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Categoria: cronaca

‘Ovunque tu sia’, a Palermo il documentario su campagna vaccinale

È il racconto di due anni frenetici, intensi. Di giornate interminabili e di notti in bianco trascorse a combattere un nemico invisibile, pericoloso e all’inizio sconosciuto. È la storia della professionalità e del sacrificio di medici, infermieri e amministrativi che, in piena pandemia da Coronavirus, dalla Fiera del Mediterraneo e, poi, ovunque fosse necessaria la loro presenza, hanno garantito a migliaia di persone al giorno l’accesso gratuito al vaccino. Cioè alla prevenzione della malattia, lo strumento più efficace al momento disponibile.  

Oggi pomeriggio, al padiglione 20 dell’hub vaccinale di Palermo, è stato proiettato il documentario “Ovunque tu sia”, a cura del Centro regionale per l’inventario (Cricd), promosso dagli assessorati regionali alla Salute e ai Beni culturali e all’Identità siciliana. Ventisette minuti che, attraverso le immagini e le parole dei protagonisti, descrivono la campagna di vaccinazione nel capoluogo siciliano. Ad assistere alla proiezione erano presenti, tra gli altri, il dirigente generale del dipartimento di Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, Mario La Rocca, il direttore e il commissario straordinario del Cricd, Laura Cappugi e Pietro Giuseppe Giammalva, e il commissario all’emergenza Covid della Città Metropolitana di Palermo, Renato Costa. 

«Palermo – evidenzia l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza – ha dato uno sprint alla Sicilia nella campagna vaccinale. È stata la provincia che ha fatto registrare i numeri più alti, ci ha consentito di uscire dall’hub e di portare il vaccino in tutti i luoghi del territorio provinciale. L’hub si è fatto autobus e con medici, in larga parte giovanissimi, ha raggiunto la Fiera, il mercato, i quartieri popolari. È stata la prima grande esperienza di medicina di prossimità che, uscendo fuori dagli ambulatori e dagli ospedali, ha consentito al sistema sanitario di raggiungere gli anziani, i giovani e le persone indecise o più riottose a sottoporsi al vaccino».  

Gli operatori del Centro regionale per l’inventario hanno seguito le squadre sanitarie della struttura commissariale nel loro viaggio per la città e la provincia, a vaccinare nelle case, nelle piazze, nei mercati, negli uffici, nei ristoranti e ovunque fosse necessario.  

«Questo documentario – aggiunge il commissario Renato Costa – è un toccante omaggio al grande lavoro del personale impegnato nell’emergenza sanitaria. Siamo grati alla Regione e al Centro regionale per l’inventario per aver voluto che restasse una traccia del lavoro dei ragazzi della Fiera e del nostro impegno totale e costante per assicurare un’alta copertura vaccinale alla popolazione del territorio di cui ci occupiamo, la Città metropolitana di Palermo». 

‘Ovunque tu sia’, a Palermo il documentario su campagna vaccinale

È il racconto di due anni frenetici, intensi. Di giornate interminabili e di notti in bianco trascorse a combattere un nemico invisibile, pericoloso e all’inizio sconosciuto. È la storia della professionalità e del sacrificio di medici, infermieri e amministrativi che, in piena pandemia da Coronavirus, dalla Fiera del Mediterraneo e, poi, ovunque fosse necessaria la loro presenza, hanno garantito a migliaia di persone al giorno l’accesso gratuito al vaccino. Cioè alla prevenzione della malattia, lo strumento più efficace al momento disponibile.  

Oggi pomeriggio, al padiglione 20 dell’hub vaccinale di Palermo, è stato proiettato il documentario “Ovunque tu sia”, a cura del Centro regionale per l’inventario (Cricd), promosso dagli assessorati regionali alla Salute e ai Beni culturali e all’Identità siciliana. Ventisette minuti che, attraverso le immagini e le parole dei protagonisti, descrivono la campagna di vaccinazione nel capoluogo siciliano. Ad assistere alla proiezione erano presenti, tra gli altri, il dirigente generale del dipartimento di Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, Mario La Rocca, il direttore e il commissario straordinario del Cricd, Laura Cappugi e Pietro Giuseppe Giammalva, e il commissario all’emergenza Covid della Città Metropolitana di Palermo, Renato Costa. 

«Palermo – evidenzia l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza – ha dato uno sprint alla Sicilia nella campagna vaccinale. È stata la provincia che ha fatto registrare i numeri più alti, ci ha consentito di uscire dall’hub e di portare il vaccino in tutti i luoghi del territorio provinciale. L’hub si è fatto autobus e con medici, in larga parte giovanissimi, ha raggiunto la Fiera, il mercato, i quartieri popolari. È stata la prima grande esperienza di medicina di prossimità che, uscendo fuori dagli ambulatori e dagli ospedali, ha consentito al sistema sanitario di raggiungere gli anziani, i giovani e le persone indecise o più riottose a sottoporsi al vaccino».  

Gli operatori del Centro regionale per l’inventario hanno seguito le squadre sanitarie della struttura commissariale nel loro viaggio per la città e la provincia, a vaccinare nelle case, nelle piazze, nei mercati, negli uffici, nei ristoranti e ovunque fosse necessario.  

«Questo documentario – aggiunge il commissario Renato Costa – è un toccante omaggio al grande lavoro del personale impegnato nell’emergenza sanitaria. Siamo grati alla Regione e al Centro regionale per l’inventario per aver voluto che restasse una traccia del lavoro dei ragazzi della Fiera e del nostro impegno totale e costante per assicurare un’alta copertura vaccinale alla popolazione del territorio di cui ci occupiamo, la Città metropolitana di Palermo». 

Covid, Mentana negativo torna al Tg: “E’ stata leggera grazie e tre dosi”

“Non facciamo finta di non essere stati assenti…”. Come annunciato sui social in mattinata, Enrico Mentana – colpito da covid e ora negativizzato – è tornato al suo Tg La7. “Anch’io – ha detto in apertura di telegiornale -, come milioni di italiani, ho avuto il covid. Grazie a Dio e grazie alla scienza, con tre dosi è stata una cosa molto leggera. Poi non ne parlo più perché è uno dei tanti casi, delle centinaia di migliaia di oggi, di coloro che non sono più positivi”. 

Covid oggi Italia, 188.797 contagi e 385 morti: bollettino 20 gennaio

Sono 188.797 i contagi da coronavirus in Italia oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid – regione per regione – nel bollettino di Protezione Civile e ministero della Salute. Registrati altri 385 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 1.110.266 tamponi processati in 24 ore. Il tasso di positività è dl 17%. 

Sono 155 gli ingressi in terapia intensiva e portano il totale dei pazienti a 1.698. Al netto dei dimessi, in rianimazione ci sono 10 pazienti in più di ieri. Aumentano anche i ricoverati con sintomi (+159). Nei reparti sono ricoverate con coronavirus 19.659 persone. 

 

LAZIO – Sono 13.423 i contagi da coronavirus nel Lazio oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati 15 morti. A Roma, segnalati 6.219 casi. 

“Oggi nel Lazio, su 27.832 tamponi molecolari e 79.673 tamponi antigenici per un totale di 107.505 tamponi, si registrano 13.423 nuovi casi positivi (-1.111), sono 15 i decessi (-3), 1.915 i ricoverati (+27), 202 le terapie intensive (-2) e +5.210 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 12,4%. I casi a Roma città sono a quota 6.219”, dice in una nota l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. 

CAMPANIA – Sono 16.977 i contagi da coronavirus in Campania oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. I nuovi casi sono stati registrati su 102.720 tamponi. I soggetti positivi all’antigenico sono 10.954, quelli positivi al molecolare sono 6.023. Registrati altri 24 morti. I pazienti covid ricoverati in ospedale in area non critica sono 1.331. In terapia intensiva, 99 persone. 

EMILIA ROMAGNA – Sono 20.140 i contagi da coronavirus in Emilia Romagna oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 33 morti. I nuovi casi sono stati rilevati su un totale di 71.690 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, di cui 29.996 molecolari e 41.694 test antigenici rapidi. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è del 28,1%. 

VENETO – Sono 21.833 i contagi da coronavirus in Veneto oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 32 morti nelle 24 ore. Sono 27.3895 gli attuali positivi, 1.806 i ricoverati in area medica e 204 nelle terapie intensive. 

PUGLIA – Sono 8.333 i contagi da coronavirus in Puglia oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 8 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 63.243 tamponi. I nuovi casi per provincia – Bari: 2.764; Bat: 934; Brindisi: 761; Foggia: 1.269; Lecce: 1.437; Taranto: 1.061; Residenti fuori regione: 62; Provincia in definizione: 45. Le persone attualmente positive in Puglia sono 133.483. In ospedale, i pazienti covid ricoverati in area non critica sono 691. In terapia intensiva, 63 persone. 

SARDEGNA – Sono 1.432 i contagi da coronavirus in Sardegna oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 3 morti. I nuovi casi sono stati individuati sulla base di 5.254 persone testate. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 25.354 tamponi. 

I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 30 (3 in più di ieri). I pazienti ricoverati in area medica sono 265 (4 in più di ieri ). Sono 21.885 i casi di isolamento domiciliare (163 in più di ieri). Si registrano 3 decessi: una donna di 78 anni, residente nella provincia del Sud Sardegna, una di 84 anni, residente della provincia di Sassari, e una di 87 anni, residente della Città Metropolitana di Cagliari. 

BASILICATA – Sono 1.396 i nuovi contagi da coronavirus in Basilicata secondo il bollettino di oggi, 20 gennaio. Si registrano inoltre altri 4 morti. 7.055 i tamponi (molecolari e antigenici) effettuati nelle ultime 24 ore. Con loro si conteggiano anche i tamponi rapidi. Le persone decedute risiedevano a Potenza, Lauria, Viggianello e Tursi e dall’inizio dell’emergenza il numero dei morti sale a 643. I lucani guariti o negativizzati sono 735. I ricoverati per Covid-19 sono 95 (+2) di cui 4 (+1) in terapia intensiva: 51 (di cui 3 in TI) nell’ospedale di Potenza; 44 (di cui 1 in TI) in quello di Matera.  

Nel complesso, considerando che i nuovi contagiati lucani sono 1.375, gli attuali positivi residenti in Basilicata sono 15.881. Per la vaccinazione, ieri sono state effettuate 5.145 somministrazioni. Finora 457.052 lucani hanno ricevuto la prima dose del vaccino (82,6 per cento della popolazione che ammonta a 553.254 residenti), 418.749 hanno ricevuto la seconda (75,7 per cento) e 250.820 sono le terze dosi (45,3 per cento), per un totale di 1.126.621 somministrazioni effettuate. 

CALABRIA – Sono 2.785 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 gennaio 2022 in Calabria, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 14 morti. 

I nuovi casi di positività sono stati rilevati su 15.230 tamponi effettuati. Sono +1.660 i guariti. In totale 1.766 decessi da inizio pandemia. Il bollettino, inoltre, registra +1.111 attualmente positivi, -4 ricoveri (per un totale di 435) e, infine, +1 terapie intensive (per un totale di 35). 

TOSCANA – Sono 13.720 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 gennaio in Toscana, secondo i dati dell’ultimo bollettino covid-19. Si registrano altri 24 morti. I nuovi casi (5.894 confermati con tampone molecolare e 7.826 da test rapido antigenico) portano il totale a 628.124 dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Coronavirus: sono il 2,2% in più rispetto al totale del giorno precedente. 

I guariti crescono del 2,3% e raggiungono quota 440.184 (70,1% dei casi totali). Oggi sono stati eseguiti 22.921 tamponi molecolari e 55.520 tamponi antigenici rapidi, di questi il 17,5% è risultato positivo. Gli attualmente positivi sono oggi 179.991, +2,1% rispetto a ieri. I ricoverati sono 1.454 (13 in più rispetto a ieri), di cui 124 in terapia intensiva (3 in meno). Oggi si registrano 24 nuovi decessi: 15 uomini e 9 donne con un’età media di 80 anni. 

ABRUZZO – Sono 4.004 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 gennaio 2022 in Abruzzo, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 6 decessi. I nuovi casi di positività portano il totale dall’inizio dell’emergenza – al netto dei riallineamenti – a 180.855. Dei positivi odierni, 2.554 sono stati identificati attraverso test antigenico rapido. 

Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 96670 dimessi/guariti (+248 rispetto a ieri). Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 81459 (+3748 rispetto a ieri), nel totale sono ricompresi anche 69054 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall’inizio dell’emergenza, sui quali sono in corso verifiche. Sono 418 i pazienti (+7 rispetto a ieri) ricoverati in ospedale in area medica; 40 (+3 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 81001 (+3738 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. 

FRIULI VENEZIA GIULIA – Sono 5.238 i contagi da coronavirus in Friuli Venezia Giulia oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 8 morti. Nel dettaglio, su 9.736 tamponi molecolari sono stati rilevati 1.199 nuovi contagi, con una percentuale di positività del 12,32%. 

Sono inoltre 23.997 i test rapidi antigenici realizzati, dai quali sono stati rilevati 4.039 casi (16,83%). Le persone ricoverate in terapia intensiva scendono a 40, così come gli ospedalizzati in altri reparti che calano a 429, come comunica il vicegovernatore della Regione con delega alla Salute, Riccardo Riccardi. 

VALLE D’AOSTA – Sono 540 i contagi da coronavirus in Valle d’Aosta oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrato un morto. I positivi attuali sono 6.061 di cui 5.977 in isolamento domiciliare, 78 ricoverati in ospedale, 6 in terapia intensiva. Da inizio pandemia i morti sono stati 499 nella Regione. 

 

Covid oggi Basilicata, 1.396 contagi e 4 morti: bollettino 20 gennaio

Sono 1.396 i nuovi contagi da coronavirus in Basilicata secondo il bollettino di oggi, 20 gennaio. Si registrano inoltre altri 4 morti. 7.055 i tamponi (molecolari e antigenici) effettuati nelle ultime 24 ore. Con loro si conteggiano anche i tamponi rapidi. Le persone decedute risiedevano a Potenza, Lauria, Viggianello e Tursi e dall’inizio dell’emergenza il numero dei morti sale a 643. I lucani guariti o negativizzati sono 735. I ricoverati per Covid-19 sono 95 (+2) di cui 4 (+1) in terapia intensiva: 51 (di cui 3 in TI) nell’ospedale di Potenza; 44 (di cui 1 in TI) in quello di Matera.  

Nel complesso, considerando che i nuovi contagiati lucani sono 1.375, gli attuali positivi residenti in Basilicata sono 15.881. Per la vaccinazione, ieri sono state effettuate 5.145 somministrazioni. Finora 457.052 lucani hanno ricevuto la prima dose del vaccino (82,6 per cento della popolazione che ammonta a 553.254 residenti), 418.749 hanno ricevuto la seconda (75,7 per cento) e 250.820 sono le terze dosi (45,3 per cento), per un totale di 1.126.621 somministrazioni effettuate. 

Covid oggi Lazio, 13.423 contagi e 15 morti. A Roma 6.219 casi

Sono 13.423 i contagi da coronavirus nel Lazio oggi, 20 gennaio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati 15 morti. A Roma, segnalati 6.219 casi. “Oggi nel Lazio, su 27.832 tamponi molecolari e 79.673 tamponi antigenici per un totale di 107.505 tamponi, si registrano 13.423 nuovi casi positivi (-1.111), sono 15 i decessi (-3), 1.915 i ricoverati (+27), 202 le terapie intensive (-2) e +5.210 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 12,4%. I casi a Roma città sono a quota 6.219”, dice in una nota l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. 

Nel Lazio “il valore Rt è a 0.64, tornando così dopo molto tempo sotto 1. Un segnale importante che potrebbe indicare l’inizio di una fase discendente nelle prossime settimane”.  

Nel dettaglio: la Asl Roma 1 registra 2.615 nuovi casi e 2 decessi nelle ultime 24 ore; nella Asl Roma 2 sono 3.000 i nuovi casi e 2 i decessi; Asl Roma 3: sono 604 i nuovi casi e 2 i decessi; Asl Roma 4: sono 746 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 5: sono 1.412 i nuovi casi e 4 i decessi; Asl Roma 6: sono 1.779 i nuovi casi e 0 i decessi nelle ultime 24 ore. 

Nelle province si registrano 3.267 nuovi casi. La Asl di Frosinone registra 856 nuovi casi e 1 decesso nelle ultime 24 ore; la Asl di Latina 1.503 casi e 0 decessi; la Asl di Rieti 221 casi e 2 decessi e la Asl di Viterbo 687 nuovi casi e 1 decesso. 

Covid oggi Italia, calo terapie intensive e incidenza: report

Scendono i ricoveri covid in terapia intensiva e cala l’incidenza, primi segnali incoraggianti nella nuova ondata pandemica guidata dalla variante Omicron in Italia. Negli ultimi sette giorni registrano un lieve miglioramento passando a 1,67 per 100mila abitanti, contro un valore medio nazionale di 1,73 per 100mila registrato la scorsa settimana. 

Le regioni che hanno evidenziato più ingressi in terapia intensiva durante gli ultimi sette giorni sono la Val D’Aosta (3,23 per 100mila abitanti), il Friuli-Venezia Giulia (2,75 per 100mila) e il Veneto (2,58 per 100mila). È quanto emerge dal report settimanale dell’Alta scuola di Economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell’Università Cattolica. 

Registra un calo anche l’incidenza dei contagi a livello nazionale, che nelle ultime cinque settimane viaggiava ad una velocità media del +130% (che significa oltre il raddoppio dei casi di settimana in settimana), mentre nella settimana appena trascorsa si registra un aumento limitato, del 20%, passando da 1.719 e 1.767 ogni 100mila residenti.  

“Dopo cinque settimane di trend di forte crescita dei nuovi ingressi in terapia intensiva, che ha portato a più che raddoppiare il valore nazionale settimanale passando da 0,83 per 100.000 abitanti a 1,73 per 100mila abitanti, finalmente nell’ultima settimana pare affievolirsi questo sprint del Covid, registrando una lieve diminuzione del dato che si stabilizza a 1,67 per 100mila abitanti”, afferma Americo Cicchetti, direttore Altems.  

“Questo dato è un segnale di rallentamento della pressione del Covid-19 sui sistemi sanitari – continua Cicchetti – sebbene si riscontri una variabilità regionale molto importante: infatti, nell’ultima settimana, la Valle d’Aosta ha visto un incremento del tasso di saturazione del +11,1% (registrando il valore più alto tra le regioni/Pa), seguita dalla Regione Marche che segna un +3,2%, contrariamente la Pa Trento segna l’alleggerimento minore del tasso di saturazione con una variazione rispetto alla scorsa settimana del -9%, seguita dalla Regione Veneto che segna un -2,7% del tasso di saturazione dei posti letto di Tterapia intensiva”. 

“Questi dati però – avverte – sono ancora preliminari e dobbiamo attendere almeno altre 2-3 settimane per poter affermare con certezza che è stato raggiunto il picco di questa quarta ondata e che i diversi sistemi sanitari regionali abbiano contenuto la pressione vincendo lo stress test di questi due mesi; tuttavia ci confermano che la strategia del Governo di evitare ulteriori misure restrittive forti, come un lockdown generale o mirato, affiancato da una costante spinta della campagna vaccinale e dell’uso delle mascherine anche all’aperto nei luoghi affollati pare confermarsi come la strategia vincente per il Paese e per la necessaria crescita economica che tutti i settori produttivi stanno invocando a gran forza”, conclude Cicchetti. 

È quanto emerso dalla 81ma puntata dell’Instant Report Covid-19 – https://altems.unicatt.it/altems-covid-19 – una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale. 

L’analisi riguarda tutte le 21 Regioni e Province Autonome italiane. Il gruppo di lavoro dell’Università Cattolica è coordinato da Americo Cicchetti, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con l’advisorship scientifica del Professor Gianfranco Damiani e della Dottoressa Maria Lucia Specchia del Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene). 

A partire dal Report #4 la collaborazione si è estesa al Centro di Ricerca e Studi in Management Sanitario dell’Università Cattolica (Professor Eugenio Anessi Pessina) e al Gruppo di Organizzazione dell’Università Magna Græcia di Catanzaro (Professor Rocco Reina). Il team multidisciplinare è composto da economisti ed aziendalisti sanitari, medici di sanità pubblica, ingegneri informatici, psicologi e statistici. 

La finalità è comprendere le implicazioni delle diverse strategie adottate dalle Regioni per fronteggiare la diffusione del virus e le conseguenze del Covid-19 in contesti diversi per trarne indicazioni per il futuro prossimo e per acquisire insegnamenti derivanti da questa drammatica esperienza. 

Regioni e zone, Fontana: “Con vaccini situazione nuova, rivedere sistema”

Il sistema delle zone a colori “ha funzionato nelle prime fasi della pandemia e prima degli effetti della campagna vaccinale, ora va sicuramente rivisto. Le vaccinazioni stanno dimostrando di mitigare e prevenire l’effetto della malattia da Covid. Tutto ciò permette di riaprire sempre di più alle attività sociali, pertanto le modalità di restrizione devono essere adeguate e coerenti con la nuova situazione”. Lo afferma all’Adnkronos il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, sulla proposta delle Regioni di superare il meccanismo delle zone a colori, che prevede l’aumento delle restrizioni in base a parametri come contagi e ricoveri. “Chiediamo al governo di rivedere i parametri e mettere a punto un sistema che consenta da un lato di monitorare l’andamento della pandemia, ma anche di convivere con il virus”, sottolinea Fontana.  

Inoltre per il presidente della Regione Lombardia “è assolutamente necessaria una semplificazione delle regole su isolamenti e quarantene, che di fatto stanno producendo gli stessi effetti di un lockdown, con centinaia di persone asintomatiche costrette a casa”. I cittadini, sottolinea, “hanno mostrato grande senso di responsabilità, si sono vaccinati, l’evidenza ci sta dimostrando che questo ha migliorato la situazione. Ora lasciamoli liberi di tornare alla vita, anche se un po’ diversa dal passato”.  

Terremoto in Calabria, scuole e uffici evacuati

Un terremoto di magnitudo 4.3 è stato registrato alle 10.19 in provincia di Vibo Valentia. Secondo la stima dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il sisma è avvenuto nella zona Costa Calabra sud occidentale (Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio di Calabria) ed è stato registrato ad una profondità di 10 km. Fra le zone più vicine all’epicentro Briatico e Pizzo Calabro, subito dopo Zambrone, Sant’Onofrio e Vibo Valentia. Ma la scossa è stata avvertita anche in alcune zone delle province di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. 

Lezioni sospese e scuole evacuate in molte zone della regione: il sisma, che ha avuto come epicentro la provincia di Vibo Valentia, è stato avvertito in larga parte della Calabria. Non si registrano feriti né danni alle cose. A Lamezia Terme è stato temporaneamente interrotto anche il processo Rinascita-Scott, in corso nell’aula bunker. La scossa ha provocato paura fra la gente, che in molte zone, non solo dove si è registrato l’epicentro del sisma, si è precipitata in strada dai loro uffici. 

“A seguito dell’evento sismico registrato questa mattina alle 10.19, in mare, al largo della costa calabrese, dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a 10 Km di profondità con magnitudo ML 4.3, la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio nazionale della protezione civile. Dalle verifiche effettuate l’evento risulta avvertito dalla popolazione, ma non sono stati segnalati, al momento, danni a persone o cose”. Lo comunica la Protezione civile.
 

Covid oggi Italia, Ricciardi: “Rischio aumento morti”

“C’è un rallentamento” della curva dell’epidemia in Italia “ma oggi non c’è ancora una discesa evidente. C’è ancora una pressione fortissima sui sistemi sanitari” per il covid, “il numero dei morti continuerà a rimanere stabile o addirittura ad aumentare”. Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica e consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, ospite di Agorà si esprime così sul quadro dell’emergenza covid in Italia.
 

“Il trend legato alla variante Omicron nel mondo evidenzia che c’è stata una rapidissima salita e un’altrettanto rapidissima discesa. C’è bisogno però che questi dati si consolidino”, dice Ricciardi. In Gran Bretagna, la curva appare in discesa e nel paese è stato annunciato l’allentamento delle misure. Il premier “Johnson sta commettendo l’ennesimo errore nella gestione di una pandemia in cui ha sbagliato praticamente tutto. Ma la popolazione è compiacente e si accorge dell’errore solo quando va in ospedale. Come si fa a togliere le mascherine nelle scuole quando non si vaccinano i bambini piccoli? C’è un serbatoio enorme” per il virus. “Vedremo tra 2-3 settimane una risalita dei casi”, dice Ricciardi. “C’è stata una diminuzione dei contagi per la campagna vaccinale e per le restrizioni che sono state adottate. Se si tolgono le misure, si dà un via libera a tutti e viene a mancare anche il comportamento responsabile della popolazione”, afferma ancora. 

In Italia “non c’è un atteggiamento da liberi tutti, c’è una tendenza alla dilatazione delle misure senza che questo comprometta la sicurezza”, evidenzia. Le regole per i cittadini sono diventate complesse? “Una delle regole chiave nella pandemia” dovrebbe prevedere “un’unica catena di comando e un’unica catena di comunicazione, per decidere rapidamente rapidamente alla luce dell’evidenza scientifica e per spiegare chiaramente a tutti. Sono regole che non vengono sempre rispettate e producono disorientamento nei cittadini, rendendo difficile la vita quotidiana”. 

Roma, scontri durante sgombero circolo futurista Casapound: due poliziotti feriti

Scontri questa mattina alle 6 durante lo sgombero, emesso dall’autorità giudiziaria, nei locali del circolo futurista di Casapound in via degli Orti di Malabarba, in zona Casalbertone. Decine di persone, per lo più con i volti coperti, si sono fatte trovare all’arrivo dei poliziotti in ordine pubblico. Lancio di fumogeni, cariche da parte dei manifestanti, decisi a non allontanarsi dall’ingresso dello stabile, e respingimenti da parte degli agenti, due dei quali sono stati feriti e portati in ospedale.  

“Quello che è successo è gravissimo: ogni forma di dissenso viene repressa a suon di lacrimogeni e manganelli. La motivazione è ovvia: la decisione di questo sgombero lampo arriva dopo le proteste contro il governo Draghi. Siamo stati gli unici a scendere in piazza e questa è la conseguenza”. E’ quanto dichiara Luca Marsella, già consigliere a Ostia e fermato durante i momenti di tensione di questa mattina. “A Roma ci sono decine e decine di centri sociali e occupazioni di immigrati giunti più volte alle cronache per spaccio di droga e addirittura stupri, ma Gualtieri si presenta a Roma accanendosi contro una delle poche occupazioni dove non sventola la bandiera rossa, attiva da 13 anni e protagonista di tantissime iniziative di solidarietà e cultura”, sottolinea Marsella (Casapound).  

(Di Silvia Mancinelli) 

Covid e sistema zone a colori, Regioni chiedono stop

Superare il meccanismo delle zone a colori e rivedere il conteggio dei contagi covid non calcolando gli asintomatici. A chiederlo sono le Regioni, secondo le quali in caso bisognerebbe limitarsi a mantenere soltanto la zona rossa. Una delle considerazioni dei presidenti è che con il nuovo scenario non ci siano sostanziali differenze tra zona bianca, gialla e arancione. Queste e altre questioni tecniche sono state discusse nel corso di un incontro con i tecnici del ministero della Salute, a cui hanno partecipato anche il direttore generale della Prevenzione Giovanni Rezza, il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli e il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. A quanto trapela sembra che un confronto sia in programma per la prossima settimana ma tra le Regioni c’è chi spinge per arrivare prima a un cambiamento, come il presidente della Valle D’Aosta il quale ha sottolineato come il passaggio alla zona rossa sarebbe inaccettabile e molto grave per la stagione sciistica. Un’istanza che, a quanto si apprende, sarebbe stata presentata dal governatore proprio al presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga per tentare una mediazione con il governo ed evitare l’imminente passaggio in zona rossa. A quanto apprende l’Adnkronos Salute dalle parti c’è la disponibilità a un confronto e ci sarà un aggiornamento la prossima settimana con già un documento con le proposte definitive su cui poi lavorare. 

I parametri delle zone
 

A oggi esistono quattro fasce di rischio, legate a quattro colori: zona bianca, gialla, arancione e rossa. Per passare da una zona all’altra si calcolano tre parametri: l’incidenza dei nuovi contagi su 100mila abitanti, l’occupazione delle terapie intensive e l’occupazione in area medica. Secondo i parametri attuali si resta in zona bianca se si registrano meno di 50 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. In caso di contagi settimanali tra 50 e 150 ogni 100mila abitanti per restare in zona bianca è necessario che il tasso di occupazione delle terapie intensive non superi il 10% o che il tasso di occupazione dei reparti ospedalieri non superi il 15%. Se i due parametri sono entrambi al di sopra si passa in fascia gialla che scatta anche se i casi settimanali superano i 150 ogni 100mila abitanti ma il tasso di occupazione delle rianimazioni non supera il 20% oppure quello dei reparti ordinari non supera il 30%. Scatta l’arancione se entrambi i parametri sono superati. La zona rossa è attivata nei territori dove l’incidenza settimanale dei contagi è pari o superiore a 150 casi ogni 100mil e si verificano entrambe queste condizioni: il tasso di occupazione dei posti letto in area medica supera il 40% e quello in terapia intensiva supera il 30%. 

Con le nuove misure imposte dal governo e valide fino al 31 gennaio 2022 tra zona bianca e gialla ci sono poche differenze. Una delle principali differenze tra queste due zone fino a ora era l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. Con l’ultimo decreto del governo è stato stabilito di estendere questa misura. L’uso della mascherina è stato ‘rinforzato’ in tutta Italia visto che per accedere a mezzi pubblici, treni, aerei, cinema, teatri è necessario indossare la Ffp2. E questo fino al termine dello stato di emergenza, che al momento è fissato al 31 marzo. 

Fino alla cessazione dello stato di emergenza, il decreto Natale prevede inoltre l’estensione dell’obbligo di Green Pass rafforzato – per vaccinati o guariti – alla ristorazione per il consumo anche al banco in bar e ristoranti. Estensione dell’obbligo di Green Pass rafforzato al chiuso per piscine, palestre e sport di squadra, ma anche per musei e mostre. Super Green Pass al chiuso per i centri benessere, centri termali (salvo che per livelli essenziali di assistenza e attività riabilitative o terapeutiche), parchi tematici e di divertimento, per centri culturali, centri sociali e ricreativi (esclusi i centri educativi per l’infanzia) al chiuso e per sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò. 

Da oggi inoltre scatta l’obbligatorietà del Green pass base anche per i clienti di estetisti e parrucchieri.
 

E’ stato stabilito che fino al 31 gennaio 2022 sono vietati gli eventi, le feste e i concerti, comunque denominati, che implichino assembramenti in spazi all’aperto; saranno chiuse le sale da ballo, discoteche e locali assimilati, dove si svolgono eventi, concerti o feste comunque denominati, aperti al pubblico. 

Gli spostamenti con mezzi propri sono liberi in zona bianca così come nella gialla, le cose cambiano in zona arancione dove ci si può spostare sia in altri comuni della stessa regione che in altre regioni solo per lavoro, necessità, salute o per servizi non sospesi ma non disponibili nel proprio comune. Ok invece agli spostamenti da comuni di massimo 5.000 abitanti, verso altri comuni entro i 30 km, eccetto il capoluogo di provincia. 

Anche per quanto riguarda gli impianti sciistici la situazione cambia: il Green pass rafforzato diventa necessario. Bar e ristoranti sono aperti solo per chi ha il Super green pass, non per chi ha il certificato base grazie a un tampone. Qui la tabella con le attività consentite zona per zona. 

Valle d’Aosta in zona rossa?
 

La Valle d’Aosta rischia la zona rossa e il governatore Erik Lavevaz scrive al ministro della Salute, Roberto Speranza, per chiedere “un minimo margine di tolleranza” nella valutazione dei dati collegati al covid. Secondo i numeri diffusi dall’Agenas e aggiornati al 18 gennaio, in relazione ai ricoveri la Valle d’Aosta ha superato le soglie per il passaggio in zona rossa. Il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 24%, quello dei reparti di area medica al 57%.  

“Le scrivo per formalizzare la proposta della Regione autonoma Valle d’Aosta per inserire un minimo margine di tolleranza nei calcoli rispetto alla collocazione dei territori italiani nelle diverse fasce di rischio”, scrive Lavévaz nella lettera inviata a Speranza. “La situazione attuale, con la Valle d’Aosta unica ‘zona arancione’ sul territorio nazionale, è frutto di una distorsione legata ai piccoli numeri della nostra realtà – spiega il presidente – . Con i 33 posti disponibili in terapia intensiva, ciascun caso di ricovero porta a un incremento del 3% dell’occupazione totale: si tratta di un’evidente distorsione, che con le norme in vigore può avere conseguenze gravissime per tutto il sistema regionale”. 

Attualmente – chiarisce Lavévaz -, “il sistema sanitario valdostano offre il più alto numero di posti in terapia intensiva rispetto alla popolazione” ma “nonostante questo, un incremento di 4 casi può portare la Valle d’Aosta dalla zona gialla (6 ricoveri, pari al 18%) alla zona rossa (10 ricoveri, pari al 30,1%). Anche eventi accidentali o puntuali porterebbero a ingiustificati cambiamenti di scenario, con gravi ripercussioni sul tessuto socio-economico”. 

“Proponiamo quindi – afferma – che nelle regole di conteggio delle occupazione dei reparti venga inserito un margine di tolleranza pari a un piccolo numero di ricoveri, in modo da evitare che distorsioni statistiche abbiano conseguenze sostanziali nella valutazione. Chiediamo che venga consentito un margine di almeno 5 ricoveri per la terapia intensiva e di 20 per l’area medica che possano essere esclusi dai calcoli per l’occupazione”, rimarca il presidente spiegando che “la presente proposta viene avanzata in continuità con la richiesta della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome di andare verso una sostanziale revisione del sistema dei “colori” per le regioni, evidenziando un’ulteriore necessità legata a ogni forma di parametrazione per contesti con numeri limitati”.
 

Green pass dal parrucchiere e estetista, obbligo da oggi: le scadenze

Green pass ‘base’, da oggi, giovedì 20 gennaio, scatta l’obbligatorietà anche per i clienti di estetisti e parrucchieri e, più in generale, per coloro che accederanno ai cosiddetti “servizi alla persona”. Un obbligo che rimarrà tale almeno fino alla fine dello stato d’emergenza, fissata per il 31 marzo prossimo. Sempre da oggi, inoltre, green pass semplice necessario anche per chi farà visita ai detenuti e agli internati all’interno degli istituti penitenziari per adulti e minori. Per ottenere il green pass base sarà necessario essere vaccinati, guariti o in possesso dell’esito di un tampone molecolare o antigenico negativo. Ma il calendario delle scadenze, fra stop ad alcuni divieti da un lato e obbligo di green pass semplice, Super green pass e vaccinazione per over 50 dall’altro, è ancora lungo. Ecco quindi le date principali: 

Salvo proroghe, dal 31 gennaio 2022 stop al divieto per “gli eventi, le feste e i concerti, comunque denominati, che implichino assembramenti in spazi all’aperto”. Fine della sospensione anche per “le attività che si svolgono in sale da ballo, discoteche e locali assimilati”. Stop anche all’obbligo di mascherina, ma solo in zona bianca.
 

Dal 1° febbraio 2022 il green pass base sarà richiesto anche a chi accede ai pubblici uffici, servizi postali, bancari e finanziari e attività commerciali (quindi negozi, ma anche centri commerciali), “fatte salve eccezioni che saranno individuate con un Decreto del presidente del Consiglio”, si legge nelle faq del governo. E proprio oggi Draghi dovrebbe firmare il Dpcm con la lista di tutte le attività esenti dal certificato verde. L’obbligo scadrà il prossimo 31 marzo. Per le persone che accederanno senza green pass ai servizi e alle attività in cui è obbligatorio averlo, è prevista una sanzione da 400 a 1.000 euro. La stessa sanzione si applica al soggetto tenuto a controllare il possesso del Green Pass se omette il controllo.
 

Sempre il 1° febbraio scatta quindi l’obbligo vaccinale per gli over 50 residenti in Italia. L’obbligo rimarrà in vigore fino al 15 giugno prossimo. Senza limiti di età, invece, l’obbligo vaccinale sarà esteso al personale universitario, così equiparato a quello scolastico. 

Per tutti coloro che non saranno in regola con l’obbligo vaccinale, a partire dal 1° febbraio sarà prevista una sanzione di 100 euro una tantum. La sanzione sarà irrogata dall’Agenzia delle entrate, attraverso l’incrocio dei dati della popolazione residente con quelli risultanti nelle anagrafi vaccinali regionali o provinciali.
 

Dal 15 febbraio 2022, a tutti i lavoratori del settore pubblico e privato, a partire dai 50 anni di età, sarà quindi richiesto il Super green pass – che si ottiene solo con la guarigione o la vaccinazione – per accedere ai luoghi di lavoro. La norma resterà in vigore fino al prossimo 15 giugno 2022. La certificazione verde sarà inoltre richiesta per partecipare ai concorsi pubblici.
 

Per i lavoratori pubblici e privati e i liberi professionisti non vaccinati è prevista una sanzione da 600 a 1.500 euro nel caso di accesso ai luoghi di lavoro in violazione dell’obbligo. Come già avviene per i lavoratori sprovvisti di green pass, anche i lavoratori ultra-cinquantenni che dal 15 febbraio 2022 saranno sprovvisti di green pass rafforzato al momento dell’accesso al luogo di lavoro saranno considerati assenti ingiustificati, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro ma senza diritto alla retribuzione né altro compenso o emolumento.
 

Covid, Melandri: “Non sono no vax, sono free vax”

“Non sono un no vax, sono un free vax. Io il Djokovic italiano? No assolutamente, mi prendo mie responsabilità” per le dichiarazioni sul contagio volontario e sul vaccino. L’ex pilota MotoGo Marco Melandri, ospite di Non è l’arena su La7, torna sulle affermazioni per cui avrebbe preso apposta il covid pur di non fare il vaccino. “Era un momento di frustrazione, non ho cercato il contagio ma una volta avuto il contatto ho cercato di ironizzare, tanto ormai non cambiava nulla. Non sono un no vax, sono un free vax, penso che ognuno deve essere libero di scegliere il proprio destino”, sottolinea in studio. 

Regioni e covid, governatori: superare sistema zone

Superare totalmente il meccanismo delle zone a colori o limitarsi al solo mantenimento della zona rossa. È questa una delle proposte condivise dai governatori nel corso della conferenza delle Regioni. Unanime anche l’idea di rivedere il conteggio dei casi non calcolando gli asintomatici.  

Una delle considerazioni dei presidenti di Regione, a quanto si apprende, è che con il nuovo scenario non ci siano sostanziali differenze tra zona bianca, gialla e arancione. Queste e altre questioni tecniche sono state discusse nel pomeriggio nel corso di un incontro con i tecnici del ministero della Salute, a cui hanno partecipato anche il direttore generale della Prevenzione Giovanni Rezza, il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli e il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. 

A quanto trapela sembra che un confronto sia in programma per la prossima settimana ma tra le Regioni c’è chi spinge per arrivare prima a un cambiamento, come il presidente della Valle D’Aosta che oggi ha sottolineato come il passaggio alla zona rossa sarebbe inaccettabile e molto grave per la stagione sciistica. Un’istanza che, a quanto si apprende, sarebbe stata presentata dal governatore proprio al presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga per tentare una mediazione con il governo ed evitare l’imminente passaggio in zona rossa. 

A quanto apprende l’Adnkronos Salute dalle parti c’è la disponibilità ad un confronto e ci sarà un aggiornamento la prossima settimana con già un documento con le proposte definitive su cui poi lavorare. 

Sulla possibilità di una revisione delle quarantene, si è fatto presente ai rappresentanti delle Regioni che nelle precedenti decisioni su questo tema si era presa in considerazione la letteratura scientifica che però al momento ancora non dà rassicurazioni e quindi occorre aspettare. C’è invece una apertura sul fronte del conteggio dei ricoveri Covid, tema su cui le Regioni vorrebbero un cambio di passo. I tecnici del ministero si sono detti possibilisti nel recepire una proposta. Altro punto quello del contact tracing, da entrambi le parti è emersa la necessità di lavorare a delle soluzioni perché di fatto non è più possibile il tracciamento dei contatti. 

 

Galeazzi Milano, Pregliasco: rinvio operazioni non urgenti per fragili e non vaccinati

Rinviati all’Irccs, l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano gli interventi non urgenti per soggetti fragili e non vaccinati. “Abbiamo considerato nella categoria dei fragili persone con problematiche cliniche personali o rischio infettivo – spiega all’Adnkronos Salute il direttore sanitario Fabrizio Pregliasco – e anche l’aspetto del non essere vaccinato è un elemento che espone a un rischio infettivo che non possiamo escludere”.  

Quanto alla tipologia di interventi rinviati “solo l’alluce valgo è quello che abbiamo un po’ posticipato – assicura il medico – tutto il resto lo stiamo facendo, tanto è vero che siamo pieni, saturi nei posti Covid. Abbiamo solo trovato una criteriologia per poter diluire nel tempo una serie di interventi che, anche se fatti con un ritardo, non creano problemi alla persona e gli riducono i rischi. Oggi – sottolinea Pregliasco – non è il momento giusto per fare un intervento elettivo di alluce valgo a un soggetto fragile a prescindere se sia vaccinato o meno”. Il principio seguito è stato quello del “posticipare ma non escludere” e comunque si tratta di “veramente di pochi” interventi.  

Minacce no vax, Pregliasco: “La mia famiglia è un po’ agitata”

“Un rigurgito di minacce su Telegram”. Fabrizio Pregliasco ci ha fatto l’abitudine ormai a essere bersaglio dei no vax che questa volta hanno anche diffuso su una chat alcuni dei sui dati sensibili. “Hanno trovato il mio numero sul sito dell’Università qualche tempo fa e l’hanno messo”, dice rassegnato il virologo all’Adnkronos Salute. 

“Per ora non mi hanno creato problemi – dice il medico – però…”. Paura? “No. Ma la mia famiglia si è un po’ agitata – ammette – e c’è anche il dispiacere per questi attacchi ingiustificati”.  

Pregliasco: “Non usciremo da pandemia, arriveremo a tollerabilità”

“Non saremo fuori totalmente dalla pandemia” di coronavirus, “arriveremo presumibilmente a un livello di tollerabilità e di riduzione dei casi”. Il virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano, è cauto sul futuro dell’epidemia di Covid-19. “Speriamo di aver raggiunto il picco – dice all’Adnkronos Salute – I modelli matematici ci davano ancora una o 2 settimane, ma del resto il picco ci rendiamo conto di averlo passato quando vediamo il calo dei contagi, quindi lo diciamo ex post”.  

“Secondo me, e l’ho detto più volte – ricorda l’esperto – avremo un andamento a onde e la prossima onda sarà molto più bassa, se non si inserisce un nuovo virus, perché saremo in gran parte immuni e quindi in qualche modo il Covid diventerà una cosa simile al virus influenzale stagionale”.  

Di fatto “la pandemia finirà quando si accetterà questa quota di malati in eccesso e verrà considerata un male necessario”, precisa il virologo. Ovviamente non ora con tutti questi morti, ma “a un certo punto diremo un tot al giorno sono accettabili. Del resto anche con l’influenza abbiamo 10mila morti all’anno ovvero 27 al giorno. Poi il valore è una scelta politica di assuefazione”.  

Covid oggi Abruzzo, 3.822 contagi e 13 morti: bollettino 19 gennaio

Sono 3.822 i nuovi contagi da coronavirus in Abruzzo secondo il bollettino di oggi, 19 gennaio. Registrati inoltre altri 13 morti. I nuovi positivi sono di età compresa tra 3 mesi e 106 anni, il totale dei casi dall’inizio dell’emergenza – al netto dei riallineamenti – è di 176.853. Dei positivi odierni, 2.281 sono stati identificati attraverso test antigenico rapido. Il bilancio dei pazienti deceduti sale a 2.720. Lo comunica l’Assessorato regionale alla Sanità.  

Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 96422 dimessi/guariti (+455 rispetto a ieri). Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 77.711 (+3351 rispetto a ieri), nel totale sono ricompresi anche 66.141 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall’inizio dell’emergenza, sui quali sono in corso verifiche. Sono 411 pazienti (+11 rispetto a ieri) i ricoverati in ospedale in area medica; 37 (+1 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 77.263 (+3.339 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. 

Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 8.637 tamponi molecolari (1846107 in totale dall’inizio dell’emergenza) e 23632 test antigenici (2348199 24567). Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari a 11.84 per cento. Del totale dei casi positivi, 37707 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+716 rispetto a ieri), 48354 in provincia di Chieti (+973), 41992 in provincia di Pescara (+892), 44139 in provincia di Teramo (+1073), 2288 fuori regione (+69) e 2373 (+96) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.