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Categoria: fatti/cronaca

Fase 2, allarme movida. Fontana: “Pronti a nuove restrizioni” 

Richiamo di Attilio Fontana contro la movida. Il governatore della Lombardia è pronto a “nuove restrizioni” dopo aver visto le foto degli assembramenti serali e in orario aperitivo di molti cittadini lombardi.  

“Come ho più volte ribadito – tuona – Regione Lombardia è pronta a intervenire, anche con nuove restrizioni, per evitare che tutto il lavoro svolto fin qui grazie alla buona volontà della maggioranza dei cittadini venga vanificato da alcuni incoscienti”, è il messaggio del presidente, che chiede anche di sanzionare le attività che non fanno nulla per evitare le folle fuori dai locali.  

Coronavirus Lombardia, 441 nuovi positivi 

“Dopo aver visto nelle ultime ore le foto, i video e le notizie riguardanti assembramenti e movida in diversi comuni lombardi – dice ancora – mi appello ai prefetti e ai sindaci della nostra regione affinché usino, dove serve, il massimo del rigore, anche attraverso l’utilizzo della Polizia locale e delle forze dell’ordine e l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge, come la riduzione dell’orario di apertura e la chiusura”.  

BRESCIA – Intanto scatta il coprifuoco anti-movida e assembramenti a Brescia. Il sindaco Emilio Del Bono ha firmato un’ordinanza per la zona di piazzale Arnaldo e le vie limitrofe con cui impone la chiusura dei locali alle 21.30 fino alle 5 del mattino seguente, per stasera e per domani. “La decisione è stata presa dopo che, venerdì 22 maggio, fuori da bar e ristoranti si sono verificati assembramenti e il mancato rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, ed è stato accertato il mancato corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, imposti dall’ordinanza regionale del 17 maggio”, spiega il Comune. Il coprifuoco arriva nonostante la presenza e gli specifici controlli di polizia locale e delle altre forze dell’ordine. “Preso atto che, nonostante gli specifici servizi di controllo da parte della Polizia Locale e delle altre forze dell’ordine, non è stato possibile far rispettare le norme sul distanziamento sociale e considerato che si sono verificate risse e liti, causate dall’abuso di sostanze alcoliche con serio pericolo per l’incolumità pubblica, la sicurezza urbana e la salute pubblica, come risulta dalla relazione della Polizia Locale”, il sindaco ha deciso chiudere i locali e le attività commerciali che restano aperte la sera, per evitare rischi. La prossima settimana sarà convocato il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per valutare le soluzioni più idonee per gestire al meglio la situazione. Il mancato rispetto dell’ordinanza è punito con una sanzione amministrativa da 400 a 3mila euro e la chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. 

SAVONA – “Le criticità della movida in Darsena sono state già affrontate, durante il Comitato Ordine pubblico e sicurezza convocato dal Prefetto dal quale è scaturito un piano di controlli intensificati da parte della Polizia Municipale e della Forze dell’Ordine come è avvenuto già nella serata di ieri. Purtroppo, però, ci siamo resi conto che non è sufficiente e come Amministrazione comunale abbiamo in programma un incontro con gli operatori della Darsena, per attivare modalità condivise anti assembramento”, afferma il sindaco di Savona, Ilaria Caprioglio, commentando la polemica sul mancato rispetto delle norme di distanziamento che ha riguardato la movida in alcune zone della città dopo alcune foto scattate ieri sera tra i locali della darsena savonese, nel primo venerdì sera post lockdown con i bar aperti e molti avventori, con e senza mascherine. “I controlli in Darsena proseguiranno – aveva già scritto Caprioglio in un post sulla sua pagina Facebook – ancora con maggiore intensità e, se continueranno a reiterarsi momenti di assembramento, verranno presi gli opportuni provvedimenti. Non mi sembra corretto, tuttavia, per l’atteggiamento irresponsabile di un gruppo di ragazzini danneggiare l’intera comunità dal punto di vista sanitario ma anche economico”. 

 

 

Fase 2, Arcuri: “Partita non è vinta, rispettare le misure” 

“La curva del contagio sembra non risalire ma la partita non è vinta”. Lo ha detto il commissario straordinario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri nel corso del punto stampa settimanale. “Ai giovani dico che il rispetto delle misure è fondamentale”, ha sottolineato. 

MASCHERINE CHIRURGICHE IN VENDITA ANCHE NEI TABACCAI – “La partita delle mascherine è definitivamente risolta. Anche nelle farmacie le mascherine a 50 centesimi ora si trovano e da ieri i primi 20mila tabaccai hanno cominciato a vendere le mascherine chirurgiche” ha spiegato il commissario all’emergenza. Le farmacie “dalla prossima settimana ci informano di essere in grado di reperire 20 milioni di mascherine a settimana – ha aggiunto – Noi abbiamo una dotazione sufficiente per integrare queste scorte se servirà”.  

SCUOLE E MATURITA’ – Inoltre, “con il ministro Azzolina stiamo predisponendo le dotazioni di sicurezza che devono essere disponibili in tutte le scuole il 17 giugno quando inizieranno gli esami di maturità. Esami che devono essere fatti in assoluta sicurezza” ha detto Arcuri. In occasione degli esami di maturità “distribuiremo le mascherine gratuite per il personale docente e non docente e per gli studenti”, “e stiamo iniziando a studiare per capire come approcciare la ripresa dell’attività scolastica a settembre”. 

INDAGINE SIEROLOGICA – “Lunedì partirà l’indagine sierologica con centinaia di volontari della Cri impegnati e 150mila italiani ci aiuteranno a capire meglio e di più del virus e ci daranno indicazioni per fronteggiarlo meglio nelle prossime settimane” ha aggiunto il commissario. 

CLICK DAY – Arcuri ha poi spiegato che “non c’è stato alcun corto circuito o cattivo funzionamento del sistema. Non c’è stato alcun intoppo nel lavoro svolto da Invitalia. Il governo ha scelto il click day. Io penso che sia giusto dare alle imprese, nei limiti del possibile, un rimborso per gli oneri sostenuti sui dispositivi per mettere in sicurezza. Credo che ci sia, nelle nostre esperienze e nelle nostre storie, la capacità di comprendere se la rilevanza di questa misura sia tale, per cui va replicata o modificata. Non spetta a Invitalia deciderlo”. 

REGIONI – “Non farò mai polemica con i governatori, nemmeno sotto tortura, non ho commenti da fare sull’ospedale Fiera Milano”, ha poi messo in chiaro Arcuri.  

APP – Quanto alla App, “arriverà a cavallo della fine di maggio, non ci saranno ritardi” ha assicurato.  

TURISMO – “E’ indispensabile garantire il turismo soprattutto al Sud” ha sottolineato il commissario per l’emergenza.  

Falcone: questore Cortese, ‘Così presi assassino del giudice, fu Brusca a premere il telecomando’ 

(di Elvira Terranova) – “Ricordo tutto di quel giorno, l’adrenalina, l’attesa, e poi, finalmente, l’arresto di Giovanni Brusca” il boia che azionò il telecomando che alle 17.58 del 23 maggio 1992 fece saltare in aria le Croma blindate del giudice Giovanni Falcone, con a bordo la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta. Tutti morti. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è il questore di Palermo, Renato Cortese, che nel maggio del 1996 era alla squadra Catturandi della Mobile di Palermo a coordinare gli uomini che stavano dando la caccia a Giovanni Brusca, giovane e sanguinario boss di San Giuseppe Jato. “Io mi trovavo nella sala intercettazioni – ricorda Cortese, mentre attende l’inizio della messa a San Domenico, dove riposa il giudice – e da lì seguivo i miei uomini che stavano ad Agrigento”.  

Sì, perché Giovanni Brusca è stato arrestato in una villetta vicino al mare dell’agrigentino. Dove si trovava, durante latitanza, con il fratello Enzo, ma anche il figlioletto Davide. Gli investigatori, i ‘cacciatori’ di Brusca, erano riusciti ad ascoltare la sua voce, grazie alle intercettazioni telefoniche, ma non sapevano dove si trovasse con esattezza. Così, fu un colpo di genio a scovare il latitante. Come ricorda oggi Renato Cortese, lo stesso che dieci anni dopo avrebbe messo le manette ai polsi del capo dei capi, Bernardo Provenzano, in una stalla vicino Corleone. Un ispettore ebbe l’idea di fare passare una moto smarmittata proprio mentre Brusca era al telefono. E mentre alcuni poliziotti erano appostati a pochi metri e altri poliziotti ascoltavano a Palermo la sua voce, la moto con la marmitta rotta è passata nei pressi della villa facendo un rumore assordante. “Era la prova che Giovanni Brusca fosse lì – ricorda oggi Cortese – Così abbiamo dato l’ok per l’intervento”.  

Giovanni Brusca alla vista dei poliziotti gettò il cellulare dalla finestra con un gesto di stizza. “Venne arrestato mentre stava vedendo un film su Giovanni Falcone”, ricorda il questore Cortese. Era la sera del 20 maggio del 1996. Poche settimane dopo Brusca decise di fare il grande passo e di collaborare con la giustizia. Da allora ha raccontato molti retroscena di Cosa nostra. Ma cosa accadde la sera di quel 20 maggio 1996? “Io mi trovavo nella cabina delle intercettazioni e ho seguito tutto in diretta da Palermo – racconta ancora Cortese -Non ero da solo, mi piace ricordare che c’erano uomini e donne della Squadra Mobile, come nelle altre catture, perché questo è un lavoro di sinergia, un lavoro di squadra”.  

“Quella cattura la ricordo molto bene, perché era una cattura che avvenne a distanza di pochi anni dalla strage di Capaci – dice ancora Renato Cortese – E sapere che quel soggetto di grande capacità criminale che aveva schiacciato il telecomando, facendo saltare in aria i nostri poliziotti, era lì, a pochi metri da noi, era una spinta motivazionale in più”. E ricorda anche che “quella sera davanti alla Squadra Mobile, all’arrivo di Brusca, c’erano tantissimi poliziotti, però non c’erano i cittadini” a differenza di quanto sarebbe accaduto qualche anno dopo con la cattura di Provenzano. 

“Era un periodo diverso – spiega Cortese – sì c’erano le lenzuola bianche appese ai balconi, ma ancora non c’era una partecipazione attiva, mentre c’erano tanti poliziotti perché ancora bruciava il dolore per quello che avevamo subito. Otto colleghi uccisi, in due mesi, oltre a Giuliano, Cassarà, Montana e altri ancora. E’ stato un percorso graduale di efficacia e di credibilità dello Stato, arresto dopo arresto, da Benedetto Spera a Gaspare Spatuzza, arresti inanellati in pochi mesi l’uno dall’altro”. Per il questore di Palermo “la parte repressiva è servita a recuperare fiducia nei confronti dello Stato che dimostrava in quegli anni di saperlo fare e se sei guarda all’epilogo con l’arresto di Provenzano, vedere che centinaia di cittadini si sono riversati sotto la Squadra Mobile e, per la prima volta applaudivano gli ‘sbirri’ anziché prenderli a parolacce, quello è stato lo spartiacque. Su quello che era Palermo e questa di oggi. Era una metodologia che va recuperata. Se lo Stato è credibile la gente vuole credere nello Stato”.  

E sull’arresto di Bernardo Provenzano, avvenuto nell’aprile 2006, Cortese, che non era nella sala intercettazioni ma direttamente sul posto, ricorda tutto: “Era come se avessi già vissuto quella scena, noi sapevamo tutto di lui, era come se lo conoscessi da sempre. Ho pensato che lui era latitante da prima della mia nascita, nel 1963 e io sono nato l’anno successivo. Una grande emozione”.  

E poi tornando sull’arresto di Giovanni Brusca ricorda: “Mi fa piacere ricordare la fantasia e l’intuito investigativo che ci hanno permesso di arrestarlo – dice – al di là dell’aspetto umano, di avere messo le mani su un ‘pezzo grosso’ della mafia che aveva causato la strage. Ricordo perfettamente, come se fosse ieri, quella moto smarmittata nella cuffia delle intercettazioni. La conferma che Brusca fosse proprio lì, a pochi metri da noi”. E “ho dato l’ok”, ricorda con emozione. “Lo abbiamo trovato mentre guardava il film su Falcone – dice – incredibile. E’ stato un momento indimenticabile”. 

Caos procure, Ayala: “Sono sconvolto, giudici scopiazzano la peggiore politica” 

“Io sono veramente sconvolto, questo non è altro che scopiazzare la peggiore politica…”. Con queste parole Giuseppe Ayala, pubblico ministero al maxiprocesso alla mafia di Palermo e grande amico di Giovanni Falcone, commenta con l’Adnkronos le ultime intercettazioni nell’inchiesta all’ex consigliere del Csm Luca Palamara. “Per me non c’è stato nulla di nuovo nel leggere quelle intercettazioni – spiega – anche se non sono mai stato addentro queste logiche. Ma il vero pericolo è che la gente possa perdere la fiducia nella magistratura”.  

Per Ayala, che oggi ha partecipato alle cerimonie per ricordare il giudice Giovanni Falcone, “è un pericolo molto concreto, ecco perché è una priorità di cui si dovranno fare carico le istituzioni”. “Devono intervenire, non so come, trovino il modo – auspica – Quando io scoprii che il precedente Csm, con Palamara consigliere, faceva le nomine a ‘pacchetto’, come le hanno chiamate, per cui c’era una Procura che rimaneva vuota per mesi finché non si combinavano i giochi, questo è davvero scopiazzare la peggiore politica”.  

“Su questo sono impietoso – dice Ayala – naturalmente non generalizziamo, ci sono molte persone serie, ma lì una responsabilità politica a carico del governo e del Parlamento c’è tutta. Il nodo è il metodo delle elezioni del Csm” anche se secondo il magistrato “il sorteggio mi sembra assurdo, se ne inventino un’altra…”. 

Ayala commenta poi le parole piene di amarezza di Luciano Traina, fratello di Claudio Traina ucciso nella strage di Capaci, che ieri in un’intervista all’Adnkronos ha detto di essere “stanco delle solite passerelle”, di “promesse lunghe 28 anni” e “di vuote parole a cui non seguono mai fatti”. “Non ho più fiducia in questo Stato, uno Stato che resta sempre in debito verso chi ha dato la propria vita per il Paese”, si è sfogato Traina. 

“Rispetto l’opinione del fratello dell’agente di scorta Traina, sono opinioni personali e rispettabilissime. Ognuno si regola come sente di fare – dice ala – Io, che sono vicepresidente della Fondazione Falcone e che da tanti anni si occupa soprattutto dei giovani, ci credo molto. Inoltre, sul piano strettamente personale non riesco a non venire e a non fermarmi sulla tomba di Giovanni. Secondo me queste cerimonie servono”.  

“Certo, ci sono quelli che dicono la sfilata delle autorità sono solo passerelle, ma rappresentano le istituzioni, è la struttura del paese. Non possiamo dire che le istituzioni non devono venire e che deve partecipare solo la gente comune. Rispetto ovviamente chi ha questa sensibilità. Ma io mi comporto diversamente”.  

Sul versante della lotta alla mafia, secondo il magistrato, da parte del Governo Conte “c’è stata una continuità, non ho visto particolari debolezze nel contrasto a Cosa nostra”. E aggiunge: “C’è una parte consistente della magistratura e delle forze di polizia, che sono in prima linea, che questo impegno lo assolvono con grande dignità. E poi vorrei ricordare che noi abbiamo una legislazione ottima proprio grazie a giudici come Giovanni e Paolo”.  

Fase 2, Zaia: “Da giugno riaprono servizi infanzia in Veneto” 

Dal primo giugno in Veneto riaprono i servizi per l’infanzia e per i ragazzi da 0 a 17 anni. Lo prevede una nuova ordinanza, annunciata dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia durante una conferenza stampa presso al sede della Protezione civile a Marghera. In settimana il Comitato tecnico-scientifico nazionale dovrà validare le linee guida per i servizi 0-3, “per cui la partenza sarà per preparare i servizi”, ha precisato Zaia. Con una successiva ordinanza saranno fissate date e linee guida per cinema, teatri, concerti, centri termali, discoteche, sagre e fiere. “Con questa ordinanza spero in settimana, chiudiamo tutta la partita”.  

Da lunedì prossimo, 25 maggio in Veneto riapriranno i parchi tematici e aree di intrattenimento, i noleggi di auto, bici e moto, gli informatori medici e del farmaco, aree giochi per bambini all’aperto, anche nei centri commerciali e strutture ricettive. Riparte anche la formazione professionale per laboratori, esami e tutoraggio.  

Guerra: “Meglio le vacanze in Italia, più sicure” 

La fase 2 dell’emergenza coronavirus prosegue “con un quadro incoraggiante”, l’estate si avvicina e Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) consiglia “di trascorrere le vacanze in Italia, di non uscire fuori dai confini. Non mi avventurerei in viaggi all’estero verso Paesi, e mi riferisco anche all’Europa, dove non c’è la garanzia per chiunque, a prescindere dalla nazionalità, di avere un supporto sanitario di alto livello. Non c’è niente di più sicuro come il nostro servizio sanitario”, assicura in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.  

Non va bene nemmeno la Germania? “Io resterei a casa – risponde Guerra – Per non contare il valore etico di una vacanza in Italia. Scegliendo una vacanza tricolore, partecipiamo al rilancio dell’economia turistica. Tutti dobbiamo contribuire. Da veronese spero che la stagione lirica dell’Arena possa dare segnali di ripresa”. Quindi sarà possibile tornare a teatro e cinema? “Magari con un po’ di fantasia e nel rispetto delle norme. Gli italiani hanno imparato la lezione – rileva l’esperto Oms – e se applicano le misure di protezione si può ricominciare a fare tutto. L’autodisciplina è il primo comandamento”. 

“Sulla perdita di aggressività del virus” con la bella stagione e l’aumento delle temperature, invece, Guerra nutre “forti dubbi. In India e Brasile la stagione è calda, eppure stanno vivendo una fase ascendente dell’epidemia – evidenzia – Il sindaco di Manaus ha chiesto aiuto. Inoltre non sappiamo cosa sta accadendo nei Paesi dove c’è il problema di raccogliere i dati. A cominciare dall’Africa. Speriamo che le caratteristiche demografiche, vale a dire una popolazione più giovane e meno esposta a malattie croniche, stiano determinando una minore circolazione del coronavirus. Noi siamo pronti ad aiutarli e stiamo accantonando dei fondi”.  

“Siamo a un ottimo punto. Il sistema di monitoraggio funziona e trasmette un quadro incoraggiante, a parte qualche variabilità che però non preoccupa ed era comunque prevista”, continua Guerra che esprime ottimismo sull’andamento della fase 2 della crisi Covid-19. Ma invita anche a non mollare, a non abbassare la guardia. “Non si può scherzare”, avverte. 

“I piccoli segnali di allerta, come quello che viene dalla Valle d’Aosta – spiega l’esperto – sono monitorati e dipendono dal ridotto numero di casi” di infezione. “Sta andando bene nell’insieme e anche il riscontro negli ospedali è positivo, ce lo dicono gli indicatori sul numero di posti letto occupati”. I dati diffusi in queste ore “fotografano l’Italia di 5 giorni fa – ricorda Guerra – perché sono dati che hanno bisogno di questo tempo per essere raccolti e organizzati, quindi abbracciano anche l’iniziale fase di riaperture. Se ci fosse stato qualche segnale di rialzo dei casi legato alla fase 2 avremmo già dovuto vederlo grazie a questo sistema di monitoraggio molto articolato e sensibile. Le Regioni – osserva – hanno imparato a comunicare i dati con rigore. Non si può scherzare, dunque non è neppure lontanamente immaginabile che tendano a minimizzare il rischio. Sanno a cosa si andrebbe incontro”.  

“Man mano che si va avanti il quadro diventerà più preciso – continua il Dg aggiunto dell’Oms – Non nego che siamo tutti impauriti all’ipotesi della ripartenza della curva. L’indice di contagio, quello che chiamiamo Rt, in certe regioni è molto vicino all’unità e ci vuole poco per scavallare”, ammonisce. Cosa ci sfugge ancora del nuovo coronavirus? “Resta in sospeso la domanda sui bambini e i giovani. Quanto e come sono suscettibili. E ancora, fino a che punto non si contagiano e fino a che punto trasmettono il virus? Se rispondessimo a questi interrogativi, potremmo pensare alla riapertura di scuole e università in sicurezza. La ricerca corre veloce”. 

 

Fontana: “Regione Lombardia non ha fatto errori” 

Nessun errore da parte della Regione Lombardia nella gestione dell’emergenza coronavirus. La mancata istituzione di una zona rossa nei Comuni di Nembro e Alzano Lombardo è stato uno sbaglio “che non può essermi contestato”, afferma il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in un’intervista a Repubblica. “Nella settimana dal 4 al 7 marzo ci sono state parecchie interlocuzioni con il ministro Speranza e con il presidente del Consiglio Conte. Arrivarono nella Bergamasca anche carabinieri e militari, poi non so cosa sia successo. Invece della zona rossa che noi chiedevano venne creata la zona arancione in tutta la Lombardia”. 

L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, “ha sbagliato” a sostenere che la Regione avrebbe potuto istituirla. “Esiste una valutazione giuridica di Sabino Cassese, che parla di iniziativa nelle mani del governo e quest’impostazione è stata confermata dalla direttiva del ministro dell’Interno ai prefetti”, continua Fontana. 

Nessun errore neppure nell’ordinanza regionale che chiedeva il trasferimento di pazienti Covid nelle Rsa. “Alla nostra richiesta hanno aderito solo 15 strutture sulle 708 che ci sono in Lombardia. E ormai è noto che i test sul sangue, eseguiti con l’Avis, raccontano come il virus circolasse già a gennaio. In ogni caso, se c’era un protocollo preciso per le Rsa, dove abbiamo sbagliato?”. E alla domanda sul trasferimento al Pio Albergo Trivulzio di persone dimesse dall’ospedale di Sesto San Giovanni Fontana risponde che “il Pat è una grossa struttura e questi degenti sono andati in uno dei tanti reparti”. 

E sugli errori commessi al Pat Fontana spiega che “delle commissioni regionale e comunale fanno parte ex magistrati come Giovanni Canzio e Gherardo Colombo, aspetto l’esito della loro inchiesta”. Il presidente della Regione afferma di non conoscere il presidente del Pat, Giuseppe Calicchio, “mai parlato, ma malati di Covid non ne sono stati mandati là dalla Regione e lo si potrà accertare”. Le forniture di mascherine, tamponi e reagenti “sono competenza esclusiva dello Stato. Noi abbiamo chiesto dal primo giorno i presidi di sicurezza, il governo ha cercato e non ha trovato”. 

Nessun errore neppure nell’allestimento dell’ospedale Covid alla Fiera di Milano. “Assolutamente no. La nostra unità di crisi sostenne che serviva trovare una soluzione, avevamo un medico in lacrime che diceva ‘Presto finiranno i posti in terapia intensiva’. È stato realizzato con fondi donati dai privati, abbiamo tutti i rendiconti. Nonostante la Germania abbia sei volte i nostri posti in terapia intensiva, Berlino ha organizzato un ospedale simile. Saranno scemi anche loro?”. 

Per Fontana non si tratta di un’assoluzione alla gestione della crisi da parte della Regione “ma faccio io una domanda ai critici. Perché la provincia di Piacenza, che fa parte di un’altra regione, ha subito in proporzione danni peggiori dei nostri? Per colpa del loro presidente Bonaccini? O perché Piacenza è vicina a Codogno e all’epicentro della pandemia? Se vado a Varese, Como, Sondrio e Mantova, che sono in Lombardia, trovo pochissimo contagio”.  

Fase 2, Rezza: “Rilevare anche piccoli segnali d’allarme” 

“Questo strumento messo a punto è un po’ una novità per il nostro Paese, per monitorizzare l’andamento dell’epidemia e riuscire a rilevare anche piccoli segnali d’allarme che possono comparire”. Lo ha detto Gianni Rezza, neodirettore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, illustrando il report sulla situazione di Covid-19 in Italia e ricordando che, nel momento in cui si passa alla fase 2, “il timore è che la popolazione possa non rispettare le indicazioni” relative “all’uso di mascherine, al distanziamento fisico e al lavaggio delle mani”, e il rischio è di non riuscire “a rilevare anche piccoli scostamenti, piccoli segnali d’allarme”. I sistemi regionali devono “essere in grado di rilevarli”, raccomanda, sottolineando che da questo punto di vista arrivano segnali positivi. Viene posta molta attenzione all’indice di contagio Rt, “ma non è l’unico elemento: in una regione piccola bastano pochi casi per farlo scattare, ma poi l’incidenza per abitanti è relativamente bassa”, ha ricordato Rezza citando il caso della Valle d’Aosta (1,6). “Valutiamo complessivamente questi casi, non facciamo come è successo in passato per la povera Umbria”.  

“Ero tendenzialmente pessimista, ma vedendo come stanno andando le cose”, direi che “possiamo essere leggermente più sollevati. Questo non vuol dire che il pericolo sia alle nostre spalle”, avverte ancora Rezza, che continua: “Gli indicatori mostrano che le cose per ora stanno andando benino, anche se sappiamo che il virus sta continuando a circolare e, come trova l’occasione, fa subito un grappolo di casi – ha aggiunto Rezza – quindi bisogna tenerlo sotto controllo”. “Sembra che stia aumentando la resilienza delle regioni e la capacità di intercettare anche piccoli numeri di nuovi casi, e questo deve continuare anche nei mesi estivi”, ha raccomandato l’esperto.  

Per Rezza, “è ancora tutta da determinare la possibile influenza del caldo sul Sars-Cov-2”. Normalmente, infatti, “le infezioni respiratorie nel periodo estivo hanno una diminuita incidenza: dall’influenza alle varie forme di raffreddore, tra cui anche quelle da coronavirus comuni. In questo caso, però, ancora non lo sappiamo”. 

“Il caldo – ha spiegato Rezza – ha un effetto sulle virosi respiratorie. Questo non tanto perché può provocare uno stress del virus attraverso una più rapida evaporazione, con l’essiccamento dei droplets, e quindi anche un minore resistenza ambientale. Potrebbe essere un effetto, ma non è facilmente quantizzabile. La vera ragione è che nella stagione estiva, in tempi normali, c’è naturalmente il distanziamento sociale: chiudono scuole, uffici, si vive di più all’aperto”. Insomma “c’è un effetto suoi comportamenti umani che può diminuire l’incidenza d virosi respiratorie”. Ma quando si parla di “un virus nuovo, con un’ampia popolazione suscettibile è difficile dirlo. L’influenza che può avere è tutta da determinare” .  

 

Coronavirus, procura di Milano apre fascicolo su ospedale Fiera 

La procura di Milano, come atto dovuto, ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza ipotesi di reato né indagati, sulla realizzazione dell’ospedale Covid nei padiglioni della Fiera, a seguito dell’esposto presentato nei giorni scorsi dall’Adl Cobas Lombardia. Del fascicolo se ne occupa il dipartimento di contrasto ai reati nella Pubblica amministrazione guidato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli.  

Nella denuncia, firmata dal portavoce del sindacato Riccardo Germani e depositata tramite l’avvocato Vincenzo Barbarisi, si segnala che l’operazione della costruzione della struttura modulare in Fiera “presenta delle criticità già dal giorno successivo alla decisione di pubblicizzazione da parte di Regione Lombardia”, ma anche rispetto alle “cospicue donazioni arrivate da parte dei privati” per un totale “di oltre 21 milioni di euro”. Nell’esposto-denuncia si sottolinea come si sarebbe trattata di un’operazione “prettamente di propaganda”, rilevatasi “uno spreco enorme di risorse”. 

Crisanti: “In Veneto zero contagi, netto anticipo rispetto a previsioni” 

Il Veneto ha raggiunto oggi ‘Zero’ contagi, in netto anticipo rispetto alle previsioni. E il professor Andrea Crisanti commenta con soddisfazione: “Questo è il risultato di un lavoro che ha visto in prima linea la Regione, l’Università di Padova e l’Azienda Ospedale di Padova. Il merito va a tutte le persone che hanno lavorato giorno e notte per raggiungere questo risultato, e alla fine l’intuizione di cercare gli asintomatici ha pagato. Il modello Veneto funziona”. 

“Lo ‘zero’ è un bene prezioso da conservare con un comportamento virtuoso. Il mio grazie a tutti quelli che ci hanno creduto, a chi ha rispettato le regole spesso dure delle precauzioni messe in atto per il contenimento dei contagi, confidando che questo importante traguardo non vada perso.”, conclude. 

Fontana: “Esterrefatto da violenti attacchi a Lombardia” 

“Sono abbastanza esterrefatto dalla serie di violenti attacchi che vengono rivolti quotidianamente alla Lombardia. Dato che la cosa si sta ripetendo da giorni e settimane inizio a pensare che oltre a una questione di carattere politico ci possa essere anche qualcosa nei confronti di una Regione che si è sempre evidenziata per la sua capacità di affrontare i problemi, di essere all’avanguardia nell’innovazione e nella ricerca e questo mi lascia amareggiato”. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ospite di Zapping su Rai Radio 1. Un sentimento anti-lombardo che si trova “solamente nella classe politica. Ho invece la sensazione che da parte dei cittadini ci sia una grande solidarietà nei nostri confronti”, ha aggiunto Fontana.  

 

Coronavirus, per ospedale Fiera a Milano spesi 17 milioni 

Per la realizzazione dell’ospedale alla Fiera di Milano sono stati investiti 17,257 milioni di euro. E’ quanto emerge da una prima rendicontazione delle spese per la realizzazione delle infrastrutture per l’emergenza sanitaria, realizzata al Portello a Milano. Secondo quanto indica Fondazione Fiera Milano, le opere civili hanno comportato un costo di 7,91 milioni di euro, gli impianti elettrici e speciali di 4,54 milioni, gli impianti termomeccanici e anti incendio di 3,183 milioni, gli impianti per i gas medicali di 1,23 milioni e la progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, l’assistenza alla direzione lavori e il coordinamento per la sicurezza di 393.342 mila euro. Per un totale di 17,257 milioni di euro. 

La rendicontazione definitiva sulle spese sarà possibile solo dopo che sarà stato ultimato il controllo di tutte le fatture, si spiega dalla Fondazione Fiera Milano. Sarà pubblicata sul sito di Fondazione Fiera Milano (www.fondazionefieramilano.it) e di Fondazione di Comunità Milano (www.fondazionecomunitamilano.org) entro la fine del mese di luglio. La struttura, attualmente in funzione, è stata realizzata “in tempi rapidissimi grazie all’impegno di centinaia di persone che, anche volontariamente, hanno offerto il proprio contributo”, si sottolinea dalla Fondazione Fiera Milano. Hanno collaborato all’opera 110 fornitori e 829 tra tecnici e maestranze, lavorando “costantemente, senza sosta, 24 ore su 24”, per rispettare i tempi di realizzazione.  

Coronavirus, Inps: “Dati mortalità Protezione civile poco attendibili” 

di Enzo BonaiutoIl conto non torna, mancano quasi ventimila vittime del coronavirus nel conteggio ‘ufficioso’ redatto in base ai numeri forniti dalla Protezione Civile. A fare chiarezza statistica è l’analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19 redatta dall’Inps, che spiega: “La quantificazione dei decessi per coronavirus, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal dipartimento della Protezione Civile, è considerata poco attendibile, in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus”. Inoltre, “anche il luogo in cui avviene il decesso è rilevante poiché, mentre è molto probabile che il test venga effettuato in ambito ospedaliero, è molto difficile che questo venga effettuato se il decesso avviene in casa”. 

L’Inps fa ‘parlare’ i numeri: “Il periodo dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020 registra un numero di decessi inferiore di 10.148 rispetto ai 124.662 attesi dalla baseline. 

Il periodo dal 1° marzo al 30 aprile 2020 registra un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi. Il numero di morti dichiarate come Covid-19 nello stesso periodo è stato di 27.938. A questo punto ci si può chiedere: quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971, di cui 18.412 tutti al Nord? Tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto”. 

E dire che il 2020, tra gennaio e febbraio, si avviava ad essere un anno con una mortalità inferiore a quella attesa, considerando la media tracciata dalla ‘baseline’ statistica: -8% in media, -7% per gli uomini e -9% per le donne, di cui -9% al Nord, -9% al Centro e -7% al Sud. Quanto alle classi d’età, la diminuzione più forte si era registrata fra 0 e 49 anni (-13%), poi 60-69 anni (-12%), 70-79 anni (-10%), 80-89 anni (-9%), 50-59 anni e da 90 anni in su (-4%). Per quanto riguarda le zone territoriali, la diminuzione della mortalità si era segnalata in tutte le oltre cento province italiane, tranne tre soltanto: Teramo, Matera e Vibo Valentia; ancor più accentuata la discesa in Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Sicilia. Con riferimento, invece, al periodo da marzo ad aprile, dai dati in confronto omogeneo con il bimestre precedente gennaio-febbraio, “emerge immediatamente un cambio di segno per quanto riguarda la differenza del numero dei decessi rilevati rispetto a quelli attesi”. L’inversione, con diversa intensità, riguarda tutto il territorio nazionale con un +43% ma soprattutto il Nord Italia dove si ha quasi un raddoppio del numero dei morti giornalieri pari al +84% contro il +11% del Centro e il +5% del Sud.  

“L’andamento dei decessi, nel periodo considerato, è stato condizionato sia dall’epidemia che dalle conseguenze del lockdown – sottolinea l’Inps – sia in negativo, ad esempio per le persone morte per altre malattie perché non sono riuscite a trovare un letto d’ospedale o perché non vi si sono recate per paura del contagio; sia in positivo, pensando alla riduzione delle vittime della strada o degli infortuni sul lavoro per lo smartworking e il blocco dell’Italia”. In ogni caso, “per comprendere al meglio le vere conseguenze dell’epidemia – avverte l’Inps – si dovrà aspettare di debellare completamente il virus, il che avverrà presumibilmente tramite un vaccino o una terapia antivirale efficace”. 

“Il Veneto, nonostante abbia avuto a febbraio un focolaio di epidemia da coronavirus come in Lombardia, ha saputo contenere la propagazione grazie a un approccio sanitario diverso rispetto a quello lombardo”, si afferma ancora. 

Napoli, uomo sgozzato trovato morto in casa 

Il cadavere di un 46enne di origine cinese è stato trovato questa mattina dai Carabinieri in un appartamento in zona Settetermini, a Torre Annunziata (Napoli). Il corpo presentava ferite alla gola e una ferita più profonda all’addome. Nell’abitazione erano presenti due suoi connazionali, che vengono sentiti dagli investigatori. Sono in corso indagini per ricostruire la dinamica di quanto accaduto: al momento non viene confermato né l’omicidio né un cruento suicidio con lesioni da taglio auto inflitte. Si escludono al momento collegamenti con fenomeni di criminalità organizzata. Il sopralluogo è stato eseguito dai militari della sezione rilievi del gruppo Carabinieri di Torre Annunziata. 

Meteo, weekend con caldo estivo 

Sull’Italia sta per tornare l’alta pressione. I temporali che hanno interessato in questi giorni molte regioni si stanno portando al Sud per poi abbandonare il nostro Paese. Fino al weekend il tempo tornerà in gran parte stabile e decisamente molto caldo. Il team del sito www.iLMeteo.it avvisa che oggi (specie al mattino) le regioni meridionali saranno interessate dagli ultimi fenomeni temporaleschi a carattere sparso, ma già dal pomeriggio il tempo tenderà a migliorare. Sul resto d’Italia l’avanzata dell’alta pressione avrà già riportato il bel tempo con sole prevalente e un primo rialzo termico, più sensibile a partire da venerdì. Nel corso del weekend l’anticiclone si sarà esteso a quasi tutta l’Italia garantendo due giornate in gran parte soleggiate e molto calde. Nella giornata di sabato le temperature massime potrebbero toccare i 30°C su Emilia e Veneto e addirittura i 32°C sulle valli dell’Alto Adige, fino a 27-29°C a Milano, Torino, Firenze e Roma. Domenica, a parte qualche nube in più al Nordest dove si avvertirà un contenuto calo termico, il sole splenderà ovunque con un clima caldo estivo. 

Il team del sito www.iLMeteo.it comunica che dalla prossima settimana la presenza anticiclonica si farà sempre più ingombrante. Il tempo sarà prevalentemente soleggiato su gran parte d’Italia e le temperature continueranno a mantenersi calde con valori massimi superiori ai 25°C su gran parte delle città. 

Appalti sanità in Sicilia, ai domiciliari commissario emergenza Covid 

E’ un vero e proprio terremoto giudiziario, quello che vede coinvolto in un vasto giro di mazzette nella sanità siciliana anche il coordinatore della struttura Covid in Sicilia. La Guardia di Finanza di Palermo ha scoperto un di corruzione e di appalti pilotati nella sanità siciliana ed eseguito all’alba di oggi dodici misure cautelari. Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri del locale Comando Provinciale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale del capoluogo nei confronti di 12 persone, a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti. Due sono destinatari di custodia cautelare in carcere, si tratta di Fabio Damiani di 55 anni, attuale Direttore generale dell’Asp 9 di Trapani) e Salvatore Manganaro di 44 anni, per l’accusa “faccendiere di riferimento per Damiani”.  

Altri otto sono stati sottoposti agli arresti domiciliari: Antonino Candela, 55 anni, attuale Coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, già Commissario Straordinario e Direttore generale dell’Asp 6 di Palermo, Giuseppe Taibbi di 47 anni, faccendiere di riferimento per Candela, per la Gdf, Francesco Zanzi di 56 anni di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie S.p.a.), Roberto Satta di 50 anni, di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie S.p.a., Angelo Montisanti di 51 anni, responsabile operativo per la Sicilia di Siram S.p.a. e amministratore delegato di Sei Energia s.c.a.r.l.), Crescenzo De Stasio di 49 anni di Napoli – direttore unità business centro sud di Siram S.p.a.), Ivan Turola di 40 anni “referente occulto di Fer.Co. s.r.l.), Salvatore Navarra di 47 anni di Caltanissetta, Presidente del consiglio di amministrazione di Pfe S.p.a.). 

Nei confronti di Giovanni Tranquillo di 61 anni di Catania – referente occulto di Euro&Promos S.p.a. e di Pfe S.p.a) e di Giuseppe DI Martino di 63 anni, originario di Polizzi Generosa (Palermo) – ingegnere e membro di commissione di gara) è stata invece applicata la misura del divieto temporaneo di esercitare attività professionali, imprenditoriale e pubblici uffici. Con lo stesso provvedimento il Gip ha disposto il sequestro preventivo di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, “nonché di disponibilità finanziarie per 160.000 euro, quale ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate: le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono, però, una cifra pari ad almeno 1.800.000 euro”, dicono le Fiamme gialle. 

“Le complesse indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle fiamme gialle palermitane”, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami documentali e dei flussi finanziari, “hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica”. “Le articolate fasi del sistema corruttivo ruotavano intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’ASP 6 di Palermo, disvelando le trame sottese all’accaparramento di appalti milionari del settore sanitario siciliano”, dice la Gdf. “Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro, aventi ad oggetto la gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dall’ ASP 6 del valore di 17.635.000 euro; servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dalla CUC del valore di 202.400.000 euro; fornitura vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici – bandita dal ASP 6 del valore di 126.490.000 euro; servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale – bandita dalla CUC del valore di 227.686.423 euro”.  

“Le spregiudicate condotte illecite garantivano l’arricchimento personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari, mediante l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 % del valore della commessa aggiudicata”. “Gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, erano consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti – dicono gli inquirenti -Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria, appariva consolidato”. “L’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto – spiegano le Fiamme gialle – il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l’aggiudicazione della gara; la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria “offerta guidata”, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato illecito ricercato”.  

“Le condotte scorrette emerse nel corso dello svolgimento delle procedure turbate riguardano: l’attribuzione di punteggi discrezionali, non riflettenti il merito del progetto presentato; la sostituzione delle buste contenenti le offerte economiche; il pagamento di stati avanzamenti lavoro anche in mancanza della documentazione giustificativa necessaria; la diffusione di informazioni riservate, coperte da segreto di ufficio”.