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Categoria: economia

Pa, Brunetta: “Primi assunti al lavoro entro l’estate”

I primi assunti con le procedure semplificate, previste dal decreto legge ‘reclutamento’, saranno al lavoro “entro l’estate”. Lo afferma in un’intervista al TG5 il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che parla di “una bellissima avventura, per salvare l’Italia”, nella quale il personale assunto a tempo determinato godrà di “retribuzioni del pari livello” della P.A. “Quando partiranno i progetti ci saranno decine di migliaia di posizioni da ricoprire progetto per progetto” aggiunge ricordando che i “240 miliardi di investimenti dell’Europa richiedono migliaia di tecnici”. 

Accordo al G7, Amazon: “Passo avanti, ora dibattito al G20”

“Riteniamo che un processo guidato dall’Ocse per creare una soluzione multilaterale contribuirà a portare stabilità al sistema fiscale internazionale”. Lo sottolinea un portavoce di Amazon in una nota all’Adnkronos, spiegando che “l’accordo tra i Paesi del G7 segna un gradito passo in avanti nell’impegno per raggiungere questo obiettivo. Speriamo di vedere proseguire questo dibattito all’interno del più ampio gruppo di Paesi del G20 e della alleanza Inclusive Framework”. 

Recovery, portale reclutamento Pa entro estate: come funziona

Il Portale del reclutamento per la Pa “vedrà la luce entro l’estate con le prime funzionalità e poi andrà a regime, con il rilascio del sistema e la migrazione verso il cloud, entro il 2023”: è quanto indica la Funzione pubblica in merito al dl ‘reclutamento’. Quanto al logo “il Dipartimento della Funzione pubblica bandirà un concorso di idee rivolto a studenti o professionisti di grafica, design e arti visive che non abbiano compiuto 30 anni di età. C’è tempo fino al 15 luglio per partecipare” sottolinea. 

Il Portale, spiega ancora la Funzione pubblica, “rappresenterà la porta virtuale unica di accesso alla Pubblica amministrazione sia per i concorsi pubblici ordinari, sia per le procedure di reclutamento straordinarie legate all’attuazione del Pnrr”.  

“In un unico spazio, ogni cittadino potrà monitorare i bandi concorsuali delle amministrazioni su una mappa interattiva georeferenziata, registrarsi attraverso Spid, Cie e Carta nazionale dei servizi inserendo il proprio curriculum attraverso un form apposito, inviare la domanda di partecipazione, pagare la tassa attraverso PagoPa e seguire le procedure di selezione dall’avvio alla pubblicazione delle graduatorie finali”. 

Intese con Linkedin e professioni tecniche
 

Il Dipartimento della Funzione pubblica siglerà un Protocollo d’intesa con la rete delle professioni tecniche per creare banche dati specifiche dei professionisti iscritti agli Albi. Allo stesso modo, attiverà una partnership con Linkedin, la più grande piattaforma di attrazione delle professionalità presente sul mercato, per amplificare le occasioni di lavoro nella Pubblica amministrazione e raggiungere in maniera mirata i professionisti che lavorano in Italia e nel mondo. Lo segnala la Funzione pubblica a proposito delle novità del decreto Reclutamento approvato ieri dal Cdm. I progetti per la ripresa del Paese raggiungeranno così una platea molto più ampia. “Il Portale diventerà così un luogo in cui progettare l’innovazione italiana: una piazza per reclutare le professionalità della Pa e fotografare in tempo reale le competenze del capitale umano pubblico”. 

 

Ristoranti, 6 italiani su 10 a cena fuori nel fine settimana

Nel primo weekend di allentamento delle misure anti-Covid, con la riapertura totale dei locali, sempre più italiani scelgono di cenare al ristorante. Secondo una analisi della Coldiretti su dati Fipe, sono a caccia di un posto a tavola per cena in ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi più di sei italiani su dieci (62,5%), complice la riapertura dei 360mila servizi di ristorazione presenti in Italia sia all’aperto che al chiuso dove restano limitazioni per i posti a sedere per singolo tavolo.  

Una opportunità, sottolinea la Coldiretti, soprattutto per i 9 milioni di italiani che hanno colto l’occasione della festa della Repubblica del 2 giugno per una breve vacanza ma anche per quanti ne approfittano per una gita fuori porta in giornata al mare, in montagna o in campagna dove si registra un boom di prenotazioni nei 24mila agriturismi nazionali che possono garantire ampi spazi all’aperto anche per le grandi tavolate. 

Le riaperture rappresentano soprattutto, sottolinea la Coldiretti, una importante boccata di ossigeno per le attività di ristorazione che si classificano tra quelle più duramente colpite dalle misure restrittive che hanno provocato un crack senza precedenti per la ristorazione che nell’ultimo anno per colpa ha quasi dimezzato il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro, secondo le stime Coldiretti su dati Ismea. A beneficiare delle riaperture sono anche le piccoli produzioni di nicchia custoditi lungo tutta la Penisola da generazioni dagli agricoltori la cui sopravvivenza è determinata proprio dalla ripresa del turismo e della ristorazione. Si tratta di un tesoro di 5.266 prodotti alimentari tradizionali unici al mondo legati alla storia e all’economia dei territori, che – conclude la Coldiretti – sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo del Made in Italy nel mondo. 

Recovery, dl reclutamento: cosa prevede

Il dl reclutamento pone “le premesse normative per la realizzazione delle due riforme trasversali previste dal Pnrr: la pubblica amministrazione e la giustizia”. E’ quanto si legge nel comunicato di palazzo Chigi diffuso al termine del Cdm. Il decreto legge con misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e per l’efficienza della giustizia approvato dal Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Mario Draghi, del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta e del ministro della giustizia Marta Cartabia segue quelli già approvati, relativi alla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla semplificazione, e costituisce così “il terzo pilastro dell’assetto normativo che consentirà la piena attuazione del Piano. Le norme introdotte definiscono percorsi veloci, trasparenti e rigorosi per il reclutamento di profili tecnici e gestionali necessari”. 

RAFFORZAMENTO DELLA CAPACITÀ AMMINISTRATIVA

 

Il decreto stabilisce che per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato si applica la riforma dei concorsi pubblici contenuta nel decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, che prevede la valutazione dei titoli per le figure ad elevata specializzazione tecnica e la previsione della sola prova scritta digitale. La durata dei contratti sarà di 36 mesi, rinnovabili fino al 31 dicembre 2026 in relazione al raggiungimento degli obiettivi del Piano da parte delle amministrazioni assegnatarie dei progetti. 

Per le alte specializzazioni – come i dottori di ricerca e le persone con esperienze documentate di almeno 2 anni in organizzazioni internazionali e dell’Unione europea – è prevista l’iscrizione in un apposito elenco sul “Portale del reclutamento”, a seguito di una procedura di selezione organizzata dal Dipartimento della funzione pubblica e basata anch’essa sulla valutazione dei titoli e su un esame scritto. Le amministrazioni potranno quindi procedere alle assunzioni sulla base della graduatoria, mantenendo comunque la facoltà di indire proprie procedure concorsuali. 

Per i professionisti e gli esperti iscritti agli Albi, si prevede l’inserimento sul “Portale del reclutamento” in un apposito elenco vincolato al possesso di determinati titoli di qualificazione professionale. Ai fini dell’attribuzione degli incarichi di collaborazione, le amministrazioni dovranno chiamare almeno tre professionisti in ordine di graduatoria e scegliere a chi attribuire l’incarico sulla base di un colloquio. I criteri seguiti dovranno essere pubblicati sul sito internet delle amministrazioni competenti. 

Il testo, al fine di consentire la selezione di manager qualificati, autorizza, esclusivamente per il periodo di attuazione del Pnrr e soltanto per le amministrazioni titolari di interventi, il raddoppio delle percentuali previste dalla legge per l’attribuzione di incarichi dirigenziali a soggetti esterni alla pubblica amministrazione e a dirigenti provenienti da altre amministrazioni. Potranno essere poi superati i tetti di spesa relativi al trattamento economico accessorio, secondo criteri e modalità da definire nei contratti collettivi nazionali di lavoro. 

Il decreto fissa fino al 40 per cento di posti nei concorsi pubblici banditi dalle amministrazioni a favore di chi abbia svolto incarichi a tempo determinato per lavorare al Pnrr. La Commissione europea, infatti, chiede che le competenze acquisite dalle pubbliche amministrazioni non vadano disperse dopo il 2026, ma che contribuiscano al rafforzamento della capacità amministrativa. Sono previsti, inoltre, percorsi di mobilità verticale per il personale della pubblica amministrazione, volti a valorizzare le conoscenze tecniche e le competenze di carattere trasversale (manageriale e gestionale) sviluppate dai dipendenti nel corso della propria attività lavorativa. 

Per i giovani, si potenziano i canali di accesso qualificati, attraverso l’attuazione delle norme che prevedono la possibilità di stipulare contratti di apprendistato nella p.a. Sono introdotti strumenti di supporto alle amministrazioni nell’attuazione del Pnrr, fra cui il potenziamento delle funzioni di Formez Pa, che dovrà fornire assistenza tecnica alle amministrazioni, e il rafforzamento della Scuola nazionale dell’amministrazione (Sna). 

Per la realizzazione del sistema di coordinamento istituzionale, gestione, attuazione, monitoraggio e controllo del Pnrr, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto il Dipartimento della funzione pubblica indirà un concorso pubblico per il reclutamento di un contingente complessivo di 500 unità di personale non dirigenziale a tempo determinato per un periodo anche superiore a 36 mesi, ma non eccedente la durata di completamento del Pnrr e comunque non oltre il 31 dicembre 2026. 

Le figure reclutate saranno ripartite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, tra le amministrazioni centrali titolari degli interventi. Le graduatorie del concorso saranno efficaci per la durata di attuazione del Piano e sono oggetto di scorrimento in ragione di esigenze motivate fino a ulteriori 300 unità. 

Per le attività di monitoraggio e rendicontazione del Pnrr, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato potrà avvalersi di un contingente di esperti di comprovata qualificazione professionale fino a un importo massimo di euro 50.000 lordi annui per singolo incarico, entro il limite di spesa complessivo di 250.000 euro per l’anno 2021 e di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023, 2024, 2025 e 2026. Le restanti amministrazioni potranno avvalersi di un analogo contingente, per un importo massimo di 50.000 euro lordi annui per singolo incarico, entro il limite di spesa complessivo di euro 4 milioni per l’anno 2021 e di 8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022, 2023, 2024, 2025 e 2026. 

MISURE ORGANIZZATIVE PER L’ATTUAZIONE DEL PNRR – TRANSIZIONE DIGITALE
 

Per il supporto alla transizione digitale, all’innovazione e alla cyber-sicurezza nella pubblica amministrazione, il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio potrà avvalersi di un contingente di 268 nuovi esperti. Queste risorse aggiuntive andranno a rafforzare l’unità dedicata alla progettualità del Pnrr e a costituire le sette squadre operative che supporteranno tutte le amministrazioni sul territorio. Fino al 31 dicembre 2026, inoltre, l’Agenzia per l’Italia digitale è autorizzata ad assumere a tempo determinato un contingente di personale di 67 unità. 

INNOVAZIONE ORGANIZZATIVA DELLA GIUSTIZIA
 

Per assicurare la celere definizione dei procedimenti giudiziari, il Ministero della Giustizia è autorizzato ad avviare le procedure di reclutamento di un contingente massimo di 16.500 unità di addetti all’Ufficio per il processo, nel periodo 2021-2024, in due scaglioni, con contratto di lavoro a tempo determinato della durata massima di 2 anni e 9 mesi per il primo scaglione e di 2 anni per il secondo. Analogamente, per assicurare la celere definizione dei processi pendenti al 31 dicembre 2019, la Giustizia amministrativa è autorizzata, in deroga alle norme vigenti, ad avviare le procedure di reclutamento, in due scaglioni, di un contingente massimo di 326 unità di addetti all’Ufficio per il processo. 

Fitch conferma rating Italia a ‘BBB-‘, outlook stabile

Fitch Ratings ha confermato il rating dell’Italia a ‘BBB- con un outlook stabile. Lo rende noto l’agenzia di rating internazionale. La pandemia, sottolinea l’agenzia, “continua a esercitare un impatto negativo significativo sull’economia e sulle finanze pubbliche italiane”. Sul rating, rileva Fitch, “pesano un debito pubblico molto elevato e una crescita economica strutturalmente debole. Il rating è supportato dal fatto che l’Italia ha un’economia diversificata e ad alto valore aggiunto e dall’appartenenza all’Eurozona, dal pil pro capite, da un indebitamento moderato nel settore privato e da un saldo attivo delle partite correnti”. L’Italia, inoltre, “beneficia anche dei programmi della Bce”. 

La pandemia di Covid-19, rileva Fitch, “si è rivelata uno shock prolungato per l’economia e per i conti pubblici italiani e simile a molti paesi europei. L’accelerazione del programma di vaccinazione, il forte calo dei nuovi casi di Covid-19, insieme alla riapertura della stragrande maggioranza delle attività economiche a maggio, aprono la strada a una rapida ripresa dell’attività economica nel 2 semestre del 2021”. 

L’Italia, sottolinea l’agenzia di rating, “beneficerà anche dello stimolo agli investimenti fornito dai fondi del Next Generation Eu (NGEU)”. Il raggiungimento di effetti duraturi di crescita attraverso il Ngeu “dipenderà dalla capacità dell’Italia ad utilizzare efficacemente i fondi e dalla capacità del governo di attuare riforme mirate”. 

Fitch prevede una crescita del pil del 4,8% nel 2021, trainata da un forte rimbalzo nel secondo trimestre dell’anno e del 4,3% nel 2022.  

Fitch nella sua analisi osserva che il governo guidato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi “potrebbe durare fino a marzo 2023, quando sono previste le prossime elezioni nazionali, e almeno fino alle elezioni presidenziali previste per febbraio 2022. Il governo intende adottare riforme incentrate sulla pubblica amministrazione, sulla giustizia e sulla concorrenza come parte del Pnrr. Anche la riforma del sistema fiscale fa parte dell’agenda del Pnrr, ma potrebbe richiedere più tempo, con il governo che punta al secondo semestre del 2021. Gli sforzi di riforma dei precedenti governi in questi settori si sono fermati a causa dell’impopolarità delle riforme. La maggioranza del governo è ampia, ma riceve il sostegno di partiti ideologicamente diversi, il che può complicare il passaggio delle riforme”.
 

Farmaceutica, assessore regionale Donini visita stabilimento Gsk Parma

L’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia Romagna, Raffaele Donini, ha visitato lo stabilimento GlaxoSmithKline (Gsk) di San Polo di Torrile, in provincia di Parma. L’incontro di oggi, al quale ha partecipato anche il sindaco di San Polo di Torrile, Alessandro Fadda, “segna la sinergia tra forze industriali e istituzionali – sottolinea Gsk ibn una nota – e lancia un importante segnale di vitalità economica per il territorio da un sito produttivo già proiettato verso il futuro e l’export di farmaci innovativi”. 

Lo stabilimento Gsk di Parma – ricorda il braccio italiano dell’azienda britannica – è specializzato nell’introduzione di nuovi prodotti: dalla produzione per tutto il mondo di candidati farmaci per gli studi clinici registrativi, fino a quella su larga scala quando questi trattamenti vengono approvati dalle agenzie del farmaco dei diversi Paesi. Il sito industriale ha anche un importante ruolo nei controlli bioanalitici di qualità sui prodotti Gsk per consentirne l’esportazione, ed è riconosciuto a livello mondiale per la produzione di anticorpi monoclonali innovativi per il trattamento di malattie come Lupus, asma grave e mieloma multiplo. Negli ultimi giorni, infine, lo stabilimento si è anche distinto come centro di produzione di sotrovimab, anticorpo monoclonale per pazienti Covid a rischio di aggravamento, che ha ottenuto il via libera dall’Agenzia europea del farmaco Ema e dall’americana Fda per l’uso di emergenza, dopo aver dimostrato di poter evitare morte o ospedalizzazione nell’85% dei casi. 

“Siamo rimasti affascinati dall’innovazione, dalle tecnologie presenti nello stabilimento e dalla passione delle persone che ci lavorano – ha dichiarato Donini – E’ un onore avere un impianto tecnologico di questo tipo nella nostra regione. Come istituzioni siamo impegnati a creare le migliori condizioni per attrarre investimenti e sviluppare le giuste competenze”. 

“Siamo specializzati in produzioni sofisticate e innovative che richiedono competenze, maestranze, tecnologie, sicurezza e progettazione ai livelli più elevati – ha evidenziato Maria Chiara Amadei, direttore di stabilimento e amministratore delegato Gsk Manufacturing – E l’innovazione è la guida trainante di tutta la nostra attività. Sono lieta di poter dire che Parma sta dando, da questo punto di vista, un contributo importante all’interno della profonda trasformazione tecnologica e innovativa che sta rivoluzionando il settore farmaceutico”.  

“Noi abbiamo due impegni fondamentali che cerchiamo di rispettare ogni giorno”, ha affermato Fabio Landazabal, presidente e amministratore delegato di Gsk SpA: “Verso i pazienti, per i quali dobbiamo sviluppare cure innovative e produrre farmaci di grande qualità, e verso il nostro territorio, dove dobbiamo fare impresa, prevenzione, innovazione ed export”.  

Giochi, Marasco: ‘Misure contrasto a illegalità online insufficienti’

”Le misure di contrasto esistenti sono insufficienti nella condizione attuale”. Lo denuncia Moreno Marasco, presidente di Logico, la Lega operatori canale gioco online, parlando dell’offerta di gioco illegale disponibile su internet. 

”Si pensi ad esempio -dice all’Adnkronos- alla prevenzione del match-fixing. Al flusso delle scommesse monitorato sfugge completamente quello che transita sugli operatori online illegali. L’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane può solo oscurare i siti illegali in una maniera facilmente aggirabile dall’utente anche in maniera inconsapevole”.  

Il gioco illegale sottolinea ”non consente al consumatore di essere tutelato perché gli operatori illegali non sono soggetti alla normativa italiana che tra l’altro è la più avanzata dal punto di vista delle tutele dal contrasto al gioco ludopatico, al riciclaggio di denaro e al gioco minorile”.  

”Il circuito online legale prevede numerose tutele tra le quali l’autolimitazione dal gioco sia economica che di durata e l’autosospensione che quindi prevengono comportamenti compulsivi da parte della clientela”. ”In ogni caso -spiega all’Adnkronos- lo strumento principale è quello della identificazione del cliente che consente di eliminare alla base il gioco minorile”.  

”In questo momento il settore del gioco online è in attesa della pubblicazione del bando per l’aggiudicazione di nuove concessioni per la durata di 9 anni. Questo bando prevede un’importante riduzione del numero di concessionari, oltre al metà, e pertanto anche un’importante riduzione dell’offerta, quindi si può dire che non è in linea con il mercato ma neanche a livello europeo, anche perché prevede il meccanismo a base d’asta anziché a corrispettivo fisso.  

”Il taglio delle concessioni di oltre il 50% -sottolinea all’Adnkronos- comporterà dei riposizionamenti da parte delle aziende ed evidentemente la fuoriuscita di alcune di queste dal mercato italiano per poi decidere di operare come meglio crederanno”.  

”L’emanazione del bando di gara come più volte affermato dallo stesso direttore generale dell’agenzia delle dogani e monopoli Minenna dovrebbe essere preceduta da un riordino del settore”. ”Riordino -afferma il presidente di Logico- anche per garantire che le aziende che si impegneranno per una durata quasi decennale nei propri piani di investimento non subiscano un cambiamento delle regole del gioco successivamente all’aggiudicazione delle concessioni”.  

”Il boom non si è verificato perchè i concessionari non sono in grado di competere con l’offerta illegale, da quando è stato introdotto il divieto di pubblicità col decreto dignità, i concessionari hanno visto passare la concorrenza illegale nello specchietto retrovisore”.  

Pil Italia, Istat rivede al rialzo la stima: “Nel 2021 al 4,7%”

Pil dell’Italia al 4,7% nel 2021. L’Istat ritocca al rialzo le stime per quest’anno e prevede un 4,4% nel 2022 secondo quanto riporta l’ultimo rapporto dal titolo ‘Prospettive per l’economia italiana nel 2021-2022’. “Nei primi mesi dell’anno – rileva l’istituto di statistica – lo scenario internazionale è stato caratterizzato da una decisa ripresa del commercio mondiale e da un progressivo miglioramento della produzione, seppure con tempistica e ritmi eterogenei tra i Paesi”.  

Nel biennio di previsione l’aumento sarà determinato dalla domanda interna e, con un’intensità minore ma significativa, dalla spesa delle famiglie. L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro con un aumento nell’anno corrente, pari al 9,8%, e un lieve calo nel 2022 al 9,6%. Il deflatore della spesa delle famiglie residenti aumenterà dell’1,3% nell’anno corrente, spinto dalla risalita dei prezzi dei beni energetici, per poi registrare una decelerazione nel 2022 all’1,1%.
 

Giornata Ambiente, l’usato aiuta a salvare il Pianeta

L’usato fa bene all’ambiente. Comprare un oggetto di seconda mano significa allungarne la vita, alleggerendo le discariche e contribuendo a consumare meno risorse per produrne uno nuovo. E così facendo le emissioni di CO2 legate al processo di produzione e dismissione di un bene vengono azzerate. Una forma di economia circolare che porta a un risparmio economico e ambientale, quantificabile con il metodo Lca (Life Cycle Assessment). Secondo la ricerca Second Hand Effect 2020, condotta dall’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale per Subito, e diffusa in vista della Giornata Mondiale dell’Ambiente, nel 2020 grazie alla vendita di quasi 26 milioni di oggetti su Subito sono stati risparmiati 5,4 milioni di tonnellate di CO2, pari al totale delle emissioni di anidride carbonica che 26.200 ettari di bosco assorbirebbero in un anno, più della superficie del comune di Parma. 

La ricerca Second Hand Effect 2020, alla sua sesta edizione, ha calcolato l’impatto ambientale, ovvero il risparmio in termini di emissioni di CO2 e di materie prime, derivante della compravendita dell’usato su Subito. E a cosa corrisponde il risparmio di 5,4 milioni di tonnellate di CO2: vuol dire azzerare l’impatto ambientale di quasi 740.000 italiani in un anno, paragonabile a poco meno della popolazione della provincia di Lecce. Secondo la ricerca, infatti, l’impronta ambientale media di un cittadino italiano è di 7,3 tonnellate di CO2 l’anno. Se pensiamo invece all’inquinamento atmosferico delle nostre città, evitare l’emissione di 5,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica sarebbe come fermare totalmente il traffico di Roma per 16 mesi o ancora annullare 77 milioni di voli a/r tra Milano e Roma. 

“Ogni volta che si sceglie di acquistare un oggetto usato invece di qualcosa di nuovo, che sia un mobile, uno smartphone o un paio di jeans, non si sta solo risparmiando denaro, ma si fa anche una scelta che aiuta l’ambiente – commenta Giuseppe Pasceri, Ceo di Subito – La second hand è un’abitudine quotidiana per oltre 23 milioni di italiani, che regala una seconda vita agli oggetti e che genera un impatto concreto e quantificabile sul benessere del nostro Pianeta. I 5,4 milioni di tonnellate di CO2 risparmiati nel 2020 sono merito degli utenti di Subito e dei loro 26 milioni di ‘piccoli gesti’ con cui hanno scelto un’economia partecipativa e sostenibile, combattendo il cambiamento climatico. Basta pensare che insieme è come se avessimo piantato un bosco grande quanto il Comune di Parma”. 

 

Tra le categorie che generano un maggior ‘second hand effect’ c’è quella dei motori, che ha permesso il risparmio di 4.788.779 tonnellate di CO2 nel 2020. Seguono al secondo posto i prodotti e gli arredi del mondo casa e persona con le loro 461.517 tonnellate di CO2 risparmiate. Chiude il podio l’elettronica, che ha portato a un risparmio di 193.775 tonnellate di CO2, seguita da sport e hobby con 37.297 tonnellate di CO2. 

Per quanto riguarda i singoli oggetti, quello con il peso ambientale maggiore è l’auto, pari a 2.800kg di CO2. Seguono tra i motori la moto (265kg di CO2) e lo scooter (190kg di CO2). Ma anche oggetti più semplici possono contribuire alla riduzione della nostra impronta ambientale: un pc usato fa risparmiare 270kg di CO2, un televisore 168 e uno smartphone 47. Una bicicletta corrisponde a 99kg di CO2. Infine, anche scegliere abbigliamento di seconda mano dà un contributo all’ambiente: basti pensare che una felpa “pesa” 10kg di CO2 e un paio di scarpe ben 19kg. 

Comprando e vendendo usato, non si evitano solamente le emissioni di anidride carbonica ma anche l’estrazione e l’utilizzo di materie prime per produrre nuovi beni. Si calcola che nel 2020 la compravendita su Subito abbia fatto risparmiare oltre 2 milioni di tonnellate di acciaio, che corrispondono ad esempio a 26.800km di binari, come 3 volte la lunghezza della Transiberiana. O ancora 197mila tonnellate di alluminio, come non aver prodotto 13 miliardi di lattine di bibite e infine 310mila tonnellate di plastica, come aver risparmiato la produzione di 44 miliardi di sacchetti di plastica o di 5,8 miliardi di bottiglie di plastica da 2lt. 

La Campania si conferma anche quest’anno come la regione più virtuosa, piazzandosi al primo posto con 846.650 tonnellate di CO2 risparmiate. Anche il secondo posto si trova una conferma anno su anno con la Lombardia e le sue 724.276 tonnellate, seguita dal Lazio con 567.108 tonnellate risparmiate. Chiudono la top 5 il Veneto con 489.550 tonnellate e la Sicilia, che registra 474.427 di CO2 risparmiate. 

Per raccontare agli utenti l’impatto delle loro compravendite e la sostenibilità della second hand economy Subito ha inoltre creato una sezione Green all’interno di Subito Magazine e un video realizzato insieme a Valerio Lundini. 

Bonus vacanze 2021: come richiederlo online, Isee, scadenza

Bonsu vacanze 2021: come richiederlo, a chi spetta, quanto conta l’Isee, come spenderlo. Con l’Italia quasi tutta in zona bianca e le riaperture che lasciano intravedere un’estate normale (o quasi), torna d’attualità l’agevolazione per le vacanze, dopo l’ok alla proroga fino al 31 dicembre 2021. Come funziona il bonus e come richiederlo? Chi può fare domanda e come si utilizza il bonus? La somma può essere utilizzata per soggiorni in albergo, campeggio, villaggio turistico, agriturismo e bed & breakfast in Italia. 

Il bonus potrà essere utilizzato da chi ha aderito e ha fatto domanda entro il 31 dicembre 2020. Come spiega il sito dell’Agenzia delle Entrate, potranno ottenere il ‘Bonus vacanze’ i nuclei familiari con Isee fino a 40.000 euro. “Per il calcolo dell’Isee è necessaria la Dichiarazione sostitutiva unica (DSU), che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali di un nucleo familiare e ha validità dal momento della presentazione e fino al 31 dicembre successivo. L’importo del bonus sarà modulato secondo la numerosità del nucleo familiare: 500 euro per nucleo composto da tre o più persone, 300 euro da due persone, 150 euro da una persona”, cioè lo stesso importo previsto per il 2020. 

Il bonus vacanze potrà essere richiesto e sarà erogato esclusivamente in forma digitale”, si legge ancora sul sito dell’Agenzia delle Entrate. “Per ottenerlo è necessario che un componente del nucleo familiare sia in possesso di un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o CIE 3.0 (Carta d’Identità Elettonica). Al momento della richiesta del bonus, infatti, si dovranno inserire le credenziali SPID e successivamente fornire l’Isee. Se non hai la tua identità digitale richiedila (SPID e CIE 3.0)”. Non sarà necessario stampare nulla, perché sarà a disposizione sul cellulare o smartphone e basterà mostrarlo all’albergatore, quando sarà il momento di pagare il soggiorno, direttamente presso la struttura selezionata per trascorrere le vacanze. 

Per quanto riguarda le strutture ricettive, fino al momento della riscossione del bonus vacanze da parte di un cliente, non occorre fare nulla: solo far sapere se la struttura aderisce all’iniziativa. Lo sconto applicato sarà rimborsato sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione mediante il modello F24, ovvero cedibile anche a istituti di credito. 

Per quanto riguarda il turista, il voucher si potrà spendere presso una struttura ricettiva italiana. Può essere utilizzato, inoltre, da un solo componente del nucleo familiare, anche diverso dalla persona che lo ha richiesto. Può essere speso in un’unica soluzione, presso un’unica struttura turistica ricettiva in Italia (albergo, campeggio, villaggio turistico, agriturismo e bed and breakfast). E’ fruibile nella misura dell’80%, sotto forma di sconto immediato, per il pagamento dei servizi prestati dall’albergatore, mentre il restante 20% potrà essere scaricato come detrazione di imposta. 

E’ importante sapere che nemmeno nel 2021 le strutture sono obbligate ad accettare il bonus. I contribuenti che lo hanno richiesto dovranno accertarsi, entro la scadenza del 30 giugno 2021, che la struttura scelta partecipi all’iniziativa. 

Ue: in Italia squilibri eccessivi, alto debito e bassa produttività

L’Italia ha “squilibri eccessivi” sotto il profilo macroeconomico. “Le vulnerabilità riguardano l’elevato debito pubblico e le protratte deboli dinamiche della produttività, che hanno rilevanza transfrontaliera, in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e del settore bancario”. Lo scrive la Commissione Europea, nella comunicazione sul pacchetto di primavera del semestre Ue, aggiungendo che attualmente anche Grecia e Cipro presentano la stessa situazione, mentre altri nove (Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia) hanno “squilibri”. 

In totale, ben 24 Paesi membri dell’Ue su 27 (tutti tranne Bulgaria, Danimarca e Svezia) violano il criterio del deficit, a causa della pandemia di Covid-19 che ha spinto gli Stati a sostenere le rispettive economie per evitare di aggiungere una catastrofe sociale ad una crisi sanitaria. I deficit degli Stati membri sono schizzati sopra il 3% del Pil, come conseguenza delle politiche di sostegno dispiegate per contrastare la crisi.  

L’Italia è tra i Paesi che violano sia le soglie di deficit che quelle di debito, ma non è sola: sono 13 i Paesi (Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Ungheria, Austria, Portogallo, Slovenia e Finlandia) che violano anche la regola del debito. Ovviamente, la Commissione “ritiene che una decisione sul porre i Paesi in procedura per deficit eccessivo non debba essere presa”. La Romania, che era già sotto procedura e che sarebbe dovuta rientrare nelle soglie di deficit entro il 2022, dovrà farlo entro il 2024. 

 

  

Onorato Armatori: con Moby e Tirrenia Sardegna collegata tutto l’anno

Moby e Tirrenia si confermano una volta di più le migliori alleate della Sardegna, per tutto l’anno, e aprono già oggi le prenotazioni sulla Genova-Porto Torres e sulla Civitavecchia-Olbia fino a maggio 2022. Il nuovo piano industriale di Moby e di Tirrenia non prevede alcun tipo di sovvenzione, garantendo un perimetro di rotte pressoché inalterato rispetto a quello attuale, con un livello di servizio sempre ottimo e con tariffe in linea con quelle per la continuità territoriale anche senza la Convenzione con lo Stato italiano. Quindi, sottolinea il gruppo in una nota, anche alla luce dell’esito del bando per la Genova-Porto Torres, Moby e Tirrenia credono che quella rotta non abbia bisogno di sostegno pubblico e lo dimostrano con i fatti.  

Quindi, per assicurare la continuità territoriale e certezza della mobilità per i sardi, oltre che per dare le necessarie rassicurazioni al territorio che il Gruppo ha l’onore di servire da 140 anni, per coloro che devono raggiungere l’Isola aprono già oggi le prenotazioni fino a maggio 2022, assicurando lo stesso livello di servizio richiesto dal bando e con le tariffe per i passeggeri in linea con quelle previste dallo stesso, proprio perché convinti che questa tratta possa essere esercitata senza necessità di sovvenzioni agli armatori.  

Ma, oltre alla Genova-Porto Torres, che quest’estate sarà ulteriormente rafforzata con corse diurne e notturne, Moby e Tirrenia assicurano anche ulteriori rotte senza alcuna sovvenzione: da dicembre è infatti esercitata la Genova-Olbia, una nuova linea dedicata alle merci, così come sempre per le merci parte la Napoli-Cagliari, anch’essa senza contributi pubblici, linea per la quale invece un altro operatore riceve la sovvenzione statale. Ed è totalmente senza contributi pubblici anche la Livorno-Olbia-Cagliari, una vera e propria autostrada fra il continente e la Sardegna per le merci, che viene esercitata dalla “Maria Grazia Onorato”, la nave più grande, tecnologica e green del Mediterraneo. Sempre oggi, infine, aprono le prenotazioni fino a maggio 2022 per la Civitavecchia-Olbia e a breve saranno prenotabili per tutto il prossimo anno anche le altre linee, in un quadro di rotte servite che resta pressoché inalterato e senza contributi pubblici. Il binomio fra Moby, Tirrenia e la Sardegna resta inscindibile e anzi si rafforza. Ogni giorno, per tutti i giorni dell’anno. E senza sovvenzioni pubbliche, conclude il gruppo. 

Isee 2021, è possibile abbassarlo: ecco come

La dichiarazione Isee, o Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), dalla quale si ricava l’indicatore della situazione economica di ogni nucleo familiare, è ormai diventata indispensabile per accedere alla maggior parte delle agevolazioni pubbliche: reddito e pensione di cittadinanza, pagamento delle tasse universitarie e della mensa scolastica in misura ridotta, pagamento rateizzato delle cartelle, sono soltanto alcuni dei benefici accessibili in base all’indicatore Isee della famiglia. 

Non sempre, però, la dichiarazione Isee rispecchia la situazione reale del nucleo familiare: sia il patrimonio, che i redditi di tutti i componenti della famiglia, difatti, risalgono al secondo anno precedente alla presentazione della dichiarazione. Inoltre, può accadere che ci siano delle modifiche nella composizione del nucleo stesso. In questi casi, è possibile modificare la dichiarazione sostitutiva unica? 

Come abbassarlo?
 

Fortunatamente, c’è un modo per far sì che la dichiarazione Isee rispecchi la reale situazione reddituale della famiglia: attraverso la presentazione del modello Isee corrente, difatti, è possibile aggiornare i redditi del nucleo familiare praticamente in tempo reale. 

L’Isee si può abbassare anche aggiornando la composizione del nucleo familiare: uscire dal nucleo familiare, però, è possibile soltanto se si cambia residenza, oppure nel caso in cui ci si possa avvalere del nucleo familiare ristretto per la presentazione di Isee sociosanitario-disabili. 

Abbassare l’Isee omettendo di dichiarare redditi, beni mobili o immobili, invece, è una pessima idea, non solo per le sanzioni penali a cui ovviamente ci si espone, ma anche perché, con l’Isee precompilato, dal 2020 quasi tutti i dati della dichiarazione saranno conosciuti dall’Inps ancora prima di presentare il modello, grazie ai collegamenti con numerose banche dati. Ma procediamo con ordine. 

Quando si possono abbassare i redditi Isee?
 

È possibile abbassare i redditi Isee, aggiornandoli agli ultimi 12 mesi, e in alcuni casi addirittura agli ultimi 2 mesi, presentando il modello Isee corrente. 

Per presentare questa dichiarazione è necessario:  

-che esista già, per lo stesso nucleo familiare, un Isee in corso di validità;  

– che, per almeno un componente del nucleo, sia cessato il rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario (i redditi indicati nel modello Isee ordinario si riferiscono al 2° anno precedente); che, per almeno un componente del nucleo, sia stata sospesa l’attività lavorativa dipendente a tempo indeterminato, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che, per almeno un componente del nucleo, sia stato ridotto l’orario di lavoro, se dipendente a tempo indeterminato, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che almeno un componente del nucleo abbia perso un’occupazione a tempo determinato o un impiego flessibile, purché possa dimostrare di essere stato occupato per almeno 120 giorni nei 12 mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro; la variazione della situazione deve avvenire, ugualmente, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che almeno un componente del nucleo abbia terminato l’attività di lavoro autonomo, se svolta in via continuativa per un minimo di 12 mesi; anche questa variazione lavorativa deve avvenire dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che uno dei componenti del nucleo perda una pensione, una prestazione di assistenza o un differente trattamento non rientrante nel reddito complessivo ai fini Irpef; 

– che si verifichi uno scostamento della variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare, pari almeno al 25% rispetto alla situazione reddituale calcolata con la prima dichiarazione Isee. 

Sino a quando è valido l’Isee con redditi aggiornati?
 

La validità dell’Isee corrente è pari a 6 mesi, e decorre dal momento della presentazione del modulo sostitutivo della dichiarazione. Se però intervengono variazioni nella situazione lavorativa o nel godimento di eventuali trattamenti, l’Isee corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione. 

Per sapere come deve essere compilata la dichiarazione aggiornata: Guida al nuovo Isee corrente. 

Quando si possono togliere dei familiari dall’Isee?
 

Il nucleo familiare ai fini Isee non sempre coincide con la famiglia anagrafica: si può far parte dello stesso nucleo familiare, in alcuni casi, anche se si ha una residenza differente, si è separati o divorziati. 

In particolare, i coniugi separati o divorziati continuano a far dello stesso nucleo familiare Isee se continuano a risiedere nella stessa abitazione; se la separazione o il divorzio sono avvenuti dopo il 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da un apposito verbale della polizia locale. 

Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando è di età inferiore a 26 anni, è nella condizione di essere a loro carico a fini Irpef, non è coniugato e non ha figli. 

I componenti già facenti parte del nucleo familiare continuano a farne parte ai fini dell’Isee anche a seguito di variazioni anagrafiche, se continuano a risiedere nella stessa abitazione. 

Salvo alcune eccezioni (genitore sposato con altra persona o che ha figli con un’altra persona, obbligato agli assegni periodici, estraneo, allontanato, escluso dalla potestà), i genitori non sposati né conviventi fanno parte dello stesso nucleo (chi è sposato o ha figli con un’altra persona è considerato componente aggiuntiva del nucleo familiare). 

Se deve essere presentato l’Isee sociosanitario (il modello di dichiarazione che si deve compilare per richiedere prestazioni di natura sociale e sanitaria, o prestazioni di assistenza domiciliare, bonus per acquisti ed altri servizi a favore dei disabili), è possibile restringere il nucleo, includendo solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli. 

Si possono togliere redditi e patrimoni dall’Isee precompilato?
 

Dal 2020 ha debuttato l’Isee precompilato: il contribuente, in pratica, trova la dichiarazione Isee nel sito dell’Inps comprensiva di quasi tutte le informazioni occorrenti, come redditi, patrimonio immobiliare e mobiliare. In caso di errori, è possibile effettuare correzioni, ma in caso di controlli è indispensabile conservare la documentazione che comprova la presenza di inesattezze nelle banche dati e la veridicità di quanto dichiarato. 

Isee 2021, è possibile abbassarlo: ecco come

La dichiarazione Isee, o Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), dalla quale si ricava l’indicatore della situazione economica di ogni nucleo familiare, è ormai diventata indispensabile per accedere alla maggior parte delle agevolazioni pubbliche: reddito e pensione di cittadinanza, pagamento delle tasse universitarie e della mensa scolastica in misura ridotta, pagamento rateizzato delle cartelle, sono soltanto alcuni dei benefici accessibili in base all’indicatore Isee della famiglia. 

Non sempre, però, la dichiarazione Isee rispecchia la situazione reale del nucleo familiare: sia il patrimonio, che i redditi di tutti i componenti della famiglia, difatti, risalgono al secondo anno precedente alla presentazione della dichiarazione. Inoltre, può accadere che ci siano delle modifiche nella composizione del nucleo stesso. In questi casi, è possibile modificare la dichiarazione sostitutiva unica? 

Come abbassarlo?
 

Fortunatamente, c’è un modo per far sì che la dichiarazione Isee rispecchi la reale situazione reddituale della famiglia: attraverso la presentazione del modello Isee corrente, difatti, è possibile aggiornare i redditi del nucleo familiare praticamente in tempo reale. 

L’Isee si può abbassare anche aggiornando la composizione del nucleo familiare: uscire dal nucleo familiare, però, è possibile soltanto se si cambia residenza, oppure nel caso in cui ci si possa avvalere del nucleo familiare ristretto per la presentazione di Isee sociosanitario-disabili. 

Abbassare l’Isee omettendo di dichiarare redditi, beni mobili o immobili, invece, è una pessima idea, non solo per le sanzioni penali a cui ovviamente ci si espone, ma anche perché, con l’Isee precompilato, dal 2020 quasi tutti i dati della dichiarazione saranno conosciuti dall’Inps ancora prima di presentare il modello, grazie ai collegamenti con numerose banche dati. Ma procediamo con ordine. 

Quando si possono abbassare i redditi Isee?
 

È possibile abbassare i redditi Isee, aggiornandoli agli ultimi 12 mesi, e in alcuni casi addirittura agli ultimi 2 mesi, presentando il modello Isee corrente. 

Per presentare questa dichiarazione è necessario:  

-che esista già, per lo stesso nucleo familiare, un Isee in corso di validità;  

– che, per almeno un componente del nucleo, sia cessato il rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario (i redditi indicati nel modello Isee ordinario si riferiscono al 2° anno precedente); che, per almeno un componente del nucleo, sia stata sospesa l’attività lavorativa dipendente a tempo indeterminato, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che, per almeno un componente del nucleo, sia stato ridotto l’orario di lavoro, se dipendente a tempo indeterminato, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che almeno un componente del nucleo abbia perso un’occupazione a tempo determinato o un impiego flessibile, purché possa dimostrare di essere stato occupato per almeno 120 giorni nei 12 mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro; la variazione della situazione deve avvenire, ugualmente, dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che almeno un componente del nucleo abbia terminato l’attività di lavoro autonomo, se svolta in via continuativa per un minimo di 12 mesi; anche questa variazione lavorativa deve avvenire dopo il 1° gennaio dell’anno di riferimento dei redditi dell’Isee ordinario; 

– che uno dei componenti del nucleo perda una pensione, una prestazione di assistenza o un differente trattamento non rientrante nel reddito complessivo ai fini Irpef; 

– che si verifichi uno scostamento della variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare, pari almeno al 25% rispetto alla situazione reddituale calcolata con la prima dichiarazione Isee. 

Sino a quando è valido l’Isee con redditi aggiornati?
 

La validità dell’Isee corrente è pari a 6 mesi, e decorre dal momento della presentazione del modulo sostitutivo della dichiarazione. Se però intervengono variazioni nella situazione lavorativa o nel godimento di eventuali trattamenti, l’Isee corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione. 

Per sapere come deve essere compilata la dichiarazione aggiornata: Guida al nuovo Isee corrente. 

Quando si possono togliere dei familiari dall’Isee?
 

Il nucleo familiare ai fini Isee non sempre coincide con la famiglia anagrafica: si può far parte dello stesso nucleo familiare, in alcuni casi, anche se si ha una residenza differente, si è separati o divorziati. 

In particolare, i coniugi separati o divorziati continuano a far dello stesso nucleo familiare Isee se continuano a risiedere nella stessa abitazione; se la separazione o il divorzio sono avvenuti dopo il 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da un apposito verbale della polizia locale. 

Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando è di età inferiore a 26 anni, è nella condizione di essere a loro carico a fini Irpef, non è coniugato e non ha figli. 

I componenti già facenti parte del nucleo familiare continuano a farne parte ai fini dell’Isee anche a seguito di variazioni anagrafiche, se continuano a risiedere nella stessa abitazione. 

Salvo alcune eccezioni (genitore sposato con altra persona o che ha figli con un’altra persona, obbligato agli assegni periodici, estraneo, allontanato, escluso dalla potestà), i genitori non sposati né conviventi fanno parte dello stesso nucleo (chi è sposato o ha figli con un’altra persona è considerato componente aggiuntiva del nucleo familiare). 

Se deve essere presentato l’Isee sociosanitario (il modello di dichiarazione che si deve compilare per richiedere prestazioni di natura sociale e sanitaria, o prestazioni di assistenza domiciliare, bonus per acquisti ed altri servizi a favore dei disabili), è possibile restringere il nucleo, includendo solo i redditi del disabile, del coniuge e dei figli. 

Si possono togliere redditi e patrimoni dall’Isee precompilato?
 

Dal 2020 ha debuttato l’Isee precompilato: il contribuente, in pratica, trova la dichiarazione Isee nel sito dell’Inps comprensiva di quasi tutte le informazioni occorrenti, come redditi, patrimonio immobiliare e mobiliare. In caso di errori, è possibile effettuare correzioni, ma in caso di controlli è indispensabile conservare la documentazione che comprova la presenza di inesattezze nelle banche dati e la veridicità di quanto dichiarato. 

Vaccino Covid, Galli: “Serve persuasione, non obbligo”

Per la vaccinazione anti-Covid “continuo ad essere a favore di una catena di persuasione e convincimento. Serve ricordare alle persone che ci si vaccina per se stessi, anche quando si tratta di adolescenti, e ci si vaccina anche per gli altri”. Lo ribadisce all’Adnkronos Salute Massimo Galli, direttore dell’Istituto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, università Statale. “Mettere l’obbligo di vaccinazione ora sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi. E potrebbe aprire un dibattito che rischia di prendere toni piuttosto negativi. Lavorare sulla persuasione credo sia la cosa più corretta. L’unica situazione per la quale resto a favore dell’obbligo è quella che riguarda gli operatori sanitari a contatto con i pazienti”. 

Prima di decidere se ci sarà bisogno di una terza dose di vaccino anti-Covid, “sarà necessario capire quanto dura la risposta immunitaria indotta dal vaccino già fatto e quale sarà la circolazione di varianti al momento della decisione. C’è dunque da ragionare anche sul vaccino aggiornato, non solo sul vaccino ripetuto”. 

“Credo che la durata delle protezione vaccinale” contro Covid-19 “vada ben al di là dei 6 mesi che sono stati prospettati, e ci consentirà di partire con un zoccolo duro di protezione che renderà più improbabile una ripresa dell’infezione in autunno comparabile a quanto abbiamo vissuto lo scorso autunno”. 

 

 

 

Covid, ad Bls: “Mascherine resteranno anche dopo, c’è nuovo mercato”

No, forse le mascherine anti Covid non scompariranno dalle nostre vite ‘travolte’ dai vaccini. Questi dispositivi che abbiamo imparato a indossare, e anche ad odiare, “si stanno dimostrando strategici contro le malattie respiratorie determinate dall’inquinamento,

le infezioni che si prendono negli ospedali o le influenze a cui sono così soggetti i pendolari negli affollatissimi treni regionali o nei metrò” e, di fatto, “sta già nascendo una nuova fetta di mercato”. Ad anticipare all’Adnkronos uno scenario inedito ed un nuovo sull’eredità della pandemia è Pier Paolo Zani, amministratore delegato della Bls, l’azienda di Cormano che scese in prima linea nel 2020 perché da 50 anni specializzata nella produzione di mascherine e dispositivi di protezione delle vie respiratorie.  

“Come il casco e la cintura di sicurezza, dopo l’emergenza Covid-19 le mascherine resteranno nel nostro quotidiano come dispositivi di protezione” perché al netto del cambio culturale che ha prodotto, la pandemia “ha accelerato la maturazione sull’importanza di proteggere le vie respiratorie non solo da virus e batteri, ma anche da inquinanti come smog e pollini” e si sta rivelando una utile compagna “per chi soffre di allergie” osserva il manager.  

L’imprenditore sottolinea che l’utilizzo diffuso delle mascherine sta avendo come conseguenza “una netta diminuzione dei rischi legati all’incidenza di altre malattie respiratorie o virali”, soprattutto ” quando si va in ospedale dove molte patologie vengono causate proprio dalla promiscuità”. Del resto, aggiunge, “gli stessi report e dati diffusi ogni settimana dall’Istituto Superiore di Sanità, mostrano come la stagione 2020-2021 sia stata finora caratterizzata dalla quasi totale assenza di virus influenzali sul territorio nazionale, proprio a seguito delle diverse misure di prevenzione adottate per arginare l’emergenza dovuta al Covid-19. 

La mascherina, inoltre, soprattutto nei centri abitati più congestionati dal traffico, “si sta mostrando capace di proteggere dalle particelle di Pm10 e Pm2.5”, i ‘killer invisibili’ che ogni anno soltanto in Italia causano circa 66 mila morti premature. “Oggi respirare non è più un’azione considerata scontata” scandisce Zani. “Già prima del Covid -riferisce- avevamo impostato un’analisi di mercato sull’uso delle mascherine. Ad esempio quando si entra in un pronto soccorso si rischia e noi già percepiamo dal mondo sanitario un’attenzione al calo di infezioni ospedaliere grazie all’uso delle mascherine”.  

“Penso che nessuno oggi voglia immaginare a breve di continuare ad usare le mascherine quando sarà sconfitta la pandemia, ma ci sono così tante persone asmatiche, allergiche o costrette a fare i pendolari che la cultura della tutela della nostra salute sta cambiando” e “vediamo che le persone si stanno sensibilizzando anche sul tema dell’inquinamento: pensiamo solo a chi va a correre tutte le mattine nelle vie delle grandi città” aggiunge.  

Insomma, Zani si dice convinto che “l’emergenza sanitaria ci ha fatto scoprire quanto proteggere le vie respiratorie sia essenziale: esattamente come indossare la cintura di sicurezza in auto o il casco quando si va in moto”. Questo cambiamento “lo abbiamo in un certo modo vissuto anche noi in Bls: da azienda ‘di nicchia’, ci siamo ritrovati al centro di un sistema produttivo di beni indispensabili per la tutela della salute delle persone. I nostri prodotti sono sempre stati dedicati prevalentemente all’industria e all’export” ora “l’emergenza ci ha posto di fronte al problema se soddisfare la domanda di clienti consolidati o rivedere la produzione, per far fronte alla domanda interna di ospedali, protezione civile”.  

“Rifacendoci alla nostra missione, quella di proteggere le persone e di farlo bene, siamo riusciti -spiega Zani- a trovare un equilibrio, a ridisegnare il processo produttivo, realizzare nuovi investimenti e portare l’azienda alla massima capacità produttiva. Allo stesso tempo è cambiata la concezione della nostra filiera: siamo passati dal prodotto mascherina
al dispositivo di protezione delle vie aeree”. Così, “grazie a macchinari progettati e ingegnerizzati internamente e alle sinergie promosse con università e partner di mercato, siamo riusciti a rendere sempre competitiva la nostra produzione, anche rispetto alla Cina, senza aumentare i prezzi delle mascherine e rifornendo ospedali, Rsa e forze dell’ordine”.  

Adesso però, incalza Zani, “è fondamentale ribadire la necessità che aziende, istituzioni e Stati mettano al primo posto la qualità dei prodotti: la mascherina è un Dpi a rischio vita, bisogna scegliere prodotti certificati che assicurino qualità, tracciabilità e affidabilità del fornitore” e “il Mise è sceso in campo molto determinato a non ripetere gli scandali della scorsa stagione sulle mascherine taroccate”. Insomma, ricorda infine l’imprenditore, “sono ancora troppo numerosi i casi di mascherine sequestrate in Italia. Stato e aziende devono dotarsi di sistemi di controllo delle performance dei prodotti: indossando mascherine che non garantiscono la protezione si rischia di creare un effetto placebo drammatico e di aumentare il rischio di contagio”.  

Per realizzare un Dpi, come le mascherine Ffp2 e Ffp3, l’imprenditore spiega che “sono indispensabili tecnologie, macchinari, controllo del processo produttivo, materiali di qualità che rispondano a due requisiti fondamentali: la filtrazione e la resistenza respiratoria”. Le aziende che producono Dpi, “dovrebbero essere in grado di garantire il controllo di tutto il processo produttivo e rispettare in ogni fase i requisiti previsti dal Regolamento Ue 2016/425 che rappresenta un insieme di ‘regole’ alle quali – avverte infine Zani- le mascherine, i Dpi devono sottostare pena il rigetto della concessione del marchio Ce”.  

Industria, Todde: “Scendono da 97 a 89 tavoli crisi, risultato sotto occhi di tutti”

“Il numero dei tavoli di crisi diminuisce ancora, passando da 97 a 89, di cui 55 vertenze aperte e 34 di monitoraggio. Il lavoro fatto è sotto gli occhi di tutti, ora nuovo impegno per chiuderne altri”. Così il viceministro allo Sviluppo economico, Alessandra Todde, fa il punto sulle vertenze industriali aperte e gestite dal Mise. A chiudere, spiega conversando con l’Adnkronos, alcune crisi industriali che erano state aperte in Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Lazio. 

“In Friuli-Venezia Giulia – sottolinea – chiudiamo i tavoli triestini Sertubi e Wartsila, entrambi resteranno sotto monitoraggio regionale. Nel Lazio sono ormai chiusi i tavoli Dico/Tuodì, il concordato si è concluso nel 2020, Ericsson e Pavimental: le prime due hanno risolto i rispettivi problemi economico finanziari mentre Securpol ha visto di recente concludersi il suo percorso in amministrazione straordinaria. In Lombardia, invece, chiudiamo i tavoli Gca (Iperdì Superdì), vista la conclusione del concordato che prevedeva la ristrutturazione del debito; Husqvarna, chiuso dopo la gestione degli esuberi e Sgt, vertenza conclusa con Cigs per cessazione e con accompagnamento attraverso politiche attive”, elenca ringraziando le Regioni per il lavoro svolto sinergicamente. 

E assicura: “proseguiremo il lavoro di verifica e di monitoraggio con le strutture delle altre Regioni continuando a dialogare con tutte le parti coinvolte per raggiungere la risoluzione delle altre vertenze”. 

PATUANELLI – “Grazie al lavoro di Alessandra Todde al ministero dello Sviluppo Economico, i tavoli di crisi sono passati da 150 a 89 – afferma il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli -. Abbiamo svolto interminabili riunioni e in poco più di un anno di lavoro fianco a fianco ho potuto apprezzarne la professionalità, la determinazione e la competenza. Alessandra è una risorsa fondamentale e sarà centrale per il MoVimento 5 Stelle di Giuseppe Conte”. 

Dl Semplificazioni, via libera del Cdm

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto che norma le regole sulla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ma detta anche le regole sulle Semplificazioni. Fonti di governo assicurano che la riunione “è filata via super liscia”. Il provvedimento, secondo quanto emerge da una bozza visionata dall’Adnkronos, è costituito di 68 articoli. 

Niente proroga, ma sale dal 40 al 50% la soglia per i subappalti secondo quanto si legge nella bozza del Dl Semplificazioni e governance. “Il subappalto non può superare la quota del 50% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture”. La disposizione sulla soglia dei subappalti fino al 50% è prevista “fino al 31 ottobre 2021”. 

Stessi standard qualitativi, trattamento economico non inferiore e applicazione dei medesimi contratti nazionali di lavoro previsti nel contratto di appalto. “Il subappaltatore, per le prestazioni affidate in subappalto, deve garantire gli stessi standard qualitativi e prestazionali previsti nel contratto di appalto e riconoscere – si legge nel testo – ai lavoratori un trattamento economico e normativo non inferiore a quello che avrebbe garantito il contraente principale, inclusa l’applicazione dei medesimi contratti collettivi nazionali di lavoro, qualora le attività oggetto di subappalto coincidano con quelle caratterizzanti l’oggetto dell’appalto ovvero riguardino le lavorazioni relative alle categorie prevalenti e siano incluse nell’oggetto sociale del contraente principale”. 

“Garantire una più intensa tutela delle condizioni di lavoro e della salute e sicurezza dei lavoratori ovvero di prevenire il rischio di infiltrazioni criminali”. “A pena di nullità” il contratto di appalto “non può essere ceduto, non può essere affidata a terzi l’integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto, nonché la prevalente esecuzione delle lavorazioni relative al complesso delle categorie prevalenti e dei contratti ad alta intensità di manodopera. È ammesso il subappalto secondo le disposizioni del presente articolo”. 

Nei bandi di gara e nei contratti pubblici Pnrr, si legge nella bozza, “è requisito necessario dell’offerta l’assunzione dell’obbligo ad assicurare una quota pari almeno al 30 per cento, delle assunzioni necessarie per l’esecuzione contratto o per la realizzazione di attività ad esso connesse o strumentali, all’occupazione giovanile e femminile”.  

 

Il superbonus al 110%, si legge nella bozza visionata dall’Adnkronos, salta per “gli immobili rientranti nella categoria catastale D/2”, ossia per la categoria in cui rientrano gli alberghi e pensioni (con fine di lucro), mentre viene esteso a case di cura ed ospedali, poliambulatori, Case di cura ed ospedali, Collegi e convitti, ovvero per i proprietari di immobili rientranti nelle categorie catastali B/1, B/2 e D/4. La possibilità di estendere il superbonus per gli alberghi era prevista dalla precedente bozza in merito alle misure di semplificazione in materia di incentivi per l’efficienza energetica. 

Accesso semplificato per usufruire del beneficio fiscale del Superbonus 110%, ovvero attraverso la Comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila). Gli interventi relativi, con esclusione di quelli comportanti la demolizione e la ricostruzione degli edifici, costituiscono manutenzione straordinaria e sono realizzabili mediante comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila). “Nella Cila – si legge – sono attestati gli estremi del titolo abilitativo che ha previsto la costruzione dell’immobile oggetto d’intervento o del provvedimento che ne ha consentito la legittimazione ovvero è attestato che la costruzione è stata completata in data antecedente al 1° settembre 1967”. 

“La piattaforma nazionale-Dgc (Digital Green Certificate) per l’emissione, il rilascio e la verifica delle certificazioni Covid-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo è realizzata, attraverso l’infrastruttura del Sistema Tessera Sanitaria e gestita dalla stessa per conto del Ministero della salute, titolare del trattamento dei dati generati dalla piattaforma medesima”. 

Non potranno accedere agli incentivi statali gli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra e installati su aree con destinazione agricola. Potranno invece accedere agli incentivi “gli impianti agrovoltaici che adottino soluzioni integrative con montaggio verticale dei moduli, in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola, da realizzarsi contestualmente a sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture”. 

 

Saltano le assunzioni di 350 tecnici per l’attuazione delle disposizioni sulla governance del Pnrr. Nella bozza definitiva del Dl Semplificazioni e governance non c’è la norma, prevista nella bozza precedente, in relazione all’assunzione di trecentocinquanta unità di personale non dirigenziale a tempo determinato per un periodo anche superiore a trentasei mesi, ma non eccedente la durata di completamento del Pnrr e comunque non oltre il 31 dicembre 2026.  

Era, infatti, previsto il reclutamento da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica con un concorso pubblico per titoli ed esame orale, di un contingente complessivo di trecentocinquanta unità, “entro trenta giorni dall’entrata in vigore” del provvedimento. 

Niente bolli né diritti di segretaria per i certificati anagrafici digitali, si legge nella bozza del dl. Saranno “esenti da imposta di bollo e diritti di segreteria e, in ogni caso, senza oneri per il richiedente”, i documenti digitali, muniti di sigillo elettronico qualificato emessi dall’Anagrafe nazionale della popolazione residente.  

“Per lo svolgimento delle procedure di valutazione ambientale di competenza statale dei progetti ricompresi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), di quelli finanziati a valere sul fondo complementare nonché dei progetti attuativi del Pniec”, si legge nella bozza del Dl Semplificazioni, “è istituita la Commissione Tecnica Pnrr-Pniec, posta alle dipendenze funzionali del ministero della transizione ecologica, e formata da un numero massimo di quaranta unità, in possesso di diploma di laurea o laurea magistrale con almeno cinque anni di esperienza professionale e con competenze adeguate alla valutazione tecnica, ambientale e paesaggistica dei predetti progetti”. Questi esperti, si legge nel provvedimento, “sono individuati tra il personale di ruolo delle amministrazioni statali e regionali, del Cnr, del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente, dell’Enea e dell’Iss”. I componenti nominati nella Commissione Tecnica Pnrr-Pniec “svolgono tale attività a tempo pieno”.  

Nella nomina dei membri “è garantito il rispetto dell’equilibrio di genere”, sottolinea il testo. I componenti della Commissione Tecnica Pnrr-Pniec sono nominati con decreto del Ministro della transizione ecologica entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, restano in carica cinque anni e sono rinnovabili per una sola volta. “Alle riunioni della commissione partecipa, con diritto di voto, anche un rappresentante del Ministero della cultura” e “per lo svolgimento delle istruttorie tecniche la Commissione si avvale, tramite appositi protocolli d’intesa, del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente” e “degli altri enti pubblici di ricerca”. 

Per i procedimenti per i quali sia riconosciuto da specifiche disposizioni o intese un concorrente interesse regionale, all’attività istruttoria partecipa con diritto di voto un esperto designato dalle Regioni e dalle Province autonome interessate, individuato tra i soggetti in possesso di adeguata professionalità ed esperienza nel settore della valutazione dell’impatto ambientale e del diritto ambientale. 

 

 

 

 

Risparmio, Volpato (Banca Mediolanum): “Con Pir contributo a riportare Italia a suo ruolo”

“Con i Pir siamo di fronte a una leva che va azionata. Perché chi sottoscriverà i Pir normali e alternativi farà certamente un buon affare, ma anche qualcosa di più perché avrà dato il proprio contributo a riportare il Paese a svolgere il ruolo che la storia ha sempre riconosciuto a noi italiani”. Lo ha ricordato Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum, nel corso del Mediolanum Market Forum. 

In Italia, ha detto ancora, “abbiamo bisogno di imparare a fare squadra per rinascere, essere un po’ più attaccati alla bandiera e convincerci che per risolvere i problemi è intelligente coinvolgere gli altri e non pensare sempre a combattere da soli come fossimo particelle a se stanti. Il made in Italy, che significa fatto a regola d’arte, aspetta solo questo”, ha concluso Volpato.