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Categoria: fatti/esteri

Usa, “sanzioni a Huawei per violazione dei diritti umani” 

Gli Stati Uniti imporrano sanzioni, che prevedono il rifiuto di visti di ingresso, “ad alcuni dipendenti di società tech cinesi come Huawei che forniscono sostegno materiale a regimi che sono impegnati in violazioni dei diritti umani ed abusi a livello globale”. Lo ha annunciato oggi il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo che ha definito il colosso tech cinese “un braccio dello stato di sorveglianza del partito comunista che censura i dissidenti politici e permette l’internamento in campi di detenzione di massa in Xinjiang”.  

Pompeo, che in passato ha definito Huawei ed altre società tech cinesi “cavalli di Troia dell’intelligence di Pechino” ha detto che l’annuncio di oggi deve essere un monito per le altre compagnie. “Le compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo sono avvisate: se fate affari con Huawei state facendo affari con chi viola i diritti umani”.  

Sul 5G, ha aggiunto Pompeo rispondendo a una domanda sulla decisione di Londra, “il vento sta cambiando” in tutto il mondo. “Non credo che l’abbiano fatto solo per paura delle sanzioni americane, lo hanno fatto perché i loro team di sicurezza sono arrivati alle stesse conclusioni dei nostri”, ha continuato il segretario di Stato Usa, riferendosi al fatto che “non puoi proteggere queste informazioni” che, se affidati a canali non affidabili, finiranno nelle mani del partito comunista cinese”. Lodando ancora la decisione del premier Boris Johnson, “che ha fatto assolutamente la cosa giusta”, Pompeo si è detto poi felice rispetto ad un anno fa quando gli Stati Uniti apparivano essere i soli ad esprimere le loro preoccupazioni per le decisioni di “vedere che questo sta succedendo in tutto il mondo”.  

“Il vento sta cambiando, mi ricordo le vostre domande un anno fa, quando dicevate che erano solo gli Stati Uniti – ha continuato rivolgendosi ai giornalisti – Credo che il lavoro che stiamo facendo, che abbiamo potuto fare in tutto il mondo, sta rendendo chiaro a tutti che c’è un vero rischio di sicurezza”. Pompeo ha ripetuto ancora che “il vento sta cambiando” quando si vedono “le più grandi compagnie di telecomunicazioni condividere le nostre stesse preoccupazioni”. 

Secondo il segretario di Stato, ora “ogni nazione” si sta domandando semplicemente come raggiungere “rapidamente” delle “soluzioni convenienti che non espongano le nostre popolazioni ai rischi che possono venire dall’avere queste infrastrutture nei nostri Paesi”.  

 

Usa, “sanzioni a Huawei per violazione dei diritti umani” 

Gli Stati Uniti imporrano sanzioni, che prevedono il rifiuto di visti di ingresso, “ad alcuni dipendenti di società tech cinesi come Huawei che forniscono sostegno materiale a regimi che sono impegnati in violazioni dei diritti umani ed abusi a livello globale”. Lo ha annunciato oggi il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo che ha definito il colosso tech cinese “un braccio dello stato di sorveglianza del partito comunista che censura i dissidenti politici e permette l’internamento in campi di detenzione di massa in Xinjiang”.  

Pompeo, che in passato ha definito Huawei ed altre società tech cinesi “cavalli di Troia dell’intelligence di Pechino” ha detto che l’annuncio di oggi deve essere un monito per le altre compagnie. “Le compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo sono avvisate: se fate affari con Huawei state facendo affari con chi viola i diritti umani”.  

Sul 5G, ha aggiunto Pompeo rispondendo a una domanda sulla decisione di Londra, “il vento sta cambiando” in tutto il mondo. “Non credo che l’abbiano fatto solo per paura delle sanzioni americane, lo hanno fatto perché i loro team di sicurezza sono arrivati alle stesse conclusioni dei nostri”, ha continuato il segretario di Stato Usa, riferendosi al fatto che “non puoi proteggere queste informazioni” che, se affidati a canali non affidabili, finiranno nelle mani del partito comunista cinese”. Lodando ancora la decisione del premier Boris Johnson, “che ha fatto assolutamente la cosa giusta”, Pompeo si è detto poi felice rispetto ad un anno fa quando gli Stati Uniti apparivano essere i soli ad esprimere le loro preoccupazioni per le decisioni di “vedere che questo sta succedendo in tutto il mondo”.  

“Il vento sta cambiando, mi ricordo le vostre domande un anno fa, quando dicevate che erano solo gli Stati Uniti – ha continuato rivolgendosi ai giornalisti – Credo che il lavoro che stiamo facendo, che abbiamo potuto fare in tutto il mondo, sta rendendo chiaro a tutti che c’è un vero rischio di sicurezza”. Pompeo ha ripetuto ancora che “il vento sta cambiando” quando si vedono “le più grandi compagnie di telecomunicazioni condividere le nostre stesse preoccupazioni”. 

Secondo il segretario di Stato, ora “ogni nazione” si sta domandando semplicemente come raggiungere “rapidamente” delle “soluzioni convenienti che non espongano le nostre popolazioni ai rischi che possono venire dall’avere queste infrastrutture nei nostri Paesi”.  

 

Usa, Trump: “Più bianchi tra vittime delle forze dell’ordine” 

“Anche le persone bianche muoiono. Anzi, muoiono più bianchi tra le forze dell’ordine”. Così Donald Trump ha risposto a una domanda della Cbs News sul perché i neri negli Stati Uniti ancora muoiano per mano della polizia.  

Per Trump, che ha definito la questione posta “una domanda terribile da fare”, ci sarebbero quindi più vittime delle forze di sicurezza tra i cittadini bianchi.  

Covid, Ue: “Stati vigilino per evitare altri lockdown estesi” 

“Vigilanza continua” e “risposte rapide” da parte della Commissione Europea e degli Stati membri dell’Ue sono “essenziali” per contenere il coronavirus Sars-Cov-2 ed evitare così “nuovi lockdown generalizzati” nel Vecchio Continente. Lo raccomanda la Commissione europea in una comunicazione diffusa oggi, che delinea una serie di azioni da intraprendere per evitare altre chiusure generalizzate come quelle degli ultimi mesi. 

Le misure di chiusura generalizzata per spezzare le catene di contagio si sono rivelate molto dannose per l’economia e possono essere evitate, a patto che ci si prepari a dovere, effettuando test, tracciando i contatti, migliorando la vigilanza da parte delle autorità sanitarie e ampliando l’accesso ai dispositivi di protezione, ai farmaci e alle apparecchiature mediche necessarie per curare la Covid-19. Si consigliano anche “attività per ridurre gli oneri causati dall’influenza stagionale”, i cui sintomi possono essere simili a quelli della malattia provocata dal coronavirus Sars-Cov-2 e caricare i servizi sanitari di ulteriore lavoro. 

 

Covid, nel mondo oltre 13 milioni di casi 

Sono più di 13 milioni i casi di coronavirus nel mondo. I dati aggiornati della John Hopkins University (Jhu) parlano di 13.103.290 contagi a livello globale con 572.428 decessi. Gli Stati Uniti restano il primo Paese al mondo per numero di casi e vittime. Qui, secondo la Jhu, sono stati diagnosticati almeno 59.222 nuovi casi di coronavirus in 24 ore – con il totale dei contagi che ormai supera i 3,36 milioni – e altri 411 decessi. Il bilancio aggiornato delle vittime negli Usa parla di 135.605 morti per complicanze legate al Covid-19. 

Covid, Oms: “230 mila casi nel mondo, il 50% in soli 2 Paesi” 

“Ieri sono stati segnalati all’Oms 230mila casi di Covid-19. Quasi l’80% di questi casi è stato segnalato da soli 10 paesi e il 50% da soli due paesi”. Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra. L’esperto ha sollecitato i Paesi ad “agire in fretta”, “perché non è mai troppo tardi per prendere le decisioni giuste e dare messaggi chiari alla popolazione’. 

“Sebbene il numero di decessi giornalieri rimanga relativamente stabile, c’è molto di cui preoccuparsi. Tutti i paesi sono a rischio, ma non tutti i paesi sono stati colpiti allo stesso modo – ha sottolineato il Dg Oms -. Al momento ci sono 4 situazioni nel mondo: alcuni Paesi vigili e consapevoli si sono preparati e hanno risposto rapidamente ed efficacemente ai primi casi. Di conseguenza, finora hanno evitato grandi focolai”. “Ci sono poi i Paesi che in cui si è verificato un grave focolaio che è stato messo sotto controllo attraverso una combinazione di leadership politica forte e di popolazioni che aderivano a misure chiave di sanità pubblica”. Questo è accaduto “in molti Paesi in Europa che hanno dimostrato che è possibile tenere sotto controllo i grandi focolai”. Poi ci sono Paesi che hanno allentato le misure troppo in fretta, “e si trovano a gestire nuovi aumenti di casi”. 

Due esperti Oms in quarantena per missione in Cina 

Infine “in diversi paesi in tutto il mondo, stiamo assistendo a pericolosi aumenti nei casi di Covid e i reparti ospedalieri si stanno riempiendo di nuovo. Sembrerebbe che molti paesi stiano perdendo quanto ottenuto, poiché le misure efficaci per ridurre il rischio non vengono attuate o seguite”.  

L’epicentro di Covid-19 “rimane nelle Americhe, dove è stato registrato oltre il 50% dei casi del mondo”, ha detto ancora il dg Oms. E “in alcune aree vediamo un pericoloso aumento dei casi. Ma dalle esperienze che arrivano da diversi Paesi del mondo sappiamo che non è mai troppo tardi per controllare il virus, anche se c’è stata una trasmissione esplosiva”. “Se i governi non comunicano in modo chiaro con la popolazione e questa non segue le misure di base, che si sono rivelate efficaci, la situazione andrà peggio. Ma non deve andare per forza così”, ha sottolineato il Dg. 

“Non è mai troppo tardi per adottare messaggi e strategie chiare”, esorta. “Dobbiamo essere chiari nei messaggi alla popolazione, e stringenti nelle misure adottate. Con il distanziamento sociale, e contact tracing, test e controlli sappiamo che si può contrastare efficacemente la circolazione del virus”, rincara la dose il capo delle emergenze sanitarie dell’Oms, Mike Ryan. “Ci sono molte persone che non possono stare a casa perché devono lavorare: se tu puoi fallo, e mantieni le distanze, cura l’igiene delle mani, indossa la mascherina se non puoi rispettare il distanziamento. Perché tutti noi possiamo fare qualcosa per contrastare la diffusione di questo virus”, ha aggiunto Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico dell’Oms per il coronavirus. 

 

Usa respingono rivendicazioni marittime di Pechino 

Gli Stati Uniti hanno respinto una serie di rivendicazioni territoriali di Pechino nel mar meridionale della Cina con un ampio comunicato formale, la cui diffusione alza ulteriormente il livello del confronto con il gigante asiatico.  

Nel documento, il segretario di Stato Mike Pompeo definisce “illegali” le rivendicazioni di Pechino sulle risorse marittime in acque internazionali, accusando la Cina di una “campagna di intimidazioni” contro i Paesi rivieraschi. “L’America è a fianco dei nostri alleati e partner del Sud est asiatico nel proteggere i loro diritti sovrani alle risorse offshore, nell’ambito dei loro diritti e obblighi sotto la legge internazionale”, afferma Pompeo. Il documento fa esplicito riferimento a rivendicazioni della Cina su isolotti o banchi di sabbia sui quali avanzano diritti Filippine, Vietnam, Malaysia, Brunei e Indonesia. E ricorda una sentenza del Tribunale arbitrale costituito sulla base della Convenzione internazionale del mare, che nel 2016 ha dato ragione alle Filippine in una di queste dispute territoriali.  

Il comunicato appare dopo che Washington ha condotto esercitazioni navali nel mar meridionale della Cina, irritando Pechino. La Cina si è impadronita di una serie di scogli nell’area per costruirvi isolotti artificiali con installazioni militari.  

Polonia, Duda vince le presidenziali 

Il candidato liberale Rafal Trzaskowski ha ammesso la sconfitta alle elezioni presidenziali in Polonia, con un tweet di congratulazioni per il vincitore, il capo di stato uscente, Andrzej Duda. Il ballottaggio di ieri è stato vinto sul filo di lana da Duda, che ha ottenuto il 51,1%, secondo risultati praticamente definitivi, relativi al 99,98% delle schede. 

Trzaskowski, candidato del partito centrista Piattaforma Civica (Po), si è fermato al 48,9%. Il voto ha fotografato un Paese spaccato in due, con i giovani, le grandi città e la Polonia occidentale che hanno scelto il sindaco europeista di Varsavia. Populista, nazionalista e ultraconservatore, Duda ha vinto grazie agli elettori più anziani, le piccole città, le aree rurali e la parte meridionale e orientale del Paese. La sua vittoria mantiene il controllo delle leve del potere nelle mani del partito Diritto e Giustizia (Pis). 

L’affluenza alle urne, pari al 68%, è stata particolarmente alta, al termine di una campagna elettorale aspra e divisiva, dove non sono mancati da parte del Pis toni omofobici e antisemiti. Trzaskowski è stato accusato di minare la famiglia, a causa delle sue aperture ai diritti Lgbt, e di favorire interessi stranieri ed ‘ebraici’.  

Duda ha puntato molto sui valori tradizionali e il nazionalismo, ma molti voti sono anche dovuti ai sussidi economici del Pis in favore di famiglie con bambini e anziani. La vittoria di Duda permette al Pis di consolidare il suo potere in vista delle prossime elezioni politiche del 2023. Se avesse vinto, Trzaskowski avrebbe avuto il potere necessario per bloccare le riforme giudiziarie del Pis, che secondo l’Unione Europea minano l’indipendenza dei giudici e sono un attentato allo stato di diritto. 

Tuttavia alcuni analisti notano che la vittoria di Duda è stata solo di misura, malgrado il forte sostegno di tutte le istituzioni e i media pubblici. Secondo Ewa Marciniak, dell’università di Varsavia, non è stata certo “una vittoria spettacolare”. E questo, sostiene, potrebbe riaprire rivalità interne in seno al Pis, che covano sotto la guida dell’autoritario leader del partito Jaroslaw Kaczynski. Inoltre alcuni osservatori notano che Duda, non potendo correre per un terzo mandato, potrebbe dimostrarsi più indipendente rispetto al Pis che lo sostiene. “Possa questo mandato essere diverso”, si è augurato Trzaskowski su Twitter. 

Bisognerà dunque vedere se, nel contesto delle conseguenze economiche della crisi del coronavirus, il Pis continuerà una politica aggressiva di scontro con la magistratura e controllo dei media o cercherà una linea più conciliante verso l’altra metà della Polonia. Per quanto riguarda l’Europa, la vittoria di Duda, nota Marciniak, significherà la prosecuzione della linea di “pragmatismo freddo”: abbracciare i vantaggi economici dell’Ue, ma segnare al tempo stesso una dicotomia artificiale fra valori “europei” e “polacchi”. 

Infine il buon risultato di Trzaskowski consolida il ruolo politico del sindaco di Varsavia e del suo partito centrista Piattaforma Civica (Po), che si conferma la principale forza di opposizione. “E’ un trionfo del Po rispetto al resto dell’opposizione – nota lo storico e analista politico Antoni Dudek – il Po mantiene lo status di maggiore forza dell’opposizione. Nessuno sforzo per creare una nuova entità politica di centro ha possibilità di successo”.  

 

 

Covid, Oms: “Irrealistico vaccino subito e accessibile a tutti” 

“Non è realistico pensare di avere un vaccino subito e accessibile a tutti. Si sta facendo il massimo, ma ribadisco che non è realistico pensare una cosa simile. Abbiamo però misure efficaci e sistemi per sopprimere la trasmissione” e dobbiamo usarle. Lo ha sottolineato il capo delle emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità, Mike Ryan, in conferenza stampa a Ginevra. “Speriamo tutti che ci sia un vaccino efficace, ma dobbiamo concentrarci sull’uso degli strumenti che abbiamo ora per sopprimere la trasmissione e salvare vite umane”, aveva detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. 

“Dobbiamo arrivare a una situazione sostenibile – ha aggiunto il dg – in cui abbiamo un controllo adeguato di questo virus senza spegnere completamente la nostra vita o passare da un lockdown all’altro, cosa che ha un impatto estremamente dannoso sulle società”. 

Patrick Zaki rimane in carcere, detenzione rinnovata per 45 giorni 

”Gli attivisti vicini a Patrick Zaki hanno reso nota la decisione del giudice: rinnovo della detenzione preventiva per 45 giorni. Una decisione assurda, atroce, arbitraria e crudele”. Lo ha scritto su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, a proposito dello studente e attivista egiziano dell’Università di Bologna, arrestato al suo ritorno al Cairo il 7 febbraio scorso. 

Oggi è il “158esimo giorno di prigionia per Patrick Zaki”, sottolinea l’ong Eipr (Egyptian Initiative for Personal Rights) in un tweet diffuso prima dell’esito dell’ultima udienza con la notizia – diffusa da Amnesty – degli altri 45 giorni di detenzione preventiva. Udienza in cui, secondo l’Eipr, “dopo 157 giorni, la difesa ha presentato la richiesta di scarcerazione”. “Attendiamo tutti il suo rilascio”, aggiunge il tweet. 

“Grande sconforto e grande tristezza”. Così all’Adnkronos Mirko Degli Esposti prorettore vicario dell’università di Bologna, ha commentato la notizia della proroga. “Altri 45 giorni di detenzione senza sapere quasi siano i contorni della vicenda, senza sapere con chiarezza le reali accuse mossegli – continua Degli Esposti – Noi, nel rispetto di tutte le prerogative del caso, continuiamo a chiedere il rispetto dei diritti umani, un giusto processo per Zaki e di rendere pubbliche le accuse in modo che il giovane possa difendersi”.  

“Noi, da parte nostra, continueremo a chiedere alle istituzioni, al governo e a tutti gli organi governativi di interesse a far sentire la propria voce a favore della liberazione di Zaki – ha detto ancora Degli Esposti – non ci fermeremo perché vogliamo rivedere presto Zaki all’Università di Bologna.  

 

Santa Sofia, Putin sente Erdogan: “Rischio reazione pubblica russa” 

Santa Sofia, con la contestata riconversione da museo a moschea, è stata tra i temi del colloquio telefonico tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan. Lo rende noto il Cremlino. Putin “ha richiamato l’attenzione di Erdogan sulla significativa” reazione dell’opinione pubblica in Russia alla decisione di “cambiare lo status quo” di Santa Sofia a Istanbul, si legge nella nota diffusa dopo il colloquio incentrato sulla situazione in Libia e Siria. Erdogan, aggiunge il comunicato, ha ribadito l’impegno a garantire a tutti l’accesso a uno dei monumenti simbolo della città sul Bosforo. Stamani il vice ministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin, aveva definito una “questione interna” alla Turchia la riconversione di Santa Sofia. 

Nei giorni precedenti la decisione formale sulla riconversione di Santa Sofia, la Chiesa ortodossa russa si era scagliata contro la proposta di Erdogan, definendola “una inaccettabile violazione della libertà religiosa”. Poi venerdì scorso ha espresso “rammarico” per il via libera del Consiglio di Stato turco. “Le preoccupazioni di milioni di cristiani non sono state ascoltate – commentava il portavoce della Chiesa russa, Vladimir Legoida, citato dall’Interfax – La decisione di oggi dimostra che tutti gli appelli sulla necessità di procedere con estrema delicatezza sulla questione sono stati ignorati”. 

 

Polonia, exit poll: è testa a testa Duda-Trzaskowski 

Testa a testa serratissimo al secondo turno delle presidenziali in Polonia. Secondo gli exit poll condotti da Ipsos, il presidente populista uscente Andrzej Duda avrebbe ottenuto il 50,4% dei voti, mentre lo sfidante liberale ed europeista, l’attuale sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, il 49,6%.  

I due sfidanti rivendicano entrambi la vittoria al ballottaggio. “Lunga vita alla Polonia – ha detto Duda, durante una manifestazione elettorale a Pultusk – Vincere le elezioni presidenziali con un’affluenza del 70% è qualcosa di incredibile. Sono commosso, grazie a tutti i miei compatrioti”. 

“E’ un risultato molto vicino, ma sono assolutamente convinto che vinceremo”, ha fatto eco il sindaco di Varsavia, secondo il quale “indipendentemente dal risultato finale abbiamo già vinto”. 

Ma l’opposizione polacca ha denunciato “irregolarità scandalose” in questo secondo turno alle elezioni presidenziali. Il capo della campagna del sindaco di Varsavia, Cezary Tomczyk, ha affermato che le irregolarità riguarderebbero soprattutto il voto all’estero (circa mezzo milione di polacchi all’estero erano chiamati alle urne). 

Sempre secondo Ipsos l’affluenza alle urne sarebbe stata del 68,9%. I risultati preliminari del ballottaggio sono attesi per domani, mentre quelli ufficiali dovrebbero arrivare al più tardi mercoledì, come previsto dalla Commissione elettorale. 

Aereo ucraino abbattuto in Iran, per Teheran “colpa di radar non in asse” 

L’Iran attribuisce ad un radar non in asse la responsabilità dell’abbattimento dell’aereo ucraino che a gennaio provocò la morte di 176 persone. La notizia è contenuta in un nuovo rapporto dell’Aviazione civile iraniana secondo cui fu un “errore umano” decisivo a causare l’abbattimento del volo 752 della Ukraine International Airlines, colpito da due missili poco dopo il decollo dal principale aeroporto della capitale iraniana l’8 gennaio scorso.  

“Si è verificato un errore causato da un’imprecisione umana nell’attuazione delle procedure” di allineamento del radar, “causando una deviazione di 107 gradi” del sistema”, è stato spiegato.  

L’errore ha causato il concatenarsi di una serie di situazioni di rischio durante le quali sono state compiuti altri sbagli nei minuti precedenti l’abbattimento dell’aereo, si legge nel rapporto, non definitivo, sull’incidente. Secondo l’autorità dell’aviazione civile, malgrado l’informazioe errata giunta all’operatore del sistema radar riguardante la traiettoria dell’aereo, l’operatore avrebbe potuto identificare l’obiettivo in quanto velivolo, cosa che non ha fatto, effettuando invece una “identificazione errata”.  

Inoltre uno dei due missili è stato sparato da un operatore di un’unità di difesa che ha agito “senza attendere la risposta del centro di coordinamento” da cui dipendeva. 

Polonia, il ballottaggio che segna il futuro del Paese 

Polonia al voto oggi per il cruciale ballottaggio delle presidenziali che definirà il futuro politico del quinto paese più popoloso dell’Ue. In lizza ci sono due Polonie contrapposte, quella tradizionale, nazionalista, rurale e populista del presidente uscente Andrzej Duda (che ha chiuso la campagna con un tour nelle città del sudest, dove è più forte) e la Polonia europeista e liberale del sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski. Ora la parola passa ai 30 milioni di elettori, chiamati a decidere se il partito Legge e Diritto (Pis) al governo continuerà a mantenere tutte le leve del potere.  

Entrambi 48enni, con un passato da eurodeputati su fronti contrapposti, i due candidati vengono dati praticamente alla pari. La campagna elettorale è stata segnata da una fortissima polarizzazione, tanto che non è stato neanche possibile organizzare un dibattito televisivo fra i due sfidanti. Trzaskowski non si fida dei media pubblici, che hanno sostenuto apertamente Duda, mentre il presidente uscente accusa i media indipendenti di favorire interessi stranieri. 

Sostenuto dal Pis, Duda ha tenuto comizi soprattutto nella Polonia rurale, dove gode di forti consensi grazie al programma di sussidi sociali del Pis per anziani e famiglie con bambini. Il presidente ha condotto un’aggressiva campagna elettorale, accusando l’avversario di voler minare la famiglia tradizionale con il suo appoggio ai diritti Lgbt, “una ideologia peggiore del comunismo”. Duda ha anche proposto un emendamento costituzionale contro l’adozione da parte di coppie omosessuali.  

Il presidente uscente, racconta il sito Politico.eu, ha reagito con furia quando il quotidiano Fakt ha sbattuto la settimana scorsa in prima pagina la notizia che a marzo aveva concesso la grazia ad un padre condannato per abusi sessuali sulla figlia. “Vogliamo che siano i tedeschi ad eleggere il presidente polacco?”, ha detto Duda, riferendosi al fatto che il quotidiano è di proprietà dell’editore tedesco Axel Springer. 

Duda è arrivato in testa al primo turno delle elezioni il 28 giugno con il 43,5%, mentre Trzaskowski si è piazzato secondo con il 30.5%. Ma al secondo turno, il sindaco di Varsavia, del partito centrista Piattaforma Civica, godrà del sostegno di tutta quella Polonia che non si riconosce nella visione conservatrice e populista di Duda. Convinto europeista e poliglotta, Trzaskowski è preferito dagli elettori più giovani che vivono nelle città. Se sarà eletto presidente, promette di contrastare le riforme giudiziarie volute dal Pis, che secondo la commissione europea minano l’indipendenza della magistratura e lo stato di diritto. 

Bollato da Duda come rappresentante delle “elites metropolitane”, il candidato di Piattaforma Civica ha scelto un tono più pacato del suo avversario, con l’obiettivo di conquistare voti moderati senza alienarsi i progressisti. Ha anche mostrato apprezzamento per le politiche di spesa sociale del Pis, promettendo di cooperare in buona fede con il governo. Ma se vincerà per i prossimi cinque anni potrà mettere il veto sulle leggi del Pis, che non dispone alla Camera della maggioranza necessaria di tre quinti per superarlo. 

Il primo turno delle elezioni era originariamente previsto per il 10 maggio, ma le misure di confinamento per la pandemia del coronavirus hanno costretto le autorità al rinvio. Il Pis ha tentato fino all’ultimo di mantenere la data, nel timore che il consenso di Duda venisse eroso dalle inevitabili conseguenze economiche della crisi sanitaria. Fino all’ultimo il partito ha tentato di imporre un controverso sistema di voto postale, che secondo i suoi critici non offriva sufficienti garanzie.  

Nel frattempo il rinvio ha portato ad un cambiamento di candidato nell’opposizione. Piattaforma Civica aveva inizialmente puntato su Malgorzata Kidawa-Blonska, considerata in grado di rassicurare parte dell’elettorato conservatore. Ma la sua candidatura non era mai decollata e l’annuncio che avrebbe abbandonato la corsa per protesta contro l’ipotesi del voto postale ha portato ad un cambiamento di cavallo. Così la scelta è caduta sul carismatico sindaco di Varsavia, che ha subito cominciato a salire nei sondaggi. E oggi una metà della Polonia guarda a lui con speranza, mentre l’altra è decisa a fermarlo.  

Cina, terremoto di 5.1 nel nord del Paese 

Un terremoto di magnitudo 5,1 ha scosso il distretto di Guye nella città di Tangshan, nella provincia di Hebei, nella Cina settentrionale, alle 6:38 di stamattina ora locale (00:38 ora italiana). Lo riferisce il China Earthquake Networks Center. L’epicentro è stato monitorato una profondità di 10 km. La scossa è stata avvertita nelle regioni vicine, e anche a Pechino, che si trova a circa 200 km a ovest dall’area colpita. Finora non sono state riportate vittime. 

Nella zona colpita sono stati inviati i vigili del fuoco e il dipartimento ferroviario ha immediatamente lanciato il piano di emergenza per sospendere i treni passeggeri che attraversano l’area e sta organizzando un’ispezione completa delle attrezzature e delle strutture ferroviarie. La città di Tangshan ha un triste precedente che risale al 1976, quando un sisma di magnitudo 7.8 la colpì uccidendo più di 240.000 persone. 

Pelosi: “Grazia a Stone atto di sconcertante corruzione” 

“Un atto di sconcertante corruzione”. Così la speaker democratica della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ha definito la decisione del presidente americano Donald Trump di commutare la pena al suo ex consigliere ed amico Roger Stone, condannato per il Russiagate. In una nota, la Pelosi ha annunciato che il Congresso agirà per evitare casi del genere: “Una legge è necessaria per assicurare che nessun presidente possa graziare o commutare la pena di un individuo che sia coinvolto in un’operazione di copertura per mettere al riparo un presidente da un procedimento giudiziario”. 

 

Covid, crescono contagi a Tokio: oltre 200 per terzo giorno di fila 

Per il terzo giorno consecutivo Tokio registra oltre 200 contagi da coronavirus: l’ultimo bilancio parla di 206 nuovi casi confermati, dopo il record dei 243 di ieri e i 224 di giovedì. Il nuovo dato è più della metà dei 383 casi registrati in tutto il paese nelle ultime 24 ore, riferisce l’agenzia Kyodo. 

Nell’area metropolitana della capitale giapponese le persone contagiate dall’inizio dell’epidemia sono 7.721, circa un terzo di tutti i 21.526 positivi registrati nel paese (esclusi i 712 della nave da crociera Diamond Princess). I decessi sono in totale 712.  

 

Twitter blocca account movimento estrema destra 

Twitter ha bloccato diversi account dell’organizzazione di estrema destra Movimento identitario, compreso quello del suo leader, l’austriaco Martin Sellner, e del ramo tedesco del gruppo. In vigore da ieri, la sospensione riguarda anche account in Francia, Italia, Danimarca e Gran Bretagna.  

“Twitter sospende gli account che violano le regole di twitter” si legge ora sugli account sospesi. La società ha confermato la misura alla rete televisiva tedesca Ard, spiegando che gli account glorificavano violenza e terrorismo. Facebook e Instagram hanno da tempo rimosso il movimento dalle proprie piattaforme, mentre esistono ancora dei profili di membri del gruppo sui Youtube. L’account Twitter del movimento Identitario in Germania ha circa 30mila follower, mentre quello di Sellner si avvicina a 40mila. Entrambi diffondevano teorie cospirazioniste di estrema destra.