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Categoria: intrattenimento/spettacolo

‘L’Eredità’, supercampione Cannoletta: “Mi piace divulgare e lo farei anche in tv” 

“La mia passione è raccontare la cultura, con un linguaggio divulgativo e non accademico, e mi piacerebbe farlo anche in tv”. Così Massimo Cannoletta, il supercampione pugliese de ‘L’Eredità’, conversando con l’Adnkronos, racconta i suoi progetti per il dopo trasmissione. “Non so cosa verrà – dice – se arriveranno proposte da qualche direzione televisiva, mi piacerebbe molto e ne sarei onorato”. Cannoletta stasera parteciperà ancora al programma, nonostante l’eliminazione di ieri sera quando è stato battuto dalla concorrente Karen, per una regola del game show di Rai1 condotto da Flavio Insinna e prodotto in collaborazione con Banijay Italia, che prevede una nuova ‘vita’ per chi, come lui, è arrivato per sette volte consecutive al gioco finale della trasmissione, la ‘ghigliottina’. “Non vorrei apparire immodesto – dice Cannoletta – ma quelle sette ghigliottine consecutive penso di averle meritate”. 

Il supercampione è ormai da più di un mese a ‘L’Eredità’, con un record di risposte esatte e una somma vinta non indifferente, oltre 200mila euro. “Avevo fatto la valigia per massimo due o tre giorni e mi trovo qui da un mese”, scherza Cannoletta. E sulla celebre frase che con la cultura non si mangia osserva: “Ovviamente a ‘L’Eredità ho guadagnato una somma della quale non mi posso lamentare, ma io vivo e mangio grazie alla cultura da qualche anno perché mi occupo di divulgazione culturale: l’arte, la musica, il mondo sono i temi che mi appassionano e quello che mi ha sorpreso – spiega – è stato che nell’istante in cui è arrivata la popolarità, inevitabile grazie a una trasmissione di grande qualità e tra le più viste di Rai1 come ‘L’Eredità, mi sono reso conto che l’Italia ha una grandissima fame di cultura, non nel senso polveroso ma nel senso più vivo del termine. Non che non ci sia offerta culturale nel nostro Paese – sottolinea – e penso che divulgatori come Piero e Alberto Angela dovrebbero essere patrimonio Unesco. Ma c’è anche il professor Alessandro Barbero, che è bravissimo. Il panorama culturale italiano c’è ed è ricco, ma nonostante l’offerta sia vasta la domanda non è ancora soddisfatta del tutto. Questo significa che siamo un paese vivo e degno della grande storia che abbiamo alle spalle”. 

Cannoletta elogia lo stile pacato e la conduzione di Flavio Insinna “con il quale ho instaurato una grande capacità di comunicazione”, ed elogia lo stile de ‘L’Eredità’ perché “rispetto a tanti altri quiz che pongono domande nozionistiche qui si può fare un ragionamento e arrivare alla risposta. Gli autori lanciano una sfida con una domanda che ha al suo interno gli elementi per arrivare alla risposta. Certo, a svantaggio dei concorrenti c’è il poco tempo a disposizione, ma di contro c’è la straordinaria atmosfera creata da Insinna e una squadra straordinaria in studio”. 

Cannoletta, che nella vita fa il divulgatore culturale sui social, nei festival e sulle navi da crociera (“i famosi due giri intorno al mondo di cui parla sempre Flavio si riferiscono a una crociera in cui facevo conferenze raccontando i luoghi in cui la nave faceva tappa”), ha un progetto concreto per quando uscirà definitivamente da ‘L’Eredità’: “Appena sarà possibile viaggiare, quando la pandemia sarà finita, mi piacerebbe rinnovare un progetto che ho messo a punto a settembre, quando tutti ci eravamo illusi che il Covid non ci fosse più, e ho fatto un viaggio totalmente autofinanziato da Leuca a Trieste nei posti meno noti, confrontandomi con i miei followers che incontravo lungo la strada e che mi mostravano luoghi sconosciuti, e pubblicando una specie di diario di viaggio. Oggi grazie al ‘L’Eredità’ ho molti più followers e se lo rifacessi avrei più interazioni e quindi più posti sconosciuti da scoprire. Inoltre avrei maggiori risorse finanziarie perché dedicherei parte della vincita alla versione 2.0 di questo progetto”.  

Infine Cannoletta racconta il perché della sua scelta di mercoledì sera, arrivato al Triello, quando ha scelto di non dare una risposta che conosceva favorendo un altro concorrente. “La mia rinuncia è stata una scelta molto netta perché Tommaso è una persona preparatissima e quella sera ha risposto a tutte le domande. Mi sembrava quindi giusto cedergli il gioco. Sono stato altre volte nella sua situazione, e con serenità più assoluta, consapevole che rinunciavo a giocarmi 180mila euro, gli ho ceduto la vittoria. Lo rifarei, volevo che si sapesse ufficialmente che questo signore era stato bravissimo, e quindi era giusto che andasse lui alla ghigliottina”, conclude. 

Mogol: “Da Battisti soldi alla destra? Balla terrificante” 

”Una balla terrificante. Non finanziava nessun partito”. Lo ha detto Mogol, al secolo Giulio Rapetti, ospite di ‘Radio University’ di Ignazio La Russa (FdI) rispondendo alla domanda se Lucio Battisti finanziasse la destra. “La verità è che noi non appartenevamo a nessuna corrente politica. Lucio non si è mai espresso, non parlava di politica e neanche io. Ma vivevamo in un tempo in cui si parlava solo di politica e di politica di sinistra. C’era una specie di infiammazione psicologica nei giovani o si era di sinistra o fascista o qualunquista. Noi non abbiamo mai seguito questi schemi”, ha aggiunto. 

“Ho ho scritto della vita, dei miei ricordi. Sulla politica penso che l’importante è che gli uomini politici siano intelligenti e onesti, poi uno quando va a votare sceglie quello che crede sia migliore in quel momento. Io ho seguito questa idea e non è stato neanche un voto fisso per l’uno o per l’altro. La politica nelle nostre canzoni non è mai entrata è entrata la politica della vita, i sentimenti, le storie”, ha detto ancora. 

Muore a 85 anni David Prowse, il Darth Vader di Guerre Stellari  

L’attore David Prowse, noto per aver interpretato Darth Vader nella trilogia originale di Star Wars, è morto questa domenica all’età di 85 anni. La morte dell’attore nato a Bristol è stata annunciata questa mattina su Twitter dalla sua agenzia. Prowse, che ha messo il suo corpo, ma non la sua voce, a Darth Vader, era anche ampiamente conosciuto nel Regno Unito per una campagna di sensibilizzazione stradale che insegnava ai bambini ad attraversare la strada e per la quale nel 2000 ha ricevuto l’Ordine dell’Impero Britannico. Dopo il suo ruolo in Star Wars, è rimasto lontano dal cinema, ma in precedenza ha avuto altri ruoli in film come Arancia meccanica e ha interpretato Frankenstein in tre occasioni. “Che la Forza sia sempre con lui”, ha detto l’agente Thomas Bowington. Prowse è morto dopo una breve malattia, una perdita per “milioni di fan in tutto il mondo”. 

Per i fan di “Star Wars” era una leggenda per aver prestato il suo possente fisico da bodybuilder (era alto 1,98 metri, per quasi 120 kg di peso) all’iconico cattivo Lord Darth Vader nella trilogia originale della saga di George Lucas: l’attore britannico David Prowse è morto all’età di 85 anni a Bristol dopo una breve malattia. L’annuncio della scomparsa è stato dato oggi su Twitter dal suo agente Thomas Bowington. 

Prowse ha vestito i panni, indossando un’inconfondibile maschera, del più grande Dark Lord della Galassia in “Guerre Stellari” (1977), “L’Impero colpisce ancora” (1980) e “Il ritorno dello Jedi” (1983). E’ suo il corpo, sua la gestualità, sua la personalità ma non la voce del personaggio: nei tre film a causa del suo forte accento Prowse fu doppiato dall’attore statunitense James Earl Jones. Dart Vader, Anakin Skywalker, era noto anche col suo nome Sith Dart Fener o Lord Fener. 

Nato a Bristol, in Inghilterra, il 1° luglio 1935, Prowse era famoso anche per aver partecipato al film “Arancia Meccanica” (1971) di Stanley Kubrick, interpretando il ruolo di Julian. Prowse ha raccontato che Lucas lo notò proprio per la piccola parte nel capolavoro di Kubrick e gli affidò anni dopo il ruolo del cattivo in “Guerre Stellari”. Ha recitato in numerose altre pellicole fantasy e horror. Per ben tre volte ha vestito i panni di Frankenstein: la prima in “James Bond 007 – Casino Royale” (1967), la seconda in “Gli orrori di Frankenstein” e la terza in “Frankenstein e il mostro dell’inferno” (1974).  

Prima di iniziare la sua carriera di attore, Prowse era stato un campione di bodybuilder ed è stato il personal trainer dell’attore Christopher Reeve in vista della sua esplosione mondiale nei panni di Superman, il primo supereroe in celluloide nel 1978. Come bodybuilder aveva rappresentato anche l’Inghilterra ai Giochi del Commonwealth nei primi anni ’60. Durante questo periodo divenne amico di concorrenti rivali come Arnold Schwarzenegger e Lou Ferrigno (quest’ultimo meglio noto come “L’incredibile Hulk” della serie tv), molto prima che diventassero famosi per i loro ruoli nel mondo dello spettacolo.  

 

 

Malgioglio: ”Torno al ‘Gf Vip’ per proteggermi dal dolore e tornare a vivere”  

”Il dolore che ci circonda per me ormai è diventato insopportabile, in questi ultimi tre mesi mi sono domandato se fosse il caso di tornare nella Casa del ‘Grande Fratello’ dopo il successo strepitoso che ho avuto con la mia partecipazione alla seconda edizione del reality. Ma mettermi in gioco è stata sempre la mia forza, sono un artista che fa la differenza. Sono uscito da Regina e rientro da Imperatrice”. Così Cristiano Malgioglio all’Adnkronos racconta il perché della sua scelta di rientrare nella Casa più spiata d’Italia, dopo il successo che aveva riscosso con la sua partecipazione alla seconda edizione del ‘Gf Vip’ e nonostante avesse detto più volte in passato di non voler più partecipare al reality”. 

”Ho bisogno di allontanarmi da tutta questa sofferenza, per respirare, per togliermi la mascherina -sottolinea- se non ci fosse stato il Covid ora sarei in qualche parte del mondo a rilassarmi come ho sempre fatto. Magari sarei in Turchia dal mio amico del cuore che non vedo da ben 8 mesi. Ho fatto questa scelta per potermi proteggere. Tanti miei amici hanno sofferto, Iva (Zaniccchi, ndr) mi ha chiamato tutti i giorni per spronarmi ad entrare soprattutto quando è stata colpita dal Coronavirus. Anche Arisa che abita di fronte a casa mia mi ha detto di andarci, per non parlare dei miei fan che non vedono l’ora di rivedermi al ‘Grande Fratello’ perciò alla fine, quando mi ha chiamato Alfonso (Signorini, ndr), dopo vari ripensamenti, soltanto ieri ho firmato il contratto e ho voluto subito annunciare la mia decisione ai miei tantissimi follower su Instagram”. 

Malgioglio racconta di essere stato ”traumatizzato” dalla pandemia che ha colpito tutta l’Italia e di aver sofferto di depressione a tal punto da dover ricorrere a un neurologo: ”Ho vissuto questo momento con un’ansia, una tristezza e una depressione infinita -dice Malgioglio- e siccome non voglio essere sopraffatto dalla depressione ho chiamato un mio amico neurologo al quale ho spiegato la situazione e devo dire che mi è stato molto vicino. L’idea di non abbracciare più i miei amici, di non andare più a trovare mia sorella non più giovane che vive in Sicilia e i miei nipoti, mi fa soffrire moltissimo. Quando il Covid ha colpito anche il mio amico Chiambretti -prosegue Malgioglio- sono rimasto traumatizzato perché Piero per me non è soltanto quel genio che vediamo in televisione ma un fratello che mi ha dato dei suggerimenti straordinari durante la mia partecipazione al suo programma. In tre anni di lavoro insieme, lui è riuscito a cambiare la mia ‘pelle’ come nessuno aveva mai fatto, dai travestimenti alle canzoni che sceglieva per me -continua- perciò quando si è ammalato sono rimasto scioccato profondamente”.  

”So che quando entrerò nella Casa mi aspetta l’inferno -scherza- ma spero di portare il purgatorio, vorrei alleggerite tutto. Dentro ci sono ragazzi giovani che non ho mai visto e non so neanche che lavoro facciano. Ormai al ‘Gf Vip’ si parla solo di follower o di TikTok ma nessuno parla mai di un film o di qualcosa di culturale. Io sono un artista e dopo 40 anni di carriera penso di potergli insegnare molto. Magari canterò delle canzoni che i ragazzi non sanno neanche che esistono. Nella Casa -tiene a ribadire- entra l’artista, non l’ex gieffino o il ‘Vippone’, anzi se mi chiamano ‘Vippone’ neanche rispondo -dice scoppiando in una fragorosa risata- Quella che entra è una persona che vuole dare leggerezza al programma. Non so quanto ci rimarrò ma se arrivo a Capodanno -svela- vorrei fare un regalo a tutti i concorrenti e al pubblico che ci segue: regalerò ai ragazzi un mio concerto dentro la Casa per poter schiacciare questo momento orribile pensando a tutti quelli che ci hanno lasciato e che stanno soffrendo. Certo non posso essere felice -ammette- perché sono un uomo sensibile, però spero che il mio concerto sia di buon auspicio per un 2021 che dia speranza a tutti in un futuro migliore”. 

“Mi spiace di non poter passare il Capodanno, come faccio ormai da anni, con il mio amico Amadeus -spiega Malgioglio- una persona che amo molto perché è un uomo di una generosità immensa”. A chi insinua che la sua scelta di entrare nella Casa del ‘Gf Vip’ sia stata fatta per i soldi Malgioglio risponde: “Non ho bisogno di visibilità e non sono mai stato un uomo venale. La cosa bella della mia vita è che non ho mai pensato ai soldi -prosegue Malgioglio- naturalmente avendo un contratto con Mediaset devo rispettarlo ma questa è un’altra storia. Io ho due ‘Mamme’: ‘Mamma Rai’ che mi ha creato e che avrò sempre nel cuore e una Mamma più giovane, ‘Mamma Mediaset’. Queste sono due ‘Mamme’ che io non tradirò mai!”. 

Sui concorrenti all’interno della Casa Malgioglio non si sbilancia: ”Non so chi mi piace, molti di loro li devo conoscere di persona, non intendo entrare nella Casa per litigare anzi spero di legare con tutti. Alcuni di loro spero di smuoverli un po’, non abbiamo bisogno di statue -dice ironico- essere al ‘Grande Fratello’ è come essere dentro un imbuto, so che non posso raccontare quello che succede fuori ma non me ne frega niente, qualcosa la dico!”. L’unico concorrente su cui si sbilancia Malgioglio è Tommaso Zorzi: ”E’ come me, un personaggio ‘fuori dalle righe’, è un uomo molto intelligente ma gli vorrei dire di stare più attento alle parolacce che dice perché si deve ricordare che ci sono tanti bambini che vedono il programma”. Malgioglio non nega di essere dispiaciuto che quest’anno Barbara D’Urso non faccia il ‘Grande Fratello’, ”dopo due anni di grande successo con lei”, dice, ”è una grande professionista che non ha mai smesso di lavorare mettendo a rischio anche sé stessa -sottolinea- le voglio molto bene e la stimo profondamente”.  

Il cantautore ora si trova i quarantena da dieci giorni in albergo: “Non vedo nessuno e ho perso il conto di quanti tamponi ho fatto -racconta.- sono controllatissimo, mi hanno fatto le analisi del sangue, entrerò come una bambina appena nata”. E sull’abito che indosserà lunedì sera per il grande rientro nella Casa Malgioglio svela: “Mi vestirò con un abito elegantissimo di Yamamoto, uno dei miei stilisti preferiti e per Natale invece metterò un vestito bellissimo di mia madre così sarà come se fosse accanto a me”, dice commosso. Malgioglio entra nella Casa sperando di uscire e di trovare ”finalmente una realtà diversa -conclude- magari provare la gioia di uscire e scoprire che c’è un vaccino che può salvare tante vite. Sarebbe meraviglioso”.  

(di Alisa Toaff) 

Vandelli: “Battisti finanziava destra? Tirchio com’era, impossibile!” 

di Ilaria Floris 

“E’ una cazzata gigantesca. Io ci ho vissuto per un sacco di tempo, me ne sarei accorto! Posso dire solo una cosa: tirchio com’era lui, dire che finanziasse qualcosa è impossibile!”. Maurizio Vandelli, musicista e amico di una vita di Lucio Battisti, commenta così all’Adnkronos la notizia di un’informativa dei Servizi negli anni 70 dove si affermava che l’autore di ‘Acqua azzurra, acqua chiara’ sovvenzionasse la destra. “Non sono riuscito mai a farlo offrire una volta al ristorante -scherza con affetto Vandelli- credo nella fantascienza, ma conosco la persona, e lo escludo. Una volta ho appoggiato tre o quattrocento lire di monete sul banco della regia, e dopo un po’ erano sparite. Gli ho chiesto se le avesse viste, e lui: è l’abitudine, scusa, me le sono messe in tasca!”. 

Vandelli poi torna serio, e analizza razionalmente la notizia alla luce della sua profonda conoscenza con Battisti: “Uno che finanzia qualcosa, prima o poi tira fuori almeno una frase sulla destra, che so: ‘quegli stronzi di comunisti’, ‘viva la destra’, possibile che non gli sia mai scappato mai nulla? Come fai a stare zitto tutta la vita e finanziare una parte politica? Lui viveva a casa mia, per un periodo ci ha proprio vissuto. Non è plausibile, anzi è proprio una cazzata”. “Secondo me, Lucio era apolitico totalmente -dice Vandelli- Non l’ho mai sentito parlare di politica, non aveva tempo per pensare a questa roba. Non ci crederei nemmeno se lo vedessi”.  

Peraltro, prosegue la voce leader del gruppo Equipe 84, “di questa cosa se ne parlava già 20 anni fa, si diceva che lui finanziava la destra. Hanno sbagliato mira, magari era Mogol”, la butta a ridere Vandelli. Che conclude con un ricordo affettuoso del suo grande amico Battisti: “Era una persona con un umorismo incredibile. Con lui tutto andava a finire a ridere, anche la sua tirchieria. Non sono mai riuscito a farmi pagare un caffè: che cosa finanzia uno che non offre un caffè?”. 

 

Raoul Bova esulta: “‘La Reina del Sur’ vince International Emmy” 

“Il fatto che abbia vinto l’International Emmy proprio questa serie di cui ho avuto molta paura mi rende particolarmente felice. Per me è stato un salto nel buio, un mondo che non conoscevo”. Raoul Bova, intervistato dall’Adnkronos, non nasconde la felicità per la notizia che la seconda stagione de ‘La Reina del Sur’ (‘La Regina del Sud’), la telenovela coprodotta da Telemundo e Netflix di cui è coprotagonista, ha vinto l’International Emmy Award per il miglior programma di prime time in lingua non inglese. Nella seconda stagione, Bova è entrato con un ruolo da protagonista maschile nei panni di Francesco Belmondo, l’italiano che rapisce la figlia della protagonista e dà vita ad un doppio gioco che lo vede prima nei panni del cattivo e poi in quelli del romantico seduttore.  

“È la prima volta – sottolinea Bova – che un prodotto in cui recito vince un premio così importante. Ed è ancora più importante per me, perché all’inizio l’avevo vista come una sfida impossibile: la serie così lunga, con un ruolo importante, recitando parecchio e sempre in spagnolo. Poi mi sono lanciato ed è stata un’esperienza bellissima: il personaggio di Francesco è davvero a tutto tondo. Lui parte rapitore, poi evolve tra action e spy, e finisce con da affascinante seduttore. Quindi felicissimo che la serie abbia avuto un riconoscimento così importante in Usa”. ‘La Reina del Sur’ è stata la serie in lingua spagnola più vista negli Usa. “Tra i miei fan della prima ora ci sono Jovanotti e Laura Pausini, che durante il lockdown avevano fatto apprezzamenti pubblici. Laura mi aveva chiamato per dirmi che a Miami nella comunità latina andava fortissimo e in effetti aveva ragione”, sottolinea sorridendo Bova.  

Sulla spagnolo, Raoul ha potuto contare sull’aiuto della compagna Rocio Munoz Morales: “Rocio mi ha aiutato moltissimo e per fortuna serviva anche il mio accento italiano. È stato come fu all’epoca per ‘Under the Toscan Sun’, dove recitavo in inglese ma andava bene che lo facessi con accento italiano”, conclude l’attore che ha appena finito di girare per Canale 5 la serie ‘Buongiorno Mamma’, prodotta da Lux Vide, e sta lavorando al progetto di docufiction ‘Ultima gara’ sui racconti di alcuni ex atleti. 

Mogol: “Battisti sovvenzionava la destra? Impossibile” 

Lucio Battisti non ha mai parlato di politica della quale non era interessato. La voce secondo cui, insieme al suo paroliere Mogol, fosse “un fascista” nasceva dal fatto che “non scrivevamo, come allora si usava, testi politici di sinistra”. Lo spiega all’AdnKronos lo stesso Mogol commentando il fatto che, secondo quanto riportato in una video intervista che domani sarà pubblicata su Rockol.it e che l’Adnkronos è in grado di anticipare, una nota dei servizi segreti attribuiva al cantante un ruolo di finanziatore dell’estrema destra.  

Battisti sovvenzionava la destra, informativa Intelligence anni ’70 

“Non ho mai sentito Lucio Battisti – afferma infatti Mogol – parlare di politica in tutti gli anni in cui ho lavorato insieme a lui. Non gliene importava assolutamente niente. Oltretutto, Lucio era molto parsimonioso, ma non un avaro”, precisa Mogol che aggiunge: “Direi che è impossibile che abbia sovvenzionato la destra, anche perché mi avrebbe accennato qualcosa. Io non l’ho mai sentito parlare di politica, che era estranea al suo modo di pensare”.  

Secondo Mogol, inoltre, “il fatto che ci avessero attribuito di essere fascisti era perché non scrivevamo, come allora si usava, testi politici di sinistra. Noi non eravamo né di sinistra né di destra nel senso che eravamo al di fuori della politica. Una volta l’obbligo era quello di parlare di politica e noi invece parlavamo della vita. E questo lo so benissimo perché i testi li ho sempre scritti io e non mi sono mai riferito ai fatti politici di nessun partito, perché non me ne importava nulla. La verità è che c’era una sorta di fanatismo politico. Io non appartenevo né alla destra né alla sinistra. Non ho mai sentito parlare Lucio di politica e questo è un fatto certo. E mi ha sempre detto che non gli interessava”, conclude Mogol.  

Musica: esce ‘Rewind’, il primo album di dile  

“Se si potessero misurare in euro il numero delle notti passate a fissare il soffitto o i cazzotti tirati contro il muro probabilmente sarei miliardario. Questi momenti sono diventati parole, queste parole canzoni, queste canzoni un album, il mio primo album”. È così che nasce “Rewind”, il primo album ufficiale del cantautore dile appena uscito per Artist First/Osa Lab su tutte le piattaforme digitali.  

È un disco che nasce dal forte mix di “sofferenza, alcool e notti in bianco”. Ogni brano del cantautore attraversa “consapevolezze differenti” e forma un disco che, lavorato in un anno, segna il cambiamento artistico di dile. “Rewind” è un album che ha visto la collaborazione di diverse anime oltre a quella dell’artista. Sono infatti presenti quattro produttori: Federico Nardelli (Tangenziale, Perdersi e Rewind), Marta Venturini (vatuttobene e Venezia) Francesco Rigon (finoallesette, La Verità, America, Vodka, Domani e Giganti) Michael Tenisci (Stavamo bene veramente e Per caso).  

Inoltre, tre autori hanno affiancato la penna di dile: Federico Galli (finoallesette, vatuttobene, Perdersi, Venezia, Tangenziale, Stavamo bene veramente, America, Vodka, Per Caso), Francesco Rigon (Rewind, Domani, Giganti), Alessandro Di Domizio (La Verità). Il sound di “Rewind” fonde una radice acustica con una prevalenza di pianoforte mischiata a suoni prettamente elettronici. E ora, ognuno di noi può leggere un diverso dile in ogni brano. 

Bocelli, 12 dicembre live streaming in tutto il mondo 

Il prossimo 12 dicembre Andrea Bocelli sarà protagonista di “Believe in Christmas”, uno spettacolare concerto dal vivo che prevede la direzione creativa di Franco Dragone, eccellenza assoluta degli eventi live, che ha firmato, fra l’altro, le regie di diversi memorabili spettacoli del Cirque du Soleil. In diretta streaming dal Teatro Regio di Parma, e attraverso gli occhi di Virginia, figlia del tenore che guiderà il pubblico nell’evento, Andrea Bocelli tornerà così sul palco nel periodo natalizio con un live speciale senza precedenti, legato al suo ultimo album “Believe” (Sugar). 

Lo spettacolo sarà girato con una visione a 360 gradi e un numero incredibile di telecamere che prevede una forma di fruizione totalmente immersiva che permetterà allo spettatore di essere davvero al centro della scena, proprio al fianco del tenore e dei musicisti. 

Andrea Bocelli sarà accompagnato da una grande Orchestra e tanti ospiti. Le coreografie saranno create da Tiziana Pagliarulo (che cura anche la co-regia con Dragone), mentre le ambientazioni sceniche saranno ideate con la collaborazione di Filippo Baracchi. La Direzione di Creazione sarà affidata a Filippo Ferraresi.  

“Believe in Christmas” è prodotto da Driift, azienda pionieristica con sede nel Regno Unito (che ha seguito acclamati eventi per Nick Cave, Niall Horan, Dermot Kennedy, Biffy Clyro), con la collaborazione di Maverick Management e Almud. I biglietti sono già disponibili on line (al link https://bit.ly/3pPjf0y). Il concerto sarà irripetibile e non sarà più visibile dopo la diretta live streaming, che in Italia inizierà alle 21 e che sarà visibile in tutto il mondo in diversi orari (in sostanza nel prime time di ogni continente).  

“Believe”, il nuovo album di Andrea Bocelli, co-prodotto da Steven Mercurio (Sting, Placido Domingo) e Haydn Bendall (Paul McCartney, Kate Bush, Elton John, Freddie Mercury, Tina Turner) è una raccolta di canzoni intimiste e contemplative che hanno ispirato e sostenuto il tenore nel corso degli anni, melodie che hanno contrassegnato la sua infanzia e la sua adolescenza in Toscana. L’album contiene anche un brano inedito di Ennio Morricone, un’Ave Maria nuova e originale composta dallo stesso Bocelli, e duetti straordinari con Alison Krauss (27 Grammy Awards) e Cecilia Bartoli (Grammy Award e 10 milioni di dischi venduti). 

E’ morto a 94 anni Alfredo Pigna, volto storico della ‘Domenica Sportiva” 

Lutto nel mondo del giornalismo sportivo: è morto a 94 anni il giornalista Alfredo Pigna. A darne notizia sui social è il collega Franco Zuccalà. Pigna, napoletano d’origine, è stato uno dei volti più noti del giornalismo sportivo della Rai degli anni Sessanta e Settanta. Condusse a lungo la Domenica Sportiva, ed è ricordato – tra le altre cose- per le radiocronache di Valanga Azzurra e della storica vittoria dell’oro olimpico a Calgary di Alberto Tomba nello slalom speciale nel 1986. 

Prima di approdare alla Domenica Sportiva, Pigna ha lavorato anche nella carta stampata. Prima fu a Milano Sera e al Corriere della Sera, poi al Corriere dell’informazione, e fu anche vice direttore della Domenica del Corriere. In pochi forse sanno che il cronista campano, oltre ad aver scritto diversi libri, fu anche sceneggiatore, e grande amico di Dino Buzzati, insieme al quale scrisse la sceneggiatura del film ‘Il fischio al naso di Ugo Tognazzi’, tratto da un racconto dello stesso Buzzati. 

L’ADDIO DELLA RAI – E’ stato “uno dei volti noti dello sport in Rai” e la “sua voce rimarrà per sempre legata al ricordo delle più grandi emozioni sportive italiane”. E’ con queste parole che i vertici di viale Mazzini salutano Alfredo Pigna morto a 94 anni. Il Presidente Marcello Foa, l’Amministratore Delegato Fabrizio Salini, il Consiglio di Amministrazione e la Rai tutta, infatti, “esprimono profondo cordoglio per la scomparsa di Alfredo Pigna. Pigna, giornalista poliedrico, è stato uno dei volti più noti dello sport in Rai, conduttore de La Domenica Sportiva e telecronista di diverse discipline, prima tra tutte lo sci alpino: con la sua voce l’Italia ha esultato assieme alla Rai ai successi della ‘Valanga azzurra’, all’oro di Paola Magoni alle Olimpiadi di Sarajevo del 1984 e alle prime vittorie di Alberto Tomba facendo entrare nella memoria collettiva del Paese racconti indelebili dello sport azzurro. La sua grande cultura, unita alla passione per la scrittura, lo aveva avvicinato anche alla sceneggiatura cinematografica. La sua voce rimarrà per sempre legata al ricordo delle più grandi emozioni sportive italiane”. 

Sanremo 2021, sindaco: “Festival da 2 a 6 marzo, nessun rinvio richiesto” 

“Il prossimo Festival di Sanremo si terrà dal 2 al 6 marzo, come già comunicato. Se poi più avanti si riterrà opportuno fare nuove valutazioni sulla data insieme alla Rai, lo faremo ma ad oggi da parte del Comune di Sanremo non c’è stata alcuna richiesta di rinvio”. Lo sottolinea il sindaco di Sanremo, Alberto Biancheri, commentando le indiscrezioni giornalistiche secondo cui il Comune di Sanremo avrebbe chiesto alla Rai uno slittamento ad aprile del prossimo Festival.  

“Confermo invece – sottolinea Biancheri – che il dialogo con la Rai è quotidiano: stiamo lavorando al perfezionamento della nuova convenzione, con l’intenzione comune di fare un grande Festival 2021. Sul Festival esce ogni giorno una voce nuova: chi dice con pubblico, chi senza, chi a marzo, chi ad aprile, chi parla di evento limitato all’Ariston e chi invece ipotizza un evento allargato. Capisco il grande interesse che suscita l’argomento ma la verità è che la situazione generale è in continua e rapida evoluzione ed è impossibile avere certezze sugli scenari futuri: viviamo una fase, del resto, in cui non sappiamo cosa potremo o non potremo fare a Natale, figuriamoci conoscere con esattezza la situazione che avremo a marzo 2021. Quel che è certo è che ogni giorno lavoriamo con la Rai e con il direttore artistico Amadeus per costruire un grande Festival, con l’auspicio che il Paese a marzo si ritrovi in una situazione sanitaria molto diversa da quella attuale”, conclude.  

Ieri sera sull’argomento era intervenuto anche il vicedirettore di Rai1, Claudio Fasulo: “Navighiamo a vista come tutti coloro che vivono su questo pianeta, ma per il momento è tutto confermato”, aveva detto Fasulo intervistato da Ernesto Assante per Linecheck – Music Meeting and Festival. 

“Ci sono voci tutti i giorni sulle date di Sanremo – aveva aggiunto Fasulo commentando le indiscrezioni su uno slittamento ad aprile – e questo ci fa capire che il tema è al centro dell’attenzione. Ma non c’è nulla di nuovo: abbiamo messo il cappello sulla prima settimana di marzo, dal 2 al 6, e il cappello sta ancora lì”.  

Nella stessa intervista Fasulo ha anche proposto che Sanremo Giovani diventi un contest che duri tutto l’anno: “Vorrei diventasse un contest e che ci desse la possibilità di lavorare in continuità con i giovani talenti, sarebbe la scommessa più gratificante”. “Dati alla mano – ha sottolineato il vicedirettore di Rai1 – Sanremo Giovani ha sfornato in questi anni una quantità di campioni indiscutibile: penso a Gabbani, Ermal Meta, Mahmood, Diodato, certezze del mercato nazionale e internazionale, non meteore. L’ottimo lavoro fatto con gli i direttori artistici, gli autori, i musicisti ci consentirebbe di aprire ogni anno un contest, che sarebbe un’ccasione per parlare di musica giovane, un’ officina di talenti”. 

Lina Sastri: “Per il mio compleanno voglio un abbraccio” 

“Un abbraccio, amoroso, di sentimento, sincero, affettuoso”. E’ il regalo che Lina Sastri, grande protagonista del teatro, del cinema e della tv, vorrebbe sopra ogni altro per il suo compleanno, una ricorrenza ‘tonda’ che cade oggi e che, dice l’attrice all’Adnkronos, “non ha certo bisogno di essere indicata con la mia età, tanto ormai su internet c’è tutto, chi la vuole sapere la può cercare”, e poi “non si chiede mai quanti anni ha una donna ma soprattutto non si dice mai quanti anni ha una donna”, vero è che ormai la ‘diffusione’ del privato dei personaggi dello spettacolo sembra essere parte integrante del loro lavoro ma “pur non avendo nulla contro chi lo fa, non è il mio caso”, scandisce l’attrice.  

“Già di mio ho un senso del tempo molto labile, posso dire che per me il tempo non esiste, e forse anche il mio corpo lo dimostra. In quest’anno così terribile, isolati come in una bolla di vetro, sospesi fra la terra e il cielo, tutto quel che di solito accompagna un compleanno, la festa la compagnia, gli abbracci, tutto è impossibile, per questo il regalo di un abbraccio sarebbe il più bello”, spiega Lina Sastri, che dal suo pubblico un abbraccio forte lo ha ricevuto recentemente: “In questi mesi difficili per tutti e anche per chi fa spettacolo, sono stata sul palcoscenico televisivo di ‘Ballando con le stelle’, mi sono provata in un’arte che non è mia e sabato scorso ho salutato il pubblico con un tango. La cosa più bella è stata scoprire che migliaia e migliaia di persone che mi vogliono bene, che hanno trovato il motivo ed il tempo per scrivermi. Questo è stato il bello, per me, di ‘Ballando’, poi vincere o non vincere…. Ora inizio a girare ‘Christian’, la nuova fiction di Sky. Certo, mi manca il teatro, ma non si può avere tutto”. 

Se non tutto nella carriera di Lina Sastri c’è davvero molto, a partire dai due David di Donatello come migliore attrice protagonista per ‘Mi manda Picon’e (1984) e ‘ Segreti segreti’ (1985), e dal David come migliore attrice non protagonista per ‘L’inchiesta’ (1987). Una trentina i film interpretati, diretta fra gli altri da Squitieri, Moretti, Loy, Giuseppe Bertolucci, Tornatore, Turturro, Allen; il titolo più recente ‘Napoli velata’ di Ferzan Özpetek (2017). Ben oltre 30 i titoli televisivi, molti dei quali versioni tv di messe in scena teatrali. 26 gli spettacoli in teatro. Da non dimenticare la Lina Sastri cantante, con una quindicina di incisioni, e quella scrittrice, con tre titoli pubblicati. Nel 2011 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha fatta Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 

The Crown, 4a stagione: reali furiosi con Netflix 

Si dice che la famiglia reale sia “furiosa” per l’ultima serie di ‘The Crown’ e, al contempo, il principe Harry e Meghan Markle si trovano a dover affrontare nuove scomode domande sul loro accordo con Netflix. Lo rivelano i tabloid inglesi. Il tutto accade dal momento del debutto della quarta serie del dramma reale, andato in onda ieri, che affronta temi scabrosi come il disturbo alimentare della principessa Diana e la relazione del principe Carlo.  

Amici del principe Carlo hanno ‘chiuso’ la porta in faccia alla serie prima della sua messa in onda, osservando che il Duca e la Duchessa di Sussex hanno recentemente firmato un contratto da 75 milioni di sterline con il gigante dello streaming. La coppia si è dimessa da royal senior all’inizio di quest’anno ed è entrata in un grosso affare televisivo prima di attestarsi su Netflix, come ha rivelato il capo dell’azienda Reed Hastings. 

Un insider ha detto al Mail on Sunday: “Ci sono perplessità sul fatto che Harry abbia preso milioni dalla società che sta dietro a tutto questo. “Dopo tutto, da dove vengono gran parte dei profitti di Netflix? Da ‘The Crown'”. Il Duca di Cambridge “non è molto contento. Sente che entrambi i suoi genitori vengono sfruttati e presentati in modo falso e semplicistico per fare soldi”, rivela ancora. 

In questo caso, si tratta di cose “accadute in tempi molto difficili, 25 o 30 anni fa, e lo si fa senza pensare ai sentimenti di nessuno. Questo non è giusto, in particolare quando così tante delle cose raffigurate non rappresentano la verità”, è la tesi della famiglia reale. La nuova serie dipinge il Principe e la Duchessa “in una luce poco lusinghiera, ma almeno in altri prodotti che hanno come soggetto la famiglia reale come The Only Way Is Essex, si ammette che alcune scene sono state inventate per l’intrattenimento”. 

Con tutta probabilità, rivelano i tabloid, la regina e il duca di Edimburgo non erano soddisfatti nemmeno delle precedenti serie della fortunata ‘The Crown’. Nella seconda serie, il principe Filippo è stato rappresentato mentre aveva una relazione extra coniugale, mentre nella terza è stato visto ignorare la sua anziana madre mentre viveva a Buckingham Palace, e la real family sostiene che entrambe le cose non siano vere. In questa serie, Philip viene visto minacciare la principessa Diana quando vuole lasciare il principe Carlo. in molti, secondo i giornali e i siti inglesi, hanno visto in questo un riferimento a teorie cospirative non dimostrate sulla sua morte. 

Capparelli: ‘Fiorello torna su Raiplay? Il dialogo con lui è aperto e continuo’ 

“Tutti noi abbiamo il desiderio che Fiorello torni su Raiplay. Ci siamo incontrati tante volte quest’anno. I progetti in questo momento sono fermi, perché è veramente difficile, senza la possibilità di avere il pubblico in studio, pensare e programmare con certezza le offerte che verranno, ma il dialogo con Fiorello è aperto e continuo”. La direttrice del Digital Rai e di Raiplay, Elena Capparelli, replica così alla domanda dei cronisti circa la possibilità vi sia una seconda stagione di ‘Viva Raiplay’. Una domanda che arriva dopo l’apertura dello showman che, durante la conferenza stampa di oggi volta a celebrare un anno di Raiplay, a proposito del programma da lui condotto ‘Viva Raiplay’ ha detto: “In 50 minuti c’erano circa 47 punti in scaletta. Significa che facevo dei monologhi che duravano 2 minuti mezzo. Nella mia vita non era mai successo. Su Rai1 duravano 17 minuti. Vi rendete conto? Viva Raiplay, evo dirlo, è una delle cose più interessanti della mia carriera. E speriamo di farne altre di cose, Covid permettendo, ma tanto lo sconfiggeremo”. 

Ciccotti: ‘Su RaiPlay 1 miliardo di video visti tra gennaio e ottobre 2020’  

“Quello trascorso è stato anche un anno di importanti investimenti tecnologici e di sforzi organizzativi sulla piattaforma RaiPlay, che ci hanno consentito di garantire il successo delle iniziative editoriali. RaiPlay è stata ulteriormente rafforzata ed estesa, sia a livello di infrastruttura centrale che in termini di sviluppo delle app per i device”. Lo ha sottolineato Stefano Ciccotti, Chief Technology Officer della Rai, durante la conferenza stampa organizzata per celebrare un anno della nuova RaiPlay, evidenziando i risultati di questi sforzi: “Siamo stati in grado di garantire la massima fluidità di fruizione di oltre 1 miliardo di video visti tra gennaio e ottobre 2020, con circa 28.000 files di contenuto multimediale prodotti al mese”. 

Rafforzare ed estendere RaiPlay, ha spiegato Ciccotti, ha alla base “un duplice obiettivo: riuscire, da un lato, a gestire con tranquillità quantità crescenti di accessi anche contemporanei ai nostri contenuti, ampliando il numero di server utilizzati (oggi 400) e le connessioni di rete, sia Intranet che Internet, necessarie a produrre e distribuire i nostri contenuti, non solo Vod ma anche nel caso di dirette live; dall’altro, garantendo la massima qualità di streaming e di immagine, in particolare verso le SmartTv connesse che mostrano la percentuale di crescita più alta rispetto allo scorso anno, con un eccellente +116%”. 

Tema, quello delle smart tv e più in dettaglio della qualità di visione sulle smart tv, ha aggiunto il Cto, che “sta diventando sempre più importante, e per questo – ha annunciato – proseguiremo anche nel 2021 nella stipula di accordi con altri costruttori di televisori a livello globale oltre quelli più importanti che già abbiamo siglato, per garantire che l’app RaiPlay sia preinstallata sul maggior numero possibile di ricevitori e immediatamente utilizzabile dallo spettatore”. 

Tagliavia: ‘Raccolta pubblicità sul digitale in crescita, tra gennaio e settembre +34%’  

“Ad un anno dalla partenza del primo contenuto originale ‘Viva Raiplay’, la raccolta di Rai Pubblicità sul digitale continua a crescere. Nel periodo gennaio -settembre 2020, infatti, a fronte di un mercato Digital, compresi gli Ott, in flessione del 7%, il comparto digital di Rai Pubblicità registrata una crescita del 34%”. Lo ha sottolineato l’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Gian Paolo Tagliavia, durante la conferenza stampa Rai organizzata per celebrare un anno della nuova Raiplay. 

“E’ importante notare come la crescita non sia trainata da un contenuto in particolare, ma che esprima il rafforzamento di tutta la piattaforma – ha rilevato – ormai un punto di riferimento nell’ambito della ‘nuova tv in chiaro’ e consolidata anche in termini di contenuti only digital, rivolta ad un pubblico complementare rispetto a quello televisivo tradizionale”.  

“Qualità del contenuto e impaginazione pubblicitaria molto curata – ha osservato Tagliavia – continuano a garantire agli Investitori Kpi (che l’indice per valutare una campagna) di comunicazione assolutamente unici, come una viewability del 90% e un Vtr (indice che segnala quando una persona vede buona parte dello spot) del 73%, sia sui formati skippable che unskippable. E un ulteriore sviluppo è garantito dalla crescita delle Tv connesse, che rappresentano un ambito di opportunità aggiuntivo per il 2021”.  

Gabriella Carlucci: “Cinema in tempo di covid? Internazionalizzare e puntare sui giovani” 

“Di fare altri festival del cinema non ce n’era bisogno, ce ne sono tanti. Solo che nei grandi festival ci sono sì, incontri di mercato, ma sempre dei grandissimi: i piccoli non se li fila nessuno. Il mio obiettivo, invece, era quello dei giovani. Io ho sempre invitato i giovani perché sono convinta che i giovani abbiano solo bisogno di essere aiutati, scoperti, sostenuti per poi poter andare con le proprie gambe”. A dirlo all’Adnkronos, in una lunga intervista sul cinema italiano e straniero, è Gabriella Carlucci, direttrice artistica del Festival del Cinema italo-spagnolo di Palma de Mallorca, ‘Fiesta’, e del Festival del Cinema di Belgrado ‘Confronti’. Entrambi svoltisi quest’anno in presenza nonostante la pandemia, un risultato di cui la Carlucci è particolarmente fiera. 

“Siamo riusciti a farlo dal vivo, anche se ovviamente alcuni non sono venuti a causa del Covid -spiega- Siamo però riusciti a fare tutto, mettendo in atto tutte le possibili misure di sicurezza: mascherine, igienizzante, distanza sociale. Abbiamo dovuto spendere più tempo per l’organizzazione, ma siamo felicissimi del risultato”. Importante andare avanti nonostante la difficoltà creata dal Covid, ma “la presenza è insostituibile – spiega la produttrice – Gli incontri via Zoom sono andati benissimo, ma quando ti incontri personalmente non c’è niente da fare: ci sono tante variabili che scattano ed è una cosa diversa. Così come non c’è paragone nel vedere un film sul pc o un film in sala”.  

I due festival hanno entrambi prospettive internazionali importanti, tra cui quella della commercializzazione delle migliori opere prime e seconde italiane nel mercato spagnolo e dei balcani, e delle rispettive opere di quei paesi per il nostro mercato, che la Carlucci spiega così. “Il festival, Palma di Mallorca e della Serbia li ho scelti in modo specifico: la Spagna è la porta del latinoamerica, coinvolgi lo spagnolo e ti porta appresso tutto il sud America. In Serbia vale lo stesso principio: è la capofila di tutti i paesi balcanici, in più hanno rapporti privilegiati con la Russia, che è una bellissima realtà da coinvolgere. Sono interessati al nostro cinema, alla nostra cultura. Se li coinvolgi li trovi molto volenterosi e ben disposti”, analizza. 

Il focus, ci tiene a precisarlo, è sulle novità legate ai giovani. “Io voglio che sia una vetrina del più giovane cinema italiano, delle opere prime e seconde -spiega- L’obiettivo di quest’anno è stato quello di aver messo in piedi alcune coproduzioni, addirittura Spagna, Serbia, Russia e Italia. Ci sono in ballo serie televisive Italia-Spagna-Russia-Serbia”, dice la Carlucci. Che sul futuro del cinema è molto fiduciosa perché, osserva, “questo periodo di pandemia deve sviluppare la creatività e la fantasia, per capire come sopravvivere”. Il futuro è “brillantissimo. Sia chiaro, per me la sala cinematografica resta centrale, ma il futuro del cinema non passa per la sala. Questo ce lo dobbiamo dire chiaro e tondo. Oggi il cinema lo si vede dal telefonino” 

Per stare a galla e andare avanti, dunque, “quella della tecnologia è la strada maestra. Oggi si possono fare tante cose col pc, c’è una vorticosa richiesta di contenuti. E dato che si può fare il montaggio anche dal computer, ci si può ad esempio concentrare sui documentari di animazione, che sono i contenuti del futuro. Si può produrre contenuti short che messi insieme possono diventare una cosa più lunga, e questa è già una prospettiva. Non bisogna ragionare come abbiamo sempre ragionato e non fermarsi”. L’audiovisivo oggi “più che mai è di moda, quindi servono i produttori di contenuti. Il gioco è inventare modalità sfruttando quello che c’è a disposizione”. 

Infine un pensiero alla tv, il suo primo amore. E se le si chiede quanto le manchi, la risposta non è così scontata. “Se mi manca la tv? Mi manca se penso che mi piacerebbe fare delle cose che non vedo, e che continuo a non vedere. Non rifarei ‘Buona Domenica’, perché ho 60 anni e credo vada fatta a 30, 35, quando l’ho fatta….ma se dovessi tornare in tv, vorrei fare una trasmissione sul mercato del lavoro. Si parla tanto della disoccupazione, in Italia. Quanto ero in Parlamento mi chiedevano tutti una cosa sola: il lavoro. Possibile che nessuno abbia fatto una trasmissione che spieghi, in maniera simpatica e semplice, come orientarsi sul mondo del lavoro? C’è un vuoto enorme nella tv pubblica. Ecco, così ci tornerei”. 

Miley Cyrus e Stevie Nicks in remix  

Miley Cyrus con Stevie Nicks per “Edge of midnight (Midnight sky remix)”. Il brano è in rotazione radiofonica ed è già disponibile in digitale, (Rca Records/ Sony Music) è una nuova versione della hit mondiale da oltre 200 milioni di stream “Midnight sky”. 

Il brano con sonorità anni 80, che anticipa il nuovo album “Plastic hearts” in uscita il 27 novembre, si trova al #1 dell’airplay radiofonico in Europa da 3 settimane ed è attualmente nella Top 5 dell’airplay radiofonico in Italia. Ha raggiunto inoltre la Top 10 della classifica globale di Spotify, la Top 15 della classifica globale di Shazam e la Top 40 della classifica Viral globale e italiana di Spotify e vanta 80 milioni di visualizzazioni su Youtube.  

“Plastic hearts”, che include 12 inediti, è già disponibile in pre-order (smi.lnk.to/PlasticHearts). Preordinando il disco saranno immediatamente disponibili in digitale il singolo “Midnight Sky”, “Edge Of Midnight (Mydnight Sky Remix)”, e le cover acclamate dalla critica di “Heart of Glass” (Blondie) e “Zombie” (The Cranberries), con cui Miley ha fatto conoscere a tutto il mondo una nuova sfumatura della sua voce, perfetta anche per il genere Rock & Roll. a nuova sorprendente era discografica per l’artista. 

Bts trionfatori agli Mtv Emas, premiato anche Diodato  

Bts trionfatori dell’edizione 2020 degli Mtv Emas con quattro premi e Italia in prima fila grazie a Diodato vincitore del Best Italian Act, dove era in nomination con Elettra Lamborghini, Irama, Levante e Random. “Best Song,” “Best Group,” “Best Virtual Live” e “Biggest Fans” i quattro riconoscimenti incassati dalla boyband coreana. Karol G ha vinto nella nuova categoria “Best Latin” e “Best Collaboration” per “Tusa” featuring Nicki Minaj; Lady Gaga ha vinto per “Best Artist” e DJ Khaled per “Best Video”. Yungblud ha vinto il suo primo award degli Ema come “Best Push,” mentre le Little Mix, presentatrici e performer della serata, hanno vinto il premio per “Best Pop.” Tra gli altri vincitori: Cardi B si è aggiudicata “Best Hip-Hop,” Coldplay “Best Rock,” Hayley Williams “Best Alternative”.  

Le Little Mix hanno condotto lo show da Londra offrendo una performance unica di “Sweet Melody,” in abiti di seta bianca e insieme ad una squadra di ballerini e contorsionisti. In linea con l’atmosfera high-tech di quest’anno, in cui tutto è avvenuto in uno spazio ipertecnologico e virtuale, il gruppo pop femminile ha inserito nell’esibizione la realtà aumentata e sono apparse in una piramide ispirata agli Inca ma con un tocco moderno. 

Lo show è poi entrato nel vivo con Alicia Keys che ha offerto degli spettacolari vocalizzi sul suo brano “Love Looks Better”. L’esibizione ha visto l’artista e il suo pianoforte per le strade di una Los Angeles notturna, inizialmente indossando una maschera che le copriva tutto il volto. L’artista vincitore di molti premi,Sam Smith ha offerto la sua interpretazione di “Diamonds,” terminando con un messaggio a favore dell’uguaglianza. DaBaby ha aperto con un suo medley e un messaggio su brutalità della polizia e giustizia razziale negli Usa.  

Lewis Hamilton ha presentato il premio per “Video for Good” vinto da H.E.R. per “I Can’t Breathe”, dopo aver sottolineato come la musica rimanga una potente forza unificatrice che offre speranza, solidarietà e conforto durante questo anno estremamente impegnativo. La rapper e cantante multiplatino Doja Cat, che si è aggiudicata il premio per “Best New”, ha aperto lo show sgusciando fuori da un televisore per arrivare su un palco di erba e margherite dove ha proposto una performance dal sapore rock della sua hit “Say So”.  

Introdotto da Dave Grohl, il vincitore del “Best Push” Yungblud ha cantato un medley di “Cotton Candy” e“Strawberry Lipstick” dal Roundhouse, storico locale londinese. Il cantante, compositore e multi strumentista inglese ha offerto una esibizione in classico stile Mtv. Zara Larsson, vincitrice del Best Nordic Atc, si è esibita nel suo brano “Wow”. Jack Harlow ha cantato ‘What’s Poppin’ finendo l’esibizione con un saluto all’Europa. L’esibizione di Tate McCrae di “you broke me first” è stata coreografata con ballerine, vocalist e una cascata di luci.  

David Guetta, che si è aggiudicato il “Best Electronic,” si è esibito per la prima volta live con Raye in “Let’s Love”, nella piscina dell’ungherese Széchenyi Bath. In qualità di Corrispondente Speciale, la super modella ungherese Barbara Palvin ha accompagnato i fan in un tour dell’Ungheria esplorandone i luoghi, l’architettura e le attrazioni da non perdere di quello che, come annunciato nel pre show, sarà il paese ospitante degli Mtv Emas 2021. 

DJ Khaled, che ha ricevuto il “Best Video” per la sua hit “Popstar” featuring Drake e con Justin Bieber, ha introdotto due spettacolari esibizioni realizzate a Miami. Il vincitore del “Best Latin” e di “Best Collaboration” Karol G ha portato i fan nella zona industriale della città con la performance di “Bichota” insieme a motociclisti stuntmen e con le classiche auto vintage degli anni 60. L’artista globale latino Maluma si è esibito per la sua prima volta agli Ema in un set molto intimo con atmosfera influenzata dal suo album “Papi Juancho.” Maluma ha offerto la sua hit internazionale “DjaDja” con la superstar francese Aya Nakamura; è stata la prima volta per entrambi, dopo di chè Maluma ha continuato con la sua hit globale “Hawai” terminando su un balcone con una spettacolare vista sulla città.  

Nello show sono apparsi in qualità di presentatori Anitta, Anne-Marie, Madison Beer, Lewis Hamilton, Winnie Harlow, Aya Nakamura, Rita Ora, Roman Reigns, Bebe Rexha, e Big Sean. C’è stato, inoltre, un tributo agli artisti che sono scomparsi nel 2020 e alla leggenda rock Eddie Van Halen con un montaggio con contributi di Tom Morello, St. Vincent e Taylor Hawkins. Per il terzo anno è stato assegnato l’Mtv Ema Generation Change Award, quest’anno dato a cinque donne coraggiose in virtù del loro importante impegno nella lotta per la giustizia razziale e sociale in tutto il mondo. Un importante riconoscimento a giovani attiviste che stanno portando il cambiamento. Le vincitrici sono: la giornalista Luiza Brasil (Brasile), la giornalista investigativa e regista di documentari Kiki Mordi (Nigeria), la militante per la giustizia razziale Temi Mwale (UK), la fotografa Catherhea Potjanaporn (Malesia) e la scrittrice e consulente media Raquel Willis (US). Ognuna ha ricevuto un premio appositamente creato e personalizzato da Azarra, artista inglese che a Londra ha supportato il movimento Black Lives Matter. 

Bobo Craxi: “Stefano aveva sofferto molto negli ultimi anni” 

“Ho dato la notizia accidentalmente, ho scritto di getto. Stefano aveva sofferto molto negli ultimi anni, è stato poco bene, negli ultimi due o tre anni”. Bobo Craxi, che nella tarda serata di ieri ha dato via social la notizia della morte Stefano D’Orazio, ha ricordato così l’amico ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format ‘I Lunatici’. “Io lo conoscevo da trent’anni, ma negli ultimi venti ci siamo anche molto frequentati, nel periodo in cui lui ha un po’ abbandonato la carriera artistica piena – ha aggiunto Craxi – Non rinnegava affatto la cosa di essere uno dei Pooh, ma aveva tentato anche una via diversa, sapendo che nell’arte è importante essere poliedrici. Amava molto scrivere, si ritirava a Pantelleria e scriveva. I Pooh sono stati e sono il gruppo musicale più conclamato e più amato per la loro verve. Stefano ha sofferto molto il distacco da quell’esperienza, ma ha maturato anche l’idea di essere un uomo capace di fare altro. Era il motore del gruppo, quando hanno ripreso a fare alcune cose un paio d’anni fa, ha accettato di farlo di buon grado. Doveva molto ai Pooh”.  

“Io ho dato la notizia, pensando che fosse già pubblica, non mi sono neanche posto il problema in se. E’ come se avessi scritto un messaggio in una bottiglia. Sono scosso perché quando è stato ricoverato si pensava che potesse reagire alle cure che gli avevano somministrato, ho sempre pensato che comunque alla fine era un uomo forte e giovanile. Aveva una grande capacità di aggredire i problemi – ha proseguito Craxi – era un uomo capace di risolvere i problemi, da questo punto di vista non era un artista, che spesso sono abbastanza stravaganti, era un uomo molto concreto. Aveva una romanità diversa, passatemi questo, non era fatalista. Aveva vissuto lungamente al nord, viveva a Bergamo, aveva applicato tutta una cultura manageriale alla sua professione, era una specie di perno nella compagnia. Stefano era ricoverato da qualche giorno, aveva problemi di salute”. 

“L’ultima cosa che ha fatto Stefano è scrivere un testo molto bello quando accadde a Bergamo la tragedia che conosciamo legata al coronavirus. Aveva scritto un testo toccante, di speranza, che voleva rendere universale. Era molto contento di poter dare una mano, non gli sembrava di aver fatto una cosa retorica, si teneva sempre abbastanza lontano dalla retorica. In lui e nei Pooh c’è sempre stato un elemento di generosità. Amava i Pooh, amava questo gruppo, amava un rapporto durato quarant’anni. Era certamente un volto familiare per milioni d’italiani”, ha concluso Craxi.