Municipio: Largo Felice Armati, 1 00043 Ciampino (RM) (+39) 06.79097.1 protocollo@pec.comune.ciampino.roma.it

Categoria: Adnkronos

Maltempo Veneto, appello Zaia: “Non andate in montagna” 

“Non andate in montagna”. E’ l’appello che Luca Zaia, governatore del Veneto, rivolge ai cittadini della regione flagellata dal maltempo. “Faccio appello a tutti i cittadini: non andate in montagna, nel bellunese per non intralciare il lavoro degli operatori. Andateci solo se avete estrema necessità. Altrimenti, lasciate libere le strade della montagna”, dice nel corso del punto stampa dalla sede della Protezione Civile di Marghera.”E non escludo di fare anche un’ordinanza per evitare questo ‘turismo del macabro’, di cui non abbiamo bisogno – ha ammonito-. Ci sono frane, massi che ostruiscono le strade, dovremo anche usare la dinamite per liberarle, e gli operatori devono poter lavorare in sicurezza”, ha spiegato. 

“In Veneto in queste ultime ore abbiamo vissuto una tragedia non da poco, è stato terribile vedere tutta quell’acqua. Ha piovuto di più del 2010 con la tempesta Vaia”, ha poi sottolineato il governatore: “Ieri sono caduti 624 millimetri contro i 589 di dieci anni fa: ma hanno funzionato le opere che abbiamo realizzato in questi anni – ha spiegato -. Nel vicentino ha funzionato il bacino di Caldogno voluto dalla Regione, e Vicenza non è andata sotto acqua perché abbiamo fatto le opere. Erano da 80 anni che non venivano fatte. E’ stata un’opera ciclopica”.  

“Nel 2010 abbiamo avuto 10.040 richieste di risarcimento. Oltre 250 comuni erano paralizzati perché sott’acqua. Stavolta non è andata così, perché abbiamo investito nel dissesto, e ciò sta a dimostrazione che le opere contro il dissesto idrogeologico salvano le persone e tutelano le comunità e l’economia!”, ha sottolineato Zaia. 

“Nel 2010 – ha stimato – con la tempesta Vaia abbiamo avuto più di un miliardo di euro di danni, qui a spanne siamo già sul mezzo miliardo di danni. Ho già dichiarato lo stato di crisi aperto, man mano si possono aggiungere altri Comuni colpiti”. Il presidente del Veneto ha spiegato che “ci sarà poi una dichiarazione cumulativa degli stati di crisi fatti dalle varie regioni”, e ha quindi tenuto a sottolineare che “E’ importante dire ai cittadini che il loro riferimento, per presentare le richieste di ristoro dei danni è il sindaco”. 

Maxi rissa al Pincio, indagini su filmati e social 

Sono in corso le indagini dei carabinieri che stanno cercando di ricostruire quanto accaduto sabato nel tardo pomeriggio sul piazzale del Pincio, a Roma, dove ha avuto luogo una rissa tra giovanissimi e un maxi assembramento. Alcuni ragazzi, per lo più minori, sono stati già identificati. In particolare gli investigatori stanno visionando le immagini registrate dalle telecamere di piazza del Popolo, piazzale del Pincio e della fermata della metropolitana Flaminio. Inoltre sono state acquisite anche le immagini di altre telecamere di zona che potrebbero aver ripreso anche i momenti precedenti al maxi assembramento. Si indaga inoltre sui social.  

Secondo quanto riferito da alcuni giovani a darsi appuntamento al Pincio sarebbero state due ragazze che dovevano picchiarsi. Voce che si era sparsa sui social e il tam tam avrebbe dato luogo al maxi assembramento. Al Pincio però la lite è scoppiata tra due ragazzi, che si conoscevano e già in passato avevamo avuto contrasti, ma che per puro caso si sono incontrati sabato pomeriggio. 

Covid, sono 233 i medici morti in Italia 

Continua a salire il numero di morti fra i medici italiani nella pandemia di Covid-19. I decessi tra i camici bianchi sono 233. Le ultime vittime, segnalate dall”elenco caduti’, listato a lutto, sul sito della Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), sono Michele Cicchelli, pediatra di Bisceglie e Giuseppe Grosso, classe 1955, originario di Celenza Valfortore e responsabile della medicina specialistica e protesica presso il Distretto di Lucera, e Kassem El Malak, odontoiatra. 

Malattie rare, Omar: “Anno nefasto causa Covid, 2 mln italiani abbandonati”  

Il 2020 è ‘un anno nefasto’ per le malattie rare. “L’inizio della pandemia ha coinciso con la Giornata mondiale delle malattie rare, completamente oscurata, e col passare dei mesi ad essere spariti dall’ordine del giorno sono stati anche i problemi, le aspettative e i diritti di circa 2 milioni di persone e delle loro famiglie. Ciò che era già in ritardo ne ha accumulato altro, come l’approvazione e il finanziamento del secondo Piano nazionale malattie rare (Pnmr), il precedente è scaduto nel 2016”. E’ il bilancio dell’anno che si va chiudendo fatto dall’Osservatorio Malattie Rare (Omar) nel corso della quinta edizione dell’Orphan Drug Day in versione online. Tempi lunghi dunque che – riferisce Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttore di Omar – hanno visto solo “alla fine della scorsa settimana una riunione del Gruppo che lavora al Piano nazionale”. 

“In Italia si stima che i malati rari siano circa 2 milioni – ricorda ‘Osservatorio – un fenomeno molto più esteso di quel che non si pensi, ma anche estremamente eterogeneo, ci sono patologie che colpiscono fino a 7000 persone, altre che non arrivano a 10 pazienti e per di più una singola patologia può manifestarsi in modi anche molti diversi: per questo sono difficili da diagnosticare e altrettanto difficile è costruire percorsi di presa in carico su base regionale: non è raro, infatti, che una data malattia esista solo in una certa regione. Basti pensare che il numero di persone con esenzione per malattia rara, nel nostro Paese potrebbe arrivare a superare quota 600mila, con una prevalenza stimata dell’1,0% sulla popolazione (Rapporto MonitoRare 2020)”.  

“Sono mesi, anni, che ribadiamo la necessità di dare la giusta importanza alle persone con malattie rare, ben 2 milioni in Italia, che a causa del coronavirus sono passate quasi sotto silenzio, con tutte le loro esigenze, ma anche e soprattutto con i loro diritti – ha rimarcato nel suo intervento la senatrice Paola Binetti, presidente dell’Intergruppo Parlamentare per le Malattie rare – A settembre avevamo indicato cinque azioni urgenti che andavano fatte: l’aggiornamento del Piano nazionale malattie rare e il relativo finanziamento; l’approvazione del Testo unico sulle malattie rare; l’implementazione dell’assistenza territoriale, che già durante la prima ondata della pandemia aveva mostrato le sue carenze, e lo sviluppo di telemedicina e teleassistenza e una più efficiente organizzazione della ricerca sulle malattie rare: a 4 mesi di distanza su questi fronti si sono visti solo timidissimi passi”. 

Le priorità cui ha fatto riferimento la senatrice sono quelle presentate proprio dall’Intergruppo nella Relazione programmatica ‘Malattie rare come priorità di sanità Pubblica’ di settembre. “La Relazione programmatica è nata- ricorda Omar -oltre che per portare all’attenzione alcuni bisogni e atti mancanti, anche per contrastare un timore diffuso: quello che le malattie rare vengano messe da parte dal Servizio sanitario nazionale – e di conseguenza private delle risorse economiche, organizzative e strutturali – in un momento in cui gli sforzi sono concentrati sul virus Sars-CoV-2”. 

“L’approvazione del Testo unico sulle malattie rare è un passaggio fondamentale per garantire il diritto alla salute per i malati rari. È un intervento legislativo che i pazienti e i loro caregiver attendono da anni. Ci battiamo affinché la proposta di legge venga approvata al più presto in Parlamento senza ulteriori interruzioni”, ha ribadito nel corso dell’evento Fabiola Bologna, firmataria della proposta di legge sulle malattie rare e segretario della Commissione XII Affari sociali della Camera dei Deputati. “L’avvio dei lavori è stato ottimo e grazie all’impegno del Comitato ristretto si è arrivati ad un testo unificato subito portato all’esame della Commissione Affari sociali – ha aggiunto -Poi grazie anche ai numerosi appelli rivolti alle Istituzioni sulla richiesta di calendarizzazione della proposta, è stata portata a termine la discussione in Commissione. Ora si aspetta il passaggio in Aula subito dopo i lavori per la legge di bilancio: un iter che speriamo si concluda positivamente perché è una legge che ha il consenso trasversale di tutti gli schieramenti politici e del ministero della Salute”. 

Qualcosa si è mosso ai primi di ottobre quando il ministro della Salute, Roberto Speranza, su sollecitazione della senatrice Binetti, ha sostenuto che per le malattie rare – che non facevano esplicitamente parte della relazione sulle priorità nell’utilizzo del Recovery fund – ci sarà una scheda specifica nel ‘Next generation Eu’. “Quale possa essere il contenuto di tale scheda e quanta parte del Recovery fund possa essere destinata alle malattie rare sono ancora ignoti – ha osservato Ciancaleoni Bartoli – Sicuramente le risorse del Recovery fund potrebbero essere utili a finanziare il tanto atteso nuovo Piano nazionale per le malattie rare”. 

La mancanza di fondi specifici per attuare le misure richieste dal primo Piano nazionale malattie rare “ha ostacolato il raggiungimento di diversi risultati: l’arrivo della pandemia non ha fatto che sottolineare gli effetti di questa mancanza. La preesistenza di risorse dedicate avrebbe probabilmente permesso di individuare dei percorsi preferenziali, o quantomeno dedicati ai malati rari durante l’emergenza Covid-19, invece -in alcuni ospedali o regioni più e in altre meno – diversi servizi essenziali hanno subito forti rallentamenti fino ad essere anche del tutto sospesi”, riferisce l’Osservatorio malattie rare. 

“Così come sul fronte istituzionale ci sono ritardi che solo in parte si possono giustificare con la pandemia, anche sul fronte socio-assistenziale le difficoltà dei pazienti, enormemente cresciute in questi mesi, non sono del tutto imputabili al Covid-19, che ha avuto però il ruolo di moltiplicatore di alcune criticità pregresse. Anche questi temi sono stati affrontati durante il quinto ‘Orphan Drug Day’. In particolare la pandemia ha accentuato le disparità regionali nella gestione e presa in carico dei pazienti – denuncia Omar – se per affrontare alcune tematiche, come la necessità di prorogare i piani terapeutici, c’è stato un positivo ruolo di Aifa, su altri fronti – come la continuità terapeutica tramite il teleconsulto, le televisite, la ‘home therapy’ (terapia a domicilio) – ciò non è accaduto e le Regioni si sono mosse in modi del tutto differenti o non si sono attivate affatto”.  

“La pandemia ha fatto emergere chiaramente che, se da una parte i malati rari hanno bisogno di pochi centri di riferimento davvero esperti, dall’altra serve assolutamente che vi sia poi una rete in grado di seguirli in maniera capillare sul territorio, fino ad arrivare al domicilio – prosegue Omar – E se nell’ultimo ventennio la rete dei centri di riferimento è enormemente migliorata c’è ancora da fare quando si passa sul territorio, con carenze tanto maggiori quanto più ci si avvicina al domicilio, uscendo da un’ottica ospedalocentrica”.  

“In Campania, ad esempio – ha spiegato Giuseppe Limongelli, a capo del Centro di Coordinamento Malattie Rare Regione Campania – siamo in attesa di una delibera regionale che possa permettere a tutte le aziende di utilizzare un unico software per il teleconsulto. La Campania ha già fatto suo l’accordo Stato-Regioni sul teleconsulto nei malati rari, ma avere gli strumenti per poterlo utilizzare in maniera omogenea su tutto il territorio regionale sarebbe il passo decisivo”, conclude. 

Puglia zona gialla, Lopalco: “Nuove misure restrittive, non è liberi tutti” 

“Chiederemo a Speranza nuove misure restrittive per alcune aree della Puglia. Con il passaggio da zona arancione a zona gialla si scatena un sentimento di liberi tutti. Ma non funziona così, siamo in piena seconda ondata”. Lo afferma Pier Luigi Lopalco, assessore alla Sanità della regione Puglia, ospite a ‘The Breakfast Club’ su Radio Capital. “Non è una buona idea questa distinzione delle regioni per colori. Fino a metà dicembre serve prudenza”, avverte l’epidemiologo.  

Per Lopalco, che in precedenza aveva parlato a Sky Tg24, essere in zona gialla non equivale infatti a un ‘liberi tutti’ da festeggiare: “Questo è un messaggio fortemente fuorviante. Diversi sindaci al solo annuncio della Puglia in zona gialla, hanno avuto caroselli nelle strade, capannelli, come se tutto fosse finito. Zona gialla vuol dire allerta gialla. Siamo ancora in piena seconda ondata pandemica”. 

Renzi: “Conte si fermi, basta metodi sprezzanti” 

“Il Recovery è l’ultima occasione che abbiamo per progettare il futuro del nostro Paese. Penso che la maggioranza debba fare una riflessione seria su cosa fare e su come farlo. A luglio ho chiesto pubblicamente a Conte, in aula, di avere un dibattito parlamentare su questo tema, anche utilizzando agosto se necessario. Per mesi abbiamo ricevuto solo silenzio e task force. Poi all’improvviso, dopo tante dirette Facebook, in una intervista al direttore di Repubblica il premier comunica agli italiani che è tutto già pronto e che ci saranno dei tecnici a gestire il tutto”. Lo dice Matteo Renzi in un’intervista a Repubblica.  

Non vi va bene il metodo? “Del merito non sappiamo niente. Sul metodo siamo contrari. Questo modo di fare non è solo sprezzante: è sbagliato. Noi siamo contrari a sovrastrutture di centinaia di consulenti che stanno al Recovery Fund come i navigator stanno al reddito di cittadinanza. Il futuro dell’Italia dei prossimi vent’ anni non lo scrivono Conte e Casalino nottetempo in uno stanzino di Palazzo Chigi”.  

Quindi in Consiglio dei ministri Bellanova e Bonetti voteranno contro la proposta di governance avanzata da Conte? “Spero che il premier si fermi prima di mettere ai voti una scelta non condivisa” Ma cosa suggerite invece per votare sì? “L’Italia ha già decine di migliaia di funzionari pubblici, migliaia di dirigenti, venti ministeri. Il problema non è assumere altra gente, ma capire qual è la visione dei prossimi anni. Se la risposta è un’altra inutile task force di 300 consulenti, se la votino da soli. E se mi ritrovo persino d’accordo con quanto detto da Maurizio Landini a Repubblica allora sta succedendo qualcosa di strano”. 

Se vi schierate contro si apre la crisi? “No. Noi siamo impegnati fino alla Legge di Bilancio per assicurare all’Italia l’approvazione del decreto ristori e dei denari alle famiglie che non ce la fanno. Sul futuro dipende da Conte: Zingaretti ha chiesto un rilancio dell’azione di governo, noi siamo d’accordo con il segretario del Pd. C’è da guidare il G20, ci sono da gestire i 200 miliardi del Next Generation, c’è da affrontare la distribuzione dei vaccini. Iniziamo finalmente a fare sul serio?”.  

E quindi deciderete dopo la Legge di Bilancio se staccare la spina? “Non siamo noi a dover decidere. È Conte a dovere fare un salto di qualità come ha promesso a noi e al Pd”. Invece mercoledì come finirà sulla risoluzione al Mes? “Non succederà niente. I grillini hanno troppa paura di andare a votare per far cadere Conte sul Mes. Dunque fortunatamente i voti ci saranno, sia alla Camera che al Senato. Quella di queste ore è solo melina scenografica”. 

Italia viva è sospettata di avere pronta una trappola parlamentare. È così? “E perché mai dovremmo, mi scusi? Il problema di queste ore riguarda il Movimento Cinque Stelle, non noi”. Non chiederete di attivare i 37 miliardi per la sanità previsti dal Mes? “Non abbiamo preparato alcun emendamento ancora, ma può dire no al Mes sanitario solo chi non ha visto mai un ospedale. Sono 300 milioni di euro di risparmi all’anno”. Conte dice che ha i ministri migliori al mondo, Zingaretti lo invita a non tirare a campare. Chi ha ragione? “Zingaretti. Sostenere che questo governo ha i ministri migliori al mondo è una barzelletta che non fa ridere”. 

Rudy Giuliani positivo al Covid: “Sto bene e guarirò in fretta” 

”Grazie a tutti i miei amici e ai miei seguaci per tutte le preghiere e i gentili auguri. Mi stanno curando e mi sento bene. Sto guarendo velocemente e sto seguendo tutto”. Lo ha scritto su Twitter Rudolph Giuliani, ricoverato al Georgetown University Medical Center di Washington dopo aver contratto il coronavirus. La sua positività al Covid-19 era stata annunciata dal presidente Donald Trump. 

Giuliani, 76 anni e un tumore alla prostata, è apparso spesso in pubblico senza indossare la mascherina per contestare il risultato delle elezioni presidenziali americane. 

Trump: “Rudy Giuliani è positivo al virus Cina” 

Venezuela, partito Maduro vince elezioni con 67% voti 

Il partito del presidente venezuelano Nicolas Maduro, il Gran Polo Patriotico Simon Bolivar, ha vinto le elezioni in Venezuela con il 67% delle preferenze. Lo ha reso noto il Consiglio elettorale nazionale del Venezuela, spiegando che al momento sono state scrutinate l’82 per cento delle schede. Alianza Democratica, la coalizione dei partiti di opposizione al governo di Maduro, ha ottenuto circa il 18% dei voti, Venezuela Unida, poco più del 4% e il Partido Comunista de Venezuela il 2,73%. 

“Abbiamo una nuova Assemblea nazionale”, ha detto il presidente venezuelano Nicolas Maduro dopo l’annuncio dei primi risultati del voto diffusi dalla Commissione nazionale elettorale. ”Una gigantesca vittoria elettorale” per il chavismo, ha proseguito Maduro, affermando che ”oggi, cinque anni dopo, sapendo tutto quello che ha fatto questa Assemblea contro il popolo, colpi di stato, interferenze, sanzioni, oggi abbiamo una nuova Assemblea nazionale”. ”Noi sappiamo vincere e perdere. Oggi ci è toccato vincere, oggi è toccato vincere al popolo del Venezuela. Arriva un cambio di ciclo, un ciclo positivo, virtuoso, di lavoro e recupero, di sovranità e pace”, ha aggiunto. ”Che nessuno interferisca negli affari del Venezuela. Sappiamo gestire i nostri problemi con il voto popolare”, ha sottolineato Maduro. 

Alle elezioni venezuelane hanno partecipato circa il 31% degli aventi diritto. Lo ha reso noto la presidente della Commissiona elettorale nazionale, Indira Alfonso, spiegando che poco più di 5,2 milioni di elettori si sono recati alle urne sugli oltre 20,7 milioni degli aventi diritto. Tra chi ha votato, 3,5 milioni hanno scelto il partito di Maduro. 

 

Coronavirus, superati i 67 milioni di casi nel mondo 

Nel mondo sono stati superati i 67 milioni di contagi da coronavirus. Lo rende noto la Johns Hopkins University, che aggiorna a 67.073.728 il totale dei casi confermati a livello mondiale. Sono invece 1.536.056 le persone che hanno perso la vita per complicanze legate all’infezione. A essere maggiormente colpiti sono sempre gli Stati Uniti, con 14.757.000 contagi confermati e 282.299 morti riconducibili al Covid-19. 

Terremoto di magnitudo 3,2 in Toscana  

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.2 è stata registrata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in Toscana. Il sisma è avvenuto ad una profondità di 6 chilometri ed è stato avvertito alle 5:55. I comuni più vicini all’epicentro sono Casola in Lunigiana (Massa Carrara), Minucciano (Lucca) e Piazza al Serchio (Lucca).  

Recovery, vertice a Palazzo Chigi: Iv lascia la riunione  

Si è svolto questa sera a Palazzo Chigi un vertice di maggioranza con il premier Giuseppe Conte sul tema Recovery Fund in vista del Consiglio dei ministri di domani, il cui ordine del giorno reca proprio la definizione e l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo quanto si apprende, nel corso della riunione Italia Viva avrebbe ribadito la sua posizione critica sulla cabina di regia proposta dal presidente del Consiglio. Gli esponenti di Iv Ettore Rosato e Maria Elena Boschi avrebbero lasciato il vertice prima della conclusione. “Se è già stato tutto deciso fin nei dettagli, dalla governance a come impiegare le risorse, a che servono i tavoli?”, il ragionamento che trapela da fonti di Iv. 

Abruzzo in zona arancione, firmata l’ordinanza. Governo: dal 9 dicembre 

L’abruzzo diventa zona arancione, ma non subito secondo il governo. Il Presidente Marco Marsilio ha firmato l’ordinanza, ma le regione, secondo quanto indicano fonti di governo, dovrà aspettare ancora due giorni.  

L’Abruzzo, spiegano le stesse fonti, aveva anticipato l’ingresso in zona rossa rispetto all’ordinanza del governo. La cabina di regia che monitora i dati di tutte le regioni ha riconosciuto questa anticipazione che avrebbe potuto portare alla zona arancione nella giornata di mercoledì. La scadenza dei 21 giorni è prevista per il 9 dicembre e non per domani.  

 

Gp Sakhir, vince Perez: doppio errore Mercedes 

Gara folle nel Gp del Sakhir con il successo a sorpresa della Racing Point di Sergio Perez che ha rischiato di uscire al primo giro dopo il contatto con la Ferrari di Charles Leclerc. Il pilota messicano al 190esimo Gp riesce a vincere finendo in lacrime come si sente dal team radio. Secondo posto per la Renault di Esteban Ocon e terzo per l’altra Racing Point di Lance Stroll che completa la doppietta in ‘rosa’. Gara sfortunatissima per la Mercedes di George Russel che ha guidato gran parte del Gp ma prima l’errore al pit stop e poi la foratura quanto era tornato secondo ha costretto il giovane pilota a chiudere solo nono, dietro a Bottas, ottavo.  

Cinquant’anni dopo il Messico torna sulla vetta del podio in un Gp di F1. In quarta posizione chiude la McLaren di Carlos Sainz, seguito dalla Renault di Daniel Ricciardo e la Red Bull di Alexander Albon. Settima l’Alpha Tauri di Kvyat, seguito dalle due Mercedes di Bottas e Russell. Decima la McLaren di Lando Norris, mentre chiude in 12esima posizione la Ferrari di Sebastian Vettel. Russell nonostante l’amarezza per una vittoria sfumata non per colpa sua, visto l’errore che ha coinvolto i meccanici nel cambio gomme e poi la foratura, conquista i primi punti nel mondiale piloti, anche se resta sotto indagine proprio per quel cambio gomme e quei giri fatti con le gomme sbagliate. Il Mondiale torna il 13 dicembre ad Abu Dhabi. 

Scuola, Azzolina: “Possibili ulteriori scaglionamenti ma no domenica” 

“Su ulteriori scaglionamenti” per gli ingressi degli studenti negli istituti scolastici dopo il 7 gennaio “la scuola non si tirerà indietro”. Lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, a L’Aria di domenica su La7. Ma la proposta di aprire la scuola anche la domenica “non credo che sia percorribile”, ha aggiunto, spiegando che “potrebbe essere possibile allungare un po’ il calendario” delle lezioni nel caso di sospensioni dovute all’emergenza coronavirus, ma “è una competenza regionale”. Azzolina ha ricordato che “dobbiamo pensare che con le strutture che abbiamo non si può fare lezione ad agosto, ma a giugno sì”. In ogni caso “le decisioni saranno prese nel massimo accordo fra personale e Regioni”. 

In Campania la scuola dovrebbe essere aperta, secondo le direttive, mentre gli studenti campani hanno fatto solo 15 giorni di scuola. La didattica a distanza è una valida alternativa ma fino a un certo punto. Ho provato a parlare con il presidente De Luca, ma non ci sono riuscita”, ha proseguito la ministra, per la quale “ci vorrebbe la massima collaborazione fra le istituzioni”.  

Quanto ai tamponi rapidi nelle classi “è un’idea che sta assumendo sempre più vigore nella discussione che stiamo facendo con le Regioni. Per la scuola ci vuole una corsia preferenziale. A settembre-ottobre, quando non c’era l’emergenza, nel caso di un ragazzo positivo si facevano subito i tamponi e le cose funzionavano. Poi la curva del contagio è salita, le Asl sono andate in affanno e tutto si è fermato”. “Per questo ora c’è bisogno di una corsia preferenziale per la scuola”, ha detto.  

Per gli esami di Stato dell’anno scolastico in corso “decideremo quale sarà la modalità più opportuna, considerando l’anno scolastico. Lo scorso anno l’Italia ha avuto il grande merito di fare gli esami in presenza e sono andati molto bene”.  

Infine sui “banchi a rotelle esistono da dieci anni e cambiano il modo di fare didattica. Li abbiamo presi perché servono sia per affrontare l’emergenza, sia perché sono un patrimonio strutturale che resterà per le future generazioni”.  

 

Arcuri: “Chi ha avuto covid non si vaccinerà subito” 

”Se i tempi saranno rispettati penso che entro settembre potremo vaccinare fino a 60 milioni di italiani”. Lo dice il commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri ospite di Lucia Annunziata a ‘Mezz’ora in più’. “Chi ha avuto il covid deve vaccinarsi? Chi viene contagiato, alla fine del contagio è immune per un certo periodo. E’ meno urgente vaccinare chi gode di questo periodo di immunità. Saranno vaccinate anche queste persone, ma non saranno i primi e nemmeno i secondi”, spiega. 

”Nell’ipotesi che gli istituti di certificazione europei e italiani forniranno l’autorizzazione ai sei vaccini in fase finale di sperimentazione tra la fine di gennaio 2021 e marzo 2022 avremo 202 milioni di dosi di vaccino in Italia. Quindi se la pianificazione sarà rispettata in 15 mesi avremo 202 milioni di dosi”, aggiunge, prima di ribadire che “i vaccini approvati da Ema e da Aifa saranno efficaci ed efficienti per definizione”. 

“Tutte le persone che vivono in Italia dovranno avere la possibilità di essere vaccinati, nei limiti della gerarchia delle priorità e delle regole”, prosegue Arcuri.  

“Il vaccino va conservato distribuito e somministrato con il massimo livello possibile di sicurezza scientifica e fisica, e quindi preservato da eventuali problemi. Sarà un bene molto prezioso. Insieme ai ministri Guerini e Speranza abbiamo deciso che l’hub sarà l’aeroporto di Pratica di Mare. Ha una dimensione che non ha pari in Europa e da pratica di mare possono partire aerei elicotteri e mezzi su gomma che trasporteranno le dosi nei 1.500 punti di somministrazione. E’ il luogo più sicuro e più grande che abbiamo”, spiega ancora. 

Covid Puglia, 1.789 contagi e 24 morti: il bollettino  

Sono 1.789 i nuovi contagi da coronavirus in Puglia oggi secondo i dati resi noti nel bollettino della regione. Da ieri sono stati registrati altri 24 morti. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa che oggi sono stati registrati 7.293 test per l’infezione da 19 coronavirus. Questa la distribuzione dei positivi: 783 in provincia di Bari, 136 in provincia di Brindisi, 160 nella provincia BAT, 214 in provincia di Foggia, 220 in provincia di Lecce, 259 in provincia di Taranto, 8 residenti fuori regione, 9 casi di residenza non nota sono stati riclassificati ed attribuiti. 

Sono stati registrati 24 decessi: 5 in provincia di Bari, 12 in provincia di Bat, 5 in provincia di Foggia, 2 in provincia di Taranto. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 839.673 test. 16.795 sono i pazienti guariti. 45.834 sono i casi attualmente positivi.  

Covid Italia, 18.887 contagi e 564 morti 

Sono 18.887 i nuovi contagi da coronavirus in Italia oggi secondo i dati resi noti nel bollettino del ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 564 morti che portano il totale a 60.078 dall’inizio dell’emergenza. 

LAZIO – “Sono 1.632 i casi positivi (-151) oggi nel Lazio su quasi 20mila tamponi (-1.406), 14 i decessi (-18) e +886 i guariti. Calano i casi e le terapie intensive. Roma città scende al di sotto dei 900 casi”. E’ quanto ha reso noto l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. 

CAMPANIA – Sono 1.552 i nuovi casi di coronavirus emersi nelle ultime 24 ore in Campania dall’analisi di 19.313 tamponi. Nel bollettino odierno dell’Unità di crisi della Regione Campania sono inseriti 32 morti. 

LOMBARDIA – Sono 2.413 i nuovi contagi da coronavirus in Lombardia oggi secondo i dati resi noti nel bollettino del ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 140 morti che portano il totale a 23.024 dall’inizio dell’emergenza. 

VENETO – Sono 3.444 i nuovi casi di coronavirus in Veneto oggi secondo i dati resi noti nel bollettino del ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 37 morti che portano il totale a 4.210 dall’inizio dell’emergenza nella regione. 

PIEMONTE – Sono 1.269 i nuovi casi di coronavirus in Piemonte oggi secondo i dati resi noti nel bollettino del ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 55 morti che portano il totale a 6.623 dall’inizio dell’emergenza nella regione. 

PUGLIA – Sono 1.789 i nuovi contagi da coronavirus in Puglia oggi secondo i dati resi noti nel bollettino della regione. Da ieri sono stati registrati altri 24 morti. 

FRIULI – Oggi in Friuli Venezia Giulia sono stati rilevati 702 nuovi contagi (l’11,27 per cento dei 6.227 tamponi eseguiti). Sono inoltre stati registrati 20 decessi da Covid-19, a cui si aggiungono ulteriori 7 decessi pregressi inseriti oggi a sistema e afferenti al periodo dall’1 al 4 dicembre. Lo ha comunicato il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi. 

TOSCANA – “I nuovi casi positivi registrati nelle ultime 24 ore in Toscana sono 753 su 12.142 tamponi molecolari e 2.074 test rapidi effettuati”. Lo annuncia su Facebook il presidente della Toscana, Eugenio Giani, anticipando il dato del bollettino regionale sul coronavirus. “Oggi è il primo giorno di zona arancione, non abbassiamo la guardia. Buona domenica, Toscana!”, scrive Giani. 

ARCURI – ”Se i tempi saranno rispettati penso che entro settembre potremo vaccinare fino a 60 milioni di italiani”. Lo dice il commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri ospite di Lucia Annunziata a ‘Mezz’ora in più’. “Chi ha avuto il covid deve vaccinarsi? Chi viene contagiato, alla fine del contagio è immune per un certo periodo. E’ meno urgente vaccinare chi gode di questo periodo di immunità. Saranno vaccinate anche queste persone, ma non saranno i primi e nemmeno i secondi”, spiega. 

Covid, anno ‘bollente’ per 112: da marzo 392mila telefonate 

Trecentonovantaduemila chiamate al Numero Unico di Emergenza 112 sono state ricevute da marzo a oggi dalla sezione appositamente istituita nella Sala Operativa di Roma e dedicata all’emergenza Coronavirus. Una media di 4300 telefonate al giorno, con un picco di addirittura 23mila a marzo, quando il Covid-19 si è trasformato in vera e propria pandemia. Sono i numeri impressionanti appresi dall’Adnkronos e che raccontano meglio forse di tante parole la percezione dell’emergenza, lo spavento e la sensazione di insicurezza vissuta dal cittadino.  

Dalle sparatorie al finto ordine pizza per chiedere aiuto, le voci del 112 

“Dopo il boom di marzo, con quasi mille chiamate in un’ora, in estate le telefonate per Covid sono quasi scomparse – spiega il direttore del Soccorso Pubblico di Regione Lazio Livio De Angelis – Abbiamo ripreso a riceverne da settembre scorso e da ottobre il telefono dei nostri operatori dedicati all’emergenza squilla una media di 900 volte al giorno”. 

Un po’ come il 911 americano, e molto di più considerato che chiamando dall’Italia il numero di emergenza che abbiamo imparato a conoscere dai film e serie made in Usa risponde oggi proprio il “nostrano” 112. Spente da pochi giorni, il 18 novembre scorso, le 5 candeline, la Sala Operativa di Roma, inaugurata nella Casa della Sicurezza della Regione Lazio e oggi tra le più grandi d’Europa, risponde in media ogni giorno a 8mila chiamate, non solo per il Coronavirus ma anche per violenze, furti, rapine, sparatorie, omicidi, aggressioni, liti, incendi e incidenti. Centocinquanta gli operatori che si alternano nei turni, dai 30 il giorno ai 20 la notte.  

Se nell’intero anno 2019 le telefonate al Numero Unico d’Emergenza 112 da Roma e provincia sono state 2.976.575, smistate alle centrali operative di carabinieri, polizia, vigili del fuoco, emergenza sanitaria, nel primo semestre di quest’anno al 112 sono arrivate 1.896.221 chiamate, con una media di 10.418 al giorno (2mila in più rispetto alla media dell’anno precedente). Si sono accorciati anche i tempi di risposta, oggi 2,2 secondi, mentre il tempo medio di passaggio della chiamata dal Cur (Centrale Unica di Risposta) al PSAP2 (Centrali operative Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco ed Emergenza Sanitaria) competente è di circa 43 secondi.  

Una parte di questa enorme sala operativa romana nel cuore del quartiere Laurentina, è stata dedicata proprio, già a febbraio scorso, alla gestione dell’emergenza Coronavirus. “Qui abbiamo trattato il primo caso di pazienti provenienti dalla Cina, il 29 gennaio scorso – spiega all’Adnkronos il coordinatore del Cur Nue 112 Rosita Di Gregorio – Abbiamo fatto in modo che non fossero autorizzati dall’albergo a lasciare la loro stanza, per essere affidati alle cure di personale sanitario addestrato e quindi trasferiti all’ospedale Spallanzani per essere trattati adeguatamente senza pericolo per gli altri. Da lì siamo stati travolti da una vera e propria valanga di chiamate, soprattutto richieste di informazioni. Da una media di 8mila chiamate al giorno abbiamo toccato quota 23mila e ogni volta che usciva un nuovo dpcm aumentavano perché la gente non sapeva cosa fare o dove andare”. 

“Anche noi abbiamo dovuto adattare la nostra operatività alla mutazione, giorno per giorno – continua la dottoressa Di Gregorio – abbiamo modificato la nostra istruzione operativa relativa alla gestione di questo tipo di chiamate ben 9 volte, a seconda degli aggiornamenti che di volta in volta arrivavano dall’Oms, dal Ministero. Per garantire la pronta risposta abbiamo diviso la sala operativa in due sezioni: una che si occupava della risposta immediata a tutti i cittadini l’altra – area Covid – dove gli operatori gestiscono sia le chiamate di informazioni e quelle non urgenti di natura sanitaria. Nel periodo di emergenza abbiamo funzionato come anello di congiunzione tra l’utente e la Asl che doveva essere allertata per prendere in consegna i pazienti”. 

“La sala operativa del Nue 112 oggi è una macchina che funziona bene e punta al perenne miglioramento, espandendosi e diventando il fulcro di tutta l’emergenza – aggiunge il direttore del Soccorso Pubblico di Regione Lazio Livio De Angelis – A Roma, ad esempio, abbiamo inglobato anche la Polizia Stradale, la Polizia di Roma Capitale e la Capitaneria di Porto proprio per scongiurare perdite di tempo con richieste di soccorso all’ente sbagliato e indirizzare alla giusta centrale operativa l’intervento. Ma non solo, perché nei primi mesi del 2021 è prevista l’attivazione di una seconda Sala Operativa 112 nello stabile regionale di Camporomano/Anagnina, che permetterà l’estensione del servizio a tutta la Regione Lazio”. (di Silvia Mancinelli)  

 

Maltempo, allerta fiumi e rischio valanghe 

Prosegue sull’Italia la fase di forte maltempo. E’ in atto l’evacuazioni di abitanti nella zona tra Gaggio e Nonantola, nel modenese, per la rottura dell’argine del fiume Panaro.  

Sono diversi i fiumi sotto osservazione come i corsi d’acqua facenti parte del reticolo idrografico del Medio Valdarno (Firenze, Prato, Pistoia, Val di Bisenzio, Mugello e Val di Sieve, Chianti e Valdelsa). Nella giornata di ieri, sabato 5 dicembre, i livelli maggiori si sono registrati sull’Ema che in mattinata di oggi ha toccato il secondo livello di guardia a Grassina, mentre nel pomeriggio e sera si è assistito al passaggio delle piene dell’Arno a Firenze, Signa ed Empoli appena sopra il primo livello di guardia e di Bisenzio e Ombrone prossimi anch’essi al primo livello di guardia. In funzione i primi impianti idrovori a servizio dello scolo meccanico dei canali di bonifica della Piana Fiorentina e Pistoiese: Viaccia, Fosso di Piano, Senice; la notte non ha visto poi precipitazioni sul comprensorio così abbondanti quanto previste. Nella giornata odierna, 6 dicembre, nuovo giro di ricognizione e alcuni piccoli interventi per la rimozione di ostacoli localizzati al regolare deflusso delle acque. 

In Campania è sotto osservazione il fiume Liri-Garigliano. Il Po è salito di oltre 2,5 metri nelle ultime 24 ore . E’ quanto emerge dal monitoraggio del livello idrometrico effettuato dalla Coldiretti a Boretto in provincia di Reggio Emilia. 

Un ponte è crollato nel bellunese e il camion dei vigili del fuoco è precipitato nel torrente. I tre volontari a bordo sono riusciti a mettersi in salvo accorgendosi poco prima che il terreno stava cominciando a cedere. E’ accaduto ieri sera in località Rent a Gosaldo. “Quella appena trascorsa è stata una notte particolarmente difficile per il sistema di Protezione civile regionale del Veneto a causa del maltempo nel Bellunese: il Meschio è esondato a Cordignano creando numerosi allagamenti, ed è in corso l’evacuazione dei 76 ospiti della casa di riposo del Comune di Alpago. Nell’alto Bellunese il rischio valanghe resta alto. L’Unità di Crisi regionale della Protezione Civile si è riunita con i sindaci dell’Alto Bellunese per affrontare il rischio valanghe.  

“La notte è stata particolarmente complessa, tra dissesti e frane che si sono verificati in provincia di Belluno, nell’Agordino, in Alpago nel Feltrino – spiega l’Assessore regionale alla Protezione Civile, Gianpaolo Bottacin – Ci sono stati vari allagamenti, il Meschio è esondato a Cordignano allagando vari quartieri. La situazione più delicata è nel comune di Alpago, dove stiamo procedendo all’ evacuazione con autoambulanze di 76 ospiti non autosufficienti di una casa di riposo: vengono dirottati sull’altra casa di riposo di Ponte nelle Alpi e, in misura inferiore, in quella di Pieve di Cadore”. “Viste le persistenti piogge, l’attenzione resta ai massimi livelli – prosegue Bottacin – Il monitoraggio della situazione è costante, si sta cercando di dare pronte risposte ai cittadini”. Il prossimo aggiornamento intorno alle 18. 

Interruzioni sulla linea ferroviaria Brennero-Bolzano si registrano da ieri sera poco prima delle 20. In particolare sulla linea Brennero-Bolzano, il traffico ferroviario è sospeso nelle tratte Bronzolo-Brennero e Bolzano-Ponte Adige per le avverse condizioni meteo che stanno interessando il Trentino-Alto Adige e che hanno provocato frane in prossimità della sede ferroviaria. E’ in corso la riprogrammazione dell’offerta ferroviaria. L’offerta ferroviaria sulla linea Bolzano-Merano è garantita nella sola tratta Merano-Ponte Adige. I tecnici di Rfi sono comunque al lavoro da ieri sera per ripristinare al più presto la linea ferroviaria. 

Da 48 ore Vigili del fuoco sono impegnati fortemente nel Centro-Nord in interventi di soccorso dovuti al maltempo che sta colpendo le regioni di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Toscana.  

Sono oltre 100 gli interventi delle pattuglie della Polizia Locale di Roma Capitale nelle ultime 24 ore a causa del maltempo in diverse zone della Capitale. dove piove ormai ininterrottamente da ore. Dopo le chiamate di ieri dovute al forte vento, da questa mattina le pattuglie, su disposizione della Protezione civile, hanno chiuso gli accessi alle banchine del Tevere con monitoraggi costanti per controllare l’innalzamento del fiume. Al fine di garantire la sicurezza della circolazione stradale gli agenti hanno effettuato chiusure e deviazioni del traffico, causa allagamenti, del sottopasso di Lungotevere Michelangelo altezza piazza delle Cinque Giornate, via Isacco Newton altezza svincolo autostrada Roma-Fiumicino, via Ostiense altezza Malafede e viale Tiziano all’altezza via Maresciallo Pilsudski. 

Collegamenti marittimi a singhiozzo nel golfo di Napoli . Il forte vento e il mare agitato stanno causando la cancellazione di diverse corse tra i porti della terraferma di Napoli, Pozzuoli e Sorrento e le isole Capri, Ischia e Procida. Cancellate per avverse condizioni meteomarine le corse veloci degli aliscafi, così come quelle di alcuni traghetti. La facciata di un palazzo disabitato e abbandonato da tempo è crollata in via Castello a Baia, frazione del comune flegreo di Bacoli (Napoli). Il crollo sarebbe dovuto al maltempo. Al momento non risultano feriti. Sul posto sono presenti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri di Bacoli. 

Allerta rossa  

E’ allerta rossa su alcuni settori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e sulla Provincia Autonoma di Bolzano. Allerta arancione sui restanti bacini del Friuli Venezia Giulia, su gran parte di Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, sulla Provincia Autonoma di Trento, in Umbria, Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Calabria e sull’intero territorio della Sicilia. Valutata inoltre allerta gialla su alcuni settori di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Calabria, Puglia e sull’intero territorio di Toscana e Basilicata.