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Categoria: spettacoli

Matt Damon: “Ho smesso di usare la parola fr… grazie a mia figlia”

Matt Damon inciampa in una polemica sull’omofobia e finisce sulla graticola dei social, tanto da essere costretto a fare un comunicato ufficiale per chiarire di essere al fianco della comunità Lgbtq+. Tutto è nato da un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita del film ‘Stillwater’ dove è diretto dal regista Tom McCarthy in una storia ispirata dalla battaglia legale di Amanda Knox per essere scagionata dall’omicidio di Meredith Kercher (e che già aveva provocato l’ira della Knox). Nell’intervista Damon aveva raccontato di aver discusso con la figlia sull’uso della parola ‘fag..’ (equivalente inglese dell’italiano ‘fro…’), spiegando che quando era bambino era un termine usato “comunemente” con “un’altra accezione”, e che la figlia gli aveva spiegato con un “trattato lungo e bellissimo quanto quella parola fosse pericolosa”. 

Ma quell’intervista ha fatto rapidamente il giro del mondo ed ha provocato una grande quantità di critiche e insulti all’indirizzo dell’attore, anche da parte di colleghi dello showbiz, tra cui George Takei e Molly Lambert. Tanto che Damon ha dovuto diffondere una dichiarazione in cui ha sottolineato di aver provato “ammirazione e orgoglio” per la presa di posizione della figlia. “Non solo ero d’accordo con lei, ma ero entusiasta della sua passione, dei suoi valori e del suo desiderio di giustizia sociale”. 

“E dato che l’aperta ostilità contro la comunità Lgbtq+ non è ancora rara, capisco perché la mia affermazione abbia portato molti a presumere il peggio. Per essere il più chiaro possibile, sto con la comunità Lgbtq+”, ha affermato tentando di sgombrare il campo dalle polemiche. “Nell’intervista ho ricordato soltanto una discussione che ho avuto con mia figlia in cui ho cercato di contestualizzare i progressi che sono stati fatti – anche se per nulla completati – da quando crescevo a Boston e, da bambino, ascoltavo la parola ‘f*g’ usata per strada prima che sapessi a cosa si riferisse”, ha detto. 

Maneskin con Iggy Pop su Instagram: in arrivo collaborazione?

Iggy Pop e i Maneskin insieme. Per ora su Instagram. Ma la cosa fa presagire che sia in arrivo una collaborazione. La band romana, che sta conoscendo un successo internazionale crescente dalla vittoria dell’Eurovision Song Contest, ha pubblicato un video che sembra ritrarre la fine di una videoconferenza con il cantante, attore e produttore discografico statunitense. “Ok ciao eh!”, li saluta Iggy Pop in italiano prima di alzarsi. Loro ringraziano e postano il video con la scritta inequivocabile: “Keep an eye on this. Soon @iggypopofficial”. Ovvero: “Tieni d’occhio questo. Presto Iggy Pop”. Tra i commenti poi, oltre a quelli esaltati dei fan, ci sono anche i componenti della band. Come la bassista Victoria De Angelis che definisce Iggy Pop “punk daddy”, il papà punk. Che probabilmente ha in animo di seguire da vicino i prossimi passi dei giovani romani. 

 

‘Oltre le nostre vite’, il primo film da regista dell’attore Fabio Martorana

E’ una scommessa continua quella dell’ingegnere siciliano Fabio Martorana che, con la sua casa di produzione “Essence”, si cimenta nella veste di regista nella sua prima produzione, il film “Oltre le nostre vite” del quale è, anche, attore protagonista. In uscita, il prossimo ottobre, “Oltre le nostre vite”, il lungometraggio del regista, attore e autore del Nisseno Fabio Martorana, è dedicato al mondo del noir dove un’illuminazione ricca di chiaroscuri, il contrasto tra luci e ombre rappresenta simbolicamente il conflitto tra bene e male. Protagonisti della “pellicola” Alex, impersonato da Fabio Martorana, uno psicanalista con un incubo ricorrente, e Claire, che deve combattere una dura battaglia contro se stessa e le sue introspettive paure. Il film racconta di due anime gemelle che il destino ha fatto incontrare e che dopo aver sviscerato e rivissuto esperienze lontane nel tempo ritrovano la perduta serenità e l’amore. 

La prima produzione della “Essence” sarà visibile sulle maggiori piattaforme il prossimo autunno; anche la colonna sonora del film è stata realizzata da Fabio Martorana. Il suo singolo, “Anima bianca”, è già su Spotify, Facebook, Instagram e in molte altre piattaforme musicali; su YouTube ha totalizzato 20mila visualizzazione in pochissimo tempo. Il film, che ha visto sei settimane di lavorazione, è stato girato tra la provincia di Roma e di Latina nelle splendide cornici, per citare alcuni esempi, del Circeo e di Doganella di Ninfa. 

“Da ingegnere, imprenditore e attore mi ritrovo per la prima volta a dirigere un film, è stato veramente difficile – afferma Fabio Martorana – ma con lo studio, la dedizione, la tenacia e la passione “Oltre le nostre vite” è stato realizzato. Un ‘sacrificio immane’ ma con altrettanta soddisfazione. Mi ha emozionato molto e spero di riuscire a trasmettere al pubblico le stesse sensazioni”. Fabio Martorana, classe 1981, padre di una undicenne, con due lauree all’attivo, una in Scienze dell’educazione e della formazione e una in Ingegneria civile ha studiato recitazione e musica. Ha recitato in teatro e in film per il cinema. Ha sfilato sulle più importanti passerelle del settore moda ed è stato testimonial di numerosi brand. Fin da ragazzo ha coltivato la sua passione per il cinema, e dopo aver costituito la sua azienda che lavora su tutto il territorio italiano e oggi la sua casa di produzione “Essence” il 40enne torna a rivestire un ruolo da protagonista, e per la prima volta da regista, con “Oltre le nostre vite”. Nel cast, oltre a Fabio Martorana, Alex; Paola Lavini (attrice di teatro, cinema e televisione. Ha ricoperto importanti ruoli in fiction come “La squadra”, è stata tra i protagonisti di “Corpo celeste”, film premiato a Cannes e che ha ottenuto moltissimi riconoscimenti internazionali e di “Volevo nascondermi”, David di Donatello 2021), Destino; Francesca Aledda, Claire; Domenico Rolando Astone, Roby; Ketty Roselli, Simona; Cristiano Mariani, Flavio; Arianna Piattelli, Francesca; Marzia Pichi, Cristiana; Riccardo D’Acunto, manutentore. Direttore della fotografia Giuseppe Volonnino, operatore Giuliano Capozzi, focus puller Roberto Mencherini, aiuto operatori Bouslama Dronista e Pierpaolo Salvaggio, fonici Francesco Geraci, Giulia Bella e Matteo Peverini, trucco e parrucco Azzurra Gherman. 

E’ morto Gianni Nazzaro, il cantante aveva 72 anni

Il cantante e attore Gianni Nazzaro, che con le sue canzoni romantiche ha segnato un tratto della musica leggera degli anni ’70, tra le cui hit spicca “Quanto è bella lei”, è morto oggi al policlinico Gemelli di Roma, in seguito ad un tumore ai polmoni, all’età di 72 anni. La notizia della scomparsa è stata data all’Adnkronos dalla sua compagna, Nada Ovcina, che è stata anche sua agente e ufficio stampa Era nato come Giovanni Nazzaro a Napoli il 27 ottobre 1948. 

Il debutto artistico avviene nel 1965, con lo pseudonimo di Buddy, imitando con successo le voci di Bobby Solo, Adriano Celentano, Gianni Morandi e altri artisti in incisioni discografiche di secondo piano. Nel 1967 partecipa al Festival di Napoli con il brano “Sulo ppe mme e ppe te”, non accedendo però alla finale. Finito questo periodo pionieristico si fa notare a “Un disco per l’estate” del 1968 con il brano “Solo noi”. L’anno successivo partecipa con “Incontri d’estate” al Cantagiro. Vince il Festival di Napoli 1970 con “Me chiamme ammore”, mentre si classifica al primo posto ad “Un disco per l’estate” 1972 con “Quanto è bella lei”, forse il suo più grande successo, e due anni dopo con “Questo sì che è amore”. 

Tra i successi di Nazzaro, concentrati soprattutto negli anni Settanta, figurano “L’amore è una colomba” (1970), “Bianchi cristalli sereni” (1971), “Non voglio innamorarmi mai” (1972), “A modo mio” (1974, scritta da Claudio Baglioni ed Antonio Coggio), tutte presentate al Festival di Sanremo, ed “In fondo all’anima”. 

Nazzaro partecipa al Festival di Sanremo 1983 con il brano “Mi sono innamorato di mia moglie”, scritto da Daniele Pace, ottenendo un buon esito commerciale. Nel 1987 tenta nuovamente di partecipare al Festival di Sanremo ma il brano da lui proposto, “Perdere l’amore”, viene scartato alle selezioni. Ironia della sorte, lo stesso brano viene ripresentato l’anno successivo da Massimo Ranieri (di cui Nazzaro si è sempre considerato un rivale, a causa delle stesse origini, umili e napoletane, dello stesso genere di canzoni e della stessa casa discografica per buona parte della carriera); e questa volta non solo viene selezionato, ma addirittura vincerà la manifestazione. Nazzaro polemizzerà a lungo con gli organizzatori per la sua esclusione. 

In occasione del Festival di Sanremo 1994 fa parte del gruppo Squadra Italia, costituito per l’occasione, cantando il brano “Una vecchia canzone italiana”. Nel 1998 ha ricoperto il ruolo del padre di Sara De Vito (Serena Autieri) nella soap opera “Un posto al sole”, tornando nel cast principale nel 2009. Nel 2007 ha anche recitato nella soap “Incantesimo”. Dal 2010 al 2016 partecipa assiduamente, anche come presentatore, alla trasmissione promozionale canora ‘MilleVoci’, in onda su un circuito di emittenti locali. Nel 2011-2012 è stato impegnato nello spettacolo musicale “Noi che, gli anni migliori” al Teatro Salone Margherita di Roma. Nel 2014 ha partecipato al programma “Tale e quale show”, condotto da Carlo Conti su Rai 1, vincendo una puntata interpretando proprio “Perdere l’amore”. 

Gianni Nazzaro è stato legato a Nada Ovcina, che gli ha dato due figli: Giovanni Junior, nato nel 1973, e Giorgia, nata nel 1976. Dopo la separazione, si è legato a Catherine Frank (vero nome Pleite Armonia Del Carmen), una ex indossatrice francese, che gli ha dato due figli: Davide e Mattia. Nel 2016 ha riallacciato i rapporti con la Ovcina dopo un grave incidente stradale che li ha visti coinvolti in Francia: il cantante ha perso un rene e ha rischiato di rimanere paralizzato. Nada, oltre ad essere stata la sua compagna, gli ha fatto anche da manager, agente e ufficio stampa. 

(di Paolo Martini e Antonella Nesi) 

Ai Maneskin la Lupa Capitolina. Poi l’annuncio: “Suoneremo al Circo Massimo”

Dopo aver scalato le classifiche internazionali i Maneskin tornano trionfanti nella città che li ha visti nascere, per un appuntamento in una delle venue più ambite di sempre: il Circo Massimo di Roma. A pochi minuti da lì, in via del Corso, la band romana si esibiva live in strada mentre muoveva i primi passi. Il concerto si terrà sabato 9 luglio 2022. L’annuncio è arrivato durante l’evento di assegnazione alla band dell’onorificenza ‘Lupa Capitolina’, il massimo riconoscimento romano per i personaggi illustri che si sono distinti nel campo della cultura e società, in precedenza già conferito a nomi quali Gigi Proietti, Paolo Sorrentino, Nino Manfredi, Renato Zero, Laura Biagiotti, Ezio Bosso e Giorgio Armani. 

E ancora recentemente alla Nazionale Italiana vincitrice del Campionato Uefa Euro 2020 assieme al commissario tecnico Roberto Mancini, oltre che a personalità internazionali come Woody Allen, Richard Gere, Ridley Scott, Meryl Streep. Victoria, Damiano, Thomas e Ethan hanno battuto ogni record conquistando la prima posizione della Top 50 Global Chart di Spotify con il brano ‘Beggin’ e diventando la prima band italiana della storia con due singoli contemporaneamente nella Uk Singles Chart, attualmente alla posizione #5 e #7. Il loro ultimo video ‘I wanna be your slave’, presentato con una première mondiale su YouTube, ha ottenuto in sole 24 ore 6,7 milioni di visualizzazioni, un risultato incredibile che sancisce un nuovo primato italiano sulla piattaforma. 

Il trionfo di questi mesi si tramuterà in un tour eccezionale che li vedrà sui palchi dei più importanti Festival europei durante l’estate 2021 e quella del 2022, a fianco dei grandi nomi della musica mondiale. Le prime date si terranno al Lokerse Festival di Lokeren (Belgio, giovedì 5 agosto 2021), al Rock For People di Praga (Repubblica Ceca, venerdì 13 agosto 2021), al Ronquières Festival di Braine-Le-Comte (Belgio, sabato 14 agosto 2021), all’Open’er Park di Gdynia (Polonia, giovedì 19 agosto 2021), al Paaspop Festival di Schijndel (Olanda, sabato 4 settembre 2021) e al Novarock Pilot Festival di Vienna (Austria, sabato 11 settembre 2021). 

Già annunciate anche alcune tappe europee del 2022, con il ‘Rock Am Ring di Nurburgring’ e il ‘Rock Im Park di Zeppelinfeld’ (in Germania, rispettivamente sabato 4 e domenica 5 giugno 2022) e il Tons of Rock di Haiden (in Norvegia, venerdì 24 giugno 2022). Oltre a riabbracciare l’amato pubblico internazionale che li acclama a gran voce, i Maneskin si esibiranno per la prima volta nei principali palazzetti italiani con un tour di 13 date (organizzato e prodotto da Vivo Concerti) tutte sold out, previste per quest’inverno e il prossimo anno nei palasport di Roma (martedì 14 e mercoledì 15 dicembre 2021 al Palazzo dello Sport), Milano (sabato 18 e domenica 19 dicembre 2021 e il 22 marzo 2022 al Mediolanum Forum), Casalecchio di Reno (BO) (domenica 20 marzo 2022 all’Unipol Arena) e Napoli (sabato 26 e domenica 27 marzo 2022 al PalaPartenope) 

E ancora di Firenze (giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile al Nelson Mandela Forum), Torino (domenica 3 aprile al Pala Alpitour), Bari (venerdì 8 aprile al PalaFlorio), Verona (sabato 23 aprile, in apertura della stagione dei grandi concerti 2022 all’Arena), a cui si aggiunge il concerto evento di sabato 9 luglio 2022 nel simbolo di Roma per eccellenza: il Circo Massimo. Un evento realizzato in collaborazione con Rock In Roma. 

‘A Black Jesus’, cittadinanza onoraria Siculiana a Wim Wenders

Pubblico delle grandi occasioni ieri sera a Siculiana dove il regista Luca Lucchesi ha presentato il film documentario A Black Jesus, prodotto da Wim Wenders, che è tornato così nel paese in provincia di Agrigento dove è ambientata la sua storia. Tra i protagonisti del film Edward Zorobah, giovane migrante ghanese che tre anni fa è stato ospite del centro di accoglienza di Villa Sikania e la cui storia è al centro del documentario. Durante la serata è stata conferita a Edward Zorobah e al produttore tedesco Wim Wenders la cittadinanza onoraria della città di Siculiana. Ospite d’onore Roy Paci, autore della colonna sonora originale di A Black Jesus, che ha ricevuto il Premio Torre dell’Orologio. Il documentario segue la storia di Edward Zorobah, giovane migrante ghanese ospite del centro di accoglienza Villa Sikania, e il suo desiderio di prendere parte alla processione del Cristo nero, venerato da secoli nel piccolo paese dell’Agrigentino. A Black Jesus offre una prospettiva nuova e uno sguardo non giudicante sui temi della migrazione e dell’accoglienza in Europa. 

Un video messaggio è stato mandato dalla ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti. “È un’occasione importante – ha detto – non solo per la comunità di Siculiana, ma per tutto il nostro Paese, di riflettere e di osservare con uno sguardo nuovo la necessità di farci portatori di un modello sociale inclusivo e accogliente, per un nuovo modello di Europa, che anche la nostra bella terra della Sicilia vuole e sa interpretare, attraverso il coraggio della solidarietà e affrontando le difficoltà che derivano dall’incontro con le diversità e con la sofferenza di popoli che ancora oggi attraversano il nostro mare per raggiungere la nostra terra e cercare attraverso il nostro Paese il raggiungimento di una speranza possibile. È uno nuovo sguardo disincantato quello di cui dobbiamo farci portatori, ma uno sguardo di umanità profonda, che sa guardare le criticità, che sa riconoscere le reciproche paure ma che nello stesso tempo in queste paure e resistenze trova la ragione di un coraggio che va messo in campo: quello dell’incontro e di un modello di società che si renda corresponsabile, in particolare nell’ambito europeo. È uno sguardo delicato quello che racconta la vita delle donne e degli uomini di Siculiana e di questi giovani ragazzi e ragazze che entrano a far parte di questa comunità e ne colgono l’antica tradizione di incontro e accoglienza, di umanità ferita e rinnovata. Vi sono davvero grata per questa bella occasione e auguro non solo alla vostra comunità e a tutta la Regione Siciliana, ma a tutti noi di sapere interpretare, anche dopo questo momento drammaticamente aggravato dalla pandemia, uno sguardo di umanità capace del coraggio della solidarietà e dell’incontro e anche della speranza”. 

“L’iniziativa – ha detto il sindaco Peppe Zambito – è il giusto riconoscimento ad un’opera cinematografica, che racconta senza retorica il rapporto dei migranti ospiti della struttura di Villa Sikania con la comunità che rappresento. Un ritratto realista e poetico, che muovendo da Siculiana, dalla sua forte venerazione al Cristo Nero, assume un messaggio universale di una umanità che sente il forte bisogno di accogliere e accogliersi, fuori dai luoghi comuni. La cittadinanza onoraria a Edward non è un riconoscimento formale, ma risponde al suo desiderio di appartenenza che intendo favorire, perché riconosco in lui la bellezza di una inclusione vera. Bentornato a casa A Black Jesus”. 

“Siculiana – ha dichiarato il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa – è una comunità viva, che accoglie, che non nasconde i problemi. Il rapporto della comunità con Villa Sikania, che adesso è centro per la quarantena anti Covid, è sempre stato un rapporto difficile, ma pieno di gesti di attenzione e solidarietà. Siculiana credo che sia una comunità molto coraggiosa. Questo film, che andrà in giro per il mondo, darà un’idea di cosa significa veramente convivere con il fenomeno migratorio. E’ un’esperienza difficile in cui può venire fuori il peggio, ma anche tanto bene come quello che abbiamo visto, la storia di Edward Zorobah”. 

“Ho conosciuto Edward – ha raccontato il regista Luca Lucchesi – durante la processione del Cristo nero di Siculiana. Era arrivato a Siculiana da qualche giorno. I suoi occhi erano ancora sospesi su un orizzonte di dolore, da qualche parte nel Mediterraneo tra la Libia e la Sicilia. L’incontro con quel cristo nero come lui, sollevato per le vie del paese dai miei compaesani, avrebbe iniziato per lui un cammino nuovo. Non lo sapeva Edward. Non lo sapevo io. Abbiamo avuto la fortuna entrambi di essere testimoni di un miracolo. E in parte di esserne stati anche gli artefici. Con la cittadinanza onoraria di Siculiana per Edward, quello che giudici e commissioni, leggi e burocrati, non sono ancora stati in grado di certificare, viene una volta e per tutte proclamato da un’intera comunità di uomini e donne: Edward è uno di noi”. 

“Sono molto orgoglioso – ha detto il produttore Wim Wenders in un video massaggio – di aver prodotto A Black Jesus. Non solo per il valore cinematografico dell’opera prima del mio assistente di lunga data Luca Lucchesi. Ma anche e soprattutto per aver contribuito ad innescare un dialogo su uno dei temi più drammatici del nostro tempo. Come cittadini di questa Europa, abbiamo una grande responsabilità nei confronti delle moltitudini di esseri umani che ogni giorno intraprendono un drammatico viaggio verso le nostre coste. Una responsabilità che purtroppo trascuriamo. La notizia della cittadinanza onoraria per Edward Zorobah, protagonista del film, è un piccolo gesto di speranza e maturità civile che segna una tappa importante nella storia della cittadina di Siculiana. Dopo anni di diffidenza e paura, ora è il momento del dialogo e del coraggio. Mi auguro che Edward adesso possa finalmente ottenere il documento necessario per restare in Italia, a Siculiana. È stato lui il vero artefice di questo piccolo miracolo di integrazione e rispetto reciproco: un vero atto di coraggio civile che ora deve essere ufficialmente premiato e riconosciuto”. 

Gerini: “Non sono vaccinata, mi spaventa vaccino sperimentale”

Il vaccino anti Covid? “No, non sono vaccinata. Non è che io sia contraria, ma sono molto timorosa. E’ un vaccino d’emergenza, e siccome anche in gravidanza ho avuto dei problemi per quanto riguarda le trombosi, devo stare molto attenta”. A rivelarlo è Claudia Gerini, ospite dell’ultima giornata del Filming Italy Sardegna Festival che si conclude oggi al Forte Village di Santa Margherita di Pula. “Mia figlia diciassettenne l’ha fatto, quindi non è che io sia contraria -dice l’attrice romana- Ma ho tantissimi timori. Bisogna fare tanti esami prima di farsi inoculare una cosa così, perché non l’ho detto io: la Food and Drug Administration l’ha approvato in emergenza visto che non c’è una cura. Speriamo che piano piano si scoprano delle cure”. 

“Mi spaventa il fatto delle trombosi, io ho una predisposizione e anche in gravidanza ho dovuto fare particolare attenzione”, spiega Gerini. Che di fronte alla misura del Green pass obbligatorio, imposta dal governo, osserva: “Non sono sicura che il Green pass sarà per sempre, ho dei dubbi. Ma in ogni caso adesso, se ho dei problemi, non entrerò nei teatri o nei posti al chiuso, che altro devo fare”. Oppure, dice l’attrice e produttrice, “farò i tamponi, quello non è un problema. Ormai è un anno che li facciamo, sono stata su tanti set. Meglio quello che un rischio così. Ma non voglio influenzare nessuno”, sottolinea. 

Green pass, Gian Marco Tognazzi: “E’ garanzia, ma bisogna spiegare che chi si vaccina non è immune”

“Io ritengo che il green pass, ovunque venga applicato, sia una garanzia nel poter stare più tranquilli in luoghi dove ci sono manifestazioni sportive, spettacoli, e via dicendo. Ma andrebbe fatta molta più chiarezza generale nella comunicazione, che ancora manca e genera moltissima confusione nelle persone, spiegando che chi è vaccinato non è immune”. Gian Marco Tognazzi commenta così, conversando con l’Adnkronos, l’ipotesi di un green pass obbligatorio al vaglio del governo, che potrebbe riguardare una serie di attività sociali tra le quali l’accesso alle sale cinematografiche. 

“Chiariamo che il green pass è una sicurezza, non una limitazione, ma ha le sue variabili e questo bisogna spiegarlo bene, la comunicazione è addirittura più importante del provvedimento stesso che viene adottato, è fondamentale -spiega l’attore- Se la gente continua a credere che essere vaccinato significhi essere immune o trasmettere il virus in maniera blanda, questo è un grosso problema che va spiegato bene, per non generare confusione”. 

Il green pass inoltre, secondo l’attore romano, “va benissimo ovunque possa essere utile ma non deve più limitarsi ad alcuni settori, come era accaduto nella seconda ondata dove le restrizioni erano rimaste solo in alcuni ambiti, come per esempio proprio le sale cinematografiche. Perché così, a livello comunicativo, crei il sospetto che quelli siano i luoghi di contagio, e stai dando un’informazione sbagliata”, conclude.  

Cannes 2021, Nanni Moretti: “Invecchiato di colpo”

Nanni Moretti non ha preso bene la mancata considerazione del suo film ‘Tre Piani’ a Cannes. E, in un post su Instagram, polemizza usando l’ironia. Il regista pubblica una sua foto con lo sguardo eloquente, così come il messaggio: “Invecchiare di colpo. Succede. Soprattutto se un tuo film partecipa a un festival. E non vince. E invece vince un altro film, in cui la protagonista rimane incinta di una Cadillac. Invecchi di colpo. Sicuro”. Il riferimento di Moretti è al film vincitore della Palma d’oro, ‘Titane’, della francese Julia Ducournau. 

Cannes 2021, Palma d’Oro al film Titane: i vincitori

La Palma d’oro del festival di Cannes 2021 va a ‘Titane’ di Julia Ducournau. Il premio è stato annunciato dal presidente della Giuria, Spike Lee, per errore già all’inizio della cerimonia, quando invece viene annunciato per ultimo. 

Una standing ovation del pubblico ha accompagnato la consegna della Palma d’Oro d’Onore a Marco Bellocchio, visibilmente commosso. A consegnare il premio Paolo Sorrentino che ha reso omaggio al maestro: “Ogni suo film è un’emozione”, ha detto Sorrentino, sottolineando che Bellocchio “è sempre stato un’autorità per tutta la sua carriera”. 

Va a Leos Carax per il film ‘Annette’ il premio come miglior regista, consegnato dall’attrice Valeria Golino.
 

Cannes premia inoltre Caleb Landry Jones come miglior attore per la sua interpretazione in ‘Nitram’ dell’australiano Justin Kurzel. Renate Reinsve si aggiudica il riconoscimento come miglior attrice per il film ‘The Worst Person in the World’. 

Il premio della giuria va a pari merito ai film ‘Memoria’ di Apitchapong Weerasethakul e ‘Haberech’ di Nadav Lapid.  

Palma d’oro per il miglior cortometraggio a Yi Tang per il film ‘TIAN XIA WU YA’ (Tous les Corbeaux du Monde / All the Crows in the World).
 


 

Cannes, applausi senza fine e commozione per ‘Marx può aspettare’ di Bellocchio

Accolto in sala prima ancora dell’inizio del film da applausi scroscianti, Marco Bellocchio, emozionato, interrompe l’ovazione finale di quasi 10 minuti e prende il microfono che Thierry Fremaux gli porge per ringraziare il calore del pubblico. “Se questo che avete visto vi ha emozionato vuol dire che c’è qualcosa che esce dalla casa Bellocchio e arriva a tutti”… Osannato dalla stampa italiana, ‘Marx può aspettare’ è in sala ora in Italia. 

Codacons: “Fedez ci denuncia per stalking? Noi al lavoro su maxi querela”

“Siamo felici dell’annuncio di Fedez di una querela contro di noi. Sarà finalmente l’occasione per far cessare le violenze, le ingiurie e gli insulti che periodicamente rivolge al Codacons e che fomentano odio sul web”. Ad affermarlo all’Adnkronos è il presidente del Codacons Carlo Rienzi che risponde così all’annuncio social, da parte del rapper, di voler querelare l’associazione per “stalking giudiziario”.  

“Il Codacons – prosegue Rienzi – è colpevole a suo dire di ‘lesa maestà’ per aver osato criticarlo per alcuni comportamenti. Fedez, evidentemente allergico a qualsiasi critica, si crede oramai un imprenditore come Berlusconi, e come Berlusconi afferma di essere perseguitato”, ironizza il presidente del Codacons. L’ufficio legale del Codacons sta preparando una maxi querela per diffamazione contro Fedez “mettendo insieme tutte le calunnie del rapper, gli insulti e gli oltraggi rivolti al Codacons nelle ultime 24 ore, e che hanno scatenato sul web una pericolosissima campagna d’odio contro l’associazione”, spiega il Codacons. 

Raffaella Carrà, Madrid le intitolerà una piazza

“È ufficiale: fra i numeri civici 43 e 45 della calle Fuencarral di Madrid ci sarà una piazza col nome della grande Raffaella Carrà”. E’ quanto si legge sul profilo Facebook di Raffaella Carrà attualmente gestito dai familiari della regina della televisione, scomparsa a Roma il 5 luglio scorso spiegando che la proposta, approvata da tutti i partiti ad eccezione di Vox che si è astenuto, è del gruppo municipale Más Madrid. Adesso è diventata realtà. Más Madrid, nel lanciare la proposta che riguarda uno spazio tra i quartieri Chueca e Malasana che non è ancora stato intitolato, ha messo in evidenza il lavoro di una cantante molto impegnata in alcune cause sociali, come i diritti dei lavoratori o il femminismo.  

“Raffaella Carrà merita questo e altro. Lei rappresenta un’icona di libertà per molte generazioni. La sua musica ha ispirato più generazioni. È stata una delle prime figure pubbliche a parlare di libertà sessuale ed è un punto di riferimento per la musica e la televisione, un’icona, per Madrid e per la Spagna intera. Merita questo riconoscimento, visto che è sempre stata molto legata a Madrid, città in cui diceva di sentirsi libera e dove si sentiva molto a suo agio a godersi la vita delle sue strade e delle sue piazze”, ha affermato Mas Madrid. 

“L’Italia perde ancora una volta l’occasione di omaggiare per prima la sua più grande artista”, si legge sul post di facebook. Anche se in Italia sono state lanciate diverse proposte per omaggiarla, come quella di Milly Carlucci che chiede alla Rai di intitolarle l’Auditorium del Foro Italico dove la Carrà ha condotto tanti spettacoli di successo, tra i quali ‘Carramba! Che sorpresa’ le cui repliche, andate in onda in queste sere su Rai1, hanno vinto gli ascolti. Cristiano Malgioglio ha chiesto invece di intitolarle gli studi Rai di via Teulada. 

L’Italia vola negli ascolti tv, 18 milioni per la vittoria della Nazionale

Con 18.172.000 telespettatori e il 73,68% di share la partita Italia-Inghilterra con la vittoria della Nazionale agli Europei 2020 trasmessa da Rai1 ha stravinto gli ascolti della prima serata di ieri. Gli altri programmi si sono dovuti accontentare di poche briciole con dati di share che non arrivano neppure al 2%: su Canale 5, infatti, ‘Vittoria e Abdul’ ha ottenuto 388.000 telespettatori e l’1,56%; su Rai2 ‘Amore, cucina e curry’ ha totalizzato 360.000 telespettatori con l’1,45%; su Retequattro ‘La mia Africa’ ha registrato 276.000 telespettatori e l’1,15%; su Rai3 ‘I segreti di Osage County’ è stato visto da 237.000 telespettatori pari allo 0,95%; su Italia1 ‘La fidanzata di papà’ ha interessato 233.000 telespettatori con lo 0,94%. Su La7 ‘Face to Face – Lady D vs Elisabetta II’ ha ottenuto 195.000 telespettatori con lo 0,78%; su Nove ‘Supernanny’ ha conquistato 82.000 telespettatori e lo 0,3%; su Tv8 infine ‘HeartBreakers – Vizio di famiglia’ ha segnato lo 0,29% di share e 76.000 telespettatori. 

Nel daytime pomeridiano grande successo per Tv8 che grazie alla finale del torneo di tennis di Wimbledon Berrettini-Djokovic ha segnato il 20,7% di share con 2.862.000 telespettatori. Nell’access prime time la partita della Nazionale ha magnetizzato la quasi totalità della platea televisiva, lasciando al secondo classificato, Canale 5 con ‘Paperissima Sprint’, 861.000 telespettatori e il 3,9% di share. 

Nel complesso le reti Rai hanno stravinto tutte le fasce orarie e in particolare la prima serata con 17.279.000 telespettatori e il 73,02% di share, la seconda serata con il 74,62% e 12.478.000 telespettatori, e l’intera giornata con 5.437.000 telespettatori e il 50,5% di share. 

 

Raffaella Carrà, Milly Carlucci: “Rai le intitoli Auditorium Foro Italico”

La Rai intitoli a Raffaella Carrà l’Auditorium del Foro Italico. A lanciare la proposta sui social è Milly Carlucci, la conduttrice che insieme a Raffaella ha frequentato di più lo studio Rai del Foro Italico. “Sto guardando con emozione Carramba che Sorpresa su Rai1, sarebbe bello intitolare l’Auditorium Rai del Foro Italico alla grande Raffaella Carrà”, ha scritto Milly ieri sera guardando la replica della prima puntata del people show della Carrà, che proprio dall’Auditorium del Foro Italico è andato in onda per tanti anni. E su change.org è già partita una petizione sul tema.  

Raffaella Carrà, Maria De Filippi: “Ti vedo sempre…”

“Mi è arrivato un whatsapp, ho aperto distrattamente così come si fa sempre, come fanno tutti. Stai facendo altro e parte il suono. Ho letto che Raffaella non c’era più. L’ho letto, riletto e ho pensato: ‘Non è vero’. Ho pensato la cosa giusta, perché una come lei non muore mai. Non può morire perché tutti la conoscono, tutti conoscono i suoi occhi, il suo caschetto, la sua frangia, la sua risata e tutto quello che solo lei sapeva e sa fare”. Così Maria De Filippi ricorda Raffaella Carrà, morta oggi all’età di 78 anni. 

“Raccontava storie e continuerà a farlo – aggiunge De Filippi – faceva emozionare e continuerà a farlo, sapeva cantare e continuerà a farlo, sapeva ballare e continuerà a farlo, sapeva intrattenere e continuerà a farlo. Lei è e sempre sarà la televisione con la T maiuscola, quella a cui tutti ambiscono. Un giorno mi ha detto: ‘Quando vieni all’Argentario giochiamo a burraco, sono certa che ti batto’. Anche io ne ero certa e ne sono certa ancora. Quando è venuta ad Amici, era tutto pronto: canzoni, coreografie…Si è seduta sugli scalini e mi ha detto: ‘Fammi vedere cosa hai preparato’. Ha visto e ha cambiato tutto come solo lei sapeva e sa fare. Le ho scritto per il suo compleanno e mi ha risposto con un semplice ‘Grazie’. Anche in quella risposta c’è la dignità di chi vive eternamente. Non riesco a salutarti perché so che tanto ti vedo sempre. Maria”. 

Carrà, Fabio Fazio: “Disorientato, perso punto di riferimento”

“Sono molto sconvolto, disorientato. Come quando si perde un punto di riferimento: ecco mi sento così”. Sono le parole con cui Fabio Fazio descrive le sue emozioni all’Adnkronos nel giorno della scomparsa di Raffaella Carrà. “Un punto di riferimento -prosegue Fazio- che nel mio caso è anche un punto di riferimento storico, perché coincide con il primo giorno di televisione, l’inizio della mia carriera”. Il riferimento del conduttore è al suo esordio in tv, appena 18enne, quando partecipò al programma di Raffaella ‘A raccontare comincia tu’. 

“Sono smarrito e anche molto triste -dice Fazio- perché con Raffaella non ci sentivamo spesso ma frequentemente, ed è sempre stato un rapporto molto affettuoso e sincero, di grande gentilezza, come provano le sue apparizioni da me in questi anni, a Sanremo, e a ‘Che tempo che fa’. Sono disorientato, perché sembra una cosa di quelle che sembrava non potesse mai accadere”. 

Con lei “ci facevamo delle sorprese. Lei mi diceva sempre io non ti voglio vedere prima, così non perdiamo la sorpresa, e io le dicevo ok, non ti dico niente di quello che faccio -ricorda Fazio- Una volta abbiamo fatto mettere una parrucca bionda a tutti gli ospiti in studio, e mi ricordo la sua sonora risata nel vederli. Ecco, questo è il ricordo che ho di lei: facevamo delle cose per far piacere uno all’altro”, è il delicato pensiero del conduttore. 

Carrà e la ‘carrambata’ che ha conquistato anche il vocabolario

Con “carrambata” Raffaella Carrà, morta oggi a 78 anni, si è guadagnata un posto anche nel vocabolario della lingua italiana. Il neologismo è nato in seguito al grande successo della trasmissione di Rai 1 “Carramba! Che sorpresa” (1995-97 e 2002) e presto si è diffuso nel linguaggio comune.  

Il sostantivo femminile, con un significato ironico, è registrato da tutti i maggiori dizionari, dal Vocabolario Treccani al Devoto-Oli, allo Zingarelli. Da una situazione che ricorda momenti tipici del programma televisivo “Carràmba! che sorpresa”, è nata la definizione di “carrambata” come, scrivono i lessicografi, “incontro inatteso con una o più persone con le quali si erano persi i contatti”. 

Raffaella Carrà, con il ‘Tuca tuca’ nel 1971 scandalizzò e sedusse l’Italia

“Tuca, Tuca, Tuca… L’ho inventato io/ Per poterti dire/ Mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi pià…” Con il ‘Tuca tuca” nel 1971, durante “Canzonissima”, il popolare programma del sabato sera della Rai in bianco e nero, Raffaella Carrà, morta oggi all’età di 78 anni, scandalizzò e sedusse l’Italia con una canzone ammiccante e trasgressiva per le regole della tv pubblica dell’epoca. Al punto che per continuare a cantare e ballare il “Tuca tuca” fu necessario far intervenire il grande attore Alberto Sordi, che con la sua ironia sdrammatizzò quelle movenze sexy che avevano suscitato tanto clamore e fatto muovere la censura.  

La canzone “Tuca-tuca” fu scritta da Gianni Buoncompagni, il pigmalione di Raffaella, e da Franco Pisano. Il coreografo Don Lurio ideò un ballo a due che consisteva nel toccare prima ginocchia, poi fianchi, poi spalle, poi la fronte dell’altro. Raffaella lo eseguì per la prima volta con il ballerino Enzo Paolo Turchi.