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Categoria: soldi/economia

**Coronavirus: boom e-commerce, idealo rileva +200% prodotti lockdown**  

Se il commercio al dettaglio soffre a causa della pandemia, è l’e-commerce a registrare invece numeri da record. Un vero e proprio boom in tutta Europa e che Adnkronos nel nostro Paese si sta traducendo in un “incremento del 200% di vendite per i prodotti legati al lockdown, alla cucina o alla cura personale”. E’ Antonio Pilello, Responsabile comunicazione di idealo, ad anticipare all’Adnkronos il trend del nuovo modo di fare acquisti nell’era Covid. La piattaforma di comparazione prezzi, basata in Germania, sta infatti monitorando e analizzando l’andamento dello shopping sulla rete sotto la pressione della pandemia.  

A fronte di mesi di chiusure e distanziamenti, Pilello traccia un quadro di come l’e-commerce abbia “cambiato pelle nel 2020” e sottolinea che “sta reagendo a questo cambiamento anche nelle stime per il 2021”. “L’e-commerce al Sud – dove c’è maggiore digital divide – è cresciuto oltre il +100%: in Campania +110%, in Calabria +109% e in Sicilia +110%. Nelle regioni del Nord la crescita si è attestata intorno al 70%. Per questo per il 2021 stimiamo ed auspichiamo una stabilità di questo trend degli acquisti online anche perché i piccoli shop di quartiere crescono con le vetrine sul web”.  

Se l’anno scorso “abbiamo verificato una crescita esponenziale di mascherine”, a tagliare nuovi traguardi “sono stati anche webcam, tablet, notebook”. Sono indizi, secondo il manager di idealo, “dell’incremento di smart working e didattica a distanza che – anche grazie ai bonus voluti dal Governo- hanno spinto le famiglie a cercare di dare dispositivi ai propri figli per studiare”.  

“Noi -spiega Pilello- valutiamo l’intenzione di acquisto, cioè quando il consumatore sulla nostra piattaforma si spinge fino a ‘vai allo shop’, cioè quella che è una intenzione di acquisto forte” ed è così “che abbiamo analizzato i prodotti classici ma anche quelli legati alla pandemia e alle abitudini nuove dettate dai vari lockdown”. A crescere, “e anche parecchio, oltre il +200%, sono stati i robot da cucina ed i regola capelli e regola barba. Forse le persone non vanno più dai barbieri e stanno maggiormente in casa a cucinare” osserva il manager di idealo che con il suo staff analizza l’orientamento dei consumatori europei.  

Dal nuovo studio che idealo sta preparando, emerge inoltre un boom di intenzioni di acquisto online “anche per il settore del bricolage, come le motosega o le seghe circolari, insieme a tutto ciò che è collegato ad un periodo di fermo forzato a casa. Gli italiani, dopo il primo e imprevisto lockdown, si sono invece organizzati per tempo in vista delle nuove chiusure. Questo dimostra hanno imparato a gestire la nuova realtà”. “Tutto questo -commenta- ci dà una fotografia di cosa si sta vivendo: nel 2020 l’incremento del 100% di intenzioni di acquisto rispetto al 2019 mostra come la pandemia ha quasi obbligato ad usare l’e-commerce e quindi la comparazione prezzi e l’acquisto digitale vede coinvolti anche gli over 65, persone prima solitamente distanti dal mondo digitale”.  

Pilello assicura che anche nei prossimi mesi “adesso andremo a verificare se gli over 65 continueranno a comprare online”. I dati del 2020 “sono fortemente condizionati dalla pandemia ma -osserva il manager di idealo- sarà interessante e significativo vedere se la crescita dell’e-commerce sarà stabile anche del 2021. E secondo Statista – il portale tedesco di statistica ed ente terzo – l’Italia che ha registrato un +16% nel 2019 e un +24% nel 2020, sta già indicando la strada”. Pilello, sottolinea infine che “il digitale potrà nel 2021 dare una spinta al commercio” e invita i piccoli shop di quartiere “ad affidarsi all’e-commerce – alla formula doppia offline e online – che dà più visibilità e potenzialmente moltissimi utenti”. (di Andreana d’Aquino)  

Recovery, ecco piano per Conte: fino a 18 miliardi per sanità  

Potenziamento dei progetti per la sanità con risorse fino a 18 miliardi di euro e per le infrastrutture, l’istruzione e la cultura. Sarebbero queste, secondo quanto si apprende da fonti di governo, alcune delle principali novità previste dall’aggiornamento del piano sul Recovery Fund che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si appresterebbe a consegnare al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il piano secondo quanto riferiscono le stesse fonti, dovrebbe arrivare in mattinata a Palazzo Chigi.  

**Coronavirus: Thales Alenia Space, confermato ruolo strategico satelliti** 

Dalla Terra allo Spazio Profondo, il 2020 sconvolto da una crisi sanitaria senza precedenti ha confermato il ruolo cruciale svolto dai satelliti e Thales Alenia Space archivia l’anno appena conclusosi con successi importanti in linea con la sua visione ‘Space for Life’. La joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) si dice “orgogliosa del forte impegno dei suoi team” e ringrazia “i suoi numerosi utenti, sia del settore pubblico che privato” e ricorda che “la sovranità degli Stati e la difesa e la sicurezza dei cittadini si basano sempre più su soluzioni satellitari ma allo stesso tempo stiamo assistendo anche a nuove sfide nazionali e globali come il ritorno dell’uomo sulla Luna, l’esplorazione di Marte e la commercializzazione dello spazio”.  

Tas ricorda che “la gestione e il monitoraggio ambientale sono temi principali sia a livello locale che globale; le esigenze di connettività delle persone e degli oggetti, associate alle esigenze di trasmissione di contenuti a banda larga, rimarranno sempre più importanti; le applicazioni di geolocalizzazione e di sicurezza delle persone si svilupperanno a ritmo esponenziale”. La joint venture ripercorre un anno all’insegna del ritorno dell’uomo sulla Luna e sull’esplorazione di Marte e conferma “la sua leadership europea nell’esplorazione spaziale e la sua leadership mondiale nella realizzazione di moduli pressurizzati in quanto fornirà tre componenti chiave della stazione spaziale lunare Gateway: I-Hab, Esprit e Halo”.  

Gateway fa parte del programma Artemis della Nasa, il cui obiettivo è portare un equipaggio sul suolo lunare entro il 2024 e questo programma permetterà di anticipare l’approdo dell’uomo su Marte. Nel suo bilancio di fine anno 2020, Thales Alenia Space ricorda che “è anche l’unica azienda europea coinvolta nello Human Landing System (Hls) della Nasa in quanto parte del consorzio guidato da Dynetics selezionato di recente dall’Agenzia Spaziale Americana. La società contribuirà anche al Viper, il rover della Nasa progettato per la ricerca dell’acqua nel polo sud della Luna. L’azienda è stata inoltre selezionata “per realizzare i due moduli della prima stazione spaziale commerciale progettata da Axiom Space e contribuisce alla navicella Orion” e, nell’ambito dei contratti per i programmi conferiti dall’Agenzia Spaziale Europea, Thales Alenia Space avrà “un ruolo centrale nella missione Mars Sample Return (Msr) e si è anche aggiudicata il contratto per lo studio di progetto per la missione Comet Interceptor e lavorerà in squadra con Avio per la realizzazione di Space Rider, il sistema europeo di trasporto spaziale autonomo e riutilizzabile”. 

Il segmento Spazio per ‘Osservare e Proteggere’ vede anche il lancio della nuova fase del programma europeo di monitoraggio ambientale Copernicus Expansion e sviluppo di due ulteriori satelliti per il programma italiano Cosmo-SkyMed. Nell’ambito dell’Osservazione della Terra, Thales Alenia Space ricorda inoltre di essere stata scelta “per contribuire a ben cinque delle sei nuove missioni ‘Copernicus Expansion’ dell’Esa e della Commissione Europea”. L’azienda è infatti il primo contraente per le tre missioni Chime, Cimr e Rose-L, fornirà il radar altimetro Iris per la missione Cristal e il payload per la missione Co2m. Inoltre, la Space Alliance, formata da Thales Alenia Space e Telespazio, ha siglato un contratto con l’Agenzia Spaziale Italiana e il Ministero della Difesa per avviare lo sviluppo di due nuovi satelliti e l’aggiornamento del segmento di Terra al fine di completare la costellazione Cosmo-SkyMed di seconda generazione (Csg). 

Nerl segmento ‘Spazio per Connettere’ rientrano i nuovi contratti firmati, importanti traguardi per le linee di Spacebus Neo e Space Inspire. Thales Alenia Space ha infatti annunciato contratti per la realizzazione del satellite Amazonas Nexus per Hispasat e dei satelliti Ses-22 e Ses-23 parte del reimpiego delle frequenze dedicate al 5G in Nord America. Thales Alenia Space ha, tra l’altro, avviato anche le attività per la realizzazione del satellite per comunicazioni Satria per l’Indonesia e l’obiettivo è “ridurre il divario digitale”. In parallelo, il satellite Eutelsat Konnect è operativo, segnando con successo la messa in orbita del primo satellite basato sulla piattaforma Spacebus-Neo con la propulsione interamente elettrica.  

Infine il segmento ‘Spazio per Navigare’ ha visto Egnos ampliare i servizi di integrità e di sicurezza della vita, Omnispace lanciare la costellazione IoT, progettata per fornire la prima rete 5G satellitare al mondo, mentre il nanosatellite Angels spiana la strada per Kineis, una costellazione francese dedicata a IoT. Con un ruolo chiave nel Programma Galileo e primo contraente di Egnos-European Geostationary Navigation Overlay Service da 25 anni, Thales Alenia Space ha infatti siglato quattro nuovi contratti che riguardano gli aggiornamenti del sistema, oltre che prestazioni potenziate dei suoi servizi di sicurezza della vita nel trasporto: aereo, stradale e ferroviario. Infine Thales Alenia Space sta anche sviluppando i primi due satelliti della costellazione Omnispace dedicata a IoT, mentre Kineis sta lanciando la sua costellazione IoT, che comprende 25 nano satelliti. (di Andreana d’Aquino)  

Rifiuti radioattivi, ecco le aree ‘candidate’ per deposito – La mappa 

Sono 67 le aree ‘candidate’ ad ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. E’ stata pubblicata nel cuore della notte la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), il documento elaborato dalla Società gestione impianti nucleari (Sogin) che individua le zone dove localizzare in Italia il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico. La Carta, elaborata in base ai criteri previsti dall’Ispra nella Guida Tecnica n.29, oltre che in base ai requisiti indicati nelle linee-guida dell’International Atomic Energy Agency (Iaea), individua 67 aree idonee per l’infrastruttura che da cronoprogramma dovrebbe funzionare a partire dal 2025. 

La mappa delle aree candidate 

Nei giorni scorsi era arrivato il nulla osta alla pubblicazione da parte dei ministeri Sviluppo economico e ambiente ed ora si apre una fase di consultazione pubblica, della durata di 60 giorni, in cui le Regioni, gli enti locali e tutti i soggetti portatori di interesse qualificati possono formulare osservazioni e proposte tecniche. Il via libera alla pubblicazione della Cnapi doveva arrivare entro il 20 agosto 2015. La richiesta da parte dei ministeri competenti a Sogin e Ispra di alcuni accertamenti tecnici ha fatto però slittare più volte la data.  

Ma a dilatare ulteriormente i tempi hanno pesato anche gli impegni politici: dalle regionali del 2015 al referendum costituzionale del 2016 fino ad arrivare alle elezioni del 2018 e al cambio di governo con il Conte2. L’arrivo della pandemia ha poi fatto il resto ma non era più possibile rinviare, considerando anche che l’Unione Europea ad ottobre dell’anno scorso ha aperto contro l’Italia una procedura d’infrazione.  

La pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione che durerà 4 mesi e che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati.  

Il Deposito Nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.  

Insieme al Deposito Nazionale sarà realizzato il Parco Tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato.  

Perché va costruito? L’Unione Europea (articolo 4 della Direttiva 2011/70) prevede che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati. La maggior parte dei Paesi europei si è dotata o si sta dotando di depositi per mettere in sicurezza i propri rifiuti a bassa e media attività. 

Per sistemare definitivamente i rifiuti ad alta attività, alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno la possibilità di studiare la localizzazione di un deposito profondo comune in Europa allo scopo di fruire dei potenziali vantaggi di una soluzione ottimizzata in termini di quantità di rifiuti, costi e tempi di realizzazione, così come prospettato dalla Direttiva Euratom 2011/70. 

 

Turismo, stagione invernale per operatori è già flop 

(di Cristina Armeni) – Gli albergatori, i gestori degli impianti di risalita, dei rifugi e baite di montagna, ma anche maestri di sci e migliaia di stagionali quest’anno piangono, nonostante siano scese abbondanti nevicate sull’arco alpino e un po’ ovunque. Quest’anno infatti la stagione turistica invernale non decolla affatto. Anzi, gli operatori del settore parlano di “stagione compromessa” e di “flop”, peraltro già annunciato a causa delle restrizioni dovute al covid che impediscono di svolgere l’attività sciistica agli italiani e di accogliere i turisti stranieri. La decisione poi di aver fatto slittare ulteriormente l’apertura degli impianti di risalita al 18 gennaio non fa che gravare sull’economia del settore che già conta i danni con il 40% in meno di presenze rispetto all’anno scorso, ovvero una riduzione di 20 milioni di presenze ad oggi e perdite di fatturato pari a un terzo degli 11 miliardi di euro della stagione invernale.  

La stagione invernale “è compromessa perché il fatturato più alto si realizza nel periodo che ormai ci lasciamo alle spalle, dall’Immacolata all’Epifania” sostiene Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria, nel fare un primo bilancio con l’Adnkronos. Quest’anno “oltre al danno si aggiunge la beffa” commenta sarcastica “perché in questo periodo c’è stata la maggiore caduta di neve degli ultimi anni e gli impianti devono stare chiusi”. Inoltre, la prospettiva delle settimane bianche nei prossimi mesi è incerta perché, afferma Lalli, “non si è capito ancora quanto del periodo che abbiamo davanti si potrà sfruttare in termini turistici” considerando che una ipotesi allo studio del governo nel prossimo Dpcm sarebbe quella di “rendere rossi tutti i fine settimana”.  

Altrettanto pessimista e lapidario è Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti per il quale la stagione invernale è un “flop” che era stato già annunciato dopo l’andamento del turismo da marzo 2020. “Visto che il primo trimestre di ogni stagione invernale rappresenta circa 60 milioni di presenze – aggiunge Messina – noi stimiamo che ci sarà almeno un calo del 40% delle presenze al netto di queste misure ma se dovessero intervenire ulteriori restrizioni il calo sarebbe ancora maggiore”. “Non è in discussione solo l’attività sciistica – aggiunge Messina – ma l’intera filiera che muove il turismo invernale e quindi i posti di lavoro e tutto l’indotto della montagna che quest’anno resterà fermo”.  

A essere molto colpito è anche il settore degli impianti di risalita che, secondo le stime di Federturismo, fattura ogni anno 1,2 miliardi di euro e conta su 15 mila dipendenti, di cui 5 mila a tempo indeterminato e 10 mila stagionali, che lavorano nelle oltre 400 funivie e 1500 impianti.  

Coop-Nomisma, 2020 si chiude con ampia contrazione consumi (-10%)  

Il 2020 si chiude con la più ampia contrazione dei consumi dal dopoguerra (-10% rispetto all’anno precedente) e il 2021 vedrà certamente una ripresa (stimabile in un + 4,9%) che non consentirà però di riguadagnare i livelli e la composizione della spesa pre-Covid. Il 21% degli italiani infatti prevede oggi di spendere più del 2019, peraltro con un maggiore ottimismo rispetto ad un analogo sondaggio realizzato nello scorso agosto (erano il 16%). E’ quanto emerge dalla fotografia scattata con il sondaggio ‘2021, l’anno che verrà’ svolto in collaborazione Coop-Nomisma e nell’indagine ‘2021 Restart’.  

Coop, per 33% manager ripresa non prima del 2025, voglia di rompere ‘bolla’  

Pur essendo ben consapevoli che il recupero della situazione economica e sociale del pre-Covid è ancora molto lontano, soprattutto per il nostro Paese (tanto che per il 33% del campione intervistato di manager la ripresa scivola addirittura al 2025 e oltre), gli italiani dichiarano con forza la voglia di cambiare pagina e rompere la ‘bolla’ che per molti mesi li ha tenuti reclusi in un drammatico presente sospeso. Si muovono così su un crinale instabile divisi tra la consapevolezza delle molte difficoltà che ancora hanno davanti e l’impazienza di riappropriarsi del loro futuro. Non è un caso, infatti, che 7 italiani su dieci siano già convinti di vaccinarsi, e altri 2 nutrano qualche dubbio ma probabilmente alla fine lo faranno. I cosiddetti no-vax sono infatti solo un decimo degli italiani. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata con il sondaggio ‘2021, l’anno che verrà’ svolto in collaborazione Coop-Nomisma e nell’indagine “2021 Restart.  

Per il 37% del campione la ‘speranza’ torna prepotentemente ad essere la parola che meglio può descrivere il 2021, subito seguita dal ‘cambiamento’ (19%) e dalla possibilità di poter presto costruire ‘qualcosa di nuovo’. E’ questo il motto che sembra maggiormente rappresentare gli italiani nel futuro senza virus (lo afferma il 23% degli intervistati). D’altronde più della metà (il 53%) ammette di voler rivedere le priorità della propria esistenza.  

Epifania: Confcooperative, spesa cala a 1,8 mld, -450 mln su 2020  

Nell’era coronavirus cala la spesa per la festa della Befana. Saranno 2 italiani su 3 a fare regali per l’Epifania spendendo complessivamente 1,8 miliardi con una contrazione del 25% rispetto allo scorso anno, pari a mancati acquisti per 450 milioni di euro. Secondo l’indagine del Centro Studi di Confcooperative, il solo Black Friday e le varie promozioni non sono bastati a infiammare gli acquisti complici la crisi economica, le limitazioni all’apertura dei negozi e il ritardato decollo dei saldi. Stando all’analisi, a farla da padrone saranno le calze per i più piccoli, piene di dolci, cioccolato ma anche carbone, prodotto in casa con zucchero italiano.  

Almeno 1 calza di dolci su 4 sarà prodotta in famiglia, un’autarchia determinata non solo dalla spending review, ma anche dalla maggiore disponibilità di tempo. La maggiore permanenza in casa, per le restrizioni imposte dalle misure di contenimento del covid, modifica le scelte degli italiani sia nella produzione dei dolci fatti in casa, ma anche nella scelta dei regali. Se la calza con i dolciumi conserva la leadership tra i doni, crescono i regali in giochi da tavolo (15%), abbonamenti alla pay tv (7%) e libri (5%), pari al 27% dei regali complessivi. Il primato va alle calze (38%), seguono i giocattoli (35%).  

Confcooperative segnala come la Befana sarà l’ennesima ricorrenza che evidenzia le difficoltà di oltre 3,8 milioni di famiglie, per un totale di 10 milioni di persone che vivono in povertà, un esercito gonfiato dalla lockdown economy. Resta fondamentale, per Confcooperative, individuare misure di contrasto alla povertà e politiche attive per concorrere ad affrontare una piaga che non è solo economica, ma che rischia di minare nei prossimi mesi la concordia sociale del paese.  

Coop-Nomisma, previsioni negative per vendite Gdo in 2021 

Dopo un anno (e un Natale) positivo, previsioni negative per le vendite 2021 della Gdo. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata con il sondaggio ‘2021, l’anno che verrà’ svolto in collaborazione Coop-Nomisma e nell’indagine 2021 Restart. Con la nuova serie di chiusure che hanno caratterizzato la fine del 2020, si sottolinea, “gli italiani sono tornati a privilegiare i consumi indoor e la Gdo ha fatto segnare un incremento dell’8% delle vendite nella settimana di Natale. Una accelerazione finale che ha spinto le vendite 2020 della rete fisica della grande distribuzione a un +4,2% sull’anno precedente, e oltre il +5% considerando anche il canale e-commerce (che con una variazione che sfiora il +140%, contribuisce con quasi un punto percentuale alla crescita complessiva del settore)”.  

Le difficoltà economiche, da un lato, hanno certamente favorito la crescita del discount (+9,1%) e degli specialisti drug (+8,1%) e dall’altro, le limitazioni agli spostamenti hanno fatto crescere il libero servizio che, con un’inversione di tendenza rispetto allo scorso anno, segna una variazione positiva del +5,8%. All’opposto, continua invece a soffrire il canale degli ipermercati (-2,8%). 

Coronavirus, Coop abbassa prezzo mascherine 

Dal 1 gennaio 2021 ulteriore ribasso del prezzo delle mascherine chirurgiche su tutta la rete vendita. Dieci mascherine a marchio Coop a 1,50 euro negli oltre 1600 punti vendita (0,15 centesimi l’una). Lo annuncia il gruppo in una nota. “Seguiamo gli andamenti di questo segmento di mercato e progressivamente diminuiamo il prezzo di quello che ormai è diventato un bene di prima necessità”, si legge. 

Le mascherine a marchio Coop, spiega il gruppo nella nota, sono dispositivi medici “che possono contare su tre strati protettivi, la certificazione Ce, un indice di filtrazione superiore al 98%. Su tutti i requisiti richiesti per un prodotto a marchio vigila per i dovuti controlli la Direzione Qualità di Coop Italia”. 

“Abbiamo ritenuto di dover intervenire ulteriormente sul prezzo finale, rendendo quindi l’acquisto ancora più conveniente. Ricorrere all’uso continuo delle mascherine – spiega Maura Latini, amministratore delegato Coop Italia – è ormai una pratica abituale essendo queste ancora oggi una delle poche misure efficaci per combattere il virus. Riteniamo così facendo di metterci a servizio della collettività”.  

Banche: economista, ‘momento sbagliato per norme conti correnti, sarà ulteriore rigidità’ 

Le nuove regole Eba sulla definizione di default, che entreranno in vigore da domani, “capitano nel momento sbagliato. In un momento di particolare difficoltà come sarà il 2021 il loro avvio non è positivo. Saranno ovviamente un elemento ulteriore di rigidità soprattutto per quanto riguarda i pagamenti diretti delle piccole famiglie oppure di chi non è capace, come gli artigiani, di una gestione finanziaria adeguata”. Lo dice all’Adnkronos l’economista Lucio Lamberti. 

“Il rischio – ricorda – è sostanzialmente di far andare in classificazione di default, quindi sofferenza, quindi in una situazione di difficoltà poi per il rapporto con il sistema bancario nel suo complesso, anche famiglie o artigiani che siano solo temporaneamente in difficoltà o che semplicemente abbiano pianificato male la loro attività finanziaria”. 

“C’è da dire – continua Lamberti – che non è colpa delle banche. Stiamo parlando di una normativa di 4 anni fa, quando il Covid non c’era” e il fatto che ci si preoccupi solo ora, spiega l’economista, è legato “alla cattiva abitudine in Italia di reagire solo nel momento in cui c’è l’applicazione, di rimandare il problema al momento all’avvio e questo soprattutto con le normative europee”. 

Si tratta di un fare “molto italiano” già visto con “la Mifid, Basilea o altre importanti norme che sono entrate. Le complessità italiane non sono mai state messe in evidenza abbastanza nel momento opportuno”, conclude Lamberti 

Fonti governo: “Con Italia Viva distanze ma nodi saranno sciolti” 

L’incontro tra i ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri e delle Politiche Ue, Enzo Amendola con la delegazione di Italia Viva si è svolto in un “clima costruttivo” e anche “se restano alcune distanze che, come è stato convenuto nel corso della riunione, andranno sciolte a livello politico in un’altra sede, ci sono stati anche molti punti di convergenza”. E’ quanto riferiscono all’Adnkronos fonti del Governo al termine della riunione di 4 ore durante la quale sono stati valutati punto per punto i documenti del Governo e quello di Iv. 

Recovery, fonti Italia Viva: “Non ci siamo, ci separa un abisso” 

Come spesso accade ci sono temi su cui permangono “alcune distanze” tra le forze politiche, riferiscono le stesse fonti, “ma anche molti punti di convergenza”. Nel corso della riunione, comunque, si sarebbe registrato un disaccordo sulla proposta di Italia Viva di usare tutti i prestiti per progetti aggiuntivi: il ministro Gualtieri, riferiscono, avrebbe ribadito che non è possibile per l’Italia spendere tutte le risorse del recovery per progetti aggiuntivi perché si rischierebbe un’impennata del deficit che renderebbe impossibile un percorso di rientro del debito pubblico e rischierebbe di far saltare il percorso di rientro approvato in Parlamento e previsto dalla Nadef. 

Covid, Sileri: “Vaccinazione in farmacia è in Manovra”  

“La possibilità di vaccinazione anti-Covid nelle farmacie è stata inserita nella Legge di Bilancio, approvata in via definitiva oggi dal Senato. Per l’anno 2021 il vaccino potrà essere somministrato da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato, se necessario sotto la supervisione di medici assistiti”. Lo dichiara il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, sottolineando che “si tratta di un punto molto importante, per il quale mi sono battuto, che consentirà di moltiplicare le opportunità di effettuare il vaccino accelerando il percorso verso l’auspicata protezione di gregge”. 

“Per la campagna vaccinale” anti-Covid, “nella Manovra sono state inserite risorse per l’assunzione di 3mila medici e 12mila infermieri e assistenti sanitari anche stranieri, come da me più volte auspicato. Sono stati inoltre stanziati 25 milioni per l’indennità del personale infermieristico operante presso gli studi dei medici di famiglia e 10 milioni per la stessa finalità presso gli studi dei pediatri di libera scelta”, ha aggiunto Sileri. 

Pmi, crollo del fatturato. Cgia: “-420 miliardi” 

La cifra è di quelle da far tremare i polsi: 420 miliardi di euro. A tanto ammonta la perdita di fatturato registrata quest’anno dalle imprese italiane a causa del Covid. La stima è stata elaborata dall’Ufficio studi della Cgia.  

“Al netto delle misure a sostegno della liquidità e agli effetti dello slittamento delle scadenze fiscali – denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – il Governo quest’anno ha stanziato 29 miliardi di euro di aiuti diretti alle imprese colpite dalla pandemia. Ciò vuol dire che a fronte di un crollo del fatturato dell’intero sistema economico del nostro Paese di circa 420 miliardi di euro, il tasso di copertura ha sfiorato il 7 per cento. Un impatto insignificante, sebbene in termini assoluti l’importo complessivo delle misure messe in campo a sostegno delle attività economiche abbia la dimensione di una Finanziaria”.  

L’Ufficio studi della Cgia tiene a precisare che il fatturato totale delle imprese in Italia è pari a poco più di 3.100 miliardi di euro. Con una perdita dei ricavi relativa al 2020 che dovrebbe aggirarsi attorno ai 420 miliardi, la contrazione rispetto al 2019 sarebbe del 13,5 per cento. Di tutt’altro segno, invece, i risultati ottenuti dalle multinazionali del web presenti nel nostro Paese. In attesa del dato annuale, secondo l’area studi di Mediobanca, nel primo semestre del 2020 il fatturato dei big digitali è aumentato del 17 per cento: un vero e proprio boom.  

“E’ comunque necessario precisare – dichiara il Segretario della Cgia, Renato Mason – che alle Pmi che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall’Esecutivo hanno coperto mediamente il 25 per cento circa del calo del fatturato. Le misure di sostegno al reddito approvate da Governo Conte, infatti, sono andate in larghissima parte alle attività che hanno registrato un crollo del giro di affari di almeno il 33 per cento rispetto al 2019. Resta il fatto che anche per queste realtà gli aiuti economici sono stati insufficienti”.  

Escludendo gli alberghi, i ristoranti, i bar, le pasticcerie e tutte le attività che ruotano attorno al settore del turismo, la Cgia elenca le aree economiche maggiormente colpite dalla crisi. Vale a dire:  

– la filiera trasporto persone (taxi, ncc, bus operator);  

– la filiera eventi (congressi, matrimoni, cerimonie, etc.);  

– gli ambulanti, soprattutto con posteggi presso le aree interessate da eventi, stadi (i cosiddetti “fieristi”);  

– la filiera sport, tempo libero, intrattenimento, discoteche, parchi divertimento e tematici (incluse le attività dello spettacolo viaggiante);  

– la filiera attività culturali e spettacolo;  

– il commercio al dettaglio, in particolar modo abbigliamento, calzature, libri e articoli di cartoleria;  

– gli agenti di commercio.  

A livello territoriale, la crisi ha colpito indistintamente tutti, anche se il Mezzogiorno è la ripartizione geografica del paese che sta subendo più delle altre gli effetti negativi della pandemia, sia da un punto di vista economico che sociale. Tuttavia, c’è un denominatore comune che emerge lungo tutto lo stivale: la crisi delle città d’arte ad alta vocazione turistica. Venezia, Firenze, Pisa, Roma, Verona, Milano, Matera, Padova, Siracusa, Napoli, Cagliari, Genova, Palermo, Torino e Bari sono alcuni dei Comuni individuati dal “decreto Agosto” che quest’anno hanno subito un crollo verticale delle presenze turistiche straniere. A fronte di questa situazione, le filiere richiamate più sopra e ubicate in queste città sono risultate essere le più in affanno e probabilmente continueranno ad esserlo anche nel 2021. Ebbene, se il turismo è la prima industria del Paese ed è anche il settore che più di tutti gli altri ha subito gli effetti negativi del Covid, perché mai dalle bozze del “Recovery Plan” si evince che il Governo investirà solo 3,1 miliardi dei 209 messi a disposizione da Bruxelles con il Next Generation EU ?  

Scartando le misure che sono state introdotte a sostegno della liquidità e agli effetti dovuti allo slittamento di alcune scadenze fiscali, quest’anno il Governo ha messo a disposizione delle imprese 29,1 miliardi di euro. La voce più importante è stata quella dei contributi a fondo perduto che ammonta a 11,3 miliardi di euro. Seguono Altri interventi1 che assommano a 7,9 miliardi e la cancellazione del saldo 2019 e dell’acconto 2020 dell’Irap che ha consentito uno sgravio di 3,9 miliardi. Le agevolazioni fiscali per le sanificazioni e i canoni di locazione hanno permesso un risparmio pari a 5,1 miliardi, mentre la cancellazione dell’Imu e della Tosap/Cosap ha garantito una riduzione della tassazione locale pari a 802 milioni di euro (vedi Tab. 3).  

In merito alle misure a sostegno delle attività costrette a chiudere completamente o parzialmente, la Cgia sottolinea che lo Stato e le Regioni hanno il diritto/dovere di predisporre tutte le restrizioni che ritengono utili per tutelare la salute pubblica. E’ altresì evidente che a fronte di provvedimenti che impongono la chiusura delle attività economiche, queste ultime devono essere aiutate economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora.  

E’ vero che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico, ma è altrettanto vero che se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non gettiamo le basi per far ripartire la crescita economica, unica condizione in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che sta minando il futuro del nostro Paese.  

Alle attività chiuse per decreto non sono più sufficienti dei semplici ristori, ma è necessario uno stanziamento che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere. Insomma, bisogna passare dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi.  

Lo stesso trattamento va riservato a quei comparti che seppur in attività è come se non lo fossero. Segnaliamo, in particolar modo, le imprese commerciali ed artigianali ubicate nelle cosiddette città d’arte che, come dicevamo più sopra, hanno subito un tracollo delle presenze turistiche straniere. Particolare attenzione merita il trasporto pubblico locale non di linea (bus operator, autonoleggio con conducente e taxi) che sebbene siano sempre stati in servizio continuano ad avere i mezzi fermi nelle rimesse o nei posteggi.  

Lapo Elkann dona 450 mila euro a famiglie più fragili  

Lapo Elkann dona 450 mila euro alle famiglie più fragili in Italia, Portogallo e Israele. La donazione è a titolo personale e si inserisce nell’ambito della nuova iniziativa internazionale di solidarietà #ourduty che Lapo Elkann ha avviato lo scorso novembre con la fondazione Laps da lui creata nel 2016.  

Obiettivo è supportare ulteriormente le persone più colpite dall’impatto della pandemia Covid-19. “Il Natale è un momento in cui tutti meritano serenità e calore umano. Con il mio gesto – afferma l’imprenditore – voglio contribuire nel mio piccolo a far sentire il mio affetto e la mia vicinanza ai più fragili. Donare – anche solo un sorriso – è uno dei gesti più belli che esistono nella vita e la solidarietà è un faro da seguire”. 

Il denaro verrà impiegato per l’acquisto di generi di prima necessità che saranno messi a disposizione di Croce Rossa e Banco Alimentare in Italia, di Cruz Vermelha Portuguesa e di Banco Alimentar in Portogallo e di Latet in Israele. 

Lo scorso aprile con #NeverGiveUp, la prima raccolta fondi legata all’emergenza Covid promossa da Fondazione LAPS, sono stati raccolti in Portogallo, Italia e Spagna oltre 1 milione di euro e diverse centinaia di tonnellate di cibo. 

Ferrero, fatturato Commerciale Italia sale a 1,5 mld 

Risultati in crescita per società del Gruppo Ferrero in Italia, che hanno approvato i bilanci civilistici al 31 Agosto 2020. Ferrero Spa e le quattro società controllate in Italia hanno garantito difesa e stabilità del livello occupazionale, in virtù della priorità data alle risorse umane e ai valori della responsabilità sociale d’impresa che, da sempre, caratterizzano ed ispirano la cultura del Gruppo.  

Sul fronte del lavoro, in particolare, l’organico medio al 31 agosto 2020, aggregando il dato della Ferrero S.p.A. e quello delle quattro Società controllate, risulta pari a 6.374 unità, in incremento rispetto al dato medio dell’esercizio precedente di 141 unità. L’organico puntuale al 31 Agosto 2020 risulta pari a 7.043 risorse.  

Ferrero ha altresì confermato il suo significativo impegno verso la comunità ed il territorio di appartenenza tramite le attività della Fondazione Ferrero di Alba, promuovendo molteplici iniziative nel campo sociale, culturale ed umanitario. Ed è stato ulteriormente sostenuto il programma “Kinder Joy of Moving”, dedicato alla diffusione della pratica dell’attività sportiva tra i più giovani. Si riportano di seguito alcuni dati sull’andamento della Ferrero S.p.A. e delle società controllate.  

L’andamento gestionale della società Ferrero Commerciale Italia, nell’arco del periodo 1 Settembre 2019 – 31 Agosto 2020, ha registrato una crescita delle vendite sul mercato nazionale del 3,5% a valore, con un fatturato al 31 Agosto ’20 di 1.527,1 Milioni di Euro (vs 1.475,5 al 31 Agosto ’19). La performance delle vendite (sell-out) sul mercato nazionale (distribuzione moderna, negozi tradizionali e discount) dell’insieme dei prodotti Ferrero è stata caratterizzata da una crescita sia a valore che a volume, con relativi incrementi delle quote di mercato. È stato fondamentale per questo risultato il contributo del brand Nutella, sia con la classica crema spalmabile che con il nuovo Nutella Biscuits. 

Ferrero Commerciale Italia, attiva nell’ambito della distribuzione e della vendita di prodotti dolciari ed affini sul mercato italiano, nonché della gestione delle attività di marketing, ricerche di mercato ed assistenza clienti ha realizzato un utile d’esercizio di 36,3 milioni di Euro in crescita di 1,2 milioni di Euro.  

In materia di investimenti produttivi, Ferrero Industriale Italia ha confermato il proprio impegno nel contesto italiano investendo nell’esercizio tramite Ferrero Industriale Italia 125 Milioni di Euro in beni materiali. Osservando gli ultimi 10 anni di attività nel solo perimetro nazionale, gli investimenti realizzati dal Gruppo Ferrero sul territorio si attestano a 1,2 Miliardi di Euro in Italia.  

Ferrero Industriale Italia S.r.l., attiva attraverso i 4 stabilimenti italiani di Alba, Pozzuolo Martesana, Balvano e Sant’Angelo dei Lombardi, nella lavorazione e trasformazione di materie prime in prodotti finiti nonché nella gestione dei rapporti con i terzisti e dei controlli inerenti la qualità, al 31 agosto 2020 ha realizzato un fatturato pari a 678,1 milioni di Euro (+ 8,9% Vs 31 Agosto ‘19) ed un utile dell’esercizio di 50,7 milioni di Euro in crescita di 7 milioni di Euro.  

Ferrero Management Services Italia, attiva nell’ambito dei servizi di natura amministrativa, di finanza e controllo, legali e di gestione del personale al 31 agosto 2020 ha realizzato un fatturato pari a 64,8 milioni di Euro (-1% Vs 31 Agosto’19) ed un utile dell’esercizio di 1,7 milioni di Euro in linea con il precedente esercizio. 

Ferrero Technical Services, attiva nell’ambito dello svolgimento di attività di natura tecnica ed informatica, nella fornitura di servizi di ingegneria, di sviluppo packaging, di organizzazione e coordinamento dei processi documentali e di sviluppo dei sistemi di produzione al 31 Agosto 2020 ha realizzato un fatturato pari a 206,1 milioni di Euro (-30% Vs 31 Agosto ’19) ed un utile dell’esercizio di 13,2 milioni di Euro in decrescita di 5,7 milioni di Euro. 

Ferrero, holding delle attività italiane, ha generato un utile d’esercizio di 223,3 milioni di Euro in crescita di 1,1 milioni di Euro Ferrero S.p.A. ha infine nominato il Consiglio di Amministrazione. Bartolomeo Salomone viene confermato Presidente di Ferrero spa e il CdA, oltre allo stesso, risulta così composto: Alessandro d’Este, Gian Mauro Perrone, Bruno Ferroni, Massimo Micieli e Gian Luca Bassi. Direzione Comunicazione e Pubbliche Relazioni Ferrero Italia 

Enasarco: voto per cda, conflitto d’interessi avversario da battere  

Un patrimonio tra fondi e immobili di 7 miliardi e 800 milioni di euro, 300.000 posizioni contributive attive di agenti e 100.000 ditte mandanti obbligate alla contribuzione. Centomila pensioni (tra vecchiaia, invalidità e superstiti) e 70.000 liquidazioni Firr erogate ogni anno. Sono i numeri della Fondazione Enasarco, l’ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio, che domani, 23 dicembre, vedrà l’assemblea dei delegati, in modalità a distanza per le misure di contenimento del contagio da Covid-19, eleggere il nuovo consiglio di amministrazione che a sua volta nominerà due vicepresidenti e il nuovo presidente, il quale prenderà il posto dell’uscente Gianroberto Costa e guiderà l’ente per i prossimi 4 anni.  

Lo ‘spauracchio’ da sconfiggere per la gestione dell’Ente è, secondo molti, il conflitto d’interessi. La pensa così anche Brunetto Boco, già presidente della Fondazione e segretario generale della Uiltucs, sindacato anch’esso in pista per l’elezione della nuova governance. “Mi auguro innanzitutto che, visto che le elezioni saranno on line, tutti i delegati vadano a votare, che ci sia la partecipazione di tutti e che siano elezioni tranquille e regolari”, sottolinea con Adnkronos/Labitalia. “Poi, dopo il voto -spiega ancora Boco- si analizzerà il risultato e si faranno le dovute valutazioni”. “In questo momento l’importante è che si voti, poi tutte le valutazioni si faranno dopo. Quello che mi auguro è che siano elette persone senza conflitti di interessi”, conclude. 

E a chiedere rinnovamento è Steni Di Piazza, sottosegretario al ministero del Lavoro, che vigila sull’Enasarco come sulle altre Casse di previdenza privatizzate. “In questo momento di grande difficoltà che stiamo vivendo tutti, sotto tutti gli aspetti, con grandi trasformazioni epocali, l’augurio che mi sento di fare è un migliore futuro per tutti, anche per le Casse di previdenza come Enasarco”, spiega ad Adnkronos/Labitalia.  

“Le Casse sono infatti -continua- molto importanti, possono dare un contributo centrale per la crescita del Paese, ad esempio nella finanza d’impatto. Possono favorire la crescita dei progetti per uno sviluppo sostenibile del Paese. Vediamo chi vince, io sono certo -spiega ancora- che con chiunque vinca si potrà fare un ragionamento positivo e costruttivo”.  

“Tutti metterci intorno a un tavolo per pensare a cose buone per le nuove generazioni. L’Italia oggi ha bisogno di gente nuova, capace di capire che è arrivato il momento di costruire, ripeto, qualcosa di buono per le nuove generazioni”, sottolinea Di Piazza.  

“Un rinnovamento culturale, di capacità progettuale, di idee. Io mi auguro che si possa insieme lavorare bene per fare riprendere l’Italia in questo momento di difficoltà. Siamo tutti sulla stessa barca a e quindi dobbiamo tutti navigare verso la stessa direzione”, conclude Di Piazza. 

Autostrade, da Cdp via libera a nuova offerta per ingresso in capitale Aspi  

Il Consiglio di Amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti ha dato il via libera a CDP Equity alla presentazione da parte del consorzio composto da CDP Equity, Blackstone Infrastructure Partners (Blackstone) e Macquarie Infrastructure and Real Assets di una lettera di offerta non vincolante relativa all’investimento partecipativo in Autostrade per l’Italia. Lo comunica Cdp in una nota in cui si sottolinea come “la nuova offerta aggiorna la precedente con riguardo, tra l’altro, a risultanze della due diligence in corso, al relativo impatto sulla valutazione economica e all’identificazione del processo e della tempistica per la presentazione di un’offerta vincolante”.  

“La comunicazione resa al Consiglio – continua la nota – si colloca nel solco di quanto prospettato da CDP nelle precedenti offerte inviate ad Atlantia rispettivamente il 19 e 27 ottobre scorsi, in coerenza con gli ulteriori passi negoziali in esse contenuti”. Al centro dell’operazione c’è l’acquisto da parte del Consorzio dell’intera partecipazione detenuta da Atlantia in ASPI, pari all’88,06% del capitale. La partecipazione in ASPI verrebbe rilevata dal Consorzio tramite una BidCo partecipata da CDP Equity fino al 51% e da Blackstone e MIRA con quote paritetiche per la parte residua.  

La lettera inviata oggi ad Atlantia, sulla quale – sottolinea Cdp – “il Consorzio auspica una condivisione rispetto ai termini e ai principi in essa contenuti”, conferma “l’intenzione di proseguire speditamente con la due diligence tecnica che, considerata la grande mole di documenti e i numerosi aspetti da analizzare emersi anche nel corso delle ultime settimane, necessita di ulteriori approfondimenti che risultano fondamentali per poter giungere alla formulazione di un’offerta vincolante”.  

**Coronavirus: corre foodtech e Deliveristo raccoglie 4,5 mln investimento**  

Mette in contatto i produttori italiani di qualità ed i distributori con il mondo dei ristoratori attraverso un mercato virtuale, un lavoro strategico quello della piattaforma Deliveristo che, in piena seconda ondata di pandemia, ha annunciato così di avere chiuso un round d’investimento di ‘Serie A’ da 4,5 milioni di euro con United Ventures Sgr SpA, il fondo italiano di venture capital specializzato in tecnologie digitali. L’investimento in equity, spiega l’azienda del foodtech, va a completare l’operazione iniziata dalla società a luglio 2020 con un pool di altri investitori, tra cui Iag, Gellify, Doorway, Seven – Angelomario Moratti, Metrica – Michele Novelli. 

Fondata nel 2017 a Milano, Deliveristo ha sviluppato una piattaforma online di delivery B2B che permette di semplificare la fornitura degli operatori di Hotellerie, Restaurant e Café attraverso l’acquisto digitale, direttamente dai produttori e distributori. L’azienda chiarisce che il round di investimento “è finalizzato a sostenere il rafforzamento tecnologico della piattaforma proprietaria e l’ampliamento della struttura organizzativa, per favorire l’espansione geografica del business a livello nazionale ed europeo”. In particolare, Deliveristo spiega di adottare “un approccio di drop-shipping, cioè senza magazzino, che permette una gestione logistica flessibile ed economicamente vantaggiosa, nonché la possibilità per i ristoratori di trovare tutti i tipi di prodotto con una ampiezza del catalogo potenzialmente infinita ed un unico punto di fatturazione”.  

La piattaforma, basata su un’infrastruttura cloud, conta a oggi oltre 300 fornitori e 15 mila prodotti registrati. Grazie alle molteplici tipologie di prodotti disponibili, Deliveristo “è in grado di raggiungere sia ristoranti moderni che tradizionali, ma lavora anche con negozi e dark kitchens, particolarmente inclini alla digitalizzazione dei processi”di approvvigionamento delle forniture alimentari.  

Il settore del foodtech continua a essere uno dei più attivi per quanto riguarda gli investimenti di venture capital a livello europeo e globale. Il mercato globale di riferimento – online food delivery – è infatti in forte espansione, con un tasso di crescita pari all’11,5% (Cagr 2020-2023), e un valore stimato per il 2023 di 154,3 miliardi di dollari. In questo contesto globale, i fondatori di Deliveristo sono accomunati da “un forte background accademico e tecnico, un percorso di formazione internazionale e una forte passione per il food & beverage”.  

Deliveristo nasce da un’idea di Ivan Aimo, Ceo ed ex senior associate di Innogest, MSc in Ingegneria elettronica tra Torino, Grenoble, Losanna, Berkeley, Mba al Collège des Ingénieurs di Parigi. Con lui nell’impresa anche Luca Calia, Coo, laurea in Giurisprudenza a Milano ed esperienze presso Parlamento Europeo, Mise e Innogest; Gabriele Angeleri, Head of Sales, laurea in Giurisprudenza, due master in food & beverage, esperienze presso il Parlamento Europeo e come bartender nell’hôtellerie di lusso. 

“Siamo estremamente soddisfatti del completamento di questo ‘Series A’. Il mondo della ristorazione – commenta il Ceo di Deliveristo, Ivan Aimo – sta vivendo un momento di grande cambiamento e vogliamo dare sempre di più il nostro contributo per aiutarlo ad innovarsi, fornendo a ristoratori e fornitori la tecnologia di cui hanno bisogno per semplificarsi la vita, risparmiando tempo ed energie”. Aimo sottolinea che il food “rappresenta uno dei cuori pulsanti del nostro Paese e non possiamo permetterci di restare indietro. L’ingresso di United Ventures rappresenta per Deliveristo un momento importante di crescita, l’intesa sulla visione è stata allineata sin dal primo giorno e siamo sicuri che possa essere il valore aggiunto necessario per il raggiungimento degli obiettivi ambiziosi che la società si è posta”.  

Paolo Gesess, managing partner di United Ventures, sottolinea che “mentre il mercato del food delivery B2C è presidiato da grandi player con un posizionamento ben consolidato, il segmento B2B è ancora completamente da digitalizzare. Grazie a un team ambizioso e tecnicamente esperto, e a un modello di business SaaS-driven e drop-shipping snello ed estremamente scalabile, crediamo che Deliveristo abbia grandi potenzialità per emergere nel panorama competitivo e diventare la piattaforma di riferimento per i produttori e ristoratori che intendono digitalizzare le loro attività”.  

Il manager osserva infine che “la filiera del food è stata colpita in modo durissimo dalla pandemia, ma ha dimostrato in questi mesi grande resilienza, creatività, e spinta all’innovazione tecnologica che, siamo convinti, avrà un ruolo fondamentale per il rilancio del settore e la ripresa sociale ed economica del Paese”.  

Banca Ifis: Colombini rinuncia, Geertman sarà nuovo ad 

Banca Ifis rende noto che, a seguito di accordi con il socio di controllo della Banca La Scogliera, in data odierna l’amministratore delegato Luciano Colombini ha comunicato la propria intenzione di rinunciare al proprio mandato di Consigliere, anche delegato, di amministrazione a far data da aprile 2021 nella capogruppo e da aprile 2022 nelle controllate in cui a oggi ricopre un ruolo. La decisione sarà formalizzata in una riunione consiliare prevista per il prossimo mese di febbraio e avrà effetto dall’Assemblea degli Azionisti chiamata a deliberare sul progetto di bilancio 2020. 

La Scogliera ha raggiunto con Frederik Geertman le intese necessarie a permettere il suo ingresso nel Consiglio di Amministrazione di Banca Ifis a far data dal prossimo mese di febbraio e l’assunzione della carica di Amministratore Delegato con effetto dall’assemblea di bilancio di aprile 2021. Sebastien Egon Fürstenberg, Presidente di Banca Ifis, ha dichiarato: “Desidero ringraziare Luciano Colombini per il lavoro svolto nel corso del suo mandato. La capacità di anticipare le nuove tendenze e le esigenze del mercato è insita nel DNA di Banca Ifis che oggi è pronta a cogliere la sfida di un nuovo processo di crescita e di digitalizzazione attraverso la prevista nomina di Frederik Geertman a nuovo Amministratore Delegato, che sono certo porterà ulteriore valore alla Banca e a tutti i suoi azionisti”. 

Frederik Geertman, 50 anni, è laureato in Ingegneria Chimica presso la Delft University of Technology in Olanda, e ha conseguito un MBA ad INSEAD, a Fontainebleau in Francia. 

Dal 2016 a oggi ha ricoperto il ruolo di vice direttore generale e Chief Commercial Officer di UBI Banca, coordinando operazioni di rilancio economico e industriale di rilevanza nazionale. Precedentemente ha trascorso quasi dieci anni nel gruppo bancario internazionale UniCredit, fra gli altri come Responsabile Global Marketing and Segment Management per diversi Paesi europei e come Responsabile della rete italiana di filiali per le Famiglie e le PMI. Ha iniziato la propria attività lavorativa presso una primaria società di consulenza strategica, McKinsey & Co., prima in Olanda e poi in Italia. Nel corso della propria carriera, Geertman ha guidato la digitalizzazione dei rapporti con la clientela in un’ottica omnicanale, incrementando al contempo la produttività commerciale delle società in cui ha operato attraverso il ridisegno dell’organizzazione e dei processi commerciali.