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Categoria: salute/sanita

Sala: “Lockdown Milano sarebbe sbagliato” 

“Prepotentemente è tornato il tema del lockdown, ma per quello che osservo ad oggi ritengo che sia una scelta sbagliata. Dirlo è nelle mie responsabilità e io ragiono con testa e cuore”. Lo afferma il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ribadendo un concetto già espresso ieri a proposito della possibile chiusura di Milano.  

“Oggi noi abbiamo meno di 300 persone in terapia intensiva, ne abbiamo avuti 1.700. Sono in crescita, ma stiamo già facendo i sacrifici e vediamo cosa succederà”, aggiunge. E ancora: “Non credo sia giusto fare il lockdown, e lo dico sapendo che ci sono due partiti tra i cittadini. C’è chi dice ‘chiudere tutto’ e chi dice ‘non si può’, ma noi siamo qui per prenderci delle responsabilità”.  

Covid, allarme medici: “182 colleghi morti e positivi in aumento” 

Torna a crescere la lista dei medici morti per Covid-19. L’elenco postato a lutto sul sito della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) riporta 182 nomi, e le ultime vittime risalgono ai giorni scorsi. “Siamo molto preoccupati – afferma all’Adnkronos Salute il presidente della Fnomceo Filippo Anelli – perché dai primi dati che arrivano dagli Ordini provinciali sono in aumento i colleghi positivi al virus, e speriamo che non tornino a crescere i morti: nella prima fase abbiamo pagato un prezzo durissimo”. Negli ultimi 30 giorni l’Istituto superiore di sanità segnala 4.682 contagi fra gli operatori sanitari. “Si avvicinano tempi durissimi”, ammonisce il presidente. 

“Siamo preoccupati ma non solo per noi – sottolinea Anelli – Si ricomincia a chiudere le prestazioni dei reparti ordinari, ma accanto ai malati Covid ci sono anche gli altri pazienti”, persone che “non potranno avere cure per le loro patologie”. Il problema oggi “è legato al fatto che soggetti positivi, magari asintomatici, vanno in giro e diffondono il contagio. Noi siamo in prima linea, ma i cittadini possono aiutarci a curare anche i casi non Covid: è davvero importante in questo periodo – dice il presidente dei medici in un appello agli italiani – ridurre il più possibile i contatti con gli altri. Limitare il più possibile gli spostamenti e gli incontri: solo così riusciremo ad abbassare la curva. Aiutateci a curare tutti i malati, non solo quelli con Covid-19”. 

Covid, Fontana: “O riduciamo chi va al lavoro o chi va a scuola” 

“Noi dobbiamo ridurre la pressione in un piccolo spazio, in un orario di 2 ore del trasporto pubblico locale. Nell’ora di punta c’è un grande affollamento nelle metropolitane e sui bus. Quindi dobbiamo cercare di ridurre questo affollamento e le ipotesi sono che o riduciamo la gente che va al lavoro o riduciamo la gente che va a scuola”. Così il governatore della Lombardia, Attilio Fontana a Sky Tg24 interviene sulle divergenze con il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina sull’ordinanza che prevede la didattica a distanza per contenere i contagi da Covid-19.  

“Se impennata continua possibile lockdown” 

“Io – spiega – sono sempre stato a favore della scuola in presenza e contrario alla scuola a distanza, ma in una situazione di necessità bisogna fare delle scelte anche dolorose. Oltretutto il provvedimento è temporaneo, abbiamo 13-14 giorni di tempo durante i quali cercare di studiare una modalità di diluizione dell’orario di ingresso degli studenti con l’organizzazione del trasporto pubblico locale che potremmo utilizzare per evitare la didattica a distanza. E’ da giugno che stiamo chiedendo un’intervento al Governo, sia economico sia in merito alla diluizione degli orari e non abbiamo avuto risposte. Abbiamo 2 settimane speriamo che il Governo ci senta”. 

Quanto al fatto che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non fosse stato informato delle intenzioni della Regione, Fontana dice che “forse si è trattato di un misunderstanding da parte loro. Questa cosa è stata esplicitata il lunedì e poi c’è stato soltanto un diverso modo di esprimere la stessa cosa in burocratese, ma le due espressioni diventano esattamente la stessa cosa. Oggi con Sala ci dobbiamo incontrare. E’ fuori di dubbio che di fronte al peggioramento dei numeri qualcosa si debba fare”.  

Covid, Lopalco: “Lockdown locali? Se gestiamo i focolai non serviranno” 

“Finché riusciamo a gestire i focolai in maniera efficiente, ovvero se riusciamo, nel momento in cui troviamo dei casi, a circoscrivere un primo anello di contatti e metterli in isolamento, noi possiamo evitare dei lockdown locali”. Ne è convinto Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa e assessore alla Sanità della Regione Puglia, secondo il quale “tutto, in questa delicata fase, dipende dai nostri comportamenti”. E per quanto riguarda i numeri, in lenta salita, della pandemia “‘è una crescita che possiamo fermare, che per ora non sta mettendo in crisi il sistema ospedaliero. Se riusciamo a mantenere i numeri a questo livello, senza avere un’esplosione, riusciremo a gestire questa fase senza misure drastiche”, ribadisce.  

L’attività di contact tracing, spiega Lopalco all’Adnkronos Salute, “in fondo si basa micro-lockdown: famiglie, condomini, aziende. Se il numero di focolai resta gestibile non saranno necessari provvedimenti più estesi a quartieri, Comuni, Regioni. Finché i reparti ospedalieri non sono in affanno e le terapie intensive non si riempiono, abbiamo il controllo. Ma dobbiamo monitorare attentamente”. Le cose possono cambiare solo “nel momento in cui la circolazione del virus a livello comunitario dovesse essere tale da far divenire insufficienti le persone deputate a fare i controlli. In pratica si deve rimanere nei limiti delle forze che abbiamo”.  

Covid, Speranza: “Situazione seria, siamo ancora in battaglia” 

“Siamo dentro una stagione che nessuno di noi poteva immaginare. I numeri ci dicono che siamo dentro una sfida enorme, che è arrivata a tutto il mondo e che dobbiamo ancora ragionare insieme su come vincerla. Nel Consiglio dei ministri di oggi abbiamo prorogato lo stato di emergenza con un cambio di tendenza nelle misure. Dal 4 di maggio le misure nel Paese tendevano ad allargare le possibilità di movimento, oggi le ordinanze dicono: attenzione la situazione è seria e delicata, siamo ancora in battaglia”. Lo ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza, nel suo intervento al 77esimo congresso Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) in corso a Villasimius, Cagliari. Il ministro è stato accolto da un lungo applauso e ha ringraziato i medici di famiglia per il lavoro svolto durante la pandemia. 

“Dobbiamo avere consapevolezza e la politica deve dire sempre come stanno le cose. I contagi crescono e serve alzare il livello di attenzione. La fotografia è chiara non siamo ancora fuori pericolo”, ha detto ancora Speranza.  

Boom nuovi casi in Italia: sono oltre 3600 

“Il Paese ha retto nei mesi più difficili, oggi dobbiamo reggere rispetto alla sfida dell’epidemia in fase crescente ma anche capire, imparare da quella lezione e costruire un Ssn nuovo – ha ricordato il ministro -. Serve un grande patto perché il Ssn è la cosa più preziosa che abbiamo”, ha ammonito. “L’Italia sta un po’ meglio rispetto ma da 9 settimane i numeri sono in crescita in tutta Europa: in Francia 17 mila casi in un solo giorno, la Spagna è quasi costantemente sopra i 13 mila, oggi l’Olanda che ha 18 mln di abitanti oggi ha 4500 casi”.  

 

Covid, Zampa: “Mascherina all’aperto se vicini ad altri non se si è soli”  

“Le mascherine non sono previste quando si è lontano dagli altri, per esempio se va in campagna, in giardino, nel proprio orto, a camminare nei boschi, in spazi desolati, se sì è in bici, in moto e in auto da soli o con i propri congiunti. Se invece si è in luoghi chiusi, in palestra, in auto con gli amici, per strada con persone vicine e all’aperto insieme ad altre persone, allora le mascherine vanno indossate”. Lo ha precisato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, intervenuta a ‘Radio anch’io’ su Rai Radio 1. 

“Serve un comportamento uniforme in tutto il Paese e un messaggio semplice”, ha sottolineato l’esponente del Pd. “Non siamo diventati pazzi – ha precisato – La mascherina va indossata sempre dove ci sono altre persone vicine”. 

“Le sanzioni sono pesanti, ma non più di prima. Adesso ci sarà una grande stretta nei controlli” per il rispetto delle misure anti-Covid, perché “un Paese che mette delle regole deve avere dei controlli. C’è anche la possibilità di mettere in campo l’esercito e si rischiano sanzioni da 400 a 3mila euro”, ha spiegato poi Zampa. 

 

Covid, allo Spallanzani pronto piano per seconda ondata 

L’aumento dei casi a Roma e nel Lazio ha fatto scattare all’Inmi Spallanzani un piano per fronteggiare l’eventuale piccolo di contagi che potrebbe arrivare con la seconda ondata dell’epidemia. Il piano prevede la possibilità, se necessario, di arrivare a 281 posti letto totali, con 55 posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva.  

“I posti attualmente attivi sono 192 di degenza ordinaria e 35 di area critica, per un totale di 224”, riporta un documento che l’Adnkronos Salute ha avuto modo di leggere. Come previsto dalle azioni di ‘fase V’ del documento regionale “i posti attivi nel mese di settembre erano 180 di degenza ordinaria e 35 di area critica per un totale di 215″.”Con la rimodulazione prevista dalle azioni di ‘fase VI’ del recente documento regionale i posti di degenza ordinaria saranno 206 concentrati in una vasta area omogenea in aggiunta a 20 posti letto concentrati in un’area funzionale allocata in un padiglione ‘Covid free’ – riporta il documento – per un totale di 261 posti letto (226 di degenza ordinaria +35 di area critica, ovvero terapia intensiva e semi-intensiva), incrementabili a 281 (226 di degenza ordinaria + 55 di area critica ) con l’attivazione, se necessario, di ulteriori 20 posti di area critica già allestiti e prontamente riconvertibili”.  

Il decano dei rianimatori: “Basta dividerci fra negazionisti e catastrofisti” 

“Oggi, sfortunatamente, per come si è messa la comunicazione su Covid-19, qualsiasi cosa uno dica viene arruolato o nella squadra dei catastrofisti o in quella dei negazionisti. A me non va di essere né nell’una né nell’altra squadra. Si vuole tutto o bianco o nero. Il grigio non viene contemplato, in Tv non lo vogliono. Ma a volte la realtà è nel grigio. Per cui poi, per come vengono gestite le dichiarazioni dei vari esperti, viene fuori solo tanta confusione”. Non ci sta a rischiare di essere etichettato Luciano Gattinoni, decano dei rianimatori italiani, oggi in forze all’università di Gottinga in Germania. L’esperto cita il caso Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano e prorettore dell’università Vita-Salute. 

“Zangrillo è finito in mezzo a tutto questo – dice all’Adnkronos Salute – E’ stato definito negazionista, è stato ormai ‘arruolato’ dai negazionisti anche se non lo è affatto. Se si va a vedere quello che ha detto realmente e lo si inserisce anche nel contesto e nel momento in cui lo ha detto – puntualizza l’esperto – si può capire che non è né un negazionista né un catastrofista. E’ uno che i malati li ha vissuti sul serio. Ha il suo carattere, esprime opinioni a volte in modo brusco. Ma di sicuro ha una sensibilità superiore rispetto ad alcuni ‘soloni’ che so per certo non hanno mai assistito un paziente Covid”.  

Per Gattinoni il problema è “nella comunicazione polarizzata. Manca solo qualcuno che dica che il virus è di destra o di sinistra, o sovranista o non so che altro. Io direi che piuttosto questo virus è internazionale, allora, visto che non rispetta i confini e le patrie nazionali”.  

L’analisi dello specialista è dura: “Vedo beghe da cortile. Ho letto un’intervista in cui si chiede: lei è per Zangrillo o per Galli? Ma che vuol dire? Qui non è Maradona contro Lodetti. Non si può trattare il dibattito sul virus come una partita di calcio. E’ molto semplice. A chi parla di scienza e punta il dito, io dico che la scienza ha un percorso molto preciso: si parte da una tesi, in base all’osservazione si formula una legge. Poi si fa un esperimento e si va a vedere se un’ipotesi è confermata oppure no. Se si segue questa semplice procedura e la si applica al virus ci guadagniamo tutti”. Gattinoni preferisce restare defilato, assicura. “Se uno deve per forza indossare una maglietta, io mi rifiuto. Non vado in Tv perché non voglio essere arruolato. E non voglio finire in una trasmissione di Crozza”, sorride riferendosi all’imitazione che il comico fa di Zangrillo.  

Covid, in Russia altri 6431 casi: mai così tanti da metà luglio 

La Russia conferma 6.431 nuovi casi di Covid-19, e i contagi non erano mai stati così tanti in 24 ore dallo scorso 13 luglio. Lo riporta l’agenzia Tass, precisando che la maggior parte dei nuovi casi si registra a Mosca (970) e San Pietroburgo (208). I dati ufficiali parlano di un totale di 1.122.241 casi e anche di 923.699 pazienti guariti dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Il bilancio delle vittime è di 19.799 morti, 150 decessi in più rispetto al bollettino di ieri. 

Coronavirus, Oms: 2 milioni di nuovi casi in una settimana, è record 

In una sola settimana, dal 14 al 20 settembre, ci sono stati quasi 2 milioni di nuovi casi di Covid-19: un aumento del 6% rispetto alla settimana precedente, ma soprattutto si tratta del maggior numero di contagi segnalati in una sola settimana dall’inizio dell’epidemia. Lo sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità nell’aggiornamento epidemiologico settimanale. Nello stesso periodo, c’è stata una diminuzione del 10% nel numero di decessi, con 37.700 morti segnalati negli ultimi sette giorni. In totale, secondo l’Oms, sono oltre 30,6 milioni i casi di Covid-19 e 950mila le vittime.  

Ad eccezione della regione africana, l’aumento dei contagi riportato la scorsa settimana riguarda tutte le regioni dell’Oms. Le Americhe si confermano le più colpite da Covid-19 a livello globale, rappresentando oltre il 38% di tutti i nuovi casi segnalati negli ultimi sette giorni, anche se si registra un calo del 22% dei nuovi decessi. La regione europea ha invece il triste primato del maggior aumento dei morti, +27% rispetto alla settimana precedente. 

Coronavirus, nel Lazio 197 nuovi casi: 118 a Roma  

“Su 10mila tamponi, oggi nel Lazio si registrano 197 casi” di positività a coronavirus Sars-CoV-2, di cui “118 sono a Roma”. Si segnala inoltre “un decesso”. Lo riferisce l’assessore regionale alla Sanità e Integrazione socio-sanitaria, Alessio D’Amato, invitando a “mantenere alta l’attenzione. E’ necessario rispettare le misure di prevenzione”, avverte. 

A Formia, ricorda D’Amato, è stato disposto l'”obbligo di mascherina all’aperto per il focolaio del mercato del pesce dove è in atto lo screening dei contatti presso il drive-in allestito al mercato”.  

“Nella Asl Roma 1 sono 49 i casi nelle ultime 24 ore – riferisce ancora l’assessore – Di questi, 8 sono casi di rientro, 4 con link dalla Sardegna, uno dall’Austria, uno dall’Albania e due con link alla comunità del Perù. Diciassette sono i casi con link familiare o contatto di un caso già noto e isolato. Nella Asl Roma 2 sono 58 i casi nelle ultime 24 ore. Tra questi sono 14 i casi di rientro, 4 dall’Ecuador, uno dall’India, due dall’Albania, uno dal Messico, uno dalla Bolivia e 5 con link alla comunità del Perù. Quattordici sono contatti di casi già noti e isolati. Due i casi individuati su segnalazione del medico di medicina generale. Nella Asl Roma 3 sono 11 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di 5 casi di rientro, due casi con link dalla Sardegna e tre dalla Toscana. Quattro i contatti di casi già noti e isolati. Nella Asl Roma 4 sono 10 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di 9 contatti di casi già noti e isolati e un caso individuato su segnalazione del medico di medicina generale. Nella Asl Roma 5 sono 14 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di due casi di rientro, uno dall’Umbria e uno dal Friuli. Dieci sono i contatti di casi già noti e isolati e un caso di uno studente di Monterotondo. Nella Asl Roma 6 sono 14 i casi nelle ultime 24h e si tratta di 11 contatti di casi già noti e isolati e un caso individuato su segnalazione del medico di medicina generale”.  

“Nelle province si registrano 41 casi e zero decessi nelle ultime 24 ore. Nella Asl di Latina sono 31 i casi e si tratta di 28 casi con link al cluster del mercato ittico dove è in corso l’indagine epidemiologica. Nella Asl di Frosinone si registrano tre casi e di questi uno individuato in fase di pre-ospedalizzazione. Nella Asl di Rieti si registrano 7 casi e si tratta di contatti di casi già noti e isolati”. 

Nel Lazio ad oggi sono 5.538 i casi positivi a Covid-19, con 445 ricoverati, a cui si aggiungono 22 pazienti in terapia intensiva. Mentre sono 890 le persone morte con Covid. I pazienti in isolamento domiciliare sono 5.071, i guariti sono 7.751 e il totale dei casi esaminati è pari a 14.179. 

Silvestri: “Ultimo inverno con Covid, ecco cosa fare” 

“Ci stiamo avviando a quello che sarà la seconda (e credo ultima) stagione autunnale-invernale di convivenza con Covid-19. Le cose da fare sono poche e note”. Lo sottolinea il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in un post su Facebook evidenzia le 5 “cose importanti da fare in vista della stagione più fredda”:  

1) Continuiamo il contenimento/mitigazione della circolazione del virus con le classiche 3T (testare, tracciare e trattare, ndr); 

2) Prepariamoci a livello di medicina del territorio, strutture ospedaliere e Rsa;  

3) Limitiamo le infezioni con igiene personale e mascherine al chiuso e dove non è possibile il distanziamento personale; 

4) Vacciniamoci contro l’influenza senza tante storie; 

5) Cerchiamo di “salire in corsa” sul treno ormai imminente degli anticorpi monoclonali per uso terapeutico e profilattico per soggetti a rischio ed operatori sanitari. 

“Il generale estate ci sta salutando – sottolinea Silvestri – e mentre aspettiamo la vaccinazione di massa per la primavera prossima (se viene prima tanto meglio, ma non contiamoci), cerchiamo di gestire questa ultima grande sfida con intelligenza, coraggio, nervi saldi, serenità e tanto ottimismo”.  

“Sono profondamente convinto – conclude – che siamo in dirittura d’arrivo di questo brutto lungo viaggio della pandemia. Facciamo un ultimo sforzo tutti insieme per arrivare al traguardo, ormai sempre più vicino, nel miglior modo possibile”. 

Covid, il rapporto: in Italia un morto su 5 era affetto da demenza 

Un morto di Covid-19 su 5 in Italia era affetto da demenza. Il dato emerge da uno studio promosso da Alzheimer’s Disease International che ha analizzato l’impatto della malattia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2 su questa categoria di pazienti nei mesi dell’emergenza sanitaria. Il lavoro ha coinvolto 9 Paesi tra cui l’Italia (gli altri sono Regno Unito, Spagna, Irlanda, Australia, Stati Uniti, India, Kenya e Brasile).  

I tassi di mortalità risultano molto alti fra le persone con demenza. Si parla, spiega la Federazione Alzheimer Italia rappresentante di Alzheimer’s Disease International per il Belpaese, del 25% in Inghilterra e Galles, del 31% in Scozia e del 19% in Italia. “Questi dati confermano quanto alta sia stata la percentuale di decessi correlati al Covid-19 di persone con demenza ospiti nelle strutture assistenziali”, spiegano gli esperti. L’età è il principale fattore di rischio per la demenza e gli anziani sono il gruppo più a rischio di contrarre il virus: conferma ne è il fatto che l’86% dei decessi per Covid-19 riguardano soggetti over 65.  

L’impatto della pandemia, segnala la Federazione, è stato estremamente drammatico anche per le persone con demenza in assistenza a ‘lungo termine’: a causa del virus “hanno avuto accesso limitato alle cure mediche e assistenziali, perso la quotidianità del contatto umano, le diagnosi sono state sospese e così anche la ricerca, tutti fattori che hanno peggiorato la qualità della loro vita”. Per Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia è ora di analizzare i bilanci: “Abbiamo vissuto mesi drammatici in cui sono stati commessi errori e i numeri ce lo confermano: 1 su 5 decessi da Covid-19 riguardano persone con demenza. Abbiamo l’obbligo morale di analizzare questi dati per capire cosa è successo ed evitare che accada di nuovo”.  

I dati sull’Italia sono stati raccolti da uno studio realizzato dall’Istituto superiore di sanità, anche se mancano ancora dati definitivi sui contagi nelle Rsa e sull’impatto sui caregiver, anch’essi pesantemente coinvolti nella pandemia. “Ma accanto agli aspetti più dolorosi, abbiamo tanti esempi virtuosi: cito, ad esempio, le associazioni locali e le Comunità amiche delle persone con demenza che da subito si sono attivate creando una rete di protezione solidale per i malati e i familiari. E’ da queste esperienze che dobbiamo ripartire”, dice Salvini Porro. 

In questa direzione vanno anche alcuni studi portati avanti da gruppi di ricercatori in tutta Italia che rilevano che nella maggior parte dei casi le persone con demenza come primo sintomo dell’infezione da coronavirus Sars-CoV-2 presentano l’aggravarsi dello stato confusionale (delirium) e non i più tipici sintomi individuati (febbre, difficoltà respiratorie, tosse). Un dato utile per diagnosi più tempestive e corrette. Chiede pubblicazione dei dati e tutela dei diritti delle persone con demenza nell’accesso alle cure mediche l’Alzheimer’s Disease International, attraverso le parole del Ceo, Paola Barbarino: “All’inizio del Mese Mondiale dell’Alzheimer ci rivolgiamo ai governi affinché raccolgano e pubblichino dati trasparenti e incrementino l’assistenza per proteggere i soggetti vulnerabili con demenza”. 

Richiesta portata avanti anche in Italia dalla Federazione Alzheimer, che ad aprile ha inviato una prima lettera al ministro della Salute Roberta Speranza, auspicando che “l’accesso ai servizi di terapia intensiva sia trasparente ed equo per ogni individuo, senza distinzione di età, genere o giudizi di valore che non siano basati su criteri strettamente sanitari e che venga garantito un trattamento basato sul rispetto della dignità del paziente”. E’ seguita una seconda lettera inviata a fine luglio con la richiesta specifica di linee guida per la gestione dell’emergenza da Covid-19 nelle Rsa e nei centri diurni per persone con demenza, al fine di garantire la sicurezza di ospiti, operatori sanitari e familiari. 

Covid, in Germania casi quasi raddoppiati in un giorno 

Quasi raddoppiati nelle ultime 24 ore i casi di coronavirus in Germania. Secondo l’Istituto Robert Koch, sono stati registrati 1.378 nuovi contagi e due vittime rispetto ai 782 casi del giorno precedente, quando non si era registrato alcun decesso. Sale così a 248.997 il numero totale dei contagi in Germania e a 9.324 quello dei morti. 

India – Nuovo record di contagi in India, dove nelle ultime 24 ore sono stati confermati più di 86mila nuovi casi di coronavirus e oltre mille morti per complicanze legate all’infezione. Lo riferisce il ministero della Sanità di Nuova Delhi, aggiornando così a 4.023.179 il totale delle persone contagiate e a 69.561 quello delle vittime, 1.089 in più di ieri. L’India diventa così il terzo Paese al mondo, dopo Stati Uniti e Brasile, a superare le 4 milioni di vittime causate dal Covid-19. Lo stato indiano maggiormente colpito è quello del Maharashtra, con 25.964 vittime, seguito dal Tamil Nadu con 7.687 morti. In tasso dei guariti, secondo le autorità sanitarie locali, è del 77,23 per cento, ovvero 3,1 milioni di persone. 

Russia – Nelle ultime 24 ore in Russia sono stati registrati 5.205 nuovi casi di coronavirus e 110 vittime, aggiornando così a 1.020.310 il totale delle persone contagiate e a 17.759 quello dei morti riconducibili all’infezione. Lo ha reso noto la task force creata da Mosca per contrastare la pandemia in una nota rilanciata dall’agenzia di stampa Sputnik, sottolineato che tra i nuovi casi ”1.249 sono asintomatici”. La maggior parte dei nuovi casi, 671, è stata registrata a Mosca, seguita da San Pietroburgo con 195 nuovi positivi. 

 

 

Covid, lo studio: “Dicembre mortale, rischio 30mila decessi al giorno” 

Non fanno ben sperare le prime stime globali sulla pandemia nei prossimi mesi. Secondo gli esperti dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) presso la School of Medicine dell’Università di Washington, infatti, nel 2020 avremo “un dicembre mortale”, con picchi di decessi che potranno arrivare a 30mila al giorno nel mondo. E’ quanto emerge dal report con le prime proiezioni globali sulla pandemia, che però evidenzia anche il potere delle misure anti-Covid: gli esperti prevedono che quasi 770mila vite in tutto il mondo potranno essere salvate da qui al 1 gennaio, attraverso l’uso di mascherine e il rispetto del distanziamento sociale. 

I decessi cumulativi previsti entro il 1 gennaio ammontano a 2,8 milioni, circa 1,9 milioni in più da oggi fino alla fine dell’anno. Per l’Italia – che non figura nella top ten delle nazioni che conteranno il maggior numero di vittime totali (in questo caso al primo posto c’è l’India) e per abitanti -le attuali proiezioni stimano che i decessi totali potranno arrivare a quota 56.071 entro il 1 gennaio, con poco meno di 500 morti al giorno a dicembre, fortemente contrastabili con l’uso universale di mascherine e il rispetto del distanziamento. “Queste prime proiezioni mondiali per Paese offrono una previsione scoraggiante e una tabella di marcia sull’andamento dell’epidemia che i leader governativi e gli individui possono seguire”, ha affermato il direttore dell’Ihme, Christopher Murray. “Siamo di fronte alla prospettiva di un dicembre mortale, soprattutto in Europa, Asia centrale e Stati Uniti. Ma la scienza è chiara e le prove inconfutabili: indossare la mascherina, rispettare il distanziamento e limitare gli assembramenti i sociali sono fondamentali per aiutare a prevenire la trasmissione del virus “. 

L’Istituto ha modellato tre scenari: uno “peggiore” in cui l’utilizzo delle mascherine rimane ai tassi attuali e i governi continuano ad allentare i requisiti di distanziamento, che porterebbe a 4 milioni di morti totali entro la fine dell’anno; uno “migliore”, con 2 milioni di morti totali se l’uso della mascherina sarà quasi universale e i governi imporranno requisiti di distanziamento quando il tasso di mortalità giornaliero supera 8 casi per milione; e uno scenario “molto probabile” che presuppone misure invariate, con un totale dunque di circa 2,8 milioni di morti. 

I riferimenti alle 750mila vite salvate e alle 30mila morti giornaliere a dicembre rappresentano le differenze tra lo scenario “migliore” e quello “più probabile”. L’aumento del numero dei decessi è dovuto in parte “a un probabile aumento stagionale dei casi di Covid-19 nell’emisfero settentrionale”, spiegano i ricercatori. Ad oggi, infatti, la malattia ha seguito modelli stagionali simili alla polmonite e, se questa correlazione continua a essere valida, i Paesi del Nord possono prevedere più casi nel tardo autunno e nei mesi invernali, ragionano gli esperti. “Le persone nell’emisfero settentrionale devono essere particolarmente vigili con l’avvicinarsi dell’inverno poiché il coronavirus, come la polmonite, sarà più diffuso nei climi freddi”, ha detto Murray. “Guardando le sconcertanti stime su Covid-19, è facile perdersi nell’enormità dei numeri”, ha ammesso l’esperto: “Il numero di morti supera la capacità dei 50 stadi più grandi del mondo, un’immagine che fa riflettere”.  

Nel più probabile degli scenari dell’Ihme, le nazioni con più morti totali pro capite sarebbero le Isole Vergini americane, i Paesi Bassi e la Spagna. Questo scenario prevede 959.685 decessi totali entro il 1 gennaio nella regione delle Americhe, 667.811 nella regione europea, 79.583 nella regione africana, 168.711 nella regione del Mediterraneo orientale, 738.427 nella regione del sud-est asiatico e 191.598 nella regione del Pacifico occidentale. 

“Dobbiamo tutti imparare dai leader dei Paesi in cui il virus è stato contenuto, o dove si sono verificate seconde ondate di infezioni, e dove è stata intrapresa un’azione rapida per prevenire la perdita di vite umane”, ha detto Murray. L’esperto ha anche ammonito a non perseguire la strategia di “immunità di gregge”, che si verifica quando un’ampia percentuale di membri una comunità diventa immune al virus attraverso l’infezione e il recupero. Lo scenario “peggiore” in queste proiezioni riflette infatti una situazione in cui i governi consentono la trasmissione del virus senza ‘freni’ nella popolazione, con una conseguente significativa perdita di vite umane. “Questa prima previsione globale rappresenta un’opportunità per sottolineare il problema dell’immunità di gregge, che, essenzialmente, ignora la scienza e l’etica e consente milioni di morti evitabili”, ha concluso Murray. Ciò è, secondo l’esperto, “semplicemente, riprovevole”. 

di Margherita Lopes 

Covid, positivi 22 ospiti e 4 operatori di casa di riposo a Milano 

“Sono arrivati tutti gli esiti dei tamponi effettuati sui 123 anziani residenti e sui 111 lavoratori della Rsa Quarenghi” di Milano. “Sono risultati positivi” a Sars-CoV-2 “complessivamente 22 anziani residenti, di cui 15 sono stati ricoverati negli ospedali del territorio milanese, così come previsto dalle nuove disposizioni emanate dalla Regione Lombardia in caso di contagio da coronavirus. Si conferma che un solo anziano ha manifestato sintomi da Covid-19”, mentre “tutti gli altri (21 anziani) sono asintomatici. Gli altri 7 anziani positivi asintomatici rimasti in struttura sono stati posti in isolamento, in attesa di essere ricoverati in ospedale non appena si riceverà disponibilità. Tra i lavoratori, 4 sono risultati positivi, di cui 3 sono asintomatici. Tutti sono stati posti a riposo”. A fare il punto Coopselios, cooperativa sociale che gestisce la Rsa.  

La Rsa Quarenghi – ricorda in una nota – può accogliere 140 anziani residenti in condizioni di non autosufficienza fisica e/o psichica. Nel primo periodo di diffusione del coronavirus, la struttura non aveva registrato casi di contagio. Nei giorni scorsi erano presenti complessivamente 123 ospiti, quando uno di loro ha manifestato sintomi riconducibili a Covid; sottoposto a tampone nasofaringeo, è risultato positivo ed è stato immediatamente trasportato in ospedale, così come previsto dalle nuove disposizioni regionali.  

Nel rispetto delle procedure – precisa Coopselios – non è consentito l’accesso dei familiari in struttura, tranne in casi eccezionali autorizzati dalla direzione sanitaria. Le visite sono ammesse soltanto nell’area esterna della struttura, a garanzia del distanziamento nel pieno rispetto della riservatezza della visita e delle norme a tutela della salute dei residenti e dei visitatori.  

I familiari sono stati debitamente informati delle condizioni di salute dei loro cari. Gli anziani mantengono un contatto costante con le famiglie tramite videochiamate o telefonate. La situazione è gestita e monitorata quotidianamente dal personale sanitario e socio-assistenziale dell’ente gestore in collaborazione con gli enti territoriali competenti, nel rispetto delle procedure e dei protocolli in essere.  

La cooperativa riporta anche il contenuto di una nota ricevuta da Cisl Fp, in cui si precisa che il sindacato “ha sempre lavorato in piena sinergia con Coopselios per l’attivazione di tutte le procedure, i protocolli e le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Cisl Fp “conferma altresì che i lavoratori sono stati forniti di tutti i Dpi (Dispositivi di protezione individuale) necessari come da Dpcm e decreti regionali. La Cisl è impegnata a monitorare l’evolversi della situazione”. 

Report Covid: “Aumento casi, età media scende a 29 anni” 

“Si conferma un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la quarta settimana consecutiva con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni (periodo 10-23 agosto) di 14.93 per 100mila abitanti, in aumento dal periodo 6-19 luglio e simile ai livelli osservati all’inizio di giugno”. E’ quanto viene segnalato nel report settimanale di Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute, relativo al monitoraggio di Covid-19 nel periodo 17-23 agosto. 

SCENDE ETA’ MEDIA – In Italia, come in Europa e globalmente, si è verificata una transizione epidemiologica dell’epidemia da Sars-CoV-2 con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione. Nel nostro Paese, segnala il report, l’età media dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è di 29 anni, confermando un trend in diminuzione. Si riscontra dunque “un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero)”, ma anche “una minore gravità clinica dei casi diagnosticati che, nella maggior parte dei casi, sono asintomatici”.  

FOCOLAI – “Sono 1.374 i focolai attivi in Italia, di cui 490 nuovi, entrambi i dati in aumento per la quarta settimana consecutiva (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 1.077 focolai attivi di cui 281 nuovi)”.  

“Questo comporta un sempre maggiore impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti – osservano gli esperti – I servizi territoriali sono riusciti finora a contenere la trasmissione locale del virus ma, qualora dovesse persistere l’attuale trend di incidenza in aumento, le capacità di risposta di questi servizi potrebbero essere messe a dura prova”.  

Covid, Pregliasco: “Mio figlio stagista fuggito da ditta ‘no mask'” 

“Questa situazione di negazionismo è legata al fatto che le persone vogliono gettarsi alle spalle la paura sfidando la sorte. Mio figlio ha fatto uno stage in una piccola azienda e la prima cosa che gli hanno detto è: ‘La mascherina la mette chi ha paura’. E infatti se n’è andato”. E’ l’aneddoto raccontato dal virologo Fabrizio Pregliasco a ‘Radio Cusano Campus’.  

“L’aspetto altruistico – è la riflessione dell’esperto – va a farsi benedire in una situazione vissuta come l’attesa di un meteorite che è la seconda ondata. È una sorta di ‘vita mia mors tua’, togliamo la paura e andiamo avanti in modo spavaldo. Poi succedono le cose come al ‘Billionaire'”. “La scelta di dire ‘apriamo le discoteche’ e ‘balliamo con le mascherine’ si è visto che non è compatibile”, ha proseguito il virologo, convinto che “Bisogna sperimentare le cose. Non voglio dire che è stato sbagliato aprire le discoteche. Non c’è la certezza di fare procedure esatte in questa situazione. Si va avanti per tentativi ed errori per verificare cosa si può fare. Ci vedo un tentativo che non ha dato i risultati attesi”. 

“La seconda ondata – ha puntualizzato il virologo – è ciò che la storia ci dice essere successo in pandemie del passato. Dobbiamo organizzarci per farci trovare pronti. In questo modo saremo in grado di gestire la convivenza con il virus che è passato da una diffusione epidemica a quella endemica”. 

Fino a 32 ambulatori non Covid, la proposta per l’ospedale in Fiera di Milano 

di Lucia Scopelliti 

Ambulatori specialistici non Covid, da utilizzare soprattutto per prime visite o esami ambulatoriali di livello semplice. Ne potrebbero essere realizzati fino a 32 nel Padiglione del Policlinico in Fiera di Milano. Trentadue, quante sono le stanze a due letti nelle quali dovevano essere allestite le ultime 64 postazioni di terapia intensiva (per le quali si attendevano i fondi statali) a completamento del piano varato dalla Lombardia sulla base di quanto previsto dal decreto Rilancio. I posti letto inclusi nel piano sono 221, tre quarti già pronti e i restanti, 64 appunto, da allestire. 

In questi spazi – riconvertibili in qualunque momento per completare il piano nazionale, in caso di bisogno dovuto a una nuova ondata di malati gravi – l’idea è di attivare l’area dedicata agli ambulatori che, con le opportune separazioni, si affiancherebbe quindi al Covid hospital, all’area delle terapie intensive, quasi 160, già pronte e in stand by dopo aver dimesso l’ultimo dei 17 pazienti ricoverati. Ecco cosa prevede, a quanto apprende l’Adnkronos Salute, il piano dell’Irccs di via Sforza, discusso nel corso della prevista riunione operativa interna che si è tenuta oggi. La proposta sarà ora vagliata dalla Regione Lombardia che dovrebbe esprimere un parere nelle prossime due settimane. Con il via libera, la partenza degli ambulatori sarebbe possibile dall’1 ottobre.  

Il piano nasce con una flessibilità che per esempio permetterebbe in prospettiva di concordare con l’Ats di Milano anche l’attivazione di un punto per la vaccinazione antinfluenzale, se necessario, con il supporto di altre Asst e dei medici di famiglia. Quanto agli ambulatori pensati dal Policlinico, potrebbero essere strutture dedicate a prestazioni di ginecologia (pap-test e necessità simili), esami non complessi di cardiologia come l’elettrocardiogramma, o tac ed ecografia dell’addome ed altre prestazioni di area gastrointestinale, che non richiedono un iter strutturato, ma solo l’esecuzione dell’esame con la macchina. Le discipline? Si spazierebbe dalla dermatologia all’urologia e alla neurologia, sulla base della richiesta. Missione alleggerire le attività legate alla ripresa post-lockdown, e aumentare l’offerta sul territorio per alcune prestazioni.  

Toccherà alla Regione approvare o eventualmente modificare il progetto delineato dal Policlinico, il quale ha condotto tutte le verifiche per valutarne la fattibilità. Questo spazio riservato, puntualizzano dall’Irccs, non sostituisce le terapie intensive pronte e attive. E come verrà utilizzato dipenderà dai bisogni, per esempio di recupero delle prestazioni, o dall’evoluzione dei contagi da coronavirus Sars-Cov-2. E’ un piano che si muove seguendo l’epidemiologia del territorio, in altre parole.  

L’obiettivo per il Policlinico è triplice: garantire il distanziamento sociale e allo stesso tempo aumentare il volume di prestazioni eseguibili (avendo questo ulteriore spazio disponibile). Oggi infatti l’attività è organizzata per evitare assembramenti nelle sale d’attesa e quindi si tende a mettere gli ambulatori in serie con orari scaglionati in slot uno di seguito all’altro. L’altra strategia che si potrebbe adottare è dislocare le attività sfruttando appunto gli spazi del Padiglione del Policlinico in Fiera. C’è poi tutta la partita del recupero di visite ed esami saltati in fase di lockdown. Il Policlinico ha continuato durante il periodo estivo a eseguire prestazioni per smaltire quello che era stato rimandato, si è arrivati a coprire l’80-90% delle prestazioni saltate, ma con i nuovi ambulatori si potrebbe integrare l’agenda delle nuove prenotazioni.  

Il call center regionale mette in rete tutte le prestazioni libere, ma non tutti hanno riattivato al 100% le attività. I nuovi ambulatori permetterebbero di mettere in campo prestazioni in più che liberano posti nelle agende regionali. Non si partirebbe con tutto e subito e dipenderà anche da quanto c’è da recuperare in generale a Milano e quella che è la richiesta che arriva da medici di famiglia e specialisti. Il personale da impiegare negli ambulatori – l’idea è di partire con quello del Policlinico – e anche eventuali costi dipenderanno dalla richiesta a cui si intenderà rispondere. Tenendo presente che la sede è stata donata in comodato d’uso e il costo di alcune infrastrutture come quella informatica è stato già affrontato per le terapie intensive.  

Gallera: “Per ospedale Fiera Milano partenza nuovo piano a ottobre” 

“Stiamo valutando e immaginando che l’ospedale in Fiera, o una parte di questi spazi, possa essere anche utilizzato per attività ambulatoriali sia legate a Covid che al recupero delle attività sanitarie che dobbiamo fare. L’approfondimento in corso con il Policlinico di Milano sta dando per ora riscontri positivi. Si potrebbe partire da ottobre”. Lo spiega all’Adnkronos Salute l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera. “Stiamo definendo come” attuare questo piano. Quali spazi adibire. “Si pensa all’ultima parte al primo piano, quella che si approntava con posti a due letti e bagni per l’area semi-intensiva, che sono adattabili a studi ambulatoriali, o ad altre aree attigue essendo” la struttura al Portello “molto ampia”. Il tutto con le separazioni necessarie. “Si andrebbe dunque a migliorare. Dettagli in più potranno essere resi noti a settembre”, conclude. 

Lombardia, no a isolamento per chi rientra dall’estero