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Categoria: internazionale/esteri

Covid Brasile, record di ricoveri: quasi 19mila persone in ospedale

E’ record di ricoveri per Covid in Brasile. Il ministero della Salute del Paese sudamericano ha riferito che a ieri le persone attualmente in ospedale per la pandemia sono 18.785 e i nuovi casi nelle ultime 24 ore sono 69.609 e i morti 1.555, con un numero complessivo di contagiati dall’inizio della pandemia pari a 10.938.836 e di 264.325 deceduti. Secondo i dati del quotidiano ‘G1 Globo’, nella prima ondata di pandemia in Brasile, il numero massimo di pazienti ricoverati a San Paolo è stato di 15.289 ma, dalla scorsa settimana, questo numero è stato superato ogni giorno. Inoltre, nello stato brasiliano di Porto Alegre, l’occupazione dei letti in terapia intensiva è cresciuta del 102,8 per cento. 

Covid Gb, oltre 6mila nuovi contagi e 158 morti

Sono 6.040 i nuovi contagi da Coronavirus in Gran Bretagna secondo il bollettino reso noto oggi, 6 marzo. Da ieri sono stati registrati altri 158 morti. Gli ultimi dati della autorità sanitarie confermano il calo di nuovi casi e decessi mentre procede la vaccinazione. Dall’inizio della pandemia, nel Regno Unito vi sono stati 4.213.343 contagi e 124.419 morti entro 28 giorni da un test positivo al Covid. 

Al momento 21.796.278 persone hanno ricevuto una prima dose di vaccino e 1.090.840 anche la seconda. Londra ha scelto di rinviare il richiamo per poter vaccinare il più possibile di persone. 

Covid, oltre 116 milioni contagi nel mondo: più di 440mila in 24 ore

Sono ormai più di 116 milioni le persone contagiate dal covid-19 nel mondo, con 443.339 nuovi casi e 10.638 decessi nelle ultime 24 ore. E’ questo il quadro globale della John Hopkins University, che registra un totale di 116.090.236 contagi, 2.580.580 morti e 65,6 milioni di persone guarite.
 

Gli Stati Uniti sono sempre il paese più colpito con 28,8 milioni di casi e 522.876 morti. Segue l’India con 11,1 milioni di contagi e 157.656 morti, mentre il Brasile è terzo per contagi (10,8 milioni), ma secondo per numero di morti (262.770). Il Messico è terzo per numero di morti (189.578), ma 13esimo per numero di contagi (2,1 milioni). 

Papa Francesco in Iraq, incontro con l’Ayatollah Al-Sistani

Il Papa, al suo secondo giorno in Iraq, ha incontrato il grande ayatollah Al Sistani. Il colloquio privato è andato avanti circa un’ora e si è trattato di un momento storico perché è la prima volta di un incontro del Pontefice con un leader sciita. “L’importanza della convivenza pacifica” e “le grandi sfide dell’umanità” sono state al centro del storico incontro, rende noto l’ufficio del leader spirituale sciita in una nota. 

“Durante la visita di cortesia, durata circa quarantacinque minuti, – spiega in una nota il portavoce del Vaticano Matteo Bruni- il Santo Padre ha sottolineato l’importanza della collaborazione e dell’amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanità”.”L’incontro – spiega ancora – è stata l’occasione per il Papa di ringraziare il Grande Ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popolo iracheno. Nel congedarsi dal Grande Ayatollah, il Santo Padre ha ribadito la sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo  

Terminato l’incontro Bergoglio si è quindi diretto a Ur dei Caldei, una delle più antiche e importanti città sumeriche, situata a 24 chilometri da Nassiriya. C
 

Najaf – Situata nell’Iraq centrale, a circa 160 km a sud di Baghdad, a 30 km dall’antica Babilonia, e a 400 km a nord della città biblica di Ur, Najaf è stata fondata nel 791 d.C dal califfo Harun al-Rashid, e il suo sviluppo è avvenuto per lo più dopo il X secolo. Principale centro religioso sciita iracheno, meta di pellegrinaggio per gli sciiti di tutto il mondo, la città ospita la tomba di una delle figure più riverite dell’islam, Ali ibn Abi Talib, noto anche come Imam Ali, cugino e genero di Maometto e primo uomo ad essersi convertito all’Islam. La tomba del primo Imam degli sciiti, collocata all’interno della Moschea Imam Ali, considerata uno dei luoghi più sacri dell’Islam, con la sua cupola placcata d’oro e le sue pareti ricoperte di oggetti preziosi, è situata nei pressi del centro della città. Oltre alle moschee, ai santuari e alle scuole religiose, la città santa dello sciismo iracheno è nota per il cimitero Wadi al-Salam. Fuori dalle vecchie mura di Najaf, infatti, sopra un arido altopiano di sabbia si estende il cimitero più grande del mondo, che accoglie una distesa infinita di tombe di profeti e fedeli. Gli sciiti credono che essere sepolti a Najaf, città sacra, garantisca l’ingresso in paradiso. 

Al-Sistani – Nato il 4 agosto 1930 a Mashhad, in Iran, è leader della comunità sciita irachena e direttore della hawza (ovvero del seminario religioso sciita duodecimano) di Najaf. Figlio di un’importante famiglia religiosa, studia il Corano sin da piccolo; a vent’anni lascia l’Iran per proseguire la sua formazione in Iraq, divenendo discepolo del Gran Ayatollah Abu al-Qasim al-Khoei ad Al-Najaf e guadagnandosi, con il tempo, il rispetto anche dei sunniti e dei curdi. La sua interpretazione della rivelazione islamica quietista, che predica l’astensione delle autorità religiose dall’attività politica diretta, lo porta infatti ad essere un interlocutore riconosciuto da varie correnti politiche. Nel 2004, sostiene le libere elezioni in Iraq, dando così un contributo importante alla pianificazione del primo governo democratico nel Paese, mentre nel 2014 invita gli iracheni ad unirsi per lottare contro il sedicente Stato Islamico. Più recentemente, nel novembre del 2019, quando la popolazione scende in piazza in segno di malcontento contro il carovita e l’instabilità politica nazionale, Al-Sistani invita manifestanti e polizia a mantenere la calma e a non far ricorso alla violenza. Successivamente, chiede le dimissioni del governo e la riforma elettorale. Le sue richieste vengono accolte: il primo ministro Adel Abdul Mahdi si dimette poco dopo, mentre a dicembre il Parlamento approva la riforma elettorale. 

Moschea dell’Imam Ali – Considerata dagli sciiti terzo luogo santo dell’Islam, dopo la Sacra Moschea della Mecca e la Moschea del Profeta di Medina. La prima struttura della moschea, costruita sulla tomba di Ali, cugino e genero di Maometto e primo uomo ad essersi convertito all’Islam, caratterizzata da una cupola verde, risale al 786. Gli sciiti credono che al suo interno siano stati seppelliti anche Adamo ed Eva e Noè. La moschea è stata distrutta e riedificata più volte nel corso dei secoli. L’ultima ricostruzione, iniziata nel 1623, è stata ultimata nel 1632. La cupola è stata ricoperta da 7777 lastre di mattoni dipinti d’oro nel 1742 da Nader Shah. In seguito sono stati realizzati numerosi altri interventi e abbellimenti. Il colore predominante all’esterno è l’oro brillante. Due i minareti (alti 38 metri) ai lati dell’ingresso con tre portali monumentali; mosaici turchesi ricoprono le pareti laterali e posteriori. All’interno il mausoleo di Ali è intarsiato con mosaici e circondato da un cortile. Nel 1991, nel corso dell’insurrezione seguita alla guerra del Golfo, la moschea è stata danneggiata dalla Guardia repubblicana irachena di Saddam Hussein: nel luogo di culto si erano rifugiati i membri dell’opposizione sciita al regime che sono stati tutti massacrati. Rimasta chiusa per qualche anno, la moschea è stata restaurata dal capo spirituale degli ismailiti Dawudi Bohra, il 52esimo daimuṭlaq, Syedna Mohammad Burhanuddin. 

Ur, la ‘collina della pace’- Conosciuta oggi come Tell al-Muqayyar, ”collina della pace”, è stata la capitale di un impero, quello Sumerico, che alla fine del III millennio a.C. dominava su tutta la Mesopotamia. La posizione molto vantaggiosa, tra i fiumi Tigri ed Eufrate, vicino al Golfo Persico, ne facilitò lo sviluppo commerciale e il predominio politico, trasformandola in una delle città più prospere e potenti della regione. Ur, nel suo primo impianto, risale almeno al quarto millennio a.C. e vive due momenti di grande espansione, con la I (2500-2300 a.C.) e la III dinastia (2000-1900 a.C.), di cui rimangono templi, tombe e palazzi. Sotto Ur-Nammu, fondatore della III dinastia, viene costruita la maestosa torre a gradoni Ziqqurat, dedicata a Nannar, dio della Luna per i sumeri. Il regno di Ur-Nammu segna la rinascita di Ur, che in seguito riesce a sopravvivere alle dominazioni elamita, babilonese e persiana, ma viene abbandonata nel V sec. d.C. Oggi i resti dell’antica Ur sono visibili grazie agli scavi archeologici del 1919 di Henry Reginald Holland Hall, e grazie a quelli della missione, del 1922, del British Museum e dell’Università della Pennsylvania, diretti da Leonard Woolley. La città, dove, secondo la tradizione, il ”Patriarca di molti”, Abramo, parlò per la prima volta con Dio, è citata nella Bibbia (Genesi 11: 28-31) e comunemente indicata come il luogo di nascita del Patriarca che unisce i destini di ebrei, cristiani e musulmani. È qui che Dio chiederà ad Abramo di lasciare la sua patria, Ur dei Caldei, e tutto quello che ha, per trasferirsi nel paese di Canaan. 

Covid Gb, numero decessi diminuito del 41% in ultima settimana

“Il numero dei morti per Covid nel Regno Unito sta diminuendo drasticamente”. Lo ha detto il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock, rendendo noto che il numero dei decessi è diminuito del 41% nell’ultima settimana ed i ricoveri del 28%, come effetto della campagna di vaccinazione. Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie, nelle ultime 24 ore si sono avuti 5947 casi e 236 decessi. 

Covid Francia, 238 morti nelle ultime 24 ore

Covid in Francia, sono 238 i decessi per Coronavirus nelle ultime 24 ore. A renderlo noto sono state le autorità locali precisando che i nuovi ricoveri sono stati 1397 contro i 1538 del giorno precedente. Sale leggermente anche il numero dei pazienti in rianimazione: 3680 contro i 3633 di ieri. 

I nuovi casi di contagio registrati nel paese sono stati 23.507. Ieri le nuove infezioni riportate in Francia erano state 25.279, mercoledì 26.788.
 

Vaccino AstraZeneca, Ue: “Stop export dosi? Messaggio ad azienda”

Lo stop all’export di alcune dosi di vaccino anti covid AstraZeneca dall’Italia all’Australia? Un messaggio all’azienda dall’Ue, e cioè quello di rispettare i tempi di consegna. A dirlo è il portavoce capo della Commissione Europea, Eric Mamer, all’indomani della prima attuazione del meccanismo di autorizzazione delle esportazioni di vaccini anti Covid deciso dall’Ue a fine gennaio.  

La decisione di vietare l’esportazione di 250mila dosi di vaccino anti-Covid prodotte da AstraZeneca e destinate all’Australia, presa dalla Commissione Europea su proposta dell’Italia, è infatti “un messaggio alla società” in questione, cioè AstraZeneca. “Ci aspettiamo che le imprese facciano il massimo per rispettare gli impegni di consegna”, ha spiegato Mamer durante il briefing con la stampa a Bruxelles. Finora, aggiunge la portavoce per il Commercio Miriam Garcìa Ferrer, sono state autorizzate dall’Ue 174 esportazioni di vaccini, verso una trentina di Paesi. 

Congo, “ucciso procuratore che indagava su morte Attanasio e Iacovacci”

Nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) è stato “ucciso in una imboscata il procuratore che indagava sulla morte del nostro ambasciatore” Luca Attanasio, “del carabiniere di scorta” Vittorio Iacovacci “e del loro autista nel nord Kivu”. Lo rende noto su Twitter GeopoliticalCenter, un gruppo di analisi strategica, militare, politica ed economica indipendente basato in Italia. 

Il procuratore, riportano i media congolesi, si chiamava Mwilanya Asani William ed è stato assassinato in un’imboscata nel territorio di Rutshuru, nel Nord Kivu. La notizia, secondo ‘Mnctv Congo’, è stata confermata in una nota delle forze armate, nella quale si attribuisce la responsabilità a militari ribelli del 3416esimo reggimento. L’emittente, tuttavia, non precisa se il procuratore stesse lavorando all’inchiesta sull’uccisione di Attanasio e Iacovacci. 

Vaccino covid a 9 scimmie, primi animali a ricevere dose

Vaccino covid a 9 scimmie. E’ la sperimentazione avviata dallo zoo di San Diego. Nove grandi scimmie sono state vaccinate contro il covid e sono i primi animali al mondo immunizzati. Lo ha annunciato il giardino zoologico, spiegando che i primati hanno ricevuto il vaccino di Zoetis, una compagnia un tempo legata a Pfizer, che sta sviluppando un prodotto per immunizzare gli animali dal coronavirus. 

Usando un approccio simili a Novavax, il cui vaccino non è stato ancora approvato per gli umani, Zoetis ha testato il suo prodotto su cani, gatti e visoni. C’erano 27 dosi disponibili e lo zoo ha deciso di usarle per proteggere le sue grandi scimmie. Al momento quattro oranghi e cinque bonobo hanno ricevuto le due dosi prescritte fra gennaio e febbraio, con tre settimane di distanza. Presto sarà il turno di altri tre bonobo e un gorilla. Gli animali sono abituati a farsi vaccinare per influenza e morbillo e non c’è stato bisogno di addormentarli. Non sembra abbiamo avuto particolari effetti collaterali, salvo un po’ di stanchezza e forse mal di testa, visto che alcuni si sono successivamente massaggiati più volte il capo.  

Le grandi scimmie sono gli animali più vicini agli umani e già sono stati segnalati alcuni casi di contagio di coronavirus negli zoo di tutto il mondo. Nel safari park dello zoo di San Diego ben otto gorilla sono rimasti infettati a gennaio da un guardiano che era asintomatico e indossava un equipaggiamento protettivo.  

“Questo ci ha fatto capire che le altri grandi scimmie erano a rischio. Vogliamo fare del nostro meglio per proteggerle dal virus, non sappiamo che impatto può avere su di loro”, ha spiegato Nadine Lamberski, responsabile della salute degli animali dello zoo.  

“E’ una cosa sensata. Questi animali sono incredibilmente preziosi. Il numero di grandi scimmie in cattività è limitato”, ha detto lo zoologo del parco, Pascal Gragneux, ricordando che nel mondo vi sono solo 200 bonobo in cattività e che questa scimmie sono più vicine a noi dei gorilla e quindi potenzialmente più vulnerabili al contagio. “Questa è veramente un’opportunità preziosa per osservare cosa accade a specie protette come i grandi primati, quando vengono vaccinati”, afferma Gagneux, sottolineando il rischio che il contagio raggiunga anche animali allo stato selvaggio. Intanto prosegue la vaccinazione anche fra gli ‘umani’ dello zoo, con diversi veterinari e membro dello staff immunizzati. 

Mentre ancora non è stato chiarito il passaggio del coronavirus da alcune specie animali all’uomo, da cui si ritiene abbia avuto origine la pandemia di covid-19, vi sono diversi casi di animali infettati dagli uomini. Sono stati segnalati casi di gatti e cani contagiati, così come di grandi felini e scimmie negli zoo. Non vi sono al momento prove che questi animali ammalati abbiano contagiati persone umane. Non va infine dimenticato il contagio fra i visoni di allevamento che ha portato ad un vasto programma di abbattimento in Danimarca, suscitando molte polemiche. 

Covid Brasile, record di morti in 24 ore: sono 1910

Il Brasile ha registrato oggi un nuovo triste record di morti per il covid-19, ben 1.910 decessi, che portano il totale a 259.271. Il dato odierno supera il precedente record, raggiunto ieri con 1.641 morti. I nuovi contagi sono 71.704, su un totale di oltre 10,7 milioni di persone infettate dall’inizio della pandemia.  

Il Brasile, dove la vaccinazione è iniziata a gennaio, è uno dei paesi più colpiti dalla pandemia. A Manaus il sistema sanitario è al collasso, ma anche altre città come Sao Paulo rischiano altrettanto a breve. Negli Stati meridionali di Santa Caterina e Rio Grande del Sul gli ospedali sono pieni e per i morti vengono usati camion frigo. 

Forte terremoto in Nuova Zelanda, allarme tsunami

Un allarme tsunami per gran parte della regione del Pacifico è stato emesso dopo le tre fortissime scosse di terremoto (di magnitudo 7.1, 7.4 e 8.1) registrate non lontano dalle coste della Nuova Zelanda. L’autorità di emergenza nazionale ha esortato i cittadini che abitano in prossimità delle coste a evacuare l’area per prevenire il rischio di un’ondata anomala, che secondo il Centro di Allarme Tsunami potrebbe verificarsi “entro le prossime tre ore”. 

L’allarme tsunami è stato emesso per gran parte del Pacifico, comprese le coste di Samoa, Isole Cook, Fiji, Nuova Caledonia, Isole Salomone e Tonga. 

Vaccino AstraZeneca, Farnesina: “Ecco i motivi dello stop all’export”

Le motivazioni alla base della proposta italiana di non accogliere la richiesta di AstraZeneca per l’esportazione di 250.700 dosi di vaccino in Australia sono “il fatto che il Paese destinatario della fornitura (Australia) sia considerato “non vulnerabile” ai sensi del Regolamento (Ue, ndr), il permanere della penuria di vaccini nella UE e in Italia e i ritardi nelle forniture dei vaccini da parte di AstraZeneca nei confronti dell’UE e dell’Italia, l’elevato numero di dosi di vaccino oggetto della richiesta di autorizzazione all’esportazione rispetto alla quantità di dosi finora fornite all’Italia e, più in generale, ai Paesi dell’Ue”, si legge in una nota della Farnesina. 

Il Ministero degli Esteri ha ricevuto lo scorso 24 febbraio una richiesta di autorizzazione all’esportazione di vaccini anti COVID-19 da parte di AstraZeneca, ai sensi del Regolamento UE 2021/111 della Commissione Europea, approvato lo scorso 30 gennaio, “che subordina l’esportazione di taluni prodotti alla presentazione di un’autorizzazione di esportazione”, si spiega ricordando che “in precedenti casi di richieste di autorizzazione ricevuti da AstraZeneca, l’Italia – d’intesa con la Commissione – ha concesso il proprio nulla osta, trattandosi di modiche quantità di campioni destinati ad attività di ricerca scientifica”. 

“Nel caso di quest’ultima richiesta, tuttavia, si trattava di ben 250.700 dosi di vaccino. Per tale ragione il Maeci, dopo aver consultato le altre Amministrazioni italiane competenti – che hanno tutte espresso parere negativo – ha inviato il 26 febbraio scorso la proposta di non autorizzazione alla Commissione europea che, ai sensi del Regolamento, ha l’ultima parola in quanto lo Stato membro è tenuto a decidere “conformemente al parere della Commissione”. 

La proposta italiana di diniego dell’autorizzazione è stata approvata dalla Commissione Europea e il Ministero degli Affari Esteri ha quindi provveduto, nello stesso giorno, ad emanare formalmente il provvedimento di diniego all’esportazione, notificato alla controparte il 2 marzo 2021. 

Covid Germania, ok a vaccino AstraZeneca anche per over 65

Ok a uso del vaccino anti-covid AstraZeneca in Germania anche per gli over 65. Ribaltando un precedente pronunciamento, le autorità sanitarie tedesche ne hanno approvato l’uso come annunciato dal ministro della Sanità Jens Spahn. “La commissione vaccini ora raccomanda il vaccino AstraZeneca anche per le persone oltre i 65 anni. Questa è una buona notizia per gli anziani che stanno aspettando la somministrazione”, ha affermato Spahn. 

“I nuovi dati – ha aggiunto il ministro – mostrano anche che il vaccino è perfino più efficace quando la prima e la seconda dose vengono somministrate a distanza di 12 settimane”. 

In mattinata lo aveva preannunciato già la cancelliera Angela Merkel.  

Il cambiamento vedrà la Germania seguire l’esempio britannico, con una distanza di un massimo di 12 settimane nella somministrazione della prima e della seconda dose del vaccino, per accelerare la campagna vaccinale.  

Il governo tedesco in precedenza era stato criticato per avere espresso giudizi che avevano portato l’opinione pubblica a ritenere che il vaccino AstraZeneca fosse meno efficace di quelli prodotti da Pfizer-BioNTech e Moderna. Il Belgio, che inizialmente aveva assunto un atteggiamento simile, ha ora autorizzato AstraZeneca anche per gli over 65. Un cambio di atteggiamento c’è stato anche da parte delle autorità sanitarie francesi, che ora consigliano il vaccino anche per le persone più anziane. 

Vaccino covid Sputnik, Ema avvia valutazione

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha avviato la valutazione del vaccino anti-covid Sputnik. Lo comunica l’Ema stessa, affermando che la decisione del Chmp (comitato per i medicinali umani) di dare il via a una revisione continua di Sputnik V (Gam-Covid-Vac) si basa sui risultati di studi di laboratorio e studi clinici negli adulti. Questi studi indicano che lo Sputnik V innesca la produzione di anticorpi e cellule immunitarie che prendono di mira il coronavirus Sars-CoV-2 e possono aiutare a proteggere dal Covid-19′.  

Il richiedente dell’Ue per questo medicinale è R-Pharm Germany GmbH.  

L’Ema – prosegue la nota -valuterà i dati non appena saranno disponibili per decidere se i benefici superano i rischi. La revisione continua proseguirà fino a quando non saranno disponibili prove sufficienti per la domanda formale di autorizzazione all’immissione in commercio”. 

L’Agenzia europea del farmaco “valuterà la conformità” del vaccino russo “Sputnik V ai consueti standard dell’Ue in materia di efficacia, sicurezza e qualità”. E “sebbene non sia in grado di prevedere le tempistiche generali, dovrebbe richiedere meno tempo del normale per valutare un’eventuale domanda a causa del lavoro svolto durante la revisione continua” (la cosiddetta rolling review), si legge ancora in una nota dell’Ema in cui si precisa che fornirà ulteriori comunicazioni “quando sarà stata presentata la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio per il vaccino”. 

 

Vaccino Johnson&Johnson, ceo: “Il nostro è il più efficace”

In America “il traguardo della vaccinazione in massa è in vista, l’ottimismo del presidente Biden è fondato. Stiamo uscendo dalla fase in cui dovevamo riservare i vaccini a categorie prioritarie, entriamo in quella in cui ci saranno dosi disponibili per tutti coloro che lo vogliono. All’aumento della produzione, condizione fondamentale, si accompagna la moltiplicazione dei centri per le vaccinazioni di massa: stadi, catene di farmacie, centri drive-thru accessibili in automobile. Migliora anche la capacità di raggiungere ceti sociali meno abbienti e minoranze etniche perché tutti siano inclusi”. A dirlo in un’intervista a La Repubblica Alex Gorsky, il ceo di Johnson & Johnson, la terza casa farmaceutica americana ad avere avuto l’approvazione per il proprio vaccino anti-covid. Joe Biden ha ottenuto che una casa concorrente, la Merck, metta due fabbriche a disposizione per produrre il vaccino J&J, una cooperazione fra rivali che dà un’ulteriore accelerazione alle forniture: fine maggio anziché fine luglio.
 

“Abbiamo dovuto iniziare la campagna dai 18 anni in su, ma ora stiamo lavorando per raggiungere la fascia dai 12 ai 18, in seguito ci occuperemo dei più piccoli e delle donne in gravidanza. I test sono in corso, lavoriamo a stretto contatto con la Food and Drugs Administration (Fda, l’authority dei farmaci, ndr)”, spiega Gorsky. Si può quindi immaginare una vaccinazione di bambini prima di settembre? “È probabile. La Fda ci sta lavorando, con noi e con le altre case. Per il vaccino Johnson & Johnson, la piattaforma-vettore è la stessa che usammo nelle vaccinazioni in Africa contro Ebola e Hiv, distribuendole a una popolazione più giovane”, risponde. 

“I nostri test hanno coinvolto per il 45% pazienti negli Stati Uniti, per il 40% in America latina, per il 15% in Sudafrica. Tra coloro che hanno partecipato ai test, in America latina era già dominante la variante brasiliana e in Sudafrica quella locale addirittura colpiva il 90% dei pazienti. In questo contesto, il vaccino ha dato un’efficacia praticamente al 100% nell’impedire morti o ricoveri ospedalieri. Questa è la statistica che conta di più”, sottolinea Gorsky aggiungendo che “in questa fase la missione prioritaria è bloccare il contagio, prima che il virus abbia il tempo di evolversi in altre varianti potenzialmente più contagiose o più pericolose. In questa funzione il nostro prodotto è perfino più efficace dei concorrenti”.  

Verrà il giorno in cui lancerete una seconda dose, per rafforzare la prima? “Per adesso la dose singola è più che sufficiente, ma in futuro non escludiamo che il vaccino anti-covid diventi come quello contro l’influenza stagionale, con richiami e adattamenti”, conclude Gorsky. 

Covid, Grecia in lockdown fino al 16 marzo

La Grecia estende il lockdown nazionale fino al 16 marzo, dopo aver segnalato 2.702 nuovi casi di Covid-19 nelle ultime 24 ore, il maggior numero registrato finora dall’inizio dell’anno. “Siamo nella parte più difficile di questa pandemia”, ha detto ai giornalisti il ministro della Salute Vassilis Kikilias, avvertendo che le strutture sanitarie pubbliche ad Atene sono sotto una “pressione insopportabile” da settimane. “Al ritmo dei nuovi ricoveri, il sistema sanitario è spinto oltre i suoi limiti in termini di infrastrutture e personale”, ha detto il ministro, aggiungendo che è stato rilevato un “aumento importante” nei casi a causa della variante britannica. 

Oltre al lockdown, a partire da domani saranno rafforzate le misure restrittive per impedire ai cittadini di attraversare i confini comunali e scoraggiarle a fare acquisti o esercizio all’aperto. “Le misure mirano a ridurre la mobilità. Restiamo a casa, nei nostri quartieri”, ha affermato in conferenza stampa il vice capo della Protezione civile Nikos Hardalias. 

Terremoto in Grecia, forte scossa a nord di Atene

Una scossa di terremoto di magnitudo 6,2 della scala Ritcher è stata avvertita vicino a Tirnavos, a 17 chilometri a ovest di Larissa, a nord di Atene, e a 125 chilometri da Salonicco, in Grecia. Lo rende noto l’European Mediterranean Seismological Centre (Emsc), spiegando che l’epicentro è stato registrato a una profondità di dieci chilometri. 

Secondo il giornale Kathimerini il sisma non avrebbe causato vittime o feriti. 

Covid Usa, meno di 50mila casi in un giorno: prima volta da ottobre

Meno di 50mila nuovi casi di coronavirus in un giorno negli Stati Uniti. E’ la prima volta che accade dallo scorso 18 ottobre. Con i 48.092 nuovi contagi registrati ieri, il totale dall’inizio della pandemia, secondo gli ultimi dati del COVID Tracking Project, è di 28.664.463. 

La media settimanale di contagi in California, lo stato più colpito dal virus, è ora scesa dell’89 per cento, rispetto al picco raggiunto il 13 gennaio. Nello stesso periodo preso in esame, i nuovi decessi sono stati 1.241, portando il totale delle vittime del coronavirus negli Usa a 514.657 morti. 

Altri dati positivi riguardano il calo costante delle terapie intensive e dei ricoveri ospedalieri negli ultimi sette giorni, così come il tasso di positività, sceso nel raffronto settimanale per 50 giorni di fila. Al momento, negli Usa i ricoverati a causa del Covid-19 sono 46.738, di cui 9.595 in terapia intensiva.