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Categoria: soldi/economia

Ceo Vedrai: “Per Recovery Fund strategica Intelligenza Artificiale”  

(di Andreana d’Aquino)-  

Può scendere in campo che l’Intelligenza Artificiale per spendere al meglio i 270 miliardi di euro in arrivo dall’Europa. Nel programmare gli investimenti su cui indirizzare i Recovery Fund, “l’IA potrebbe avere un ruolo strategico” perché nell’azione del Governo “é chiaro che sarebbe importante utilizzare gli strumenti più avanzati per fare previsioni migliori e, quindi, avere migliori ritorni sugli investimenti”. E’ lo scenario che, intervistato dall’Adnkronos, pone sul tavolo il giovanissimo Ceo di Vedrai, Michele Grazioli, classe 1995 e considerato tra i massimi esperti nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, applicata al Proactive Decision Making, e dell’Intelligenza predittiva. Grazioli, che nel 2019 è entrato nella classifica Forbes Under30 nella top 5 dei 100 giovani innovatori italiani più influenti d’Italia, chiarisce però che l’uso dell’IA per programmare gli investimenti da realizzare con i Recovery Fund “non escluderebbe la progettualità umana” perché “l’emergenza coronavirus non ha precedenti nella storia degli ultimi anni”.  

“L’emergenza Covid -chiarisce Grazioli- ha creato una discontinuità storica, cioè non c’è una storicità negli ultimi anni” su cui ‘tarare’ le tecnologie. “Ciò vuol dire che utilizzare solo algoritmi che possono imparare da soli non può essere l’unica e migliore soluzione”. Piuttosto, argomenta il Ceo di Vedrai, “il migliore approccio per conoscere oggi le ricadute certe degli investimenti” che si faranno con i fondi europei, “sarebbe un approccio misto: IA e progettualità umana”.  

“Il migliore approccio -spiega l’imprenditore- è utilizzare prima una generazione di idee che arrivano dalle persone, serve un intervento umano per proposte valide su cui investire, ma poi una volta che ci sono diversi scenari già delineati a supporto, si può sicuramente utilizzare l’Intelligenza Artificiale per una previsione dettagliata di quale sarà l’impatto di questi investimenti sull’economia del Paese da qui a 15-20 o 30 anni”.  

“L’Intelligenza Artificiale -osserva il Ceo di Vedrai- è una tecnologia che può aiutare a fare scelte ma non deresponsabilizza: la tecnologia in questo momento deve essere a supporto di chi prende decisioni”. Quindi, conclude Michele Grazioli, “non bisogna cadere nel tranello di utilizzare la tecnologia come giustificazione di una decisione. Io devo decidere qual’è il programma e gli scenari e la tecnologia mi permette di quantificare che lo scenario che ho ipotizzato sia uno scenario migliorativo altrimenti l’IA diventa solo un capro espiatorio se non si riescono ad ottenere i risultati che tutti noi auspichiamo”.  

Coronavirus, ad Rbm Salute: “50mila prestazioni erogate”  

La pandemia ha “imposto un cambio di paradigma e ha messo in evidenza ancora di più come la salute sia un bene primario e come la sanità integrativa, volta a realizzare questo obiettivo, punti ad intercettare bisogni e necessità dei lavoratori anche in situazioni contingenti come l’emergenza Covid. Negli ultimi 3 mesi la produzione della compagnia si è concentrata su una linea di polizze dedicata alla copertura delle situazioni correlate alla pandemia: su 40 fondi istituti dalla contrattazione nazionale, 26 hanno attivato delle risposte specifiche sempre in via integrativa al Ssn. Sono state oltre 50mila le prestazioni erogate per Covid-19”. A fare il punto all’Adnkronos Salute è Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Rbm Salute. 

“Gli interventi si sono concentrati prevalentemente sulle esigenze della fase 1 dell’emergenza ovvero sui bisogni di cura: ricoveri ordinari e in terapia intensiva ed isolamento domiciliare – ha aggiunto Vecchietti – Piuttosto che la messa a disposizione delle aziende dei tamponi e dei test. L’emergenza Covid-19 ha imposto alle imprese un contributo aggiuntivo ai normali controlli con dei costi in più in un momento di riduzioni del fatturato, ecco allora che nostri clienti ci hanno chiesto di occuparci di formule per il rientro sicuro dei lavoratori o della loro tutela una volta rientrati. Indice – osserva l’amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Rbm Salute – di un riposizionamento che, di fronte ad un pericolo che prima era considerato solo teorico, di fatto si è evidenzia nella necessità di aver risposte alternative e molto ha fatto la capacità di offrire canali paralleli nel momento più severo. Ad esempio, test sierologici e tamponi in azienda o domicilio. Questa possibilità per una azienda, che ha necessità di tempi di attesa più ridotti, è fondamentale. E i nostri clienti hanno capito il valore aggiunto e hanno molto apprezzato”.  

Le soluzioni offerte, in questi mesi di emergenza, da Intesa Sanpaolo Rbm Salute vanno dalla protezione pandemica al rientro sicuro. “Nel nostro portafoglio, i dati sono aggiornati a questi giorni, circa il 40% degli interventi ha garantito l’indennità da ricovero, il 39% da test sierologici, il 15% ha riguardato tematiche assistenziali e riabilitative (compresa l’assistenza infermieristica), ma c’è stata anche il teleconsulto specialistico”.  

“La ripresa dell’attività produttiva ci ha poi messo davanti una nuova sfida quella della prevenzione in attesa dell’arrivo del vaccino Covid-19. Una sfida che comprende anche la vaccinazione antinfluenzale per i lavoratori e le loro famiglie – conclude – Vecchietti – Abbiamo fornito soluzioni assicurative mirate alla gestione delle sindromi influenzali ad oltre 20 fondi sanitari attivando un insieme di coperture finalizzato a garantire un contributo economico alle famiglie, a mettere a disposizione una capacità produttiva aggiuntiva per test sierologici e tamponi, fino ad arrivare a percorsi assistenziali e riabilitativi mirati”.  

Ad Rbm Salute: “Sanità integrativa in aiuto lavoratori più colpiti” 

Fca, da ottobre rientro al lavoro per tutti dipendenti polo Torino 

Grazie ai molteplici investimenti sull’elettrificazione, si chiudono gli ammortizzatori sociali nel Polo produttivo torinese rappresentato dagli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco. A fine settembre, infatti, i due Plant cesseranno di utilizzare il contratto di solidarietà con il conseguente rientro al lavoro di tutti i dipendenti del Polo. E’ quanto si apprende negli ambienti industriali vicini all’azienda. 

Inoltre, per far fronte alle necessità legate al lancio dei nuovi modelli full electric (500 e Ducato) e Maserati, a partire dalla Ghibli Hybrid attualmente in fase di lancio, saranno assunti altri 20 apprendisti per profili specializzati (team leader, conduttore impianti automatici e manutentore) che andranno ad aggiungersi ai 50 già in fase di inserimento. Saranno assunti inoltre 8 giovani ingegneri per ruoli tecnico specialistici legati al lancio dei prodotti elettrici. 

Nello stesso tempo, prosegue, nel complesso di Mirafiori, la messa a regime dei macchinari e l’inserimento di personale necessario per la produzione di mascherine chirurgiche. Si tratta di una attività realizzata nell’ambito delle iniziative promosse dalle autorità governative nella lotta contro il coronavirus e per la quale è previsto l’utilizzo degli impianti per tre turni di lavoro al giorno. 

Ismea, con emergenza Covid-19 boom aziende agricole con vendita diretta 

Il lockdown ha stimolato molte imprese agricole a individuare nuove soluzioni per superare le difficoltà logistiche e organizzative dei canali consueti orientandosi così verso la vendita diretta. Un fenomeno che va letto anche come segnale promettente dell’orientamento verso una filiera agroalimentare più corta e sostenibile. Secondo i risultati dell’indagine trimestrale sulle aziende agricole realizzata dall’Ismea, l’emergenza Covid-19 ha determinato un sensibile aumento del numero delle imprese agricole che praticano la vendita diretta e, di conseguenza, il fatturato di questo canale che, nel 2020, supererà i 6,5 miliardi di euro. 

I produttori che quest’anno hanno scelto di accorciare la filiera, raggiungendo in autonomia il consumatore finale, sono il 21,7% del campione analizzato, percentuale che aumenta di circa il 5% rispetto al 2019 (17%).  

Non solo: chi ha adottato il canale di vendita diretta, vi destina mediamente l’82% della produzione aziendale, quota che nel 2019 era del 73,1%. Nel 2020 la vendita diretta diventa così il terzo canale scelto dagli agricoltori, dopo il conferimento a cooperative, consorzi e OP (indicato da quasi il 39% dei rispondenti) e la vendita a grossisti e intermediari commerciali (indicato dal 25%). 

Coronavirus, Gualtieri: “Siamo tutti fratelli e sulla stessa barca”  

“La prima lezione che il Covid ha reso in modo diretto ed evidente a tutti quello che sarà il titolo della prossima enciclica (che stiamo aspettando) è che siamo tutti fratelli”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri all’evento ‘Il cortile di Francesco’ ad Assisi, intervistato sul tema ‘Economia dopo Covid’ dal direttore della Stampa Massimo Giannini. La pandemia per Gualtieri “ha dato una percezione più netta di un dato che non è nuovo ma crescentemente sviluppato e ora è ineludibile, e non può che essere un punto di partenza di qualsiasi politica economica locale o globale, è che siamo fortemente interdipendenti, sulla stessa barca. E rafforza la necessità di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile integrale”. 

Gualtieri ha sottolineato che “l’Europa ha mostrato la capacità di produrre interdipendenza improntata alla solidarietà” ed ha quindi osservato che durante la crisi pandemica si è deciso di “intervenire in misura anticiclica con un occhio alla equità, con il sostegno ai più deboli. Si sono fatte anche tante critiche a questa impostazione che è l’impostazione dell’Europa, nel prendere misure senza precedenti” come ad esempio, “la cassa integrazione per tutti, forme di sostegno al reddito, che era necessario fare in quella fase e invece adesso non più”.  

“E questo candida l’Europa – ha spiegato – a dare un indirizzo politico nuovo alle politiche per uscire da questa crisi e tornare dove eravamo un giorno prima che arrivasse la pandemia e per aiutare il mondo ad andare avanti lungo l’unica strada possibile, che è quella dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che collegano tra loro domini troppo a lungo considerati separati come economia, innovazione, ambiente, sostenibilità, difesa delle risorse, società; che è l’Agenda Onu dal 2015”.  

INVESTIMENTI – Per il ministro dell’Economia “tutti devono contribuire, è il momento della creatività e di trasformare debito in leva per investimenti e sviluppo”.  

“Dovremo fare robusti investimenti sulle politiche attive del lavoro perché sono deficitarie” ha detto Gualtieri, aggiungendo che servirà “il trasferimento delle competenze, tecnologia. Questa è la nuova geografia”. Il ministro ha poi escluso che “il prossimo anno ci sarà una cig generalizzata come durante il lockdown, ma sarà per settori più in difficoltà”.  

NADEF – “Stiamo materialmente redigendo la Nadef che approveremo in Cdm il 28 o 29 settembre e conterrà la nuova previsione” ha annunciato il ministro. E a proposito delle indiscrezioni sulle stime contenute nella Nadef ha puntualizzato: “Ci sono già indiscrezioni di stampa che non commento né smentisco”. 

Gualtieri ha aggiunto che “la situazione non può che essere difficile. Sarà una cifra prudente, poco distante dal numero precedente, sarà ad una cifra, ed invito ad attendere”. “Sarà un numero sotto al 10%” ha poi spiegato.  

IMPOSTE – La riduzione delle imposte “avviata già da quest’anno proseguirà anche l’anno prossimo e riguarderà il lavoro e chi produce” ha sottolineato il ministro dell’Economia. “Si tratta – ha proseguito – di una riforma fiscale a moduli e anche il prossimo anno andremo avanti nella semplificazione e nella riduzione della pressione fiscale. L’obiettivo è quello di pagare meno pagando tutti, riducendo nel contempo l’evasione e l’elusione” ha concluso.  

 

 

Euronext-Cdp tratta in esclusiva con Lse per Borsa Italiana, si punta a nascita maxi polo Ue mercati finanziari  

L’avvio delle negoziazioni in esclusiva tra London Stock Exchange group e Euronext- Cdp Equity, insieme a Intesa Sanpaolo, rappresenta un passo importante verso la nascita di un grande polo europeo dei mercati finanziari. A una settimana soltanto dalla presentazione delle offerte per Borsa Italiana, la cordata Euronext-Cdp-Intesa Sp incassa dunque un risultato molto importante. L’offerta si è dimostrata infatti quella più valida tra quelle presentate a Lse. Eppure la battaglia si preannunciava particolarmente agguerrita con concorrenti del calibro di Deutsche Borse e della borsa svizzera Six che controlla anche la piazza di Madrid.  

Euronext-Cdp, quindi, sembrano ora più che mai, essere i candidati ideali per rilevare Piazza Affari e rafforzare un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del mercato dei capitali in Italia, fondamentale per la crescita delle imprese. Se le operazioni di vendita si concluderanno positivamente, l’aggregazione tra Euronext-Cdp e Borsa Italiana porterebbe alla nascita di un operatore centrale per i mercati dell’Europa continentale e per l’Italia rappresenterebbe una grande vittoria. 

L’Italia, attraverso Borsa Italiana, come hanno spiegato Euronext e Cdp Equity, diventerebbe infatti “il principale contributore in termini di ricavi del gruppo Euronext post aggregazione. In qualità di nuovo Paese rilevante all’interno del modello federale di Euronext, l’Italia sarebbe presente con propri rappresentanti italiani a livello della governance di gruppo di Euronext, fra gli Azionisti di Riferimento, nel Supervisory Board, nel Managing Board e nel College of Regulators (Collegio dei Regolatori) che vigila sulle attività del gruppo Euronext”. 

Qualora le trattative dovessero portare al completamento dell’operazione, e nel quadro della partnership siglata l’11 settembre, Cdp Equity e Intesa Sanpaolo entrerebbero a far parte dell’attuale gruppo di azionisti di riferimento a lungo termine di Euronext , attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato, con l’acquisizione da parte di Cdp Equity di una partecipazione in linea con quelle detenute dai principali azionisti di riferimento di Euronext e avendo inoltre un rappresentante nel supervisory board di Euronext. Un secondo candidato italiano verrebbe proposto come membro indipendente del supervisory board e diventerebbe il presidente del gruppo risultante dall’aggregazione.  

La Consob, inoltre, sarebbe invitata a far parte del collegio dei regolatori di Euronext, diventando parte dell’attività di supervisione dell’entità risultante dall’aggregazione, di pari passo con gli altri regolatori europei e con una presidenza a rotazione semestrale. L’attività di vigilanza diretta di Borsa Italiana rimarrebbe invariata, consentendo a Consob e Banca d’Italia di continuare a regolare direttamente le attività di Borsa Italiana. 

Ma non solo. Borsa Italiana manterrebbe le funzioni, la struttura e le relazioni attuali all’interno dell’ecosistema italiano, conservando la propria identità italiana e i suoi punti di forza. Il ceo italiano di Borsa Italiana entrerebbe a far parte del Managing Board di Euronext. Il ceo di Mts si unirebbe al Managing Board esteso, insieme agli altri leader delle grandi business unit e delle principali funzioni centrali di Euronext, assumendo responsabilità dell’attività di fixed income trading per l’intero gruppo. Il know-how, le competenze e la comprensione delle specificità del mercato italiano da parte di Borsa Italiana costituirebbero un fondamentale elemento di arricchimento per Euronext, e verrebbero valorizzate e preservate.  

Intanto grande soddisfazione è stata espressa dalle parti in causa per la decisione di Lse anche se come spiegato dal gruppo britannico “non può esserci alcuna certezza che l’operazione venga portata a termine”. Qualsiasi potenziale vendita, inoltre, “dipenderà dal risultato della revisione della transazione Refinitiv da parte della Commissione Ue e dalla chiusura della transazione in conformità con i suoi termini”.  

L’esclusiva che Lseg ha dato alla partnership tra Cdp ed Euronext, ha commentato l’ad di Cdp, Fabrizio Palermo, “è un passo importante per restituire all’Italia un ruolo centrale nelle strategie di un’infrastruttura strategica e garantire lo sviluppo del mercato borsistico italiano. La presenza nel capitale di Borsa di un investitore di lungo periodo come Cdp faciliterà l’accesso diretto al mercato dei capitali delle piccole e medie aziende sviluppando così un canale alternativo a quello tradizionale”. In questa importante operazione, ha sottolineato ancora Palermo, “Cdp ha scelto come partner Euronext, una società a forte vocazione paneuropea che vanta un primario management composto da top managers di varie nazionalità europee – comprese figure di spicco italiane”. Cdp, a conclusione dell’accordo, ha aggiunto, “diventerà socio rilevante di Euronext, al pari dell’omologa francese Caisse des Depots (che detiene l’8% di Euronext), rappresentando così uno dei due perni di una infrastruttura finanziaria paneuropea che, con Borsa Italiana, comprenderà i mercati dei capitali di 7 nazioni del continente, con oltre 1.800 società quotate”.  

L’accordo, ha spiegato, “valorizza ulteriormente a livello europeo tutte le società del Gruppo Borsa italiana, come Mts, la Cassa di Compensazione e Garanzia, Monte Titoli ed Elite. Anche in questo caso il nostro intervento segue una logica industriale di lungo periodo a supporto dello sviluppo del mercato dei capitali, fondamentale per la crescita delle imprese italiane – di grandi, medie e piccole dimensioni – in una più ampia prospettiva di respiro europeo”. Anche il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha espresso “grande soddisfazione” : “siamo fortemente convinti che il progetto potrà rappresentare un elemento di rafforzamento dell’infrastruttura finanziaria europea”.  

L’operazione, infatti, ha spiegato Messina, “potrà unire i punti di forza di Euronext e Borsa Italiana grazie alla complementarità delle rispettive aree di leadership. La proposta si pone come un passo concreto verso la European Capital Markets Union, basandosi sulla forte presenza di Euronext che raccoglie molte delle principali borse europee e valorizza un’ampia gamma di servizi che rappresentano delle vere e proprie eccellenze sul mercato”. 

Dal canto suo Deutsche Borse, che aveva presentato una manifestazione di interesse per rileva Borsa Italiana, “prende atto” della decisione del gruppo London Stock Exchange di avviare negoziazioni in esclusiva con Euronext e Cdp Equity con Intesa Sanpaolo. “Riteniamo – ha spiega il gruppo tedesco – di aver presentato un’offerta interessante per l’acquisizione del gruppo Borsa Italiana. Quale player globale e borsa leader in Europa, avremmo potuto creare sostanziale valore per Borsa Italiana favorendo un’ulteriore crescita e sviluppo del mercato dei capitali italiano ed europeo”. L’offerta di Deutsche Börse, ha spiegato ancora il gruppo, “aveva un focus sulla creazione di sinergie strategiche e mirava a preservare un alto livello di autonomia per Borsa Italiana, piuttosto che coinvolgere partner italiani a livello di gruppo Deutsche Börse”.  

Come indicato nella nostra strategia, ha aggiunto Deutsche Borse, “ogni operazione di M&A deve essere interessante per i nostri investitori sia dal punto di vista finanziario che strutturale. Non sono previsti cambiamenti nella strategia di crescita, secondo le linee del piano ‘Roadmap 2020’. Deutsche Börse è ben posizionata per proseguire a crescere sia organicamente sia attraverso acquisizioni”. Bocche cucite invece da Six. “Non facciamo alcun commento”, hanno spiegato dal gruppo svizzero. 

Made in Italy: Enit e Ferrero, da ottobre ‘Ti amo Italia’ viaggio virtuale con Nutella   

L’Italia con Enit griffa la Nutella con un’edizione speciale a sostegno dell’amore per la Penisola. Si chiama “Ti Amo Italia” la nuova confezione in edizione limitata e da collezione che infonde tutta la gioia di vivere e la positività delle immagini più suggestive dell’Italia da gustare con il cucchiaino. La Special Edition uscirà il 12 ottobre 2020 e sarà un invito a ricordare quanta meraviglia ci circonda, promuovendo un processo di riscoperta dello straordinario nell’ordinario. Sarà composta da una serie limitata di 30 vasetti che celebrano il Paese, toccando tutte le regioni. Dai borghi alle montagne, dalle isole alle città, dalle acque cristalline ai paesi colorati: ogni vasetto è uno scorcio d’Italia.  

E’ stata realizzata in collaborazione con Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo per valorizzare e promuovere il territorio italiano e diffondere maggiore consapevolezza sulla bellezza che ci circonda e su quanto questi luoghi siano a portata di mano e accessibili a tutti. I vasetti saranno soltanto l’inizio di un viaggio che porterà i consumatori a visitare virtualmente 30 località d’Italia, rimanendo comodamente seduti a casa. Inquadrando il QR code su ogni vasetto sarà infatti possibile vivere un’esperienza immersiva di virtual reality. 

I contenuti saranno fruibili all’interno di una piattaforma digitale, dove si potrà inoltre mettere alla prova le proprie conoscenze legate al territorio, alla storia, alla cultura e godere di video-ricette legate alla tradizione culinaria del paese rivisitate in chiave Nutella. L’Italia ancora una volta protagonista, un luogo dove ogni cosa è legata all’unicità delle sue ricchezze eterogenee: i suoi luoghi, dai più noti ai più nascosti; le sue persone, di diverse età, etnie, genere; le sue ricette tradizionali, che sono espressione di tutte le sfumature d’Italia attraverso le diverse interpretazioni in cucina. 

Nutella da sempre ispira a vivere la vita con positività, e con questa iniziativa ancora una volta vuole ricordarci che per cogliere il buono della vita non serve cercare lontano, a volte basta guardarsi attorno. La Special Edition “Ti Amo Italia”, è, dunque, un invito a realizzare quanta meraviglia ci circonda. 

“Un viaggio multisensoriale per coinvolgere ogni persona in uno storytelling suggestivo e inesauribile di esperienze visive e gastronomiche. Enit promuove l’immagine dell’Italia nel mondo, lo fa con ben 28 sedi in tutto il globo. Questo progetto contribuirà ad affermare l’Italianità e le eccellenze del Made in Italy con un brand immediatamente riconoscibile”, dichiara il Presidente Enit Giorgio Palmucci.  

“Nutella firma il suo amore per l’Italia su ogni vasetto e ci ricorda che per cogliere il buono della vita non serve cercare lontano, a volte basta soltanto guardarsi attorno. In questo difficile momento per un settore strategico della nostra Economia come il turismo, Nutella si stringe, di proposito, accanto all’Enit per valorizzare presso gli italiani la loro ricchezza nazionale più grande: la bellezza dell’Italia stessa, quella vera e reale, fatta di natura ed arte, città e borghi, mari e montagne, quella che il mondo intero ci invidia”, dichiara Alessandro d’Este Amministratore Delegato di Ferrero Commerciale Italia.  

I luoghi rappresentati dai vasetti sono: Abruzzo: Gran Sasso; Basilicata: Matera; Calabria: Arco Magno di San Nicola Arcella; Campania: Faraglioni di Capri; Emilia Romagna: Portici di Bologna; Friuli Venezia Giulia: Vigneto di Savorgnano – Lago di Fusine; Lazio: Civita di Bagnoregio – Monte Circeo – Via Appia Antica; Liguria: Cinque Terre 9; Lombardia: Lago di Como; Marche: Colli di San Severino; Molise: Cascate di Santa Maria del Molise; Piemonte: Langhe – Monte Rosa – Lago Maggiore; Puglia: Alberobello – Roca Vecchia; Sardegna: Arcipelago della Maddalena – Su Nuraxi di Barumini; Sicilia: Scala dei Turchi – Stromboli; Toscana: Val d’Orcia; Trentino Alto Adige: Parco Adamello Brenta – Lago di Braies; Umbria: Piani di Castelluccio; Valle d’Aosta: Gran Paradiso; Veneto: Venezia – Burano. 

Recovery, Gualtieri: “Da Salvini e Meloni assurdità, vogliono tasso più alto” 

”Salvini e Meloni dicono delle cose incredibili. Trovo vergognoso che, dopo aver sottovalutato il virus, dato cattivi esempi e aver dato delle prove non brillantissime, adesso ci vengono a dire una cosa assurda come ‘preferisco pagare un tasso più alto e quindi di più e avere meno soldi, piuttosto che averne di più'”. Lo sottolinea il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in un’intervista ad Ominibus su La7 rispondendo ai leader dell’opposizione contrari all’utilizzo della quota prestiti italiana del Recovery Fund. 

”I candidati più seri – ha detto ancora il ministro – stanno discutendo ed elaborando progetti per rendere le Regioni protagoniste per questa grande opportunità di rilancio del Paese. Ne ho parlato con i candidati da Giani, Emiliano, De Luca. E’ bene che anche nelle Regioni ci siano dei presidenti seri e responsabili che guardano all’Europa e che siano anche una garanzia che le risorse del Recovery Fund siano utilizzate presto e bene”.  

”Dall’altra parte, invece, un certo grado di imbarazzo – continua Gualtieri – perchè effettivamente Salvini e la Meloni, dopo aver fatto una campagna durissima dicendo che il futuro dell’Italia era allontanarsi dall’Europa, adesso non hanno molti argomenti per giustificare la loro posizione”. 

”Come è noto l’Italia finanzia molto delle sue spese e ha un debito pubblico molto alto e quindi emette titoli e paga fortunatamente e questa è una cosa positiva, grazie all’Europa che ci è stata vicina e alla solidità dei fondamentali di finanza pubblica -aggiunge Gualtieri-. Nonostante l’extra debito che abbiamo dovuto emettere di 100 miliardi di interventi necessari, il nostro spread è rimasto basso”. 

”In questo Paese – ha proseguito il ministro – nei momenti più difficili c’è una concentrazione collettiva che può stupire. Faccio degli esempi, come il Ponte di Genova, che dopo la tragedia si è riusciti a ricostruirlo in tempi brevissimi, o l’Expo di Milano dove sembrava che non ce l’avremmo fatta. Ora tutti si devono sentire responsabilizzati perchè queste risorse del Recovery Fund sono una grande opportunità di crescita per il Paese. Io ho fiducia nell’Italia, ce la possiamo fare”. 

“Le risorse arriveranno nella misura in cui verranno spese bene – ha aggiunto Gualtieri -, il meccanismo è semplice: si presentano dei progetti di riforme e investimenti sarà approvato e poi l’erogazione delle tranches avverrà su base semestrale, avverrà se e quando i progetti staranno rispettando la tabella di marcia”. 

”I programmi vanno scelti bene perché sennò non arrivano i soldi – ha detto ancora il ministro -. E’ un equilibrio difficile perché bisogna da una parte essere ambiziosi, non ci si può limitare a programmi di routine, noi vogliamo fare un salto per cambiare il volto del Paese e quindi osare. Ma i progetti devono anche essere concreti e realizzabili, dando la garanzia che possano essere portati a termine per ottenere le risorse del Recovery Fund” 

A 5 anni dal Dieselgate, Altroconsumo non si arrende 

Sono passati ormai 5 anni dallo scoppio dello scandalo Dieselgate quando l’agenzia per la protezione ambientale negli Usa (Epa) ha denunciato Volkswagen rea di aver falsificato i test sulle emissioni di CO2 su alcune vetture diesel Euro 5 del gruppo. Altroconsumo e le organizzazioni di consumatori Test-Achats in Belgio, Ocu in Spagna, Deco Proteste in Portogallo (riunite sotto la sigla Euroconsumers insieme ai brasiliani di Proteste) nel 2017 hanno avviato le class action per chiedere risarcimenti per i consumatori europei, risarcimenti che ad oggi, a distanza di 5 anni, sono arrivati solamente per i consumatori tedeschi e americani.  

A marzo di quest’anno, infatti, si è chiuso l’accordo extragiudiziale tra la casa automobilistica e la federazione dei consumatori tedeschi VZBV da 830 milioni di euro. Sono stati risarciti 260mila clienti con rimborsi per i singoli proprietari di auto che oscillano tra 1.350 e 6.257 euro a seconda del modello e dell’età del veicolo. Ma il Gruppo Volkswagen sembra considerare i clienti italiani, belgi, spagnoli e portoghesi meno importanti di quelli tedeschi. 

Dopo numerose lettere e richieste di spiegazione, Volkswagen ha risposto a Euroconsumers affermando che le vittime del Dieselgate non hanno subito alcun danno e che non vi è quindi ragione per risarcirle. In Italia, sono oltre 75.000 le adesioni alla class action promossa da Altroconsumo presso il tribunale di Venezia, ma i tempi della giustizia in Italia, soprattutto per le azioni collettive, sono particolarmente lunghi e gravosi. In questo caso ancora di più, considerata la mole di adesioni senza precedenti nel nostro paese per questo tipo di azioni legali.  

“È inaccettabile il comportamento di Volkswagen, in Europa non devono esistere consumatori di serie A e B – commenta Ivo Tarantino responsabile relazioni esterne Altroconsumo -. Continueremo a lottare, dentro e fuori le aule di tribunale, fino a quando tutti i 75mila consumatori che hanno aderito alla nostra class action non avranno ottenuto il giusto risarcimento per i danni subiti”. 

Landini: “Senza investimenti non se ne esce” 

“Se non c’è una ripresa degli investimenti pubblici e privati, e noi dobbiamo fare riforme e cambiare sistemi produttivi, non ne veniamo fuori. E’ sbagliato il modello sociale”. Così il leader della Cgil, Maurizio Landini, intervenuto a ‘PiazzaPulita’ su La7. “Il Covid ha fatto solo esplodere le contraddizioni che c’erano. Per esempio, se voglio connettere tutta l’Italia, allora serve che Cdp entri dentro Tim” ha detto Landini aggiungendo: “Lo Stato non dia soldi a pioggia”.  

“Ora bisogna anche guardare al futuro” oggi “è il momento di fare gli investimenti, il momento di rifare le infrastrutture, le scuole e di combattere anche l’evasione fiscale perché dobbiamo andare prendere i soldi dove sono. Sembra non ci sia nulla da fare ma serve la volontà politica di farlo”, aggiunge Landini. 

Sul lavoro, spiega ancora il numero uno Cgil, “penso che bisogna pensare ad una riforma molto profonda, su ammortizzatori sociali” anche “per fare formazione”, continua. “Dobbiamo avere – sostiene Landini – un quadro su tutti i settori perché ci sono anche settori che non hanno avuto” crisi economica a causa del coronavirus. “In una fase come questa, inedita e nuova per tutti, e non prevedibile” e serve “una analisi per capire quali settori più colpiti devono essere protetti”. Bisogna “proteggere imprese e lavoratori ma risolvere anche ciò che c’era prima come ritardi di investimenti, precarietà”, ha aggiunto Landini, sottolineando: “Lo Stato deve ritornare nei settori strategici”. Il segretario Cgil ricorda anche “che ci sono stati tagli nella sanità” mentre rivela che “a gennaio non avevo capito la dimensione della pandemia”.  

Arera, 49% clienti domestici in mercato libero elettricità (+3%) 

Il 49% dei clienti domestici nel 2019 si trova nel mercato libero in aumento del 3% rispetto al 46,4% registrato nel 2018. Si assottiglia così la differenza dei consumi medi tra famiglie nel mercato libero, mediamente 2.063 kWh/anno, e in quello tutelato, 1.869 kWh/anno, segno che se prima si sono spostati i clienti domestici con maggiori consumi ora il processo si sta allargando alle altre famiglie. E’ quanto emerge dalla Relazione Annuale di Arera, per i dati 2019 su elettricità, gas, acqua, rifiuti, pubblicata lo scorso luglio.  

Arera, per famiglie e imprese in 2019 prezzi gas più alti 

Nel 2019 prezzi del gas più alti sia per i consumatori domestici italiani che per le imprese. A fotografare i dati del 2019 la situazione Relazione Annuale dell’Autorità Arera pubblicata nello scorso luglio. I prezzi per i consumatori domestici italiani, infatti, sono stati più alti della media dei prezzi dell’Area euro per tutte le classi di consumo. Per la prima volta, infatti, anche la prima classe di consumo (meno di 525,36 m3 /a) ha conosciuto un differenziale positivo, passando dal -1% del 2018 al +7%mentre in passato, questa era sempre risultata la più conveniente sia al lordo, sia al netto delle imposte. 

Anche per i prezzi del gas per i consumatori industriali il 2019 vede interrompersi la tendenza degli ultimi anni per cui le imprese industriali appartenenti alle tre classi a maggior consumo di gas beneficiavano di prezzi lordi più vantaggiosi rispetto a quelli medi dell’Area euro. Infatti, per la classe a più alti consumi (cioè con consumi annui compresi tra 26 e 105 milioni di m3) il differenziale è diventato positivo, sia pure con un modesto + 1% (era -5% nel 2018). 

Besseghini (Arera): “In ‘meta-emergenza’ pandemia mai venuto meno confronto” 

“Ci troviamo, oggi, in una strana condizione. Volendo usare metafore chimiche potremmo parlare di una “meta-emergenza”, un processo di transizione ad una fase più complessa di quella dalla quale proveniamo”. Lo afferma Stefano Besseghini, Presidente di Arera, presentando a Parlamento e Governo la Relazione annuale 2019 sullo Stato dei servizi e sull’Attività svolta dall’Autorità.  

Alla domanda se sia “possibile una regolazione normale, ordinaria, in tempi di meta-emergenza” Besseghini risponde ricordando “la risposta di natura operativa, che questa Autorità ha scelto di adottare sin dalle fasi iniziali dell’emergenza” che “si sostanzia nel tentativo di rendere gli interventi regolatori il più possibile coerenti con la graduale evoluzione della situazione, distinguendo tra gli interventi emergenziali (applicati d’urgenza nella prima fase), interventi straordinari di durata definita e interventi regolatori permanenti”. 

“Livelli di intervento differenziati, attivati anche grazie alla diretta collaborazione degli stakeholder, i quali hanno dimostrato di rispondere con grande senso di responsabilità alle sollecitazioni dell’Autorità. Regolari momenti di confronto in videoconferenza, nei giorni della chiusura, con le associazioni più rappresentative dei diversi settori, hanno permesso – rivendica il presidente dell’Autorità – ad Arera di avere costantemente il polso della situazione e di supportare con le proprie delibere il lavoro di centinaia di operatori e di migliaia di lavoratori che con il proprio impegno hanno garantito continuità ai servizi pubblici”. 

Fed, tassi fermi fino al 2023 

Nessun aumento dei tassi almeno fino alla fine del 2023: lo ha preannunciato la Federal Reserve al termine della riunione del comitato di politica monetaria (Fomc), che ha anche diffuso le stime per il Pil Usa (-3,7 nel 2020, migliori del previsto e +4,0% nel 2021) ed ha abbassato le sue previsioni per la disoccupazione al 7,6% per l’anno in corso alla luce del rimbalzo dell’economia Usa negli ultimi mesi. Tuttavia la decisione non è stata unanime, visto che due membri hanno votato contro. La Fed ha anche anticipato l’intenzione di “aumentare nei prossimi mesi le sue disponibilità in titoli del Tesoro e titoli garantiti da ipoteche almeno al ritmo attuale per sostenere il buon funzionamento del mercato e contribuire a promuovere condizioni finanziarie accomodanti, sostenendo così il flusso di credito a famiglie e imprese”. Rispetto alle previsioni di giugno scorso il miglioramento è evidente: allora la stima del Pil 2020 era a -6,5%, mentre quella della disoccupazione era al 9,3%. Rivista in rialzo l’inflazione con un dato che quest’anno potrebbe toccare l’1,2% (era +0,8% tre mesi fa) anche se servirà tempo per avvicinarsi al target del 2%. Quella che si è conclusa oggi è peraltro la prima riunione del Fomc dopo l’annuncio della revisione della strategia della banca centrale Usa. 

Adnkronos: Roberto Luongo nuovo Direttore amministrazione, finanza e controllo  

Roberto Luongo, 36 anni, è il nuovo Direttore Amministrazione, Finanza e Controllo del Gruppo Adnkronos. Nato a Napoli, ha conseguito la laurea in Economia dei Mercati Internazionali e delle Nuove Tecnologie e la laurea magistrale in General Management, entrambe all’Università Bocconi di Milano.  

Entrato in Adnkronos nel 2010, è stato inserito nella sede milanese che ha diretto per alcuni anni. Rientrato a Roma, ha maturato esperienze in vari settori all’interno delle diverse aziende del Gruppo, ed assume ora il nuovo ruolo con l’incarico di sovrintendere alle operazioni e allo sviluppo delle società Adnkronos, supportandone la pianificazione strategica e la gestione dei processi di innovazione tecnologica e di prodotto.  

“Ho preferito un giovane e preparato dirigente, cresciuto per una buona parte della sua carriera all’interno del nostro Gruppo, in modo da essere certo di poter coniugare il necessario e vitale ricambio generazionale con la salvaguardia e la perfetta conoscenza dei principi fondanti dell’azienda” ha detto Pippo Marra, editore dell’Adnkronos. “È solo il primo passo, che segue le recenti nomine di vertice, di un più generale piano di inserimento di giovani manager che ho intenzione di realizzare nei prossimi mesi e che vedrà coinvolti anche altri settori del nostro gruppo editoriale”, ha concluso Marra.  

Bill Gates: “Covid finirà solo tra due anni” 

“È increscioso che molte dichiarazioni del presidente Trump abbiano fatto percepire il vaccino contro il Covid come una questione politica”. A dirlo, in un’intervista a La Stampa è Bill Gates che boccia la risposta americana alla pandemia, disastrosa, e avverte che l’autunno minaccia di riportarci ai drammi della primavera, se non ci saranno gli interventi necessari. Però è ottimista sui vaccini, prevedendo che almeno tre saranno autorizzati entro la fine dell’anno, anche se per vedere la vera fine del virus dovremo aspettare il 2022. 

“Tristemente, quest’anno parliamo degli arretramenti provocati dalla pandemia. L’impatto sulla salute è un passo indietro di 25 anni, e la povertà estrema è cresciuta del 7%. Dobbiamo fermare il virus, ma serve la collaborazione globale. Lavorare insieme per creare il vaccino, condurre i trial, produrlo, distribuirlo. L’accesso farà la differenza. Secondo gli studi dalla Northeastern University, se i primi due miliardi di dosi andranno solo ai Paesi ricchi, avremo il doppio dei morti” afferma Gates che si dice “pessimista su come sarà l’autunno nell’emisfero settentrionale. Se non avremo interventi il numero dei morti, anche negli Usa, tornerà ai livelli della primavera”.  

“La notizia buona -aggiunge- è che abbiamo diversi vaccini promettenti, e potrebbero ricevere l’autorizzazione all’uso di emergenza dalla Fda o dalla Mhra entro fine anno, o certamente all’inizio del prossimo. Mi aspetto che due o tre l’avranno. Alcuni pensano prima di novembre (data delle presidenziali Usa, ndr), però non è probabile. La Pfizer è l’unica che potrebbe riuscirci, ma molti altri dovrebbero avere i dati dei test entro l’inizio dell’anno prossimo. Il primo vaccino potrebbe non essere quello definitivo, servirà altro lavoro sui secondari”.  

“La Gates Foundation -riferisce ancora Bill Gates nell’intervista a La Stampa – è concentrata su quelli che possono essere prodotti in grande scala, con un costo basso, fra 2 e 3 dollari a dose. Ciò include AstraZeneca Oxford, Novavax, Johnson & Johnson e Sanofi. Cerchiamo di vedere se funzionano, e costruiamo una capacità di produzione globale, per oltre un miliardo e mezzo di dosi all’anno”.  

“Lavoriamo con produttori nei Paesi in via di sviluppo, tipo il Serum Institute in India. Se saranno efficaci, anche con un livello di vaccinazione del 60% fermeremo la diffusione esponenziale della malattia. Il prossimo anno porteremo giù il numero dei morti, e nel 2022 la pandemia finirà” sottolinea.  

Banco Napoli, al via azione giudiziaria contro Mef  

La Fondazione Banco di Napoli ha avviato un’iniziativa giudiziaria nei confronti del ministero dell’Economia e delle Finanze chiedendo al Tribunale delle imprese di Napoli di determinare l’ammontare dell’indennizzo che spetta agli ex azionisti del Banco di Napoli, oggetto di intervento di salvataggio dello Stato nel 1996. E’ quanto annuncia la Fondazione in una nota. Il ricorso è stato notificato lo scorso 9 settembre dall’avvocato Antonio De Notaristefani di Vastogirardi.  

Nella conferenza stampa che si è svolta oggi a Napoli nella sede di Via dei Tribunali, la presidente della Fondazione Rossella Paliotto, ha spiegato che “l’iniziativa si è resa necessaria in ragione del silenzio serbato dal Mef in merito all’invito al confronto relativo alla quantificazione dell’indennizzo previsto dalla legge 588/96. La richiesta fu inviata nel 2017 e reiterata ad aprile 2020. La conferma della doverosità dell’iniziativa si rinviene nella relazione annuale 2020 della Corte dei Conti che, nell’esaminare il bilancio della Sga oggi Amco, ha dato atto che le riserve rinvenienti dall’attività di recupero dei crediti del Banco di Napoli al 31 dicembre 2016 erano pari a circa 733 milioni di euro”.  

“La stima ad oggi dell’intero indennizzo per tutti gli ex azionisti potrebbe aggirarsi intorno al miliardo di euro”, ha aggiunto la presidente Paliotto. “Si tratta di una liquidazione dovuta che potrebbe essere destinata ad incrementare la promozione dello sviluppo economico e culturale del Mezzogiorno, come previsto dal nostro statuto”. La presidente ha evidenziato come questa iniziativa si inserisca “nel solco tracciato nei secoli di storia della Fondazione, nata per finalità di assistenza sociale ai più bisognosi. Attività che ha svolto operando nelle sei regioni di competenza, anche nell’attuale periodo Covid. La nostra priorità è supportare tutte le forme di disagio sociale, da quello minorile alle disabilità”, ha aggiunto. 

In tale contesto “nasce l’esigenza attuale legata alla rilettura della storia del Banco di Napoli. La ricerca della verità è atto dovuto anche per chi ne ha sopportato il costo, perdendo i risparmi di una vita. Le mancate risposte da parte del Mef e di Amco rappresentano un silenzio assordante. Ora attendiamo con fiducia, affinché dissolvendosi le nebbie, si possa scrivere un’equa e trasparente conclusione della vicenda”, ha concluso la presidente.  

 

Bonus facciate, come usufruire della detrazione del 90% 

Il valore di un immobile è dato anche dalla facciata dell’edificio in cui si trova, ma rifare una facciata non è una spesa da poco, sia che si tratti di una casa singola sia che si tratti di un condominio. E poi, non è solo un fattore estetico, avere una facciata che cade a pezzi può essere rischioso, e quindi diventa determinante anche a livello di sicurezza. Quante volte, infatti, la richiesta di rifare la facciata del palazzo, anche per far risalire la quotazione degli immobili, non è stata poi accolta dall’assemblea in virtù di preventivi esosi? Il bonus facciate introdotto con la legge di Bilancio 2020 (art. 1, commi da 219 a 224) può essere d’aiuto: Adinconsum ha per questo stilato una guida all’uso. 

Per usufruire del bonus facciate, il rifacimento deve riguardare la facciata esterna di edifici di qualsiasi categoria catastale, che devono trovarsi nelle zona A e B come individuate dal D.M. 1444/1968 o in zone assimilabili da normative regionali o regolamenti comunali. La detrazione ammonta al 90% e non è indicato alcun tetto di spesa, quindi vale sull’intera spesa sostenuta.  

La detrazione vale solo per le spese sostenute nel 2020, indipendentemente dalla data di avvio dei lavori. La detrazione è spalmata in 10 quote annuali di pari importo a cominciare dalla dichiarazione dei redditi del 2020. Per ottenere la detrazione, il pagamento di rifacimento della facciata deve essere effettuato mediante bonifico bancario o postale, anche online. Può usufruire del bonus facciate, chi possiede a qualsiasi titolo l’immobile oggetto dell’intervento di rifacimento. 

Possono però usufruire della detrazione anche coloro che detengono l’immobile in forza di un contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato, regolarmente registrato, purché siano anche in possesso del consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario. 

Contratti: in 14 mln in attesa rinnovo ma per 4,5 mln nulla all’orizzonte 

E’ un esercito che sfiora i 14 milioni di lavoratori ad attendere il rinnovo del proprio contratto; la parte più consistente quella del settore privato che ne conta circa 11 milioni. E se per il 36% dei 168 contratti privati vigenti, che coprono, 4 mln di lavoratori circa , è già stato fischiato il calcio di inizio del confronto tra aziende e sindacati che porterà ad un aumento della busta paga, per il 30%, invece, niente è ancora all’orizzonte; oltre 4,5 mln di lavoratori di settori noti e molto meno noti, senza alcuna prospettiva di rinnovo. E’ questo il quadro che emerge dalla foto scattata dall’Adnkronos sulla stagione dei rinnovi contrattuali. 

A fare da battistrada all’apertura della stagione dei tavoli di confronto è il settore alimentare, il primo che si cimenta con le difficoltà di una vertenza sempre delicata. Una partita difficile soprattutto in questa tornata aggravata dalla crisi innescata dall’emergenza Covid che sta depauperando l’economia del Paese e che pone le aziende in una posizione difensiva soprattutto sotto il profilo salariale.  

E la trattativa del settore alimentare non fa eccezione: il fronte aziendale si è spaccato e Federalimentare non ha firmato il rinnovo, né intende farlo, disconoscendo un aumento in busta paga ai lavoratori di 119 euro lordi al mese sottoscritto invece da Unionfood , Ancit, e AssoBirra. Una situazione inedita e difficile da districare. Lunedì prossimo a Milano Confindustria giocherà la sua partita con Unionfood chiedendogli formalmente un passo indietro. Ma l’esito è incerto e alcuni osservatori hanno già parlato di una possibile frattura e uscita di Unionfood da viale dell’Astronomia. Si vedrà.  

Intanto è impasse anche sul tavolo, pubblico, del rinnovo dei 100mila lavoratori della sanità privata che da 14 anni attendono l’aggiornamento di norme e salari. Nulla è cambiato infatti anche dopo l’apertura ad accelerare la firma dell’accordo da parte del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno confermato lo sciopero dell’intera giornata del 16 settembre prossimo. 

Tavolo infuocato anche per i metalmeccanici che al contrario dello scorso rinnovo, in cui optarono per interventi di welfare aziendale al posto di aumenti veri e propri in busta paga, tornano oggi a chiedere un incremento salariale ‘classico’ per tutti i lavoratori di 156 euro al mese al III livello. Una proposta bocciata da Federmeccanica fin dall’avvio del negoziato reso complicato non solo dal lungo lockdown che ha congelato la trattativa ma anche dalla crisi economica che ha fortemente irrigidito il fronte industriale. Il 16 settembre dunque riprenderà il tavolo tra Fim Fiom Uilm e industriali meccanici ma i sindacati sembrano decisi a scendere sul piede di guerra per raggiungere il risultato salariale. Come dice il leader Uilm, Rocco Palombella: “I lavoratori sono da considerare risorse non costi da abbattere; hanno tenuto loro in piedi il Paese. E se la trattativa non garantirà aumenti veri, ci costringeranno allo sciopero. Le imprese potranno dire di aver ingabbiato i sindacati ma per loro sarà soltanto un altro Harakiri”.  

Ancora aperto anche il contratto dei 400.000 lavoratori del comparto tessile per i quali erano stati richiesti 115 euro di aumento medio; i 320.000 del legno arredo (99 euro) e i 130.000 della gomma plastica che hanno chiesto 100 euro lordi al mese in più. Tra i settori che attendono la fine del confronto anche l’agricoltura, il florovivaismo e fioricoltura, il commercio e gli agenti di commercio, i lavoratori dello spettacolo, la Rai, il trasporto e la logistica, e i marittimi. 

(di Alessandra Testorio) 

Cdp, Palermo: “Nuova sede Torino passo percorso sostegno territorio” 

“Nel piano industriale 2019-2021 Cdp ha deciso di concentrarsi molto sul territorio ed è un approccio che sta pagando. L’apertura di una nuova sede territoriale ha per noi un significato particolare in quanto Torino rappresenta innanzitutto la città dove nasce Cdp ma soprattutto è una città in cui abbiamo collaborato molto, un anno fa abbiamo siglato un importante protocollo che abbiamo realizzato completamente e siamo pronti a proseguire nel percorso di sostegno al territorio lanciando nuove iniziative”. Così l’ad di Cassa Depositi e Presiti, Fabrizio Palermo, al taglio del nastro della nuova sede torinese, nel centro città. 

“Questa ulteriore apertura dimostra quanto vogliano essere vicini al territorio sostenendone e promuovendone lo sviluppo a livello locale”, ha ribadito Palermo ricordando che “il piano di aperture, temporaneamente sospeso a causa della pandemia, sta andando avanti e prevede che nell’arco di un anno apriremo altri dieci punti territoriali, completando così il piano e dando una presenza costante, stabile e di vicinanza al mondo delle imprese e della pubblica amministrazione per intercettare le esigenze e tradurle in progetti operativi”, ha concluso.