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Categoria: politica

1 maggio, Fedez: “Rifarei tutto 100mila volte”

“Rifarei tutto 100mila volte. Se la Rai mi fa causa, posso difendermi”. Fedez, dal suo profilo Instagram, torna sulla vicenda del primo maggio e sul caso legato al suo intervento dal palco su Lega e Ddl Zan. Il rapper, che ha pubblicato nei giorni scorsi un video con una telefonata con alcuni funzionari Rai, ha denunciato un tentativo di censura da parte della Rai. La tv di stato smentisce, anche attraverso le parole del direttore di Rai4, Franco Di Mare, in Vigilanza. “Si è riunita la commissione di vigilanza della Rai, il direttore di Rai 3 mi accusa di manipolazione del video e allude al fatto che io avrei ordito un complotto con alcuni giornalisti. Dall’altra parte la Lega propone di denunciarmi”, dice Fedez su Instagram. 

“Prima bugia davanti agli occhi di tutti. Perché io pubblico la telefonata? Perché la Rai appena scendo dal palco diffonde un comunicato in cui dice che non c’è stato nessun tentativo di intervento sul mio discorso. Io pubblico una telefonata” avvenuta circa 24 ore prima del concerto “in cui l’oggetto della conversazione è il tentativo di modificare il mio discorso, facendomi omettere nomi e fatti. A tutta la conversazione partecipa attivamente la vicedirettrice di Rai3. Il direttore di Rai3 sostiene che la Rai con il Primo Maggio non c’entri nulla e ne acquisisca solo i diritti. A maggior ragione sorge spontanea una domanda: a che titolo la vicedirettrice di Rai3 partecipa ad una conversazione in cui organizzazione e autori mi dicono di andare cauto nel fare nomi e cognomi e giudica lei stessa il mio intervento inopportuno?”, dice l’artista. 

“Io mi assumo la responsabilità di ciò che ho detto e ho fatto, sapevo benissimo a cosa sarei andato incontro. Potevo starmene a casa mia, ma rifarei 100mila volte quello che ho fatto, anche perché sono un privilegiato. Se la Rai mi fa causa, ho i mezzi per potermi difendere. Se la Rai mi bandisce, a me la vita non cambia. Se al mio posto su quel palco ci fosse andato un artista meno privilegiato di me e che ha un po’ meno potere, se gli avessero chiesto di non fare nomi e cognomi, cosa avrebbe fatto? Avrebbe ceduto probabilmente”, aggiunge. “La stessa cosa probabilmente si ripropone per i lavoratori della Rai. Quanti devono scegliere tra la libertà di parola e dare da mangiare alle proprie famiglie? E’ giusto questo comportamento in una tv che si definisce di stato? Questa è la domanda”. 

Milano, scoppia caso Albertini: voci su passo indietro

Rinuncia o si candida? Il centrodestra si interroga su cosa farà Gabriele Albertini, indicato negli ultimi giorni in pole per guidare il Comune di Milano alle prossime amministrative di autunno. Nelle ultime ore è circolata con insistenza la voce che l’ex europarlamentare sia pronto a rinunciare alla corsa. Corteggiato dalla Lega e fortemente sponsorizzato da Matteo Salvini in persona, Albertini veniva considerato favorito rispetto all’altro ex azzurro, Maurizio Lupi. Il diretto interessato non aiuta a risolvere il giallo attorno alle sue intenzioni: “È tutto scritto nella lettera aperta su Libero, che verrà pubblicata domani: decisione, motivazione, auspicio”, si limita a rispondere all’Adnkronos. 

Fatto sta che Lega, Fdi e Fi restano al palo: non c’è l’accordo tra i leader. E, allo stato, non è stato convocato un vertice per provare a sbrogliare la matassa. Sullo sfondo ci sarebbe sempre lo scontro politico, tutt’altro che risolto, tra Carroccio e Fdi, legato al caso Copasir: fino a quando il numero uno di via Bellerio non si deciderà a ‘cedere’ sulla presidenza della commissione bicamerale, che per legge spetta all’opposizione (in questo caso, il partito di Giorgia Meloni), non si sbloccherà lo stallo sullo sfidante di Beppe Sala. Silvio Berlusconi aveva commissionato dei sondaggi alla fidata Alessandra Ghisleri per ‘misurare’ l’appeal di Albertini e Lupi. L’esito delle rilevazioni, raccontano, avrebbe dato i due contendenti sostanzialmente testa a testa (Albertini sarebbe in leggero vantaggio di due-tre punti) dietro all’uscente Sala, che si confermerebbe il favorito, perché avanti di vari punti percentuali. 

Il Cav, riferiscono, non avrebbe ufficialmente deciso su chi puntare, ma chi ha avuto modo di sentirlo in questi giorni scommette che l’ex premier preferirebbe puntare su Lupi. Dal recente caffè con il ‘Capitano’, Albertini avrebbe scambiato sms quasi tutti i giorni con Salvini, ma si sarebbe sentito al telefono più volte anche con il presidente di Forza Italia. La tentazione di scendere in campo c’è stata, ma qualcosa si è metto di traverso. Da qui i rumors che alla fine Albertini rinuncerà, causa attriti interni alla coalizione, anche per non ‘bruciare’ il ricordo degli anni d’oro di sindaco (dal ’97 al 2006). 

Fedez e 1 Maggio, Di Mare (Rai3): “Nessuna censura, manipolazione dei fatti”

Fedez, l’accusa di censura e il Concertone del Primo Maggio. “Menzogna divenuta verità in 48 ore, nessuno si è preso il tempo di verificare” attacca il direttore di Rai3 Franco Di Mare in commissione Vigilanza Rai, dove è stato convocato per quanto accaduto con il rapper. “E’ una bugia che la Rai abbia censurato, ma è passato questo anche all’estero” dice. “Da Fedez c’è stata manipolazione per alterare il senso delle cose” per “diffamare un’intera rete”, fa notare, ricordando che “è reato”.  

“La verifica è necessaria, certo, ma un eccesso può diventare un impedimento al libero svolgimento del lavoro. Noi rendiamo conto sia degli inviti fatti sia di quelli non fatti. Quando mi hanno chiesto delle frasi della Littizzetto, la domanda sottesa è stata: ‘ma voi non controllate i testi?’ Non sapete cosa dice Luciana Littizzetto?’. Ma allora mettiamoci d’accordo, se io devo sapere cosa dice la Littizzetto, allora devo sapere anche cosa dice Fedez, o no?”, chiede il direttore Di Mare ai parlamentari. 

“Sono diventato direttore ad interim di Rai3 il 20 maggio 2020. Non è ancora trascorso un anno e in questo tempo la rete è stata oggetto di 29 interrogazioni parlamentari, la maggior parte delle quali riguarda le inchieste di Report, ma si arriva fino alle battute di Luciana Littizzetto a ‘Che tempo che fa’. Io so benissimo che si tratta di un diritto-dovere della politica l’azione di verifica e di controllo del servizio pubblico radiotelevisivo, ma mi chiedo se sia questa la strada migliore per mettere noi operatori del servizio pubblico nella condizione adeguata per lavorare al meglio. Io ho qualche dubbio”, a fronte di quanto c’è scritto nel contratto di servizio sui principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo. “Non siamo nelle condizioni migliori per ottemperare al meglio l nostro mandato perché le indicazioni che ci arrivano dalla politica che ci controlla, come previsto, sono spesse contraddittorie. Ci viene chiesto conto dei temi, delle scelte editoriali, della gestione ordinaria, dei testi dei comici”. 

“Fedez ha tagliato frase in cui Capitani (la vicedirettrice di Rai3, ndr.) dice che la Rai non censura”, aggiunge Di Mare, e che “è stata un’iniziativa di iCompany” quella di chiamare il rapper. La “Rai era all’oscuro, non ha chiesto testo a Fedez, lo ha fatto iCompany” sottolinea il direttore di Rai 3, aggiungendo che comunque è “legittima la richiesta del testo da iCompany per evitare possibili offese”. La “politica spesso chiede conto, ma un eccesso di verifica diventa impedimento” aggiunge, sottolineando come adesso “Rai3 e la vicedirettrice aspettino le scuse, ma non credo che arriveranno”. 

“In Parlamento – conclude Di Mare – giacciono diverse proposte di riforma della Rai. Come diceva De André dai diamanti non nasce niente, ma dal letame nascono i fiori. Ecco io penso che perfino dalle scorie, dai veleni creati da questa storia inventata e falsa ci sia la possibilità di trarne qualche beneficio – conclude -. Non tutto il male viene per nuocere e possiamo trarne un insegnamento”. 

M5S, rabbia espulsi: ex valutano richiesta danni a Crimi

Monta la rabbia degli espulsi grillini dopo la decisione della Corte d’Appello di Cagliari di rigettare il reclamo del reggente Vito Crimi contro la nomina del curatore speciale. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, alcuni dei parlamentari espulsi per non aver votato la fiducia al governo Draghi stanno valutando, in queste ore, la possibilità di chiedere i danni a Crimi. “Ci riserviamo di procedere civilmente. Crimi non è il rappresentante legale del Movimento, stando a quello che si legge, e non aveva il diritto di cacciarci dal Movimento”, spiega un ex. 

La Corte d’Appello di Cagliari ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato da Crimi contro la nomina di un curatore speciale per il M5S, nell’ambito della causa intentata dalla consigliera regionale (espulsa e poi reintegrata) Carla Cuccu.
 

Rai, ecco candidati al CdA: c’è anche Pinuccio di Striscia

Molti avvocati, commercialisti, professori di diritto e di economia, alcuni dirigenti d’azienda ma è ampia anche la rappresentanza di giornalisti, consulenti editoriali, autori tv e non manca qualche ex parlamentare. E’ il variegato quadro professionale che emerge dai 194 candidati che hanno trasmesso il proprio curriculum agli uffici di Senato e Camera, che aspirano a accedere ai 4 posti nel cda della Rai riservati ai rappresentanti di nomina parlamentare. Sono 183 i nomi che figurano, secondo quanto visionato dall’Adnkronos, nell’elenco di palazzo Madama, quelli giunti a Montecitorio sono 132. Molti candidati hanno presentato la ‘domanda’ sia al Senato che alla Camera. Alla fine, il numero effettivo è di 194 candidati. Di questi, due verranno designati dal Senato, altrettanti dalla Camera. 

Molti sono i nomi noti che si sono presentati alla selezione. Uno per tutti: Giovanni Minoli, inventore di ‘Mixer’, giornalista, autore, conduttore, capostruttura e direttore di rete, da una vita nell’azienda di viale Mazzini. Nell’elenco ci sono anche Tullio Camiglieri, saggista esperto di tv digitale, ex dirigente di Sky, attualmente responsabile delle relazioni esterne della Thyssenkrupp e Mauro Masi, ex direttore generale Rai nel 2009 e segretario generale a palazzo Chigi con il governo guidato da Silvio Berlusconi.  

Tra gli ex politici figurano Elio Massimo Palmizio, deputato e senatore del Pdl; Mario Marazziti, una legislatura alla Camera con Centro democratico; Giancarlo Mazzuca, direttore del Resto del Carlino e del Giorno già nel cda Rai, oltreché deputato del Pdl come Luca D’Alessandro (giornalista con due legislature con Fi e poi Ala), Salvatore Cicu, avvocato ed ex parlamentare azzurro. Politico (una legislatura alla Camera nel 1994 con Fi) è anche Giancarlo Innocenzi, che face parte del primo governo di centrodestra da sottosegretario alle Tlc.  

Molti, come detto, i giornalisti a cominciare da Piero Vigorelli, direttore dei Tg regionali della Rai dove ha lavorato per 8 anni, passando poi a Mediaset, per le cui reti ha condotto vari programmi, divenendo direttore del Tg5 nel 2005. Dall’azienda di viale Mazzini provengono l’ex vicedirettrice del Tg1 Daniela Tagliafico, Tiziana Ferrario, che per anni è stata uno dei volti più conosciuti del Tg1, Roberto Amen e l’ex direttore di Isoradio e Tg3, Danilo Scarrone. Da Mediaset proviene invece Claudio Brachino, ex conduttore del Tg5 e direttore di Videonews. 

Giornalisti con una lunga esperienza nelle istituzioni o nei partiti politici, sono Stefano Sedazzari, attualmente a capo della comunicazione del gruppo Pd al Senato; Stefano Menichini, portavoce del ministro Roberto Gualtieri al Mef e capo dell’ufficio stampa della Camera nella passata legislatura; Giuseppe Sangiorgi, che fu portavoce di Ciriaco De Mita, presidente dell’Istituto Luce ed ex commissario dell’Autorità per le Tlc. 

Tra i candidati c’è anche Alessio Giannone, noto anche con lo pseudonimo di Pinuccio, volto noto di Striscia la Notizia.  

Omofobia, in arrivo testo del centrodestra di governo

Il centrodestra di governo è al lavoro per un testo unitario contro le violenze, alternativo al Ddl Zan. Non sarà, quindi, iniziativa di un singolo partito, rende noto la Lega. 

In mattinata, il senatore della Lega Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia a Palazzo Madama, parlando del Ddl Zan ha detto che “noi non abbiamo alcuna paura di confrontarci con chi ha idee diverse. Voglio sperare che lo stesso valga per i senatori della ex maggioranza giallorossa. Domani presenterò la relazione sul ddl Zan e tutti i testi di legge ad esso collegati. Poi dichiarerò aperta la discussione e i colleghi potranno confrontarsi nella sede prevista dalla Costituzione: la Commissione. Le leggi si fanno qui”.
 

Green pass Covid, spostamenti e coprifuoco: cosa succede a maggio

Spostamenti per turismo in vista dell’estate 2021 e riaperture, i riflettori sono puntati su green pass e coprifuoco. “E’ arrivato il momento di prenotare le vostre vacanze in Italia e, naturalmente, non vediamo l’ora di accogliervi di nuovo”, ha detto ieri il premier Mario Draghi intervenendo, al fianco del ministro Massimo Garavaglia, alla conferenza stampa sull’esito della riunione del G20 Turismo. E annunciando una grande novità: l’Italia, come la Grecia, giocherà d’anticipo sull’Europa per il green pass, il certificato che consente, a chi ha concluso il ciclo di vaccinazione, guarito dal Covid o in possesso di un tampone negativo eseguito entro le 48 ore prima della partenza, di spostarsi liberamente. Da metà maggio sarà realtà nel nostro Paese, dalla seconda metà di giugno in tutta Europa.  

“Noi dobbiamo offrire regole chiare e semplici per garantire che i turisti possano venire da noi in sicurezza. A partire dalla seconda metà di giugno sarà pronto il green pass europeo. Nell’attesa, il governo italiano ha introdotto un pass verde nazionale, che entrerà in vigore già a partire dalla seconda metà di maggio” ha affermato il presidente del Consiglio. 

Per ora la regola vale solo tra le regioni, ma l’obiettivo è di aprire il Paese ai vacanzieri stranieri. Per farlo, tecnicamente si dovrà passare, spiegano fonti di governo all’Adnkronos, da una nuova ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza. L’ultima, emanata il 30 aprile scorso, scadrà il 15 maggio, la nuova – viene spiegato – consentirà un ‘allentamento graduale’, col risultato di evitare i 5 giorni di quarantena a chi dall’Europa arriva in Italia, di fatto una spina nel fianco per un settore che, più di altri, ha risentito della pandemia, quello del turismo. Da qui al 15 maggio, naturalmente, il ministero della Salute sarà impegnato anche su questo fronte: ci sono, ad esempio, da allineare i requisiti per la tipologia di tampone richiesto ma anche, viene spiegato da Palazzo Chigi, ristringere il campo per quei Paesi dove i contagi corrono ancora o le vaccinazioni non hanno raggiunto livelli tali da consentire di abbassare la guardia.  

Ma ai Paesi dove le cose volgono al meglio, da qui a due settimane l’Italia tornerà a offrire le sue perle di bellezza. Sullo sfondo resta una questione aperta, quella del coprifuoco. Se l’Italia tornerà ad ‘aprire’ agli stranieri, il limite delle 22 sarà brandito con enfasi ancor maggiore dalla Lega, bollato come un grosso limite per far decollare le prenotazioni.  

La questione resta sul tavolo e verrà affrontata la settimana prossima dalla cabina di regia sulle misure anti Covid presieduta dal presidente del Consiglio. Togliere il coprifuoco? “Non è detto, ma certo ne discuteremo e non sarà facile mantenerlo alle 22, ammesso che resti”, ha confidato all’Adnkronos uno dei ministri più ‘rigoristi’ della compagine governativa. “Per quanto riguarda il coprifuoco c’è la volontà di rivedere le misure sulla base dell’andamento dei contagi. Io sono ragionevolmente fiducioso che la misura in tempi brevi possa essere rivista positivamente” ha detto Garavaglia in conferenza stampa. 

“Siamo tutti d’accordo che il coprifuoco debba essere superato e stiamo lavorando per superarlo il prima possibile” ha dichiarato da Londra il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. 

Matteo Salvini è tornato a ribadire la posizione della Lega: “Se i numeri continueranno a essere positivi entro il 10, non entro metà maggio, ci auguriamo che la gente possa tornare a lavorare tutta senza limiti di orario, il coprifuoco, con questo meteo, è un danno alla salute”. “Italia merita riaperture con eliminazione del coprifuoco”, ha sottolineato. “E’ da un mese intero che va avanti questa opera positiva di messa in sicurezza e di ritorno alla normalità. Se i dati continueranno ad essere positivi, accanirsi con chiusure, divieti, multe e coprifuoco” per Salvini “non avrebbe una ragione concreta ma solo una ragione ideologica”. 

Renzi, Report e video autogrill: “Incontro segreto? Da Tso…”

“A proposito di Rai, Report. Ieri è andato in onda un servizio che andrebbe studiato nei manuali di complottismo”. Lo scrive Matteo Renzi nella enews, precisando: “Non faccio incontri segreti e se devo fare un incontro riservato non lo faccio in Autogrill ma in un ufficio. Se vedo una persona al volo in Autogrill, in stazione, in aeroporto, in treno, in piazza, allo stadio, non lo definisco incontro segreto. Se qualcuno pensa che si possa organizzare un incontro segreto in un luogo pubblico, costui ha bisogno di un TSO immediato”. 

“Nella storia di Report -argomenta il leader di Italia Viva- ci sono molti punti oscuri. Seguite la storia. Quattro mesi fa, una donna, che di mestiere fa l’insegnante, si ferma in Autogrill perché suo padre sta male. Dispiace. Mentre il padre sta male, la signora si insospettisce perché vede un tipo ‘elegante ma losco’ che si aggira nervoso in attesa di qualcuno. Come fanno tutti quelli che hanno un padre che sta male in auto, la signora si disinteressa del padre e inizia con un telefonino a girare, senza scendere dalla sua macchina, un video del tipo ‘elegante ma losco'”. 

“A quel punto arriva una macchina: è Renzi, losco ma non elegante, e soprattutto immancabile convitato di pietra di tutti gli scandali repubblicani. Renzi e l’altro, il tipo elegante ma losco, stanno 40 minuti a chiacchierare fuori dall’Autogrill, peraltro Renzi senza cappotto il 23 dicembre, in mezzo alla gente che passa, e la signora continua a videoregistrare con sprezzo del pericolo. Complimenti alla batteria del cellulare, intanto. Dopo 40 minuti, Renzi e il signore elegante ma losco si salutano e la prof chiusa dentro la macchina riesce a registrare le parole di commiato ‘Lei sa dove trovarmi’, che sembrano quasi una minaccia. Il fatto che la signora riesca a distanza di metri, col finestrino chiuso, a sentire le parole, senza neanche leggere il labiale perché i due indossano una mascherina, è straordinario: fortunati gli studenti che possono contare su una professoressa dalle orecchie bioniche”, continua Renzi. 

“Ma non finisce qui, perché a questo punto la signora sfoggia doti divinatorie e spiega che il signore elegante ma losco gira e torna a Roma, mentre Renzi va verso Firenze. Fermi, fermi: come è possibile? Se Report non ha cambiato nottetempo le regole del codice delle strada, quando ci sono due auto provenienti da Sud, ferme nell’Autogrill di Fiano Romano, entrambe sono obbligate ad andare verso Firenze, perché in autostrada non si può tornare indietro, fino a che non c’è un casello. A meno che la macchina del signore elegante ma losco non sappia volare o abbia il diritto di viaggiare contromano, questa informazione della prof tradisce la verità. Chi ha scritto il copione della signora si è dimenticato di questa piccola contraddizione (il diavolo, si sa, fa le pentole ma non i coperchi) dimostrando che siamo in presenza di un racconto falso”.  

E ancora: “Non finisce qui. La signora custodisce come una reliquia il Video per quattro mesi. Poi, improvvisamente sputa il rospo e passa un video di quaranta minuti (We transfer? Aereo di Stato pagato da Renzi? Piccione viaggiatore?) alla redazione di Report perché ha riconosciuto nel signore elegante ma losco un famoso dirigente dei servizi segreti italiani, del quale non esistevano foto da anni. Ma lei lo riconosce, bravissima. Un segugio implacabile”.  

Salvini: “Riaperture entro 10 maggio, coprifuoco danno alla salute”

Con il calo dei contagi da coronavirus in Italia, e “se i numeri continueranno a essere positivi entro il 10, non entro metà maggio, ci auguriamo che la gente possa tornare a lavorare tutta senza limiti di orario. Il coprifuoco, con questo meteo, è un danno alla salute”. Così Matteo Salvini, parlando in conferenza stampa alla Camera delle proposte della Lega per l’agricoltura. “L’Italia merita riaperture con eliminazione del coprifuoco”, insiste il leader della Lega. 

“Concretezza, la Lega è il partito della concretezza, lasciamo agli altri i dibattiti, le beghe e le protese, nella nostra proposta ci sono soldi veri per gli imprenditori agricoli, si parla di oltre 700mila imprese, la Lega difende in Ue le nostre imprese dalle aggressioni esterne”, aggiunge. “Green economy significa questo, qualcuno al governo vorrebbe invece far mangiare aria”, ironizza il leader della Lega. “All’opposizione puoi fare proteste, al governo quella che è protesta diventa un fatto vero, sono contento di questa scelta”, sottolinea ancora Salvini. 

Sul fronte Alitalia, “ci aspettiamo proposte e e aiuti concreti, non obblighi e tagliole, non può decidere Bruxelles come si chiama la compagnia di bandiera, chi parte da Linate, a decidere della pelle dei lavoratori. Senza compagnia di bandiera è difficile fare turismo, a Bruxelles si facessero gli affari loro”, conclude Salvini. 

Report, Renzi: “Più mi attaccano con fake news, più lotto”

“Più mi attaccano con fake news e follie, più mi viene voglia di continuare a lottare”. Matteo Renzi, con un tweet, si esprime così dopo il servizio di Report nel quale si fa riferimento ad un incontro tra il leader di Italia Viva e lo 007 Marco Mancini nel periodo della crisi del governo Conte. “Domani arrivano le ENews e nelle prossime settimane il libro ControCorrente che da stasera ha un capitolo in più sui servizi segreti. Un sorriso e buona notte amici”, twitta Renzi. 

Il servizio di Report, a firma di Giorgio Mottola e Danilo Procaccianti, propone immagini su quello che la trasmissione-nell’anticipazione.- ha definito il “misterioso incontro, in piena crisi di governo, tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini”. 

Prima della trasmissione, Renzi aveva già preso posizione: “Messaggio agli inconsolabili: il Governo Conte non è caduto per intrighi, complotti o incontri segreti (all’autogrill…). Semplicemente Draghi è meglio di Conte e l’Italia oggi è più credibile. Tutto qui, si chiama politica”. 

“Mancini è uno dei dirigenti dei servizi segreti con cui ho avuto incontri riservati. Penso di averlo visto anche all’autogrill. Se si fa riferimento al fatto che io lo abbia visto a dicembre in autogrill, assolutamente sì. A meno che non si voglia sostenere che l’incontro all’autogrill fosse riservato, ci sono pure le telecamere…”, dice Matteo Renzi in un’intervista a Report del 30 aprile scorso a proposito del un video su un incontro con Marco Mancini. “Mi pare di ricordare che questo video sia di dicembre o gennaio e mi colpisce molto perché io dovevo incontrare Mancini qui (al Senato ndr) me ne ero dimenticato, ci siamo sentiti mentre io ero già in viaggio verso Firenze e lui mi ha raggiunto all’autogrill a Fiano Romano. E’ molto strano che ci fosse qualcuno a riprendere questo video”. 

Di cosa avete discusso? Di nomine? “Il dottor Mancini aveva un ottimo rapporto con il presidente Conte. Quindi sulle nomine bisogna parlarne con Conte. Anche perché io sulle nomine dei servizi non ho mai messo bocca da un giorno specifico: 4 dicembre 2016, quando ho perso il referendum e mi sono dimesso. Chi decide è il presidente del Consiglio. Quindi da allora mai messo bocca, ho solo chiesto al presidente Conte di lasciare il ruolo di autorità delegata”. Conclude Renzi: “Mi chiedo solo chi ha fatto il video chi stava seguendo: il dottor Mancini o me?”. 

“C’è un’interrogazione parlamentare su questo e quando ci sarà la risposta del ministro dell’Economia vedremo se, come io penso e spero, sia uno di quei tanti dossier che vengono mandati e non sono veri”, continua Renzi parlando del presunto pagamento di 45mila euro per realizzare un servizio sul leader Iv. “Spero che una trasmissione così importante della Rai non paghi qualcuno per dire falsità. La Rai la pago anche io del resto… Io non ci credo. Non ho alcuno dubbio che il vostro comportamento sia cristallino. Io comunque il dossier non l’ho visto”. 

Rispondendo poi sui circa 33mila euro, compenso di una conferenza ad Abu Dhabi, che sono stati consegnati non al leader Iv direttamente ma a una società, Renzi dice:”I soldi non fanno un giro strano. Non c’è niente di strano, è molto simpatico cercare di fare immaginare che ci sia sempre qualcosa sotto ma quando si fanno le conferenze tutto è trasparente. Tra l’altro il reddito dei politici è pubblico”. 

“Questi soldi sono trasparenti? Sì. Sono tracciati? Sì. Sono denari che vengono formalmente dichiarati alle autorità competenti. Non c’è niente di strano. I politici devono dichiarare tutti i denari che incassano, tutte le priorità, tutti i movimenti bancari significativi. E’ tutto trasparente”. 

C’è stata una segnalazione di operazione sospetta… “Si fa sempre per i politici ed è un bene. Io la farei anche per i giornalisti. Quando ci sono operazioni superiori a diecimila euro scatta in automatico la segnalazione di operazione sospetta”. 

 

 

1 maggio, Lapo a Fedez: vendi Lamborghini per Panda? Saggia scelta, fatti sentire

“Saggia scelta. Fatti sentire Fedez, che ti aiuto a sceglierla. Ps: preparati non so se reggeresti l’emozione della 4×4 in off-road”. Ironizza così, su Twitter, Lapo Elkann, citando un articolo che riporta la battuta di Fedez sulla decisione di vendere la sua auto. “Se vendo la Lamborghini e compro una Panda sono più credibile?”, aveva infatti dichiarato nei giorni scorsi il rapper, rispondendo al sindacalista Marco Bentivogli che lo aveva criticato: “Un santo in Lamborghini potevamo risparmiarcelo”, aveva detto il sindacalista. 

Elezioni Roma, Carelli: “No contatti da centrodestra”

“Non sono stato sondato, ho ricevuto alcune telefonate oggi che mi dicono questa cosa ma non c’è stato nessun contatto formale con partiti di centrodestra, nessun segnale. Amo Roma, mi piace Roma, ci abito da 35 anni, sono lusingato circoli questa ipotesi. Tra l’altro se fossi candidato sarei un candidato civico, perché non faccio parte di nessuno dei 3 partiti della coalizione di centrodestra”. Lo dice all’Adnkronos Emilio Carelli, deputato ex M5S, in merito alle indiscrezioni di stampa secondo cui sarebbe stato sondato dalla coalizione di centrodestra come possibile candidato a sindaco di Roma. “E’ una situazione in divenire. Se arrivasse un’offerta la prenderei in considerazione, con la consapevolezza che sarebbe molto gravoso. Ma non essendoci niente di concreto non vorrei dire altro”, chiosa l’ex direttore di SkyTg24. 

Saviano e l’intervista a Libération, ira Meloni e Salvini

L’intervista di Roberto Saviano a Libération scatena l’ira del centrodestra italiano, con Meloni e Salvini che attaccano sui social al grido di “ennesimo delirio” e “vergogna”. Il motivo risiede nelle parole dell’autore di Gomorra sui migranti: in Italia, spiega infatti lo scrittore al quotidiano francese, sarebbe infatti “urgente” accoglierne “un milione” e “renderli cittadini italiani” e “installarli” nel Sud “per far rivivere questa regione che si svuota”. 

Troppo per la leader FdI, che sui social attacca: “Piano nascite? Incentivi per la natalità? Ma no, per l’idolo dei radical chic Saviano per ripopolare il Sud bisogna accogliere un milione di immigrati. Delirante”, scrive Meloni, condividendo una foto dello scrittore con le parole estratte dall’intervista e il commento “L’ennesimo delirio di Saviano”.
 

Contro anche il leghista Matteo Salvini, che twitta: “Per Saviano ‘è URGENTE accogliere in Italia un MILIONE di immigrati, renderli cittadini e installarli al Sud’. Capito? Per ripopolare. Roba da matti. Aiutiamo i ragazzi a trovare lavoro, a non scappare, a tornare, anziché deportare un milione di immigrati”. Tweet contro Saviano anche dall’account ufficiale della Lega, accompagnato dal commento “Saviano vergogna”. 

“In Italia è urgente accogliere un milione di migranti e renderli cittadini italiani, installarli nel sud per far rivivere questa regione che si svuota. Il Mediterraneo è una delle più grandi fosse comuni del mondo”., ha detto Saviano a Libération, in occasione dell’uscita in Francia del suo libro “In mare non esistono taxi”. “Più che un’intervista è un grido di resistenza contro un’Europa morente e indifferente, cannibalizzata dall’estrema destra e dalla paura dell’altro, del diverso”, dichiara l’autore di Gomorra. “La crisi dei migranti – afferma- illustra tutte le cattive politiche d’Europa”.
 

Fedez, Rai, 1 maggio: il ‘caso censura’ sulla Bbc

Fedez, la Rai, il primo maggio, la presunta censura: tutto sulla Bbc. La vicenda, che da oltre 24 ore monopolizza il dibattito politico in Italia, trova spazio anche sul sito della Bbc. ‘Italian rapper Fedez accuses state TV of censorship attempt’ è il titolo dell’articolo, ‘Il rapper italiano Fedez accusa la tv di stato di un tentativo di censura’. L’articolo ripercorre le tappe del caso, fa riferimento all’intervento dell’artista durante il concerto e poi segue i vari step con la pubblicazione degli estratti della telefonata tra Fedez e i funzionari di Raitre, con riferimento al ”sistema” a cui il rapper dovrebbe adeguarsi. In chiusura, i riferimenti a Matteo Salvini. La Bbc ricorda che il leader della Lega -partito accusato da Fedez per l’ostruzionismo sul ddl Zan- ha invitato il rapper ad un confronto su “libertà e diritti”. 

Ddl Zan, Ostellari: “Se legge scritta male, è un dovere riscriverla”

“Capisco che faccia comodo semplificare le cose, ma non stiamo assistendo ad uno scontro fra buoni e cattivi. Il disegno di legge Zan tratta questioni fondamentali: affettività, famiglia, libertà di espressione ed educazione”. Così il presidente della Commissione Giustizia del Senato, il leghista Andrea Ostellari, all’AdnKronos, dopo l’attacco diretto da Fedez dal palco del Primo maggio.  

“Su questi temi – avverte – non si improvvisa e non si scherza. Se una legge è scritta male, è dovere del Parlamento riscriverla o cambiarla. E questo per tutelare tutti, anche Fedez”, dice ancora con riferimento alle parole dell’artista che ieri sera dal palco del concertone ha chiesto di procedere con l’approvazione del ddl Zan. 

Ddl Zan, per iter rischio ‘tela di Penelope’: M5S-Pd-Leu cercano soluzione

L’ennesima mossa a sopresa del presidente della Commissione Giustizia del Senato, Andrea Ostellari, dopo il voto per la calendarizzazione del Ddl Zan, ha riacceso lo scontro politico. Che sia proprio il presidente leghista a fare da relatore non va proprio giù a chi – leggi M5S, Pd e Leu – ha puntato il dito contro Ostellari, responsabile di aver fatto le barricate per ostacolare la legge sui reati di omofobia, già approvata lo scorso novembre dalla Camera.  

Ora si temono tempi lunghi, anzi lunghissimi: tra l’incardinamento in commissione entro maggio, le audizioni e il dibattito sulle proposte emendative potrebbero volerci mesi e mesi per arrivare al varo della legge. Sul punto è chiaro con l’AdnKronos il presidente Ostellari: “Il disegno di legge Zan – spiega – tratta questioni fondamentali: affettività, famiglia, libertà di espressione ed educazione. Su questi temi non si improvvisa e non si scherza. Se una legge è scritta male, è dovere del Parlamento riscriverla o cambiarla”. 

“Una tela di Penelope che rischia di logorarci e di portare alle calende greche la legge”, si sfoga un senatore della ex maggioranza giallorossa. Ma Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia non vogliono sentire ragioni. Le forze politiche che vogliono approvare al più presto la legge cercano soluzioni. Tra le ipotesi in campo anche quella di bypassare la Commissione, affidando alla conferenza dei capigruppo la decisione sulla calendarizzazione del disegno di legge. Una mossa, a filo di regolamento, che potrebbe permettere di portare la legge Zan direttamente in Aula, in tempi brevi.  

“Fanno tenerezza i tentativi di Ostellari di rigirare la frittata – dice all’AdnKronos, Alessandra Maiorino, senatrice del M5S e membro della Commissione Giustizia del Senato – . Il ddl Zan non si occupa di famiglia e non è una legge improvvisata, visto che è stata esaminata per un anno anche dai suoi colleghi alla Camera”. “Ci faccia la cortesia di leggerla, dato che ha voluto esserne il relatore – chiede Maiorino rivolta a Ostellari – e la smetta la Lega di fare la vittima: qui chi vuole calpestare diritti e libertà di espressione sono proprio loro, ed è sotto gli occhi di tutti”.  

La cifra della vicenda resta, dunque, il muro contro muro tra forze politiche, che oggi sono nella stessa maggioranza di governo: da una parte gli alleati del centrodestra, a partire dalla Lega, che si oppongono alla norma, criticando l’aspetto liberticida delle norme previste, sottolineando il rischio di dare vita a un reato d’opinione. Nelle ultime ore anche Forza Italia, per bocca del coordinatore Antonio Tajani, ha provato a serrare le fila del partito per il no. Ma tra gli azzurri non mancano le voci contrarie, come quella di Elio Vito, che ricorda “come nessuna decisione sia stata presa” e che Fi “ha sempre lasciato libertà di voto ai suoi eletti”. 

Dall’altra le forze della ex maggioranza giallorossa, a partire da Pd, M5S, Leu, che insistono per varare la legge, considerata un baluardo nelle battaglie civili, che sia pentastellati che democratici vogliono portare a casa. “Non posso fare una percentuale precisa ma penso verrà approvato”, dice Alessandro Zan, deputato del partito democratico la cui legge in discussione porta il suo nome. Poi ammette: “l’atteggiamento del presidente della commissione Giustizia finora purtroppo non è stato molto super partes”.  

Intanto anche il dibattito pubblico continua a infiammarsi. Sugli scudi restano le scintille tra Fedez e Matteo Salvini, con il primo che, dal palco del primo maggio, torna a chiedere di fare presto con la legge “invece di impegnare il Senato per ridare il vitalizio a Formigoni”. Parole che arrivano dopo l’invito del leader leghista a “evitare di fare propaganda ‘de sinistra’ dal concertone”. Una nuova bufera in cui finisce anche la Rai, accusata dall’artista di censura preventiva. 

1 maggio e Rai, Fedez: “Tentativo di censura”

“La Rai dice ‘non stiamo attuando censura’. No basta dire ‘non stiamo attuando censura’ se la vicedirettrice di Raitre prensenzia in una telefonata in cui si sta attuando censura”. Fedez, su Instagram, torna sul caso legato al suo intervento nel concerto del primo maggio. Il rapper nelle stories pubblica altri estratti della telefonata a cui ha preso parte una vicedirettrice di Raitre e replica all’azienda, che ha reso noto di non aver mai chiesto i testi. Secondo Fedez, nella nota diffusa dalla Rai, “hanno omesso una parte in cui io chiedo alla vicedirettrice ‘posso dire quello che voglio?’ e la sua risposta è ‘no no no’. E quando chiedo alla vicedirettrice di Raitre se posso dire cose che per lei sono inopportune ma per me sono opportune, la risposta è il silenzio. E questo vale più di tutto”, afferma l’artista. “Metto a disposizione la versione integrale” della telefonata “se vogliono fare chiarezza. “Dicono di non aver chiesto i testi, ma perché una vicedirettrice di Raitre è presente in una telefonata in cui l’argomento è il controllo di un mio testo? Non basta dire ‘non stiamo attuando’ censura”, dice. 

“Alcuni riportano un mio vecchio testo di quando avevo 19 anni”, dice replicando a chi ricorda un testo scritto agli inizi della carriera e che potrebbe apparire omofobo. “La canzone si intitola ‘Tutto il contrario’, nella canzone dico il contrario di quello che penso: si tratta di comprensione del testo, è un argomento da quinta elementare, prima media…”, dice Fedez. Su Twitter, tra le tendenze è spuntato l’hashtag ‘Lamborghini dopo un cinguettio di Marco Bentivogli: “Adesso evitiamo la beatificazione. Un santo in Lamborghini risparmiatecelo”. “Vendo la Lamborghini. Non la uso tanto, vendo la Lamborghini. Questo dà più credibilità a quello che dico. Se mi compro una Panda, posso dire quello che penso?”, si chiede Fedez. 

Letta ringrazia Fedez: “Rai si scusi”

Il segretario del Pd Enrico Letta ringrazia Fedez per le parole sul palco del Primo Maggio: “Ci aspettiamo scuse dalla Rai, un chiarimento. Io voglio ringraziare Fedez, il fatto che uno come lui parli di questi temi rende possibile di rompere questo tabù” visto “che sembra che non si può parlare di diritti perché siamo in pandemia”, ha affermato il segretario del Pd, ospite di Radio24. “Io – spiega – sono perfettamente d’accordo con le sue parole”. 

Fedez, Di Maio: “Paese democratico non può accettare censura”

“Conosco Fedez da tempo, oltre ad essere un cantante di grande talento è una persona che in tutto quello che fa ci mette sempre il cuore. Ogni artista deve avere la possibilità di esibirsi liberamente, esprimendo le proprie idee e mostrando la propria arte. La musica è qualcosa di profondo che molto spesso ci permette di capire e affrontare problematiche legate alle persone e alla nostra società”. Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Facebook commenta il discorso del rapper al concerto del Primo maggio. 

“La musica è libertà – prosegue il post – trasmette emozioni e ci aiuta a comprendere, analizzare, maturare. Penso che il rispetto sia la cosa più importante e stia alla base di tutto, significa saper accettare le critiche e le idee diverse dalle nostre. E un Paese democratico non può accettare alcuna forma di censura”, conclude Di Maio. 

Fedez al concerto 1 maggio, appello a Draghi e attacco alla Lega

Fedez protagonista al concerto del primo maggio 2021 con un monologo tra le richieste per il mondo dello spettacolo al premier, il “caro Mario”, e l’attacco alla Lega sul Ddl Zan. “E’ la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perché venga sottoposto ad approvazione politica, approvazione che purtroppo non c’è stata in prima battuta, o meglio dai vertici di Raitre mi hanno chiesto di ometterne dei partiti e dei nomi e di edulcorarne il contenuto”, dice il rapper. “Ho dovuto lottare un pochino ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente. Come ci insegna il Primo maggio, nel nostro piccolo dobbiamo lottare per le cose importanti. Ovviamente da persona libera mi assumo tutta la responsabilità di ciò che dico e faccio Il contenuto di questo intervento è stato definito inopportuno dalla vicedirettrice di Raitre”, spiega. 

“Buon primo maggio e buona festa a tutti i lavoratori, anche a chi un lavoro ce l’ha ma non ha potuto esercitarlo per oltre un anno. Per i lavoratori degli spettacolo questa non è più una festa. Caro Mario, capisco che il calcio è il vero fondamento di questo paese. Non dimentichiamo che il numero dei lavoratori del calcio e dello spettacolo si equivalgono. Non dico qualche soldo, ma almeno qualche parola, un progetto di riforma in difesa di un settore decimato dall’emergenza e che è regolato da normative stabilite negli anni ’40… Caro Mario, come si è esposto riguardo alla Superlega con grande tempestività, sarebbe altrettanto gradito il suo intervento nel mondo dello spettacolo”, dice rivolgendosi al premier Mario Draghi. 

Quindi, il capitolo relativo alla legge contro l’omofobia: “Questa era la parte approvata, ora arriva la parte forte… Due parole sull’uomo del momento, il sonnecchiante Ostellari”, dice riferendosi all’esponente leghista, presidente della commissione Giustizia a Palazzo Madama, che ha deciso di incardinare il ddl Zan sull’omofobia ma tenendo per sé il ruolo di relatore. “Ha deciso che un disegno di legge di iniziativa parlamentare come il Ddl Zan, già approvato alla Camera, può essere bloccato dalla voglia di protagonismo di un singolo, cioè se stesso. D’altronde Ostellari fa parte di uno schieramento che si è distinto negli anni per la lotta all’uguaglianza. Qualcuno come Ostellari ha detto che ci sono altre priorità rispetto al Ddl Zan” compreso “il vitalizio di Formigoni” che è “più importante della tutela dei diritti di tutti”. 

Quindi, la chiusura: “Il presidente dell’associazione Pro Vita, l’ultracattolico e antiabortista Jacopo Coghe, è stata la prima voce a sollevarsi contro il Ddl Zan ma non si è accorto che il Vaticano ha investito più di 20 milioni in un’azienda farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo. Cari antiabortisti, non vi siete accorti che il nemico ce l’avevate in casa”.