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Categoria: soldi/economia

Lavoro, Catalfo: “E’ ora riforma ammortizzatori” 

“Adesso è il momento di riformare questo sistema. Servono strumenti innovativi, capaci da un lato di garantire una rete di protezione temporanea ai lavoratori di quelle imprese che intendono sospendere una parte della produzione per ristrutturazioni aziendali o riconversioni produttive o tecnologiche, e dall’altro di accompagnare il lavoratore in un percorso di transizione occupazionale, al fine di evitare il successivo passaggio per lunghi periodi in Naspi e, soprattutto, la sua esclusione dal mercato del lavoro”. E’ quanto scrive su Facebook il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo dopo l’insediamento, ieri, della commissione di esperti cui spetta il compito di tracciare le linee di indirizzo e interventi sul tema.  

“Dobbiamo progettare un meccanismo nuovo, in grado di tutelare tutti i lavoratori, nessuno escluso. Occorre semplificare e snellire le procedure anche attraverso processi informatizzati, e a tal fine il tavolo in corso con la ministra Paola Pisano servirà ad accelerare questo cambiamento”, continua Catalfo che ribadisce come “quello degli ammortizzatori sociali sia un sistema molto frammentato che durante la pandemia ha mostrato tutti i suoi limiti e fragilità” ricordando che nonostante questo “siamo intervenuti con il Decreto Cura Italia e il Decreto Rilancio per estendere queste misure anche a quei lavoratori che altrimenti, in un momento così delicato, sarebbero rimasti esclusi”. 

 

La previsione delle imprese: 263mila assunzioni a luglio, -38,6% su anno 

Sono circa 263 mila le assunzioni previste dalle imprese nel mese di luglio 2020. Le figure professionali più richieste in questo periodo riguardano anzitutto le attività commerciali e del turismo a partire dagli addetti nelle attività di ristorazione (circa 57mila), dal personale non qualificato nei servizi di pulizia (circa 34mila) e dagli addetti alle vendite (oltre 20 mila). Rispetto allo stesso periodo del 2019 si prospetta un calo complessivo delle entrate pari a -38,6% (più forte nell’industria che nei servizi). Si riducono anche le imprese che programmano assunzioni (sono il 10%, contro il 16% di un anno fa). Per il trimestre luglio-settembre le entrate previste si attestano a 622mila, evidenziando in questa fase incertezza diffusa soprattutto per il mese di settembre.  

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di luglio. I contratti proposti dalle imprese a luglio sono prevalentemente contratti a termine, tipologia che cresce di 3 punti percentuali rispetto al 2019 (59,5% contro 56,3%). Parallelamente in questa fase diminuiscono i contratti a tempo indeterminato (17% contro 20,2%). Leggero incremento per i contratti di apprendistato (5,4%, +0,3 punti), mentre diminuisce la previsione per i contratti di somministrazione (8,4%, -1,4 punti).  

Il 52% delle entrate riguarda l’area aziendale della produzione, il 19% l’area commerciale e il 13% l’area tecnica e della progettazione. Perciò dopo il grande gruppo delle professioni qualificate nelle attività commerciali e dei servizi e quello delle professioni non qualificate, le assunzioni di luglio riguardano soprattutto gli operai specializzati (circa 36mila) e le professioni tecniche (circa 27mila).  

E anche in questo periodo di crisi economica si registra difficoltà di reperimento nel 37% delle ricerche per gli operai specializzati (in particolare operai e artigiani nel settore delle costruzioni, fonditori e saldatori, meccanici e montatori) e in circa il 40% delle ricerche per i tecnici (soprattutto tecnici informatici, tecnici della sanità, tecnici dei rapporti con i mercati). Il mismatch tra domanda e offerta, in questi casi, è qualitativo e riguarda soprattutto competenze ed esperienza, con radici nel mancato collegamento tra sistema formativo e imprese oltre che nelle carenze dell’orientamento e dei servizi per il lavoro. 

Meglio della media nazionale si prospettano le assunzioni di luglio per le regioni del Nord-est (in particolare Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto che contengono la flessione tra -19% e -35% rispetto al 2019) e per quelle del Sud e Isole (in particolare Sardegna, Calabria e Puglia con una flessione compresa tra -30% e -34%), trainate dalla stagione turistica. Il Centro si assesta su una riduzione delle entrate del 37% rispetto a un anno fa, mentre più lenta risulta la ripresa nel Nord-ovest (-48,5% le entrate rispetto al 2019). 

Università, in Italia Bologna al top 

Tra i mega atenei statali (quelli con oltre 40.000 iscritti) italiani nelle prime quattro posizioni si mantengono stabili, rispettivamente, l’Università di Bologna, prima con un punteggio complessivo pari a 91,5, inseguita dall’Università di Padova (88,5), dall’Università di Firenze (86,2) e da La Sapienza di Roma (85,7). Lo rileva il Censis nella sua nuova “Classifica delle Università italiane”.  

Nella classifica del Censis, sale di una posizione l’Università di Pisa, classificandosi quinta con un punteggio pari a 84,7, con un incremento di 9 punti per l’occupabilità e di 13 per la comunicazione e i servizi digitali. L’Università di Torino (81,8 punti) perde due posizioni e retrocede al settimo posto, dopo la Statale di Milano (83,3). Ultima è l’Università di Napoli Federico II, preceduta dall’Università di Catania. L’Università di Bari si conferma in terzultima posizione. 

Tra i grandi atenei non statali (oltre 10.000 iscritti) è in prima posizione anche quest’anno l’Università Bocconi (98,2 punti), seguita dall’Università Cattolica (81,8). Tra i medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) è quest’anno la Luiss a collocarsi al primo posto (94,6), seguita dalla Lumsa (89,2), con lo Iulm (82,0) al terzo posto. E’ quanto emerge dalla nuova Classifica Censis delle Università italiane edizione 2020-2021. 

Il Censis rileva che tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti), la Libera Università di Bolzano continua a occupare il vertice della classifica (101,4), seguita dall’Università Roma Europea (90,6), che scala una posizione, sorpassando la Liuc-Università Cattaneo (90,0). Chiude l’Università Lum Jean Monnet (70,6), preceduta dall’Università di Roma Link Campus (80,6). 

 

Confesercenti: “Nel 2020 pressione fiscale tornerà a salire” 

Il Pil cala e la pressione fiscale torna a salire. Nel 2020 il peso delle entrate sul prodotto interno lordo italiano aumenterà di 0,5 punti rispetto al 2019, contribuendo in tal modo ad accentuare la contrazione della spesa e degli investimenti. Ancora maggiore è l’aumento ipotizzabile per la pressione contributiva, che potrebbe arrivare a registrare un incremento di 0,8 punti nell’anno. A stimarlo è Confesercenti. 

“L’emergenza Covid – ricorda l’associazione – sta riproponendo con forza la questione dell’eccessiva pressione fiscale che grava su imprese e famiglie italiane. Una pronta uscita dalla più profonda recessione mai sperimentata dalla Repubblica italiana non può dunque prescindere da un intervento di profonda riforma del sistema fiscale. Agendo, contemporaneamente, dal lato delle famiglie e da quello delle imprese”. 

All’inizio di questo mese, ricorda Confesercenti, è scattato il provvedimento di riduzione del cuneo fiscale gravante sui lavoratori dipendenti. A regime, si tratta di 5 miliardi che torneranno nelle buste paga dei lavoratori dipendenti (3,2 miliardi nel 2020). Questa misura, predisposta a partire dalla legge di bilancio 2019, risulta però ormai insufficiente, considerando gli oltre 65 miliardi di consumi che andranno persi a causa della pandemia. 

Inoltre, prosegue l’associazione, l’intervento beneficia solo una parte della classe media, e in particolare dei 6,3 milioni di italiani con redditi tra 28mila e 55mila euro, che sono attualmente ipertassati dall’Irpef: pur essendo il 15,6% dei contribuenti, infatti, forniscono quasi un terzo (31,8%) del gettito totale dell’imposta (50 miliardi di euro), subendo un aumento dell’aliquota legale di ben 11 punti rispetto allo scaglione precedente. La riduzione del cuneo però interessa, e con intensità decrescente, solo i soggetti con redditi fino a 40mila euro, lasciando così fuori dal beneficio oltre 1,8 milioni di contribuenti sottoposti ad una pressione fiscale eccessiva. 

“La riforma del fisco deve andare nella direzione di un sistema impositivo più chiaro e meno punitivo. Senza un alleggerimento di questa zavorra, la ripartenza della spesa delle famiglie e delle imprese rischia di essere molto difficile. E’ assolutamente necessario riconoscere perlomeno una riduzione di imposta anche per i redditi compresi fra 40 e 55mila euro, correggendo una volta per tutte l’eccesso di tassazione sulla classe media. Senza dimenticare le imprese: lo scorso anno, il settore privato ha registrato un forte aggravio del costo del lavoro rispetto alle retribuzioni versate ai propri lavoratori. Un differenziale che le condizioni recessive scatenate dalla crisi Covid potrebbero rendere insostenibile”, conclude Confesercenti  

Autostrade, ecco il piano inviato al governo 

E’ arrivata nel tardo pomeriggio la proposta di accordo messa a punto da Autostrade per l’Italia per chiudere una partita con il governo che, al momento, appare tutta in salita. La mano tesa di Aspi per chiudere un braccio di ferro iniziato con la tragedia del crollo Morandi passa, intanto, da un risarcimento di 3,4 miliardi per chiudere il procedimento. A questi, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti di primo livello, si aggiungerebbero 13,2 miliardi di investimenti e 7 di manutenzioni. Nonché un taglio dei pedaggi che passa da una revisione del Piano Economico e Finanziario, acronimo Pef, in base alle modifiche del sistema tariffario introdotte dall’l’Autorità di regolazione dei Trasporti.  

E’ messa inoltre nera su bianco la disponibilità dell’azienda di aprire il capitale a nuovi investitori, una strada che passa dall’aumento di capitale, viene indicato nella proposta. Altra nota interessante, elemento di assoluta novità, è che nell’offerta targata Aspi, viene assicurato all’Adnkronos, non figurerebbe la richiesta di modifica del decreto Milleproroghe. Si tratta, in altre parole, dell’articolo che riduceva l’indennizzo, in caso di revoca, a 7 miliardi, cifra di gran lunga più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008. Nessuna richiesta di modifica, dunque, nella speranza di chiudere la partita con un accordo che eviti la revoca su cui spinge soprattutto il M5S. 

il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia. è terminato in tarda mattinata. La proposta sul nodo delle concessioni è stata quindi recapitata in serata ai due ministeri competenti, Trasporti ed Economia, nonché a Palazzo Chigi. 

Rixi all’Adnkronos: “Revoca? Governo fa scendere azioni per entrare in società” 

Mentre l’azienda era al lavoro sulla proposta da presentare all’esecutivo, i riflettori si sono accesi anche su Cdp e sul ruolo che potrebbe svolgere nell’operazione Aspi. Cdp, infatti, spiegava all’Adnkronos una fonte vicina al dossier, “guarda all’operazione con attenzione ma parlare di un interesse vero e proprio è ancora prematuro”. Sono infatti ancora molti i nodi da sciogliere, dal punto di vista politico ma non solo. Per l’eventuale ingresso di nuovi investitori è necessario che vengano chiariti diversi punti. Tra i potenziali nuovi soci graditi all’esecutivo, appunto, ci sarebbero Cdp ma anche il fondo infrastrutturale F2i, la società che conta tra i suoi azionisti le principali fondazioni italiane di origine bancaria (con una quota del 25%), primari istituti di credito (con una quota del 20%), Cdp con il 14%, Casse di previdenza, Fondi pensione, Asset manager e Fondi sovrani. 

Ma prima di qualsiasi altra valutazione, da parte dei potenziali nuovi investitori, resta da capire che cosa sarà l’Aspi del futuro e se resterà una società redditizia o meno. E c’è anche la spada di Damocle del contenzioso legale che rischia di scoraggiare eventuali investimenti. “Deve essere un investimento che dia delle prospettive e una visibilità. Un eventuale taglio alle tariffe rischierebbe di scoraggiare gli investimenti”, spiega una fonte finanziaria. 

 

Aspi, Rixi: “Revoca? Governo fa scendere azioni per entrare in società” 

“Secondo me la revoca non la vogliono fare, vogliono fargli perdere in borsa soldi per fargli abbassare il costo delle quote e prenderne poi una parte. Un’operazione al limite della violazione delle leggi che regolano la Borsa, però è evidente che l’operazione è quella”. Lo dice all’Adnkronos Edoardo Rixi, deputato ligure della Lega ed ex viceministro ai Trasporti, a proposito della partita tra il Governo ed Aspi sulla revoca della concessione autostradale. “Oppure – aggiunge – l’altra opzione sarebbe costringerli ad un aumento di capitale e subentrare nell’aumento di capitale”. 

“Non vorrei – continua Rixi a proposito dei rumors su un eventuale ingresso di Cassa depositi e prestiti in Aspi – che finisca che una finanziaria pubblica entra a dare liquidità ad una società che oggi è privata e poi magari sarà il pubblico ad accollarsi gli oneri eventuali delle compensazioni che invece dovrebbero spettare al privato”. “Perché altrimenti – aggiunge – che cavolo di punizione è se è il pubblico a metterci i soldi? E’ un regalo non una punizione!”.  

E sul governo, “i Cinque Stelle ormai sono come gli struzzi: mettono la testa sotto la sabbia e ingoiano qualsiasi cosa. Pur di rimanere lì sono disposti a fare di tutto, si è visto e si continuerà a vedere”, dice l’ex viceministro ai Trasporti, escludendo l’ipotesi che la durata del governo possa essere legata in qualche modo alla partita in corso tra l’Esecutivo e Aspi sulle concessioni autostradali.  

Autostrade, ora decisive ma molti nodi da scogliere 

Ore decisive per il futuro di Autostrade per l’Italia. Mentre l’azienda è al lavoro sulla proposta da presentare al Governo, i riflettori sono accesi anche su Cdp e sul ruolo che potrebbe svolgere nell’operazione Aspi. Cdp, infatti, spiega all’Adnkronos una fonte vicina al dossier, “guarda all’operazione con attenzione ma parlare di un interesse vero e proprio è ancora prematuro”. 

Sono infatti ancora molti i nodi da sciogliere, dal punto di vista politico ma non solo. Per l’eventuale ingresso di nuovi investitori è necessario che vengano chiariti diversi punti: quelli che riguardano le tariffe, le regole per la concessione e gli aspetti legali. Tra i potenziali nuovi soci graditi all’esecutivo, appunto, ci sarebbero Cdp ma anche il fondo infrastrutturale F2i, la società che conta tra i suoi azionisti le principali fondazioni italiane di origine bancaria (con una quota del 25%), primari istituti di credito (con una quota del 20%), Cdp con il 14%, Casse di previdenza, Fondi pensione, Asset manager e Fondi sovrani.  

Ma prima di qualsiasi altra valutazione, da parte dei potenziali nuovi investitori, resta da capire che cosa sarà l’Aspi del futuro e se resterà una società redditizia o meno. E c’è anche la spada di Damocle del contenzioso legale che rischia di scoraggiare eventuali investimenti. “Deve essere un investimento che dia delle prospettive e una visibilità. Un eventuale taglio alle tariffe rischierebbe di scoraggiare gli investimenti”, spiega una fonte finanziaria.  

Intanto il Governo, in attesa di un’eventuale nuova proposta della società, potrebbe prendere una decisione definitiva questa settimana. Lo spinoso dossier, infatti, dovrebbe arrivare presto in Consiglio dei ministri, probabilmente martedì.  

Uil: “Quota 100 non si tocca”  

“Ci saremmo aspettati che il Premier olandese rassicurasse Conte che il suo Paese non sarebbe più stato un paradiso fiscale che sottrae all’Italia qualche miliardo di tasse all’anno. Invece ha avuto l’ardire di chiedere l’abolizione di quota 100. Quota 100 non si tocca. Anzi, occorre una flessibilità d’accesso alla pensione più diffusa. In Italia si va in pensione quattro anni dopo la media europea: noi proponiamo di riallineare il nostro sistema a quanto avviene in Europa”. Ad affermarlo in una nota è Domenico Proietti, il segretario confederale della Uil. 

Sulla questione interviene anche la senatrice Rossella Accoto, capogruppo M5S in commissione Bilancio. “Il premier olandese Mark Rutte pretende di imporre i propri diktat a tutta l’Europa e all’Italia. Ha la convinzione di poter disporre liberamente delle nostre politiche nazionali, vorrebbe austerità e l’eliminazione di Quota 100. Non possiamo accettare lezioni da chi promuove da anni il dumping fiscale derubando il nostro tessuto economico e sfruttando l’Europa per proprio esclusivo tornaconto” scandisce Accoto.  

“Ricordo – spiega – che i cosiddetti Paesi ‘frugali’ contribuiscono in maniera molto diversa dall’Italia al PIL europeo: mentre noi lo facciamo per 1757 Miliardi di euro, i Paesi Bassi hanno una quota di 773,4 Mld, la Svezia di 467 Mld, l’Austria di 386,1 Mld e infine la Danimarca di soli 297,6 Mld. Puntare sul Recovery Fund è una necessità per riavviare la locomotiva europea di cui l’Italia ha sempre fatto dignitosamente parte. Su questo non cederemo di un millimetro”, conclude la senatrice M5S.  

Di diverso avviso Fabrizio Cicchitto (Presidente Riformismo e Libertà): “Premesso che l’Olanda ha gravissimi peccati nel suo passato e nel suo presente, dal bieco comportamento delle sue truppe Onu a Srebrenica che consentirono il massacro dei musulmani, all’attuale prassi di dumping fiscale che sta seguendo, va detto paradossalmente che una cosa giusta ha detto il suo Presidente del Consiglio e cioè che quota 100 è una vera boiata. Dopo di che Conte ha ragione nel dire che gli olandesi non possono sostituirsi alla trojka. Ma purtroppo gli errori si pagano sempre”. 

Covid, Coldiretti: “Estate senza stranieri costa 12 miliardi al turismo” 

“Una estate senza stranieri in vacanza in Italia costa 12 miliardi di euro al sistema turistico nazionale per le mancate spese nell’alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir”. É quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti del blocco sostanziale degli arrivi dai paesi extracomunitari per i divieti e il permanere dell’isolamento fiduciario e della sorveglianza sanitaria mentre resta ancora pesante la diffidenza de cittadini provenienti dall’Unione europea. “Lo scorso anno – ricorda l’associazione – in Italia ci sono stati oltre 16 milioni di cittadini stranieri per motivi di vacanza durante i mesi di luglio, agosto e settembre, che quest’anno rischiano di essere praticamente azzerati dalle preoccupazioni e dai vincoli resi necessari per affrontate l’emergenza coronavirus”. 

“Si tratta di un vuoto pesante che non viene purtroppo compensato dalla svolta patriottica degli italiani, che per il 93% ha scelto di trascorrere le vacanze in Italia, la percentuale più elevata da almeno 10 anni, secondo un’analisi Coldiretti/Ixè, dalla quale si evidenzia che sono 34 milioni i cittadini del Belpaese che hanno deciso di andare in ferie per almeno qualche giorno nell’estate 2020, con un calo del 13% rispetto allo scorso anno. La novità di quest’estate sta anche nel fatto che – continua l’associazione – 1 italiano su 4 (25%) ha scelto una destinazione vicino casa, all’interno della propria regione di residenza, nonostante il via libera agli spostamenti su tutto il territorio nazionale e all’estero. Se la spiaggia – spiega Coldiretti – resta la meta preferita, cresce il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche più battute, mentre crollano le presenze nelle città”. 

“La stragrande maggioranza degli italiani in viaggio – riferisce la Coldiretti – ha scelto di alloggiare in case di proprietà, di parenti e amici o in affitto con gli alberghi in difficoltà mentre segnali incoraggianti arrivano per i 24mila agriturismi che spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche”. 

“L’estate senza turisti stranieri impatta sull’intero indotto turistico a partire dall’alimentazione, dai gelati alle pizze, dai ristoranti ai bar, che in Italia secondo la Coldiretti pesa circa 1/3 dell’intero budget delle vacanze dei turisti per i pasti ma anche per l’acquisto di souvenir. Ai danni diretti – precisa la Coldiretti – si aggiungono quelli indiretti perché viene a mancare l’effetto promozionale sui prodotti Made in Italy all’estero con i turisti stranieri che continuano a ricercarli una volta tornati nei paesi di origine determinando una spinta all’export nazionale. L’Italia infatti è leader mondiale incontrastato nel turismo enogastronomico – conclude l’associazione – grazie al primato dell’agricoltura più green d’Europa con 303 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche e la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie con Campagna Amica”. 

Bper, finanziamento a Gustibus Alimentari con Garanzia Italia di Sace 

Gustibus Alimentari ha definito con Bper Banca un’operazione di lungo termine da 800mila euro, assistita dalle garanzie di Sace nell’ambito del programma Garanzia Italia. Lo rende noto Bper Banca in un comunicato. Gustibus, attiva dal 2009 nella zona industriale di Dittaino (Enna), opera nel settore agroalimentare, beneficiando sul territorio della stretta connessione tra il mondo della produzione agricola e quello della trasformazione industriale. Essa punta infatti sulla valorizzazione delle materie prime delle colture mediterranee e sull’utilizzo di pratiche agronomiche moderne e sicure. 

Il supporto finanziario di Bper Banca, abbinato e coordinato ad un’ulteriore agevolazione concessa da Alba Leasing – società partecipata dal Gruppo Bper – consentirà a Gustibus di effettuare investimenti e riqualificare le proprie fonti di finanziamento per circa 2,6 milioni di euro, con importanti ricadute sulla sua capacità produttiva e sul tessuto economico ad essa collegato. Nello specifico, il mix di strumenti messi a disposizione da Bper e dagli enti partner, darà la possibilità all’azienda agricola di realizzare un nuovo impianto per la creazione di prodotti che necessitano di un processo di sterilizzazione e introdurre un nuovo sistema di imballaggio del prodotto finito. 

“Con questa operazione abbiamo sostenuto l’azienda in un momento particolarmente delicato per il contesto sociale ed economico sia nazionale sia locale – afferma Luigi Zanti, responsabile della Direzione Regionale Calabria e Sicilia di Bper Banca – sfruttando al meglio le opportunità offerte dal Decreto Legge Liquidità, in particolare la garanzia Sace. Inoltre, il nostro supporto ha contribuito a non interrompere il legame tra l’azienda e i propri fornitori della filiera agroindustriale, settore che costituisce una delle ricchezze più importanti dell’economia siciliana”. 

Scienza: studio Yakult Italia, incuriosisce 84% italiani ma per 2 su 5 è difficile  

Quello tra gli italiani e la scienza è “un rapporto consolidato”, che ha attraversato il recente periodo di incertezze mantenendo “costanti i tratti principali fatti di curiosità, rispetto e riconoscimento di un ruolo nel progresso sociale”. È cambiata tuttavia “la sfera delle aspettative”, sia sul sapere scientifico in sé, sia sulle sue applicazioni pratiche immediate. Stando alla ricerca sociale che Yakult Italia ha commissionato ad AstraRicerche, la scienza incuriosisce la maggioranza degli italiani (84%), molti dei quali (69%) cercano di tenersi aggiornati sulle ultime scoperte scientifiche soprattutto seguendo documentari o programmi di divulgazione scientifica o, in seconda battuta, attraverso riviste cartacee oppure on line. 

“I dati del 2020 sono di poco inferiori a quelli del 2019” afferma Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche. “Un lieve allontanamento dalla scienza e dall’informazione scientifica dovuto anche alla massiva infodemia dell’ultimo periodo, che -spiega- può avere da una parte allontanato la popolazione per reazione, dall’altra monopolizzato l’attenzione a discapito di saperi scientifici più ampi e differenziati”. 

Condotta a fine maggio 2020 – su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 65 anni (1.019 interviste) e confrontata con l’analoga rilevazione del 2019 – la ricerca mette in evidenza che riguardo il grado di comprensione, anche nel 2020 restano 2 su 5 gli italiani che – nonostante la massiccia presenza mediatica di scienziati e medici negli ultimi mesi – considerano le informazioni scientifiche troppo difficili da capire. Aumenta inoltre, di oltre il 10%, la quota di chi dichiara di non sapere quali scoperte scientifiche ritenere valide, date le frequenti contraddizioni.  

“Scontiamo il fatto che sottolinea Barbara Gallavotti, divulgatrice scientifica e consigliere per il coordinamento scientifico del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, che ha patrocinato la ricerca. Gallavotti rimarca che “raccontare in modo chiaro un risultato scientifico è fondamentale, ma è forse ancora più fondamentale far comprendere a monte che il dibattito è parte integrante del processo di scoperta, a patto che parta da una base di conoscenze condivise (dunque ricordando che le posizioni che la comunità scientifica reputa infondate non possono essere considerate una parte credibile del dibattito)”.  

Nell’emergenza coronavirus la voce della scienza si fa più forte. Il periodo trascorso, sottolinea la ricerca, ha avvalorato negli italiani la convinzione che “si dovrebbero ascoltare maggiormente gli scienziati prima di prendere decisioni sul futuro dei Paesi e del Pianeta”, una opinione su cui concorda, molto o abbastanza, circa l’83% degli intervistati. D’altra parte, il continuo confronto del Governo con il mondo scientifico durante questi ultimi mesi ha fatto sì che diminuisse la quota di chi teme che in futuro la politica dia poco ascolto alla comunità scientifica (-10% circa rispetto al 2019). 

Ma a chi e a cosa crediamo quando si parla di scienza? Nonostante il 73% degli intervistati affermi che la credibilità di una notizia scientifica sia strettamente legata a pubblicazioni approvate dalla comunità scientifica, dallo studio di Yakult Italia realizzato da AstraRicerche emerge però che il fattore che nel concreto sembra dare maggiore credibilità a una notizia è quello della vicinanza. Si tende infatti, sottolinea l’analisi, “a credere a scienziati, istituzioni e notizie con cui sentiamo di avere qualcosa in comune: la voce di un’università nota pesa quindi di più di quella di organismi internazionali lontani come l’Oms”. E circa metà degli intervistati dichiara di credere a una notizia se essa conferma qualcosa che già sa o se la sente da uno scienziato molto visto sui media. Solo 1 italiano su 2 effettua inoltre una qualche forma di fact-checking, e solo 1 su 3 controlla se la notizia riporta una fonte.  

Ma la fake news resta dietro l’angolo ed i più a rischio sembrano essere i giovani. Per indagare la capacità “attrattiva” dei diversi elementi che compongono una notizia scientifica, all’interno della ricerca è stata, infatti, inserita una fake news, creata ad arte nel layout di una nota app di messaggistica, che correlava la diffusione geografica del Coronavirus alla coltivazione di grandi quantità di riso. La notizia è stata ritenuta vera o credibile da ben 1 intervistato su 4, e ne ha lasciata nell’indecisione una quota paragonabile. La ricerca segnala quindi che “purtroppo, la notizia viene considerata ‘veritiera’ soprattutto dai più giovani: ci ha creduto infatti circa 1/3 dei 18-34enni, contro il 17% dei 55-65enni”.  

Gli analisti commentano che “sorprende anche che gli appartenenti alla classe sociale con maggiori risorse – per i quali ci si aspetta una maggiore facilità nell’accedere alle informazioni e nel coglierne la ‘qualità’ – nel 30% dei casi non abbiano ritenuto la notizia un falso”. “La facilità di diffusione delle fake news è un problema molto ampio, che trova particolare spazio in tutti i settori collegati alla salute” osserva Arianna Rolandi, direttore scientifico e relazioni esterne di Yakult Italia.  

“Quello dell’alimentazione -avverte Rolandi- non fa eccezione, il che mette sempre più a dura prova la credibilità del settore stesso. Per questo sosteniamo da anni iniziative educazionali, rivolte sia alla cittadinanza sia ai professionisti della comunicazione, in stretta collaborazione con le Istituzioni Scientifiche più accreditate, tra cui spicca il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano”.  

Un altro aspetto indagato dalla ricerca voluta da Yakult Italia è quello dei ‘tempi della scienza’. Ma quanto tempo serve, secondo gli italiani, perché la scienza dia risposte chiare davanti a un nuovo fenomeno? Meno di un anno per quasi 1 italiano su 2 (in particolare gli uomini, i 25-34enni e gli appartenenti alla classe con maggiori risorse), e addirittura meno di 6 mesi per 1 intervistato su 5. “Probabilmente – conclude Cosimo Finzi – l’attesa pressante di un vaccino contro il Coronavirus è una ‘molla’ che spinge molto in alto le aspettative sulla rapidità dei tempi, nonostante lo stesso mondo scientifico abbia più volte avvisato della necessità di tempi ben maggiori”.  

Cancelleri: “Commissariare Aspi, governo metta parola fine” 

“Il governo deve intervenire immediatamente, scrivendo la parola fine a questa vicenda che è davvero arrivata a battute finali. Non possiamo più aspettare”. Così il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Giovanni Cancelleri ai microfoni di Radio Anch’io su Rai Radio 1, sulla questione di Aspi e la gestione del nuovo ponte di Genova. “Sono più di 4 mesi – ha ricordato – che diciamo che saremmo arrivati all’inaugurazione e che senza sapere a chi darlo sarebbe diventato un grande problema per il governo. Il grido di allarme lanciato in questi mesi è stato poco ascoltato, adesso siamo arrivati alle battute finali e si deve prendere una decisione”, ha detto ancora.  

“Commissariamento di governo di Aspi e la gestione di Anas solo per i controlli di sicurezza” delle strade, la soluzione che propone il viceministro. “Ovviamente non si perde un posto di lavoro”, chiarisce, aggiungendo come poi si debba procedere con “la messa al bando delle concessioni che in due o tre anni devono essere riassegnate”, aggiunge. 

“E’ chiaro che in questo momento la presenza dei Benetton è un grande problema. Hanno dimostrato di non saper gestire la cosa pubblica, i beni dello Stato, i beni dei cittadini e quindi non possiamo ancora lasciarglieli nelle mani. Noi – aggiunge – stiamo proponendo una revoca, attraverso il commissariamento e attraverso l’estromissione di Spea, con l’affidamento dei controlli di sicurezza ad Anas perché Spea li taroccava”. 

Ponte Genova, “non illegittimo escludere Autostrade da ricostruzione” 

La Corte Costituzionale ha esaminato nell’odierna camera di consiglio le questioni sollevate dal Tar della Liguria riguardanti numerose disposizioni del decreto legge n. 109 del 2018, cosiddetto decreto Genova, emanato dopo il crollo del Ponte Morandi. Il decreto ha affidato a un commissario straordinario le attività volte alla demolizione integrale e alla ricostruzione del Ponte nonché all’espropriazione delle aree a ciò necessarie. Inoltre, è stato demandato al commissario di individuare le imprese affidatarie, precludendogli di rivolgersi alla concessionaria Autostrade Spa (Aspi) e alle società da essa controllate o con essa collegate. Infine, il decreto impugnato ha obbligato Aspi a far fronte ai costi della ricostruzione e degli espropri. In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Aspi dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione. 

“La decisione del Legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso” fa sapere l’Ufficio stampa della Consulta che ha deciso che ‘non è illegittimo estromettere Autostrade da ricostruzione’.  

La Corte ha poi dichiarato inammissibili le questioni sull’analoga esclusione delle imprese collegate ad Aspi e quelle concernenti l’obbligo della concessionaria di far fronte alle spese di ricostruzione del Ponte e di esproprio delle aree interessate. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane. 

“Anche la Consulta ci dà ragione: legittimo estromettere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi. Altra conferma del grande lavoro dell’allora ministro Danilo Toninelli con il decreto Genova. Perché giustizia sia fatta adesso non rimane che la revoca”, scrive in un tweet il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Giancarlo Cancelleri.  

“La Corte Costituzionale ha dichiarato legittimo estromettere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi. Questa sentenza è il risultato della determinazione del Movimento 5 Stelle e di Danilo Toninelli, non ci siamo mai piegati. Il pensiero va alle 43 vittime e ai loro familiari”, il post su Facebook del Movimento 5 Stelle. 

Commenta in una nota il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “La Consulta ci ha dato ragione, non era illegittimo estromettere i Benetton dalla ricostruzione del Ponte di Genova, il nostro decreto andava bene. Un grazie, doveroso, a Danilo Toninelli che ha sempre dato il massimo per la ricostruzione del Ponte. Adesso pensiamo a fare giustizia per le famiglie delle 43 vittime”.  

Nuovo ponte Genova, gestione ad Autostrade 

“La lettera al sindaco Bucci l’ho firmata io: una lettera in cui confermo la procedura di collaudo consegna e anche quella della gestione che va al concessionario, ovviamente in questa fase concessionario è Aspi”. Lo afferma la ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli ai microfoni di Radio 24, riferendosi alla gestione del viadotto autostradale di Genova ricostruito dopo il crollo del Ponte Morandi. In questa fase “questa è l’opzione, la soluzione che io stessa ho indicato”, ha detto. 

“Confermo che è arrivata la lettera dal ministro e ha affidato al commissario il verbale di verifica dell’ispezione di viabilità. Lo faremo noi con la struttura commissariale e decideremo il team di consulenti che farà questo lavoro, possono essere Anas, Rina o altri. E’ una decisione che prenderanno i responsabili tecnici”, aveva detto dal canto suo in un’intervista al Sole 24 Ore il sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione del viadotto Polcevera Marco Bucci. 

Bonafede: “Momento di decidere su concessione”. 

“Confermata la concessione ad Autostrade? Cosa non si fa per salvare la poltrona, 5Stelle ridicoli e bugiardi, due anni di menzogne e tempo perso: colpa di Salvini anche questo?”., commenta il leader della Lega Matteo Salvini. 

Crimi: “Mai ai Benetton” 

“Rinviare non significa risolvere i problemi! Il conto, salato, alla fine si paga sempre. I cittadini ci hanno eletto per #cambiare e #decidere e non per avere ‘l’anime triste di coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo’ #NonInMioNome #ViaIBenetton”. Lo scrive in un tweet il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, citando gli ignavi nel vestibolo dell’Inferno di Dante. 

“Non ci sono chiacchiere o dietrologie da fare, il Movimento 5 stelle per l’ennesima volta è stato smentito dai fatti, il populismo si è infranto sulla realtà, sulle regole dello Stato di diritto. Conte ha preso in giro il popolo presentandosi a Genova due giorni dopo la tragedia e dicendo ‘mai più Benetton’, non sapendo o volendo ignorare consapevolmente che quell’azienda è composta per il 70% da investitori stranieri”. Così Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, intervenendo questa mattina ad Agora’ Estate. 

“Dopo due anni di minacce, immobilismo, proclami, giustizia promessa e rimandata il ponte di Genova verrà riconsegnato proprio ad Autostrade, come ha ordinato il Governo M5S-PD”. Lo scrive in un post sulla sua pagina Facebook questa mattina il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.  

“Io non dico nulla – prosegue – Ma nulla di nulla. Aspetto solo il commento di: Travaglio, Pedullà, Salvatore, Di Maio, Lunardon, alcuni giornalisti che vorrebbero fare politica, insomma tutti coloro che in questi anni hanno pontificato per i loro amici. Perché a differenza loro, noi siamo amici solo dei liguri e vogliamo autostrade che funzionino e sicure. Ci interessa solo questo. Altri forse sono amici di altro… e altri. Sicuro non della verità”. 

“Leggo la rassegna di questa mattina e penso… – aveva iniziato Toti, nel suo post – Ai grillini che promettevano, sulle macerie del Morandi, che avrebbero tolto subito le concessioni. A chi ci accusava di essere amici di Autostrade quando predicavamo solo buon senso dicendo che la giustizia si fa nei tribunali. Ai tanti partiti di Governo che si sono riempiti la bocca di cambiamento e nuova politica senza prendere una, che sia una, decisione su questo tema. Ad alcuni giornalisti che concionavano sulle malefatte di Autostrade, ci accusavano di difenderle e inneggiavano alla giustizia che il Governo avrebbe fatto togliendo le concessioni”. 

A chi ha bloccato infrastrutture già finanziate da Autostrade, come la Gronda, che ora annunciano come opera strategica dopo averla stoppata (facendo risparmiare la concessionaria). “A chi – sottolinea ancora – pur conoscendo la legge, ha mentito agli italiani facendo credere loro che avrebbero potuto estromettere Autostrade con un colpo di spugna. A chi ha permesso che Autostrade non facesse lavori di messa in sicurezza in questi due anni. A chi per colpa di questo squallido balletto ha inchiodato i liguri in code interminabili in piena stagione estiva”. 

“Voi ridate il ponte ad Autostrade – dice Toti – senza ottenere nulla. Noi continuiamo a lavorare per l’interesse dei liguri. E intanto per la tragedia del Morandi e per le sue 43 vittime nessuno ancora ha pagato. Mentre a Roma litigavate, noi in Liguria almeno abbiamo ricostruito il ponte. Forse abbiamo ringhiato meno di voi… ma visti i risultati…”. 

Ponte Genova, De Micheli conferma: “Gestione ad Autostrade” 

“La lettera al sindaco Bucci l’ho firmata io: una lettera in cui confermo la procedura di collaudo consegna e anche quella della gestione che va al concessionario, ovviamente in questa fase concessionario è Aspi”. Lo afferma la ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli ai microfoni di Radio 24, riferendosi alla gestione del viadotto autostradale di Genova ricostruito dopo il crollo del Ponte Morandi. In questa fase “questa è l’opzione, la soluzione che io stessa ho indicato”, ha detto. 

“Confermo che è arrivata la lettera dal ministro e ha affidato al commissario il verbale di verifica dell’ispezione di viabilità. Lo faremo noi con la struttura commissariale e decideremo il team di consulenti che farà questo lavoro, possono essere Anas, Rina o altri. E’ una decisione che prenderanno i responsabili tecnici”, aveva detto dal canto suo in un’intervista al Sole 24 Ore il sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione del viadotto Polcevera Marco Bucci. 

“Confermata la concessione ad Autostrade? Cosa non si fa per salvare la poltrona, 5Stelle ridicoli e bugiardi, due anni di menzogne e tempo perso: colpa di Salvini anche questo?”., commenta il leader della Lega Matteo Salvini. 

“Dopo due anni di minacce, immobilismo, proclami, giustizia promessa e rimandata il ponte di Genova verrà riconsegnato proprio ad Autostrade, come ha ordinato il Governo M5S-PD”. Lo scrive in un post sulla sua pagina Facebook questa mattina il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.  

“Io non dico nulla – prosegue – Ma nulla di nulla. Aspetto solo il commento di: Travaglio, Pedullà, Salvatore, Di Maio, Lunardon, alcuni giornalisti che vorrebbero fare politica, insomma tutti coloro che in questi anni hanno pontificato per i loro amici. Perché a differenza loro, noi siamo amici solo dei liguri e vogliamo autostrade che funzionino e sicure. Ci interessa solo questo. Altri forse sono amici di altro… e altri. Sicuro non della verità”. 

“Leggo la rassegna di questa mattina e penso… – aveva iniziato Toti, nel suo post – Ai grillini che promettevano, sulle macerie del Morandi, che avrebbero tolto subito le concessioni. A chi ci accusava di essere amici di Autostrade quando predicavamo solo buon senso dicendo che la giustizia si fa nei tribunali. Ai tanti partiti di Governo che si sono riempiti la bocca di cambiamento e nuova politica senza prendere una, che sia una, decisione su questo tema. Ad alcuni giornalisti che concionavano sulle malefatte di Autostrade, ci accusavano di difenderle e inneggiavano alla giustizia che il Governo avrebbe fatto togliendo le concessioni”. 

A chi ha bloccato infrastrutture già finanziate da Autostrade, come la Gronda, che ora annunciano come opera strategica dopo averla stoppata (facendo risparmiare la concessionaria). “A chi – sottolinea ancora – pur conoscendo la legge, ha mentito agli italiani facendo credere loro che avrebbero potuto estromettere Autostrade con un colpo di spugna. A chi ha permesso che Autostrade non facesse lavori di messa in sicurezza in questi due anni. A chi per colpa di questo squallido balletto ha inchiodato i liguri in code interminabili in piena stagione estiva”. 

“Voi ridate il ponte ad Autostrade – dice Toti – senza ottenere nulla. Noi continuiamo a lavorare per l’interesse dei liguri. E intanto per la tragedia del Morandi e per le sue 43 vittime nessuno ancora ha pagato. Mentre a Roma litigavate, noi in Liguria almeno abbiamo ricostruito il ponte. Forse abbiamo ringhiato meno di voi… ma visti i risultati…”. 

 

Scuola, Arcuri commissario per la ripartenza 

Domenico Arcuri, il commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19, “fino alla scadenza del predetto stato di emergenza”, procede, “nell’ambito dei poteri conferitigli e con le modalità previste dalla suddetta norma, all’acquisizione e distribuzione delle apparecchiature e dei dispositivi di protezione individuale, nonché di ogni necessario bene strumentale, compresi gli arredi scolastici, utile a garantire l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020-2021, nonché a contenere e contrastare l’eventuale emergenza nelle istituzioni scolastiche statali”. E’ quanto si legge nella bozza del dl Semplificazioni.  

Il commissario, si legge ancora, “per l’attuazione di quanto previsto dal precedente periodo, provvede nel limite delle risorse assegnate allo scopo con Delibera del Consiglio dei Ministri a valere sul Fondo emergenze nazionali di cui all’articolo 44 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1; le risorse sono versate sull’apposita contabilità speciale intestata al Commissario”. A tale scopo, “le procedure di affidamento dei contratti pubblici potranno essere avviate dal Commissario anche precedentemente al trasferimento alla contabilità speciale delle suddette risorse”. 

”Piena soddisfazione per la norma inserita nel Semplificazioni che affida nuove competenze al commissario Arcuri per supportare la riapertura delle scuole a settembre. Una norma scritta e fortemente voluta dal mio ministero. E che permetterà ad esempio di velocizzare l’iter per l’acquisto e la distribuzione degli arredi scolastici, come i banchi singoli di nuova generazione”. Così la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. 

Ue peggiora le stime, Pil Italia -11,2% nel 2020 

La Commissione Europea rivede al ribasso le stime relative all’andamento dell’economia italiana, colpita dagli effetti della pandemia di Covid-19. Secondo le previsioni economiche d’estate diffuse oggi, il nostro Paese dovrebbe registrare un crollo del Pil dell’11,2% nel 2020, il più marcato dell’Eurozona e dell’intera Ue, rispetto al calo del 9,5% stimato il 6 maggio scorso, con le previsioni economiche di primavera. L’economia italiana dovrebbe poi rimbalzare del 6,1% nel 2021, un po’ meno del 6,5% stimato in maggio, e partendo da una base minore.  

L’inflazione è attesa a zero nel 2020, per risalire allo 0,8% nel 2021. La crisi colpirà duramente l’intero continente: nell’area euro i Paesi che cedono meno sono Lussemburgo e Malta, che comunque lasciano sul terreno rispettivamente il 6,2% e il 6%. Tra i grandi Paesi Ue, la Germania è attesa nel 2020 in calo del 6,3%, la Francia del 10,6%, la Spagna del 10,9%, la Polonia del 4,6%, la Romania del 6%. 

PIL EUROZONA – Secondo le previsioni il Pil dell’area euro dovrebbe calare dell’8,7% nel 2020 rispetto al 2019, per poi rimbalzare del 6,1% nel 2021. Nelle previsioni di primavera il calo del Pil dell’area euro era stimato al -7,7%. L’inflazione nell’Eurozona è prevista allo 0,3% nel 2020, dall’1,2% del 2019, e all’1,1% nel 2021. Peggiorano anche le previsioni per l’Ue a 27: il Pil nel 2020 è atteso in calo dell’8,3%, rispetto al -7,5% stimato in maggio, con un rimbalzo del 5,8% nel 2021. 

Dl Semplificazioni, tra novità e dubbi 

Al via con un’ora e mezza di ritardo il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Sul tavolo non solo l’attesissimo decreto Semplificazioni, ma anche il Piano nazionale di riforme e l’assestamento di bilancio. Un Cdm ‘monstre’ necessario alla vigilia del tour europeo del premier, Giuseppe Conte, che domani sarà a Lisbona e subito dopo volerà a Madrid per rinsaldare il fronte dei Paesi che chiedono all’Europa una risposta forte alla pandemia, a partire dal Next Generation Eu.  

Il ‘piatto forte’ del Cdm, al centro della conferenza stampa che domattina terrà il presidente del Consiglio, è il dl Semplificazioni, che tuttavia -ormai è dato per assodato- verrà approvato con la formula ‘salvo intese’, perché su diversi punti, a partire dagli appalti, i nodi non sono stati ancora sbrogliati e c’è bisogno di andare ai tempi supplementari. 

Un dl ‘pesante’ , 96 pagine e 48 articoli per “semplificare il sistema Italia”, dal regime degli appalti ai progetti green. E’ questa la nuova bozza del dl semplificazioni ora sul tavolo del Consiglio dei ministri che dovrebbe vararla. Quattro i i titoli principali: semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia; semplificazioni procedimentali e responsabilità; misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale e infine semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy. 

Non mancano però dubbi e nodi. A rallentare l’inizio del Cdm, a quanto apprende l’Adnkronos, è stata la discussione sulle opere da sbloccare nell’elenco ad hoc, i poteri dei commissari e le grandi opere da porre sotto la loro regia. La soluzione, probabilmente, è quella di prender tempo, dando la possibilità di stilare l’elenco entro fine anno, soluzione messa nero su bianco nella bozza approdata sul tavolo del Consiglio. Che, prima di iniziare, ha visto comunque un breve momento di condivisione con gli auguri al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che oggi compie 34 anni, e che il premier, Giuseppe Conte, ha voluto omaggiare con una torta di compleanno.  

Semplificazioni per i contratti pubblici con procedure per l’incentivazione degli investimenti pubblici durante il periodo emergenziale in relazione all’aggiudicazione dei contratti pubblici sotto soglia e sopra soglia. Sono alcuni dei principali interventi in materia di appalti previsti dal Dl Semplificazioni, che introduce alcune deroghe a quanto previsto dal codice degli appalti. 

Per quanto riguarda gli appalti sotto soglia, come si legge, tra l’altro, nella bozza, le stazioni appaltanti procedono all’affidamento delle attività di esecuzione di lavori, servizi e forniture, nonché dei servizi di ingegneria e architettura, inclusa l’attività di progettazione, secondo le seguenti modalità: affidamento diretto per lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 150.000 euro; procedura negoziata, senza bando, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, che tenga conto anche di una diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate, individuati in base ad indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, per l’affidamento di servizi e forniture di importo pari o superiore a 150.000 euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50 e di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, ovvero di almeno dieci operatori per lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a un milione di euro, ovvero di almeno quindici operatori per lavori di importo pari o superiore a un milione di euro e fino alle soglie di 5 milioni. 

“Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro il 31 dicembre 2020, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, il Presidente del Consiglio dei ministri individua gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico – amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio – economico a livello nazionale, regionale o locale, per la cui realizzazione o completamento si rende necessario la nomina di uno o più Commissari straordinari che è disposta con i medesimi decreti”, si legge ancora nella nuova bozza del dl Semplificazioni.  

Inoltre, “con uno o più decreti successivi, da adottare con le modalità di cui al primo periodo entro il 30 giugno 2021, il Presidente del Consiglio dei ministri può individuare, sulla base dei medesimi criteri di cui al primo periodo, ulteriori interventi per i quali disporre la nomina di Commissari straordinari. In relazione agli interventi infrastrutturali di rilevanza esclusivamente regionale o locale, i decreti di cui al presente comma sono adottati previa intesa con il Presidente della Regione interessata.  

 

Bper, approvata da azionisti incorporazione casse risparmio Saluzzo e Bra 

Approvato in sede straordinaria dall’’assemblea dei soci di Bper con il 99,98 % dei voti espressi corrispondenti al 37,49 % del capitale sociale complessivo, il progetto di fusione per incorporazione in BPER Banca delle due controllate Cassa di Risparmio di Saluzzo (“CR Saluzzo”) e Cassa di Risparmio di Bra nonchè l’aumento del capitale sociale di BPER al servizio della fusione per incorporazione di CR Bra, con conseguente modifica dell’art. 5 dello Statuto Sociale dell’Incorporante. 

Prosegue, pertanto, il processo di semplificazione e di razionalizzazione del Gruppo BPER Banca, con la fusione per incorporazione delle due Casse piemontesi, enunciato nel Piano Industriale 2019-2021. L’attuazione della fusione delle due controllate potrà avvenire solo dopo il decorso del termine di cui all’art 57 del D. Lgs. n. 385/93. Salvo ostacoli, si prevede di stipulare l’atto di fusione in tempo utile per poter dare efficacia alla fusione a decorrere dal prossimo 27 luglio. Da quella data avrà effetto anche la modifica statutaria. 

“Vorrei sottolineare il significato di ciò che si è compiuto oggi con l’approvazione, da parte dei soci, dell’incorporazione delle Casse di Risparmio di Bra e Saluzzo nella Capogruppo. Si tratta di un’operazione importante, prevista dal Piano industriale 2019-21, che completa l’ampio progetto di integrazione portato avanti negli ultimi anni, con una serie di Banche via via entrate nel perimetro di Bper”. A dichiararlo è stato l’amministratore delegato di Bper, Alessandro Vandelli, al termine dell’assemblea degli azionisti.  

“Arriviamo al termine di un percorso – ha sottolineato Vandelli – che ha valorizzato questi Istituti e le realtà territoriali da essi rappresentate, in cui la clientela ha potuto contare sui servizi qualificati e sulle capacità operative di un importante Gruppo bancario. Ora l’assetto raggiunto è definitivo, con la Capogruppo Bper Banca che conta circa 1000 sportelli e controlla come unica banca commerciale il Banco di Sardegna, il cui focus specifico è sulla regione di appartenenza, dove, con circa 330 filiali, è leader di mercato”. 

“La storia della nostra presenza in Piemonte – ha continuato Vandelli – risale al 2006, quando furono acquisite quote di minoranza in alcuni Istituti, che si sono via via rafforzate, fino a diventare quote di controllo e di maggioranza assoluta, e arrivando al 100 per cento nel caso di Cr Saluzzo. Ora si completa il processo di razionalizzazione, valorizzando e mettendo a regime una presenza articolata in tre realtà: Cr Bra, Cr Saluzzo e le filiali a marchio Bper acquisite con l’incorporazione di Unipol Banca. Queste realtà potranno operare in maniera sinergica e coordinata grazie alla creazione della Direzione regionale Piemonte e Liguria, che avrà sede in Piemonte”.  

“Guardando alle prospettive – ha concluso l’Amministratore delegato di Bper Banca – tengo a sottolineare un aspetto fondamentale: nel nostro Dna di ex Banca popolare il rapporto con i territori, le famiglie e le imprese è da sempre al centro. Ciò accadrà anche in Piemonte, una regione in cui abbiamo creduto e dove intendiamo svolgere e sviluppare ulteriormente questo ruolo al servizio delle comunità”.