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Categoria: spettacoli

Green pass, Gian Marco Tognazzi: “E’ garanzia, ma bisogna spiegare che chi si vaccina non è immune”

“Io ritengo che il green pass, ovunque venga applicato, sia una garanzia nel poter stare più tranquilli in luoghi dove ci sono manifestazioni sportive, spettacoli, e via dicendo. Ma andrebbe fatta molta più chiarezza generale nella comunicazione, che ancora manca e genera moltissima confusione nelle persone, spiegando che chi è vaccinato non è immune”. Gian Marco Tognazzi commenta così, conversando con l’Adnkronos, l’ipotesi di un green pass obbligatorio al vaglio del governo, che potrebbe riguardare una serie di attività sociali tra le quali l’accesso alle sale cinematografiche. 

“Chiariamo che il green pass è una sicurezza, non una limitazione, ma ha le sue variabili e questo bisogna spiegarlo bene, la comunicazione è addirittura più importante del provvedimento stesso che viene adottato, è fondamentale -spiega l’attore- Se la gente continua a credere che essere vaccinato significhi essere immune o trasmettere il virus in maniera blanda, questo è un grosso problema che va spiegato bene, per non generare confusione”. 

Il green pass inoltre, secondo l’attore romano, “va benissimo ovunque possa essere utile ma non deve più limitarsi ad alcuni settori, come era accaduto nella seconda ondata dove le restrizioni erano rimaste solo in alcuni ambiti, come per esempio proprio le sale cinematografiche. Perché così, a livello comunicativo, crei il sospetto che quelli siano i luoghi di contagio, e stai dando un’informazione sbagliata”, conclude.  

Cannes 2021, Nanni Moretti: “Invecchiato di colpo”

Nanni Moretti non ha preso bene la mancata considerazione del suo film ‘Tre Piani’ a Cannes. E, in un post su Instagram, polemizza usando l’ironia. Il regista pubblica una sua foto con lo sguardo eloquente, così come il messaggio: “Invecchiare di colpo. Succede. Soprattutto se un tuo film partecipa a un festival. E non vince. E invece vince un altro film, in cui la protagonista rimane incinta di una Cadillac. Invecchi di colpo. Sicuro”. Il riferimento di Moretti è al film vincitore della Palma d’oro, ‘Titane’, della francese Julia Ducournau. 

Cannes 2021, Palma d’Oro al film Titane: i vincitori

La Palma d’oro del festival di Cannes 2021 va a ‘Titane’ di Julia Ducournau. Il premio è stato annunciato dal presidente della Giuria, Spike Lee, per errore già all’inizio della cerimonia, quando invece viene annunciato per ultimo. 

Una standing ovation del pubblico ha accompagnato la consegna della Palma d’Oro d’Onore a Marco Bellocchio, visibilmente commosso. A consegnare il premio Paolo Sorrentino che ha reso omaggio al maestro: “Ogni suo film è un’emozione”, ha detto Sorrentino, sottolineando che Bellocchio “è sempre stato un’autorità per tutta la sua carriera”. 

Va a Leos Carax per il film ‘Annette’ il premio come miglior regista, consegnato dall’attrice Valeria Golino.
 

Cannes premia inoltre Caleb Landry Jones come miglior attore per la sua interpretazione in ‘Nitram’ dell’australiano Justin Kurzel. Renate Reinsve si aggiudica il riconoscimento come miglior attrice per il film ‘The Worst Person in the World’. 

Il premio della giuria va a pari merito ai film ‘Memoria’ di Apitchapong Weerasethakul e ‘Haberech’ di Nadav Lapid.  

Palma d’oro per il miglior cortometraggio a Yi Tang per il film ‘TIAN XIA WU YA’ (Tous les Corbeaux du Monde / All the Crows in the World).
 


 

Cannes, applausi senza fine e commozione per ‘Marx può aspettare’ di Bellocchio

Accolto in sala prima ancora dell’inizio del film da applausi scroscianti, Marco Bellocchio, emozionato, interrompe l’ovazione finale di quasi 10 minuti e prende il microfono che Thierry Fremaux gli porge per ringraziare il calore del pubblico. “Se questo che avete visto vi ha emozionato vuol dire che c’è qualcosa che esce dalla casa Bellocchio e arriva a tutti”… Osannato dalla stampa italiana, ‘Marx può aspettare’ è in sala ora in Italia. 

Codacons: “Fedez ci denuncia per stalking? Noi al lavoro su maxi querela”

“Siamo felici dell’annuncio di Fedez di una querela contro di noi. Sarà finalmente l’occasione per far cessare le violenze, le ingiurie e gli insulti che periodicamente rivolge al Codacons e che fomentano odio sul web”. Ad affermarlo all’Adnkronos è il presidente del Codacons Carlo Rienzi che risponde così all’annuncio social, da parte del rapper, di voler querelare l’associazione per “stalking giudiziario”.  

“Il Codacons – prosegue Rienzi – è colpevole a suo dire di ‘lesa maestà’ per aver osato criticarlo per alcuni comportamenti. Fedez, evidentemente allergico a qualsiasi critica, si crede oramai un imprenditore come Berlusconi, e come Berlusconi afferma di essere perseguitato”, ironizza il presidente del Codacons. L’ufficio legale del Codacons sta preparando una maxi querela per diffamazione contro Fedez “mettendo insieme tutte le calunnie del rapper, gli insulti e gli oltraggi rivolti al Codacons nelle ultime 24 ore, e che hanno scatenato sul web una pericolosissima campagna d’odio contro l’associazione”, spiega il Codacons. 

Raffaella Carrà, Madrid le intitolerà una piazza

“È ufficiale: fra i numeri civici 43 e 45 della calle Fuencarral di Madrid ci sarà una piazza col nome della grande Raffaella Carrà”. E’ quanto si legge sul profilo Facebook di Raffaella Carrà attualmente gestito dai familiari della regina della televisione, scomparsa a Roma il 5 luglio scorso spiegando che la proposta, approvata da tutti i partiti ad eccezione di Vox che si è astenuto, è del gruppo municipale Más Madrid. Adesso è diventata realtà. Más Madrid, nel lanciare la proposta che riguarda uno spazio tra i quartieri Chueca e Malasana che non è ancora stato intitolato, ha messo in evidenza il lavoro di una cantante molto impegnata in alcune cause sociali, come i diritti dei lavoratori o il femminismo.  

“Raffaella Carrà merita questo e altro. Lei rappresenta un’icona di libertà per molte generazioni. La sua musica ha ispirato più generazioni. È stata una delle prime figure pubbliche a parlare di libertà sessuale ed è un punto di riferimento per la musica e la televisione, un’icona, per Madrid e per la Spagna intera. Merita questo riconoscimento, visto che è sempre stata molto legata a Madrid, città in cui diceva di sentirsi libera e dove si sentiva molto a suo agio a godersi la vita delle sue strade e delle sue piazze”, ha affermato Mas Madrid. 

“L’Italia perde ancora una volta l’occasione di omaggiare per prima la sua più grande artista”, si legge sul post di facebook. Anche se in Italia sono state lanciate diverse proposte per omaggiarla, come quella di Milly Carlucci che chiede alla Rai di intitolarle l’Auditorium del Foro Italico dove la Carrà ha condotto tanti spettacoli di successo, tra i quali ‘Carramba! Che sorpresa’ le cui repliche, andate in onda in queste sere su Rai1, hanno vinto gli ascolti. Cristiano Malgioglio ha chiesto invece di intitolarle gli studi Rai di via Teulada. 

L’Italia vola negli ascolti tv, 18 milioni per la vittoria della Nazionale

Con 18.172.000 telespettatori e il 73,68% di share la partita Italia-Inghilterra con la vittoria della Nazionale agli Europei 2020 trasmessa da Rai1 ha stravinto gli ascolti della prima serata di ieri. Gli altri programmi si sono dovuti accontentare di poche briciole con dati di share che non arrivano neppure al 2%: su Canale 5, infatti, ‘Vittoria e Abdul’ ha ottenuto 388.000 telespettatori e l’1,56%; su Rai2 ‘Amore, cucina e curry’ ha totalizzato 360.000 telespettatori con l’1,45%; su Retequattro ‘La mia Africa’ ha registrato 276.000 telespettatori e l’1,15%; su Rai3 ‘I segreti di Osage County’ è stato visto da 237.000 telespettatori pari allo 0,95%; su Italia1 ‘La fidanzata di papà’ ha interessato 233.000 telespettatori con lo 0,94%. Su La7 ‘Face to Face – Lady D vs Elisabetta II’ ha ottenuto 195.000 telespettatori con lo 0,78%; su Nove ‘Supernanny’ ha conquistato 82.000 telespettatori e lo 0,3%; su Tv8 infine ‘HeartBreakers – Vizio di famiglia’ ha segnato lo 0,29% di share e 76.000 telespettatori. 

Nel daytime pomeridiano grande successo per Tv8 che grazie alla finale del torneo di tennis di Wimbledon Berrettini-Djokovic ha segnato il 20,7% di share con 2.862.000 telespettatori. Nell’access prime time la partita della Nazionale ha magnetizzato la quasi totalità della platea televisiva, lasciando al secondo classificato, Canale 5 con ‘Paperissima Sprint’, 861.000 telespettatori e il 3,9% di share. 

Nel complesso le reti Rai hanno stravinto tutte le fasce orarie e in particolare la prima serata con 17.279.000 telespettatori e il 73,02% di share, la seconda serata con il 74,62% e 12.478.000 telespettatori, e l’intera giornata con 5.437.000 telespettatori e il 50,5% di share. 

 

Raffaella Carrà, Milly Carlucci: “Rai le intitoli Auditorium Foro Italico”

La Rai intitoli a Raffaella Carrà l’Auditorium del Foro Italico. A lanciare la proposta sui social è Milly Carlucci, la conduttrice che insieme a Raffaella ha frequentato di più lo studio Rai del Foro Italico. “Sto guardando con emozione Carramba che Sorpresa su Rai1, sarebbe bello intitolare l’Auditorium Rai del Foro Italico alla grande Raffaella Carrà”, ha scritto Milly ieri sera guardando la replica della prima puntata del people show della Carrà, che proprio dall’Auditorium del Foro Italico è andato in onda per tanti anni. E su change.org è già partita una petizione sul tema.  

Raffaella Carrà, Maria De Filippi: “Ti vedo sempre…”

“Mi è arrivato un whatsapp, ho aperto distrattamente così come si fa sempre, come fanno tutti. Stai facendo altro e parte il suono. Ho letto che Raffaella non c’era più. L’ho letto, riletto e ho pensato: ‘Non è vero’. Ho pensato la cosa giusta, perché una come lei non muore mai. Non può morire perché tutti la conoscono, tutti conoscono i suoi occhi, il suo caschetto, la sua frangia, la sua risata e tutto quello che solo lei sapeva e sa fare”. Così Maria De Filippi ricorda Raffaella Carrà, morta oggi all’età di 78 anni. 

“Raccontava storie e continuerà a farlo – aggiunge De Filippi – faceva emozionare e continuerà a farlo, sapeva cantare e continuerà a farlo, sapeva ballare e continuerà a farlo, sapeva intrattenere e continuerà a farlo. Lei è e sempre sarà la televisione con la T maiuscola, quella a cui tutti ambiscono. Un giorno mi ha detto: ‘Quando vieni all’Argentario giochiamo a burraco, sono certa che ti batto’. Anche io ne ero certa e ne sono certa ancora. Quando è venuta ad Amici, era tutto pronto: canzoni, coreografie…Si è seduta sugli scalini e mi ha detto: ‘Fammi vedere cosa hai preparato’. Ha visto e ha cambiato tutto come solo lei sapeva e sa fare. Le ho scritto per il suo compleanno e mi ha risposto con un semplice ‘Grazie’. Anche in quella risposta c’è la dignità di chi vive eternamente. Non riesco a salutarti perché so che tanto ti vedo sempre. Maria”. 

Carrà, Fabio Fazio: “Disorientato, perso punto di riferimento”

“Sono molto sconvolto, disorientato. Come quando si perde un punto di riferimento: ecco mi sento così”. Sono le parole con cui Fabio Fazio descrive le sue emozioni all’Adnkronos nel giorno della scomparsa di Raffaella Carrà. “Un punto di riferimento -prosegue Fazio- che nel mio caso è anche un punto di riferimento storico, perché coincide con il primo giorno di televisione, l’inizio della mia carriera”. Il riferimento del conduttore è al suo esordio in tv, appena 18enne, quando partecipò al programma di Raffaella ‘A raccontare comincia tu’. 

“Sono smarrito e anche molto triste -dice Fazio- perché con Raffaella non ci sentivamo spesso ma frequentemente, ed è sempre stato un rapporto molto affettuoso e sincero, di grande gentilezza, come provano le sue apparizioni da me in questi anni, a Sanremo, e a ‘Che tempo che fa’. Sono disorientato, perché sembra una cosa di quelle che sembrava non potesse mai accadere”. 

Con lei “ci facevamo delle sorprese. Lei mi diceva sempre io non ti voglio vedere prima, così non perdiamo la sorpresa, e io le dicevo ok, non ti dico niente di quello che faccio -ricorda Fazio- Una volta abbiamo fatto mettere una parrucca bionda a tutti gli ospiti in studio, e mi ricordo la sua sonora risata nel vederli. Ecco, questo è il ricordo che ho di lei: facevamo delle cose per far piacere uno all’altro”, è il delicato pensiero del conduttore. 

Carrà e la ‘carrambata’ che ha conquistato anche il vocabolario

Con “carrambata” Raffaella Carrà, morta oggi a 78 anni, si è guadagnata un posto anche nel vocabolario della lingua italiana. Il neologismo è nato in seguito al grande successo della trasmissione di Rai 1 “Carramba! Che sorpresa” (1995-97 e 2002) e presto si è diffuso nel linguaggio comune.  

Il sostantivo femminile, con un significato ironico, è registrato da tutti i maggiori dizionari, dal Vocabolario Treccani al Devoto-Oli, allo Zingarelli. Da una situazione che ricorda momenti tipici del programma televisivo “Carràmba! che sorpresa”, è nata la definizione di “carrambata” come, scrivono i lessicografi, “incontro inatteso con una o più persone con le quali si erano persi i contatti”. 

Raffaella Carrà, con il ‘Tuca tuca’ nel 1971 scandalizzò e sedusse l’Italia

“Tuca, Tuca, Tuca… L’ho inventato io/ Per poterti dire/ Mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi pià…” Con il ‘Tuca tuca” nel 1971, durante “Canzonissima”, il popolare programma del sabato sera della Rai in bianco e nero, Raffaella Carrà, morta oggi all’età di 78 anni, scandalizzò e sedusse l’Italia con una canzone ammiccante e trasgressiva per le regole della tv pubblica dell’epoca. Al punto che per continuare a cantare e ballare il “Tuca tuca” fu necessario far intervenire il grande attore Alberto Sordi, che con la sua ironia sdrammatizzò quelle movenze sexy che avevano suscitato tanto clamore e fatto muovere la censura.  

La canzone “Tuca-tuca” fu scritta da Gianni Buoncompagni, il pigmalione di Raffaella, e da Franco Pisano. Il coreografo Don Lurio ideò un ballo a due che consisteva nel toccare prima ginocchia, poi fianchi, poi spalle, poi la fronte dell’altro. Raffaella lo eseguì per la prima volta con il ballerino Enzo Paolo Turchi.  

Dotan: “Mercy un gospel profondo, pieno di guarigione ed energia”

“E’ una canzone sul perdono, su quando ci ripensi e ti dispiace per le cose. Mi ci sono interrogato su questi temi e ci ho sofferto per tanto tempo, e ad un certo punto mi sono detto ‘E’ tempo di perdonare te stesso e accettare di imparare dalle cose che accadono'”. In un’intervista a tu per tu con l’Adnkronos, l’artista israeliano Dotan descrive così il suo nuovo singolo ‘Mercy’, uno dei brani che ha anticipato l’uscita dell’album ‘Satellites’ che, oltre a comprendere le hit ‘Numb’, ‘No words’ e ‘There Will be a Way’, comprende altri otto brani intensi e ‘sacrali’, in pieno stile Dotan. 

“Abbiamo bisogno di fare degli errori per crescere, quindi questa si può definire una canzone di guarigione. Andare avanti e non arrendersi”, spiega l’artista israeliano, naturalizzato olandese. Che racconta all’Adnkronos un aneddoto particolare sulla nascita di ‘Mercy’: “C’è un aneddoto divertente sulla nascita di ‘Mercy’. Stavo camminando per strada, e canticchiando un motivetto musicale. All’improvviso ho sentito di andare un studio, ho portato la piccola registrazione con me e ho detto ‘voglio fare una canzone gospel’. Con la pandemia sembrava impossibile, quindi ho dovuto fare tutto da solo”, rivela Dotan. Che definisce il brano “un pezzo profondo, ma anche molto pieno di energia. E’ uno dei miei preferiti”. 

Miglior Artista & Songwriter dell’anno, Miglior Artista Maschile per 3 anni consecutivi in Olanda, Dotan, il cui nome per esteso è Dotan Harpenau ed ha iniziato la sua carriera nei Paesi Bassi, ha risentito come tutti del periodo duro della pandemia, che racconta così: “La pandemia è stata decisamente non facile per nessuno, e neanche per me. Per me non essere sul palco, che è ciò per cui vivo, è stato durissimo -ricorda- Davvero sfidante. Certo, un’occasione per stare con me stesso, chiudermi in studio, fare molta musica. Bello, ok, ma ora non vedo l’ora di salire sul palco, incontrare la gente, sentire l’energia”, dice. A metà luglio, Dotan sarà ospite di Battiti Live 2021. 

Morto Paolo Beldì, il regista tv aveva 66 anni

Il regista televisivo Paolo Beldì, uno dei più noti della sua generazione e legato in particolare a tantissimi programmi di Fabio Fazio, è morto improvvisamente a 66 anni nella sua casa di Magognino, in provincia di Novara. Con Fazio, Beldì aveva firmato programmi diventati cult come ‘Anima Mia’ e ‘Quelli che il calcio’ ma lo aveva seguito anche al Festival di Sanremo. Il suo stile inconfondibile, fatto di primi piani strettissimi su particolari apparentemente poco pertinenti (le scarpe di chi parla, lo spettatore addormentato) che diventavano parte importante del racconto, ha fatto scuola.  

Paolo Villaggio, 4 anni fa l’addio: l’omaggio a Roma

A 4 anni dalla morte di Paolo Villaggio si moltiplicano gli omaggi all’attore e scrittore scomparso il 3 luglio del 2017. Anche perché nel 2021 cade anche il cinquantennale della pubblicazione del primo romanzo dedicato a ‘Fantozzi’. Sui social il Premio Strega Sandro Veronesi ne elogia le doti letterarie meno celebrate di quelle cinematografiche: “Che Paolo Villaggio, morto quattro anni fa, fosse anche un grande scrittore, è passato inosservato. Ma lo era”, scrive Veronesi. E l’attore Luca Bizzari commenta: “I suoi libri sono di una durezza incredibile. Grandiosi”. 

Intanto oggi Roma rende omaggio alle due ricorrenze con due appuntamenti: stamattina nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la Sindaca di Roma Virginia Raggi interviene alla presentazione dell’omaggio assieme alla figlia dell’attore e scrittore, Elisabetta Villaggio.  

E stasera, nell’ambito delle notti Bianche del cinema, il cinema Adriano di Roma ospiterà la “Maratona Fantozzi”. L’iniziativa, organizzata da Daniele Liburdi e Massimo Mescia di Volume Entertainment e da Ivan Tamburrini del Socio Aci, sarà presentata alle 21 alla casa del Cinema da Laura Delli Colli insieme al regista e critico cinematografico Mario Sesti.  

Tra gli ospiti ci sarà la famiglia Villaggio ma anche tanti artisti, amici e compagni di viaggio dell’attore, tra cui Neri Parenti, Ricky Tognazzi, Ezio Greggio, il produttore di tanti film con Villaggio, Bruno Altissimi, il comico e autore tv Saverio Raimondo, la celebre controfigura cinematografica di Villaggio, Clemente Ukmar e anche l’interprete dell’indimenticabile Contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, Elena Tricoli. Poi, dalle 23.30, partirà la lunga maratona dei film della saga: ‘Fantozzi’, ‘Il secondo tragico Fantozzi’, ‘Fantozzi contro tutti’, ‘Fantozzi subisce ancora’ e il docufilm ‘La voce di Fantozzi’ con l’ultima interpretazione di Paolo Villaggio. 

La Maratona Fantozzi (che vede coinvolti anche tanti altri cinema in Italia) è solo in primo di una serie di eventi che verranno dedicati all’attore e scrittore quest’anno. In occasione dei cinquant’anni dalla prima pubblicazione del romanzo Fantozzi, personaggio letterario prima ancora che successo cinematografico, la famiglia Villaggio con alcuni partner ha lanciato il progetto ‘Clamorosamente Villaggio!’, un viaggio dentro la vita e la carriera di Paolo Villaggio. Artista a tutto tondo, versatile, controcorrente, rivoluzionario, che ha segnato non soltanto il mondo dello spettacolo, ma anche il costume del nostro Paese, lasciandoci un ritratto dissacrante dell’Italia e degli italiani in cui tanti si sono riconosciuti. 

Attraverso una serie di eventi e appuntamenti speciali, arricchiti da testimonianze e materiali inediti, ‘Clamorosamente Villaggio!’ nel biennio 2021-2022 sarà un’esperienza polifonica che accompagnerà il pubblico nel mondo fantastico di un intellettuale e di un artista che, sotto le vesti del clown, nella più alta accezione del termine, ha segnato in modo indelebile i nostri ultimi cinquant’anni di Storia. 

Verdone: “Una volta pregai su tomba Jim Morrison e lo ‘sgridai’ per le droghe”

“Una volta, quando stavo a Parigi sul set di ‘Posti in piedi in Paradiso’, sono andato a visitare la tomba di Jim Morrison e devo dire la verità: una preghiera gliel’ho detta. Gli ho detto grazie, perché mi hai dato i momenti più belli della mia giovinezza. Però, sei stato uno stronzo a prendere tutte quelle droghe, perché non servivano: eri bravo uguale”. E’ il toccante e personale ricordo che Carlo Verdone, intercettato sul set del suo ultimo film, regala all’Adnkronos alla vigilia dei 50 anni dalla morte a Parigi della grande icona del rock di cui l’attore e regista è uno dei fan più noti e appassionati.  

“Io interpretavo il ruolo di uno che aveva un negozio dei vinili -ricorda Verdone- E portavo mia figlia, che nel film stava a Parigi, a visitare la tomba di Jim Morrison per portargli dei fiori (Morrison è sepolto a Parigi al cimitero del Père Lachaise, ndr). All’ultimo minuto però, il cimitero non ci ha dato l’autorizzazione perché la famiglia aveva chiesto un po’ di riserbo, dato che la tomba è ormai una vera e propria installazione meta di tantissimi. Il finale non fu come lo volevo, ma la visita alla sua tomba la ricordo molto bene”. Verdone traccia poi un profilo delicato e intenso dell’artista, voce di un’intera generazione: “Lui era un timido, per lui era una cosa terribile salire sul palco, infatti si drogava, usciva fuori di testa -dice il regista- Ma era un ragazzo che leggeva moltissimo, amava la letteratura, conosceva Ginzberg, Kerouac, tutta la Beat Generation e ha sviluppato un senso della scrittura e della poesia molto fine. I suoi testi sono molto belli”.  

“Purtroppo aveva scritto nel destino che doveva morire così presto -osserva Verdone- Era sensuale, era violento, era folle e soprattutto aveva un grande fascino, il fascino dell’autodistruzione”. Il regista romano coglie l’occasione per fare un appello ai giovani: “Io spero che i ragazzi di oggi traggano una conclusione: che non si può morire così giovani per colpa di droghe prese in maniera esagerata e distruttiva. Mi auguro invece che sviluppino quella passione che lui aveva per la letteratura, per la poesia e la sua grande, enorme sensibilità. Prendiamolo come un grande simbolo di quegli anni, però non imitiamolo, perché la droga alla fine ci ha portato via il 70% dei grandi artisti”, sottolinea il regista.  

“Quando ascoltai il primo album, ‘The Doors’, che mi aveva portato un amico dall’Inghilterra -ricorda Verdone- rimasi folgorato da due canzoni, ‘Break on Thru’ e ‘Light my Fire’, che considero tutt’oggi una delle dieci canzoni più belle che siano mai state scritte. E’ una canzone nata da un errore del chitarrista Robby Krieger, che anziché prendere un accordo ne aveva preso un altro. Ed ha intuito che quell’accordo, che mi pare fosse un ‘fa’, fosse l’inizio di un capolavoro, ‘Light my Fire'”.  

Le più grandi canzoni scritte “nascono spesso da involontari errori, come anche ‘Shin On Your Crazy Diamond’ dei Pink Floyd, che nacque da un errore di David Gilmour, che sbagliò e nacque così quell’arpeggio meraviglioso”, spiega Verdone rivelando una grande cultura musicale. E conclude così: “C’è un senso di tristezza latente in tutta la discografia dei Doors, ed è questo forse che rende così affascinante la loro opera -osserva il regista- Come artista non direi che mi ha ispirato, ma ha reso la mia giovinezza più felice”. (di Ilaria Floris) 

 

Alessia Marcuzzi: “Lascio Mediaset dopo 25 anni”

Alessia Marcuzzi annuncia l’addio a Mediaset dopo 25 anni. “Ciao a tutti, voglio essere io a dirvelo, prima che lo leggiate su qualche blog in maniera distorta. Dopo 25 anni in Mediaset ho deciso di prendermi un momento per me, perché non riesco più ad immaginarmi nei programmi che mi venivano proposti”, scrive su Instagram “E’ per questo motivo non vi nascondo con grandissima sofferenza che ho deciso di comunicare all’Editore all’Azienda di voler andar via, salutandoli con stima e affetto e ringraziandoli per aver avuto fiducia in me in tutti questi anni”, aggiunge la conduttrice romana. 

“La mia carriera televisiva è iniziata proprio lì (Colpo di fulmine, Fuego, Festivalbar, Mai dire goal, Le Iene, Grande Fratello, Isola dei Famosi, Temptation Island), e quindi ringrazierò sempre tutti per la crescita professionale che mi hanno permesso di fare”, scrive la Marcuzzi snocciolando le tappe della sua avventura a Mediaset. “Credo però che questa pandemia, oltre a tutto il male che ha portato, abbia dato a molti di noi la possibilità di guardarci dentro, per capire davvero chi siamo e cosa vogliamo diventare. Io lo sto facendo, e spero di non deludere me stessa e quella che sono”, conclude la conduttrice. 

Maneskin inarrestabili, sono gli artisti italiani più ascoltati al mondo

I Måneskin inarrestabili nelle classifiche di tutto il mondo, aggiungono due nuovi risultati in Italia con ‘Zitti e buoni’, certificato triplo disco di Platino, e ‘Vent’anni’, doppio disco di Platino. Un nuovo importante riconoscimento che arriva insieme alla storica #7 posizione di ‘I wanna Be your slave’ nella Uk Singles Chart. Con oltre 22 milioni di ascoltatori su Spotify nell’ultimo mese i Måneskin sono gli artisti italiani più ascoltati al mondo.  

Damiano, Victoria, Thomas e Ethan con la loro energia hanno trasmesso in modo diretto il loro messaggio di libertà e voglia di lasciare il segno, e questi nuovi riconoscimenti vanno ad aggiungersi ai risultati straordinari che in poche settimane stanno raggiungendo dovunque.  

Dopo la vittoria memorabile all’Eurovision Song Contest 2021, ‘Zitti e buoni’, che conta oltre 170 milioni di streaming, viene certificato oggi triplo disco di Platino, assieme al singolo ‘Vent’anni’ che ottiene il doppio disco di Platino. Ma non si tratta degli unici successi ottenuti dai brani contenuti nel nuovo album ‘Teatro d’ira – vol. I’, già disco di platino e più di 400 milioni di streaming), uscito il 19 marzo: ‘I wanna be your slave’ (disco d’oro e 100 milioni di streaming) si posiziona infatti #7 nella Uk Singles Chart, incoronando i Måneskin come la prima band italiana ad essere inserita nella Top Ten britannica. 

“I wanna Be your slave’ e “Zitti e Buoni'” hanno raggiunto rispettivamente le posizioni #1 e #2 della Viral 50 Usa di Spotify, sono inoltre presenti nelle Top 50 di Spotify di più di 46 Paesi e nella Top 50 Global di Shazam, con anche il brano ‘Beggin’. 

Un trionfo meritato che si tramuterà in un tour eccezionale che li vedrà nell’estate 2021 e 2022 sui palchi dei più importanti Festival europei a fianco dei grandi nomi della musica mondiale. Le prime date (calendario in aggiornamento) si terranno al Rock For People di Praga (Repubblica Ceca, venerdì 13 agosto 2021), all’Open’er Park di Gdynia (Polonia, giovedì 19 agosto 2021), al Paaspop Festival di Schijndel (Olanda, sabato 4 settembre 2021) e al Novarock Pilot Festival di Vienna (Austria, sabato 11 settembre 2021).  

Già annunciate anche alcune tappe europee del 2022, con il Rock Am Ring di Nurburgring e il Rock Im Park di Zeppelinfeld (in Germania, rispettivamente sabato 4 e domenica 5 giugno 2022) e il Tons of Rock di Haiden (in Norvegia, venerdì 24 giugno 2022). 

Oltre a riabbracciare l’amato pubblico internazionale che li acclama a gran voce, i Måneskin si esibiranno per la prima volta nei principali palazzetti italiani con un tour di 13 date (organizzato e prodotto da Vivo Concerti) che ha venduto oltre 100mila biglietti e già collezionato sei concerti sold out, previsti per quest’inverno e la prossima primavera nei palasport di Roma (martedì 14 e mercoledì 15 dicembre 2021 al Palazzo dello Sport), Milano (sabato 18 e domenica 19 dicembre al Mediolanum Forum), Napoli (sabato 26 marzo 2022 al PalaPartenope) e Firenze (giovedì 31 marzo al Nelson Mandela Forum), a cui si sono aggiunte nuove date, previste rispettivamente per martedì 22 marzo a Milano, domenica 27 marzo a Napoli e venerdì 1 aprile a Firenze.  

La tournée farà poi tappa domenica 20 marzo all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO), domenica 3 aprile al Pala Alpitour di Torino, venerdì 8 aprile al PalaFlorio di Bari e si concluderà nell’iconica Arena di Verona sabato 23 aprile 2022. Questo sarà un live evento che vedrà i Måneskin aprire la stagione dei grandi concerti 2022 dell’Arena. 

In scaletta i brani tratti dall’album ‘Teatro d’ira – vol. I’, il primo volume di un progetto più ampio che si svilupperà nel corso dell’anno e che racconterà in tempo quasi reale gli sviluppi creativi della band. Non mancherà il brano dei record ‘Zitti e Buoni’ – canzone più ascoltata al mondo su Spotify fra i brani in gara all’Eurovision tra marzo e maggio 2021 – che ha segnato un record straordinario su Spotify, diventando il primo brano italiano con più stream di sempre con quasi 4 milioni di ascolti in 24 ore nella global chart. Per la prima volta in assoluto un brano italiano entra nella Top 10 Globale al #9 posto (più alta nuova entrata), oltre a essere ai primi posti delle classifiche di tutta Europa. 

Un disco tutto suonato, crudo, contemporaneo, capace di rappresentare lo stile e il sound della band che live troverà la sua dimensione perfetta. Arrivato a distanza di due anni dalla pubblicazione de ‘Il ballo della vita’, doppio disco di platino, ‘Teatro d’ira – vol. I’ ha conquistato la posizione #6 nella Top 10 Global Album Debuts di Spotify, dopo aver debuttato in posizione #1 nella classifica album Fimi/Gfk e #1 nella classifica dei vinili più venduti ad una settimana dall’uscita. 

Con 22 dischi di platino e 6 dischi d’oro (secondo Fimi/GfK) i Måneskin – pronti a ripartire per i live – aggiungono un tassello importante al loro percorso artistico e un riconoscimento internazionale con l’indimenticabile vittoria a Eurovision, rimettendo la musica italiana al centro attraverso il loro stile. Una grande soddisfazione che il gruppo porta a casa senza scendere a compromessi e che condividerà live insieme al pubblico in Italia e in Europa. 

Questo il calendario dell’estate 2021 e 2022: 13 agosto 2021 || Praga | Rock for People, 19 agosto 2021 || Gdynia | Open’er Park, 4 settembre 2021 || Schijndel | Paaspop Festival, 11 settembre 2021 || Vienna | Novarock Pilot Festival, 4 giugno 2022 || Nürburgring | Rock Am Ring, 5 giugno 2022 || Zeppelinfeld | Rock Im Park, 24 giugno 2022 || Haiden | Tons of Rock. 

Scintille tra Asia Argento e Francesca Fagnani dopo intervista a ‘Belve’

Asia Argento si scaglia contro la giornalista Francesca Fagnani, dopo la sua intervista rilasciata al programma ‘Belve’, in onda su Rai2. La figlia del maestro del brivido nel corso della trasmissione ha anche ammesso di aver fatto uso di droghe, ma alla domanda sui motivi della mancata denuncia al produttore Harvey Weinstein l’attrice ha risposto visibilmente scocciata: ”Non l’ho denunciato perché era caduto in prescrizione e vent’anni fa non l’ho fatto perché non volevo che la mia carriera finisse e non volevo pensare a me stessa come una ragazza stuprata”. 

A quel punto la giornalista l’ha incalzata chiedendole: ”Quindi c’era anche la carriera?” scatenando le ire della Argento: ”Cambiamo discorso! -ha detto- sa perché non l’ho denunciato? Perché sarei finita a parlare con persone come lei, una tignosa e rompip…e”. ”Hanno tagliato le mie risposte dopo che le avevo detto ‘rompip…e, tignosa’ -scrive Asia sulle sue storie di Instragram- avevo aggiunto: ‘Lei è una di quelle persone che chiedono alle donne violentate: come era vestita? Perché non è scappata? Poteva dire no…’. Le ho anche detto che non dovevo risponderle perché lei non era un giudice”. ”Per parlare di argomenti così delicati ci vorrebbe almeno un po’ di preparazione, di deontologia giornalistica -conclude Asia- Passo e chiudo”. 

Ma la replica della Fagnani non si è fatta attendere: ”Spiace che la signora Argento proietti sul programma la sua frustrazione per delle domande non gradite o delle risposte non date (libera di farlo). Ma a volte succede. Pazienza”.