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Categoria: politica

Governo, Boschi: “Abbiamo cercato accordo, ci siamo per Draghi”

“Ci abbiamo provato fino all’ultimo momento utile a trovare un accordo, non solo sulla giustizia. Con la buona volontà si sarebbe potuto trovare un accordo almeno su alcuni punti”. Lo dice Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, a Cartabianca su Rai3. “Abbiamo provato fino all’ultimo a trovare un accordo sui temi come la giustizia, le risorse per la sanità, le scuole e l’Inps. Noi abbiamo chiesto con insistenza il Mes. Abbiamo cercato di cambiare le cose da dentro”, dice nella giornata cruciale per la crisi di governo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato Mario Draghi al Quirinale per conferigli l’incarico finalizzato al varo di un governo di alto profilo. 

“Confermo la disponibilità di Italia Viva a sostenere la proposta del presidente Mattarella. Siamo pronti ad assumerci responsabilità. Noi ci siamo”, prosegue. “Per noi sarebbe stato più grave far finta di non vedere ciò che non funzionava. Speriamo che questo gesto di responsabilità serva a dare un governo migliore al Paese. Questa è la priorità”, aggiunge riferendosi alla crisi di governo. Negli ultimi giorni, polemiche per il viaggio di Matteo Renzi in Arabia Saudita per intervistare il principe Mohammed bin Salman. “Renzi non ha fatto un errore sull’Arabia Saudita. Svolge un’attività regolare, come tanti altri politici. L’Arabia Saudita svolge un ruolo importante in quella Regione contro il fondamentalismo islamico”. 

Governo, Zingaretti: “Pronti al confronto per il Paese”

“Abbiamo fatto davvero di tutto per ricostruire una maggioranza in un momento difficile”. Lo scrive su Facebook il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. “Il presidente Mattarella, che ringraziamo, con la sua iniziativa ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di Governo. Da domani saremo pronti al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese”. 

 

Salvini guarda al centro per ‘componente moderata’ con ex M5S

Tanti segnali, qualche indizio. Tutti nella stessa direzione, la Lega. Da giorni si rincorrono voci sulla possibile nascita di una componente politica moderata, ispirata da Matteo Salvini. Un nuovo ‘contenitore’ per tutti coloro che non si trovano più a loro agio nel Movimento Cinque Stelle (ma anche nel centrosinistra e persino dentro Forza Italia) e sono pronti ad approdare nel centrodestra senza però abbracciare il ‘credo sovranista’. 

Oggi, si è tornato a parlare con forza di questa ipotesi quando un ex pentastellato, il deputato Massimiliano De Toma, è uscito allo scoperto, confidando all’Adnkronos che alla Camera è in corso un lavorio sottotraccia attorno al gruppo Misto per ”costituire una componente di area moderata, di centrodestra: in queste ore si prova a costruire un percorso, le interlocuzioni vanno avanti da qualche giorno e potrebbero concludersi a breve”. Guarda caso, sempre in giornata, si registra una defezione di peso tra i grillini, quella di Emilio Carelli, che accusa il ”Movimento di aver perso la sua anima” e si presenta come ”l’aggregatore di un nuovo soggetto, ‘Centro-Popolari Italiani’, che potrebbe diventare una casa accogliente per tutti i colleghi che intendono lasciare M5S ma temono di restare isolati”. 

Colpisce la tempistica dell’annuncio, nel bel mezzo di una complicatissima trattativa sul Conte ter con dentro Iv, che non chiarisce se si tratta di una sorta di risposta all’operazione ‘responsabili’ condotta da Bruno Tabacci a Montecitorio, rimasta per ora congelata, sembra anche per frizioni con Renata Polverini. De Toma nega che ci sia lo zampino di Salvini (”la nostra iniziativa non è ispirata da nessuno”) assicurando che l’obiettivo è raccogliere le adesioni di quei parlamentari che non hanno votato la fiducia al governo Conte e di chi non è iscritto ad alcuna componente, ma la sua precisazione non convince del tutto, perché da tempo Salvini ha messo gli occhi sulle divisioni dei 5 stelle per portare dalla sua parte i più insofferenti verso la linea ondivaga di Crimi-Di Maio. 

Giusto una settimana fa, il numero uno di via Bellerio aveva lasciato intendere che molti grillini si erano fatti sentire: ”Devo dire che nelle ultime ore qualche parlamentare cinque stelle, che rimane fedele alla trasparenza originaria ed è imbarazzato da queste trattative con Tabacci e Mastella, sta bussando alle porte della Lega”. Ebbene, raccontano, lo scouting leghista tra i pentastellati malpancisti non si sarebbe fermato. 

Rientra in una strategia precisa, quella ‘svolta moderata’ avviata da Salvini dopo aver archiviato la stagione del Papeete e suggerita da Giancarlo Giorgetti, per rafforzare la sua considerazione internazionale, soprattutto in Europa, e per consolidare la sua leadership nel centrodestra, allargandone i confini. Da qui la scelta di ‘sdoganare’ agli ultimi vertici di coalizione i moderati dell’Udc, i centristi ex alfaniani di ‘Noi per l’Italia’ di Maurizio Lupi e Giovanni Toti di ‘Cambiamo’. E l’input ai suoi di puntare su candidati ‘civici’ e non politici per le prossime comunali, come Paolo Damilano a Torino. Tanti segnali di una tattica precisa, compresa quella di lanciare una controffensiva per conquistare consensi nell’altra metà campo, lanciando una vera e propria Opa sugli ex Cinque stelle. 

Così, raccontano, Salvini offrirebbe uno spazio politico al centro e una potenziale candidatura a chi sceglie di approdare nel centrodestra ma non si riconosce nel fronte sovranista. Nello stesso tempo, fanno notare, la mossa di Salvini potrebbe insidiare l’alleato Silvio Berlusconi. Tra gli azzurri, infatti, c’è il forte timore che ”Matteo punti sotto sotto anche a ‘svuotare’ e depotenziare Forza Italia, proprio di quell’area moderata che fino ad ora si è opposta all’idea di una coalizione a trazione sovranista”. 

”Salvini -fa notare un parlamentare forzista di lungo corso- sta facendo un’operazione simile alla cosiddetta ‘operazione scoiattolo’ che per primo Berlusconi aveva lanciato ai tempi del Conte uno”, convinto che, in caso di crisi del governo gialloverde, una nuova maggioranza di centrodestra sarebbe stata possibile proprio con il contributo determinante dei pentastellati insofferenti. Oggi, dunque, ci riprova Salvini. Rispetto al Senato, dove il tentativo di creare una ‘componente’ nel Misto stenta a decollare visto i ‘numeri’ molto risicati, la partita sembra più facile alla Camera. Ma tutto è in divenire. 

Crisi governo, fallisce esplorazione Fico: “È finita, Renzi ha chiuso al Conte ter”

“È finita”. “Renzi ha chiuso al Conte ter”, lo dicono qualificate fonti di governo all’Adnkronos, mentre si attende che il presidente della Camera Roberto Fico salga al Colle per riferire al Capo dello Stato l’esito delle consultazioni. 

“Renzi aveva fatto richieste sugli assetti di governo e poi è arrivata la rottura inspiegabile”, sottolineano fonti Pd aggiungendo che “nonostante la disponibilità della maggioranza ad accogliere Iv nel governo, Renzi ha deciso di rompere. Iv non può pretendere di scegliere i ministri degli altri partiti”. Una rottura, si rimarca, “non con Conte ma con gli alleati”.
 

Sondaggio, centrodestra vincente: tre possibili scenari

Centrodestra batterebbe la coalizione di governo con lo scenario attuale, con Conte alla guida del proprio partito o con Conte leader del M5s. Cambia il campo di gioco ma secondo il sondaggio di Alessandra Ghisleri di Euromedia Research realizzato per ‘Porta a Porta’, Lega-Fi e Fdi sono vincenti anche in presenza di tre variabili: la situazione attuale (dunque il quadripartito Pd-M5s-Leu-Iv), lo scenario in cui in campo si presenterebbe il partito del premier Conte e un terzo scenario in cui Conte fosse il leader dei 5stelle. 

Nelle tre ipotesi testate il centrodestra distacca l’area di governo (48% contro 36.8% nella situazione attuale; 47.5% contro il 37.3% nel caso in cui Conte formi il suo partito e 48.5% contro 38.2% con Conte alla guida dei 5Stelle). La Lega di Salvini continua ad essere, nelle intenzioni di voto, il primo partito italiano (variando dal 24 al 24.2% nelle tre ipotesi). 

Il Pd rimane secondo partito (19.5%) nell’attuale schieramento dei partiti (senza un coinvolgimento di Conte), scende a terza formazione politica (con il 13.8%) nell’ipotesi in cui Conte fondi un suo partito superato da Fdi che ottiene tra il 15.2 e il 15.3% nelle tre ipotesi testate. Nel caso in cui i 5Stelle fossero guidati da Conte, il Pd otterrebbe 16% rimanendo, anche in questo caso, terza forza politica italiana, superato dal M5S. 

Il M5s, secondo il campione di Euromedia Research, avrebbe il 14.1% nel panorama elettorale attuale; scenderebbe al 10.4% con Conte alla guida di un suo partito e, nella terza ipotesi, se l’attuale premier guidasse il Movimento voluto da Grillo salirebbe al 18.6%. 

Se Conte formasse il suo partito, e se oggi si andasse al voto, questa formazione politica otterrebbe il 9.6%; Forza Italia oscilla d tra 7.1 al 7.8% con il dato più basso, nell’ipotesi in cui Conte si presentasse alle elezioni con una sua forza politica. Italia Viva di Renzi, dopo lo strappo, si attesterebbe tra il 3.5 e il 4% superato dalla nuova alleanza tra Azione di Carlo Calenda e +Europa che otterrebbe tra il 4,4 e il 4,8%. 

Crisi governo, Sardine: “Da Renzi ricatto predatorio”

“Quanto sta avvenendo attorno alla crisi di governo ha dell’inaudito, dell’impensabile nella storia di questo Paese, della nostra Repubblica sia a livello formale ma anche sostanziale. Mai nel corso di un mandato esplorativo si era visto di fatto redigere un programma e distribuire incarichi (i ministeri)”. Lo dice Jasmine Cristallo, portavoce movimento 6000sardine. “Si sta sfiorando di fatto uno sforamento del mandato, sotto il ricatto predatorio di Renzi, che dopo aver imposto una drammatizzazione di questa crisi destabilizzante, ora esegue il preciso mandato di portare a casa il più possibile, operando con il più bieco e vile dei metodi: quello del ricatto che punta a distruggere l’identità e la dignità dell’altro”, sottolinea l’esponente calabrese delle Sardine. 

“Se siamo oramai anche alle stesure definitive dei singoli capitoli, se siamo già alla quadratura dei numeri e dei nomi, di fatto, chiunque andrà a fare il presidente del Consiglio, è delegittimato prima di entrare a Palazzo Chigi. Il suo compito sarà di ambasciatore degli Italiani nel Mondo, di segretario verificatore del programma, perché il garante, oggettivamente, sarà colui il quale sta conducendo le consultazioni”, dice Cristallo.  

“Potremmo trovarci nelle condizioni di avere un presidente ambasciatore, e un garante istituzionale dell’accordo con un peso politico rilevante, quasi da residente ‘ombra’. Se qualcuno pensa che all’estero abbiano i prosciutti sugli occhi, o peggio si voltino dall’altra parte per non vedere, credo che si sbagli. Sarà una drammatica convivenza, che avrà bisogno costante di ‘tenute Istituzionali’ per reggere alle tormente sempre pronte a scatenarsi”, avverte Cristallo. 

“Per l’accanimento, la spudoratezza anche nei confronti delle istituzioni, per l’arroganza con cui si rapporta – argomenta – sembra sempre più che Renzi, sentitosi investito da un mandato celeste, intenda questa crisi come la battaglia di Armaghedon, con la sola differenza che lui non è il celeste, ma un servitore, e come tutti sanno quando i servitori hanno la presunzione di essere essi stessi padroni, allora i padroni, quelli veri, mettono fine alla loro servigio”. 

“Sempre più in me si sta facendo largo la drammatica convinzione che alla fine di questa vicenda, in ogni caso l’Italia, gli Italiani ne usciranno a pezzi, sul terreno sociale, sul piano dell’emergenza sanitaria, della credibilità delle istituzioni, della possibilità di ricomporre un quadro di tenuta unitaria del paese”, dice ancora Cristallo. 

“Se dall’inizio della pandemia l’affermazione ‘niente sarà come prima’ ha assunto connotati di una verità rivelata, contenente una speranza di una migliore opportunità per tutti nel cambiare stili di vita, quella del dopo crisi avrà la stessa definizione, ma sarà gravida di timori, incertezze e diffidenze: le componenti – insomma – per una convivenza avvelenata”, conclude Jasmine Cristallo. 

Salvini, appello a Mattarella: “O si chiude domani o voto”

Dopo la chiusura della prima giornata del tavolo sul programma di governo in crisi nato in seguito alle consultazioni e alle dimissioni di Conte, Matteo Salvini fa “appello al presidente Mattarella, che è il garante dell’unità di questo Paese: non permetta che passino altri giorni, altre ore perse. Perché ogni giornata persa è un’azienda che chiude. Se hanno i numeri domani, vengano in Parlamento e lavoriamo, altrimenti a casa, basta ed entro Pasqua c’è un nuovo Parlamento”, spiega il leader della Lega a Quarta Repubblica su Rete 4. Per il Carroccio in ogni caso “la via maestra, naturale, dignitosa, è impegnare due mesi per il voto per non rompere le scatole agli italiani nei prossimi cinque anni”. E comunque, “se trovano i numeri, Conte e Renzi perdono la faccia evidentemente…”, commenta ancora. 

Poi l’attacco: “Volete sapere come finisce domani? Scommettiamo un caffè alla macchinetta di Mediaset che vanno avanti altri giorni perché ancora non si sono messi d’accordo su chi entra e chi esce e su chi fa il ministro? Se così fosse, sarebbe una cosa vergognosa, perché c’è una situazione economica e una crisi che entra in milione di case… Se domani vanno al Quirinale e vengono loro concesse ancora due-tre-quattro-cinque giorni, veramente non avrei modo di commentare in maniera educata questa perdita di tempo”. 

“Tra Conte e Draghi io sceglierei gli italiani, preferisco gli italiani”, rimarca quindi Salvini, che sul presidente della Camera aggiunge: “Fico? Non puoi fare il giovane esploratore a raccattare i ministri nel bosco. E’ davvero imbarazzante. Io ho fatto il giovane esploratore nei boschi, ma avevo 12 anni”.
 

Fonti M5S: “Bene che Iv parli di Conte, sorprendono veti su nomi”

“Sorprende che ‘fonti renziane’ parlino di un atteggiamento da parte del Movimento 5 Stelle di irrigidimento che rischierebbe di far saltare il tavolo”. Lo fanno sapere fonti pentastellate all’Adnkronos, sottolineando come “nell’arco di questa giornata il Movimento si è posto con atteggiamento responsabile e costruttivo”.  

“Prendiamo però atto che, se non ufficialmente, almeno attraverso le fonti da Italia Viva si sia parlato del Conte ter, di cui noi siamo i primi fautori – sottolineano le stesse fonti – Questo è già un fatto positivo. Al contempo sorprende che si parli di alcuni nomi di ministri che non sarebbero graditi, dal momento che era stata Italia Viva stessa ad aver detto che i temi vengono prima di tutto. In questo momento siamo concentrati sui temi sui quali poter trovare una convergenza e soprattutto su un programma che risponda all’emergenza economico sanitaria che stiamo affrontando”. 

Governo, M5S: “Sensibilità diverse ma volontà collaborazione”

“Si è trattata di una giornata di lavoro intensa, non abbiamo mai abbandonato l’atteggiamento costruttivo anche quando il confronto è stato franco. Abbiamo riscontrato la volontà di collaborazione di tutte le parti, consapevoli del momento difficile che attraversa il Paese, pur in presenza di temi sui quali ci sono posizioni e sensibilità diverse. Continuiamo a lavorare con spirito costruttivo, consapevoli della necessità di fare in fretta, nell’interesse esclusivo degli italiani”. Lo affermano i due capigruppo M5S di Camera e Senato, Davide Crippa ed Ettore Licheri. 

Governo, duello M5S-Italia Viva sul Mes

Andrà avanti fino alle 21 di questa sera, per poi riprendere nella mattinata di domani, alle 9, il tavolo sul cronoprogramma avviato a Montecitorio dal presidente della Camera Roberto Fico. La deadline per chiudere è fissata alle 13. Si procede a rilento, tra mugugni, schermaglie e difficoltà, con la convinzione, per giunta, che la partita decisiva si giochi su altri tavoli. Ma il lavoro va avanti, nonostante ci sia incertezza persino sulla stesura di un documento finale, al momento non così scontato. Lo vorrebbe nero su bianco Italia Viva, per gli altri alleati di governo la questione non sembra determinante, mentre il ‘responsabile’ Bruno Tabacci replica deciso: il sigillo sul programma deve metterlo una sola persona, Giuseppe Conte, che al tavolo non c’è. Continua a dividere soprattutto il Mes, riportato sul tavolo dai renziani, che hanno chiesto almeno un ricorso parziale al fondo Salva Stati, previa valutazione delle misure da finanziare. Anche il ‘responsabile’ Bruno Tabacci si è detto favorevole, mentre i dem hanno ribadito come occorra finanziare con maggiori risorse la sanità. Ma il no, netto e convinto, è arrivato da M5S, come da attese: sul salva Stati il Movimento non è disposto a trattare.  

Distanze sono state registrate anche sulla riforma fiscale, nonché sulle riforme istituzionali e il Recovery plan. Italia viva ha chiesto l’istituzione di una commissione bicamerale sulle riforme – idea calata sul tavolo nel gelo degli alleati- che si occupi, fra le altre cose, di legge elettorale. I renziani, su questo fronte, hanno sparigliato ribadendo sì la loro propensione al maggioritario, ma dicendosi disponibili ad accettare anche il proporzionale a patto che vengano reintrodotte le preferenze, un’accelerazione che sembra non essere stata molto gradita dai dem.  

Al contrario, il M5S è tornata a chiedere a gran voce il ritorno delle preferenze -in questo in linea con i renziani- e il voto ai 18enni anche per il Senato. Anche sulle politiche del lavoro, frizioni e distanze al tavolo. Italia viva ha chiesto un salto di qualità per Anpal e Inps -nel mirino, come era da aspettarsi, Pasquale Tridico- indisponendo ulteriormente i 5 Stelle.  

Anche sul reddito di cittadinanza botta e risposta tra le parti, con i grillini che difendono uno dei loro cavalli di battaglia. “Completiamo il reddito di cittadinanza con il rafforzamento delle politiche attive e dei controlli, così come del resto era previsto fin dall’inizio”, la posizione portata al tavolo dalla delegazione del Movimento 5 Stelle in tema di lavoro. Accanto al completamento del reddito di cittadinanza, sarebbe stata avanzata dal Movimento la proposta di “riforma degli ammortizzatori sociali che sarebbero destinati a tutte le categorie di lavoratori, compresi gli autonomi”. Proposta anche l’introduzione di “un salario minimo e l’equo compenso per professionisti e lavoratori autonomi”. 

Bellanova: “In questo momento nessuno blinda nessuno”

“Prima bisogna trovare una sintesi sui contenuti e poi le figure più adeguate per portare avanti quel programma”. Lo dice Teresa Bellanova di Italia Viva al Tg4. “Io sono un po’ all’antica e penso che prima bisogna avere idea delle cose da fare, poi trovare persone adeguate. In questo momento nessuno blinda nessuno”. 

“Draghi? Dico di non tirare dentro il tritacarne persone che in questo momento non sono in questo tavolo”, aggiunge, spiegando che Italia Viva “è per un governo politico ma non a tutti i costi. Se ci sarà un sintesi sui contenuti, ci sarà un governo politico altrimenti si andrà su un governo istituzionale. Ma smettetela con questo richiamo minaccioso alle elezioni finalizzato soltanto a qualche parlamentare che passa da un fronte all’altro”. 

“Stiamo lavorando per mettere insieme un programma e ognuno a quel tavolo ha dovere di dare il massimo. Punto è se forze diverse riescono a trovare una sintesi per impegnare prossimo governo a lavorare per dare risposte al Paese. Chi parte dai nomi, parte non dando un contributo positivo”, aggiunge. “Il Mes? Il tema delle risorse aggiuntive alla sanità forse non dovrebbe essere solo un tema di Iv”.
 

Meloni: “Voto più vicino, anche Mattarella non ha escluso”

Crisi di governo e voto anticipato? “Credo che le elezioni siano più vicine di quanto si dica, anche Mattarella non ha escluso questa ipotesi”. Così Giorgia Meloni, ospite di Radio Uno, del mix delle 5 con Giovanni Minoli. Poi, sull’avvicinarsi del Conte ter, dice: “Lui a Palazzo Chigi di nuovo? La crisi non la risolviamo così”. 

E alla domanda sulla gestione del successo di Fdi, Meloni replica: “L’ossigeno per l’ascesa vertiginosa? Alla fine lo trovo”. La virtù? “La disciplina e anche l’essere madre, i figli aiutano a dare alle cose la giusta importanza”, spiega Meloni. 

“Il mio pantheon ideale? Roger Scruton, Giovanni Paolo II e Dante Alighieri”, indica questi nomi Meloni sottolineando poi che la sua destra ‘è sovranista”. 

Salvini: “Spero italiani possano scegliersi governo a Pasqua”

“Spero che gli italiani, nella Pasqua di resurrezione, possano scegliersi un governo”. Lo dice Matteo Salvini, ospite di Live, non è la D’Urso, su Canale 5, ribadendo la necessità di andare al voto. 

“Un governo Draghi? Uno può stimare Draghi, Mattarella, Salvini, la D’Urso, il problema è chi sono i compagni di viaggio, noi abbiamo dei senatori vinavil che votano la qualunque” attacca Salvini. “Io – ribadisce – vorrei un governo che dura cinque anni”. 

Poi l’emergenza Covid e i vaccini. Per il leader della Lega “chi ha fatto il contratto in Ue ha sbagliato qualcosa, la Gran Bretagna che è fuori dalla Ue oggi ha vaccinato 600mila persone”. Quanto ad Arcuri, secondo Salvini “ha fallito, su tutta la linea, è pure commissario per l’Ilva di Taranto…”. In Italia, sottolinea, abbiamo il “più alto numero di morti e crescita economica più bassa, io guardo avanti”, conclude.  

“Renzi quereli Travaglio”, e leader Italia Viva retwitta

“Oggi Travaglio su RaiTre ha paragonato Matteo Renzi a Bin Laden. Giorni fa aveva invitato i lettori del suo “giornale” a sputare su una foto del leader di ItaliaViva. Io mi auguro che Renzi lo quereli. Perché questo signore, al servizio di Casalino, ha oltrepassato il segno”. E’ il tweet dell’esponente di Italia viva Anna Rita Leonardi che lo stesso Matteo Renzi ha rilanciato. Al centro della vicenda, il viaggio di Matteo Renzi in Arabia Saudita e l’intervista al principe Mohammed bin Salman. 

“Su Rai3 Travaglio, invitato in qualità di sostenitore di Conte, paragona Renzi al terrorista Bin Laden, con un rancore che non dovrebbe avere nulla a che fare col servizio pubblico. Se non arrivano prese di distanza da Conte, per me andrebbe interrotta ogni trattativa di governo”, scrive su Twitter il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi.
 

Meloni: “Renzi esalta regime Arabia, vergognoso”

“Le parole di Matteo Renzi che esaltano il regime dell’Arabia Saudita sono vergognose e inaccettabili”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “L’Arabia Saudita è uno Stato fondamentalista islamico che applica alla lettera la sharia nel quale le donne non sono libere e i loro diritti costantemente lesi; si può essere condannati a morte anche per apostasia (rinuncia alla religione islamica), adulterio, omosessualità; è permessa l’ignobile pratica delle spose bambine. Ma non è tutto, perché l’Arabia Saudita, al pari del suo rivale Qatar, diffonde in modo sistematico e voluto teorie fondamentaliste che sono la principale cause della crescita dell’integralismo islamico in Europa e nel mondo creando l’humus nel quale prospera il terrorismo”, afferma Meloni. 

“Fratelli d’Italia, praticamente in totale solitudine -ricorda- da sempre denuncia il pericolo che si cela dietro la rete di influenza e rapporti coltivati, anche se in contrasto tra loro, da Qatar e Arabia Saudita, ma la sinistra ci ha sempre osteggiati. Ora che emerge il caso gravissimo di Renzi (ex presidente del Consiglio, segretario del Pd e attore fondamentale della maggioranza rosso-gialla) pagato da un fondo islamico, si capiscono meglio le battaglie della sinistra a favore dell’immigrazione musulmana illegale di massa e la guerra a chi parla della difesa delle radici e dell’identità cristiana d’Europa”.  

“Pd e M5S ora non facciano finta di scandalizzarsi per i rapporti tra Renzi e l’Arabia Saudita visto che da sempre sono compiacenti con i generosi stati fondamentalisti islamici. Basti pensare a come hanno felicemente sottoscritto di recente l’accordo di cooperazione culturale tra Italia e Qatar. Questa sinistra spregiudicata non può avere in mano le sorti della nazione”, avverte Meloni. 

Governo, salta riunione della fronda M5S anti Renzi

Per via della fuga di notizie di ieri, è saltata la riunione della fronda M5S anti Renzi che avrebbe dovuto tenersi in mattinata, a partire dalle 10, su una piattaforma online. I parlamentari – una ventina di persone tra Camera e Senato – avrebbero dovuto fare il punto sul ritorno in maggioranza con il leader Iv, una decisione che osteggiano apertamente, contestando “l’inversione a U” definita dai vertici grillini. 

Intanto è netto il post del ministro M5S Luigi Di Maio sulla crisi: “È stato scelto il momento peggiore per aprire una crisi di governo che sta bloccando il Paese”, spiega, sottolineando che “il bollettino covid ogni giorno ci ricorda che ancora ci sono troppe vittime. La situazione è tutt’altro che rassicurante, anche perché i colossi farmaceutici stanno mettendo a rischio la nostra campagna di vaccinazione”. 

“Sarò duro, ma siamo in guerra contro un nemico invisibile che quotidianamente uccide persone e che sta mettendo in ginocchio il comparto produttivo del Paese – scrive Di Maio – In questi momenti serve un esecutivo forte, mentre noi agli occhi del mondo appariamo deboli”. “Quindi o ci mettiamo in testa che dobbiamo ripartire in fretta con un nuovo governo puntando a sfruttare al meglio i 209 miliardi del recovery – esorta il ministro – oppure le future generazioni piangeranno le follie di una politica che invece di pensare ai problemi degli italiani, litigava per le poltrone”. 

Crisi, Rosato: “Mes serve, ma niente condizioni insopportabili”

“Il Mes serve. Se altri partiti ci dicono troviamo altre somme per finanziare la Sanità, che va finanziata, noi ci confronteremo. Non mettiamo condizioni insopportabili a nessuno, mai un atto preclusivo su un tema che condizioni il resto”. Lo ha detto Ettore Rosato a SkyTg24. 

“In questa fase dobbiamo trovare una sintesi sui programmi. Noi saremo molto categorici sul fatto che in questi due giorni dobbiamo passare il tempo in maniera molto sera a confrontarci sui programmi e far sì che problemi siano messi sul tavolo. Non risolveremo tutti i problemi ma sceglieremo un metodo e tutto quello che puoi essere chiarito lo chiariremo”, ha aggiunto Rosato. 

Crisi, Scalfarotto: “Maggioranza si può allargare, sediamoci al tavolo”

Crisi di governo e consultazioni in corso: “Sediamoci al tavolo, parliamo innanzitutto di temi, delle cose da fare, e poi dei nomi. Può esserci addirittura una maggioranza che si allarga”. Con un’agenda ambiziosa” “credo che anche altre forze politiche possano essere attratte da un programma riformista e abbandonare le sirene del sovranismo di destra e del populismo di sinistra a cui sono attaccate”, così Ivan Scalfarotto, ex sottosegretario renziano, ai microfoni di Skytg24.
 

“Era necessario cominciare una fase nuova e per farlo bisognava mettere alle spalle quella vecchia”. ”Possiamo sederci al tavolo tutti insieme” perché ”ora siamo tornati a una situazione più normale. In questa fase stiamo insistendo sui temi e non sui nomi. Se riusciamo a mettere in piedi un’agenda ambiziosa, credo che questa maggioranza possa farlo e credo che anche altre forze politiche possano essere attratte da un programma riformista e abbandonare le sirene del sovranismo di destra e del populismo di sinistra a cui sono attaccate. Prima bisogna decidere cosa fare e poi pensiamo ai nomi. Sediamoci al tavolo e vediamo quali sono le soluzioni”, ha ribadito l’Iv. 

Crisi, “nessun contatto Mattarella-Draghi”

È destituita di ogni fondamento la notizia, apparsa oggi su alcuni giornali, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia contattato, da quando si è aperta la crisi di governo, Mario Draghi. Lo affermano fonti qualificate del Quirinale. 

Lo scorso 29 gennaio, il presidente della Repubblica ha affidato al presidente della Camera Roberto Fico un mandato esplorativo per verificare la possibilità di una nuova maggioranza: “E’ doveroso dar vita presto ad un governo con un adeguato sostegno parlamentare”, aveva spiegato. L’emergenza sanitaria ed economica dovuta al Covid impone tempi rapidi e stabilità al Paese e il presidente della Repubblica, nella sua veste di arbitro super partes, ha fatto sentire chiara e forte la sua voce ribadendo quello che andava dicendo da giorni: no a maggioranze raccogliticce. Un input preciso per Giuseppe Conte e i suoi alleati M5S-Pd, ma soprattutto per Italia viva. Servono, insomma, numeri certi. E per questo il Colle ha affida il mandato esplorativo a Fico, che avrà il compito fino a martedì di verificare concretamente ”una maggioranza parlamentare a partire dai gruppi che sostenevano il precedente governo”.