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Categoria: cronaca

Scuola Puglia, ordinanza Emiliano: didattica a distanza per tutti

Scuola in Puglia, didattica a distanza per tutti dal 22 febbraio: in arrivo l’ordinanza di Emiliano. Da quanto si apprende, secondo le ultime notizie, dopo l’accordo raggiunto ieri sera con i sindacati, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sta per emettere l’ordinanza con la quale si istituisce la didattica digitale integrata (o a distanza) al 100% per tutte le scuole, da quelle dell’infanzia fino alle superiori, a partire da lunedì fino al 5 marzo. Gli istituti rimarranno sostanzialmente chiusi. 

Il tentativo è quello di frenare l’ascesa della curva epidemiologica del covid19, prevedibile a seguito della diffusione della variante inglese, e di facilitare la vaccinazione del personale scolastico che inizia da oggi. 

Covid Toscana, 953 contagi: bollettino 20 febbraio

“I nuovi casi” di covid oggi 20 febbraio “registrati in Toscana sono 953 su 21.572 test di cui 13.471 tamponi molecolari e 8.101 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 4,42% (8,3% sulle prime diagnosi)”. Lo annuncia su Facebook il presidente della Toscana, Eugenio Giani, anticipando il dato del bollettino regionale sull’andamento dell’epidemia di coronavirus. 

Nel post, Giani parla poi delle stanze degli abbracci, delle quali si stanno dotando molte Rsa della Toscana. “Anche gli ospiti della casa di riposo di Marlia, in provincia di Lucca, potranno finalmente riabbracciare in tutta sicurezza i propri familiari – sottolinea Giani – 

Stiamo continuando a sostenere la creazione delle stanze degli abbracci, luoghi dedicati e protetti per tutelare la salute ma anche gli affetti. Proteggiamoci portando sempre la mascherina ed evitando gli assembramenti, forza Toscana!”. 

Difesa, Forum internazionale su Pace e Sicurezza

Una due giorni di eventi, rigorosamente on line, che ha registrato l’adesione, solo nella prima giornata, di circa 800 persone da 12 nazioni diverse, per ricordare lo sbarco in Sicilia degli alleati, commemorare tutti i caduti di quella che in codice fu denominata ‘Operazione Husky’ e fare sì che la storia sia da monito per le nuove generazioni. Si è svolto a Palermo il primo forum internazionale ‘Pace, sicurezza e prosperità’, un progetto ideato dal colonnello onorario Stephen Gregory, amministratore delegato di un’importante multinazionale canadese, e accolto dallo Stato Maggiore della Difesa italiana, che ha delegato al Comando militare dell’esercito in Sicilia l’organizzazione dell’evento. Un’iniziativa che ha visto la partecipazione di storici, docenti e di tutte le Accademie militari italiane e canadesi.      

Una collaborazione tra Italia e Canada che nei prossimi anni punta a coinvolgere anche la Nato e le altre Nazioni che presero parte a quella storica operazione, mettendo insieme un tour lungo la direttrice di movimento canadese a seguito dello sbarco in Sicilia e un Forum legato ai temi della pace e della sicurezza. “L’idea è quella, partendo dagli eventi bellici della Seconda guerra mondiale – ha spiegato all’Adnkronos il generale di divisione Maurizio Angelo Scardino, comandante militare dell’esercito in Sicilia -, di instillare nei giovani l’importanza dei valori della pace, della prosperità e della sicurezza. A loro vogliamo far capire che la guerra va sempre evitata e che la pace è un bene da preservare sempre, un bene dal valore inestimabile”.   

Da qui l’idea di un concorso dal titolo ‘Dall’operazione Husky a oggi. Il percorso per la pace, la sicurezza e la prosperità’, rivolto alle scuole dell’area coinvolta dall’avanzata canadese, con la premiazione dei tre istituti finalisti (il liceo Secusio di Caltagirone, l’istituto superiore Michelangelo Bartolo di Pachino e l’istituto tecnico commerciale per geometri Pietro Branchina di Adrano) durante i lavori del forum. “Abbiamo coinvolto una ventina di scuole siciliane dei paesi della direttrice Pachino-Adrano e una commissione internazionale ha valutato gli elaborati, tutti di grandissimo rilievo. Questi istituti hanno fatto da apripista, nei prossimi anni intendiamo coinvolgere molte più scuole”.      E proprio da un ragazzo, il figlio del colonnello onorario Gregory, è arrivato l’input dell’intero progetto.  

“Gli viene assegnato un tema correlato allo sbarco dei Canadesi in Sicilia il 10 luglio del 1943 – racconta il generale Scardino -. Non trova del materiale in Canada e il padre lo porta in Italia, ma anche qui con rammarico scoprono l’assenza di notizie. Da qui la decisione del padre di creare una serie di marce in collaborazione con tutti i paesi lungo la direttrice dell’avanzata da Pachino ad Adrano, coinvolgendo i vari Comuni e organizzando delle manifestazioni di commemorazione”.      Dal passato al presente. Nella prima giornata di incontri on line, dopo il saluto dell’ambasciatrice canadese in Italia Alexandra Bugailiskis e l’intervento del generale di corpo d’armata Luigi Francesco de Leverano, sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, infatti, sono stati presentati due importanti case-studies: l’esperienza storica legata al ‘Governo militare alleato dei territori occupati in Sicilia nel dopoguerra’ e quella contemporanea riferita alla ‘creazione delle condizioni per la pace, la sicurezza e la prosperità in Afghanistan, dal 2001 ad oggi’.  

“Entrambi esempi pragmatici di storia e di vita vissuta che dobbiamo interpretare quali vive lezioni apprese che ci illuminino, e mi riferisco soprattutto alle nuove generazioni, in vista di future responsabilità in situazioni analoghe o, magari, nell’impegno per prevenirle” ha detto il generale Scardino durante il suo saluto finale. Ieri, oltre agli studenti c’è stato spazio anche per un momento di riflessione sul ruolo delle Forze armate per il mantenimento della pace nella governance post-conflitto. Un panel coordinato da un professore universitario canadese, a cui hanno partecipato, tra gli altri, due cadetti dell’Accademia aeronautica di Pozzuoli. A concludere i lavori è stato il vice presidente della Regione siciliana, Gaetano Armao.  

“Proprio studiando la storia – ha detto – possiamo fare in modo che non si ripetano più eventi bellici assurdi, disastrosi, devastanti, che hanno spezzato le vite di giovani che avevano qualche anno in più dei ragazzi che frequentano oggi le nostre scuole. Occorre puntare sui combattenti di pace, costruire una prospettiva di pace, rafforzarla traendo spunto proprio dalla storia. Questo approccio è molto importante e mi complimento con i vertici dell’esercito per l’iniziativa di questi giorni”.  

Scoperti 145 condannati per mafia che prendevano il reddito di cittadinanza

I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, nell’ambito di una complessa indagine delegata dalla locale Procura della Repubblica, hanno individuato 145 persone gravate da precedenti condanne per mafia che hanno percepito il Reddito di Cittadinanza non avendone diritto. Queste persone sono state segnalate per il reato di dichiarazioni mendaci volte all’ottenimento del reddito di cittadinanza e per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed all’Inps, “con cui il Corpo agisce in costante sinergia e collaborazione, per la revoca del sussidio ed il recupero del beneficio economico”, dice la Gdf. 

Le ricerche hanno riguardato circa 1.400 persone, tra cui sono stati selezionati coloro che a partire dall’anno 2009 hanno subito condanne definitive per il reato di associazione di tipo mafioso o per reati aggravati dal metodo mafioso, quindi per reati che impediscono di fruire del reddito di cittadinanza. Queste persone, a volte in prima persona, più spesso attraverso i propri familiari, hanno chiesto ed ottenuto dall’Inps il beneficio economico del reddito di cittadinanza, occultando l’esistenza di condanne ostative. 

“Gli indagati o i familiari degli indagati hanno infatti subito condanne per i reati di associazione di tipo mafioso, oppure per reati aggravati dal metodo mafioso di tentato omicidio, estorsione, rapina, favoreggiamento, trasferimento fraudolento di beni, detenzione di armi, traffico di sostanze stupefacenti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, scambio elettorale politico-mafioso”, dice la Gdf. 

La Guardia di Finanza ha quantificato in circa 1 milione e 200mila euro le somme percepite a partire dal 2019 dai nuclei familiari di cui fanno parte soggetti con condanne ostative al reddito di cittadinanza. 

Inoltre, le Fiamme Gialle palermitane hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura di Palermo nei confronti di 26 condannati per associazione di tipo mafioso o per reati aggravati dal metodo mafioso, per un ammontare complessivo di oltre 70mila euro. Tra i colpiti dal provvedimento figurano appartenenti alle famiglie mafiose della Kalsa, di Resuttana, di Passo di Rigano, di Partinico e di Carini nonché affiliati ai clan degli Inzerillo e dei Lo Piccolo. “L’attività investigativa si inserisce in una più ampia strategia attuata dalla Guardia di Finanza, finalizzata a contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale e l’illecita percezione delle risorse pubbliche destinate alle persone in condizioni di difficoltà”, dicono le Fiamme Gialle. 

Genova, donna uccisa a coltellate: fermato l’ex mentre tenta suicidio

E’ stato rintracciato e fermato mentre tentava di togliersi la vita R.S., 59 anni, l’ex compagno di Clara Ceccarelli, la negoziante 70enne di via Colombo uccisa ieri sera all’interno del suo esercizio commerciale nel pieno centro di Genova. L’uomo, trovato ieri in stato confusionale poco distante dall’ospedale Galliera dopo alcune ore di ricerca da parte degli uomini delle volanti della Questura, avrebbe ammesso di aver ucciso la ex compagna e la sua posizione è al vaglio degli inquirenti. La caccia all’uomo iniziata in serata si è conclusa intorno alle 23 in via Mura delle Cappuccine dove la polizia ha trovato l’uomo, che minacciava di gettarsi da un muraglione. 

Solo il giorno prima del delitto il 59enne aveva già tentato il suicidio minacciando di gettarsi dal ponte Monumentale di Genova per problemi economici legati alla crisi, ed era stato ricoverato in ospedale. Una manciata di ore dopo, la tragedia. Gli inquirenti sono partiti dalla testimonianza dei primi soccorritori della donna che avrebbero riconosciuto l’uomo, visto mentre si allontanava dal negozio negli attimi successivi al delitto, con gli abiti ancora sporchi di sangue. 

Un femminicidio arrivato dopo un’escalation di tensioni iniziate quando la donna aveva messo fine alla loro relazione, circa un anno fa. Da allora R.S. era tornato, più volte, telefonando o dal vivo davanti al negozio come raccontano alcuni conoscenti della vittima, tanto che la donna aveva dovuto prendere alcune precauzioni per evitare danni alla vetrina. Secondo alcune ricostruzioni il 59enne avrebbe avuto inoltre problemi di ludopatia. Ceccarelli è stata uccisa con almeno una trentina di coltellate, di cui due fatali: a nulla è servito il tentativo dei medici del 118 di rianimarla. La donna lascia un figlio e un padre anziano. 

La tragedia ha colpito l’intero quartiere, la città, i tanti che conoscevano la vittima e da anni frequentavano la sua attività, un negozio ormai storico di calzature e pantofole. I colleghi si stringono intorno alla famiglia ricordandola con affetto: “Una donna dolcissima e buona…ciao Clara”, scrive su Facebook Manuela Carena, presidente del Civ, il ‘Consorzio integrato di via’ che riunisce i commercianti di via Colombo e via Galata, dove anche Clara Ceccarelli aveva il suo negozio. 

Zona arancione Campania. Variante inglese covid spaventa Italia

Zona arancione da domani, domenica 21 febbraio, per Campania, Emilia Romagna e Molise con misure e regole più severe -per spostamenti, scuola, bar e ristoranti- per contrastare la diffusione del coronavirus. L’indice Rt in Italia a 0.99. La variante inglese del covid spaventa e fa temere un aumento dei casi. L’Umbria, pure in zona arancione, con un’ordinanza regionale decreta la zona rossa nella provincia di Perugia. E’ il quadro dell’emergenza covid dopo una giornata caratterizzata da un bollettino con 15.479 contagi e 353 morti. L’indice di positività sale al 5,2%.
 

Zona arancione per Molise, Campania ed Emilia Romagna da domani, domenica 21 febbraio, con restrizioni e divieti più rigidi, secondo l’ordinanza del ministro Roberto Speranza sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia. Restano in zona gialla, tra le varie regioni, Lazio e Lombardia. 

Rt in crescita in Italia. Nel periodo 27 gennaio-9 febbraio, l’indice di contagio medio calcolato sui casi sintomatici al coronavirus è stato pari a 0.99 (range 0.95– 1.07), in crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che comprende l’uno. E’ quanto emerge dal monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità. In crescita l’incidenza di Covid-19 a livello nazionale: 135,46 casi per 100.000 abitanti nella settimana 8-14 febbraio rispetto a 133,13 per 100.000 nella settimana 1-7 febbraio, “lontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti”, si spiega. 

Nel dettaglio, l’indice Rt è sopra 1 in 10 regioni in Italia. “Dieci Regioni e Province autonome” in Italia “hanno un Rt puntuale maggiore di 1, di cui 9 anche nel limite inferiore” del range, “compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente. Le altre Regioni/Pa hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo 1”, si legge. Le 10 regioni con Rt superiore a 1 sono Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Molise, province autonome di Bolzano e Trento, Toscana e Umbria. 

“Ci aspettiamo un aumento dei casi covid dovuto alla variante inglese”, ha detto Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute. “La variante inglese è molto diffusa soprattutto sulla costa adriatica e ha una maggiore trasmissibilità rispetto ai ceppi circolanti superiore al 45% e allo stesso tempo, questa è la buona notizia, non riduce l’efficacia del vaccino. La variante brasiliana è diffusa in Umbria, soprattutto a Perugia e in alcune zone della Toscana con casi sporadici in altre parte del Paese”, ha aggiunto nel suo intervento alla conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale della cabina di regia Iss-ministero Salute. 

Al 15 febbraio Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Umbria, hanno superato sia la soglia la critica per tasso di saturazione dei posti letto in terapia intensiva (30%) sia quella per tasso saturazione in area non critica (40%). Ed è l’Umbria, a livello nazionale, a registrare la più elevata pressione per tasso di saturazione dei letti sia in area non critica sia in terapia intensiva. E’ quanto emerge dall’Instant Report Covid-19 dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica (Altems), giunto alla 40esima puntata. 

“Quando si richiama il lockdown viene in mente qualcosa che non è percorribile, il lockdown che ci fu lo scorso anno teneva chiuso tutto nel Paese. Io mi interrogo solo se questo tema delle fasce colorate, alla luce delle varianti che stanno cominciando a circolare e a far peggiorare, quasi in tutto il territorio nazionale, i parametri, non abbia qualche pecca”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, intervistato a Skytg24. 

Andrebbe fatta, per Bonaccini, “una riflessione perché questo sistema a colori ha avuto un senso in questi mesi, ma credo che oggi dimostri qualche fragilità. Questo perché il rischio è un saliscendi che non dà certezze per il futuro a chi è in difficoltà”. 

 

 

 

Genova, negoziante accoltellata in centro

Accoltellata a morte nel suo negozio in pieno centro a Genova. La 70enne è deceduta in seguito a un’aggressione avvenuta questa sera nel suo negozio di calzature in via Colombo. E’ successo poco prima dell’ora di chiusura. Da quanto si apprende la donna è morta nonostante i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari del 118, in seguito alle ferite riportate. Dalle prime informazioni la donna sarebbe stata ferita a morte da un uomo con un coltello. Sul posto polizia e i carabinieri, che hanno chiuso con il nastro il tratto di strada davanti al negozio, impedendo l’accesso all’area. 

Gregoretti, Salvini: “Confermata la linea condivisa dal Governo”

(dall’inviata Elvira Terranova) – Alla fine dell’udienza sembrano tutti soddisfatti. Anche il Gup Nunzio Sarpietro che, lasciando l’aula bunker del carcere Bicocca di Catania, parla di una “buona deposizione tecnica” della ministra Luciana Lamorgese. Alla quarta udienza preliminare del procedimento a carico del leader della Lega Matteo Salvini, che lo vede imputato per sequestro di persona e abusi in atti di ufficio per la vicenda della nave Gregoretti, è stato oggi il turno di due ministri, che facevano parte anche del governo Conte-bis, Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese. Entrambi sono entrati a bordo dell’autoblu senza farsi vedere dai giornalisti, assiepati dietro le transenne. Davanti al gup Sarpietro hanno parlato – Lamorgese per quasi due ore – degli sbarchi, i ricollocamenti, facendo anche una serie di paragoni tra i vari sbarchi avvenuti tra il 2019 e il 2020. Per Matteo Salvini i due ministri hanno confermato “una continuità e una condivisione nell’azione di governo”.  

Come si apprende, perché l’udienza preliminare è a porte chiuse, la ministra Lamorgese avrebbe ribadito che anche nel governo Conte-bis sarebbe stata seguita la linea della redistribuzione dei migranti, soprattutto grazie ai nuovi accordi europei siglati a Malta a settembre 2019. E che anche il neo governo Draghi ha intenzione di proseguire la linea del ricollocamento. Mentre il ministro Di Maio avrebbe detto che dopo i no di Salvini, che allora era ministro dell’Interno, agli sbarchi, il capo della Farnesina e l’allora premier Conte avrebbero parlato per trovare una soluzione europea. 

E a sorpresa, durante l’udienza di oggi, è spuntata anche il nome di Luca Palamara. A chiedere la sua deposizione è stato un legale di parte civile, Corrado Giuliano, che rappresenta l’associazione ‘AccoglieRete’. Il gup si è riservato di decidere. “A me interessa enormemente capire se per caso gli input di questo procedimento nascono dall’idea che un politico di destra debba essere fatto fuori dal punto di vista giudiziario”, ha affermato l’avvocato Giulia Bongiorno. “Se vogliamo aprire questo capitolo, ok, ma la preoccupazione e che passino altri tre mesi e di fare un processo nel processo. Noi nel frattempo stiamo assumendo iniziative su un tema assai rilevante”. “Deciderà il giudice”, ha aggiunto Salvini. “Io Palamara me lo leggo a sera a casa e rabbrividisco”. La parte civile, ha spiegato l’avvocato Viola Sorbello, ha deciso di formulare la richiesta perché la difesa di Salvini ha citato il passaggio del libro di Palamara in cui si afferma che il capo della Lega andava “fermato”. 

Poco prima delle 13, uscendo dall’aula bunker, con accanto la ex ministra Giulia Bongiorno, la sua legale di fiducia, Matteo Salvini si è fermato a parlare con i cronisti. Ha annunciato anche che la Lega sarà presente nella squadra del Viminale. E parlando del processo ha spiegato: “A rischiare 15 anni di galera sono io. Tutti pontificano, tutti chiacchierano, ma in aula bunker dove ci sono i processi di mafia c’è Matteo Salvini da imputato. Io oggi ho sentito una ricostruzione coerente e corretta dei fatti. Quello che facevamo lo facevamo insieme. “Non abbiamo chiamato mai altri a correi – ha aggiunto- nel senso che io non ho mai alzato il dito contro Conte, Di Maio, Lamorgese che non sono colpevoli neanche loro perché molto semplicemente riteniamo che non ci sia alcun reato. Tutti attuavano le stesse politiche di governo”. Insomma, tutti soddisfatti.  

La ministra ha riferito che comunque “Ogni evento fa storia a se’ ed ha le sue peculiarità”, ha detto Lamorgese. Parlando anche delle complicazioni determinate dalla pandemia da Covid, con le difficoltà di trovare un porto adatto. E ha parlato anche delle navi quarantena. L’udienza preliminare è stata aggiornata al prossimo 5 marzo quando verrà sentito l’ambasciatore Maurizio Massari. 

Liliana Segre: “Insulti e minacce per vaccino? Non ho nulla da dire a chi odia”

“Cosa rispondo agli insulti e le minacce per il vaccino? Non ho nulla da dire a chi odia”. Così la senatrice Liliana Segre all’Adnkronos, in merito alle minacce e agli insulti da cui è stata investita sui social dopo che, ieri mattina, si è vaccinata al Fatebenefratelli di Milano. Dopo la somministrazione del vaccino, la senatrice ultranovantenne ha postato un video in cui invitava la popolazione a vaccinarsi, scatenando una tempesta d’odio da parte degli haters, che è attualmente al vaglio della polizia Postale. 

E sul vaccino, la senatrice a vita aggiunge: “Sono contenta di averlo fatto perché è normale che in tempo di pandemia uno cerchi di curarsi. Sono una cittadina di novant’anni che come tante altre persone è andata a fare il vaccino. Nella normalità. Cerchiamo sempre la normalità, che è una gran bella cosa”, conclude la senatrice.  

Variante inglese covid, Rezza: “Casi in Italia aumenteranno”

“Ci aspettiamo un aumento dei casi covid dovuto alla variante inglese”. Lo ha evidenziato Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, sull’emergenza coronavirus in Italia. “La variante inglese è molto diffusa soprattutto sulla costa adriatica e ha una maggiore trasmissibilità rispetto ai ceppi circolanti superiore al 45% e allo stesso tempo, questa è la buona notizia, non riduce l’efficacia del vaccino. La variante brasiliana è diffusa in Umbria, soprattutto a Perugia e in alcune zone della Toscana con casi sporadici in altre parte del Paese”, ha detto Rezza nel suo intervento alla conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale della cabina di regia Iss-ministero Salute. 

“Nei confronti delle varianti dobbiamo agire tempestivamente, in modo rapido e aggressivo. Questo si può fare e si deve fare il contenimento. All’interno di un Regione gialla o arancione vanno fatte le zone rosse che riducono la mobilità, per la variante inglese valgono le misure restrittive che vengono usate normalmente da alcuni mesi”., ha affermato.
 

Campania zona arancione, 1.616 contagi e 13 morti: bollettino 19 febbraio

Sono 1.616 i nuovi casi di coronavirus emersi nelle ultime 24 ore in Campania, 151 dei quali identificati da test antigenici rapidi, secondo il bollettino di oggi, 19 febbraio. Da ieri sono segnalati altri 13 morti. 

Dei 1.616 nuovi positivi, 54 sono risultati sintomatici. I tamponi del giorno sono 19.708 (di cui 2.788 antigenici). I casi positivi registrati in Campania dall’inizio dell’emergenza sono 249.781 (di cui 3.694 antigenici), i tamponi complessivamente processati sono 2.753.612 (di cui 75.291 antigenici).  

Sono 13 i decessi inseriti dall’Unità di crisi della Regione Campania nel bollettino odierno, 12 dei quali avvenuti nelle ultime 48 ore e uno avvenuto in precedenza, ma registrato ieri. Il totale dei decessi in Campania dall’inizio della pandemia è 4.095. Sono 1.556 i nuovi guariti: il totale dei guariti è 176.457. In Campania sono 110 i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva, 1.313 i pazienti Covid ricoverati in reparti di degenza. 

ZONA ARANCIONE – La Campania torna in zona arancione da domenica. “Migliaia e migliaia di persone in mezzo alle strade – ha detto il governatore Vincenzo De Luca – nessun rispetto delle regole. Chi controllava? Qui ormai il controllo in Italia non esiste più, nessuno controlla più nulla, dovremo contare solo sul senso di responsabilità dei cittadini. Ma in questi fine settimana che abbiamo alle spalle di senso di responsabilità ne abbiamo visto molto poco. Era inevitabile tornare in zona arancione e poi in zona rossa”. 

“La Campania sta lavorando con una manifestazione d’interesse per reperire qualche milione di vaccini sul piano internazionale, senza fare propaganda sgangherata. Per quello che ci riguarda – ha spiegato De Luca – stiamo lavorando per procurarci i vaccini necessari. Il dato drammatico è che non abbiamo i vaccini necessari, è il limite più grande che registriamo nella politica nazionale anti Covid”. 

Covid Italia oggi, i dati delle regioni

Il bollettino delle regioni sulla situazione Covid in Italia oggi, giovedì 18 febbraio. Tutte le news e i dati sui contagi. L’indice Rt nazionale si attesta a 0,99. Zona arancione per Campania, Emilia Romagna e Molise. 

Sono 142 i nuovi casi positivi al Sars Cov2, di cui 136 riguardanti residenti, su un totale di 1.642 tamponi molecolari registrati ieri in Basilicata. 

Sono 924 i nuovi contagi da coronavirus in Toscana secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 19 morti. Dall’inizio dell’epidemia nella regione sono 146.900 i casi di positività al Coronavirus. I nuovi casi sono lo 0,6% in più rispetto al totale del giorno precedente. 

 

 

 

Coronavirus Basilicata, 142 nuovi casi e 3 morti: il bollettino

Sono 142 i nuovi contagi da Coronavirus in Basilicata secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri tre morti. Da ieri sono stati fatti 1.642 tamponi molecolari. I lucani guariti sono 69. Gli attualmente positivi in Regione salgono a 3.317 (+64), di cui 3.236 in isolamento domiciliare, mentre sono 10.610 le persone residenti in Basilicata guarite dall’inizio dell’emergenza sanitaria e 350 quelle decedute. Le persone attualmente ricoverate nelle strutture ospedaliere lucane sono 81: al San Carlo di Potenza 28 nel reparto di Malattie infettive, 22 in Pneumologia, 8 in Medicina d’urgenza e 2 in Terapia intensiva; all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera 13 nel reparto di Malattie infettive, 6 in Pneumologia e 2 in Terapia intensiva. 

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono stati analizzati 228.386 tamponi molecolari, di cui 211.374 sono risultati negativi, e sono state testate 139.752 persone. 

Emilia zona arancione, Bonaccini: “Probabile che ci andremo”

Emilia Romagna zona arancione? “Noi già la scorsa settimana abbiamo sfiorato l’arancione. E’ probabile che ci andremo, stiamo aspettando le determinazioni del Comitato tecnico scientifico e poi la decisione del ministro della Salute come avviene in questi casi”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, a margine della posa prima pietra del nuovo centro oncologico a Parma. 

Con le varianti del Covid che circolano, “e mi pare che in Italia, anche laddove si rimarrà in giallo, comunque i parametri stanno peggiorando, credo sarebbe il caso, nelle prossime ore e nei prossimi giorni, di trovarci fra Governo e Regioni, e in tal senso ne ho parlato ieri con la neo ministra Gelmini e ho sentito al telefono Roberto Speranza, per capire, e questo ce lo devono dire gli scienziati, se davvero c’è un peggioramento come vediamo”, ha detto poi a Sky Tg24.  

Il sistema delle ‘fasce’ di colore diverso, giallo, rosso e arancione, “ha avuto una sua validità, che abbiamo condiviso con il Governo nei mesi precedenti” ma ora “ho l’impressione che, con l’arrivo delle varianti, vada fatta una valutazione diversa”., ha quindi aggiunto. Qui, spiega Bonaccini, “si rischia di andare in giallo, poi in arancione, qualcuno, ho sentito, potrebbe diventare rosso da domenica, poi si torna indietro. Insomma, si rischia un sali-scendi che genera preoccupazione e non mette un’asticella su quando, non dico si potrà terminare, ma dare un senso di risposta che veda una fine”. 

E ancora: “Quando si richiama il lockdown viene in mente qualcosa che non è percorribile, il lockdown che ci fu lo scorso anno teneva chiuso tutto nel Paese. Io mi interrogo solo se questo tema delle fasce colorate, alla luce delle varianti che stanno cominciando a circolare e a far peggiorare, quasi in tutto il territorio nazionale, i parametri, non abbia qualche pecca”. Andrebbe fatta, per Bonaccini, “una riflessione perché questo sistema a colori ha avuto un senso in questi mesi, ma credo che oggi dimostri qualche fragilità. Questo perché il rischio è un saliscendi che non dà certezze per il futuro a chi è in difficoltà”. 

Codogno un anno dopo, una lunga scia di dolore: in 12 mesi 608 morti

E’ stato un 2020 di sofferenza e dolore a Codogno, che nell’anno della pandemia ha registrato un numero di decessi superiore allo stesso periodo del 2019. Nella cittadina lodigiana, la prima colpita dallo tsunami del Coronavirus, (con la scoperta, il 21 febbraio 2020, del paziente uno), i numeri delle persone decedute hanno registrato un incremento, come riportato dall’ufficio anagrafe.  

I residenti al 31 dicembre 2020 sono 15.780 contro i 16.018 del 2019. Dal 1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2020 le persone decedute sono state 608, mentre nello stesso periodo del 2019 se ne contavano 451. Nella prima parte dell’anno, da gennaio a marzo 2020 si sono registrati invece 231 morti contro i 121 del 2019. Per quanto riguarda invece i numeri della fine dell’anno, a ottobre 2020 i morti sono stati 28 a novembre 48 e a dicembre 48. Negli stessi mesi del 2019, invece, i decessi ammontavano rispettivamente a 34, 41 e 54.  

Caldo da weekend 20-21 febbraio, 10 giorni di primavera: ecco dove

Temperature su nel weekend, caldo per 10 giorni. Nel corso del fine settimana e nei giorni successivi l’anticiclone di matrice sub-tropicale si rinforzerà ulteriormente conquistando tutta l’Italia. La sua presenza sempre più stabile avrà due principali effetti; il primo, un exploit delle temperature con punte di 20°C su molte regioni, il secondo la formazione di nebbie, localmente fitte, sulla Pianura Padana. Il team del sito www.iLMeteo.it comunica che per almeno altri 10 giorni l’Italia sarà protetta da questo mastodontico anticiclone africano. 

Giorno dopo giorno le temperature saliranno gradualmente fino a toccare punte di 20°C soprattutto su Sardegna e Sicilia, ma 17-19°C si potranno raggiungere anche in Toscana, nel Lazio, in Puglia, in Campania e in Calabria. Discorso diverso invece per il Nord dove la presenza anticiclonica favorirà invece la formazione di nebbie o nubi basse per gran parte del giorno sulle zone pianeggianti. La mancanza di sole impedirà alle temperature si salire, fermando i termometri a 12-13°C salvo qualche punta di 15°C in Emilia. Con la nebbia o la presenza di cielo coperto peggiorerà la qualità dell’aria che diventerà scadente e molto inquinata soprattutto al mattino e alla sera nelle grandi città come ad esempio Milano, Roma e Napoli. 

Venerdì 19. Al nord: cielo spesso coperto, pioviggine in Liguria. Al centro: più nubi su Toscana e Umbria, poco nuvoloso altrove. Al sud: bel tempo prevalente. 

Sabato 20. Al nord: cielo coperto, piogge deboli su savonese, cuneese e alessandrino. Al centro: cielo spesso coperto su Toscana, Umbria e coste adriatiche. Al sud: sole prevalente. 

Domenica 21. Al nord: nubi basse o locali nebbie in pianura, più sole sui monti. Al centro: molte nubi sulle coste adriatiche, soleggiato altrove. Al sud: cielo sereno o poco nuvoloso. 

Da lunedì 22 l’anticiclone diventerà via via più forte. 

Codogno un anno dopo, l’anestesista paziente del 1: “Rivivo ancora ogni momento”

L’anno scorso, dopo mesi faccia a faccia con Covid-19, si era detta: “Il 20 febbraio 2021 vado una settimana ai Caraibi”. Invece sarà in Lombardia Annalisa Malara, 38 anni, l’anestesista che il 20 febbraio 2020, vedendo un suo coetaneo con “polmonite devastante” non rispondere alle cure e “peggiorare inesorabilmente” a una velocità insolita, ha deciso di forzare il protocollo e disporre il tampone rivelatore: positivo a Sars-CoV-2. Sarà qui a ricordare come tutto è cominciato in un ospedale di provincia, a Codogno, prima zona rossa d’Italia.  

Il virus che sembrava così lontano, che aveva paralizzato una provincia della Cina industrializzata grande quanto il Belpaese, era già dentro le case degli italiani. Il coetaneo Mattia diventa il ‘paziente 1′ in suolo tricolore. “E’ passato un anno e per diversi aspetti mi sembra secoli fa, per altri mi sembra ieri – racconta all’Adnkronos Salute – Se ripenso a quella giornata mi sembra di averla così chiara in mente. Poi rivivo quello che ho passato, qualcosa di fantascientifico e terribile che rimarrà nella storia, e il tempo si dilata: è tutto così cambiato, abbiamo dovuto rinunciare a così tante cose, a libertà individuali, è pesato tanto. Mi manca andare a fare qualche giorno via, le cene con gli amici, i parenti. La libertà di muoversi e di stare in compagnia, di andare al mare, in montagna. Sogno le Dolomiti”, sorride.  

Quello che ha visto da rianimatore, dalla terapia intensiva ‘trincea’ della lotta a Covid-19, le fa sgranare gli occhi di fronte alle proteste di piazza. Le parole di negazionisti, no-mask, no-vax, sono pietre. “Io sono veramente scioccata da queste persone – confessa Malara – e spero fortemente siano una minoranza. Mi hanno spiegato che quando la paura raggiunge livelli massimi si ha un atteggiamento di rifiuto, in questo caso rifiuto della malattia, della sua gravità e di conseguenza del vaccino. Io gli direi che purtroppo non hanno visto coi loro occhi cosa può causare questo virus, come può ridurre una persona. Non i suoi polmoni, ma tutta la persona. Dire ‘non mi vaccino’ credo sia un atto di codardia, egoismo, noncuranza per la collettività, menefreghismo estremo”. 

Annalisa si è vaccinata e non si ferma. Un giorno è a bordo di un elicottero per il corso da ‘soccorritrice dei cieli’. A novembre, piena seconda ondata Covid, dal Policlinico di Milano informano che ha deciso di dare una mano all’ospedale in Fiera, l’hub di terapia intensiva nato per dare respiro alle strutture sanitarie travolte dai casi gravi: “Sapevamo che cercavano l’aiuto di medici e infermieri. Mi sono proposta – spiega – perché mi sembrava bello farlo, dopo il ruolo avuto in questa storia. Ricordo il primo mese con Covid: dei medici di Milano erano venuti a darci una mano, avevo un’ammirazione incredibile. Mi dicevo: in questo momento siamo l’occhio del ciclone della pandemia, la prima zona rossa fra tante aree ancora risparmiate. L’idea che qualcuno volontariamente s’infilasse in questa situazione di pericolo mi sembrava encomiabile”.  

“Quei medici – assicura – ci hanno dato tanta energia e ossigeno puro in momenti in cui c’era bisogno gradissimo di aiuto. Così sono andata in Fiera senza nessun dubbi. I miei hanno capito, hanno sempre rispettato le mie scelte. E’ stata una bellissima esperienza. I colleghi del Policlinico sono tra i migliori, ero nel ‘tempio’ della ventilazione meccanica, mi hanno insegnato tanto e mi hanno accolto come una di loro, a braccia aperte”. L’ultimo turno giovedì 28 gennaio (“ho portato da mangiare per ringraziarli”). Dopo qualche giorno di ferie, per Annalisa una nuova parentesi al San Matteo di Pavia, altra struttura protagonista della prima emergenza Covid. 

Tornando indietro ai giorni più neri, a volte si stupisce: “Quando mi dicevano ‘brava'” per il piccolo gesto di ‘ribellione’ al protocollo, “mi sembrava una cavolata quel che avevo fatto. In fondo era solo ciò che mi sembrava giusto. Poi nel corso dei mesi ho incontrato colleghi che mi hanno raccontato di essersi trovati come me davanti a casi sospetti, ma il protocollo non dava indicazione di fare il tampone. C’è chi ha discusso con i parenti che chiedevano perché no. Io mi sono solo detta: in Europa c’è segno del virus, io lo faccio lo stesso il test, non mi convince granché il fatto che non può essere Sars-CoV-2”. Cosa non ha funzionato? “Non credo sia stato un problema di protocollo miope – riflette Malara – E’ che noi lo conoscevamo poco questo virus e tutti i famosi asintomatici sfuggivano, non li potevamo vedere. Questo ha permesso che si diffondesse”.  

In realtà, continua Malara, “noi in ospedale vedevamo solo i casi più estremi. Ho ripensato ai giorni prima di Mattia, ad altri pazienti respiratori ricoverati. Un’altra volta mi aveva sfiorato il pensiero di Sars-CoV-2. Ma poi per quel paziente era arrivato il responso positivo per legionella. Avevamo un’altra causa, e fine. Tutti questi pazienti avevano un’altra spiegazione, un altro virus o batterio isolato”. Tutti tranne Mattia. Annalisa lo ha rivisto dopo mesi ai giardini di Lodi, con la moglie e la figlia piccolina. “Un giorno ho guardato il cellulare, mi aveva scritto un messaggio bellissimo in cui spiegava di non essersi fatto sentire perché non voleva risultare invadente. Mi ha fatto piacere leggere le sue parole. Ci siamo incontrati in estate, quando con l’epidemia in calo ci si poteva vedere. C’era anche sua madre che ha voluto ringraziarmi. Sono stata contenta per loro. Ogni tanto ci sentiamo ancora”.  

Dopo la diagnosi di Mattia, ripercorre Malara, “pensavamo si trattasse di quel paziente e della sua famiglia. Ma già nella notte fra il 20 e il 21 febbraio le persone arrivate con la stessa sintomatologia erano diventate 3-4-5. Tutti positivi, compreso un rianimatore che non stava bene da un paio di giorni ed era venuto in pronto soccorso. In poche ore più persone non collegate al primo paziente, tutte della stessa zona di Castiglione d’Adda, erano contagiate. Abbiamo capito che avevamo un grosso problema”.  

Dopo l’estate, di nuovo l’incubo. “Il sentore che ci sarebbe stata una seconda ondata l’avevamo – ragiona Annalisa – Eravamo più pronti rispetto a quando a febbraio ci ha colto totalmente alla sprovvista, ma la paura di ritrovarci nuovamente in una situazione del genere era tantissima. Poi per Lodi non è stata paragonabile”.  

L’epicentro si è spostato a Milano, Varese, Monza. Anche il resto d’Italia era più coinvolto. “L’abbiamo vissuta sempre male, ma in modo molto diverso da febbraio, quando non sapevamo proprio come trattare il virus. Intubavamo i pazienti, mettevamo i polmoni a riposo e stop. Oggi abbiamo armi in più, abbiamo imparato a gestire cortisone ed eparina, conosciamo l’evoluzione lunga dei casi critici. Inizialmente ci chiedevamo: che stiamo facendo? Questi malati non vanno né avanti né indietro. Ora sappiamo che possono stare anche mesi intubati, che questa manovra non va rimandata, e dal punto di vista psicologico siamo più preparati”. Malara tira le somme, tra la sofferenza per gli abbracci mancati, la consolazione di bere qualcosa a fine turno coi colleghi a distanza di sicurezza. E una cosa le resta nel cuore: “Qualche tempo fa è venuta una paziente che era stata ricoverata a Lodi, ha voluto rivedere insieme alla figlia noi e gli infermieri, che sono le figure più vicine ai malati. E’ bello quando li rivedi e stanno bene, sapere che sono rinati”.  

Lazio zona gialla, D’Amato: “Rt a 0.95”

Il Lazio ancora in zona gialla? “L’Rt è a 0.95, aspettiamo le decisioni ma tecnicamente i dati sono da zona gialla”. Lo ha affermato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato a margine della giornata dedicata dall’Ordine dei medici di Roma agli operatori caduti per Covid con una targa dedicata. 

“Dai dati in nostro possesso del monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – aveva spiegato ieri l’assessore – il Lazio dovrebbe rimanere in zona gialla con un valore Rt a 0.95, una riduzione del numero dei nuovi focolai, una riduzione del tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva e di quelli in area medica entrambi al di sotto delle soglie di allerta. Inoltre vi è una riduzione dell’incidenza per 100mila abitanti”. Il Lazio, ieri, ha archiviato una giornata con 1025 casi e 41 morti.
 

Covid, Iss: “Rt in aumento a 0.99”

Rt in crescita in Italia. Nel periodo 27 gennaio-9 febbraio, l’indice di contagio medio calcolato sui casi sintomatici al coronavirus è stato pari a 0.99 (range 0.95– 1.07), in crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che comprende l’uno. E’ quanto emerge dal monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità. 

In crescita l’incidenza di Covid-19 a livello nazionale: 135,46 casi per 100.000 abitanti nella settimana 8-14 febbraio rispetto a 133,13 per 100.000 nella settimana 1-7 febbraio, “lontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti”, si spiega.
 

Covid Piemonte, 501 nuovi contagi e 16 morti: bollettino

Sono 501 i nuovi contagi da coronavirus in Piemonte secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 16 morti. I nuovi casi positivi sono pari al 3,5% dei 14.438 tamponi eseguiti, di cui 8.647 antigenici. Dei 501 nuovi casi, gli asintomatici sono 195 (38,9 %). I casi sono 79 di screening, 279 contatti di caso, 143 con indagine in corso, 13 in Rsa e Strutture Socio-Assistenziali, 54 in ambito scolastico e 434 tra la popolazione generale. Il totale dei casi positivi diventa quindi 240.103, di cui 21.290 Alessandria, 12.432 Asti, 8.202 Biella, 32.578 Cuneo, 18.714 Novara, 126.246 Torino, 8.847 Vercelli, 8.720 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.196 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 1.878 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale. 

I ricoverati in terapia intensiva sono 128 ( – 10 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 1.866(- 9 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 9.995. I tamponi diagnostici finora processati sono 2.800.753(+ 14.438 rispetto a ieri), di cui 1.103.336 risultati negativi. 

Sono 16 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 2 di oggi. Il totale è ora di 9.220 deceduti risultati positivi al virus, 1.397 Alessandria, 591 Asti, 376 Biella, 1.097 Cuneo, 763 Novara, 4.195 Torino, 414 Vercelli, 302 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 85 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte. I pazienti guariti sono complessivamente 218.894(+ 646 rispetto a ieri), 19.106 Alessandria, 11.284 Asti,7.505 Biella, 30.344 Cuneo, 17.145 Novara, 114.617 Torino, 8.083 Vercelli, 7.970 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.104 extraregione e 1.736 in fase di definizione.