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Categoria: spettacoli

Mario Giordano: “Con rischio querele è sempre più difficile fare inchiesta”

“Ci stiamo abituando sempre di più al fastidio delle domande e al racconto delle cose. Io credo che quella delle querele intimidatorie sia una questione serissima in questo momento: sono tanti anni che faccio questo mestiere, lo amo con tutte le mie forze ma sono sinceramente preoccupato della possibilità di continuare a farlo nel modo in cui ritengo sia doveroso e utile farlo”. Ad affermarlo all’Adnkronos è Mario Giordano, facendo un’analisi sul crescente rischio querele nell’ambito delle inchieste giornalistiche ‘scomode’. 

“Mi fa molta paura il giornalismo del comunicato stampa -sottolinea- Siccome abbiamo visto ahimè sempre di più, con le vicende grandi della pandemia che stiamo vivendo, che molto spesso dietro i comunicati stampa si nascondono delle verità farlocche, io credo che il lavoro del giornalista sia quello di andare a guardare dietro ed esercitare l’arte suprema del dubbio. Ecco, questo viene percepito come se tu fossi inopportuno. No: quello è il nostro mestiere”. Oggi, secondo il Giordano, di fronte ad un’inchiesta scomoda si taglia corto: “Ti querelo, anzi spesso ti faccio una causa civile con richiesta di risarcimento danni esorbitante, così ti blocco la possibilità di fare il tuo mestiere. Così non si può. Per i comunicati bastano i bollettini ufficiali, non c’è bisogno dei giornali e del giornalismo”. 

E sul grido d’allarme odierno del direttore del ‘Riformista’ Piero Sansonetti, che oggi denuncia sul suo giornale numerose querele e tentativi di querele da parte di magistrati, il conduttore di ‘Fuori dal Coro’ incalza: “Ha ragione, ormai è diffuso l’uso della querela a scopo intimidatorio, solidarietà totale a lui perché il suo è un giornale che ha delle idee, fa delle domande, solleva delle questioni importanti che aiutano tutti. Anche quelli che non la pensano come lui, come me, che non sono quasi mai d’accordo con lui”, dice Giordano. 

Marcuzzi salta Le Iene, il marito positivo al Covid

Alessia Marcuzzi salta ‘Le Iene’. Suo marito Paolo Calabresi Marconi è infatti positivo al coronavirus e la co-conduttrice del programma di Italia 1 non potrà essere in studio. E’ stata la stessa Marcuzzi a renderlo noto in un post su Twitter. “Purtroppo mio marito la scorsa settimana è risultato positivo al tampone molecolare. Ovviamente si è subito autoisolato e per ora sta bene. Io sono invece fortunatamente risultata negativa (ho già effettuato due tamponi molecolari) ma, come da protocollo, sono cautelativamente in casa in attesa di ulteriori controlli”, fa sapere Marcuzzi.  

“Con molto dispiacere -aggiunge-, a tutela delle persone che mi stanno accanto, e per rispetto della prassi, domani (martedì, ndr) non potrà essere presente a Le Iene che comunque seguirò da casa. Un bacio a tutti”. 

Emilio Fede all’Adnkronos: “Brutta caduta, ricoverato al San Raffaele”

Emilio Fede ricoverato al San Raffaele di Milano. Il giornalista di 89 anni non è grave. “E’ stata solo una brutta caduta, il Covid non c’entra nulla” dice all’Adnknronos. “Ho un problema alle gambe per una scivolata rovinosa”. “Sono in un letto al San Raffaele di Milano e sono curato dagli amici. L’ho vista brutta, sono in piedi per miracolo”. “E’ stata un’esperienza drammatica”, ha detto Fede. “Considerando che sono tutto piegato, la testa, le braccia, tutto sommato sto bene”, spiega l’ex direttore del Tg4. 

“Mio padre è un combattente, ce la siamo vista brutta” dice all’Adnkronos la figlia di Fede, Sveva. “Stiamo finalmente vedendo la luce. L’ho sentito per telefono, sta meglio, mi ha detto che vuole andare a Napoli, dalla mamma, e mangiare insieme un piatto di spaghetti con le vongole, possibilmente al mare”.  

Sveva Fede ha precisato ancora che “non si tratta di una ricaduta del covid, come è stato scritto, da cui si è ripreso, ma di un problema di deambulazione legato ad una brutta caduta, da cui sta uscendo. Ora sta recuperando dal punto di vista fisico e neurologico. Mio padre – ha proseguito Sveva Fede – lo ripeto, è un combattente e le sue battaglie le ha sempre vinte. Vincerà anche questa”.  

 

Cinema, Franceschini: “Censura abolita definitivamente”

“Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”. Lo annuncia il ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ha firmato il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.  

Un intervento ai sensi della Legge Cinema che introduce il sistema di classificazione e supera definitivamente la possibilità di censurare le opere cinematografiche: non è più previsto il divieto assoluto di uscita in sala né di uscita condizionata a tagli o modifiche. La Commissione è presieduta dal Presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ed è composta da quarantanove componenti che sono stati scelti tra esperti di comprovata professionalità e competenza nel settore cinematografico e negli aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori o nella comunicazione sociale, nonché designati dalle associazioni dei genitori e dalle associazioni per la protezione degli animali. 

Gianni Morandi ustionato: “Bruciature sul 15% del corpo”

Gianni Morandi torna a parlare dall’ospedale in un’intervista a Qn dopo l’incidente dell’11 marzo scorso, quando il cantante ha perso l’equilibrio ed è caduto tra le fiamme mentre stava bruciando delle sterpaglie in giardino. “Mi rendo conto del rischio che ho corso e di quanto sono stato fortunato. Prima di tutto – dice -, ho salvato la vita. Perché quando tu cadi dentro a una buca così, mentre spingi dentro un tronco che pensi faccia resistenza, e ti trovi in mezzo alle braci, con le fiamme intorno, è una cosa tremenda”.  

“Credo che ci sia qualcuno che mi ha guardato dal cielo, ne sono convinto”, dice Morandi, che spiega: “Poi, oh, arrivare qui, dove ci sono otto terapie intensive, con otto ustioni”. “Ho avuto gravi bruciature a tutte e due le mani, alle ginocchia, un po’ al gluteo, poi una bruciatura nella schiena e nell’orecchio. Credo, più o meno, sul 15%”, spiega ancora. 

“In quei momenti ho pensato solo a salvarmi. Lo spavento è cresciuto dopo, ripensandoci. Arrivi qui, dove sono bravissimi, dove c’è una squadra di persone fantastiche che ti aiuta, che è sempre pronta e tu ti accorgi che sei nelle loro mani – aggiunge -. Senza l’aiuto dei farmaci non si può resistere a questo dolore. Ogni due giorni mi facevano una medicazione. Ma la medicazione è una cosa molto dolorosa e ti devono addormentare. Capisci che non è facile per un fisico. Io ho anche la fortuna di avere uno spirito positivo, ottimista, e questo mi aiuta. Poi l’affetto della gente. Roba incredibile, messaggi da tutto il mondo, perfino dalla Russia, dall’America, mi hanno scritto i colleghi, tutti, mi hanno chiamato. Arriva di tutto: disegni, libri, cioccolatini, uova di Pasqua”, racconta il cantante. 

Scanzi vaccinato, Berlinguer: “Sospeso da Cartabianca”

Andrea Scanzi sospeso dalla puntata di questa sera di ‘Cartabianca’ su Rai3. La decisione è stata presa dalla conduttrice Bianca Berlinguer in attesa che sulla vicenda del giornalista, al centro delle polemiche dopo essersi vaccinato contro il Covid, si esprima la Commissione per il Codice Etico della Rai. “Avrebbe dovuto partecipare anche Scanzi, invitato da me in trasmissione e al centro di molte polemiche. E’ accusato di avere saltato la fila per il vaccino ottenuto con il via libera della sua Asl”, spiega Berlinguer, che fa anche riferimento alle parole del sottosegretario Sileri “che ha fatto il ragionamento che ho fatto io in questo momento”.  

“Avevo invitato Scanzi anche in questa puntata di Cartabianca, è stato sempre con noi, ma ho appreso dalle agenzie che la Rai avrebbe investito il Comitato etico di questa scelta, se confermarlo o no in trasmissione. Per mia responsabilità, scelta mia, ho deciso di sospendere la sua partecipazione in questa puntata. Ne ho parlato anche con lui, ma spero di riaverlo con noi presto”, conclude la conduttrice del programma. 

Morto Enrico Vaime, Fabio Fazio: “Perdita gigantesca”

“Con Enrico ho fatto le più belle risate della mia vita: come mi ha insegnato a ridere lui, nessun altro”. Fabio Fazio ricorda così Enrico Vaime, morto oggi all’età di 85 anni. “Ho iniziato questo lavoro 38 anni fa. Dopo un mese sono stato messo a fare le imitazioni in una trasmissione radiofonica storica, Black Out”, dice Fazio nella puntata di Che tempo che fa. “L’anima di questa trasmissione era Enrico Vaime, uno dei più grandi autori del varietà. Per me è molto complicato. E’ una gigantesca perdita, ho trascorso anni con Enrico. E’ molto complicato per me dire quello che vorrei, è una perdita gigantesca per lo spettacolo. Una lezione di gusto e di eleganza assoluta, da una persona così si impara cosa si può dire e cosa non si può dire, battute strepitose e inventiva assoluta. Con Enrico ho fatto le più belle risate della mia vita: come mi ha insegnato a ridere lui, nessun altro”, aggiunge commosso. 

Morto Enrico Vaime, aveva 85 anni

E’ morto a Roma all’età di 85 anni Enrico Vaime, autore tra i maggiori del mondo della radio e della televisione. Era ricoverato al Gemelli. Vaime era nato a Perugia il 19 gennaio 1936. Laureato in Giurisprudenza a Napoli, in Rai era entrato nel 1960 dopo un concorso. Per la televisione è stato un autore prolifico, contribuendo a redigere programmi rimasti poi nella storia del piccolo schermo italiano, come Canzonissima, Fantastico, Tante Scuse, Quelli della domenica. Ma la sua penna ha scritto anche commedie musicali come ‘Anche i bancari hanno un’anima’, mentre la sua voce per anni ha accompagnato i radioascoltatori conducendo il programma ”Black out’. Tra gli ultimi libri pubblicati ‘L’Italia che vorremmo’. 

Giornata mondiale teatro, Giannini: “Un disastro, niente festa”

“Giornata mondiale del teatro? E cosa c’è da festeggiare? E’ un disastro. Viva il teatro, sì, ma il teatro è chiuso, a noi non pensano mai e ci sono tante persone che non lavorano da un anno”. Lo afferma all’Adnkronos l’attore Giancarlo Giannini che, nella giornata mondiale che celebra il teatro, fa un’analisi spietata e lucida della situazione ad un anno dall’esplosione della pandemia. 

“Io ho finito da poco un film, dovevo farlo in 15 giorni e l’ho finito dopo tre mesi a causa del virus”, spiega Giannini, protagonista in questi giorni su Rai1 nel cast del kolossal ‘Leonardo’ dove ha interpretato Andrea Del Verrocchio, il maestro di Leonardo. “Tenere aperti i teatri sarebbe possibile, facendolo in sicurezza -spiega l’attore, impegnato in teatro per decenni- perché il miglior vaccino è mantenere le distanze e questo si può fare. Ma certo, se poi diminuisci troppo le presenze a un cinema o a un teatro non riescono nemmeno a pagare le spese”. 

Giannini, che non sottovaluta affatto la pericolosità del virus – “E’ una brutta bestia, attraversarlo non è divertente e bisogna stare molto attenti a non prenderselo e adottare ogni misura necessaria” spiega – sottolinea anche, d’altro canto, la capacità degli italiani di sapersi comportare adeguatamente: “Gli italiani, durante lo scorso lockdown, si sono comportati benissimo, perché noi siamo così, siamo bravissimi”, osserva. 

Poi, “hanno cominciato dal governo a dare messaggi confusi, aprire sì, aprire no, il caffè sì, la cena no, e ad un certo punto uno non ci crede più. Ai giovani avevano detto che non lo prendevano, e invece non era così… una serie di messaggi spesso sbagliati che ci hanno confuso”. 

Invece “se tenessero aperto, come fanno in molti paesi del nord, e dicessero che si può andare ovunque ma tenendo le distanze e adottando le misure di sicurezza, noi saremmo bravissimi, i più bravi di tutti”, afferma Giannini. 

“Qui però ci dicono una cosa un giorno e un giorno un’altra, e se è vero che gli italiani non hanno mai fatto la rivoluzione, tra un po’ scoppierà il caos. Perché pecore sì…ma fino a un certo punto”, conclude l’attore. 

(di Ilaria Floris) 

Sanremo domina le chart. Amadeus: “Grande soddisfazione!”

Dopo aver vinto Sanremo con ‘Zitti e buoni’, i Maneskin conquistano la vetta anche con l’album uscito dopo il festival ‘Teatro d’Ira – Vol. 1’. Al secondo posto tra gli album, nella classifica Fimi-Gfk, c’è un’altra artista sanremese, Madame, con l’album omonimo. Così come sul terzo gradino del podio, con ‘I Mortali²’ di Colapesce e Dimartino. E i brani del festival, a tre settimane dalla fine della kermesse, occupano anche ben 8 posizioni su 10 della top ten dei singoli.
 

“Sono molto felice. È una grande soddisfazione vedere tanti brani del Festival in classifica”, commenta all’Adnkronos Amadeus che quelle canzoni e quegli artisti li ha scelti in qualità di direttore artistico del festival e che ha chiuso Sanremo con un po’ di amaro in bocca per chi ha voluto vedere un ‘flop’ nel calo dell’8% di share dell’Amarello Bis (il secondo festival di Amadeus e Fiorello, ndr.) rispetto all’exploit del 2020. Nel frattempo però, altri eventi tv sono letteralmente crollati, con la cerimonia dei Grammy che ha perso il 53% di share rispetto al 2020. E ora Ama, che finora ha taciuto, può togliersi qualche sassolino dalle scarpe facendo parlare i numeri, anche quelli della musica del festival.  

In prima posizione tra i singoli c’è infatti ‘Musica leggerissima’ di Colapesce e Dimartino, al secondo ‘Voce’ di Madame, al terzo ‘Zitti e buoni’ dei Maneskin, ‘Chiamami per nome’ di Francesca Michielin e Fedez, ‘La genesi del tuo colore’ di Irama. Poi, dopo una sesta posizione extrafestivaliera con ‘La canzone nostra’ di Mace, Blanco & Salmo, di nuovo Sanremo con ‘Fiamme negli occhi’ dei ComaCose al settimo posto, ‘Dieci’ di Annalisa all’ottavo, ‘Parlami’ di Fasma al nono. Chiude la top ten ‘Lady’ del concorrente di ‘Amici’ Sangiovanni. 

di Antonella Nesi 

Nuove nomine Rai: Montanari a Radio 3, Mazzola a Ufficio Studi, Sciommeri a Teche

Andrea Montanari è stato nominato direttore di Rai Radio 3. La nomina, proposta dall’amministratore delegato Fabrizio Salini, a quanto apprende l’Adnkronos, è stata votata all’unanimità dal Consiglio d’amministrazione della Rai nella riunione ancora in corso. Montanari – che ha già diretto sia il Tg1, sia Radio 1 e il Giornale Radio Rai – succederà a Marino Sinibaldi, storico direttore della terza rete radiofonica del servizio pubblico, che andrà in pensione all’inizio di aprile. 

L’attuale capo ufficio stampa della Rai, Claudia Mazzola, è stata nominata direttore dell’Ufficio Studi al posto di Montanari e il vicedirettore di Rai1 Paola Sciommeri è stata nominata direttore delle Teche Rai. Entrambe le nomine – apprende l’Adnkronos – sono state oggetto di un’informativa al Cda da parte dell’ad Fabrizio Salini, nella seduta del consiglio in corso a Viale Mazzini.  

Mazzola, dottorato di ricerca in filosofia e giornalista Rai da 20 anni, approda alla direzione Ufficio Studi, lasciata da Andrea Montanari, nominato oggi alla direzione di Radio3. Sciommeri prende la direzione Teche, rimasta ad interim a Salini da quando Maria Pia Ammirati era stata nominata a Rai Fiction.  

Isola dei Famosi, Selvaggia Roma non ci sarà

Selvaggia Roma non sarà all’Isola dei famosi. Anzi, presto la vedremo in un film. A smentire le indiscrezioni di questi giorni sull’influencer divenuta un volto noto della tv per la sua partecipazione al Grande fratello vip è Lele Mora, che all’Adnkronos spiega che l’ex gieffina “ha già un contratto firmato per un film molto importante”. 

“Con il suo manager Giulio Borgognoni, che le cura l’immagine, ringraziamo chi ha speso delle parole per Selvaggia Roma, ma siamo proiettati in un futuro differente, non esclusivamente televisivo – spiega Lele Mora – In questo momento la facciamo studiare con dei grandi maestri, la stiamo preparando come facciamo sempre quando abbiamo un artista da lanciare. La volevano sull’Isola, è vero, ma noi non siamo dell’idea: Selvaggia è una ragazza che ha fatto molto bene, anche al Grande fratello, ha delle grandi doti, ha delle qualità, e per questo deve prepararsi bene”.  

“Le indiscrezioni uscite, quindi, non hanno concretezza – continua Giulio Borgognoni – Siamo in molti ad essere convinti che Selvaggia abbia le carte in regola per ‘fare di più’ e i risultati che sta ottenendo ci danno ragione oltre a confermare che i reality possono essere un importante trampolino di lancio a patto però di studiare e dare spessore all’immagine che ci si è riusciti a costruire”. 

Ennio Morricone sarà l’icona di ‘Los Angeles, Italia 2021’

Hollywood e il mito di Ennio Morricone: sarà dedicato al leggendario Maestro, scomparso lo scorso 6 luglio, il 16esimo “Los Angeles, Italia – Film, Fashion and Art Festival” (18-24 aprile). L’evento speciale (nell’ambito della sezione ‘The Italian Masters by Intesa Sanpaolo’ che prevede anche il premio “L.A., Italia Legend Award” a Sophia Loren) coinvolgerà tanti amici e fan del compositore romano vincitore del Premio Oscar 2016. Primi tra tutti Quincy Jones (che era solito chiamare Morricone “Fratellino”), Clint Eastwood (a cui era legato dalle esperienze nei film con Sergio Leone), Quentin Tarantino che lo volle nel suo ultimo film “The Hateful Eight” e gli consegno’ la “Stella sulla Walk of Fame” insieme a Pascal Vicedomini, promotore dell’iniziativa).  

E poi gli storici amici e colleghi Tony Renis, Marina Cicogna, Franco Nero, Giuseppe Tornatore, Andrea e Raffaella Leone, insieme a celebri “fan” come Andrea Griminelli (che suonerà alcuni classici di Morricone), Andrea Bocelli, Amii Stuart e anche agli americani Kevin Costner (protagonista de “Gli Intoccabili” di Brian De Palma), Eli Roth. Con loro tante altre personalità della cultura e dello spettacolo italiano ed Usa accanto alla famiglia Morricone: la moglie Maria e il figli Andrea e Giovanni. Performance musicali, messaggi, racconti sulla vita del Maestro accompagneranno la proiezione speciale di alcuni film “privilegiati” dalla colonna sonora di Morricone ed oggi parte storia del cinema. 

“Ennio Morricone è un autentico mito ovunque nel mondo. E’ la leggenda delle leggende”, dichiara Tony Renis, presidente onorario di L.A., Italia, per il quale Morricone poco prima di morire scrisse una lettera all’Academy perorandone l’attribuzione del Governors Award (l’Oscar alla Carriera, lo stesso avuto da Lina Wertmuller nel 2019). Ed Ennio Morricone di premi ne ha vinti tantissimi, incluso il Grammy Award o poi l’Oscar alla carriera nel 2007 ( che gli consegnò Clint Eastwood). Senza contare le Nomination, ben 5 tra le quali, venti anni orsono, quella per la colonna sonora di “Malena” di Tornatore al lavoro per ultimare un mega-documentario sul suo amico “Ennio”.  

”E’ il primo Los Angeles Italia senza il maestro Morricone – aggiunge Vicedomini, fondatore e produttore di L.A., Italia – e nel bellissimo ricordo della cerimonia per la stella sulla Walk of fame, che avemmo l’onore di promuovere nel febbraio del 2016 con l’Istituto Capri nel mondo, abbiano voluto ritrovarci per una celebrazione che unirà le grandi personalità con le quali il maestro ha collaborato e i suoi amici di sempre”. 

“L.A., Italia 2021”, che precede come tradizione la notte degli Oscar, premia le eccellenze del cinema italiano protagonista degli Academy Award; tra loro Matteo Garrone e la sua squadra per ‘Pinocchio’ , i registi Edoardo Ponti, per ‘La vita davanti a sé’ e Filippo Meneghetti per ‘Due’ . 

Giunto alla sedicesima edizione, l’happening del cinema e dell’audiovisivo italiano più popolare al mondo, è promosso dall’Istituto Capri nel mondo con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, il sostegno del MiC (Dg Cinema e Audiovisivo) ed è realizzato con la partecipazione di Intesa Sanpaolo, Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Medusa, Iervolino Entertainment, Isaia, e del Consolato Generale d’Italia a L.A., l’Ice e l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles.  

Gianni Morandi ustionato, primi passi in un video: “Sono fortunato”

Sulle note di ‘Ragazzo Fortunato’ di Jovanotti, Gianni Morandi si mostra con le mani e le ginocchia fasciate nel primo video girato dalla moglie Anna, che lo ritrae nel Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Maurizio Bufalini di Cesena mentre passeggia nel corridoio: “Sì, sono stato veramente fortunato”, esclama il cantante. Che accanto al video postato sui suoi profili social scrive: “21 marzo. È il primo giorno di primavera e il decimo giorno di degenza in ospedale. Sono ricoverato al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Maurizio Bufalini di Cesena, un’eccellenza della nostra regione. La prima cosa che voglio fare è ringraziare tutta la straordinaria squadra che mi assiste quotidianamente, guidata dal primario dottor Davide Melandri. Con grande professionalità, tutti mi stanno aiutando a superare questo momento così delicato e difficile, ora è tempo di cominciare a muoversi. Questi sono i primi passi…. Video di Anna”, conclude. Dieci giorni fa, Morandi si è ustionato nel giardino della sua casa cadendo nel fuoco acceso per bruciare delle sterpaglie.
 

Paul Jackson morto a 73 anni, addio al re del basso

E’ morto a 73 anni il bassista statunitense Paul Jackson, uno dei fondatori della band jazz-funk The Headhunters assieme al grande pianista Herbie Hancock. Jackson è morto il 18 marzo a Oakland in California, sua città natale.  

E’ stato proprio il leggendario Herbie Hancock, sui social, ad annunciare la scomparsa dell’amico ed ex partner musicale: “Abbiamo perso un musicista incredibile. Paul Jackson suonava il basso elettrico come nessun altro. Poteva creare una nuova musica su ogni canzone ogni sera. Nessun altro potrebbe farlo! Veniva dalle sue influenze jazz. Faceva parte del suo genio. Buon viaggio per la tua prossima vita, Paul”. 

Paul Jackson ha iniziato a suonare il basso all’età di 9 anni. Considerato dai suoi insegnanti un prodigio musicale, si è esibito con la Oakland Symphony già a 14 anni. Noto come il ‘Musicista dei musicisti’ e ‘il re del basso’, nel 1973 è uno dei membri fondatori degli Headhunters sotto la leadership di Herbie Hancock. L’unione solida tra Hancock e Jackson è stata particolarmente evidente nei numerosi tour internazionali che hanno fatto insieme e nei tanti album usciti dalle loro menti ispirate.  

Nel 1979 Paul Jackson intraprese una carriera solista con l’uscita del suo primo album a suo nome “Black Octopus” della Toshiba Emi Records. Le composizioni di Jackson avevano già ottenuto varie nomination ai Grammy Award nel 1974, 1975 e 1976, rispettivamente per i brani “Chameleon”, “Hang Up Your Hang-up” e “Spider”. Nel 1985 Jackson si trasferì per un decennio in Giappone e continuò ad essere attivo in molti aspetti della scena musicale giapponese effettuando concerti dal vivo con artisti del calibro di Char, Tsutomu Yamashita e Sadao Watanabe.  

Ha inoltre composto e arrangiato la musica per film televisivi giapponesi. Nel 1998 la tanto attesa reunion degli Headunters si è materializzata con l’uscita del disco di “The Return of the Headhunters” a cui seguirà un tour con lo stesso Herbie Hancock. Nel 2003 ancora una album “Evolution Revolution” e un tour di grande successo con gli Headhunters. 

Covid, Luca Zingaretti dimesso dallo Spallanzani

“Torno a casa. Grazie a tutti per le cure e per l’affetto. Una parte di me resta accanto a chi è ancora qui a lottare”. Dopo circa una settimana, Luca Zingaretti lascia l’ospedale Spallanzani, dove è stato ricoverato per Covid, e accanto al post in cui annuncia il ritorno a casa, pubblica sulle sue storie di Instagram una foto che lo ritrae di spalle seduto sul letto dell’ospedale, con i bagagli poggiati sulle lenzuola, pronto ad andarsene. 

Proprio nei giorni in cui il suo ultimo Montalbano faceva discutere mezza Italia per il modo in cui lasciava la fidanzata di sempre, Livia, e mentre la nuova fiction interpretata dalla moglie Luisa Ranieri, ‘Lolita Lobosco’, macinava considerevoli risultati di ascolti, Luca Zingaretti si era ammalato di Coronavirus e la settimana scorsa era stato costretto a ricorrere alle cure ospedaliere. Oggi la buona notizia.  

Alessandro Borghese ha il Covid

“Ho il Covid”. A dirlo è lo chef più famoso della tv, Alessandro Borghese che su Instagram aggiorna i fan sulla sua salute, dopo che “è da cinque giorni chiuso nel suo bunker”. “Niente febbre per il momento, che dire? Sono tutto acciaccato, ho le ossa rotte e la testa che mi gira”. “E’ arrivato ora il caffè che è la parte più buona della giornata”, ma “spero di levarmelo”, il Coronavirus, “presto di mezzo perché non so più come distendermi sul letto, per i reni, mi giro e mi rigiro”.  

Unità d’Italia, su History Channel webinar e una settimana dedicata ai 160 della nostra nazione

Il 17 marzo del 1861, a Torino, veniva proclamato il Regno d’Italia. Oggi, 160 anni dopo, l’evento viene sottolineato anche nella programmazione di History Channel, che in collaborazione con l’Università Roma Tre ha organizzato un incontro sul tema ‘Unità d’Italia: una storia per i giovani?’ con alcuni studenti del corso di laurea in Storia e società e del master in Comunicazione storica, con la partecipazione di Paolo Mattera, docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di studi umanistici dell’ateneo romano; incontro che verrà trasmesso sulle piattaforme social del canale. 

Inoltre, il canale History+1 si trasformerà nel canale temporaneo ‘L’Italia di History’: per una settimana intera, dal 17 al 23 marzo, il canale 408 di Sky proporrà un’intera programmazione dedicata a ricostruire sotto diversi punti di vista le principali tappe di una nazione giovane di 160 anni. Tra i titoli proposti: ‘Mussolini: l’ultima verità’, ‘Nessuno mi troverà: la scomparsa di Ettore Majorana’, ‘De Gustibus: l’epica storia degli italiani a tavola’, ‘L’Italia del treno e L’Italia delle navi’, ‘Il regime della follia’, ‘La strage di Piazza Fontana’, ‘1992, 1993, 1994’, ‘L’Aquila: una città italiana’, ‘Il Colosseo in quarantena’. 

Beyoncé e Billie Eilish regine dei Grammy?

Beyoncé e Billie Eilish regine dei Grammy. Se la cantautrice americana si è aggiudicata il premio principale, vincendo nella categoria disco dell’anno con il singolo ‘Everything I Wanted’, Beyoncè ha ottenuto il record di 28 riconoscimenti nella 63ª edizione degli Oscar della music tenutasi ieri sera allo Staples Center di Los Angeles. Inizialmente prevista per il 31 gennaio, la cerimonia è stata posticipata a causa di un picco di contagi da Covid-19 nella contea di Los Angeles. Ad aggiudicarsi il secondo premio più importante, quello per l’Album dell’anno è stata Taylor Swift con ‘Folklore’, che ha eguagliato, al suo terzo riconoscimento in questa categoria, mostri sacri come Frank Sinatra e Stevie Wonder.
 

Beyoncé, aggiudicandosi quattro premi in questa edizione (miglior video musicale con ‘Brown Skin Girl’, migliore performance rap e migliore canzone rap per ‘Savage’ insieme a Megan Thee Stallion e migliore performance R&B con ‘Black Parade’), ha totalizzato i 28 Grammy in carriera, numero con cui ha sbaragliato il primato per il totale dei premi ottenuti da un’artista femminile, finora appartenuto alla violinista Alison Krauss, che si è però ‘fermata’ a 27 premi. Un altro premio ‘in famiglia’ per Beyoncè, che ha visto premiata la figlia Ivy Carter, a soli nove anni, per ‘Brown Skin Girl’. 

In un’edizione senza pubblico, condotta dal comico Trevor Noah e con un mix di performance tra live e registrate, l’edizione 2021 dei Grammy si è svolta nel segno del successo al femminile: nelle quattro categorie principali hanno vinto infatti tutte donne. Oltre ad Eilish e Swift, H.E.R. è stata premiata per ‘I Can’t Breathe’, scelto come brano dell’anno, ma H.E.R. si è aggiudicata anche il Grammy per la categoria ‘Song Of The Year’, che viene assegnato a chi ha scritto la canzone premiata. E ancora, Megan Thee Stallion ha vinto il Grammy per la miglior artista emergente (Best New Artist) portando a casa anche il primato di prima rapper donna a vincere nella categoria miglior canzone rap.