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Categoria: intrattenimento/spettacolo

Amadeus, “Abba a Sanremo? I desideri sono tanti e pure le invenzioni”  

“Gli Abba al festival? I desideri sono tanti e pure le invenzioni. Quando gli ospiti diventano ufficiali lo saprete da me”. Amadeus commenta così con l’Adnkronos l’indiscrezione di un possibile approdo della leggendaria band svedese al festival di Sanremo.  

A lanciare l’indiscrezione di un Amadeus determinato a portare la band di ‘Mamma Mia’ sul palco dell’Ariston è stato ieri il programma di Radio2 “Sanremo di sabato”. “Ho letto addirittura che l’avrei detto io ma io invece non c’ero”, conclude il conduttore e direttore artistico del festival. 

Lorella Cuccarini positiva al Covid 

Lorella Cuccarini è positiva al coronavirus. A quanto apprende l’Adnkronos, la showgirl e neo maestra di ‘Amici’ è asintomatica e sta bene, e domani sarà in collegamento da casa, nel corso della puntata pomeridiana del talent su Canale 5. “Ecco la mia postazione” casalinga “per la prima puntata di Amici del 2021” scrive su Instagram condividendo una fotografia. “Il Covid è arrivato anche a casa nostra. Per fortuna, pochi sintomi e una guarigione rapida… Ora, sono in attesa del tampone negativo. Grazie per tutti i messaggi di affetto! Ci vediamo domani alle 14.10”.  

 

 

Tanya Roberts non ce l’ha fatta, morta l’ex Bond girl  

Tanya Roberts, l’ex Bond girl e attrice di “That ’70s Show”, è morta ieri notte. L’annuncio della morte dell’attrice era stato dato ieri, quando in realtà il decesso non era ancora avvenuto, in seguito ad una dichiarazione errata del suo portavoce, secondo cui era morta il giorno prima. Il partner di lunga data dell’attrice, Lance O’Brien, ha detto stamane a Fox News che la Roberts è morta ieri notte dopo essere stata ricoverata in ospedale per complicazioni di un’infezione del tratto urinario che, secondo lui, le si è diffusa ai reni, al fegato e alla cistifellea prima che “le entrasse nel sangue”. 

L’attrice è apparsa in ‘Charlie’s Angels’ nel 1980 prima di recitare al fianco di Roger Moore come Bond girl nel film del 1985, “A View to a Kill”. Roberts ha interpretato Stacey Sutton, una geologa americana che diventa un bersaglio dell’antagonista Max Zorin, interpretato dall’attore veterano Christopher Walken. Il film è stato quello in cui per l’ultima volta Moore ha interpretato il ruolo iconico. 

E’ morta Tanya Roberts, Bond girl anni ’80 e in tv Charlie’s Angel  

L’attrice Tanya Roberts è morta all’età di 65 anni per un malore improvviso: la donna – secondo quanto riferisce la stampa americana e britannica – “è svenuta dopo aver portato a spasso i suoi cani la vigilia di Natale”. Era nota soprattutto per aver interpretato il ruolo di Julie Rogers nella serie televisiva ‘Charlie’s Angels’ e la Bond girl Stacey Sutton in ‘007 – Bersaglio mobile’ nel 1985 accanto a Roger Moore. Ma anche il personaggio di Sheena nel film ‘Sheena, regina della giungla’. 

Il sito Tmz ha riferito che Tanya è tornata a casa da una passeggiata con i suoi cani, quando è “collassata” ed è stata “portata in ospedale”. Un portavoce dell’attrice ha spiegato al sito che Tanya è stata “attaccata ad un ventilatore, ma non è mai migliorata”, sebbene la sua morte non sia correlata al Covid-19. L’attrice è morta nell’ospedale della California dove era stata portata dopo il malore. 

Dopo aver partecipato ad alcuni film di genere thriller erotico (Occhi nella notte, Patto a tre, Torbido desiderio) e a commedie erotiche come Quasi incinta, alla fine degli anni ’90 è tornata alla notorietà per aver preso parte per diversi anni alla sitcom That ’70s Show nel ruolo di Midge Pinciotti. 

Nata come Victoria Leigh Blum, Tanya ha avuto una carriera come modella, sia in passerella che nelle pubblicità televisive, prima di dedicarsi alla recitazione cinematografica, dove esordì nel 1975 con il film horror ‘Forced Entry’. 

Vaccino Covid, Celentano: “Io e Claudia lo faremo” 

“Io non ho mai fatto il vaccino, però ora sono d’accordo a farlo e anche Claudia”. Lo ha detto Adriano Celentano, intervenendo telefonicamente a Domenica In e rispondendo così alla domanda di Mara Venier, se abbia intenzione di vaccinarsi contro il Coronavirus. “Io e Claudia – ha raccontato – siamo chiusi in casa praticamente da un anno e proprio l’altro ieri ci hanno portato il vestito a righe”.  

Boldi a De Sica: “Auguri fratellino mio, non ci lasceremo mai”  

“Tanti Auguri Christian, per i tuoi 70 anni…… se penso poi che 50 li abbiamo passati insieme… Ti voglio bene fratellino mio”. Massimo Boldi con l’Adnkronos fa gli auguri al compagno di tante avventure, cinematografiche e non solo, che il 5 gennaio prossimo compie 14 lustri. Boldi e De Sica erano insieme già nel 1972. Allora era la musica la cornice. Christian cantava e Massimo suonava la batteria nella band ‘La pattuglia azzurra’. Poi è arrivato il cinema che li ha scelti come coppia in ben 26 film, proprio per la loro grande intesa che non si è mai indebolita, neppure nel periodo in cui non hanno lavorato insieme e cioè dal 1974, quando è venuto a mancare il papà Vittorio, al 1984, anno in cui si sono ritrovati sul set del film di Carlo Vanzina, ‘Yuppies’.  

Anche dal 2005 al 2017 ciascuno ha percorso la propria strada professionale che è tornata ad essere la stessa con ‘Amici come prima’, diretto dallo stesso De Sica. “Da quel film abbiamo deciso che non ci saremmo più lasciati e che avremmo continuato a lavorare insieme, anche perché – spiega Boldi – abbiamo creato un genere straordinario, in modo inconsapevole. E siamo davvero onorati di aver fatto felici e di fare felici più generazioni, ben quattro. Un successo inaspettato. E chi poteva mai immaginarlo che in coppia saremmo riusciti così. Questa idea della coppia – racconta Boldi – fu promossa e suggerita da un grande registra Sergio Corbucci. Forse rientriamo nelle coppie del cinema internazionale che annovera, fra quelle italiane, Bud Spencer e Terence Hill, Gianni e Pinotto, Franco e Ciccio o, ma questo forse è troppo – sorride Boldi – la coppia Jerry Lewis e Dean Martin. E’ vero, comunque, che le grandi coppie del cinema non è che siano tantissime”. 

Così, a pochi giorni dal debutto del loro nuovo film, ‘In vacanza su Marte’ di Neri Parenti, che li vede uno nei panni del padre (Christian De Sica) e l’altro del figlio (Massimo Boldi), il comico del Lago Maggiore, dispiaciuto che il Covid non consenta a Christian di festeggiare con gli amici, come invece ha potuto fare lui per il suo settantesimo compleanno, ci scherza a distanza: “Ma quali 70 anni, Christian, il tuo cuore è sempre più giovane, ne dimostri 17. Tanti auguri amico mio, ti voglio bene. Noi non ci lasceremo mai”.  

(di Veronica Marino) 

Cinema: Carlo Olmo ‘Lupo Bianco’ diventa un film perché “l’amore lascia il segno” 

Il cinema è una grande metafora spirituale, perché ci insegna la potenza di un’illusione, scrive l’autore Virginio De Maio. A volte, invece, veste i panni di Socrate e porta alla luce una realtà di cui diventare consapevoli. E’ il caso del film che uscirà nel 2021, ‘Lupo Bianco’, soprannome del grande benefattore vercellinese Carlo Olmo, insignito lo scorso ottobre della Onorificenza di Cavaliere ‘Bianco’ al merito della Repubblica Italiana dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella. La storia di un orfano, che ha fatto dell’amore ricevuto un moltiplicatore di opportunità, esce dalla porta della sua vita privata per essere raccontata al grande pubblico grazie all’intuizione dell’attore Diego Cammilleri, siciliano, che ha lavorato per anni nella Prefettura di Vercelli, prima di sposare l’arte della recitazione. Cammilleri, infatti, colpito dalle vicende di Carlo Olmo e dalle sue incredibili donazioni durante il Covid – dalle migliaia di mascherine donate ai charity tour con 24 tonnellate di derrate alimentari portate con i pullman alle famiglie bisognose fino alle stanze degli abbracci per bambini e case di riposo – ha proposto a Olmo la sua idea.  

Ma lui sulle prime ha rifiutato: “La mia storia mi sembrava troppo normale per diventare materia da film – racconta Olmo all’Adnkronos – Poi l’entusiasmo di Cammilleri mi ha convinto e da quel momento tutto ha preso il via con la sceneggiatura di Stephanie Beatrice Genova, la regia di Tony Gangitano, il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca e la decisione di Antonio Chiaramonte (patron di CinemaSet, ndr) di produrre il film nel quale sarà Sebastiano Somma a interpretare me e Simona Cavallari a vestire i panni della mia compagna, Angela”. 

Cosa è scattato precisamente dentro Carlo Olmo per fargli dire sì? “La considerazione che questo film sul Lupo Bianco, in questa epoca di incertezze e timori, possa trasferire, soprattutto ai giovani, un messaggio positivo di speranza e di poter e voler agire nel bene che genera il bene quando le circostanze chiamano ad essere presenti in eventi importanti per la vita dell’uomo e per la propria evoluzione secondo quelli che posso riassumere nei dogmi distintivi del Lupo Bianco: L’Amore lascia il segno! Promessa mantenuta! Non si molla mai!”. Sì perché, spiega Olmo citando il motto clou della sua vita, “la vita mi ha tolto tutto, la vita mi ha ridato tutto; ora è tempo che io restituisca alla vita”. Il cast di ‘Lupo Bianco’ è ricco, oltre a Somma e Cavallari, ci sono Vincent Riotta, Gaetano Aronica, Guia Jelo, Antonella Ponziani, Rosario Petix , Francesca Rettondini, Alessandro De Marco, Diego Cammilleri, Emanuele Olmo. E a strettissimo giro si entra nel vivo: il 17 gennaio inizia il casting a Vercelli per attori generici e comparse. E il primo ciak del ‘Lupo Bianco’ è fissato per l’ 8 febbraio.  

Beh, ma come è nato il soprannome Lupo Bianco? “Da una preghiera. Il 4 marzo ero in ginocchio nel piccolo Tempio della mia Accademia di Arti Marziali a Vercelli che recitavo il Padre Nostro in aramaico antico contro la Pandemia quando misteriosamente, forse per un effetto ottico, è apparso sul vetro di un quadro sacro al mio fianco il muso stagliato di un Lupo Bianco che poi si è dissolto. Quella visione è entrata in me e ne ho fatto un simbolo di resilienza e resistenza al Covid-19”. Covid che lo ha visto in prima linea: “Un giorno, a marzo, ho chiamato un caro amico medico della Cardiologia Asl di Vercelli e lui mi ha detto ‘Come possiamo aiutare gli altri se non siamo protetti noi?’. Allora gli ho chiesto cosa servisse all’Ospedale e lui: ‘ventilatori, perché la gente muore soffocata e mascherine per proteggerci’. Da lì ho sentito una fiammata interiore che mi ha spinto ad agire per cercare tutti quei dispositivi per i sanitari dentro e fuori gli ospedali”. E così ha reperito 3 ventilatori Polmonari per la Rianimazione di Vercelli, oltre 160.000 mascherine, 8000 camici e tute, 40.000 guanti e 250 saturimetri. 

La solidarietà non è solo un esborso economico, se pure molto lodevole, ma è anche un grande impegno concreto che mobilità persone e cose e richiede anche creatività e inventiva. Carlo Olmo ha dalla sua tutto questo, e, in aggiunta, un legame speciale con la Cina che lo ha aiutato ad aiutare: “Conosco il mondo cinese da oltre 40 anni avendo la passione delle loro Arti Marziali e di una cultura antichissima che affonda le radici nel Taoismo, Buddismo e Confucianesimo. E sono discipline – osserva – che, per quanto integrate in una società molto disciplinata e autoritaria, insegnano valori secolari di condivisione sociale, egualitarismo e solidarietà di profonda umanità che danno una matrice di regole ordinate per una convivenza civile e in molta sintonia con le forze della natura. Proprio la comprensione interiore di questi principi mi ha permesso di interagire con le loro espressioni istituzionali e produttive per reperire per il nostro territorio con grande amicizia solidale tutti i Dpi necessari per questa emergenza”. 

Carlo Olmo ha un passato molto difficile alle spalle che, però, ha fatto da propulsore per il cammino che lo ha portato a diventare chi è oggi: “La mia storia personale di orfano in estrema sofferenza, poi benedetto da una adozione che mi ha fatto crescere con sani valori, ha inciso in modo determinante su tutti i cambiamenti nella mia vita. Un brutto caso giudiziario di pedofilia mi ha portato poi a cambiare rotta definitivamente e, abbandonata la toga, ho indossato per sempre la divisa di Maestro di Arti Marziali Cinesi coltivandone gli insegnamenti edificanti proprio per i giovani e tutti coloro che desiderano migliorare in un percorso consapevole di virtù e coraggio. In questo il donarsi agli altri in aiuti e opere caritatevoli è maturato come il mio agire civile in ogni giorno e in ogni parte del mondo”. 

Spesso Olmo conversa in diretta Facebook con le tante persone che lo seguono. Cosa stanno cercando? “Devo riconoscere che sono migliaia oggi le persone che tramite i social seguono le zampate del Lupo Bianco di Vercelli e non mi aspettavo tali risposte di adesione e commossa partecipazione. Io credo che in questa epoca la gente cerchi delle risposte principalmente per risvegliare un senso di tranquillità e fiducia che si è perso anche nei confronti di Istituzioni molte volte lontane dalle reali esigenze dei cittadini. C’è bisogno di semplicità e risposte concrete allineate con un amore disinteressato per il prossimo. Questa è la vera sfida mondiale verso cui lo stesso virus ci ha proiettato per il nostro presente e futuro. E il Lupo Bianco nel suo piccolo, si muove in questa direzione, come privato e libero cittadino. Cittadino di un mondo senza confini geografici o di ideologie”. 

Un mondo in cui “il motore universale della vera natura umana, solidale e di pace, è l’amore che non è soltanto generosità e compassione per le sofferenze degli altri, ma anche la determinazione chiara e trasparente nel proprio agire senza condizionamenti se non mossi dalla propria umile ma sensibile coscienza che nella carità cristiana delle origini si arricchisce di vera umanità. Questo, per me, è il concreto ed evangelico messaggio spirituale dell’Amore divino sulla terra, il vero Regno dei Cieli”. 

(di Veronica Marino) 

Sanremo, Amadeus: “Elodie co-conduttrice, Achille Lauro e Ibra ogni sera” 

Achille Lauro superospite fisso del festival di Sanremo ed Elodie una delle primedonne-coconduttrici. Lo ha annunciato il conduttore e direttore artistico del festival, Amadeus, presentando lo show del Capodanno di Rai1 ‘L’anno che verrà’. “Achille Lauro sarà ospite fisso del festival, con 5 ‘quadri’ a cui sta già lavorando, uno per ogni serata del festival”, ha spiegato. “Elodie sarà una delle presenze femminili che mi accompagnerà sul palco, in una delle serate del festival”, ha aggiunto.  

Ospite fisso del festival di Sanremo Zlatan Ibrahimović. “Zlatan Ibrahimović sarà con noi in tutte le cinque serate del festival, senza perdere neanche una partita del Milan”, ha annunciato Amadeus. 

Sanremo 2021, Amadeus conferma: ipotesi nave da crociera per festival ‘Covid free’ 

L’ipotesi della nave da crociera è reale? “Assolutamente sì”. Amadeus conferma dalle frequenze di Radio Zeta, dove è ospite oggi pomeriggio, le indiscrezioni che circolano da giorni sulla possibilità di confinare il pubblico ed altri addetti ai lavori del festival su una nave da crociera per creare un’enclave ‘Covid free’. Amadeus ha ribadito che “Sanremo senza pubblico non si può fare”. Ma quest’anno “il pubblico, per motivi di sicurezza, sarà con tutta probabilità composto sempre dalle stesse persone, che verranno sottoposte a tampone tutti i giorni”, ha sottolineato il conduttore e direttore artistico del festival.  

Amadeus ha detto che anche quest’anno ci sarà un palco in piazza a Sanremo. “Il Sanremo che vogliamo offrire al pubblico è ancora più importante di quello dell’anno scorso. Perché solo così diamo una risposta al desiderio di rinascita”. Quanto allo show televisivo che verrà costruito intorno alle canzoni in gara, “il grosso lo costruiamo da gennaio”, ha detto Amadeus. “Avendo 26 cantanti in gara, avremo probabilmente qualche ospite in meno. Ma ci sarà un grande spettacolo”.  

L’addio di Valerio Scanu al padre morto di Covid: ”Ti vedevo come Highlander”  

”Quando tutto è iniziato il mio più grande terrore era proprio che si arrivasse a questo punto. Ho sempre visto mio Babbo come Highlander, la persona più buona ma anche più forte del mondo, l’uomo che in ogni situazione sapeva prendere le redini e gestirla al meglio, anche le più drammatiche. Trovandoci così, senza che lui potesse proteggerci e tutelarci, mi è venuto da pensare: ‘ma queste cose le ha sempre fatte Babbo, non posso, non sono in grado io, ora”. Valerio Scanu ricorda il padre Tonino, morto di Covid a soli 64 anni, con un lungo messaggio di addio postato sulla sua pagina di Intagram e una foto che ritrae dei palloncini colorati che volano in cielo. Nel messaggio toccante il cantante, anche a nome di suo fratello Alessandro e della mamma Sonia, ringrazia tutto lo staff medico che ha assistito suo padre. 

Il padre del cantante era ricoverato da quasi un mese nell’ospedale Mater Olbia in Sardegna,dopo che era risultato positivo al Coronavirus, ma le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate. ”Devo fare dei doverosi ringraziamenti a tutto lo staff medico e infermieristico del Mater Olbia che in questo periodo ha sempre avuto cura di Babbo -scrive ancora Scanu- un GRAZIE ai dottori Formicola, Pulzone, Sechi, Piras, Grande, Jovanovic, Oggiano coi quali mi sentivo per i quotidiani aggiornamenti… siete stati , comunque, i miei grandi Eroi”.  

”Grazie alla mia FAMIGLIA che anche in questa occasione si è dimostrata più grande e solida di quanto non lo sia sempre stata -prosegue il cantante nel messaggio- Questa emergenza sanitaria non aiuta di certo a sopportare questo dolore”. E poi rivolgendosi ai suoi numerosi fan Scanu prosegue: ”So bene che in tanti sareste voluti venire per dare l’ultimo saluto a mio padre ma non posso permettere che altre persone rischino di passare le sue stesse sofferenze… Babbo direbbe e farebbe la stessa cosa. Con grande difficoltà faccio appello alla responsabilità di tutti e vi dispenso dalle visite e dalla partecipazione ai funerali. Beh, Babbo mio, la gratitudine di essere tuoi figli è molto più forte della morte e del dolore che ora ci sta soffocando”. 

Melissa Satta e Kevin Boateng, matrimonio finito 

Melissa Satta e Kevin Boateng, matrimonio finito. “Dopo un periodo di separazione, abbiamo deciso di interrompere definitivamente la nostra relazione nel pieno rispetto delle reciproche posizioni ed in totale serenità, fermo restando che rimarremo l’uno per l’altro un importante punto di riferimento per la crescita di nostro figlio Maddox. Grazie per questi 9 anni… e per il regalo più bello… Maddox”, l’annuncio della showgirl ed ex velina, che ha ufficializzato pochi minuti fa sul suo profilo Instagram la rottura con il marito. 

Addio a Peter Lamont, scenografo premio Oscar per ‘Titanic’  

Lo scenografo, arredatore e direttore artistico britannico Peter Lamont, che ha legato la sua fama a 18 film della saga di James Bond e che ha vinto l’Oscar per le scenografie del kolossal “Titanic”, è morto all’età di 91 anni.  

L’annuncio della scomparsa è stato dato dai produttori della serie di 007, Michael G. Wilson e Barbara Broccoli, che hanno dichiarato sull’account Twitter ufficiale della casa produttrice: “Peter Lamont era un membro molto amato della famiglia Bond e un gigante del settore. E’ stato inestricabilmente legato al design e all’estetica di James Bond sin da ‘Goldfinger’ (1964)”. Altri dettagli sul luogo del decesso e le cause al momento non sono stati forniti. 

Nato a Londra il 12 novembre 1929, dopo la laurea in architettura Peter Lamont inizia a lavorare nel 1950 come architetto di scena nel mondo cinematografico, esordendo come assistente della celebre scenografa inglese Carmen Dillon (premio Oscar per “Amleto” del 1948 per la regia di Laurence Olivier) con il film drammatico “Donna nel fango”. In seguito diventa assistente di Ken Adam, altro grande maestro, con il quale collabora nel 1964 sempre come architetto di scena alle scenografie di “007 – Missione Goldfinger” e l’anno dopo di “007 Thunderball – Operazione tuono”. Dal 1965 al ’71 Lamont è arredatore di altri film della saga di James Bond: “Agente 007 – Si vive solo due volte” (1967); “Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà” (1969); “Agente 007 – Una cascata di diamanti” (1971).  

Dal 1973 al ’79 Lamont è art director di “Agente 007 – Vivi e lascia morire” (1973); “Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro” (1974); “La spia che mi amava” (1977), di nuovo al fianco di Ken Adam; “Moonraker – Operazione spazio” (1979), ancora collaborando con Adam.  

A partire dal 1981 è scenografo sempre per la saga dell’agente 007 con “Solo per i tuoi occhi” (1981); “Octopussy – Operazione piovra” (1983); “007 – Bersaglio mobile (1985); “007 – Bersaglio mobile” (1985); “007 – Zona pericolo” (1987), “007 – Vendetta privata” (1989); “GoldenEye” (1995); “Il mondo non basta” (1999); “La morte può attendere” (2002); e per ultimo il recente “Casino Royale” (2006).  

Peter Lamont per quattro volte ha ricevuto la nomination all’Oscar: l’Academy Awards lo ha selezionato per il suo lavoro in “Il violinista sul tetto” (1971), “La spia che mi amava” (1977) e “Aliens” (1986) e “Titanic” (1997). E proprio per quest’ultimo film kolossal diretto da James Cameron, interpretato da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, Lamont ha ricevuto il premio Oscar. Sempre con Cameron ha lavorato per “Aliens” (1986) e “True Lies” (1994). 

Sanremo 2021, Amadeus svela i Big in gara al Festival 

Amadeus annuncia il cast dei 26 cantanti Big in gara a Sanremo 2021, che ha già ribattezzato il “festival della rinascita” post Covid e che è previsto dal 2 al 6 marzo prossimi al Teatro Ariston. Il conduttore e direttore artistico del festival li comunica alla spicciolata durante la finale di Sanremo Giovani, in diretta su Rai1, su Radio2 Rai e su RaiPlay, in diretta dal Teatro del Casinò di Sanremo.  

I Big sono tutti presenti a Sanremo e i primi annunciati sono Francesco Renga (con il brano ‘Quando trovo te’), i Coma Cose (con ‘Fiamme negli occhi’) e Gaia con il brano ‘Cuore amaro’. Seguono: Irama con il brano ‘La genesi del tuo colore’, Fulminacci con il brano ‘Santa Marinella’, Madame con il brano ‘Voce’, Willie Peyote con il brano ‘Mai dire mai (La Locura)’, Orietta Berti con il brano ‘Quando ti sei innamorato’ (alla sua dodicesima partecipazione a Sanremo e l’unica in collegamento da casa perché convalescente dal Covid), Ermal Meta con il brano ‘Un milione di cose da dirti’, Fasma con il brano ‘Parlami’, Arisa con il brano ‘Potevi fare di più’, Gio Evan con il brano ‘Arnica’ e i Maneskin con il brano ‘Zitti e buoni’, Malika Ayane con il brano ‘Mi piace così’, Aiello con il brano ‘Ora’, Max Gazzè con il brano ‘Il farmacista’, Ghemon con il brano ‘Momento perfetto’, la rock band La Rappresentante di Lista con il brano ‘Amare’. 

Per il finale della serata, Amadeus – in collegamento con il Tg1 prima dell’inizio della diretta – annuncia un “amico speciale che tutti voi conoscete” senza nominarlo. Ma il pensiero va subito a Fiorello. Che infatti appare poco prima delle 23: “Tu sarai il primo ad essere inoculato per questo festival”, dice ironizzando sul vaccino anti-Covid e sui doppi sensi, collegandosi con l’amico conduttore e direttore artistico di Sanremo, con cui tornerà a condividere il palco. Lo showman appare con la maschera di Dart Fener di ‘Guerra Stellari’ e poi scherza sul numero di Big in gara che Amadeus annuncia durante la finale di Sanremo Giovani. “Hai messo 26 cantanti, ne potevi mettere 30. Perché lasciare uno spazio tra una serata e l’altra?”.  

A giocarsi invece la finale dei Giovani per entrare nelle Nuove Proposte di Sanremo 2021 sono Avincola, Folcast, Gaudiano, Hu, I Desideri, Le Larve, M.e.r.l.o.t., Davide Shorty, WrongOnYou e Greta Zuccoli. I 10 finalisti si esibiscono live accompagnati da una band, senza i duelli dello scorso anno. A decidere chi avrà la meglio, la Giuria Televisiva che già li conosce bene per averli giudicati nei cinque appuntamenti di AmaSanremo, composta da Luca Barbarossa, Beatrice Venezi e Piero Pelù (non c’è Morgan escluso dopo la polemica sulla sua esclusione dai Big in gara, proseguita con insulti social dopo la notizia dell’allontanamento). Al loro voto si aggiungerà quello popolare del Televoto e quello della Commissione Musicale, capitanata dal direttore artistico Amadeus. Tutti insieme avranno il compito di decidere chi saranno i 6 Giovani che potranno cantare sul palco del Teatro Ariston. Infine, i 2 artisti selezionati dalla Commissione Musicale tra i vincitori di Area Sanremo, completeranno il gruppo delle 8 Nuove Proposte del festival 2021.  

Sanremo, Morgan: “Se Amadeus prende Bugo in gara e non me è gravissimo” 

(di Alisa Toaff) 

”Se Amadeus stasera dovesse annunciare che mi ha escluso dalla gara e che ha preso Bugo sarebbe la cosa più disonorevole e scorretta che io abbia mai subito nella vita. Va bene non essere meritocratici ma offendere così gravemente una persona come me, meritevole e disponibile sarebbe una cosa gravissima sia da un punto di vista umano che professionale”. Così Morgan racconta all’Adnkronos di attendere con particolare trepidazione i nomi dei Big in gara a Sanremo 2021, che Amadeus annuncerà stasera in prima serata su Rai1, durante la diretta della finale di Sanremo Giovani. Finale dove lo stesso Morgan è impegnato come giudice, insieme agli altri personaggi con cui ha condiviso l’esperienza della giuria di AmaSanremo (Luca Barbarossa, Beatrice Venezi e Piero Pelù). 

”Se è vero è di uno squallore inqualificabile – sottolinea il cantautore che ieri aveva lamentato di essere stato escluso dalla gara con la motivazione di una ‘scelta artistica’ che lui giudica risibile – Non farò la parte di quello che sbraita o alza il dito medio – tiene e precisare – ma se è vero sarà una cosa che farà riflettere molto. Se non fosse stato per me lo scorso festival sarebbe passato del tutto inosservato, grazie a me questi signori hanno guadagnato svariati milioni di euro sull’audience e io non ho preso un euro”, aggiunge riferendosi alla clamorosa eliminazione che lo vide protagonista l’anno scorso, quando partecipò in gara proprio in duetto con Bugo (il quale abbandonò il palco nella penultima sera del festival dopo che Morgan aveva cantato il testo del brano, modificandolo con critiche e ironia al limite dell’insulto nei suoi confronti). 

”Quindi – incalza Morgan – mi facciano il piacere di essere riconoscenti, meritocratici e competenti. Se non mi hanno preso e hanno preso Bugo -ribadisce Morgan- è il peggior esempio di incapacità e di inadeguatezza! La mia reazione sarebbe di ordine morale e professionale: il giorno dopo lo scrivo e faccio uscire il mio disco con dentro i cinque pezzi che io ho proposto per il festival 2021. Quando glieli ho presentati -racconta- gli ho detto: ‘pescatene uno a caso’, i pezzi sono tutti molto belli a mio parere, quindi non mi dicano che è una questione di canzoni perché non hanno detto niente sulle canzoni. Normalmente quando vieni respinto dal Festival della canzone italiana ti danno delle motivazioni legate alla canzone ma in questo caso non è stato fatto perché loro non sono in grado di argomentare. Se è un bluff, è ben riuscito e sarebbe bello. Ma se Amadeus, che a me sta simpatico, dovesse preferire Bugo a me automaticamente diventerebbe antipatico. Sarebbe osceno se facesse una cosa del genere”, conclude Morgan. 

Sanremo, Morgan: “Se Amadeus prende Bugo in gara e non me è gravissimo” 

(di Alisa Toaff) 

”Se Amadeus stasera dovesse annunciare che mi ha escluso dalla gara e che ha preso Bugo sarebbe la cosa più disonorevole e scorretta che io abbia mai subito nella vita. Va bene non essere meritocratici ma offendere così gravemente una persona come me, meritevole e disponibile sarebbe una cosa gravissima sia da un punto di vista umano che professionale”. Così Morgan racconta all’Adnkronos di attendere con particolare trepidazione i nomi dei Big in gara a Sanremo 2021, che Amadeus annuncerà stasera in prima serata su Rai1, durante la diretta della finale di Sanremo Giovani. Finale dove lo stesso Morgan è impegnato come giudice, insieme agli altri personaggi con cui ha condiviso l’esperienza della giuria di AmaSanremo (Luca Barbarossa, Beatrice Venezi e Piero Pelù). 

”Se è vero è di uno squallore inqualificabile – sottolinea il cantautore che ieri aveva lamentato di essere stato escluso dalla gara con la motivazione di una ‘scelta artistica’ che lui giudica risibile – Non farò la parte di quello che sbraita o alza il dito medio – tiene e precisare – ma se è vero sarà una cosa che farà riflettere molto. Se non fosse stato per me lo scorso festival sarebbe passato del tutto inosservato, grazie a me questi signori hanno guadagnato svariati milioni di euro sull’audience e io non ho preso un euro”, aggiunge riferendosi alla clamorosa eliminazione che lo vide protagonista l’anno scorso, quando partecipò in gara proprio in duetto con Bugo (il quale abbandonò il palco nella penultima sera del festival dopo che Morgan aveva cantato il testo del brano, modificandolo con critiche e ironia al limite dell’insulto nei suoi confronti). 

”Quindi – incalza Morgan – mi facciano il piacere di essere riconoscenti, meritocratici e competenti. Se non mi hanno preso e hanno preso Bugo -ribadisce Morgan- è il peggior esempio di incapacità e di inadeguatezza! La mia reazione sarebbe di ordine morale e professionale: il giorno dopo lo scrivo e faccio uscire il mio disco con dentro i cinque pezzi che io ho proposto per il festival 2021. Quando glieli ho presentati -racconta- gli ho detto: ‘pescatene uno a caso’, i pezzi sono tutti molto belli a mio parere, quindi non mi dicano che è una questione di canzoni perché non hanno detto niente sulle canzoni. Normalmente quando vieni respinto dal Festival della canzone italiana ti danno delle motivazioni legate alla canzone ma in questo caso non è stato fatto perché loro non sono in grado di argomentare. Se è un bluff, è ben riuscito e sarebbe bello. Ma se Amadeus, che a me sta simpatico, dovesse preferire Bugo a me automaticamente diventerebbe antipatico. Sarebbe osceno se facesse una cosa del genere”, conclude Morgan. 

Beethoven, 250 anni fa nasceva il Titano della musica  

Due secoli e mezzo fa nasceva a Bonn Ludwig van Beethoven (16 dicembre 1770), il compositore che proietta improvvisamente la musica nella dimensione della modernità. Intellettuale colto, attento lettore della filosofia e della letteratura del suo tempo, da Immanuel Kant a Friedrich Schiller, Beethoven nelle sue ormai celebri tre fasi creative, modifica profondamente nella struttura e nella sostanza tutte le forme musicali, dalla sinfonia alla sonata, dal concerto al quartetto d’archi, introducendovi l’interiorità dell’artista e soprattutto impregnandole di valori etici e morali altissimi, dai grandi ideali di libertà ai valori dell’Europa moderna post rivoluzionaria, tanto da essere definito il Titano della musica. Monarchi e potenti d’Europa riuniti al Congresso di Vienna del 1815 rendono onore al compositore tedesco. E non è un caso che il celeberrimo ‘Inno alla Gioia’, tratto dall’ultimo movimento della Nona sinfonia, sia stato scelto come Inno d’Europa. 

Anche lui, come il piccolo Mozart, ha un padre musicista che vuole esibirlo come bambino prodigio. Ma a differenza di Wolfgang Amadeus, Ludwig non ha successo come ‘enfant prodige’, si affermerà nel corso degli anni grazie alla sua genialità compositiva. E la sua musica, che da sempre riempie la sale da concerto di tutto il mondo, quest’anno è ancora più presente grazie alle numerose iniziative messe in campo dalle più importanti istituzioni musicali internazionali per celebrare il 250esimo anniversario della nascita. Anche Google Arts & Culture ha annunciato un progetto dedicato al compositore, dal titolo ‘Beethoven Everywhere’: una raccolta digitale realizzata grazie alla collaborazione tra diverse istituzioni culturali dalla Carnegie Hall all’etichetta discografica Deutsche Grammophon e alla Karajan-Akademie, dalla Chineke! Orchestra alla Biblioteca di Stato di Berlino e alla Secessione di Vienna. 

Di origine fiamminga, Ludwig van Beethoven nasce a Bonn il 16 dicembre 1770. Dopo un’infanzia triste e disagiata, il padre Johann, tenore e violinista presso la corte del vescovo-elettore di Colonia, lo avvia allo studio delle discipline musicali. Ma il primo vero maestro di Beethoven è il compositore Christian Gottlob Neefe, che lo istruisce all’armonia e al contrappunto. In poco tempo il giovane musicista entra nelle grazie della Bonn che conta finché il conte Waldstein gli procura una borsa di studio per Vienna dove ha modo di incontrare e conoscere Mozart. Di lì a poco però è costretto a rientrare a Bonn per assistere la madre morente.  

Nel 1789 si iscrive all’università dove partecipa alle lezioni kantiane del van Schüren e nel 1792, grazie al conte Waldstein, torna a Vienna dove viene accolto dall’ambiente aristocratico e intellettuale della capitale austriaca. Qui studia composizione con Franz-Joseph Haydn e con l’italiano Antonio Salieri diventando un acclamato concertista di pianoforte a Praga, Berlino e nella stessa Vienna. La sua prima composizione pubblicata, l’op. 1, sono i tredici trii dedicati al principe Lichnowsky. E’ il 1795 e Beethoven inizia a pubblicare alcuni lavori già scritti e altri via via prodotti tra i quali le prime sonate per pianoforte, i primi quartetti per archi, il settimino, i primi concerti per piano e la prima sinfonia. Sono anni in cui è ricercato anche come insegnante ed ha per allievo l’arciduca Rodolfo che sarà suo sostenitore fino alla morte. Sono anche gli anni dei primi amori con Giulietta Guicciardi, cui dedica la sonata op. 27 n. 2 ‘Al chiaro di luna’, e Teresa di Brunswick, la celebre ‘immortale amata’. 

Ma sono anche gli anni in cui una grave menomazione sta per colpire il compositore: la sordità. Una disgrazia che Beethoven confida nel 1801 a due amici lontani, il medico tedesco Franz Gerhard Wegeler e il teologo Karl Amenda, e che fa irrompere nelle composizioni le sue ineguagliabili caratteristiche: dolore, breve rassegnazione, lotta e ribellione contro il destino, fede nel trionfo del bene. A volte pensa alla morte come soluzione di tutti i mali, ma il suo alto senso morale gli impedisce di accettare il suicidio. In quegli anni nasce anche la terza sinfonia ‘Eroica’, che ha il suo baricentro nella grande Marcia Funebre del secondo movimento. Beethoven la scrive per celebrare Napoleone, ma quando Bonaparte si proclama Imperatore dei francesi, nel 1804, il compositore deluso toglie la dedica dalla sinfonia strappandone il frontespizio e scrivendo in italiano “Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo”. 

La terza sinfonia apre il secondo periodo compositivo di Beethoven che avanza fino all’ottava sinfonia e comprende il balletto Prometeo, la sua unica opera lirica ‘Fidelio’, le musiche per l’Egmont, gli altri tre concerti per pianoforte, quello per violino e quello per trio e orchestra, gli altri quartetti fino all’op. 95, alcuni trii, tutte le sonate per violino e quelle per violoncello op. 102, le altre sonate per pianoforte fino all’op. 90, le altre composizioni per canto fino all’op. 99. Opere che suscitano grande entusiasmo e che accrescono il numero di ammiratori e amici del compositore, gli scrittori Wolfgang Goethe e E.T.A. Hoffmann, al principe Rasumovskij (dedicatario di tre quartetti d’archi), la contessa Erdödy, la baronessa Erdmann e molti altri. Ma anche parte del pubblico. A molti però l’arditezza compositiva e la modernità del nuovo stile di Beethoven non piacciono. 

Un periodo fortunato che però si concluderà rapidamente e gli ultimi dieci anni di vita di Beethoven, che morirà a Vienna il 26 marzo 1827, saranno caratterizzati dalla misantropia, dagli affanni e soprattutto dalla sordità che gli impedirà di suonare in pubblico e di dirigere. Ma non di comporre. E infatti dal 1816 al 1822, il terzo e più complesso periodo creativo, nascono le cinque sonate per pianoforte più complesse e forse più belle in cui l’arte di Beethoven raggiunge vette altissime. In quegli anni vedono la luce capolavori monumentali come la Missa Solemnis op. 123 in re maggiore e la Nona sinfonia, oltre agli ultimi quartetti per archi, dall’op. 127 alla 135, tra i quali la Grande Fuga op. 133. Negli ultimi tempi le ristrettezze finanziarie e il difficile rapporto con il nipote Karl, figlio del fratello morto di tubercolosi per la cui adozione Beethoven avvia una feroce e annosa battaglia, aumentano le difficoltà del compositore. Tanto che solo dieci giorni prima di morire riceve un generoso aiuto attraverso un sussidio di 100 sterline inviatogli dalla Società filarmonica di Londra. 

Sanremo 2021, Amadeus: “26 cantanti in gara big” 

I Big in gara a Sanremo 2021 “saranno 26, 2 più dell’anno scorso”. Lo ha annunciato Amadeus durante la presentazione della finale di Sanremo Giovani, che andrà in onda giovedì 17 dicembre su Rai1 dal Teatro del Casinò di Sanremo, in una serata che vedrà anche l’annuncio in diretta dei Big in gara. Un aumento, ha spiegato il conduttore e direttore artistico, che si è reso necessario “perché la proposta era enorme: ho ascoltato quasi 300 brani che mi sono stati inviati e rispetto ai 20 previsti, ce n’erano almeno altri 20 meritevoli. Ho avuto l’imbarazzo della scelta”, ha aggiunto Amadeus. Che, sulle quote rosa oggetto di polemica lo scorso anno, ha chiarito anche che sul palco quest’anno in gara saliranno “10 donne”.  

Bolle: “Staffelli? Dispiaciuto, ma nessuna omissione di soccorso” 

“Sono molto dispiaciuto per l’incidente di Valerio Staffelli e amareggiato per tutta la vicenda, ma i violenti attacchi su una mia presunta omissione di soccorso sono del tutto infondati”. E’ quanto dichiara in una nota l’étoile internazionale Roberto Bolle riguardo al servizio di Striscia la Notizia che lo ha visto protagonista nella giornata di giovedì 10 dicembre. E spiega: “La prima cosa che mi preme puntualizzare è che, chiaramente, nell’affannato episodio non mi si sono minimamente accorto che Staffelli si fosse fatto male. Fintanto che ero sulla scena, come si vede anche dalle immagini della trasmissione, Valerio Staffelli era perfettamente in piedi e non ero preoccupato dal fatto che fosse da solo perché, dagli studi Rai in corso Sempione fino alla mia abitazione, il taxi su cui ero salito è stato inseguito da due macchine della redazione di Striscia la Notizia che spericolatamente ci hanno ‘tallonato’ per chilometri”.  

“Non c’era quindi pericolo che non fosse assistito perché i collaboratori con lui erano almeno in 3 calcolando guidatori e cameraman – ha proseguito Bolle -. Nonostante queste doverose puntualizzazioni sono molto dispiaciuto per l’accaduto, ma, lo ripeto, i violenti attacchi su una mia presunta omissione di soccorso sono del tutto infondati. Mi dispiace anche di non aver accettato subito il tapiro, il che avrebbe evitato tutto questo, ma come può capitare a tutti mi hanno” beccato” in un momento sbagliato, in cui ero immerso in tutt’altro genere di problemi”.  

Sul motivo poi della consegna del tapiro d’oro che, secondo Striscia, è legato alla proposta, per la prima della Scala, di replicare un brano già trasmesso, l’étoile specifica: “chiariamo innanzitutto che tutti i brani andati in onda in 7 dicembre sono stati registrati nei giorni precedenti la prima scaligera. Il brano ‘Waves’ avrebbe dovuto essere registrato il 5 dicembre, insieme agli altri pezzi della serata. A pochi giorni dalle previste registrazioni, come da un’agenzia rilasciata dal Teatro alla Scala stesso, si è scoperto che con le nuove norme covid non si sarebbe potuto usare il fumo scenico, assolutamente essenziale per un pezzo in cui duetto con un raggio laser, come in ‘Waves'”.  

“A questo punto il Teatro alla Scala e la Rai hanno preso in considerazione di usare le bellissime immagini realizzate poco più di un mese prima e trasmesse all’Assemblea delle Nazioni Unite a NYC il 22 ottobre 2020, in occasione del settantacinquesimo anniversario dell’Onu – spiega ancora Roberto Bolle- Tali immagini erano state registrate sempre in Teatro, con la medesima configurazione scenica della Prima ed erano state trasmesse soltanto una volta in streaming per l’evento, e mai in televisione”. 

“Mai è stato comunicato che il pezzo fosse in diretta o che fosse stato eseguito ‘in esclusiva’ per la serata del 7 dicembre. Su questo punto Roberto Bolle tiene a precisare che “in un momento di grave difficoltà per l’arte come questo, non ci si può non chiedere come mai ci si attacchi a questi particolari ininfluenti per scalfire un evento che non solo ha incantato milioni di persone, celebrando l’arte e la cultura italiana ai massimi livelli, ma anche è stato motivo di orgoglio internazionale”. 

Roberto Bolle si è comunque detto disponibile ad un nuovo incontro con l’inviato di Striscia La Notizia. “Attendo a questo punto che Staffelli si rimetta per, se lui vorrà, ricevere questo tapiro d’Oro -annuncia – raccomandandomi però con lui di evitare pericolosi inseguimenti e incidenti, in questo periodo dove forze dell’ordine e della sanità sono impegnate in un’altra più dura e importantissima battaglia per il bene di tutti”. 

Mauro Corona, intervista a Linea Bianca: Rai1 si scusa  

“In merito all’intervista allo scrittore Mauro Corona trasmessa nella puntata di ieri di Linea Bianca, Rai1 si scusa per la disattenzione di non essersi attenuta alla linea aziendale riguardante la presenza di un ospite che in un altro contesto si è lasciato andare ad un’espressione inaccettabile sul piano della parità di genere in violazione del Codice etico della Rai”. Lo scrive in una nota Rai1.  

Sul ‘caso’ di Mauro Corona e del suo allontanamento da ‘Cartabianca’ è intervenuto nei giorni scorsi in commissione di Vigilanza il direttore di Rai3 Franco Di Mare.  

Efa, ‘Un altro giro’ di Vinterberg miglior film  

‘Sole’ di Carlo Sironi ha vinto il premio come miglior rivelazione europea per alla 33/a edizione degli Efa, gli European Film Awards, che hanno incoronato miglior film europeo ‘Un altro giro’ di Thomas Vinterberg. 

Il Gran Finale degli European Film Awards 2020, con l’annuncio dei vincitori delle categorie Documentario Europeo (‘Collective’ di Alexander Nanau), Attrice Europea (Paula Beer per ‘Undine’), Attore Europeo (Mads Mikkelsen per ‘Un altro giorno’), Sceneggiatore Europeo (Thomas Vinterberg e Tobias Lindholm per ‘Un altro giorno’), Regista Europeo (Thomas Vinterberg per ‘Un altro giorno) hanno visto Vintenberg fare incetta di premi. Sono invece rimasti a bocca asciutta gli altri italiani in nomination: ‘Martin Eden’ (Film Europeo), Pietro Marcello (Regista Europeo) per Martin Eden, Elio Germano (Attore Europeo) in Volevo Nascondermi, Luca Marinelli (Attore Europeo) in Martin Eden, Fabio & Damiano D’Innocenzo (Sceneggiatore Europeo) per ‘Favolacce’, Pietro Marcello & Maurizio Braucci (Sceneggiatore Europeo) per Martin Eden. 

Questo ha generato anche il commento amaro su Twitter della presidente dei David di Donatello, Piera Detassis: “Bellissimo il premio a ‘Sole’ agli Efa 2020. Si può sommessamente aggiungere che la grande squadra italiana fin qui meritava di più? Cerco di non dirlo mai epperò…”, ha concluso.