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Categoria: politica

**Governo: per Letta strappo gravissimo, dem ‘noi avanti con Draghi, e la Lega?’**

Lo strappo – “l’ennesimo”, si sottolinea al Nazareno- arriva subito dopo la batosta elettorale per la Lega e i dem non esitano a sottolinearlo con una riunione d’urgenza convocata dal segretario Enrico Letta nella sede del Pd con la delegazione dei ministri, i capigruppo e i vicesegretari. L’assenza della Lega al Cdm che oggi ha dato il via libera alla delega fiscale, viene evidenziata subito, già nella riunione con il premier Mario Draghi, dal capodelegazione dem Andrea Orlando.  

Orlando nel porre la questione, si riferisce, ha anche rimarcato la ‘pretestuosità’ della richiesta leghista di avere più tempo per esaminare un provvedimento – ha ricordato il ministro del Lavoro – già frutto del lavoro delle commissioni parlamentari. Insomma, non piovuto dal cielo. Un interrogativo poi ha percorso la giornata, ed è stato oggetto dei conciliaboli tra i parlamentari dem: l’assenza di Giancarlo Giorgetti. Una presa di distanza dalla linea Salvini? “Non lo sappiamo, ha parlato Salvini e non Giorgetti ma lì un chiarimento va fatto…”.  

Il segretario Letta parla di “strappo gravissimo”: “La riforma fiscale è una parte fondamentale del programma di governo, serve per avere i soldi del Pnrr, per avere un fisco più semplificato, non è un piccola cosa. E’ grave, gravissimo lo strappo della Lega e francamente incomprensibile” Ed aggiunge: “Noi chiediamo al premier Draghi di andare avanti”. I dem insomma pongono la questione ma si fermano qui. “Chiedere una verifica di governo? No, noi siamo gli ultimi a voler agitare le acque. Noi siamo per andare avanti con Draghi, mentre la Lega…”. Dicono le capigruppo Simona Malpezzi e Debora Serracchiani: “Siamo molto preoccupati per questo atteggiamento irresponsabile di Salvini e della Lega, che rischia di indebolire il governo e di rallentare il percorso di ripresa e di riforme dell’Italia”.  

Buti contro Buti a Buti nel pisano, la neo sindaca: “Per tutti sono Arianna”

A Buti, paese di 5.700 anime in provincia di Pisa, ancor prima dello spoglio, regnava già una certezza: la nuova sindaca si sarebbe chiamata Buti. A contendersi la poltrona di primo cittadino due donne dallo stesso cognome: la candidata di centrosinistra Arianna Buti (lista Insieme per Buti) e quella di centrodestra Monia Buti (lista Buti al centro). La prima ha avuto la meglio incassando il 67,15% delle preferenze (1.666 voti) contro il 32,85% raggiunto dalla sua omonima (815 voti). Nessuna parentela tra le due sfidanti, chiarisce all’Adnkronos la neo sindaca Arianna Buti, consulente aziendale di 48 anni (si è sempre occupata di finanziamenti europei sia per imprese che per gli enti locali), che non nasconde la gioia per quella che definisce “una bellissima vittoria, frutto di un lavoro che viene da lontano e in linea di continuità con quanto fatto negli ultimi anni, avendo ricoperto il ruolo di assessore al bilancio nella Giunta di Alessio Lari. I cittadini hanno compreso e promosso il nostro progetto politico”. La comunità ieri l’ha festeggiata: “Una bella dimostrazione d’affetto che gratifica, mi riempie di orgoglio e di responsabilità”. 

“Buti’ è un cognome molto diffuso qui da noi, l’omonimia viene percepita più all’esterno che nella nostra comunità, a ogni modo visto che ci conosciamo un po’ tutti in questo piccolo centro ed ho sempre vissuto qui, per la maggior parte dei cittadini sono Arianna, il mio cognome passa in secondo piano”, afferma la neo sindaca. 

“E’ stata indubbiamente una campagna elettorale breve ma intensa”, evidenzia Arianna Buti. Che sulla scia dei punti indicati già da Enrico Letta, tra le priorità dell’amministrazione che andrà a guidare mette lavoro, giovani e temi sociali. Con le risorse del Pnrr “se una amministrazione ha idee e progetti, può essere un momento importante di svolta e di crescita sotto tanti punti di vista”. Al centro i più fragili e la qualità della vita dei cittadini: “Abbiamo più di 30 associazioni tra quelle culturali, ricreative e sportive che si sono fermate a causa del Covid, la necessità è far ripartire la socialità”. Un impegno imminente è anche il recupero del Castello nel centro storico: “E’ iniziato un percorso di ristrutturazione, ora con ulteriori investimenti voglio renderlo fruibile, puntando su una maggiore attrattività per far crescere il turismo”. 

Elezioni, Battaglia (Movimento 3V): “Riporteremo gli astenuti alle urne, ma non siamo no vax”

“Credo che dovremmo avere ottenuto circa 30mila voti complessivi. Siamo soddisfatti. Per la prima volta avremo due consiglieri comunali, uno a Trieste ed un altro a Rimini. Mentre a Ravenna il nostro candidato non è stato eletto per appena 34 voti. A Roma poi siamo il quinto partito, con lo 0,66%, dietro ai Cinque Stelle che abbiamo superato in alcune città. Il nostro obiettivo è riportare alle urne chi si è astenuto dal voto”. Ne parla con l’Adnkronos Domenico Battaglia, membro del Consiglio nazionale del Movimento 3V Verità, Libertà, Azione nato nel 2019 con l’obiettivo di abolire l’obbligatorietà dei vaccini pediatrici e che si è rafforzato durante la pandemia Covid19 per il malcontento dei dubbiosi del vaccino contro il Coronavirus. 

Il partito, sceso in campo in queste amministrative 2021 oltre che a Trieste, Roma, Rimini e Ravenna anche a Torino, Bologna, Napoli, Sesto Fiorentino, Milano e per le suppletive a Siena “con obiettivo contrastare Letta”, “non vive di voti di protesta anche se in quest’ottica siamo stati derisi e relegati, a partire dall’ingiusta etichetta no vax, che non siamo e che ci hanno messo i giornalisti. Noi ci battiamo – rimarca il politico – per il bene comune: abbiamo un programma che spazia dall’economia, alle infrastrutture, dalla sanità alla scuola, alla famiglia, all’agricoltura…. Siamo anche contro l’obbligo di terapia e crediamo

n

ella libertà di scelta che è il nostro elemento fondante e su cui siamo stati coerenti”.

 

“Ci ha premiati il

nostro risultato, tale da far pensare che in Italia chi fa politica nel senso vero del termine, può avere uno spazio: quel 50% che domenica e lunedì non ha votato per il tradimento politico subito, perché non crede più nel sistema Paese e non ne vuole più essere parte. Noi da qui vogliamo ripartire. Il nostro obiettivo è riportare alle urne questo 50% di persone”, conclude Battaglia, già candidato alla presidenza della regione Emilia Romagna.  

Elezioni Bologna, Sardine si risvegliano con Santori mister preferenze

Elezioni Bologna, Mattia Santori si scopre mister preferenze dopo aver riempito due anni fa la piazza, sconfiggendo Matteo Salvini, lanciato alla conquista dell’Emilia Rossa. Nella lista del partito democratico, dopo le polemiche e qualche scintilla (anche in casa) Santori può dire “oggi qualcuno si lecca le ferite e qualcun altro conta i voti guadagnati sul campo”. Lui ne ha contati 2586, risultando il primo della lista del Pd a sostegno di Matteo Lepore. 

Le sardine che si sono immerse nel mare aperto elettorale sono sparse da nord a sud. “il responso delle urne consegna al Paese il radicamento e la piena vitalità del movimento che rappresento”, dice all’AdnKronos Jasmine Cristallo, altro volto noto del movimento, che ha girato il paese durante la campagna elettorale, facendo tappe a Bologna (“Mattia ha fatto davvero una grande cosa”), a Torino, a Milano. “I nostri candidati si affermano significativamente dovunque e confermano la bontà del nostro impianto politico, proteso ad unire ed ad includere”. 

A Nichelino, nel Torinese, la lista ‘comunisti per Nichelino’, raggiunge il 6,22% dei consensi: Fiodor Luciano Alessandro Verzola, vicino al movimento delle Sardine viene votato da 476 elettori. A Torino Sara Diena, sardina e attivista di Fridays for future, ha colto un risultato di rilievo, terza nella lista di Sel. Anna Claudia Petrillo, che corre con il Pd, viaggia intorno ai 450 voti, mentre mancano ancora cinque sezioni. 

Cristallo non nasconde la sua amarezza per i risultati del centrosinistra nella sua regione, in Calabria. “E’ successo quanto temevamo, il mancato ed immotivato ascolto dei nostri accorati appelli, ha determinato una cocente sconfitta con tratti anche clamorosi”. “Boccia e Graziano dovranno risponderne”, avverte la catanzarese. “Io sono già a lavoro per la ricostruzione di uno schieramento ampio, inclusivo e plurale anche in Calabria”. Intanto dal movimento parte il tam-tam per i ballottaggi di Roma e Torino, per impedire ai sovranisti di rialzare la testa: “Nella capitale e in Piemonte saremo accanto ai candidati di centrosinistra”, fanno sapere le Sardine. 

Elezioni Calabria, Mimmo Lucano non entra in consiglio regionale

Elezioni Calabria, neppure un seggio per Mimmo Lucano nel nuovo consiglio regionale. In base ai dati definitivi del Viminale la maggioranza di centrodestra in sostengo del neopresidente Roberto Occhiuto ottiene 20 seggi in consiglio regionale (sette Forza Italia, quattro Fdi, quattro Lega Salvini, due Forza Azzurri, due Coraggio Italia, 1 Unione di centro). La sfidante Amalia Cecilia Bruni viene eletta consigliere e la sua maggioranza ottiene sette seggi: cinque il Pd, due il Movimento 5 stelle. Due seggi invece vanno alla lista De Magistris presidente. 

La lista ‘Un’altra Calabria possibile’ dell’ex sindaco di Riace, che ha ottenuto 18.235 voti (il 2,3%, restando quindi sotto la soglia di sbarramento), non entrerà in consiglio regionale. 

Milano, Sala di nuovo sindaco: i risultati definitivi

Elezioni Milano, Giuseppe Sala di nuovo sindaco. Il candidato del centrosinistra è stato eletto con il 57,73% dei voti al termine dello scrutinio nelle 1.248 sezioni. Lo sfidante di centrodestra Luca Bernardo si è fermato al 31,97%. 

Gli altri candidati hanno totalizzato: Luigi Paragone, appoggiato da Milano Paragone sindaco e Grande nord, il 2,9%, Layla Pavone (M5s) 2,70%, Gabriele Antonio Mariani (Milano in Comune e Civica Ambienta lista) all’1,57%, Giorgio Goggi (Socialisti di Milano e Milano liberale) lo 0,71%, Bianca Miriam Tedone (Potere al Popolo) lo 0,57%, Mauro Festa (Partito Gay) lo 0,46%, Teodosio De Bonis (3V) lo 0,45%, Marco Muggiani (Pci) lo 0,29%, Alessandro Fabio Pascale (Partito comunista) lo 0,27%, Bryant Biavaschi (Milano inizia qui) lo 0,18% e Natale Azzaretto (Partito comunista dei lavoratori) lo 0,11%. 

Elezioni Torino, al ballottaggio Lo Russo e Damilano: Pd primo partito

Elezioni Torino 2021, sarà il ballottaggio dei prossimi 17 e 18 ottobre a decidere chi sarà il nuovo sindaco della capoluogo piemontese. A sfidarsi saranno Stefano Lo Russo, candidato del centrosinistra che al primo turno ha ottenuto il 43,69% dei consensi e Paolo Damilano, candidato del centrodestra, con il 38,87% dei voti. Al terzo posto la candidata di M5S ed Europa Verde, Valentina Sganga con il 9,19%. 

Dalle urne del voto amministrativo di domenica e lunedì 3-4 ottobre il Pd è risultato il primo partito della città con il 28,57% dei consensi. Al secondo posto la lista civica di Paolo Damilano, ‘Torino Bellissima’ con l’11,64%, seguita da FdI con il 10,55% e dalla Lega con il 9,97%. Al quarto posto in città il partito di Chiara Appendino, sindaca uscente, M5S con l’8,17%. 

Sono tre i comuni del Piemonte, oltre al capoluogo di Regione, con popolazione superiore ai 15mila abitanti che andranno al ballottaggio i prossimi 17 e 18 ottobre per rinnovare le rispettive amministrazioni comunali. A Beinasco la sfida è tra il candidato di centrodestra Daniel Cannati con il 39,45% dei consensi e quello sostenuto da Cinque Stelle e tre liste civiche, Donato Lombardi con il 30,64%. A Pinerolo la sfida sarà tra candidato di centrodestra Giuseppino Berti (28,62%) e il sindaco uscente, il pentastellato Luca Salvai (28,31%). Sfida tutta femminile, invece, a San Mauro dove si sfideranno Giulia Guazzora per il centrosinistra (29,45%) e Paola Antonetto per il centrodestra (26,91%). 

Sindaci eletti al primo turno, a Carmagnola, nel torinese, dove è stata confermata la sindaca uscente Ivana Gaveglio con il 62,31%, a Ciriè, sempre nel torinese, dove prima cittadina è stata confermata Loredana Devietti con il 51% sostenuta da liste civiche. Infine a Nichelino primo cittadino il sindaco uscente Gianpietro Tolardo del centrosinistra con il 51,91% e a Rivalta sempre per il centrosinistra, con il 64.91% dei consensi è stato eletto sindaco Sergio Muro. 

A Trecate, nel novarese, primo cittadino con il 51% dei consensi Federico Bonatti sostenuto dal centrodestra, a Domodossola, nel verbano confermato sindaco Lucio Pizzi con il 72,48% dei consensi sostenuto dall’omonima lista. 

Elezioni 2021, Boschi: “M5S? Oggi compleanno ma anche sua fine”

“Oggi, nel 2009, nasceva il M5S, ma credo che la data di oggi segni anche la fine del Movimento”. Così Maria Elena Boschi, ospite di Porta a Porta. In mattinata, su Twitter, il post di Beppe Grillo per l’anniversario della fondazione del Movimento. 

“12 anni fa abbiamo fatto l’impossibile. Ora dobbiamo fare il necessario!”, scriveva nel post il garante pentastellato, che lo ha accompagnato da una foto che lo ritrae assieme a Gianroberto Casaleggio, cofondatore del M5S scomparso nel 2016. 

Elezioni Bologna, verso exploit della sardina Santori

Elezioni a Bologna, Mattia Santori, candidato delle Sardine nella lista del Pd, sarebbe il nome più votato dello schieramento, mentre procede lo spoglio, per ora relativo a circa metà delle sezioni elettorali del capoluogo felsineo. E’ quanto apprende AdnKronos da fonti parlamentari. Per il leader del movimento antagonista al sovranismo, nato proprio a Bologna nel 2019, durante le regionali di novembre, si sarebbero registrati già oltre mille voti di preferenza. 

Amministrative 2021, incognita ballottaggi

Alle elezioni amministrative 2021 la coalizione funziona, in squadra col Pd e gli altri protagonisti dell’alleanza progressista si vince. Lepore a Bologna e Manfredi a Napoli ne sono la prova. In una giornata che molti descrivono come una ‘Caporetto’ per il M5S – con la perdita di Torino, mentre a Roma il ballottaggio sembra sfuggire di mano – l’unica certezza che filtra dai vertici del Movimento è che la squadra, quando si muove insieme, centra il risultato. Senza passare dai ballottaggi. Ma è proprio sulle sfide al voto da qui a due settimane che rischia di franare il Movimento 5 Stelle. Perché se è vero che Conte ha detto a caldo che i voti dei cittadini “non sono pacchi postali” da spostare da un candidato all’altro, è pur vero che all’ex premier piacerebbe puntellare la coalizione, appoggiando i candidati dem al voto. A partire da quel Roberto Gualtieri con cui la sintonia era piena ai tempi di Palazzo Chigi, quando Conte governava il Paese e l’allora ministro dell’Economia cercava di far quadrare i conti.  

Ma il primo scoglio da superare è proprio in Virginia Raggi, che di alleanze con i dem non ha mai voluto sentire parlare. Del resto, il primo commento post voto della sindaca uscente non lascia adito a dubbi: “Sottolineo che a Roma sono l’unica che tiene testa alle corazzate di centrodestra e centrosinistra”. Nemici entrambi, senza alcuna distinzione di sorta. In guerra con Michetti, dunque, come con Gualtieri e Calenda. Interprete del grillismo della prima ora, forse, anche se lo stesso Beppe Grillo dell’alleanza con i dem, da anni ormai, ha fatto un punto fermo, rinnegando le convinzioni degli albori. 

Nel Movimento, intanto, si iniziano a fare i conti: “E’ inutile nasconderlo: sul futuro della coalizione con il Pd – ragiona un deputato – influirà anche la nostra posizione sui ballottaggi”. Anche se nei gruppi parlamentari c’è chi avanza dubbi sulla convenienza della coalizione con i dem: “E’ un’alleanza sbilanciata – tuona un eletto lombardo in chat – loro sono Batman e noi Robin”.  

La prima apertura di peso all’ipotesi di un sostegno M5S a Gualtieri, nella Capitale, arriva da Roberta Lombardi, storica rivale di Raggi. “Aspettiamo i risultati finali. Ma vorrei sottolineare che in questi anni il M5S è maturato e non ha paura del confronto, con nessuno”, risponde all’Adnkronos l’assessora alla Transizione ecologica nella Regione Lazio, componente della giunta giallorossa di Nicola Zingaretti. Il M5S appoggerà l’ex ministro dell’Economia? “La storia che stiamo facendo ci porta ad essere inclusivi e non pregiudizialmente oppositivi. Cambiamo anche il nostro linguaggio. La politica del territorio non è Risiko”, apre Lombardi, rispondendo indirettamente alla sindaca uscente Virginia Raggi, la quale ha rivendicato il suo ruolo di argine alle “corazzate del centrodestra e del centrosinistra”.  

“I carrarmatini lasciamoli ai bambini ed ai nostalgici dei tetti. Prima i progetti per Roma, poi le persone per realizzarli”, rimarca ancora Lombardi, “perché abbiamo il dovere morale di non disperdere il lavoro fatto in questi 5 anni”. Il deputato romano Francesco Silvestri sceglie la strada della prudenza quando gli viene chiesto della possibile convergenza su Gualtieri: “Lo vedremo insieme a Conte – spiega all’Adnkronos il tesoriere grillino alla Camera – sarà un ragionamento collegiale che si farà con Conte e con Virginia Raggi”. A Torino (altra roccaforte M5S caduta dopo i 5 anni targati Chiara Appendino) il Movimento per ora nega il proprio sostegno al candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo: “Tra tutte le città del Nord, qui a Torino il M5S ha tenuto”, commenta la candidata pentastellata Valentina Sganga, che avverte: “Non daremo indicazioni di voto per il ballottaggio e ci collochiamo orgogliosamente all’opposizione”.  

(di Ileana Sciarra e Antonio Atte) 

Elezioni Milano, Feltri: “Città fighetta, non sorprende vittoria Sala”

“Sala è uno di finta sinistra, ma Milano è una città un po’ fighetta, nostalgica del ’68, vota per la sinistra, soprattutto il centro storico: ma questo lo sapevamo anche prima, non c’è alcuna sorpresa”. E’ il commento di Vittorio Feltri che analizza così con l’Adnkronos il risultato elettorale che ha visto vincere come sindaco a Milano il candidato del centrosinistra Beppe Sala. “Quello che ho scritto un mese fa si è verificato puntualmente. E cioè che a Milano avrebbe vinto a mani basse Sala, era scritto nel destino”, aggiunge Feltri. 

Che commenta poi il dato di affluenza alle urne, mai così basso: “Non solo a Milano, anche nelle altre città è successo che la gente non va più a votare perché ha perso la passione nella politica – dice Feltri – La politica è mal vista da quando sono morte le ideologie, non c’è più un sentimento a livello ‘cardiaco’ nella gente. Quando c’era la ex Dc, c’era la battaglia, vinceva sempre ma di poco, il Partito Comunista era forte e minacciava sempre il sorpasso. La gente partecipava in modo passionale, tifava. Ora i partiti hanno perso grinta, hanno perso la capacità di sedurre gli elettori. A Milano pioveva, figurati se andavano a votare”. 

“Giorgia Meloni a Milano ha triplicato i suoi voti, quindi non può certamente lamentarsi” aggiunge. Certo che per vincere le elezioni a Milano bisognava avere una coalizione forte, che non c’è”. “Mi aspettavo che Salvini perdesse notevoli quote di “elettori -aggiunge poi Feltri- perché ha governato prima coi 5 Stelle, poi è uscito dal governo senza spiegare i motivi, poi è rientrato sempre coi 5 Stelle e con gli avversari storici, cioè il Pd, senza spiegare nulla e la gente non ci ha più capito niente. Questo è il motivo per cui la Lega è passata dal 34% a delle cifre molto più dimensionate, ma dov’è la sorpresa? Era ovvio”. 

 

Elezioni Roma, Gualtieri: “Soddisfatti, ora al ballottaggio”

Dopo il voto alle elezioni di Roma, “siamo molto soddisfatti perché siamo al ballottaggio. Adesso ci impegneremo con grande determinazione in queste due settimane rivolgendoci a tutte le romane e i romani per dare a Roma un governo all’altezza di una grande capitale europea”. Lo ha detto intervenendo dal comitato elettorale di via del Portonaccio nella Capitale, il candidato sindaco Roberto Gualtieri. “Mi rivolgerò a tutti, anche ai leader. Non faremo apparentamenti ma chiederò il voto agli elettori di Raggi e Calenda”, sottolinea ancora.  

“Vogliamo chiamare a raccolta le migliori risorse di Roma per partecipare a questa stagione di riscossa, di rinascita e riscatto della città. La nostra campagna elettorale non sarà solo chiedere il voto ai cittadini, ma avviare una stagione di rinascita e riscatto di Roma”, ha detto ancora, continuando: “Roma può rinascere, può essere governata in modo efficiente, può non solo può avere una buona amministrazione ma tornare a svolgere un ruolo di punta tra e grandi capitali europeee ed essere alla guida stagione di rilancio del Paese, della creazione della crescita, della buona occupazione, della inclusione della riduzione delle distanze, della realizzazione di una nuova idea di città dei 15 minuti com maggiore impegno e determinazione”.  

Elezioni 2021, Meloni: “Sfido Letta, sì Draghi al Quirinale se elezioni subito”

Sulle elezioni amministrative 2021, “ho sentito i toni trionfalistici di Letta. Il segretario del Pd dice che la destra è battibile. Bene, ora il lancio la sfida a Letta: Fdi è pronta a votare Draghi al Quirinale purché si vada subito alle elezioni”. Così Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa sul voto amministrativo in via della Scrofa, sede di Fdi. ”Parlano di presunta grande vittoria del centrosinistra, ma io non la ravviso, non la vedo…”, dice, aggiungendo: “Parlano di grande vittoria, ma io invito il centrosinistra a rinviare i festeggiamenti a dopo i ballottaggi”. Per Meloni, “la prima notizia è che il Movimento cinque stelle è scomparso. E’ una buona notizia, si torna al sistema bipolare”. Il dato dell’astensionismo dimostra che ”non è in crisi la politica, non sono in crisi i partiti, ma è in crisi la democrazia”, sottolinea. 

“La partita più importante è Roma” e “è ancora aperta”. “Siamo pronti ai ballottaggi e alle elezioni politiche”, ha detto ancora Meloni. “Dicevano di Michetti che era un candidato improvvisato. A Roma è il primo, il suo risultato è significativo. E’ avanti in maniera significativa”, sottolinea, mentre “i risultato di Gualtieri secondo me è molto deludente, è molto sotto le aspettative”. 

”Attendiamo i dati definitivi”, ma allo stato, Fdi risulta il “primo partito a Roma, e in assoluto si afferma come primo partito nel centrodestra”, continua Meloni, che assicura: “Devo dire che un centrodestra a trazione Fratelli d’Italia è molto competitivo. Attendiamo i dati definitivi – rimarca -, ma sono molto soddisfatta per noi”, ha detto la leader di Fdi. 

E sugli avversari nelle elezioni romane, “devo dire che la Raggi ha conseguito un risultato di tutto rispetto e anche Calenda”. Il leader di ‘Azione’ ha ottenuto un ”risultato ragguardevole”, dice.
 

Elezioni Roma, Raggi: “Unica a tenere testa a corazzate destra e sinistra”

Sulle elziondi Roma 2021, “aspettiamo dati certi. Al momento sono l’unica che sta tenendo testa alle corazzate del centrodestra e del centrosinistra con la lista M5s e le mie liste civiche”. Lo ha detto la sindaca uscente Virginia Raggi in una breve dichiarazione al comitato allestito al The Hive Hotel, in via Urbana, vicino al Teatro dell’Opera. 

Momenti di tensione si sono registrati inizialmente tra i cronisti e lo staff di Raggi dopo l’annuncio che la sindaca avrebbe rilasciato alcune dichiarazioni fuori dal comitato, sulla strada. Dopo le rimostranze dei giornalisti, Raggi è entrata all’interno del comitato per una breve dichiarazione.
 

M5S, su Facebook la rabbia dei militanti contro Grillo

Nel giorno del compleanno M5S, mentre è in corso lo spoglio per le elezioni amministrative 2021, Beppe Grillo finisce nel mirino dei supporter delusi del Movimento 5 Stelle. “12 anni fa abbiamo fatto l’impossibile. Ora dobbiamo fare il necessario!”, il post del garante pentastellato, accompagnato da una vecchia foto che lo ritrae con il cofondatore del Movimento Gianroberto Casaleggio. Ma il messaggio di ‘auguri’ di Grillo non è piaciuto agli ex militanti 5 Stelle che si sono riversati sulla bacheca del comico per esprimere il loro dissenso.  

“Siete riusciti a dissipare tutto in soli 2 anni… impresa ancora più difficile della prima”, scrive Filippo. “M5S: il più grande fallimento della politica italiana degli ultimi anni”, il commento di Claudiu Stanasel, vicepresidente del Consiglio comunale di Prato. “Dodici anni per cambiarlo – attacca Serena – ma in due anni avete distrutto tutti i vostri principi. Peccato avervi votato qualche anno fa”. “Pena e compassione… Siete ladri di sogni! Mai più”, si sfoga invece Olivia. Tra i commenti anche quello di Marì Muscarà, consigliera comunale di Napoli fuoriuscita dal Movimento, che non le manda a dire al garante rispolverando un vecchio cavallo di battaglia: “Vai a fare in c…”. 

Il presidente Mattarella a Parma, riceve Laurea ad honorem

“Le radici di questa università sono antiche di secoli, collegate alle origini del fenomeno di nascita dell’universitas, che produsse una rete unificante dei popoli europei”. Per questo l’università è alle “fondamenta dell’idea di Europa” e rappresenta un “motore del suo sviluppo”. Ad affermarlo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Lectio magistralis tenuta all’Università di Parma, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Relazioni internazionali ed europee. 

“La storia delle università – ha aggiunto il capo dello Stato – è parte rilevante dell’evoluzione delle nostre società. Da quasi mille anni le università connotano l’Europa. Ancor prima che si affermasse l’età moderna, le università lavoravano sul terreno che si sarebbe rivelato propedeutico ad una coscienza europea, contribuivano a comporre un corpo unitario, sperimentavano nuove regole del costume civile fondato sul diritto, sulle arti, sulla medicina, sulla filosofia. Non è un caso che l’idea di università si sia sviluppata nel Continente europeo e che tuttora questo abbia il numero più alto al mondo di università e di istituzioni per l’alta formazione”. 

“Alla civiltà e alla storia europea non è estranea la vicenda delle sue università: riflettere sull’Europa senza richiamarsi alla loro esperienza sin dall’epoca della peregrinatio dei clerici vagantes -ha evidenziato ancora Mattarella- significherebbe privarsi di un riferimento essenziale. Così come lo sarebbe non tener conto dello ius commune, elaborato nelle università e che per molti secoli è stato il diritto condiviso dalla gran parte dell’Europa continentale, unificata dai principi fondamentali del diritto”. 

“La meritocrazia non può essere sinonimo di una formula che legittimi chi già si trova in posizione di privilegio, bensì quella di chi aspira a mettersi in gioco. Una autentica democrazia sa riconoscere che prima di ogni merito accademico esiste un merito di vivere, frutto dell’incontro con la realtà dei fatti e con la spinta ad un’emancipazione da essi”, ha affermato ancora Mattarella ricordando: “Ciascuno affronta la propria esistenza all’interno di una comunità di origine, talora modesta e fragile, ma deve poter scegliere di aspirare ad una comunità di intenti le cui porte sono aperte dal sapere”. 

“Talvolta tende a prevalere il fascino di una visione che immagina il sistema universitario come un’impresa, secondo una logica di carattere economico. Ma il ‘profitto’ che si può trarre dall’Università è la crescita del capitale umano, vera forza del Paese, nonché i frutti della ricerca da porre a disposizione dell’intera comunità”, ha quindi affermato il capo dello Stato. 

Covid
 

“È bene fare tesoro degli insegnamenti tratti in questi due anni difficili” di pandemia. “Siamo stati costretti ad affrontare lutti, sofferenze, pesanti limitazioni, e la dura crisi che ne è scaturita condiziona ancora l’economia e gli equilibri sociali. Ma abbiamo compreso, oltre ogni ragionevole dubbio, quale valore abbiano la conoscenza scientifica, la professionalità degli operatori, la coesione sociale, la risposta comune che viene dal senso civico e dalla coscienza di un destino condiviso”, ha ribadito Mattarella. “Il modello sociale europeo – ha ricordato il capo dello Stato- è innervato di questi valori, che sono, al tempo stesso, culturali e sociali. Sono anche civili, indicati nella vita quotidiana. Le istituzioni europee e le politiche pubbliche dell’Unione ne dovranno sempre più tenere conto”. 

“L’Europa può giovarsi dell’università anche sul piano politico e civile per sperimentare forme più sofisticate di cittadinanza nella libertà di studio e di ricerca. Tutto ciò vale per l’Italia, dove esiste un grande paradosso: siamo la nazione che ha dato origine, forza e continuità all’idea di università – e l’Ateneo di Parma vanta questo titolo, insieme ad altri antichi atenei- ma il nostro Paese si trova in coda, purtroppo, per numero di laureati, anche per investimenti”, ha affermato ancora Mattarella. “La nostra università -ha lamentato il capo dello Stato- non risulta attrattiva come meriterebbe. Potremmo dire: non è amata come dovrebbe. Sta a noi utilizzare anche le disponibilità del Piano di ripartenza per dare maggior forza alle università e renderle ancor più una risorsa essenziale per lo sviluppo del Paese. È un impegno delle istituzioni, delle università nella loro autonomia, delle forze sociali e di quelle economiche, insomma di tutte le parti dinamiche di quelle articolazioni che rendono ricca la vita delle nostre comunità. Non separare il destino della democrazia da quello dell’alta cultura è una chiave indispensabile per affrontare le trasformazioni della società globale”. 

Elezioni amministrative 2021, seconda giornata di voto: urne aperte fino alle 15

Seggi aperti da questa mattina alle 7 fino alle 15 per la seconda giornata delle elezioni amministrative 2021. Affluenza in calo nella giornata di ieri, rispetto alle elezioni del 20216: secondo i dati del Viminale alle ore 23 si era recato alle urne il 41,65% degli aventi diritto (1.153 comuni su 1.153), contro il 61,49% della tornata precedente. 

Affluenza al 30,87% alle 23 per le regionali in Calabria. Nella precedente consultazione elettorale si era registrata un’affluenza del 44,33%. 

ROMA
 

A Roma l’affluenza alle 23 per le elezioni amministrative è al 36,82%. 

MILANO
 

A Milano l’affluenza alle 19 per le elezioni amministrative è al 37,76%. 

TORINO
 

Alle 23 a Torino ha votato il al 36,5% degli elettori aventi diritto. 

NAPOLI
 

A Napoli l’affluenza alle 19 per le elezioni amministrative è al 33,72%. 

BOLOGNA
 

A Bologna l’affluenza alle 19 per le elezioni amministrative è al 35,19%. 

Ponte di Ferro Roma, Conte contro Meloni

“Cara Giorgia, anche oggi hai continuato a fare propaganda durante il silenzio elettorale attaccando Virginia Raggi per l’incendio che ieri notte ha devastato il ponte di Ferro” a Roma. Così Giuseppe Conte su Facebook. “Se proprio avverti insopprimibile l’ansia di dichiarare, perché piuttosto non condanni in modo fermo le aggressioni e le minacce avvenute nei confronti di nostri candidati a Nardò, ad Afragola, a Piedimonte Matese, a Monteparano?”, ha scritto ancora il leader M5S.  

“Se davvero condividi la reale necessità di rafforzare i nostri presidi di legalità perché non tagli, in modo chiaro e risolutivo, i legami del tuo partito emersi dall’inchiesta di Fanpage con saluti romani, inneggiamenti a Hitler, inseguimenti a immigrati, minacce antisemite e sospetti finanziamenti illeciti?”, si legge ancora nel messaggio dell’ex premier che aggiunge: “In attesa di studiarti i filmati integrali del reportage potresti avvantaggiarti: basterebbe dichiarare che rinunci e ripudi nel modo più assoluto quel 5% di cui ragiona tal Jonghi Lavarini. Questo sì che sarebbe un gesto coerente e coraggioso”. 

“Sono in corso sopralluoghi e indagini per stabilire le cause del rogo. Ne sapremo di più, immagino, quando ormai i cittadini romani avranno votato. Ti pongo però una domanda: non pensi sia strumentale portare gratuiti attacchi in questo particolare momento? Perché non hai speso una parola sui vari incendi che ci sono stati in questi ultimi anni di bus e cassonetti e sui boicottaggi contro l’amministrazione uscente di Roma che ha fatto della lotta contro l’illegalità una priorità assoluta?”. 

“A Roma il Ponte dell’Industria, per i romani ‘il ponte di Ferro’ dell’Ostiense, è stato devastato da un incendio e alcune parti esterne sono crollate. Immagini che colpiscono. Sarà la magistratura a fare piena chiarezza, ma sembrerebbe che l’incendio, che ha poi coinvolto una condotta di gas, sia scoppiato in un accampamento abusivo, stile baraccopoli, sulle sponde del Tevere, proprio sotto il ponte”, ha scritto su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aggiungendo: “Una Nazione allo sbando dove regna l’illegalità grazie al ministro dell’Interno Lamorgese. Una città nel pieno degrado grazie alla giunta Raggi. Il risultato è la Capitale d’Italia che crolla. In tutti i sensi”.