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Categoria: salute

Variante Omicron, Crisanti: “Può aiutare immunità di gregge”

La variante Omicron del Covid “potrebbe contribuire ad avvicinarci a una situazione di immunità di gregge se protegge anche contro Delta e altre varianti. Al momento questo non è definito con certezza. Abbiamo risultati su poche persone, una decina, coinvolte in uno studio condotto in Sudafrica”, dove il mutante è stato intercettato per la prima volta. “Questo lavoro indica che chi si ammala di Omicron ha anche un incremento di anticorpi contro Delta, specie se già vaccinato. Se dunque Omicron dovesse avere questa capacità, si potrebbe aspirare a una sorta di immunità di gregge”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è il virologo Andrea Crisanti. 

“E’ quello che ho detto quando questa variante si è affacciata sul mondo: se fosse emerso che nelle persone che hanno un ciclo vaccinale all’attivo è effettivamente meno dannosa – conclude il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova – la sua avanzata si sarebbe dovuta considerare una buona notizia, perché con poco prezzo stimola la risposta immunitaria in quelli che sono già vaccinati”.  

Covid oggi Italia, Pregliasco: “Presto per allentare regole”

Dopo l’ondata di contagi covid in Italia, “c’è l’esigenza di una transizione verso una nuova normalità, mi pare una cosa da pianificare, da valutare in una fase di riduzione della curva di contagio. Aspettiamo il picco o il plateau che sia e poi procediamo in questo senso”. Così all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente delle Statale di Milano, commentando alcune ipotesi avanzate dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa per semplificare le regole e rimuovere molti vincoli nella gestione del Covid dallo stop a tamponi per gli asintomatici e alla dad per i vaccinati fino alla riduzione della quarantena. 

“E’ ancora un pochino presto – frena il virologo – ma pianifichiamolo e valutiamo questo aspetto. Attrezziamoci anche per dare una prospettiva a quella che sarà un’esigenza di nuova normalità”. 

Obbligo vaccinale, Vaia: “Non per punire ma perché serve”

L’obbligo vaccinale per gli over 50? “Il ‘no-vaxismo’ si combatte non spaventando ma chiarendo. E’ evidente che se sei vaccinato non avrai i sintomi se sei positivo, se non sei vaccinato li avrai e devi stare a casa. Non c’è nessuna punizione ma un atto scientifico dietro questa differenza, non è che obblighiamo a vaccinarsi perché uno è brutto, sporco e cattivo. Non è questo e in Italia non si è spiegato bene, spero che Draghi lo faccia stasera: l’obbligo vaccinale non è per punire le persone ma perché serve. Se io mi sono vaccinato non mi ammalo”. Così il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ospite di Rtl 102.5.  

Terza dose anticipata e vaccino 5-11 anni, Minelli: “Così spallata a virus”

“Personalmente sono certo che con la terza dose” di vaccino anti covid “già a 5 mesi e con la vaccinazione agli under 12, opportunamente modulata per posologia e sulla base delle eventuali storie cliniche dei giovanissimi vaccinandi, potremo alleggerire definitivamente le potenzialità patogene di un killer senza scrupoli e, conseguentemente, il carico sulle strutture ospedaliere, che, ricordo, costituisce uno dei principali motivi di preoccupazione in questa pandemia”. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la Medicina personalizzata. 

“Oggi abbiamo un quadro nel quale il richiamo vaccinale risulta indispensabile per schermarci dall’azione di un virus che ancora è tra noi con livelli di contagiosità che per effetto della variante delta, almeno nel nostro continente, non sono da meno rispetto a quanto registrato agli esordi – rimarca Minelli – E che nessuno ci venga a ricordare che anche i vaccinati si contagiano: è un refrain più vecchio del cucco. E’ da mesi che, riportando esempi facili facili, ribadiamo come il vaccino non sia il mantello magico di Harry Potter sotto il quale si diventa invisibili al virus. Il vaccino non ci scherma dall’aggressione del virus, ci protegge e neutralizza l’azione del virus una volta che quest’intruso sia entrato nel nostro organismo (pure immuno-dotato di vaccino) il più delle volte proveniente da un soggetto impunemente non vaccinato o maldestramente sguarnito di mascherina in ambiente confinato e affollato”. 

“Ragioneremo, poi e se sarà il caso, sull’opportunità di sottoporci, come per l’influenza, a richiami periodici, o sulla necessità di rivaccinare tutti piuttosto che le categorie di pazienti più fragili. Oggi – prosegue – ci sono altre priorità a cui dare risposte, e riaffermare da parte di qualcuno i soliti elementi di confondimento ricorda molto l’agire di scolaretti che, impreparati a scuola, provano a spostare su argomenti a loro noti l’attenzione del maestro. Occorre – conclude – cambiare registro con decisione, anche perché cominciano a venir fuori i punti di vulnerabilità del Sars-Cov-2 che dovrebbero interessarci molto di più dei consueti lamenti degli eterni insoddisfatti”.  

Vaccini bambini 5-11 anni, Pregliasco smonta fake news su fertilità

Vaccinazione anti Covid ai bimbi per la fascia 5-11 anni? “Prima di Natale potremmo partire, ma ho il timore che ci sia poca voglia di far vaccinare i figli da parte dei genitori che sono rimasti colpiti da quelle fake che si insinuano in modo subdolo: la fertilità, i danni tra 20 anni…”. Lo dice all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano. Tutte fake news? “Il meccanismo di azione di questi vaccini lo conosciamo e sappiamo – afferma l’esperto – che non possono interagire sulla fertilità. Alcuni studi sono stati fatti addirittura per analizzare la quantità degli spermatozoi nello sperma post-vaccinazione e non hanno attestato nessuna alterazione. E’ ovvio che non sappiamo se tra 20 anni succederà qualcosa ma – ricorda – questo allarme deriva da una nota nel consenso informato che avrebbe dovuto solo dimostrare trasparenza e correttezza, un eccesso di zelo che si è trasformato in un errore di comunicazione. Anche perché – sottolinea il medico – il meccanismo di azione dell’mRna lo conosciamo bene e sappiamo che non può in alcun modo alterare il genoma”.  

Ma in caso di bassa adesione sarebbe opportuno inserire questo vaccino tra quelli già obbligatori per accedere a scuola? “Sarebbe una bella cosa – continua Pregliasco – ma è una decisione politica sicuramente non facile nell’attuazione e nell’attuabilità”. 

“Io credo molto alla vaccinazione dei bambini. Ritengo che sia utile in questa fase epidemiologica, proprio perché la variante Delta li coinvolge, perché per loro non è una passeggiata e in più perché sono il serbatoio della diffusione in comunità. Se agiamo in questa fase potremmo avere una convivenza più civile, passata la nottata dell’inverno, con il virus”, spiega ancora all’Adnkronos Salute in vista dell’approvazione, prevista per dicembre, da parte dell’Ente regolatorio del farmaco europeo (Ema) del vaccino per i più piccoli.
 

Stato emergenza, Pregliasco: “Proroga necessaria”

“La proroga allo stato d’emergenza” per covid oltre la scadenza naturale fissata al 31 dicembre 2021 “ci vuole per consentire flessibilità” nella gestione della pandemia di Covid-19. La vede così il virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano.  

“Dobbiamo immaginare – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – uno scenario non piacevole, prendendo l’esempio delle nazioni che non sono state così attente e progressive, e immaginare di doverlo gestire nella pratica. Se ti prepari al peggio poi gestisci la situazione reale al meglio. E credo rientri in quest’ottica dire sì alla proroga dello stato d’emergenza. La flessibilità – ricorda – è quel che ci ha insegnato il Covid anche come metodologia organizzativa. Perché – chiede – non sfruttare questo scorcio di quella che io spero che sia l’ultima battaglia verso questo virus”?  

I contagi Covid-19 tornano a salire in Italia, ma “credo che la vaccinazione stia dimostrando comunque un’efficacia notevole che ci possa permettere di continuare al meglio, però con un po’ più di attenzione e questo dipende anche dal senso di responsabilità dei singoli”, continua Pregliasco. 

“Per ora sta andando abbastanza bene – rileva l’esperto – C’è solo una tendenza” al rialzo dei casi, “un fatto naturale. Anzi – sottolinea – è un effetto positivo della vaccinazione: grazie alla vaccinazione abbiamo più contatti, più occasioni di stare insieme e quindi facilitiamo in questo senso la diffusione del virus”. 

Per il virologo, la soglia sopra la quale far scattare contromisure resta comunque a 50 casi ogni 100mila abitanti. “Spero che non sia necessario attuare nuove restrizioni, ma credo che ci sarà magari la necessità – ribadisce Pregliasco – di interventi più chirurgici in situazioni molto particolari”.  

 

Covid, Lancet: “Antidepressivo low cost riduce rischio ricovero”

Un farmaco antidepressivo, la fluvoxamina, nei pazienti ambulatoriali ad alto rischio con Covid-19 diagnosticata precocemente può ridurre il rischio di aver bisogno di un’osservazione prolungata in ospedale e di ricovero. E’ quanto emerge da uno studio i cui risultati sono pubblicati su ‘The Lancet Global Health’, il più ampio condotto finora su questa molecola.  

Dallo studio Together – trial randomizzato che indaga sull’efficacia di trattamenti riproposti per Covid-19 tra pazienti ambulatoriali adulti brasiliani ad alto rischio – emerge che, dei 741 partecipanti che sono stati trattati con fluvoxamina in un contesto di emergenza per Covid, 79 hanno richiesto cure mediche per più di 6 ore o sono stati ricoverati in ospedale, rispetto a 119 dei 756 partecipanti che hanno ricevuto placebo. I risultati, spiegano gli esperti, rappresentano “un passo importante” nella comprensione del ruolo della fluvoxamina come trattamento per i pazienti ambulatoriali con Covid e nella ricerca di terapie economiche, ampiamente disponibili ed efficaci contro la malattia. 

“I recenti sviluppi e le campagne di vaccinazione si sono dimostrati importanti per ridurre il numero di nuovi casi sintomatici, ricoveri e decessi dovuti a Covid. Tuttavia – osserva Edward Mills della McMaster University, co-ricercatore principale del lavoro – la malattia rappresenta ancora un rischio per le persone in Paesi con risorse limitate e accesso limitato alle vaccinazioni. Identificare terapie poco costose, ampiamente disponibili ed efficaci è quindi di grande importanza, ed è di particolare interesse riutilizzare i farmaci esistenti che sono ampiamente disponibili e hanno profili di sicurezza ben compresi”. La fluvoxamina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (Ssri), attualmente utilizzato per il trattamento di condizioni di salute mentale come depressione e disturbi ossessivo-compulsivi. E’ stato scelto per le sue proprietà antinfiammatorie. Secondo Angela Reiersen, associato di psichiatria alla Washington University di St. Louis e co-autrice, “la fluvoxamina può ridurre la produzione di molecole infiammatorie chiamate citochine, che possono essere innescate dall’infezione da Sars-CoV-2”. 

Lo studio Together valuta l’efficacia di 8 trattamenti riproposti per Covid su pazienti ambulatoriali adulti ad alto rischio. Il trial è iniziato a giugno 2020, il braccio fluvoxamina a gennaio 2021 ed è stata reclutata una coorte di adulti brasiliani sintomatici, risultati positivi al test Covid, non vaccinati e con almeno un criterio aggiuntivo per l’alto rischio. Una quota di 741 partecipanti ha ricevuto 100 milligrammi di fluvoxamina 2 volte al giorno per 10 giorni e 756 hanno ricevuto un placebo. I pazienti sono stati osservati per 28 giorni dopo il trattamento.  

Fra chi ha ricevuto la fluvoxamina, 79 hanno avuto appunto bisogno di un soggiorno prolungato per più di 6 ore in un contesto di emergenza oppure di ricovero, rispetto a 119 del gruppo placebo. Questi risultati hanno dimostrato una riduzione assoluta del rischio di ospedalizzazione prolungata/prolungamento delle cure di emergenza del 5%, con una riduzione del rischio relativo del 32%. Sebbene la mortalità non fosse un esito primario dello studio, in un’analisi secondaria “per protocollo”, di pazienti che hanno assunto almeno l’80% delle dosi del farmaco, si è verificato un decesso nel gruppo fluvoxamina, rispetto ai 12 nel gruppo placebo. 

“I nostri risultati sono coerenti con studi precedenti e più piccoli – commenta Gilmar Reis, co-ricercatore principale dello studio – Data la sicurezza, la tollerabilità, la facilità d’uso, il basso costo e la disponibilità diffusa della fluvoxamina, questi risultati possono avere un’influenza importante sulle linee guida nazionali e internazionali sulla gestione clinica di Covid-19”.  

Covid, Pregliasco: “Anche con 80% vaccinati a settembre no immunità gregge”

Il traguardo dell’80% di over 12 vaccinati contro Covid entro il 30 settembre è stato mancato? “In ogni caso non avremmo avuto l’immunità di gregge” nel senso pieno della parola. “Solo se dovessimo andare sopra il 90% di popolazione generalizzata”, bambini compresi dunque, “coperta col vaccino, allora magari si arriverebbe a uno spegnimento del virus Sars-CoV-2. Ma senza quello no. E non credo che ci si arriverà a questi valori”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è il virologo Fabrizio Pregliasco. 

“Il traguardo posto dal commissario Figliuolo è stato sfiorato”, considerando globalmente gli over 12, ragiona l’esperto dell’università degli Studi di Milano. “Ma considerando che il coronavirus di per sé addirittura ai guariti non garantisce un’immunità a lungo termine non si potrà arrivare a un’immunità di gregge intesa come risultato del modello teorico di elevata copertura. Tra l’altro la variante Delta ha già spostato l’indice di contagio R0 da 2,5 a 7, quindi ha una maggiore capacità di contagio. Questo fa sì che si debbano raggiungere livelli maggiori di copertura che sfiorano l’80-90%” dell’intera popolazione.  

“In più ad oggi una quota rilevante delle persone più coinvolte dalla variante Delta, che sono i giovanissimi, non è pienamente coperta dal vaccino. Aggiungiamo i dubbi” di alcuni “rispetto alla voglia di vaccinare i più giovani a seguito di incongruenze e assurde paure rispetto al vaccino e il quadro è completo”. Quello che vedremo, però, conclude Pregliasco, “è senz’altro il raggiungimento di un obiettivo di copertura. L’immunità di gregge intesa come immunità di gregge della categoria dai 16 ai 150 anni è presumibile che si otterrà, ma di fatto il virus rimarrà ancora. Il vaccino è fondamentale per raggiungere quella che si può definire ‘convivenza civile'” con Sars-CoV-2. “Sarà necessario procedere però anche a una vaccinazione dei più giovani. Per fortuna si tratta di un traguardo possibile almeno dai 12 anni in poi. Vediamo se si riuscirà”. 

Vaccino Covid, lo studio: dopo 6 mesi anticorpi calano ma proteggono

Sei mesi dopo il completamento del ciclo di vaccino anti Covid, il 99% degli operatori sanitari dell’ospedale Niguarda di Milano aveva ancora una buona presenza di anticorpi in circolo. E nonostante ci sia stato effettivamente un calo fisiologico degli anticorpi IgG (immunoglobuline G), solo lo 0,4% ha contratto il coronavirus Sars-CoV-2, 9 su 10 in modo asintomatico. Sono alcuni dati salienti emersi dallo studio Renaissance a 6 mesi. Protagonista il personale della struttura meneghina. L’analisi del siero di 2.179 operatori che hanno partecipato alla ricerca finalizzata a valutare la risposta immunitaria al vaccino anti-Covid nel lungo periodo (da 14 giorni a 1 anno) mostra che tra i pochi (1%) che non mostrano una risposta rilevabile, alcuni fin dall’inizio, vi sono anche persone con condizione clinica di immunodepressione.  

Renaissance è il primo studio avviato in Italia e uno tra i più ampi europei in termini di casistica, spiegano dal Niguarda. Tutti i partecipanti hanno completato il ciclo vaccinale tra gennaio e febbraio 2021, con il vaccino Comirnaty* di Pfizer/BioNTech. “Con le prime due analisi, cioè dopo 14 giorni e 3 mesi dalla vaccinazione, avevamo osservato una risposta anticorpale in circa il 99% dei vaccinati”, ricorda Francesco Scaglione, direttore del Laboratorio di analisi chimiche e microbiologia del Niguarda. Gli studi sierologici a distanza di 6 mesi confermano che nella stessa percentuale di vaccinati gli anticorpi sono ancora presenti in una buona quantità.  

In questi 6 mesi il titolo anticorpale medio è naturalmente sceso. In particolare, la curva di riduzione è stata più netta e veloce nei primi 3 mesi (tra i 14 giorni e i 3 mesi il calo è stato di circa il 70%) e più lenta e graduale nel periodo successivo (circa il 45%). 

Nel dettaglio l’86% del campione studiato, illustrano gli esperti del Niguarda, possiede a 6 mesi un titolo inferiore a 1.000 Bau (Binging Antibody Unit, unità standard che misura i livelli di anticorpi), il 6% un titolo tra 1.000 e 1.500, un 3% tra 1.500 e 2.000 e un 4% un titolo superiore a 2.000 Bau. L’1% invece non ha una risposta anticorpale rilevabile. “E’ importante sottolineare che il 4% della nostra popolazione ha ancora titoli altissimi, superiori a 2.000 Bau – evidenza Scaglione – il 51% di questi aveva una storia di Covid prima della vaccinazione, mentre il 45% non è mai entrato in contatto con il virus”. 

L’altro dato che viene sottolineato è il numero di persone che si sono infettate dopo la vaccinazione. “I dati sono estremamente confortanti – continua il ricercatore -. Soltanto 10 operatori sanitari, infatti, hanno contratto l’infezione e, soprattutto, 9 su 10 in maniera asintomatica o paucisintomatica e solo uno in maniera sintomatica. Tra l’altro, in questo caso si trattava di uno dei soggetti fragili che non aveva inizialmente risposto alla vaccinazione”.  

Anche in presenza di un numero relativo basso di IgG, evidentemente, è la riflessione degli esperti, una volta a contatto con il virus sembra che si attivi una risposta efficace e rapida grazie ai linfociti T, le cellule ‘sentinella’ che permettono di produrre una protezione duratura contro Covid grazie alla cosiddetta ‘memoria immunitaria’. “I risultati dello studio – conclude Scaglione – ci stimolano ad approfondire ancora di più la dinamica della risposta immunitaria e ci confermano come la migliore arma contro la diffusione del virus sia la più ampia vaccinazione possibile”. 

Terza dose vaccino Covid, Lancet: “Non serve per tutti”

Terza dose di vaccino anti covid, i dati attualmente disponibili sull’efficacia del vaccino non supportano la necessità di un nuovo richiamo per la popolazione generale. E’ la conclusione di una revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell’Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su ‘The Lancet’. Gli autori spiegano che, anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l’efficacia dei vaccini Covid-19 è tale da rendere “non appropriate” dosi vaccinali di richiamo per tutti.  

I ricercatori hanno analizzato le evidenze prodotte da studi randomizzati controllati e da studi osservazionali pubblicati su riviste peer-reviewed e piattaforme pre-print. In media, la vaccinazione anti-Covid mostra un’efficacia del 95% contro la malattia grave causata sia dalla variante Delta sia dalla variante Alfa del coronavirus pandemico, nonché un’efficacia superiore all’80% nel proteggere contro qualsiasi infezione associata a queste varianti.  

Per tutti i tipi di vaccino e contro tutte le varianti considerate, l’efficacia dell’immunizzazione risulta maggiore contro la malattia grave rispetto a forme lievi. E sebbene rispetto alla protezione fornita contro la patologia grave i vaccini appaiano meno efficaci nell’evitare infezioni asintomatiche o trasmissione del contagio, “anche nelle popolazioni con un’elevata copertura vaccinale – precisano gli scienziati – la minoranza non vaccinata è ancora il principale fattore di trasmissione, oltre a essere essa stessa a maggior rischio di malattia grave”. 

Consulti gratis e supporto medico, al via il mese del benessere sessuale

Dal primo al 30 settembre, grazie al progetto “Sextember – Il Mese della Salute Sessuale”, ideato da Durex con la collaborazione medico-scientifica del Centro Medico Santagostino, chiunque potrà accedere ai servizi di supporto medico e psicologico messi in campo nell’ambito di questa iniziativa. Sul sito web www.mesedellasalutesessuale.it è a disposizione una live chat che dà accesso, in forma gratuita, a un colloquio orientativo e informativo con psicologi dedicati e formati del Santagostino. Gli esperti potranno così analizzare il bisogno dell’utente e, in caso di necessità, indirizzarlo alla prenotazione di un videoconsulto medico o di una videoconsulenza psicosessuologica con uno specialista del Santagostino.  

In particolare, il videoconsulto, della durata prevista di 15 minuti, servirà per inquadrare in maniera generale la problematica cui seguirà, se ritenuto necessario dallo specialista coinvolto, un percorso terapeutico – previa visita medica – in base al bisogno manifestato. La videoconsulenza psicosessuologica, singola o di coppia e della durata di 30 minuti, consisterà invece in un inquadramento generale del paziente, che potrà poi sfociare nella prenotazione di un primo colloquio fisico oppure virtuale.  

A Milano, inoltre, sarà possibile avere anche colloqui in presenza grazie al camper messo a disposizione da Durex e Centro Medico Santagostino. L’obiettivo è creare un punto di contatto fisico e diretto tra gli specialisti del Centro e le persone interessate ai messaggi chiave dell’iniziativa. A bordo del camper, e sempre in forma gratuita, sarà possibile ricevere materiale informativo sul sesso sicuro e richiedere un confronto di 30 minuti con uno psicosessuologo. Il camper sarà presente: sabato 4 settembre, dalle ore 16 alle ore 22 in piazza XXIV Maggio; venerdì 17 settembre, dalle ore 15 alle ore 21 in piazza Donne Partigiane; giovedì 23 settembre, dalle ore 13.30 alle ore 19.30 in via Andrea Maria Ampère (zona pedonale di fronte al Teatro Leonardo); sabato 25 settembre, dalle ore 15 alle ore 21 in via Emilio Alemagna (fronte Triennale). 

AstraZeneca, con trombosi gravi mix vaccini anche per over 60

Vaccino AstraZeneca, è possibile anche per gli over 60 fare la vaccinazione eterologa nel caso in cui abbiano avuto reazioni avverse gravi a carico della sfera coagulativa con la prima dose del vaccino anti Covid Vaxzevria. E’ quanto indica l’Agenzia italiana del farmaco Aifa rispondendo alle richieste pervenute da alcune Regioni riguardo agli interventi da adottare a seguito della comparsa di una reazione avversa grave dopo la prima dose AstraZeneca in questa fascia d’età.  

L’Aifa, acquisito il parere della sua Commissione Tecnico-Scientifica (Cts), precisa che “non è possibile fornire raccomandazioni generali a fronte dell’eterogeneità delle casistiche che necessitano di specifica valutazione clinica. Tuttavia, analogamente a quanto già deciso per i soggetti di età inferiore ai 60 anni” per i quali è stato dato via libera al mix, “applicando il principio di massima precauzione, l’Agenzia specifica che, nei soggetti che abbiano presentato reazioni avverse gravi di tipo trombotico o comunque a carico della sfera coagulativa dopo la somministrazione di Vaxzevria, si può procedere al richiamo con un vaccino a mRna”, informa l’Aifa. 

Per le altre casistiche di reazioni avverse, invece “si ritiene che, in assenza di dati derivanti da studi ad hoc, non sia possibile esprimere raccomandazioni di carattere generale che prescindano dall’esame delle specifiche” reazioni “e dalla valutazione clinica dei singoli casi”. 

Covid Italia, Ricciardi: “Vaccino per molti o pandemia fino al 2024”

“Questa pandemia è destinata a durare anni. Se noi vacciniamo molto abbiamo la possibilità di vedere la luce nel 2022. Se invece non vacciniamo abbastanza questa situazione va avanti fino al 2024. E’ pensabile vivere così fino a quella data? No. Perché oltre che a conseguenze sulla salute ci saranno anche conseguenze sull’economia”. A dirlo all’Adnkronos Salute Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e docente di Igiene all’università Cattolica di Roma. 

Si discute in queste ore sulla proroga del green pass fino a 12 mesi. “Visto che abbiamo costatato che la protezione data dalla vaccinazione anti-Covid dura più dei sei mesi inizialmente osservati, arrivando ai 9 e anche ai 12 mesi, è chiaro che è opportuno prendere in considerazione il prolungamento della validità del Green pass. Questo non vuol dire, però, che non dobbiamo prevedere una dose di richiamo, prima, per le persone più fragili. I due interventi non sono in contraddizione tra di loro ma sono da considerarsi sinergici”, dice. 

“E’ giusto – ribadisce Ricciardi – prendere in considerazione l’estensione del Green pass, nella certezza che le persone rimangano protette, perché pian piano stiamo accumulando dati secondo i quali la protezione è più prolungata di quanto pensassimo inizialmente. Ma non è pensabile che questo sia vero nelle persone più vulnerabili. Per questo è importante considerare, contemporaneamente, strategie diverse per le persone sane che hanno una risposta anticorpale protettiva anche a distanza di tempo e per le persone che hanno una protezione minore”. 

Variante Delta, Bassetti: “Molto contagiosa, ricorda la varicella”

“La variante Delta” di Sars-CoV-2 “si diffonde come la varicella, quindi è molto contagiosa. Abbiamo visto che ha un R0 di 7, quindi è davvero molto pericolosa, e anche i vaccinati sembra abbiano la possibilità di contagiarsi e di trasmettere il virus. Ma c’è una variabile: chi è vaccinato e si contagia non va in ospedale e non sviluppa una malattia grave”. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova. 

“La quarta ondata dei contagi” Covid-19 “è sicuramente partita, quella dei ricoveri ospedalieri non è assolutamente partita. Credo che, stante la situazione nazionale attuale, non parlerei quindi ancora di quarta ondata” proprio perché “gli ospedali sono ad oggi abbastanza scarichi. E’ chiaro” però “che, se non vaccineremo, questo aumento dei casi porterà ad aumento dell’ospedalizzazione. Lo scorso anno, con lo stesso numero di contagi, avremmo avuto 7-8 volte il numero di accessi in ospedale e anche di decessi. I vaccini funzionano e proteggono”, continua Bassetti. 

Secondo Bassetti “serve cautela. Al chiuso – raccomanda – serve stimolare l’uso della mascherina: nei supermercati, in farmacia, dal medico di famiglia, sui mezzi pubblici, in aereo. All’aperto abbiamo già detto che se ne può fare a meno, ma solo se non ci sono assembramenti”. 

Covid, la proposta di Minelli: “Non vaccinati paghino in caso di ricovero”

I non vaccinati contro il coronavirus “che non hanno alcuna legittima controindicazione all’inoculo del vaccino dovrebbe essere obbligati a pagarsi le visite, i ricoveri e i farmaci in caso di Covid o, almeno, di rifondere i danni, calcolati nel loro insieme, che possono derivare dai contagi da loro certamente provocati”. E’ la proposta ‘alternativa’ all’obbligo vaccinale che arriva dall’immunologo clinico e allergologo Mauro Minelli, coordinatore per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. “Un conto – spiega all’Adnkronos Salute – sono le proteste correlate a prese di posizione preconcette e talvolta fantasiose, un altro sono i richiami a un obbligo civico poggiato su evidenze alle cui spalle campeggia lo spettro, tutt’altro che fantasioso, di un’esperienza tutta da dimenticare”. 

“Sappiamo oramai che, se un soggetto adeguatamente immunoprotetto contro il nuovo coronavirus entra in contatto con la variante Delta, potrebbe da quest’ultima subire effetti clinici davvero molto blandi che, sempre ammesso che si manifestino, assomigliamo molto a una tracheite o a una rinofaringite – sottolinea Minelli – Sappiamo anche che, in questi soggetti, il virus mutato dopo qualche giorno muore senza alcuna possibilità di replicarsi. E però, se nei giorni prima di morire il virus dovesse avere la possibilità di ‘saltare’ dal soggetto contagiato e vaccinato a un soggetto non vaccinato che gli passa affianco, in quest’ultimo il virus si replica espandendosi velocemente ed eventualmente cambiando i propri connotati anche di quel tanto sufficiente a generare nuove e incontrollabili varianti”.  

“Si capovolge così, radicalmente e senza forzature concettuali, quel maldestro paradigma che vorrebbe le mutazioni virali figlie della pratica vaccinale. Nella realtà dei fatti siamo esattamente agli opposti”, conclude l’immunologo. 

Green Pass, Menichetti: “Tappa intermedia prima di obbligo vaccino”

Green pass obbligatorio anche in Italia come in Francia? “Bisogna smuovere le acque perché noi siamo tra il fallimento della campagna vaccinale e l’obbligatorietà del vaccino. Tra la situazione attuale e l’obbligatorietà, c’è una tappa intermedia che può essere il Green pass”. Lo dice all’Adnkronos Salute il virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all’ospedale di Pisa.  

“La proposta di Green pass – afferma – deve essere essenzialmente quella che è stata per la Francia e cioè un grosso invito ad aderire alla campagna vaccinale. E’ ovvio che deve essere una proposta seria che traccia una linea di demarcazione netta tra chi è in possesso del Green pass e chi no. Se non si identifica una lista precisa di privilegi per chi ne è in possesso il Green pass, non serve a nulla. Poi – chiarisce il virologo – sta alla politica trovare la sintonia fine del provvedimento, che deve essere sufficientemente credibile e consistente per suscitare attenzione e adesione, ma anche sufficientemente sostenibile e quindi gestibile da non trasformarsi in una barzelletta”.  

“Se siamo capaci di renderlo operativo, dobbiamo fare presto e bene e certo – ammonisce Menichetti – non dobbiamo ispirarci a quello che è stato fatto con i sanitari, perché i sanitari hanno l’obbligatorietà, ma nessuno la fa rispettare. E i controlli non ci sono perché manca la volontà politica. Quindi, se dovessimo fare il Green pass o l’obbligatorietà così come l’abbiamo fatta per i sanitari, non andiamo lontani”.  

Ma quali potrebbero essere i luoghi off limits senza il Green pass? “Cinema, teatri, bar e ristoranti sembrano dei target poco proponibili”, secondo il virologo, “perché l’esercente non ha nessun interesse a non servire l’utenza e allora, in mancanza di controlli, molto è affidato al senso di responsabilità dei gestori e dell’utente. Prima c’era la regola secondo cui nei locali pubblici bisognava lasciare un recapito telefonico, ma è rapidamente tramontata e nessuno si è più azzardato a chiederlo. Insomma – dice – bisogna pensare bene, perché se dobbiamo fare un Green pass privo di significato vale la pena avviare immediatamente una riflessione sull’obbligatorietà e le fasce per le quali viene proposta l’obbligatorietà”. 

“L’incidenza per 100mila abitanti è un buon parametro, mentre il cosiddetto Rt dei ricoveri, ovvero l’indice di ricovero, mi pare un parametro troppo tardivo. Perché quando abbiamo i ricoverati, sei già andato a sbattere e non è che fai marcia indietro e la macchina torna nuova”, continua il primario sulla possibile modifica dei parametri per stabilire il cambio di colore delle regioni.  

Secondo l’esperto bisognerebbe “scegliere dei parametri sicuramente più flessibili, ma non solo l’impegno dei servizi ospedalieri, perché quello è proprio l’ultimo”.  

Mentre è imprescindibile per Menichetti inserire come parametro un numero minimo di tamponi. “Senza una soglia minima – afferma il virologo – la cosa non è seria, perché non trovi gli infetti perché non fai i tamponi”. 

“Io ho qualche decina di persone non vaccinate che continuano ancora a lavorare in ospedale senza essere stati ricollocati, questo non è tollerabile e mi lascia realmente sorpreso, perplesso e amareggiato”, segnala poi all’Adnkronos. 

“I controlli non ci sono – afferma – perché non c’è la volontà politica. Ma che tipo di messaggio si dà? E’ la solita storia all’italiana, che se tu paghi le tasse sei un fesso e se non le paghi sei un furbo. Non possiamo 

Johnson & Johnson, “vaccino efficace su variante Delta”

Johnson & Johnson, il vaccino anti Covid monodose di Janssen “ha dimostrato una risposta immunitaria duratura e ha generato risposte anticorpali neutralizzanti contro la variante Delta e altre varianti di Sars-CoV-2 che destano preoccupazione”. Lo riferisce J&J, comunicando i risultati ad interim di un sottostudio di fase 1/2a pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ (Nejm).  

“Si sono osservate risposte immunitarie anticorpali e delle cellule T per almeno 8 mesi dopo l’immunizzazione”, riporta il gruppo farmaceutico Usa. Inoltre “è stata dimostrata un’attività anticorpale neutralizzante contro la variante Delta (B.1.617.2) crescente nel tempo”. J&J aveva annunciato i risultati di questo sottostudio in una pre-pubblicazione il primo luglio scorso. 

Covid, così invade l’organismo: scoperto ‘interruttore universale’

Non solo i polmoni. Covid-19, nelle sue forme più gravi, può attaccare diversi organi e potenzialmente il corpo intero, ‘agganciando’ proteine espresse da tutte le cellule umane. Si chiamano integrine e funzionano come ‘interruttori universali’ che il coronavirus Sars-CoV-2 può ‘aprire’ per mettere in atto la sua invasione. Lo ha scoperto uno studio italiano pubblicato su ‘Microorganisms’ e presentato al 5° Congresso nazionale della Società italiana di virologia (Siv-Isv) guidata da Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all’università di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili.  

L’evento, presieduto da Caruso, si è svolto ieri e oggi in modalità telematica con “una partecipazione senza precedenti – spiega all’Adnkronos Salute il numero uno dei virologi italiani – attestata da 90 relatori e oltre 600 partecipanti attivi. Ci siamo confrontati sui più recenti risultati ottenuti nei diversi campi della virologia umana, animale, ambientale e vegetale”, illustra il presidente. E “tra le tematiche affrontate non è mancato un update sul virus che ci ha cambiato la vita. Molti sono stati gli studi condotti sul coronavirus pandemico e i relativi dati scientifici presentati”.  

Fra gli altri anche il lavoro del gruppo di Francesca Caccuri dell’università di Brescia, che ha dimostrato come le cellule endoteliali microvascolari polmonari siano suscettibili all’infezione da Sars-CoV-2, e siano anche alla base dei processi infiammatori e angiogenetici che contribuiscono allo sviluppo di Covid grave. “L’importanza dello studio – evidenzia Caruso – è in particolare la dimostrazione della via di interazione tra il virus e le cellule endoteliali. Un meccanismo che indica appunto nelle integrine nuovi, potenziali bersagli terapeutici contro Covid-19”.  

“La ricerca – rimarca il presidente Siv-Isv – identifica per la prima volta le integrine quali recettori alternativi ad Ace2 per permettere l’infezione delle cellule endoteliali e virtualmente di tutte le cellule umane che non esprimono il recettore Ace2. Infatti le integrine, al contrario di Ace2, sono recettori espressi universalmente sulle cellule del nostro organismo. L’utilizzo da parte di Sars-CoV-2 di questo specifico recettore potrebbe spiegare il coinvolgimento multiorgano tipico delle forme gravi di Covid-19”.  

Alla luce dello studio di Caccuri e colleghi, dunque, “le integrine potrebbero rappresentare un nuovo e importante bersaglio terapeutico per contrastare la presenza del virus a livello sistemico e contribuire a limitare la gravità della malattia”. 

Covid, anestesisti: “Via mascherine all’aperto? Aspettiamo 15 luglio”

“La nostra conoscenza del coronavirus e della malattia è sicuramente migliorata rispetto allo scorso anno. Sappiamo che nei mesi estivi la situazione epidemiologica tende a migliorare notevolmente e c’è una minore circolazione del virus. Però non vedo tutta questa fretta nel togliere l’obbligo di mascherine all’aperto, penso a quello che potrebbe accadere con la riapertura delle discoteche. Direi che possiamo aspettare anche il 15 luglio per toglierle, ma solo all’aperto”. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani Aaroi-Emac, commentando lo stop alle mascherine all’aperto che inizia da oggi in Francia e che invece sta dividendo la politica in Italia.
“Più che prolungare lo stato di emergenza direi di mantenere la prudenza e la vigilanza”, continua Vergallo commentando poi le polemiche sulla possibile proroga di altri 6 mesi per lo stato di emergenza, che scade a fine luglio. “Abbiamo bisogno – aggiunge – di mantenere le strutture che abbiamo messo in piedi in questi mesi per essere pronti in autunno ad un’eventuale recrudescenza. Magari si può pensare a uno stato di allerta potenziale”. 

Per quanto riguarda le terapie intensive Covid “si stanno pian piano svuotando” ma “assistiamo anche ad una maggior frequenza di ricoveri, più gravi, di persone non vaccinate”, sottolinea ancora Vergallo. Gli ultimi dati registrati dal monitoraggio vedono le terapie intensive sono la soglia del 5% con circa 500 malati gravi. “Siamo più o meno nella stessa situazione di giugno 2020”, osserva.  

“C’è quindi un alleggerimento del carico per le rianimazioni – prosegue il presidente dell’Aaroi – Si stanno anche riducendo i numeri di posti di terapia intensiva dove erano stati implementati, alcuni ospedali Covid creati nelle fiere vanno verso la chiusura. Spero però non si arrivi alla dismissione perché dobbiamo essere sempre pronti per ogni tipo di recrudescenza”. 

Covid, anestesisti: “Via mascherine all’aperto? Aspettiamo 15 luglio”

“La nostra conoscenza del coronavirus e della malattia è sicuramente migliorata rispetto allo scorso anno. Sappiamo che nei mesi estivi la situazione epidemiologica tende a migliorare notevolmente e c’è una minore circolazione del virus. Però non vedo tutta questa fretta nel togliere l’obbligo di mascherine all’aperto, penso a quello che potrebbe accadere con la riapertura delle discoteche. Direi che possiamo aspettare anche il 15 luglio per toglierle, ma solo all’aperto”. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani Aaroi-Emac, commentando lo stop alle mascherine all’aperto che inizia da oggi in Francia e che invece sta dividendo la politica in Italia.
“Più che prolungare lo stato di emergenza direi di mantenere la prudenza e la vigilanza”, continua Vergallo commentando poi le polemiche sulla possibile proroga di altri 6 mesi per lo stato di emergenza, che scade a fine luglio. “Abbiamo bisogno – aggiunge – di mantenere le strutture che abbiamo messo in piedi in questi mesi per essere pronti in autunno ad un’eventuale recrudescenza. Magari si può pensare a uno stato di allerta potenziale”. 

Per quanto riguarda le terapie intensive Covid “si stanno pian piano svuotando” ma “assistiamo anche ad una maggior frequenza di ricoveri, più gravi, di persone non vaccinate”, sottolinea ancora Vergallo. Gli ultimi dati registrati dal monitoraggio vedono le terapie intensive sono la soglia del 5% con circa 500 malati gravi. “Siamo più o meno nella stessa situazione di giugno 2020”, osserva.  

“C’è quindi un alleggerimento del carico per le rianimazioni – prosegue il presidente dell’Aaroi – Si stanno anche riducendo i numeri di posti di terapia intensiva dove erano stati implementati, alcuni ospedali Covid creati nelle fiere vanno verso la chiusura. Spero però non si arrivi alla dismissione perché dobbiamo essere sempre pronti per ogni tipo di recrudescenza”.