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Categoria: soldi/economia

Tassazione, patrimoniali d’Italia da 1920 a oggi, un secolo di gabelle  

Guerre mondiali, crisi finanziarie, coronavirus. Nelle situazioni che richiedono uno sforzo economico straordinario, i governi italiani sono spesso ricorsi alla tassazione dei soggetti più ricchi. Il primo esempio risale esattamente a 100 anni fa, con la prima guerra mondiale, e con la decisione del governo guidato da Francesco Saverio Nitti di introdurre una prelievo sugli extraprofitti incassati dagli industriali, durante il periodo bellico, per far fronte ai debiti contratti dalla Stato durante la grande guerra. In seguito vengono istituiti altri prelievi, come ‘leve sul capitale’, straordinari e parziali, volti a fronteggiare gli oneri della guerra in Etiopia e degli altri impegni bellici di quegli anni.  

Nel 1936 si colpiscono gli immobili (3,5%) a copertura di un prestito forzoso di durata venticinquennale; nel 1937 il capitale delle società per azioni (10%); nel 1938 il capitale delle aziende in forma non azionaria (7,5%).  

Pochi anni dopo, nel 1940, per fronteggiare le spese della seconda guerra mondiale, nasce la prima patrimoniale ordinaria italiana. E dopo la guerra bisogna ricostruire il paese, con una nuova patrimoniale. Introdotta nel 1947, resta in vigore fino agli anni sessanta, quando viene trasformata nell’Invim, la tassa sull’incremento di valore degli immobili. Il prelievo doveva, originariamente, accompagnare il cambio della moneta e il censimento dei titoli, in modo da giovarsi dell’emersione della liquidità nascosta.  

Nel 1992, con la crisi finanziaria, il governo di Giuliano Amato introduce delle nuove gabelle, con il decreto legge ‘Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica’. Il primo è più famoso è il prelievo forzoso pari al 6 per mille, calcolato sull’ammontare dei depositi bancari, libretti postali, conti correnti, certificati di deposito, buoni fruttiferi, in essere alla data del 9 luglio. Il secondo è l’Isi (imposta straordinaria immobiliare), del 2 per mille, sui valori catastali di fabbricati, che di seguito viene innalzata al 3 per mille per i fabbricati diversi dall’abitazione principale.  

Nello stesso anno vengono introdotti dei prelievi su alcuni beni di lusso, come imbarcazioni, velivoli, automobili di elevata cilindrata e riserve di caccia e pesca, e sul patrimonio netto di ditte individuali, società ed enti commerciali e non, con aliquota pari al 7,5 per mille. Applicabile, originariamente, solo per il triennio 1992-94, viene prorogato di anno in anno fino alla sua sostituzione, nel 1998, con l’Irap.  

Nasce così una sorta di ‘imposta patrimoniale sintetica’, combinando prelievi diversi per struttura, ma analoghi per scopo: colpire la ricchezza nelle sue varie manifestazioni, immobiliare, finanziaria o come beni di lusso. Nel 1993 il posto dell’Isi e dell’Invim viene preso dall’Ici, una patrimoniale ordinaria e settoriale. Il tributo a vantaggio dei comuni grava sul valore catastale dei fabbricati, di aree fabbricabili e terreni; le aliquote sono comprese fra il 4 e il 6 per mille (e anche 7 per mille, in presenza di esigenze straordinarie di bilancio).  

Con la crisi del 2011, con il governo di Mario Monti, l’ambito di applicazione dell’imposta di bollo viene innovato per i conti correnti e ampliato ai depositi di titoli e strumenti finanziari, l’Ici-Imu viene riestesa all’abitazione principale, prelievi speciali colpiscono capitali e immobili detenuti all’estero, tributi erariali sono inaspriti o creati ex novo su automobili, aerei e imbarcazioni. Nel 2020 si arriva all’ultima tappa del viaggio, con la proposta di due partiti della maggioranza (Pd e Leu), presentata con un emendamento alla manovra che sta proseguendo il suo iter parlamentare.  

Firmato da Nicola Fratoianni (Leu), Matteo Orfini (Pd), e altri 7 componendi dei due partiti di maggioranza, prevede l’introduzione, a partire dal primo gennaio del prossimo anno, di ”un’imposta ordinaria sostitutiva sui grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500.000 euro derivante dalla somma delle attività mobiliari ed immobiliari al netto delle passività finanziarie, posseduta ovvero detenuta sia in Italia che all’estero, da persone fisiche”. La proposta sembra comunque destinata a naufragare, il governo guidato da Giuseppe Conte ha infatti escluso più volte l’ipotesi di inserire una nuova patrimoniale.  

Camera commercio Venezia Rovigo, distribuiti 33 mln risorse su territorio  

A pochi giorni dall’insediamento del nuovo consiglio della Camera di Commercio di Venezia Rovigo, previsto per il 10 dicembre, il presidente Giuseppe Fedalto ha presentato questa mattina in video conferenza dalla sede camerale di Marghera, il bilancio dei primi cinque anni di attività del primo ente italiano ad aver portato a termine il processo di accorpamento tra due Camere di Commercio, il 20 luglio del 2015. 

Nell’ultimo mandato l’ente ha lavorato per l’efficientamento della struttura e della gestione organizzativa, ha focalizzato la sua attenzione su temi strategici di rilancio per le imprese e per il territorio ascoltando il tessuto imprenditoriale e le associazioni di categoria. Ha sfrondato i numerosi contributi e supporti finanziari a pioggia, puntando al sostegno di un numero minore di iniziative, ma di più larga portata e di maggiore impatto, facendo leva sul concetto di rete di prossimità per diffondere efficacemente iniziative e servizi volti alla digitalizzazione e allo sviluppo di impresa. 

“In questi cinque anni l’Ente ha dimostrato di avere il coraggio di abbattere muri di separazione territoriali, pregiudizi ed incomprensioni varando una riforma che non è stata solo la semplice somma di due realtà istituzionali Venezia e Rovigo, ma che ha dato vita a programmi di sviluppo ben precisi e di integrazione di territori complementari”, ha dichiarato Giuseppe Fedalto, presidente Camera di commercio di Venezia Rovigo. “Tra gli ultimi vi è sicuramente il piano strategico per l’istituzione della zona logistica semplificata Porto di Venezia-Rodigino, che il nuovo Consiglio della Camera porterà avanti nei prossimi mesi, un l’esempio lampante di cosa significa aver lavorato in squadra nell’ultimo mandato. Una sfida impegnativa per i miei successori, ma una vittoria per tutti”, ha continuato.  

La vendita della sede di Calle Larga XXII Marzo a Venezia, e il conseguente acquisto di Palazzo Ca’ Nova sempre in centro storico, è l’operazione di razionalizzazione più importante e ponderata che l’Ente ha realizzato. Per garantire una presenza capillare sul territorio ha poi, da un lato, attivato presidi e sportelli decentrati nei Comuni a più alta densità, puntando, dall’altro, a dare vita in terraferma a una nuova “Casa delle Imprese”, che sorgerà in via Torino a Mestre. Un edificio efficiente e sostenibile, a basso impatto ambientale, connesso al mondo dell’università, della ricerca e dell’innovazione e dei servizi grazie alla vicinanza con il polo di Ca’ Foscari e della Stazione Sperimentale del Vetro. Si tratta di uno tra i più importanti investimenti sul territorio (30 milioni di euro). 

Oltre 33 milioni di euro sono stati gli interventi economici distribuiti sul territorio, attraverso contributi diretti alle imprese, iniziative promozionali e programmi di aiuto e sostegno all’economia, oltre alle componenti accessorie e straordinarie come l’emergenza Covid-19 (7 milioni di euro) e le calamità naturali che hanno interessato il territorio come il tornado della Riviera del Brenta del 2015 (180 mila euro), il maltempo che ha danneggiato le imprese polesane nel 2018 (120 mila euro), l’eccezionale acqua alta del 12 novembre 2019 che ha colpito le imprese del litorale che va dal Tagliamento al Delta del Po e della città di Venezia (500 mila euro). Sono 4,7 milioni i contributi stanziati per favorire l’accesso al credito delle micro e piccole e medie imprese attraverso i Confidi. 

“Sono convinto che le risorse investite nei progetti strategici sviluppati in sinergia con il territorio abbiano contribuito a dare la percezione che gli imprenditori non sono stati lasciati soli ad affrontare le difficoltà, ma hanno avuto una spalla sicura su cui poggiare i timidi, ma incoraggianti segnali di ripresa a cui abbiamo assistito in questi cinque anni, e messi a serio rischio negli ultimi mesi dall’emergenza Covid-19″, ha aggiunto Fedalto.  

“Le sfide future per il nuovo Consiglio saranno quindi quelle di proseguire con azioni di supporto per garantire la piena ripartenza con interventi di accompagnamento capaci di affiancare il sistema produttivo nel ritrovare stabilità e rinnovata competitività con nuove prospettive di fiducia e sicurezza di lungo periodo”, ha continuato.  

Pù di 15 mila le imprese che sono state coinvolte in attività di formazione sui temi del digitale, internazionalizzazione, innovazione, sostenibilità ambientale, turismo e cultura, 165 nuove imprese e 60 start up sono nate o sono state avviate grazie al supporto dell’Ente. Oltre 300 mila le pratiche telematiche gestite, grazie a un’ implementazione e potenziamento dei servizi per l’E-gov e il dialogo con la Pubblica Amministrazione. 4500 sono i ragazzi degli istituti superiori delle due province e 779 le imprese direttamente coinvolte in attività di orientamento al lavoro e alle professioni, 1,6 milioni sono le risorse investite nell’ultimo triennio di cui 1,2 milioni erogati sotto forma di voucher a rimborso delle spese di tutoraggio alle aziende che hanno ospitato ragazzi in alternanza scuola lavoro. 

In questi cinque anni i temi dell’innovazione e del digitale sono stati fondamentali nella programmazione delle attività e dei servizi dell’Ente, che ha aderito al network dei Pid – Punti Impresa Digitale, le strutture di servizio create dal sistema camerale, dedicate alla diffusione dell’innovazione e della digitalizzazione nelle Mpmi (Micro piccole medie imprese) in attuazione del Piano Nazionale Impresa 4.0. Circa 3 milioni le risorse investite nell’ultimo triennio in progetti per la crescita digitale delle Mpmi, di cui 1,4 milioni erogati sotto forma di voucher.  

Oltre 2 milioni di risorse sono state stanziate per la valorizzazione del patrimonio turistico, culturale e territoriale del tessuto economico di Venezia e Rovigo a favore di progetti condivisi con le istituzioni universitarie e gli organismi culturali di rilievo sul territorio. Sul fronte dell’internazionalizzazione la Camera si è impegnata nel sostegno di attività gestite attraverso le funzione associate e coordinate a livello interprovinciale da Veneto Promozione fino al 2016 e da Nuovo Centro Estero Veneto dal 2018 al 2020. Le attività dell’ufficio camerale si sono concentrate sulla campagna internazionale di promozione del portale degli esportatori ed importatori Venicexport e sulle certificazioni per l’estero con grande spinta alla digitalizzazione. 

Molto è stato fatto anche sul fronte della regolazione del mercato, sulla vigilanza prodotti con quasi 4000 controlli ispettivi e oltre 50 mila sequestri cautelativi di merce non conforme. Numerose le iniziative promosse sul fronte della legalità e della sostenibilità ambientale promosse con gli imprenditori e anche con le scuole delle due province, dal servizio ambiente della Camera di commercio, costituito dalla sezione del Veneto dell’albo gestori ambientali e dall’ufficio unico ambiente delle Camere di Commercio del Veneto. 

Tampon tax, emendamento Boldrini: Iva al 5% per tutti gli assorbenti 

Iva ridotta al 5% per tutti gli assorbenti non solo quelli biodegradabili. Un emendamento alla manovra a prima firma Laura Boildrini (Pd) chiede uno sforzo in più rispetto al taglio dell’imposta ottenuto in Legge di Bilancio lo scorso anno per gli assorbenti compostabili o lavabili, estendendo lo sgravio a tutti i prodotti “per la protezione dell’igiene femminile quali assorbenti igienici esterni e tamponi interni, coppette mestruali”. Per le coperture per 300 milioni di euro si propone di attingere dal fondo per le esigenze indifferibili.  

Deal Source Italia acquisisce 70% di Pietribiasi Michelangelo 

Deal Source Italia, società di advisory creata qualche mese fa da Sergio Buonanno e Daniela Ingrosso e focalizzata su buy-out di PMI industriali in forma di club deal, ha perfezionato l’acquisto del 70% di Pietribiasi Michelangelo. Fondata negli anni ’60, Pietribiasi Michelangelo, con sede a Marano Vicentino, è una piccola eccellenza italiana attiva nella produzione di impianti e macchinari per il settore lattiero-caseario (latte e formaggi, burro, yogurt e prodotti fermentati), per la produzione di succhi e bibite, gelato e birra. 

Il club deal ha originato e strutturato l’operazione mediante la costituzione di una società veicolo capitalizzata da una serie di investitori, tra i quali Banca Ifis con il ruolo di anchor investor istituzionale, Banca Patrimoni e gli imprenditori Domenico Catanese, Germano Fanelli, Samuele Mazzini, Rossella Po, oltre al Club degli Investitori di Torino. L’obiettivo dell’investimento è quello di supportare l’attuale management nel progetto di crescita sia organica che attraverso aggregazione di altre realtà complementari, mediante le competenze finanziarie e industriali di Deal Source Italia ed il suo network. 

Mario Pietribiasi, già socio insieme al fratello Antonio della società, ha reinvestito al 30% nell’operazione e continuerà a guidare l’azienda nel cui consiglio di amministrazione sono entrati Sergio Buonanno, Daniela Ingrosso e Samuele Mazzini per dare il proprio contributo nelle scelte strategiche e nell’attività di business development. Nel 2019 la società ha conseguito un fatturato di circa 11 milioni di Euro, realizzato per quasi il 90% fuori dall’Italia, con un EBITDA margin superiore al 20% e generazione di cassa positiva. 

Mario Pietribiasi, socio e Amministratore Delegato di Pietribiasi Michelangelo S.r.l. ha affermato: “La decisione di farci affiancare da un nuovo socio finanziario è nata dall’esigenza di avere un ulteriore supporto per proseguire il processo di crescita iniziato qualche anno fa. In Deal Source abbiamo trovato un team di persone che ha condiviso sin da subito la nostra filosofia e la visione di lungo periodo. In questi mesi 

abbiamo avuto modo di apprezzarne l’approccio industriale, le competenze tecniche, ma anche le qualità personali di Sergio e Daniela che lo rendono il giusto compagno di viaggio per questa nuova avventura. Grazie al loro contributo, sono sicuro che Pietribiasi potrà accelerare ulteriormente la crescita anche attraverso acquisizioni e raggiungere traguardi importanti sui quali già stiamo lavorando attivamente insieme.” 

Sergio Buonanno, Presidente di Deal Source Italia ha affermato: “Pietribiasi Michelangelo rappresenta il primo investimento in club deal organizzato da Deal Source Italia. Il nostro obiettivo è quello di realizzare altri 4-5 investimenti nei prossimi tre anni, al fine di preparare le aziende target nell’arco di 3-4 anni per una successiva fase di sviluppo a cui contribuiranno operatori di private equity più grandi, interessati ad acquisire realtà che siano più strutturate e managerializzate rispetto a quelle che acquisiamo noi inizialmente. In mezzo ci sta il nostro lavoro e la nostra creazione di valore”. 

Deal Source Italia è stata assistita nell’operazione da Gianluigi Serafini e Silvia Frattesi di LS Lexjus Sinacta per gli aspetti legali e da Antonio Zecca e Luca Zoani dello studio Spada & Partners per quelli contabili e fiscali. 

Eni entra nel mercato dell’eolico offshore in Gran Bretagna 

Eni annuncia il suo ingresso nel mercato della produzione di energia elettrica da eolico offshore in Gran Bretagna grazie all’acquisizione del 20% da Equinor e Sse Renewables, del progetto Dogger Bank (A e B). Il progetto, spiega il colosso dell’energia, prevede l’installazione di 190 turbine di ultima generazione da 13 Mw ciascuna a una distanza di oltre 130 km dalle coste britanniche, per una potenza complessiva di 2,4 Gw. A regime Dogger Bank (3,6 GW) sarà il progetto più grande del mondo, in grado di produrre elettricità rinnovabile pari a circa il 5% della domanda del Regno Unito, fornendo energia a circa sei milioni di famiglie. 

La costruzione del parco eolico offshore Dogger Bank (A e B) prevede un investimento complessivo di 6 miliardi di sterline e si articolerà su due fasi, la prima delle quali sarà completata entro il 2023 e la seconda entro la fine del 2024. Con questa acquisizione Eni entra nel mercato dell’eolico offshore del Nord Europa, uno dei più promettenti e stabili al mondo, al fianco di due partner di grande esperienza nel settore e potrà accrescere le proprie competenze nella costruzione e gestione di progetti offshore wind per future iniziative, anche in altre aree geografiche. 

L’ingresso nel progetto Dogger Bank (A e B) consentirà di contribuire con 480 Mw di energia verde al raggiungimento degli obiettivi Eni di capacità installata da rinnovabili nel 2025, pari a 5Gw, e di sfruttare eventuali sinergie con il business retail. Per questa operazione, Eni è stata supportata da Rbc Europe come exclusive financial advisor, e Bracewell (Uk) Llp in qualità di legal advisor. 

“L’ingresso nel mercato dell’eolico offshore in Nord Europa – ha detto Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni – rappresenta per Eni una grande occasione che ci consentirà non solo di acquisire ulteriori skills nell’offshore wind, grazie alla collaborazione con due aziende leader del settore, ma anche di contribuire in modo sostanziale al raggiungimento del target di 5 Gw di potenza installata da rinnovabili al 2025, tappa intermedia per il più ambizioso obiettivo relativo all’azzeramento delle emissioni nette di gas serra sia dirette sia indirette in Europa al 2050”.  

Dipendenti si riprendono azienda, Coop riapre a Frosinone in piena pandemia  

Aprire una nuova attività in piena pandemia, scommettendo sul futuro con coraggio e determinazione. È successo a Frosinone dove tre donne hanno fatto rinascere il marchio Coop con un’operazione di ‘workers buyout’. Si sono costituite, insieme ad altre 3 persone, in una cooperativa e, alla fine di ottobre, hanno alzato le serrande del nuovo punto vendita dando così la possibilità alla clientela di acquistare prodotti rappresentativi dei valori della cooperazione. Un piano reso possibile grazie al sostegno di Cfi- Cooperazione Finanza Impresa, investitore istituzionale specializzato, in grado di gestire direttamente le risorse che il pubblico destina alla promozione dell’impresa mutualistica, che ha investito 390mila euro. 

L’unico negozio Coop presente a Frosinone ha chiuso i battenti nel giugno del 2019. Molti dipendenti hanno accettato il trasferimento o un’altra ricollocazione. Non così Rossana De Pastina e Pina Costagliola, ora presidente e vicepresidente.  

Hanno accettato l’incentivo all’esodo per avere quote da investire e costituire una cooperativa: è nata così Frosincoop. Cinque socie e un socio per dare vita alla nuova Cooperativa che ora conta dieci dipendenti e ha grandi progetti, come quello di attrezzarsi, in questo momento drammatico di crisi sanitaria ed economica, per portare gli acquisti a casa della clientela oppure per attivare il servizio di spesa-pronta. Cinquecento metri quadrati di locale e una immensa voglia di riscatto per un territorio, quello ciociario, da anni sottoposto a una grave crisi occupazionale. 

“Diversi obiettivi sono stati raggiunti con l’apertura dell’attività -dice De Pastina- ci è stato consentito di riportare nella nostra città un marchio storico in termini di affidabilità. Abbiamo inoltre avuto l’opportunità di ricostituire quella comunità che si era creata tra clienti e dipendenti e, nello stesso tempo, creare occupazione per noi stesse e per altre persone. Ma quello che ritengo di massima importanza è dare informazione sul Wbo perché altre aziende in crisi possano risollevarsi e rinascere”. 

Il 2020 è stato per Cfi un anno di forte incremento degli interventi. È stato varato un piano di investimenti di 44 milioni di euro diviso in due fasi: nella prima, fino ad agosto, gli investimenti hanno interessato per il 65% Wbo e start-up e per il 30% cooperative già partecipate.  

Nella fase due, fino a dicembre, gli interventi sono destinati a sostenere progetti di consolidamento, riconversione produttiva e workers buyout nella convinzione che, per contenere gli effetti della crisi e contribuire alla salvaguardia dell’occupazione e alla ripresa economica occorra concentrare il massimo degli sforzi nel secondo semestre di quest’anno.  

Questo perché, in base a un’indagine fatta da Cfi su oltre 160 cooperative partecipate, anche le realtà più solide hanno registrato problemi di liquidità e difficoltà di accesso al credito. Soprattutto le piccole e medie imprese, se non adeguatamente sostenute nella fase di ripartenza, rischiano di vedere compromessa la continuità aziendale. 

“Il sistema del workers buyout, ossia l’acquisto da parte dei dipendenti dell’azienda in crisi, può diventare uno degli strumenti per fronteggiare le difficoltà in cui versano molte imprese per effetto della pandemia – sottolinea Camillo De Berardinis, amministratore delegato di Cfi- con un duplice effetto: salvaguardare i livelli occupazionali, garantendo la continuazione delle attività e la valorizzazione degli asset aziendali, ed evitare interventi ben più onerosi per lo Stato in termini di ammortizzatori sociali. Dal 1986 ad oggi con le risorse della legge Marcora sono stati finanziate 520 imprese cooperative con più di 23.300 lavoratori coinvolti”, conclude.  

 

Expo Dubai, Bracco porta il futuro della medicina al Padiglione Italia 

Life sciences, intelligenza artificiale e imaging diagnostico: con l’italiana Bracco il futuro della medicina approda al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai. Il Commissariato Generale per l’Italia a Expo 2020 Dubai e il Gruppo Bracco annunciano un accordo di partnership “per rafforzare il progetto di innovazione, sostenibilità e diplomazia scientifica” che il nostro Paese porterà all’Esposizione Universale del prossimo anno. A Expo Dubai, che inizierà il 1 ottobre 2021, il Gruppo Bracco, Official Gold Sponsor del Padiglione Italia, sarà protagonista sui temi del life sciences.  

La sua installazione dal titolo “The Beauty of imaging” mostrerà ai visitatori di tutto il mondo “inediti contenuti scientifici multimediali e con una grande riproduzione di uno dei Bronzi di Riace li renderà consapevoli dell’importanza delle scienze della vita e in particolare dell’imaging diagnostico, una delle scoperte più rilevanti nella medicina contemporanea”. Insieme a molti partner, come i cluster nazionali dei settori life sciences e agroalimentare Alisei e Clan, Bracco darà inoltre vita “a un palinsesto di eventi e iniziative all’interno del Padiglione Italia sul futuro della medicina, della prevenzione e della corretta alimentazione”. L’obiettivo, spiega il colosso italiano, “è quello di far comprendere il legame profondo che esiste tra salute degli esseri umani e del pianeta. Due eventi specifici saranno dedicati al tema ‘Women and Science’, che entrerà nel palinsesto riservato alle donne nel marzo 2022, e al progetto di education/formazione sui temi di Expo, nato dalla collaborazione tra Fondazione Milano per Expo, Fondazione Politecnico e Padiglione delle Donne di Expo Dubai. 

Nel novembre 2021, in occasione del National Day dall’Italia, Fondazione Bracco sosterrà il grande concerto dell’Accademia della Scala che si svolgerà alla presenza delle massime autorità dell’Italia e di altri Paesi, a cominciare dagli Emirati Arabi Uniti. “A Dubai il Gruppo Bracco ha intenzione di portare il modello italiano di ricerca e innovazione nel comparto delle scienze della vita, presentando soluzioni vincenti in materia di salute, sicurezza e prevenzione, a iniziare dall’applicazione dell’intelligenza artificiale alla diagnostica per immagini”, afferma Diana Bracco, Presidente e Ceo del gruppo, che nel 2015 fu Presidente di Expo 2015 spa e Commissario generale di Padiglione Italia.  

La presidente Diana Bracco evidenzia che “se c’è una cosa che tutti hanno imparato dalla terribile pandemia di Covid-19 è che non bisogna mai smettere di investire in ricerca, perché solo la scienza può trovare i rimedi alle sofferenze delle popolazioni. Oggi, tra l’altro, stiamo vivendo con l’integrazione tra la biologia molecolare, le biotecnologie e il digitale una rivoluzione che cambia profondamente la medicina. E l’Italia di questa rivoluzione è un hub pulsante, avendo un network diffuso su tutto il territorio nazionale di valide strutture di ricerca pubbliche e private e di imprese innovative che sono la vera punta di diamante del nostro sistema industriale e rappresentano più del 10% del Pil”. 

“Il Gruppo Bracco assicura alla partecipazione dell’Italia a EXPO 2020 Dubai – afferma il Commissario italiano Paolo Glisenti – un fattore altamente dimostrativo delle migliori competenze italiane per la salute in un campo, per esempio quello della diagnostica per immagini, che è oggi fattore di grande innovazione nel modello multidisciplinare delle attività terapeutiche che il contesto della pandemia sta rendendo di importanza strategica per l’umanità”. 

Nel percorso di avvicinamento al semestre espositivo dell’Esposizione Universale, il Gruppo Bracco terrà inoltre una serie di eventi che prenderanno il via il 15 dicembre con un webinair dal tema “Ricerca e Innovazione: il Gruppo Bracco a Expo Dubai” a cui parteciperà, oltre alla presidente Bracco e al Commissario Glisenti, l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti Nicola Lener 

Altroconsumo, pronti a class action per obsolescenza programmata Iphone  

Nella lotta contro l’obsolescenza programmata, Altroconsumo, insieme ai partner europei di Euroconsumers, è pronta a procedere con una class action nei confronti di Apple per chiedere “un giusto risarcimento per i consumatori italiani che hanno subito nel corso degli anni le pratiche scorrette dall’azienda californiana, riconosciute anche dalle autorità italiane”. Lo annuncia una nota dell’associazione. 

Dal 2014, Altroconsumo ha raccolto i casi dei consumatori che lamentavano problemi di performance dei propri iPhone in seguito ad aggiornamenti del software.”Anche grazie a queste segnalazioni inviate all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel 2018, l’azienda è stata sanzionata per 10 milioni euro per pratiche commerciali scorrette e aggressive -spiega la nota-. Il ricorso di Apple al Tar del Lazio è stato respinto a maggio di quest’anno. Il Tribunale ha quindi confermato che la società di Cupertino ha rilasciato gli aggiornamenti del firmware iOS 10 e 10.1.2 per gli iPhone 6/6Plus/6s/6sPlus, senza informare adeguatamente i consumatori della riduzione sensibile delle prestazioni che avrebbero subito i loro dispositivi”. 

“L’azienda ha risposto a queste accuse affermando che l’aggiornamento era necessario per evitare spegnimenti improvvisi dei dispositivi e ha avviato una campagna di sostituzione della batteria a prezzo ridotto. Questo intervento è risultato insufficiente e non ha portato, nel nostro Paese, a un equo risarcimento dei consumatori colpiti dall’obsolescenza programmata”, ricorda Altroconsumo.  

Negli Usa, grazie ad una class action, i consumatori sono riusciti a ottenere 500 milioni di dollari dalla big tech californiana che recentemente ha accettato di pagare 113 milioni per chiudere le cause in corso in 33 Stati americani. “I consumatori di Belgio, Italia, Spagna e Portogallo meritano di essere trattati con lo stesso rispetto di quelli americani: per questo motivo Euroconsumers annuncia oggi una class action coordinata contro Apple per le pratiche di obsolescenza precoce chiedendo un risarcimento minimo di 60 euro per consumatore. Belgio e Spagna hanno già avviato le proprie class action mentre Italia e Portogallo si aggiungeranno a breve”, dice Altroconsumo. 

Ivo Tarantino, Responsabile Relazione Esterne di Altroconsumo ha dichiarato: “Abbiamo deciso di intraprendere una class action per le pratiche scorrette e aggressive di Apple per chiedere un risarcimento adeguato per tutti quei clienti che sono stati ingannati per troppo tempo. Le azioni che l’azienda ha intrapreso fino ad ora non sono sicuramente sufficienti.” 

“L’obsolescenza programmata di molti device elettronici con conseguenti malfunzionamenti sia al software che all’hardware porta inevitabilmente ad un altro grande problema, la difficoltà di riparare questi prodotti. A questo proposito Altroconsumo, in un’indagine per misurare “l’indice di riparabilità” – possibilità di riparazione senza l’intervento di un tecnico – ha aperto e smontato dieci smartphone e quattro tablet, andando a lavorare sulla sostituzione di batteria e schermo”, si legge nella nota.  

“I risultati dell’indagine parlano chiaro: quasi tutti i device analizzati non sono progettati per essere facilmente riparabili. Alla difficoltà nella riparazione si aggiunge inoltre il problema dei pezzi di ricambio, spesso introvabili. Tutto questo spinge inevitabilmente i consumatori a cambiare con più frequenza il proprio smartphone/tablet andando ad impattare fortemente sia sul proprio portafoglio che sull’ambiente, incrementando il cosiddetto E-waste (rifiuti tecnologici)”, aggiunge la nota di Altroconsumo.  

Altroconsumo, al fine di tutelare i consumatori dalla pratica scorretta dell’obsolescenza precoce, ha lanciato a fine 2019 il progetto PROMPT mettendo a disposizione una piattaforma online dove è possibile segnalare telefoni, tablet e altri apparecchi elettronici che hanno smesso di funzionare troppo presto.  

Obiettivo dell’iniziativa è rappresentare le dimensioni del fenomeno e sensibilizzare le aziende verso politiche più corrette e sostenibili. Ad oggi sono oltre 700 le segnalazioni dei consumatori italiani, di queste, il 50% riguardano gli smartphone. 

Manovra, Anief: “Quasi 70 proposte su scuola, università e ricerca per affrontare emergenza”  

In attesa del nuovo dpcm dicembre, Anief rilancia la notizia delle proposte emendative alla Legge di Bilancio 2021 inviate alla V commissione della Camera: sono quasi 70 le proposte specifiche per il settore, messo a dura prova dal Covid19 e con il paese che si appresta ad affrontare il nuovo anno con un deficit di quasi 200 miliardi. Sono sempre tante le iniziative del sindacato: il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, ha anche tenuto un webinar durante il quale ha illustrato gli emendamenti: “Siamo certi che le nostre proposte daranno sostegno a una categoria provata da mesi di incertezze, che hanno messo a dura prova tutti. Il Paese deve ripartire e la chiave sta in mano alla scuola”. 

Durante il mese di dicembre continueranno i seminari on line di legislazione scolastica di formazione del personale in ogni provincia d’Italia.  

Le proposte sono state suddivise in sezioni e riguardano la fiscalità, gli organici e l’emergenza covid-19, il salario accessorio e la ricostruzione di carriera, la mobilità, il reclutamento e il precariato, il sostegno e la specializzazione, il welfare e il pensionamento, il personale Ata, educativo, insegnante di religione cattolica, scuole estere, concorso DS, interventi per l’università, la ricerca, l’alta formazione artistica, coreutica e musicale, relazioni sindacali. Il sindacato ha predisposto anche un elenco completo dei temi affrontati negli emendamenti. 

Anief ha fatto presentare tanti emendamenti che riguardano il personale scolastico, a partire da quello precario che ha svolto 36 mesi di supplenze anche non continuative all’interno della scuola con qualsiasi ruolo: quindi come personale docente, educativo, insegnanti di religione. Tutti lavoratori che vanno assunti così come avviene già nel privato. Come vanno lasciati in ruolo i precari già assunti a tempo indeterminato con riserva o chi ha avuto la rescissione del contratto perché c’è stata una sentenza negativa, quando però in realtà aveva già superato proprio l’anno di prova.  

Con 250 mila supplenze annuali sottoscritte quest’anno e oltre la metà delle immissioni in ruolo saltate, l’Anief ha rilanciato delle istanze che in passato il Parlamento ha già adottato, come ‘la riapertura delle GaE’, autorizzata nel 2008 e nel 2012, ‘e l’avvio di corsi abilitanti aperti a tutto il personale che ha maturato 36 mesi di servizio. Questo è molto importante perché il doppio canale di reclutamento’ va necessariamente avviato: ce lo dice la Cassazione, la Corte Costituzionale italiana e l’Europa. Tra l’altro l’Anief su questo punto ha presentato all’Ue dei reclami collettivi e a gennaio si avrà la risposta. 

Pacifico ha affermato che “tra i vari interventi realizzati c’è anche quello che guarda all’Europa, per far riconoscere il rischio biologico per il personale della scuola perché è quello più a rischio burnout in tutta la Pubblica amministrazione: per tale motivo chiediamo anche un’indennità per il personale scolastico. Riteniamo che questo sia il momento in cui la politica debba valorizzare di più il lavoro che si sta facendo sia in presenza che a distanza, per garantire sempre il diritto all’istruzione. Siamo certi che le nostre proposte daranno sostegno a una categoria provata da mesi di incertezze, che hanno messo a dura prova tutti. Il Paese deve ripartire e la chiave sta in mano alla scuola”. 

Università Milano-Bicocca apre laboratorio nel bosco  

Un quartiere sempre più green con un laboratorio di ricerca tra gli alberi, il ‘Bosco delle Stem’. Un luogo di cultura per tutti. In un periodo difficile per l’Italia, l’Università di Milano-Bicocca non vuole rinunciare a uno dei momenti fondamentali della vita universitaria. E inaugura l’anno accademico 2020-2021 rilanciando la propria vocazione di istituzione aperta alla città di Milano e al mondo e di ente promotore di nuovi modelli di sviluppo sociale, culturale, scientifico-tecnologico ed economico. All’insegna di valori fondamentali quali la resilienza, la ripartenza una volta che sarà conclusa l’emergenza da Covid-19, la cura degli altri e la sostenibilità. 

Durante la cerimonia è stato presentato il Bosco delle Stem, un progetto nato dalla collaborazione con il Comune di Milano, nell’ambito di STEMintheCity. L’Università realizzerà, all’interno del Vivaio Bicocca, un laboratorio dove formare nuove scienziate e nuovi scienziati capaci di ispirarsi alla biodiversità per promuovere l’innovazione scientifica. Il Bosco delle Stem sarà un vero e proprio laboratorio all’aperto dove fare ricerca e organizzare eventi di partecipazione scientifica aperti a tutti. 

All’interno del Bosco verrà costruita, con materiali ecosostenibili, una torre di 10 metri per osservare la natura e le stelle: di giorno sarà possibile studiare la biodiversità animale e vegetale, di notte si potranno ammirare galassie, pianeti e asteroidi. Grazie a una passerella in legno si potrà camminare tra le fronde degli alberi per conoscere da vicino l’avifauna del bosco. Ci saranno poi dei laboratori sperimentali dedicati ai più piccoli per far conoscere loro l’ecosistema e la biodiversità. 

“Stiamo lavorando per rendere il quartiere sempre più verde – ha spiegato la rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, aprendo l’inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021, il secondo dall’inizio del suo mandato – con un museo diffuso, un luogo di cultura aperto a tutta la città. Oggi presentiamo il Bosco delle Stem, uno spazio dove gli studiosi di materie tecnico scientifiche saranno impegnati per la sostenibilità della nostra città e dell’intero pianeta”. 

La cerimonia, per la prima volta dalla nascita dell’Ateneo, si è svolta esclusivamente in streaming. “Appena un anno fa avevo davanti a me l’aula magna gremita – ha ricordato la rettrice -. Oggi è strano non guardare negli occhi gli studenti, i colleghi, il personale, ma ho voluto fortemente non rinviare l’inaugurazione. Si tratta infatti di un momento imprescindibile della vita universitaria, un momento di scambio, di condivisione e di riflessione”. 

Iannantuoni ha sottolineato inoltre l’importanza di consolidare una società sostenibile. “L’Università ha il compito di creare nuovi modelli di sviluppo sociale, culturale, scientifico-tecnologico ed economico. E Milano-Bicocca, consapevole del ruolo che riveste nella formazione delle giovani generazioni, si sta impegnando per rafforzare le politiche di sostenibilità e inclusione sia nel campus sia sul territorio”. 

Simbolo di questo sviluppo, i recenti progetti dell’Università. Come il Vivaio Bicocca inaugurato un mese fa, uno spazio verde di 8mila metri quadri all’interno del quale sorgerà il Bosco delle Stem. E come l’Edificio U19, una infrastruttura di ricerca dedicata allo studio dei cambiamenti climatici e alla scoperta di energie alternative, che sorgerà dalla ristrutturazione dell’ex centrale a idrogeno. Così, Milano-Bicocca abbraccerà tutti gli ambiti della sostenibilità, dal seme (gli alberi) al blu e green deal (U19). 

Tutto questo inserito all’interno di un polo culturale che ha nell’Università, nell’Hangar Bicocca e nel Teatro Arcimboldi i tre luoghi cardine destinati a rendere il quartiere, un tempo operaio, sempre più aperto alla città e carico di energia intellettuale. Altro tema fondamentale sviluppato durante la cerimonia di inaugurazione, il concetto di cura, al centro dell’intervento dell’ospite d’onore: Ilaria Capua, la direttrice del ‘One health center of excellence’ dell’Università della Florida.  

“È una gioia vera aprire questo anno accademico con un’esplosione di luce, la luce del cambiamento – ha commentato la professoressa Capua – Il futuro che abbiamo di fronte ce lo possiamo reinventare”. Durante l’anno della pandemia, l’Ateneo si è preso cura della sua comunità non solo garantendo le misure di prevenzione e sicurezza necessarie sui luoghi di lavoro e nelle aule quando sono riprese le attività in presenza, ma anche offrendo gratuitamente test sierologici e tamponi veloci al proprio personale docente e tecnico amministrativo.  

Bper, Vandelli: “Nuovo piano penso a fine 2021” 

Il nuovo piano industriale di Bper potrebbe vedere la luce a fine 2021, anche per avere più chiaro lo scenario macroeconomico. E’ la previsione dell’amministratore delegato della banca, Alessandro Vandelli, in conferenza stampa.  

“Questa situazione – afferma – ci impone di ripensare il piano industriale, la tempistica che io ho in mente è quella di collocarci nella seconda parte del 2021, più verso la fine. L’ingresso delle filiali si completerà nei prossimi mesi ed è necessario una vista dall’interno per apprezzarne qualità e caratteristiche e inserirle in un framework definito”. Inoltre, spiega, “essere avanti da qualche mese ci permetterà di capire l’evoluzione dello scenario macroeconomico. Inizieremo presto le attività sul piano industriale”.  

Ad ogni modo, “i piani sono tipicamente standalone, da qui a fine 2021 c’è tanta strada da fare e quindi si vedrà ma, ribadisco, l’impegno totale del gruppo è su questa operazione (delle filiali, ndr), che riteniamo strategica per il nostro posizionamento futuro, è il banco di prova per crescere ed essere efficacemente presente su questi territori e su un’area strategica come la Lombardia”.  

Bper in Lombardia arriverà a 360 filiali, ‘Avremo rispetto di persone e territori’  

Il rafforzamento di Bper in Lombardia con l’acquisto del ramo di filiali Ubi da parte di Intesa SanPaolo (486 filiali e 134 punti operativi) è un obiettivo “che avevamo perseguito da tanto tempo, baseremo gran parte delle nostre azioni sulle persone che entreranno a far parte del nostro gruppo”. E’ quanto ha chiarito l’amministratore delegato di Bper Alessandro Vandelli, in una conferenza stampa dedicata ai territori.  

La Lombardia è la regione ‘chiave’ per lo sviluppo della banca in futuro. Ai circa 60 sportelli che già aveva l’istituto emiliano, se ne aggiungeranno circa 300, per un totale di circa 360. “Arriveremo vicino all’8% di quota di mercato e questo è il salto complessivo”. A Brescia, tra quelle che già ci sono e quelle da acquisire, Bper arriverà ad avere 100 filiali in tutto, a Bergamo poco meno di 90, a Varese 70.  

Da questo punto di vista, ci sarà “rispetto per i territori e per la continuità del rapporto tra le persone. Ci organizzeremo con delle direzioni presenti sul territorio, sicuramente a Brescia, Bergamo e Varese. E’ la strada più forte per mantenere le relazioni con la clientela e la nostra intenzione è quella di valorizzare le persone sul territorio”. Il rafforzamento sarà soprattutto a Brescia, Bergamo, Varese, ma anche a Monza e Pavia. Non a Sondrio, dove “non è nei nostri obiettivi crescere e svilupparci”, ha detto Vandelli. 

 

Alleanza prosegue il suo impegno nella Protection e lancia ‘Per amore’ 

Nasce la nuova soluzione Vita per essere al fianco delle famiglie. Alleanza Assicurazioni, infatti, prosegue il suo impegno nella Protection e lancia ‘Per Amore’. “Poter preservare il proprio stile di vita è sempre più rilevante per le famiglie italiane, anche alla luce del nuovo contesto di incertezza causato dal Covid-19. Con la nuova soluzione ‘Per Amore’ vogliamo rispondere a questa esigenza, sempre più sentita dalle famiglie e che sta assumendo una diffusa rilevanza sociale”, commenta Renato Antonini, Responsabile vita e danni di Alleanza Assicurazioni. 

Questa soluzione, aggiunge, “amplia la nostra gamma di offerta di coperture Vita, che stanno incontrando un rilevante interesse presso il pubblico. In particolare, durante questa emergenza sanitaria, non abbiamo mai smesso di rimanere vicino ai nostri clienti, sviluppando specifiche coperture e garanzie dedicate alle famiglie per affrontare il Coronavirus”. 

Il contesto nazionale oggi è caratterizzato da bassa natalità e età media della popolazione in aumento. Sono 26 milioni le famiglie, di cui il 44% con almeno un figlio e il 23% monoreddito. In aumento quelle con almeno un finanziamento da rimborsare, con un indebitamento residuo medio pari a €33.084, legato per il 33% a prestiti personali e per il 22% a mutui per l’acquisto di abitazioni. 

A confermare questa tendenza, il nuovo contesto causato dall’emergenza Covid-19 che, anche nel nostro Paese, sta modificando la percezione che gli italiani hanno delle soluzioni assicurative. Come emerso da una recente ricerca sulla relazione tra Millenials e assicurazioni nel post-Covid condotta dall’Italian Insurtech Association (IIA), più della metà delle persone interpellate è propenso ad una maggiore ricerca di soluzioni per bisogni primari e di protezione e, quindi, per soluzioni assicurative Vita e Salute. Proprio per rispondere a questo scenario, Alleanza Assicurazioni, la Compagnia di Generali Italia guidata da Davide Passero, lancia la soluzione vita ‘Per Amore’. 

Con questa nuova soluzione Vita la Compagnia si rivolge alle persone che desiderano poter contare, in caso di premorienza, sul pagamento di un capitale con l’obiettivo di mantenere inalterato il tenore di vita dei propri cari e garantire loro un futuro sereno. Con la soluzione ‘Per Amore’ è possibile continuare a proteggere e sostenere i progetti dei propri famigliari riconoscendo un importo fino a 300 mila Euro, con un anticipo immediato di 5 mila Euro utile a fronteggiare le necessità contingenti. È, inoltre, possibile una personalizzazione della soluzione Vita con la possibilità di scegliere il capitale da assicurare (da 100 a 300 mila euro), la durata (da 5 a 15 anni) e le persone da proteggere e che beneficeranno del capitale. 

Scegliendo la versione Full, in caso di decesso da infortunio verrà riconosciuta una somma pari al doppio del capitale assicurato. ‘Per Amore’ conferma l’impegno di Alleanza anche per continuare a favorire una maggiore consapevolezza tra le famiglie italiane su tematiche come risparmio, investimenti, previdenza e protezione attraverso la condivisione di informazioni su soluzioni assicurative e regole, talvolta di difficile comprensione, specie nella complessità del contesto economico e sociale attuale. 

Mes, Gualtieri: “Scelta sia condivisa da Parlamento” 

“Lo scenario che si presenta ai nostri occhi oggi è sicuramente profondamente mutato rispetto a un anno fa, il che consente anche di ridimensionare critiche e dubbi” sul Mes. Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sulle trattative sul Mes all’Eurogruppo e sull’eventualità di ricorrervi durante l’epidemia da Covid in corso. “Il contesto muta il ruolo della riforma del Mes”, ha detto, e sul suo eventuale uso o meno “ci sono posizioni diverse nel Parlamento e nella maggioranza e, come sempre detto dal governo, ogni decisione dovrà essere condivisa dall’intera maggioranza e approvata dal Parlamento”. 

Le discussioni di oggi all’Eurogruppo, ha detto ancora il ministro dell’Economia, “riguardano unicamente la riforma del Mes e l’introduzione anticipata del common backstop e tutte queste decisioni non investono in alcun modo l’utilizzo del Mef: la riforma è infatti cosa distinta dalla scelta se utilizzare o meno il Mes da parte Italia”.  

Nel Mes non è “in alcun modo richiesta una ristrutturazione del debito per l’accesso – ha precisato -. Al Mes non sono assegnati compiti di sorveglianza fiscale” rispetto al Patto di stabilità e crescita. Sotto questo profilo i meccanismi decisionali restano immutati. Ai ministri delle finanze che siedono al board spetterà l’ultima parola su tutte le decisioni rilevanti”.  

Rdc, Garante Privacy contro furbetti: incrocio dati per controlli Inps 

Garante della Privacy in campo contro i ‘furbetti’ del reddito di cittadinanza e per favorire la sua erogazione solo a coloro che ne hanno diritto e per i quali risulti dimostrato il reale stato di necessità. Sono state approvate dall’Autorità per la protezione dei dati le misure che l’Inps adotterà per acquisire anche in modo massivo, sulla base di apposite convenzioni da stipularsi con diversi soggetti pubblici, le informazioni necessarie per effettuare i controlli sulla concessione del reddito di cittadinanza. Il parere favorevole dell’Autorità, si legge in una nota, è stato reso sullo schema di provvedimento dell’Inps, che tiene conto di tutte le indicazioni fornite dall’Ufficio nel corso di interlocuzioni avute con l’Istituto per rendere lo schema pienamente conforme alla normativa nazionale ed europea. 

I trattamenti di dati che l’Inps dovrà svolgere, infatti, pur essendo finalizzati all’esecuzione di un compito di interesse pubblico, presentano, evidenzia il Garate, rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati in quanto prevedono scambi di dati personali – su larga scala e con modalità telematiche – relativi alla salute, alla condizione sociale e alla situazione economica e finanziaria, nonché a condanne penali e reati, riferiti principalmente a soggetti vulnerabili, anche minori d’età. 

I dati oggetto di scambio tra l’Inps e le diverse amministrazioni – Anagrafe tributaria, Pra, Regioni, Comuni – dovranno quindi essere limitati a quelli strettamente necessari ad effettuare le verifiche previste dalla legge (possesso di beni immobili, intestazione di autoveicoli, ricovero in strutture pubbliche di lunga degenza, condanne o misure cautelari personali). 

Dovranno essere adottate, inoltre, adeguate misure di sicurezza volte ad assicurare l’integrità e la riservatezza dei dati sia con riferimento ai flussi informativi (ad es., mediante tecniche in grado di assicurare la cifratura delle informazioni e la firma digitale) sia con riferimento ai trattamenti effettuati dalle amministrazioni che detengono i dati (che potranno trattare i dati dei beneficiari trasmessi dall’Inps solo per il tempo necessario ad effettuare le verifiche, rendendoli incomprensibili ai soggetti non autorizzati all’accesso e disponendo la loro immediata cancellazione una volta fornite le informazioni all’Istituto).  

Il Garante, infine, nel prendere atto di quanto dichiarato dall’Inps – ossia che verranno rispettati gli stessi criteri anche per le verifiche sulla permanenza dei requisiti durante tutto il periodo di fruizione del beneficio -si riserva di verificare la conformità al Regolamento Ue di tali successivi controlli nell’ambito della valutazione di impatto più generale che verrà predisposta dall’Inps.  

Le misure di garanzia approvate, consentendo l’incrocio dei dati ai fini delle opportune verifiche dell’Inps, confermano, sottolinea infine il Garante della Privacy, il presidio dell’Autorità teso a favorire l’erogazione del reddito di cittadinanza solo a coloro che ne hanno diritto e per i quali risulti dimostrato il reale stato di necessità. 

Pagelle a cibo e cosmetici, è in Italia l’app che usa Nutri-Score 

Il sistema Nutri-Score, il semaforino che giudica quanto sia sano o meno un prodotto alimentare o cosmetico, è arrivato in Italia con l’app francese Yuka. Disponibile da circa un mese negli store delle applicazioni per smartphone, Yuka è già utilizzata da 50mila utenti attivi che ora possono scansionare i codici a barre delle confezioni alimentari per scoprire se un determinato tipo di biscotti o un vasetto di ragù non fa bene alla loro salute.  

Il metodo di valutazione degli alimenti ‘a semaforo’, inventato dall’agenzia nazionale di sanità pubblica francese, da un anno ha scatenato un putiferio politico bipartisan: l’Italia è corsa ai ripari creando una sua etichettatura, ‘NutrInform Battery’, che prende in considerazione il fabbisogno quotidiano di sostanze nutritive invece degli ingredienti o dell’equilibrio tra calorie, zuccheri, sale e altri macronutrienti.  

Il sistema Nutri-Score, a detta del Governo italiano e delle associazioni di categoria, non sarebbe rispettoso dei prodotti a marchio Dop o Igp, come ad esempio il parmigiano. Ugualmente, un alimento molto salato, anche se consumato con moderazione, potrebbe essere etichettato con un semaforo arancione o giallo, da rischio moderato o limitato. 

“Il metodo Yuka si basa per il 60% su Nutri-Score, per il 30% prende nota degli additivi e per il 10% considera la sua natura biologica. Prodotti tipici italiani come l’olio d’oliva sono comunque valutati come ‘eccellenti’. Per quanto riguarda i formaggi, ad esempio il parmigiano, il metodo Yuka lo penalizzerà meno rispetto a Nutri-Score”, spiega all’Adnkronos un portavoce del gruppo che ha inventato l’applicazione.  

Per i prodotti del bagno, il giudizio dipende dalla presenza o meno di interferenti endocrini, agenti cancerogeni, allergeni o irritanti. “Le valutazioni degli ingredienti di Yuka sono scientifiche e considerano gli studi delle agenzia europee, cone l’Efsa, o studi scientifici indipendenti”, continua il portavoce. 

A dispetto delle polemiche sorte in Europa per Nutri-Score, il patentino ‘healthy’ sembra piacere ai consumatori: lanciata a gennaio 2017, Yuka conta 20 milioni di utenti a livello globale. Si definisce “totalmente indipendente”, così come è “assolutamente neutrale” la valutazione dei prodotti e la raccomandazione, in alternativa, di altri brand considerati più ‘sani’. Dietro l’applicazione non ci sono multinazionali, ma un team di undici persone, tra nutrizionisti, startupper e sviluppatori. “La nostra ambizione – dicono – è migliorare la salute dei consumatori a livello globale”.  

Priva di pubblicità, anche nella versione gratuita, Yuka si finanzia con la versione Premium dell’applicazione, un libro, un programma nutrizionale online e la vendita di un calendario con la frutta e la verdura di stagione, ma disponibile per ora solo in Francia. Ogni giorno, attraverso l’applicazione sono scansionati cinque milioni di codici a barre in dieci Paesi oltre la Francia: Italia, Belgio, Svizzera, Spagna, Lussemburgo, Regno Unito, Irlanda, Canada, Stati Uniti e Australia.  

La sua forza è un gigantesco database che raccoglie al momento 1,5 milioni di prodotti, di cui il 70% alimentari e il 30% cosmetici. In Italia, riconosce circa l’80% dei prodotti disponibili sul mercato, ma il consumatore contribuisce ad aggiornarlo, aggiungendo i prodotti sconosciuti nell’applicazione, fotografandone le etichette. Insomma, la sua portata è destinata a crescere.  

(di Vittoria Vimercati) 

Covid e lavoro, cosa succede: fotografia di Confindustria 

Nonostante la “drammatica caduta dell’output manifatturiero” a causa della crisi scatenata dall’epidemia di coronavirus, l’occupazione italiana ha sostanzialmente tenuto per effetto di una serie di ‘cuscinetti’ che ne hanno impedito il crollo, dalla sostanziosa riduzione degli orari di lavoro fino allo stop ai licenziamenti. A scattare a fotografia in bianco e nero della situazione del mercato del lavoro ai tempi del Coronovirus è il centro studi di Confindustria negli “scenari industriali” di novembre. 

“Dal punto di vista dell’occupazione la drammatica caduta dell’output manifatturiero è stata quasi interamente assorbita dalla riduzione del monte-ore lavorate (-23%), a fronte della sostanziale tenuta del numero degli occupati complessivi (-0,6%). Hanno fatto da cuscinetto un’ampia gamma di forme di riduzione dell’orario, lo smaltimento delle ferie e l’utilizzo di congedi, il ricorso rapido e massiccio a strumenti di integrazione al reddito da lavoro , in primis la Cig in deroga. Ma, naturalmente, ha contato fin qui anche il blocco dei licenziamenti, anche nel confronto internazionale”, spiegano gli economisti di viale dell’Astronomia. 

Quello che sta cambiando , dicono, “è la struttura dell’occupazione: flette al Centro-Sud mentre mostra qualche segno di recupero al Nord”. La dinamica occupazionale, infatti, “appare fortemente eterogenea a livello territoriale”. Anzi, annotano ancora Confindustria, nel corso dell’intero periodo post-crisi il Paese “appare letteralmente diviso in due: da un lato il Nord (occidentale e orientale), sempre al di sopra della media nazionale, e dall’altro il Centro-Sud, sempre al di sotto”. 

E mentre nelle prime due aree, e in particolare nel Nord-ovest, i livelli dell’occupazione recuperano alla fine dell’ultimo decennio quasi tutto quello che era stato perduto nei primi anni, nelle altre due il recupero è pressoché assente, e il divario rispetto al Nord resta evidente”. A risultare in calo le donne, i lavoratori al di sotto dei 35 anni e la componente autonoma dell’occupazione. A favorire cambiamenti anche nella struttura dell’occupazione, in prospettiva, anche le politiche di rilancio in corso di definizione a livello europeo, orientate a incentivare la transizione digitale ma solo se “allo sviluppo del capitale fisico si accompagnerà quello del capitale umano”. 

Formazione dunque al centro:del Censimento permanente delle imprese per il 2018. medio nasconde, tuttavia, concludono, ampie differenze settoriali: la formazione ha interessato una percentuale di imprese più alta della media, ad esempio, nei comparti chimico e farmaceutico (28,4% e 36,8% rispettivamente), più bassa nei comparti del tessile e dell’abbigliamento (18,6% e 14,0%). 

“L’impatto della pandemia sui livelli di attività della manifattura italiana è stato immediato e violento: nei due mesi di lockdown (marzo e aprile) la produzione è diminuita mediamente di oltre il 40%”. Eppure il Paese ha offerto “una maggiore reattività allo shock pandemico” e, rispetto ai partner europei, “ha mostrato una contrazione nei tassi di crescita relativamente contenuta”. Ma il deficit di crescita “è ormai strutturale”.  

Ad alimentarlo, “oltre a una incertezza divenuta ormai permanente, la graduale erosione della domanda interna che limita la possibilità per i produttori nazionali di trovare spazio sul mercato domestico”. E soprattutto spicca “il crollo della componente pubblica degli investimenti”, in calo costante dal 2011″ mentre meglio sono andati quelli privati che si sono potuti “risollevare anche grazie agli effetti positivi del Piano “Industria 4.0”, dicono ancora gli economisti di viale dell’Astronomia. A partire dal 2014 infatti, si è avuta una vera e proprio ripresa dei flussi di investimento privati, arrivata fino al 2018e che nel corso dei 4 anni “ha registro una variazione positiva di quasi il 13% anche se il livello raggiunto è stato inferiore di quasi 20 punti percentuali rispetto al picco del 2007”. 

Se al termine del lungo lockdown il recupero dei livelli produttivi da maggio in poi “è stato pressoché istantaneo e nel giro di 4 mesi il livello di produzione ha registrato un incremento del 76% rispetto al minimo toccato ad aprile”, la nuova ondata di pandemia in autunno ha rigettato il Paese in previsioni negative, “in linea con l’aumento dei contagi a livello globale e con l’introduzione di nuove misure restrittive”. 

Governo, De Micheli: “Rimpasto? Io vado avanti” 

Rimpasto nel Governo e, in particolare, al Mit? “Io vado avanti con grande tranquillità e determinazione nel ministero che ho il piacere e l’onore e l’onere di guidare”. E’ la ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, a rispondere, in un’intervista a Radio Capital, così ai rumors su un possibile rimpasto all’interno dell’esecutivo che coinvolgerebbe anche il dicastero da lei guidato. “Al di la del mio coinvolgimento, fintanto che c’è questa crisi credo sia un po’ strano parlare di poltrone”, sottolinea. Il lavoro svolto al Mit “è sotto gli occhi di tutti”: credo che abbiamo dato grandi risultati e che il governo debba andare avanti con questa determinazione”, aggiunge. E, chiosa, “mi concentro sul mio lavoro, che è il mio dovere assoluto anche di sabato e di domenica”. 

Tredicesima 2020, quando arriva 

Tredicesima 2020 in arrivo dal primo dicembre per i pensionati e poi, a seguire, per i lavoratori privati e pubblici. E’ la Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre, a stilare una tabella di marcia per l’erogazione della tredicesima mensilità.  

Si comincia con i pensionati che, assieme al trattamento di dicembre, riceveranno la tredicesima martedì prossimo. Da quest’anno, causa Covid, precisa la Cgia, per alcuni soggetti la mensilità aggiuntiva viene pagata in anticipo. Ai pensionati che non ricevono l’accredito sul conto corrente, ad esempio, la gratifica natalizia è stata corrisposta a partire da mercoledì scorso (25 novembre). Questa modalità è stata decisa dall’Inps e da Poste Italiane allo scopo di consentire a tutti i titolari delle prestazioni di recarsi presso gli uffici postali in piena sicurezza, nel rispetto delle misure di contenimento della diffusione del Coronavirus.  

“Tredicesima 2020 più leggera causa Covid” 

Ai lavoratori dipendenti del settore privato il pagamento della mensilità aggiuntiva è stabilito dal contratto nazionale di lavoro: tradizionalmente viene comunque erogata dal titolare dell’impresa entro Natale. 

Ai dipendenti pubblici, infine, la tredicesima viene elaborata con il cedolino paga dell’ultimo mese dell’anno; abitualmente entrambi i versamenti vengono corrisposti attorno al 20 di dicembre. 

“Tredicesima 2020 più leggera causa Covid” 

Il coronavirus colpisce anche la tredicesima 2020, che sarà più leggera. Nei prossimi giorni sarà la stragrande maggioranza dei pensionati a ricevere la tredicesima mensilità sul proprio conto corrente. Nel giro di qualche settimana verrà poi erogata anche ai dipendenti privati e a quelli pubblici. Complessivamente quest’anno arriverà nei portafogli di 16 milioni di pensionati e di 18 milioni di lavoratori dipendenti. L’importo complessivo di queste 34 milioni di gratifiche natalizie ammonterà a 30 miliardi di euro, 3 miliardi in meno rispetto alla somma pagata l’anno scorso. A calcolarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. 

Tredicesima 2020, quando arriva 

“Il Covid, purtroppo, ha alleggerito le tredicesime di tanti dipendenti del settore privato. Dall’inizio dell’emergenza, infatti, almeno 6,6 milioni di lavoratori sono finiti in cassa integrazione e molti di questi a zero ore. Questa situazione – spiega il coordinatore dell’Ufficio Studi della Cgia Paolo Zabeo – non ha consentito a tante persone di maturare il rateo mensile che definisce economicamente la gratifica, alleggerendone quindi l’importo finale di circa 100 euro per ogni mese di indennità ricevuta. Con meno soldi a disposizione e tanta sfiducia che assilla le famiglie italiane, gli acquisti di Natale rischiano di subire una contrazione fino al 15 per cento. Se l’anno scorso la spesa complessiva ha sfiorato i 10 miliardi di euro, quest’anno potrebbe scendere a 8,5-9 miliardi, una riduzione che rischia di penalizzare soprattutto le botteghe artigiane e i negozi di vicinato che faticano a reggere la concorrenza sempre più spietata del commercio on line”.  

Se saranno circa 30 i miliardi di euro che attraverso la tredicesima arriveranno quest’anno nelle tasche degli italiani, anche il fisco potrà “festeggiare”, visto che da questi pagamenti incasserà ben 10,4 miliardi di euro di ritenute Irpef. “Con l’aumento dei risparmi privati e la caduta verticale dei consumi delle famiglie – segnala il segretario Renato Mason – il Paese sta scivolando pericolosamente verso la deflazione. Dallo scorso mese di maggio, infatti, l’indice dei prezzi al consumo è negativo. La deflazione, ricordiamo, si manifesta attraverso una progressiva contrazione dei prezzi dei beni e dei servizi. Apparentemente la cosa può sembrare positiva: se i prezzi scendono, i consumatori ci guadagnano. Nella realtà le cose assumono una dimensione completamente diversa: nonostante i prezzi siano in calo, le famiglie non acquistano, a causa delle minori disponibilità economiche e delle aspettative negative, quel poco che viene venduto comporta, per i negozianti, margini di guadagno sempre più contenuti. La merce invenduta innesca una situazione di difficoltà per i commercianti, ma anche per le imprese manifatturiere che, a fronte delle mancate vendite, sono costrette a ridurre la produzione e in prospettiva anche l’occupazione”. 

A livello territoriale la regione che presenta il più alto numero di percettori della tredicesima mensilità è la Lombardia: le persone interessate sono quasi 6,2 milioni. Seguono i 3 milioni e 287 mila residenti nel Lazio, i 2 milioni 956 mila domiciliati nel Veneto e i 2 milioni 821 mila presenti in Emilia Romagna. Le realtà geografiche, dove, invece, il numero dei beneficiari della gratifica natalizia è più contenuto sono l’Umbria con 532 mila persone, la Basilicata con 290 mila, il Molise con 160 mila e la Valle d’Aosta con 77 mila.  

A livello territoriale la regione che presenta il più alto numero di percettori della tredicesima mensilità è la Lombardia: le persone interessate sono quasi 6,2 milioni. Seguono i 3 milioni e 287 mila residenti nel Lazio, i 2 milioni 956 mila domiciliati nel Veneto e i 2 milioni 821 mila presenti in Emilia Romagna.  

Le realtà geografiche, dove, invece, il numero dei beneficiari della gratifica natalizia è più contenuto sono l’Umbria con 532 mila persone, la Basilicata con 290 mila, il Molise con 160 mila e la Valle d’Aosta con 77 mila.