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Categoria: salute

Varianti Covid, Clerici: “Ci sono anche quelle buone, virus muta a caso”

Le varianti Covid? “Ogni virus muta a caso per cercare di sfuggire alla risposta anticorpale. E, cambiando a caso, certe volte le mutazioni che fa potrebbero dargli un vantaggio, come è successo con le varianti più trasmissibili del coronavirus Sars-CoV-2 emerse. Altre volte invece l’esito è neutro, cioè non cambia il rapporto” con il sistema immune. “Oppure ancora in questo continuo mutare certe volte si svantaggia, accumula mutazioni che non gli danno nessun beneficio e, anzi, lo rendono più neutralizzabile. Queste ultime sono le varianti che il virus tendenzialmente elimina, perché fa il suo mestiere, cioè cercare di non essere visto dagli anticorpi. Succede non solo con il coronavirus Sars-CoV-2”. A chiarirlo all’Adnkronos Salute è Mario Clerici, docente di immunologia dell’università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, che si dice “ottimista per l’autunno”. 

“Nessuno di noi può leggere nel futuro, ma la mia sensazione è che non credo che ci sarà un’ondata ulteriore” di Covid-19 “in autunno. Credo che ormai abbiamo ‘scollinato’, come si suol dire. Grazie alle vaccinazioni che procedono veloci e all’effetto dei raggi solari sono fiducioso che non avremo un altro picco. La situazione finalmente è più favorevole”, osserva.  

Quanto alle varianti, restano sotto i riflettori. In questi giorni, il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ha segnalato che fra gli indiani rientrati sono state tracciate alcune mutazioni benigne. “Il discorso – spiega Clerici – è che le mutazioni creano una nuvola di varianti virali che sono molto simili una all’altra, con cambi minimi. Qualcuna avvantaggia e qualcun’altra svantaggia, è un processo random. E’ possibile che il virus cercando di ‘fare il furbo’ commetta errori che aumentano la sensibilità agli anticorpi”.  

Certo, aggiunge, “col passare del tempo il virus impara e seleziona varianti più dannose perché vuole avvantaggiarsi. In pratica è in corso un costante ‘braccio di ferro’, viene chiamato proprio così. Da una parte il virus, dall’altra il sistema immune dell’uomo. I due fattori sono in equilibrio. Ovviamente, ogni volta che aumentiamo la forza del braccio del sistema immune coi vaccini, aumentiamo la pressione evolutiva sul virus che cerca di sfuggire a questo pressing creando ancora più varianti potenzialmente in grado di farcela. Ma questo braccio di ferro ci permette di essere vivi come specie. Noi viviamo da sempre in un ambiente contaminato e siamo sopravvissuti perché il nostro sistema immune per ora è stato in grado di fronteggiare gli attacchi dei patogeni, ma loro continuano a esserci”. 

Covid, quale mascherina è meglio usare sui mezzi pubblici?

Coronavirus, mascherine e mezzi pubblici. Quale è meglio usare per scongiurare il contagio in una delle situazioni più a rischio assembramenti? Ecco il parere degli esperti, che intervengono nel dibattito in corso su una possibile indicazione per l’uso prioritario di questi dispositivi nel trasporto pubblico, come già accade in altri Paesi. 

“Utilizzare la mascherina Ffp2 in una situazione ambientale come quella dei mezzi pubblici offre sicuramente una maggiore protezione. Ma bisognerebbe garantire a tutti la possibilità di averle. E’ indubbio che, rispetto alla circolazione di virus più contagiosi, le Ffp2 offrano maggiore sicurezza. L’importante che si indossino in maniera corretta”. A dirlo all’Adnkronos Salute il virologo Giovanni Maga, direttore dell’l’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia. In ogni caso, aggiunge, “se tutti indossano la mascherina chirurgica e non c’è un eccessivo affollamento sul mezzo, rispettando quindi le indicazioni sul numero dei passeggeri consentito, la protezione è comunque elevata – precisa il virologo -. La Ffp2 ha la differenza che garantisce, a chi la indossa, una maggiore sicurezza. Sappiamo ormai tutti che la mascherina chirurgica protegge soprattutto chi ci sta di fronte, impedendo alle particelle che emettiamo di arrivare all’altro. La Ffp2 ha una barriera superiore anche in entrata. E’ ovvio che c’è una maggiore garanzia. Si tratta di fare in modo che tutti abbiano la possibilità di acquisirla. Fatto questo, potrebbe essere un’operazione sensata quella di indicarla sui mezzi pubblici”. 

“Oggettivamente in situazioni particolari di affollamento le mascherine Ffp2 garantiscono di più”, spiega quindi all’Adnkronos Salute Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano. “L’importante però è l’attenzione di ciascuno di noi, la Ffp2 può servire come aiuto in più. Può andare bene anche la chirurgica con un ‘galateo anti-contagio’ da usare sistematicamente. Dire ai cittadini che ci vogliono le Ffp2 è una cosa che può essere gravosa. Perché comunque – spiega Pregliasco – le mascherine filtranti sono efficaci per 4-6 ore, poi vanno cambiate. Ed è questo il fattore che le rende costose per il cittadino. Quindi, si può magari consigliare di usarle nel periodo dell’esposizione maggiore e buttarle dopo 4-6 ore di utilizzo”. 

Per il microbiologo Andrea Crisanti, ieri ospite di Piazzapulita interpellato sulla scuola in presenza,”sui mezzi pubblici bisognerebbe limitare gli accessi, servirebbe la figura del controllore o del bigliettaio che anni fa bloccava gli accessi. Oppure, si decide che sui bus si sale solo con mascherina Ffp2. Fare tamponi a campione a scuola è sicuramente opportuno. Bisogna capire quali sono le situazioni più rischiose e testare”.
 

La prevenzione a ogni età, progetto per informazioni vaccinali a portata di mouse

Una guida alla prevenzione vaccinale, dalla culla alla terza e quarta età. E’ il sito Internet laprevenzionenonhaeta.it, voluto da Gsk, leader mondiale nella ricerca e nello sviluppo di vaccini. All’interno del portale tutte le informazioni e le risposte alle più comuni domande sulle vaccinazioni oggi disponibili, sui momenti della vita in cui queste sono maggiormente indicate, sui richiami necessari per mantenere una valida protezione, sui possibili effetti indesiderati e sulle iniziative di sensibilizzazione per la prevenzione di infezioni specifiche. 

“La vaccinazione è fondamentale per ridurre i costi sanitari, ma soprattutto le sofferenze delle persone: storicamente, per tutte le patologie per cui è stato disponibile – ed è oggi disponibile – un vaccino, il rapporto costi benefici è assolutamente a favore della vaccinazione che, nella stragrande maggioranza dei casi, è una vaccinazione fatta per sé ma anche per proteggere la comunità di cui facciamo parte”, ricorda Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, fra gli esperti che hanno collaborato con il portale laprevenzionenonhaeta.it. “La prevenzione non finisce da piccoli: le vaccinazioni in genere danno una protezione per lunghi anni, ma è necessario richiamarle e rinforzare la risposta immunitaria. Ecco perché risulta essenziale che il percorso di vaccinazione investa tutta la vita dell’individuo”, aggiunge. 

“Le vaccinazioni non hanno età – spiega Claudio Costantino dell’università degli Studi di Palermo, membro del team di esperti de laprevenzionennonhaeta.it – E’ però allo stesso tempo importante conoscere, sulla base di quanto previsto dal Piano di prevenzione vaccinale 2017-2019, quali vaccini utilizzare in ogni fascia di età e momento della vita. Ogni vaccino ha una calendarizzazione, una schedula e periodi di somministrazione standardizzati”. Questo perché, nel corso del tempo, il sistema immunitario comincia a perdere vigore. “Il fenomeno dell’immunosenescenza – chiarisce Costantino – è fisiologico e riguarda il sistema immunitario dell’anziano che, nel corso della vita, tende a funzionare un poco meno perché invecchia, come il resto dell’organismo. Quindi i vaccini dedicati alle persone anziane sono dei vaccini che devono superare l’immunosenescenza e devono favorire il sistema immunitario, consentendogli di rispondere in maniera ottimale, nonostante l’età più avanzata”. 

“Un’iniziativa come questa – osserva Paolo Bonanni, direttore del Dipartimento di Scienze della salute dell’università di Firenze – che pure è sponsorizzata e voluta da un’azienda che produce vaccini, è assolutamente aderente a quello che è il calendario previsto dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale e non fa altro che riportare in modo diretto e facilmente comprensibile quelle che sono le indicazioni di legge e le raccomandazioni del ministero e delle società scientifiche. Può dare sicuramente un contributo importante per migliorare le conoscenze e la consapevolezza della popolazione in tema di vaccinazione”. 

Il sito può essere esplorato secondo diverse modalità d’approccio, che partono da una filosofia della prevenzione personalizzata. In pratica, ogni utente può andare direttamente nell’area del sito che più interessa, conoscere quali vaccini sono utili per la sua età e, insieme al proprio medico di medicina generale e al pediatra di libera scelta, predisporre il proprio ‘Piano personalizzato di prevenzione’. Tutti i contenuti scientifici del sito sono corredati di bibliografia scientifica e ad aprire le sezioni ci sono brevi video informativi di diversi esperti di fama internazionale, che spiegano il razionale delle vaccinazioni in base all’età e alle diverse caratteristiche, dalla culla fino agli over 65. 

“In pieno lockdown, lo scorso anno, abbiamo iniziato a pensare al domani, mettendo in cantiere questo ambizioso progetto-ombrello di informazione e sensibilizzazione che vede la luce oggi, avendo ottenuto tutte le approvazioni ministeriali per i suoi contenuti”, racconta Barbara Lasagna, responsabile area vaccini Gsk SpA. “Siamo alla vigilia della World Immunization Week, che quest’anno l’Oms ha voluto dedicare a far sì che le vaccinazioni di routine non vengano perse, mentre il mondo si concentra su nuovi vaccini di fondamentale importanza per la protezione contro Covid-19. Questo progetto – conclude Lasagna – penso ne raccolga in concreto lo spirito e mi congratulo con il team che ha lavorato per renderlo realtà”. 

AstraZeneca, Aifa: “In Italia 11 rare trombosi dopo vaccino”

Vaccino AstraZeneca e trombosi: l’Aifa fa il punto della situazione nel terzo rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19, che ha dedicato un focus ai rari eventi collaterali segnalati dopo la vaccinazione con Vaxzevria.  

Su un totale di 62 casi di eventi tromboembolici dopo la somministrazione del prodotto anglo-svedese contro il Covid-19, inseriti in Eudravigilance, in Italia sono stati segnalati 7 casi (con due decessi) di trombosi dei seni venosi intracranici (Csvt) fino al 22 marzo 2021 e 4 casi (con due decessi) di trombosi di più vasi sanguigni in sede atipica, sui 24 inseriti nello stesso periodo nella rete di sorveglianza europea.  

L’approfondimento a livello nazionale di queste segnalazioni è condotto con il supporto di un ‘Gruppo di lavoro per la valutazione dei rischi trombotici da vaccini anti-Covid-19’, costituito da alcuni dei massimi esperti nazionali di trombosi ed emostasi. Gli eventi avversi non noti sono oggetto di continuo approfondimento a livello nazionale ed europeo, evidenzia l’Aifa. 

Covid, Ecdc: “Rosso scuro per 7 regioni Italia, Sardegna rossa”

In Italia restano 7 le regioni in rosso scuro, la fascia di massimo rischio per Covid 19, nella mappa epidemiologica d’Europa aggiornata dall’Ecdc, centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Ma cambia l’elenco: e infatti a colorarsi di rosso scuro questa settimana è la Toscana, che si va ad aggiungere a Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Puglia. Le Marche e le province autonome di Trento e Bolzano tornano rosse, abbandonando il rosso scuro. E si colora di rosso questa settimana anche la Sardegna che per diverso tempo è stata arancione, colore che contraddistingue un livello più basso di rischio. Anche il resto dell’Italia è rossa. 

Covid, “non solo polmonite: il virus attacca anche il cervello”

Non solo polmonite, il covid colpisce anche il cervello. Il coronavirus Sars-CoV-2 infatti ‘toglie fiato’ non solo per l’infezione che provoca nei polmoni, ma anche attaccando direttamente i centri nervosi che nel cervello controllano il respiro. Lo dimostra uno studio del Dipartimento di Scienze della salute dell’università Statale di Milano, Polo dell’ospedale San Paolo, pubblicato sul ‘Journal of Neurology’. La ricerca dimostra che “nei pazienti Covid-19 gravi, ricoverati in rianimazione e sottoposti a ventilazione meccanica, sono alterati i circuiti nervosi proprio nel tronco cerebrale dove si trovano anche i centri di controllo della respirazione”.  

“Undici pazienti Covid intubati sono stati studiati e confrontati con un gruppo di controllo di pazienti intubati senza Covid-19 e un gruppo controllo di soggetti completamente normali – riferisce Tommaso Bocci, che ha coordinato il lavoro nato dalla collaborazione tra neurologi, rianimatori e patologi del Centro di ricerca ‘Aldo Ravelli’ di UniMi – In tutti è stato valutato con una metodica elettromiografica il riflesso glabellare o di ammiccamento (anche detto ‘blink’). Il riflesso glabellare fa in modo che, in condizioni normali, uno stimolo cutaneo sul sopracciglio induca in pochissimi milllisecondi una chiusura dell’occhio proteggendolo da possibili agenti lesivi. Il circuito di questo riflesso è a livello del tronco cerebrale. L’osservazione principale riportata dal nostro studio è che nei pazienti Covid-19 il riflesso glabellare era gravemente alterato o assente, indicando quindi una grave disfunzione dei circuiti del tronco cerebrale”.  

“Nei primi pazienti Covid-19 ricoverati in rianimazione avevamo osservato clinicamente alterazioni respiratorie che non erano spiegate solo dalla compromissione degli scambi, ma che potevano originare da alterazioni neurologiche del tronco encefalico – sottolinea Davide Chiumello, direttore della Rianimazione all’ospedale San Paolo, fra gli autori dello studio – L’osservazione con metodiche neurofisiologiche documenta e conferma l’ipotesi che l’alterazione respiratoria, pur essendo in gran parte determinata dalla polmonite, è amplificata da effetti della malattia sul tronco encefalico”.  

“I risultati delle registrazioni neurofisiologiche riportate nell’articolo aggiungono un tassello importante per la comprensione dei meccanismi della malattia indotta dal virus Sars-CoV-2”, afferma Chiumello.  

“Stiamo progressivamente convincendoci che la punta dell’iceberg di Covid-19 è a livello polmonare, ma si possono anche verificare danni neurologici correlati a questa malattia che in fase acuta sono mascherati dal quadro polmonare e infettivo – commenta Alberto Priori, direttore della Clinica neurologica dell’università Statale di Milano presso l’ospedale San Paolo – Gli effetti neurologici dell’infezione hanno un decorso diverso nel tempo, forse più prolungato, che stiamo iniziando a studiare solo adesso”. 

Vaccino AstraZeneca: “Obiettivo oltre 5 milioni di dosi in Italia per fine marzo”

Vaccino AstraZeneca in Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, “questa settimana supereremo 1,5 milioni di dosi” di vaccino anti-Covid “consegnate e abbiamo l’obiettivo di superare i 5 milioni di dosi per la fine di marzo”. E’ quanto dichiara AstraZeneca in riferimento alle consegne di vaccino destinate al Paese, in una nota diffusa dalla filiale italiana del gruppo farmaceutico anglo-svedese. “Le date di consegna, la frequenza e il volume possono subire alterazioni dovute ai processi di produzione e alle tempistiche dei processi di controllo qualità”, informa l’azienda. 

“Così come annunciato la settimana scorsa, stiamo continuamente aggiornando il nostro programma di consegna e informando la Commissione europea e il commissario Arcuri su base settimanale dei nostri piani per portare più dosi di vaccino in Europa nel più breve tempo possibile”, assicura AstraZeneca. 

AstraZeneca intanto “conferma che le sue previsioni più recenti per il secondo trimestre 2021 riguardo alle forniture del vaccino anti-Covid mirano a consegnare in linea con quanto previsto dal contratto siglato con la Commissione Europea”, dice un portavoce della multinazionale farmaceutica anglo-svedese, interpellato dall’Adnkronos.  

Per quanto riguarda il contratto con l’Ue, prosegue il portavoce, “circa metà del volume atteso dovrebbe arrivare dalla supply chain all’interno dell’Ue, mentre il resto dovrebbe arrivare dalla rete di fornitura internazionale. In questo stadio, AstraZeneca sta lavorando per aumentare la produttività nella supply chain all’interno dell’Ue e per continuare a fare uso della sua capacità globale per raggiungere la consegna di 180 mln di dosi all’Ue nel secondo trimestre”.  

“Non siamo ancora in grado di fornire previsioni dettagliate per il secondo trimestre”, spiega AstraZeneca riguardo alle consegne di vaccini anti-Covid nella nota diffusa dalla filiale italiana. 

“Il contratto con la Commissione europea – ricorda la compagnia – è stato siglato in agosto del 2020 e in quel momento non era possibile fare una stima precisa delle dosi, che dipende dalla produttività degli impianti di produzione di un vaccino ad alta complessità biologica che non era stato mai prodotto. A questa complessità si è aggiunta una produttività inferiore alle previsioni nello stabilimento destinato alla produzione europea”. Da qui la difficoltà di previsioni certe sulle consegne successive a marzo. 

Varianti Covid, Sestili: “Abolire zona gialla, situazione peggiora”

Zona gialla e minori restrizioni ormai incompatibili con la diffusione delle varianti Covid in Italia. Lo spiega all’Adnkronos Salute Giorgio Sestili, fisico ideatore della pagina Facebook ‘Coronavirus – Dati e analisi scientifiche’, sul web con un proprio sito www.giorgiosestili.it. Dai dati del monitoraggio della Cabina di regia Iss-ministero della Salute su Covid-19, che saranno resi noti domani, “mi aspetto il peggioramento” delle fasce di rischio “di alcune Regioni, ma questo a detta di molti scienziati non sarà sufficiente a contenere le varianti. Ritengo che le zone gialle siano oramai incompatibili con la maggiore contagiosità del virus e che andrebbero abolite. Serve inoltre rivedere i 21 parametri e renderli più restrittivi per adattarli al nuovo scenario delle varianti”, spiega. 

Le prossime 2 settimane potrebbero essere decisive per capire se partirà una terza ondata? “Penso che siano decisive per le importanti scelte da intraprendere sulle misure di contenimento e le strategie da adottare rispetto al nuovo scenario che abbiamo di fronte e che determineranno l’esplosione o meno della terza ondata”, conclude il fisico. 

Anticorpi monoclonali, Palù: “Non potevamo attendere”

“Il tributo di vittime che paghiamo ogni giorno” al coronavirus Sars-CoV-2 “non poteva farci attendere. E’ stato uno dei motivi per spingere sul via libera agli anticorpi monoclonali e ho trovato la sensibilità del ministro della Salute Roberto Speranza”. Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, Giorgio Palù, spiega così all’Adnkronos Salute il valore dell’ok accordato all’uso degli anticorpi monoclonali, quelli prodotti da Regeneron e da Eli Lilly, per il trattamento di Covid-19 in precise condizioni. 

“C’era qualche motivo di riflessione perché l’agenzia europea Ema non si è ancora espressa – evidenzia il virologo – Negli Usa la Fda ha autorizzato l’uso emergenziale di questi anticorpi monoclonali. Ricorderete il ‘cocktail'” di farmaci “utilizzato per l’allora presidente Donald Trump, che in 24 ore uscì dall’ospedale. Ma ora ci sono dati inoppugnabili. Quello che emerge dai lavori pubblicati su riviste importantissime è il fatto che sono un’arma potente se somministrata nelle prime fasi d’infezione, ai primi sintomi, prima che l’infezione progredisca. Ed è questo l’uso che se ne farà in pazienti ad alto rischio, con comorbosità e alto rischio che l’infezione evolva in malattia grave”.  

Il presidente di Aifa chiarisce anche il suo “impegno in questa iniziativa. Devo dire che ho fatto perno sulla grande sensibilità mostrata dal ministro Speranza, dal quale ho ricevuto un sollecito e per il quale avevo preparato una relazione scientifica”. Sul fronte ricerca si va avanti. “Ci sono diversi studi su anticorpi monoclonali, 6 ben avviati, di cui un paio in fase 3 in via di conclusione; una decina in fase 1 e 2. L’impatto potrà essere significativo”, è convinto Palù.  

Con il via libera ai primi due anticorpi monoclonali, continua, “l’Italia oggi è al pari della Germania ed è avanti in questa nuova terapia. E io vorrei ringraziare Speranza che mi ha supportato su questo fronte”. 

“Il dato significativo che possiamo vedere su riviste scientifiche importantissime ci dice che gli anticorpi monoclonali sono un’arma potente se somministrata ai primi sintomi, prima che l’infezione” da coronavirus Sars-CoV-2 “progredisca. Quello che si è pensato dunque è che vanno usati non tanto in ospedale, ma possibilmente a domicilio”, dice ancora Palù. 

“Se avessimo un sistema efficiente diffuso, come quello che alcune Regioni hanno, potremmo pensare a un sistema che permetta la somministrazione domiciliare con le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale, ndr) e anche al coinvolgimento di ambulatori territoriali che intervengano nelle prime fasi dell’infezione con una diagnosi precoce”, chiarisce il virologo.  

“Serve un raccordo velocissimo fra diagnosi precoce” della positività a Sars-CoV-2 “e informazione, in modo che il Servizio sanitario nazionale intervenga per garantire l’uso dei monoclonali su soggetti con comorbosità e a rischio che l’infezione evolva in malattia grave, secondo l’indicazione”. 

Covid, AstraZeneca: “Puntiamo a nuovi vaccini contro varianti”

AstraZeneca e università di Oxford puntano a produrre vaccini anti Covid-19 di nuova generazione, che proteggano contro le nuove varianti del virus Sars-CoV-2, a partire già dal prossimo autunno. Lo ha riferito in un briefing alla stampa Sir Mene Pangalos, vice presidente esecutivo per la ricerca biofarmaceutica e lo sviluppo di AstraZeneca, affermando che l’azienda vuole avere i nuovi vaccini pronti “il più rapidamente possibile”. “Puntiamo molto ad avere qualcosa di pronto per l’autunno”, ha aggiunto Pangalos, secondo quanto riporta il ‘Telegraph’. 

Zona gialla, Speranza: “Non è scampato pericolo”

“Zona gialla non significa scampato pericolo. Serve ancora la massima prudenza se non vogliamo tornare indietro rispetto ai passi avanti delle ultime settimane”. Lo ha dichiarato il Ministro della Salute, Roberto Speranza, entrando questa mattina al Ministero. 

Lazio, ma anche Lombardia e Veneto tra le regioni che cambieranno colore passando in zona gialla a partire da domani, 1° febbraio, con misure e regole più leggere e meno stringenti. Dopo aver transitato in zona arancione o anche rossa, scattano quindi le nuove disposizioni per i cittadini alle prese con l’emergenza coronavirus.
 

Ricciardi: “Preoccupatissimo per variante inglese”

“Sono preoccupatissimo per la variante inglese che sta mettendo in ginocchio il Regno Unito e si è già diffusa in 60 Paesi incluso il nostro con le scuole come luogo importante di trasmissione”. Lo ha affermato all’Adnkronos Salute Walter Ricciardi, professore di Igiene all’università Cattolica di Roma e consulente del ministro della Salute, facendo il punto sulla situazione epidemiologica in Italia. 

L’arrivo di nuove varianti del coronavirus spaventa l’Italia ma le misure adottate fino ad oggi – mascherine, distanziamento e igiene delle mani – “sono necessarie e sufficienti, le mascherine vanno usate in modo appropriato: le chirurgiche non proteggono completamente chi le porta, le Ffp2 sì, quelle di stoffa evitano solo fuoriuscita di droplet”. , ha chiarito ancora Ricciardi.
 

”Babbo Natale immune a Covid e può viaggiare”, ‘via libera’ Oms 

“I bambini di tutto il mondo non devono essere preoccupati per Babbo Natale: Babbo Natale è immune al virus e sappiamo, anzi, che in queste ore è molto impegnato. Abbiamo anche sentito che molti leader del mondo stanno rivedendo le misure di lockdown per permettergli di viaggiare e portare doni la notte di Natale”. A rispondere così a una domanda dei giornalisti è Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico dell’Oms per il coronavirus, in conferenza stampa a Ginevra. 

“Dunque i bambini non devono preoccuparsi per Babbo Natale. Ma raccomandiamo loro – sottolinea l’esperta dell’Organizzazione mondiale della sanità – di ascoltare le indicazioni dei genitori e degli insegnanti e di rispettare tutte le misure anti-Covid, in particolare il distanziamento fisico, da Babbo Natale e non solo”. Meglio non dimenticare il lavaggio delle mani e le mascherine. “Infine raccomandiamo ai bambini di andare a letto presto la vigilia”, per permettere a Babbo Natale di fare il suo lavoro.  

Covid, per italiani può avere effetti psicologici devastanti 

Dalla paura del contagio al timore per le conseguenze socio-economiche della pandemia: per tantissimi italiani l’emergenza sanitaria da Covid-19 in corso ha avuto o potrebbe avere risvolti psicologici devastanti. Ma molto dipende dalla nostra personalità: se chi presenta tratti narcisistici è più probabile che si senta ‘superiore’ al virus, chi presenta tratti paranoidi tende a sostenere teorie complottistiche, mentre per chi presenta tratti evitanti l’impossibilità del contatto suonerà come un sollievo. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dall’Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico), per indagare ciò che più spaventa gli italiani alla luce della seconda ondata di contagi e dell’adozione delle nuove misure di contenimento del virus. 

Dall’indagine, che ha coinvolto 629 persone, è emerso che per il 57% dei partecipanti una delle conseguenze psicologiche più evidenti di Covid-19 è la paura di essere contagiati o di poter contagiare gli altri senza saperlo. Solo il 18% è preoccupato per le conseguenze socio-economiche che potranno derivare da questa situazione; il restante 25% teme che possano essere ripristinate le misure restrittive già vissute pochi mesi fa.  

Per gli intervistati le emozioni dominanti continuano a essere nervosismo ed agitazione: il 79% è molto preoccupato e agitato e solo il 7% afferma di riuscire ad essere tranquillo e a mantenere la calma. Infine, nonostante l’81% ammetta che la situazione attuale possa aver avuto un impatto a livello psicologico, solo il 43% sostiene che un supporto psicologico possa essergli utile. 

“La situazione di emergenza medica e socio-economica che stiamo vivendo può portare alla comparsa di una sintomatologia psicologica anche molto severa – spiega Eleonora Iacobelli, psicologa, presidente di Eurodap – Il continuo stress e l’incertezza a cui siamo sottoposti non ci fa sentire sicuri, l’impatto emotivo e psicologico è devastante. Ma non tutte le persone riportano le stesse conseguenze in forza delle diverse personalità”. 

“Chi presenta tratti narcisistici è più probabile che si senta superiore al virus e che prenda le necessarie precauzioni ostentando noncuranza; chi presenta tratti ossessivi seguirà con precisione le regole su detersione delle mani, distanza di sicurezza e mascherina; chi presenta tratti paranoidi tenderà a pensare che sia tutta un’invenzione per controllarci; per chi presenta tratti evitanti l’impossibilità del contatto potrebbe essere quasi un sollievo; chi presenta tratti borderline da una parte soffrirà le restrizioni ma dall’altra ne comprenderà la necessità. Tutti presentiamo in maniera più o meno evidente alcuni di questi tratti”, assicura poi. 

Quali sono allora i consigli per fronteggiare i prossimi mesi salvaguardando la salute non solo fisica ma anche psichica? 

1) Attenersi rigorosamente alle indicazioni a tutela della salute pubblica, poiché sono finalizzate alla salvaguardia di ognuno di noi 

2) Evitare di controllare l’ansia attraverso la ricerca spasmodica d’informazioni 

3) Mantenere la calma poiché ansia e panico non aiutano nella gestione dell’emergenza, anzi, hanno l’effetto opposto e diminuendo le difese immunitarie ci espongono maggiormente al contagio 

4) Evitare di percepire le misure cautelative come una limitazione della libertà personale e sforzarsi, invece, di mantenere un atteggiamento psicologico positivo 

5) Non aver paura di chiedere aiuto qualora se ne abbia necessità. Più a lungo la sintomatologia viene ignorata, maggiori sono le possibilità che diventi cronica. 

Covid. Da jeans a calzini, ecco i tessuti per mascherine ‘promossi’  

Un team di ricercatori ha testato qualsiasi cosa, dalle magliette ai calzini fino a jeans e sacchetti sottovuoto per determinare quale tipo di materiale per mascherina fosse più efficace nell’intrappolare dopo un colpo di tosse le particelle ultrafini che possono contenere Sars-CoV-2, il virus che causa Covid-19. Ebbene, secondo lo studio, pubblicato su Bmj Open dai ricercatori dell’Università di Cambridge e della Northwestern University, la maggior parte dei tessuti comunemente usati per mascherine facciali non mediche è efficace nel filtrare le particelle ultrafini. Anche le mascherine filtranti N95 si sono rivelate altamente efficaci, sebbene un sacchetto per aspirapolvere riutilizzabile in realtà abbia superato le prestazioni delle N95 per alcuni aspetti.  

Per quanto riguarda le mascherine fatte in casa, quelle realizzate con più strati di tessuto sono risultate più efficaci, e quelle che incorporavano anche una sorta di ‘scheletro’ (che normalmente viene utilizzato per irrigidire i colletti) hanno mostrato un significativo miglioramento delle prestazioni. Tuttavia, questo miglioramento ha reso più difficile respirare con questi dispositivi rispetto a una mascherina N95. I ricercatori hanno studiato le prestazioni di diversi tessuti anche da umidi e dopo un normale ciclo di lavaggio e asciugatura. Scoprendo così che i tessuti funzionavano bene quando erano umidi e a sufficienza dopo un ciclo di lavaggio. Tuttavia studi precedenti hanno dimostrato che lavaggi ripetuti degradano i tessuti e i ricercatori avvertono che le mascherine ‘fai da te’ “non dovrebbero essere utilizzate a tempo indeterminato”. 

“Le mascherine in tessuto sono diventate una nuova necessità per molti di noi dall’inizio della pandemia”, ha detto la prima autrice del lavoro, Eugenia O’Kelly del Dipartimento di Ingegneria di Cambridge. “Nelle prime fasi della pandemia, quando le N95 scarseggiavano, molti produttori hanno realizzato mascherine in tessuto”, colmando di fatto un gap. “In qualità di ingegnere, volevo saperne di più su come funzionassero materiali diversi in condizioni diverse”. 

“Una mascherina che blocca molto bene le particelle ma limita la respirazione non è una mascherina efficace”, ha detto O’Kelly. “Il denim, ad esempio, è stato piuttosto efficace nel bloccare le particelle, ma è difficile respirare con questo tessuto, quindi probabilmente – ha concluso l’esperta – non è una buona idea creare una mascherina con un vecchio paio di jeans. Le N95 sono più comode per respirare rispetto a qualsiasi tessuto con livelli di filtraggio simili”.  

Ora solare 2020, “con stress Covid +30% disturbi sonno bimbi” 

Torna l’ora solare, e con essa una serie di problemi per grandi e piccini. “Problemi che si sommano all’emergenza Covid. Il nuovo orario entrerà in vigore la notte fra il 24 e il 25 ottobre, e questa situazione ansiogena, legata alla pandemia, alla didattica a distanza e al ‘bombardamento’ quotidiano di notizie allarmanti moltiplicherà i disturbi del sonno: è prevedibile un aumento del 30% rispetto ai problemi che già i bambini sperimentano ogni anno nella fase di adattamento all’ora solare”. A prevederlo, parlando con l’Adnkronos Salute, è il pediatra Italo Farnetani, docente della Libera università degli Studi di scienze umane e tecnologiche di Malta. 

Cosa fare, allora? “Armarsi di pazienza e, tempo permettendo, far fare al bambino un po’ di attività fisica in bicicletta: favorisce il sonno, come ogni tipo di esercizio, e abbassa la tensione emotiva”. Numerose ricerche hanno dimostrato “che non è vero che ai bambini e alle bambine del nostro Paese piaccia guardare la televisione oppure divertirsi solo con smartphone e computer – assicura il pediatra – Invece preferiscono giocare in compagnia, possibilmente dei genitori e meglio se all’aria aperta. In questo momento di pandemia, consiglio di scegliere di andare in bicicletta insieme ai genitori”.  

(Mal/Adnkronos Salute) 

“Per i bambini fare sport in casa è noioso oppure, come sanno bene molti genitori, si rischia di ‘distruggere’ la casa. E’ importante però consentire loro di fare movimento e attività sportiva”, ricorda l’esperto. “Certo, bisogna fare attenzione durante la stagione fredda a evitare gli sbalzi di temperatura ed è utile anche insegnare ai bambini a respirare con il naso in modo da riscaldare l’aria e arrestare gli eventuali agenti infettivi. In ogni caso – continua il pediatra – la mascherina è utile anche per questo”. Dunque via libera alle biciclettate, ma quando invece il meteo costringe a stare a casa? 

Ecco con cosa e con chi giocare in casa: “Al primo posto metto i giochi da tavolo da fare insieme a familiari o fratelli”, dice Farnetani, che fornisce qualche regola utile a scegliere con cosa e con chi giocare: 

1) Bambole e macchinine: il primo è gioco preferito dalle bambine, mentre per i maschi i più amati sono automobiline e trenini;  

2) I bambini non devono giocare mai da soli, l’ideale sarebbe coinvolgere un genitore;  

3) Se gioca la mamma (nonna, zia, tata), “le femmine spesso preferiscono riprodurre nel gioco le attività domestiche o usare i giocattoli in generale, disegnare o condurre i giochi di ruolo”; 

4) I maschi preferiscono condurre giochi di movimento anche con la mamma, disegnare e usare i giocattoli; 

5) Se a giocare è il padre (nonno o zio), “sia i maschi sia, anche se in misura minore, le femmine chiederanno giochi di movimento, giochi da tavolo e videogiochi”. 

Bellezza, +20% ritocchi per risparmi da lockdown e smart working 

Ripresa con ‘rimbalzo’ dei ritocchi estetici nella fase 3 dell’emergenza coronavirus. “Non ho fatto i calcoli, ma posso tranquillamente stimare un bel +20% di richieste di intervento”, spiega all’Adnkronos Salute il chirurgo plastico Paolo Santanchè, che già ad aprile aveva previsto un trend positivo per quando l’attività degli ambulatori chirurgici fosse ripartita.  

I numeri, almeno quelli ricavati dalla sua esperienza personale, sembrano dare ragione allo specialista che analizza il fenomeno così: da un lato c’è “l’effetto catarsi” che rincuora chi, dopo i mesi bui della reclusione, può lasciarsi alle spalle il periodo più duro riaffacciandosi alla vita con qualche ruga in meno o forme nuove; dall’altro c’è “il fatto che per molte persone il lockdown con smart working ha avuto come risvolto positivo la possibilità di risparmiare i soldi che prima se ne andavano fra spostamenti, mezzi di trasporto o pranzi di lavoro”. Infine, a convincere chi magari meditava da tempo il ‘tagliando’ di bellezza, ma posticipava per troppi impegni professionali, ci sarebbe secondo l’esperto un’altra opportunità preziosa fornita dal ‘lavoro agile’ che molte aziende ancora chiedono o permettono: “L’ufficio in casa – evidenzia Santanchè – consente di proseguire la normale attività anche nel periodo di convalescenza post-intervento”.  

Tre ragioni per le quali il chirurgo non esita a definire “brillante” la domanda di interventi registrata dopo la riapertura. “All’inizio – riferisce – c’è stato il boom di filler e botulino, per recuperare gli arretrati di chi li faceva periodicamente. Poi è cominciato tutto il resto più o meno con le percentuali di sempre: naso, seno, palpebre, lifting, liposuzione”, anche per ‘limare’ gli accumuli da lockdown o per riparare alla trascuratezza che l”effetto grotta’ può avere alimentato.  

“A sorpresa sta forse andando meglio di prima del Covid”, dice Santanchè. “Da sempre – sottolinea – i piccoli o grandi interventi di chirurgia estetica sono stati spesso utilizzati come ‘catarsi’ dopo un brutto periodo: un lutto, una separazione, un divorzio”. Più genericamente un trauma e la pandemia tale è stata. “Dopo quello che abbiamo vissuto” nella prima fase della crisi coronavirus, tra paure e libertà negate, “la gente ha bisogno di voltare pagina – ragiona il medico – e fare qualcosa per se stessi e per il proprio aspetto aiuta psicologicamente”.  

“Ma a parte questo, ora si aggiungono altri due fattori – prosegue l’esperto – Sta ancora molto continuando lo smart working e ciò ha due effetti positivi: intanto la gente risparmia su voci che prima, soprattutto in una città come Milano, per tanti significavano lasciarci anche un terzo di stipendio. E poi c’è il fatto che, potendo lavorare da casa, il paziente può assentarsi solo il giorno dell’intervento e poi proseguire il periodo di recupero restando comunque in attività con il pc”. Al riparo da sguardi curiosi, protetto dalle mura domestiche, lo stipendio è salvo e la discrezione è garantita. 

Scienza&Salute: il punto con l’immunologo Mauro Minelli  

I rischi delle diete ‘fai da te’ e i deficit nutrizionali che questi regimi alimentari possono comportare. Ma non solo anche tutto quello che si nasconde dietro la definizione di ‘dieta perfetta’ e come e quando impostare la dieta chetogenica. Sono alcuni dei focus al centro dell’incontro online ‘Diete: la giusta via tra modo e salute’ promosso e condotto da Mauro Minelli, specialista in Immunologia clinica e Allergologia. Ospiti di questa puntata: Dominga Maio (biologa nutrizionista); Ilaria Vergallo (biologa nutrizionista). Al termine dell’incontro lo spazio dedicato alla ricerca, ‘Cucina Bene Senza’, a cura di Carla Castellana, specializzata in ricette senza l’utilizzo di allergeni. ” 

Dalla gravidanza dopo un bagno in piscina al sesso bebè svelato dal pancione, ecco le bufale in rosa 

di Margherita Lopes  

Dalla forma della pancia della mamma, capace di rivelare il sesso del nascituro, alla possibilità di restare incinta dopo un tuffo in piscina. “Le bufale sulla gravidanza sono le più numerose e diffuse tra quelle che riguardano la salute in rosa. E le più insidiose sono quelle che chiamano in causa il dolore: da quello durante il parto, che sarebbe utile alla donna, a quello del ciclo mestruale che, è bene precisarlo, non è normale e non deve essere sopportato”. A dirlo all’Adnkronos Salute è un esperto di ‘bufale’: Salvo Di Grazia, ostetrico e ginecologo che da anni cura ‘Medbunker, le scomode verità’, blog che analizza e fa a pezzi le pseudocure e i ‘guru’ che le propinano. Di Grazia ha dedicato alla salute al femminile il suo ultimo libro: ‘Quello che alle donne non dicono’ (Editori Laterza), appena arrivato in libreria. 

Uno strumento pensato per rispondere alle tante domande sulla salute in rosa e alle questioni poste da notizie (o pseudonotizie) su social, riviste, trasmissioni tv e passaparola. “Le donne sono quasi sempre più attente degli uomini alla propria salute, ma il rischio da evitare è quello di diventare vittime di un eccesso di ‘medicalizzazione’ in tutte le fasi della vita, a partire dalla gravidanza. Il mio consiglio alle future mamme, nel caso in cui il medico non rilevi problemi, è quello di seguire la gravidanza con visite regolari e non più di 3 ecografie, una ogni 3 mesi – spiega Di Grazia – Fare un esame al mese, come invece oggi fanno in tante, non ha senso se il medico non rileva problemi. Ed è inutile anche sottoporsi a una lista di esami e analisi infinita”, sottolinea il ginecologo.  

Sempre in tema di gravidanza, è bene fare chiarezza: “Non è vero che la forma della pancia può rivelare il sesso del bebè in arrivo”, assicura Di Grazia. Né che i rapporti sessuali durante le mestruazioni sono sicuri ed evitano gravidanze indesiderate. Impossibile, invece, restare incinta dopo un bagno in piscina, o diventare sterili per colpa della pillola contraccettiva. “Non esistono alimenti o diete che possano condizionare il sesso del nascituro”, aggiunge l’esperto. Mentre scopriamo un po’ a sorpresa che, se una donna soffre di gastrite mentre è in attesa, probabilmente il neonato avrà tanti capelli: “Una credenza popolare probabilmente basata sull’osservazione. Strano ma vero”, dunque, dice il ginecologo. 

In estate una buona notizia è legata a bagni e docce: non è vero che sono sconsigliati se si hanno le mestruazioni (“e meno male”). “Come non esiste alcun riscontro alla diffusa credenza che l’acqua fredda ‘blocchi’ il flusso mestruale”, assicura ancora il ginecologo. Che regala un’altra chicca: le fasi lunari non condizionano il parto, e non è vero che se una donna in gravidanza rinuncia a un alimento di suo gusto il nascituro avrà una macchia sulla pelle del colore di quell’alimento (le famose voglie, per capirci).  

Nel libro Di Grazia fa chiarezza anche su malattie “inesistenti, come la cellulite, che invece sembrano dilagare fra giovanissime e non. Si tratta di un inestetismo per l’immaginario che vorrebbe un corpo di donna perfetto a ogni età, ottenibile con l’aiuto di prodotti ad hoc. La cellulite però non è una malattia, a meno che non si tratti di una forma molto grave con edema alle gambe. Quello della cellulite è solo uno dei problemi che, se ingigantiti, si trasformano da disagi comuni in malattie gravissime. E questo giova a chi vende i rimedi per queste presunte malattie gravissime”, rileva il ginecologo, che analizza anche la passione per tisane ‘miracolose’, integratori e farmaci in rosa.  

Se le donne sono (in genere) tanto attente alla salute, l’invito dell’esperto è quello di evitare le ossessioni. “Anche nel caso in cui si desideri un figlio: stressarsi e arrivare al panico perché dopo un mese di tentativi il piccolo non arriva è inutile e controproducente”, assicura l’esperto confessando la sua “predilezione per il sesso femminile. Resto ancora oggi, dopo tanti anni, affascinato dalla forza che le donne riescono a trovare durante il travaglio, un momento così difficile e doloroso, per poi sciogliersi in un sorriso di felicità alla nascita del bambino. Sono ammirato dalla loro tenacia di fronte a una malattia o alla difficoltà di concepire. Siete in gamba ragazze”, conclude il ginecologo dedicando il suo libro “a tutte le donne”. 

Dalla gravidanza dopo un bagno in piscina al sesso bebè svelato dal pancione, ecco le bufale in rosa 

di Margherita Lopes  

Dalla forma della pancia della mamma, capace di rivelare il sesso del nascituro, alla possibilità di restare incinta dopo un tuffo in piscina. “Le bufale sulla gravidanza sono le più numerose e diffuse tra quelle che riguardano la salute in rosa. E le più insidiose sono quelle che chiamano in causa il dolore: da quello durante il parto, che sarebbe utile alla donna, a quello del ciclo mestruale che, è bene precisarlo, non è normale e non deve essere sopportato”. A dirlo all’Adnkronos Salute è un esperto di ‘bufale’: Salvo Di Grazia, ostetrico e ginecologo che da anni cura ‘Medbunker, le scomode verità’, blog che analizza e fa a pezzi le pseudocure e i ‘guru’ che le propinano. Di Grazia ha dedicato alla salute al femminile il suo ultimo libro: ‘Quello che alle donne non dicono’ (Editori Laterza), appena arrivato in libreria. 

Uno strumento pensato per rispondere alle tante domande sulla salute in rosa e alle questioni poste da notizie (o pseudonotizie) su social, riviste, trasmissioni tv e passaparola. “Le donne sono quasi sempre più attente degli uomini alla propria salute, ma il rischio da evitare è quello di diventare vittime di un eccesso di ‘medicalizzazione’ in tutte le fasi della vita, a partire dalla gravidanza. Il mio consiglio alle future mamme, nel caso in cui il medico non rilevi problemi, è quello di seguire la gravidanza con visite regolari e non più di 3 ecografie, una ogni 3 mesi – spiega Di Grazia – Fare un esame al mese, come invece oggi fanno in tante, non ha senso se il medico non rileva problemi. Ed è inutile anche sottoporsi a una lista di esami e analisi infinita”, sottolinea il ginecologo.  

Sempre in tema di gravidanza, è bene fare chiarezza: “Non è vero che la forma della pancia può rivelare il sesso del bebè in arrivo”, assicura Di Grazia. Né che i rapporti sessuali durante le mestruazioni sono sicuri ed evitano gravidanze indesiderate. Impossibile, invece, restare incinta dopo un bagno in piscina, o diventare sterili per colpa della pillola contraccettiva. “Non esistono alimenti o diete che possano condizionare il sesso del nascituro”, aggiunge l’esperto. Mentre scopriamo un po’ a sorpresa che, se una donna soffre di gastrite mentre è in attesa, probabilmente il neonato avrà tanti capelli: “Una credenza popolare probabilmente basata sull’osservazione. Strano ma vero”, dunque, dice il ginecologo. 

In estate una buona notizia è legata a bagni e docce: non è vero che sono sconsigliati se si hanno le mestruazioni (“e meno male”). “Come non esiste alcun riscontro alla diffusa credenza che l’acqua fredda ‘blocchi’ il flusso mestruale”, assicura ancora il ginecologo. Che regala un’altra chicca: le fasi lunari non condizionano il parto, e non è vero che se una donna in gravidanza rinuncia a un alimento di suo gusto il nascituro avrà una macchia sulla pelle del colore di quell’alimento (le famose voglie, per capirci).  

Nel libro Di Grazia fa chiarezza anche su malattie “inesistenti, come la cellulite, che invece sembrano dilagare fra giovanissime e non. Si tratta di un inestetismo per l’immaginario che vorrebbe un corpo di donna perfetto a ogni età, ottenibile con l’aiuto di prodotti ad hoc. La cellulite però non è una malattia, a meno che non si tratti di una forma molto grave con edema alle gambe. Quello della cellulite è solo uno dei problemi che, se ingigantiti, si trasformano da disagi comuni in malattie gravissime. E questo giova a chi vende i rimedi per queste presunte malattie gravissime”, rileva il ginecologo, che analizza anche la passione per tisane ‘miracolose’, integratori e farmaci in rosa.  

Se le donne sono (in genere) tanto attente alla salute, l’invito dell’esperto è quello di evitare le ossessioni. “Anche nel caso in cui si desideri un figlio: stressarsi e arrivare al panico perché dopo un mese di tentativi il piccolo non arriva è inutile e controproducente”, assicura l’esperto confessando la sua “predilezione per il sesso femminile. Resto ancora oggi, dopo tanti anni, affascinato dalla forza che le donne riescono a trovare durante il travaglio, un momento così difficile e doloroso, per poi sciogliersi in un sorriso di felicità alla nascita del bambino. Sono ammirato dalla loro tenacia di fronte a una malattia o alla difficoltà di concepire. Siete in gamba ragazze”, conclude il ginecologo dedicando il suo libro “a tutte le donne”.