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Categoria: politica

Governo Draghi, Renzi: “Sostegno a prescindere da nomi ministri”

Sostegno al governo Draghi a prescindere da tutto. È questa la linea di Italia Viva espressa da Matteo Renzi al termine delle consultazioni con il presidente incaricato. “Iv accoglie l’appello del Presidente della Repubblica e sosterrà il governo indipendentemente dal nome dei ministri, da quanti tecnici e politici” sarà composto, “siamo al fianco e a disposizione” di Draghi. “Auspichiamo – dice Renzi – che tutte le forze assumano lo stesso atteggiamento a sostegno” del governo Draghi, perché “l’appello del Presidente della Repubblica era rivolto a tutti. Chi oggi pone veti nei confronti di altri non solo commette un errore politico, ma sta rifiutando l’appello del Presidente della Repubblica – sottolinea – che ha escluso che il governo abbia una connotazione politica ma invitato tutte le forze a dare sostegno” all’esecutivo.  

E a chi vede nelle parole di Renzi legge una critica alle posizioni di Salvini e di Leu, il ‘Rottamatore’ ribadisce: “Italia viva sostiene il premier per il governo incaricato dal capo dello Stato. Io non giudico le decisioni degli altri, di Salvini e di Leu, ognuno risponde davanti a sé e al paese. Poi valuterà il premier incaricato. Noi – insiste – abbiamo detto di ascoltare l’appello del capo dello Stato”. 

“Ringrazio chi in questi giorni difficili – aggiunge poi Renzi ringraziando le ex ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto – ha avuto la forza di opporsi alla corrente mono direzionale che vedeva in Italia Viva la sola responsabile della crisi, grazie a chi ha sostenuto nuotando controcorrente la posizione di Italia Viva: questo valga in special modo per le giovani generazioni per i giovani amministratori e per chi crede nella res pubblica”.
 

Governo Draghi, Grillo con M5S domani a consultazioni

Beppe Grillo domani sarà nella delegazione M5S che incontrerà il premier incaricato Mario Draghi. La conferma arriva all’Adnkronos da autorevoli fonti del Movimento e dall’entourage dello stesso garante dei 5 Stelle. Le delegazioni per gli incontri non sono state ancora comunicate ufficialmente, ma Grillo, salvo cambi di programma dell’ultimo minuto, farà parte della squadra.  

Intanto il Fatto quotidiano ha rivelato una lunga telefonata intercorsa tra il fondatore del Movimento e Draghi, che avrebbe fatto cambiare idea a Grillo, sulle prime fermamente contrario a un governo guidato dall’ex numero uno della Bce. Domani il faccia a faccia tra i due. 

Governo, Bettini: “Conte padre nobile alleanza Pd-M5S”

“Il discorso di Conte è stato molto bello. Di responsabilità nazionale e da statista”. Così Goffredo Bettini, ospite di Radio24, dopo le parole pronunciate ieri dal premier uscente in piazza Colonna. “Con delicatezza ha posto una mano sulla testa del Movimento, che sta vivendo una discussione molto seria e matura – spiega il dem – . Conte ha detto che ci sarà sia per il Pd che per il Leu. Conte sarà il padre nobile dell’alleanza, che insieme a lui si è costruita e ha progredito”. 

Poi sul possibile ingresso della Lega nell’esecutivo spiega: “Vedo una destra molto divisa, saranno loro a decidere, l’impostazione ultra-europeista di Draghi sarà però un problema”. “Non voglio porre veti a Draghi”, avverte Bettini. 

Governo Draghi, Di Battista: “Ragioni su ragioni per dire no”

“Ogni ora che passa, per quanto mi riguarda, si aggiungono ragioni su ragioni per dire NO a Draghi. Si dice: ‘non sarà un governo tecnico ma un governo politico’. Benissimo. Allora ragioniamo di politica”. Così Alessandro Di Battista, in un lungo post notturno su Facebook, ribadisce il suo no al tentativo di Mario Draghi di formare un nuovo governo.  

“C’è – ricorda il Cinque Stelle – chi si batte da 906 giorni, ovvero dal 14 agosto del 2018 (giorno della Strage di Genova), per revocare le concessioni autostradali ai Benetton. Davvero qualcuno crede che Draghi, colui che, da Direttore generale del Tesoro, assegnò le concessioni autostradali ai Benetton, possa revocarle? C’è chi combatte per l’istituzione di una banca pubblica di investimento”.  

“Pensate davvero – si chiede ancora – che Draghi, uomo legato a doppio filo alla Goldman Sachs possa realizzarla? Io credo che sia indispensabile un durissimo provvedimento sul conflitto di interessi che proibisca, per legge, consulenze (o conferenze ben retribuite) a politici ed amici della politica. Si potrà mai approvare una legge del genere con Renzi al governo, per giunta rafforzato politicamente, che si sta arricchendo a dismisura grazie a conferenze estere strapagate? Pensate che sarà possibile portare avanti battaglie sulla legalità e sulla giustizia stando al governo con Berlusconi?”. 

“E ancora. C’è chi crede nei beni pubblici, nella scuola pubblica, nella sanità pubblica. Secondo voi i Calenda e le Bonino, sponsor delle privatizzazioni, saranno d’accordo? – è un’altra domanda che pone Di Battista – . E chi sostiene interventi per le piccole medie imprese crede davvero che un governo che nasce con la benedizione di Confindustria li sosterrà? Governo politico è una parola che non ha alcun senso in questo scenario. Cosa c’è di Politico nel governare con PD, Leu, Forza Italia, Più Europa, Centro Democratico e, probabilmente, Lega Nord? Ci sarà qualche “politico” dentro. Un numero, tra l’altro, decisamente inferiore a quel che si immaginano molti sostenitori del sì a Draghi. Ma di politico non vi sarà nulla”.  

“Draghi, nei primi mesi di luna di miele concessa da una pubblica opinione stremata da un anno di pandemia, si dedicherà al piano vaccinale e a mettere nero su bianco un Recovery gradito ai potentati che lo incensano. Nulla più. Poi, senza colpo ferire, si farà eleggere Presidente della Repubblica. D’altro canto non avrebbe mai accettato senza questa garanzia. A quel punto ci si renderà conto che il “governo dei migliori” come già viene definito, era solo l’inizio della restaurazione. Un film già visto”, conclude il pentastellato.  

Governo, Zingaretti: “Obiettivo Renzi alleanza Pd con M5S e Leu”

“Il vero obiettivo di Renzi, attraverso l’attacco a Conte, era l’alleanza da noi siglata con Leu e Cinquestelle. Quell’alleanza ha tolto ossigeno e spazio al suo progetto politico: doveva fare qualcosa. Ha fatto la cosa peggiore: ha mandato tutto all’aria. Lo afferma Nicola Zingaretti in un’intervista alla Stampa, aggiungendo che “abbiamo difeso Conte perché l’attacco contro di lui era ingiusto ed era anche contro di noi. Non permetterò che si liquidi un patrimonio di risultati acquisiti, primo fra tutti la ricollocazione dell’Italia in Europa. È un patrimonio che non dobbiamo disperdere ma anzi allargare a sensibilità moderate, liberali e socialiste. Questa è la scommessa di queste ore. E per questo l’alleanza che ha sostenuto Conte non deve aver paura di sostenere il tentativo del professor Draghi”.  

Quanto agli attacchi a Goffredo Bettini di queste ore “sono indecenti – dice il segretario dem – E ne conosco il motivo. Goffredo è una persona libera e autonoma, e questo dà fastidio. Dà fastidio l’autorevolezza della sua storia. Negli attacchi vedo un vizio antico della cattiva politica: quando ci si trova di fronte a idee e progetti forti non si discutono più le proposte ma si attaccano le persone che le esprimono”.  

“Conte e quest ‘alleanza sono forti in Parlamento e nel Paese – conclude – Noi non possiamo tornare alla solitudine del 2018, che portò alla più grave sconfitta elettorale della nostra storia. Dobbiamo andare convintamente avanti. E le tre forze che compongono la nostra alleanza, anzi, devono aprirsi ulteriormente e allargare la propria influenza, facendo argine al sovranismo, sempre aggressivo e pericoloso. Il resto è tornare competitivi elettoralmente. Ma proporremo altri punti di programma: realizzare una riforma del fisco all’insegna della semplificazione e della progressività, portare avanti la riforma della giustizia che l’Italia attende da troppo tempo, nuove politiche per il lavoro, soprattutto per l’occupazione di giovani e donne, la riforma della legge elettorale e altre riforme istituzionali”. 

Governo, l’ex ministro Castelli: “Se Draghi con Pd, difficile dire sì per Salvini”

“Draghi è davvero il drago, rispetto agli altri, uno di un altro pianeta, ma il punto è capire cosa ha in mente, perché se torniamo a un governo sulla falsariga del precedente, magari con Zingaretti e Boccia dentro, e Di Maio, allora al posto di Salvini sarei in grande imbarazzo, sarebbe difficile dire sì”. L’ex ministro leghista della Giustizia, Roberto Castelli, non nasconde la preoccupazione per quello che potrebbe essere l’esecutivo a guida Draghi. “Sono preoccupato – spiega – pensavo che Draghi facesse un po’ come ai tempi dei romani, che nei momenti di crisi nominavano uno con pieni poteri, e facesse il dittatore a tempo”. 

“Mi immaginavo un Draghi che, senza chiedere niente a nulla e nessuno, portasse il suo governo in Aula e chiedesse la fiducia, mente mi pare che qui c’è già il totoministri, con dentro i vecchi nomi della politica”. E allora, secondo il vecchio leghista “come potrebbe Salvini dire sì a chi porta al governo i nemici dell’autonomia, chi ha fatto una campagna contro la Lombardia, ad esempio, chi va contro le nostre battaglie?”.  

“Se invece si parla di una squadra tecnica, di un altra cosa, rispetto al semplice cambio di allenatore, allora sono d’accordo con Giorgetti, che spinge per entrare”, conclude Castelli. 

Draghi, il tavolo di Conte e il centrodestra diviso: il punto

Effetto Mario Draghi? Non solo su borse e spread. L’intensa giornata appena trascorsa ha segnato infatti decisive svolte anche negli equilibri politici del Paese. Il premier incaricato, dopo il mandato conferito da Mattarella per la formazione di un nuovo governo, ha iniziato ieri il giro di consultazioni con le forze di maggioranza e opposizione per sondare il terreno e capire il margine entro il quale il nuovo esecutivo, dovesse partire, potrà muoversi. Se finora sono state ascoltate le forze minori – tutte schierate con l’ex presidente Bce -, oggi si entra nel vivo con gli incontri con i ‘big’: in calendario, fra gli altri, Italia Viva di Matteo Renzi, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ma è fuori dalla Camera dove si tengono i colloqui che qualcosa si è mosso in direzione inaspettata. 

Dopo il secco ‘no’ del reggente Vito Crimi, quello del padre nobile Beppe Grillo e più di qualche malumore nel Movimento, è stato Luigi Di Maio nella mattinata di ieri a lanciare l’appello verso l’apertura. “Abbiamo il dovere di ascoltare Draghi”, ha spiegato rivolgendosi al M5S, perché “è proprio in queste precise circostanze che una forza politica si mostra matura agli occhi del Paese”. E sei i ‘big’ del partito come Taverna e Di Battista avevano ribadito l’assoluta distanza da Draghi, ecco però spuntare nel corso della giornata le parole di apertura di altrettanti pezzi grossi 5S, come Raggi. 

Parole, sembrerebbe, frutto del cambio di strategia repentino di Grillo: dopo aver detto martedì scorso agli ormai ex ministri che lo avevano sentito, ‘mai con Draghi, avanti con Conte’, ieri il fondatore ha capito che il Movimento era in un vicolo cieco, assistendo, da lontano, a un’assemblea congiunta trasformata in uno sfogatoio. E così il garante ha deciso di cambiare gioco anche per “rispetto del Colle”. Ha chiamato tutti – da Raggi ad Appendino ai volti storici del Movimento -, definendo “una grande opportunità” – riportano diverse voci – quella di tornare al governo, anche se a guidarlo non ci sarà più Giuseppe Conte ma l’ex numero uno della Bce. Ma la condizione sine qua non è che quello di Draghi sia un esecutivo politico, con il M5S che ne indossa qualche maglia. Da qui le chiamate a Giuseppe Conte, ragionando con lui su quel ruolo di ‘federatore’ della coalizione che dovrà guidare la sfida al centrodestra alla prossima tornata elettorale. Da qui, il ‘predellino’ del premier uscente, con tanto di tavolino di cristallo in piazza Colonna.
 

E’ proprio davanti al tavolino carico di microfoni sistemato di fronte a Palazzo Chigi – ma senza che il palazzo venisse inquadrato -, che Conte ha di fatto aperto al nuovo esecutivo auspicando “un governo politico”. “I sabotatori vanno cercati altrove”, ha sottolineato, spiegando come “ho sempre lavorato perché si possa formare un nuovo governo per il bene del Paese”, quindi “auspico un governo politico” perché “le urgenze richiedono scelte politiche e non tecniche”. 

In serata, ecco quindi arrivare il post del capo politico Crimi: “Sabato prossimo andremo alle consultazioni con il presidente incaricato. Ascolteremo attentamente quanto avrà da dirci e porteremo al tavolo il MoVimento 5 Stelle con la sua storia, le sue battaglie e le sue visioni”. Crimi difende in primis il reddito di cittadinanza definito “uno dei punti fermi. Perché, oggi più di ieri, nessuno deve rimanere indietro”. “Sento già qualcuno – ha sottolineato Crimi – appellarsi al presidente incaricato affinché tolga il reddito di cittadinanza, una misura che in questi mesi ha anche fatto da scudo al rischio di tensioni sociali e che ha aiutato quasi 3 milioni di italiani, inclusi minori e disabili. Abbiamo lottato con tutte le nostre forze per realizzarlo e, invece che affossarlo, dobbiamo portarlo definitivamente a termine completando il versante delle politiche attive del lavoro”, le parole del reggente. 

Se l’appoggio di Italia Viva e Pd è scontato e il M5S sembra indirizzarsi quindi sulla linea del dialogo, l’effetto Draghi si abbatte però sul centrodestra, che non riesce a trovare quadra e linea comune spaccandosi sul da farsi. In mattina la detonazione arriva con l’endorsement di Silvio Berlusconi: “La scelta del Presidente della Repubblica di conferire a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo governo va nella direzione che abbiamo indicato da settimane: quella di una personalità di alto profilo istituzionale attorno alla quale si possa tentare di realizzare l’unità sostanziale delle migliori energie del Paese. Un’antica stima mi lega a Mario Draghi, che fu il nostro governo a nominare Governatore della Banca d’Italia e ad indicare, superando le resistenze di alcuni partner europei, alla guida della BCE”, la nota del presidente di Forza Italia. 

E dopo il vertice dei leader tenuto nella tarda mattinata, ecco il segno tangibile di posizioni molto distanti sull’appoggio a Draghi: le delegazioni dei partiti si presenteranno dal premier incaricato in ordine sparso e per conto proprio, non in forma unitaria come era stato per Mattarella. All’incontro, con Forza Italia, anche Silvio Berlusconi che per l’occasione tornerà in Italia dopo una lunga convalescenza all’estero. 

“Ho sempre detto che non avrei votato un governo tecnico e che non sarei mai andata al governo col Pd, perché oggi di questo stiamo parlando”. Così Giorgia Meloni, leader di Fdi, ospite su Rai Uno di ‘Porta a Porta’ ha poi ribadito la posizione: “Non so quale sia il programma di Draghi” ma “io sicuramente la fiducia non la voto”. “Al netto del voto di fiducia che io non darò, se portasse provvedimenti che io condivido per il bene dell’Italia, li voto”. “Non metto in discussione la serietà di Draghi, ma la serietà di quelli che stanno andando con lui al governo”. “Sono così responsabile che riesco a dare una mano – se qualcuno la vuole – all’Italia, anche stando all’opposizione”.
 

E la Lega? Resta nel mezzo con Matteo Salvini, che pare puntare il dito contro gli alleati che non sono riusciti ad aspettare il confronto sui temi. Da una parte Meloni, attratta dal voto, come ripete da mesi e Forza Italia, che di Draghi ha già fatto (quasi) una bandiera. “Noi a differenza di altri, siamo liberi, non abbiamo a differenza degli altri già scelto il sì o il no, prima di andare a parlare con Draghi”, aggiunge Salvini, aprendo il capitolo “sulle differenti sensibilità” in questo momento tra alleati. Non risparmia una stoccata in particolare a Forza Italia. “A differenza di altri, dove ci sono correnti, correntine, fuoriusciti e ripensanti, noi ci confrontiamo sulle idee, poi quando si sceglie, la Lega si muove come un sol uomo”. E a chi gli chiede se è a rischio l’unità del centrodestra replica così: “Per noi vengono prima gli interessi degli italiani, prima di quelli del partito”. 

Certo è, ha spiegato Salvini, che “abbiamo un’idea di Italia che è diversa da quella di Grillo. Dovrà essere Draghi a scegliere i suoi progetti. Noi siamo a disposizione, non diciamo né sì né no a priori”. E in serata la precisazione dagli studi di Dritto e Rovescio: “La via maestra sono sempre e comunque le elezioni. In democrazia le elezioni metterebbero il Paese in tranquillità per 5 anni, quindi è chiaro che altre alternative non ne vediamo”. Sabato l’incontro con il premier incaricato. 

 

Governo Draghi, il ‘ritorno’ di Berlusconi: a Roma per consultazioni

Silvio Berlusconi domani ritorna in Italia. L’occasione per riprendersi la scena è ghiotta: guidare la delegazione di Forza Italia alle consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi. Il Cav non mette piede nel suo Paese dal settembre scorso, da quando fu dimesso dall’ospedale San Raffaele di Milano, dove era stato ricoverato per un inizio di polmonite dopo la positività al Covid. La convalescenza è stata lunga e l’ha trascorsa tutta a Valbonne, in Provenza, nella villa della primogenita Marina.  

Raccontano che il Cav farà una toccata e fuga: arriverà a Roma giusto in tempo per le consultazioni, nel pomeriggio alle 17, con il vicepresidente di Fi Antonio Tajani e i capigruppo di Camera e Senato, Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini. 

Dopo l’endorsement a ‘Super Mario’ in video collegamento con i vertici azzurri stamattina, che ha preso in contropiede gli alleati, Lega e Fdi, è iniziata a circolare la voce di un suo blitz nella Capitale per guidare la rappresentanza forzista da Draghi. Poi il tam tam è diventato sempre più forte, fino alla conferma ufficiale arrivata con le parole di Tajani: ”Berlusconi è il leader di Fi, domani guiderà lui la nostra delegazione e parlerà lui con Draghi”. Prima di volare nella Capitale, raccontano, Berlusconi sentirà al telefono i vertici di Fi per fare il punto della situazione prima di andare al Quirinale.  

Governo Draghi, Grillo in arrivo a Roma

A quanto si apprende, Beppe Grillo sta arrivando a Roma. Il garante del M5S sarà nella Capitale nelle prossime ore. Secondo quanto trapelato in giornata il garante del Movimento, dopo aver detto martedì scorso ‘mai con Draghi, avanti con Conte’, ha aperto al sostegno a un governo guidato dall’ex numero uno della Bce a condizione che quello di Draghi sia un esecutivo politico, con il M5S che ne indossa qualche maglia. Da qui le chiamate a Giuseppe Conte, ragionando con lui su quel ruolo di ‘federatore’ della coalizione che dovrà guidare la sfida al centrodestra alla prossima tornata elettorale. 

Governo, siparietto Draghi-Sgarbi: “Che fa, mi filma?”

Siparietto tra Vittorio Sgarbi e Mario Draghi, questa sera, durante le consultazioni tra la delegazione di ‘Idea-Cambiamo’ e il premier incaricato nella Sala della Regina a Montecitorio. Il critico d’arte non si accorge di aver premuto inavvertitamente un tasto del suo cellulare e parte la luce della torcia. L’ex presidente della Bce si concede una battuta: Sgarbi che fa? Mica mi sta filmando con telefonino? 

Dopo l’incontro, Sgarbi ha esortato “il centrodestra a sostenere Draghi, è una persona di qualità. Mattarella lo ha detto chiaramente: non si vota. Non c’è alternativa a Draghi”.  

“L’eventuale durata del governo Draghi? I primi sei mesi ci sarà per forza, poi c’è il semestre bianco e potrebbe essere proprio il presidente del Consiglio a diventare presidente della Repubblica. A quel punto – ha sottolineato Sgarbi – è complesso immaginare che il nuovo presidente sciolga le Camere l’ultimo anno. Io questo lo immagino un governo fino a fine legislatura”. 

Quanto al colloquio avuto oggi con il premier incaricato, Sgarbi ha spiegato: “Ho chiesto a Draghi di riaprire i musei il sabato e la domenica. Mi è sembrato attento”. 

Governo, Draghi lavora a mix tecnico-politico

Inizia le consultazioni nel pomeriggio, ma alle spalle ha una mattinata di lavoro piena. Con tante mine lungo la via, ma anche tanta determinazione. Il premier incaricato Mario Draghi disegna il governo che dovrebbe nascere nei prossimi giorni, domani e sabato ha altri due giorni per sondare le forze politiche e capire come comporre la squadra. Che tuttavia, dovrebbe avere al suo interno non solo tecnici ma anche ministri con la casacca di partito, “uno per ogni forza politica, al massimo due per i partiti maggiori”, riferiscono fonti beninformate all’Adnkronos. Mentre il rebus delle forze politiche che lo sosterranno non è ancora sciolto. Anche se oggi si registrano decisi passi avanti.  

La destra va in ordine sparso, il M5S accelera il processo di metamorfosi interna, complici Giuseppe Conte -che veste i panni del ‘facilitatore’ per il suo successore- e Beppe Grillo. Il garante del Movimento, dopo il no a Draghi, inverte la rotta: chiama parlamentari, ministri uscenti, sindaci e volti storici del Movimento per dire che sì un esecutivo guidato dall’ex numero 1 della Bce si può tentare, l’importante è che sia politico e che porti avanti anche le battaglie grilline. Intanto le consultazioni nella sala della Lupa vanno avanti, proseguiranno fino a sabato. Anche se c’è fretta di chiudere, Draghi si prenderà il tempo che serve. Tanto che Maurizio Lupi, dopo le consultazioni, annuncia che “ci sarà un secondo incontro, ci sarà un secondo giro” prima di chiudere. 

Da chi ha parlato con lui emerge qualche elemento del ‘Draghi-pensiero’, illustrato alle forze che ha consultato in un discorso di 5 minuti, preciso e lucido. “Ci ha evidenziato che il processo di ripresa non sarà rapidissimo, sarà abbastanza lento – spiega Bruno Tabacci, del Centro democratico – ma che il problema è che infondere fiducia al Paese è una delle condizioni perché questo processo si avvii”. 

Il Recovery plan, che tanto ha fatto litigare al suo interno il governo uscente fino a provocarne la rottura, “secondo me, lo riscriverà… e nessuno potrà certo dettargli condizioni perché lui è Mario Draghi”, dice ancora l’esponente centrista. Nell’esecutivo che verrà, le priorità saranno dunque “la pandemia e il piano vaccini”, due elementi “intimamente connessi alle condizioni per la ripresa economica e la tenuta sociale” del Paese, illustra ancora Tabacci, anticipando la contrarietà dell’ex numero uno della Bce, come noto, a una politica basata sui soli “contributi a pioggia”.  

Il Recovery con ogni probabilità verrà riscritto, “con uno sguardo lungo a progetti ad alto rendimento”, come spiegava lo stesso Draghi il 15 dicembre scorso, in un colloquio al Corriere della Sera in cui, sommessamente, cercava di dare qualche consiglio al Paese. Ma ora, prima di mettere mano a quel piano che consentirà all’Italia di disporre di ben 209 miliardi di euro, Draghi dovrà comporre la maggioranza che gli consentirà di affrontare una nuova sfida. E non sarà affatto semplice. Poi mettere in piedi la squadra.  

E se sui ‘tecnici’ avrà più o meno già in mente il suo gabinetto ideale -tra gli altri girano i nomi di Marta Cartabia, Fabio Panetta (che però occupa un posto strategico nel board della Bce), Carlo Cottarelli, Enrico Giovannini, Dario Scannapieco, Lucrezia Reichlin- sul fronte politico le cose sono destinate a complicarsi. Intanto perché serve discontinuità con il governo precedente se si vuole allargare la base parlamentare, ma preservando i lavori in corso, vedi l’azione del ministero della Salute in piena emergenza. Ma anche nel ‘pesare’ l’ingresso dei partiti: con i big o meno. Intanto, due pesi massimi oggi si tirano fuori: non sarà della partita Matteo Renzi, a sentire le sue parole; e lo stesso premier uscente Conte sarebbe orientato a non fare parte della squadra, per puntare al ruolo di ‘federatore’ dell’alleanza tra M5S e Pd-Leu. 

Governo, Renzi: “Io in squadra? Non sono della partita”

“No, non sono della partita”. E’ quanto ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi al Tg3 a proposito di un suo eventuale ruolo nel governo Draghi. “Spazio per me assolutamente no, sono molto divisivo” ribadisce. “Sono stato oggetto di una campagna di fake news in queste settimane, ma ho fatto questa battaglia perché ci credevo”. 

“L’Italia avrà un nuovo Governo” scrive poi Renzi nella eNews. “Lo guiderà Mario Draghi. E questo ci dà un senso di tranquillità e di fiducia che già dalle prime ore sta producendo risultati sui mercati internazionali ma anche nelle istituzioni del nostro Paese. A tutti quelli che si chiedevano che senso ha questa crisi, chiedo di guardare questa foto. Qui – nella foto di Mario Draghi che parla al Quirinale – c’è la risposta al ‘Perché la crisi?'”.  

“Non è stata una crisi incomprensibile: l’Italia finalmente fa un salto di qualità. Domani ufficializzeremo il nostro sostegno al Presidente incaricato (lo incontriamo alla Camera alle 12.45). Ma già da adesso vorrei dire grazie a tutti gli amici del popolo delle eNews. Soprattutto a chi mi ha difeso sui social, prendendosi una valanga di insulti. A chi per colpa mia ha subito le conseguenze dell’odio. A chi ha litigato sui posti di lavoro”. 

“Italia Viva è la casa di chi ha coraggio. Di chi se vede un’opportunità non si fa fermare dai sondaggi. Di chi sa che essere libero è l’esperienza più bella del mondo. Grazie a Sergio Mattarella per la sua guida autorevole e saggia. Teresa, Elena, Ivan hanno rinunciato a delle poltrone mentre altri li giudicavano folli. Adesso sappiamo che da quel sacrificio nasce l’esperienza più importante della legislatura: un Governo per investire i soldi europei, un Governo che affronta l’emergenza sanitaria e scolastica, un Governo che vuole creare lavoro e non vivere di sussidi. Grazie, non ho altre parole”. 

Governo Draghi, M5S verso il sì ma la resistenza tiene

Dopo l’apertura di Giuseppe Conte, il Movimento 5 Stelle prova a compattarsi in vista delle consultazioni di sabato con il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi. Ma la prospettiva di un governo (tecnico o politico che sia) guidato dall’ex numero uno della Banca centrale europea resta indigesta a molti eletti grillini, nonostante le tante posizioni concilianti registrate nelle ultime ore anche tra i big (vedi Luigi Di Maio). La lunghissima assemblea di ieri ha restituito la fotografia di un Movimento frammentato. Ed è soprattutto Palazzo Madama il luogo in cui il sì a Draghi incontra maggiori resistenze.  

“Sì a Conte e no a Draghi… la stragrande maggioranza del gruppo M5S al Senato è per il no a Draghi”, conferma ai microfoni di ‘Fanpage’ il senatore Elio Lannutti: “Un governo politico con l’ex presidente della Bce è un’illusione. Ricordo il 2011, la macelleria sociale con Monti. Per me Draghi è peggio”. Sulla stessa lunghezza d’onda il collega Alberto Airola: “Chi crede che si possa creare un governo politico vero, è cieco o vede in modo sfocato, lo scenario politico attuale… Il progetto Mattarella-Renzi-Draghi -scrive su Facebook il senatore piemontese- ha come scopo un governo di fatto tecnico. Di politico, se proprio lo vogliamo chiamare così, saranno disponibili poche caselle ministeriali”.  

Nel pomeriggio, secondo quanto si apprende, sarebbe stata convocata una riunione congiunta dei direttivi di Camera e Senato con l’obiettivo di trovare la quadra e scongiurare, così, una clamorosa spaccatura interna. Non sarà facile, perché i parlamentari ostili a Draghi promettono battaglia, soprattutto nelle chat interne. “Secondo me -attacca il deputato Francesco Forciniti- non c’è ancora la piena consapevolezza di ciò che sta succedendo… Ora si tratta di scegliere se difendere la dignità o stare dall’altra parte per permettere a un paio di noi di essere chiamati ministro”. E rincara: “Governeremo in un colpo solo con Renzi, Berlusconi e Draghi. Un incubo”. “Il teatrino di questi giorni è un insulto all’intelligenza collettiva… Prendiamo una strada e che sia quella”, gli fa eco Francesco Berti. 

Malumori che si sommano a quelli emersi ieri in assemblea. “Il mio è un no secco a Draghi. Il mio voto, un governo con Draghi premier non lo avrà mai”, ha rimarcato la senatrice Elisa Pirro. “Sarà un finto governo di scopo”, la posizione della collega Orietta Vanin, che invita “tutti ad avere uno scatto d’orgoglio e dire una volta per tutte che non cediamo ai ricatti”. “Sono assolutamente contraria al governo tecnico e in particolare al nome di Draghi, che è la negazione di tutte le nostre battaglie”, ha invece affermato la deputata Emanuela Corda durante la riunione in videoconferenza. 

In generale, però, nel Movimento la nascita del governo Draghi viene ormai considerata una strada obbligata. Il nodo da sciogliere riguarda l’impronta politica che verrà data alla futura squadra. “Tranne Meloni, sono tutti più o meno con Draghi. I partiti saranno coinvolti e non ci sarà governo più politico di quello di Draghi”, assicura all’Adnkronos il senatore M5S Primo Di Nicola. “Dovremo scegliere se abbandonarlo al centrodestra -prosegue il giornalista- oppure accettare la sfida condizionando e recitando anzi un ruolo da protagonisti per gestire le immense risorse del Recovery Fund e tutte le altre partite connesse con i bisogni e i diritti dei cittadini”. 

Alle consultazioni di sabato la delegazione M5S porterà i suoi temi e “le sue battaglie”, scandisce il reggente pentastellato Vito Crimi. A partire dal reddito di cittadinanza che per il Movimento resta “un punto fermo”: “Sento già qualcuno appellarsi al presidente incaricato affinché tolga il reddito di cittadinanza… Abbiamo lottato con tutte le nostre forze per realizzarlo e, invece che affossarlo -scrive sui social Crimi-, dobbiamo portarlo definitivamente a termine completando il versante delle politiche attive del lavoro”. Il M5S “parteciperà costruttivamente, a testa alta e con coerenza rispetto ai valori di sempre, alle consultazioni del neo-incaricato presidente Draghi”, dichiara il guardasigilli uscente Alfonso Bonafede. Luigi Di Maio ha ringraziato il premier uscente Conte “per la sua responsabilità istituzionale” e rivolto un appello al M5S: “E’ proprio in queste precise circostanze che una forza politica si mostra matura agli occhi del Paese”. (di Antonio Atte) 

Il costituzionalista Scaccia: “Governo tecnico o politico? sarà mediano”

Via alle consultazioni del premier incaricato Mario Draghi con i rappresentanti dei partiti e spazio al dibattito: sarà un governo tecnico o politico? “Mi sembra stia emergendo una linea mediana. Mi lasci però dire in premessa che è tecnicamente impropria oltre che ellittica la dizione governo tecnico”. A parlare è il costituzionalista Gino Scaccia che conversando con l’Adnkronos rileva: “immagino che i partiti vorranno essere convolti nel governo dell’ex presidente della Bce, e non solo nella funzione di ‘schiaccia-bottoni’ che ratificano decisioni altrui. Credo anzi che lo stesso Draghi saggiamente voglia chiedere un’attiva presenza politica per non essere accusato di aver ‘commissariato’ la democrazia rappresentativa”. 

“Tutti gli esecutivi – spiega – devono godere della fiducia delle Camere ed hanno bisogno del sostegno di una base parlamentare, assicurata dai gruppi politici che compongono il Parlamento. In questo senso anche governi presuntamente tecnici poggiano su una maggioranza politica”. Dunque definiamo l’espressione governo tecnico: “E’ un governo – risponde il professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’università di Teramo e docente alla Luiss – nel quale la rappresentanza di politici di professione è ridotta, come ad esempio nel governo Ciampi, emerso dalle macerie di tangentopoli nel 1992, in cui furono reclutati professori di grande prestigio che non avevano pregresse esperienze politiche. E’ tipicamente un esecutivo di scopo, di transizione in cui le personalità politiche più eminenti preferiscono non esporsi direttamente, pur non facendo mancare il loro sostegno al governo”. 

Secondo il costituzionalista, “oggi, come nel 2011 con Monti, c’è bisogno di mettere mano con decisione a problemi di inefficienza da lungo tempo irrisolti per poter impiegare al meglio la pioggia di miliardi che l’Europa ci ha elargito. Saranno necessarie scelte coraggiose per modernizzare i meccanismi decisionali e il sistema economico e questo potrà provocare reazioni corporative e scontento in diversi segmenti dell’elettorato. Credo che Draghi sia stato scelto da Mattarella perché lo ritiene capace di raccogliere la sfida, assorbendo e superando queste resistenze senza preoccupazioni elettoralistiche”.  

In questo quadro dunque “la classe politica finirà per assecondare l’ex presidente della Bce per non essere esclusa dalla gestione delle risorse del Next generation EU, ma lo farà senza perdere l’anima, senza snaturarsi, senza consegnarsi a un governo di soli tecnici. D’altro canto – osserva Scaccia – l’autorevolezza di un Governo si gioca certo sulla qualità professionale (e dunque tecnica) dei ministri, ma anche sulla forza politica assicurata dal coinvolgimento diretto nell’esecutivo degli esponenti più autorevoli dei partiti”. Quello attuale si delinea dunque come un contesto esente da formule declinate “per un governo di professori e banchieri, o al contrario per un esecutivo tutto politico con il solo Draghi in rappresentanza della componente tecnica; piuttosto si intravede un governo a composizione mista”. 

(di Roberta Lanzara)  

A. Baldassarre: “Draghi migliore soluzione a crisi di sistema unica”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voltato pagina “nel libro della storia costituzionale italiana” tratteggiando, a partire dal discorso precedente all’annuncio della convocazione di Mario Draghi al Quirinale, “un punto di svolta decisivo nel sistema dei partiti, paralizzato da contraddizioni irrisolvibili”; un rivoluzionario cambio di passo. Secondo l’ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, intervistato dall’Adnkronos, “Mattarella per la prima volta nella storia della nostra Repubblica ha detto ‘questo è l’unico uomo che può salvare il Paese’ in una situazione di grave emergenza economica politica e sociale. Ed ai partiti ha lanciato il messaggio: ‘o collaborate o vi auto-escludete’ dalla politica”.  

Ma i partiti non rappresentano un asset fondamentale nella congiunzione tra le istituzioni e i cittadini? “Lo sarebbero – risponde – se fossero partiti. Tuttavia sono ridotti in uno stato di fatiscenza e d’inazione prossimo alla morte. Quindi il Capo dello Stato ha scelto di comportarsi come facevano i romani quando nominavano il ‘dictator’, ben altro che un dittatore, e ha messo i partiti di fronte alle loro responsabilità: ‘state distruggendo il Paese con il vostro immobilismo e le vostre contraddizioni’. Così li ha richiamati alle loro responsabilità istituzionali alle quali è oggettivamente difficile sottrarsi”.
 

Secondo Baldassarre, il Capo dello Stato ha tratteggiato un quadro in cui “la parte politica che consegna Draghi alla controparte si suicida. Rischia la spaccatura all’interno o l’autoemarginazione”. Lo ha fatto indicando nell’ex presidente della Bce “il salvatore della Patria ed anche del sistema politico italiano. Rivolgendosi ai partiti ha invitato alla collaborazione per il bene dell’Italia, che è sull’orlo dell’abisso. E’ la prima volta – ricorda l’ex presidente della Consulta – che affrontiamo una crisi di sistema, che può portare alla caduta dell’intera compagine politica. Draghi deve tentare di salvare l’Italia da questo rischio, tirar fuori il Paese da una crisi complessiva. Non solo di congiuntura, come fu per Monti”.  

Si è delineata una scacchiera in cui dunque è suicidio politico consegnare il premier incaricato alla parte avversaria? “Se il centrodestra segue la Meloni, consegna Draghi alla sinistra, rischiando la spaccatura e l’automarginazione. Così anche per il viceversa”, risponde Baldassarre asserendo con certezza che non c’è spazio di gioco istituzionale per un ‘esecutivo a termine’. “Ormai è chiaro: chi non collabora con Draghi rischia di perdere la partita del Quirinale, nonché le prossime elezioni politiche. Ormai è sicuro: o voto a fine legislatura, o subito. Quest’ultima richiesta fatta da alcuni partiti – conclude il costituzionalista – non tiene però conto che l’emergenza sociale che ci sarà a fine marzo con lo sblocco dei licenziamenti necessita di un governo con pieni poteri, che non ha un esecutivo elettorale”.  

(di Roberta Lanzara) 

Renzi: “Draghi ha salvato l’Euro, salverà l’Italia”

“Mario Draghi è un uomo estremamente competente, un grandissimo lavoratore e, soprattutto, è affidabile. Da italiano, ha salvato l’Euro. Da europeo, salverà l’Italia”. Così il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, in un’intervista a ‘Le Monde’ sul premier incaricato dopo la crisi di governo. “Lo sognavo da tempo – risponde poi alla domanda se avesse puntato su Draghi fin dall’inizio della crisi -, ma lui è uscito allo scoperto solo nelle ultime ore, per rispetto verso le istituzioni. Io credo che lui stesso avesse tracciato la via poco meno di un anno fa, in un contributo al Financial Times. Il suo programma era chiaro, ma è sempre stato attento a non interferire”. 

“Volevamo un governo di migliore qualità”, replica quindi il leader Iv alla domanda di ‘Le Monde’ sulla decisione di ritirare i tre ministri esponenti della sua formazione dal governo. “Il problema è che viviamo in un’epoca in cui tutti guardano più ai sondaggi e i ‘like’ sulle reti sociali che alla visione strategica”, risponde. “L’Europa ci attribuisce per il tramite del piano di ripresa più di 200 miliardi di Euro da spendere. E’ enorme e l’Italia, come risposta, aveva elaborato un piano molto debole e incompleto. Quando abbiamo proposto dei cambiamenti ci è stato risposto: ‘Non si scatena una crisi di governo durante una pandemia’. Quindi, eravamo di fronte ad una scelta semplice: restare silenziosi o scatenare una crisi che ci avrebbe permesso di ottenere un governo di migliore qualità. Mi assumo la responsabilità di questa scelta e ne sono contento. E’ così che si fa politica, il resto è populismo”. 

“Non credo si debba parlare di fallimento”, spiega poi sull’accordo con i M5S nell’estate del 2019 che aveva dato nascita al governo Conte 2 e sul perché del fallimento dell’intesa. “Semplicemente – prosegue – quell’accordo rispondeva alle esigenze del momento. L’obiettivo non era quello di celebrare un matrimonio di amore tra PD e M5S, si trattava soprattutto di fermare Matteo Salvini, che voleva per l’Italia ciò che Marine Le Pen vuole per la Francia”.  

“Il nostro obiettivo era anche quello di spingere il M5S a scegliere l’Europa e anche lì il risultato è fantastico. Ora, si deve fare di più. Perché siamo di fronte all’opportunità che ci offre il piano di rilancio europeo e anche perché i ritardi si sono accumulati. Ammiro molto il modo in cui la Francia ha scelto di lasciare il più possibile le scuole aperte. In Italia, sono rimaste chiuse troppo a lungo”. 

Governo: Bonaccini, ‘si apre pagina nuova, via polemiche, sarebbe errore non sostenere Draghi’

“Sarebbe un errore grave non sostenere il tentativo del governo Draghi e l’esecutivo che vorrà proporre. Rispetto a chi auspica le elezioni domani mattina, ricordo che abbiamo tre emergenze da affrontare: la pandemia, il piano vaccinale, il Recovery Fund da oltre 200 miliardi di euro che deve essere consegnato entro aprile alla Ue con i progetti pronti”. E’ quanto sottolinea Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell’Emilia-Romagna, intervenendo al programma ‘Ore 14’ su Rai2. 

“Adesso, è bene mettere da parte quello che è accaduto fino a qualche minuto fa, adesso è il momento di far lavorare Mario Draghi, di permettergli di fare le consultazioni e avanzare una proposta al Parlamento e al Paese, con profili di alta qualità – chiede Bonaccini – Abbiamo lavorato bene con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte; e Renzi ha sbagliato tempi e modalità con cui ha aperto questa crisi di governo. Ma ‘cosa fatta capo ha…’, oggi si apre una pagine nuova attorno al presidente Draghi”. 

Governo Draghi, le rime di Gasparri

“Ci vorrebbero dei maghi, ma il convento passa Draghi, che salvò l’euro e l’Europa, mò vediamo se fa scopa, se lui gioca il Settebello o continua sto macello, però servono dei fatti per siglare dei veri patti”. E’ l’apertura di credito in versi molto ‘romani’ effettuata dal senatore Fi Maurizio Gasparri, in diretta su Rainews24, che ha dedicato uno dei suoi ormai consueti componimenti lirico-politici al premier incaricato Mario Draghi, oggi impegnato nel primo giro di consultazioni con le forze politiche. 

Governo, Carelli: “Contattato da alcuni colleghi M5S”

“Sono stato contattato da alcuni colleghi M5S, ora si tratta di fare il salto e avere il coraggio”. Così Emilio Carelli, ospite di Omnibus su La7, risponde a chi gli chiede se ci sono pentastellati pronti a seguirlo. “Sono pochi, alcune unità, stiamo parlando”.  

Secondo l’ex pentastellato, legarsi al nome di Conte in questa crisi politica è stato un errore: “Politicamente il risultato è stato negativo. Sarebbe stato un non errore se avessimo portato a casa un governo politico con alleanza politica fra i tre-quattro partiti che c’erano. Se il risultato per portare a casa un nuovo governo era sacrificare Conte – ha spiegato ancora – probabilmente, col senno di poi, dobbiamo dire che forse si doveva cedere su quel punto, e sul fatto di mettere condizioni su alcuni ministri come Bonafede. A mio parere, anche quello è stato un errore”. “Spero che Draghi faccia come Ciampi, si scelga politici di livello”, ha poi aggiunto Carelli sul possibile governo Draghi. “La strada – avverte – mi pare in salita”.