Municipio: Largo Felice Armati, 1 00043 Ciampino (RM) (+39) 06.79097.1 protocollo@pec.comune.ciampino.roma.it

Categoria: economia

Avedisco, 9° forum sulla vendita diretta

Il 19 maggio, dalle 11.00 alle 12.30, sarà trasmesso per la prima volta in streaming e aperto a tutti, il 9° Forum della vendita diretta promosso da Avedisco-Associazione vendita diretta servizio consumatori.  

L’evento, ospitato dal Palazzo dell’Informazione di Roma e dal titolo ‘Vendita diretta: il presente è digitale. L’evoluzione della relazione coniuga offline e online’, vuole promuovere un momento di riflessione sul presente e il futuro della nostra società, sempre più interconnessa, con abitudini e riflessi digitali. Se è vero che la crisi ha accelerato l’adozione dell’uso della tecnologia, stando alla ricerca condotta da Google e Euromonitor, si prevede che nel 2024 la maggior parte degli acquisti verrà ancora realizzata offline, segno che la relazione umana è ancora alla base delle scelte di consumo. La Vendita Diretta si conferma quindi, nonostante la digitalizzazione della nostra società, un modello fisico, capace di dare valore alle imprese e ai consumatori, mantenendo al centro il rapporto interpersonale. 

Moderati da Federico Luperi, direttore Innovazione e New media presso Adnkronos, i padroni di casa Giovanni Paolino, presidente Avedisco, e Giuliano Sciortino, segretario generale Avedisco, dialogheranno con illustri ospiti come Chiara Gribaudo, membro della commissione Lavoro della Camera e Nicola Favini, direttore generale di Logotel.  

Per seguire la diretta, è possibile collegarsi al link www.adnkronos.com/forum-avedisco-2021-vendita-diretta-il-presente-e-digitale_6VOoCPeoZ71oWzQG2kHcE6 o tramite la pagina Facebook di AVEDISCO www.facebook.com/AVEDISCO.
 

Vaccino ReiThera a rischio stop, Corte dei Conti blocca i fondi

Il vaccino italiano ReiThera contro il Covid a rischio stop. La Corte dei Conti ha infatti fatto sapere che non ha registrato il decreto per la sua produzione e dunque la biotech di Castel Romano rischia di non ricevere i fondi da Invitalia.  

L’ufficio del controllo, scrive la magistratura contabile in una nota, il 4 maggio scorso, “ritenendo che le risposte fornite dall’Amministrazione non fossero idonee a superare le osservazioni formulate nel rilievo, ha deferito la questione all’esame del Collegio della Sezione centrale controllo di legittimità”. A conclusione dell’adunanza, l’11 maggio 2021, “la Sezione centrale ha deliberato di ricusare il visto sul decreto” relativo all’Accordo di sviluppo sottoscritto il 17 febbraio 2021. “L’atto non è stato, quindi, ammesso a registrazione”. Lo rende noto la Corte dei Conti. 

Il primo marzo 2021 era pervenuto al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti il decreto relativo all’Accordo di sviluppo sottoscritto il 17 febbraio 2021 dal ministero dello Sviluppo economico, da Invitalia spa e dalla Società ReiThera srl, volto a sostenere il programma di sviluppo industriale da realizzare presso lo stabilimento produttivo sito in Castel Romano. Questo programma è costituito da un progetto di investimento produttivo – finalizzato all’ampliamento dello stabilimento produttivo sito in Castel Romano (Rm), e da un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, destinato a completare la sperimentazione clinica (studi clinici di fase 2 e 3) del vaccino anti Covid-19. Il decreto prevedeva di mettere a disposizione per il finanziamento degli investimenti risorse nel limite massimo di 50 milioni di euro di cui 41 mln di euro a fondo perduto e il resto come finanziamento a fondo agevolato (su un totale complessivo pari ad 80 milioni previsto dal cosiddetto Decreto rilancio). 

In esito all’attività istruttoria, in data 8 aprile 2021, è stato formulato rilievo da parte del competente Ufficio di controllo della Corte. L’Amministrazione ha riscontrato tale rilievo, fornendo i richiesti chiarimenti, in data 21 aprile 2021. Successivamente, in data 4 maggio 2021, l’Ufficio del controllo ritenendo che le risposte fornite dall’Amministrazione non fossero idonee a superare le osservazioni formulate nel rilievo, ha deferito la questione all’esame del Collegio della Sezione centrale controllo di legittimità. A conclusione dell’adunanza, in data 11 maggio 2021, la Sezione centrale ha deliberato di ricusare il visto sul decreto. L’atto non è stato, quindi, ammesso a registrazione. 

Welfare, Lidl Italia insieme a Fondazione Umberto Veronesi per la salute della pelle

Con l’arrivo dell’estate e delle belle giornate aumenta la voglia di stare al sole, ma è bene ricordare di farlo con moderazione e prestare sempre attenzione alla propria pelle. La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo, lo riveste e lo protegge dagli agenti esterni, eppure spesso ce ne preoccupiamo solo da un punto di vista estetico. Purtroppo, anche la pelle può essere colpita dai tumori: alcuni perfettamente guaribili, altri ancora oggi difficili da curare. Per questo, a partire da giovedì 20 maggio in tutti gli oltre 680 punti vendita di Lidl Italia, per ogni solare Cien Sun acquistato, scelto tra una selezione di prodotti ad alta protezione, l’Azienda donerà 0,50 euro a favore di Fondazione Umberto Veronesi per contribuire a sostenere un anno di lavoro di un ricercatore impegnato nello studio e nella cura dei tumori della pelle. Per incentivare la protezione costante durante l’esposizione solare e sfatare il mito che le creme ad alto fattore di protezione non facciano abbronzare, l’attività riguarderà la vendita proprio dei solari Cien Sun con FP 30, 50 e 50+, compresi quelli specifici per i bambini.  

“Siamo molto fieri – dichiara Alessia Bonifazi, responsabile comunicazione e csr Lidl Italia – di questa collaborazione. Con l’avvicinarsi dell’estate, ci impegniamo sempre ad offrire ai nostri clienti una vasta scelta di prodotti con cui poter proteggere la propria pelle prima e dopo l’esposizione al sole. Grazie all’autorevole voce di Fondazione Umberto Veronesi, al nostro fianco in questa importante iniziativa, abbiamo la possibilità di trasmettere ai nostri clienti informazioni scientifiche in forma chiara e accessibile a tutti. Inoltre, mai come in questo momento, è importante sostenere la ricerca per dare l’opportunità ad un giovane ricercatore di mettere il proprio impegno e talento al servizio della comunità”. 

Nata nel 2003, su iniziativa di Umberto Veronesi e promossa da molti altri scienziati e intellettuali di fama internazionale, Fondazione si occupa di sostenere la ricerca scientifica di eccellenza attraverso l’erogazione di finanziamenti per medici e ricercatori qualificati e meritevoli, impegnati nel campo dell’oncologia, cardiologia, neuroscienze e nutrigenomica. Al contempo si impegna a promuovere campagne di educazione alla salute e corretti stili di vita affinché le scoperte scientifiche diventino patrimonio di tutti.  

“L’emergenza sanitaria da Covid-19 che stiamo vivendo ci ricorda l’importanza e il ruolo fondamentale della ricerca scientifica per combattere le malattie che ancora oggi minacciano la vita di migliaia di persone. Tra queste ci sono i tumori cutanei che ogni anno, in Italia, colpiscono circa 80.000 persone e grazie a questa iniziativa sarà possibile finanziare la ricerca per lo studio e la cura di queste patologie al fine di dare una speranza concreta di guarigione ai pazienti di oggi e di domani”, commenta Monica Ramaioli, direttore generale di Fondazione Umberto Veronesi. 

Ecco quindi i 5 consigli per proteggere la pelle dal sole stilati da Fondazione Umberto Veronesi e che Lidl Italia diffonderà ai propri clienti attraverso i propri canali di comunicazione sia in store che online. Non esporsi mai al sole senza una protezione adeguata al proprio tipo di pelle (fototipo). Non lesinare sull’utilizzo della crema solare: per proteggere adeguatamente tutto il corpo e il viso ne occorrono circa 35 grammi (valore riferito a una persona adulta di media corporatura). 

Applicare la fotoprotezione prima dell’effettiva esposizione al sole. Riapplicarla ogni 2 ore e dopo ogni bagno, o dopo una sudorazione abbondante. Non esporsi al sole nelle ore centrali della giornata. I raggi solari raggiungono la pelle anche all’ombra, seppur con minore intensità. Non dimentichiamo la crema anche se siamo sotto l’ombrellone. Evitare o ridurre al minimo l’abbronzatura artificiale. Per tutelare la salute della pelle dei più giovani, in Italia i lettini e le lampade abbronzanti sono vietati per legge ai minori di 18 anni. Effettuare con regolarità una visita dermatologica: è importante tenere sotto controllo le macchie della pelle e i nei. 

Rapporto Eurispes: sempre più poveri, nel 2020 persi 440mila posti lavoro

Sempre più poveri. Il presidente Eurispes Gian Maria Fara riporta che “secondo i dati di banca d’Italia già nei primi mesi di emergenza sanitaria la metà delle famiglie italiane abbia subìto una riduzione nel reddito famigliare di circa il 15%. La situazione è particolarmente allarmante tra i lavoratori indipendenti: quasi l’80% ha subìto un calo nel reddito e per il 36% la caduta è di oltre la metà del reddito familiare. Mentre l’Istat segnala per il 2020 la perdita di 440.000 posti di lavoro”. 

Rapporto Eurispes Italia 2021 – Lo speciale
 

 

Ma nella prospettiva di Fara anche prima la situazione era tutt’altro che rosea. “Le statistiche ufficiali parlano di 4,6 milioni di poveri assoluti nell’Italia pre-Covid, un numero certamente inferiore alla realtà. Di appartenenti ad un ceto medio che arranca, anche se difficilmente identificabili (per discrezione, pudore, vergogna, dignità sociale). Già prima della pandemia il nostro Paese soffriva le conseguenze del ristagno dell’economia e dell’inasprimento delle disuguaglianze sociali. L’Italia risulta ai primi posti in Europa per livelli di disuguaglianza di reddito, e si segnala per la bassissima mobilità sociale”, conclude Fara. 

Le lavoratrici sono le più colpite dai contagi professionali da Covid-19. Su 147.875 denunce pervenute all’Inail alla data del 31 gennaio del 2021, infatti, ben 102.942 provengono da donne che hanno subìto una qualche forma di contagio professionale, ossia circa 70 contagi professionali ogni 100, in termini relativi. Il dato è in controtendenza con quanto si osserva per il complesso degli infortuni sul lavoro, che colpiscono in prevalenza gli uomini (i casi femminili sono circa il 36%). Emerge dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes presentato oggi. 

Diversa la situazione tra le vittime sul lavoro: dei 461 decessi registrati al 31 gennaio 2021, 79 sono femminili ossia, in termini relativi, il 17,1% dei casi. Il dato degli infortuni mortali sul lavoro nel complesso rispecchia la prevalenza di vittime tra gli uomini rispetto alle donne (sotto il 10% la quota femminile). Tra le contagiate, il 43,6% ha oltre 49 anni, il 38,1% ha tra i 35 e i 49 anni e il 18,3% ha meno di 35 anni. L’età media è di 46 anni e quella mediana di 48 anni, ma col trascorrere dei mesi si sta tendenzialmente registrando un abbassamento dell’età media al contagio. L’età media al decesso è invece più elevata e pari a 56 anni per le donne, con nessuna deceduta nella classe di età più giovane delle under 35, mentre il 19% delle vittime ha tra i 35 e i 49 anni e l’81% ha dai 50 anni in su. 

Sul territorio, gli infortuni si concentrano prevalentemente nelle regioni che hanno registrato il maggior numero di contagi nella popolazione. In particolare, la Lombardia raccoglie il 28,3% delle denunce femminili, seguita da Piemonte (15,4%), Veneto (11,1%) ed Emilia Romagna (8,5%). Le province col maggior numero di donne interessate da infortuni da Covid-19 sono Milano (10,5% dei casi nazionali), Torino (7,9%), Roma (4,1%), Varese, Brescia e Verona (tutte con il 2,9%). La Lombardia è anche la regione che registra il maggior numero di vittime femminili, ben il 39,2%, a seguire l’Emilia Romagna (15,2%) e il Piemonte (8,9%).  

In testa, tra le province, Milano (11,4%), Bergamo (10,1%) e Parma (7,6%). La stragrande maggioranza degli infortuni femminili da Covid-19 riguarda la gestione assicurativa dell’industria e servizi (98,3%). Più nel dettaglio, con riferimento ai casi codificati per attività economica, i settori più coinvolti sono quelli in prima linea nell’emergenza da Coronavirus, come la Sanità e assistenza sociale che con ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari e residenze per anziani e disabili, raccoglie il 71,7% di casi. A seguire l’amministrazione pubblica, che include anche gli organismi preposti alla sanità come le asl, con il 9,1% delle denunce. 

Pur considerando la numerosità contenuta di decessi femminili è sempre la sanità e assistenza sociale il settore più colpito, con il 57,1% dei casi codificati. Sono i tecnici della salute, con il 42% dei casi codificati, a registrare il maggior numero di denunce: tra le figure professionali più colpite le infermiere (81,1% dei casi della categoria) e le fisioterapiste (5,8%). Segue la categoria delle operatrici socio-sanitarie, con il 22,4% dei casi, e, con l’8,9%, quella delle lavoratrici qualificate nei servizi personali e assimilati (in prima linea ci sono le operatrici socio-assistenziali che rappresentano il 78,4% dei casi). Il 6,3% dei casi riguarda, invece, i medici e il 5% le lavoratrici non qualificate nei servizi di istruzione e sanitari (di cui l’84,2% è rappresentato dalle ausiliarie ospedaliere e sanitarie). 

Tra le professioni non strettamente sanitarie, si rileva la categoria delle impiegate amministrative, con il 3,9% dei casi codificati. Per quanto riguarda, infine, i decessi femminili per Covid-19, la categoria più colpita è quella dei tecnici della salute, con un caso ogni quattro denunce: il 70% sono infermiere. Seguono le operatrici socio-sanitarie con il 14,1% dei casi e le operatrici socioassistenziali con il 12,8%. 

Otto italiani su dieci (79,5%) avvertono un peggioramento dell’economia nazionale negli ultimi dodici mesi: non sorprende apprendere che la maggior parte di essi ravvisi un netto peggioramento della situazione (54,4%) e uno su quattro (25,1%) affermi che è un po’ peggiorata. L’11,6% dei rispondenti ritiene che la situazione sia rimasta stabile, mentre solo il 2,9% risponde di aver avvertito un leggero miglioramento e ancor meno un netto miglioramento (0,9%); il 5,1% non sa o non ha dato alcuna risposta. Emerge dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes presentato oggi. 

A sottolineare l’eccezionalità della crisi generata dalla pandemia è il confronto con le risposte registrate nei 5 anni precedenti, sebbene la domanda fosse posta in modo diverso non avendo naturalmente, in quegli anni, alcun riferimento al Covid-19. Negli ultimi sei anni infatti è sempre prevalsa l’idea di una sostanziale stabilità nell’andamento della situazione economica del Paese e le opinioni sul peggioramento coinvolgevano meno della metà degli intervistati ad eccezione del 2017, ma ancora più impietoso è il confronto tra le risposte di quanti avvertivano un miglioramento che dal 2016 in poi non sono mai scese sotto il 12%, con dei picchi nel 2016 (17,3%) e nel 2018 (16,6%), mentre quest’anno si fermano al 3,8%. Dall’osservazione delle risposte scorporate per area geografica di provenienza degli intervistati emerge una situazione particolare nelle Isole, dove benché si confermi come nelle altre regioni una prevalenza di risposte in favore di un netto peggioramento, questo avviene in misura meno marcata (32,3%) e sono più basse anche le percentuali di quanti dichiarano che l’economia italiana sia un po’ peggiorata (20%); al contrario, sono sensibilmente più alte rispetto al resto del Paese le percentuali registrate per le opzioni di risposta “un po’ migliorata” (15,9%) e “nettamente migliorata” (7,3%): dunque, quasi un italiano su quattro proveniente dalle Isole giudica positivamente l’andamento della situazione economica nazionale nell’ultimo anno.  

Il risultato sorprende ancora di più se paragonato a quello delle altre aree geografiche dove la maggior parte del campione denuncia un netto peggioramento (61,6% Centro; 58,9% Sud; 57,7% Nord-Ovest), ad eccezione del Nord-Est in cui le risposte per questa opzione si fermano poco al di sotto del 50%, e anche l’opinione che la situazione sia un po’ peggiorata è più diffusa che nelle Isole (28,1% Nord-Est; 27,5% Nord-Ovest; 24,5% Sud e 22,2% Centro). Nel complesso sono i cittadini del Nord-Ovest a constatare con maggiore frequenza un peggioramento della situazione economica del Paese, con l’85,2% di essi che sceglie le prime due risposte (nettamente e un po’ peggiorate), segue il Centro (83,8%), il Sud (83,4%) e il Nord-Est (77,3%); mentre nelle Isole superano queste due opzioni coinvolgono poco più della metà dei rispondenti (52,3%). Nessuno tra gli intervistati del Nord-Ovest afferma di osservare un netto miglioramento e altrettanto accade al Centro; al Nord-Est e al Sud si registrano comunque percentuali minime (rispettivamente 0,3% e 0,1%). 

 

 

Google, maxi multa Antitrust: 100 milioni di euro per posizione dominante

Multa da oltre 100 milioni di euro dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (102.084.433,91 per la precisione) alle società Alphabet, Google e Google Italy per abuso di posizione dominante sul mercato in violazione delle norme Ue. “Attraverso il sistema operativo Android e l’app store Google Play, Google detiene una posizione dominante che le consente di controllare l’accesso degli sviluppatori di app agli utenti finali. Occorre ricordare che in Italia circa i tre quarti degli smartphone utilizzano Android. Inoltre Google è un operatore di assoluto rilievo, a livello globale, nel contesto della cosiddetta economia digitale e possiede una forza finanziaria rilevantissima”, si legge in una nota dell’Antitrust. 

L’Intelligenza Artificiale ‘suona’ i violini del futuro

Come prevedere il suono che produrrà un pezzo di legno una volta trasformato in una tavola di violino? Che forma dargli perché suoni al meglio? Ci pensa l’intelligenza artificiale. E’ questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori del Musical Acou-stics Lab del Politecnico di Milano, che hanno appena pubblicato il loro studio sulla rivista Nature Scientific Reports. Nell’articolo “A Data-Driven Approach to Violinmaking” il fisico e liutaio cileno Sebastian Gonzalez (postdoc) e il mandolinista professionista Davide Salvi (dottorando) mostrano come una rete neurale molto semplice sia in grado di predire il comportamento vibratorio di tavole di violino a partire da un numero limitato di parametri geometrici e meccanici della tavola stessa. 

“La capacità di prevedere come suona un violino con una determinata forma può davvero essere un punto di svolta per i liutai, poiché non solo li aiuterà a fare meglio dei ‘grandi maestri’, ma li aiuterà anche a esplorare il potenziale di nuovi design e materiali” afferma Sebastian Gonzalez. “Questa ricerca -aggiunge- ci ha permesso di muovere i primi passi su questo percorso, mostrando come intelligenza artificiale, simulazione fisica e artigianato possano unirsi per far luce sull’arte della liuteria”. 

I ricercatori ricordano che i violini sono oggetti estremamente complessi, e la loro geometria è definita dalla forma esterna e dalla curvatura lungo le direzioni verticali e orizzontali della tavola e del fondo. L’ispirazione di questo studio è venuta da un disegno storico che fa parte della collezione del Museo del Violino di Cremona. In particolare è stato sviluppato un modello che disegna la forma esterna come la congiunzione di archi di nove circonferenze. Grazie a questo, e ad un modello efficiente della curvatura basato sul violino Messia di Stradivari, i ricercatori sono stati in grado di disegnare una tavola di violino con soli 35 parametri. 

Variando in modo casuale questi parametri, quali per esempio raggio, posizione del centro delle circonferenze, bombatura, spessore e caratteristiche meccaniche del legno, si è costruito al calcolatore un dataset di violini che comprende forme di violini storici così come forme mai usate nella liuteria. Queste forme di tavole costituiscono l’input della rete neurale. Con il termine reti neurali ci si riferisce ad una serie di algoritmi che imitano il comportamento di un cervello umano e hanno l’obiettivo di identificare delle relazioni presenti all’interno di grandi risorse di dati. Sono usate in molte applicazioni. Nella loro forma più semplice, sono un insieme di nodi (neuroni) in una rete che elabora i dati di ingresso e produce in uscita dei risultati, ed il modo in cui fanno ciò è variare i parametri numerici che definiscono il loro comportamento. 

Nello studio, sono quindi stati usati strumenti avanzati di modellazione vibratoria per determinare il comportamento acustico di ogni violino nel dataset (un insieme di dati utilizzati per addestrare la rete neurale, costituita da dati in ingresso e dati in uscita che la rete neurale deve produrre). Il passo successivo è stato quello di capire se una semplice rete neurale sia in grado di predire il comportamento acustico a partire dai parametri della tavola. La risposta è stata positiva, ben oltre le aspettative con un’accuratezza vicina al 98%.  

Il lavoro offre, quindi, uno strumento promettente nelle mani dei liutai di Cremona e del mondo intero. Utilizzare la rete neurale permette di prevedere come un dato pezzo di legno “suonerebbe” se trasformato in una tavola con una certa forma e potrebbe essere usata anche per progettare due violini di legno diverso in maniera tale che suonino allo stesso modo. Ciò consentirà nel futuro di selezionare il miglior legno per un particolare modello di violino, operazione che oggi è eseguita sulla base di considerazioni puramente estetiche. Il progetto è stato finanziato dal Distretto Culturale della Liuteria di Cremona.  

Approda in Italia l’app MosquitoAlert

Un’app per conoscere i tipi di zanzare che vedremo arrivare, puntuali e numerose, con l’arrivo dei mesi caldi, ma soprattutto per contribuire a combatterne le infestazioni. Il tutto con una semplice fotografia dell’insetto da inviare tramite l’applicazione MosquitoAlert alla Task Force che ha riunito a collaborare a questo
progetto
esperti dell’Università Sapienza di Roma e dell’Ateneo di Bologna, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e del Muse di Trento. 

Già utilizzata in Spagna, l’app ha consentito di raccogliere migliaia di fotografie validate in tempo reale da esperti entomologi e utilizzate per tracciare l’invasione da parte di eventuali nuove specie, per identificare le regioni ed aree più infestate e dirigere gli interventi di controllo. Quest’anno MosquitoAlert è disponibile anche in Italia e contemporaneamente in altri 20 paesi grazie al progetto europeo Aim-CostT coordinato dalla Professoressa Alessandra della Torre dell’Università Sapienza di Roma. 

La Task Force di MosquitoAlert Italia si fa promotrice dell’iniziativa nel nostro Paese, senz’altro uno dei più infestati d’Europa, dove le zanzare non rappresentano solo una fonte di fastidio (spesso elevato), ma possono trasmettere virus capaci di provocare serie patologie all’uomo come il virus del West Nile, o quelli tropicali del Chikungunya o del Dengue. “Chiediamo ai cittadini di scaricare gratuitamente sul proprio telefono l’app MosquitoAlert e di ricordarsi, ogni qual volta avvistano o riescono a catturare una zanzara anche dopo averla colpita per autodifesa, di inviarne una fotografia tramite la stessa app” spiega Beniamino Caputo, ricercatore della Sapienza e coordinatore di MosquitoAlert Italia.  

“L’app -aggiunge Caputo- consente anche di mandare semplici segnalazioni di punture o segnalare la presenza di raccolte d’acqua stagnante dove si possono sviluppare le zanzare e fornisce inoltre un indirizzo a cui inviare eventualmente l’intero esemplare. In cambio, gli utenti potranno conoscere la specie che li infastidisce e informarsi sui rischi sanitari connessi e avere accesso ad una mappa delle diverse specie presenti sul proprio territorio”. E’ proprio la primavera il periodo della prevenzione, in cui cioè intervenire con trattamenti nelle aree pubbliche e private (giardini, orti, terrazzi), per rimuovere, con prodotti idonei, o rendere inaccessibili alle zanzare tutte quelle piccole o grandi raccolte d’acqua in cui potrebbero deporre le uova e nelle quali si possono sviluppare le larve.  

Ma come capire dove indirizzare le disinfestazioni per colpire le specie più pericolose? Quest’anno esiste uno strumento in più che richiede la collaborazione attiva di tutti i cittadini per raccogliere dati sulle diverse specie di zanzare, incluse quelle invasive come la zanzara tigre e altre specie di origine asiatica. MosquitoAlert è un progetto di scienza partecipata (citizen science), come ormai ne esistono diversi che grazie all’aiuto dei cittadini consentono di raccogliere preziosissime informazioni sulla biodiversità, sulle specie invasive, sui rifiuti in plastica, sulla qualità dell’aria e dell’acqua, sull’inquinamento acustico e luminoso. Le zanzare possono colpire meno l’attenzione di un bel fiore o di una farfalla, tuttavia rappresentano non solo motivo di forte fastidio per molti, ma anche un rischio per la salute pubblica a causa dei virus che trasmettono con le loro punture. 

Ora, sono i ricercatori a chiedere una mano ai cittadini per conoscerle e combatterle meglio. La Task force di Mosquito Alert Italia offre un supporto tecnico scientifico nella gestione di questa piattaforma contribuendo alla rapida validazione del materiale inviato tramite MosquitoAlert e al riconoscimento delle specie di zanzare rappresentate nelle immagini. Per questo motivo, sottolinea infine Francesco Severini, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità da sempre impegnato nella ricerca e nelle attività che tutelano la salute dei cittadini, “la qualità delle foto inviate è di fondamentale importanza per un’accurata e valida identificazione. Inoltre la possibilità di inviare l’esemplare fotografato ai laboratori di riferimento consentirà di identificare anche gli esemplari difficilmente riconoscibili senza un microscopio o perché parzialmente danneggiati”.  

Coprifuoco Italia, ristoratori in pressing

Pressing delle imprese della ristorazione per far slittare il coprifuoco di un paio di ore, dalle 22 alle 24 o per eliminarlo del tutto. La partita in gioco è importante, quasi vitale, per ridare fiato ai pubblici esercizi, soprattutto ai ristoranti, che potrebbero incassare fino a 2-3 miliardi in più al mese. 

Le stime parlano chiaro anche se i rappresentanti della categoria vanno ognuno per sé. Due ore di aperture serali valgono, in un mese, 2,5 miliardi di consumi recuperati secondo la Confesercenti. Mentre per Coldiretti il superamento del coprifuoco e la possibilità di apertura all’interno dei locali per il servizio al tavolo e al bancone di bar, ristoranti, pizzerie ed agriturismi in tutta Italia, vale, in termini di fatturato, almeno 3,5 miliardi di euro al mese. Più cauta la Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio che stima circa 10 milioni in più al giorno, quindi sui 300 milioni di euro aggiuntivi al mese. 

Ma anche il mondo del turismo è in grande fibrillazione contro il coprifuoco, un grande deterrente per far tornare gli stranieri in Italia e non solo. “Un’ora in più di coprifuoco fa la differenza in un sistema basato sulla competitività con altri Paesi” sottolinea Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi che si scaglia contro gli annunci: “Nel mondo del turismo i danni maggiori si fanno con gli annunci, basta un annuncio sbagliato o incauto per frenare centinaia di migliaia di persone e convincerle a scegliere un posto anziché un altro” ed il riferimento è all’annuncio del coprifuoco fino al 31 luglio. 

Nei giorni scorsi anche la Fiavet, per bocca della sua presidente si era espressa decisamente contro questa misura “è odioso, va tolto quanto prima, i cittadini non comprendono, figuriamoci in una ambito turistico”. E per la revisione del coprifuoco è anche il presidente di Assoturismo-Confesercenti, Vittorio Messina. “Servono coraggio e chiarezza bisogna rivedere immediatamente il coprifuoco – ha affermato Messina – le attività hanno bisogno di un cronoprogramma certo, conoscere subito le modalità con cui far ripartire il turismo nei prossimi mesi, diversamente non sarà possibile progettare il riavvio delle attività”. 

Il tema del coprifuoco, ed eventuali nuove riaperture, potrebbe essere discusso in una cabina di regia chiesta da Fi, Lega, Iv e dal M5S per venerdì prossimo. Prosegue infatti il pressing delle forze politiche di maggioranza e opposizione a suon di mozioni per posticipare o abolire il coprifuoco. 

La punta di un iceberg per far ripartire il settore del turismo e della ristorazione ma che per le categorie del commercio va accompagnato alla possibilità di consumare pasti e aperitivi all’interno dei locali e alle riaperture dei centri commerciali nei festivi e prefestivi, che oggi hanno manifestato con una simbolica serrata dei negozi, altrimenti anche i ristoranti nei grandi templi dello shopping rischiano di rimanere cattedrali nel deserto. 

E.Romagna: Assemblea legislativa, calendario pieno di sfide per nuova Ue

Al via i lavori della Sessione europea 2021 della Regione Emilia-Romagna. “Dal 2009, anno della prima Sessione europea, la Regione Emilia-Romagna ha sempre partecipato in modo attivo alla formazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea, privilegiando il rapporto diretto con gli stakeholder del territorio attraverso lo svolgimento dell’udienza conoscitiva nell’ambito dei lavori della Commissione competente”, spiega la presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti. 

“L’Unione europea sta svolgendo un ruolo decisivo nella fase di gestione della pandemia, dimostrando una forte vocazione solidaristica e di coesione per contrastare gli effetti negativi sul piano sanitario, economico e sociale della crisi. Proprio in queste azioni sta la forza e l’importanza della coesione multilivello. Un principio rafforzato con la formazione della Rete europea regionale, costituita dai soggetti firmatari del Patto per il lavoro e per il clima e dalle Unioni di Comuni, convocata per la prima volta a febbraio”, aggiunge.  

La Presidente Petitti, inoltre, sottolinea “l’importanza della Conferenza sul futuro dell’Europa, un vero e proprio processo di partecipazione democratica che costituirà l’occasione per i cittadini europei di esprimersi e avanzare proposte per la definizione delle future politiche europee: in tale contesto, l’Assemblea legislativa avrà un ruolo molto importante, poiché il Centro Europe Direct Emilia-Romagna, che ha sede appunto in Assemblea, è stato nominato, insieme ad altri Centri europei, hub della Conferenza e pertanto sarà chiamato dalla Direzione generale comunicazione della Commissione europea a coordinare in Emilia -Romagna le attività relative a questo importante appuntamento”. 

Dal canto suo Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza della Commissione europea a Milano, sottolinea come “sia sempre un piacere partecipare a eventi così importanti come quello della Regione Emilia-Romagna che testimonia di per sé una storia di successo basata su idee di partecipazione e inclusività, cosa che non accade in tutti i territori europei”.  

Il Capo della Rappresentanza europea a Milano si è poi soffermato sui tre assi principali di azione della Commissione e che possono essere riassunti in tre temi: salute dei cittadini, salute del Pianeta e salute dell’economia. Sulla salute delle persone, Gaudina ha detto come “i passi da compiere sono ancora molteplici ma è fuor di dubbio che il valore aggiunto nel lavoro di gruppo a 27 è incommensurabilmente superiore ad un’azione dei singoli Stati, sia sui vaccini sia nella definizione di farmaci specifici contro il Covid”.  

Per ciò che riguarda l’economia, invece, Gaudina ha ricordato il pacchetto di aiuti da 1.800 miliardi di euro che si accompagneranno al rafforzamento del pilastro sociale europeo che riafferma la lotta ad ogni forma di diseguaglianza o discriminazione e che sancisce il diritto universale al lavoro contro la povertà. In ambito ambientale, infine, il capo della rappresentanza della Commissione europea ha ribadito come la lotta ai cambiamenti climatici sia e rimanga un importante ambito di lavoro che si pone obiettivi sfidanti quali la transizione verso una finanza verde, l’uso di idrogeno pulito e la stipula di un Patto per il clima “sulla falsariga di quanto già attuato dall’Emilia-Romagna”.  

Nel corso della prima parte del dibattito sulla Sessione Europea è intervenuto anche Massimiliano Pompignoli, presidente della commissione Bilancio, che ha sottolineato come “nelle ultime settimane il governo italiano ha trasmesso alla Commissione Ue il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano (Pnrr), così come la Giunta regionale ha licenziato gli atti relativi alla programmazione europea 2021-2027”. 

“Questa Sessione europea si è svolta in una situazione ancora segnata dalla pandemia da Coronavirus: c’è stato l’impegno della commissione Bilancio sui temi fondamentali per lo sviluppo e per affrontare la crisi. Abbiamo fatto audizioni con parlamentari europei e rappresentanti degli Enti locali da cui sono emersi temi importanti, in particolare sulla tutela dell’ambiente e sulla transizione ecologica, e il dibattito si è concentrato soprattutto sull’obiettivo di raggiungere entro metà del secolo una produzione al 100% di energia da fonti rinnovabili”, spiega Pompignoli, che ricorda anche l’impegno per affrontare e contrastare l’inquinamento atmosferico nel Bacino padano, una delle zone più inquinate d’Europa.  

Proprio sulla qualità dell’aria si sono affermate proposte come il potenziamento della mobilità su ferro, politiche a favore del riutilizzo delle materie prime e l’uso delle nuove tecnologie per ridurre gli spostamenti di lavoro. Nella sua relazione il presidente Pompignoli ha sottolineato anche l’importanza di “sostenere l’accesso al credito delle imprese alle prese con i contraccolpi economici della pandemia e il massimo impegno per le vaccinazioni”.  

Aiget, ritardo mercato libero non va a favore consumatori e fa rischiare infrazione Ue

“Il ritardo nel processo di completo superamento dei prezzi regolati rispetto alla tabella di marcia delineata dalla Legge Concorrenza impedisce lo sviluppo di un mercato solido e realmente competitivo, nel primario interesse del consumatore finale”. Ad affermarlo in una nota è Massimo Bello, il presidente di Aiget (Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader) in audizione alla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati.  

“Dal dibattito politico emergono ancora preoccupanti richieste di posticipo di tale processo – ha proseguito Bello – e l’Italia rischia una procedura di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva Ue 2019/944, che non consente proroghe oltre il 31 dicembre 2020 sul sistema dei prezzi regolati per le piccole imprese. Rimane la possibilità di prevedere una fase transitoria di breve e provvisorio mantenimento del servizio di maggior tutela, oltre termine previsto, in favore di microimprese e clienti domestici, ma solo in quanto aperto a tutte le imprese energetiche. La Legge Concorrenza fa eco alla Direttiva e ribadisce che il percorso di superamento dei prezzi regolati dovrà essere disegnato in maniera da promuovere una concorrenza effettiva, e accompagnato da un’efficace comunicazione istituzionale”.  

Bello ha ricordato che “già il Rapporto di Monitoraggio 2018 di Arera, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, aveva denunciato il ritardo nel processo di liberalizzazione del settore e la forte concentrazione, soprattutto nell’ambito del segmento Bt microimprese e domestico, con una quota di mercato del primo operatore sul totale dell’energia servita sul mercato libero e tutelato all’incirca pari al 69,8%. Questo quadro non favorisce, nell’ambito di un processo volto al superamento dei prezzi regolati, dinamiche di mercato in grado di portare ad un livello di prezzi più vantaggioso per il consumatore finale”. 

In tal senso, aggiunge, “è auspicabile che i livelli di concentrazione siano più equilibrati rispetto a quelli attuali, per arrivare con le carte in regola al primo gennaio 2023, data di avvio del mercato libero per il segmento microimprese e domestico. Eliminare i vantaggi competitivi propri dell’impresa dominante e adeguati meccanismi correttivi sulle dinamiche dei prezzi sono tra le misure suggerite da Aiget”. 

L’Autorità Antitrust è intervenuta sull’argomento più volte, osserva infine Bello. “Oltre a ribadire apprezzamento per i contenuti generali del Decreto Mise, ha aggiunto la necessità di precisarne meglio le campagne informative, nonché l’opportunità che lo strumento delle tutele graduali sia temporaneo e assicuri una effettiva transizione al mercato, garantendo al contempo la concorrenza e la pluralità di offerte. L’Autorità ha voluto soprattutto scongiurare che il servizio rafforzi atteggiamenti di inerzia e resistenza alla ricerca attiva della migliore offerta da parte del cliente. Ha chiesto quindi di attivare alla scadenza del periodo triennale un’informativa specifica sulle migliori offerte presenti sul mercato. In riferimento alle aste, l’Antitrust aveva già sottolineato la necessità di evitare un’eccessiva omogeneità su base territoriale dei lotti e aveva chiesto che il tetto venisse posto al massimo al 35% dei lotti messi a gara. Esattamente come da noi più volte auspicato”.  

“Ulteriori tasselli, non rinviabili, per garantire l’efficiente conclusione dei processi di liberalizzazione sono l’Elenco/Albo Venditori per il mercato elettrico, nonché un possibile aggiornamento del Decreto Ministeriale già vigente per il settore del gas naturale”, conclude. 

La Germania corre sui computer quantistici e investe 2 mld

La Germania corre sull’informatica quantistica e annuncia un investimento da 2 miliardi di euro per sviluppare computer quantistici. L’obiettivo del governo tedesco é costruire entro i prossimi 5 anni un computer quantistico competitivo e creare un ecosistema associato di potenziali utenti. L’annuncio è arrivato dal ministro della Ricerca tedesco, Anja Karliczek, parlando a Berlino. “La tecnologia quantistica – ha sottolineato Karliczek – è una delle chiavi del futuro, ci consentirà di garantire comunicazioni assolutamente sicure, di fare passi da gigante nelle tecnologie mediche attraverso sensori altamente sensibili, o di affrontare, attraverso il calcolo quantistico, problemi prima insolvibili nella logistica o nella ricerca di materiali”.  

Sul totale dei 2 miliardi di euro di investimento, 1,1 miliardo sarà investito dal ministero della Ricerca e 878 milioni di euro dal ministero dell’Economia. Un computer quantistico non memorizza le informazioni sotto forma di bit, vale a dire uno o zero come fa un normale computer, ma memorizza le informazioni in qubit che possono essere entrambi gli stati contemporaneamente: in altre parole uno e zero. La particella quantistica mantiene entrambi gli stati finché non la guardi o la misuri. Ciò significa che i computer quantistici possono teoricamente essere molte volte più veloci e più potenti dei computer convenzionali.  

Lo scopo del progetto tedesco è quindi sviluppare un prototipo di computer con 24 qubit completamente funzionali. Entro cinque anni, Berlino vuole una macchina competitiva con almeno 100 qubit controllabili individualmente. Attualmente, i computer quantistici più grandi sono un computer a 65 qubit di Ibm e un sistema a 54 qubit di Google. (di Andreana d’Aquino)  

Precompilata 2021, guida alle principali novità

Dichiarazione precompilata a disposizione dei contribuenti per chi deve presentare sia il 730 sia il modello Redditi. Il cittadino sul sito dell’Agenzia delle Entrate può trovare inseriti i dati sui redditi, le ritenute, i versamenti, le detrazioni e le deduzioni. Ma alcune di queste informazioni, ricorda leleggepertutti.it, possono o devono essere corrette prima di inviare la versione definitiva al Fisco dal 19 maggio in poi. Ecco, allora, la guida alle novità 2021 della dichiarazione precompilata. 

Diciamo, innanzitutto, che si può consultare la dichiarazione accedendo al sito dell’Agenzia tramite: le credenziali Spid; la Carta d’identità elettronica 3.0; le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia fin quando saranno valide; la Carta nazionale dei servizi; il Pin dispositivo rilasciato dall’Inps fin quando sarà valido. 

Una volta effettuato l’accesso, è possibile visualizzare la dichiarazione precompilata, l’elenco dei dati inseriti e quelli mancanti perché incompleti o incongruenti. Tocca, dunque, verificare la correttezza di questi dati. Una volta fatta la verifica, il contribuente può: accettare il modello 730 senza fare modifiche; effettuare le dovute correzioni; integrare le spese detraibili e deducibili mancanti; inviare la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate entro il 30 settembre (se si sceglie il 730) o entro il 30 novembre (è la scadenza per l’invio del modello Redditi). 

Vediamo adesso le novità 2021 della dichiarazione precompilata nella nostra guida. 

La dichiarazione dell’erede
 

Tra le novità della dichiarazione precompilata 2021, c’è la possibilità per l’erede (se abilitato) di consultare i dati reddituali e gli oneri detraibili e deducibili sostenuti dalla persona deceduta e le altre informazioni presenti nell’Anagrafe Tributaria. Una volta accettata, modificata o integrata, la dichiarazione può essere inviata dall’erede all’Agenzia direttamente dall’applicazione web. 

Per essere abilitato, l’erede deve recarsi personalmente presso una qualsiasi sede territoriale dell’Agenzia ed esibire la documentazione che attesta la sua condizione o presentare un’apposita dichiarazione sostitutiva. In alternativa, è possibile inviare la richiesta di abilitazione all’ufficio territoriale tramite Pec, sottoscrivendola digitalmente insieme alla copia del documento di identità. 

Per le persone decedute nel 2020 o entro il 30 settembre 2021, gli eredi abilitati possono utilizzare sia il modello Redditi sia il modello 730, se la persona deceduta era in possesso dei requisiti per presentare quest’ultimo modello. Invece, per le persone decedute dopo il 30 settembre 2021, sarà possibile utilizzare solo il modello Redditi, da inviare all’Agenzia entro il 30 novembre 2021. 

Le operazioni sulla dichiarazione della persona deceduta spettano soltanto ad un erede: gli altri possono visionarla, scaricarla o stamparla ma non modificarla. 

Oneri e spese
 

A partire dalla dichiarazione precompilata 2021, la detrazione del 19% sulla maggior parte degli oneri e delle spese relativi al 2020 spetta se il pagamento è stato effettuato con uno strumento tracciabile (bonifico, carta di credito, di debito o prepagata, bollettino postale, assegni, ecc.). La regola non viene applicata per l’acquisto di medicinali e dispositivi medici e per il pagamento di prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale. 

Rispetto all’anno precedente, sono stati inseriti dei nuovi oneri detraibili, ovvero: 

– spese scolastiche ed erogazioni liberali ad istituti scolastici ed i relativi rimborsi, se comunicati all’Agenzia delle Entrate; 

– il 20% del Bonus vacanze utilizzato nel 2020. 

Da controllare anche ciò che riguarda gli immobili. In particolare: 

– l’eventuale variazione della rendita catastale in seguito, ad esempio, a dei lavori eseguiti: in tal caso, se la precompilata non la riporta, occorre compilare due righi diversi per lo stesso immobile; 

– l’utilizzo di bonifici per il pagamento di lavori di ristrutturazione, in particolare se si beneficia del bonus facciate del 90% o del superbonus 110%. 

I dati inseriti
 

Riepilogando, dunque, i dati inseriti nella dichiarazione precompilata 2021 che il contribuente potrà consultare ed accettare, modificare o integrare sono: 

– i dati della Certificazione unica consegnata dal datore di lavoro o ente pensionistico che riporta il reddito di lavoro dipendente o di pensione, le ritenute Irpef e le addizionali regionale e comunale, i compensi di lavoro autonomo occasionale, i premi di risultato, i rimborsi di oneri erogati dal datore di lavoro e i dati dei familiari a carico; 

– i compensi di lavoro autonomo occasionale indicati nella Certificazione unica – sezione Lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi: 

– i compensi corrisposti per l’attività libero professionale intramuraria svolta dal personale dipendente del Servizio sanitario nazionale certificati e indicati nella Certificazione unica; 

– i dati sulle locazioni brevi contenuti nella Certificazione unica – Locazioni brevi, inviata dagli intermediari immobiliari; 

– gli interessi passivi sui mutui, i premi di assicurazione sulla vita, causa morte e contro gli infortuni, i premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi e i contributi previdenziali; 

– i contributi deducibili e/o detraibili versati a enti o casse con finalità assistenziali o a società di mutuo soccorso; 

– i contributi versati per i lavoratori domestici, compresi i contributi previdenziali versati all’Inps tramite il Libretto di famiglia; 

– le somme restituite nell’anno d’imposta dal contribuente all’Inps, ma assoggettate a tassazione, anche separata, in anni precedenti; 

– le somme rimborsate nell’anno d’imposta dall’Inps relative a oneri deducibili sostenuti dal contribuente in anni precedenti; 

– le spese sanitarie e i relativi rimborsi (comunicati da medici, farmacie, strutture sanitarie accreditate per l’erogazione dei servizi sanitari, strutture sanitarie autorizzate e non accreditate, parafarmacie, ottici, psicologi, infermieri, ostetriche, tecnici sanitari di radiologia medica e altri professionisti sanitari, o da enti e casse con finalità assistenziali per quanto riguarda i rimborsi); 

– le spese veterinarie e i relativi rimborsi (comunicati da farmacie, parafarmacie e veterinari); 

– le spese universitarie e i relativi rimborsi, le spese funebri e i contributi versati alla previdenza complementare (comunicati, rispettivamente, da università e da enti che erogano rimborsi delle spese universitarie, da soggetti che esercitano attività di pompe funebri e da enti previdenziali); 

– le spese per la frequenza degli asili nido e relativi rimborsi (comunicate dagli asili nido pubblici e privati e dagli atri soggetti che ricevono le rette e/o che erogano i relativi rimborsi; 

– le spese scolastiche e le erogazioni liberali agli istituti scolastici e relativi rimborsi che vengono comunicate, in via facoltativa, dagli istituti scolastici costituenti il sistema nazionale di istruzione e/o da altri soggetti che erogano i rimborsi; 

– le tasse scolastiche versate con modello di pagamento F24 per l’iscrizione, la frequenza, il sostenimento degli esami e il rilascio dei diplomi; 

– le erogazioni liberali agli enti del Terzo settore e relativi rimborsi; 

– i bonifici riguardanti le spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, per arredo degli immobili ristrutturati e per la riqualificazione energetica degli edifici. Le spese sostenute nell’anno d’imposta, relative alle singole abitazioni, vengono riportate nel foglio informativo. Nella dichiarazione, infatti, vengono direttamente inserite solo le spese relative alle parti comuni condominiali. Per le spese sostenute negli anni precedenti, invece, la nuova rata viene sempre indicata in dichiarazione, sia che si tratti di spese condominiali che su abitazioni singole; 

– alcuni dati contenuti nella dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, per esempio, i dati dei terreni e dei fabbricati, gli oneri che danno diritto a una detrazione da ripartire in più rate annuali (ad esempio, le spese sostenute negli anni precedenti per interventi di recupero del patrimonio edilizio, riqualificazione energetica degli edifici, arredo degli immobili ristrutturati), i crediti d’imposta e le eccedenze riportabili; 

– le spese per gli interventi per cui si può usufruire del superbonus 100% e quelle per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, per arredo degli immobili ristrutturati e per la riqualificazione energetica e per interventi di sistemazione a verde degli immobili effettuati sulle parti comuni dei condomini; 

– la detrazione del 20% del Bonus vacanze utilizzato nel 2020; 

– altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (per esempio, le informazioni relative agli immobili, i versamenti effettuati con il modello F24 e le compensazioni eseguite). 

I dati non inseriti
 

La dichiarazione precompilata 2021 non contiene le informazioni ritenute dall’Agenzia incomplete o incoerenti. Ad esempio: 

– l’atto di acquisto di un immobile di cui l’Amministrazione finanziaria non conosce la destinazione d’uso; 

– gli interessi passivi per il mutuo comunicati dalla banca di importo superiore o inferiore a quelli indicati nella dichiarazione dell’anno precedente. 

Dati come questi sono riportati in un prospetto riepilogativo per dare al contribuente la possibilità di verificarli e, eventualmente, inserirli nella precompilata. 

Smartworking, lo studio: “Produttività aumenta”

Lo smart working aumenta la produttività a differenza di quello che si sospettava all’inizio. E’ quanto emerge dallo studio Marketers State of Remote Working 2021 promosso da Marketers, il più grande movimento di imprenditori digitali. Dalle interviste effettuate, emerge che l’80% ritiene di essere più produttivo senza obblighi di orario e cartellini da timbrare, lavorando più di 40 ore a settimana nel 37% dei casi. Questo, però, non ha generato sensazioni negative: la fetta maggiore degli intervistati, il 39%, sostiene di lavorare il giusto, forse come risultato del lockdown, che ha spinto tanti a concentrare le proprie energie sul lavoro per distogliere i pensieri dalla pandemia.  

Il 97% degli italiani si definisce favorevole a continuare a lavorare in modalità “smart” per il resto della propria carriera, pur avendolo provato per poco tempo. La tendenza che emerge dallo studio Marketers è chiara: il lavoro da remoto, che oggi coincide quasi sempre con il lavoro da casa, è parte del futuro.  

“Lavoriamo da remoto da sempre, ancora prima che la pandemia lo imponesse e siamo una delle prime aziende in Italia ad aver abbracciato questa modalità al 100%. In Marketers, infatti, siamo la dimostrazione di come si possa vivere una vita straordinaria anche senza timbrare il cartellino, portando avanti il proprio business da ogni angolo del mondo, senza scendere a patti con i propri impegni professionali”, racconta Dario Vignali, imprenditore digitale, co-founder e ceo di Marketers. “Tra gli intervistati i dipendenti sono coloro che più di tutti ne hanno tratto beneficio, sia in termini economici che di risparmio di tempo per se stessi. Di contro, permane il rischio di portarsi il lavoro sempre con sé e, specialmente per i dipendenti, di perdere il contatto umano con i colleghi, con conseguente difficoltà nel comunicare e nell’organizzare il lavoro”. 

Ceo Flazio.com: “Su Pnrr e digitale Italia ‘Bella addormentata’ finalmente si sveglia”

Sulla Trasformazione digitale l’Italia “è come la ‘Bella Addormentata’ che finalmente si sta svegliando”. Non usa mezzi termini Flavio Fazio, imprenditore innovativo, Ceo e fondatore di Flazio.com, che commenta così, conversando con l’Adnkronos, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che destina ben 49,3 miliardi di euro – il 27% delle risorse totali – alla Missione 1 dedicata alla Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. Come fondatore dell’unico SiteBuilder italiano, con oltre 1 milione di siti web gestiti, Fazio rappresenta in pieno la categoria degli ‘imprenditori digitali’, un vero ‘testimonial’ di cosa possa rappresentare la quarta rivoluzione industriale sul piano della crescita e della produttività del nostro Paese. E nell’anno della pandemia – che ha falciato intere aziende più tradizionali – essere un’impresa digitale ha infatti portato Flazio.com a crescere in maniera esponenziale. “Da marzo del 2020 abbiamo raggiunto il picco di nuove registrazioni pari al +200%, superando la soglia del milione di siti web, con oltre 5000 siti e-commerce realizzati dai nostri utenti”. “Come diretta conseguenza abbiamo registrato un aumento del fatturato del 50% e un aumento dell’organico del 53% tra il 2020 e il 2021, con la maggior parte di occupati a tempo indeterminato” è il bilancio da record che riferisce il Ceo, convinto che nel Pnrr un ammontare di risorse così ingenti per la digitalizzazione del Paese e delle sue aziende “fa sicuramente nutrire grandi speranze”.
 

E non solo. Anche a livello territoriale, i conti di Flazio.com – basata nel profondo Sud, a Catania – testimoniano come la ‘chiave del digitale’ possa aprire nuove porte anche ai territori italiani più in crisi. Il ‘costruttore di siti’ – una delle nuove categorie del continente digitale – osserva che con il Pnrr “sembra che per la prima volta si faccia riferimento ai processi di digitalizzazione come ‘conditio sine qua non’ per il rilancio della competitività e della produttività del Paese”. Nel Pnrr, evidenzia ancora Fazio, “si parla, infatti, di trasformazione digitale secondo un’accezione diversa. Non più come una possibile strada da percorrere, ma come una necessità trasversale che coinvolga tutti gli ambiti: dalla scuola alla sanità, dalla pubblica amministrazione alla sicurezza, dalla cultura al turismo. Fino a coinvolgere il rinnovo delle infrastrutture e in generale tutti i processi produttivi”. Insomma una rivoluzione. E Fazio di rivoluzioni declinate al digitale ne sa qualcosa.  

Flavio Fazio di fatto ha rivoluzionato il settore dei SiteBuilder ‘traducendolo’ per la prima volta in italiano e trasformandolo in un approdo alla “portata di tutti”. Una visione che nei mesi del lockdown ha rappresentato una via di uscita per tantissimi shop di quartiere o Piccole imprese che sono riuscite a sopravvivere grazie alle nuove vetrine online. Il fondatore dell’impresa etnea spiega che “Flazio.com ha voluto rivoluzionare e semplificare il modo in cui è possibile creare siti web, dando vita a quel processo che amiamo definire ‘democratizzazione del web'”. Fino a pochissimo tempo fa, ricorda ancora, “avere un sito web o un e-commerce era un privilegio riservato a poche aziende. Avere un sito web era costoso e richiedeva tanto tempo e troppe energie. Grazie a Flazio.com oggi tutte le aziende o i professionisti possono avere un sito web e iniziare a vendere online spendendo appena 9 euro”. Nella visione del Pnrr, prosegue Fazio, “gioca un ruolo fondamentale la digitalizzazione delle imprese italiane: pensate a quando cerchiamo un carica batterie, o qualsiasi altro gadget tecnologico cinese o giapponese, è scontato trovarlo online. Ma purtroppo non è lo stesso per i prodotti italiani, ed in questo è necessario un rapido e drastico cambiamento: tutti i prodotti made in Italy, da Sud a Nord, dalle ceramiche di Caltagirone agli artefatti in vetro di Murano, devono essere ‘portati online’ e devono essere acquistabili da utenti stranieri, in pochi semplici click”.  

“Ogni giorno, chissà quanti cinesi, giapponesi o australiani cercano su internet un pupo siciliano da mettere in giardino o dei particolari piatti in ceramica di Caltagirone per apparecchiare le proprie tavole. Ebbene, dovrebbero poterli trovare ed acquistare con la stessa semplicità con cui noi acquistiamo un caricabatterie cinese. E é inutile dirlo: gli effetti sul Pil sarebbero immediati” scandisce l’imprenditore digitale. Ma fare impresa online non rappresenta solo far crescere un fatturato. Con la sua azienda digitale, Fazio ha infatti ribaltato il concetto di ‘fuga dei cervelli’ interpretando al meglio una nuova sceneggiatura di ‘Benvenuti al Sud’. “Non solo combattiamo la fuga di cervelli, grazie a tanti giovani che restano in Sicilia per lavorare con noi, ma riusciamo persino ad attrarre manager con decennale esperienza in grandi aziende del Nord che, da Milano, vengono a Catania: come il nostro Cto Alessio Cantarella che ha scelto di lavorare in Flazio.com lasciando Microsoft”. E c’è anche chi ha persino deciso di lasciare New York per trasferirsi sotto le pendici dell’Etna. E’ il caso dell’americano Mike Xenakis che ha attraversato l’Atlantico per lavorare in Sicilia come Country Manager di Flazio per il mercato Usa.  

Insomma, taglia corto il ‘costruttore di siti’, “abbiamo scatenato tre nuovi processi in controtendenza: il rientro dei cervelli, l’attrazione di nuovi cervelli e quello che potremmo definire come “North Working” ovvero il lavorare per il Sud dal Nord visto che c’è anche chi ha deciso di lavorare in smart working direttamente dal Nord d’Italia per noi”. Un aspetto del mondo del lavoro che la trasformazione digitale potrà rendere sempre più stabile anche in Italia. L’orizzonte digitale consente inoltre all’azienda catanese di avere contatti con tutta l’Italia e “in pole position tra le città con il maggior numero di iscritti ci sono Roma, Catania e Milano, mentre fra le regioni svettano Sicilia, Lombardia, Lazio, Veneto, Campania e Emilia Romagna”. Ma la terra di internet consente di superare in un click anche i confini nazionali. “I Paesi in cui possiamo vantare un maggior numero di utenti sono anche Usa, Francia, Spagna e Inghilterra, ma siamo attivi anche in Russia, Germania e da pochissimo anche in Messico e in Brasile”. Con buona pace del Pnrr che potrebbe davvero fare la differenza per una nuova imprenditoria e occupazione tech. (di Andreana d’Aquino)  

 

A Baranzate nasce ‘InOltre’, un hub di servizi sociali in un ex capannone industriale

Dall’emporio solidale allo spazio per le giovani mamme, fino alla sartoria sociale: chi a causa del Covid si è ritrovato in miseria, o quasi, da ieri può rivolgersi allo spazio “InOltre” di Baranzate, hub di servizi nato in un ex capannone industriale grazie a una donazione personale di Diana Bracco, al contributo di Fondazione Cariplo e all’impegno dell’associazione La Rotonda.  

L’inaugurazione della struttura, ieri nel Comune della cittadina alle porte di Milano, benedetta dall’Arcivescovo monsignor Mario Delpini, era stata anticipata dall’apertura, a inizio marzo, dell’Emporio della solidarietà, un minimarket solidale dove non si paga con i soldi ma con una tessera a punti, assegnati dai volontari della Caritas a seconda della composizione del nucleo familiare e della situazione socio-economica. Quello di Baranzate è l’undicesimo nato della rete di empori gestiti in Lombardia dalla Caritas. Baranzate è il primo Comune d’Italia con più migranti residenti rispetto alla popolazione (33% su 11mila abitanti), in un territorio dove convivono in totale 72 etnie diverse. 

“Questo non è un semplice centro di accoglienza -ha spiegato Diana Bracco, presidente della Fondazione Bracco- ma un posto in cui le famiglie assistite partecipano al tessuto sociale, che noi vogliamo più reattivo sull’integrazione, e per questo qui si lavora su diversi fronti: il lavoro, la salute, la formazione e lo sport”.  

Nello “Spazio mamma bambino”, oltre alla distribuzione di pannolini e omogeneizzati gratuiti, mamme provenienti da diversi contesti culturali vengono seguite nel periodo di svezzamento da una pediatra e due infermiere; i giovani delle famiglie assistite hanno a disposizione tirocini di formazione o un’aiuto per i compiti nel doposcuola.  

Una parte della struttura ospita “Fiori all’occhiello”, laboratorio sartoriale di alta moda nato dal lavoro di 4 sarte straniere, tutte arrivate in Italia per fuggire da situazioni di disagio e marginalità. Lo spazio include anche una sala eventi da 130 mq e 100 posti a sedere, disponibile in affitto per eventi culturali finalizzati all’inclusione e al coinvolgimento della cittadinanza, sotto la regia della Fondazione “InOltre”, di cui Diana Bracco è presidente onorario. 

Ne è un esempio la mostra fotografica inaugurata in questi giorni: “Tutte le ore del mondo – Ritratti di accoglienza, relazione e cura nella Baranzate multietnica”, che raccoglie i ritratti fotografici di 12 famiglie italiane e straniere di Baranzate realizzati dal fotografo Gerald Bruneau. L’intervento di Baranzate con l’Emporio della solidarietà e lo spazio “InOltre” è un modello di collaborazione tra imprenditoria e terzo settore che vede il coinvolgimento anche di Opera San Francesco, Fondazione 13 Marzo di Paolo Barilla, Mapei, Belfor Italia, Fondazione Francesca Rava NPH Italia e Leroy Merlin che ha contribuito alla realizzazione dell’Emporio “Fai da Noi”. 

Razzo cinese, allerta per le regioni del Centro Sud: “State al chiuso”

E’ previsto per il 9 maggio il rientro del razzo spaziale cinese ‘Lunga marcia 5B’. Le Regioni italiane che potrebbero essere interessate dalla sua traiettoria sono Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Oggi si è tenuta una riunione del Comitato Operativo della Protezione Civile per analizzare gli ipotetici scenari. Il suggerimento è di “stare al chiuso”. Il rientro dovrebbe avvenire attorno alle 2.24 ora locale, del 9 maggio, ma la finestra temporale di incertezza è di circa 6 ore.  

Il tavolo tecnico – composto da Asi, (Agenzia Spaziale Italiana), da un membro dell’ufficio del Consigliere militare della Presidenza del Consiglio, rappresentati del Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco, della Difesa – Coi, dell’Aeronautica Militare – Isoc e degli Esteri, Enac, Enav, Ispra e la Commissione Speciale di Protezione civile della Conferenza delle Regioni – continuerà, insieme ai rappresentanti delle Regioni potenzialmente coinvolte, a seguire tutte le operazioni del rientro, fornendo analisi e aggiornamenti sull’evoluzione delle operazioni.  

Le previsioni di rientro saranno soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento del vettore spaziale stesso e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all’attività solare. 

Sulla scorta delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica la Protezione civile fornisce alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione in relazione al rientro incontrollato in atmosfera del lanciatore spaziale cinese “Lunga marcia 5B” e all’ipotesi remota che alcuni frammenti possano raggiungere la terra. E’ poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti, sottolinea la Protezione civile che consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate. 

“I frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici”, prosegue la Protezione civile. 

All’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti”. “È poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto; alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero resistere all’impatto”, spiega ancora la Protezione civile che consiglia, “in linea generale, a chiunque avvistasse un frammento, di non toccarlo, mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, e dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti”. 

Tribunale Brevetti a rischio, Parigi e Monaco possono ‘soffiarlo’ a Milano

A otto mesi dalla decisione del Governo di candidare Milano a sede del Tribunale unificato dei Brevetti, il dossier è al palo. C’è un’impasse tecnica – manca ancora la ratifica del Trattato da parte della Germania – ma anche un’impasse politica: serve un’intesa intergovernativa per assegnare all’Italia la sede vacante del Tub dopo la Brexit e il negoziato è tutt’altro che chiuso. Stando alle informazioni raccolte dall’Adnkronos da fonti informate sul dossier, non c’è nulla di peggio dell’oblio per allontanare l’Italia dal risultato.  

Il rischio concreto è che le altre due città che oggi accolgono due delle tre sedi della Corte unificata dei brevetti, Parigi e Monaco, possano escludere l’Italia dai giochi e spartirsi le competenze della sezione di Londra (chimica e farmaceutica). Una proposta del genere, anche se provvisoria, è stata già avanzata dalla Germania nel 2020, e se lo stallo dovesse continuare il rischio è che questa possa diventare la soluzione definitiva. 

Per questo, è necessario che il pressing italiano continui, anche perché “il reintegro della terza sede spetta all’Italia, che con l’uscita del Regno Unito dal Trattato diventa la terza Nazione con il più alto numero di brevetti concessi in Europa insieme a Francia e Germania”, spiega Cristiano Bacchini, avvocato e vicepresidente dell’associazione internazionale per la Protezione della Proprietà Intellettuale. “Questa è la ratio che ha determinato la scelta delle tre sedi. Tolta Londra, la sede deve essere italiana”, ribadisce.  

A complicare la situazione, però, c’è la natura diplomatica della decisione: quella del Tribunale dei Brevetti è una battaglia diversa da quella che vide Milano concorrere per l’Ema, l’agenzia europea del farmaco. Nel 2017, ci fu una procedura comunitaria definita, dei passaggi formali e una candidatura ufficiale. Anche in quel caso la diplomazia ebbe un peso nell’aggiudicazione da parte dell’Olanda, ma fasi e tempistiche erano trasparenti. 

Oggi, invece, “non esiste una vera e propria candidatura di Milano e l’Italia finora è stata piuttosto timida nelle sue mosse”, sottolinea Iuri Prado, presidente della neonata Camera degli avvocati industrialisti, che è pronta ad aiutare il Governo nella preparazione del dossier. “Se il nostro Paese fosse escluso dalla partita, sarebbe l’ennesimo caso di marginalizzazione dell’Italia e degli italiani, sempre più semplici spettatori nell’Unione, e per di più paganti. Su questa scena dovremmo essere attori, occorre tenere viva l’attenzione”, puntualizza.  

Rispetto al 3 settembre dello scorso anno, quando l’allora premier Giuseppe Conte diede il suo benestare alla scelta di Milano per la sede del Tub, preferendola a Torino, c’è un nuovo Governo, che avrebbe però ben presente il peso di questa assegnazione. Il ministro per lo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, pochi giorni fa, ha confermato che l’Esecutivo sta lavorando in questa direzione e non è un mistero che una figura internazionale stimata come quella del presidente del Consiglio Mario Draghi possa facilitare la moral suasion e avere la meglio su altri Paesi concorrenti.  

“E’ un negoziato diplomatico molto complesso perché c’è anche un tema di interpretazione giuridica del trattato. Il nostro Governo, con l’arrivo di Draghi, si è irrobustito in Europa, ma non sarà una passeggiata. Abbiamo alle spalle l’esperienza dell’Ema e dobbiamo restare cauti”, sottolinea il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo. “Noi stiamo predisponendo una serie di attività, i comitati previsti dal trattato stanno lavorando, ma è giusto sollecitare il Governo a continuare a sostenere la candidatura di Milano”.  

Lo scorso autunno si pensava che una decisione per l’assegnazione della sede sarebbe arrivata quest’anno, nel 2021. “E’ ancora possibile che questo avvenga nei prossimi mesi. Certo, le impugnazioni del Trattato davanti alla Corte costituzionale tedesca, che hanno reso necessaria una nuova ratifica da parte della Germania, hanno rallentato tutto l’iter. Ma la scelta di Milano va riaffermata sempre, per non indebolirla e farla cadere nell’oblio. Non è mai troppo tardi cercare una convergenza tra gli Stati membri. Questa dovrebbe essere la priorità: poi, può seguire l’iter procedurale”, è la convinzione di Bacchini. (di Vittoria Vimercati) 

Tribunale Brevetti a rischio, Parigi e Monaco possono ‘soffiarlo’ a Milano

A otto mesi dalla decisione del Governo di candidare Milano a sede del Tribunale unificato dei Brevetti, il dossier è al palo. C’è un’impasse tecnica – manca ancora la ratifica del Trattato da parte della Germania – ma anche un’impasse politica: serve un’intesa intergovernativa per assegnare all’Italia la sede vacante del Tub dopo la Brexit e il negoziato è tutt’altro che chiuso. Stando alle informazioni raccolte dall’Adnkronos da fonti informate sul dossier, non c’è nulla di peggio dell’oblio per allontanare l’Italia dal risultato.  

Il rischio concreto è che le altre due città che oggi accolgono due delle tre sedi della Corte unificata dei brevetti, Parigi e Monaco, possano escludere l’Italia dai giochi e spartirsi le competenze della sezione di Londra (chimica e farmaceutica). Una proposta del genere, anche se provvisoria, è stata già avanzata dalla Germania nel 2020, e se lo stallo dovesse continuare il rischio è che questa possa diventare la soluzione definitiva. 

Per questo, è necessario che il pressing italiano continui, anche perché “il reintegro della terza sede spetta all’Italia, che con l’uscita del Regno Unito dal Trattato diventa la terza Nazione con il più alto numero di brevetti concessi in Europa insieme a Francia e Germania”, spiega Cristiano Bacchini, avvocato e vicepresidente dell’associazione internazionale per la Protezione della Proprietà Intellettuale. “Questa è la ratio che ha determinato la scelta delle tre sedi. Tolta Londra, la sede deve essere italiana”, ribadisce.  

A complicare la situazione, però, c’è la natura diplomatica della decisione: quella del Tribunale dei Brevetti è una battaglia diversa da quella che vide Milano concorrere per l’Ema, l’agenzia europea del farmaco. Nel 2017, ci fu una procedura comunitaria definita, dei passaggi formali e una candidatura ufficiale. Anche in quel caso la diplomazia ebbe un peso nell’aggiudicazione da parte dell’Olanda, ma fasi e tempistiche erano trasparenti. 

Oggi, invece, “non esiste una vera e propria candidatura di Milano e l’Italia finora è stata piuttosto timida nelle sue mosse”, sottolinea Iuri Prado, presidente della neonata Camera degli avvocati industrialisti, che è pronta ad aiutare il Governo nella preparazione del dossier. “Se il nostro Paese fosse escluso dalla partita, sarebbe l’ennesimo caso di marginalizzazione dell’Italia e degli italiani, sempre più semplici spettatori nell’Unione, e per di più paganti. Su questa scena dovremmo essere attori, occorre tenere viva l’attenzione”, puntualizza.  

Rispetto al 3 settembre dello scorso anno, quando l’allora premier Giuseppe Conte diede il suo benestare alla scelta di Milano per la sede del Tub, preferendola a Torino, c’è un nuovo Governo, che avrebbe però ben presente il peso di questa assegnazione. Il ministro per lo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, pochi giorni fa, ha confermato che l’Esecutivo sta lavorando in questa direzione e non è un mistero che una figura internazionale stimata come quella del presidente del Consiglio Mario Draghi possa facilitare la moral suasion e avere la meglio su altri Paesi concorrenti.  

“E’ un negoziato diplomatico molto complesso perché c’è anche un tema di interpretazione giuridica del trattato. Il nostro Governo, con l’arrivo di Draghi, si è irrobustito in Europa, ma non sarà una passeggiata. Abbiamo alle spalle l’esperienza dell’Ema e dobbiamo restare cauti”, sottolinea il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo. “Noi stiamo predisponendo una serie di attività, i comitati previsti dal trattato stanno lavorando, ma è giusto sollecitare il Governo a continuare a sostenere la candidatura di Milano”.  

Lo scorso autunno si pensava che una decisione per l’assegnazione della sede sarebbe arrivata quest’anno, nel 2021. “E’ ancora possibile che questo avvenga nei prossimi mesi. Certo, le impugnazioni del Trattato davanti alla Corte costituzionale tedesca, che hanno reso necessaria una nuova ratifica da parte della Germania, hanno rallentato tutto l’iter. Ma la scelta di Milano va riaffermata sempre, per non indebolirla e farla cadere nell’oblio. Non è mai troppo tardi cercare una convergenza tra gli Stati membri. Questa dovrebbe essere la priorità: poi, può seguire l’iter procedurale”, è la convinzione di Bacchini. (di Vittoria Vimercati) 

Tirrenia, compagnia a governo: “Costituire ad horas tavolo interministeriale”

Costituire ad horas un tavolo interministeriale che possa “mediare ed accompagnare la definizione dell’accordo con Tirrenia in amministrazione straordinaria fattibile giuridicamente ed economicamente e dunque attestabile, con il metodo dell’ascolto attivo; del confronto democratico tra tutte le parti interessate; della leale collaborazione “. E’ quanto chiede l’amministratore delegato di Cin, Massimo Mura, in una lettera inviata al Premier Mario Draghi e ai ministri interessati.  

“Nel corso delle ultime settimane, il negoziato è proseguito incessantemente, e Cin e l’Investitore hanno accettato integralmente tutte le richieste di carattere economico finanziario di Tirrenia A.S. ed in particolare: il pagamento dell’80% del credito (contro un 78% medio agli altri creditori), la garanzia ipotecaria su 4 navi per un valore complessivo di oltre euro160m, il pagamento immediato all’omologa di euro23m”, scrive l’ad di Cin. “Il negoziato nella notte tra il 5 e 6 di maggio c.a. si è arenato su temi meramente formali e giuridici in quanto le richieste del tutto ancillari di Tirrenia A.S. impediscono l’attestabilità dell’accordo di ristrutturazione da parte del Professionista designato dott. Riccardo Ranalli”, prosegue.  

“Peraltro l’attestatore nelle sue conclusioni ha evidenziato che in caso di mancato accordo e di conseguente apertura della procedura concorsuale della Cin il recupero per Tirrenia A.S., attualmente creditore chirografario, si assesterebbe ad una percentuale inferiore al 18%”. Inoltre, l’ad Mura rileva come “il trasporto marittimo costituisce un ambito di applicazione del Golden Power e la struttura del piano di risanamento e di ristrutturazione della Cin condiviso con l’Investitore assicurerebbe l’asset aziendale ad impresa Italiana; la struttura del piano di risanamento e di ristrutturazione della Cin condiviso con l’Investitore non prevede l’utilizzazione di denaro pubblico attraverso l’intervento del Patrimonio Destinato”.  

“Il mancato accordo con la Tirrenia in amministrazione straordinaria con la conseguente inevitabile dichiarazione d’insolvenza della Cin determinerebbe: la perdita, o comunque grave pregiudizio, per oltre 6.000 lavoratori marittimi quasi tutti residenti in zone economicamente depresse del Paese; il rischio di gravi impatti sul servizio di continuità territoriale con Sardegna e Sicilia, nonché inevitabili conseguenze sugli operatori economici delle isole oltre che sugli autotrasportatori e sul relativo indotto; l’inevitabile utilizzo di ingenti risorse pubbliche per garantire la continuità aziendale in amministrazione straordinaria; un impatto sulla concorrenza nel servizio traghetti con rischio di incremento delle tariffe per i clienti”, ha infine sottolineato Mura.
 

Pensioni, calcolo: part time verticale riconosciuto

I periodi non lavorati nei rapporti di lavoro part time verticale o ciclico sono riconosciuti per intero dall’Inps, anche per le gestioni private, nel calcolo dei requisiti di anzianità lavorativa per l’accesso al diritto alla pensione. E’ quanto emerge dalla circolare Inps n. 74 del 4 maggio con la quale l’Istituto ha fornito le indicazioni sulla nuova modalità di calcolo dell’anzianità contributiva, introdotta dal 1° gennaio 2021 dall’articolo 1, comma 350, della Legge di Bilancio.  

Precedentemente la disciplina previdenziale, ricorda la nota Inps, prevedeva che il parametro di misurazione per i periodi da riconoscere fosse la “settimana retribuita”: il numero dei contributi settimanali da accreditare ai fini delle prestazioni pensionistiche era pari a quello delle settimane dell’anno retribuite, per cui non era consentito l’accredito delle settimane prive di retribuzione. 

“Il riconoscimento opera per i rapporti di lavoro in essere al momento dell’entrata in vigore della nuova disciplina e per tutta la durata degli stessi, ma anche per i rapporti di lavoro esauriti prima di tale data. Si tratta di una riforma attesa e quanto mai giusta, soprattutto per le donne che devono affrontare periodi di attività ridotta per motivi legati alla maternità o per tutti coloro che abbiano altre esigenze di conciliazione lavoro-famiglia”, commenta il Presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico. 

Anche l’attuale orientamento giurisprudenziale, sottolinea ancora l’Inps, aveva riconosciuto la necessità che il contratto part time di tipo verticale o ciclico, che concentra l’attività lavorativa in alcune settimane del mese o per alcuni mesi dell’anno alternata a periodi di non attività, fosse equiparato alla generalità dei rapporti di lavoro part time. 

In conclusione, in caso di rapporto di lavoro a tempo parziale, anche per le gestioni private, “le settimane saranno valutate per intero, sempre ai fini dell’anzianità di diritto, ferma restando la condizione che la retribuzione accreditata sia pari all’importo minimale di retribuzione previsto per l’anno di riferimento; diversamente, il numero di contributi riconosciuti sarà pari al rapporto tra l’imponibile retributivo annuo e il minimale settimanale pensionistico in vigore nello stesso anno”. 

“L’Inps si è fatto parte attiva per il superamento dell’iniqua sperequazione tra lavoratori rispetto al loro futuro pensionistico anche al fine di agevolare le possibili scelte degli individui nelle diverse fasi della propria vita”, conclude Tridico.