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Categoria: cronaca

Funivia Mottarone, telefonata 118: “E’ caduta una cabina, che casino”

“E’ caduta una cabina della funivia a Stresa, si è schiantata in cima al Mottarone, che casino…che casino”. L’operatrice del 118 che parla con i carabinieri di Verbania rende chiara la confusione che regna pochi minuti dopo la notizia che la cabina numero 3 della funivia sul Lago Maggiore è precipitata. Nella telefonata – che si può ascoltare sul sito de La Stampa – vengono inviati i primi mezzi di soccorso e appare palpabile la difficoltà di capire se intervenire a monte o a valle dell’impianto.   

“Al momento so che è caduta la cabina di una funivia ma non so dove”, riferisce un militare a un collega mentre sempre in linea con il numero di emergenza attende altri dettagli. “Pare che la cabina sia caduta in mezzo al bosco e non sia neanche raggiungibile da un mezzo via terra, all’interno c’erano almeno sei persone non sappiamo le condizioni sicuramente sono gravissime”, le ultime parole della donna che insieme alla squadra del 118 coordinerà l’intervento dei soccorsi. Alla fine il bilancio di domenica 23 maggio è di 14 morti e di un bambino di 5 anni ancora ricoverato in ospedale a Torino.  

Merlo, l’addio della fidanzata sui social: “Per sempre nel mio cuore”

“Grazie, grazie di tutto, per sempre nel mio cuore”. Inizia così il commovente addio di Luna Shirin Rasia al suo fidanzato, il cantante 28enne Michele Merlo ucciso da un’emorragia cerebrale nella tarda serata di domenica mentre era ricoverato nel reparto si terapia intensiva dell’ospedale Maggiore di Bologna. “Il destino ci ha fatti incontrare e come per magia ci ha fatto vivere momenti di amore puro, di gioia immensa in piccoli momenti e gesti, quelli che tanto amavamo” scrive sul social la fidanzata, postando alcune foto che li ritraggono insieme. 

“Ti ringrazio infinitamente per avermi fatto credere in me stessa e nell’amore. Non so quando e se sarò pronta a rituffarmi in questo mondo, ma ci riuscirò, te lo prometto cuore mio, perché la forza che mi hai dato tu nessun altro mai riuscirà a darmela. Vivrò a pieno la vita per me e per te, sarai sempre in tutti i miei momenti e pensieri. Ora smetti di sognare e vola tra le stelle e tuffati dentro al mare”, conclude Luna Shirin Rasia. 

 

Covid, Aspirina non aumenta sopravvivenza ricoverati: lo studio

L’Aspirina non aumenta la sopravvivenza dei pazienti ricoverati in ospedale per Covid-19, secondo uno studio denominato ‘Recovery’ che ha valutato, fra diverse terapie, anche gli effetti della somministrazione dell’antinfiammatorio non steroideo a base di acido acetilsalicilico in malati Covid ospedalizzati. I pazienti con Covid-19 hanno infatti un rischio aumentato di trombosi, e l’Aspirina viene ampiamente somministrata in altre patologie per prevenire la formazione di coaguli nei vasi sanguigni. 

Tra novembre 2020 e marzo 2021 il trial ha coinvolto quasi 15mila pazienti ricoverati per Covid-19. I malati sono stati suddivisi random in due gruppi: 7.351 ricevevano 150 milligrammi di Aspirina una volta al giorno, 7.541 le abituali terapie previste. Gli autori hanno così osservato che il gruppo trattato con Aspirina ha avuto una degenza ospedaliera di 8 giorni contro 9 del gruppo controllo, e che nel braccio Aspirina è stato dimesso vivo entro 28 giorni il 75% contro il 74%. Per ogni mille pazienti trattati con il farmaco, circa 6 in più hanno avuto un evento di sanguinamento maggiore e circa 6 in meno un evento tromboembolico. 

“I dati mostrano che, nei pazienti ricoverati con Covid-19, l’Aspirina non è stata associata a riduzioni di mortalità a 28 giorni, o di rischio di passare alla ventilazione meccanica invasiva o di decesso – afferma Peter Horby, infettivologo del Nuffield Department of Medicine dell’università di Oxford, co-coordinatoore dello studio – Sebbene l’aspirina fosse associata a un piccolo aumento della probabilità di essere dimessi vivi, questo non sembra essere sufficiente a giustificarne l’impiego diffuso nei ricoverati per Covid”. 

“C’è stata una forte indicazione che la formazione di coaguli nel sangue possa essere responsabile del deterioramento della funzione polmonare e della morte nei pazienti con Covid grave – osserva Martin Landray, epidemiologo dello stesso dipartimento e co-coordinatore del trial – L’Aspirina è poco costosa e ampiamente utilizzata in altre malattie per ridurre il rischio di trombosi, quindi delude che non abbia avuto un impatto importante su questi pazienti. Questo è il motivo per cui i grandi studi randomizzati sono così importanti: stabilire quali trattamenti funzionano e quali no”. 

Al via campagna ‘Pronto diabete’, numero verde per consulenze gratuite

Al via la nuova campagna ‘Pronto Diabete’ rivolta alle persone con diabete di tipo 2. Un’iniziativa che mira a rinsaldare la collaborazione tra diabetologi e medicina del territorio, creando un’occasione di confronto e sinergia tra i medici di medicina generale e gli specialisti, e al contempo a spingere i pazienti a visite periodiche per tenere sotto controllo la malattia e le sue complicanze. Durante la campagna, le persone con diabete che da più di un anno non hanno contatti con una struttura specialistica e che non hanno una visita specialistica programmata nel corso dei prossimi 6-12 mesi, potranno prenotare una consulenza specialistica gratuita con un diabetologo nei mesi di giugno e luglio, presso gli ambulatori dei medici di medicina generale, chiamando il numero verde 800 042747 o mediante lo screening proattivo dei medici di medicina generale che potranno individuare tra i loro pazienti coloro che rientrano nelle casistiche descritte e arruolarli per la consulenza diabetologica. 

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio su tutto il territorio nazionale dalla Società italiana di Diabetologia (Sid), l’Associazione medici diabetologi (Amd) e la Società italiana di Medicina generale e delle cure primarie (Simg), con l’adesione di Diabete Italia Onlus e in partnership con AstraZeneca. Nel mondo – ricorda una nota – sono circa 425 milioni le persone che vivono con il diabete e, solo nel nostro Paese, si stima siano quasi 4 milioni i pazienti diagnosticati cui si aggiunge un sommerso di circa un milione e mezzo di persone. Per una corretta gestione della malattia occorre attuare una strategia terapeutica aggiornata da controlli periodici ma non è semplice coinvolgere un così grande numero di malati.  

“La campagna intende favorire lo scambio esperienziale tra diabetologi e medici di medicina generale finalizzato ad una gestione più efficace ed efficiente della cronicità del diabete: nel corso di questa iniziativa entrambe le figure cliniche potranno condividere al meglio l’inquadramento diagnostico-terapeutico del paziente”, spiega Agostino Consoli, presidente eletto Sid. “Rendere ottimale la gestione della malattia significa estendere a tutti i pazienti le recenti tecniche di educazione e di empowerment, i metodi più sensibili e appropriati per lo screening delle complicanze, le terapie farmacologiche disponibili che consentano da un lato di raggiungere in sicurezza un controllo metabolico ottimale e dall’altro servano da presidio per la prevenzione delle complicanze cardiache, vascolari e renali: un processo che richiede una gestione integrata del paziente fondata su una efficace ed efficiente interconnessione tra lo specialista diabetologo e il medico di medicina generale”. 

“Solo attraverso una gestione sinergica tra specialista e medico di medicina generale è possibile trovare la giusta sintesi, utile al miglioramento dello standard di cura, il nostro obiettivo finale, che mette al centro il benessere del paziente”, sottolinea Paolo Di Bartolo, presidente Amd. “Se il medico di medicina generale è il ‘principale depositario’ della salute dell’assistito, il diabetologo può e deve giocare un ruolo imprescindibile nel trattamento dei pazienti più complessi: questo circolo virtuoso è pienamente attuabile solo condividendo appieno le strategie di educazione e le terapie”. 

La campagna – sottolinea la nota – intende anche sensibilizzare l’opinione pubblica sull’approccio attuale nella gestione della cronicità diabetica che si è spostata dalla cura della malattia conclamata alla prevenzione delle complicanze in tutti quei pazienti che presentano fattori di rischio quali l’ipertensione, l’abitudine al fumo, la dislipidemia, l’obesità. Il controllo medico può aiutare quindi le persone con diabete a essere proattive, non solo nel cercare di migliorare il proprio compenso glicemico ma anche nel rimanere costantemente ingaggiati nella appropriata gestione del Diabete.  

“L’attività di prevenzione è il cuore della medicina generale ed è per questo che abbiamo voluto offrire queste consulenze all’interno delle strutture di medici di medicina generale. Il medico curante può dare innanzitutto un contributo fondamentale nella identificazione dei pazienti bisognosi di una consulenza specialistica”, dichiara Gerardo Medea, responsabile nazionale Area metabolica della Simg.  

“La gestione integrata e la presa in carico del paziente cronico con diabete di tipo 2 – prosegue Gerardo Medea – può consentire di consolidare mutualmente esperienza e competenze tra i medici e promuovere una più efficace autonomia prescrittiva, per esempio, dei farmaci ipoglicemizzanti innovativi utili per i pazienti precoci o a rischio di complicanze cardiovascolari o renali”. 

“Le persone con diabete oggi come ieri, per la natura cronica della malattia, necessitano di una assistenza continua e durante la pandemia questa necessità è aumentata così come è diventata ancora più fondamentale la prossimità delle cure”, sottolinea Rita Lidia Stara, Associazione Diabete Italia. “Siamo felici di supportare questa iniziativa che rimette il diabete al centro dell’attenzione e ha un valore sociale importantissimo, grazie alla preziosa collaborazione tra specialisti e medicina generale, in favore dei pazienti più fragili”. 

La durata e le modalità precise di svolgimento delle consulenze – si precisa infine nella nota – saranno a discrezione degli specialisti dei centri aderenti, in base anche alla loro esperienza e valutazione e alle specifiche caratteristiche dei pazienti afferenti. La fruizione delle consulenze non comporta priorità per la prenotazione di visite diabetologiche o prestazioni diagnostiche successive, che dovranno essere poi prenotate secondo le modalità previste dalle autorità sanitarie locali e non interferirà con i rapporti con l’usuale centro diabetologico di riferimento del paziente. Maggiori informazioni su www.prontoDiabete.it
 

Zona rossa Italia e mini lockdown: ecco dove

In una mappa pandemica dell’Italia zona gialla (Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, la provincia autonoma di Trento, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta) che vira sempre di più verso la zona bianca (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Sardegna, Umbria, Veneto), ci sono ancora a livello locale alcuni comuni che combattono con mini lockdown. “Al momento in Sicilia ci sono 4 zone rosse: Santo Stefano di Quisquina (in provincia di Agrigento), Geraci Siculo e Prizzi (nel Palermitano), Scordia (in provincia di Catania). La scadenza delle misure restrittive, al momento, è prevista per la mezzanotte del 10 giugno”, sottolinea all’Adnkronos Salute la Regione Sicilia.  

In Sardegna è in zona rossa Aritzo (Nuoro), fino al 15 giugno. In Campania, nel salernitano, “il comune di Laurino (1.500 abitanti) è in zona rossa fino all’11 giugno”, precisa la Regione. In Basilicata “solo da ieri non ci sono più comuni in zona rossa – sottolinea la Regione – erano Acerenza (Potenza) e Montemilone (Potenza)”.  

Covid Piemonte, oggi 96 contagi e 3 morti: bollettino 8 giugno

Sono 96 nuovi contagi da Covid e 3 i morti registrati oggi, 8 giugno, in Piemonte, secondo quanto comunicato dall’Unità di Crisi della Regione. Le persone risultate positive sono pari allo 0.7% di 14.501 tamponi eseguiti, di cui 9.241 antigenici. Dei 96 nuovi casi, gli asintomatici sono 46 (47,9%). I casi sono 18 di screening, 58 contatti di caso, 20 con indagine in corso, 4 in Rsa e Strutture Socio-Assistenziali, 9 in ambito scolastico e 83 tra la popolazione generale.  

Il totale dei casi positivi diventa quindi 365.625, di cui 29.450 Alessandria, 17.434 Asti, 11.492 Biella, 52.759 Cuneo, 28.146 Novara, 195.715 Torino, 13.675 Vercelli, 12.948 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.498 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.508 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale. I ricoverati in terapia intensiva sono 55 (-9 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 413(-48 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 2977. I tamponi diagnostici finora processati sono 5.076.230(+14.501 rispetto a ieri), di cui 1.670.907 risultati negativi. 

Dei 3 decessi comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, nessuno si è verificato oggi. Il totale diventa quindi 11.663 deceduti risultati positivi al virus, 1.566 Alessandria, 713 Asti, 432 Biella, 1.447 Cuneo, 940 Novara, 5.573 Torino, 523 Vercelli, 373 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 96 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte. I pazienti guariti sono complessivamente 350.517(+287 rispetto a ieri), 27.699 Alessandria, 16.614 Asti, 10.869 Biella, 50.790 Cuneo, 26.934 Novara, 188.328 Torino, 12.975 Vercelli, 12.475 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.423 extraregione e 2.410 in fase di definizione. 

Covid oggi Veneto, 130 contagi e

Sono 130 i nuovi contagi da Coronavirus in Veneto secondo il bollettino di oggi, 8 giugno. Nella tabella si fa riferimento ad altri 4 morti. Nella Regione da inizio pandemia ci sono stati 424.170 casi, mentre i decessi sono stati in totale 11.585.  

Negli ospedali, intanto, continua la discesa dei ricoveri per Covid. Sono stati 487 in area non critica, diciannove in meno, e 65, invariati, in terapia intensiva. 

Covid, Zangrillo: “Il virus è in letargo”

Il virus è “in letargo”. Il professor Alberto Zangrillo, direttore della Terapia intensiva del San Raffaele, si disimpegna così davanti al pressing di Un giorno da pecora. Un anno fa, il 31 maggio 2020, Zangrillo sulla base della propria esperienza affermò “il virus, dal punto di vista clinico, non esiste più”. “La traduzione era volutamente di parte e maliziosa, non rinnego nulla”, dice oggi Zangrillo. “Il virus esiste, come esistono altri centinaia di virus. Stiamo cercando questo e troviamo questo, se ne cercassimo altri ne troveremmo altri. Dobbiamo affrontare il virus con intelligenza, evitando di fare le Cassandre e gli indovini”, aggiunge. “Io di ‘cassate’ ne ho dette poche, quando ho avuto il dubbio mi sono fermato. La ‘cassata’ più grande è stata creare personaggi veri e propri che si sono autolimentati, sono entrati in competizione, hanno disorientato e hanno passato molto tempo sui media creando disagio”, afferma. Il virus, ora, esiste? “Se riteniamo che ci possa essere un’equivalenza tra ‘clinicamente non esiste più’ e gli accessi in pronto soccorso, vi dico che fino a poco fa il pronto soccorso del mio ospedale era pieno di pazienti” ma “non pazienti con insufficienza respiratoria da Sars-Cov-2. Questo per me vuol dire che il virus è clinicamente… in letargo… Vogliamo dirla così? Può darsi che si risvegli? Speriamo di no…”. “Io non ho mai giocato a fare il Frate Indovino: è importante che se si risveglia venga affrontato in modo intelligente, bisogna affidarsi alla figura del medico di famiglia, centrale nel sistema sanitario, che va riqualificata dal punto di vista professionale e poi economico”, aggiunge. 

Vaccino Pfizer, bambini 5-11 anni: nuovi test

Pfizer annuncia l’avvio di nuovi test per raccogliere dati sull’efficacia e la sicurezza del vaccino anti-Covid sviluppato con la tedesca BioNTech nei bimbi della fascia d’età 5-11 anni. “Inizia oggi la fase 2/3 del nostro studio continuo sul vaccino nei bambini sani”, twitta il gruppo Usa. “Questo – spiega Pfizer – è il prossimo passo che ci consente di raccogliere dati per comprendere la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino nel gruppo di età compresa tra 5 e 11 anni”. 

 

Seconda dose vaccino Pfizer e Moderna, in Lombardia si accorciano tempi

Si accorciano i tempi per la seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna in Lombardia. “Da lunedì 28 giugno la seconda dose della vaccinazione anti-Covid sarà proposta dal portale per la prenotazione (https://prenotazionevaccinicovid.regione.lombardia.it) dal 21esimo giorno per il vaccino Pfizer/BioNTech e dal 28esimo giorno per il vaccino Moderna”. Lo comunica in una nota la Direzione generale Welfare della Regione Lombardia che aggiunge: “Resta invariato il limite dei 42 giorni come data massima di prenotazione della seconda dose vaccinale, come da Scheda tecnica del vaccino”.  

Le modalità di prenotazione delle vaccinazioni rimangono sempre le stesse: portale di Poste Italiane, portalettere, sportelli Atm di Poste Italiane e numero verde 800.894545. 

Morte Michele Merlo, i genitori: “Fare luce su eventuali errori prima del ricovero”

La star di ‘Amici’, Michele Merlo è morto a soli 28 anni per una leucemia fulminante. Affranti dal dolore, i genitori chiedono alla Magistratura di “svolgere le le necessarie indagini al fine di verificare se vi siano stati errori e/o omissioni antecedenti al ricovero al Maggiore che abbiano determinato irreversibilmente la sorte del proprio figlio”. Il ragazzo non ce l’ha fatta, nonostante l’operazione, ed è morto nella notte del 6 giugno all’Ospedale Maggiore di Bologna. “A tal fine – prosegue la nota – assistiti dai propri consulenti e legali procederanno in mattinata a depositare la formale denuncia necessaria per chiedere l’avvio delle procedure di sequestro della salma e delle cartelle cliniche”.  

“Domenico e Katia, padre e Madre di Michele intendono ringraziare tutto il personale medico, paramedico e i dirigenti del reparto rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna per la professionalità e umanità dimostrata nelle terribili ore che hanno preceduto la morte del proprio figlio – conclude la nota -. Approfittano di questo comunicato anche per informare che la data delle esequie verrà comunicata solo dopo che l’autorità giudiziaria avrà deciso quali azioni intraprendere”. 

Covid oggi Italia, bollettino Protezione Civile e contagi regioni 8 giugno

Il bollettino covid in Italia dalle regioni e dalla Protezione Civile oggi, 8 giugno. I dati regione per regione su contagi, ricoveri e morti. I numeri sui vaccini, le ultime news dalle città – Roma, Milano, Napoli – e le notizie da Lombardia a Lazio, da Toscana a Sicilia, da Sardegna a Veneto. I dati delle regioni: 

Sono 33 i contagi da coronavirus nelle Marche oggi, 7 giugno, secondo i dati del bollettino della regione. Il Servizio Sanità ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono stati testati 2725 tamponi: 1229 nel percorso nuove diagnosi (di cui 328 nello screening con percorso Antigenico) e 1496 nel percorso guariti (con un rapporto positivi/testati pari al 2,7%). 

I positivi nel percorso nuove diagnosi sono 33 (6 in provincia di Ancona, 9 in provincia di Pesaro-Urbino, 5 in provincia di Fermo, 12 in provincia di Ascoli Piceno e 1 proveniente da fuori regione). 

Questi casi comprendono soggetti sintomatici (9 casi rilevati), contatti in setting domestico (7 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (9 casi rilevati), contatti in setting lavorativo (1 caso rilevato), contatti in ambiente di vita/socialità (1 caso rilevato), contatti con coinvolgimento di studenti di ogni grado di formazione (2 casi rilevati) e un caso proveniente da fuori regione. Per altri 3 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche. Nel Percorso Screening Antigenico sono stati effettuati 328 test e sono stati riscontrati 4 casi positivi (da sottoporre al tampone molecolare) per un rapporto positivi/testati pari all’1%. 

Sono 90 i contagi da coronavirus in Toscana oggi, 8 giugno, secondo i dati del bollettino della regione diffusi dal governatore Eugenio Giani. “I nuovi casi registrati in Toscana sono 90 su 14.757 test di cui 7.020 tamponi molecolari e 7.737 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 0,61% (1,8% sulle prime diagnosi). Un tasso dei nuovi positivi così basso non si registrava da 10 mesi, e l’incidenza media regionale è 29 casi ogni 100mila abitanti, continuiamo così!”, scrive sui social. 

 

Covid oggi Toscana, 90 contagi: bollettino 8 giugno’

Sono 90 i contagi da coronavirus in Toscana oggi, 8 giugno, secondo i dati del bollettino della regione diffusi dal governatore Eugenio Giani. “I nuovi casi registrati in Toscana sono 90 su 14.757 test di cui 7.020 tamponi molecolari e 7.737 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 0,61% (1,8% sulle prime diagnosi). Un tasso dei nuovi positivi così basso non si registrava da 10 mesi, e l’incidenza media regionale è 29 casi ogni 100mila abitanti, continuiamo così!”, scrive sui social. 

Covid oggi Marche, 33 contagi: bollettino 8 giugno

Sono 33 i contagi da coronavirus nelle Marche oggi, 7 giugno, secondo i dati del bollettino della regione. Il Servizio Sanità ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono stati testati 2725 tamponi: 1229 nel percorso nuove diagnosi (di cui 328 nello screening con percorso Antigenico) e 1496 nel percorso guariti (con un rapporto positivi/testati pari al 2,7%). 

I positivi nel percorso nuove diagnosi sono 33 (6 in provincia di Ancona, 9 in provincia di Pesaro-Urbino, 5 in provincia di Fermo, 12 in provincia di Ascoli Piceno e 1 proveniente da fuori regione). 

Questi casi comprendono soggetti sintomatici (9 casi rilevati), contatti in setting domestico (7 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (9 casi rilevati), contatti in setting lavorativo (1 caso rilevato), contatti in ambiente di vita/socialità (1 caso rilevato), contatti con coinvolgimento di studenti di ogni grado di formazione (2 casi rilevati) e un caso proveniente da fuori regione. Per altri 3 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche. Nel Percorso Screening Antigenico sono stati effettuati 328 test e sono stati riscontrati 4 casi positivi (da sottoporre al tampone molecolare) per un rapporto positivi/testati pari all’1%.  

Saman Abbas, il pm: “Si cerca il corpo, pensiamo sia morta”

Saman Abbas, la 18enne pachistana scomparsa, voleva sottrarsi a un matrimonio combinato. La lite con i genitori per riavere i documenti, il video dei parenti in cascina con in mano pala e sacco, la testimonianza del fratello, le ricerche continuano per fare chiarezza su questo giallo di Novellara nel reggiano. Purtroppo, però, si cerca il corpo della giovane. L’ipotesi che si sta facendo strada tra gli investigatori è che la ragazza pachistana di cui si sono perse le tracce dal 30 aprile scorso, sia morta.  

“Le ricerche continuano, anche perché, purtroppo, riteniamo che la ragazza sia deceduta” dice il procuratore reggente Isabella Chiesi. “A breve partiranno con l’aiuto di un elettromagnetometro e saranno eseguite sotto la sorveglianza di un ingegnere”. Speranze di trovare dei resti? “Penso che un mese sia un periodo che consente senz’altro di ritrovarli”, spiega a ‘Reggiosera.it’. Per ora, aggiunge, le ricerche tramite “la cooperazione internazionale e le rogatorie” non sono ancora state fatte. “Ci sono elementi per continuare a pensare che lo zio di Saman sia in Europa, perché c’è molta collaborazione da parte delle autorità europee. Svizzera, Francia, Spagna e Inghilterra sanno chi devono cercare”.  

Alla domanda se l’esecutore materiale dell’omicidio possa essere stato solo lo zio di Saman, Chiesi risponde che “è difficile saperlo, perché non conosciamo nemmeno la modalità con cui stata uccisa”. L’accusa, comunque, “è di omicidio premeditato”. 

Nei video, ripresi dalle telecamere si vedono i tre familiari, con gli attrezzi, che vanno nel retro dell’azienda agricola. “Saman è stata accompagnata davanti, ma poi non sappiamo che percorso abbia fatto – precisa -. Questo non vuol dire che non sia passata altrove”. Quali saranno i prossimi passi? Attendere, sperando che siano in Francia, le ricerche degli altri e la cooperazione internazionale. Infine l’arrivo del cugino che possa arrivare a breve”. 

Nei frame, diffusi dai carabinieri e nel filmato (Guarda il video) del 29 aprile scorso, si vedono tre uomini in abiti scuri, uno con una pala, un altro con un sacco e il terzo con un altro attrezzo. Secondo l’ipotesi investigativa nelle immagini si vedrebbero lo zio e i due cugini di Saman, mentre stanno andando a scavare la fossa dove occultare poi il corpo della giovane. Dagli accertamenti, eseguiti tramite il servizio di Cooperazione internazionale istituto presso il Ministero dell’Interno in contatto con la polizia belga, non è risultato che Saman, sia in Belgio come dichiarato dal padre. Uno dei conoscenti della ragazza nel Paese ha riferito di non vederla lì da tantissimo tempo. 

“Ora vi dico tutta la verità” racconta del fratello di Saman agli investigatori. “Mio zio Danish ha ucciso Saman” riporta il ‘Corriere della Sera’. “Ho paura di lui, perché mi ha detto che se io avessi rivelato ai carabinieri quanto successo, mi avrebbe ammazzato. Ho pensato anche di ucciderlo mentre dormiva, visto ciò che ha fatto. Ma poi ho pensato che sarei finito in prigione. Ed era meglio che intervenissero i carabinieri”. Il minore, ora, si trova in un centro protetto e racconta della lite furibonda di Saman con i genitori, la richiesta dei documenti da parte della ragazza e il rifiuto dei genitori. Poi compare lo zio Danish Hasnain: “È arrivato da dietro le telecamere – racconta il fratello di Saman – perché lui sapeva dov’erano posizionate”. Poi il 16enne lo sente gridare verso i genitori “andate in casa! Ora ci penso io”. “Mio padre – continua il ragazzo – è rientrato a casa con lo zaino di Saman, quello di colore avorio che lei aveva sulle spalle quando è uscita. Lo zio ha detto a papà di portarlo in casa e di nasconderlo senza farlo vedere alle telecamere”. 

“Il primo pensiero, come Imam e musulmano italiano, è la preghiera per la salute e la vita di questa ragazza che, speriamo, sia ancora viva, oltre alla volontà di sensibilizzare i suoi parenti a ritrovare la vera priorità, che è la vita della loro figlia e nipote” dice all’Adnkronos Così Yahya Pallavicini, Imam nella moschea di Al-Wahid di Milano e presidente della Coreis-comunità religiosa islamica italiana. “Perché l’incapacità di comprendere e conoscere l’Occidente e la modernità, oltre a una difesa conservatrice di usi e costumi male interpretati, sono elementi che messi insieme possono creare un cocktail esplosivo”.  

“Senza dubbio -spiega Pallavicini- il fatto dimostra che c’è una distanza tra modernità e tradizione; c’è una sfida culturale, psicologica e familiare tra Oriente e Occidente e tra tradizione e modernità”. E “questo è importante chiarirlo perché non bisogna confondere delle identità culturali con delle interpretazioni religiose”. Del resto, sottolinea, “il matrimonio combinato non è prescritto da nessuna parte e tutto ciò che è contrario è vietato e punito”. In ogni caso “non esiste che dei genitori possano maltrattare o uccidere i propri figli, maschi o femmine che siano. Non c’è religione o dottrina che possa mai prescrivere una cosa del genere”. Ciò che invece “tutte le religioni prescrivono sono la salute, il rispetto e la dignità di genitori e figli. E’ l’amore per la vita”. Quindi “cerchiamo di non confondere il tribalismo con l’identità culturale, né il formalismo apologetico o pseudoreligioso con la religione vera e propria. Qualunque religione sia”. Si tratta di “un discorso universale”. 

In “Europa meridionale, così come è accaduto nel Sud d’Italia con i delitti d’onore, si tratta comunque di fenomeni ormai superati; quanto a noi, come leader religiosi, dobbiamo affermare con forza che questa pratica non esiste e non ci sono soluzioni se non quella di spingere all’amore e al rispetto dei giovani nelle loro nuove sfide. L’Islam e il Pakistan non c’entrano, bisogna piuttosto riscoprire l’istinto naturale per il bene e per la vita. Che è sacra, per tutte le religioni. Anche per chi non crede”. Per fortuna, afferma Pallavicini, “i numeri sono relativi”, anche se “per quanto pochi, sono comunque spiacevoli”. Quanto alle cause, “sono soprattutto di ordine psicologico: l’incapacità di comprendere e conoscere l’Occidente e la modernità, oltre a una difesa conservatrice di usi e costumi male interpretati della propria radice nazionale o religiosa o culturale, sono elementi che messi insieme fanno un cocktail esplosivo”. Cioè “non conosco la mia identità, ho paura dell’identità del Paese in cui mi trovo e di non saper gestire i miei figli che qui crescono e, su questa base, scattano soluzioni assurde e pericolose”.  

E’ inoltre importante sottolineare, avverte Pallavicini, che la questione va risolta con le leggi dell’ordinamento italiano: “Non si tirino fuori sentenze di Sharia, Fatwe o tribunali islamici. Non abbiamo bisogno di risolvere un ghetto culturale con un ghetto giuridico. Basta il buonsenso della vera religione e l’ordinamento giuridico dello Stato occidentale. Altrimenti ci sarà sempre il rischio che si voglia trovare una soluzione ‘islamicamente’ o ‘pakistanamente’ o ‘cristianamente’. Ciò che dobbiamo fare -conclude- è trovare una soluzione con le misure che ci sono e soprattutto sperare che quella ragazza sia viva e stia bene”. 

 

 

Giornata degli Oceani, minacciati da inquinamento e cambiamento climatico

Oggi, martedì 8 giugno, è la Giornata Mondiale degli Oceani. Il Wwf mostra come il cambiamento climatico abbia già trasformato, a volte in modo irreversibile, alcuni dei più importanti ecosistemi marini del Mediterraneo, con conseguenze per settori economici come la pesca e il turismo e cambiamenti nel nostro consumo di pesce. È necessaria un’azione urgente per mitigare ulteriori emissioni di gas serra e per adattarsi alla nuova realtà di un mare destinato a riscaldarsi. 

Quello dell’effetto della crisi climatica è solo il primo dei temi proposti dalla campagna ‘GenerAzioneMare’ del Wwf Italia che vedrà per tutta l’estate volontari, ricercatori, velisti, sub e apneisti impegnati nella difesa collettiva del nostro Capitale Blu. Il calendario degli eventi verrà lanciato nei prossimi giorni insieme al Manifesto di Campagna con gli obiettivi di tutela per il 2021. Con l’aumento delle temperature del 20% più veloce della media globale e l’innalzamento del livello del mare che dovrebbe superare il metro entro il 2100, il Mediterraneo sta diventando il mare con il riscaldamento più rapido e il più salato del nostro pianeta. 

Il nuovo rapporto del Wwf ‘The Climate Change Effect in the Mediterranean: Stories from an overheating sea’ mostra i 6 principali impatti che il cambiamento climatico ha su tutta la biodiversità marina e l’entità dei mutamenti risultanti nelle principali specie ittiche e habitat con conseguenze sulla sussistenza delle comunità locali. Il Wwf sottolinea la pericolosa relazione tra l’impatto climatico e le attuali pressioni umane sulla vita marina, come la pesca eccessiva, l’inquinamento, lo sviluppo antropico costiero e la navigazione che hanno già drasticamente ridotto la resilienza ecologica del nostro mare, ovvero, la sua capacità di rigenerarsi. 

“Dagli scenari degli esperti sul futuro del Mediterraneo, come l’accelerazione dell’aumento delle temperature e l’ingresso di numerose specie aliene, il Mare Nostrum rischia di cambiare volto in tempi rapidissimi con inevitabili conseguenze per le comunità. Ora più che mai è necessario puntare sulla superficie di mare protetto, almeno il 30% entro il 2030 così come prevede anche la nuova strategia sulla biodiversità Ue. Le Aree marine protette, infatti, sono uno strumento essenziale per la resilienza dei nostri mari e degli ecosistemi che li rendono unici. La migliore cura è investire sulla Natura e aiutarla a rigenerarsi” afferma Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia. 

“Il Mediterraneo di oggi non è più quello di una volta. La sua tropicalizzazione è già avanzata. Il cambiamento climatico non è un tema del futuro, è una realtà che oggi scienziati, pescatori, subacquei, comunità costiere e turisti stanno già vivendo. La posta in gioco è molto alta tenendo conto dei benefici che il Mar Mediterraneo potrebbe offrire. Se vogliamo invertire questa tendenza dobbiamo ridurre la pressione umana e costruire la resilienza. Ecosistemi sani e una fiorente biodiversità sono le nostre migliori difese naturali contro gli impatti climatici” afferma Giulia Prato, responsabile Mare del Wwf Italia. 

In tutta la regione si stanno verificando cambiamenti negli habitat e nelle popolazioni ittiche. I molluschi autoctoni sono diminuiti di quasi il 90% nelle acque israeliane, specie invasive come il pesce coniglio costituiscono l’80% delle catture di pesce in Turchia e specie meridionali come barracuda e cernie brune sono diventate osservazioni comuni nelle acque settentrionali della Liguria. Le comunità costiere hanno iniziato ad adattarsi alla nuova realtà, imparando a catturare e cucinare nuove specie come pesci coniglio, meduse e altri esemplari alieni come nuove prelibatezze di mare, installando reti intorno alle spiagge per tenere fuori le meduse che potrebbero anche essere utilizzate nel settore cosmetico. 

Le temperature più calde e le tempeste stanno trasformando anche i fondali delle acque profonde. Praterie endemiche di Posidonia, gorgonie e Pinna nobilis sono diminuite in tutta la regione, fino ad estinguersi completamente in alcune aree. La perdita di queste specie avrebbe un impatto drammatico sull’intero ecosistema marino poiché forniscono habitat vitali per molte specie, producono benefici nella lotta al cambiamento climatico poiché alcune di esse funzionano come serbatoi naturali di carbonio e anche per la nostra economia poiché spesso attirano subacquei e turisti. 

Le aree marine protette ben gestite possono fare molto per ridurre il più possibile lo stress sulle restanti popolazioni. Questi casi, sottolinea il Wwf, mostrano chiaramente il forte nesso tra clima e oceano e la necessità di una migliore protezione marina per ripristinare la biodiversità e gli stock ittici e ricostruire la resilienza del nostro mare. 

In occasione della Giornata mondiale degli oceani, il Wwf pubblica anche ‘Blueprint for a Living Planet’, che delinea quattro principi per un’azione integrata oceano-clima per guidare le discussioni che confluiranno nella Cop15 della convenzione sulla diversità biologica, nella Cop26 della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e nella Cop22 della Convenzione di Barcellona che si svolgeranno durante la seconda metà del 2021. Il Wwf chiede ai leader globali e mediterranei di garantire che quest’anno vengano concordate azioni e meccanismi finanziari più forti per la biodiversità e il clima. 

Discoteche riapertura 2021, Costa: “Ripartano da luglio almeno all’aperto”

Riapertura delle discoteche, oggi il tavolo con i gestori. L’ipotesi è quella di ripartire, cominciando con i locali all’aperto. “Sarebbe un’idea, già luglio per me è il mese giusto” dice Andrea Costa, sottosegretario alla Salute in un’intervista a ‘Il Messaggero’, anche se “bisogna individuare dei parametri oggettivi e tener conto delle specificità”. Ad esempio, spiega, “si può fare la differenza tra sale da ballo e discoteche. Chi balla il liscio con un partner probabilmente potrebbe essere trattato in maniera diversa da chi si ritrova a ballare attaccato in discoteca”.  

“Io poi non sono neanche un buon ballerino. Mai stato un discotecaro in vita mia. Suono la chitarra acustica, pensi un po'”, premette Costa con un sorriso, precisando che quello si oggi sarà “un vertice, ma non un tavolo tecnico. Una richiesta di confronto che era mio dovere ascoltare”. Il ragionamento dell’esponente di Noi con l’Italia è che “i vaccini vanno avanti, i contagi calano, tutte le attività hanno avuto la loro possibilità. E’ una questione di coerenza: ora abbiamo gli strumenti, con prudenza si può riaprire”. Ai gestori che minacciano di riaprire dal 21 giugno anche senza autorizzazione, il sottosegretario farà presente innanzitutto “che le regole devono essere rispettate e che non è con le dimostrazioni di forza che si risolvono i problemi. In secondo luogo. dobbiamo essere capaci – e parlo al plurale intendendo noi politici – di costruire un rapporto di fiducia con i cittadini. Un rapporto su cui si gioca la nostra credibilità. Per farlo servono messaggi positivi e in questo caso serve una data per ripartire, una prospettiva”.  

“Io spiegherò, ad esempio – anticipa Costa – che l’inizio di luglio potrebbe essere la data giusta, ma che si tratta di un percorso da fare insieme. Porterò le loro istanze al ministro, dialogherò con il Cts, ma dobbiamo trovare una soluzione per fare in modo che la riapertura avvenga davvero e soprattutto avvenga senza commettere gli errori dello scorso anno”. 

Per riaprire le discoteche ci saranno quindi nuovi protocolli? “Spererei proprio di sì – risponde il sottosegretario alla Salute – Non possiamo riaprire commettendo l’errore di usare il criterio del distanziamento. La discoteca è il luogo in cui per definizione è impossibile mantenerlo. Bisogna ragionare su altri parametri, come capienza ridotta e un monitoraggio rigido. E’ impensabile che non si garantisca una tracciabilità reale di chi le frequenta. E’ il solo modo per avere ingressi in sicurezza”.  

Ma quali potrebbero essere dei parametri oggettivi sui quali ragionare? Secondo il sottosegretario “dovrebbe essere quello della superficie. Il Cts – spiega – deve valutare da un punto di vista scientifico, come ha fatto per le piscine, che per ogni persona occorrono determinati metri quadrati in discoteca, in modo da determinare in base alla superficie del locale una percentuale di capienza massima”. 

E poi c’è il Green pass, che per Costa “può assolutamente” essere lo strumento per tornare a ballare in sicurezza. “Non vedo perché non lo si possa usare per le discoteche – dice – Dobbiamo far valere le stesse regole che abbiamo applicato in altre situazioni, non solo per il certificato. Penso ai ristoranti o anche alle piscine. Per cui ad esempio differenziamo tra spazi al chiuso e spazi all’aperto, la bella stagione ce lo consente. Poi, ribadisco, dovranno esserci controlli seri per garantire che il tutto funzioni”.  

 

 

Covid Italia, Sileri: “Stop a certificati e richieste tamponi con 50% vaccinati”

“Quando dire stop a certificati e richieste di tamponi? Quando avremo raggiunto il 50% degli italiani che hanno completato il ciclo vaccinale, in attesa di raggiungere l’80%”. Lo dice il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ai microfoni di ‘In vivavoce’ su Rai Radio1. 

“In itinere se tu incontri tutte persone vaccinate, con prima e seconda dose, non vedo perché debba essere chiesto un tampone o perché – aggiunge Sileri – debba essere tenuta ancora la mascherina. Giusto tenere la mascherina al chiuso, negli ambienti di lavoro, sui mezzi pubblici perché non puoi sapere se chi incontri è vaccinato. Ma tra persone che si conoscono e sono tutte vaccinate no, non vedo perché – sottolinea – io non potrei invitare a casa 15 vaccinati tutti insieme”.  

Quanto ai test, “riserviamo i tamponi a coloro che non sono vaccinati, che non hanno completato la vaccinazione o che hanno sintomi – dice Sileri – altrimenti rischiamo una ridondanza di certificazioni. Faccio un esempio per tutti: io sono vaccinato e se prendo un aereo con un positivo devo fare la quarantena. Perché se sono vaccinato devo farmi la quarantena?”. 

Sileri dice che “alla fine dell’estate avremo l’80% dei vaccinabili immunizzati”. “Ora in Italia le persone attualmente vaccinabili sono circa 54 milioni, ottenere l’80% delle persone vaccinabili nella popolazione adulta – sottolinea – più la fascia tra i 12 e i 18 anni, significa aver raggiunto la protezione di comunità. La raggiungeremo. E’ chiaro – aggiunge il sottosegretario – che purtroppo ci sarà qualcuno che non vuole vaccinarsi e dovremo aiutarlo convincendolo, senza alcun obbligo, della bontà dei vaccini. Ma sono abbastanza sicuro che per fine luglio avremo questa percentuale che ha ricevuto almeno la prima dose e per settembre, massimo ottobre si completerà il ciclo vaccinale”. 

E’ “bellissimo vedere i ragazzi giovani che vogliono vaccinarsi in fila come fuori da uno stadio o prima di un concerto. Speriamo che questa adesione continui anche nelle prossime settimane”. Oltre alle 4 regioni in cui le prenotazioni sono già attive “sono imminenti inserimenti anche di altre regioni e per la fine di giugno, massimo metà di luglio – assicura – tutte le regioni avranno l’apertura alla campagna vaccinale per questa fascia di età”.  

Sileri ricorda quindi che a breve potrebbe arrivare per i più giovani anche il vaccino anti-Covid di Moderna, che ha chiesto all’Ema l’autorizzazione per la fascia tardo adolescenziale cioè tra i 12 e i 18 anni come già avvenuto tra i 12 e i 15 per Pfizer. “Questo significa – sottolinea il sottosegretario – avere un’arma in più per quasi 2 milioni di adolescenti”. Ricordiamo, aggiunge Sileri, “che l’efficacia del vaccino è molto vicina al 100% anche in questa fascia di età. E ci sono degli studi che evidenziano che anche gli adolescenti colpiti dal Covid siano andati in ospedale. E’ chiaro che è molto molto più raro, ma i ricoveri sono 3-4 volte superiori a quelli dell’influenza stagionale. Tra l’altro andare a vaccinare la popolazione più giovane significa limitare quel serbatoio virale che può anche generare mutazioni e quindi crearci problemi per il futuro”.  

Quanto ai non vaccinati, “non credo che siano no-vax i non vaccinati nella fascia 60-69 anni. Credo che sia prevalentemente una diffidenza per i vaccini a loro consigliati che sono Johnson&Johnson e AstraZeneca” afferma Sileri. 

“Sicuramente ce ne sarà qualcuno riluttante in genere per la vaccinazione – aggiunge – ma sono 2 milioni di persone. Probabilmente ha inciso anche un’incapacità iniziale di poterli raggiungere ovunque, ma ora con il vaccino in farmacia, praticamente sotto casa, sarà più facile”.  

Butera (Mete Onlus): “Chiediamo verità per Saman”

In qualità di Presidente della Comunità Internazionale “Sono Bambina, Non Una Sposa” di Mete Onlus, Giorgia Butera “chiede verità da parte della famiglia per Saman Abbas, ragazza pakistana scomparsa a Reggio Emilia per aver rifiutato un matrimonio combinato”. “L’Italia è dalla parte delle giovani ragazze costrette ad unioni forzate, vittime di una violazione che ne limita l’istruzione e provoca danni alla loro salute fisica e emotiva”, si legge in una nota. 

“Il caso tragico di Saman non è da considerarsi episodio isolato, sono decine e decine i casi presenti nel nostro territorio, ciò è dovuto alla presenza di comunità straniere, che seppur perfettamente inserite, rimangono fedeli ai loro parametri culturali – dice Butera – In questa maniera, si genera il contrasto: da un lato le ragazze avviate ad un processo naturale di emancipazione occidentale, dall’altro le famiglie regolate da modelli patriarcali”. “E poi, il flusso della migrazione forzata, la quale porta con sé (anche) storie di matrimoni infantili, precoci e forzati – aggiunge – I matrimoni precoci e forzati trovano profonde radici negli squilibri di potere tra donne e uomini, in stereotipi e leggi che rispecchiano l’idea che la donna debba ricoprire un ruolo sociale e familiare subalterno, regolato da modelli patriarcali, sul consenso al controllo sociale sul corpo e sulle scelte sessuali delle donne. Esistono zone in Italia con una prevalenza importante del fenomeno, come la Sicilia, l’Emilia Romagna e la Lombardia”. “Ineludibile, la necessità di istituire un Osservatorio Permanente ad opera di chi interviene in materia; fondamentale è rafforzare l’attività di sensibilizzazione ed informazione incontrando le varie comunità straniere e le scuole con una incidenza multietnica di notevole importanza”, afferma la Presidente Mete Onlus. Non possiamo far finta che tutto questo non ci appartenga – conclude”. 

“Ricordiamo che nel 2019, presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia del Senato è avvenuta l’audizione da parte della Presidente Mete Onlus nell’ambito dell’esame dei disegni di legge nn. 174 e 662 in materia di costrizione matrimoniale nei confronti dei minori. Parallelamente, l’audizione si è svolta in Commissione Diritti Umani al Senato della Repubblica. In seguito, il “Codice Rosso” ha introdotto nel Codice Penale l’art. 558 bis “Costrizione o induzione al matrimonio”. Nello specifico: “Chiunque induce taluno a contrarre matrimonio o unione civile mediante violenza, minaccia, approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica ovvero mediante persuasione fondata su precetti religiosi è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. La norma prevede che il delitto sia punibile “anche se è commesso all’estero in danno di un cittadino o di uno straniero legalmente residente in Italia al momento del fatto”. 

Covid oggi Campania, 177 contagi e 10 morti: bollettino 7 giugno

Sono 177 i nuovi contagi da Coronavirus in Campania secondo il bollettino di oggi, 7 giugno. Nella tabella si fa riferimento ad altri 10 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 3.406 tamponi molecolari. Da inizio pandemia ci sono stati 7.252 decessi nella Regione. Da ieri i guariti o dimessi sono 723. In Campania sono 43 i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva e 566 i pazienti Covid ricoverati in reparti di degenza.