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Categoria: fatti/esteri

Usa 2020, voti per posta potrebbero non arrivare in tempo 

“I termini per la richiesta e la trasmissione delle schede elettorali per corrispondenza non sono compatibili con gli standard di consegna del servizio postale”. E’ quanto è stato scritto nelle lettere, firmate dal general counsel dello US Postal Service (Usps), il servizio postale americano, con cui – secondo la Nbc – sono stati avvertiti 50 stati sull’impossibilità a garantire che i voti espressi in occasione delle prossime elezioni presidenziali negli Usa e spediti per posta arrivino in tempo per essere conteggiati. C’è “il rischio – è scritto chiaramente nella lettera riportata dalla Nbc dopo le anticipazioni di ieri del Washington Post – che le schede non arrivino in tempo per conteggiare i voti”. 

Le poste potrebbero trovarsi a gestire una possibile valanga di voti alle elezioni di novembre, una tendenza accelerata dal rischio coronavirus che potrebbe portare decine di milioni di americani a votare per posta. Ad ora 18 stati su 50 hanno confermato alla Nbc di aver ricevuto le lettere con l’avvertimento dell’Usps, mentre Vermont, Wisconsin e Kentucky hanno fatto sapere di non aver ricevuto alcuna missiva dalle poste americane, che sono state sottoposte a un piano di riorganizzazione e taglio dei costi, che ha allungato i tempi di consegna della corrispondenza.  

Bielorussia, ancora proteste. L’appello: “Basta violenze” 

Continuano, anche stamani, in Bielorussia le proteste contro il presidente Alexander Lukashenko, dopo che sarebbero state rilasciate molte persone che erano state arrestate durante le contestazioni dei giorni scorsi. Centinaia persone, medici e gruppi di donne, hanno formato catene umane a Minsk in segno di protesta contro il sesto mandato conquistato da Lukashenko dopo le contestate elezioni. Stamani sarebbero state rilasciate mille delle circa settemila persone arrestate durante le proteste. 

Dopo le denunce di maltrattamenti, con ferite e lividi sul corpo, e dopo le denunce che circolano sui media locali e sui social riguardo le condizioni nelle celle, con poco spazio e niente cibo, il ministro degli Interni, Yury Karayev, si è scusato con la popolazione sulla tv di Stato per l’arresto di cittadini innocenti. Secondo i media locali molte persone sono state portate subito in ospedale dopo il rilascio. 

“Per me e per tutti noi, la vita umana è ciò che conta di più. Bisogna fermare le violenze nelle strade delle città della Bielorussia”. E’ quanto afferma in un messaggio video diffuso sui social media Svetlana Tikhanovskaya, che ha sfidato Alexander Lukashenko alle presidenziali e che ha lasciato il Paese dopo i risultati del voto. Tikhanovskaya ha lanciato un appello affinché domani e domenica i sindaci delle principali città del Paese consentano lo svolgimento di proteste pacifiche. “Abbiamo sempre detto che è necessario difendere la nostra scelta con metodi legali e non violenti – ha incalzato – Le autorità hanno trasformato le manifestazioni pacifiche dei cittadini nelle strade in violenze sanguinose”. 

“Chiedo alle autorità di fermare” le violenze in Bielorussia e “di avviare un dialogo”, ha affermato ancora Tikhanovskaya. 

Angela Merkel condanna la “violenza brutale” contro i manifestanti . “La cancelliera condanna in particolare il fatto che in migliaia siano stati imprigionati semplicemente per aver preso parte a proteste pacifiche”, ha detto il portavoce Steffen Seibert, chiedendo il rilascio “immediato e senza condizioni” delle persone arrestate. La cancelliera, ha aggiunto, “è sconvolta dalle notizie di maltrattamenti ai danni dei prigionieri”. “Le dichiarazioni di persone torturate testimoniano purtroppo molti di questi casi – ha proseguito – E’ anche assolutamente inaccettabile mostrare in televisione prigionieri maltrattati”. 

“Abbiamo bisogno di sanzioni aggiuntive contro coloro i quali hanno violato i valori democratici i diritti umani in Bielorussia”. A sollecitare nuove misure restrittive contro la leadership di Minsk è in un tweet la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che si dice “fiduciosa che la discussione di oggi dei ministri degli Esteri della Ue dimostrerà il nostro forte sostegno per i diritti del popolo bielorusso alla democrazia ed alle libertà fondamentali”.  

Ci sono 6 Paesi europei – Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Danimarca e Repubblica Ceca – che hanno firmato un comunicato proposto da Tallinn sollecitando sanzioni contro la Bielorussia per la violenta repressione dei manifestanti che protestavano contro l’esito del voto di domenica. “Chiediamo di discutere del sostegno alla società civile in Bielorussia e la possibilità di imporre misure restrittive contro i responsabili delle violazioni dei diritti umani nel Paese”, si legge nel testo, preparato in occasione della riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Ue in corso in queste ore in videoconferenza. 

Favorevole alle sanzioni anche la Germania: prima dell’inizio del Cae, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha sottolineato la necessità che l’Ue “aumenti la pressione sulla Bielorussia: i risultati devono essere rivisti e i responsabili della repressione sanzionati”.  

Spagna, Francia e Italia stanno invece mantenendo un profilo più basso e non parlano esplicitamente di sanzioni, sollecitate questa mattina in un tweet anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. 

 

Covid, Spagna chiude discoteche e vieta di fumare in strada 

Discoteche chiuse in Spagna nel mezzo dei timori per la seconda ondata di contagi a causa della pandemia di coronavirus. Il ministero della Sanità ha annunciato la chiusura di tutte le discoteche e le sale da ballo e restrizioni per i locali su tutto il territorio spagnolo. Le varie misure – 11 in tutto, più tre raccomandazioni – sono state annunciate dal ministro della Sanità, Salvador Illa, come riportano i media locali. C’è anche il divieto di fumo per strada e nei luoghi pubblici all’aperto se non c’è la possibilità di stare ad almeno due metri di distanza dalle altre persone. Ristoranti, bar e locali dovranno chiudere entro l’1 e non potranno accettare clienti dopo la mezzanotte.  

Coronavirus, più di 755mila le vittime nel mondo  

Nel mondo sono più di 755.000 le persone decedute per complicanze legate al coronavirus. Gli ultimi dati della Johns Hopkins University parlano di 755.612 morti a causa della pandemia. A livello globale i contagi confermati sono quasi 21 milioni, precisamente 20.907.410. 

Messico e Perù – Sono ormai più di mezzo milione i casi di coronavirus in Messico e in Perù. Le autorità sanitarie del Messico hanno confermato nelle ultime ore 7.371 nuovi casi di Covid-19 e altri 627 decessi. Il nuovo bollettino ufficiale parla di 505.751 contagi e 55.293 morti. I dati ufficiali del Perù, riportano i media locali, parlano invece di 507.996 casi confermati con 25.648 morti a causa della pandemia. 

 

Coronavirus, in Francia 2.669 nuovi contagi 

In Francia nelle ultime 24 ore sono stati registrati 2.669 nuovi contagi da coronavirus, mentre si contano 331 focolai attivi, 30 dei quali rilevati nell’ultima giornata. Lo ha reso noto la Direzione generale della sanità, secondo cui in una settimana sono stati registrati in totale 12.301 nuovi casi. Le vittime delle ultime 24 ore sono 17, mentre si contano 201 ingressi in ospedale e 25 in rianimazione. 

Mo, accordo di pace tra Israele ed Emirati 

Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto uno storico accordo di pace che porterà alla piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi del Medio Oriente. Lo riferiscono i media israeliani, parlando di una mediazione decisiva del presidente Usa, Donald Trump. 

L’accordo di pace, sottolinea ‘Haaretz’, è stato il frutto di lunghe discussioni tra Israele, Stati Uniti ed Emirati e di recente ha avuto un’accelerazione. L’intesa è stata sancita in una telefonata tra Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ed il principe della corona di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed. 

Nei negoziati hanno avuto un ruolo importante anche il genero e consigliere di Trump, Jared Kushner, l’ambasciatore americano in Israele, David Friedman, l’inviato per il Medio Oriente, Avi Berkowitz, il segretario di Stato, Mike Pompeo ed il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien. 

Israele ha accettato di sospendere i suoi contestati piani di annessione di parti della Cisgiordania secondo quanto riferiscono i media israeliani, citando una nota congiunta dei tre Paesi protagonisti dell’intesa. 

Delegazioni di Israele ed Emirati Arabi Uniti inoltre si incontreranno nelle prossime settimane per firmare accordi bilaterali riguardo gli investimenti, il turismo, i voli diretti, la sicurezza, le telecomunicazioni ed altre questioni. 

“Questa storica svolta diplomatica farà avanzare la pace nella regione del Medio Oriente”. Lo hanno dichiarato in una nota congiunta Stati Uniti, Emirati ed Israele, annunciando l’accordo di pace tra Tel Aviv ed Abu Dhabi. 

L’intesa è la prova del “coraggio degli Emirati Arabi Uniti e di Israele nel tracciare un nuovo percorso che sbloccherà il grande potenziale nella regione. Tutti e tre i Paesi affrontano molte sfide comuni e trarranno reciproco vantaggio dallo storico risultato odierno”, prosegue la nota. 

“Le parti – si legge ancora – continueranno i loro sforzi a questo riguardo per raggiungere una soluzione giusta, globale e duratura al conflitto israelo-palestinese”. 

“Ora che il ghiaccio è rotto mi aspetto che altri Paesi arabi e musulmani seguano gli Emirati normalizzando le relazioni con Israele”, ha detto Trump. 

Bielorussia, oltre 6mila arresti in proteste contro Lukashenko 

Sono più di seimila le persone arrestate in Bielorussia in seguito alle proteste seguite alla rielezione del presidente Alexander Lukashenko. Lo riferiscono le autorità locali, come riporta la Cnn, aggiungendo che un uomo di 25 anni ha perso la vita negli scontri. “Più di seimila persone sono state arrestate negli ultimi tre giorni, compresi minori, in quella che è una chiara violazione del diritto umanitario internazionale”, ha dichiarato Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani. 

Migliaia i manifestanti in piazza da sabato, quando gli exit poll hanno iniziato a dare la riconferma con l’80 per cento dei voti di Lukashenko, al potere da 26 anni. Anche una cinquantina di giornalisti tra le persone arrestate o ferite, secondo il Sindacato della stampa della Bielorussia. Tra loro anche il free lance italiano Claudio Locatelli. L’Unione Europa ha parlato di un uso ”sproporzionato” della forza. 

Harris: “Trump ha ridotto il Paese in pezzi” 

Il presidente americano Donald Trump non è ”all’altezza del suo compito” e gli Stati Uniti stanno ”andando a pezzi”, perché lui ”pensa più ai propri interessi che a quelli del popolo americano”. Inizia così, con un attacco diretto all’inquilino della Casa Bianca, il primo discorso di Kamala Harris, la senatrice californiana scelta da Joe Biden come vice per la sfida elettorale del prossimo novembre. Apparsa insieme a Biden per la prima volta in pubblico in una scuola di Delaware, Harris ha contestato a Trump anche il modo ”sconclusionato” con cui ha gestito l’emergenza causata dal coronavirus e le ripercussioni economiche della pandemia. “Da Barack Obama e Joe Biden, (Trump, ndr) ha ereditato la più lunga crescita economica della storia. E poi, come tutto ciò che ha ereditato, l’ha distrutta”, ha dichiarato Harris. 

“Questo è ciò che accade quando eleggiamo qualcuno che semplicemente non è all’altezza del lavoro – ha proseguito – Il nostro paese finisce a brandelli e così anche la nostra reputazione nel mondo”. Ora, Harris dice che ”bisognerà lavorare tanto e sodo. Abbiamo bisogno di un mandato che dimostri che non siamo quello che siamo ora”. 

Trump ”ha dei problemi con le donne forti”, per cui ”non stupiscono” i suoi attacchi a Kamala Harris, ha poi dichiarato Biden nel discorso tenuto per la sua prima uscita pubblica con la senatrice. 

“Questa mattina, in tutta la nazione, quando le bambine si sono svegliate forse si sono viste per la prima volta in un modo nuovo. Loro che spesso si sentono trascurate e sottovalutate nelle loro comunità, compresa quella nera. Oggi possono immaginarsi come presidenti e vicepresidenti”, ha detto Biden. 

La campagna di Joe Biden per le presidenziali americane ha intanto raccolto più di 26 milioni di dollari in 24 ore, ovvero dall’annuncio della senatrice come sua vice. Circa 150mila sono stati coloro che hanno donato per la prima volta e in sole quattro ore sono stati donati 10,8 milioni di dollari, secondo quanto riporta il New York Times. Si tratta per Biden della ”migliore raccolta di sempre”, come ha scritto su Twitter Clarke Humphrey, responsabile per le donazioni online dei democratici. 

La campagna di Donald Trump ha invece annunciato di aver superato il miliardo di dollari in donazioni, ovvero di aver raggiunto 1,1 miliardi di dollari. 

 

Harris: “Biden costruirà un’America all’altezza dei nostri ideali”  

“Joe Biden può unire il popolo americano” e “come presidente costruirà un’America all’altezza dei nostri ideali. Sono onorata di unirmi a lui come candidato vicepresidente del nostro partito e di fare quello che serve per farlo diventare” presidente, “nella battaglia per sconfiggere Donald Trump e costruire un Paese all’altezza dei nostri valori di verità, uguaglianza e giustizia”. Lo dice Kamala Harris nella sua prima uscita pubblica con Joe Biden dopo l’annuncio della candidatura a vicepresidente. 

 

 

Siria, lieve malore per Assad durante discorso al Parlamento 

Il presidente siriano Bashar Al-Assad è stato colpito da un malore durante il suo discorso ai membri del nuovo Parlamento. Secondo la ‘Sana’, l’agenzia ufficiale del regime di Damasco, “Assad ha interrotto il discorso per qualche minuto a causa di un leggero calo di pressione per poi riprenderlo normalmente”. Assad ha interrotto il suo discorso dopo aver parlato per circa 30 minuti e si è ritirato per un minuto. Poi è tornato sul podio fra gli applausi, riprendendo a rivolgersi ai presenti. Il discorso è stato ritrasmesso su YouTube, dopo che l’account Twitter della presidenza siriana ha pubblicato un comunicato in cui si spiegava che Assad ha sofferto di un abbassamento della pressione. Il discorso di Assad ai nuovi parlamentari eletti il 19 luglio, ha riferito l’agenzia stampa ufficiale Sana, si è tenuto nel Palazzo del popolo e non in parlamento a causa delle restrizioni per il coronavirus. In questa sede il presidente siriano ha respinto le critiche sulle elezioni, inizialmente previste per aprile, ma poi rinviate per l’epidemia, che si sono svolte senza la partecipazione dell’opposizione. Assad ha riconosciuto che “parte” delle critiche possono essere “vere”, ma ha aggiunto che è importante “vedere i nostri problemi in maniera realista”. Il presidente siriano si è poi scagliato contro le nuove sanzioni americane della Caesar law.  

Covid, accordo Usa con Moderna per 100 mln dosi vaccino 

Gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo del valore di 1,525 miliardi di dollari con l’azienda Moderna per l’acquisto di 100 milioni di dosi del vaccino sperimentale contro il coronavirus. Lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump in conferenza stampa, spiegando di ”aver raggiunto un accordo con Moderna per realizzare e distribuire 100 milioni di dosi del loro vaccino. Il governo federale sarà proprietario di queste dosi del vaccino, lo compreremo”. 

Sono attualmente in corso studi clinici per verificare se il vaccino sperimentale è sicuro ed efficace. 

Intanto negli Usa sono stati registrati 53.029 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore. Lo ha reso noto la Johns Hopkins University, aggiornando così a 5.138.850 il totale delle persone contagiate negli Usa. 

In merito alle vittime sono invece 164.480 le persone che negli Stati Uniti hanno perso la vita per complicanze legate al Covid-19, 1.110 in più rispetto al giorno precedente. Le autorità sanitarie americane hanno finora confermato di aver condotto 63,3 milioni di test. 

 

“Ho preso il vaccino, funziona”, l’annuncio del capo fondo sovrano Russia 

Il capo del fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, ha annunciato di aver preso il vaccino contro il coronavirus annunciato ieri dal presidente Vladmir Putin. “Possiamo dire che funziona. L’ho preso io stesso. L’ho dato ai miei genitori, a mia moglie”, ha dichiarato Dmitriev alla Cnn, spiegando che la distribuzione del vaccino ”sarà molto graduale”. 

“Non lo daremo a 10 milioni di persone domani – ha detto Dmitriev alla Cnn – Sarà una distribuzione molto graduale e attenta”. 

Putin: “Approvato primo vaccino, già somministrato a mia figlia” 

Vladimir Putin ha annunciato che il ministero della Sanità russo ha registrato il primo vaccino contro il coronavirus nel mondo e che sua figlia ne ha già ricevuto una dose. Lo riferisce Russia Today, citando il presidente russo, secondo cui il vaccino, sviluppato dall’Istituto Gamaleya di Mosca, ha ricevuto il via libera dal ministero della Sanità. Putin ha rivelato che alla figlia è già stato somministrato il vaccino, che le ha procurato una leggera febbre, sparita poco tempo dopo. 

“Questa mattina – ha detto Putin, citato dai media russi, nel corso di una riunione del governo – è stato registrato il primo vaccino contro il Covid-19 nel mondo”. Poi il presidente, parlando della figlia, ha sottolineato che “in un certo senso ha partecipato all’esperimento: dopo il vaccino aveva la febbre a 38, poi il giorno dopo a 37”.  

 

Coronavirus, oltre 20 milioni i casi nel mondo 

I casi accertati di coronavirus nel mondo hanno superato quota 20 milioni, per la precisione 20.089.624. E’ quanto emerge dall’ultimo bollettino aggiornato della Johns Hopkins University, secondo cui un quarto dei casi – 5.094.400 – sono stati registrati negli Stati Uniti. Seguono Brasile e India, rispettivamente con 3.057.470 e 2.268.675 contagi. A oggi sono le vittime in tutto il mondo sono 736.161 

Trump interrompe briefing e poi ritorna: “Sparatoria vicino alla Casa Bianca” /Video 

“C’è stata una sparatoria e qualcuno è rimasto ferito. Non so in che condizioni sia”. Lo ha spiegato il presidente Usa Donald Trump, pochi minuti dopo aver interrotto all’improvviso la conferenza stampa in corso alla Casa Bianca. Trump infatti aveva iniziato il briefing con i giornalisti da pochi minuti quando gli si è avvicinato un agente della sicurezza e lo ha fatto allontanare, scortandolo fuori. Qualche istante dopo, il presidente Usa è tornato sul podio e ha detto ai giornalisti che è stato portato via perché c’era una sparatoria fuori dalla Casa Bianca. “Vorrei ringraziare i servizi segreti per aver agito in maniera rapida ed efficace”, ha detto Trump. Un alto funzionario dell’amministrazione ha confermato alla Cnn che c’era un tiratore attivo e che è in custodia. L’incidente è avvenuto al confine tra la 17th e Pennsylvania Avenue NW, poco distante dalla Casa Bianca e vicino al Lafayette Park.  

Rispondendo a una domanda dei cronisti presenti, Trump ha detto di non essere stato portato nel bunker sotto la Casa Bianca ma “nello studio ovale”. Al presidente è stato anche chiesto se fosse scosso: “Non lo so, sembro scosso?”, la risposta di Trump, che ha poi aggiunto: “Mi sento molto al sicuro con i servizi segreti, sono persone fantastiche, sono il meglio del meglio, sono altamente addestrati. Volevano solo che mi facessi da parte per un po'”, per assicurarsi che tutto fosse sotto controllo. Dopo aver spiegato quanto accaduto Trump ha ripreso la conferenza stampa, annunciando che il vaccino per il coronavirus sarà pronto con ogni probabilità “entro la fine dell’anno” e verrà distribuito dai militari. 

Beirut, governo si è dimesso 

Quanto accaduto la scorsa settimana a Beirut è il risultato della “corruzione endemica” che affligge il Libano. Lo ha dichiarato il primo ministro libanese, Hassan Diab, annunciando in diretta tv le dimissioni del suo governo a seguito delle proteste di massa per la devastante esplosione che la scorsa settimana ha colpito il porto di Beirut. “Viviamo ancora nell’orrore che ha colpito nel profondo il Libano ed i libanesi, risultato di una grave corruzione nell’amministrazione”, ha affermato Diab, sottolineando che il Paese sta affrontando una “grande tragedia”. Il primo ministro ha quindi accusato alcune forze politiche di avere come “unica preoccupazione il regolamento dei conti politici e la distruzione di ciò che resta dello Stato”. “Chiediamo un’indagine rapida che accerti le responsabilità e vogliamo un piano di salvataggio nazionale che veda la partecipazione dei libanesi. Ecco perché annuncio le dimissioni di questo governo. Possa Dio proteggere il Libano”. “Chiediamo un’indagine rapida che accerti le responsabilità e vogliamo un piano di salvataggio nazionale che veda la partecipazione dei libanesi. Ecco perché annuncio le dimissioni di questo governo. Possa Dio proteggere il Libano”. Nel suo intervento Diab, che guidava un governo tecnico, ha fustigato la classe politica tradizionale, sostenendo che alcune fazioni “hanno usato tutte le loro armi, inventato i fatti e mentito alle persone” perché “sapevano che per loro eravamo una minaccia”. “Ogni ministro del governo – ha proseguito – ha dato tutto ciò che poteva. Non avevamo interessi politici e abbiamo portato avanti la richiesta di cambiamento dei libanesi, ma c’è uno strato molto spesso tra noi e il cambiamento”. 

“Possa Dio proteggere il Libano, è tutto quello che posso dire” ha detto il premier uscente Hassan Diab, lasciando il Palazzo presidenziale a Beirut dove ha presentato le sue dimissioni al presidente Michel Aoun. 

L’esecutivo, che è da giorni sotto forti pressioni dopo le esplosioni che hanno sconvolto Beirut, ha perso pezzi di ora in ora. Diversi i ministri che negli ultimi giorni si sono dimessi: delle Finanze Ghazi Wazni, della Giustizia Marie-Claude Najm. Hanno lasciato anche i titolari dell’Informazione, Manal Abdel Samad, e dell’Ambiente, Demianos Qattar. 

E’ un appello a ”dimettersi tutti”, perché questo governo ”non è stato in grado di fare nulla se non nascondere la negligenza”, aveva dichiarato Manal Abdel Samad, la prima rappresentante del governo di Beirut a rinunciare sabato al suo incarico. ”La bomba atomica che ci è esplosa a causa della corruzione, della negligenza e della cospirazione deve far sì che nessuno resti seduto sulla sua poltrona”, ha dichiarato citata dall’emittente Mtv. ”Chiedo ai miei amici deputati di dimettersi perché la loro presenza è diventata un fardello per il popolo libanese”, ha aggiunto.  

Dimettersi oggi significa “sottrarsi alle proprie responsabilità”, aveva dichiarato dal canto suo il ministro dell’Interno libanese, Mohammad Fahmi. “Inizialmente, subito dopo l’esplosione (nel porto di Beirut, ndr), ero favorevole alle dimissioni del governo perché mi sembrava logico. Ma oggi che siamo sotto pressione dimettersi significherebbe sottrarsi alle proprie responsabilità. È vergognoso fuggire davanti alle proprie responsabilità”, ha detto Fahmi all’emittente ‘Lbci’. 

E’ salito, intanto, a 220 il numero dei morti e a oltre settemila quello dei feriti a Beirut, a sei giorni dalle esplosioni nel porto di Beirut. Lo ha reso noto il governatore della capitale libanese, Maruan Abud, mentre i media parlano di ancora oltre un centinaio di dispersi. Tra questi, secondo la Bbc, ci sono molti lavoratori stranieri che si trovavano al porto di Beirut al momento delle esplosioni. 

La commissione d’inchiesta creata dopo l’esplosione avrebbe concluso il suo primo rapporto e lo avrebbe consegnato al governo libanese. Il giornale al-Joumhouria scrive della consegna del rapporto della commissione al segretario generale del consiglio dei ministri, mentre si attende la riunione del governo. Il documento, secondo il quotidiano, verrà esaminato durante una riunione al palazzo presidenziale.  

 

Bielorussia, scontri e proteste in tutto il paese dopo voto: un morto 

Proteste sono scoppiate in tutta la Bielorussia alla chiusura ieri sera di seggi delle presidenziali, con la polizia che è intervenuta in forze. A Minsk, le forze di sicurezza hanno sparato pallottole di gomma, lanciato lacrimogeni e usato idranti. Valentin Stefanovich, del gruppo per i diritti umani Viesna, ha detto all’agenzia stampa russa Tass che un manifestante è morto dopo essere stato investito da un veicolo.  

Sono circa 3mila le persone arrestate secondo quanto riferito dal ministero dell’Interno di Minsk.  

I dati ufficiali assegnano l’80% dei voti all’autoritario presidente Alexander Lukashenko, in corsa per un sesto mandato, mentre la sua sfidante Tikhanovskaya, accolta da decine di migliaia di persone ai suoi comizi, si sarebbe fermata al 9,9%. Ma le folle scese in strada smentiscono il risultato. A Minsk la gente gridava ieri sera: “Vattene”, racconta un reporter del Guardian che era presente e contro il quale sono state sparate pallottole di gomma. Un video mostra un veicolo dell’esercito che appare travolgere un dimostrante. Vi sono foto di sanitari che medicano manifestanti con il volto insanguinato. Notizie di scontri arrivano da una ventina di città, comprese Gomel e Vitebsk. In alcune città più piccole la polizia si sarebbe rifiutata di intervenire contro i manifestanti.  

“Credo ai mei occhi e vedo che la maggioranza è con noi”, ha detto ieri sera Tikhanovskaya ai giornalisti, secondo quanto scrive la Bbc. E ha chiesto alla milizia e ai soldati di “cessare le violenze” e “ricordarsi che fanno parte del popolo”.  

“E’ certamente la più grande protesta che abbia visto in Bielorussia da quando Lukashenko è arrivato al potere”, ha detto al Guardian il professore David Marples, esperto di Bielorussia dell’università dell’Alberta, “alle elezioni non è mai successo nulla del genere. Mi sembra che l’intero paese voglia un cambiamento”. 

Ex insegnante d’inglese, la 37enne Tikhanovskaya si è candidata alle presidenziali dopo che il marito Sergei, un popolare blogger anti regime, è stato arrestato in maggio ed escluso dalle candidatura. A suo fianco si sono schierate Maria Kolesnikova, che guidava la campagna elettorale del banchiere Viktor Babariko, arrestato in giugno con accuse di corruzione dopo aver deciso di candidarsi alla presidenza. E Veronika Tsepkalo, moglie dell’ex ambasciatore Valery Tsepkalo, critico del regime e costretto a fuggire all’estero per evitare l’arresto. Insieme hanno unito l’opposizione, con decine di migliaia di persone che hanno affollato i comizi di Tikhanovskaya, chiedendo un cambiamento dopo 26 anni di regime di Lukashenko, mentre la crisi economica e la pandemia del covid hanno aumentato lo scontento. 

Hong Kong, arrestato tycoon Jimmy Lai 

L’imprenditore Jimmy Lai è stato arrestato dalla polizia di Hong Kong perché sospettato di aver infranto la nuova legge sulla sicurezza voluta dalle autorità di Pechino. La notizia viene riportata dalle emittenti locali Rthk e Scmp mentre la polizia dell’ex colonia britannica conferma su Twitter di aver arrestato sette persone di età compresa tra i 39 e i 72 anni – di cui non fornisce i nominativi – perché sospettate di aver infranto le nuove norme. Lai è un noto sostenitore del movimento pro-democrazia di Hong Kong. 

Jimmy Lai Chee-ying, stando al South China Morning Post, è stato prelevato dagli agenti del Dipartimento per la sicurezza nazionale dalla sua residenza. “E’ stato arrestato per collusione con un Paese straniero, per dichiarazioni sediziose e cospirazione”, ha detto una fonte al giornale. Secondo la ricostruzione del Post, dopo l’arresto di Lai, la polizia – in un’operazione con più di 200 agenti – ha fatto irruzione nella sede del tabloid Apple Daily, fondato nel 1995. 

Tra le persone finite in manette, scrive il Post, ci sono anche due figli del 71enne Jimmy Lai, Timothy e Ian, l’amministrazione delegato dell’Apple Daily, Cheung Kim-hung, e il chief financial officer del gruppo Next Digital (proprietaria dell’Apple Daily), Royston Chow Tat-kuen. 

L’Apple Daily ha diffuso le immagini dell’arrivo di decine di agenti di polizia nella sua sede, e dell’arresto di Jimmy Lai. Intanto, secondo le fonti del Post, continua l’operazione di polizia e “non è escluso scattino altri arresti”. 

In base alla nuova contestata legge sulla “sicurezza nazionale” che Pechino ha imposto a Hong Kong, la collusione con forze straniere può essere punita anche con l’ergastolo. I media ufficiali cinesi hanno spesso bollato Jimmy Lai – che lo scorso anno ha incontrato il vice presidente americano Mike Pence, il segretario di Stato Mike Pompeo e la speaker della Camera Nancy Pelosi durante una visita a Washington – come uno dei componenti di quella che viene descritta come la nuova ‘Banda dei quattro’ nel mezzo delle richieste di maggiori libertà e democrazia per la City. Il tycoon era già finito in manette in passato, l’ultima volta a febbraio. 

Gli arresti delle ultime ore arrivano dopo le sanzioni imposte la scorsa settimana dal Dipartimento del Tesoro Usa – che hanno colpito anche la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam – e che il governo dell’ex colonia britannica ormai nell’orbita di Pechino ha bollato come “sfacciate” e “indegne”.