Municipio: Largo Felice Armati, 1 00043 Ciampino (RM) (+39) 06.79097.1 protocollo@pec.comune.ciampino.roma.it

Categoria: salute

Ora solare 2020, “con stress Covid +30% disturbi sonno bimbi” 

Torna l’ora solare, e con essa una serie di problemi per grandi e piccini. “Problemi che si sommano all’emergenza Covid. Il nuovo orario entrerà in vigore la notte fra il 24 e il 25 ottobre, e questa situazione ansiogena, legata alla pandemia, alla didattica a distanza e al ‘bombardamento’ quotidiano di notizie allarmanti moltiplicherà i disturbi del sonno: è prevedibile un aumento del 30% rispetto ai problemi che già i bambini sperimentano ogni anno nella fase di adattamento all’ora solare”. A prevederlo, parlando con l’Adnkronos Salute, è il pediatra Italo Farnetani, docente della Libera università degli Studi di scienze umane e tecnologiche di Malta. 

Cosa fare, allora? “Armarsi di pazienza e, tempo permettendo, far fare al bambino un po’ di attività fisica in bicicletta: favorisce il sonno, come ogni tipo di esercizio, e abbassa la tensione emotiva”. Numerose ricerche hanno dimostrato “che non è vero che ai bambini e alle bambine del nostro Paese piaccia guardare la televisione oppure divertirsi solo con smartphone e computer – assicura il pediatra – Invece preferiscono giocare in compagnia, possibilmente dei genitori e meglio se all’aria aperta. In questo momento di pandemia, consiglio di scegliere di andare in bicicletta insieme ai genitori”.  

(Mal/Adnkronos Salute) 

“Per i bambini fare sport in casa è noioso oppure, come sanno bene molti genitori, si rischia di ‘distruggere’ la casa. E’ importante però consentire loro di fare movimento e attività sportiva”, ricorda l’esperto. “Certo, bisogna fare attenzione durante la stagione fredda a evitare gli sbalzi di temperatura ed è utile anche insegnare ai bambini a respirare con il naso in modo da riscaldare l’aria e arrestare gli eventuali agenti infettivi. In ogni caso – continua il pediatra – la mascherina è utile anche per questo”. Dunque via libera alle biciclettate, ma quando invece il meteo costringe a stare a casa? 

Ecco con cosa e con chi giocare in casa: “Al primo posto metto i giochi da tavolo da fare insieme a familiari o fratelli”, dice Farnetani, che fornisce qualche regola utile a scegliere con cosa e con chi giocare: 

1) Bambole e macchinine: il primo è gioco preferito dalle bambine, mentre per i maschi i più amati sono automobiline e trenini;  

2) I bambini non devono giocare mai da soli, l’ideale sarebbe coinvolgere un genitore;  

3) Se gioca la mamma (nonna, zia, tata), “le femmine spesso preferiscono riprodurre nel gioco le attività domestiche o usare i giocattoli in generale, disegnare o condurre i giochi di ruolo”; 

4) I maschi preferiscono condurre giochi di movimento anche con la mamma, disegnare e usare i giocattoli; 

5) Se a giocare è il padre (nonno o zio), “sia i maschi sia, anche se in misura minore, le femmine chiederanno giochi di movimento, giochi da tavolo e videogiochi”. 

Bellezza, +20% ritocchi per risparmi da lockdown e smart working 

Ripresa con ‘rimbalzo’ dei ritocchi estetici nella fase 3 dell’emergenza coronavirus. “Non ho fatto i calcoli, ma posso tranquillamente stimare un bel +20% di richieste di intervento”, spiega all’Adnkronos Salute il chirurgo plastico Paolo Santanchè, che già ad aprile aveva previsto un trend positivo per quando l’attività degli ambulatori chirurgici fosse ripartita.  

I numeri, almeno quelli ricavati dalla sua esperienza personale, sembrano dare ragione allo specialista che analizza il fenomeno così: da un lato c’è “l’effetto catarsi” che rincuora chi, dopo i mesi bui della reclusione, può lasciarsi alle spalle il periodo più duro riaffacciandosi alla vita con qualche ruga in meno o forme nuove; dall’altro c’è “il fatto che per molte persone il lockdown con smart working ha avuto come risvolto positivo la possibilità di risparmiare i soldi che prima se ne andavano fra spostamenti, mezzi di trasporto o pranzi di lavoro”. Infine, a convincere chi magari meditava da tempo il ‘tagliando’ di bellezza, ma posticipava per troppi impegni professionali, ci sarebbe secondo l’esperto un’altra opportunità preziosa fornita dal ‘lavoro agile’ che molte aziende ancora chiedono o permettono: “L’ufficio in casa – evidenzia Santanchè – consente di proseguire la normale attività anche nel periodo di convalescenza post-intervento”.  

Tre ragioni per le quali il chirurgo non esita a definire “brillante” la domanda di interventi registrata dopo la riapertura. “All’inizio – riferisce – c’è stato il boom di filler e botulino, per recuperare gli arretrati di chi li faceva periodicamente. Poi è cominciato tutto il resto più o meno con le percentuali di sempre: naso, seno, palpebre, lifting, liposuzione”, anche per ‘limare’ gli accumuli da lockdown o per riparare alla trascuratezza che l”effetto grotta’ può avere alimentato.  

“A sorpresa sta forse andando meglio di prima del Covid”, dice Santanchè. “Da sempre – sottolinea – i piccoli o grandi interventi di chirurgia estetica sono stati spesso utilizzati come ‘catarsi’ dopo un brutto periodo: un lutto, una separazione, un divorzio”. Più genericamente un trauma e la pandemia tale è stata. “Dopo quello che abbiamo vissuto” nella prima fase della crisi coronavirus, tra paure e libertà negate, “la gente ha bisogno di voltare pagina – ragiona il medico – e fare qualcosa per se stessi e per il proprio aspetto aiuta psicologicamente”.  

“Ma a parte questo, ora si aggiungono altri due fattori – prosegue l’esperto – Sta ancora molto continuando lo smart working e ciò ha due effetti positivi: intanto la gente risparmia su voci che prima, soprattutto in una città come Milano, per tanti significavano lasciarci anche un terzo di stipendio. E poi c’è il fatto che, potendo lavorare da casa, il paziente può assentarsi solo il giorno dell’intervento e poi proseguire il periodo di recupero restando comunque in attività con il pc”. Al riparo da sguardi curiosi, protetto dalle mura domestiche, lo stipendio è salvo e la discrezione è garantita. 

Scienza&Salute: il punto con l’immunologo Mauro Minelli  

I rischi delle diete ‘fai da te’ e i deficit nutrizionali che questi regimi alimentari possono comportare. Ma non solo anche tutto quello che si nasconde dietro la definizione di ‘dieta perfetta’ e come e quando impostare la dieta chetogenica. Sono alcuni dei focus al centro dell’incontro online ‘Diete: la giusta via tra modo e salute’ promosso e condotto da Mauro Minelli, specialista in Immunologia clinica e Allergologia. Ospiti di questa puntata: Dominga Maio (biologa nutrizionista); Ilaria Vergallo (biologa nutrizionista). Al termine dell’incontro lo spazio dedicato alla ricerca, ‘Cucina Bene Senza’, a cura di Carla Castellana, specializzata in ricette senza l’utilizzo di allergeni. ” 

Dalla gravidanza dopo un bagno in piscina al sesso bebè svelato dal pancione, ecco le bufale in rosa 

di Margherita Lopes  

Dalla forma della pancia della mamma, capace di rivelare il sesso del nascituro, alla possibilità di restare incinta dopo un tuffo in piscina. “Le bufale sulla gravidanza sono le più numerose e diffuse tra quelle che riguardano la salute in rosa. E le più insidiose sono quelle che chiamano in causa il dolore: da quello durante il parto, che sarebbe utile alla donna, a quello del ciclo mestruale che, è bene precisarlo, non è normale e non deve essere sopportato”. A dirlo all’Adnkronos Salute è un esperto di ‘bufale’: Salvo Di Grazia, ostetrico e ginecologo che da anni cura ‘Medbunker, le scomode verità’, blog che analizza e fa a pezzi le pseudocure e i ‘guru’ che le propinano. Di Grazia ha dedicato alla salute al femminile il suo ultimo libro: ‘Quello che alle donne non dicono’ (Editori Laterza), appena arrivato in libreria. 

Uno strumento pensato per rispondere alle tante domande sulla salute in rosa e alle questioni poste da notizie (o pseudonotizie) su social, riviste, trasmissioni tv e passaparola. “Le donne sono quasi sempre più attente degli uomini alla propria salute, ma il rischio da evitare è quello di diventare vittime di un eccesso di ‘medicalizzazione’ in tutte le fasi della vita, a partire dalla gravidanza. Il mio consiglio alle future mamme, nel caso in cui il medico non rilevi problemi, è quello di seguire la gravidanza con visite regolari e non più di 3 ecografie, una ogni 3 mesi – spiega Di Grazia – Fare un esame al mese, come invece oggi fanno in tante, non ha senso se il medico non rileva problemi. Ed è inutile anche sottoporsi a una lista di esami e analisi infinita”, sottolinea il ginecologo.  

Sempre in tema di gravidanza, è bene fare chiarezza: “Non è vero che la forma della pancia può rivelare il sesso del bebè in arrivo”, assicura Di Grazia. Né che i rapporti sessuali durante le mestruazioni sono sicuri ed evitano gravidanze indesiderate. Impossibile, invece, restare incinta dopo un bagno in piscina, o diventare sterili per colpa della pillola contraccettiva. “Non esistono alimenti o diete che possano condizionare il sesso del nascituro”, aggiunge l’esperto. Mentre scopriamo un po’ a sorpresa che, se una donna soffre di gastrite mentre è in attesa, probabilmente il neonato avrà tanti capelli: “Una credenza popolare probabilmente basata sull’osservazione. Strano ma vero”, dunque, dice il ginecologo. 

In estate una buona notizia è legata a bagni e docce: non è vero che sono sconsigliati se si hanno le mestruazioni (“e meno male”). “Come non esiste alcun riscontro alla diffusa credenza che l’acqua fredda ‘blocchi’ il flusso mestruale”, assicura ancora il ginecologo. Che regala un’altra chicca: le fasi lunari non condizionano il parto, e non è vero che se una donna in gravidanza rinuncia a un alimento di suo gusto il nascituro avrà una macchia sulla pelle del colore di quell’alimento (le famose voglie, per capirci).  

Nel libro Di Grazia fa chiarezza anche su malattie “inesistenti, come la cellulite, che invece sembrano dilagare fra giovanissime e non. Si tratta di un inestetismo per l’immaginario che vorrebbe un corpo di donna perfetto a ogni età, ottenibile con l’aiuto di prodotti ad hoc. La cellulite però non è una malattia, a meno che non si tratti di una forma molto grave con edema alle gambe. Quello della cellulite è solo uno dei problemi che, se ingigantiti, si trasformano da disagi comuni in malattie gravissime. E questo giova a chi vende i rimedi per queste presunte malattie gravissime”, rileva il ginecologo, che analizza anche la passione per tisane ‘miracolose’, integratori e farmaci in rosa.  

Se le donne sono (in genere) tanto attente alla salute, l’invito dell’esperto è quello di evitare le ossessioni. “Anche nel caso in cui si desideri un figlio: stressarsi e arrivare al panico perché dopo un mese di tentativi il piccolo non arriva è inutile e controproducente”, assicura l’esperto confessando la sua “predilezione per il sesso femminile. Resto ancora oggi, dopo tanti anni, affascinato dalla forza che le donne riescono a trovare durante il travaglio, un momento così difficile e doloroso, per poi sciogliersi in un sorriso di felicità alla nascita del bambino. Sono ammirato dalla loro tenacia di fronte a una malattia o alla difficoltà di concepire. Siete in gamba ragazze”, conclude il ginecologo dedicando il suo libro “a tutte le donne”. 

Dalla gravidanza dopo un bagno in piscina al sesso bebè svelato dal pancione, ecco le bufale in rosa 

di Margherita Lopes  

Dalla forma della pancia della mamma, capace di rivelare il sesso del nascituro, alla possibilità di restare incinta dopo un tuffo in piscina. “Le bufale sulla gravidanza sono le più numerose e diffuse tra quelle che riguardano la salute in rosa. E le più insidiose sono quelle che chiamano in causa il dolore: da quello durante il parto, che sarebbe utile alla donna, a quello del ciclo mestruale che, è bene precisarlo, non è normale e non deve essere sopportato”. A dirlo all’Adnkronos Salute è un esperto di ‘bufale’: Salvo Di Grazia, ostetrico e ginecologo che da anni cura ‘Medbunker, le scomode verità’, blog che analizza e fa a pezzi le pseudocure e i ‘guru’ che le propinano. Di Grazia ha dedicato alla salute al femminile il suo ultimo libro: ‘Quello che alle donne non dicono’ (Editori Laterza), appena arrivato in libreria. 

Uno strumento pensato per rispondere alle tante domande sulla salute in rosa e alle questioni poste da notizie (o pseudonotizie) su social, riviste, trasmissioni tv e passaparola. “Le donne sono quasi sempre più attente degli uomini alla propria salute, ma il rischio da evitare è quello di diventare vittime di un eccesso di ‘medicalizzazione’ in tutte le fasi della vita, a partire dalla gravidanza. Il mio consiglio alle future mamme, nel caso in cui il medico non rilevi problemi, è quello di seguire la gravidanza con visite regolari e non più di 3 ecografie, una ogni 3 mesi – spiega Di Grazia – Fare un esame al mese, come invece oggi fanno in tante, non ha senso se il medico non rileva problemi. Ed è inutile anche sottoporsi a una lista di esami e analisi infinita”, sottolinea il ginecologo.  

Sempre in tema di gravidanza, è bene fare chiarezza: “Non è vero che la forma della pancia può rivelare il sesso del bebè in arrivo”, assicura Di Grazia. Né che i rapporti sessuali durante le mestruazioni sono sicuri ed evitano gravidanze indesiderate. Impossibile, invece, restare incinta dopo un bagno in piscina, o diventare sterili per colpa della pillola contraccettiva. “Non esistono alimenti o diete che possano condizionare il sesso del nascituro”, aggiunge l’esperto. Mentre scopriamo un po’ a sorpresa che, se una donna soffre di gastrite mentre è in attesa, probabilmente il neonato avrà tanti capelli: “Una credenza popolare probabilmente basata sull’osservazione. Strano ma vero”, dunque, dice il ginecologo. 

In estate una buona notizia è legata a bagni e docce: non è vero che sono sconsigliati se si hanno le mestruazioni (“e meno male”). “Come non esiste alcun riscontro alla diffusa credenza che l’acqua fredda ‘blocchi’ il flusso mestruale”, assicura ancora il ginecologo. Che regala un’altra chicca: le fasi lunari non condizionano il parto, e non è vero che se una donna in gravidanza rinuncia a un alimento di suo gusto il nascituro avrà una macchia sulla pelle del colore di quell’alimento (le famose voglie, per capirci).  

Nel libro Di Grazia fa chiarezza anche su malattie “inesistenti, come la cellulite, che invece sembrano dilagare fra giovanissime e non. Si tratta di un inestetismo per l’immaginario che vorrebbe un corpo di donna perfetto a ogni età, ottenibile con l’aiuto di prodotti ad hoc. La cellulite però non è una malattia, a meno che non si tratti di una forma molto grave con edema alle gambe. Quello della cellulite è solo uno dei problemi che, se ingigantiti, si trasformano da disagi comuni in malattie gravissime. E questo giova a chi vende i rimedi per queste presunte malattie gravissime”, rileva il ginecologo, che analizza anche la passione per tisane ‘miracolose’, integratori e farmaci in rosa.  

Se le donne sono (in genere) tanto attente alla salute, l’invito dell’esperto è quello di evitare le ossessioni. “Anche nel caso in cui si desideri un figlio: stressarsi e arrivare al panico perché dopo un mese di tentativi il piccolo non arriva è inutile e controproducente”, assicura l’esperto confessando la sua “predilezione per il sesso femminile. Resto ancora oggi, dopo tanti anni, affascinato dalla forza che le donne riescono a trovare durante il travaglio, un momento così difficile e doloroso, per poi sciogliersi in un sorriso di felicità alla nascita del bambino. Sono ammirato dalla loro tenacia di fronte a una malattia o alla difficoltà di concepire. Siete in gamba ragazze”, conclude il ginecologo dedicando il suo libro “a tutte le donne”. 

Estate, ansia da vacanza e da Covid per 63% italiani  

di Margherita Lopes 

Vacanze estive all’insegna della cautela, nella fase 3 della pandemia di Covid-19. Un terzo degli italiani non partirà per le ferie. Chi viaggerà lo farà per brevi tragitti, sfruttando maggiormente le seconde case o affittandole per tutto il periodo. In grande crescita è il turismo all’aperto, come campeggi o viaggi in camper. E il 63% si dice preoccupato per la partenza. E’ quanto emerge da un sondaggio promosso dall’Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico), a cui hanno partecipato 632 connazionali.  

Nel dettaglio l’indagine rileva che per il 78% degli intervistati il budget per le vacanze è inferiore a quello dell’anno scorso e si preferisce restare in famiglia e in case di proprietà. Il 53% predilige soggiorni brevi e all’insegna del relax, mentre il 35% sceglie il contatto con la natura e soluzioni avventurose. Molti non hanno più ferie poiché sono stati forzati a consumarle durante il lockdown. E se il 63% è preoccupato, teme per lo più la possibilità di esporsi al contagio, il non rispetto delle regole di sanificazione da parte dei locali, ma anche le limitazioni ai divertimenti e la modalità di gestione dei figli. “A prescindere dal fatto che si sia lavorato o meno durante la quarantena, non va sottovalutato il livello di stress a cui si è stati esposti – spiega Eleonora Iacobelli, psicologa, presidente Eurodap, responsabile trainer del Centro Bioequilibrium – Essere costretti a stare in casa per via di un oggettivo pericolo per la salute è ben diverso dal rimanere a casa per scelta”.  

“In molti sono riusciti a trovare delle occupazioni alternative durante il lockdown, ma sarebbe fortemente errato considerarle vacanze – avverte Iacobelli – Non va, inoltre, sottovalutato il fatto che, se già normalmente in alcuni casi si può parlare di ‘ansia da vacanza’, in questo momento storico di incertezza sanitaria ed economica, partire per le ferie potrebbe non essere così bello e rilassante”. Ecco alcuni consigli per allontanare l’ansia e sfruttare appieno il periodo estivo, al di là che si decida di partire o restare a casa: 

1) Cercare di godere pienamente di ogni momento di relax con azioni concrete che aiutino a recuperare energie e uno stato di benessere psicofisico; 

2) Mantenersi attivi, sfruttando le occasioni che offrono mare, montagna o città per scrollarsi di dosso il torpore della quarantena; 

3) Non sottovalutare l’importanza della socializzazione e della condivisione. Che sia con parenti o amici, è bene organizzare attività che possano incrementare la socializzazione anche mantenendo le dovute distanze; 

4) Dare ascolto alle proprie esigenze e ritagliarsi degli spazi, anche se piccoli, da dedicare a soddisfare i propri interessi. 

Il neurologo Sorrentino: “Coronavirus ha aumentato disagio mentale” 

di Margherita Lopes 

I primi casi, poi le ambulanze, gli ospedali pieni, le bare e i lunghi mesi chiusi in casa. “Abbiamo subito un trauma, lo abbiamo vissuto. E non è un caso che sia aumentato il disagio mentale, l’ansia, il panico, la depressione. Questi mesi hanno cambiato tutto, hanno spazzato via una serie di abitudini che erano diventare rituali, e ognuno di noi ha risposto a modo suo: chi ha scoperto di star bene da solo, chi ha sofferto in modo claustrofobico”. A dirlo all’Adnkronos Salute è Rosario Sorrentino, neurologo, divulgatore scientifico e scrittore, convinto che la paura sperimentata con la pandemia possa innescare una sorta di rinascita, come spiega in ‘La paura ci può salvare’ (Solferino), un libro frutto di “una riflessione e un dialogo con Concita Borrelli sugli effetti di quanto abbiamo vissuto: perché in questi mesi noi abbiamo fatto la storia”. 

“Il trauma da Covid ci ha smascherato – dice Sorrentino – ha fatto inceppare tutta una serie di certezze, come un granello di sabbia in un meccanismo ben oliato. Il nostro senso di onnipotenza è entrato in crisi, ci siamo scrollati di dosso falsi bisogni e rapporti inutili: c’è chi ha chiuso rapporti e amicizie” stantie, “chi ha definitivamente rinunciato a valori finora irrinunciabili come velocità ed efficienza, riscoprendo l’importanza della salute. Abbiamo fatto un corso accelerato di pazienza e resistenza, che forse ci sarà utile”.  

Per Sorrentino, se adesso gli italiani sono divisi “tra spaventati e immemori, che desiderano rimuovere quanto accaduto e ritrovare la vecchia normalità, la verità è che non torneremo alla vita di prima. E’ cambiata l’affettività, rapporti si sono interrotti o sono stati riscoperti, anche il valore della famiglia è cambiato”. Come dopo un trauma, “avremo bisogno di una lungo periodo di convalescenza mentale”. Con il lockdown “eravamo isolati, ma non ci siamo mai sentiti così vicini. E molte persone cambieranno il proprio sistema di valori – prevede il neurologo – Ci sarà una riscoperta della lentezza, dell’interiorità, della lettura. In questi mesi il Paese è stato a trazione scientifica, e questo è stato un bene: la scienza deve e può diventare una cultura di massa”.  

 

 

Ma perché la paura ci può salvare? “La paura ha due componenti: quella istintiva, che ci fa agire in modo immediato per metterci in salvo, e quella più raffinata, cosciente. Dobbiamo fare appello a questa seconda componente, che ci fa allenare alla paura, per imparare a difenderci. La paura cosciente è diversa dal ‘si salvi chi può’ – evidenzia Sorrentino – è una risorsa che ci consente di essere lucidi, consapevoli e che può far sì che la società si interroghi affinché riesca a essere più pronta un domani a un nuovo rischio analogo”. Perché se ancora sono molte le incertezze, tutti sono d’accordo sul fatto che questa non sarà l’ultima pandemia. Insomma, occorre liberarsi della paura istintiva e coltivare finalmente quella razionale.  

“Siamo sicuri che questo Paese voglia un popolo libero dalla paura? I mass media, la politica, la finanza hanno cavalcato spesso la paura. Ecco, il mio invito – raccomanda Sorrentino – è quello di non sprecare questa occasione, ma di sfruttare ‘sorella paura’ per spalancare le porte a resilienza e flessibilità mentale”, elementi chiave per vivere nel futuro che ci aspetta. “Penso alla disponibilità di veder convertite le proprie capacità, anche lavorative, per esplorare nuovi campi, all’importanza di ridurre la nostra rigidità, di uscire dalla confort zone. Ben sapendo, però, che la scienza deve coltivare il dubbio per ridurre le incertezze. Ecco, forse posso fare una critica ai miei colleghi: l’ansia da prestazione talvolta ha ostacolato l’onestà intellettuale che avrebbe reso utile dire ‘questa è la mia opinione, non un fatto scientifico'”.  

“Dobbiamo abbattere il narcisismo, l’odioso ‘io’, e passare al noi. Questo è il momento del noi neuronale – dice il neurologo – 2-3 neuroni insieme fanno poco, ma 10-15mila fanno un circuito neuronale”. Attenzione, però: se “la paura ci può salvare, quando è scomposta può aprire la strada alla rabbia”, conclude Sorrentino.  

Da cura coppia cinese a vaccino, 120 giorni di Covid a Spallanzani  

Sono passati 120 giorni da quando – il 29 gennaio – all’Inmi Spallanzani di Roma furono ricoverati i coniugi cinesi: i primi positivi al coronavirus in Italia. Da quel giorno l’Istituto è sceso in campo diventando il punto di riferimento nazionale nella lotta al Covid-19. Quattro lunghi mesi in cui l’ospedale specializzato in malattie infettive, dove tra il 2014 e il 2015 furono ricoverati e curati gli italiani colpiti da Ebola, ha salvato la coppia cinese arrivata in condizioni disperare. I medici e gli infermieri hanno assistito, fino ad oggi, 700 pazienti Covid positivi (oltre 500 quelli dimessi). Domani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alle ore 19, renderà omaggio alle vittime della pandemia e al personale sanitario dello Spallanzani nel cortile dell’Istituto, partecipando ad un concerto del tenore Francesco Grollo insieme al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.  

“Sono stati 120 giorni di grande lavoro, tanta fatica ed emozioni. Ma anche di grande soddisfazioni nel leggere il grazie negli occhi e nelle parole dei pazienti guariti, a partire dalla coppia cinese – afferma all’Adnkronos Salute il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia – Un omaggio importante, quello di domani, da parte del presidente Mattarella e del tenore ai miei colleghi. Sarà una emozione grande che segnerà per sempre la mia vita”, confida. 

Lo Spallanzani non è solo assistenza. La lotta al coronavirus passa anche per la ricerca. Il 2 febbraio, a meno di 48 ore dalla diagnosi di positività per i primi due pazienti in Italia, i virologi dello Spallanzani sono riusciti ad isolare il virus responsabile dell’infezione. Un traguardo che per l’Italia ha significato essere tra i primi Paesi in Europa ad aver raggiunto questo risultato, ottenuto da un team di ricercatrici tutto al femminile. Da allora il motore scientifico dell’Inmi non si è mai fermato. A marzo il Comitato etico dello Spallanzani, insieme all’Agenzia del farmaco, è stato investito del ruolo di referente per le autorizzazioni delle sperimentazioni cliniche contro il coronavirus.  

L’ultimo tassello, forse quello più atteso, arriva dalla sperimentazione sull’uomo del vaccino contro il Covid. Un progetto che vede coinvolto l’Istituto, l’azienda ReiThera e il Cnr, con il finanziamento della Regione Lazio, del Miur e del ministero della Salute per un totale di 8 milioni di euro. Un traguardo che potrebbe essere tagliano nei primi mesi del 2021. Lo Spallanzani ha inoltre avuto un’attenzione particolare verso i tanti pazienti anziani colpiti dal coronavirus e ricoverati: fino al 10 maggio erano 176 i pazienti ‘over 65’ guariti e dimessi. Il caso record, di un’anziana di 100 anni in degenza ordinaria guarita dal virus. 

Lo Spallanzani fu inaugurato nel 1936 come presidio destinato alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infettive, “con una dotazione di 296 posti letto in 15 differenti padiglioni e in un’area di 134mila metri quadrati. Nel corso degli anni il suo campo di interesse si è via via trasformato in conseguenza dell’evolversi delle malattie infettive prevalenti. Una sezione dedicata alla cura e riabilitazione della poliomelite fu attivata nel corso degli anni ’30 – riporta il sito dello Spallanzani – Nel 1970 l’epidemia del colera diventa una delle principali emergenze sanitarie, così come la salmonellosi”. 

“E’ durante questo periodo che l’ospedale inizia il suo impegno nei confronti dell’epidemia dell’epatite B, particolarmente collegata con le problematiche della tossicodipendenza. Questa esperienza rappresenta un punto di partenza verso una specifica competenza nel campo dell’epatite virale acuta e cronica – prosegue la pagina online dedicata alla storia dello Spallanzani – A partire dal 1980, l’ospedale è stato uno dei maggiori centri per l’assistenza, la cura e la ricerca sulle infezioni da Hiv e sull’Aids. Nel 1991, inizia la costruzione di un nuovo complesso ospedaliero, progettato in conformità ai più avanzati standard e con caratteristiche di isolamento delle patologie contagiose uniche nel Paese.  

Nel dicembre 1996, il ministero della Sanità ha riconosciuto lo Spallanzani lo stato di Irccs, ovvero Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Successivamente (2001-2003) il ministero della Salute ha identificato lo Spallanzani quale polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo, e polo nazionale di riferimento per la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars).  

Attualmente l’Istituto detiene l’unico laboratorio italiano di livello di biosicurezza 4 e cinque laboratori di livello 3. A fine aprile 2020 l’ultimo tassello per rafforzare la struttura: è stata inaugurata dal ministro della Salute Roberto Speranza l’Unità di alto isolamento: “Un centro per la lotta alle malattie infettive che ha l’ambizione di diventare un punto di riferimento in Europa”, ha affermato Nicola Zingaretti commentando la nuova Unità.  

Virologo Clementi: “Assistenti civici? Non servono spioni ma cautela” 

“Invece di mandare gli spioni in giro, sarebbe più intelligente parlare ai giovani con chiarezza: serve ancora un mese di cautela ed vanno evitati assembramenti che possono essere rischiosi”. Così all’Adnkronos Salute Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, direttore del Laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Irccs ospedale San Raffaele, commenta l’ipotesi di istituire una nuova figura, l’assistente civico, per vigilare sul rispetto del distanziamento.  

“Un mese in cui si può essere più liberi ma avere anche pazienza – aggiunge – con comportamenti meno aggressivi rispetto a quelli che si sono visti nell’ultimo weekend. Da 30 anni sono in mezzo ai giovani e non mi sembra che siano così distratti da non capire il pericolo che corrono. Basta parlare loro con chiarezza – conclude – senza illuderli che tutto sia finito e il pericolo di contagi sfumato”.  

Caso tamponi Veneto-Crisanti, il virologo: “Reinventano storia a fini propagandistici” 

Milano, 23 mag. (Adnkronos Salute) (Opa/Adnkronos) 

“Mi sembra che si stia reinventando la storia per fini propagandistici. Da parte mia in questa squallida polemica non voglio entrarci nemmeno, io faccio il ricercatore”. Andrea Crisanti, responsabile del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, parlando all’Adnkronos Salute si dice “veramente amareggiato” per quello che in queste ore è diventato un caso. Una battaglia mediatica che ruota intorno alla ‘paternità’ del modello Veneto sui tamponi per la diagnosi di Covid-19, risultato vincente nella gestione della fase 1 dell’emergenza coronavirus. “I tentativi di appropriarsi di qualcosa di non tuo sono meschini”, osserva Crisanti. “Evidentemente c’è un dividendo politico da incassare”. 

“Ho letto che la dottoressa Russo”, ricostruisce il virologo dell’università di Padova riferendosi a Francesca Russo, capo del Dipartimento di Prevenzione della Regione Veneto, “aveva un piano tamponi il 31 gennaio e questa è una baggianata. Lei questo piano non ce l’aveva, non c’era proprio l’obiettivo di cercare i pazienti asintomatici”, sostiene lo scienziato. Tant’è, riferisce, che “l’8 febbraio il suo Ufficio mi ha impedito di fare i tamponi alle persone che tornavano dalla Cina perché non era previsto dalle linee guida del Governo. Mi hanno anche minacciato di danno erariale”. 

“Il piano che ho visto della dottoressa Russo del 31 gennaio era quello del ministero della Salute, secondo cui i tamponi andavano fatti solo ai sintomatici – afferma Crisanti – Poi, presi dal panico, il 21-22 febbraio hanno fatto la scelta giusta” ossia “quella di tamponare bene. Ma non è stata una scelta sistematica – precisa – bensì una cosa occasionale di cui non hanno compreso il significato scientifico ed epidemiologico. Poi – ricorda il virologo – il 27-28 febbraio ho telefonato a Zaia ed è iniziato il vero piano tamponi del Veneto. Possono dire quello che vogliono, ma la realtà è questa”. 

“I fatti parlano chiaro e non ho bisogno di alimentare nessuna polemica”, incalza il ricercatore che trova la vicenda “davvero deprimente”, ma si dice “pronto a mostrare le carte: se vogliono che mostri tutta la documentazione lo farò, anche se preferirei non arrivare a questo punto”. 

“Chi ha combattuto per fare tamponi agli asintomatici?”, chiede Crisanti. “Se ne escono adesso, 2 mesi e mezzo dopo, e reinventano la storia per fini propagandistici”, commenta lo scienziato. “Il 31 gennaio – ripete – la dottoressa Russo non aveva nulla che prevedesse l’infezione degli asintomatici come vettore della trasmissione. E’ una cosa che abbiamo scoperto noi”, puntualizza e conclude: “Sono veramente desolato che per fini politici si speculi sulla sofferenza delle persone e di migliaia di morti”.