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Categoria: salute/sanita

Coronavirus, nel Lazio 197 nuovi casi: 118 a Roma  

“Su 10mila tamponi, oggi nel Lazio si registrano 197 casi” di positività a coronavirus Sars-CoV-2, di cui “118 sono a Roma”. Si segnala inoltre “un decesso”. Lo riferisce l’assessore regionale alla Sanità e Integrazione socio-sanitaria, Alessio D’Amato, invitando a “mantenere alta l’attenzione. E’ necessario rispettare le misure di prevenzione”, avverte. 

A Formia, ricorda D’Amato, è stato disposto l'”obbligo di mascherina all’aperto per il focolaio del mercato del pesce dove è in atto lo screening dei contatti presso il drive-in allestito al mercato”.  

“Nella Asl Roma 1 sono 49 i casi nelle ultime 24 ore – riferisce ancora l’assessore – Di questi, 8 sono casi di rientro, 4 con link dalla Sardegna, uno dall’Austria, uno dall’Albania e due con link alla comunità del Perù. Diciassette sono i casi con link familiare o contatto di un caso già noto e isolato. Nella Asl Roma 2 sono 58 i casi nelle ultime 24 ore. Tra questi sono 14 i casi di rientro, 4 dall’Ecuador, uno dall’India, due dall’Albania, uno dal Messico, uno dalla Bolivia e 5 con link alla comunità del Perù. Quattordici sono contatti di casi già noti e isolati. Due i casi individuati su segnalazione del medico di medicina generale. Nella Asl Roma 3 sono 11 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di 5 casi di rientro, due casi con link dalla Sardegna e tre dalla Toscana. Quattro i contatti di casi già noti e isolati. Nella Asl Roma 4 sono 10 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di 9 contatti di casi già noti e isolati e un caso individuato su segnalazione del medico di medicina generale. Nella Asl Roma 5 sono 14 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di due casi di rientro, uno dall’Umbria e uno dal Friuli. Dieci sono i contatti di casi già noti e isolati e un caso di uno studente di Monterotondo. Nella Asl Roma 6 sono 14 i casi nelle ultime 24h e si tratta di 11 contatti di casi già noti e isolati e un caso individuato su segnalazione del medico di medicina generale”.  

“Nelle province si registrano 41 casi e zero decessi nelle ultime 24 ore. Nella Asl di Latina sono 31 i casi e si tratta di 28 casi con link al cluster del mercato ittico dove è in corso l’indagine epidemiologica. Nella Asl di Frosinone si registrano tre casi e di questi uno individuato in fase di pre-ospedalizzazione. Nella Asl di Rieti si registrano 7 casi e si tratta di contatti di casi già noti e isolati”. 

Nel Lazio ad oggi sono 5.538 i casi positivi a Covid-19, con 445 ricoverati, a cui si aggiungono 22 pazienti in terapia intensiva. Mentre sono 890 le persone morte con Covid. I pazienti in isolamento domiciliare sono 5.071, i guariti sono 7.751 e il totale dei casi esaminati è pari a 14.179. 

Silvestri: “Ultimo inverno con Covid, ecco cosa fare” 

“Ci stiamo avviando a quello che sarà la seconda (e credo ultima) stagione autunnale-invernale di convivenza con Covid-19. Le cose da fare sono poche e note”. Lo sottolinea il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in un post su Facebook evidenzia le 5 “cose importanti da fare in vista della stagione più fredda”:  

1) Continuiamo il contenimento/mitigazione della circolazione del virus con le classiche 3T (testare, tracciare e trattare, ndr); 

2) Prepariamoci a livello di medicina del territorio, strutture ospedaliere e Rsa;  

3) Limitiamo le infezioni con igiene personale e mascherine al chiuso e dove non è possibile il distanziamento personale; 

4) Vacciniamoci contro l’influenza senza tante storie; 

5) Cerchiamo di “salire in corsa” sul treno ormai imminente degli anticorpi monoclonali per uso terapeutico e profilattico per soggetti a rischio ed operatori sanitari. 

“Il generale estate ci sta salutando – sottolinea Silvestri – e mentre aspettiamo la vaccinazione di massa per la primavera prossima (se viene prima tanto meglio, ma non contiamoci), cerchiamo di gestire questa ultima grande sfida con intelligenza, coraggio, nervi saldi, serenità e tanto ottimismo”.  

“Sono profondamente convinto – conclude – che siamo in dirittura d’arrivo di questo brutto lungo viaggio della pandemia. Facciamo un ultimo sforzo tutti insieme per arrivare al traguardo, ormai sempre più vicino, nel miglior modo possibile”. 

Covid, il rapporto: in Italia un morto su 5 era affetto da demenza 

Un morto di Covid-19 su 5 in Italia era affetto da demenza. Il dato emerge da uno studio promosso da Alzheimer’s Disease International che ha analizzato l’impatto della malattia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2 su questa categoria di pazienti nei mesi dell’emergenza sanitaria. Il lavoro ha coinvolto 9 Paesi tra cui l’Italia (gli altri sono Regno Unito, Spagna, Irlanda, Australia, Stati Uniti, India, Kenya e Brasile).  

I tassi di mortalità risultano molto alti fra le persone con demenza. Si parla, spiega la Federazione Alzheimer Italia rappresentante di Alzheimer’s Disease International per il Belpaese, del 25% in Inghilterra e Galles, del 31% in Scozia e del 19% in Italia. “Questi dati confermano quanto alta sia stata la percentuale di decessi correlati al Covid-19 di persone con demenza ospiti nelle strutture assistenziali”, spiegano gli esperti. L’età è il principale fattore di rischio per la demenza e gli anziani sono il gruppo più a rischio di contrarre il virus: conferma ne è il fatto che l’86% dei decessi per Covid-19 riguardano soggetti over 65.  

L’impatto della pandemia, segnala la Federazione, è stato estremamente drammatico anche per le persone con demenza in assistenza a ‘lungo termine’: a causa del virus “hanno avuto accesso limitato alle cure mediche e assistenziali, perso la quotidianità del contatto umano, le diagnosi sono state sospese e così anche la ricerca, tutti fattori che hanno peggiorato la qualità della loro vita”. Per Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia è ora di analizzare i bilanci: “Abbiamo vissuto mesi drammatici in cui sono stati commessi errori e i numeri ce lo confermano: 1 su 5 decessi da Covid-19 riguardano persone con demenza. Abbiamo l’obbligo morale di analizzare questi dati per capire cosa è successo ed evitare che accada di nuovo”.  

I dati sull’Italia sono stati raccolti da uno studio realizzato dall’Istituto superiore di sanità, anche se mancano ancora dati definitivi sui contagi nelle Rsa e sull’impatto sui caregiver, anch’essi pesantemente coinvolti nella pandemia. “Ma accanto agli aspetti più dolorosi, abbiamo tanti esempi virtuosi: cito, ad esempio, le associazioni locali e le Comunità amiche delle persone con demenza che da subito si sono attivate creando una rete di protezione solidale per i malati e i familiari. E’ da queste esperienze che dobbiamo ripartire”, dice Salvini Porro. 

In questa direzione vanno anche alcuni studi portati avanti da gruppi di ricercatori in tutta Italia che rilevano che nella maggior parte dei casi le persone con demenza come primo sintomo dell’infezione da coronavirus Sars-CoV-2 presentano l’aggravarsi dello stato confusionale (delirium) e non i più tipici sintomi individuati (febbre, difficoltà respiratorie, tosse). Un dato utile per diagnosi più tempestive e corrette. Chiede pubblicazione dei dati e tutela dei diritti delle persone con demenza nell’accesso alle cure mediche l’Alzheimer’s Disease International, attraverso le parole del Ceo, Paola Barbarino: “All’inizio del Mese Mondiale dell’Alzheimer ci rivolgiamo ai governi affinché raccolgano e pubblichino dati trasparenti e incrementino l’assistenza per proteggere i soggetti vulnerabili con demenza”. 

Richiesta portata avanti anche in Italia dalla Federazione Alzheimer, che ad aprile ha inviato una prima lettera al ministro della Salute Roberta Speranza, auspicando che “l’accesso ai servizi di terapia intensiva sia trasparente ed equo per ogni individuo, senza distinzione di età, genere o giudizi di valore che non siano basati su criteri strettamente sanitari e che venga garantito un trattamento basato sul rispetto della dignità del paziente”. E’ seguita una seconda lettera inviata a fine luglio con la richiesta specifica di linee guida per la gestione dell’emergenza da Covid-19 nelle Rsa e nei centri diurni per persone con demenza, al fine di garantire la sicurezza di ospiti, operatori sanitari e familiari. 

Covid, in Germania casi quasi raddoppiati in un giorno 

Quasi raddoppiati nelle ultime 24 ore i casi di coronavirus in Germania. Secondo l’Istituto Robert Koch, sono stati registrati 1.378 nuovi contagi e due vittime rispetto ai 782 casi del giorno precedente, quando non si era registrato alcun decesso. Sale così a 248.997 il numero totale dei contagi in Germania e a 9.324 quello dei morti. 

India – Nuovo record di contagi in India, dove nelle ultime 24 ore sono stati confermati più di 86mila nuovi casi di coronavirus e oltre mille morti per complicanze legate all’infezione. Lo riferisce il ministero della Sanità di Nuova Delhi, aggiornando così a 4.023.179 il totale delle persone contagiate e a 69.561 quello delle vittime, 1.089 in più di ieri. L’India diventa così il terzo Paese al mondo, dopo Stati Uniti e Brasile, a superare le 4 milioni di vittime causate dal Covid-19. Lo stato indiano maggiormente colpito è quello del Maharashtra, con 25.964 vittime, seguito dal Tamil Nadu con 7.687 morti. In tasso dei guariti, secondo le autorità sanitarie locali, è del 77,23 per cento, ovvero 3,1 milioni di persone. 

Russia – Nelle ultime 24 ore in Russia sono stati registrati 5.205 nuovi casi di coronavirus e 110 vittime, aggiornando così a 1.020.310 il totale delle persone contagiate e a 17.759 quello dei morti riconducibili all’infezione. Lo ha reso noto la task force creata da Mosca per contrastare la pandemia in una nota rilanciata dall’agenzia di stampa Sputnik, sottolineato che tra i nuovi casi ”1.249 sono asintomatici”. La maggior parte dei nuovi casi, 671, è stata registrata a Mosca, seguita da San Pietroburgo con 195 nuovi positivi. 

 

 

Covid, lo studio: “Dicembre mortale, rischio 30mila decessi al giorno” 

Non fanno ben sperare le prime stime globali sulla pandemia nei prossimi mesi. Secondo gli esperti dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) presso la School of Medicine dell’Università di Washington, infatti, nel 2020 avremo “un dicembre mortale”, con picchi di decessi che potranno arrivare a 30mila al giorno nel mondo. E’ quanto emerge dal report con le prime proiezioni globali sulla pandemia, che però evidenzia anche il potere delle misure anti-Covid: gli esperti prevedono che quasi 770mila vite in tutto il mondo potranno essere salvate da qui al 1 gennaio, attraverso l’uso di mascherine e il rispetto del distanziamento sociale. 

I decessi cumulativi previsti entro il 1 gennaio ammontano a 2,8 milioni, circa 1,9 milioni in più da oggi fino alla fine dell’anno. Per l’Italia – che non figura nella top ten delle nazioni che conteranno il maggior numero di vittime totali (in questo caso al primo posto c’è l’India) e per abitanti -le attuali proiezioni stimano che i decessi totali potranno arrivare a quota 56.071 entro il 1 gennaio, con poco meno di 500 morti al giorno a dicembre, fortemente contrastabili con l’uso universale di mascherine e il rispetto del distanziamento. “Queste prime proiezioni mondiali per Paese offrono una previsione scoraggiante e una tabella di marcia sull’andamento dell’epidemia che i leader governativi e gli individui possono seguire”, ha affermato il direttore dell’Ihme, Christopher Murray. “Siamo di fronte alla prospettiva di un dicembre mortale, soprattutto in Europa, Asia centrale e Stati Uniti. Ma la scienza è chiara e le prove inconfutabili: indossare la mascherina, rispettare il distanziamento e limitare gli assembramenti i sociali sono fondamentali per aiutare a prevenire la trasmissione del virus “. 

L’Istituto ha modellato tre scenari: uno “peggiore” in cui l’utilizzo delle mascherine rimane ai tassi attuali e i governi continuano ad allentare i requisiti di distanziamento, che porterebbe a 4 milioni di morti totali entro la fine dell’anno; uno “migliore”, con 2 milioni di morti totali se l’uso della mascherina sarà quasi universale e i governi imporranno requisiti di distanziamento quando il tasso di mortalità giornaliero supera 8 casi per milione; e uno scenario “molto probabile” che presuppone misure invariate, con un totale dunque di circa 2,8 milioni di morti. 

I riferimenti alle 750mila vite salvate e alle 30mila morti giornaliere a dicembre rappresentano le differenze tra lo scenario “migliore” e quello “più probabile”. L’aumento del numero dei decessi è dovuto in parte “a un probabile aumento stagionale dei casi di Covid-19 nell’emisfero settentrionale”, spiegano i ricercatori. Ad oggi, infatti, la malattia ha seguito modelli stagionali simili alla polmonite e, se questa correlazione continua a essere valida, i Paesi del Nord possono prevedere più casi nel tardo autunno e nei mesi invernali, ragionano gli esperti. “Le persone nell’emisfero settentrionale devono essere particolarmente vigili con l’avvicinarsi dell’inverno poiché il coronavirus, come la polmonite, sarà più diffuso nei climi freddi”, ha detto Murray. “Guardando le sconcertanti stime su Covid-19, è facile perdersi nell’enormità dei numeri”, ha ammesso l’esperto: “Il numero di morti supera la capacità dei 50 stadi più grandi del mondo, un’immagine che fa riflettere”.  

Nel più probabile degli scenari dell’Ihme, le nazioni con più morti totali pro capite sarebbero le Isole Vergini americane, i Paesi Bassi e la Spagna. Questo scenario prevede 959.685 decessi totali entro il 1 gennaio nella regione delle Americhe, 667.811 nella regione europea, 79.583 nella regione africana, 168.711 nella regione del Mediterraneo orientale, 738.427 nella regione del sud-est asiatico e 191.598 nella regione del Pacifico occidentale. 

“Dobbiamo tutti imparare dai leader dei Paesi in cui il virus è stato contenuto, o dove si sono verificate seconde ondate di infezioni, e dove è stata intrapresa un’azione rapida per prevenire la perdita di vite umane”, ha detto Murray. L’esperto ha anche ammonito a non perseguire la strategia di “immunità di gregge”, che si verifica quando un’ampia percentuale di membri una comunità diventa immune al virus attraverso l’infezione e il recupero. Lo scenario “peggiore” in queste proiezioni riflette infatti una situazione in cui i governi consentono la trasmissione del virus senza ‘freni’ nella popolazione, con una conseguente significativa perdita di vite umane. “Questa prima previsione globale rappresenta un’opportunità per sottolineare il problema dell’immunità di gregge, che, essenzialmente, ignora la scienza e l’etica e consente milioni di morti evitabili”, ha concluso Murray. Ciò è, secondo l’esperto, “semplicemente, riprovevole”. 

di Margherita Lopes 

Covid, positivi 22 ospiti e 4 operatori di casa di riposo a Milano 

“Sono arrivati tutti gli esiti dei tamponi effettuati sui 123 anziani residenti e sui 111 lavoratori della Rsa Quarenghi” di Milano. “Sono risultati positivi” a Sars-CoV-2 “complessivamente 22 anziani residenti, di cui 15 sono stati ricoverati negli ospedali del territorio milanese, così come previsto dalle nuove disposizioni emanate dalla Regione Lombardia in caso di contagio da coronavirus. Si conferma che un solo anziano ha manifestato sintomi da Covid-19”, mentre “tutti gli altri (21 anziani) sono asintomatici. Gli altri 7 anziani positivi asintomatici rimasti in struttura sono stati posti in isolamento, in attesa di essere ricoverati in ospedale non appena si riceverà disponibilità. Tra i lavoratori, 4 sono risultati positivi, di cui 3 sono asintomatici. Tutti sono stati posti a riposo”. A fare il punto Coopselios, cooperativa sociale che gestisce la Rsa.  

La Rsa Quarenghi – ricorda in una nota – può accogliere 140 anziani residenti in condizioni di non autosufficienza fisica e/o psichica. Nel primo periodo di diffusione del coronavirus, la struttura non aveva registrato casi di contagio. Nei giorni scorsi erano presenti complessivamente 123 ospiti, quando uno di loro ha manifestato sintomi riconducibili a Covid; sottoposto a tampone nasofaringeo, è risultato positivo ed è stato immediatamente trasportato in ospedale, così come previsto dalle nuove disposizioni regionali.  

Nel rispetto delle procedure – precisa Coopselios – non è consentito l’accesso dei familiari in struttura, tranne in casi eccezionali autorizzati dalla direzione sanitaria. Le visite sono ammesse soltanto nell’area esterna della struttura, a garanzia del distanziamento nel pieno rispetto della riservatezza della visita e delle norme a tutela della salute dei residenti e dei visitatori.  

I familiari sono stati debitamente informati delle condizioni di salute dei loro cari. Gli anziani mantengono un contatto costante con le famiglie tramite videochiamate o telefonate. La situazione è gestita e monitorata quotidianamente dal personale sanitario e socio-assistenziale dell’ente gestore in collaborazione con gli enti territoriali competenti, nel rispetto delle procedure e dei protocolli in essere.  

La cooperativa riporta anche il contenuto di una nota ricevuta da Cisl Fp, in cui si precisa che il sindacato “ha sempre lavorato in piena sinergia con Coopselios per l’attivazione di tutte le procedure, i protocolli e le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Cisl Fp “conferma altresì che i lavoratori sono stati forniti di tutti i Dpi (Dispositivi di protezione individuale) necessari come da Dpcm e decreti regionali. La Cisl è impegnata a monitorare l’evolversi della situazione”. 

Report Covid: “Aumento casi, età media scende a 29 anni” 

“Si conferma un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la quarta settimana consecutiva con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni (periodo 10-23 agosto) di 14.93 per 100mila abitanti, in aumento dal periodo 6-19 luglio e simile ai livelli osservati all’inizio di giugno”. E’ quanto viene segnalato nel report settimanale di Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute, relativo al monitoraggio di Covid-19 nel periodo 17-23 agosto. 

SCENDE ETA’ MEDIA – In Italia, come in Europa e globalmente, si è verificata una transizione epidemiologica dell’epidemia da Sars-CoV-2 con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione. Nel nostro Paese, segnala il report, l’età media dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è di 29 anni, confermando un trend in diminuzione. Si riscontra dunque “un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero)”, ma anche “una minore gravità clinica dei casi diagnosticati che, nella maggior parte dei casi, sono asintomatici”.  

FOCOLAI – “Sono 1.374 i focolai attivi in Italia, di cui 490 nuovi, entrambi i dati in aumento per la quarta settimana consecutiva (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 1.077 focolai attivi di cui 281 nuovi)”.  

“Questo comporta un sempre maggiore impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti – osservano gli esperti – I servizi territoriali sono riusciti finora a contenere la trasmissione locale del virus ma, qualora dovesse persistere l’attuale trend di incidenza in aumento, le capacità di risposta di questi servizi potrebbero essere messe a dura prova”.  

Covid, Pregliasco: “Mio figlio stagista fuggito da ditta ‘no mask'” 

“Questa situazione di negazionismo è legata al fatto che le persone vogliono gettarsi alle spalle la paura sfidando la sorte. Mio figlio ha fatto uno stage in una piccola azienda e la prima cosa che gli hanno detto è: ‘La mascherina la mette chi ha paura’. E infatti se n’è andato”. E’ l’aneddoto raccontato dal virologo Fabrizio Pregliasco a ‘Radio Cusano Campus’.  

“L’aspetto altruistico – è la riflessione dell’esperto – va a farsi benedire in una situazione vissuta come l’attesa di un meteorite che è la seconda ondata. È una sorta di ‘vita mia mors tua’, togliamo la paura e andiamo avanti in modo spavaldo. Poi succedono le cose come al ‘Billionaire'”. “La scelta di dire ‘apriamo le discoteche’ e ‘balliamo con le mascherine’ si è visto che non è compatibile”, ha proseguito il virologo, convinto che “Bisogna sperimentare le cose. Non voglio dire che è stato sbagliato aprire le discoteche. Non c’è la certezza di fare procedure esatte in questa situazione. Si va avanti per tentativi ed errori per verificare cosa si può fare. Ci vedo un tentativo che non ha dato i risultati attesi”. 

“La seconda ondata – ha puntualizzato il virologo – è ciò che la storia ci dice essere successo in pandemie del passato. Dobbiamo organizzarci per farci trovare pronti. In questo modo saremo in grado di gestire la convivenza con il virus che è passato da una diffusione epidemica a quella endemica”. 

Fino a 32 ambulatori non Covid, la proposta per l’ospedale in Fiera di Milano 

di Lucia Scopelliti 

Ambulatori specialistici non Covid, da utilizzare soprattutto per prime visite o esami ambulatoriali di livello semplice. Ne potrebbero essere realizzati fino a 32 nel Padiglione del Policlinico in Fiera di Milano. Trentadue, quante sono le stanze a due letti nelle quali dovevano essere allestite le ultime 64 postazioni di terapia intensiva (per le quali si attendevano i fondi statali) a completamento del piano varato dalla Lombardia sulla base di quanto previsto dal decreto Rilancio. I posti letto inclusi nel piano sono 221, tre quarti già pronti e i restanti, 64 appunto, da allestire. 

In questi spazi – riconvertibili in qualunque momento per completare il piano nazionale, in caso di bisogno dovuto a una nuova ondata di malati gravi – l’idea è di attivare l’area dedicata agli ambulatori che, con le opportune separazioni, si affiancherebbe quindi al Covid hospital, all’area delle terapie intensive, quasi 160, già pronte e in stand by dopo aver dimesso l’ultimo dei 17 pazienti ricoverati. Ecco cosa prevede, a quanto apprende l’Adnkronos Salute, il piano dell’Irccs di via Sforza, discusso nel corso della prevista riunione operativa interna che si è tenuta oggi. La proposta sarà ora vagliata dalla Regione Lombardia che dovrebbe esprimere un parere nelle prossime due settimane. Con il via libera, la partenza degli ambulatori sarebbe possibile dall’1 ottobre.  

Il piano nasce con una flessibilità che per esempio permetterebbe in prospettiva di concordare con l’Ats di Milano anche l’attivazione di un punto per la vaccinazione antinfluenzale, se necessario, con il supporto di altre Asst e dei medici di famiglia. Quanto agli ambulatori pensati dal Policlinico, potrebbero essere strutture dedicate a prestazioni di ginecologia (pap-test e necessità simili), esami non complessi di cardiologia come l’elettrocardiogramma, o tac ed ecografia dell’addome ed altre prestazioni di area gastrointestinale, che non richiedono un iter strutturato, ma solo l’esecuzione dell’esame con la macchina. Le discipline? Si spazierebbe dalla dermatologia all’urologia e alla neurologia, sulla base della richiesta. Missione alleggerire le attività legate alla ripresa post-lockdown, e aumentare l’offerta sul territorio per alcune prestazioni.  

Toccherà alla Regione approvare o eventualmente modificare il progetto delineato dal Policlinico, il quale ha condotto tutte le verifiche per valutarne la fattibilità. Questo spazio riservato, puntualizzano dall’Irccs, non sostituisce le terapie intensive pronte e attive. E come verrà utilizzato dipenderà dai bisogni, per esempio di recupero delle prestazioni, o dall’evoluzione dei contagi da coronavirus Sars-Cov-2. E’ un piano che si muove seguendo l’epidemiologia del territorio, in altre parole.  

L’obiettivo per il Policlinico è triplice: garantire il distanziamento sociale e allo stesso tempo aumentare il volume di prestazioni eseguibili (avendo questo ulteriore spazio disponibile). Oggi infatti l’attività è organizzata per evitare assembramenti nelle sale d’attesa e quindi si tende a mettere gli ambulatori in serie con orari scaglionati in slot uno di seguito all’altro. L’altra strategia che si potrebbe adottare è dislocare le attività sfruttando appunto gli spazi del Padiglione del Policlinico in Fiera. C’è poi tutta la partita del recupero di visite ed esami saltati in fase di lockdown. Il Policlinico ha continuato durante il periodo estivo a eseguire prestazioni per smaltire quello che era stato rimandato, si è arrivati a coprire l’80-90% delle prestazioni saltate, ma con i nuovi ambulatori si potrebbe integrare l’agenda delle nuove prenotazioni.  

Il call center regionale mette in rete tutte le prestazioni libere, ma non tutti hanno riattivato al 100% le attività. I nuovi ambulatori permetterebbero di mettere in campo prestazioni in più che liberano posti nelle agende regionali. Non si partirebbe con tutto e subito e dipenderà anche da quanto c’è da recuperare in generale a Milano e quella che è la richiesta che arriva da medici di famiglia e specialisti. Il personale da impiegare negli ambulatori – l’idea è di partire con quello del Policlinico – e anche eventuali costi dipenderanno dalla richiesta a cui si intenderà rispondere. Tenendo presente che la sede è stata donata in comodato d’uso e il costo di alcune infrastrutture come quella informatica è stato già affrontato per le terapie intensive.  

Gallera: “Per ospedale Fiera Milano partenza nuovo piano a ottobre” 

“Stiamo valutando e immaginando che l’ospedale in Fiera, o una parte di questi spazi, possa essere anche utilizzato per attività ambulatoriali sia legate a Covid che al recupero delle attività sanitarie che dobbiamo fare. L’approfondimento in corso con il Policlinico di Milano sta dando per ora riscontri positivi. Si potrebbe partire da ottobre”. Lo spiega all’Adnkronos Salute l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera. “Stiamo definendo come” attuare questo piano. Quali spazi adibire. “Si pensa all’ultima parte al primo piano, quella che si approntava con posti a due letti e bagni per l’area semi-intensiva, che sono adattabili a studi ambulatoriali, o ad altre aree attigue essendo” la struttura al Portello “molto ampia”. Il tutto con le separazioni necessarie. “Si andrebbe dunque a migliorare. Dettagli in più potranno essere resi noti a settembre”, conclude. 

Lombardia, no a isolamento per chi rientra dall’estero 

Sileri: “Discoteche? Giovani non sono untori” 

Per quanto riguarda la questione discoteche, “etichettare i giovani come possibili untori è sbagliato e fuorviante. Loro hanno fatto dei sacrifici come tutti quindi io credo che sia giusto che si divertano ma devono capire che devono farlo con responsabilità”. Lo scrive il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, sulla sua pagina Facebook, invitando tutti a scaricare la app Immuni per avvalersi, con responsabilità, del diritto a riprendere il proprio stile di vita.  

“Immaginiamo la situazione in cui si scopra un caso in un locale: il gestore sarà obbligato a chiudere per la difficoltà a rintracciare tutte le persone presenti oltre al fatto che sarà estremamente difficile risalire ai partecipanti in tempi rapidi affinché non si creino focolai satellite”, ipotizza Sileri.  

“In questo senso l’app Immuni non è ‘una’ tutela ma ‘LA’ tutela che permette ai giovani, alle loro famiglie e ai gestori di locali di continuare le loro attività all’insegna della prevenzione. Ripeto il mio invito a scaricarla a prescindere dall’età perché la ripresa del nostro stile di vita è un diritto ma è un dovere farlo con responsabilità”.  

Covid, test vaccino made in Italy: in 5 passano prime valutazioni 

Continuano all’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma le attività di screening messe in campo per selezionare i volontari che parteciperanno alla sperimentazione del vaccino made in Italy Grad-Cov2. Fra le persone esaminate finora, 5 hanno superato la prima parte di valutazione clinica – riferiscono dal centro della Capitale – e se gli esami ematochimici confermeranno il buono stato di salute e la loro idoneità diventeranno i primi candidati a ricevere il vaccino, i ‘pazienti zero’, per testare la sua sicurezza in questa fase precoce di sperimentazione (Fase I).  

Come annunciato ieri, si prevede di vaccinare il primo gruppo tra il 24 e il 26 agosto. Dall’Istituto puntualizzano che il percorso di selezione richiede tutta una serie di passaggi e ha i suoi tempi. Due équipe sono al lavoro, c’è un numero telefonico e spazi dedicati per le visite. Gli aspiranti volontari che hanno presentato la candidatura, come riferito ieri, sono già oltre 3 mila. E gli esperti hanno una grande mole di lavoro da fare: scremano prima di tutto le email e le telefonate che ricevono, poi richiamano i candidati e richiedono un ‘curriculum’ ricco di informazioni, poi si passa alle valutazioni e all’anamnesi. Qualcuno non si presenta. E’ un percorso in più step. E si prevede che il ritmo delle selezioni aumenterà gradualmente nei prossimi giorni. 

VAIA – “I test rapidi a chi arriva o rientra dall’estero, in punti nevralgici come porti, aeroporti e stazioni, sono più che sufficienti per dirci chi sono i francamente positivi a Covid-19. Ed è quello che ci serve in questa fase. Sono soddisfatto perché il ministro della Salute Roberto Speranza si sta muovendo in questa direzione”. A sottolinearlo all’Adnkronos Salute è Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Vaia spiega che il Laboratorio di virologia dell’istituto ha redatto un parere proprio più di due settimane fa per il ministero della Salute su due test rapidi. Una relazione sempre su questo fronte era già stata redatta per il Veneto. 

Il punto di partenza per entrambi i test valutati dallo Spallanzani è quello del tampone classico, nel senso che si analizza un campione di ‘droplets’, il secreto nasofaringeo. Un test è immunocromatografico, cioè si colora se positivo, l’altro è basato sull’immunofluorescenza e dà come esito la scritta ‘positivo’ o no. “E’ risultato più affidabile l’immunofluorescente. E sicuramente l’esame ‘principe’ resta sempre il classico tampone, che può servire come conferma. Ma secondo me è importante avviare controlli su chi arriva dall’estero”, conclude Vaia. 

 

Covid, nel Lazio altri due casi di rientro da Ibiza 

“Nelle ultime 24 ore ci vengono segnalati dalle Asl ulteriori 2 casi di rientro da Ibiza, 2 ragazze di Fondi, 2 suore e una maestra al centro estivo di Rieti”, dove già ieri era risultata positiva una bimba. A comunicare le ultime positività al coronavirus Sars-Cov-2 rilevate sul territorio è l’Unità di Crisi della Regione Lazio, che avverte: “Bisogna aumentare il livello di attenzione”. 

La Asl Roma 6 comunica inoltre 13 nuovi casi positivi a Covid-19 all’interno del Cas Mondo migliore di Rocca di Papa. Al momento la situazione è sotto controllo. Ne dà notizia l’Unità di crisi della Regione Lazio.  

Coronavirus, Bassetti: “I nuovi positivi non sono malati” 

“La positività al tampone non vuol dire che abbiamo un malato. E, dunque, anche il dato di oggi dei 402 positivi non vuol dire che abbiamo altrettanti nuovi malati”. Lo afferma all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, che spiega: “Ormai sappiamo che la larga maggioranza dei casi è composta da asintomatici o paucisintomatici, quelli che hanno una forma ‘mild’ di Covid-19, come direbbero gli anglosassoni. Il dato che dobbiamo valutare, il ‘termometro’ dell’epidemia, è piuttosto quello dei ricoveri, in particolare in terapia intensiva”, rimasto stabile da qualche settimana. 

Dunque il dato di oggi “non deve allarmarci, ma spingerci a tenere alta la guardia, osservando le misure come il distanziamento sociale, l’igiene e l’uso della mascherina”. Anche perché le oscillazioni quotidiane sono legate “al numero di tamponi, e ogni settimana in genere questo numero è più alto il venerdì e più basso durante il fine settimana. Invito a guardare, piuttosto, la percentuale di positività rispetto ai tamponi, che la scorsa settimana era intorno allo 0.55%: se rimane su questi numeri non c’è motivo di particolare allarme, perché più grande è la rete, più numerosi sono i pesci” pescati. In ogni caso la ‘fotografia’ che arriva dai dati del ministero della Salute “indica che è importante continuare con le misure di distanziamento, perché il virus circola”. L’esperto si dice inoltre preoccupato per la variabilità dei criteri “di ricovero per Covid-19 nelle varie regioni: vanno unificati, perché è impossibile e scorretto ricoverare chiunque abbia solo 37,5 di febbre”. E questo potrebbe creare seri problemi alle strutture del Servizio sanitario nazionale in autunno-inverno, con “il ritorno della stagione influenzale”, aggiunge Bassetti. 

“Nel nostro Paese si fanno pochi controlli sulle persone che arrivano dall’estero, anche da Paesi dove il virus circola. E nessuno vuol fare speculazione politica: dunque penso a quanti arrivano con i barconi, ma soprattutto con aerei, auto private e pullman”. “Io stesso – racconta – nei giorni scorsi ho visto un’automobile con una targa dalla Bulgaria e delle persone che riposavano in autogrill, chi le ha controllate? E’ stato detto loro di mettersi in quarantena? Chi avvisa quanti arrivano da un Paese endemico via Europa di rispettare la quarantena? Il timore è che tanti non vengano intercettati”, conclude.  

Covid, Nas in Rsa di Como: sequestrate 363 cartelle di pazienti morti 

Il Nas di Milano, al termine di accertamenti presso 17 residenze sanitarie assistenziali e un ospedale della Provincia di Como, ha sequestrato 363 cartelle cliniche di pazienti deceduti nei mesi drammatici della pandemia, chiedendo altresì riscontro dei protocolli di prevenzione e delle procedure applicati. E’ quanto riporta il sito del ministero della Salute. 

L’indagine è stata avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Como in seguito alla ricezione di 26 esposti da parte di familiari delle vittime e del personale sanitario. L’ipotesi di reato, a carico di ignoti, consiste in omicidio ed epidemia colpose ed è compito ora dei magistrati scoprire le varie responsabilità, nonché la verità sulla gestione delle citate strutture.  

“Bene gli accertamenti nelle Rsa, serve fare luce per una sanità migliore”. Così il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri commenta l’operazione del Nas di Milano. “Le indagini e i controlli sono essenziali alla comprensione dei fatti, della responsabilità e soprattutto della giustizia e della verità che si devono ai parenti delle vittime”, aggiunge Sileri. 

“Sono dell’avviso – prosegue – che la magistratura e i Carabinieri del Nas stiano conducendo un lavoro straordinario in tutta Italia e che debbano essere loro il nostro riferimento per l’acquisizione di informazioni utili alla ricostruzione dei giorni più duri della pandemia. L’ho detto anche qualche mese fa: l’esperienza del Covid-19 ci ha insegnato che è fondamentale indagare, nel senso di comprendere e ricostruire ciò che è successo, ma anche imparare da ciò che è accaduto ed investire affinché non accada ancora”.  

“Indagare, ‘seguire le tracce’ – afferma il viceministro – significa ricercare con cura e individuare ogni indizio utile alla conoscenza dei fatti; imparare serve a costruire il futuro, è la base per capire le debolezze da sanare, le criticità da risolvere. Ed infine investire: vuol dire formare il personale sanitario e consentire l’acquisizione di informazioni per potenziare il nostro capitale umano. E tutto questo non deve esser fatto in vista di una seconda ondata e nella pura ricerca dei responsabili, ma deve essere il nostro paradigma per affrontare le problematiche sanitarie”, conclude.  

 

Crisanti: “Cruciale non passare da mini focolai a trasmissione diffusa” 

Non è tanto il numero dei nuovi contagi da Covid-19 a cui occorre guardare oggi, quanto la ‘forma’ con cui si manifestano. “L’obiettivo è non passare da piccoli focolai che si riescono a contenere a una trasmissione diffusa” sul territorio nazionale “che non si riesce a controllare”. Parola del virologo Andrea Crisanti.  

“Il problema, come ho già detto, è che tutto dipende dall’equilibrio tra la capacità del virus di trasmettersi e la nostra di circoscriverlo. Equilibrio destinato a spostarsi verso l’alto, sia per i comportamenti che si tengono durante l’estate, sia perché molti operatori delle strutture sanitarie sono in ferie e non si può pensare che queste realtà operino al massimo come tre mesi fa” in piena emergenza. “Sarebbe inconcepibile”, spiega all’Adnkronos Salute il responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, commentando i numeri giornalieri dei nuovi positivi registrati in Italia, da un paio di giorni più vicini a quota 400.  

Quello che è importante notare, aggiunge Crisanti, “è che siamo ancora in una situazione in cui i focolai è possibile circoscriverli e controllarli. Se rimangono ristretti e sotto controllo è ancora una situazione accettabile. Devo dire che sono soddisfatto di quello che vedo e di come si stanno finalmente identificando e circoscrivendo questi focolai. Era un po’ quello che predicavamo fin da marzo”. Ora, “per evitare che la situazione sfugga di mano – conclude il virologo – il comportamento individuale è fondamentale. Ci vuole senso di responsabilità”. 

Quanto al fatto che tra i nuovi positivi si riscontri un numero elevato di giovani e che molti siano casi importati, Crisanti puntualizza che “questo dipende da cosa si misura. Durante l’emergenza avevamo visto una faccia dell’epidemia, ora vediamo anche l’altra. All’inizio avevamo come strumento solo il tampone e facevamo test alle persone malate. Ora che usiamo finalmente gli strumenti di sorveglianza attiva facendo test ai contatti familiari e ai colleghi di lavoro scopriamo un sacco di giovani positivi”. 

Questo, dice, “non è sorprendente. Il virus sfrutta la componente sociale umana per sopravvivere: più contatti, più infetti. Quindi giovani e che lavorano” sono il bersaglio ideale. “Oggi la nostra attenzione ha cambiato focus. Ecco perché li vediamo”.  

MIGRANTI – “In Veneto ci sono focolai relativi in particolare a strutture per richiedenti asilo. Queste realtà sono state un po’ trascurate” nel clou dell’epidemia di Covid-19 “non per colpa della Regione ma per difficoltà oggettive, in particolare burocratiche. Varrebbe la pena di dedicare un piano di attenzione verso queste strutture, oltre a testare in ogni caso chi arriva giorno per giorno”. E’ l’analisi del virologo Andrea Crisanti. “Questo discorso – spiega all’Adnkronos Salute il responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova – lo avevamo iniziato. Ma sono strutture difficili su cui agire, anche da un punto di vista burocratico, perché controllate direttamente dal Viminale. Avevamo posto la necessità di verifiche su queste strutture con la Regione Veneto già a fine marzo. Del resto, sono tutte persone giovani e se si infettano sono per lo più asintomatiche, come si sta dimostrando adesso. Sarebbe utile una ricognizione sistematica per capire il livello di circolazione del virus e se ancora ci sono persone infette. E’ una parte della società che è stata finora trascurata”.  

BILL GATES – “Bill Gates dice che i test negli Stati Uniti sono inutili perché i risultati arrivano troppo tardi? Ha ragione. Servono test attendibili e rapidi”. Lo sottolinea il virologo Andrea Crisanti, spiegando all’Adnkronos Salute che l’imprenditore e filantropo tocca un nervo scoperto. “Fare la diagnosi subito nel caso di Covid-19 è importante e ha impatto non tanto sulla cura del paziente quanto sulle misure per circoscrivere i focolai”. E’ dunque evidente per l’esperto quanto il fattore tempo sia cruciale. “Se il test arriva un giorno prima o dopo può essere indifferente per il paziente, ma non lo è per le misure di sorveglianza, nella prospettiva di controllare la trasmissione del virus – ragiona il responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’università di Padova – Gates ha messo in evidenza un vero e proprio collo di bottiglia tecnologico. Il tampone è un’analisi sicuramente molto valida, funziona, ma purtroppo eseguirla non è alla portata di tutti i laboratori e ci vuole del tempo per farla. Quindi” il padre di Microsoft “ha identificato un vero problema – conclude – Ha evidenziato una necessità di sviluppo tecnologico. Servono test attendibili quanto il tampone, se non di più, eseguibili in poco tempo e senza bisogno di macchinari complessi. E il vero problema in questo momento è la sostenibilità”. 

ZAIA – “Apprezzo le manifestazioni di apprezzamento di Zaia” usa poi un gioco di parole il virologo Andrea Crisanti per commentare all’Adnkronos Salute le dichiarazioni, rilasciate oggi dal governatore del Veneto, Luca Zaia, riguardo al rapporto con lo scienziato. Rapporto descritto con un parallelismo che ha fatto sorridere il responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova: Zaia come Cornelia e Crisanti come il figlio Tiberio Gracco, uno dei “suoi gioielli”. “Ma non finiva ammazzato? – chiede il virologo – dovrò dirlo a Zaia quando lo vedo”. “Scherzi a parte – conclude – io ho lavorato bene con il presidente. E’ che sono sempre stato geloso delle mie scoperte”.  

Covid, nel Lazio 18 casi: 6 sono importati 

“Oggi registriamo 18 casi e un decesso. Di questi 6 sono casi di importazione: due casi da Capoverde, uno dalla Moldavia, uno dall’India, uno dalla Turchia e uno dal Belgio”. Lo comunica l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, precisando che “un caso è stato individuato grazie al Numero Verde 800.118.800” e ricordando che “prosegue l’attività” di screening “presso il Terminal bus di Tiburtina”. 

In dettaglio – riferisce ancora l’assessore – nella Asl Roma 1 sono quattro i nuovi casi nelle ultime 24h e di questi uno riguarda una ragazza in fase di pre-ospedalizzazione, mentre i restanti tre casi riguardano un cluster familiare a Cesano già isolato e in ricovero ed è in corso l’indagine epidemiologica. Nella Asl Roma 2 sono cinque i nuovi casi nelle ultime 24h e di questi due persone sono conviventi già isolate ed è in corso l’indagine epidemiologica. Due casi hanno un link con un caso di rientro da Capoverde nei giorni scorsi e un caso riguarda una donna di nazionalità moldava individuata al drive-in ed è in corso l’indagine epidemiologica.  

Nella Asl Roma 3 sono quattro i nuovi casi nelle ultime 24h e uno di questi riguarda un uomo di rientro da Bruxelles per il quale è stato avviato il contact tracing internazionale. Un caso di un uomo in fase di pre-ospedalizzazione. Nella Asl Roma 6 dei due nuovi casi nelle ultime 24h uno riguarda una donna di Marino individuata su segnalazione del Numero Verde 800.118.800. Un secondo caso riguarda una donna di Ciampino su segnalazione del medico di medicina generale.  

Infine per quanto riguarda le province, sono tre i nuovi casi nelle ultime 24h e uno riguarda la Asl di Rieti e si tratta di un uomo di nazionalità turca con link ad un caso già noto e isolato. Due casi riguardano la Asl di Latina e si tratta di un uomo di nazionalità indiana con link ad un caso già noto e isolato e una donna per la quale è in corso l’indagine epidemiologica. 

Nel Lazio attualmente sono 937 i positivi a Covid-19, di cui 188 ricoverati e 9 in terapia intensiva, mentre 740 sono in isolamento a casa. I deceduti sono 863, i guariti salgono a 6.829 e il totale dei casi esaminati è pari a 8.629. Questo il bollettino quotidiano dell’assessorato regionale alla Sanità. 

 

Pregliasco: “Mascherina? Non se ne può ancora fare a meno” 

Dobbiamo ancora usare la mascherina? “Sì, non se ne può ancora fare a meno: penso che debba diventare un po’ come gli occhiali da sole, da portare con noi e usare quando serve. Ovvero nei luoghi chiusi, affollati, e all’aperto quando non si può rispettare il distanziamento”. A dirlo all’Adnkronos Salute è il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco, nel giorno delle polemiche per il rifiuto della mascherina, oggi in Senato, da parte del leader della Lega Matteo Salvini. 

“Usiamola quando serve – continua il virologo – perché non ha senso prendere la tintarella con la mascherina, ma questo dispositivo è utile e deve essere utilizzato nei casi in cui non sia possibile rispettare il distanziamento e nei luoghi chiusi e affollati”. 

“I dati relativi a Covid-19 oggi in Italia sono buoni, anche se i tamponi non sono stati tantissimi. Specie se li confrontiamo con quanto sta accadendo in Francia e Spagna. Ecco, la situazione nei Paesi europei vicini preoccupa, e ci dice che non è ancora arrivato il momento di abbassare la guardia. Le autorità devono mantenere alta l’attenzione, e noi cittadini dobbiamo comportarci con buonsenso e attenzione”. “Non vanifichiamo i risultati ottenuti con un durissimo lockdown: rispettiamo il distanziamento sociale, l’igiene e quando serve usiamo la mascherina”, conclude.