166; Brescia: 413; Como: 165; Cremona: 88; Lecco: 59; Lodi: 52; Mantova: 123; Monza e Brianza: 205; Pavia: 152; Sondrio: 59; Varese: 324.