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Categoria: economia

Covid Piemonte, oggi 1.798 contagi e 37 morti: bollettino 9 aprile

Sono 1.798 i nuovi contagi da Coronavirus in Piemonte secondo il bollettino di oggi, 9 aprile. Nella tabella si fa riferimento ad altri 37 morti. La percentuale di positività è del 6,2%. Nelle ultime 24 ore sono stati fatti 29.218 tamponi di cui 15.753 antigenici. I pazienti guariti sono stati 2.471 nelle ultime 24 ore.  

I ricoverati in terapia intensiva sono 329(- 17 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 3.706 in calo di 94 unità rispetto a ieri. Le persone in isolamento domiciliare sono 25.648. Il totale è ora di 10.625 deceduti risultati positivi al virus. 

Lunedì al via Belt and Road Exhibition con Rutelli, Giani e Li Junhua

“Da secoli la Via della Seta favorisce l’interscambio non solo di merci, ma anche di cultura, idee e conoscenze. Una rete commerciale millenaria tra Oriente e Occidente che non potrà essere interrotta da scenari e condizioni transitorie. Poiché si tratta di un processo di globalizzazione consapevole, che guarda a un futuro condiviso”. Lo dichiara il presidente dell’Istituto Italiano Obor, Michele de Gasperis, a poche ore dall’avvio della ‘Belt and Road Exhibition 2021 – Digital Edition’, in corso da lunedì 12 a giovedì 15 aprile. 

Il presidente aprirà la cerimonia di inaugurazione di lunedì, alla quale interverranno
Francesco Rutelli, il Presidente del Forum Culturale Italia Cina, Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana ospite d’onore della manifestazione, e l’Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Mr. Li Junhua. 

“Pur salvaguardando la cultura e l’autonomia del sistema Paese – aggiunge il presidente -, dobbiamo evitare di isolare le nostre imprese e di cambiare le regole alla base di questi equilibri per strategie locali di breve periodo. Nella salvaguardia della cultura e dell’identità nazionale, dobbiamo credere e sostenere il valore del dialogo tra i popoli e la libertà degli scambi commerciali ed economici”. 

Recovery, Iacovone: “Non ci sono solo risorse Pnrr”

”Non focalizziamoci solo sulle risorse del Pnrr ma anche sulle altre forme di finanziamento dei fondi pubblici per il settore delle infrastrutture. Dobbiamo poter utilizzare altre risorse. Ci siamo concentrati troppo sulle risorse del Recovery plan, mentre ci sono tante risorse ferme sui conti correnti delle persone per investimenti che sono produttivi per il Paese”. Lo sottolinea il presidente di Webuild, Donato Iacovone, in occasione di un convegno sulle infrastrutture di EY. 

 

Spazio, da Asi e Tas 16 idee per vivere sulla Luna

Sedici idee per capire come l’uomo potrà vivere sulla Luna. Thales Alenia Space ha annunciato di avere per questo recentemente siglato con l’Agenzia Spaziale Italiana un contratto per lo studio di fattibilità di 16 idee progettuali, sia sulla superficie che in orbita lunare, con l’obiettivo di costruire le basi per una futura presenza umana sulla Luna. La joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) spiega che l’iniziativa Asi si colloca nel quadro di una collaborazione strategica con la Nasa nell’ambito del programma di Esplorazione Artemis che guarda all’orbita e alla superficie lunare come nuovo traguardo per l’esplorazione umana dello spazio.  

Thales Alenia Space riferisce che i risultati di questi studi potranno contribuire a tracciare una roadmap per la partecipazione Italiana al Programma Lunare
promuovendo nel contesto spaziale internazionale ‘Il sistema Italia’ come uno dei protagonisti principali per lo sviluppo di una economia lunare sostenibile. Tra gli elementi che verranno studiati, particolare interesse è rivolto allo Shelter, un modulo abitabile per la superficie lunare, con funzione di rifugio pressurizzato per gli astronauti in caso di emergenza ed elemento iniziale per le attività di esplorazione umana della superficie del nostro satellite naturale. Verrà anche studiato un sistema di telecomunicazioni lunari per facilitare le comunicazioni fra i vari elementi costituenti la base lunare, il Gateway e la Terra. 

Inoltre, verrà valutata la fattibilità di elementi pressurizzati di superficie, come un laboratorio lunare per esperimenti scientifici, elementi pressurizzati per il Gateway come una cupola vetrata di nuova generazione che possa permettere l’osservazione della Luna, della Terra e dello spazio profondo e un modulo abitale per gli astronauti. Thales Alenia Space ricorda che verranno considerati sistemi di trasporto per l’esplorazione della superficie lunare da parte degli astronauti o per il trasporto di sistemi per il Gateway e la superficie lunare o anche un rover automatizzato per la raccolta e il trasporto delle materie prime. Tra le infrastrutture di supporto alla futura base lunare si considererà anche un Lunar Data Centre che possa supportare la gestione di grandi dati e la capacità di calcolo di esperimenti sulla superficie lunare e un impianto di generazione e distribuzione di potenza.  

Thales Alenia Space, in qualità di primo contraente, guiderà una compagine industriale alla quale prenderanno parte eccellenze italiane, anche di comparti non legati tradizionalmente allo Spazio: Aiko, Altec, Argotec, Design Gang, Enel, Fondazione Amaldi, Leonardo, Merlo, Nanoracks Europe, Pieco, Prima Additive , Gascom, Stellantis, Telespazio e Value Partners. “Thales Alenia Space è al centro di un approccio di cross fertilization in cui l’intera filiera spaziale e non, di grandi, piccole e medie imprese collaborerà alla realizzazione di uno studio allo scopo di analizzare gli elementi fondamentali per l’esplorazione Lunare a 360 gradi con l’obiettivo di promuovere e supportare il sistema Italia nel mondo in linea con la visione strategica dell’ Agenzia Spaziale Italiana” afferma Massimo Claudio Comparini, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia
 

Comparini sottolinea che “per Thales Alenia Space l’innovazione è l’elemento chiave per mantenere e rafforzare la competitività ed indirizzare nuove sfide e questo contratto è un esempio di come attraverso iniziative di sviluppo di tecnologie abilitanti, si favoriscono opportunità provenienti da altri settori, valorizzandone sinergicamente i risultati”. La partecipazione al programma Artemis rappresenta per Thales Alenia Space “un grande valore strategico”. Dopo l’orbita bassa terrestre e l’orbita lunare, il focus mondiale si sposta sullo sviluppo dei moduli di superficie lunare: “è questa una nuova sfida che apre la strada a collaborazioni intergovernative e commerciali che si protrarranno per i prossimi 30 anni” evidenzia la joint venture. 

Appalti: Boschetti, (Recovery lab), ‘non si può sospendere il codice, sfruttiamo il recovery plan’

”Il codice degli appalti non si può semplicemente sospendere, ma si può sfruttare il recovery plan per costruire, a partire dalle norme esistenti, un modello sperimentale di regole snelle da far diventare successivamente permanente”. Non ha dubbi Barbara Boschetti promotrice del Recovery lab, il gruppo interdisciplinare dell’Università cattolica che ha l’obiettivo di mettere a sistema le competenze e le conoscenze per riformare la complessa macchina dell’apparato pubblico nazionale. Secondo la docente la strada da percorrere deve andare in direzione opposta alle solite ”soluzioni di emergenza o di commissariamento. ”La sospensione del codice degli appalti -dice all’Adnkronos- è più una proposta di bandiera perchè il codice ha dentro di sé moltissimi contenuti che non appartengono alle direttive comunitarie e quindi, in sostanza, le direttive comunitarie non possono sostituire il codice”. Secondo l’esperta rimarrebbero scoperte e prive di norme giuridiche moltissime questioni, tra cui programmazione, progettazione, accreditamento di operatori economici, esecuzione, nonché la disciplina relativa al ruolo e ai poteri dell’Autorita’ nazionale Anticorruzione. Non solo, le direttive europee lasciano alle amministrazioni molta discrezionalità, laddove proprio il desiderio di avere norme vincolanti è stato alla base della richiesta di “ritorno al regolamento” dopo l’esperienza delle linee guida Anac. 

Il vero problema per la docente è che se il codice non funziona è perchè in larga parte il testo è rimasto solo sulla carta: mancano numerosi atti attuativi, ne servono circa 50. ” Il codice c’e’ -spiega- ma le norme non bastano mai a se stesse. Così per accreditamento delle stazioni appaltanti e rating d’impresa, ma anche per le banche dati sui contratti pubblici: la norma c’e, ma manca l’interconnessione e così via. Purtroppo tra norma e realtà c’e’ una grossa differenza”. Peraltro, paradossalmente, si potrebbe dire che il codice è già sospeso: ”Si pensi al decreto sblocca cantieri: a partire da quel momento in poi il codice è stato veramente trasformato e norme importanti sono state sospese. E il decreto semplificazioni sospende anch’esso una parte delle norme del codice appalti. Quindi questo codice di cui tanto si parla è già sospeso”.  

Eppure il codice contiene un impianto innovativo non da poco: ”ci sono alcune novità che però sono proprio quella parte del codice dei contratti pubblici che non è mai stata attuata. Il testo si occupa dell’intero processo legato agli acquisti, potenzia gli appalti attraverso piattaforme digitali, l’accreditamento delle stazioni appaltanti, il rating d’impresa. Tutti questi pezzetti di novità che avrebbero veramente trasformato il sistema non sono stati minimamente portati avanti e quindi si può dire che quella parte di buono e di novità contenuta nel Codice non ha mai visto la luce”.  

E per quanto riguarda invece la parte relativa all’accreditamento delle stazioni appaltanti, che avrebbe portato a un processo di significativa semplificazione sul fronte dei committenti pubblici che in Italia sono decine di migliaia, “resistenze sono venute anche da parte degli enti locali, sul presupposto che avrebbero perso da questa trasformazione, vero motore per riformare l’amministrazione partendo dagli appalti”.  

Secondo Boschetti curare il codice richiede ”tempo che il recovery plan non ci consente. Se rimettiamo mano al codice semplificando il suo testo, la sua struttura, rendendo veramente più snello il tutto, dobbiamo prenderci il tempo che serve e credo che questo sia un obiettivo di riforma di buona amministrazione da inserire dentro il recovery plan”. Nell’immediato ”possiamo pensare di sfruttare il recovery non per una nuova norma eccezionale, ma per quella che io chiamerei una regola modello, di carattere sperimentale: cerchiamo di costruire, attraverso e se vogliamo anche al fine del recovery, delle norme sull’affidamento dei contratti che sono necessari a realizzare quanto c’è dentro il recovery, che servano per sperimentare un modello di buona amministrazione che possa diventare ordinario”. Ma lasciamo stare ”l’ennesimo modello commissariale o emergenziale altrimenti non ne usciamo. Peraltro nel decreto semplificazioni ci sono norme inutili che riproducono norme del codice dei contratti pubblici, vuol dire che la norma che sospende il codice lo riproduce al suo interno. Con questo tipo di semplificazione non si può andare molto distanti. Spero che il governo abbia orizzonti più ampi”. 

 

 

 

 

Landini: “Blocco licenziamenti per tutti fino al 31 ottobre”

“Noi chiediamo che ci sia un intervento sulle questioni blocco dei licenziamenti, ammortizzatori sociali e tutele del lavoro in senso generale”. Sul blocco dei licenziamenti “pensiamo che sia necessario avere una data unica e quindi che è ciò che è stato sancito al 30 giugno venga portato per tutti al 31 ottobre” il blocco per tutti. Ad affermarlo, nel corso della sua audizione nelle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato, è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. 

“Lo riteniamo importante perché – spiega Landini – siamo ancora dentro l’emergenza, non siamo ancora purtroppo fuori dalla pandemia. Contemporaneamente è aperto un confronto con il ministero del lavoro proprio per arrivare entro settembre – ottobre a una complessiva riforma degli ammortizzatori sociali. Avere questo periodo che evita di aprire nel nostro Paese la strada ai licenziamenti visto già in tanti posti di lavoro che abbiamo perso credo sia un tema importante e noi ci permettiamo di affrontarlo”, sottolinea il leader della Cgil. 

Vaccini in azienda al via: dipendenti vaccinati su base volontaria

Vaccini anti coronavirus in azienda, intesa raggiunta tra Governo, imprese e sindacati sull’aggiornamento del Protocollo per la sicurezza ed il contrasto al Covid 19. Il sì al termine di un confronto durato oltre 7 ore tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, il ministro della Salute, Roberto Speranza, i leader delle associazioni datoriali e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl 

Al via quindi la vaccinazione dei lavoratori in azienda con cui si potrà potenziare la campagna nazionale una volta che sarà entrata finalmente a regime. Un canale, quello aziendale, parallelo alla rete ordinaria e non già una procedura alternativa: costituirà infatti, si legge nel protocollo, un’attività di sanità pubblica nell’ambito del Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-Covid-19 predisposto dal Commissario Straordinario. E non si tradurrà in norme vincolanti: presupporrà l’adesione volontaria dei datori di lavoro e dei lavoratori. Tutte le aziende potranno candidarsi liberamente; non è previsto nessun requisito minimo di carattere dimensionale così come la vaccinazione sarà offerta a tutti i lavoratori, “a prescindere dalla tipologia contrattuale”.  

Se la vaccinazione verrà eseguita in orario di lavoro, prosegue il Protocollo, il tempo necessario “sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro”. Esclusa inoltre espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, “sono interamente a carico del datore di lavoro”. 

Restano invece ovviamente a carico dello Stato la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite. Il protocollo assicura la vaccinazione anche a quei lavoratori le cui aziende non sono tenute alla nomina del medico competente oppure non possano fare ricorso a strutture sanitarie private: possono infatti avvalersi comunque “delle strutture sanitarie dell’Inail” e, in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’ente.  

Governo, imprese e sindacati hanno poi firmato anche l’aggiornamento del Protocollo delle regole anti contagio, per il contrasto e il contenimento del Covid, cui devono uniformarsi datori di lavoro e lavoratori: il testo è stato adeguato ai cambiamenti intervenuti nel corso della pandemia. Sciolti anche gli ultimi nodi che sembravano aver riportato in discussione il documento. E’ stato reintrodotta la regola per cui “la mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. Risolti anche i capitoli relativi all’aggiornamento del documento di valutazione del rischio che non è più incluso nel testo mentre è stata semplificata la parte relativa alle parte mascherine, alle trasferte e al reingresso al lavoro dopo la positività.  

In particolare, si legge nel testo, “i lavoratori positivi oltre il 21 esimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario” mentre per le trasferte il datore di lavoro deve tenere in conto “il contesto associato alle diverse tipologie di trasferta/viaggio previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione”. Anche l’utilizzo del lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati entra di diritto nell’aggiornamento del Protocollo che sollecita le imprese a garantire il massimo utilizzo di questa nuova forma di lavoro per quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, nonché per quelle non sospese. 

“Penso che siano accordi perfettibili ma credo che oggi sia più importante mettere un punto fermo e poi riservarsi la possibilità di integrazione, piuttosto che attendere l’optimum ma che poi rischia di non arrivare”. Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando al termine della ‘maratona’ che ha approvato gli accordi. “Credo si sia evitata la sindrome che spesso caratterizza la politica: quella dell’anno zero. Mi auguro che questo spirito possa caratterizzare anche le prossime impegnativi appuntamenti che abbiamo di fronte: la riforma gli ammortizzatori sociali e le crisi industriali oltre alla gestione nel concreto delle riaperture e della ripartenza”, conclude. 

“L’accordo siglato questa sera è molto importante in questo momento così delicato e complicato che vive il nostro Paese. Non è stato semplice arrivare a questa firma condivisa, ma ha prevalso il senso di responsabilità”. Lo ha dichiarato il presidente di Confapi, Maurizio Casasco dopo la firma. 

“Confapi, portando avanti le istanze e gli interessi delle nostre Pmi, ha ritenuto doveroso intraprendere un’opera di mediazione. In questo momento così difficile per la nostra economia, l’Italia non può permettersi fratture tra le parti sociali: è necessario capire che l’avversario da combattere sono il covid e le sue varianti. E l’accordo va propria in questa direzione. Voglio dire grazie al ministro Orlando, per la serietà e la grande capacità messe in campo, al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero per la Salute: con il contributo di tutti si è arrivati a un risultato per niente scontato ma davvero importante”, conclude. 

“Con la firma di questi accordi abbiamo ottenuto un grande risultato: la sicurezza prima di tutto. La pandemia costringe tutti a comportamenti corretti e coerenti. Non sono tollerabili differenziazioni sulla base di aree geografiche e di scelte politiche”. Così il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri, commenta la doppia firma di stasera. 

“È un segnale di grande responsabilità la sigla stasera del Protocollo nazionale sulle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, così come anche, la revisione ed aggiornamento del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020”. È quanto sottolinea il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra al termine del confronto con il governo e le imprese. 

“Un’intesa importante” quella raggiunta questa sera sul Protocollo e il piano vaccini, “in coerenza e nel rispetto delle priorità definite nel piano strategico nazionale di vaccinazione”. Così il leader Cgil, Maurizio Landini, commenta l’accordo tra il governo e le parti sociali. “Due protocolli che confermano la centralità del valore della protezione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e nel Paese e che con il contributo dell’Inail, dimostrano l’importanza di un lavoro condiviso per combattere e sconfiggere il virus”, ha concluso.
 

Multicedi accelera in Puglia, ad aprile sei nuove aperture a Bari e provincia

Forte espansione in Puglia di Multicedi: nel solo mese di aprile sono sei le inaugurazioni previste in diverse aree della città e provincia di Bari. Il Gruppo, leader della Gdo in Campania e tra i principali nel centro sud, è già presente in Puglia con due Supermercati Decò a Foggia e Manfredonia. Prime aperture previste giovedì 8 aprile, rispettivamente in via Abate Gimma, 143/A – 145 (quartiere Murat), via Leonardo del Turco, 2 (quartiere Palese) e via Orazio Flacco, 4/I (rione Picone). Il format scelto per i nuovi punti vendita sarà Supermercati Decò, insegna che negli anni scorsi ha favorito l’espansione di Multicedi nei centri urbani, grazie a un’offerta attenta a tutte le principali esigenze di consumo e particolarmente focalizzata sul fresco quotidiano. 

Venerdì 16 aprile, in programma altre tre aperture, in via Capitano Maiorano, 32 (quartiere Palese), via Domenico Nicolai, 254/258 (rione Libertà) e via Enrico Toti, 94/B (quartiere San Pasquale). Per queste tre aperture, il format scelto sarà Decò Market, tipico di punti vendita di puro vicinato, sviluppati su superfici ridotte e in grado di servire la clientela nella spesa di tutti i giorni, con un occhio di riguardo alle specialità territoriali. 

“Il territorio è una tema centrale della nostra offerta – rivela Vittorio Amatucci, Direttore Commerciale del Gruppo Multicedi – Non a caso, anche in Puglia l’insegna Decò (che quest’anno festeggia i suoi 15 anni, ndr) ha confermato una sua specifica mission: esaltare le bontà e i produttori del territorio, attraverso reparti, quali la cantina o la gastronomia, concepiti come piccoli scrigni di eccellenze locali. Un’offerta del genere – conclude Vittorio Amatucci – dà grande lustro alla Puglia, regione a forte vocazione enogastronomica, che ha saputo nel tempo esportare tradizioni e gusti locali, dando loro valore e riconoscibilità al livello nazionale e, in molti casi, internazionale”. 

Tante iniziative, omaggi e vantaggi previsti nei giorni dell’apertura e nei successivi per i primi clienti che richiederanno la carta Essere Decò; tra questi, acceleratori di raccolta, offerte dedicate e altro ancora. Nel weekend dell’apertura, con spesa di almeno 10 euro, un omaggio di prodotti a marchio Decò. L’azienda nata in Campania nel 1993, infatti, arriva in Puglia con un assortimento a marchio del distributore superiore alle 700 referenze e suddiviso in sei linee: Classica, Gusto, Bio, Senza Glutine, Senza Lattosio e l’ultima nata in casa Multicedi, la linea di prodotti di filiera controllata e garantita Seguiamo la Qualità. 

“Abbiamo fortemente creduto nel progetto di espansione di Multicedi nel Tacco d’Italia – commenta Angelo Merola, responsabile Marketing Multicedi – e pensiamo che gli elementi più importanti per incontrare le esigenze del pubblico di Bari siano proprio la qualità della nostra offerta del fresco e le grandi potenzialità della marca privata Decò, riconosciuta e apprezzata dai consumatori di 7 regioni, che l’hanno eletta a loro scelta quotidiana. Queste aperture – continua Angelo Merola – sono solo il primo embrione di un progetto di più ampio respiro che vedrà la Puglia al centro dei nostri piani di sviluppo.” 

Detersivi per stoviglie, nel 70% almeno una sostanza rischiosa

Il 70% dei detersivi per stoviglie analizzati contiene almeno una sostanza rischiosa per l’ambiente. E’ quanto rende noto Altroconsumo che ha preso parte al progetto Clean realizzato da Euroconsumers (di cui fanno parte anche i partner DecoProteste in Portogallo, Ocu in Spagna e Test-Achats in Belgio), al fine di promuovere una maggiore informazione dei consumatori su prestazioni e sostenibilità dei detergenti per la casa, tutelandoli da possibili comunicazioni ingannevoli e fornendo loro strumenti di scelta adeguati.  

In questa cornice, Altroconsumo e i suoi partner, all’interno della loro normale attività di test comparativi, hanno realizzato un’indagine su 115 detergenti per stoviglie, fra tradizionali ed ecologici (56 detersivi per lavastoviglie, 59 detersivi per il lavaggio manuale), affiancando alle prove di efficacia di lavaggio anche l’analisi della composizione e il relativo impatto ambientale, e analizzando la presenza di dichiarazioni e certificazioni green sulle etichette che spesso traggono in inganno i consumatori. In primo luogo, è stata verificata la composizione dei detergenti andando a rilevare le possibili sostanze nocive per l’ambiente.  

Alcuni dei 115 prodotti analizzati erano caratterizzati da formule piuttosto semplici, 8-15 sostanze diverse, mentre altri sono risultati maggiormente complessi: i lavapiatti a mano possono raggiungere i 24 ingredienti, mentre i detersivi per lavastoviglie anche 35 (aumentando la probabilità di presenza di sostanze nocive). Circa il 70% dei prodotti analizzati conteneva almeno un ingrediente rischioso per l’ambiente (secondo la classifica Euroconsumers delle sostanze considerate ‘preoccupanti’ in termini di impatto ambientale), che spesso non influenzava nemmeno la performance del detersivo, come profumo, fragranze e coloranti.  

Ma non solo, l’indagine ha rilevato anche la presenza di elementi rischiosi all’interno di ingredienti fondamentali per la composizione del detersivo come tensioattivi, emulsionanti, regolatori di viscosità, agenti chelanti, antincrostanti, conservanti o stabilizzatori di sbiancanti o ossidanti. Dall’analisi si conclude che dei detersivi per lavastoviglie esaminati, solo il 35% risulta avere un basso impatto ambientale. Ma fra i detersivi per il lavaggio manuale, la situazione migliora, infatti più di 1 su 2 ha prestazioni ambientali buone o molto buone.  

Al fine di ridurre l’impatto di questi prodotti sul Pianeta, le sostanze pericolose dovrebbero quindi essere sostituite con opzioni alternative con la stessa funzione ma meno dannose per l’ambienta acquatico, come già fanno diversi produttori che realizzano i detersivi solo con gli ingredienti utili per la rimozione dello sporco e limitano le sostanze persistenti nell’ambiente.  

Un altro elemento che gioca un ruolo di grande rilevanza in questo ambito è il packaging, sia da un punto di vista ambientale che da un punto di vista informativo. Le confezioni dei prodotti contribuiscono alla produzione di grandi quantità di rifiuti di plastica e di cartone, inoltre, spesso riportano dichiarazioni di sostenibilità fuorvianti o non veritiere capaci di trarre in inganno i consumatori.  

Il packaging dei detersivi analizzati è capace di impattare il pianeta in due modi. In primis, molte delle confezioni dei prodotti inclusi nello studio non sono completamente riempite dal detergente e non ottimizzano quindi lo spazio di capienza, causando inutili sprechi. Inoltre, molti packaging sono realizzati con materiali non riciclabili o sono caratterizzati della presenza di numerosi colori sulla confezione che ne limitano le possibilità di riciclo. Alcuni brand hanno risolto questo problema utilizzando delle confezioni incolore e applicandovi un’etichetta rimovibile, una soluzione efficace che potrebbe essere adottata in larga scala. 

In un secondo momento, sono stati analizzati i claim e le informazioni sulle confezioni dei detersivi, che spesso sono presentate in maniera ingannevole. In totale, sono stati rilevati 159 riferimenti all’ambiente distribuiti sui 115 prodotti esaminati: 63 sui detersivi lavastoviglie e 96 su quelli per lavare i piatti a mano. In molti casi, infatti, i riferimenti all’impatto ambientale sono risultati esagerati rispetto alla realtà. Dall’analisi è emerso nello specifico, che nei prodotti tradizionali sono presenti per lo più dichiarazioni ambientali inerenti alle qualità degli ingredienti e degli imballaggi. 

Nei detersivi green sono, invece, presenti anche claim che si riferiscono ai test sugli animali e all’impegno ambientale in generale. Per esempio ci sono detersivi che specificano che i tensioattivi utilizzati sono biodegradabili. Essendo però questa una prerogativa di tutti i detersivi non può essere presentata come una qualità che rende il prodotto più green. In altri viene specificato che il detergente non è testato su animali lasciando intendere che altri detersivi lo siano quando invece non è possibile. Inoltre, ciò non comporta che il resto degli elementi non siano nocivi.  

“La cattiva informazione in merito alla poca sostenibilità di questi prodotti è ancora troppa. Il primo passo verso la riduzione dell’impatto ambientale è una maggiore consapevolezza dei consumatori, ancora troppo spesso ingannati dalle aziende, attraverso dichiarazioni fallaci e dinamiche di comunicazione fuorvianti. Le persone sono propense a compiere scelte più consapevoli, ma senza gli strumenti adeguati e il contributo delle aziende non è possibile. Risulta quindi fondamentale fornire loro nozioni chiare e comprensibili assicurandogli di potersi fidare delle affermazioni ambientali che vengono fatte dalle marche”, dichiara Alberto Pirrone, direttore generale di Altroconsumo.  

Per questo motivo, aggiunge Pirrone, “siamo lieti di aver aderito al progetto Clean insieme ai partner di Euroconsumers. Quello che chiediamo è un maggiore impegno da parte dei produttori nei confronti dell’ambiente che permetta di compiere scelte green in maniera più semplice. Esistono già molti prodotti capaci di produrre meno danni per il Pianeta grazie alla sostituzione di alcuni elementi che non comportano maggiori costi né per le aziende né per i consumatori e brand che comunicano in maniera chiara le qualità dei propri detersivi. Questo dimostra che un cambiamento è possibile e soprattutto fondamentale e che tramite un’alleanza comune possiamo fare passi avanti nella continua lotta per la tutela della Terra”.  

Covid, Visco: “Ritmo irregolare vaccinazioni più grande minaccia a ripresa globale”

Il “ritmo irregolare” con cui i Paesi vaccinano la popolazione contro il Covid-19 “è la più grande minaccia per una ripresa economica globale”. E’ quanto ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un’intervista pubblicata sul sito del Financial Times. “Lo strumento principale che abbiamo al momento non è né monetario né fiscale, sono le vaccinazioni”, ha spiegato aggiungendo come sia necessario “mantenere una stretta cooperazione internazionale all’interno del G20 per evitare che le diverse fasi della campagna di vaccinazione nei vari Paesi si traducano in eccessive divergenze delle rispettive economie”. 

“Non dobbiamo sprecare quello che abbiamo fatto l’anno scorso: una delle principali lezioni dalle crisi passate è che dobbiamo stare molto attenti a non rimuovere le misure di sostegno troppo presto” ha poi detto il governatore della Banca d’Italia. “La campagna di vaccinazione ci permette di vedere la luce in fondo al tunnel, ma non possiamo sbagliare”, ha ribadito. 

Rispetto al pacchetto di misure negli Stati Uniti per fronteggiare la crisi, “il piano Next Generation dell’Unione europea ha una natura completamente diversa perché, sebbene di dimensioni inferiori, sarà principalmente costituito da investimenti infrastrutturali” ha spiegato Visco. “Questa scelta è anche dovuta al fatto, solitamente trascurato da molti commentatori, che pacchetti di aiuti molto ampi sono stati implementati in Europa, e sono tuttora operativi, a livello di governi nazionali”, ha detto ancora. 

Facebook, “rubati dagli hacker 533 milioni di dati”

I numeri di telefono e i dati personali di 533 milioni di utenti Facebook di 106 Paesi differenti, tra cui indirizzo di casa e email, sono stati rubati dagli hacker. Lo riporta un report pubblicato da Business Insider, nel quale si specifica che del totale, 32 milioni sono utenti statunitensi, 11 milioni del Regno Unito, 6 milioni indiani. 

“Sebbene siano vecchi di almeno un paio di anni – si legge – questi dati potrebbero essere utilizzati per rubare identità e commettere frodi online più credibili”. Di diverso avviso Facebook, che tramite la portavoce Lily Sheperd ha replicato: “Sono vecchi dati il cui furto era stato già segnalato nel 2019” e “il problema è stato risolto nell’agosto di quell’anno”. 

Air Italy licenzia 1363 dipendenti

Licenziamenti collettivi per 1363 dipendenti di Air Italy. A comunicarlo è stata ieri la compagnia aerea in liquidazione che, scrive, “si trova nella necessità di procedere a una riduzione collettiva di personale riguardante tutti i dipendenti a tempo indeterminato della Società, 1383 di cui 6 dirigenti, facenti capo alle sedi, uffici e basi, siti presso gli aeroporti di Olbia, Malpensa, Linate, Roma Fiumicino, Firenze e Napoli, al termine del periodo di integrazione salariale straordinaria” e questo “a causa della intervenuta definitiva cessazione di ogni e qualsivoglia attività svolta dalla società, della quale è già stata da tempo deliberata la messa in liquidazione”. 

Le ragioni dell’esubero, informa Air Italy in una lettera inviata ai sindacati visionata dall’Adnkronos, “sono l’intervenuta definitiva cessazione di ogni attività d’impresa svolta dalla società, in liquidazione sin dall’11 febbraio 2020, nonché l’imminente cessazione del periodo di fruizione del trattamento di cassa integrazione straordinaria, che scadrà il 30 giugno 2021”. “In particolare, in data 11 febbraio 2020 si è tenuta l’assemblea straordinaria della Società nel corso della quale è stata illustrata la situazione patrimoniale della stessa. Dai prospetti contabili al 30 novembre 2019, emergeva una perdita complessiva di euro 356.748.123, che si aggiungeva ad una riserva negativa di ben euro 841.787, a fronte di riserve per complessivi 263.940.554,89 euro e del capitale sociale sottoscritto e versato per euro 133.913,25. La società si è dunque trovata in una delle fattispecie previste dall’art 2447 c.c. in quanto il capitale sociale si è ridotto al di sotto del minimo legale e il socio unico Aqa Holding S.p.A. ha deliberato di non ricostituirlo”. 

Tale situazione ha determinato l’avverarsi della causa di scioglimento della società che è stata posta in liquidazione con la nomina di due liquidatori. A seguito e quale effetto della messa in liquidazione, con lettera del 27 febbraio 2020, inviata il 3 marzo 2020, Air Italy ha avviato una procedura di licenziamento collettivo riguardante tutti i dipendenti a tempo indeterminato, inclusi i dirigenti. La procedura di licenziamento collettivo si concludeva – dopo un periodo di sospensione di 5 mesi, imposto dai provvedimenti legislativi emessi in considerazione dell’emergenza epidemiologica legata al Covid 19 – con la sottoscrizione di un accordo sindacale, che prevedeva che al termine del periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale straordinario, nel frattempo reso disponibile per le aziende operanti nel settore del trasporto aereo, sarebbero stati intimati i licenziamenti di tutti i residui dipendenti. 

Nello specifico, il trattamento straordinario di integrazione salariale in favore delle aziende operanti nel settore aereo, che hanno cessato l’attività produttiva nel corso del 2020, è stato chiesto, ed ottenuto, dalla società per 10 mesi (periodo massimo disponibile) con decorrenza dal 1° settembre 2020 e scadenza al 30 giugno 2021. 

Nel periodo intercorrente tra la messa in liquidazione e la data odierna, riferisce ancora la compagnia, l’attività aziendale è completamente cessata e tutti gli aeromobili della flotta sono stati messi a terra e restituiti ai Lessors (gli ultimi due aeromobili B737-8 Max Eigfy e B737-8 Max EI-Gdk, a causa di ritardi nella riparazione dei motori, verranno restituiti a maggio 2021). 

La società sta completando le residue attività legate alla liquidazione, concludendo, tra l’altro, la vendita dei beni mobili di proprietà, sia facenti parte del comparto manutentivo, sia facenti parte dei beni legati ai servizi di bordo (ad esempio, materiali per la manutenzione, attrezzature, materiali di consumo, coperte, cuscini, trolley, etc.), operazione che si prevede terminerà entro il 30 giugno 2021. Nel periodo intercorrente tra la messa in liquidazione e la data odierna si sono registrate circa 110 risoluzioni e cessazioni del rapporto di lavoro. 

“Pertanto, al termine del periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale (30 giugno 2021), la società si troverà inevitabilmente in una situazione di eccedenza occupazionale riguardante tutti i residui dipendenti ancora in forza a tale data, tutti come detto in esubero, considerata la cessazione definitiva di ogni attività d’impresa” conclude la compagnia. 

“Non possiamo accettare che lo scempio prodotto dagli azionisti di Air Italy, a suo tempo da noi denunciato nell’indifferenza più totale delle Istituzioni, venga pagato dai lavoratori”. “I liquidatori della compagnia si fermino immediatamente, blocchino i licenziamenti e convochino un incontro per attivare la cassa integrazione guadagni in deroga con causale covid, strumento messo a disposizione dal welfare italiano per contenere gli effetti della crisi drammatica in atto nel Paese senza comportare oneri per l’azienda”, affermano le segreterie nazionali delle Federazioni dei Trasporti. 

“Abbiamo chiesto subito – proseguono Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo – un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico per individuare soluzioni industriali atte a garantire un futuro ai lavoratori di Air Italy a sostegno della vertenza e per rappresentare direttamente al Ministero la gravità e l’urgenza della situazione in cui versano i lavoratori. Inoltre abbiamo indetto una manifestazione per il giorno 14 aprile presso il Mise per denunciare la crisi insostenibile per il settore che sta avendo conseguenze drammatiche sulle compagnie aeree”. 

“Le regioni Lombardia e Sardegna, territori sui quali ricade in maniera preponderante l’impatto delle decisioni sulla compagnia – chiedono le organizzazioni sindacali – devono mantenere gli impegni assunti e partecipare all’individuazione di soluzioni industriali adeguate. Noi non abbandoneremo i lavoratori di Air Italy e tantomeno devono farlo le istituzioni territoriali e nazionali”. 

Recovery, la chimica Giulia Bignami: “L’Italia investa in giovani e ricerca”

I 209 miliardi di euro in arrivo dall’Ue “dovrebbero in gran parte essere puntati dall’Italia sulla ricerca scientifica che ha dimostrato in questa pandemia che salva vite umane e sostiene lo sviluppo delle economie”. A rilevarlo è la scienziata italiana Giulia Bignami, chimica e ricercatrice clinica a Edimburgo, in Scozia, intervistata dall’Adnkronos in vista del Recovery Plan – Next Generation Eu e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). “Sono assolutamente certa – a prescindere da tutta la dinamica politica – che il presidente Mario Draghi a Palazzo Chigi sia un’assicurazione per l’Italia nella gestione dell’enorme quantità di soldi europei in arrivo nel nostro Paese” sottolinea Bignami, autrice del libro “La zattera astronomica” (ed. Baldini+Castoldi) appena uscito nelle librerie italiane. “Negli anni precedenti la pandemia -osserva ancora – la ricerca scientifica ha salvato vite umane senza essere sotto i riflettori, come fosse nell’ombra” mentre adesso con il Covid-19 “é stato dimostrato in modo lampanate il lavoro della scienza: le cure, i vaccini. E si dovrebbe sfruttare anche l’onda positiva dell’opinione pubblica per non perdere un’occasione strategica, per investire di più nella ricerca e nei giovani ricercatori italiani”.  

Un tasto delicato per la chimica italiana trasferitasi in Scozia. Milanese, classe 1990, Giulia Bignami sottolinea infatti che “in Italia si parla tanto di ‘fuga dei cervelli’ ma in verità

io mi considero ‘un cervello spedito via, cacciato via’ dal mio Paese perché al momento della scelta del mio dottorato mi è stato fatto capire, e anche chiaramente, che nel nostro Paese non avrei avuto la stessa possibilità che avrei avuto all’estero. Ed è stato così”. Il ricordo della giovane chimica italiana va anche oltre l’ultimo gradino della formazione accademica. “Anche dopo il dottorato, quando ho considerato la possibilità di ritornare in Italia, l’accoglienza del mio Paese non è stata delle migliori. Quindi no: non mi considero un ‘cervello in fuga’ ma ‘un cervello cacciato via’ e -scandisce- spero che con i fondi del Recovery il mio Paese investa di più nei giovani ricercatori”. Poi Giulia rileva “un paradosso” comune a tanti giovani ‘cervelli’ italiani: “L’istruzione pubblica ha fatto su di me un grosso investimento, mi ha pagato per anni gli studi, fino alla fine della laurea, ma poi sono dovuta andare all’estero per realizzarmi. E
d quindi è stato fuori dal mio Paese che ho esportato gli investimenti nella mia formazione”.
 

Fumo, parlamentari inglesi (Aapg) a governo: “Svapo meno dannoso no a passo indietro Oms”

L’intergruppo parlamentare inglese “ll Party Parliamentary Group” (Aapg) in un rapporto rilasciato il 31 marzo 2021 sul vaping e il fumo digitale, ha invitato il governo a sfruttare al meglio la Brexit sfidando la manifesta opposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) allo svapo alla prossima Conferenza delle parti (Cop) della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc). Contrariamente quindi al passo indietro dell’Oms, che suggerisce di vietare lo svapo, i Parlamentari hanno cercato di valutare come l’approccio progressista e di successo basato sulla riduzione del danno da tabacco e prodotti a rischio ridotto si adatti alla posizione proibizionista dell’Oms, in un momento in cui il Regno Unito è uno dei maggiori donatori statali dell’Oms. L’invito fa seguito a un’indagine di quattro mesi condotta dall’intergruppo parlamentare (Aapg) sull’Fctc, che ne ha indagato la storia, la governance e l’approccio al processo decisionale basato sulle evidenze scientifiche. Un approccio suggerito dall’Oms che lo ha altresì incoraggiato, applaudendo ai divieti di svapo.  

In un momento in cui il governo del Regno Unito ha fissato un obiettivo ambizioso per rendere l’Inghilterra un paese senza fumo entro il 2030, e il Public Health England ha affermato che lo svapo è almeno del 95% meno dannoso del fumo, i membri della Camera dei Comuni e della Camera dei Lord vogliono che venga garantito che l’Oms non volti le spalle alla vita del miliardo di persone in tutto il mondo che ancora fumano, compresi i sette milioni nel Regno Unito.  

Le principali raccomandazioni del rapporto includono: garantire che l’Oms ritorni al principio fondante dello stesso Trattato, che include la riduzione del danno; limitare qualsiasi decisione di vietare lo svapo e le altre alternative a rischio ridotto al fumo; inviare esperti e consumatori a sedere accanto ai funzionari del Dipartimento di Salute e Assistenza Sociale durante l’evento multilaterale delle parti Cop; istituire un gruppo di lavoro per esaminare la scienza e le prove per prodotti nuovi ed emergenti. Infine, garantire apertura e trasparenza invece di processi decisionali segreti. 

L’inchiesta ha ascoltato le testimonianze di Clive Bates, ex direttore del gruppo antifumo Ash, nonché della professoressa Lynne Dawkins della London South Bank University e dei gruppi di consumatori New Nicotine Alliance e We Vape, tra gli altri. Gli intervistati, hanno richiesto che la delegazione di funzionari del Dipartimento della sanità, diplomatici e attivisti solitamente inviati a questi eventi venga rafforzata con esperti che hanno esperienza nel mondo reale e persino ex fumatori che possono attestare i benefici dello svapo e di altri prodotti a rischio ridotto. È stato fortemente ritenuto che la voce del consumatore sia mancata finora in questi dibattiti e, difendendo la forte storia che il Regno Unito ha da raccontare rispetto a quanto sta avvenendo internamente, il governo avrebbe messo il segno per la Gran Bretagna globale all’estero. 

Ora che il Regno Unito ha lasciato l’Ue, la delegazione britannica non è più vincolata a una posizione Europea comune sulla politica del tabacco e della nicotina. La riunione della Cop9 sarebbe una delle prime opportunità per il Regno Unito per prendere posizione a un forum delle Nazioni Unite. I parlamentari hanno chiesto la costruzione di coalizioni con paesi che la pensano allo stesso modo e che hanno abbracciato il principio di riduzione del danno nel settore tabacco. 

Fismad, Antonio Benedetti nominato nuovo presidente

Cambio alla guida di Fismad, la Federazione italiana delle società delle malattie dell’apparato digerente, che da oggi avrà come presidente Antonio Benedetti, attuale presidente della Società italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (Sige). Il Consiglio direttivo ha nominato al suo interno il nuovo presidente che durerà in carica nei prossimi due anni. “Sono davvero contento ed emozionato – ha commentato Benedetti – per questo incarico di grande prestigio e responsabilità. Profonderò il massimo impegno per proseguire nell’opera di unificazione della rappresentanza della gastroenterologia italiana, al fine di offrire un interlocutore sempre più affidabile e rappresentativo per gli stakeholders e per i decisori pubblici”. 

Benedetti, che oggi ricopre il ruolo di direttore della Clinica di Gastroenterologia degli Ospedali Riuniti di Ancona-Università Politecnica delle Marche, ha iniziato la sua lunga carriera nei primi anni’90 svolgendo oltre all’attività ospedaliera attività didattica nell’ambito di Malattie dell’apparato digerente e nella scuola di specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva.  

“L’obiettivo verso cui dobbiamo tendere – ha spiegato Benedetti – è quello di un maggiore riconoscimento e di una adeguata valorizzazione del ruolo del gastroenterologo che costituisce un elemento sempre più imprescindibile nell’approccio al paziente, soprattutto in ambito locale. Da questo punto di vista sarà essenziale lavorare per la costruzione di una vera e propria ‘gastroenterologia territoriale’ che oggi esiste nella realtà ma che non vede riconosciuta, formalmente e adeguatamente, il proprio quotidiano impegno”. 

La Fismad – ricorda una nota – è un’organizzazione professionale senza scopi di lucro che riunisce le società scientifiche che si occupano di malattie dell’apparato digerente – fegato, pancreas, tubo digerente – e rappresenta più di 4.000 medici gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri e universitari, che lavorano sia nel settore pubblico che privato. È stata creata nel 2000 dalle tre società fondatrici Aigo, Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri; Sied, Società italiana di endoscopia digestiva e Sige, Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva. Tutte società che hanno più di 50 anni di storia. Altre società si sono recentemente federate con Fismad, in qualità di soci ordinari, come Singem e Sigenp e soci sostenitori quali: Adi, Siccr, Isse, Siicp. Il ruolo di Fismad è quello di coordinare gli sforzi per accrescere la conoscenza e migliorare la cura delle malattie digestive mediante prevenzione, ricerca, diagnosi, cura e sensibilizzazione sulla loro importanza.  

“Ringrazio le due illustri colleghe che mi hanno preceduto in questi anni, Elisabetta Buscarini e Maria Caterina Parodi – ha concluso Benedetti – che hanno dato un contributo alla crescita della Federazione e nel solco delle quali si collocherà la mia presidenza per il prossimo essenziale biennio. Ringrazio, infine, i presidenti delle Società di Gastroenterologia federate con Fismad che in rappresentanza dei gastroenterologi italiani collaboreranno per la continua crescita istituzionale della nostra disciplina”. 

Spazio, il Sottosegretario Tabacci in visita all’Asi

Dopo aver ricevuto la delega per le attività spaziali da parte del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo scorso 19 marzo, l’onorevole Bruno Tabacci ha visitato oggi la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana. A ricevere Tabacci sono stati il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia, ed il direttore Generale di Asi, Fabrizio Tosone. L’Asi ha riferito che Tabacci ha incontrato, nel rispetto delle norme anti-contagio, una significativa rappresentanza del personale, del Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei revisori dei conti dell’agenzia. “Ringraziamo il sottosegretario Bruno Tabacci per la sua visita e gli auguriamo un ottimo lavoro nel suo nuovo incarico” ha detto Saccoccia.  

“Nel corso dell’incontro di oggi -ha detto Saccoccia- abbiamo confermato al sottosegretario il massimo supporto, da parte dell’Agenzia, per garantire al Governo di svolgere al meglio il sostegno ad un settore strategico per il nostro Paese”. “In virtù della competenza ed affidabilità raggiunta dall’intera filiera nazionale, uniti alle forti proiezioni di aumento di valore della Space Economy, il settore spaziale si candida a rappresentare uno dei volani di maggiore potenziale ed impatto per la ripresa e crescita del nostro Paese nel breve e medio periodo” ha sottolineato il presidente Saccoccia osservando che “il ruolo delle istituzioni, del Governo e dell’Asi, è essenziale per garantire alla nostra industria ed al mondo della ricerca nazionale il necessario supporto in questa fase delicata di sviluppo delle attività spaziali a livello mondiale”.  

Esperto di economia, Bruno Tabacci, 73 anni, ha iniziato la sua carriera politica dalla base, nei consigli comunali della sua terra d’origine per raggiungere, a tappe, lo scranno della presidenza della Regione Lombardia alla fine degli anni ’80 e approdare successivamente in Parlamento dove è stato, tra l’altro, presidente della 10a Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati. La sua esperienza economico-finanziaria lo fa arrivare, prima che in politica, alla direzione dell’ufficio studi del Ministero dell’Industria, del Commercio ed Artigianato guidato da Giovanni Marcora. Tabacci, attuale presidente di Centro Democratico da lui fondata nel 2013, ricopre la carica di sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica dal 1 marzo 2021. 

Visco: “Cauto ottimismo con campagna vaccini, forte incertezza su economia”

“La crisi globale senza precedenti causata dalla diffusione del Covid-19 continua a incidere pesantemente sull’economia e sul tessuto sociale. Le misure di contenimento stanno richiedendo restrizioni all’esercizio delle attività produttive, limitazioni agli spostamenti personali, prolungati periodi di sospensione della didattica in presenza nelle scuole e nelle università”. E’ lo scenario che tratteggia il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nella relazione all’assemblea ordinaria dell’istituto. “Come l’anno scorso, sono stati adottati accorgimenti per consentire lo svolgimento regolare di quest’Assemblea senza rischi”. “La pressione sui sistemi sanitari è ancora forte. L’avvio delle campagne di vaccinazione in Italia e nel resto del mondo induce a un cauto ottimismo per il futuro. Resta comunque forte – evidenzia il Governatore -l’incertezza sull’evoluzione della crisi sanitaria e, di conseguenza, sulle prospettive dell’economia. 

Nel 2020 e nei primi mesi del 2021 “il Consiglio superiore della Banca d’Italia ha disposto 34 contributi straordinari, per un complesso di circa 85 milioni di euro, sotto forma di erogazioni liberali, destinate in larga parte a progetti di immediata attuazione finalizzati a potenziare la capacità di contrasto alla diffusione del virus da parte del sistema sanitario nazionale. È in fase di avanzata realizzazione un’iniziativa a favore delle famiglie di medici e infermieri che hanno perso la vita a causa del Covid-19”, ha riferito ancora Visco. 

Cassa integrazione, Orlando: “Ore saranno azzerate per grandi aziende”

“Serve una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali: per le grandi aziende, saranno azzerate le ore di cassa integrazione, per le aziende più piccole bisogna creare degli ammortizzatori adeguati per rispondere alla crisi di oggi, finanziandola con la cassa Covid e anche con ulteriori risorse. Dare gli stessi diritti ai lavoratori delle grandi e delle piccole imprese è una grande battaglia di sinistra e la flessibilità deve essere sempre accompagnata da garanzie”. Così il ministro del Lavoro Andrea Orlando (PD), ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. 

“Avverto grande preoccupazione per i licenziamenti, soprattutto perché finora il 90% sono state donne e giovani. Dobbiamo anche potenziare le strutture sociali. Useremo il Recovery per realizzare più asili nido e case di riposo”, ha aggiunto Orlando.  

Assegno unico figli, ok da luglio: a chi spetta

Assegno unico per i figli, oggi il via libera del Senato. L’ok al ddl delega a Palazzo Madama con 227 sì, 4 astenuti e nessun voto contrario. La misura, confermata nella Legge di Bilancio 2021, dovrebbe entrare a pieno regime dal 1° luglio 2021. Si tratta della corresponsione di un assegno mensile a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 21 anni a carico. Inoltre, l’assegno ha un valore massimo di 250 euro ed è composto da un valore fisso e uno variabile al variare del reddito complessivo della famiglia. 

A CHI SPETTA
 

Il beneficio verrà attribuito a lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti. Possono fare richiesta tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza. 

Dai 18 anni di età, inoltre, una somma ridotta rispetto all’assegno potrebbe essere accreditata direttamente al figlio se: 

– è iscritto all’università; 

– è un tirocinante; 

– è iscritto a un corso professionale; 

– svolge il servizio civile; 

– svolge un lavoro a basso reddito. 

QUALCUNO CI PERDE?
 

Secondo una simulazione effettuata dal Gruppo di lavoro Arel/Feg/Alleanza per l’infanzia -rilanciata da Repubblica – l’assegno rischia in alcuni casi un ‘taglio’ dell’importo rispetto ai 250 euro. L’assegno -come credito di imposta o accredito mensile- ingloberà le agevolazioni attualmente esistenti e sarà legato all’Isee. Secondo lo scenario prospettato l’80% delle famiglie italiane prenderebbe 161 euro al mese per ogni figlio minore e 97 per ogni figlio under 21. Il calcolo è legato alla considerazione secondo cui 8 famiglie su 10 hanno un’Isee sotto i 30 mila euro. L’importo dell’assegno diminuisce se si alza l’Isee: per un Isee sopra i 52mila euro, il contributo scende a 67 euro mensili per i figli minori e a 40 euro per i figli maggiorenni ma di età inferiore ai 21 anni. Il quadro, sottolinea Repubblica sulla base dello studio disponibile online, favorisce autonomi e incapienti, categorie oggi escluse dagli assegni famigliari. Risulterebbero sfavoriti i lavoratori dipendenti: 1,35 milioni di famiglie perderebbero in media 381 euro all’anno. Per tamponare questa disparità, si sottolinea, occorrono 800 milioni in più all’anno. 

ALLARME GENITORI
 

“Siamo preoccupati per la riduzione dell’assegno unico che penalizza tante famiglie. E’ inaccettabile e discriminatorio. Occorre mettere più risorse, che peraltro in questo triste momento storico ci sono, per avviare una seria politica per le famiglie, che da decenni vedono una fiscalità appunto penalizzante e discriminatoria”. Lo ha detto all’Adnkronos Antonio Affinita, direttore generale del Moige in merito a quanto apparso su Repubblica. “Le famiglie che sono state la colonna portante del sistema Italia, rispondendo alla chiusura di tutti i servizi – ha continuato Affinita – non possono essere la cenerentola di tutte le scelte politiche di distribuzione dei sostegni. Di fronte ad un calo drammatico delle nascite questi dibattiti dovrebbero essere superati, e dati per scontati. Servono misure e risorse vere e robuste per sostenere i genitori, colonna portante del sistema Italia, produttori di futuro e speranza”. 

“Ricordo che questo assegno non è solo un aiuto alle famiglie, cui serve ben altro, ma serve per avviare un processo di eliminazione della discriminazione fiscale che grava sulle famiglie italiane da oltre 50 anni, come dichiarato dalle tante sentenze monito della Corte Costituzionale”, ha concluso il direttore generale del Moige. 

Tirrenia, attesa per decisione importante Mise

“Le grida di preoccupazione dell’amministratore delegato di Tirrenia Cin e le motivazioni avanzate impongono al Ministero dello Sviluppo Economico di dare un urgente riscontro nel merito; al benestare del dicastero, entro domani, è legato il piano di ristrutturazione del debito del gruppo Moby”. È quanto afferma la Fit-Cisl a seguito della lettera pervenuta sulla situazione della compagnia e dell’intero gruppo, aggiungendo che: “i fatti e le circostanze ci inducono a sollecitare una presa d’atto da parte dei commissari sulla giustezza e sulla tenuta del piano di rientro, presentato dal gruppo Onorato, considerando che il 94% dei creditori ha accettato convintamente le soluzioni proposte”.  

“La salvaguardia del lavoro e dell’occupazione – spiega l’organizzazione sindacale – viene prima di qualunque altro scontro e a prescindere dall’ampiezza del contenzioso che comunque avrebbe un ampio e soddisfacente ristoro”. 

“Auspichiamo che entro domani – sostiene infine Fit-Cisl – anche il Mise si dichiari favorevole a consentire la definizione di una delicata partita economica, il cui impensabile esito negativo avrebbe purtroppo pesanti ed irreparabili ricadute sul lavoro di migliaia di lavoratori marittimi”.