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Categoria: intrattenimento/spettacolo

Arisa torna per ‘Ricominciare Ancora’: “Dopo il lockdown mi autoproduco” 

di Antonella Nesi 

“E saremo noi il miracolo, che nessuno si aspettava”. Inizia così ‘Ricominciare ancora’, il nuovo singolo di Arisa, scritto da Federica Abate e in uscita il 24 luglio, in cui Rosalba conferma le sue straordinarie doti interpretative. Un titolo e un testo (“Ricorderai questo momento, non siamo stati mai così vivi”) che sembrano scritti apposta per il post-lockdown ma che per Arisa hanno un significato ben più ampio: “In realtà – confessa – questo pezzo l’ho sentito per la prima volta due anni fa. L’ho tenuto un po’ fermo, perché io le cose devo sentirle e così l’abbiamo adattato a me e al tempo”.  

Questo singolo “è il manifesto di una rinascita”. Che per Arisa è anche professionale: “Durante il lockdown ho maturato la decisione di mettermi in proprio e autoprodurmi. Pipshow, che pubblica questo singolo, è la mia etichetta. A volte capita di fare la comparsa nella propria vita e di dovere aspettare i tempi degli altri. Ed è per questo che in questo brano canto proprio che il miracolo possiamo essere noi: dobbiamo rimboccarci le maniche e fare qualcosa di diverso rispetto a come vivevamo prima. Se il prima non ci piaceva o era sbagliato dobbiamo fare qualcosa, senza rimandare a domani”. Cosa soffrivi di più dei contratti discografici con altri? “Non potere scegliere tempi, le linee artistiche ma nemmeno le questioni estetiche. Allora preferisco prendermi più responsabilità ma poter essere me stessa. Io per esempio amo comunicare in prima persona con le persone che mi seguono sui social e anche questo era visto come un problema. Ma il ‘controllo’ anche su questo creava una dicotomia tra l’Arisa artista e io come mi sentivo davvero. E questo mi faceva stare male. Allora meglio qualche gaffe o qualche scivolone social che sentirsi artificiale”, sottolinea all’Adnkronos.  

Anche il ritorno live (proprio stasera alla Versiliana), Arisa lo vive in chiave di autenticitià: “Lo vivo con molta emozione, davanti alle persone non canto da tanto tempo. Ma è un ritorno a casa. Sono contenta e sono felice quando salgo sul palco a cantare: mi sento realizzata. Anche perché riesco sempre a istaurare un rapporto speciale con il pubblico, a specchiarmi nei loro occhi e sono felice se loro sono felici”. E infatti per il secondo concerto in programma il 29 luglio a Roma alla Casa Del Jazz, nel contesto de I Concerti nel parco estate 2020, ha in mente di “mettere i desideri del pubblico al centro”: “Sarà un concerto unplugged con cover di brani anche di altri artisti e ad un certo punto voglio far scegliere qualche canzone direttamente agli spettatori. Io non credo che chi viene a vedermi debba solo ‘onorare’ le mie capacità, credo che debba sentire che quella è la ‘sua’ serata!”, dice Arisa, che poi, con la consueta schiettezza (forse accentuata dal non avere ‘controllori’) annuncia che “sicuramente” proverà a mandare un brano ad Amadeus per Sanremo 2021. “Io in realtà ci provo sempre, con la migliore canzone che penso di avere in quel momento, perché il mio sogno è arrivare all’Eurovision, che ho ‘lisciato’ per due volte. E poi andare a Sanremo con la mia etichetta sarebbe il massimo”, conclude.  

Maresco minaccia causa a Rai Cinema per censura 

Il regista Franco Maresco ha minacciato di fare causa a Rai Cinema per la decisione della consociata Rai di ritirare il logo dal suo film ‘La mafia non è più quella di una volta’ presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2019, dove si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria, e uscito nelle sale il 12 settembre scorso.  

La conferenza di Maresco si è tenuta a Palermo (ma è stata trasmessa anche su Facebook) alla vigilia della programmazione del film sulla piattaforma MioCinema. “In qualsiasi altra parte del mondo – ha detto l’avvocato di Maresco, Antonio Ingroia- sarebbe impensabile quello che è accaduto. Ci sarebbero state delle reazioni a questo intervento tecnicamente censorio. La Rai si comporta come una madre che non vuole riconoscere il figlio”.  

Il film, già in occasione della presentazione veneziana agitò le acque del Lido, perché si chiude con una ‘stilettata’ al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il film, una docufiction nello stile dei precedenti lavori del regista palermitano, che ruota tutta intorno alla fatica che ancora molti palermitani fanno a dichiarare la loro distanza dalla mafia e all’omertà che regna sovrana, nel dare conto ad un certo punto della sentenza del processo sulla cosiddetta ‘trattativa’ Stato-mafia, sottolinea il silenzio sull’argomento del capo dello Stato.  

Questo silenzio diventa poi oggetto di un’intervista di Maresco al protagonista del film, lo stravagante organizzatore di feste di piazza Ciccio Mira, al quale il regista chiede se sia d’accordo con il silenzio di Mattarella. La risposta è positiva e la spiegazione di Mira è che “i palermitani ce l’hanno nel Dna il silenzio”. In occasione della presentazione veneziana, a chiudere la polemica arrivò anche un comunicato del consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica che sottolineava: “Tra le cose che il Presidente della Repubblica non può fare vi è, ovviamente, quella di commentare i processi e le sentenze della Magistratura”.  

Rai Cinema spiegò poi la sua decisione con il fatto che il film conteneva elementi non prospettati e non condivisi in fase progettuale. Ma oggi Maresco, accompagnato dall’avvocato Antonio Ingroia, dice di non comprendere la decisione che “danneggia il film”. Il regista ha sottolineato che l’unica reazione al film da parte del Quirinale è stato sottolineare “che le sentenze non si commentano” ma – ha aggiunto “nessuno ha mai detto che questo film mancava di rispetto al presidente della repubblica”. “Solo il dottor Del Brocco (Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, ndr.) ha deciso che questo film non può passare”. In ballo c’è infatti non solo il logo della Rai sulla pellicola ma anche il passaggio sulle reti Rai del film, dopo lo sfruttamento in sala e sulle piattaforme a pagamento. “Censurare questo film è cancellare 35 anni di storia del mio cinema, in cui anche con Rai Cinema ho raccontato cose ben più forti. Ma Del Brocco dov’era in quegli anni?”, ha chiesto il regista. 

Maresco ha rivendicato il suo lavoro di regista che propone una “visione grottesca” della realtà. “Io non faccio il giornalista d’inchiesta”, ha sottolineato. Il regista ha quindi chiesto alla Rai di “tornare sui suoi passi”, “sennò – ha aggiunto – io non mi fermerò”. Tre le azioni prospettate dall’avvocato Ingroia: “La richiesta di intervento da parte della commissione di Vigilanza Rai, che potrebbe agire anche motu proprio, o un’azione legale civile e/o penale”.  

Infine, Maresco si è rivolto allo stesso presidente della Repubblica: “Ma mi rivolgo direttamente a Mattarella, pietra dello scandalo involontaria di questo film. Mi rivolgo a lui per chiedere alla Rai il rispetto dell’art. 21 della Costituzione di cui è garante”.  

A Lorella Cuccarini la consolazione dello Zecchino d’oro 

di Veronica MarinoDopo la delusione per la decisione di Rai1 di affidare la conduzione de ‘La Vita in diretta’ al solo Alberto Matano, archiviando la doppia conduzione con Lorella Cuccarini per l’autunno prossimo e dopo i vari rumors su un possibile approdo della ballerina e conduttrice televisiva a La7, spunta la consolazione dello Zecchino d’Oro. A quanto apprende l’Adnkronos, infatti, nei palinsesti che sarebbero stati presentati in Azienda, figurerebbe proprio Lorella Cuccarini come conduttrice della finale del Festival della canzone del bambino, a dicembre su Rai1, insieme a Carlo Conti, mentre sarebbe solo la Cuccarini a condurre l’appuntamento pomeridiano dello Zecchino d’oro. 

Claudio Lippi: “Mi presento a Sanremo come concorrente, vada come vada”  

di Ilaria Floris 

“La musica è il mio primo amore, e salire sul palco di Sanremo come concorrente è un’emozione che voglio vivere prima di morire. Quindi, sì: mi presento alle selezioni come concorrente, farò i provini come tutti e poi vediamo che succede, vada come vada”. Lo afferma all’Adnkronos Claudio Lippi, che, dopo diversi ‘rumors’, conferma per la prima volta ufficialmente la sua intenzione di partecipare alle selezioni per la kermesse. “Non conosco e non voglio nemmeno sapere i discorsi delle majors, alla fine sarà l’azienda a dover decidere -spiega il popolare conduttore- Io seguirò quello che ufficialmente dicono di fare, invio il pezzo realizzato da me, faccio sentire cosa viene fuori dall’anima. Seguirò un iter, che voglio pensare sia corretto, e vediamo cosa succede”. 

Non è la prima volta che Lippi decide di provare nell’impresa, come spiega. “L’anno scorso chiamai Amadeus, ma la chiusura delle selezioni era in dirittura d’arrivo e chiudevano il giorno dopo, quindi ormai eravamo fuori tempo massimo -ricorda Lippi- Quest’anno voglio inviare il provino realizzato da me, sempre di quel brano, che è uno di quelli che come pochi altri mi ha fatto piangere di commozione”. D’altronde, la passione per la musica, per Lippi, non è certo nuova: risale fin dall’inizio della sua vita e della sua carriera. “Sono nato con la passione della discografia e del canto, mi è rimasto come primo amore, anche se purtroppo non ho il talento di scrivere canzoni d’autore -ammette candidamente- Per me è fondamentale il rapporto col pubblico e anche ora, quando faccio i miei spettacoli, privilegio soprattutto la piazza, perché così ho il polso della realtà della gente. In questo momento di crisi, è importante stare a contatto con i bisogni delle persone comuni”.  

E se gli si prospetta l’ipotesi di una partecipazione al Festival anche come conduttore, Lippi risponde senza alcuna esitazione, come se la domanda circolasse in lui da molto tempo. “Solo un bambino di 4 anni crederebbe che non ci sia stata la speranza, il sogno di condurre Sanremo – dice – Ma dato che al momento non sembra essere un’ipotesi in pista, con tanti bravi conduttori che se ne occupano e con Amadeus che ripeterà quasi certamente la fortunata esperienza dello scorso anno, almeno come concorrente credo di avere tutti i diritti per provarci. D’altronde, Sanremo è sempre lì, o lo conduci o ci canti”, conclude scherzando. 

(di Ilaria Floris) 

Chiambretti: “Su ‘Tiki Taka’ ancora nessuna firma, ma se lo faccio protagonista sarà il calcio’    

di Ilaria Floris 

“Ci sono stati diversi incontri sull’ipotesi di una mia conduzione a ‘Tiki Taka’, ma ancora non c’è nessuna firma, nessuna ufficialità. Se dovessi farlo, però, il calcio farà un passo avanti e io un passo indietro. Entrerò in punta di piedi, così sono anche più alto”. A chiarirlo all’Adnkronos è Piero Chiambretti, dopo i rumors che vorrebbero il conduttore già al timone dello storico programma sportivo di Italia 1.  

“Ci dobbiamo incontrare ancora”, spiega Chiambretti, che sottolinea: “E’ una proposta arrivata un po’ a sorpresa, sarebbe la prima volta nella mia storia televisiva che faccio un programma che non è mio, con una struttura già presente”. E sull’impostazione che avrebbe la trasmissione, il conduttore, spiega: “Cercherei di stare al mio posto, il protagonista è il calcio, il calcio parlato. Io sono un appassionato di calcio ma ci tengo a precisare che non sono né un giornalista, né un ex calciatore né un allenatore, sono semplicemente un tifoso con l’esperienza di tutti quelli che seguono il calcio da quando hanno sette otto anni”. 

“Tutte le commistioni degli ultimi anni, dove il calcio si è fuso con l’intrattenimento, sono state sempre dei disastri -dice il conduttore- e questo perché l’intrattenimento superava forse l’interesse per il calcio. Quindi, dato che questo è un programma di calcio, la prima cosa che farei è metterci il massimo dell’impegno, ma facendo un passo indietro. Potrei esserci e non esserci. Il Dio pallone deve vincere, non va sgonfiato ma anzi va esaltato”. 

Morricone, il patron degli studi Forum: “Era il primo ad arrivare, ma se giocava la Roma…”  

(di Ilaria Floris) 

“Arrivava sempre un’ora prima degli altri, dei tecnici e dei musicisti, e aveva profondo rispetto di tutti coloro che ci lavoravano. Mi ha trasmesso il senso della professionalità, l’amore per la musica e la serietà, perché per Ennio la musica era una cosa seria”. E’ un ricordo del maestro Morricone commosso e profondo quello che regala all’Adnkronos Marco Patrignani, patron degli storici studi di registrazione Forum di Piazza Euclide fondati nel 1970 dallo stesso Morricone insieme ad Armando Trovajoli, Luis Bacalov e Piero Piccioni. 

La gestione degli studi passò poi nel 1979 allo storico tecnico del suono del maestro, Franco Patrignani, papà di Marco, che ha quindi conosciuto il grande compositore fin dalla tenera età. E il ritratto che emerge è quello, oltre che di un genio, di un essere umano speciale. “Ho impressi nella memoria 40 anni di storia che ho vissuto nella sua orbita -racconta Patrignani- L’ho conosciuto a 12 anni, nel 1979, e i i ricordi sono innumerevoli, con oltre 250 progetti musicali da lui incisi nei nostri studi”. 

“Gli studi – ricorda il produttore – erano una sua seconda casa. Quando entrava, gli si leggeva negli occhi la gioia di iniziare un nuovo progetto. Amava mettere le persone a proprio agio e scherzare ma sul lavoro era serissimo, perché aveva un approccio secondo il quale considerava la musica un qualcosa su cui non scherzare. Certo, c’è da dire che se giocava la Roma, difficilmente avrebbe registrato nello stesso momento… era tifosissimo”.  

Tra i ricordi più indelebili di Patrignani c’è sicuramente la festa di compleanno per i 90 anni del maestro, organizzata proprio negli studi dove registrava tutti i suoi capolavori, e che lui accettò di buon grado di trascorrere, oltre che con la sua famiglia, la sua amatissima moglie Maria, il figlio Marco, e l’inseparabile Giuseppe Tornatore, insieme a tutti i musicisti e collaboratori che lavoravano con lui ogni giorno. “Fu per me un grandissimo regalo quando accettò l’invito a festeggiare un evento così privato fra quelle mura”, ricorda commosso il produttore. 

Fu una serata pregna di emozione. “Lo abbiamo celebrato facendo omaggio ad Ennio di una serie di esecuzioni di musica contemporanea, perché lui ci teneva moltissimo ad essere riconosciuto ed considerato per il suo lavoro di musica classica seria, contemporanea. E questo omaggio lo abbiamo fatto tramite tutte le prime parti dell’Orchestra italiana del Cinema, fondata dieci anni prima attraverso questi storici studi, l’unica orchestra specializzata nella grande musica del cinema”. Un modo per contraccambiare la generosità di Morricone eseguendo quegli stessi brani che spesso “lui stesso dedicava ai singoli musicisti. Perché era molto generoso in termini artistici, dedicava spesso dei piccoli spartiti ora ad un violinista, ora ad un contrabbassista”, rivela il produttore.  

Alla fine dell’esecuzione, che Morricone ha ascoltato seduto sul divano nel suo Studio A, “si alzò in piedi, e con una forte commozione prese il microfono e con voce commossa disse una cosa importantissima. ‘Io ringrazio voi ma soprattutto ringrazio ad uno ad uno tutti i musicisti che hanno collaborato con me nella mia vita e tutti i tecnici perché senza di loro il mio lavoro non avrebbe avuto lo stesso risultato’. Un momento che non dimenticheremo mai”. Quest’anno ricorrono i 50 anni dalla fondazione degli studi, e Patrignani, dopo la scomparsa del maestro, li vive con particolare senso di responsabilità. “Sono rimasto io -dice commosso- con in mano il testimone di quattro Cavalieri di una Tavola Rotonda da difendere”. E conclude: “Ora nel firmamento c’è una nuova grande stella, forse la più brillante”. 

 

Morricone: su radio e tv nominato una volta ogni due minuti 

La scomparsa di Ennio Morricone ha avuto larghissima eco sui mezzi di informazione italiani: negli ultimi due giorni, infatti, il nome del Maestro ha ottenuto 3434 citazioni sui media ed è stato pronunciato quasi una volta ogni 2 minuti sulle radio e tv nazionali e sulle principali emittenti regionali. 

È quanto emerge dal monitoraggio svolto su oltre 1.500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog da Mediamonitor.it. L’analisi ha rilevato le citazioni relative a Ennio Morricone sui media nazionali e locali nel periodo che va dalla mattina del 6 luglio (quando è stata annunciata la sua scomparsa) alle 12 del 7 luglio. 

La ricerca di Mediamonitor.it ha inoltre rilevato che, nel periodo preso in esame, il termine più ricorrente affiancato a quello del grande compositore è stato ‘Oscar’, con 1648 citazioni, seguito dal nome di Sergio Leone (1278), il regista che deve parte del successo della sua “trilogia del dollaro” alle indimenticabili colonne sonore composte dal Maestro. 

Al quarto posto, con 863 citazioni, troviamo Quentin Tarantino: il regista americano considerava Morricone il suo compositore preferito, superiore addirittura a Mozart e Beethoven, tanto da affidargli la colonna sonora di “The hateful eight”, che si aggiudicò l’Oscar nel 2016. 

Sono proprio le colonne sonore a ricorrere più spesso negli articoli e nei servizi radiotelevisivi dedicati al Maestro, a cominciare da quella di Mission (al quinto posto con 810 citazioni), il cui mancato Oscar fu motivo di grande delusione per Morricone, seguita da “Nuovo Cinema Paradiso” (696) e “C’era un volta in America” (686), rispettivamente in sesta e settima posizione, mentre “Per un pugno di dollari”, con 667 menzioni, è nona, alle spalle del regista Giuseppe Tornatore (683). 

Chiudono la classifica stilata da Mediamonitor.it due riferimenti allo struggente testo scritto dal Maestro poco prima di morire: il termine “necrologio”, menzionato 551 volte, e la frase “non voglio disturbare” (467 citazioni). 

Ricky Tognazzi: ”Morricone era geniale e umile, lavorare con lui è stato privilegio”  

(di Alisa Toaff) 

Ennio Morricone era una ”persona molto gentile, amabile, un genio riconosciuto in tutto il mondo. Quando parlavi di Morricone era come parlare di Leonardo Da Vinci, non c’e stato Paese dove non lo stimavano o conoscevano. La sua scomparsa è una grande perdita per chiunque, soprattutto per chi ha avuto il privilegio di lavorarci insieme. Era un uomo di grande umiltà”. Così Ricky Tognazzi all’Adnkronos ricorda Ennio Morricone, scomparso oggi a 91 anni. ”La prima volta che ho visto Morricone -racconta- ero un bambino. Erano gli anni ’60, andai con mio padre (Ugo Tognazzi, ndr) allo stabilimento Fono Roma a piazza del Popolo e papà alzò l’oblò della porta insonorizzata e mi fece vedere per la prima volta la grande orchestra che musicava ‘Il Federale’, il film che segnò il debutto di Ennio Morricone (protagonista del film Ugo Tognazzi, ndr)”. Fu un’immagine bellissima. Allora non avrei mai immaginato che un giorno ci avrei lavorato anche io!”. 

”La mia collaborazione con Morricone -prosegue il regista- iniziò nel ’91 quando chiacchierando con Claudio Bonivento dissi scherzando che nei miei film mi sarebbe piaciuto avere un vero musicista. Allora lui mi chiese: ‘Chi ti piacerebbe?’ e io risposi: ‘Ennio Morricone’. Claudio così mi fissò un appuntamento con lui e da lì iniziò tutto. Con Morricone abbiamo fatto ben cinque film”, ovvero ‘La tragedia di un uomo ridicolo’, ‘Vite strozzate’, ‘Il Papa buono’, ‘La Scorta’ e ‘Canone Inverso’. 

Da ‘Il mondo’ a ‘Sapore di mare’, il sound degli anni ’60 targato Morricone 

Come giovane compositore e arrangiatore della casa discografica Rca, Ennio Morricone ha contribuito per la musica leggera anche a formare il ‘sound’ degli anni Sessanta italiani, confezionando brani come “Sapore di sale” di Gino Paoli, “Il mondo” di Jimmy Fontana, “Se telefonando” di Mina (testo di Maurizio Costanzo e Ghigo De Chiara) e i tanti successi di Edoardo Vianello. 

Ha composto musica e arrangiamenti per canzoni interpretate da Edoardo Vianello come “Faccio finta di dormire”, “Cicciona cha cha”, “Pinne fucile ed occhiali”, “Guarda come dondolo”, “Abbronzatissima” e “Il peperone”. E’ di Morricone la musica delle canzoni “Quello che conta” di Luigi Tenco (testo di Luciano Salce), “Pel di carota” di Rita Pavone, “Penso a te” di Catherine Spaak, “Canzone della libertà” di Sergio Endrigo, “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” e “Se perdo anche te” di Gianni Morandi. 

E’ morto Ennio Morricone 

E’ morto nella notte in una clinica romana Ennio Morricone. Aveva 92 anni. Il compositore Premio Oscar era caduto e si era rotto il femore, un incidente che gli è stato fatale. Vincitore di due Oscar, Morricone ha anche vinto con le sue colonne sonore tre Grammy Awards, quattro Golden Globes, sei Bafta, dieci David di Donatello, undici Nastri d’argento, due European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera e un Polar Music Prize. Nel 2017 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Era Accademico di Santa Cecilia. 

**Cinema: Ruffini, ‘Stato intervenga con più forza e Conte prenda la cultura con serietà’** 

(di Veronica Marino) – 

In Italia il cinema è già vittima di “un dramma culturale”, poi ci si è messo pure il Covid a dare la mazzata finale. Ed ecco perché serve più che mai “un intervento massiccio dello Stato” con “biglietti agevolati, sovvenzioni per gli esercenti privati, decentralizzazione delle sale come accadeva con i vecchi cinema di quartiere, minore dispersione della distribuzione”, oltre a “prodotti più attrattivi e coraggiosi” e un governo più lungimirante e concreto che prenda più sul serio l’arte. Paolo Ruffini, mentre i suoi documentari ‘Up&Down – Un film normale’ e ‘Resilienza’ si mostrano al pubblico della tv, dell’Arena Adriano Studios e della piattaforma Chili racconta all’Adnkronos come vede la situazione del settore in questo momento, mentre in Parlamento il presidentente dell’Anica Rutelli e dell’Anec Lorini lanciano un allarme senza precedenti per il settore cinematografico e nei giorni in cui sta scalando lui stesso la montagna delle regole sanitarie anti-Covid. 

“Il 14 aprile dovevo iniziare a girare un film che si intitola ‘Rido perché ti amo’ – rivela all’Adnkronos – E ovviamente non è stato possibile. Una commedia romantica diretta da me che ha come protagonista Nicola Nocella, un bravissimo attore candidato ai David di Donatello per il film ‘Easy’ e Daphne Scoccia, una bravissima attrice. Una storia che ora sto risistemando tutta in virtù del protocollo Covid”.  

“Il problema – dice – è arrivare sul set, rispettando tutte le norme che ci sono e che sono giustissime ma ti mettono in condizioni… Beh diciamo che io oggi vorrei fare un film su come poter fare un film. Fare il film è già il film. E’ come il ristoratore che alla fine decide di restare chiuso”. Quali ostacoli ci sono nel concreto? “Bisogna andare a prendere ogni attore con un mezzo ad uso esclusivo. E nei van si possono portare solo due persone. I camerini devono essere singoli e questo significa che se io ho 13 attori, devo avere 13 camper. I truccatori vestiti come quelli che vanno a prendere il miele dalle api. Per preparare ogni attore ci vuole un’ora. A che ora le convochiamo le persone? Alle due di notte? Ora i film li stanno facendo seguendo la legge, ma francamente non so come facciano. E’ come il caso delle discoteche che possono riaprire ma poi si stabilisce che non si può ballare. Il paradosso è che chi legifera sembra non vivere la realtà”, sottolinea sconfortato.  

Detto questo “a settembre è previsto l’inizio delle riprese. Ora lo sto riscrivendo calcolando tutta una serie di cose, come il fatto che negli spazi chiusi l’aria condizionata non si può mettere, che tutti gli attori devono fare il test sierologico, ma anche che se hai 50 comparse non puoi farlo fare a tutte e 50, ragion per cui le comparse devono essere distanziate. Quindi fra sei mesi, quando i film saranno montati – scherza ma non troppo Ruffini – tu vedrai o dei film western dove siamo tutti a distanza e ci spariamo o dei cartoni animati a meno che non vogliano far fare il test sierologico a Tom&Jerry o dei film dove se c’è una piazza non vedrai nessuno a braccetto. Rossellini ha fatto ‘Roma città aperta’ mentre erano in guerra. Noi non siamo capaci di fare un film post Covid. La nostra civiltà invece di trovare delle soluzioni, trova dei problemi. Noi siamo un popolo che ha un governo che ha un problema ad ogni soluzione”. 

Tornando alla situazione del cinema, fa notare Ruffini, “ci sono fonici che a 50 anni sono diventati baristi, macchinisti che si sono reinventati cassieri al supermercato. Non è giusto – scandisce l’attore e regista – C’è un problema culturale. La cultura in questo Paese è sempre stata considerata un dettaglio. Questo è stato esemplificato dal premier Conte quando ha detto ‘I nostri artisti che tanto ci fanno divertire’. Ma come? Bellocchio ha vinto sei David di Donatello con ‘Il Traditore’. Ma non è un film divertente. E’ un film importante”. Non solo. Anche sul fronte normativo “sarebbero state necessarie regole immediate. I film andavano fatti durante il Covid. Il protocollo che c’è ora doveva uscire al massimo dopo una settimana e mezzo. Poi va bene, in America fanno ‘Beautiful’ con le bambole. Ma di che parliamo? Se dobbiamo sempre paragonarci con il ridicolo, allora noi siamo competitivi, ma se dobbiamo paragonarci con la civiltà e con il nostro passato, e mi riferisco a Rossellini, De Sica, Visconti che hanno lavorato davvero in un ‘dopo guerra’, allora dico diamoci da fare a produrre materiale per fare in modo che anche quest’estate il pubblico italiano abbia un’alternativa ad andare sulla spiaggia e che la sera sia intrattenuto in qualche modo. A chi riesce a produrre oggi, dico, ‘chapeau'”.  

Una possibile via d’uscita? “Per prima cosa invito ad una riflessione generale che sta a monte di tutto. In una fase come questa rendiamoci conto che il protocollo Covid è sì un grande avversario nella realizzazione di un film, ma almeno è giusto e condivisibile. Molto meno giusto e condivisibile, ma quasi altrettanto limitativo è il politicamente corretto che fa quasi più danni nella realizzazione di un film e nell’ambito culturale. Oggi, per esempio, non sarebbe possibile produrre film come ‘Ultimo tango a Parigi’ di Bertolucci, anzi lo brucerebbero prima che si possa vedere. Ma anche un film di Fellini oggi scatenerebbe polemiche. Fellini era un uomo ossessionato dalle donne, un narcisista ma anche un grande antropologo: la scena in cui Marcello Mastroianni con la frusta sistema le donne sarebbe un disastro. Insomma mi sembra il momento giusto per uscire dall’appiattimento del nostro sguardo sulla licenziosità e della risata. Siamo diventati un popolo di offesi. Ci sono tante persone che la mattina si svegliano e non pensano, come un tempo, a come star bene e divertirsi, ma pensano a come fare polemica. E così passano tutto il tempo a indignarsi sui social, rovistando nel torbido e cercando un motivo per attaccare qualcuno, mentre l’indignazione è bella quando è reale, sincera e di spessore”.  

“Poi credo – argomenta Ruffini – che la cosa più importante da far capire al pubblico sia che il cinema è prima un’arte, poi un mercato e soprattutto un posto. Se non si capisce che il cinema è un posto e che vale la pena uscire di casa, prendere l’auto, parcheggiare e andare a vivere il racconto di un’emozione in un posto nel quale si può scambiare anche convivialmente dei pareri con qualcun altro, allora le cose non andranno che a peggiorare. Quando oggi si dice a qualcuno che è uscito un nuovo film, non si pensa più al fatto che sia uscito al cinema e questo è un grave problema”. E quindi? “Quindi ai distributori dico bene la pluralità di mercato, ma occhio alla dispersione perché le offerte si sono sestuplicate ma il pubblico è sempre lo stesso ed anzi si riduce”. Mentre a governo e Parlamento, dice, che “è necessario far comprendere alla gente che la piattaforma più fica del mondo è il cinema”.  

E come si fa? “Con i biglietti agevolati e interventi pubblici massicci come accade in Francia dove la gente va tantissimo a vedere il prodotto francese. E sotto questo punto di vista chiamo anche in causa anche noi stessi, mi ci metto anche io. Offriamo prodotti meno seduttivi rispetto a quelli americani. La gente, invece, deve poter iniziare a pensare che il film italiano è fico tanto quanto il film americano. E noi dobbiamo cominciare a mandare in sala dei prodotti che siano seduttivi e non troppo elitari. Il pubblico ha bisogno di storie più larghe e meno autoreferenziali. Un made in Italy che sia ben fatto e che sia più attrattivo dal punto di vista della narrazione e che non ci faccia provare sempre il complesso di inferiorità nei confronti di commedie, non solo americane ma anche europee. Se io fossi andato da un produttore americano e avessi detto di voler fare una storia su un paraplegico che cerca un badante, che però è nero, mi avrebbero sputato in faccia. ‘Quasi amici’ è un film che avremmo potuto fare serenamente anche noi, ma a volte non c’è il coraggio del rischio rispetto alla narrativa e alla drammaturgia”!. 

“Dobbiamo avere un sistema produttivo molto più attraente, uno Stato che dia risorse nel senso proprio che devono piovere dei denari altrimenti è un vero casino – insiste Ruffini – Allo stesso tempo bisogna essere meno complessati sulla nostra posizione. La cultura è lo 0,0001% della Sanità. Ma un paese senza cultura non è più capace di votare, di vivere, di sostenere la pandemia. Pandemia che senza libri, film e tv ci aveva ancora più messo alla prova visto che siamo stati chiusi in casa. Ecco, ci si renda conto, quindi, che l’Italia deve investire più sulla cultura che, tra l’altro, rende anche in termini economici allo Stato qualcosa di più dell’1% di Pil. Percentuale che potrebbe aumentare se, naturalmente, aumentasse la quantità di risorse investita”.  

“Non è che la gente non vada più ai concerti, non compri un libro, non vada al cinema, semplicemente – osserva Ruffini – è diventata più selettiva, più esigente e in un certo senso se la tira un po’ di più rispetto a prima, avendo dalla sua il commento sui social. Ora ci sono 60milioni di critici cinematografici, come accade nel calcio con gli allenatori. Ed è aumentata anche la quantità dell’offerta e questo significa più lavoro per tutti ma bisogna migliorare il prodotto, rimarcando l’importanza del cinema come posto e dando sovvenzioni agli esercenti, soprattutto ai privati che in questo periodo non stanno aprendo le sale. Attualmente sono aperte le sale d’essai. Io in questo momento sono a Milano e qui sono aperte solo le sale d’essai, mentre i privati che hanno il prodotto commerciale non trovano il prodotto perché, se c’è, esce sulle piattaforme. E questo perché si sceglie di non far uscire un film al cinema essendo aperta una percentuale minima di cinema. Insomma si è creata una schizofrenia di fondo. Ora non c’è una nave senza comandante, ma direi una nave senza timone”. 

‘Up&Down’, nato dalla collaborazione tra Ruffini e gli attori con disabilità della Compagnia Mayor Von Frinzius, è stato un indiscusso successo teatrale con 150 date nei più prestigiosi teatri d’Italia e ora è divenuto un docufilm disponibile su Chili, oltre ad essere in visione nell’Arena Adriano Studios, mentre ‘Resilienza’, ispirato alla storia vera di Alessandro, mancato a soli 14 anni per una grave forma tumorale, è andato in onda su Italia 1 ed ora è anche su Chili dopo essere stato tra i finalisti del Premio David di Donatello. Che scelta c’è dietro? E che valore aggiunto ha dato il cinema a due temi così delicati? “Il nodo del cinema è la distribuzione di quello che fai. Per produrre si riescono a trovare i fondi e il tax credit in questo senso sta dando una mano. Ma il problema del ‘far vedere’ resta perché c’è dispersione e perché mancano gli scaffali dedicati ai prodotti. Per esempio una cosa bellissima che fanno nelle piattaforme è la sezione ‘documentari’, ma manca la possibilità di pensare ad uno scaffale raggiungibile perché chi fa documentari fa fatica a trovare l’interlocutore giusto e l’intercapedine per poterlo inserire. ‘Resilienza’, ecco il paradosso, non ha avuto alcuna distribuzione nella filiera cinematografica ed è stato invece trasmesso da Italia1”.  

“Quanto al valore aggiunto dato dal cinema ai temi affrontati nei miei documentari dico solo che per me il cinema è quasi una persona – confida Ruffini – Quando sono andato al funerale di Alessandro, i genitori (che sono miei amici) mi hanno chiesto di aiutarli a tenere vivo Alessandro. E il cinema è stata la soluzione. Ieri mi sentivo solo e ho rivisto ‘Leon’. E’ come il cinema fosse qualcuno che arriva da me e mi racconta delle cose. Il cinema poi è come Roma. E’ talmente bella che bisogna davvero impegnarsi molto per rovinarla, magari ce la stanno facendo. Ma bisogna essere proprio bravi perché il cinema possa essere macchiato da colori politici, contaminazioni, paletti, censure, perché di per sé è un’invenzione eccezionale: racconta, intrattiene, comunica, divulga, condensa tutte le arti. E questo è proprio il valore che il documentario mi ha dato. Anche ‘Up&Down’ fa capire che il cinema è una occasione sociale in quanto posto e in quanto mezzo perché attraverso questo docufilm posso imparare e conoscere”, per esempio, come i down siano davvero “liberi di essere se stessi. Noi viviamo pieni di filtri, accettando compromessi continui. La loro vita, invece – sorride il regista – è molto più vita, non hanno bisogno di mediare e hanno ragione loro. Chi ha la sindrome di down ha una confidenza con la vita che io non ho. Ed è una cosa congenita che esiste in natura. Non c’è diverso come non c’è normale. Esiste un tramonto normale? Ecco cosa ho imparato da loro: accettarsi in maniera scatenata, senza remore”. E tutto questo con Paolo Ruffini è entrato nel cinema e quindi un po’ nell’eternità: “Io non so se tra 100 anni ci sarà ancora ‘Tik Tok’ ma cinema, librerie e teatri ci saranno. Non a caso Truffaut diceva ‘il cinema è una notizia che non finisce mai’”.  

Enrico Vanzina: “‘Sotto il sole di Riccione’ omaggio a Carlo” 

(Adnkronos/Cinematografo.it) – Da ‘Sapore di mare, che hai sulla pelle, che hai sulle labbra’ a ‘Sotto il sole, sotto il sole di Riccione, di Riccione quasi quasi mi pento e non ci penso più’, il passo è breve. Anche se Enrico Vanzina “mai avrebbe pensato nella vita di rimettersi nello stesso territorio” fatto di bagni e salsedine, di amori e amicizie, ci è tornato ben trentasette anni dopo, grazie a Netflix (dall’1 luglio in streaming), con Mediaset, e Lucky Red, partendo questa volta dalla canzone dei The Giornalisti ‘Sotto il sole di Riccione’ e senza il suo amato fratello, che aveva diretto l’intramontabile ‘Sapore di mare’. 

“Carlo se ne è andato due anni fa. Questo film è un omaggio a mio fratello ed è la cosa più bella che potessi fare. E’ una commedia romantica e sentimentale, bella così come lo è la vita, nella quale ho parteggiato per i sentimenti”, racconta Enrico Vanzina che per dare un “tocco contemporaneo” , più legato all’attuale generazione (“sporcando un po’ i dialoghi”) ha scritto la sceneggiatura insieme a Caterina Salvadori e Ciro Zecca e ha fatto dirigere questa storia agli YouNuts!, registi classe 1986 noti nell’industria musicale per le collaborazioni con alcuni dei più importanti cantanti italiani come Jovanotti, Salmo, Gianna Nannini e molti altri, qui al loro esordio nel lungometraggio. 

Sulle spiagge della riviera romagnola un cast di tanti giovanissimi che alle loro spalle non hanno sentito come “opprimente” il paragone con quel film di culto: Cristiano Caccamo, Davide Calgaro, Matteo Oscar Giuggioli, Ludovica Martino, Saul Nanni, Fotinì Peluso, Claudia Tranchese e Lorenzo Zurzolo (star di Baby). Ma anche alcuni della vecchia guardia ovvero Andrea Roncato, Isabella Ferrari (che omaggia la sua Selvaggia di Sapore di mare: “Non un film che ho fatto, ma il film che ha fatto cambiare il corso della mia vita per sempre”) e Luca Ward. 

Dal primo luglio su Netflix potremo così rivivere quell’atmosfera di vacanza al mare con un po’ di nostalgia verso gli anni ottanta. “Cominciai con la serie tv I ragazzi della terza C e tutt’ora sono molto attaccato a raccontare le storie degli adolescenti. Gli YouNuts! hanno questo gusto vintage per gli anni ottanta e ci siamo trovati davvero bene”, dice Enrico Vanzina. E i due registi commentano: “Siamo cresciuti guardando i suoi film. Ci ha dato tanti consigli sulla regia. Anche la musica è stata fondamentale perché ci ha permesso di aggiungere emozioni alle scene”. Una colonna sonora che ha grande importanza nella storia e che raggiunge l’apice con il grande concerto in cui sul palco Tommaso Paradiso, l’ex frontman TheGiornalisti, canta ‘Fine dell’estate’. 

Le storie degli adolescenti sono comunque universali. Cambia qualcosa dall’estate degli anni sessanta nella Versilia di Sapore di mare a quella a Riccione sulla riviera romagnola? “Da romano sono sempre più andato in vacanza sul lato del Tirreno- risponde Vanzina- Ho conosciuto Riccione molto tardi grazie a Lucio Dalla che mi portò a mangiare in un famoso ristorante lì. Capii cosa significava la Romagna: sono riusciti a mantenere viva la parte antica insieme a uno skyline stile Miami. Il Tirreno invece è rimasto più tradizionale”. Amori, rimpianti, crisi, tradimenti e gelosie, rimangono quelli di sempre, qualcosa però è cambiato. “I giovani di oggi si autoflagellano troppo. Devono pensare invece che tutto è possibile, così come lo era negli anni ottanta”. E infine conclude: “L’ho fatto pensando sempre a Carlo e credo che ne sarebbe orgoglioso”. 

Napoli celebra Pino Daniele con maxi murale  

La Pino Daniele Trust Onlus insieme alla Fondazione Jorit dedicano a Pino Daniele un maxi murale che sarà realizzato a Napoli sulla facciata del ‘Palazzo Alto’ delle Ferrovie dello Stato, che dalla stazione di Napoli Centrale, sovrasta piazza Garibaldi. Sarà il noto street artist Jorit a disegnare il volto di Pino Daniele. I lavori per la realizzazione dell’opera iniziano in questi giorni e saranno completati entro settembre 2020. “Il nostro supporto per la realizzazione del murale va al di là di un’attività di valorizzazione della figura artistica di mio padre – afferma Alex Daniele, figlio di Pino e Presidente dell’Ente no profit Pino Daniele Trust Onlus – promuovere l’arte in questo periodo storico è fondamentale per il processo di sviluppo e rigenerazione sociale. Insieme a Fondazione Jorit, FS Sistemi Urbani e Grandi Stazioni Immobiliare del Gruppo FS Italiane, è in via di definizione un protocollo per coniugare la realizzazione dell’opera ad una finalità benefica a supporto degli operatori dello spettacolo e di progetti di carattere culturale e didattico”. 

L’immagine scelta sarà svelata, come di consueto nelle opere di Jorit, durante la sua messa in opera che si estenderà su tutta la parete del ‘Palazzo Alto’ costituita da 630 tasselli di forma esagonale. Il viso di Pino sarà marchiato con due strisce rosse sulle guance come segno della comune appartenenza di ogni individuo alla ‘Human Tribe’, un’unica tribù, quella umana, a prescindere dalle identità culturali. Lo street artist, noto per le gigantografie iperrealistiche di volti di personaggi famosi su pareti di grandi fabbricati, non è nuovo a simili performance: tra le più importanti vanno ricordate le raffigurazioni di San Gennaro nel quartiere Forcella, di Maradona a San Giovanni a Teduccio, di Hamsik a Quarto e, ultimo in ordine di tempo, il murale più alto del mondo realizzato al Centro Direzionale di Napoli per l’edizione estiva delle Universiadi 2019. 

“Pino Daniele fa parte del patrimonio non solo artistico ma anche culturale e per così dire ‘umano’ di Napoli. Grazie a questo progetto – dice Jorit – in rappresentanza del popolo napoletano ci sarà proprio lui a salutare e accogliere quanti ogni giorno arrivano e partono dall’hub ferroviario di piazza Garibaldi”. Alla volontà di regalare un ricordo indelebile di Pino Daniele su una delle piazze più grandi d’Italia, si unisce l’intento di valorizzare un edificio che fa parte del patrimonio immobiliare delle Ferrovie dello Stato. Umberto Lebruto, Amministratore Delegato di FS Sistemi Urbani, afferma: “È per noi un onore ospitare una suggestiva opera di Jorit, raffigurante il volto di Pino Daniele, sulla facciata di un immobile di proprietà del Gruppo FS Italiane, che conferma una notevole sensibilità ai temi di natura artistico-culturale e di attenzione alla socialità”. 

Belen VS De Martino: ‘Non ho più spazio per chi non usa il cuore’  

”In amore se faccio una promessa la porto avanti, ma non ho scritto ‘scema’ in fronte. Se oggi mi trovo nella situazione in cui mi trovo è anche per il mio senso della giustizia, perché non voglio stare in una vita non reale dove le persone si raccontano in un modo e agiscono in maniera diversa”. Così Belen Rodriguez si confessa al settimanale ‘Chi’ nella prima intervista che concede dopo la rottura con Stefano De Martino. ”Questo vale in tutti i campi perché sono una persona in gamba -dice- sensibile, e non ho più spazio né pazienza per chi non usa il cuore. Sono piena di difetti, ma mantengo la parola, non deludo mai nessuno e, se non posso mantenere una promessa, non la faccio”. 

”Pensa a quanti fidanzati avrò adesso! Il fatto di avere sempre dietro i paparazzi mi imbarazza, perché mi sento sempre in dovere di spiegare perché sono in un luogo con quella certa persona -prosegue la showgirl- Chi mi vuole bene mi dice di smetterla di giustificarmi, ma io voglio farlo perché non voglio essere presa per una che vive alla leggera: anzi, sono tanto mentale prima di lasciarmi andare. Poi sono una che esce a cena, che balla, che si diverte -conclude- però non voglio essere presa come una che non riflette o che non soffre”. 

E’ morto Joel Schumacher, regista di due ‘Batman’ 

Lutto nel mondo del cinema. E’ morto a 80 anni Joel Schumacher. Il regista statunitense ha diretto due capitoli della saga di Batman, ‘Batman Forever’ e ‘Batman & Robin’. Nella sua filmografia anche ‘Ragazzi perduti’, ‘Un giorno di ordinaria follia’ e ‘Il cliente’. Il regista newyorchese lottava da tempo con un tumore.  

Schumacher aveva cominciato la sua carriera lavorativa alla Revlon come designer d’abbigliamento e di confezioni per poi diventare un costumista per alcune produzioni televisive e in alcuni film (è stato costumista, tra l’altro, anche nei film di Woody Allen ‘Il dormiglione’ del 1973 e ‘Interiors’ del 1978). Ha scritto la sceneggiatura per il film a basso costo ‘Car Wash – Stazione di servizio’ (Car Wash) (1976) e ha collaborato ad altri film che ebbero scarsa notorietà di pubblico come ‘The Wiz’ (1978). 

Il suo debutto alla regia cinematografica è avvenuto con The Incredible Shrinking Woman (1981) con Lily Tomlin, al quale sono seguiti una serie di film di successo. Schumacher è stato il sostituto di Tim Burton nella regia di due film ispirati al personaggio di Batman (Burton aveva diretto i primi due): ‘Batman Forever’ (1995) e ‘Batman & Robin’ (1997). Quest’ultimo ebbe una pessima accoglienza da parte dei critici e dai fan di Batman. Schumacher a seguito di questo è stato costretto a ridimensionare i propri progetti e la Warner Bros. si è vista costretta a fermare la produzione di altre pellicole legate al tema del supereroe di Gotham City. 

Ha diretto due adattamenti cinematografici ad altrettanti successi di John Grisham: ‘Il cliente’ (1994) e ‘Il momento di uccidere’ (1996). Nel 2004 ha diretto ‘Il fantasma dell’Opera’, tratto dal musical di Andrew Lloyd Webber, a cui sono seguiti ‘Number 23’ (2007), ‘Blood Creek’ (2009) e ‘Twelve’ (2010). Nel 2011 ha diretto Nicolas Cage e Nicole Kidman nel thriller ‘Trespass’, apprezzato al Toronto International Film Festival. Pur non essendo particolarmente amato tra i critici cinematografici, ha ricevuto tre nomination agli Oscar. 

 

Justin Bieber: “Non sono uno stupratore, ecco le prove”  

“Normalmente non mi occupo delle accuse varie che ho ricevuto nel corso di tutta la mia carriera, ma dopo aver parlato con mia moglie e il mio team ho deciso di parlare di un problema stasera. I rumors sono rumors, ma l’abuso sessuale è qualcosa che non prendo alla leggera. Volevo parlare subito, ma per rispetto di così tante vittime che affrontano quotidianamente questi problemi, volevo assicurarmi di aver raccolto i fatti prima di fare qualsiasi dichiarazione”. Inizia così il lungo sfogo con cui Justin Bieber ha deciso di difendersi sui social dalle accuse di violenza sessuale che da anni (precisamente dal 2014) circolano sul suo conto. 

I motivi per cui ha deciso di parlare, li spiega lo stesso cantante ai suoi 139 milioni di followers. “Nelle ultime 24 ore è apparso un nuovo tweet che racconta una storia che mi vedrebbe coinvolto in abusi sessuali il 9 marzo 2014 ad Austin, in Texas, presso l’hotel Four Seasons. Voglio essere chiaro. Non c’è verità in questa storia. In effetti, come mostrerò presto, non sono mai stato presente in quel luogo”.  

Bieber ricostruisce così, con articoli di giornale e tweet, di non essersi mai trovato in quel luogo nel giorno ‘incriminato’, a differenza di quanto sostiene la ragazza che lo accusa. “Secondo la sua storia, io avrei sorpreso la folla ad Austin allo Sxsw, dove sono apparso sul palco con il mio assistente di scena e ho cantato alcune canzoni. Ciò che questa persona non sapeva era che ho partecipato a quello spettacolo con la mia fidanzata di allora, Selena Gomez”, dice Bieber. Che afferma netto: “Non sono mai stato al Four Season il 9 o il 10 marzo 2014”.  

Inoltre, aggiunge l’ex cantante-prodigio, “sono stato con Selena e i nostri amici in un airbnb il 9 e il 10, ho alloggiato in un Westin”, dice mostrando le ricevute dell’hotel e sostenendo che anche il direttore dell’albergo conferma la sua versione. “Ogni denuncia di abuso sessuale dovrebbe essere presa molto sul serio ed è per questo che è stata necessaria la mia risposta -conclude Bieber- Tuttavia questa storia è di fatto impossibile ed è per questo che lavorerò con Twitter e le autorità per intraprendere in merito azioni legali”. 

Festa della Musica in silenzio, flash mob artisti in piazza Duomo 

Il silenzio della musica in risposta al silenzio della politica. Cantanti, musicisti, manager della musica e tutti i lavoratori della musica hanno scelto di spegnere i microfoni nel giorno della Festa della Musica per sottolineare l’assenza di risposte adeguate dal Parlamento alla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19, che ha fermato per mesi tutte le attività live ma anche le registrazioni e tutto l’indotto e che anche nella Fase3 vede notevolmente ridotta la portata degli eventi per le norme di distanziamento imposte dalla necessaria prevenzione.  

A Milano, in piazza Duomo, un folto numero di artisti, capitanati da diversi volti noti, tra cui Manuel Agnelli, Levante, Diodato, Lodo Guenzi, Cosmo, Ghemon e Saturnino, hanno dato vita ad un flash mob silenzioso ed hanno scelto di vestirsi di nero ‘a lutto’, per segnalare il rischio di morte di un settore. A spiegare le ragioni del flash mob, in un lungo post sui suoi profili social, la stessa Levante: “21 Giugno 2020. Sono tante le cose in cui credo, sono positive e sono belle. Sono tante le cose per cui mi batto, sono giuste e meritano la mia voce. Oggi ero in Piazza Duomo a Milano insieme ad altri colleghi e addetti ai lavori della filiera musicale per fare luce su un settore dimenticato, durante questa emergenza, che conta centinaia di migliaia di lavoratori. Questa causa mi riguarda perché riguarda il mondo lavorativo di cui faccio parte, di cui fanno parte grandi e piccoli artisti, grandi e piccoli tecnici, grandi e piccoli organizzatori di eventi, grandi e piccoli management. Sono di certo spinta da senso civico, senso di partecipazione e di curiosità e comprensione rispetto a un settore che necessita di approfondimento e studio”, ha scritto la cantautrice.  

La protesta si è diffusa anche sui social, dove moltissimi artisti hanno pubblicato una foto segnalando di aderire alla “Festa senza musica”. Tra questi Jovanotti, Luca Carboni, Alessandra Amoroso, Rancore, Mario Biondi, Francesco Bianconi e tanti altri. Quasi tutti sottolineano nei post che “gli emendamenti al DL rilancio che riguardano il settore della Musica sono stati ignorati in Parlamento”.  

Addio a Ian Holm, interpretò Bilbo nel Signore degli Anelli 

Lutto nel mondo del cinema. E’ morto Iam Holm, l’attore inglese noto per essere stato uno dei protagonisti – nel ruolo di Bilbo Baggins – nelle trilogie de ‘Il Signore degli Anelli’ e ‘Lo Hobbit’. Ne dà notizia il Guardian. L’attore inglese, che aveva 88 anni, si è spento in ospedale a causa di una malattia, legata al morbo di Parkinson. 

Diventato popolarissimo con la saga di J. R. R. Tolkien, in realtà l’attore britannico aveva alle spalle uno stuolo di ruoli importanti. Tra essi, si ricorda quello di Sam Mussabini in ‘Momenti di Gloria’ (1981) di Hugh Hudson, che gli valse una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista. 

Gwyneth Paltrow insiste, arriva la candela al profumo di orgasmo 

Gwyneth Paltrow insiste e, dopo la famigerata candela che profuma come la sua vagina, lanciata nel gennaio scorso tra mille commenti più o meno divertiti, ne mette in commercio sul suo sito Goop un’altra all’odore di “orgasmo”. “Questa profuma come il mio orgasmo”, recita infatti la scritta sulla candela, in vendita per 75 dollari. Mentre la precedente prometteva “Questa profuma come la mia vagina”. 

L’attrice ha mostrato la nuova candela durante un collegamento con il ‘Tonight Show’ di Jimmy Fallon. La star fatto vedere divertita anche la scatola che conterrà la candela, su cui sono riprodotti dei fuochi d’artificio.  

Maturità 2020, Manuela Villa maturanda a 56 anni: “Emozionata” 

Manuela Villa tra pochi giorni sosterrà l’esame di maturità. La cantante e attrice, figlia del grande Claudio Villa, lo ha annunciato durante la linea diretta di Rtl 102.5, ironizzando nel definirsi “una vecchiaccia” e spiegando che martedì prossimo, 23 giugno, sarà interrogata sull’elaborato che ha presentato alla commissione d’esame. Villa, fresca 56enne e mamma di un ragazzo di 16 anni, ha rivelato che all’epoca, quando frequentava il quinto anno dell’Istituto Rossellini di Roma, il giorno dell’esame di maturità si presentò regolarmente, ma per la paura non entrò in aula: “Avevo la testa da un’altra parte, adesso voglio riprendermi quello che avevo lasciato, voglio rimettermi in gioco”. 

Tutto nasce da un messaggio, che Manuela Villa ha inviato alla radio e che recitava così: “Vi sto ascoltando, io agli esami di maturità 2020 per riprendermi quello che negli anni di fuoco avevo perso. Sono emozionata come tanti ragazzi, sto vivendo l’ebrezza e la paura come una ragazzina, in una situazione paradossale, ma forte e unica”. 

La Villa ha poi raccontato a voce di essersi lasciata andare a questa esternazione perché, dopo aver sentito parlare in radio dell’emozione dei ragazzi coinvolti nella maturità di quest’anno, è tornata indietro nel tempo. La cantante ha parlato anche del figlio 16enne e della sua reazione alla notizia che la mamma sosterrà l’esame di maturità. “Per lui è un esempio, gli ho detto di studiare adesso che ha 16 anni, se no si ritroverà come me che sto impazzendo dietro ai libri”. 

Non è mancato un commento sulla strana situazione di questo esame di maturità in periodo di emergenza coronavirus. Si tratta di un unico orale, in cui ci si gioca tutto l’esame; ad ogni modo, ha sottolineato Manuela Villa, davanti ai professori ci si sente responsabili di ciò che si è fatto. “Se hai studiato esce fuori, che si tratti di un esame scritto oppure orale, noi abbiamo comunque dovuto consegnare un elaborato. L’interrogazione verrà effettuata sull’elaborato”, ha raccontato la Villa.  

La cantante e attrice ha inoltre raccontato il motivo per cui all’epoca non fece l’esame di maturità. “Frequentavo il quinto anno all’Istituto Rossellini di Roma, il giorno dell’esame mi sono presentata e la mia professoressa mi diceva ‘entra, entra!’ ma io mi sono rifiutata per paura dell’interrogazione”.