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Categoria: salute/sanita

Ricciardi: “Situazione migliora, ma è presto per tornare alla normalità”  

di Margherita Lopes  

“La situazione italiana migliora. Quello che preoccupa è quanto abbiamo visto in questo fine settimana: un ritorno alla normalità con assembramenti, assenza di distanziamento e mascherine. Dobbiamo essere molto chiari: il virus circola ancora, e non è questo il momento di ritornare alla piena normalità”. A sottolinearlo all’Adnkronos Salute è Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, che si dice “preoccupato per aver visto scene che non vanno bene. E’ giusto riaprire pian piano e agire con prudenza, ma i comportamenti che ho visto, anche in aree dove ancora la circolazione di Sars-Cov-2, è intensa non vanno bene”. 

“Sembriamo aver dimenticato – aggiunge Ricciardi – che i risultati raggiunti sono stati ottenuti a prezzo di grandi sacrifici. E soprattutto che il virus circola ancora. E stupisce questo atteggiamento in aree dove ancora c’è una circolazione intensa, come in Lombardia”. 

“Quando l’Italia ha deciso per il lockdown, primo Paese democratico a farlo, ci hanno guardato come se fossimo folli: eravamo gli unici ad aver preso una decisione molto difficile, che a quel tempo appariva inverosimile” dice all’Adnkronos Salute Ricciardi commentando uno studio sugli effetti del lockdown in Europa: le misure avrebbero evitato 3,1 milioni di morti in 11 Paesi, incluso il nostro. “C’è dunque grande soddisfazione per lo studio di oggi su ‘Nature’ che quantifica il numero di vite umane risparmiate. Noi, insieme agli inglesi, avevamo stimato 40mila vittime evitate per l’Italia, ma in questo studio sono ancora più numerose”. “C’è grande soddisfazione anche perché la situazione in Italia migliora – conclude Ricciardi – anche se dobbiamo essere consapevoli che il virus circola ancora. Ce lo dice anche il focolaio di Roma, individuato per tempo. Ecco, siamo in grado di intercettare prontamente i focolai, ma non è ancora il momento per tornare alla piena normalità: dobbiamo agire con cautela e parsimonia”. 

Coronavirus, rt Lombardia sale a 0,91: ecco ‘classifica’ delle regioni 

La situazione di Covid-19 è “epidemiologicamente fluida in molte Regioni italiane”, avvertono l’Istituto superiore di sanità (Iss) e il ministero della Salute nell’ultimo report di monitoraggio dell’andamento dell’epidemia. E guardando ai valori dell’indice di trasmissibilità Rt che si riscontrano da Nord a Sud emerge chiaramente. Secondo l’ultimo aggiornamento, nel Belpaese si viaggia da un Rt pari a zero in Basilicata a quello della Lombardia, la regione più colpita dai contagi nei mesi clou dell’emergenza, che ha al momento il valore più alto: un Rt pari a 0,91, in lieve risalita (nella precedente rilevazione era a 0,75) ma comunque sotto la soglia di 1, ritenuta importante dagli esperti.  

Dal quadro tracciato emerge quindi che alcune regioni che nelle scorse settimane apparivano come ‘osservate speciali’ ora non lo sono più. Mentre altre vedono lievemente risalire il proprio valore Rt, che – come ripetuto più volte dagli esperti – non è una pagella ed è molto dinamico, sensibile a oscillazioni provocate anche da singoli eventi, e va letto in combinazione con altri dati, per esempio la numerosità dei casi. Un ‘faro’ si era acceso per alcune regioni nelle scorse settimane. A fine maggio si era parlato per esempio della Val d’Aosta, che adesso secondo l’ultimo report di monitoraggio ha un Rt pari a 0,47.  

Insieme alla Lombardia, che nella settimana presa in considerazione (25-31 maggio) ha un’incidenza di 15,4 casi per 100.000 abitanti (per avere un’idea però del miglioramento registrato basti pensare che l’incidenza cumulativa di questa regione considerato tutto il periodo epidemico supera 886 per 100.000 abitanti), si trovano nella parte alta della forbice (con un Rt più vicino di altre alla soglia di 1) le Marche e le province autonome di Trento e Bolzano, tutte con un Rt pari a 0,86, seguite da Puglia (0,78), Abruzzo e Friuli Venezia Giulia (entrambe a 0,76), Lazio (0,75), Toscana (0,72).  

Nella fascia medio-bassa regioni come Umbria (0,65) e Veneto (0,61), Molise (0,59), Campania, Emilia Romagna e Piemonte con un valore di Rt pari a 0,58, Sicilia a 0,55. Seguono la Liguria con un Rt pari a 0,48, la Calabria con 0,37 e la Sardegna ferma a 0,14, tra i valori più bassi registrati nella Penisola. 

Coronavirus, a Roma solo 3 nuovi casi in 24 ore: mai così pochi 

A Roma città si registra oggi il dato più basso di nuovi contagi Covid-19 da inizio emergenza, con 3 nuovi casi. Lo rende noto l’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato, al termine dell’odierna videoconferenza della task-force regionale per il Covid-19 con i direttori generali delle Asl e Aziende ospedaliere e Policlinici universitari e ospedale Pediatrico Bambino Gesù. 

“Oggi registriamo un dato di 16 casi positivi nelle ultime 24 ore, con un trend allo 0,2%. E’ record dei guariti e dei dimessi che sono cresciuti di 245 unità (guariti) e di 218 unità (dimessi). I decessi sono stati 8 nelle ultime 24 ore, ai quali si aggiungono 5 recuperi di notifiche”, sottolinea D’Amato. 

“Prosegue l’attività per i tamponi drive-in ed è stato potenziato il ‘contact tracing’ con una riunione operativa ogni giorno con le Asl sui tracciamenti”, mentre i tamponi totali eseguiti “sono stati circa 250 mila”, conclude l’assessore. 

Quanto al focolaio di Covid-19 è stato subito circoscritto ad Anzio, in provincia di Roma.  

Zangrillo: “Polemiche sui dati? Crediamo a pallottolieri e non a medici” 

“Siamo alle solite. Crediamo ai pallottolieri o alle reali evidenze cliniche del pronto soccorso e delle terapie intensive?”. E’ la domanda che pone Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano, commentando all’Adnkronos Salute le polemiche riguardanti i dati, in particolare della Regione Lombardia, che dovrebbero fotografare l’andamento dell’epidemia da coronavirus Sars-CoV-2 e orientare le scelte sulle riaperture. Dati finiti al centro di un botta e risposta fra la Fondazione Gimbe e Palazzo Lombardia, con l’annuncio di querela da parte della Regione.  

“E’ assolutamente surreale”, osserva Zangrillo, “perché è un contenzioso che vede, da una parte, una Fondazione che ha come scopo l’evidenza per la salute. Benissimo. Allora, come ho sempre sostenuto – ma non lo sostengo io, lo sostiene l’universita Vita-Salute San Raffaele e lo sostiene il Gruppo San Donato con un costante monitoraggio del territorio – l’evidenza clinica ci dice che la criticità clinica legata al Covid, l’attività clinica legata al Covid, è attualmente inesistente”. Lo specialista assicura: “E’ ormai un mese che noi che abbiamo guardato in faccia il dramma sorridiamo speranzosi. Mentre i giocolieri del numero masticano amaro”. Zangrillo porta come esempio i dati del suo ospedale: “Da più di un mese al San Raffaele non arrivano malati Covid che meritano di essere ricoverati. Quindi – ripete – crediamo ai pallottolieri o alle reali evidenze cliniche del pronto soccorso e delle terapie intensive? Che senso ha la maniacale corsa al tampone quando il professor Massimo Clementi, direttore dell’Istituto di virologia del San Raffaele, dimostra che la carica virale degli attuali tamponi positivi è irrilevante? C’è un qualche motivo per bloccare l’attività produttiva della Lombardia? Queste sono le domande”.  

Coronavirus, ansia e stress post-trauma per 50% operatori sanitari 

di Margherita Lopes 

La pandemia ‘pesa’ sulla salute mentale di medici e infermieri coinvolti in prima linea nell’emergenza. “Lo aveva già rilevato un’analisi condotta in Cina sugli operatori sanitari di Whuan, e ora lo confermiamo con questa indagine”, spiega all’Adnkronos Salute Rodolfo Rossi, psichiatra e assegnista di ricerca all’Università Tor Vergata di Roma e primo autore dello studio appena pubblicato su ‘Jama’. L’indagine, la prima del genere condotta in Italia, mostra che medici e infermieri in prima linea contro Covid-19 sono stati esposti a livelli elevati di eventi stressanti e presentano “in circa il 50% dei casi sintomi post-traumatici legati a stress, depressione, ansia e insonnia”.  

Il lavoro, condotto dall’Università dell’Aquila in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, ha coinvolto un totale di 1.379 operatori sanitari che hanno compilato un questionario ad hoc. Dopo aver valutato le risposte, è emerso che 681 operatori (49.38%) mostravano sintomi ‘spia’ di stress post-traumatico; 341 (24.73%) di depressione; 273 (19.80%) di ansia; 114 (8.27%) insonnia e 302 (21.90%) stress.  

Il questionario, rivolto specificatamente agli operatori sanitari, è stato diffuso online su tutti i social network. Il periodo di indagine corrispondeva ai giorni immediatamente precedenti al picco in Italia, si legge nello studio: giorni in cui i servizi sanitari del Paese erano sotto pressione. “Abbiamo esaminato anche le caratteristiche del lavoro degli operatori, cioè se erano in prima o seconda linea. Scoprendo chiare associazioni tra i sintomi e il fatto di lavorare in prima linea, aver avuto un collega contagiato o morto ed essere giovani e donne”, spiega Rossi. Inoltre l’esposizione al contagio è stata associata ad un maggior rischio di depressione. 

“Appare chiaro che la ‘mazzata’ c’è stata. Inoltre lo stress post traumatico si manifesta subito, ma ha anche un’onda lunga a sei mesi. Monitoreremo la situazione con un follow up già nei prossimi mesi, per valutare l’evoluzione delle condizioni degli operatori sanitari”, conclude Rossi.  

“Mascherine riducono trasmissione aerea virus”, Science conferma 

Le mascherine correttamente indossate forniscono una barriera fisica essenziale, riducendo il numero di particelle virali nel respiro di individui asintomatici che sono stati infettati dal nuovo coronavirus. E’ quanto sottolineano in un articolo su ‘Science’ Kimberly Prather e i colleghi della University of California San Diego. 

Ormai è noto: Sars-CoV-2, il nuovo coronavirus, può essere diffuso da persone asintomatiche. Una realtà che sottolinea l’importanza di testare regolarmente e diffusamente la popolazione, di indossare mascherine e di praticare il distanziamento fisico. Le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità sul distanziamento sociale e il lavaggio delle mani per ridurre la diffusione virale si basano su studi sulle goccioline respiratorie condotti negli anni ’30. Quando sono stati portati avanti questi studi, non esisteva la tecnologia per la rilevazione delle particelle diffuse via aerosol.  

Più recentemente, le misurazioni mostrano che tosse intensa e starnuti che diffondono le goccioline di saliva e trasudato più grandi possono creare migliaia di particelle aerosol che possono viaggiare ancora di più lontano. Studi recenti su Sars-Cov-2 hanno dimostrato che oltre alle goccioline, esso può essere trasmesso anche attraverso queste piccolissime entità. Un recente lavoro ha stimato che un singolo minuto di conversazione ad alta voce può generare tra i 1.000 e i 100.000 particelle aerosol contenenti virioni o particelle di virus sospese nell’aria. 

Queste particelle infettive possono accumularsi nell’aria non circolante per ore, dove possono essere più facilmente inalati in profondità nei polmoni. Questo rende difficile definire una distanza di sicurezza realmente efficace, affermano gli autori.  

I paesi che sono stati più efficaci nel limitare la diffusione di Covid-19 hanno implementato l’uso universale delle mascherine, fanno notare in conclusione gli esperti . È particolarmente importante, quindi – sottolineano – indossare questi dispositivi in luoghi dove si possono accumulare alte concentrazioni di virus, come strutture sanitarie, aeroplani, ristoranti e altri luoghi affollati con ventilazione ridotta. 

Brusaferro (Iss): “Curva epidemica ancora in calo” 

“La curva epidemica procede come ci siamo detti, non ci sono innovazioni, si mostra chiaramente in calo e i dati continuano a garantire lo stesso tipo di profilo” di persone colpite da Covid-19, “persone anziane, prevalentemente donne”. A dirlo il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, in conferenza stampa all’Iss a Roma. “Tanto più andremo verso un numero di casi limitato – ha aggiunto – tanto più la segnalazione dei casi diventerà sensibile per intercettare precocemente scostamenti, e questo è veramente un bene”. 

L’indice di contagio Rt “oscilla molto” a seconda delle aree, ma si mantiene sotto il valore di 1 in tutte le Regioni italiane, tranne che in Val d’Aosta, dove è pari a 1,06. “La capacità di intercettare” precocemente eventuali focolai “è la chiave di lettura di questa e delle prossime settimane sottolinea Brusaferro – Non possiamo escludere un aumento, ma è legato alla capacità di intercettare i casi, e questo è soprattutto vero dove i casi sono pochi”. 

Quella che emerge dal monitoraggio è dunque “una mappa a varie velocità” delle regioni italiane e per Molise e Umbria si parla di “piccoli picchi”, subito rientrati. “Il caso dell’Umbria – ha spiegato riferendosi ai dati della precedente rilevazione che mostravano un innalzamento nella fascia del rischio – è stato oggetto di grosso dibattito”. Questa regione, però, fa notare l’esperto, “ha un numero molto limitato di casi. Laddove ci sono piccoli scostamenti i sistemi di alert lo segnalano, ma ovviamente faccio notare che la scala è di 20-25 casi, diversa rispetto a mille-2 mila casi”. “Lo stesso vale per il Molise – ha aggiunto Brusaferro – che ha avuto un picco legato a un evento, una cerimonia funebre. Parliamo anche in Molise di 10-20-30 casi. Pochi casi. Questo si traduce in un Rt”.  

Ci sono poi due estremi, “sono intervalli di confidenza”, e questi dati per le due regioni in questione apparivano in salita. Brusaferro ha però puntualizzato: “Le regioni che la scorsa settimana hanno creato grande scalpore oggi sono chiaramente più basse questa settimana”. Il dato rilevato “si riferisce ai primi di maggio, questo ci dice che c’è grande oscillazione” che viene fotografata dal monitoraggio e “che ci dà un elemento dinamico. Laddove ci sono pochi casi, ci segnala l’importanza di averli segnalati. Garantisce che quel sistema sanitario regionale è in grado di intercettarli rapidamente”. 

Insomma “le nostre misure hanno funzionato, la curva ci dice che in tutte le regioni hanno funzionato, sia dove il virus ha circolato di più sia dove ha circolato di meno e dove oggi si hanno casi molto limitati. Oggi però il virus ancora circola. Anche se in calo, circola e non possiamo permetterci di allentare le misure di comportamento individuale” 

L’analisi dei dati mostra “un netto trend in calo in Lombardia, sebbene sia la regione più colpita. E questo è un segnale positivo”, ha sottolineato Brusaferro aggiungendo che i dati del monitoraggio della situazione di Covid-19 in Italia “non mostrano segnali di sovraccarico delle terapie intensive”.  

“Sta crescendo la quota degli asintomatici o dei paucisintomatici. Questo perché le Regioni si stanno orientando verso l’aumento dei tamponi e verso il contact tracing e questo garantisce la diagnosi di nuovi casi soprattutto asintomatici. E’ un segnale di come il Servizio sanitario nazionale in tutte le sue articolazioni riesca a intercettarli”., ha detto ancora Brusaferro ribadendo che la presenza di situazioni a diverse velocità in Italia, “con regioni in cui da giorni non ci sono stati decessi e il numero di casi è molto limitato”, mentre in Lombardia si notano ancora più casi, anche se “il trend è in netto calo”.  

“Nei giorni scorsi – ha ricordato – parlavamo di piccole zone rosse ancora in Italia, ma la capacità del Servizio sanitario nazionale di intercettarle vuol dire che riesce ad agire precocemente e a mettere in atto misure chirurgiche di controllo. Oggi possiamo permetterci di aggiungere livelli di libertà e di vedere l’impatto che avranno. Dalla prossima settimana avremo i dati che ci consentiranno di capire meglio come sta evolvendo la situazione. Oggi i dati ci danno la garanzia che in tutte le regioni c’è capacità di intervenire e, se la prossima settimana si avranno curve in qualche situazione in aumento, che è uno scenario possibile, il sistema sarà capace di agire”.  

 

Da Lombardia in altre Regioni? Zampa: “Andrà valutata situazione” 

Sul via libera agli spostamenti tra regioni previsti a partire dal 3 giugno, “andrà valutata seriamente” la situazione della Lombardia. “E’ chiaro che dobbiamo vedere anche lì una vera riduzione”. Così Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, ospite della trasmissione ‘Circo Massimo’ su Radio Capital. 

“C’è un rischio molto alto. Il virus non è scomparso e la riapertura non vuol dire che abbiamo superato il problema. Dobbiamo convivere con questo problema. Il contagio non è diminuito. Sono stati messi a punto degli strumenti, ma chiediamo a tutti i cittadini di mantenere comportamenti virtuosi”, sottolinea aggiungendo: “Le Regioni che ora sono responsabili di un piano concordato insieme devono fare in modo di attuarlo; se non sarà così non interverremo”.