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Categoria: fatti/cronaca

Bolzano, frana su hotel Eberle. Era chiuso per il Covid – Video 

Una frana si è abbattuta sull’hotel Eberle di Bolzano intorno alle 15, distruggendolo in parte. Come mostrano alcune immagini scattate dalla funivia del Renon, il costone di roccia sovrastante l’hotel si è sgretolato sopra una parte della struttura. 

L’albergo, che si trova nella zona di Sant’Osvaldo, era chiuso a causa dell’emergenza Coronavirus ed è stato in parte distrutto dal costone roccioso franato, a quanto si apprende dai soccorritori. Tutta la zona è delimitata e monitorata, perché non si esclude che dal costone possano staccarsi altri pezzi di roccia. 

Molto vicino al punto dove è avvenuta la frana passa la famosa passeggiata di Sant’Osvaldo. La paura, spiegano all’Adnkronos fonti dei soccorritori, era che qualcuno potesse essere rimasto coinvolto nel crollo. Sul posto anche i geologi che però escludono questa possibilità. Al momento dunque non risultano persone coinvolte. “Si è trattato di un colpo di fortuna – sostengono i soccorritori sul posto – il fatto che l’albergo fosse chiuso per via del covid ha evitato una vera tragedia”. 

 

 

 

Era chiuso a causa dell’emergenza coronavirus l’hotel Eberle, l’albergo della zona di Sant’Osvaldo, sopra Bolzano, in parte distrutto da un costone roccioso franato sulla struttura, a quanto si apprende dai soccorritori. La circostanza fa ritenere che non ci siano persone coinvolte, anche se continuano le ricerche per escludere feriti o vittime. Tutta la zona è delimitata e monitorata, perché non si esclude che dal costone possano staccarsi altri pezzi di roccia. 

“E’ venuta giù metà montagna dietro la nostra casa e ha spazzato via tre quarti del nostro albergo” ha detto Stefan Zisser, proprietario insieme alla famiglia dell’Hotel Eberle, l’albergo della zona di Sant’Osvaldo. “Per fortuna non c’erano persone all’interno, escluse noi che eravamo nella parte est. Stima dei danni? Non ho idea, ma siamo tutti illesi, questa è la cosa importante. Al resto, ai danni ci penseremo”. “In casa eravamo quattro. Avevamo appena mangiato – racconta – ci stavamo riposando poi abbiamo sentito un boato, poi è arrivata la polvere, dappertutto. Siamo andati prima sul balcone e poi ci siamo messi dall’altra parte della casa in sicurezza. Per fortuna, a causa della pandemia la struttura era chiusa”. 

 

 

Covid Sicilia, 1.576 nuovi casi e 36 morti: il bollettino 

Sono 1.576 i nuovi casi di coronavirus in Sicilia secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 36 morti. Torna quindi a salire la curva dei contagi nella Regione. 

9.537 i tamponi processati nell’Isola, dove il numero complessivo dei positivi sale ora a quota 37.426. 2.564 i decessi totali dall’inizio dell’emergenza sanitaria, 692 i guariti. Degli attuali positivi i ricoverati con sintomi sono 1.198, mentre si trovano in terapia intensiva 190 pazienti. Questa la ripartizione su base provinciale dei nuovi casi: 383 a Palermo, 396 a Catania, 222 a Messina, 47 a Ragusa, 286 a Trapani, 48 a Siracusa, 132 a Caltanissetta, 39 ad Agrigento e 23 a Enna.  

Piersanti Mattarella jr: “Non fu solo Cosa nostra a uccidere mio nonno” 

di Elvira Terranova 

“Mio nonno viene considerato da tutti una vittima di mafia, ma da quello che sta emergendo dalle indagini più recenti sembra esserci dell’altro. No, non è stata solo Cosa nostra a uccidere Piersanti Mattarella…”. Gli stessi occhi chiari del nonno, lo stesso sguardo pulito ma deciso, Piersanti Mattarella, 34 anni, alla vigilia del 41esimo anniversario dell’uccisione dell’ex Presidente della Regione siciliana, avvenuta il 6 gennaio 1980 sotto gli occhi atterriti della moglie Irma Chiazzese e dei figli Bernardo e Maria, fa fatica a parlare di quella tragedia che irruppe con violenza sulla sua famiglia e sull’intera regione. Quegli spari che uccisero anche il sogno di una nuova Sicilia.  

“Già dopo l’omicidio -dice Piersanti Mattarella junior in una intervista esclusiva all’Adnkronos – le indagini avevano fatto emergere qualche traccia di infiltrazioni che non fossero solo mafiose. Ma forse, ai tempi, anche dal punto di vista della ricostruzione storica, non sembrava possibile che un omicidio potesse essere commesso non solo da membri di Cosa nostra. Una circostanza che è, invece, emersa con chiarezza negli ultimi anni di storia giudiziaria”. E aggiunge: “Ai tempi, probabilmente, era una intuizione del singolo piuttosto che una convinzione diffusa che la mafia potesse uccidere in collaborazione con ‘altro’…”. 

Il giudice Giovanni Falcone, dopo l’omicidio Mattarella, spiccò un mandato di arresto nei confronti dell’ex componente dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) Valerio ‘Giusva’ Fioravanti, che poi fu assolto. “Mia nonna ha riconosciuto l’andatura e lo sguardo del killer in Fioravanti…”. Ma di più non vuole aggiungere Piersanti. Irma Chiazzese, vedova di Piersanti Mattarella, all’epoca disse agli inquirenti: “Il killer aveva occhi di ghiaccio”. E aggiunse: “Aveva l’andatura di un orso” e mentre sparava “sorrideva”.  

La vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa. E non definitiva. Come mandanti sono stati condannati all’ergastolo i boss della commissione di Cosa nostra, da Totò Riina a Michele Greco, con gli altri esponenti della cupola, da Bernardo Provenzano a Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci. L’inchiesta, però, non è riuscita a identificare né i sicari né i presunti mandanti esterni. Nel 2018 la procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta sull’omicidio. Nuovi accertamenti attraverso complesse comparazioni fra reperti balistici. Uno dei reperti del processo celebrato a Palermo, la targa di un’auto del commando, sarebbe stata divisa in due dagli autori del furto e una parte fu poi ritrovata in un covo proprio dell’organizzazione terroristica neofascista dei Nar. 

Ma chi era nonno Piersanti per il giovane Piersanti? “Uno degli aspetti che mi rendono orgoglioso di essere suo nipote- racconta – è vedere lo sguardo di chi lo ha conosciuto e che gli è stato vicino o per amicizia o per motivi di studio o professionali. Mi è capitato di avere conosciuto vecchi collaboratori o amici di nonno e quando vedo l’emozione forte in loro capisco che mio nonno ha lasciato oltre che ricordi positivi anche degli ideali e dei bei valori”. Piersanti è nato sei anni dopo l’omicidio del nonno. “Sicuramente la figura di mio nonno l’ho conosciuta attraverso mia nonna Irma, attraverso mio padre Bernardo, mia zia Maria o zio Sergio, e da qualche fotografia vista in casa”. 

Lo “zio Sergio” è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello di Piersanti, che subito dopo l’agguato cercò di aiutare il fratello insanguinato. Una scena immortalata da una nota fotografia scattata da Letizia Battaglia. “Vedere il nome della via Piersanti Mattarella – dice – o vedere che c’è una scuola intitolata a mio nonno mi ha fatto nascere una certa curiosità, quando ero ancora piccolo. E poi il mio stupore quando la gente sapeva di chi potevo essere figlio o nipote. Tutti conoscevano già il mio albero genealogico”. “Pensavo che avevo il piacere immenso di portare questo nome e l’orgoglio di chiamarmi come mio nonno ma al tempo stesso è una sorta di responsabilità, che sento tuttora”.  

Cosa rimane oggi del politico Piersanti Mattarella? “L’insegnamento che, contrariamente a quello che si è portati a pensare oggi, nella politica non c’è solo l’idea dell’interesse personale e, dunque, la testimonianza che si può fare politica in maniera anche diversa. Al di là del vantaggio personale o della rincorsa all’obiettivo personale del potere”. Piersanti Mattarella fu prima Consigliere comunale di Palermo nel 1964, poi deputato al Parlamento Regionale nel ’67, nel ’71 e nel ’76. Durante l’ultima legislatura, quella del 1976, ricoprì il ruolo di presidente della Regione, appena quarantenne, dal ’78 al 6 gennaio del 1980. Era il Governatore dalle “carte in regola”.  

“Mi piace molto l’idea della trasparenza di mio nonno – spiega il giovane Piersanti – Un’altra sa opera molto attuale è stata la riforma della pubblica amministrazione, soprattutto a livello regionale, o la riforma edilizia contro l’abusivismo edilizio e l’assegnazione di diversi appalti”. Con Mattarella “c’è stata una rivisitazione di diverse procedure di appalti” e il “suo essersi schierato contro un determinato centro di interessi mafiosi e non che in quegli anni aveva acquisito una grossa fetta di potere”, ricorda il nipote.  

“Lo ha fatto perché nella sua azione sicuramente anteponeva l’intesse comune, un interesse contrario all’acquisizione di centri di potere fatto di persone, di cultura e estrazione appartenenti un sistema al quale mio nonno si opponeva”.  

Piersanti Mattarella “è stato il primo politico a opporsi al potere mafioso”, dice ancora il nipote, anche “se ci sono state altre figure siciliane che si sono opposte allo status quo dei tempi, ma lui è stato il primo a opporsi con chiarezza”. L’omicidio Mattarella per Piersanti “è stata una sofferenza e una mancanza, un episodio che ha cambiato la vita familiare sia delle persone che erano presenti in quel momento e quelle che non erano presenti quel giorno”.  

Poi parla anche del film di Aurelio Grimaldi “Il delitto Mattarella”. “Quello che mi è piaciuto è stato il coraggio di inserire delle tematiche che fino agli ultimi anni non sono state approfondite”, come ad esempio che non fu solo Cosa nostra a volere la morte del Governatore “dalle carte in regola”. 

Anche Piersanti Mattarella junior ha studiato legge, come il nonno. E come il padre, Bernardo. Oggi fa l’avvocato in un noto studio legale palermitano. “Anche mio nonno aveva studiato giurisprudenza e anche lui era avvocato, ma io a differenza sua sono lontano dalla politica”, dice. “Seguo la politica con molto interesse. Ma non intendo entrare nella vita pubblica o impegnarmi in prima persona, mi piace e la seguo. Stop. Penso che sia importante dare il giusto peso al mondo politico ma per ora non ho velleità di questo tipo”. E se glielo chiedessero? “Direi di no”.  

Domani è il 41esimo anniversario dell’omicidio di Piersanti Mattarella, qual è stato il suo lascito più importante? “Nella vita politica la trasparenza e l’azione pubblica, il perseguimento del bene comune e la lotta alla mafia”, dice. Mentre dal punto di vista familiare “ammirazione e grande rispetto nei confronti di un uomo che comunque ci ha lasciato e che è morto nell’intento di fare del bene per tutti o di perseguire determinati principi e valori che, all’evidenza, davano fastidio”.  

Oggi “servirebbero tanti Piersanti Mattarella – spiega il nipote – sarebbe bello che tutte le persone impegnate nella vita pubblica e politica, oltre ad avere la giusta competenza o preparazione abbiano anche l’obiettivo di migliorare la situazione attuale per tutti. E non solo nella ricerca del vantaggio personale, o di un gruppo”.  

Poi si lascia andare a un ricordo più intimo, ma solo per qualche istante. “Mio nonno mi è stato raccontato tanto dai miei familiari, che mi hanno fatto rivivere i tanti viaggi in famiglia, o i suoi scherzi. L’immagine di una persona solare, ironica, capace di empatia e di attirare l’attenzione e l’ammirazione delle persone”. Poi si ferma un attimo, abbassa lo sguardo e aggiunge: “Mi sarebbe molto piaciuto molto conoscerlo…”. (di Elvira Terranova)  

Coronavirus Lombardia, 1.338 contagi e 62 morti: il bollettino 

Sono 1.338 i nuovi contagi da Coronavirus in Lombardia secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 62 morti. Secondo i dati diffusi dalla Regione Lombardia, sono 12.790 i tamponi effettuati, con un rapporto fra nuovi positivi e tamponi eseguiti del 10,4%. Il totale complessivo dei decessi è di 25.406 da inizio pandemia.  

Aumentano le persone positive al Covid ricoverate. Sono 3.344, in aumento di 117 unità nelle ultime 24 ore. Secondo i dati della Regione i ricoverati in terapia intensiva sono 475, in calo di 9 rispetto a ieri. I guariti e i dimessi sono stati 1.646.  

Sono 254 i nuovi casi positivi registrati in provincia di Milano nelle ultime 24 ore, di cui 110 a Milano città. Secondo i dati della Regione Lombardia, i nuovi casi in provincia di Bergamo sono 22, a Brescia 100, a Como 121, a Cremona 15, a Lecco 48, a Lodi 48, a Mantova 162, a Monza e Brianza 63, a Pavia 98, a Sondrio 70 e a Varese 304. 

Covid Italia, 15.378 contagi e 649 morti: il bollettino 

Sono 15.378 i contagi da coronavirus resi noti in Italia oggi, 5 gennaio, secondo il bollettino della Protezione Civile diffuso dal ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 649 morti che portano il totale a 76.329 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid 19. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 135.106 tamponi. L’indice di positività si aggira attorno all’11,4%. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 2.569, con un calo di 10 unità. 

I dati delle regioni: 

LOMBARDIA – Sono 1.338 i nuovi contagi da Coronavirus in Lombardia secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 62 morti. 

PIEMONTE – Sono 1.109 i nuovi contagi da Coronavirus in Piemonte secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 55 morti. 

PUGLIA – Sono 1.081 i nuovi casi di coronavirus in Puglia secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 14 morti. 

VENETO – Sono 3.151 i nuovi casi di coronavirus in Veneto secondo il bollettino di oggi. Segnalati inoltre altri 175 morti. 

FRIULI – Sono 1.131 i nuovi casi di coronavirus in Friuli Venezia Giulia secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 20 morti, cui si aggiungono 21 morti pregresse riguardanti il periodo tra il 16 novembre e il 22 dicembre 2020. 

VALLE D’AOSTA – Sono 21 i nuovi casi di coronavirus in Valle d’Aosta secondo il bollettino di oggi, che non ha registrati morti. 

SARDEGNA – Sono 232 i nuovi contagi da Coronavirus in Sardegna secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 9 morti. Gli ultimi decessi riguardano persone di un’età compresa tra i 55 e i 90 anni. 

EMILIA ROMAGNA – Sono 1.506 i nuovi contagi da Coronavirus in Emilia Romagna secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 64 morti. I tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono stati 15.795.  

ABRUZZO – Sono 213 i nuovi casi di coronavirus in Abruzzo secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 12 morti. 

TOSCANA – Sono 337 i nuovi casi di coronavirus in Toscana secondo il bollettino di oggi. Segnalati inoltre altri 18 morti. 

LAZIO – Sono 1.719 i nuovi casi di coronavirus nel Lazio, secondo il bollettino di oggi. Si registrano altri 72 decessi. “I casi a Roma città tornano a quota 700” sottolinea l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato. 

CAMPANIA – Sono 747 i nuovi contagi da coronavirus in Campania secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 31 morti. 

SICILIA – Sono 1.576 i nuovi casi di coronavirus in Sicilia secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 36 morti.  

 

Covid Veneto, 3.151 nuovi casi e 175 morti: il bollettino 

Sono 3.151 i nuovi casi di coronavirus in Veneto secondo il bollettino di oggi. Segnalati inoltre altri 175 morti.  

Ad oggi sono 3 milioni e 374mila i tamponi molecolari effettuati nella Regione, i test rapidi sono 1 milione e 974mila, mentre l’incidenza dei positivi su tamponi è del 5,66%. Il totale dei positivi in Veneto è di 270.097 persone. Sono 3.457 i ricoverati negli ospedali: 3.066 ricoverati (più 7) in area non critica, 391 (-9) ricoverati in terapia intensiva, mentre i dimessi sono stati 11.196. 

Covid Abruzzo, 213 nuovi casi e 12 morti: il bollettino 

Sono 213 i nuovi casi di coronavirus in Abruzzo secondo il bollettino di oggi. Registrati inoltre altri 12 morti. 

Sono complessivamente 36.287 i casi positivi al registrati nella Regione dall’inizio dell’emergenza. I 213 nuovi casi sono di età compresa tra 9 mesi e 97 anni. I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 26, di cui 1 in provincia dell’Aquila, 9 in provincia di Pescara, 9 in provincia di Chieti e 7 in provincia di Teramo. Con le 12 nuove vittime (di età compresa tra 73 e 100 anni, 7 in provincia dell’Aquila e 5 in provincia di Chieti), il bilancio dei pazienti deceduti sale a 1.252. Del totale odierno, 3 casi fanno riferimenti a decessi avvenuti nei giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl. Lo comunica l’Assessorato regionale alla Sanità. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 23.941 dimessi/guariti (+312 rispetto a ieri). 

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 11.094 (-111 rispetto a ieri). Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 525.626 tamponi molecolari (+2393 rispetto a ieri). Sono 471 i pazienti (+5 rispetto a ieri) ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 39 (invariato rispetto a ieri con 2 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 10584 (-116 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. Del totale dei casi positivi, 11.211 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+28 rispetto a ieri), 7.562 in provincia di Chieti (+86), 7.310 in provincia di Pescara (+34), 9.742 in provincia di Teramo (+62), 295 fuori regione (-1) e 167 (+4) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza. 

Scuola, in Piemonte superiori chiuse fino al 16 gennaio 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio firmerà nelle prossime ore un’ordinanza per la ripartenza della scuola in Piemonte, che conferma il ritorno in classe in presenza dal 7 gennaio per le primarie e le secondarie di primo grado e prevede il mantenimento della didattica a distanza al 100% per le scuole superiori fino al 16 gennaio (ad eccezione degli studenti con esigenze speciali e delle attività di laboratorio), con ritorno in classe in presenza a partire dal 18 gennaio, sempre compatibilmente con l’andamento dell’epidemia. 

La decisione è stata condivisa questa mattina dalla Regione durante un incontro con le Prefetture, i sindaci dei Comuni capoluogo, i presidenti delle Province, i rappresentanti degli Enti locali (Anci, Anpci, Upi, Uncem e Ali-Legautonomie), sentiti anche i sindacati, l’Ufficio scolastico regionale e il ministro della Salute.  

Nuove misure Covid e scuola: cosa succede dal 7 gennaio 

“In queste settimane – ricorda il presidente Cirio – il prezioso lavoro coordinato dalle Prefetture con la collaborazione degli enti locali e di tutto il mondo della scuola piemontese ha portato alla definizione di un piano di organizzazione dei trasporti operativo per garantire il ritorno in classe degli studenti delle scuole superiori sia al 75% che al 50%. Il Piemonte è pronto a partire, ma l’attuale quadro epidemiologico ci impone prudenza, perché la curva del contagio in crescita in molti Paesi europei e in altre regioni italiane ci mette concretamente di fronte al rischio di una terza ondata che dobbiamo fare in modo di contenere. 

“Il Governo, inoltre – sottolinea il governatore – ha modificato nella notte i criteri per la definizione delle soglie di rischio, abbassando i valori per il passaggio di colore tra le diverse zone, per cui è fondamentale avere questa settimana di tempo in più per monitorare l’andamento epidemiologico. Dobbiamo dare sicurezza e certezza alle famiglie e al mondo della scuola, perché non avrebbe senso aprire per poi richiudere dopo qualche giorno”. 

“L’obiettivo – spiega – è far tornare in nostri ragazzi in classe ma con continuità e in sicurezza, proprio per questo abbiamo predisposto il Piano scuola sicura, partito ufficialmente ieri per il personale docente e non docente e dall’11 gennaio per gli alunni delle seconde e terze medie, con tamponi gratuiti su base volontaria per prevenire la nascita di focolai e garantire la didattica in presenza. Anche per questo – conclude il presidente Cirio – chiedo al Governo di poter usare le rimanenze delle dosi di vaccino destinate alla prima Fase per vaccinare subito anche il personale scolastico, tra le categorie professionali più colpite dal contagio nella seconda ondata che è prioritario tutelare”. 

 

Covid, in Italia vaccinate quasi 180mila persone 

Sono 178.939 le persone finora vaccinate in Italia, secondo l’ultimo aggiornamento di stanotte alle 2.30 sul sito del commissario straordinario per l’emergenza, un numero che è pari al 37,3% delle dosi consegnate. La Regione con il maggior numero di vaccinati è il Lazio, con il 63,3%, superata dalla provincia autonoma di Bolzano, con il 67,7%. Fanalino di coda il Molise, con appena l’1,7%, mentre la Lombardia è all’11,4%. 

Torino, lite in comunità psichiatrica: picchiato e ucciso 46enne 

E’ finita in tragedia una lite per futili motivi scoppiata tra due ospiti di una comunità psichiatrica di Volpiano, nel torinese dove i sanitari del 118, intervenuti su richiesta del personale della struttura, hanno soccorso un paziente italiano 46enne in stato di incoscienza. Inutili tutti i tentativi di rianimarlo, l’uomo è deceduto dopo. Giunti sul posto i carabinieri hanno arrestato un altro ospite della comunità, un italiano trentaseienne in libertà vigilata con obbligo di permanenza nella struttura che ai militari ha detto di aver colpito più volte a pugni la vittima per futili motivi.  

Crisanti: “Io vaccinato in diretta, ma sul web c’è chi non ci crede” 

“Dopo il vaccino anti-Covid sto bene, non è successo proprio niente. Neanche qualche linea di febbre. Ho fatto l’iniezione pubblicamente, anche se non mi piaceva la storia delle telecamere, e il video su Youtube è diventato virale. Ma per alcuni neanche questo basta”. A raccontarlo all’Adnkronos Salute è il virologo dell’università di Padova Andrea Crisanti. Nel suo ‘day after’ c’è infatti la sorpresa di leggere alcuni commenti alle immagini del momento della vaccinazione, che vedono l’esperto finire nel mirino di qualche scettico e negazionista. “Non so cosa si possa fare di più. Eppure c’è chi ha scritto che l’ago era parzialmente coperto mentre l’operatrice lo infilava nel mio braccio”, riferisce il docente di microbiologia che nei mesi scorsi era finito sotto i riflettori per aver detto di volere trasparenza sui dati prima di fare il vaccino. Quanto alla partenza a rilento della campagna vaccinale in Italia e in particolare in alcune regioni, Crisanti aggiunge: “Sono i primi giorni. Aspettiamo a criticare, diamogli fiducia”.  

Per quanto riguarda la scuola, spiega ancora Crisanti, “riaprire per qualche settimana una scuola per ogni colore – una in zona rossa, una in zona arancione e una in zona gialla – per capire la trasmissione del Sars-CoV-2 all’interno della comunità scolastica” e prendere una decisione sulle riaperture il 7 gennaio “che sia basata sui dati”. Per l’esperto, “quello in corso in queste ore è un dibattito totalmente inutile in assenza di dati”. 

“Abbiamo perso mesi di tempo prezioso, specie all’inizio – spiega all’Adnkronos Salute -. Tempo in cui avremmo potuto monitorare quello che succede nelle scuole” in tempi di pandemia di Covid-19. “Invece ad oggi nessuno sa cosa succede. Non sono mai stati raccolti e condivisi dati sull’effettiva trasmissione del virus nelle scuole. Ci si è basati su qualche dato che suggerisce che ci sono pochi ammalati. Ma i bambini sono quasi tutti asintomatici, quindi come si fa a dirlo? Con è mai stato fatto un campionamento sulle scuole. Quindi questo è un dibattito condotto senza informazioni”.  

“Io avrei fatto tamponi a campione su varie scuole quando eravamo in condizioni di poterlo fare con calma – ragiona Crisanti – Adesso siamo a pochi giorni dal momento in cui si deve prendere una decisione. E in questa situazione aprirei un distretto scolastico in zona gialla, uno in arancione e uno in rossa e aspetterei qualche settimana per vedere cosa succede. Poi sulla base dei risultati, con i dati dei tamponi che mostrano qual è l’effettiva trasmissione, si potrebbe agire prendendo delle decisioni informate”.  

“Qui nessuno parla con dati validati in mano. E’ invece importante davvero – incalza – che si cerchi di farla una sperimentazione seria in 3 settimane. Solo così potremo sapere. E’ giusto farlo per questi ragazzi che hanno aspettato e sono reduci da mesi di didattica a distanza”, conclude.  

Covid Valle d’Aosta, 27 nuovi casi e 1 morto: il bollettino 

Sono 27 i nuovi casi di coronavirus in Valle d’Aosta secondo il bollettino di oggi. Registrato inoltre un morto. 

446 le persone testate, mentre il nuovo decesso porta il totale a 387. I casi positivi attuali sono 410, -4 rispetto a ieri, di cui 63 in ospedale , 1 in terapia intensiva, e 346 in isolamento domiciliare. Il totale dei casi positivi da inizio epidemia è di 7.359. I guariti sono 6.562, +30 rispetto a ieri. I tamponi ad oggi effettuati sono 7.4357, +778, di cui 10.826 processati con test antigenico rapido.  

Coronavirus Lombardia, 863 contagi e 27 morti: il bollettino 

Sono 863 i nuovi contagi da Coronavirus in Lombardia secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 27 morti. I tamponi processati sono stati 8.161. Il tasso dei positivi sul totale dei test scende al 10,5% dal 12,9% della vigilia. Gli attualmente positivi al Covid-19 in Lombardia sono 52.687 e nella Regione si contano da ieri 5.104 tra guariti e dimessi dagli ospedali. Rispetto a ieri, i ricoverati in terapia intensiva sono 5 in meno, per un totale di 484 posti letto occupati, a fronte però di 22 nuovi ingressi. Negli altri reparti Covid della Regione ci sono 3.227 pazienti (-40). Non ci sono nuovi casi a Sondrio e provincia, mentre a Brescia sono 302, il numero più alto tra le province. Nel milanese sono 243 i contagi, di cui 89 a Milano città. A Como e provincia sono 37, a Bergamo 38 e a Pavia 29. Numeri in calo a Varese (14) e Lodi (9). A Cremona ci sono 18 nuovi casi, a Lecco 21, nel mantovano 66 e in provincia di Monza e Brianza 73.  

Scuola, Zaia: “In Veneto superiori chiuse fino a 31 gennaio” 

Le scuole superiori in Veneto resteranno chiuse fino al 31 gennaio. Lo ha annunciato il governatore Luca Zaia facendo riferimento ad un’ordinanza valida fino alla fine del mese, vista l’emergenza coronavirus. “La regione può intervenire, non è una contrapposizione con il governo. Noi tutti vorremmo le scuole aperte, ma in questo momento non mi sembra prudente”, dice Zaia. “Non è un problema politico”, dice il governatore. “La situazione sta degenerando e bisogna rispondere con misure ad hoc. Non faccio certo un’ordinanza per fare un dispetto alla ministra Azzolina”. 

Coronavirus Veneto, 1.682 contagi e 50 morti: il bollettino 

Regioni e governo si confrontano sull’adozione di nuove misure, che potrebbero portare all’introduzione di una zona arancione in Italia nel weekend. “Da tutti i colleghi presidenti di Regione è venuto un sì unanime a nuove misure per evitare una terza ondata”, dice Zaia. “Dal governo abbiamo appreso che c’è la volontà di modificare alcuni parametri e abbiamo visto la preoccupazione per la terza ondata”, spiega 

“Io sostengo, e i colleghi hanno convenuto – dice ancora – che se la scelta è scientifica non c’è nulla da dire, ma io ho aggiunto che lo si faccia in maniera incontrovertibile, e non ci sia poi il ‘Pierino’ di turno che ti dice che dovresti fare questo o quello”. 

 

Scuola, in Friuli Venezia Giulia superiori chiuse fino al 31 gennaio 

“Le scuole secondarie di secondo grado in Friuli Venezia Giulia rimarranno chiuse fino al 31 gennaio adottando al cento per cento la didattica digitale integrata. Una scelta di responsabilità, che tiene conto dell’andamento dei dati epidemiologici e assunta mantenendo un senso di lealtà istituzionale nei confronti del Governo, dal momento che è facoltà delle Regioni intraprendere misure più ristrettive rispetto a quelle nazionali”. Lo hanno detto oggi a Trieste il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, e gli assessori Alessia Rosolen (Istruzione) e Graziano Pizzimenti (Infrastrutture) annunciando un’ordinanza a firma del governatore Massimiliano Fedriga che prevede il rinvio dell’apertura delle scuole superiori successivamente al 31 gennaio. 

Scuola, Zaia: “In Veneto superiori chiuse fino a 31 gennaio” 

Come ha spiegato l’assessore Rosolen, la decisione è motivata da una parte da una questione sanitaria contingente e dall’altra da un fattore organizzativo finalizzato a dare alle scuole una tempistica certa “che non sia quella di un’apertura di pochi giorni per poi richiudere, come era stato ventilato da parte del Governo per il periodo prefestivo”. Rosolen ha comunque sottolineato il lavoro importante svolto con l’Ufficio scolastico regionale e tutte le articolazioni del sistema scolastico, che in un quadro emergenziale estremamente complicato hanno sempre fornito la loro massima collaborazione. 

Da parte sua il vicegovernatore Riccardi ha rimarcato come la scelta di aprire le scuole debba essere coerente con il fatto di garantire le massime condizioni di sicurezza in termini di salute a tutti (studenti, personale docente e amministrativo) e di poter contare su un sistema sanitario e ospedaliero che non sia sotto stress relativamente al numero di ricoveri ordinari e di terapia intensiva. Illustrando i dati del contagio il vicegovernatore ha ricordato come proprio la fascia 10-19 anni sia quella che ha visto in percentuale la maggior parte di casi di positività al Covid (18 per cento) in Friuli Venezia Giulia nel periodo dal 30/11 al 27/12. “Un elemento quest’ultimo – ha rilevato Riccardi – che, sommato all’andamento complessivo della curva dei contagi, motiva in maniera oggettiva l’ordinanza che il governatore sta per siglare”. 

Per quel che riguarda il tema dei trasporti, fortemente correlato alla riapertura delle scuole, l’assessore Pizzimenti ha ribadito l’importanza del lavoro svolto in questo periodo con le Prefetture per condividere un piano che consentisse il riavvio delle lezioni in sicurezza. “Eravamo – ha detto – e siamo pronti a tutti gli scenari, anche per un rientro con un coefficiente di riempimento dei mezzi che l’ultimo dpcm prevede al 75 per cento, tenendo conto di una profonda differenza su base territoriale che riguarda in particolare l’area dell’ex provincia di Udine: con 5 poli scolastici che manterrebbero l’orario storico e altri 6 che adotterebbero due orari diversi di entrata”. Come ha aggiunto Pizzimenti, con la parte ferroviaria si arriva a 134 mezzi in più che sono stati reperiti sul mercato. Il tutto, relativamente ai costi, ha comportato anche un impegno dell’Amministrazione regionale che “è pronta – ha concluso – ad anticipare con fondi propri le risorse aggiuntive annunciate dal Governo”. 

Coronavirus Veneto, 1.682 contagi e 50 morti: il bollettino 

Sono 1.682 i nuovi contagi da Coronavirus in Veneto secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 50 morti. Da inizio pandemia nella Regione i positivi totali sono 266.946, mentre i morti 6.813. Il totale dei ricoverati ad oggi è di 2.706 persone (+18) mentre nelle terapie intensive sono in cura 368 persone (+3).  

“Siamo obbligati a non sottovalutare la situazione e noi in Veneto abbiamo una situazione atipica: le curve non stanno crescendo, ma al tempo stesso non stanno neppure calando”, ha ammonito il presidente del Veneto Luca Zaia oggi nel corso del punto stampa dalla sede della Protezione civile di Marghera. Per Zaia, “qualcosa non torna: le restrizioni servono ma nonostante questo i contagi non calano, qualcosa ci sfugge: noi abbiamo il virus inglese, è una certezza, lo abbiamo trovato in più casi, sapendo che nonostante non comporti sintomi più gravi, è però molto più contagioso”. “Ci sono persone in quarantena che si danno ‘alla macchia’ – denuncia il governatore veneto -, danno numeri di telefono sbagliati ai controlli, positivi che non rispondono alle telefonate a casa. Così mettiamo a rischio la vita”.  

“Dalla videoconferenza di ieri sera abbiamo capito che il governo intende modificare il parametro fondamentale, l’Rt, l’indice di trasmissibilità del virus, per calcolare il colore delle fasce di rischio”. E, ancora, Zaia ha sottolineato che “saranno gli scienziati, l’Iss e il Cts a decidere. Si parla dell’indicatore Rt pari a 1 per far scattare la zona arancione. Ma, va detto che già oggi l’Rt nazionale è già sopra l’1”, ha spiegato Zaia. Spero, aggiunge, “che ogni misura, adottata dal governo, preveda una forma di ristoro per le nostre imprese. Questa pandemia ci sta mettendo in ginocchio dal punto di vista economico”.  

 

Covid Italia, oltre 118mila le persone vaccinate 

Sono 118.554 le persone vaccinate in Italia contro il coronavirus secondo gli ultimi dati aggiornati alle 00.59 del 4 gennaio pubblicati sul portale del Commissario straordinario per l’emergenza Covid. Le donne vaccinate sono 71.104 mentre gli uomini sono 47.450.  

Tra le regioni al primo posto troviamo il Lazio (22.314 e il 48,7% di dosi somministrate su quelle consegnate). Seguono il Veneto (15.776), il Piemonte (12.604) e la Sicilia (11.636). Male la Lombardia con 3.126 persone vaccinate e il 3,9% di dosi somministrate su quelle consegnate.  

Le vaccinazioni hanno riguardato finora le categorie degli operatori sanitari sociosanitari (105.747), il personale non sanitario (6.173) e gli ospiti di strutture residenziali (6.634).  

Open Arms con 265 migranti soccorsi in viaggio verso Porto Empedocle 

E’ in viaggio verso Porto Empedocle (Agrigento) la nave Open Arms con a bordo 265 persone soccorse nei giorni scorsi in mare dalla Ong spagnola. In un primo sbarco sono state tratte in salvo 169 persone e in un secondo altre 96. “Il tempo è peggiorato, piove e fa freddo. Dopo il rifiuto di Malta, l’Italia assegna Porto Empedocle come porto di sbarco. Siamo felici per le persone a bordo, un pensiero va a chi questa notte affronterà il temporale su una barca alla deriva”, scrive Open Arms su Twitter. 

Focolaio Covid, morte 10 suore in casa di riposo a Cervia 

Dieci suore, su un totale di 45 ospiti, tutte religiose, sono morte a causa del Coronavirus nella casa di riposo di Santa Giovanna Antida Thouret a Cervia. Lo scrive il ‘Resto del Carlino’, secondo cui tutte le suore si sono ammalate nei mesi scorsi e 10 sono morte. In questo momento soltanto una religiosa è ancora positiva, fortunatamente asintomatica, mentre tutte le altre sono guarite.”Ora è solo questione di tempo perché la struttura possa dirsi ‘Covid free’ – dice don Pierre Laurent Cabantous, parroco della concattedrale Santa Maria Assunta di Cervia – C’è un progressivo miglioramento, e nessuna ora è più in ospedale”. 

 

Covid Italia, 14.425 contagi e 347 morti: il bollettino 

Sono 14.245 i contagi da coronavirus in Italia resi noti oggi, 3 gennaio, secondo i dati del bollettino della Protezione Civile diffuso dal ministero della Salute. Dai ieri sono stati registrati 347 morti, che portano il totale a 75.332 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid 19. Da ieri sono stati effettuati 102.974 tamponi. Gli ingressi in terapia intensiva sono stati 154, 2583 i ricoverati in totale.  

I dati delle regioni: 

LOMBARDIA – Sono 1.709 i nuovi casi di coronavirus in Lombardia resi noti oggi, 3 gennaio, secondo i dati del bollettino della Protezione Civile diffuso dal ministero della Salute. Dai ieri sono stati registrati 36 morti, che portano il totale a 25.317 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid 19. 

EMILIA ROMAGNA – Sono 1.818 i nuovi casi di coronavirus in Emilia Romagna. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 41 morti, che portano il totale a 7.887 nella regione. 

PIEMONTE – Sono 741 i nuovi casi di Coronavirus in Piemonte. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 8 morti.  

VENETO – Sono 3.419 i contagi da coronavirus in Veneto resi noti oggi, 3 gennaio, secondo i dati del bollettino della Protezione Civile diffuso dal ministero della Salute. Dai ieri sono stati registrati 88 morti, che portano il totale a 6.763 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid 19. 

LAZIO – Sono 1.681 i nuovi casi di coronavirus nel Lazio, dove sono stati registrati altri 24 morti secondo i dati diffusi dalla Regione. “Oggi su quasi 12 mila tamponi nel Lazio (+2.206) si registrano 1.681 casi positivi (+406), 24 i decessi e +952 i guariti. Stabili i decessi, aumentano i casi e i ricoveri, mentre diminuiscono le terapie intensive. il rapporto tra positivi e tamponi e’ a 14%. I casi a Roma citta’ sono stabili a quota 700. 

TOSCANA – In Toscana i nuovi casi di coronavirus sono 355. Oggi si registrano 10 nuovi decessi: 4 uomini e 6 donne con un’età media di 83,1 anni. 

CAMPANIA – Sono 619 i nuovi contagi da Coronavirus in Campania secondo il bollettino reso noto oggi. Da ieri sono stati registrati altri 18 morti.