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Categoria: internazionale/esteri

Elezioni Germania 2021, come sarà il governo: gli scenari

La Spd reclama la guida del governo dopo le proiezioni delle elezioni 2021 in Germania. La Cdu-Csu non alza bandiera bianca. Quali sono gli scenari possibili? Sulla base delle proiezioni, la Zdf ritiene che la coalizione che avrebbe il maggior numero di voti sarebbe quella cosiddetta ‘semaforo’, tra l’Spd (rosso), i liberali dell’Fdp (giallo) e i Verdi, per un totale di 428 seggi (la maggioranza sarebbe di 379). 

Al secondo posto per un numero di seggi, 419, la coalizione Giamaica (dai colori della bandiera): Cdu-Csu (nero), Verdi e Fdp (giallo). Ci potrebbe poi essere una riedizione della Grosse Koalition rosso nera, che avrebbe 413 seggi, mentre non avrebbe i voti sufficienti la coalizione rosso-rosso-verde, tra Spd, Linke e Grunen. 

“Con le attuali proiezioni c’è un mandato molto chiaro per formare un governo buono e pragmatico per la Germania”, ha detto il candidato canceliere della Spd, Olaf Scholz, che ha prospettato la formazione di una coalizione a tre partiti.
 

“Non sempre il partito con il maggior numero di voti ha finito per formare un governo”, ha detto a stretto giro Armin Laschet, presidente Cdu e candidato dell’Unione alla cancelleria. “Nessun partito è abbastanza forte da formare un governo da solo e dovremo trovare punti in comune”, ha aggiunto, alludendo alla formazione di un governo formato da tre partiti.
 

Elezioni Germania, Spd: “Tocca a noi formare il governo”

Spd avanti nelle elezioni 2021 in Germania con il 25,9% secondo le proiezioni. La Cdu-Csu segue con il 24,5%, al terzo posto i Verdi con il 14,1%. “Siamo avanti, quindi abbiamo il mandato per formare un governo”, ha detto il segretario generale della Spd, Lars Klingbeil, dopo la chiusura del voto per il rinnovo del Bundestag. “Olaf Scholz ha scosso questa campagna elettorale. Ora vogliamo usare questo risultato per lottare affinché Scholz diventi Cancelliere”, ha aggiunto. “La Spd è tornata. Ora festeggeremo, poi vedremo come riuscire a mettere insieme un governo stabile”. Quanto a una possibile coalizione: “Domani discuteremo di come procedere”.  

“Aspettiamo risultati definitivi, poi al lavoro prima possibile” ha detto il candidato della Spd Olaf Scholz aggiungendo che “gli elettori mi vogliono cancelliere”. Scholz si è rallegrato “per il grande successo” del suo partito. “Con le attuali proiezioni del ‘Berliner Runde’ c’è un mandato molto chiaro per formare un governo buono e pragmatico per la Germania” prospettando la formazione di una coalizione a tre partiti.
 

“Grazie ad Angela Merkel per il suo lavoro eccellente”, ha detto Armin Laschet, presidente Cdu e candidato dell’Unione alla cancelleria. “Sono stati 16 anni positivi per la Germania”. “Non possiamo essere soddisfatti di questi risultati. Sapevamo che sarebbe stata una corsa dura”. 

“No a un governo federale guidato dalla sinistra”, ha scandito Laschet. Ogni voto per l’Unione è contro un “governo guidato dalla sinistra”, ha affermato, assicurando che “faremo tutto ciò che è in nostro potere per formare un governo federale sotto la guida dell’Unione”, ha proseguito, ipotizzando una coalizione formata da tre partiti. Se i numeri degli exit poll saranno confermati quello di oggi è il risultato peggiore della storia per l’unione Cdu-Csu. Non a caso il segretario generale della Cdu ha parlato di “un risultato amaro”. 

“Questa è una serata deludente per noi oggi, questo è molto chiaro”m ha detto anche Dietmar Bartsch, copresidente del partito Die Linke al Bundestag, parlando con Ard. “Il fatto è che non rappresentiamo più gli interessi dell’Est. Se veniamo screditati come incapaci di governare, allora questo spaventa molti, soprattutto nell’est”.  

Numeri “fantastici” per la candidata dei verdi alla cancelleria, Annalena Baerbock: ai Grunen circa il 15% dei consensi. “Abbiamo un mandato per il futuro”, ha commentato, parlando ai militanti e sottolineando la necessità di “un governo per il clima”. La Baerbock ha tuttavia ammesso che nel corso della campagna elettorale sono stati fatti errori. “Volevamo di più – ha detto la candidata dei Verdi – non lo abbiamo raggiunto, anche a causa di nostri errori all’inizio della campagna elettorale, miei errori”. 

“La Fdp ha ottenuto uno dei migliori risultati elettorali della sua storia” ha detto il leader del partito Liberale (Fdp), Christian Lindner. “Inoltre, per la prima volta la Fdp ha ottenuto un risultato a due cifre in due elezioni federali consecutive”.
 

PROIEZIONI – Spd in vantaggio sulla Cdu-Csu anche secondo l’ultima proiezioni aggiornata dell’emittente Ard, che finora aveva dato i due partiti in sostanziale parità. I socialdemocratici sarebbero in testa con il 25,5%, seguiti dai conservatori dell’Unione al 24,5%, poi i Verdi al 13,8%, i liberali dell’Fdp all’11,7%, l’Afd al 10,9%, la Linke al 5%. 

 

 

Trump: “Mia ricandidatura? Solo un parere medico potrebbe fermarmi”

Solo “un parere medico contrario” potrebbe impedire una nuova candidatura di Donald Trump alla Casa Bianca. Lo ha detto lo stesso ex presidente rispondendo, in un’intervista televisiva, a chi gli chiedeva cosa potrebbe bloccare i suoi nuovi progetti presidenziali per 2024. “Beh, non so…penso un parere medico contrario”, ha risposto Trump che nel 2024 avrà 78 anni, l’età dell’attuale presidente Joe Biden da lui attaccato durante tutta la campagna elettorale perché troppo anziano.  

Germania, al via il voto che chiude l’era Merkel

Seggi aperti dalle 8 di questa mattina alle 18 in Germania, dove circa 60,4 milioni di aventi diritto sono chiamati alle urne per rinnovare il Bundestag attraverso due voti, uno – con metodo uninominale per l’elezione di 299 parlamentari, l’altro – secondo un sistema proporzionale con soglia di sbarramento – per scegliere un partito politico tra le 47 liste in lizza, poche delle quali destinate a superare la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento. 

Il voto, che segna la fine dell’ ‘era Merkel’, la cancelliera alla guida dei governi a Berlino negli ultimi 16 anni, è stato preceduto da mesi di sondaggi altalenanti, che hanno premiato alternativamente i Verdi, quindi la Spd, determinando una brusca discesa dei consensi per l’Unione (Cdu/Csu), poi tornata improvvisamente a risalire negli ultimi giorni. 

Sulla carta sono sei le possibili coalizioni di governo, da una riedizione della Grande Coalizione Cdu-Csu-Spd eventualmente allargata ai Verdi (coalizione Kenya) alla coalizione Giamaica (Unione-Fdp-Verdi) ad una coalizione Germania (Unione-Spd-Fdp) alla squadra di governo rosso-rosso-verde (Spd-Die Linke-Verdi) ad una coalizione semaforo (Verdi, Fdp, Spd). Molto dipenderà dai risultati dei due partiti in testa nei sondaggi, da quale dei due prevarrà e con quale distacco sull’altro. A questo è legata anche la scelta del cancelliere. 

Tre i candidati in lizza per la cancelleria: il cristianodemocratico Armin Laschet, presidente della Cdu e premier del NordReno Westfalia, che corre per l’Unione (Cdu/Csu), l’ex sindaco di Amburgo ed attuale ministro federale delle Finanze, Olaf Scholz, candidato dei socialdemocratici, Annalena Baerbock, candidata dei Verdi. 

L’affluenza alle urne è stata tradizionalmente molto alta nel paese (anche più del 90%) fino alla fine degli anni Ottanta. Dopo la riunificazione il tasso di partecipazione è sceso, con il 70,9 registrato nel 2009 e il 76,2 nel 2017. Quest’anno molti elettori ricorreranno al voto per posta. Il voto venne introdotto nel 1957 ma fino al 2008 chi voleva ricorrere a questo metodo doveva chiedere il permesso e fornire una spiegazione che giustificasse la sua scelta. 

Dal 2009 questo obbligo non c’è più. La percentuale di elettori che ricorre a questa soluzione è salito da meno del 5% al 28,6 delle ultime elezioni federali e – anche a causa del Covid – si prevede che la percentuale dei votanti per posta cresca in modo determinante. 

A Berlino gli elettori saranno chiamati a compiere diverse scelte elettorali. Non solo concorreranno al rinnovo del Bundestag, ma eleggeranno l’Abgeordnete Haus, l’assemblea legislativa monocamerale della città-stato tedesca, eletta ogni cinque anni, e perciò concorreranno a scegliere il nuovo sindaco, rinnoveranno le dodici Bezirksverordnetenversammlungen (Assemblee distrettuali), e si pronunceranno su un controverso referendum per decidere se la città può espropriare gli immobili di società che possiedono più di 3.000 appartamenti ciascuna. 

Anche gli aventi diritto al voto nel Land tedesco del Meclemburgo-Pomerania anteriore dovranno esprimere più di un voto: oltre che per il Bundestag sono infatti chiamati a pronunciarsi sul parlamento regionale. La Spd locale del premier Manuela Schwesig si avvia all’appuntamento forte di un chiaro vantaggio, e potrebbe segnare un record, superando il 40,6% del 2002. 

Covid oggi Russia, 22.041 contagi e 822 decessi: bollettino 25 settembre

Sono 22.041 i nuovi casi di coronavirus registrati in Russia nelle ultime 24 ore e 822 le persone che hanno perso la vita per complicanze. Lo ha reso noto la task force incaricata di monitorare l’andamento della pandemia nel Paese. Viene così aggiornato a 7.269.514 il totale dei contagi in Russia dallo scoppio della pandemia, come riporta la Johns Hopkins University. 

Covid Usa, Biden ai non vaccinati: “Affossano l’economia”

Il presidente Usa Joe Biden attacca i non vaccinati, circa un quarto della popolazione. “Ora è una pandemia dei non vaccinati, stanno mettendo a rischio la ripresa economica, stanno intasando gli ospedali: il loro rifiuto di vaccinarsi sta costando a tutti”. “Fate la cosa giusta – ha detto ancora rivolgendo loro un appello – vaccinatevi, può salvare la vostra vita e quelli che vi stanno intorno”. 

Annuncia, poi, che farà la terza dose di vaccino Covid. “Anche se è difficile ammetterlo sono over 65”, dice precisando di avere 78 anni, “e farò presto il richiamo”. La dichiarazione per esortare tutti gli americani sopra i 65 anni e fragili a farla non appena potranno, dopo la decisione dei Cdc di approvare i richiami per questi gruppi.  

Sulle immagini che arrivano dal confine tra Messico e Texas, con agenti di frontiera a cavallo che spingono i migranti haitiani usando le redini a mo’ di frusta, Biden dice: “E’ vergognoso, vi prometto che queste persone pagheranno, ci saranno conseguenze”. Definendo queste immagini “orribili”, Biden ha detto che “ovviamente” si assume la responsabilità della gestione dei migranti: “Sono il presidente”, ha affermato ricordando che c’è un’inchiesta in corso. Comportamenti del genere sono “pericolosi” e, ha aggiunto “mandano un messaggio sbagliato al mondo: noi non siamo così”. 

Vedere le persone in questo modo, con i cavalli che le travolgevano, vedere persone legate, è vergognoso, vi prometto che queste persone pagheranno”, ha detto il presidente riferendosi ai responsabili tra gli agenti della polizia di frontiera che hanno maltrattato i migranti haitiani. 

“E’ una cosa imbarazzante, più che imbarazzante, è pericolosa, è sbagliata”, ha detto ancora il presidente che è intervenuto dopo giorni di dure critiche da parte della stampa, delle organizzazioni umanitarie ed anche di esponenti democratici. “Quello a cui abbiamo assistito ci riporta indietro di centinaia di anni” ha dichiarato Maxine Waters, deputata democratica del Congressional Black Caucus. “E’ peggio di quello che abbiamo visto durante la schiavitù” conclude. 

 

Puigdemont torna libero, leader catalano deve restare in Sardegna

Carles Puigdemont è tornato libero ma per ora deve restare in Sardegna. Così su Twitter la presidente del parlamento catalano, Laura Borras, celebrando la scarcerazione dell’ex presidente catalano decisa dal tribunale di Sassari. Puigdemont dovrà restare sull’Isola in attesa di chiarire la questione del mandato di cattura europeo. 

Il leader indipendentista, sul quale grava un mandato di cattura internazionale, si era recato in Sardegna per partecipare a una serie di incontri. Il 30 luglio scorso era stato respinto in sede giurisdizionale europea un suo ricorso contro la sospensione dell’immunità parlamentare.  

Puigdemont è stato fermato da agenti della polizia di frontiera ad Alghero. A quanto apprende l’Adnkronos è stato portato nella casa circondariale di Sassari.
 

Nordcorea, Pyongyang a Seul: “Fine della guerra? Prematuro”

Il vice ministro degli Esteri della Corea del Nord, Ri Thae Song, ha respinto la proposta di Seul di “dichiarare” formalmente “la fine della guerra” di Corea, considerando che sarebbe “prematuro” dal momento che “non c’è alcuna garanzia” che questo “porti al ritiro della politica ostile degli Usa verso Pyongyang”. “Non c’è nessuna garanzia del fatto che la semplice dichiarazione di fine della guerra porti al ritiro delle politiche ostili verso la Corea del Nord nella situazione attuale della penisola che si sta gradualmente avvicinando a una situazione delicata”, ha detto Ri, secondo quanto riporta l’agenzia Kcna, in risposta alle parole del presidente sudcoreano Moon Jae-in all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

“Nulla cambierà finché le circostanze politiche” intorno a Pyongyang “resteranno invariate” e “non cambierà la politica ostile degli Usa”, ha aggiunto. Al contrario, secondo Ri, potrebbero esserci “conseguenze disastrose” che potrebbero “alterare l’equilibrio strategico nella regione”. “Quello che è chiaro – ha proseguito, rilevando come l’alleanza tra Washington e Seul “si rafforzi” sempre più – è che finché persisterà la politica ostile degli Usa verso la Corea del Nord, il principale ostacolo per porre fine alla guerra, questa fine sarà semplicemente nominale anche se dichiarata”. 

Nel 1953 un accordo ha posto fine alla guerra scoppiata tre anni prima, ma non c’è stato un trattato di pace. 

Ri ha fatto tra l’altro riferimento all’annuncio della nascita di Aukus – alleanza tra Australia, Regno Unito e Usa, che prevede di dotare l’Australia di sottomarini a propulsione nucleare – per ribadire come sia “ancora troppo presto per dichiarare la fine della guerra”. Bisogna “capire chiaramente” che una dichiarazione in tal senso “non aiuta in assoluto” a stabilizzare la situazione, ha sostenuto, ma potrebbe essere usata per “coprire le politiche ostili degli Usa”. “Il ritiro della politica ostile del doppio standard da parte di Washington è – ha insistito – la priorità numero uno per stabilizzare la situazione nella penisola coreana e garantire la pace”. 

Ex presidente catalano Puigdemont arrestato in Sardegna

L’ex presidente catalano Carles Puigdemont è stato arrestato in Sardegna, dove il leader indipendentista si era recato per partecipare a una serie di incontri. Lo riferiscono i media spagnoli. Su Puigdemont grava un mandato di cattura internazionale. La notizia del fermo è stata confermata dal suo avvocato, Gonzalo Boye. 

Il 30 luglio scorso era stato respinto in sede giurisdizionale europea un ricorso di Puigdemont contro la sospensione dell’immunità parlamentare. Il leader indipendentista catalano è stato fermato da agenti della polizia di frontiera ad Alghero, dove si trovava per partecipare a un dibattito.
 

Covid Germania, niente stipendio ai non vaccinati in quarantena

Dal primo novembre non saranno più risarciti per la perdita dello stipendio quei tedeschi non vaccinati che dovessero mettersi in quarantena. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Jens Spahn, secondo quanto riporta la Bbc. Finora il governo tedesco aveva pagato un risarcimento a quei lavoratori costretti all’isolamento per essere stati in contatto con una persona contagiata o per essere tornati da una zona ‘ad alto rischio’ all’estero. Questo sostegno, ha spiegato Spahn, sarà ritirato nel tentativo di incoraggiare più persone a vaccinarsi. 

Quella di ricevere il vaccino rimarrà una “decisione personale”, ha dichiarato, ma quella decisione ora “avrà anche la responsabilità di sopportarne le conseguenze economiche”. “Alcune persone diranno che questo significa fare pressione sui non vaccinati. Penso che dobbiamo guardarla da un altro punto di vista – è anche una questione di equità”, ha aggiunto. 

Green pass Macron online, identificati i responsabili

Le autorità francesi hanno individuato i responsabili della diffusione online del Qr code del Green pass del presidente Emmanuel Macron. Si tratta di membri del personale sanitario che hanno accesso ai dati e hanno violato le regole etiche professionali, ha riferito la mutua francese all’agenzia stampa Dpa. 

L’ordine dei medici ha annunciato provvedimenti a livello locale, data la gravità della violazione dei principi di riservatezza della professione. Il codice Qr, con i dati personali del presidente, ha iniziato a circolare ieri online. Il portavoce del governo Gabriel Attal ha detto che il codice sarà ora disattivato e Macron ne riceverà uno nuovo. 

Pochi giorni fa era finito online anche il codice Qr del primo ministro. Ma in questo caso era stato ricavato dalle immagini dello stesso Jean Castex che aveva brandito il suo green pass davanti ai giornalisti prima di esibirlo all’ingresso di un ospedale. 

Covid, “scienziata cinese sapeva che virus era manipolato”

“Alla fine del 2019” Zheng-Li Shi, “indiscussa leader mondiale degli esperimenti sui coronavirus dei pipistrelli” e a capo del Wuhan Institute of Virology, “individuò un dettaglio ben distinto nelle proteine di Sars-CoV2: fra la selva di aminoacidi si nascondeva un’arma letale” che “nessun altro coronavirus nella famiglia del Sars-CoV-2 possedeva in natura, mentre proprio i laboratori come il suo erano specializzati nell’inserimento artificiale, all’interno delle proteine dei virus, di quel potente meccanismo enzimatico per fini sperimentali”. Lo scrive il giornalista Paolo Barnard nel libro-inchiesta ‘L’origine del virus’ (editore Chiarelettere), scritto in collaborazione con gli scienziati Steven Quay (Usa, Stanford University e Harvard Massachusetts General Hospital) e Angus Dalgleish (Uk, St George’s University of London). 

La ricercatrice cinese “fu la prima al mondo – ricorda Barnard – a puntare i moderni sistemi di mappatura genetica sul nuovo coronavirus che stava già mietendo vittime a un ritmo preoccupante a Wuhan, la sua città”, e “si rese conto che il Covid-19 non sarebbe stato affatto una malattia respiratoria di tipo Sars”, ma che “sarebbe stata quasi di certo pandemia, falcidia debordante di vite umane, e proprio a causa della presenza nel virus di quel meccanismo, capace di ammalare gli uomini come in pochi altri contagi della storia”. 

Ma la scienziata tacque, osservano gli autori del libro. “A sua giustificazione – ricorda Barnard – c’è da precisare che da tempo l’intero Wuhan Institute of Virology lavorava sotto l’occhio vigile dell’Esercito popolare di liberazione del Partito comunista cinese. Inoltre, nel gennaio del 2020 la generale Chen Wei prese di fatto possesso dell’istituto per dirigere le operazioni anti Covid-19”. Insomma, “anche se ne avesse avuto tutte le intenzioni, la virologa non fu libera di parlare”. 

“Zheng-Li Shi – si legge ancora – non poté dire una singola parola alle autorità sanitarie internazionali sulla presenza di quella terribile arma incastrata fra le proteine del Sars-CoV-2: non un allarme, un avviso, nulla, nonostante abbia avuto una clamorosa opportunità di farlo quando nel febbraio del 2020 pubblicò il genoma del nuovo coronavirus sulla rivista scientifica ‘Nature’. Questo stato di cose – denuncia Barnard – è forse senza precedenti nella scienza moderna e ha condannato a una morte prevenibile schiere di vittime del Covd-19, poiché una ‘diagnosi precoce’ dell’arma biologica insita nel nuovo coronavirus e comunicata dalla scienziata cinese agli organi sanitari sovranazionali ben prima del dilagare dei contagi nel resto del globo avrebbe permesso loro di comprendere subito le vere dimensioni del pericolo e di attivare misure di contenimento assai più drastiche e mirate”. 

Afghanistan, portavoce talebani: “Le donne? Uguali ma devono essere protette”

“Credo sia un mutuo interesse per noi e per voi europei avere le nostre rispettive ambasciate aperte. Noi abbiamo bisogno del vostro aiuto. Per voi resta necessario capire il nostro Paese. Ma dovete anche comprendere che l’Afghanistan non è l’Europa. Per noi talebani le nostre tradizioni sono importantissime. Abbiamo lottato vent’anni per difenderle, compreso la nostra concezione del ruolo della donna. Capisco che per voi i vostri valori siano importanti. Ma dovere rispettare i nostri”. 

A dichiararlo è Zabihullah Mujahed, portavoce dell’Emirato islamico e capo della Commissione culturale del governo di Kabul, intervistato dal ‘Corriere della Sera’. “Non possiamo ignorare che le donne sono una componente importante della nostra società. Sosteniamo che devono poter studiare e lavorare, ma nel rispetto della legge islamica. Dobbiamo garantire la loro sicurezza morale e fisica. Negli ultimi anni erano minacciate. E dobbiamo creare i meccanismi necessari a proteggerle. Va però anche aggiunto che nei nostri ministeri dell’Educazione, Sanità e negli aeroporti le donne sono già tornate a lavorare. Dateci tempo e le cose si metteranno a posto”. 

Talebani chiedono di parlare all’Assemblea Onu

I talebani chiedono di parlare ai leader mondiali alle Nazioni Unite questa settimana all’assemblea generale dell’Onu. Per questo, secondo quanto scrive la Reuters, hanno nominato il loro portavoce con sede a Doha, Suhail Shaheen, come ambasciatore delle Nazioni Unite dell’Afghanistan.  

Il ministro degli Esteri talebano Amir Khan Muttaqi ha presentato ieri la richiesta in una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. 

“I talebani vorrebbero parlare all’Onu? Prima dimostrino di rispettare i diritti delle donne. Servono fatti, non parole” ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a New York. 

 

I talebani hanno completato la formazione del loro governo annunciando la nomina di 17 tra ministri e vice ministri, ma nessuna donna e un solo esponente di etnia hazara. Come spiegato dal loro portavoce, Zabihullah Mujahid, le nomine sono state ufficializzate da un decreto firmato dalla Guida Suprema dell’emirato islamico, Hibatullah Akhundzada. Tra le nomine più rilevanti si registrano quella di un abitante del Panshir, l’ultima zona dell’Afghanistan espugnata dai Talebani, come ministro ad interim del Commercio, e quella di un hazara come vice ministro della Sanità. Due comandanti talebani, Sadr Mullah Mohammad Ibrahim e Mullah Abdul Qayum Zakir, sono stati nominati rispettivamente vice ministri dell’Interno e della Difesa. Nella selezione dei candidati, ha precisato Mujahid, è stato tenuto conto soprattutto delle loro capacità professionali. 

Le prime nomine del nuovo governo di Kabul erano state fortemente criticate perché avevano visto l’esclusione di donne e minoranze. Ma le nuove non si discostano molto da quella linea. Il governo talebano ad interim resta composto esclusivamente da uomini. 

Quanto alla cerimonia di insediamento del nuovo governo “non si terrà”. E’ quanto ha dichiarato il portavoce, Zabihullah Mujahid, spiegando che i nuovi ‘padroni’ dell’Afghanistan in questo momento vogliono concentrarsi sul garantire i servizi alla popolazione. 

“Stiamo lavorando per completare le procedure affinché le ragazze possano riprendere gli studi” ha detto Zabihullah Mujahid parlando a nome del governo talebano, durante una conferenza a Kabul, secondo quanto riporta Tolo News. 

Le autorità annunciate dopo la presa del potere in Afghanistan sono “provvisorie”, hanno ripetuto i talebani, a più di un mese dalla resa di Kabul, assicurando che lavoreranno per un “governo più inclusivo” in riferimento alle donne, completamente assenti, e rappresentanti delle minoranze. Secondo il portavoce dei talebani e attuale vice ministro dell’Informazione e della Cultura del loro governo, Zabihullah Mujahid, i vertici del gruppo valutano le possibilità e lavorano per un “governo più inclusivo”. 

I talebani riconoscono “alcuni problemi in varie province” dell’Afghanistan per attacchi a giornalisti e mezzi di comunicazione. “I media sono importanti e sosteniamo i media”, ha sostenuto il portavoce dei talebani e attuale vice ministro dell’Informazione e della Cultura del governo talebano, Zabihullah Mujahid, secondo il quale questi “problemi” vengono “affrontati”. 

 

 

 

Biden all’Onu: “Basta guerre, si apre una nuova era”

Gli Stati Uniti guarderanno avanti invece di “continuare a combattere le guerre del passato”. E’ quanto ha detto Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, nel discorso di oggi all’Onu anticipando i contenuti del summit di domani. Parla di un mondo a “un punto di svolta della storia”. “Invece di continuare a combattere le guerre del passato, ci stiamo concentrando sul dedicare le nostre risorse alle sfide che posseggono le chiavi del nostro futuro collettivo. Porre fine a questa pandemia, affrontare la crisi climatica, gestire i cambiamenti nelle dinamiche del potere globale, plasmare le regole del mondo su questioni vitali come il commercio, le tecnologie informatiche e emergenti e affrontare la minaccia del terrorismo così com’è oggi”, ha detto Biden. 

“Abbiamo posto fine a 20 anni di conflitto in Afghanistan e, mentre chiudiamo questo periodo di guerra implacabile, stiamo aprendo una nuova era di diplomazia senza fine, in cui useremo il potere dei nostri aiuti allo sviluppo per investire allo scopo di trovare nuovi modi di risollevare le persone in tutto il mondo, di rinnovare e difendere la democrazia, di dimostrare che per quanto impegnativi o complessi siano i problemi che dovremo affrontare, il governo da parte e per la gente è ancora il modo migliore per dare a tutti i nostri popoli”. 

“Non cerchiamo una nuova Guerra fredda o un mondo diviso in blocchi regionali” aggiunge. “Perseguiremo nuove regole per il commercio internazionale e la crescita economica. Vogliamo creare condizioni di parità perché nessuno sia artificialmente posto in posizione migliore a spese degli altri”, ha proseguito il presidente. “Dal mio punto di vista, tutte le maggiori potenze hanno il dovere di gestire attentamente le loro relazioni perché non si passi da una competizione responsabile a un conflitto”, ha poi sottolineato. 

Gli Stati Uniti si impegnano a sostenere la lotta globale al Covid, inviando “dosi di speranza” e vaccino “senza condizioni” ai Paesi che ne hanno bisogno. Nel frattempo, sottolinea Joe Biden, bisogna “avanzare nella lotta al Covid e considerarci tutti responsabili di tre principi chiave: salvare vite ora, vaccinare il mondo e ricostruire meglio”. 

Nel suo discorso Biden ha sottolineato come “molte delle principali sfide non possono essere affrontate con la forza delle armi, le bombe e i proiettili non possono difenderci dal Covid e dalle sue future varianti”. “Per combattere la pandemia, abbiamo bisogno di un atto collettivo di scienza e volontà politica – ha aggiunto – abbiamo bisogno di immunizzazioni al più presto e di aumentare l’accesso ad ossigeno, test e cure per salvare vite nel mondo”. 

Nel suo discorso, Biden ha più volte insistito sulla necessità di migliorare la capacità di risposta all’emergenze perché “sicuramente ci sarà un’altra pandemia”. 

 

Tutti i Paesi devono portare le loro massime ambizioni al tavolo di Glasgow” ha detto Biden, riferendosi alla necessità che al prossimo vertice sul clima Cop26 si arrivi con piani ambiziosi per rispondere a una situazione di cambiamenti climatici che il presidente americano ha descritto come già “da codice rosso”. Citando “la devastazione e morte” già provocate dagli eventi climatici estremi in tutto il mondo, Biden ha sottolineato come ci si stia avvicinando al “punto di non ritorno” nella crisi climatica. L’obiettivo, sottolinea, è mobilizzare 100 miliardi di dollari a sostegno delle azioni nei Paesi in via di sviluppo. 

 

 

Canada, liberali di Trudeau vincono elezioni ma niente maggioranza seggi

Il Partito liberale del premier canadese Justin Trudeau ha vinto le elezioni anticipate, secondo le proiezioni di Cbc e Ctv News. Sarebbe in testa, secondo gli ultimi dati, con 156 dei 338 seggi della Camera dei Comuni, al di sotto della soglia della maggioranza (170). I conservatori sarebbero a 121. 

Alla guida del Canada dal 2015, il 49enne premier liberale da due anni è a capo di un governo di minoranza. Storico il terzo mandato da primo ministro, ma le elezioni erano state convocate da Trudeau con la speranza di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento. 

“Grazie per aver votato, per aver dato fiducia alla squadra dei liberali, per aver scelto un futuro migliore”, ha scritto in un tweet Trudeau aggiungendo: “Costruiremo un futuro migliore per i canadesi. E continueremo ad andare avanti insieme”. 

“Ci rimandate al lavoro con un mandato chiaro per far superare al Canada questa pandemia e verso giorni più luminosi a venire”, ha detto ancora il 49enne che ha citato tra le priorità la lotta alla pandemia di Covid-19 e la crisi climatica. “La nostra squadra, il nostro governo è pronto”, ha assicurato. 

 

Chiede a cliente di mettere mascherina, lui gli spara in testa: morto 20enne

Ucciso con un colpo di pistola alla testa perché chiedeva ad un cliente di indossare la mascherina. E’ accaduto in una stazione di servizio nella cittadina di Idar-Oberstein, in Germania occidentale, dove un 49enne ha ucciso un cassiere di 20 anni che non voleva vendergli della birra a causa del suo rifiuto di coprirsi naso e bocca. 

Arrestato, l’uomo ha confessato, ha annunciato Kai Fuhrmann, capo procuratore di Treviri. Il 49enne ha detto di sentirsi pressato dalla situazione della pandemia. Si è sentito messo nell’angolo e di “non vedere altro modo” se non quello di fare un’azione esemplare. La vittima gli era sembrata “responsabile per l’intera situazione, dato che chiedeva il rispetto delle regole”, ha affermato il procuratore.  

Secondo gli inquirenti, il 49enne è entrato sabato sera nella stazione di servizio e si è presentato alla cassa con una confezione di sei birre. Il cassiere si è però rifiutato di servirlo perché non portava la mascherina. L’uomo se ne è andato, ma è tornato un’ora dopo, questa volta con naso e bocca coperti. Al momento di pagare le birre si è però nuovamente scoperto il volto. Il 20enne gli ha chiesto di rimettersi la mascherina e lui lo ha ucciso con un colpo di pistola alla testa. L’uomo è stato poi arrestato ieri mattina.