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Categoria: tecnologia

Ricerca, scienziati ‘Guapos’ scoprono molecole organiche nella Via Lattea

Un team di scienziati ‘Guapos’ ha scoperto molecole organiche nella Via Lattea. L’Istituto Nazionale di Astrofisica ha reso noto che puntando le potenti antenne cilene dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma) verso la regione di formazione stellare della Via Lattea G31.41+0.31, un team internazionale di scienziati guidato da Laura Colzi, ricercatrice presso il Centro di Astrobiología di Madrid, con la partecipazione di ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha infatti rilevato diverse molecole organiche complesse che potrebbero aver contribuito alla nascita ed evoluzione della vita sulla Terra primitiva. Lo studio é stato realizzato nell’ambito del più ampio progetto Guapos (G31 Unbiased Alma sPectral Observational Survey) ed i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Astronomy & Astrophysics. 

Queste particolari molecole, spiega l’Inaf, “contengono la struttura responsabile dell’unione di aminoacidi per la formazione di proteine. Lo studio di molecole prebiotiche nel gas galattico può permettere agli astrochimici di capire come si sono formati gli ingredienti base della chimica prebiotica nello spazio interstellare e come potrebbero essere arrivati sulla Terra primitiva”.  

Laura Colzi, associata presso l’Inaf di Firenzes, piega che il team ha “rilevato la presenza di diverse molecole con la struttura azoto-carbonio-ossigeno, come l’acido isocianico, la formammide, l’isocianato di metile, e anche specie più complesse come l’acetammide (CH3C(O)NH2) e N-metilformammide. Queste molecole sono state osservate insieme per la prima volta nel disco della nostra Galassia, fuori dal Centro Galattico”. Il team di ricerca ha confrontato l’abbondanza di queste molecole con quelle in altre regioni di formazione stellare a bassa e alta massa, insieme alle previsioni teoriche dei modelli chimici che forniscono importanti informazioni su come queste molecole fondamentali per la chimica prebiotica possono nascere nello spazio.
 

“I nostri risultati -continua la ricercatrice- suggeriscono che queste molecole si siano probabilmente formate sulla superficie dei grani interstellari durante le prime e fredde fasi della formazione stellare. Una volta nate le protostelle, queste iniziano a riscaldare l’ambiente circostante e a guidare outflows molecolari: di conseguenza l’ambiente diventa più caldo e turbolento. Tali condizioni fisiche sono responsabili dell’evaporazione delle molecole dalla superficie dei grani di polvere; una volta che le molecole sono in fase gassosa, la loro presenza può essere rilevata utilizzando potenti radiotelescopi, come Alma”. 

Lo studio fa parte di un progetto più ampio chiamato Guapos (G31 Unbiased Alma sPectral Observational Survey), si tratta di una survey spettrale ad alta sensibilità della regione G31.41+0.31 che copre l’intera banda 3, cioè da 84 a 116 GHz. “Abbiamo selezionato questa regione perché nella Galassia è una delle più ricche dal punto di vista chimico: alcuni anni fa per la prima volta avevamo rilevato lo zucchero più semplice, la glicolaldeide, fuori del Centro Galattico. Per questo motivo, G31.41+0.31 è un obiettivo primario per la ricerca di altre molecole, soprattutto quelle che sono interessanti per la chimica prebiotica” afferma Maria Teresa Beltrán co-autrice dell’articolo, Pi del progetto Guapos nonché ricercatrice presso l’Inaf di Firenze. 

Colzi sottolinea infine che “l’ambiente in cui si è formato il Sistema solare potrebbe essere simile alle enormi regioni di formazione stellare che osserviamo oggi, come G31.41+0.31. Pertanto, lo studio dei serbatoi chimici di queste regioni fornisce spunti molto utili sulle molecole che hanno permesso il meraviglioso salto dalla chimica prebiotica alla biologia sulla Terra primitiva”.
 

Google e il futuro ‘senza cookie’, la sfida adv comincia ora

Google cambia, arriva il nuovo core update che richiede aggiustamenti da parte degli operatori del settore. In un quadro sempre in movimento, l’evoluzione e l’aggiornamento è anche la parola d’ordine -costante- per l’adv digitale. Per l’universo di 200 soci tra agenzie, aziende investitrici, editori e AD tech riuniti in IAB Italia, come spiega il presidente Carlo Noseda all’Adnkronos, i riflettori sono accesi sull’obiettivo a medio-lungo termine. L”allenamento’, però, deve iniziare oggi. “Non sono state annunciate da parte di Google novità particolari se non che editori, investitori pubblicitari, agenzie, dovranno essere pronti per il futuro senza cookie di terze parti che, non sarà più dal 2022 ma è stato rinviato a fine 2023. Cambiano i tempi ma la sostanza rimane la stessa. Avremo più tempo. E per questo è opportuno sperimentare con le diverse soluzioni già oggi per valutarne le performance”, dice toccando un tema cruciale per il settore. 

“Ne abbiamo discusso durante un recente webinar che abbiamo organizzato come Iab Italia proprio per fornire un quadro ai nostri associati in merito alle soluzioni in gioco perché sono ancora molti gli operatori e gli investitori che non hanno idea di quello che accadrà nel prossimo futuro”. Cosa significa cookieless? “In sintesi, il futuro cookieless riguarda il blocco da parte dei browser (i software usati per navigare) dei cookie di terze parti, quelle porzioni di codice che vengono salvate nel pc dell’utente che servono per il tracciamento della sua navigazione e costruire un profilo da utilizzare per poter offrire agli utenti pubblicità pertinenti e quindi personalizzate secondo i loro interessi”, spiega. 

Come devono muoversi quindi i protagonisti del settore? “Non c’è una soluzione univoca, si stanno esplorando essenzialmente tre alternative. La prima è l’utilizzo di identificativi alternativi: è il caso per esempio degli identificativi degli utenti registrati a un giornale online e di come questi, in maniera criptata e rispettando le regole della privacy, servano anche per fornire pubblicità mirata. Gli identificativi possono essere di diverso tipo (ci sono per esempio quelli universali creati da raggruppamenti di operatori), ma il concetto è quello tradizionale di una conoscenza diretta del proprio utente. La seconda soluzione è quella della pubblicità contestuale, ovvero legata ai contenuti che il lettore sta leggendo in quel momento. Infine c’è la possibilità di targetizzare gli utenti non singolarmente ma in quanto appartenenti ai grandi gruppi di interesse. E’ probabile che queste soluzioni saranno utilizzate congiuntamente in contesti e mix diversi”, dice Noseda delineando uno scenario probabile. 

E’ indispensabile arrivare preparati all’appuntamento, visto il valore pubblicitario dei cookies. “Il mercato del Programmatic advertising in Italia secondo gli ultimi dati della School of Management del Politecnico di Milano, presentati lo scorso marzo, vale 588 milioni di euro, in crescita del 6% rispetto al 2019”, evidenzia. A prescindere dalla soluzione tecnica che verrà implementata, “non cambia nulla rispetto alle sfide che il mercato deve affrontare perché semplicemente il settore avrà più tempo per prepararsi. Diventa molto importante quindi testare oggi”. E pochi, a quanto pare, lo stanno facendo: “Solo il 10% degli advertiser italiani ha dimostrato e dichiarato di aver già testato e iniziato a investire in soluzioni avanzate. Non a caso abbiamo chiamato l’incontro svolto nelle scorse settimane Cookies: from Zero to Hero perché siamo consapevoli che c’è una parte del mercato che è a zero in fatto di conoscenza di quanto accade. Di sicuro la lezione è che è importante aumentare la conoscenza del cliente. Chi ha un buon database clienti avrà un vantaggio e potrà lavorare indipendentemente dal contesto dei cookie”. 

Whatsapp fa dietrofront, nessun limite per chi non accetta privacy

Whatsapp fa dietrofront, non ci saranno limitazioni per chi non accetterà le nuove regole privacy. Questa modifica ha suscitato non poche critiche in tutto il mondo nei confronti della società che ha lanciato la sua nuova politica il 15 maggio. Da una settimana prima, l’app di proprietà di Facebook aveva fatto sapere che non avrebbe eliminato l’account di chi non non avesse accettato la nuova politica, ma allo stesso tempo ricordava costantemente di accettarla e che dopo “diverse settimane” per chi non l’avesse accettata ci sarebbero state delle limitazioni di alcune funzionalità principali della piattaforma. 

Ora, come si legge su thenextweb.com, in una nuova dichiarazione la società ha chiarito che dopo aver parlato con i governi e i sostenitori della privacy non limiterà alcuna funzionalità, anche per coloro che per ora non accetteranno la loro politica: “Date le recenti discussioni con varie autorità ed esperti di privacy, vogliamo chiarire che al momento non abbiamo in programma di limitare la funzionalità per coloro che non hanno ancora accettato l’aggiornamento. Invece, continueremo a ricordare agli utenti di volta in volta le novità dell’aggiornamento e quando le persone scelgono di utilizzare funzionalità opzionali rilevanti”. 

 

WhatsApp, nuove regole privacy da 15 maggio: cosa cambia

Il giorno è arrivato. WhatsApp cambia le regole della privacy da sabato 15 maggio. Ogni utente è chiamato ad accettare le nuove condizioni e se non lo farà le funzioni dell’app verranno progressivamente limitate, finché dopo alcune settimane non sarà più possibile utilizzarla. Nessun account verrà quindi sospeso o eliminato immediatamente. L’intervento sarà graduale, come spiegato dal gruppo rispondendo a una serie di Faq sul suo sito. 

Che cosa succede il 15 maggio?
 

Non sarà eliminato nessun account e non si perderanno funzionalità a seguito di questo aggiornamento. Continuerà a comparire la notifica che invita ad approvare le nuove condizioni. “Dopo aver dato a tutti il tempo necessario per controllare le informazioni presentate, continuiamo a ricordare, a chi non lo avesse ancora fatto, di verificarle e accettarle. Dopo un periodo di alcune settimane, il promemoria diventerà persistente”, si legge. 

A partire da quel momento, si avrà accesso limitato alle funzionalità di WhatsApp fino a quando non saranno accettati li aggiornamenti. Questo non accadrà contemporaneamente a tutti gli utenti. Non si potrà accedere all’elenco delle chat, tuttavia si potrà rispondere alle chiamate e alle videochiamate in arrivo. In caso di notifiche attive, l’utente potrà toccarle per leggere o rispondere ai messaggi, o richiamare in caso di chiamata o videochiamata persa.  

Dopo alcune settimane con funzionalità limitate, non si potranno più ricevere chiamate in arrivo o notifiche. E non si potrà neppure rispondere ai messaggi e alle chiamate. 

Account eliminato?
 

WhatsApp non eliminerà l’account se non si accetta l’aggiornamento. Ma, separatamente, verrà applicata la normativa sugli utenti inattivi: dopo 120 giorni senza accedere, l’account verrà eliminato. L’eliminazione dell’account non è reversibile, in quanto comporta l’eliminazione della cronologia dei messaggi, l’eliminazione dei tuoi backup di WhatsApp e la rimozione del tuo account da tutti i tuoi gruppi WhatsApp. 

Cosa cambia e cosa non cambia
 

L’aggiornamento dell’informativa non influisce in alcun modo sulla privacy dei messaggi personali. Né WhatsApp né Facebook possono leggere i messaggi personali o ascoltare le chiamate perché sono protetti dalla crittografia end-to-end. Le modifiche riguardano le funzioni di messaggistica business, che sono del tutto facoltative, e offrono maggiore trasparenza sulle nostre modalità di raccolta e utilizzo dei dati. 

La società chiarisce che “WhatsApp si fonda su un concetto semplice: tutto ciò che condividi con familiari e amici rimane tra voi. Questo significa che continueremo a proteggere le conversazioni personali con la crittografia end-to-end. Grazie a questa misura di sicurezza, né WhatsApp né Facebook possono vedere i messaggi privati. Per questo non teniamo traccia delle persone vengono chiamiate o a cui vengono inviati i messaggi. WhatsApp non può nemmeno vedere la posizione condivisa e non condivide i contatti con Facebook”. 

Gli ultimi aggiornamenti, rileva WhatsApp, “riguardano le funzioni facoltative di messaggistica business, rientrano nel più ampio progetto di WhatsApp volto a rendere l’interazione tra privati e aziende più efficace, sicura e semplice”. Gli utenti devono sapere che “la messaggistica con le aziende è diversa dalla messaggistica tra privati. Alcune aziende di grandi dimensioni necessitano di servizi di hosting per gestire la comunicazione”. Le società “possono vedere le conversazioni e potrebbero utilizzare queste informazioni per finalità di marketing, che potrebbero comprendere anche le inserzioni su Facebook”. Per questo verranno indicati “sempre in modo chiaro all’interno di WhatsApp se si sta comunicando con un’attività che utilizza queste funzioni”. 

 

Consumatori digitali dopo il covid, la ricerca

Un consumatore sempre più digitale dopo il covid. Come sono cambiati i comportamenti di acquisto per effetto della pandemia e queste rivoluzioni saranno permanenti? A questa domanda risponde la nuova edizione della ricerca di Netcomm in collaborazione con MagNews che da anni monitora i customer journey dei consumatori italiani.  

La ricerca, presentata oggi per la prima volta durante la sedicesima edizione del Netcomm Forum, raffronta gli attuali comportamenti con quelli adottati dai consumatori poco prima dello scoppio della pandemia (gennaio 2020) in tre settori – Fashion (abbigliamento e accessori), Food (enogastronomia) e Personal Care (beauty, salute e cura della persona) e mette in luce due principali trasformazioni: sono cinque le nuove tipologie di acquirenti, dove quella del “consumatore digitale” ha avuto la maggior crescita nell’ultimo anno; il digital wallet e le recensioni online sono i touchpoint più rilevanti per il buon esito delle esperienza d’acquisto.  

La ricerca ha permesso di individuare l’evoluzione dei cluster di consumatori e dei loro customer journey in seguito alla pandemia distinguendole in queste cinque tipologie. 

Consumatore Contemporaneo: è principalmente giovane e residente nel Centro/Sud Italia, acquista sia online che offline senza preferenze, per importi medi. Preferisce la relazione e lo scambio diretto ma durante la pandemia ha dovuto compensare alcuni dei touchpoint fisici con quelli mediati dai canali digitali (Social, influencer, review); 

Fast Shopper, (donna, over 45, con scarsa dotazione tecnologica e titolo di studio basso, acquista online per importi medio-bassi) e Tradizionale (giovanissimo e over 65, abitante in centri medio-piccoli del Nord Italia, preferisce acquistare in store presso negozi di fiducia a piccoli importi) sono stati costretti dalla pandemia ad abbandonare l’esclusiva scelta del punto fisico e convertirsi all’adozione di nuovi comportamenti, elevandosi a Omnichannel Shopper; 

Consumatore Omnicanale: uomo o donna di mezza età che vive in grandi centri, ben istruito e che possiede un’ottima dotazione tecnologica. Il suo customer journey è articolato tra momenti online e offline. Nel periodo della pandemia alcuni consumatori di questo cluster hanno continuato a muoversi agilmente tra le diverse soluzioni e opportunità offerte dall’omnicanalità, seppure con diverse limitazioni, ma una parte consistente durante l’emergenza sanitaria e ancora tutt’ora ha convertito le proprie abitudini verso touchpoint e canali online, diventando consumatori digitali sempre più radicati e adottando un customer journey tipico dei Digital First; 

Consumatore Digitale: prevalentemente uomo trentenne e/o over 55 che vive in grandi centri, con un ottimo livello di istruzione e una buona dotazione tecnologica. Il suo customer journey è molto articolato ed è prevalentemente online. Si tratta di un cliente ad alto valore che spesso riacquista. La rilevanza di questo cluster è aumentata considerevolmente nell’ultimo anno, sicuramente per l’effetto amplificatore che la pandemia ha generato verso i comportamenti di acquisto che erano già legati al contesto digitale. 

Dalla ricerca emerge come dal 2020 al 2021 si sia assistito a un trasferimento del comportamento d’acquisto tutto digitale (incarnato dal “Consumatore Digitale”) in tutte le categorie analizzate: Da 2% a 12,9% negli acquisti di ambito Fashion; Da 2% a 9,9% negli acquisti in ambito Food; Da 2% a 12,8% negli acquisti in ambito Personal Care.  

“I comportamenti di acquisto ad oggi dei consumatori italiani sono molto più orientati all’utilizzo dei punti di contatto digitali con le insegne e i brand, fenomeno evidentemente accentuato dall’attuale pandemia ma allo stesso tempo identificativo di una confidenza e di una piacevolezza nell’utilizzare le modalità di relazione messe a disposizione dal digitale che era già in atto da tempo” dichiara Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Considerando l’elevata soddisfazione che da anni i consumatori dichiarano nell’acquistare online, è ipotizzabile che il ruolo dei punti di contatto digitali all’interno dei diversi percorsi d’acquisto intrapresi dagli italiani rimarrà elevato e che questo si ripercuoterà in maniera sempre più evidente nella necessità delle imprese di offrire esperienze di relazione e di shopping con i propri clienti che siano interconnesse”. 

In tutti i settori analizzati il digital wallet e le recensioni online sono tra i fattori più importanti. Il momento del pagamento non è solo un elemento che abilita all’acquisto online, ma anche un fattore strategico di marketing che deve essere sempre più valorizzato dalle aziende.  

Le recensioni online poi, sono uno strumento ritenuto molto importante dai consumatori per orientare le proprie scelte d’acquisto. Questo touchpoint, dal 2020 al 2021, ha registrato una crescita di rilevanza di 6-8 punti percentuali in tutte e tre le categorie analizzate; le insegne e i brand dovranno perciò porre maggiore attenzione nella gestione di questo touchpoint per intercettare i bisogni e le necessità dei consumatori sempre più esigenti e alla ricerca di customer journey personalizzati. 

“Attraverso questa ricerca riscontriamo come la ‘Customer Revolution’ emerga non sugli strumenti o canali fortemente influenzati dalle restrizioni, ma anche nella maturità digitale e nell’accelerazione che ha cambiato abitudini e modalità dei consumatori, costringendoci a vivere esperienze e necessità che probabilmente avremmo raggiunto solo tra un po’ di anni e forse non tutti. Si tratta di un passaggio di valore importante, facilitato e potenziato dalla Rivoluzione Digitale che sta interessando ogni settore industriale” dichiara Florida Farruku, General Manager di Diennea. “Come gestire in modo ottimale questa Customer Revolution, punto di riferimento volutamente instabile? La strategia corretta da attuare da aziende e brand deve quindi vertere su tre concetti: la costruzione del Costumer Journey, l’analisi dei comportamenti e dell’esperienza dell’utente e infine la creazione di un migliore percorso di business experience.” 

In ambito Fashion i consumatori hanno dichiarato di effettuare quasi 2 acquisti su 3 online. Qui vengono utilizzati in media oltre 4 touch point tra le fasi di pre e post acquisto: è il numero maggiore di touch point rispetto ai percorsi di altri settori.  

Continuano ad essere rilevanti i punti di contatto che vanno a integrare l’esperienza digitale con quella fisica, come possibilità di effettuare il reso online, vedere/provare il prodotto ed effettuare il reso in store. Si tratta di un mercato online molto concentrato (il 71% degli acquisti è effettuato presso i primi dieci retailer). Grandi player nativamente digitali hanno modificato per sempre il percorso tradizionale dell’utente, unendo la flessibilità di alcuni efficaci meccanismi offline (come la possibilità di provare un capo ed effettuare un reso gratuito), alla competitività dei prezzi (dovuti all’assenza di punti vendita e costi correlati) e all’enorme assortimento e varietà di capi, tipici dei brand online. 

L’ambito Food è un settore nel quale poco meno della metà degli acquisti è effettuata online. Il journey inizia spesso da un touchpoint offline, ma si nota un’importante evoluzione tra canali fisici e digitali mirata a una più forte fidelizzazione del cliente: momenti come l’assaggio, l’analisi della qualità delle materie prime e la provenienza sono driver importanti per la conversione e ora vengono integrati con servizi digitali di direct marketing (principalmente email o notifiche) che segnalano quando un prodotto torna disponibile o ricordano al consumatore un bene verso il quale aveva espresso interesse espresso in precedenza. 

Anche la comunicazione via social è uno strumento di relazione con il cliente il cui utilizzo si è intensificato durante la pandemia. Il mercato online di prodotti enogastronomici è piuttosto concentrato: il 56% degli acquisti è effettuato presso i primi dieci retailer. 

Quello del Personal Care è un settore che, insieme a quello enogastronomico, continua a essere fortemente connesso alla sfera offline, con meno della metà degli acquisti effettuati online. 

Dalla ricerca emergono dati sorprendenti: sono le azioni e gli strumenti di marketing più tradizionali (pubblicità in tv, buoni sconto e pagamento in contanti) a rappresentare i momenti più salienti del journey.  

L’interazione con un professionista e il passaparola sono momenti «fisici» fondamentali per l’utente che deve acquistare un prodotto di personal care. La ricerca si sposta online quando gli acquirenti vogliono valutare delle alternative più economiche o più vicine alle proprie necessità.  

Si tratta di un percorso spesso time-sensitive, legato a una esigenza da soddisfare in modo rapido: per questo nasce offline, si sviluppa online e spesso si conclude in uno store fisico. 

Il mercato online di prodotti per la salute e il benessere è molto concentrato: il 70% degli acquisti è effettuato presso i primi dieci retailer (tra i principali utilizzati le farmacie online, cioè retailer autorizzati alla vendita di farmaci online).  

È ipotizzabile che, una volta rientrata l’emergenza sanitaria, l’utilizzo dei canali digitali nel suo complesso registrerà una leggera flessione a fronte di una volontà dei consumatori di ritornare a vivere le esperienze di consumo offerte dai canali fisici, ma la percentuale di consumatori che continuerà ad adottare i touchpoint digitali all’interno dei propri percorsi di acquisto rimarrà più elevata del periodo pre-pandemia, anche alla luce dell’alta soddisfazione che le esperienze online offrono ai clienti (ranking di 8,5 a settembre 2020 su una scala da 1 a 10). 

Svolta Google, stop al tracciamento personale per scopi pubblicitari

Si potrà navigare sul web in maniera più libera, senza avere gli occhi di Google puntati sui siti che stiamo visitando per sapere quale tipo di pubblicità mostrarci. Il gigante di Mountain View ha, infatti, appena annunciato che dal prossimo anno cesserà la vendita delle inserzioni pubblicitarie basate sulle abitudini di navigazione dei singoli utenti. Una svolta non da poco, visto che la maggior parte degli introiti generati dalla pubblicità digitale si ottengono grazie a questo sistema. Ma allora, perché lo fa? 

La ‘Grande G’, scrive laleggepertutti.it, cerca di avere un ritorno d’immagine dimostrando di voler fare per primo ulteriori passi avanti verso il totale rispetto della privacy degli utenti. Già qualche mese fa, Google aveva annunciato che dal prossimo anno non avrebbe più utilizzato la tecnologia di tracking più usata al mondo, cioè i cookie di parti terze. Ora fa un’ulteriore mossa in questa direzione e annuncia lo stop allo sviluppo di qualsiasi sistema in grado di seguire un utente nella navigazione su Internet, per poi creare un profilo sulla base del quale vendere la pubblicità agli inserzionisti in grado di rispondere ai gusti o alle esigenze di determinati navigatori. 

Oggi Google controlla più della metà del mercato pubblicitario digitale in tutto il mondo, un mercato che nel 2020 si è avvicinato parecchio ai 300 miliardi di dollari. Numeri ai quali hanno contribuito anche le tecniche di ‘pedinamento’ degli utenti che, guarda caso, molto spesso si trovavano dei banner pubblicitari o delle inserzioni perfettamente in sintonia con quello che pochi minuti prima avevano cercato sul motore di Google. 

Ora è il momento di cambiare: “Mantenere Internet libero e aperto richiede a tutti noi di fare di più per proteggere la privacy”, ammette il responsabile di Product Management, Ads Privacy and Trust di Mountain View, David Temkin, nel messaggio il cui ha annunciato la decisione dell’azienda. Dietro a Google arriveranno altri colossi del web come l’impero Facebook, già nel mirino per altre questioni legate a contenuti non sempre affidabili. Il fatto è che su tutto il settore c’è l’ombra sia dei garanti della privacy sia dell’Antitrust. Insomma, bisogna schiacciare il freno su certe strategie di mercato garantendo un maggior rispetto dei diritti degli utenti. 

Questa è la strada che Google intende seguire dall’anno prossimo. Che non vuol dire smettere di investire sulla raccolta pubblicitaria: l’azienda continuerà a puntare su nuove tecnologie per avere, comunque, delle inserzioni mirate ma senza dover pedinare gli utenti ogni volta che aprono la finestra del web: “I nostri ultimi test – conclude Temkin – mostrano un modo per eliminare efficacemente i cookie di terze parti dalle tecniche pubblicitarie, rendendo anonimi i singoli all’interno di grandi raggruppamenti di persone con interessi simili”. 

Perseverance su Marte, il video dell’atterraggio

L’atterraggio di Perseverance su Marte in un video straordinario. La Nasa pubblica le immagini che documentano l’arrivo a destinazione del rover lo scorso 18 febbraio. Il video mostra la fase finale della discesa fino al “touchdown confirmed”, con Perseverance ‘sano e salvo’ sulla superficie di Marte. 

NASA’s Mars 2020 Perseverance mission captured thrilling footage of its rover landing in Mars’ Jezero Crater on Feb. 18, 2021. The real footage in this video was captured by several cameras that are part of the rover’s entry, descent, and landing suite. The views include a camera looking down from the spacecraft’s descent stage (a kind of rocket-powered jet pack that helps fly the rover to its landing site), a camera on the rover looking up at the descent stage, a camera on the top of the aeroshell (a capsule protecting the rover) looking up at that parachute, and a camera on the bottom of the rover looking down at the Martian surface.
 

Perseverance è su Marte, ora caccia a tracce di vita

Perseverance è arrivato su Marte. Un applauso dalla ‘cabina di regia’ della Nasa sancisce l’avvenuto touchdown del rover su Marte che ha mandato la prima immagine del cratere del pianeta rosso. Perseverance è al ‘sicuro’ sul suolo di Marte. I controllori del volor “hanno confermato che il rover Perseverance della Nasa, con l’elicottero Ingenuity Mars attaccato alla pancia, è atterrato in sicurezza su Marte” e gli ingegneri hanno iniziato ad analizzare i dati. 

“L’Italia ha un ruolo da leader nell’esplorazione spaziale e nell’ambiziosissimo programma Mars Sample Return di cui il rover Perseverance della missione Mars 2020 della Nasa è il primo capitolo”, ha sottolineato il presidente dell’Asi, Giorgio Saccoccia, a RaiNews24.  

“Cercheremo tracce di vita su Marte e il rover Perseverance sarà capace di cercare queste ‘tracce'”, ha detto dice la ricercatrice napoletana Teresa Fornaro dell’Inaf di Firenze, una dei tredici ‘Mars 2020 participating scientists’ nel mondo. “Il mio ruolo sarà aiutare nell’interpretazione dei dati degli strumenti a bordo del rover e di comprendere se ci sono i ‘segnali’ di vita”.  

Fornaro ha spiegato che “è molto plausibile che si siano sviluppate forme di vita unicellulari su Marte come avvenuto, durante lo stesso periodo, sulla Terra. Non ci aspettiamo che queste forme di vita si siano evolute come accaduto sulla Terra perché Marte si è rapidamente spento e la radiazione ha spazzato via tutto”. 

“Non ci aspettiamo che la vita si sia evoluta su Marte – ha concluso Fornaro- ma che ci siano stati microrganismi unicellulari potrebbe essere e noi ci aspettiamo di trovare queste tracce”.