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Categoria: intrattenimento/spettacolo

Venezia, la madrina Anna Foglietta: ‘Edizione Zero che resterà nella storia’ 

“Si può, si deve fare. Come siamo tornati serenamente agli stabilimenti balneari, come siamo andati a mangiare la pizza con i nostri amici, ora credo che la Mostra del Cinema di Venezia abbia un’enorme opportunità, e di contro una grande responsabilità. Per la prima volta, il cinema può essere il primo a dimostrare che, rispettando le regole sì, si può fare, si può tornare alla normalità e far ripartire l’economia. Una sorta di immagine che dice alle persone ‘tranquilli, si può fare’”. Sono le parole scelte dalla madrina della Mostra del Cinema di Venezia, Anna Foglietta, per raccontare come vive l’edizione 77 della storica manifestazione, in un anno così speciale da essere quasi un’edizione ’zero’. 

“È un’edizione che resterà nella storia, è un po’ un anno zero. Una ‘Venezia Zero’ e questo mi dà molto coraggio”, sottolinea la Foglietta. Che racconta come ha vissuto il fatto di essere stata scelta come Madrina proprio in questa occasione. “Ho pensato che se me l’hanno chiesto quest’anno è forse anche perché il tipo di attrice che rappresento, e per il tipo di messaggio che posso trasmettere -rivela- Mi sono sentita molto orgogliosa perché è un anno speciale, chiaro che non sarà l’anno della festa, della leggerezza, ma di contro io sono un’attrice che non mai desiderato stare sotto i riflettori. Affronto questo mestiere con grande senso di responsabilità, non ho mai cercato la fama né la riconoscibilità non è quello il motivo per cui faccio questo lavoro”. 

Una responsabilità che l’attrice romana ha sentito anche nella preparazione come madrina della kermesse. “Mi sono preparata cercando di respirare anche il sentiment e i rumors di quello che succede in tutto il mondo, non solo quello che succede in Italia -dice- Perché avendo una platea internazionale, in questo momento è giusto che si tengano in considerazione i sentimenti condivisi. Penso e credo che le persone abbiano bisogno di avere intorno a loro un grado di comunicazione molto aperto, qualcosa che non riguardi solo il cinema ma che sia un linguaggio comune che parli un po’ a tutti di quello che succede a livello universale”. 

‘Fare ed empatia’ saranno le parole chiave del discorso che la Foglietta farà domani, alla cerimonia di apertura della Mostra. “Sul discorso ci sto ragionando da un mese e mezzo -sorride- Questo è l’anno in cui bisogna parlare di tante cose. Le parole sono importanti, mai come stavolta”. E ce ne sono due che le stanno particolarmente a cuore. “Fare ed Empatia. Le ho ritrovate anche in giro per il mondo, in tante donne che stimo e che seguo. Il fare in maniera empatica. Credo siano quelle che ci rappresentano tutti questo momento e che possano dare il senso di questo festival”. Perché, dice l’attrice, “siamo tutti in una grande arca, come in una tempesta che speriamo di diriga verso il sole. Dobbiamo rimboccarci le maniche e andare verso qualcosa”. 

Ma Venezia è anche glam, e a questo non si può rinunciare. Per il suo look da madrina, la Foglietta annuncia di aver fatto una scelta precisa: “Ho deciso di indossare tutto made in Italy, e come aprire se non con il grande maestro Giorgio Armani che si è messo in vetrina durante il lockdown a sistemare i suoi negozi? Quindi per apertura e chiusura della Mostra vestirò Armani”. 

“Per tutti gli altri carpet mi sono scelta un po’ di film, tra tutti ‘Padre Nostro’ di Claudio Noce, perché prodotto dai miei amici della Lungta Film, e indosserò Etro, Ferretti e Gucci. E poi Bulgari, perché anche Bulgari durante il lockdown ha fatto un’operazione di adorazione per Roma. Insomma, vestirò tutto made in Italy”, rivela l’attrice. 

E parlando di progetti futuri, l’attrice si lascia scappare un’importante anticipazione. “Quando torno sul set? A settembre, finito il festival. Non posso ancora dire nulla, ma vi dico che si intitola ‘Una storia italiana’, ed è la storia di Alfredino Rampi”, rivela. L’attrice prenderà dunque parte, “nel ruolo della madre di Alfredino”, al film di Marco Pontecorvo che racconta la storia del piccolo Alfredino Rampi, che perse la vita il 13 giugno 1981 cadendo in un pozzo artesiano a Sant’Ireneo, vicino a Vermicino, dopo tre giorni di agonia seguiti con angoscia e apprensione da tutto il paese. 

Dall’inviata Ilaria Floris 

Mostra Venezia, Barbera: “Biglietteria online attaccata da hacker” 

La biglietteria online della Mostra del Cinema di Venezia attaccata dagli hacker. “Pare che il sito sia stato oggetto di un attacco di hacker!”, ha scritto il direttore della Mostra, Alberto Barbera, su Instagram rispondendo a un follower che ieri lamentava come il sito per le prenotazioni fosse “in crash da un bel po'”. “Non riusciamo a prenotare niente”, aveva scritto l’utente amareggiato. La prevendita dei biglietti, che quest’anno per regole di contenimento dell’emergenza sanitaria avviene solo online, si è aperta il 21 agosto. 

Lo scambio tra l’utente e il direttore della mostra è avvenuto sotto una riflessione su questa edizione così particolare del festival veneziano pubblicata dallo stesso Barbera sul suo profilo Instagram: “‘Si poteva non fare la Mostra? Sì. ‘Si doveva evitare di farla? Forse sì… Per noi, la risposta giusta è: non si poteva non farla. Fra tre giorni si parte. Seguiteci con affetto e sosteneteci con generosità. Fa bene far bene al cinema”, ha scritto Barbera.  

Lady Gaga domina gli Mtv Vma, segnati da pandemia e disordini  

Lady Gaga ha dominato gli Mtv Video Music Awards, tenutisi stanotte a New York, con una cerimonia fortemente caratterizzata dall’impatto della pandemia di coronavirus e influenzata anche dalle manifestazioni in corso nelle ultime settimane negli Stati Uniti. Lo spettacolo di questa notte (il prime time di New York) somigliava poco a quelli degli anni precedenti, con la conduzione e parte dello show ospitati nel Barclays Center di Brooklyn ed esibizioni trasmesse da varie location all’aperto in tutta la città e aperte a un pubblico estremamente limitato.  

La cerimonia è stata dedicata alla star di ‘Black Panther’, Chadwick Boseman, morto venerdì a 43 anni, dopo aver lottato per quattro anni contro un cancro al colon. La presentatrice Keke Palmer lo ha definito “un vero eroe, non solo sullo schermo ma in tutto ciò che ha fatto”: “Il suo impatto vivrà per sempre”, ha aggiunto.  

Durante lo show, c’è stato anche un tributo ai lavoratori di New York in prima linea nella lotta al coronavirus che hanno rischiato la vita quando la città è stata devastata dalla pandemia, mentre il cantante canadese The Weeknd ha usato il suo discorso di accettazione dell’ambito premio per il Video dell’Anno per chiedere giustizia per i due afroamericani uccisi dalla polizia. Le ultime parole della serata sono state “black lives matter” (“le vite dei neri contano”). 

Lady Gaga si è aggiudicata una quantità di premi, inclusi quelli per il Miglior Artista, la Miglior Canzone e Migliore Collaborazione dell’anno e anche l’inedito Mtv Tricon Award, in riconoscimento dei suoi successi nella musica, nella moda e nella recitazione. “Voglio condividere questo premio con tutti voi a casa stasera. Ognuno ha la propria forma di Tricon”, ha detto, prima di riflettere su un anno sconvolto da pandemia e disordini sociali. “Questo non è stato un anno facile per molte persone, ma quello che vedo nel mondo è un enorme trionfo di coraggio”, ha detto Gaga, che ha indossato una mascherina glitterata per tutta la serata. 

E’ morto Chadwick Boseman, l’attore di ‘Black Panther’  

L’attore statunitense Chadwick Boseman, conosciuto per aver interpretato il ruolo principale nel film Marvel del 2018 ‘Black Panther’, è morto di cancro all’età di 43 anni. Lo ha annunciato la sua famiglia. Boseman combatteva contro il cancro al colon da quattro anni. La famiglia ha detto in una dichiarazione pubblicata sul suo account Twitter che è morto a casa con sua moglie e la famiglia al suo fianco. “Un vero combattente, Chadwick ha perseverato in tutto questo, e ti ha portato molti dei film che hai imparato ad amare così tanto – si legge – Da Marshall a Da 5 Bloods, Ma Rainey’s Black Bottom di August Wilson e molti altri – tutti sono stati filmati durante e tra innumerevoli interventi chirurgici e chemioterapia”. 

L’attore ha interpretato personaggi storici come Jackie Robinson, il primo afroamericano a recitare nella Major League di baseball, nel film ’42’, e il musicista funk James Brown in ‘Get on Up’. Ma è stato il suo ruolo di Re T’Challa nel blockbuster ‘Black Panther’ che, ha detto la sua famiglia, “è stato l’onore della sua vita”. ‘Black Panther’ ha vinto tre Academy Awards nel 2019, che sono stati i primi in assoluto per i Marvel Studios. 

Cinema: al Castello di Lipari presentazione film denuncia ‘Metamorphosis’ del regista Salonia  

Ristabilire un equilibrio tra uomo e ambiente è l’unico modo per salvare noi stessi e il pianeta. E’ il messaggio forte di denuncia del film “Metamorphosis” del regista, attore drammaturgo messinese Eros Salonia, che sarà presentato per la prima volta domani alle 21 al teatro Castello di Lipari. L’iniziativa patrocinata dal Comune di Lipari e sostenuta dall’Assessorato alla cultura e da Federalberghi Eolie, è stata promossa dalla Fondazione Progetto Africa e gode del supporto del Parco Archeologico delle Isole Eolie – Regione Sicilia. La serata culturale sarà presentata dall’avv. Silvana Paratore portavoce del Progetto Africa . 

Nella pellicola, girata alle isole Eolie, Elsa, una navigatrice solitaria che sta effettuando il giro del mondo a vela, scivola in mare per un banale incidente e sviene. Si risveglia su un’isola deserta. La natura si mostra subito ostile e cambia continuamente d’aspetto. La ragazza cerca di sopravvivere, adattandosi. L’isola, stanca dell’egoismo distruttivo dell’uomo, vuole proteggere il suo ecosistema allontanando da lei ogni essere umano. Elsa subisce delle trasformazioni che la avvicinano alla “volontà” dell’isola. Dietro tutto, una società multinazionale approfitta dell’inquinamento per arricchirsi. 

“Eccellente l’interpretazione dell’attrice protagonista la messinese Giulia Ramirez, che è riuscita a compenetrarsi con le emozioni che derivano dai cambiamenti della natura, carpendo l’anima dell’isola e rendendola esplicita – si legge in una nota – Il regista Eros Salonia ha centrato quello che è il tema centrale per l‘evoluzione dell’uomo, spiegando: “è necessario puntare a modificare il paradigma dello sviluppo delle nostre comunità, puntare ad avere più verde, città e territori più vivi e sani e immaginarci come soggetti che non distruggono l’organismo che li ospita ma che anzi lo prendono in cura e lo sostengono”. 

Il profitto immediato per l’arricchimento individuale in un ambiente a rischio e pieno di insidie per la nostra salute e la nostra vita è una pessima divinazione rispetto all’affermazione di un domani in salute e equilibrio”. “Metamorphosis – spiega Salonia è una pellicola che consacra il trionfo della Natura contro la distruzione e la manipolazione genetica che l’essere umano opera nei suoi confronti. Cosa accadrebbe se a un tratto la realtà sparisse davanti ai nostri occhi? Forse svanirebbe il confine tra la vita e la morte. Forse l’essere umano si farebbe più domande sulla sua fragilità e sulla sua eternità, invece di accettare le cose così come appaiono. Ho voluto interrogare i miti della natura gentile o matrigna, da Rousseau a Leopardi, relativizzando l’idea che tutto sia stato creato a immagine e somiglianza di Dio o dell’uomo. In questo film ho messo la paura al centro della riflessione umana, mostrando il male come l’altra faccia del bene, la trasformazione come unica necessità di sopravvivenza. Metamorphosis è il trionfo della Natura, contro chiunque voglia modificarla. Si tratta, purtroppo di un argomento molto attuale, soprattutto in quest’epoca in cui regna la manipolazione genetica e il controllo dei nostri corpi da parte di chi ha il potere di farlo”. Nel cast oltre a Giulia Ramires e Eros Salonia, Philippe Pasquini, Donatella Bartoli, Alessio Bonaffini, Patricia Vignoli. Direttori della fotografia: Claudio Stirlani e Eros Salonia. 

Musiche originali di Giovanni Puliafito. Prodotto da Michaël Moscatelli Cinéaste per Nymphéa Productions, Paris, Antonella Di Nardo e Eros Salonia. 

Addio a Franca Valeri 

E’ morta Franca Valeri. L’attrice, che viveva a Trevignano Romano, aveva appena compiuto 100 anni.  

Domani dalle 17 alle 20 al teatro Argentina di Roma ci sarà la camera ardente. Per quanto riguarda i funerali si svolgeranno in forma privata. 

Ideatrice di una galleria di personaggi indimenticabili e ancora oggi straordinariamente attuali come la Signorina Snob, Cesira la manicure, la sora Cecioni, iniziatrice di un genere che tanta fortuna avrebbe avuto, dimostrò il proprio talento in molti ambiti diversi: radio e teatro, cinema e televisione, opera lirica e letteratura, rimanendo sempre unica e inimitabile. Nome d’arte di Alma Franca Maria Norsa (aveva scelto il suo nome d’arte dopo aver letto un libro sullo scrittore francese Paul Valery) nata a Milano il 31 luglio 1920 da padre di religione ebraica e madre cattolica, era ormai romana d’adozione.  

Tra le attrici italiane più amate, ha lasciato il segno con film come “Il segno di Venere” (dove è la romantica Cesira in cerca di marito ma oscurata da una prorompente Sophia Loren, cugina ingombrante), “Il vedovo” (a fianco del cialtrone Alberto Sordi, che lei chiama “cretinetti”) e “Piccola posta” (sempre con Sordi, dove cura la posta del cuore di una rivista femminile spacciandosi per la contessa polacca Eva Bolasky); con opere teatrali come “Lina e il cavaliere” e “Le catacombe”; spettacoli televisivi della Rai in bianco e nero come “Studio Uno” (con uno dei suoi personaggi più celebri, la sora Cecioni, con la parola d’ordine al telefono “Pronto, mamma?”) e “Sabato sera”. Ed è stata la prima attrice comica in Italia, faro e musa di tutte coloro che sarebbero venute dopo: Lella Costa, Sabina Guzzanti, Luciana Littizzetto tra le altre. 

Fu nei salotti intellettuali e mondani di Milano che Franca Valeri iniziò a tratteggiare quelle figure di donne superficiali che avrebbero poi accompagnato gran parte della sua carriera. Nell’immediato dopoguerra questi personaggi la fecero approdare alla radio; più tardi li inserì negli spettacoli del Teatro dei Gobbi (del quale fu tra i fondatori, insieme con Vittorio Caprioli, suo marito dal 1960 al 1974), prima in ‘riviste da camera’ (1951-1953) e quindi in rappresentazioni che fondevano rivista e commedia (1955-1958). 

Parallelamente intraprese un’intensa attività di attrice nel teatro di prosa (recitò tra gli altri per Giorgio Strehler e Mario Missiroli) e dal 1957 anche in televisione, dove partecipò a varietà, sceneggiati, atti unici (uno dei quali da lei scritto, “Le donne balorde”, del 1960). È stata inoltre autrice di commedie, da lei stessa interpretate (“Le donne”, 1960; “Le catacombe”, 1962; “Questo qui, quella là”, 1964; “Meno storie”, 1969; “Non c’è da ridere se una donna cade”, 1978; “Le donne che amo”, 1981; “Tosca e le altre due”, 1986; “Senzatitolo”, 1991; “Sorelle, ma solo due”, 1997). Tutti i suoi testi sono stati pubblicati: l’antologia “Tragedie da ridere. Dalla Signorina Snob alla vedova Socrate” (La Tartaruga, 2003) ne riunisce la maggior parte. A partire dal 1972 Franca Valeri si è cimentata nella regia di opere liriche e dal 1986 anche di commedie. 

Ma impersonò anche figure patetiche di donne frustrate in cerca d’amore (“Il segno di Venere”, 1955, di Dino Risi, e “Parigi, o cara”, 1962, di Caprioli, entrambi da lei sceneggiati) e persino caratteri diabolici (“Il bigamo”, 1955, di Luciano Emmer). Di minore rilievo i suoi ruoli in “Villa Borghese” (1953) di Vittorio De Sica, “Questi fantasmi” (1954) di Eduardo De Filippo, “Mariti in città” (1957) di Luigi Comencini, “La ragazza del palio” (1957) di Luigi Zampa, “Non perdiamo la testa” (1959) di Mario Mattoli, Arrangiatevi! (1959) di Mauro Bolognini, “Rocco e i suoi fratelli” (1960) di Luchino Visconti, “Io, io, io… e gli altri” (1966) e “La ragazza del bersagliere” (1967), entrambi di Alessandro Blasetti. 

Dalla fine degli anni Sessanta, preferendo tv e teatro, è apparsa al cinema solo in parti brevi e in film minori (diretta da registi come Bruno e Sergio Corbucci, Nando Cicero, Marco Aleandri, Enzo Castellari); da ricordare tuttavia “Basta guardarla” (1970) di Luciano Salce e “L’Italia s’è rotta” (1976) di Steno. Dopo vent’anni di assenza è tornata sullo schermo come coprotagonista di “Tosca e le altre due” (2003) di Giorgio Ferrara, tratto dalla sua commedia del 1986. 

Come autrice Franca Valeri ha scritto una decina di libri, tra i quali “Il diario della signorina Snob” (illustrato da Colette Rosselli, Mondadori, 1951; Lindau, 2003); “Le donne” (Longanesi, 1960; Einaudi, 2012); “Questa qui, quello là” (Longanesi, 1965), “Toh, quante donne!” (Mondadori, 1992); “Animali e altri attori. Storie di cani, gatti e altri personaggi” (Nottetempo, 2005); “Di tanti palpiti. Divertimenti musicali” (La Tartaruga, 2009), “Bugiarda no, reticente” (Einaudi, 2010), “Non tutto è risolto” (Einaudi, 2011), “L’educazione delle fanciulle. Dialogo tra due signorine perbene” (con Luciana Littizzetto, Einaudi, 2011); “Il cambio dei cavalli” (Einaudi, 2014); “La vacanza dei superstiti (e la chiamano vecchiaia)” (Einaudi, 2016); “La stanza dei gatti. Una chiacchierata con il teatro” (Einaudi, 2017); “Il secolo della noia” (Einaudi, 2019). 

 

Morta suicida a 23 anni Daisy Coleman, star di Netflix 

È morta suicida a soli 23 anni la star di Netflix Daisy Coleman. Fu protagonista, insieme ad Audrey Pott, di ‘Audrey & Daisy’, il documentario pluripremiato del 2016 che racconta gli abusi e le violenze sessuali subite quando ancora frequentavano il liceo. Il corpo della Coleman è stato trovato dopo che la madre, Melinda, ha allartato la polizia, preoccupata per lo stato di salute della ragazza. “Mia figlia Catherine Daisy Coleman si è suicidata stanotte”, ha scritto la madre comunicando la notizia della morte su Facebook. “Era la mia migliore amica ed una figlia straordinaria. Credo pensasse che avrei potuto vivere senza di lei. Ma non è così. Non si è mai ripresa da quello che le hanno fatto quei ragazzi, e non è giusto. La mia bambina non c’è più”. 

Il documentario, diretto da Bonni Cohen e John Shank e presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2016, descrive nel dettaglio la storia di abusi e violenze sessuali subiti da Daisy Coleman e Audrey Pott, in particolare delle accuse rivolte all’allora diciasettenne Matthew Barnett, che avrebbe stuprato la Coleman ad una festa nel Maryland nel 2012, quando la ragazza aveva 14 anni. Il caso fu archiviato senza alcuna condanna per Barnett, secondo i Coleman per via dei legami politici locali della famiglia del ragazzo. La notizia fece scalpore a livello nazionale, e la famiglia Coleman fu costretta a lasciare il Maryland per via degli abusi e delle minacce subite online e a scuola da Daisy dopo l’accaduto. Audrey Pott fu invece aggredita a Saratoga, in California, nel settembre 2012. Si tolse la vita dieci giorni dopo.  

Dopo aver lasciato il Maryland, Daisy Coleman ha frequentato il Missouri Valley College ed è stata co-fondatrice della SafeBae (Safe Before Anyone Else – Al sicuro prima di chiunque altro), un’organizzazione no-profit dedicata a porre fine alle violenze sessuali tra studenti delle scuole medie e superiori. L’organizzazione aiuta anche i sopravvissuti a far fronte alle loro esperienze.  

Franceschini: “10 milioni a sostegno industria musicale” 

“10 milioni di euro per l’industria musicale”, è questo il valore del decreto firmato ieri sera dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini utilizzando il fondo emergenze spettacolo dal vivo, cinema e audiovisivo istituito con il decreto Cura Italia e potenziato con il Decreto Rilancio.”Con questo intervento continua il supporto del Governo all’industria musicale, discografica e fonografica, in particolare a tutti gli operatori del settore che, nonostante la ripartenza, stanno vivendo ancora un periodo di difficoltà”, sottolinea il ministro.  

Il decreto è stato inviato agli organi di controllo e sarà disponibile sul sito del Mibact www.beniculturali.it ad avvenuta registrazione. Entro cinque giorni dalla data di registrazione, la Direzione generale Spettacolo pubblicherà un avviso con le modalità e le scadenze per la presentazione delle domande di contributo. Le risorse verranno ripartite tra i beneficiari in corrispondenza ai minori ricavi accertati nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 luglio 2020 rispetto allo stesso periodo 2019. Il contributo non potrà comunque superare la differenza tra i ricavi del 2019 e quelli del 2020 nel periodo considerato. Le risorse verranno inoltre assegnate in proporzione al fatturato editoriale complessivo dei beneficiari seguendo una lista a scaglioni. 

Per presentare domanda è necessario avere sede legale in Italia; avere presentato dichiarazione dei redditi per l’anno 2019; risultare iscritti alla Camera di commercio industria artigianato e agricoltura (se soggetto ad obbligo di iscrizione); essere in regola con gli obblighi in materia previdenziale, fiscale e assicurativa; avere assenza di procedure fallimentari e non avere riportato condanne definitive per violazione delle norme di protezione del diritto d’autore o dei diritti connessi. 

Libano, il dolore di Mika: “Quello che è accaduto è straziante” 

Quello che è accaduto a Beirut è “straziante”, è “lancinante”, “fa venire i brividi”. Una serie di tweet di sgomento e dolore per quanto accaduto a Beirut sono stati pubblicati stanotte dalla popstar Mika, il cantautore e showman libanese naturalizzato britannico, che in queste settimane si trova spesso in Italia per partecipare alle selezioni di ‘X Factor’, il talent di Sky Uno dove torna in giuria da settembre.  

Mika, in alcuni tweet pubblicati tanto in francese quanto in inglese, ha scritto: “Osservo e leggo con preoccupazione, tristezza e orrore quello che accade a Beirut. Quello che è successo, vite ferite o perse per sempre, mi spezza il cuore. Non sappiamo ancora cosa sia successo, ma la sofferenza è lancinante”. L’artista ha poi sottolineato una coincidenza che lo ha toccato particolarmente: “Il mio cuore è con Beirut e il Libano. 4 anni fa proprio oggi in cui mi esibivo a Baalbek in Libano. Ho trascorso la mattinata a guardare le foto di quella sera. Concludo la giornata guardando queste terribili immagini di Beirut che mi fanno venire i brividi”. 

Francesco Fossetti: “Il sito più visitato d’Italia non è un gioco da ragazzi” 

13 milioni di utenti unici in trenta giorni nel mese di maggio, 4.7 milioni in una settimana e 1.1 milioni in sole ventiquattro ore. Ma pochi sanno che a vantare questi numeri record, attestandosi come il sito italiano del settore videogame più visitato, è Everyeye.it, portale di riferimento per gli amanti del videogioco. A parlare con l’Adnkronos di questa realtà (che ormai abbraccia ben più dei videogame, con sezioni dedicate anche al tech, l’automotive, il cinema e le serie-tv), in occasione del ventesimo anno di attività, è il senior editor e responsabile della sezione videogiochi di Everyeye Francesco Fossetti, classe 1984, in un’intervista che spazia dalla crescente leadership del settore dei videogame nel mercato dell’intrattenimento, alla commistione dei linguaggi fra cinema e videogiochi, alla strategia editoriale che ha spinto il traffico del sito stabilmente oltre i 12 milioni di utenti unici mensili, in un momento in cui Agcom (è notizia di ieri) certifica che i ricavi della raccolta pubblicitaria sul web hanno superato per la prima volta quelli della tv nel 2019 e che secondo le stime la tendenza si consoliderà nel 2020.  

Il caso Everyeye è paradigmatico dell’evoluzione tanto del mercato dell’intrattenimento quanto di quello dell’editoria. “Negli ultimi anni, l’arrivo su piattaforme più popolari come Netflix, di prodotti che prima erano squisitamente legati all’universo ‘nerd’ (come The Walking Dead, The Witcher o Game of Thrones), ha sdoganato la nozione che chi fosse appassionato di questo genere di cose non corrispondesse esclusivamente allo stereotipo del ragazzino asociale rintanato nella sua cameretta”, dice Fossetti. Riconoscendo, però, come nel nostro paese permanga un certo grado di diffidenza nei confronti del settore: “La motivazione è in parte linguistica: il termine videogioco riporta sempre e comunque a una dimensione ludica, e per molti questa è legata al perdere tempo. Tant’è che sono state proposte denominazioni alternative come ‘opera multimediale interattiva’”.  

Nonostante l’Italia sia stabilmente nella top 10 dei paesi per fatturato dell’industria videoludica, dietro solo a mercati ben più estesi come quelli di Cina, Sud Corea, America e Canada, “si è rimasti ancorati all’idea che il videogioco non possa essere un mezzo di comunicazione o di espressione artistica”. Per Fossetti, al contrario, il videogame non solo è in grado di comunicare al pari di cinema, musica e letteratura, ma è anche un mezzo “prezioso perché incarna pienamente tutte le esigenze di affabulazione del pubblico odierno. Nel senso che se il cinema è stato il mezzo di comunicazione più rappresentativo del secolo scorso, il videogioco può essere davvero quello più rappresentativo del secolo che stiamo vivendo: perché ha in sé il valore dell’ipertesto, della partecipazione diretta, il punto di vista diventa personale e non necessariamente solo quello dell’autore. Tutti valori che le nuove generazioni avvertono come propri”. 

Secondo Fossetti è un errore anche la scarsa attenzione al settore da parte dei media italiani, che se ne occupano solo quando è impossibile trascurarne la dimensione economica. Per Fossetti, invece, bisognerebbe entrare nel merito della rilevanza culturale del fenomeno e di alcuni prodotti: “Il lancio del nuovo ‘Grand Theft Auto’, ad esempio, fa notizia solo perché ha fruttato una certa cifra. Ma ‘GTA’ è o non è la più grande riproduzione virtuale dei modi e degli eccessi della moderna società americana? Sarebbe importante per il medium essere riconosciuto anche sotto questi punti di vista”. Un passo in questa direzione è stato fatto dalla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, che ha invitato nella giuria della sezione ‘Venice Virtual Reality’ il game producer e designer giapponese Hideo Kojima, autore dei videogiochi più venduti, fra i quali la serie ‘Metal Gear’, e ideatore anche di ‘Death Stranding’, in cui recitano attori quali Mads Mikkelsen, Norman Reedus e la nominata agli Oscar Lèa Seydoux. “Quello della Mostra è un riconoscimento importante della presenza di autorialità e valori anche nei videogiochi, al pari del grande schermo”, sottolinea Fossetti. 

Se con il passare del tempo e l’avanzamento della tecnologia le differenze tra cinema e videogioco continuano ad assottigliarsi, a livello economico il solco continua a crescere a favore di quest’ultimo: “Già da qualche anno l’industria dei videogiochi ha superato per gettito quella del cinema e della musica. Alla fine del 2018, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente, le revenues del settore sono state di 43.8 miliardi di dollari, superando abbondantemente tutta l’industria di Hollywood. Nel 2019, invece, ha superato l’insieme del fatturato di musica e cinema raggiungendo la cifra, abbastanza impressionante, di 152 miliardi di dollari”.  

Parallelamente al mercato, è cresciuto anche il settore dell’editoria legato al giornalismo videoludico, di cui oggi, in Italia, Everyeye è leader assoluto. Un percorso ventennale che ha visto diverse piccole testate “dedicate a specifiche console” trasformarsi in un unico portale seguito mensilmente da oltre 13 milioni di persone. “Ci siamo accorti di avere per le mani un’utenza molto ricettiva per quel che riguarda la tecnologia e diverse forme di intrattenimento. Questo ci ha spinto ad aprire le sezioni tech, cinema, serie-tv, manga e anime: da testata molto verticale sul videogioco, quindi, siamo diventati una testata verticale sul mondo dell’entertainment nel suo complesso, e questo ci ha permesso di crescere moltissimo”. 

Nonostante la varietà degli argomenti, Everyeye “è rimasto molto attento alla qualità della sua offerta editoriale, puntando sempre all’approfondimento”. Un approccio che i numeri dimostrano essere stato recepito in maniera positiva dal pubblico: “Noi prendiamo un prodotto, che sia videogioco, film o serie-tv, e lo svisceriamo, passando dalla pura critica all’analisi tematica, a quella dei meccanismi produttivi, e via dicendo. Oggi, in Italia, avere 13 milioni di utenti unici mensili è un grosso traguardo ed un bel riconoscimento del lavoro svolto”.  

Un’offerta editoriale che non ha subito rallentamenti nemmeno durante il lockdown imposto dalla pandemia: “Come tutti, Everyeye non è stato esente da effetti negativi o ripercussioni economiche, ma abbiamo cercato di mantenere un approccio positivo fin da subito. Sapevamo che il pubblico avrebbe avuto bisogno di notizie diverse rispetto a quelle che venivano quotidianamente (se pur necessariamente) proposte. Volevamo fare da guida, aiutando il pubblico a distrarsi e, su piattaforme che lo prevedono come Twitch (Twitch.tv è una piattaforma di livestreaming di Amazon che consente principalmente lo streaming di videogiochi, ed è leader del settore nelle trasmissioni di eventi e competizioni, ndr.), fornire un contatto diretto e umano, se pur distante. Su Twitch abbiamo quindi esteso la programmazione, più che raddoppiata, facendo 9 ore di diretta continuativa tutti i giorni, anche il fine settimana, per tutti i mesi del lockdown. Un’iniziativa che ha portato ai record di utenti unici in un giorno, settimana e mese”.  

Twitch, nonostante la sua crescita, in Italia fa parte di quella categoria di servizi ancora relativamente poco conosciuti e utilizzati: “Senza un impulso esterno a questo mercato – rimarca Fossetti – i tempi di familiarizzazione con un prodotto ed i suoi modi di fruizione si allungano inevitabilmente. In America ci sono media e pubblicazioni più tradizionali come il Washington Post e il New York Times che spingono in questa direzione: i numeri di Twitch negli Usa fanno notizia. Uno streamer come Pow3r (Giorgio Calandrelli) che giocando a Fortnite viene seguito da 70.000 persone, in Italia è sicuramente un evento, ma nessuno lo celebra come tale, se non le testate di settore”. 

“È un peccato – sottolinea Fossetti – perché il tipo di interazione che si crea su Twitch è forse unico nel panorama del web. Negli ultimi anni, con l’interazione sempre continuativa ma distante attraverso i social, si sono moltiplicate le reazioni di odio, fastidio e cattiveria”. I famosi haters o leoni da tastiera. “Questo – afferma – perché lo schermo ha sempre rappresentato uno scudo. Su Twitch c’è una possibilità maggiore di instaurare un dialogo, mentre in altre parti del web è quasi un miracolo che due persone che partono da assunti diversi arrivino ad un punto d’incontro”.  

I record sono stati registrati durante i mesi di lockdown, ma la colonizzazione di altre piattaforme, di cui Everyeye può definirsi pioniere, è cominciata diversi anni prima: “Intorno al 2014 abbiamo capito che c’era bisogno di essere non soltanto delle firme, ma anche dei volti, imparando a stare di fronte ad una telecamera ed essere in grado di gestire una propria community. Abbiamo quindi dedicato un’unità di produzione a Youtube: fra montaggio, doppiaggio e adattamento dei testi, sono circa sette le persone che seguono esclusivamente quella piattaforma. Su Youtube abbiamo superato i 175 mila follower, mentre su Twitch sono quasi 100 mila. Tra i canali redazionali siamo i primi in Italia per numero di iscritti, ed è stata una sfida quella di esportare i nostri linguaggi e i nostri valori anche su piattaforme con modi di fruizione completamente diversi rispetto a quelli del testo. Un lavoro che non si è mai fermato a livello creativo e di ideazione delle linee editoriali”. 

Una linea editoriale che, sul portale principale e solo nella sezione videoludica, porta alla pubblicazione di oltre 60 contenuti al giorno. Numeri secondo Fossetti necessari per poter crescere efficacemente, vista anche la velocità con cui si consumano le notizie sul web, e possibili grazie ad un notevole dispiego di risorse umane: “Calcolando esclusivamente la redazione videoludica, e tralasciando chi si occupa del marketing e dell’amministrazione, siamo quasi una trentina tra redattori principali, newser e freelance. Considerando le altre categorie arriviamo a circa 75 persone in totale”.  

Numeri non scontati in Italia, per qualunque tipo di impresa, considerate tutte le difficoltà legate al costo del lavoro: “Noi abbiamo avuto la grande fortuna di avere come capi due imprenditori (che sono Domenico Panebianco e Simone De Marzo, i fondatori di Everyeye e Hidedesign, la società editrice del sito) che hanno sempre investito in risorse umane. Appena c’è stata la possibilità, e prendendosi anche dei rischi di impresa, hanno puntato sulle persone, cercando di fornire loro un certo grado di stabilità. L’effetto è stato quello di permettere ai redattori principali di trasformare quest’attività in un lavoro a tempo pieno, accumulando progressivamente esperienza, con la possibilità di investire risorse ed energie produttive su un unico obiettivo. In Italia è raro trovare esempi del genere: un problema che porta alla difficoltà di professionalizzarsi, limitando la crescita di diversi settori, non solo quello del giornalismo videoludico”, conclude Fossetti. 

“Twilight”, dopo 10 anni ecco il nuovo romanzo che ‘capovolge’ la saga  

I fan di ‘Twilight’ aspettano da dieci anni questo momento. Domani esce in Usa (e il 24 settembre in Italia con Fazi Editore) ‘Midnight Sun, lo spin-off della saga di Twilight, a cui la scrittrice Stephenie Meyer lavora da moltissimi anni e che racconta l’iconica storia d’amore tra Bella e Edward con una prospettiva ribaltata, questa volta dal punto di vista del vampiro. 

Si tratta di un vero evento editoriale mondiale, con una lunga storia alle spalle: nel 2008 la pubblicazione era stata posticipata “a data da destinarsi” dopo che una prima bozza del romanzo era circolata illegalmente. Alla notizia dell’uscita, diffusa lo scorso 4 maggio, il sito dell’autrice statunitense è andato in tilt per la quantità di accessi, e nel giro di pochi minuti sono state pubblicate centinaia di migliaia di Tweet sulla notizia. 

Nelle parole della scrittrice la felicità di aver regalato ai suoi fan un nuovo capitolo della saga: “Spero che questo libro dia ai miei lettori la possibilità di vivere per un po’ in un mondo immaginario. Non posso dire quanto apprezzo la loro pazienza e il loro supporto durante gli anni che mi sono stati necessari per finire Midnight Sun”. Ma Meyer ha confessato anche una certa ansia da prestazione, per la difficoltà di essere all’altezza di così alte aspettative: “È davvero lusinghiero ma anche snervante”, ha detto la scrittrice in un’intervista il mese scorso. “Sono abbastanza sicura che le persone non otterranno esattamente ciò che pensano di ottenere. Per tutto il tempo che è passato, hanno costruito nelle loro menti ciò che pensavano che sarebbe successo. E nessuno può essere all’altezza di questo tipo di aspettative”. 

Quanto all’incidente del 2008, la scrittrice ha detto al New York Times: “Non so esattamente cosa sia successo, che è uno dei motivi per cui la cosa mi ha scosso. Non credo che ci fossero cattive intenzioni. Penso che le persone abbiano fatto delle copie invece di restituire le bozze quando gli è stato chiesto di leggerlo. Ma questa ipotesi non era così spaventosa. Fu quando pensai che forse qualcuno stava leggendo cose sul mio computer che mi ero spaventata”. Poi ha aggiunto: “È stato difficile, perché nessuno vuole vedere circolare una bozza approssimativa a disposizione della critica. Sai che puoi renderlo migliore”.  

Meyer ha parlato di ‘Midnight Sun’ come di “un libro enorme e doloroso da scrivere”. “La cose che mi sono sono piaciute di più – ha confessato la scrittrice – è che non mi piaceva essere l’essere umano in questa storia. Mi è piaciuta l’esperienza di ‘rinunciare’ all’umanità per diventare qualcos’altro”. E ancora: “Penso che la parte che la gente non si aspetta sia: Edward è un personaggio molto ansioso. Scriverlo mi ha reso più ansiosa, e questa è una delle ragioni che ha reso difficile scrivere questa storia. La sua ansia unita alla mia era potente”. E questo è anche il motivo per cui Meyer non pensa di proseguire con altri capitoli la saga ‘capovolta’ dal punto di visto di Edward: “No. Niente affatto. Non vorrei farlo. Penso che questo libro dia abbastanza un’idea di cosa significhi essere Edward per poter andare a guardare gli altri libri e sapere cosa sta succedendo nella sua testa”. Spoiler? “È impossibile fare spoiler su una storia d’amore già nota a tutti: Edward si innamora di Bella”. 

La saga di Twilight è tra i maggiori successi planetari degli ultimi decenni: 160 milioni di copie vendute nel mondo di cui più di 5 in Italia, cinque film basati sui romanzi e milioni di fan devoti in tutto il mondo. 

Quando Edward Cullen e Bella Swan si sono incontrati (nel 2006) in ‘Twilight’, ha avuto inizio la storia d’amore destinata a diventare di culto. Ma finora i fan hanno sentito solo il punto di vista di Bella. Con ‘Midnight Sun’, i lettori conosceranno la versione di Edward. Vissuta nei panni del bellissimo vampiro, questa storia assume una veste tutta nuova: l’incontro con Bella è per lui la cosa più spaventosa e più intrigante che gli sia mai successa nella sua lunga vita da vampiro. Mentre il lettore apprende nuovi affascinanti dettagli sul suo passato, capisce perché questa sia la sfida più difficile della sua vita. Come può seguire il suo cuore, se ciò significa mettere Bella in pericolo? Con ‘Midnight Sun’ Stephenie Meyer fa tornare in quel mondo che catturò milioni di lettori e regala un nuovo meraviglioso romanzo sui piaceri e sulle devastanti conseguenze dell’amore immortale. 

Stephenie Meyer è nata nel 1973, vive in Arizona con il marito e i tre figli. La serie bestseller che l’ha portata al successo è iniziata con ‘Twilight’ (Fazi Editore, 2006) e proseguita poi con ‘New Moon’ (Fazi Editore, 2007), ‘Eclipse’ (Fazi Editore, 2007), ‘Breaking Dawn’ (Fazi Editore, 2008) e ‘La breve seconda vita di Bree Tanner’ (Fazi Editore, 2010). Nel 2016, per il decimo anniversario della prima pubblicazione della saga, è uscita un’edizione speciale contenente ‘Life and Death’, spettacolare riscrittura di ‘Twilight’. 

Morto Wilford Brimley, l’attore con i baffoni reso celebre da ‘Cocoon’ 

L’attore statunitense Wilford Brimley, noto per i ruoli da burbero e soprattutto per i suoi caratteristici mustacchi, i vistosi baffi da tricheco, sfoggiati in film come “La cosa” e “Cocoon”, che lo avevano reso amabile agli occhi degli spettatori, è morto ieri all’età di 85 anni. Come ha annunciato la sua manager Lynda Bensky a “The Hollywood Reporter”, Brimley era da tempo in dialisi e da alcune settimane si trovava in terapia intensiva nell’ospedale di St. George, nello stato dello Utah. Dal 2004 viveva in un ranch a Greybull, nello stato del Wyoming 

Nato a Salt Lake City, capitale dello stato dell’Utah, il 27 settembre 1934, Brimley iniziò ventenne a lavorare nei rodei come cowboy, poi fece il maniscalco e quindi la guardia del corpo per il produttore cinematografico Howard Hughes. Dopo aver cominciato a ferrare i cavalli per film e spettacoli televisivi, cominciò a lavorare in film western come stuntman su richiesta del suo amico attore e regista Robert Duvall. 

Uno dei primi ruoli cinematografici di Brimley fu nel film “Sindrome cinese” (1979), dove recitò nei panni di un confidente di Jack Lemmon. E’ poi apparso in “Brubaker” (1980), “L’uomo del confine” (1980), “Diritto di cronaca” (1981) di Sydney Pollack (1981). L’attore con i baffoni divenne famoso per interpretazioni in film come “La cosa” (1982) di John Carpenter, “Dieci minuti a mezzanotte” (1983), “Hotel New Hampshire” (1984), “Cocoon – L’energia dell’universo” (1985), diretto da Ron Howard, e nel sequel “Cocoon – Il ritorno” (1988) di Daniel Petrie, ed “Il socio” (1993) di Pollack. 

Spesso interprete di uomini burberi e anziani, in tv ha recitato nelle serie “Una famiglia americana” (1974-1977) e “Vita col nonno” (1986-1988). Aveva sposato l’attrice Lynne Bagley, morta nel 2000 per una malattia renale, da cui ha avuto quattro figli (Bill, Jim, John e Lawrence Dean, quest’ultimo deceduto). Nel 2007 si era risposato con Beverly Berry. 

Cinema: ‘Volevo nascondermi’, Ligabue in anteprima nelle arene a metà agosto 

Il film ‘Volevo nascondermi’, diretto da Giorgio Diritti e interpretato da Elio Germano nel ruolo del protagonista, il pittore e sculture Antonio Ligabue, prodotto da Palomar con Rai Cinema, uscirà nelle sale con 01 Distribution mercoledì 19 agosto. Il 15, 16 e 17 agosto il film sarà in anteprima nelle arene estive. “Ligabue è stanco di stare nascosto – dichiara Giorgio Diritti – Mi ha assicurato che non vuole più nascondersi ma vuole essere amato. Vuole incontrare la gente, il pubblico andando in più arene possibili e con un inchino vuole presentarsi dicendo ‘Io sono un artista! Ero nessuno ma ora eccomi qua'”. 

“Ligabue è stato tutta la vita in quello che potremmo definire oggi un ‘lockdown sociale’ – commenta Elio Germano – e sono certo che proprio per questo motivo avrà molte cose da dirci”. Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. ‘El Tudesc’, come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato. Diventerà il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari stando sulle sponde del Po.  

L’America italiana di Guadagnino a ottobre su Sky  

Debutterà il 9 ottobre su Sky e in streaming su Now Tv la serie del candidato al premio Oscar Luca Guadagnino ‘We are who we are’, della quale è stato rilasciato il primo teaser trailer ufficiale. Firmata Sky – Hbo, composta da otto episodi, la serie propone una storia di formazione con protagonisti due adolescenti americani che, insieme alle loro famiglie composte da militari e civili, vivono in una base militare americana in Italia. La serie parla di amicizia, di primi amori e di tutti i misteri dell’essere un adolescente. Una storia che ogni giorno si ripete in ogni parte del mondo, ma che in questo caso avviene in un piccolo scorcio di Stati Uniti in Italia. La serie fa parte della selezione ufficiale della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2020. Luca Guadagnino è un regista, sceneggiatore e produttore noto per lo stile visivamente d’effetto e i ritratti psicologici di forte impatto. Tra i suoi titoli ‘Io sono l’amore’ e ‘A Bigger Splash’, entrambi candidati all’Oscar, ai Golden Globe e ai Bafta, il successo al box office ‘Chiamami col tuo nome e, più di recente, ‘Suspiria’, ambedue candidati all’Oscar e ai Bafta. 

In ‘We are who we are’ Jack Dylan Grazer (nipote del produttore cinematografico e televisivo Brian Thomas Grazer) interpreta Fraser, un quattordicenne timido e introverso, che da New York si trasferisce in una base militare in Veneto con la madre Sarah (Chloë Sevigny) e la compagna Maggie (Alice Braga), entrambe in servizio nell’esercito statunitense. Jordan Kristine Seamón interpreta Caitlin, un’adolescente apparentemente spavalda e sicura di sé che vive da anni con la sua famiglia nella base e parla italiano. Rispetto al fratello maggiore Danny (Spence Moore II), Caitlin ha un rapporto più stretto con il padre Richard (Kid Cudi) che non con la madre Jenny (Faith Alabi), con la quale la comunicazione è più difficile. Caitlin è la figura cardine del suo gruppo di amici, di cui fanno parte Britney (Francesca Scorsese, figlia di Martin Scorsese, Helen Morris), una ragazza schietta, arguta e sessualmente disinibita, Craig (Corey Knight), un allegro e bonario soldato di circa vent’anni, Sam (Ben Taylor), il geloso ragazzo di Caitlin che è anche il fratello minore di Craig, Enrico (Sebastiano Pigazzi), uno spensierato diciottenne del Veneto che ha un debole per Britney, e infine Valentina (Beatrice Barichella), una ragazza italiana. 

E’ morta Olivia de Havilland, star di Via col Vento 

E’ morta Olivia de Havilland, star di Via col vento. L’attrice, vincitrice in carriera di 2 premi Oscar, si è spenta all’età di 104 anni. 

Secondo quanto è stato reso noto, l’attrice si è spenta nella sua abitazione a Parigi, dove si era trasferita all’inizio degli anni cinquanta dopo aver abbandonato Hollywood. Secondo quanto reso noto dalla sua publicist Lisa Goldberg, l’attrice, una delle grandi star dell’età d’oro di Hollywood, si è spenta serenamente per cause naturali. 

Nata in Giappone nel 1916, de Havilland aveva ricevuto premi e riconoscimenti negli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Oltre ai due Oscar, nel 1946 per il film “A ciascuno il suo destino” e nel 1949 per “L’ereditiera”- nel 1986 vince il Golden Globe per il suo ruolo nel film “Anastasia, l’ultima dei Romanov”. I funerali saranno in forma privata. 

 

Mostra Venezia, scelte le giurie 

sono state definite le composizioni delle quattro Giurie internazionali (Venezia 77, Orizzonti, Premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’, Venice Virtual Reality) della 77/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (2–12 settembre 2020), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia. 

La Giuria del Concorso della Mostra di Venezia 77, presieduta dall’attrice australiana Cate Blanchett, sarà composta da: Veronika Franz (Austria), regista e sceneggiatrice; Joanna Hogg (Gran Bretagna), regista e sceneggiatrice; Nicola Lagioia (Italia), scrittore, dal 2016 direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino; Christian Petzold (Germania), regista e sceneggiatore; Cristi Puiu (Romania), regista e sceneggiatore; Ludivine Sagnier (Francia), attrice. 

La Giuria Venezia 77 assegnerà ai lungometraggi in Concorso i seguenti premi ufficiali: Leone d’Oro per il miglior film, Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, Leone d’Argento – Premio per la migliore regia, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Premio per la migliore sceneggiatura, Premio Speciale della Giuria, Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente. 

La Giuria internazionale della sezione Orizzonti è composta dal presidente Claire Denis (Francia), regista, sceneggiatrice e attrice; Oskar Alegria (Spagna), regista spagnolo; Francesca Comencini (Italia), regista, sceneggiatrice, scrittrice; Katriel Schory (Israele), produttore; Christine Vachon (Usa), produttrice statunitense vincitrice dell’Independent Spirit Award e del Producer Award del Gotham Independent Film Award. 

La Giuria Orizzonti assegnerà – senza possibilità di ex-aequo – i seguenti premi: Premio Orizzonti per il miglior film, Premio Orizzonti per la migliore regia, Premio Speciale della Giuria Orizzonti, Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile, Premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile, Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura, Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio. 

La Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del Futuro, è composta dal presidente Claudio Giovannesi (Italia), regista, sceneggiatore e musicista; Remi Bonhomme (Francia), direttore e programmatore di festival internazionali, direttore artistico del Festival del film di Marrakech e direttore degli Atlas Workshops, la piattaforma industriale del Festival che sostiene il cinema del continente africano e del Medio Oriente; Dora Bouchoucha (Tunisia), produttrice e direttrice di festival. 

La Giuria del Premio Venezia Opera Prima assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, e un premio di 100.000 dollari, messi a disposizione da Filmauro, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore. 

La Giuria internazionale della sezione Venice Virtual Reality è composta dal presidente Celine Tricart (Usa), regista e sceneggiatrice, esperta di Realtà virtuale e 3D nota in tutto il mondo per la forza emotiva delle sue storie e il particolare stile visivo; Asif Kapadia (Gran Bretagna), regista di film e documentari; Hideo Kojima (Giappone), autore di videogiochi. 

La Giuria Venice Virtual Reality assegnerà i seguenti premi: Gran Premio della Giuria per la Migliore opera VR immersiva, Migliore esperienza VR immersiva e Migliore storia VR immersiva. 

Danza: al Circo Massimo Peparini porta in scena per l’Opera ‘Le quattro stagioni’  

Dopo ‘Rigoletto’ e ‘l barbiere di Siviglia’, il cartellone della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma al Circo Massimo continua con la prima assoluta di un nuovo balletto, ‘Le quattro stagioni’ firmato da Giuliano Peparini su musica di Antonio Vivaldi. Il coreografo romano, alla sua terza creazione per la compagnia capitolina, racconta le naturali “stagioni” della coppia. Dai primi sguardi che si incrociano con pudore (la Primavera), ai fuochi della passione (l’Estate) e al loro progressivo spegnimento (l’Autunno), fino ad arrivare al gelo dei rapporti (l’Inverno).  

Intorno alle coppie principali, ci sarà il corpo di Ballo che Peparini farà danzare rispettando le norme di sicurezza obbligatorie. Di forte impatto emotivo sarà la voce recitante di Alessandro Preziosi che farà da intermezzo tra una stagione e l’altra.  

Le celebri Quattro stagioni di Vivaldi, su base registrata, sono eseguite dall’Orchestra del Teatro dell’Opera con Vincenzo Bolognese, violino solista. Tra i brani musicali registrati anche la Sonata in fa minore K. 466 di Domenico Scarlatti, eseguita al pianoforte da Antonio Maria Pergolizzi. Completano la creazione, scene e costumi improntati ad un’essenziale linearità, rispettivamente firmati da Andrea Miglio e Anna Biagiotti. Fondamentale l’apporto delle luci di Marco Vignanelli e dei video di Edmondo Angelelli e Giuliano Peparini. 

Spetterà ai danzatori Rebecca Bianchi e Claudio Cocino (Primavera), Marianna Suriano e Giacomo Castellana (Estate), Susanna Salvi e Michele Satriano (Autunno), Sara Loro e Alessio Rezza (Inverno) superare la sfida che questo momento impone all’arte della danza. Dopo la prima rappresentazione assoluta di sabato 25 luglio, previste quattro repliche. Domenica 26 luglio, giovedì 30 luglio, domenica 2 agosto, lunedì 3 agosto, ore 21. 

Prima della prima, venerdì 24 luglio alle 10 in prima visione sul canale You Tube del Teatro dell’Opera di Roma, sarà trasmessa in streaming la lezione della direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato sul palcoscenico del Costanzi. Il pubblico potrà seguire un momento della ripresa dell’attività artistica in Teatro, dopo la brusca interruzione del 5 marzo, proprio durante le repliche del balletto ‘Il Corsaro’.  

“Questo periodo ci ha uniti più che mai, non ci siamo mai lasciati – racconta Eleonora Abbagnato – sentivo i danzatori spesso, preoccupati soprattutto di come rimanere in forma. Per questo ho proposto di tagliare un linoleum che avevamo nei nostri magazzini. Ognuno di loro ne ha ricevuto un pezzo per allenarsi in modo migliore da casa, senza scivolare”.  

I vincoli della sicurezza sono diventati opportunità per trovare nuove soluzioni. Il palcoscenico del Costanzi si è trasformato in sala ballo, a disposizione delle classi di un numero massimo di dieci persone distanziate, a lezione sotto l’occhio attento della Direttrice. “Dei cinque anni di lavoro qui – prosegue Eleonora Abbagnato – questo è stato forse il momento più importante per me, avere il corpo di ballo in forma e ripartire con una nuova creazione che certamente rimarrà nella storia. È un grande segnale e un onore per tutti noi”.  

Sabato 25, in occasione della prima del balletto ‘Le quattro stagioni’ del Teatro dell’Opera, gli Igers della community di Roma e Lazio avranno il compito esclusivo, per la prima volta, di raccontare lo spettacolo non solo fronte-palco e dagli spalti ma anche nel più suggestivo ed intrigante backstage. 

La Community Igers presente, capitanata da Matteo Molle e Giulio Pugliese, Community Manager di IgersRoma, attraverso i propri scatti racconterà in una versione assolutamente inedita quello che avviene durante il balletto, ricondividendo il tutto sui propri canali social e rendendo partecipe il pubblico di uno spettacolo nello spettacolo, di rara suggestione, mai visto prima.  

Venezia, ‘Lacci’ di Daniele Luchetti film d’apertura 

‘Lacci’, diretto da Daniele Luchetti (‘La nostra vita’, ‘Mio fratello è figlio unico’, ‘Il portaborse’) e interpretato da Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi è il film di apertura, Fuori concorso, della 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (2 settembre – 12 settembre 2020) diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia. 

“Negli ultimi tempi abbiamo avuto paura che il cinema potesse estinguersi – ha affermato Daniele Luchetti – E invece durante la quarantena ci ha dato conforto, come una luce accesa in una caverna. Oggi abbiamo una consapevolezza in più: i film, le serie, i romanzi, sono indispensabili nelle nostre vite. Lunga vita ai festival, dunque, che permettono di celebrare tutti assieme il senso vero del nostro lavoro. Se qualcuno ha pensato che potesse essere inutile, ora sa che serve a tutti. Con Lacci sono onorato di aprire le danze del primo grande festival di un tempo imprevisto”. 

“Da 11 anni, la Mostra del Cinema non veniva aperta da un film italiano – ha aggiunto Alberto Barbera – La felice opportunità è offerta dal bellissimo film di Daniele Luchetti, anatomia della difficile coesistenza di una coppia, alle prese con tradimenti, ricatti emotivi, sofferenze e sensi di colpa, non senza un piccolo giallo che viene svelato solo nel finale. Sostenuto da un cast eccezionale, il film è anche il segno del felice momento che sta attraversando il nostro cinema, in continuità con la tendenza positiva delle ultime stagioni che la qualità dei film invitati a Venezia quest’anno non potrà che confermare”. 

Napoli, primi anni ‘80: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati. Dal romanzo di Domenico Starnone, per il ‘New York Times’ uno dei 100 migliori libri del 2017, il nuovo film di Daniele Luchetti. 

‘Lacci’ sarà proiettato mercoledì 2 settembre, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, nella serata di apertura della 77esima Mostra. Prodotto da Ibc Movie con Rai Cinema, ‘Lacci’ è scritto da Domenico Starnone, Francesco Piccolo e Daniele Luchetti. 

Richard & Linda Thompson in un box 

Il prossimo 11 settembre, Universal Music pubblicherà Richard & Linda Thompson ‘Hard luck stories (1972-1982)’, un box set di 8 CD contenente i sei album in studio rimasterizzati dai nastri originali, con 31 registrazioni inedite su 113 tra cui outtake, demo e rarità oltre a brani dal vivo registrati tra il 1975 e il 1977. Questa retrospettiva completa sulla carriera del duo è stata curata personalmente da Richard e Linda e compilata e masterizzata da Andrew Batt. “Siamo noi, in un momento cruciale della nostra storia musicale. Le cose cambiarono rapidamente in un decennio, e qui c’è la mappa”, spiega Richard e Linda aggiunge: “Eccolo finalmente. Il buono il brutto e il cattivo!”. Oltre ai tre classici album per l’Island Records, “I Want To See The Bright Lights Tonight”, “Hokey Pokey” e “Pour Down Like Silver”, il cofanetto include anche “First Light” e “Sunnyvista”, entrambi rimasterizzati dai master originali, e il loro ultimo LP, “Shoot Out The Lights”.  

Il primo disco della nuova compilation, “Sometimes It Happens” raccoglie le prime incisioni con The Bunch e Brian Patten mentre il quinto disco “The Madness Of Love”, contiene cinque performance dal vivo registrate alla Queen Elizabeth Hall nell’aprile del 1975 e altre cinque canzoni, sempre dal vivo, al Theatre Royal di Londra nel maggio 1977. Il box set esamina l’intera carriera della coppia ed è un must per i fan di Richard e Linda Thompson, nonché un’introduzione definitiva a una serie di lavori ancora oggi amatissimi. Il set contiene anche un libro di 72 pagine con note bio-discografiche, fotografie rare e inedite di alcuni dei più grandi fotografi rock (Keith Morris, Gered Mankowitz e Pennie Smith), nonché immagini degli archivi personali di Richard e Linda. I saggi contenuti nel booklet sono opera di Patrick Humphries e Mick Houghton. Durante la loro carriera decennale, Richard e Linda Thompson hanno creato un affresco musicale straordinario, rivoluzionario per i loro tempi e, come dimostra questo nuovo cofanetto, ancora oggi attuale e rilevante. Il loro impatto musicale non ha eguali, lo dimostrano i numerosi artisti contemporanei che li citano come una delle influenze maggiori e l’invidiabile alta considerazione che continuano a mantenere nel panorama musicale odierno.