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Categoria: economia

Gkn, sì dei lavoratori all’accordo per la reindustrializzazione

(Adnkronos) – Disco verde dei lavoratori di Gkn all’ipotesi di accordo quadro per la reindustrializzazione dello stabilimento Qf di Campi Bisenzio, firmata al Mise il 19 gennaio scorso. Il referendum ha avuto un esito plebiscitario: su un totale di 354 aventi diritto, hanno votato in 265 e il sì ha prevalso con 262 voti. Due sono stati i no e 1 scheda nulla.  

“In una situazione chiaramente segnata dal Covid, in termini di quarantene e positivi, il referendum sull’accordo al Mise ha visto 265 votanti su 354 aventi diritto (74%), con 262 sì, 2 no, 1 scheda nulla” l’annuncio questa mattina su Facebook del Collettivo di fabbrica. 

“L’accordo quadro raggiunto al Mise – l’unica cosa che abbiamo firmato da quel 9 luglio, resistendo ad ogni altra ipotesi di accordi sulla mitigazione dei licenziamenti – andrà accompagnato a sua volta da altri accordi in sede aziendale da raggiungere la prossima settimana”, aggiungono i lavoratori della ex Gkn ora QF da quando la proprietà è passata all’imprenditore Francesco Borgomeo. “E’ un accordo sindacale avanzato in un contesto politico e sociale che ancora non ci soddisfa”, puntualizzano, sottolineando che “il processo di reindustrializzazione non è qualcosa che abbiamo voluto, ma qualcosa che subiamo: dentro questo processo, abbiamo messo paletti importanti”, ed “è una tappa, risultato della lotta, e che avrà senso solo se continuerà la mobilitazione”. 

Soddisfazione della Fiom per l’esito del referendum. “Per la Fiom si tratta di un ottimo risultato. Adesso, insieme alla Rsu, ci impegneremo perché proprietà e istituzioni rendano concreti gli obiettivi come da cronoprogramma per consentire la ripresa dell’attività e garantire la continuità occupazionale di tutti i lavoratori, compresi quelli degli appalti”, commentano in una nota congiunta Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive, Daniele Calosi, segretario generale Fiom-Cgil Firenze, Prato e Pistoia. 

 

Agricoltura, Nomisma: “Nella Pac più libertà di distribuzione aiuti, importante capire come”

(Adnkronos) – “Con il nuovo impianto della Pac i Paesi membri hanno beneficiato di alcuni gradi di libertà nella selezione degli interventi. Tuttavia il mandato di Bruxelles è stato chiaro nell’indicare la necessità di attenuare le disomogeneità nella percezione dei pagamenti diretti e nel perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, oltre che economica, coerentemente ai principi del Green Deal”. E’ quanto ha sottolineato Ersilia Di Tullio, senior project manager di Nomisma, nel delineare il nuovo quadro nel quale sono maturate le scelte italiane del Piano strategico nazionale della Pac intervenendo all’evento “Nuova Pac e possibili impatti sull’agricoltura italiana: come i principali cambiamenti normativi si inseriscono nel quadro della struttura produttiva nazionale” organizzato da Nomisma, in collaborazione con Philip Morris Italia e con il contributo scientifico di Food Trend Foundation, in diretta streaming da Bologna.  

“Il Piano strategico nazionale per applicazione della nuova Pac, che l’Italia ha già inviato a Bruxelles – ha proseguito Di Tullio – mette insieme per la prima volta il primo e secondo pilastro della Pac, abbiamo di fronte a noi sei mesi, fino giugno, per la negoziazione sugli aiuti che sono estremamente rilevanti per l’Italia per competere alla pari di altri paesi europei, la cosa importante è capire come vengono distribuiti gli aiuti”. 

Aviaria, Unaitalia: “danni ingenti, 12 milioni di polli e tacchini abbattuti”

L’influenza aviaria che sta colpendo anche gli allevamenti italiani da qualche mese continua a mietere vittime. “Ad oggi si contano 12 milioni di capi abbattuti o morti in quanto malati, tra polli, tacchini e galline ovaiole dall’inizio della epidemia, ovvero da fine ottobre”. E’ quanto stima il presidente Unaitalia Antonio Forlini nel fare un bilancio, ancora provvisorio della situazione con l’Adnkronos. l’associazione che rappresenta 90% dell’intera filiera avicunicola nazionale, un settore che in genere gode di buona salute in quanto è l’unico settore zootecnico in auto approvvigionamento producendo più di quanto si consumi sul mercato interno, ma ora sta attraversando una fase di difficoltà con una produzione ridotta. Anche se si tratta di una fase “transitoria, contiamo di tornare alla normalità entro qualche settimana, e le aziende associate, che gestiscono filiere integrate, fanno fatica a produrre tutto ciò che il mercato acquisterebbe”, spiega Forlini. 

Si tratta comunque di “un danno ingente, le quantificazioni degli abbattimenti sono in atto nelle varie regioni che liquidano i danni diretti, mentre per quelli indiretti (relativi ai fermi degli allevamenti) fino al 31 dicembre 2021 verranno quantificati nelle prossime settimane e saranno oggetto di richiesta nei confronti del Mipaaf”. “Stiamo raccogliendo i dati dai nostri associati noi per le carni avicole e Assoavi per le uova”, quanto a una stima dei danni economici Forlini non si sbilancia in quanto si tratta di animali molto diversi tra loro con pesi differenti e tempi di crescita diversi”. Comunque, il problema del tacchino avrà una durata maggiore in quanto i tempi di ripristino dei capi abbattuti avranno bisogno di un tempo di 120-180 giorni dopo i primi riaccasamenti che ricominceranno a metà febbraio”.  

Nelle zone gialle e verdi non si sta “riaccasando” ovvero mentre in quelle azzurre con grande cautela con un’analisi del rischio molto puntuale. Vento e Lombardia, in parte il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna sono le regioni più colpite dai focolai di aviaria e c’è una sorta di propagazione per prossimità, quindi le zone dove c’è una rilevante densità di allevamenti sono state più colpite di altre. “A fronte di questa situazione – riferisce ancora il presidente di Unaitalia- in queste settimane ci potranno essere importazioni di pollame soprattutto da paesi della comunità europea, dalla Germania o dalla Polonia”. 

A portare l’aviaria sui nostri territori, quest’anno un ceppo particolarmente aggressivo e contagioso, sono stati gli uccelli migratori come in passato, che possono contagiare alcune specie selvatiche che, a loro volta contagiano piccoli allevamenti rurali, magari all’aperto e quindi più esposti alle deiezioni degli animali in transito, e di lì gli allevamenti convenzionali. Ma va ricordato che questa influenza non è pericolosa per l’uomo e non lo contagia. Un fenomeno che ha riguardato il nord Europa dove ci sono stati moltissimi casi di uccelli contagiati. Il vaccino è stato identificato ed è in fase di sperimentazione in Francia e in Olanda e gli operatori sperano che si arrivi ad una la sperimentazione di campo in modo che il vaccino possa essere adottato come strumento preventivo per evitare ulteriori fasi epidemiche nelle prossime stagioni.  

Il settore avicolo fattura 6 miliardi di euro l’anno tra polli e tacchini e arriva fino a 9 miliardi con la produzione di uva, impiega 28mila addetti diretti negli stabilimenti di trasformazione, 64 mila addetti nell’intera filiera e produce con il 108% di quanto si consuma.  

e-commerce, trend crescita si consolida: +68% anche nel 2021

L’e-commerce si consolida nel nostro Paese e la crescita dello shopping online fa registrare un incremento anche nel 2021. Stando all’analisi condotta da idealo e che l’Adnkronos ha potuto visionare, l’incremento dell’e-commerce è stato del 68% lo scorso anno. L’indagine mostra che, dopo un 2020 che ha segnato un boom per l’e-commerce pari al +99%, il 2021 è stato sì un anno di ‘ritorno alla normalità’, sia dal punto di vista dei tassi di crescita che dal punto di vista delle preferenze online degli Italiani. Tradotto in numeri, però, le intenzioni di acquisto nel 2021 hanno mostrato l’interesse per lo shopping online comunque aumentato del +68% negli ultimi 12 mesi. 

“Un dato importante che conferma come il picco di interesse verso l’e-commerce indotto dalla pandemia non sia stato momentaneo e contingente ma abbia generato un reale cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori italiani” commenta con l’Adnkronos Dumitru Baltatescu, Country Manager di idealo per l’Italia, alla sua prima uscita ufficiale dopo la nomina avvenuta a dicembre scorso.  

“Questa accelerazione nella digital transformation ha aiutato, da un lato, a far crescere la consapevolezza negli strumenti online a disposizione per risparmiare e, dall’altro, a far capire che mondo online ed offline possono coesistere e supportarsi” osserva Baltatescu. “Questo non lo hanno capito solo i consumatori ma – evidenzia il manager- anche tante aziende italiane che hanno il 2021 per lanciarsi sul mercato digitale, dopo aver colto la necessità di cambiare strategia per far fronte al calo delle vendite offline. Bisogna però essere coscienti che, come in ogni altro settore, non ci si può improvvisare e che, per competere con i big dell’e-commerce, serve preparazione. Secondo un nostro recente sondaggio, durante i grandi eventi come il Black Friday, solo il 10% dei consumatori online acquista sui siti web medio-piccoli a fronte di oltre il 56% che acquista dai grandi marketplace.  

 

Nell’anno appena concluso, invece, Elettronica e Abbigliamento tornano ad essere le categorie protagoniste nelle preferenze online degli Italiani, rappresentando oltre due terzi del totale delle intenzioni d’acquisto (47% per Elettronica, 11% per Sport & Outdoor e 10% per Moda e Accessori). 

Gli smartphone sono in assoluto i prodotti più desiderati online nel 2021 anche a fronte del loro aumento dei prezzi, pari a oltre il +10%, dovuto, in parte, alle carenze di chip su scala mondiale. 

Su 100 utenti online, circa 7 e-shopper hanno utilizzato il filtro prezzo nelle loro ricerche per acquistare uno smartphone e quasi la metà di essi imposta un range tra i 100 e i 300 euro, concentrandosi su modelli non più vecchi di due anni, sfruttando il naturale deprezzamento che anche i cellulari fanno registrare dopo il loro lancio. 

I prezzi dei nuovi modelli di smartphone, infatti, scendono in media del 5% già dopo tre mesi dal loro lancio ma è dopo sei/sette mesi che si possono fare gli affari migliori in quanto, per quella data, i prezzi scendono in media del 10%. 

 

 

Cartelle esattoriali 2022, si cambia: tutte le novità

Addio all’aggio nelle cartelle esattoriali. Dal 2022 gli oneri di riscossione scompaiono e lo sconto per il contribuente è del 3% sul totale. Mentre l’Agenzia delle Entrate si affretta a inviare le nuove lettere di compliance con gli avvisi bonari, proprio ieri, dalla porta accanto, quella di Agenzia Entrate Riscossione, è stato diffuso il modello delle nuove cartelle esattoriali si legge su laleggepertutti.it. Un modello che, questa volta, porta con sé buone notizie: i contribuenti non dovranno più pagare ciò che un tempo si chiamava aggio e che da un paio di anni ha preso un nome più politically correct: oneri di riscossione.  

Dalle nuove cartelle di pagamento scompaiono quindi le percentuali che fino ad oggi sono state dovute a titolo di compenso all’Esattore per la sua attività di riscossione: un compenso giustificabile forse fino a quando tale attività è stata svolta da una società commerciali (Equitalia SpA) ma che oggi, con la trasformazione in ente pubblico, non ha più motivo di esistere.  

Ma vediamo più nel dettaglio quali sono le novità, da quando partiranno e quali vantaggi si prospettano per i contribuenti. Nella nuova cartella, già dal totale somme da pagare sparisce la voce degli ‘oneri di riscossione’ attualmente pari al 3%. Nel campo degli importi spettanti al concessionario compaiono solo i diritti di notifica. 

La riforma è immediatamente operativa ma non ha valore retroattivo. Quindi l’azzeramento dell’aggio parte solo per i carichi affidati ad Agenzia Entrate Riscossione, dai vari enti creditori, a partire dal 1° gennaio 2022. Quindi i carichi già consegnati, seppur non sfociati ancora in cartelle esattoriali (perché in corso di emissione) bisognerà ancora pagare gli oneri di riscossione. Questo significa che per vedere operativo lo sconto in cartella bisognerà aspettare ancora qualche mese. Questo è il tempo che mediamente decorre dal momento della trasmissione del carico tributario dall’ente creditore all’agente della riscossione fino alla notifica della cartella. In proposito, si ricorda che, in base all’articolo 19 del Dlgs 112/1999, l’agente della riscossione perde il diritto al discarico se non notifica la cartella entro il nono mese successivo alla ricezione dell’affidamento. 

C’è peraltro da considerare gli effetti della sospensione Covid che ha fermato la consegna degli atti dall’8 marzo 2020 al 31 agosto 2021. Si stima che complessivamente siano rimasti fermi 60 milioni, tra cartelle e altri atti della riscossione a causa dello stop (più volte prorogato) dai Governi che si sono succeduti e dal Parlamento, per non aggravare le conseguenze negative della pandemia su cittadini e operatori economici. Considerato che almeno 4 o 5 milioni sarebbero stati inviati negli ultimi mesi del 2021, il conto è di almeno 55-56 milioni di vecchi atti ancora da notificare a partire dall’anno appena iniziato. A questi si aggiungono quelli il cui invio era già programmato per il 2022. Tutti carichi affidati negli anni scorsi e che quindi riporteranno ancora l’aggio. 

Non cambierà nulla, invece, sul fronte delle spese di notifica e delle spese sia per misure cautelari (come fermi e ipoteche) sia per quelle esecutive (come i pignoramenti). Sono due importi che continueranno a rimanere a carico completamente del debitore tanto nel caso delle cartelle quanto degli altri atti della riscossione. 

Ricerca, da Cnr e PoliMi arriva batteria quantica superveloce

Ricercatori dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr e del Politecnico di Milano hanno costruito una batteria che, seguendo le leggi della fisica quantistica, presenta un tempo di ricarica inversamente correlato alla quantità di energia immagazzinata. Un nuovo passo che potrebbe tradursi in possibili applicazioni per dispositivi come caricabatterie senza fili, celle solari e macchine fotografiche. I ricercatori ricordano che le batterie quantiche sono una nuova classe di dispositivi di accumulo di energia che operano secondo i principi della fisica quantistica, la scienza che studia l’infinitamente piccolo dove non sempre valgono le leggi della fisica classica. Tersilla Virgili dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifn) e Giulio Cerullo del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano hanno dimostrato che è possibile fabbricare un tipo di batteria quantica dove il potere di ricarica aumenta più velocemente aumentando la capacità della batteria.  

Il lavoro, svolto insieme ad altri gruppi di ricerca internazionali, è stato pubblicato su Science Advances. “Le batterie quantiche presentano una proprietà contro-intuitiva in cui il tempo di ricarica è inversamente correlato alla capacità della batteria e cioè alla quantità di carica elettrica immagazzinata” spiega Tersilla Virgili. “Ciò porta all’idea intrigante – osserva la scienziata- che il potere di carica delle batterie quantiche sia super-estensivo e cioè che aumenti più velocemente con le dimensioni della batteria”. Il dispositivo fabbricato è una microcavità in cui il materiale attivo è costituito da molecole organiche disperse in una matrice inerte ed il ricercatore Giulio Cerullo sottolinea che “ogni molecola rappresenta un’unità che può esistere in uno stato di sovrapposizione quantistica di due livelli di energia (fondamentale ed eccitato), simile al modo in cui un qubit, l’unità base di informazione quantistica, può essere sia 0 che 1 contemporaneamente nei computer quantistici”.  

Costruendo la batteria quantica in un modo in cui le unità possono esistere in sovrapposizione, il sistema totale può comportarsi collettivamente. Questo comportamento, noto come coerenza quantistica, consente alle unità di agire in modo cooperativo, dando origine a una carica iper-veloce che dipende dal numero delle molecole-unità. “In futuro questo tipo di dispositivo potrà essere applicato in vari ambiti scientifici e tecnologici come ad esempio caricabatterie senza fili, celle solari e macchine fotografiche” conclude Virgili. 

Lorenzo Boglione (BasicNet): “Con K-Way puntiamo sull’Asia, obiettivo rafforzare crescita”

“La nostra sfida? Riuscire a far crescere il marchio rimanendo fedeli alla sua natura e all’iconicità del prodotto che facciamo. Vogliamo uscire dall’Italia e dalla Francia che sono i nostri mercati principali e portare il brand nel mondo”. Parola di Lorenzo Boglione, vice president sales del gruppo BasicNet e figlio del patron dell’azienda fondata nel 1995 e quotata a Piazza Affari appena 4 anni dopo. Nel portafoglio etichette come Kappa, Robe di Kappa, Jesus Jeans, Sabelt, Briko, Superga, Sebago e K-Way, quest’ultima tornata in passerella ieri con una collezione presentata in occasione di Milano Moda Uomo. “E’ la terza sfilata del marchio ed è stato bello tornare finalmente con un pubblico importante, siamo molto contenti – sottolinea Boglione all’AdnKronos -. Il marchio è una continuazione di un percorso di crescita e di affermazione che ci fa molto piacere”. 

Classe 1986, un master in management presso l’Escp Europe e una laurea in Economia, dal 2019 Boglione è anche consigliere d’amministrazione di BasicNet, multinazionale che negli anni è stata capace di resuscitare aziende e brand che avevano perso lustro. Come K-Way, il marchio icona di giacche a vento rilevato nel 2003, che in una manciata di stagioni è tornato ad essere un nome di culto anche nel segmento del lusso, grazie alle collaborazioni con maison come Fendi e Comme des garçons. ‘Per K-Way le collaborazioni sono una costante – spiega Boglione – lavoriamo con designer e marchi che hanno voglia di interpretare il nostro prodotto iconico. L’idea generale è permettere a marchi di diverso tipo, non solo quelli di fascia alta, di avvicinarsi e interpretare quello che facciamo”.  

L’ultimo traguardo l’accordo raggiunto tra BasicNet e K-Way France, società licenziataria del marchio K-Way in Francia, per l’acquisto dell’intero capitale sociale di K-Way France da parte del gruppo torinese. Ora gli occhi puntano ad Est. Tra i principali progetti del brand per il 2022, c’è il suo riposizionamento in Asia. “Nei mesi scorsi – rimarca Boglione – abbiamo riscontrato un forte interesse per il marchio da parte di diversi mercati asiatici. Nel 2022 apriremo in Giappone, Cina, Corea e Hong Kong. Ci sarà un percorso di crescita e di approdo del marchio su questi mercati e siamo molto fiduciosi”. 

Quanto agli altri marchi nella scuderia di BasicNet “ci sono aperture costanti di tutti i brand a livello mondiale – spiega Boglione – per tutti registriamo una crescita continua in modo molto strutturato e a livello globale”. A febbraio, invece, il cda si riunirà per approvare i dati preliminari del 2021, dopo aver archiviato i primi 9 mesi con una crescita del 10%. “Abbiamo una visione di lungo periodo – evidenzia Boglione – nel 2021 abbiamo recuperato i passi indietro dovuti al 2020, che è stato un anno complesso per tutti. Sicuramente abbiamo delle prospettive ambiziose per i prossimi anni. L’obiettivo è crescere molto”. Altre acquisizioni in vista? “Come diciamo sempre teniamo gli occhi aperti – ammette – abbiamo la possibilità di fare nuove acquisizioni ma devono presentarsi le condizioni giuste. Se ci saranno le valuteremo con lo stesso spirito di sempre, non ci precludiamo nulla”. (di Federica Mochi) 

Tim, Ugliarolo (Uilcom): “Sul tavolo 100mila posti lavoro, non faremo sconti”

Il sindacato “ascolterà” ma “non farà sconti” sulla partita di Tim” che “riguarda più di 40mila lavoratori e con un indotto che complessivamente – tra interno esterno – conta quasi 100mila posti di lavoro”. E’ ferma la posizione del segretario generale della Uilcom Uil, Salvo Ugliarolo, che ha delineato con l’Adnkronos il dossier Tim in vista dell’incontro, ad oggi previsto per il 25 gennaio, fra i sindacati ed il nuovo ad e della ripresa del confronto con il Governo appena richiesta dal sindacato. “Dall’incontro con il nuovo amministratore delegato di Tim ci aspettiamo di poter entrare nel merito della visione che il nuovo manager ha dell’azienda, ci aspettiamo di entrare nel merito di tutto ciò con il dottor Pietro Labriola che, molto probabilmente, sarà il nuovo amministratore, secondo quanto indicato e la cui nomina è attesa in un Cda che sarà quasi sicuramente convocato qualche giorno prima dell’incontro con i sindacati”. “Il 25 gennaio andremo ad ascoltare l’ad, andremo anche a rappresentare la nostra visione e prima di fare una pronuncia vogliamo essere nelle condizioni di avere un quadro chiaro da chi sarà chiamato a guidare questa azienda” argomenta ancora.

 

E sul dossier Tim il sindacato si aspetta anche “di riprendere il confronto aperto a dicembre scorso con il ministro Giorgetti e il ministro Colao”, per questo “abbiamo appena scritto al Governo” per “riprendere le linee di quanto detto” nell’incontro di fine 2021, “in cui abbiamo esposto” al ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, e al ministro dell’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, “una posizione che era interlocutoria”. Quella di Tim, ribadisce Ugliarolo, “è una partita che va attenzionata con la giusta modalità rispetto alla gestione. Ne va non soltanto dell’infrastruttura e dello sviluppo di un asset strategico del nostro Paese
come quello delle telecomunicazioni, ma ne va anche della tenuta occupazionale che per noi è un cardine importante”. “Per questo nell’incontro con il nuovo ad vogliamo capire qual’è la visione del nuovo Ceo e, soprattuto, quali sono le garanzie e l’affidabilità di quelli che sono i perimetri occupazionali e quindi la difesa dei posti di lavoro”. Ugliarolo chiarisce che “da Segretario generale della Uilcom, come Uil ricordo che abbiamo una cultura e uno stile e non mettiamo il carro davanti ai buoi”. 

“A Giorgetti e Colao – spiega Ugliarolo- avevamo già detto che per noi oggi ci sono le possibilità di dare una prospettiva a questa azienda provando a unire le forze e, quindi, provando a realizzare un’azienda in cui si ricompatta anche il tema di Open Fiber”. “La garanzia – osserva ancora- oggi passa anche dall’azionariato dentro Tim con una partecipazione di Cdp all’interno dell’azionariato. Noi pensiamo che quella era la strada – ed è ancora oggi, auspichiamo, la strada – cioè un rafforzamento del Governo, dello Stato all’interno dell’azionariato dando a questo ex monopolista la possibilità di continuare l’investimento nell’ambito della realizzazione della infrastruttura di rete – nel suo ambito più complessivo – rispetto al nostro Paese”. “Noi siamo fermi su questa posizione” afferma il segretario generale della Uilcom Uil che ricorda come in Tim “‘in 10 anni ci siano stati 5 ad: ogni 2 anni si rimettono lancette indietro”. In dieci anni nell’azienda si sono succeduti cinque amministratori delegati: dopo Franco Bernabè, al secondo mandato nel 2007-2011, è stato nominato Marco Patuano in carica dal 2011 al 2016, quindi è arrivato Flavio Cattaneo dal 2016 al 2017, poi è stata la volta di Amos Genish – espressione del socio francese Vivendi – in carica dal 2017 al 2018 e infine Luigi Gubitosi ad di Tim dal 2018 allo scorso novembre 2021. Ugliarolo infine imputa “enormi responsabilità alla politica italiana che ha dato un asset come questa azienda e come le tlc – che sono strategiche – in mani straniere”.  

Caro bollette, fonti Palazzo Chigi: “Governo lavora a nuove misure”

“Il governo sta mettendo a punto ulteriori misure dirette ad attenuare l’impatto che il caro bollette ha sulle famiglie e le imprese”. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi. 

“Il caro bollette per luce e gas è una vera e propria emergenza nazionale: serve un decreto urgente, a gennaio, per evitare la chiusura delle aziende e consentire alle famiglie di non stare al freddo e al buio”, ha detto in mattinata il leader della Lega Matteo Salvini. 

“Il governo non può restare a guardare mentre famiglie e imprese continuano a fare i conti con i rincari delle bollette, anche perché dovremo fronteggiare quest’emergenza ancora per alcuni mesi. Dopo le misure che abbiamo fatto inserire nella legge di Bilancio, è necessario mettere in campo nuovi interventi entro il mese di gennaio: lo abbiamo chiesto a gran voce già durante l’esame della manovra, consapevoli che il pur importante stanziamento di 3,8 miliardi non sarebbe stato sufficiente”. Così in una nota le deputate e i deputati del Movimento cinque stelle in commissione Attività produttive. “Le nostre proposte – proseguono – sono ormai da tempo sul tavolo e affiancano interventi di emergenza a misure strutturali: siamo pronti a confrontarci e agire in tempi brevissimi. A quanto pare, dopo le nostre sollecitazioni al governo, anche le altre forze politiche si sono accorte dell’urgenza di un intervento a difesa delle famiglie e dell’operatività del nostro sistema produttivo. Ribadiamo che serve uno scostamento di bilancio con risorse adeguate e su questo punto sembrano convergere anche altri partiti, dunque non c’è ragione di andare oltre il mese di gennaio per intervenire”. 

Il combinato bollette-inflazione potrebbe avere un costo totale per l’economia italiana di circa 100 miliardi di euro nel 2022 in termini di minori consumi delle famiglie, è l’allarme lanciato da Assoutenti. “Le famiglie si ritrovano oggi in una situazione estremamente pericolosa: da una parte sono assediate dall’aumento dei prezzi al dettaglio, con l’inflazione che a dicembre ha subito un forte rialzo del +3,9% e incrementi dei listini che stanno proseguendo nelle ultime settimane; dall’altra parte sono impoverite dai maxi-rincari delle bollette di luce e gas scattati prima ad ottobre, poi a gennaio”, ha spiegato il presidente Furio Truzzi. 

”Una vera e propria guerra che -secondo il presidente- lascerà sul campo un massacro sul fronte dei consumi: la perdita del potere d’acquisto dei cittadini causata da bollette sempre più salate e prezzi al dettaglio più alti impoverirà ulteriormente una consistente fetta di popolazione costringendola a tagliare la spesa nei settori non primari per riuscire ad arrivare a fine mese, con immensi danni per il commercio e per l’economia nazionale”. 

Spazio, Europa a caccia di pianeti simili a Terra: missione Plato supera test critico

L’Europa andrà a caccia di pianeti simili alla Terra. La missione Plato dell’Esa ha infatti superato un ‘test’ cruciale’ e ha ricevuto il via libera a completare il processo di costruzione del satellite e del Payload. Anche l’Italia partecipa alla sfida sotto il coordinamento dell’Agenzia spaziale italiana e grazie all’impegno di team di scienziati e industrie nazionali. Plato – la missione Planetary Transits and Oscillations of stars – è la terza di classe media del programma Cosmic Vision dell’Esa ed il suo obiettivo è trovare e studiare sistemi planetari extrasolari puntando, particolarmente, sulle proprietà dei pianeti terrestri nella zona abitabile attorno a stelle simili al Sole. La missione Plato è stata progettata anche per studiare l’attività sismica nelle stelle consentendo la caratterizzazione precisa della stella ospite del pianeta, inclusa la sua età. 

Asi e Inaf hanno reso noto che una commissione nominata dall’Agenzia Spaziale Europea ha sottoposto ad un esame accurato il progetto Plato e ha verificato la maturità del satellite e degli strumenti di bordo confermando così la fattibilità del programma di costruzione del satellite e la solidità del piano di produzione del Payload in cui c’è anche il contributo dell’Italia. Questo passaggio prevede la realizzazione in serie di 26 sofisticati telescopi – chiamati Plato Camera – con i quali Plato scoprirà e studierà le caratteristiche di esopianeti, anche molto simili alla Terra, e che orbitano intorno a stelle simili al Sole. L’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Astrofisica sottolineano che questo esame, chiamato Critical Milestone Review, è stato richiesto da Esa a causa della complessità di sviluppo associata alla produzione in serie dei telescopi.  

La revisione è stata effettuata nel periodo compreso tra luglio e dicembre 2021 da un team costituito da più di 100 scienziati e ingegneri dell’Esa divisi in due commissioni, una per il Satellite e una per il Payload. Tutti gli aspetti della produzione, dell’assemblaggio e del collaudo dei telescopi sono stati verificati con successo attraverso test sui telescopi effettuati in diverse industrie e istituti di ricerca europei. Le proprietà di altissima stabilità con la temperatura del banco ottico che alloggia i telescopi – Plato opererà a circa -90 °C – sono state verificate con una nuova tecnica di test sviluppata dall’appaltatore principale del satellite, la Ohb System Ag. I risultati sono stati presentati al comitato di revisione l’11 gennaio 2022 che ha decretato il raggiungimento dei risultati previsti.  

Raggiunto questo traguardo, ora può iniziare la seconda fase del contratto industriale guidato da Ohb System Ag come prime contractor con Thales in Francia e Ruag Space System Svizzera come parte del Core Team. “Il Team di sviluppo dei telescopi, guidato dall’Inaf, ha coordinato con grande efficacia le attività in questi due frenetici anni nonostante la pandemia abbia reso quasi impossibile visitare i laboratori dei partner internazionali” afferma con soddisfazione Luca Valenziano dell’Inaf, Project Manager delle Plato Camera. “Il traguardo intermedio raggiunto con questa Milestone ci rende orgogliosi e fiduciosi per l’impegnativa fase di costruzione degli strumenti che vedrà i ricercatori italiani in prima fila in quasi ogni ambito di questa complessa, ambiziosa missione” commenta ancora. 

La fornitura del Payload di Plato è responsabilità dell’Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con un consorzio europeo di istituti e industria, il Plato Mission Consortium, in conformità con l’accordo multilaterale stabilito con l’Esa. Il contributo italiano al Payload è importante e articolato. Sotto il coordinamento dell’Agenzia Spaziale Italiana – che finanzia le attività industriali per la realizzazione delle parti di responsabilità italiana per la missione e fornisce il supporto al team scientifico – e la supervisione di ricercatori Inaf – ideatori del progetto ottico – le strutture opto-meccaniche dei telescopi sono costruite e sottoposte a stringenti test per la verifica delle prestazioni negli stabilimenti fiorentini di Leonardo, in collaborazione con Thales Alenia Space Italia e le pmi Medialario, Hst e Silo.  

Sempre sotto il coordinamento di Asi, e la supervisione dei ricercatori dell’Inaf, che ne realizzano anche il software, il computer di bordo che serve il Payload è costruito negli stabilimenti di Livorno dalla Kayser
Italia. Infine un team di ricercatori e ingegneri Inaf coordina le attività di sviluppo e verifica di tutti i telescopi condotte presso industrie e istituti di ricerca dei paesi europei che afferiscono al Plato Mission Consortium. Mario Salatti, Program manager di Asi per lo sviluppo della parte ottica dei telescopi, parla di Plato definendola “una missione straordinaria” perché “introduce, per certi versi, filosofie di produzione di serie nell’ambito spaziale laddove normalmente si impiegano strumenti unici, prototipi”.  

“La necessità di produrre 26 camere sostanzialmente identiche tra loro – commenta Salatti- ha posto difficoltà inedite sia sul fronte dello sviluppo di un payload così complesso, sia sul fronte del satellite che dovrà gestirlo in maniera ottimale in volo”. “La Critical Milestone Review è stato un passo necessario per Plato: il fatto di averla superata con successo dà una ulteriore carica ai membri del team per affrontare la seconda e conclusiva fase implementativa della missione” aggiunge il Program manager Asi che invia “un grande plauso al gruppo di tecnologi, ricercatori e ingegneri italiani impegnati a vario livello nello sviluppo del payload”.  

La prossima pietra miliare per la missione Plato è la Critical Design Review del satellite che si avrà nel 2023, momento in cui si verificherà il progetto dettagliato dell’intero veicolo spaziale prima di procedere con il suo assemblaggio. Attualmente il lancio è previsto per la fine del 2026 e, una volta nello spazio, Plato viaggerà verso il punto L2 di del sistema Terra-Sole, 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, in direzione opposta al Sole.  

Da questo punto Plato osserverà più di 200.000 stelle durante i suoi quattro anni di funzionamento nominale alla ricerca di decrementi regolari nella loro luce causati dal transito di un pianeta attraverso il disco della stella. Asi e Inaf spiegano che l’analisi di questi transiti e delle variazioni di luce stellare consentirà agli scienziati di determinare con precisione le proprietà degli esopianeti e delle loro stelle ospiti. 

Acquisti, 209 euro la spesa media mensile delle famiglie

La spesa è una delle voci che più incidono sul portafoglio degli italiani. Una famiglia in media, infatti, spende ben 209 euro ogni mese per alimenti, prodotti per l’igiene personale e della casa. Altroconsumo ha realizzato, quindi, un’inchiesta, che ha coinvolto 9.799 intervistati al fine di individuare i brand preferiti, i criteri di scelta di uno store rispetto ad un altro e i comportamenti di acquisto relativi alla categoria. Altroconsumo – che già pubblica annualmente l’analisi sulla convenienza delle insegne in Italia – ha deciso di dare voce all’opinione dei consumatori intervistando un panel rappresentativo al fine di stilare la classifica dei marchi preferiti della grande distribuzione. 

Quattro le categorie analizzate: iper e supermercati, catene locali, discount e store online. Per quanto riguarda la prima tipologia, la prima posizione è occupata da Esselunga, seguita da Ipercoop/Coop&Coop. Parlando delle insegne locali, a conquistare il podio è la romana Pewex, a pari merito con Cadoro, brand veneto, che si distingue in particolare per la qualità dei prodotti acquistati. Quando si parla di discount, invece, a fare da apri-fila sono Aldi e Eurospin. Altroconsumo ha anche individuato quelli che sono gli store online preferiti dagli italiani, sebbene siano sempre meno scelti dei punti vendita fisici. In testa troviamo a pari merito Iperal, (che si distingue per la disponibilità dei prodotti) Unes (U1/U2) e Alì.  

Durante l’analisi, Altroconsumo ha anche cercato di capire quali siano gli elementi maggiormente considerati dagli intervistati nella scelta del market di fiducia e anche quali sono le abitudini di acquisto che li condizionano. Il primo criterio di scelta è la praticità (35%), specialmente legata alla facilità di raggiungimento sia in auto (usata dall’81% degli intervistati per andare a fare la spesa) che a piedi (14%). Altro elemento di gran rilevanza è il prezzo – criterio principale per il 21% degli intervistati. Ma come si comportano i consumatori quando fanno la spesa? In primis, a livello di modalità di acquisto preferiscono recarsi personalmente nello store – frequentato per lo più (63%) 1 o 2 volte a settimana – invece che affidarsi a piattaforme online (sebbene ci sia una maggiore propensione a seguito dell’avvento della pandemia). Tre intervistati su 4, infatti, non hanno mai compiuto acquisti da punti vendita online. Per quanto riguarda, invece, le modalità di pagamento, i consumatori prediligono l’utilizzo di dispositivi digitali al contante: circa la metà, infatti, acquista con carta di debito, il 33% con carta di credito.  

Per quanto riguarda gli acquisti nei supermercati, Altroconsumo ha voluto individuare quali siano gli articoli maggiormente acquistati. In primis ci sono i latticini (77% dei casi) seguiti da frutta e verdura (70%), dai detergenti casa (66%), da prodotti per l’igiene personale (61%) e dalla carne (55%). Per quanto riguarda gli alimenti, chi non li acquista in un negozio, predilige realtà specializzate come per esempio la macelleria (dove acquista il 79% dei consumatori di carne che non va al market) o la panetteria (scelta dall’89% dei consumatori come alternativa al supermercato per il pane).  

Sulla base dei risultati di questa indagine è stato, inoltre, creato il nuovo sigillo Altroconsumo “Supermercato preferito dai consumatori”. Il sigillo è stato assegnato ai supermercati che hanno raggiunto un punteggio di soddisfazione complessiva di almeno 75 punti (qualità ottima), e che hanno un indice di qualità statisticamente superiore alla media degli indici degli altri supermercati di qualità ottima.  

Peste suina, firmata ordinanza Patuanelli-Speranza

Peste suina, arriva un’ordinanza per frenarne la diffusione nei territori colpiti. Il provvedimento è stato firmato dai ministri delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli e della Salute, Roberto Speranza. L’ordinanza consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito alle nostre esportazioni. E’ ammessa, inoltre, la caccia di selezione al cinghiale, come strumento per rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus. Vietata, invece, quella ordinaria perché comporta grandi spostamenti di animali, che potrebbero diffondere la malattia. 

 

Ecobonus per moto e scooter 2022, riaperte prenotazioni

Ecobonus per moto e scooter 2022, da oggi si riparte. E’ infatti riaperta per i concessionari la piattaforma ecobonus.mise.gov.it per prenotare gli incentivi destinati all’acquisto di ciclomotori e motocicli. Per l’incentivo era stato introdotto dalla legge di bilancio 2021 uno stanziamento complessivo di 150 milioni di euro, pari a 20 milioni per ciascun anno dal 2021 al 2023 e 30 milioni per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026. 

Il contributo, rivolto a coloro che acquistano un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e, verrà calcolato sulla percentuale del prezzo di acquisto: 30% per gli acquisti senza rottamazione e 40% per gli acquisti con rottamazione. 

Bollette, Codacons studia mega-ricorso per milioni di italiani

Negli ultimi 9 mesi le tariffe del gas hanno subito un aumento complessivo del +84,4%, mentre l’elettricità è cresciuta del +86,9%. Questo significa che ogni singola famiglia si ritrova a spendere +1.119 euro sulle bollette dell’energia, senza contare i possibili futuri aumenti che Arera potrebbe disporre nel corso del 2022. Tutto ciò, nonostante il Governo abbia messo in campo un totale di quasi 8 miliardi di euro per contrastare il caro-bollette (1,2 miliardi a giugno, oltre 3 miliardi a settembre, e 3,8 miliardi nell’ultima Manovra), soldi che non sono bastati ad evitare ad evitare la stangata per le tasche dei consumatori.  

E proprio contro gli ultimi aumenti delle tariffe decisi da Arera il Codacons sta preparando un mega-ricorso al quale potranno aderire milioni di italiani: una iniziativa legale ancora top secret che sarà svelata nei dettagli nei prossimi giorni. “L’aumento delle bollette è un massacro per famiglie e imprese -dice all’Adnkronos il presidente dell’associazione dei consumatori Carlo Rienzi- Questo perché gli incrementi dell’energia non solo aggravano la spesa per beni indispensabili come luce e gas, ma determinato rincari a cascata in tutti i settori che riducono il potere d’acquisto dei cittadini e affossano i consumi”. 

Ma le ripercussioni del caro-energia non si fanno sentire solo sulle bollette: i rialzi delle tariffe portano a rincari dei prezzi al dettaglio che (ultimo dato Istat sull’inflazione) sono cresciuti del +3,9% a dicembre. In base alle stime del Codacons, gli aumenti delle bollette di luce e gas manterranno l’inflazione attorno al +3% nel corso del 2022, causando una stangata per gli italiani pari in media a +1.197 euro annui a famiglia sulla spesa di tutti i giorni. “Quanto fatto dal governo non basta e servono ulteriori misure per combattere le speculazioni e salvare le tasche delle famiglie”, aggiunge Rienzi, che promette battaglia. 

Covid, Oricon: a rischio 8 mila lavoratori della ristorazione collettiva

Un terzo degli occupati nel settore della ristorazione aziendale si trova ancora in cassa integrazione (circa 8.000 addetti). Con volumi e ricavi stabili ai livelli già molto bassi del 2021 non sarebbe un’impresa facile il loro riassorbimento. E’ quanto emerge da una recente indagine di Oricon svolta a dicembre 2021. “Dopo il duro contraccolpo subito dalla Ristorazione collettiva durante la prima ondata della pandemia (nel 2020 il comparto ha registrato il 40% in meno di ricavi e volumi), con le scuole in Dad e gli uffici chiusi, nel 2021 il settore aveva iniziato una fase di leggera ripresa dei volumi e aveva ritrovato, seppur tra mille difficoltà, una progettualità. Ora – spiega Carlo Scarsciotti, presidente di Oricon Osservatorio Ristorazione Collettiva e Nutrizione -, con questa nuova ondata pandemica, i piccoli segnali positivi registrati negli ultimi mesi sono svaniti.  

“Nonostante le imprese, con la consueta resilienza, si siano adeguate alla situazione per rimanere sul mercato sviluppando nuove modalità di erogazione dei loro servizi (smartlocker, app e delivery), con il ritorno massiccio allo smart working – sottolinea Scarsciotti – la ristorazione aziendale subirà ancora una volta uno stop. Una situazione che se si dovesse protrarre nel tempo darebbe al settore una forte spallata con conseguenze molto negative per imprenditori e lavoratori”.  

Oricon, alla luce della ripresa dei contagi da Omicron, ha disegnato due scenari al fine di valutare gli impatti della nuova ondata sul settore della Ristorazione Collettiva che ancora lotta per riprendersi dallo stop generale del 2020. Nel peggiore, e più verosimile, dei due scenari sulla ripresa del comparto pesano l’incertezza legata alla situazione attuale dei contagi, con le assenze da lavoro destinate a crescere esponenzialmente e conseguenti minori presenze nelle mense, e un nuovo ricorso di massa allo smart working.  

In questo quadro, i volumi di pasti prodotti tornerebbero ai livelli del primo quadrimestre 2021, quando il paese si trovava nella quasi totalità in zona rossa e arancione, ovvero in un lockdown di fatto.  

Tutto ciò comprometterebbe la ripresa avviata nella seconda parte del 2021, quando la ristorazione collettiva aveva recuperato un 25% rispetto al -40% del 2020, e la crescita si fermerebbe al 3%, spostando di oltre due anni il ritorno ai livelli pre-pandemia. I ricavi del segmento aziendale si andrebbero così a consolidare sui 896 milioni di euro del 2021 e volumi di vendite sui 148 milioni di pasti, un quarto in meno rispetto ai livelli pre-pandemia, quando i valori si attestavano sui 200.589.000 di pasti e 1.198.000.000 di ricavi. 

Il secondo scenario, ad oggi considerato meno probabile, vede un ricorso allo smart working in linea con l’ultimo quadrimestre del 2021, quando i lavoratori da remoto erano poco più di 4 milioni contro i 5,7 milioni del marzo precedente. In questo caso, il settore della ristorazione aziendale potrebbe proseguire il percorso di recupero iniziato lo scorso anno crescendo nel 2022 del 14%, pur mantenendosi ancora distante dai livelli pre-pandemia (oltre 15 punti percentuali al di sotto del 2019). 

Bonus acqua, a chi spetta e come fare domanda

Il bonus acqua è una misura che è stata introdotta con la finalità di ridurre la spesa per il servizio idrico di tutte quelle famiglie che si trovano in una condizione di disagio economico e sociale. Spetta, ricorda studiocataldi.it, anche ai titolari di reddito o pensione di cittadinanza, viene riconosciuto automaticamente 

Prevista dal DPCM del 13 ottobre 2016, in virtù dell’art. 60 del Collegato Ambientale (Legge n. 221/2015) è stata attuata dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. 

In pratica, grazie al bonus acqua, l’utente è esonerato dal pagamento di un quantitativo minimo di acqua a persona all’anno, stabilito nella misura di 50 litri giorno a persona, perché considerato come quantitativo corrispondente ai fabbisogni essenziali del singolo. 

La tariffa agevolata però non è la stessa su tutto il territorio nazionale, per cui l’utente deve controllare sul sito del gestore il corrispettivo previsto per 18,25 metri cubi di acqua all’anno per persona per conoscere il valore del bonus. 

BONUS ACQUA PER SERVIZI DI FOGNATURA E DEPURAZIONE 

Il decreto fiscale n. 124/2019 dispone al comma 4 dell’art. 57 bis che a partire dal 2020 la tariffa sociale per il servizio idrico integrato “comprende, con riferimento al quantitativo minimo vitale, anche gli oneri relativi ai servizi di fognatura e depurazione, le cui modalità di quantificazione, riconoscimento ed erogazione sono disciplinate dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente.” 

BONUS ACQUA AUTOMATICO 

Il comma successivo dell’art. 57 bis del decreto n. 124/2019 dispone inoltre che a partire dal 2021 i bonus sociali per la fornitura dell’energia elettrica e del gas naturale e le agevolazioni relative al servizio idrico integrato “sono riconosciuti automaticamente a tutti i soggetti il cui indicatore della situazione economica equivalente in corso di validità sia compreso entro i limiti stabiliti dalla legislazione vigente. L’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, con propri provvedimenti, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, definisce le modalità di trasmissione delle informazioni utili da parte dell’Istituto nazionale della previdenza sociale al Sistema informativo integrato gestito dalla società Acquirente unico Spa.” 

BENEFICIARI ANCHE I TITOLARI DEL REDDITO DI CITTADINANZA 

Al bonus acqua hanno diritto gli utenti diretti (titolari di una fornitura ad uso domestico residente) e indiretti (che invece utilizza nella residenza un servizio di acquedotto condominiale), in condizioni di disagio economiche, che fanno parte di nuclei familiari con i seguenti indicatori di reddito ISEE: 

– ISEE non superiore a 8.265 euro; 

– ISEE non superiore a 20.000 euro con un minimo di 4 figli a carico; 

– i titolari del Reddito di cittadinanza e di pensione di cittadinanza con ISEE non superiore a 8.265 euro. 

Ai titolari del reddito e della pensione di cittadinanza è consentito beneficiare dei bonus energia, gas e acqua in virtù del decreto fiscale n. 124/2019, purché il loro ISEE non superi la soglia degli 8.265 euro. 

COME E DOVE FARE DOMANDA 

Chi ha diritto di beneficiare del bonus acqua dal 1 gennaio 2021 non deve più presentare la domanda per ottenere i bonus per disagio economico presso i Comuni o i CAF. Questi soggetti infatti dal 1° gennaio 2021 non accettano più le domande per il bonus acqua. 

E’ infatti sufficiente che ogni anno, con decorrenza dal 2021, il cittadino/nucleo familiare presenti la propria Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l’attestazione dell’ISEE utile per le diverse prestazioni sociali agevolate. 

Se dalla DSU emerge che il richiedente è in possesso dei requisiti richiesti per avere diritto al bonus, l’INPS invia i dati al SII (sistema informativo integrato che contiene informazioni utili a individuare le forniture e i gestori territorialmente competenti). L’incrocio di questi dati con quelli delle DSU consentono infatti ad Arera di erogare i bonus a chi ne ha diritto. 

DURATA DEL BONUS ACQUA 

Il bonus acqua ha una durata di 12 mesi dalla data di ammissione alla riduzione e la cifra del bonus viene detratta direttamente dalla bolletta, che riporta una parte del bonus proporzionale al periodo cui la stessa fa riferimento. 

Ecobonus 2022, dal 13 gennaio prenotazioni per moto e scooter elettrici

Ecobonus 2022, nuovi incentivi destinati all’acquisto di ciclomotori e motocicli. A partire dalle ore 10 di giovedì 13 gennaio 2022 riapre per i concessionari la piattaforma ecobonus.mise.gov.it per prenotare gli incentivi destinati all’acquisto di ciclomotori e motocicli. Lo comunica il ministero per lo Sviluppo economico in una nota. Per l’incentivo era stato introdotto dalla legge di bilancio 2021 uno stanziamento complessivo di 150 milioni di euro, pari a 20 milioni per ciascun anno dal 2021 al 2023 e 30 milioni per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026. 

Il contributo, rivolto a coloro che acquistano un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e, verrà calcolato sulla percentuale del prezzo di acquisto: 30% per gli acquisti senza rottamazione e 40% per gli acquisti con rottamazione. 

Giove, svelati nuovi misteri sui poderosi cicloni

I poderosi cicloni su Giove sono molto simili ai vortici degli oceani sulla Terra. Secondo lo studio di un team internazionale di scienziati, tra cui alcuni italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), appena pubblicato sulla rivista Nature Physics, i poderosi cicloni che si sviluppano nell’atmosfera sopra i poli del pianeta Giove hanno molto in comune con i vortici presenti negli oceani della Terra. Una scoperta che svela altri dettagli dell’intricato puzzle che compone questi fenomeni di Giove. La scoperta è arrivata grazie al confronto delle immagini dei vortici polari di Giove inviate dalla sonda Juno della Nasa con quelle della circolazione marina negli oceani terrestri e applicando i principi della fluidodinamica geofisica, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che anche i cicloni sul pianeta più grande del Sistema solare siano prodotti e mantenuti da fenomeni di convezione, grazie ai quali grandi masse di gas caldo salgono verso l’alto per poi raffreddarsi e ridiscendere negli strati più profondi dell’atmosfera. 

“Quando ho visto la ricchezza della turbolenza attorno ai cicloni gioviani con tutti i filamenti e i vortici più piccoli, mi ha ricordato la turbolenza che si può osservare intorno ai vortici oceanici della Terra”, commenta Lia Siegelman, oceanografa presso l’Università della California a San Diego, prima autrice dello studio. “Queste caratteristiche – osserva- sono particolarmente evidenti, ad esempio, nelle immagini satellitari ad alta risoluzione delle fioriture di plancton”. Siegelman ritiene che comprendere il funzionamento del sistema energetico di Giove, su una scala molto più ampia di quella terrestre, potrebbe anche aiutarci a migliorare la conoscenza dei meccanismi fisici in gioco sul nostro pianeta, evidenziando alcuni processi di trasferimento dell’energia che potrebbero avvenire anche sulla Terra. 

Juno è il primo veicolo spaziale a catturare immagini dei poli di Giove; i suoi predecessori hanno orbitato attorno alla regione equatoriale del pianeta. Juno è dotato di due sistemi di telecamere: uno per le immagini in luce visibile, JunoCam, e un altro che cattura le immagini termiche, il Jovian Infrared Auroral Mapper (Jiram), quest’ultimo guidato dall’Asi e a responsabilità scientifica dell’Inaf. Il team ha analizzato una serie di immagini a infrarossi ottenute da Jiram
della regione intorno al polo nord di Giove, e in particolare l’ammasso di vortici polari che vi stazionano. Dalle immagini, i ricercatori hanno potuto calcolare la velocità e la direzione del vento monitorando il movimento delle nuvole nella sequenza delle immagini. Successivamente, il team ha interpretato le immagini a infrarossi fornendo una stima dello spessore delle nuvole. Nelle regioni più calde sono presenti nuvole sottili, dove è possibile vedere più in profondità l’atmosfera di Giove. Le regioni fredde mostrano invece una fitta copertura nuvolosa che scherma l’atmosfera di Giove. 

Questi risultati hanno fornito ai ricercatori indizi sull’energia del sistema atmosferico gioviano. I ricercatori hanno scoperto che il gas atmosferico che sale rapidamente all’interno delle nuvole è la fonte di energia che innesca e sostiene i grandi cicloni circumpolari e polari. Juno è arrivata attorno al sistema di Giove nel 2016, fornendo per la prima volta agli scienziati una visione completa e dettagliata dei grandi cicloni polari nell’atmosfera del pianeta. Queste gigantesche strutture hanno un raggio di circa 2000 chilometri. Otto di questi cicloni sono presenti in corrispondenza del polo nord di Giove e cinque sopra il suo polo sud, mantenendo una configurazione piuttosto stabile sin dalla loro scoperta, cinque anni fa. Il ricercatore dell’Inaf Alessandro Mura, co-autore dello studio e responsabile scientifico dello strumento Jiram, nota che “non siamo ancora sicuri di come si siano originati o da quanto tempo circolano questi vortici polari, ma ora sappiamo che il fenomeno della convezione umida è ciò che li sostiene”. 

“Lo studio si è basato su una serie di immagini di Jiram di eccezionale qualità, in termini di risoluzione e copertura spaziale. Tale qualità è stata possibile grazie all’attento lavoro di pianificazione delle osservazioni da parte del team scientifico italiano” sottolinea Christina Plainaki, Ricercatrice nelle Scienze del Sistema Solare, Asi Project Scientist per l’esperimento Jiram/Juno. “In questo modo -prosegue Plainaki- è stato possibile non solo determinare i valori tipici delle velocità dei venti all’interno vortici polari ma anche studiarne le caratteristiche specifiche delle distribuzioni spaziali. Questo ha implicazioni profonde sulla natura dei fenomeni che lì hanno luogo, legati in particolare alla convezione e alla turbolenza. Lo studio di Siegelman, anche per l’ampio ricorso a metodi propri dell’oceanografia terrestre, si distingue sicuramente nell’ambito della scienza di Giove per originalità e profondità interpretativa”. 

“Questo studio pone un altro tassello nell’intrigato puzzle che si cela dietro i misteriosi cicloni polari di Giove” sottolinea Giuseppe Sindoni, Responsabile del Progetto Juno-Jiram per Asi. “I dati forniti dal nostro strumento – aggiunge- si sono dimostrati ancora una volta fondamentali nell’interpretazione della complessa fenomenologia dell’atmosfera gioviana”. La missione Juno continuerà a orbitare attorno a Giove fino al 2025, fornendoci nuove immagini del pianeta e del suo vasto sistema lunare e aiutando gli scienziati a studiarlo in modo ancora più accurato. Lo studio è stato pubblicato oggi sul sito web della rivista Nature Physics nell’articolo Moist convection drives an upscale energy transfer at Jovian high latitudes di Lia Siegelman, Patrice Klein, Andrew P. Ingersoll, Shawn P. Ewald, William R. Young, Annalisa Bracco, Alessandro Mura, Alberto Adriani, Davide Grassi, Christina Plainaki e Giuseppe Sindoni. 

Innovazione, 60% aziende usa già l’Intelligenza Artificiale

Il 60% delle società a livello globale utilizza sistemi di intelligenza artificiale, nonostante una certa incertezza sul funzionamento dei processi decisionali dell’Ia e una grande preoccupazione sulle conseguenze delle azioni e delle omissioni dell’Ia. Stando al sondaggio condotto online alla fine del 2021 da Dentons, uno dei maggiori studi legali a livello globale, il 48% delle aziende, inoltre, è invece all’inizio del percorso di inserimento di sistemi basati aull’Intelligenza artificiale mentre il 12% è early adopter della nuova tecnologia. Il panel, composto da profili C-level di oltre duecento società leader a livello globale, è stato chiamato a esprimersi sul se e sul come l’intelligenza artificiale è utilizzata nel business e sui rischi e sulle opportunità dell’uso di questa tecnologia.  

“Per l’intelligenza artificiale è un momento di grande sviluppo, che vede un numero sempre maggiore di imprese, in tutto il mondo, adottare questa tecnologia come parte integrante delle strategie di crescita del proprio business” commenta l’avvocato Giangiacomo Olivi, Co-Head of Europe Data Privacy and Cybersecurity, Intellectual Property and Technology di Dentons. “Per utilizzare al meglio l’intelligenza artificiale, con tutte le sue potenzialità” il legale segnala però che “non ci si può fermare ai benefici immediati: è necessario valutarne attentamente i rischi, affrontando e gestendo le problematiche che i sistemi intelligenti possono porre prima di tutto a livello di governance e compliance normativa, ma senza dimenticare l’aspetto etico”.  

Il sondaggio, a cui ha contribuito anche quasi un migliaio di professionisti attraverso LinkedIn Polls, ha evidenziato che la consapevolezza dei molti vantaggi che possono derivare dall’uso dell’Ia – come, ad esempio, il risparmio di tempo dovuto all’automazione dei processi e la riduzione degli errori umani nelle attività di elaborazione dei dati – non ha ancora consentito di superare la preoccupazione sul rapporto tra l’Ia e, in particolare, il trattamento dei dati personali, la responsabilità per le azioni e le omissioni compiute dai sistemi intelligenti e, più in generale, la normativa applicabile.  

La maggioranza dei partecipanti al sondaggio di Dentons si dichiara, infatti, preoccupata dall’incertezza sui criteri di attribuzione della responsabilità per le conseguenze che possono derivare dalle decisioni, ed eventuali omissioni, dei sistemi di Ia (80%) e considera la tutela dei dati personali come un’esigenza di primaria importanza (81%), anche se solo il 55% ha confermato di aver effettivamente implementato specifiche procedure interne di protezione dei dati, sia personali che non personali.  

Oltre la metà degli intervistati (57%) ha, poi, dichiarato di temere le discriminazioni che possono derivare dalle decisioni dei sistemi intelligenti. Nonostante la consapevolezza dei rischi connessi all’uso dei sistemi intelligenti, solo il 19% delle società del panel ha già una strategia o segue una specifica roadmap per l’implementazione dell’IA e sta adottando dei presidi per assicurarne una gestione conforme al contesto normativo attuale. Molte società stanno, infatti, attendendo che sia il legislatore ad attivarsi per l’adozione di disposizioni specificamente dedicate all’IA, in particolare in materia di tutela dei dati personali (61%), protezione dei consumatori (52%), responsabilità penale (46%) e proprietà intellettuale (45%).  

Olivi evidenzia che “in questo contesto è chiara l’esigenza di instaurare al più presto un dialogo costruttivo sulle azioni necessarie a tutelare tutti gli attori coinvolti – dagli sviluppatori alle imprese, sino ai clienti finali – dai rischi che possono derivare dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nell’attesa di interventi specifici dei legislatori europei e nazionali, per non perdere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale è necessario adottare da subito un approccio più consapevole, che non guardi solo agli obiettivi di business ma anche alle persone, integrando direttamente i principi morali nello sviluppo tecnologico verso quella che è già stata definita, e lo sarà sempre più, ‘algoretica’.  

L’esito del sondaggio di Dentons sull’Ia fa parte della “Dentons Artificial Intelligence Guide” che fornisce una panoramica sullo ‘stato dell’arte’ in materia di intelligenza artificiale: sia descrivendo le iniziative adottate a livello normativo nei Paesi dell’Unione Europea e in alcune altre giurisdizioni come Canada, Cina, India, Israele e Stati Uniti, sia discutendo le problematiche sollevate dall’uso dell’Ia e le possibili strategie per mitigarle nell’attesa dell’intervento dei legislatori. Le tematiche affrontate includono contrattualistica, governance, proprietà intellettuale, responsabilità e tutela dei dati personali.  

Covid Usa, cancellati 20 mila voli nel periodo di Natale

Quasi 20.000 voli sono stati cancellati negli Stati Uniti dalla vigilia di Natale, ha riferito il media statunitense The Hill. Tra questi c’erano 1.760 cancellazioni di voli all’interno, dentro o fuori del paese, ha detto il rapporto. Nel frattempo, più di 4.800 voli sono stati ritardati. “Le compagnie aeree per settimane sono state costrette a cancellare i voli a causa delle carenze di personale dovute all’aumento dei casi di Covid-19 a livello nazionale e dal tempo inclemente in tutto il paese”, ha sottolineato il rapporto.